Tutti i diritti riservati, a norma della Legge sul Diritto d’Autore e le sue
successive modificazioni. Ogni utilizzo di quest’opera per usi diversi da
quello personale e privato è tassativamente vietato. Edizioni L’Informatore
Agrario S.r.l. non potrà comunque essere ritenuta responsabile per eventuali
malfunzionamenti e/o danni di qualsiasi natura connessi all’uso dell’opera.
Edizioni L’Informatore Agrario
www.vitaincampagna.it
Politica agricola ed ambientale
VITA IN CAMPAGNA 10/2013 13
L’articolo dal titolo «La primavera
più piovosa da 100 anni ci ricorda quan-
to rischia l’agricoltore», pubblicato sul
numero di luglio/agosto di quest’anno a
pag. 11, ha generato in molti lettori del-
le riflessioni su come muterà il clima del
prossimo futuro e come l’uomo e le sue
attività (in modo particolare quelle agri-
cole) saranno capaci di adattarsi. A tal
proposito abbiamo pensato di pubblica-
re un articolo (vedi pag. 34) che riporta
i pareri in materia dei nostri collaborato-
ri di diversi settori per capire se i cam-
biamenti climatici stanno influenzando
le attività in campagna, ed eventualmen-
te come.
Su questo argomento abbiamo inter-
pellato anche un autorevole esperto: En-
rico Brugnoli, Direttore del Dipartimen-
to scienze del sistema terra e tecnologie
per l’ambiente del CNR (Consiglio Na-
zionale delle Ricerche).
È un luogo comune dire che «Non
ci sono più le stagioni di una volta»?
O l’uomo ha la memoria corta?
Indubbiamente la concezione della
meteorologia e climatologia nel linguag-
gio comune è spesso dettata anche da
luoghi comuni. Ciò è dovuto al fatto che
si tende a ricordare più l’evento meteo-
rologico particolare o estremo rispetto a
quelli «normali», che poi sono quelli
che determinano il clima di una regione.
Il clima è un sistema molto complesso,
su cui ci sono ancora molti aspetti da
chiarire. Tuttavia, la ricerca scientifica
ha fatto progressi molto importanti e og-
gi sappiamo molto sui cambiamenti cli-
matici.
Questi cambiamenti climatici in-
fluenzano la percezione che comune-
mente si ha delle stagioni. I progressi
scientifici sullo studio del sistema cli-
matico e i dati acquisiti dimostrano che
la temperatura del pianeta è aumentata
e sta ancora aumentando. Negli ultimi
cento anni si è registrato un aumento
della temperatura media globale di 0,8
gradi Centigradi con una crescita molto
più marcata nelle zoneArtiche e con for-
ti oscillazioni in diversi periodi.
Il cambiamento climatico, poi, ha ef-
fetti sull’ambiente che sono evidenti e
osservabili anche da persone comuni.
È noto a tutti che i ghiacciai si stanno
ritirando, lo scioglimento della neve a
primavera è anticipata rispetto al passato,
alcune specie di piante e animali sposta-
no il loro areale di distribuzione, la fiori-
tura di alberi e piante viene anticipata,
ecc. Le estati, poi, sono generalmente più
lunghe e più calde rispetto al passato.
Molte previsioni fatte in passato dal-
la ricerca, inoltre, si stanno oggi verifi-
cando; tra queste sicuramente lo sciogli-
mento dei ghiacci polari e marini, l’in-
nalzamento del livello dei mari e le on-
date di calore prolungate e più intense. I
cambiamenti influenzano la circolazio-
ne globale che può talvolta generare
anomalie stagionali, sia con stagioni più
calde, ma anche, talvolta, periodi insoli-
tamente freddi o piovosi.
Perché assistiamo, con sempre più
frequenza, a eventi climatici estremi
come, per esempio, le temperature esti-
ve che si avvicinano, anche in Pianura
Padana, ai 38 °C, nubifragi violenti o
lunghi periodi piovosi e trombe d’aria?
Siamo diventati un Paese tropicale?
Il cambiamento climatico, di cui ab-
biamo parlato prima, determina l’au-
mento di energia sulla superficie del no-
«Non ci sono più le stagioni di una volta».
Una frase fatta o è la realtà?
Lo abbiamo chiesto ad Enrico Brugnoli del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La realtà è che il clima
sta cambiando e le cause sono molteplici, spesso legate alle attività umane. Nei prossimi cento anni
le temperature potrebbero aumentare ed è prevedibile un conseguente incremento delle ondate di calore,
dei periodi siccitosi e della frequenza di eventi estremi. E l’agricoltura dovrà sapersi adattare
stro pianeta dando origine ad estati sem-
pre più lunghe e calde con ondate di ca-
lore prolungate e temperature che sem-
pre più di frequente possono raggiunge-
re e superare i 40°C. Queste ondate di
caldo intenso assieme al riscaldamento
della superficie dei mari e degli oceani
causano l’aumento della velocità di eva-
porazione dell’acqua e i moti ascensio-
nali delle masse d’aria in atmosfera.
Questo aumenta il carico di energia del-
le nubi e sempre più spesso si generano
fenomeni estremi come precipitazioni
molto intense e concentrate nel tempo,
che impropriamente vengono talvolta
definite «bombe d’acqua», ma anche
trombe d’aria, temporali di violenza
inusuale, piccoli tornado che in passato
si verificavano solo in zone tropicali.
È forse colpa dell’effetto serra?
Le cause dei cambiamenti climatici
sono molteplici e includono diversi fat-
tori, alcuni dei quali generati dall’uomo
che si sovrappongono a meccanismi na-
turali intrinseci al sistema climatico e al-
la variabilità del pianeta. I dati della ri-
cerca scientifica dimostrano che duran-
te il corrente anno la concentrazione di
anidride carbonica nell’atmosfera ha
superato i 400 ppm (parti per milione),
un valore che non si era mai raggiunto
negli ultimi ottocentomila anni.
L’anidride carbonica è un gas serra,
in quanto le sue molecole assorbono la
radiazione infrarossa e così «intrappola-
no» l’energia sulla superficie terrestre
impedendo di essere rimessa fuori dal-
l’atmosfera. In questo modo si produce
un aumento della temperatura che con-
tribuisce al riscaldamento globale. Le
analisi del contenuto in isotopi del car-
bonio e ossigeno rivelano che l’anidride
carbonica atmosferica è originata preva-
lentemente dai combustibili fossili (co-
me per esempio i derivati del petrolio e
il carbone) e dalle attività umane (come
per esempio la produzione di cementi, la
deforestazione, ecc.).
Oltre all’anidride carbonica anche al-
tri gas, come il vapore acqueo, il metano,
l’ossido di azoto hanno un effetto serra.
Tuttavia, i gas serra non sono l’unica
Enrico Brugnoli, Direttore del Diparti-
mento scienze del sistema terra e tecno-
logie per l’ambiente del Consiglio Na-
zionale delle Ricerche
© 2013 Copyright Edizioni L'Informatore Agrario S.r.l.
POLITICA AGRICOLA ED AMBIENTALE
14 VITA IN CAMPAGNA 10/2013
causa. Anche gli aerosol hanno un ruolo
molto importante, in particolare in alcune
zone del pianeta (per esempio nel sud-est
asiatico). Sono generati sia naturalmente
(per esempio da vulcani, dall’azione del
vento su mari e deserti) che dalle attività
umane (per esempio da attività industria-
li, da automobili, ecc.); possono essere
chiari (solforosi), quindi riflettono la ra-
diazione solare e tendono a raffreddare la
superficie, o scuri (carboniosi o black
carbon), che invece assorbono radiazio-
ne, surriscaldandosi, e quando si deposi-
tano sui ghiacci e la neve provocano lo
scioglimento accelerato.
Infine, i cambiamenti di uso del terri-
torio, come per esempio la deforestazio-
ne o la cementificazione, cambiano i
flussi di evapotraspirazione e assorbi-
mento/riflessione della radiazione solare
modificando così il sistema climatico.
In definitiva, anche se non si può af-
fermare che i cambiamenti climatici sia-
no totalmente indotti dall’uomo, è ormai
certo che si sta registrando un aumento
di temperatura media globale e che una
parte importante di questa sia causata
dalle attività umane e soprattutto dal-
l’emissione di gas ad effetto serra.
Nei prossimi 30-50 anni come si
evolverà il clima?
Una previsione dell’evoluzione del
clima non è semplice, per le motivazio-
ni cui accennavo in precedenza, soprat-
tutto per la complessità del sistema cli-
matico. L’aumento di temperatura che si
è osservato nell’ultimo secolo ha tutta-
via evidenziato una notevole variabilità.
Per esempio, nell’ultimo decennio la
crescita di temperatura è stata molto più
debole che in precedenza.
Le conoscenze scientifiche consento-
no di fare analisi di scenario con aumen-
ti di temperatura stimati per i prossimi
cento anni variabili tra 1,5 e 6 °C. Ov-
viamente gli effetti saranno ben diversi,
a seconda dell’entità dell’aumento e an-
che delle azioni che gli Stati potranno
assumere per mitigare i cambiamenti
climatici (per esempio con la riduzione
di emissioni di gas serra, degli aerosol e
della deforestazione); ma finora le azio-
ni di politica internazionale non hanno
portato a grandi progressi per la man-
canza di scelte condivise sullo sviluppo
sostenibile e la riduzione dei gas serra.
Pertanto, ciò che è prevedibile è un au-
mento delle ondate di calore e dei perio-
di siccitosi, la diminuzione della dispo-
nibilità d’acqua, con un aumento della
frequenza di eventi estremi e una tropi-
calizzazione del clima.
Si potrà avere un aumento della sicci-
tà con conseguenti aumenti del rischio
di desertificazione in aree importanti del
nostro Paese e soprattutto nel Meridione
d’Italia. Di contro si potrà avere un au-
mento del rischio idrogeologico a causa
degli eventi estremi, con il conseguente
aumento nella frequenza di esondazioni
e allagamenti. Inoltre si avrà la riduzio-
ne della copertura nevosa in inverno e
sui rilievi montuosi. Tutti questi feno-
meni potranno avere effetti rilevanti sul-
la produttività agricola.
Stando a quanto lei dice, l’agricol-
tura italiana dovrà cambiare le pro-
prie tecniche di coltivazione. In quale
direzione dovrà orientarsi?
Accanto agli effetti negativi, i cam-
biamenti climatici potranno offrire an-
che qualche limitato vantaggio e alcune
opportunità per l’agricoltura. Gli au-
menti di temperatura previsti e l’aumen-
tata concentrazione di anidride carboni-
ca (utilizzata nella fotosintesi per pro-
durre zuccheri) potranno causare au-
menti di produttività di alcune colture,
specialmente nelle aree più fredde del
Paese. In questi casi però, affinché si ab-
biano dei veri benefici, è necessario che
la disponibilità di elementi nutritivi, le
condizioni del suolo e la disponibilità
d’acqua siano adeguate, anche in consi-
derazione dell’aumentata evapotraspira-
zione. Ciò significa, per esempio, impo-
stare in modo adeguato la concimazione
delle colture e l’irrigazione. Ovviamen-
te la disponibilità di acqua irrigua po-
trebbe diventare limitante. In special
modo se nell’area Mediterranea si avran-
no, come previsto, periodi ricorrenti e
prolungati di siccità. In generale però, se
i cambiamenti climatici si verificheran-
no come previsto dai modelli, in Italia si
potranno verificare diminuzioni impor-
tanti di produttività delle maggiori col-
ture in vaste aree, a causa della diminui-
ta disponibilità d’acqua e delle ondate
di calore.
Per fronteggiare questi problemi si
dovrà innanzitutto creare la consapevo-
lezza negli imprenditori agricoli e nel-
l’agroindustria della necessità di adatta-
mento ai mutamenti in atto. Per ottenere
risultati positivi nell’adattamento ai
cambiamenti climatici, occorre imposta-
re tecniche colturali flessibili e basate
sui rischi e le incertezze future, predi-
sponendo strategie che consentano di
adattarsi ai possibili mutamenti climati-
ci specifici per ogni regione. Molte del-
le azioni di adattamento al cambiamen-
to climatico sono simili alle «buone pra-
tiche» in agricoltura e alla gestione so-
stenibile delle risorse naturali.
Occorrerà, per esempio, adottare pra-
tiche per la conservazione e l’ottimizza-
zione dell’acqua nei suoli, quindi idonee
lavorazioni dei terreni, adeguata densità
di semina e di impianto, tecniche irrigue
ad alta efficienza, adozione di varietà
precoci per sfuggire la siccità estiva, ov-
vero tutte quelle pratiche già adottate
nell’aridocoltura in molte aree del Pae-
se. Bisognerà poi mettere in atto tutte
quelle pratiche che consentano di con-
servare e aumentare la sostanza organi-
ca del terreno, per fronteggiare l’aumen-
tata respirazione e decomposizione cau-
sata dall’aumento di temperatura.
In definitiva, occorre adottare ordina-
menti colturali che consentano, con una
certa flessibilità, di passare a specie e
varietà più adattate alle mutate condi-
zioni e qui la ricerca scientifica avrà sen-
za dubbio un ruolo importante.
Giorgio Vincenzi
Temperatura media prevista per il periodo 2041-2060
rispetto al periodo 1986-2005
La carta geografica
del bacino del Mar
Mediterraneo mo-
stra gli aumenti di
temperatura previsti
nelle diverse aree
geografiche. I diver-
si colori e le diverse
intensità di colora-
zione indicano l’au-
mento di temperatu-
ra previsto in gradi
centigradi, come in-
dicato nella barra
sotto la figura, ovve-
ro: colore bianco o
giallo chiaro, nessuna o minima variazione di temperatura attesa; colore più scu-
ro, aumenti attesi massimi di 4 °C.
Fonte: modello climatico globale EC-Earth, J. von Hardenberg, E. Palazzi, A. Provenzale, DTA-CNR
© 2013 Copyright Edizioni L'Informatore Agrario S.r.l.

«Non ci sono più le stagioni di una volta». Una frase fatta o è la realtà?

  • 1.
    Tutti i dirittiriservati, a norma della Legge sul Diritto d’Autore e le sue successive modificazioni. Ogni utilizzo di quest’opera per usi diversi da quello personale e privato è tassativamente vietato. Edizioni L’Informatore Agrario S.r.l. non potrà comunque essere ritenuta responsabile per eventuali malfunzionamenti e/o danni di qualsiasi natura connessi all’uso dell’opera. Edizioni L’Informatore Agrario www.vitaincampagna.it
  • 2.
    Politica agricola edambientale VITA IN CAMPAGNA 10/2013 13 L’articolo dal titolo «La primavera più piovosa da 100 anni ci ricorda quan- to rischia l’agricoltore», pubblicato sul numero di luglio/agosto di quest’anno a pag. 11, ha generato in molti lettori del- le riflessioni su come muterà il clima del prossimo futuro e come l’uomo e le sue attività (in modo particolare quelle agri- cole) saranno capaci di adattarsi. A tal proposito abbiamo pensato di pubblica- re un articolo (vedi pag. 34) che riporta i pareri in materia dei nostri collaborato- ri di diversi settori per capire se i cam- biamenti climatici stanno influenzando le attività in campagna, ed eventualmen- te come. Su questo argomento abbiamo inter- pellato anche un autorevole esperto: En- rico Brugnoli, Direttore del Dipartimen- to scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente del CNR (Consiglio Na- zionale delle Ricerche). È un luogo comune dire che «Non ci sono più le stagioni di una volta»? O l’uomo ha la memoria corta? Indubbiamente la concezione della meteorologia e climatologia nel linguag- gio comune è spesso dettata anche da luoghi comuni. Ciò è dovuto al fatto che si tende a ricordare più l’evento meteo- rologico particolare o estremo rispetto a quelli «normali», che poi sono quelli che determinano il clima di una regione. Il clima è un sistema molto complesso, su cui ci sono ancora molti aspetti da chiarire. Tuttavia, la ricerca scientifica ha fatto progressi molto importanti e og- gi sappiamo molto sui cambiamenti cli- matici. Questi cambiamenti climatici in- fluenzano la percezione che comune- mente si ha delle stagioni. I progressi scientifici sullo studio del sistema cli- matico e i dati acquisiti dimostrano che la temperatura del pianeta è aumentata e sta ancora aumentando. Negli ultimi cento anni si è registrato un aumento della temperatura media globale di 0,8 gradi Centigradi con una crescita molto più marcata nelle zoneArtiche e con for- ti oscillazioni in diversi periodi. Il cambiamento climatico, poi, ha ef- fetti sull’ambiente che sono evidenti e osservabili anche da persone comuni. È noto a tutti che i ghiacciai si stanno ritirando, lo scioglimento della neve a primavera è anticipata rispetto al passato, alcune specie di piante e animali sposta- no il loro areale di distribuzione, la fiori- tura di alberi e piante viene anticipata, ecc. Le estati, poi, sono generalmente più lunghe e più calde rispetto al passato. Molte previsioni fatte in passato dal- la ricerca, inoltre, si stanno oggi verifi- cando; tra queste sicuramente lo sciogli- mento dei ghiacci polari e marini, l’in- nalzamento del livello dei mari e le on- date di calore prolungate e più intense. I cambiamenti influenzano la circolazio- ne globale che può talvolta generare anomalie stagionali, sia con stagioni più calde, ma anche, talvolta, periodi insoli- tamente freddi o piovosi. Perché assistiamo, con sempre più frequenza, a eventi climatici estremi come, per esempio, le temperature esti- ve che si avvicinano, anche in Pianura Padana, ai 38 °C, nubifragi violenti o lunghi periodi piovosi e trombe d’aria? Siamo diventati un Paese tropicale? Il cambiamento climatico, di cui ab- biamo parlato prima, determina l’au- mento di energia sulla superficie del no- «Non ci sono più le stagioni di una volta». Una frase fatta o è la realtà? Lo abbiamo chiesto ad Enrico Brugnoli del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La realtà è che il clima sta cambiando e le cause sono molteplici, spesso legate alle attività umane. Nei prossimi cento anni le temperature potrebbero aumentare ed è prevedibile un conseguente incremento delle ondate di calore, dei periodi siccitosi e della frequenza di eventi estremi. E l’agricoltura dovrà sapersi adattare stro pianeta dando origine ad estati sem- pre più lunghe e calde con ondate di ca- lore prolungate e temperature che sem- pre più di frequente possono raggiunge- re e superare i 40°C. Queste ondate di caldo intenso assieme al riscaldamento della superficie dei mari e degli oceani causano l’aumento della velocità di eva- porazione dell’acqua e i moti ascensio- nali delle masse d’aria in atmosfera. Questo aumenta il carico di energia del- le nubi e sempre più spesso si generano fenomeni estremi come precipitazioni molto intense e concentrate nel tempo, che impropriamente vengono talvolta definite «bombe d’acqua», ma anche trombe d’aria, temporali di violenza inusuale, piccoli tornado che in passato si verificavano solo in zone tropicali. È forse colpa dell’effetto serra? Le cause dei cambiamenti climatici sono molteplici e includono diversi fat- tori, alcuni dei quali generati dall’uomo che si sovrappongono a meccanismi na- turali intrinseci al sistema climatico e al- la variabilità del pianeta. I dati della ri- cerca scientifica dimostrano che duran- te il corrente anno la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera ha superato i 400 ppm (parti per milione), un valore che non si era mai raggiunto negli ultimi ottocentomila anni. L’anidride carbonica è un gas serra, in quanto le sue molecole assorbono la radiazione infrarossa e così «intrappola- no» l’energia sulla superficie terrestre impedendo di essere rimessa fuori dal- l’atmosfera. In questo modo si produce un aumento della temperatura che con- tribuisce al riscaldamento globale. Le analisi del contenuto in isotopi del car- bonio e ossigeno rivelano che l’anidride carbonica atmosferica è originata preva- lentemente dai combustibili fossili (co- me per esempio i derivati del petrolio e il carbone) e dalle attività umane (come per esempio la produzione di cementi, la deforestazione, ecc.). Oltre all’anidride carbonica anche al- tri gas, come il vapore acqueo, il metano, l’ossido di azoto hanno un effetto serra. Tuttavia, i gas serra non sono l’unica Enrico Brugnoli, Direttore del Diparti- mento scienze del sistema terra e tecno- logie per l’ambiente del Consiglio Na- zionale delle Ricerche © 2013 Copyright Edizioni L'Informatore Agrario S.r.l.
  • 3.
    POLITICA AGRICOLA EDAMBIENTALE 14 VITA IN CAMPAGNA 10/2013 causa. Anche gli aerosol hanno un ruolo molto importante, in particolare in alcune zone del pianeta (per esempio nel sud-est asiatico). Sono generati sia naturalmente (per esempio da vulcani, dall’azione del vento su mari e deserti) che dalle attività umane (per esempio da attività industria- li, da automobili, ecc.); possono essere chiari (solforosi), quindi riflettono la ra- diazione solare e tendono a raffreddare la superficie, o scuri (carboniosi o black carbon), che invece assorbono radiazio- ne, surriscaldandosi, e quando si deposi- tano sui ghiacci e la neve provocano lo scioglimento accelerato. Infine, i cambiamenti di uso del terri- torio, come per esempio la deforestazio- ne o la cementificazione, cambiano i flussi di evapotraspirazione e assorbi- mento/riflessione della radiazione solare modificando così il sistema climatico. In definitiva, anche se non si può af- fermare che i cambiamenti climatici sia- no totalmente indotti dall’uomo, è ormai certo che si sta registrando un aumento di temperatura media globale e che una parte importante di questa sia causata dalle attività umane e soprattutto dal- l’emissione di gas ad effetto serra. Nei prossimi 30-50 anni come si evolverà il clima? Una previsione dell’evoluzione del clima non è semplice, per le motivazio- ni cui accennavo in precedenza, soprat- tutto per la complessità del sistema cli- matico. L’aumento di temperatura che si è osservato nell’ultimo secolo ha tutta- via evidenziato una notevole variabilità. Per esempio, nell’ultimo decennio la crescita di temperatura è stata molto più debole che in precedenza. Le conoscenze scientifiche consento- no di fare analisi di scenario con aumen- ti di temperatura stimati per i prossimi cento anni variabili tra 1,5 e 6 °C. Ov- viamente gli effetti saranno ben diversi, a seconda dell’entità dell’aumento e an- che delle azioni che gli Stati potranno assumere per mitigare i cambiamenti climatici (per esempio con la riduzione di emissioni di gas serra, degli aerosol e della deforestazione); ma finora le azio- ni di politica internazionale non hanno portato a grandi progressi per la man- canza di scelte condivise sullo sviluppo sostenibile e la riduzione dei gas serra. Pertanto, ciò che è prevedibile è un au- mento delle ondate di calore e dei perio- di siccitosi, la diminuzione della dispo- nibilità d’acqua, con un aumento della frequenza di eventi estremi e una tropi- calizzazione del clima. Si potrà avere un aumento della sicci- tà con conseguenti aumenti del rischio di desertificazione in aree importanti del nostro Paese e soprattutto nel Meridione d’Italia. Di contro si potrà avere un au- mento del rischio idrogeologico a causa degli eventi estremi, con il conseguente aumento nella frequenza di esondazioni e allagamenti. Inoltre si avrà la riduzio- ne della copertura nevosa in inverno e sui rilievi montuosi. Tutti questi feno- meni potranno avere effetti rilevanti sul- la produttività agricola. Stando a quanto lei dice, l’agricol- tura italiana dovrà cambiare le pro- prie tecniche di coltivazione. In quale direzione dovrà orientarsi? Accanto agli effetti negativi, i cam- biamenti climatici potranno offrire an- che qualche limitato vantaggio e alcune opportunità per l’agricoltura. Gli au- menti di temperatura previsti e l’aumen- tata concentrazione di anidride carboni- ca (utilizzata nella fotosintesi per pro- durre zuccheri) potranno causare au- menti di produttività di alcune colture, specialmente nelle aree più fredde del Paese. In questi casi però, affinché si ab- biano dei veri benefici, è necessario che la disponibilità di elementi nutritivi, le condizioni del suolo e la disponibilità d’acqua siano adeguate, anche in consi- derazione dell’aumentata evapotraspira- zione. Ciò significa, per esempio, impo- stare in modo adeguato la concimazione delle colture e l’irrigazione. Ovviamen- te la disponibilità di acqua irrigua po- trebbe diventare limitante. In special modo se nell’area Mediterranea si avran- no, come previsto, periodi ricorrenti e prolungati di siccità. In generale però, se i cambiamenti climatici si verificheran- no come previsto dai modelli, in Italia si potranno verificare diminuzioni impor- tanti di produttività delle maggiori col- ture in vaste aree, a causa della diminui- ta disponibilità d’acqua e delle ondate di calore. Per fronteggiare questi problemi si dovrà innanzitutto creare la consapevo- lezza negli imprenditori agricoli e nel- l’agroindustria della necessità di adatta- mento ai mutamenti in atto. Per ottenere risultati positivi nell’adattamento ai cambiamenti climatici, occorre imposta- re tecniche colturali flessibili e basate sui rischi e le incertezze future, predi- sponendo strategie che consentano di adattarsi ai possibili mutamenti climati- ci specifici per ogni regione. Molte del- le azioni di adattamento al cambiamen- to climatico sono simili alle «buone pra- tiche» in agricoltura e alla gestione so- stenibile delle risorse naturali. Occorrerà, per esempio, adottare pra- tiche per la conservazione e l’ottimizza- zione dell’acqua nei suoli, quindi idonee lavorazioni dei terreni, adeguata densità di semina e di impianto, tecniche irrigue ad alta efficienza, adozione di varietà precoci per sfuggire la siccità estiva, ov- vero tutte quelle pratiche già adottate nell’aridocoltura in molte aree del Pae- se. Bisognerà poi mettere in atto tutte quelle pratiche che consentano di con- servare e aumentare la sostanza organi- ca del terreno, per fronteggiare l’aumen- tata respirazione e decomposizione cau- sata dall’aumento di temperatura. In definitiva, occorre adottare ordina- menti colturali che consentano, con una certa flessibilità, di passare a specie e varietà più adattate alle mutate condi- zioni e qui la ricerca scientifica avrà sen- za dubbio un ruolo importante. Giorgio Vincenzi Temperatura media prevista per il periodo 2041-2060 rispetto al periodo 1986-2005 La carta geografica del bacino del Mar Mediterraneo mo- stra gli aumenti di temperatura previsti nelle diverse aree geografiche. I diver- si colori e le diverse intensità di colora- zione indicano l’au- mento di temperatu- ra previsto in gradi centigradi, come in- dicato nella barra sotto la figura, ovve- ro: colore bianco o giallo chiaro, nessuna o minima variazione di temperatura attesa; colore più scu- ro, aumenti attesi massimi di 4 °C. Fonte: modello climatico globale EC-Earth, J. von Hardenberg, E. Palazzi, A. Provenzale, DTA-CNR © 2013 Copyright Edizioni L'Informatore Agrario S.r.l.