La conoscenza e il mito della caverna
 Lateoria della conoscenza, che ha i
 propri presupposti nell’immortalità
 dell’anima e nell’innatismo da un lato ,
 nel dualismo tra mondo visibile (cose) e
 mondo intelligibile (idee), viene esposta
 dal filosofo attraverso un dialogo , nel
 quale racconta il mito della caverna e
 spiega ulteriormente la sua teoria
 mediante la similitudine della retta.
 Secondo   Platone l’uomo arriva alla conoscenza delle idee, attraverso
  l’anima, con la metempsicosi , ovvero nell’intervallo di tempo che
  percorre dalla morte alla reincarnazione.
 L’uomo arriva a conoscere il mondo visibile o illusorio attraverso i
  sensi .
 L’uomo arriva a conoscere il mondo intelligibile attraverso le idee ,
  le quali costituiscono gli aspetti universali della realtà.
 L’uomo ha accesso alla conoscenza mediante l’anamnesi nella quale
  ricorda ciò che ha contemplato durante il ciclo della reincarnazione.
La teoria della conoscenza , come detto
sopra, può essere spiegata mediante una
retta. Platone immagina di dividere in 2 parti ,
di cui una più piccola e una più grande ,una
retta. Questi segmenti rappresentano la dòxa
(segmento più piccolo = conoscenza
sensoriale) e l’epìsteme(segmento più grande
= conoscenza intellettuale).
doxa                                episteme


Eikasia          pistis                 dianoi           noesis
                                        a


   mondo visibile                      mondo intelligibile

sensazione individuale               ragione e intelletto universale




                          dualismo
DOXA:                  EPISTEME:
Conoscenza sensoriale   Conoscenza intellettuale



       PISTIS:                 DIANOIA:
      Credenza.          Conoscenza deduttiva o
                              matematica.
      EIKASIA:                    NOESIS:
     Congetture.        La visione diretta delle idee
                         o conoscenza intellettiva.
   Immaginiamo che alcuni schiavi vivano incatenati in una caverna,
    con le spalle all'uscita e con la faccia rivolta verso la parete di fondo.
    Immaginiamo poi che fuori della caverna ci sia un muro, oltre il quale
    passano degli uomini, che portano sulle spalle delle statue
    raffiguranti tutti i generi di cose e che dietro di loro arda un fuoco,
    mentre in alto splende il sole.
   Gli schiavi nella caverna, vedendo proiettate sul fondo della stessa le
    "ombre" delle statue e udendo - per effetto dell'eco - le voci di chi
    passa di fuori, crederanno - non avendo mai visto altro - che questa
    sia la vera realtà.
   Ma se uno di loro riuscisse a "liberarsi" dalle catene, cambierebbe la
    sua opinione. Prima, vedendo le statue, crederebbe che esse - e non
    le ombre - siano la vera realtà; poi, procedendo verso l'esterno,
    attribuirebbe agli "uomini" che portano le statue il carattere di vera
    realtà, e infine, abituatosi alla luce del sole, capirebbe che esso, con
    la sua luce, è la causa di tutte le cose visibili.
   Innanzitutto rappresenta i vari livelli della realtà: le ombre sono le pure
    apparenze; le statue sono le cose sensibili; gli uomini e gli oggetti al di
    là del muro sono le idee e il Sole simboleggia l'Idea del Bene.
   Rappresenta l'aspetto mistico-religioso del platonismo: durante la vita
    umana, l'anima è come incatenata in una caverna, dalla quale aspira ad
    uscire per raggiungere la sua vera patria, a contatto con le realtà
    intellegibili.
   Infine, il mito della caverna rappresenta la concezione politica di
    Platone: egli parla di un "ritorno nella caverna", da parte dello schiavo
    liberatosi, per aiutare anche i suoi compagni di una volta a liberarsi dalle
    catene. In tal modo Platone sottolinea l'impegno del filosofo a non
    ritenersi pago, una volta raggiunta la visione della verità, ma anzi ad
    impegnarsi (politicamente) per indicare anche agli altri uomini la via
    della verità e del Bene.
In questo mito le simbologie che si riscontrano sono numerose:
la caverna oscura = il nostro mondo;
gli schiavi incatenati = gli uomini;
le catene = l'ignoranza e le passioni che ci inchio­dano a questa vita;
le ombre delle statuette = l'immagine superficiale delle cose, corrispondente al grado
     gnoseologico dell'immaginazione;
le statuette = le cose del mondo sensibile corrispondenti al grado della credenza;
il fuoco = il principio fisico con cui i primi filosofi spiegarono le cose;
la liberazione dello schiavo = l'azione della conoscenza e della filosofia;
il mondo fuori della caverna = le idee;
le immagini delle cose riflesse nell'acqua = le idee matematiche che preparano alla filoso­fia;
il sole = l'idea del Bene che tutto rende possibile e conoscibile; la contemplazione assorta delle
     cose e del sole = la filosofia ai suoi massimi livelli;
lo schiavo che vorrebbe starsene «sempre là» = la tentazione del filosofo di chiudersi in una
     torre d'avorio;
lο schiavo che ritorna nella caverna = il dovere del filosofo di far partecipi gli altri delle proprie
     conoscenze;
l'ex schiavo che non riesce più a vedere le ombre = il filosofo che per essersi troppo concentrato
     sulle idee si è disabituato alle cose;
lo schiavo deriso = la sorte dell'uomo di pensiero di venir scambiato per pazzo da coloro che sono
     attaccati ai pregiudizi e ai modi di vita volgari;
i grandi onori attribuiti a coloro che sanno vedere le ombre = il premio offerto dalla società ai
     falsi sapienti;
l'uccisione del filosofo = la sorte toccata a Socrate.
Platone : Il mito della caverna

Platone : Il mito della caverna

  • 1.
    La conoscenza eil mito della caverna
  • 2.
     Lateoria dellaconoscenza, che ha i propri presupposti nell’immortalità dell’anima e nell’innatismo da un lato , nel dualismo tra mondo visibile (cose) e mondo intelligibile (idee), viene esposta dal filosofo attraverso un dialogo , nel quale racconta il mito della caverna e spiega ulteriormente la sua teoria mediante la similitudine della retta.
  • 3.
     Secondo Platone l’uomo arriva alla conoscenza delle idee, attraverso l’anima, con la metempsicosi , ovvero nell’intervallo di tempo che percorre dalla morte alla reincarnazione.  L’uomo arriva a conoscere il mondo visibile o illusorio attraverso i sensi .  L’uomo arriva a conoscere il mondo intelligibile attraverso le idee , le quali costituiscono gli aspetti universali della realtà.  L’uomo ha accesso alla conoscenza mediante l’anamnesi nella quale ricorda ciò che ha contemplato durante il ciclo della reincarnazione.
  • 4.
    La teoria dellaconoscenza , come detto sopra, può essere spiegata mediante una retta. Platone immagina di dividere in 2 parti , di cui una più piccola e una più grande ,una retta. Questi segmenti rappresentano la dòxa (segmento più piccolo = conoscenza sensoriale) e l’epìsteme(segmento più grande = conoscenza intellettuale).
  • 5.
    doxa episteme Eikasia pistis dianoi noesis a mondo visibile mondo intelligibile sensazione individuale ragione e intelletto universale dualismo
  • 6.
    DOXA: EPISTEME: Conoscenza sensoriale Conoscenza intellettuale PISTIS: DIANOIA: Credenza. Conoscenza deduttiva o matematica. EIKASIA: NOESIS: Congetture. La visione diretta delle idee o conoscenza intellettiva.
  • 8.
    Immaginiamo che alcuni schiavi vivano incatenati in una caverna, con le spalle all'uscita e con la faccia rivolta verso la parete di fondo. Immaginiamo poi che fuori della caverna ci sia un muro, oltre il quale passano degli uomini, che portano sulle spalle delle statue raffiguranti tutti i generi di cose e che dietro di loro arda un fuoco, mentre in alto splende il sole.  Gli schiavi nella caverna, vedendo proiettate sul fondo della stessa le "ombre" delle statue e udendo - per effetto dell'eco - le voci di chi passa di fuori, crederanno - non avendo mai visto altro - che questa sia la vera realtà.  Ma se uno di loro riuscisse a "liberarsi" dalle catene, cambierebbe la sua opinione. Prima, vedendo le statue, crederebbe che esse - e non le ombre - siano la vera realtà; poi, procedendo verso l'esterno, attribuirebbe agli "uomini" che portano le statue il carattere di vera realtà, e infine, abituatosi alla luce del sole, capirebbe che esso, con la sua luce, è la causa di tutte le cose visibili.
  • 9.
    Innanzitutto rappresenta i vari livelli della realtà: le ombre sono le pure apparenze; le statue sono le cose sensibili; gli uomini e gli oggetti al di là del muro sono le idee e il Sole simboleggia l'Idea del Bene.  Rappresenta l'aspetto mistico-religioso del platonismo: durante la vita umana, l'anima è come incatenata in una caverna, dalla quale aspira ad uscire per raggiungere la sua vera patria, a contatto con le realtà intellegibili.  Infine, il mito della caverna rappresenta la concezione politica di Platone: egli parla di un "ritorno nella caverna", da parte dello schiavo liberatosi, per aiutare anche i suoi compagni di una volta a liberarsi dalle catene. In tal modo Platone sottolinea l'impegno del filosofo a non ritenersi pago, una volta raggiunta la visione della verità, ma anzi ad impegnarsi (politicamente) per indicare anche agli altri uomini la via della verità e del Bene.
  • 10.
    In questo mitole simbologie che si riscontrano sono numerose: la caverna oscura = il nostro mondo; gli schiavi incatenati = gli uomini; le catene = l'ignoranza e le passioni che ci inchio­dano a questa vita; le ombre delle statuette = l'immagine superficiale delle cose, corrispondente al grado gnoseologico dell'immaginazione; le statuette = le cose del mondo sensibile corrispondenti al grado della credenza; il fuoco = il principio fisico con cui i primi filosofi spiegarono le cose; la liberazione dello schiavo = l'azione della conoscenza e della filosofia; il mondo fuori della caverna = le idee; le immagini delle cose riflesse nell'acqua = le idee matematiche che preparano alla filoso­fia; il sole = l'idea del Bene che tutto rende possibile e conoscibile; la contemplazione assorta delle cose e del sole = la filosofia ai suoi massimi livelli; lo schiavo che vorrebbe starsene «sempre là» = la tentazione del filosofo di chiudersi in una torre d'avorio; lο schiavo che ritorna nella caverna = il dovere del filosofo di far partecipi gli altri delle proprie conoscenze; l'ex schiavo che non riesce più a vedere le ombre = il filosofo che per essersi troppo concentrato sulle idee si è disabituato alle cose; lo schiavo deriso = la sorte dell'uomo di pensiero di venir scambiato per pazzo da coloro che sono attaccati ai pregiudizi e ai modi di vita volgari; i grandi onori attribuiti a coloro che sanno vedere le ombre = il premio offerto dalla società ai falsi sapienti; l'uccisione del filosofo = la sorte toccata a Socrate.