Jean-Jacques Rousseau A cura di Stefano Ulliana
Panoramica 1. Vita ed opere.
2. Il  Discorso sulle scienze e le arti .
3. Il  Discorso sulla disuguaglianza .
4. La polemica con i  philosophes : Rousseau e l'Illuminismo.
5. Dai  Discorsi  ai capolavori della maturità.
6. Il  Contratto sociale .
7. L'educazione.
8. La religione naturale.  Jean-Jacques Rousseau
1. Vita ed opere. Jean-Jacques Rousseau  (1712-1778) perde subito la madre e poi il padre. Viene affidato al pastore Lambercier, che lo avvia agli studi biblici. A Ginevra diventa scrivano ed apprendista incisore, ma - mal sopportando le angherie che è costretto continuamente a subire - si allontana dalla città, per iniziare la sua vita di pellegrino inquieto, sempre alla ricerca della giustizia e della libertà. Ad Annecy trova rifugio presso la baronessa de Warens. A Chambery ha modo di studiare filosofia, religione, matematica e scienze. A Lione diventa precettore del figlio di un magistrato. A Parigi nel 1749 redige per incarico di Diderot alcuni articoli per l' Encyclopédie . Nel 1750 compone il  Discorso sulle scienze e le arti , in risposta al bando di concorso dell'Accademia di Digione, che chiedeva se lo sviluppo delle scienze e delle arti avesse comportato un miglioramento anche dei costumi. La risposta negativa di Rousseau lo mette in contrasto con il gruppo parigino degli enciclopedisti.
Nel 1755 scrive il  Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini  e la voce  Economia politica  per l' Encyclopédie . A Montmorency compone i suoi capolavori: la  Nuova Eloisa  (1761), il  Contratto sociale  (1762), l' Emilio  (1762). Alle polemiche con gli enciclopedisti si aggiungono ora le condanne dei suoi nuovi scritti da parte del potere politico e religioso (parigino e ginevrino). Polemizza con il consiglio ginevrino e si priva della sua cittadinanza. Trasferitosi a Moitiers, sotto le dipendenze di Federico II di Prussia, Rousseau ha modo di sperimentare la progressiva ostilità dell'ambiente calvinista. Abbandona così la Svizzera e la Francia per trovare temporaneo rifugio presso il filosofo David Hume. Di nuovo a Parigi scrive le  Confessioni , i  Dialoghi di Rousseau giudice di Jean-Jacques , le  Fantasticherie di un viandante solitario .
2. Il  Discorso sulle scienze e le arti . Nel saggio redatto come risposta al bando di concorso dell'Accademia di Digione Rousseau articola e dispone il principio che poi rimarrà a fondamento di tutta la sua successiva speculazione filosofica: l'azione naturale, spontanea ed intelligente, esprime nell'uomo la sua propria bontà ed immediatezza attraverso gli istinti ed il desiderio, l'amor di sé.  È  sopra e contro questo principio – con una contraddizione apparentemente totale ed onnicomprensiva – che il processo di civilizzazione umano – che ha il suo ultimo ed attuale culmine nel progresso delle scienze e delle arti – depone un altro e contrapposto principio: la necessità di nascondere ed obliare tutto ciò che è naturale, per mostrare all'opposto lo spazio di tutto ciò che risulta dall'artificio umano, dalla costruzione dell'arte (nel senso classico della  techne ). Ma ciò che le arti e le scienze dispongono ed aprono operativamente sul teatro dell'apparenza immaginativa e razionale è solamente un completo inganno.
L'inganno che si tenta di compiere è quello per il quale tutte le forme di obbligazione che legano e vincolano reciprocamente l'uomo ad i propri simili vengono spacciate come necessarie forme di liberazione, laddove le scienze e le arti sembrano lo strumento principe della conservazione e dello sviluppo ulteriore di questa obbligazione e costrizione. Come bella apparenza esse nascondono la realtà di duri rapporti di forza e di costrizione, ai quali esse stesse contribuiscono con l'uniformità ipocrita dei comportamenti, con la pura formalità degli stessi. Inganno e menzogna portano con sé però il vizio e la corruzione.
Con questo richiamo quasi biblico alla natura profonda ed originaria, bella e buona, perfetta in se stessa, Rousseau intende mostrare una genealogia storica delle scienze dal vizio: l'astronomia nacque dalla visione superstiziosa del cosmo e delle sue forze celesti, l'eloquenza dall'ambizione per il potere, la geometria dalle necessità economiche legate alle proprietà terriere, la fisica dalla curiosità nei confronti di presunte forze interne alla materia.
La produzione di ricchezze e di potere alle quali esse hanno poi dato ultimamente luogo – a vantaggio di una classe su tutte le altre – ha contribuito a fortificare il senso della diseguaglianza fra gli uomini, a rompere l'unità del genere umano, facendo in tal modo perdere – con l'ozio ed il lusso – tutte le virtù etiche e patriottiche. Le obiezioni dei polemisti e l'autonoma riflessione critica nei confronti di possibili esiti scettici e reazionari, spinsero Rousseau a rivedere l'ordine delle causalità negative. Egli quindi dispose la propria speculazione a riconoscere nello spirito di separazione e di diversificazione gerarchica – nello spirito d'ordine della diseguaglianza – la ragione e la causa negativa delle forme esclusive di appropriazione (le ricchezze), delle volontà conservative dei godimenti raggiunti (lusso ed arti), dei desideri di incrementarli (ozio e scienze). Nasce così il  Discorso sulla disuguaglianza .
3. Il  Discorso sulla disuguaglianza . Contro la trasformazione operata dal giusnaturalismo (Grozio, Locke, Pufendorf) – l'uomo naturale e razionale è l'uomo già civilizzato – e da Hobbes – l' homo homini lupus  è l'uomo aggressivo della società contemporanea – Rousseau ritrova l'originario naturale dell'uomo, oltre tutte le sue successive acquisizioni, in una possibile condizione primaria o  stato di natura , rispetto alla quale è egualmente possibile argomentare tutti i successivi sviluppi e trasformazioni di civiltà.
Nello stato di natura l'uomo viveva in un perfetto equilibrio fra bisogno e disponibilità di risorse. Vivendo relativamente isolato dagli altri, ben distribuito e senza eccessive concentrazioni di popolazione, l'uomo primitivo ha delle relazioni immediate con gli oggetti del suo desiderio, del suo pensiero e della sua azione. Egli non apre alcun tipo di rapporto dialettico (oppositivo) né con la natura, né con gli altri uomini.
Egli pertanto gode di uno stato emotivo pre-razionale di completa beatitudine, di piena innocenza. Non oppositivo nei confronti degli altri e della natura, egli vive pienamente del proprio  amor di sé  (volontà autoconservativa) , immedesimandosi immediatamente con un senso completo di  pietà  con le emozioni degli altri esseri naturali e viventi (religiosità naturale). In questa sua piena e completa autonomia l'uomo primitivo può dirsi autenticamente libero: privo di legami (anche familiari), di necessità e possibilità comunicative (assenza di linguaggio), privo di radicamento e di impiego di se stesso (senza domicilio, né occupazione), egli non gode di alcuno spazio o tempo di e per la mediazione. In questo senso non opera immaginativamente e razionalmente per elaborare e costruire qualcosa che debba essere trasmesso e tramandato (una cultura ed una tradizione). Ma l'uomo è connaturalmente libero e perfettibile, dunque mutabile.
Di fronte alle mutazioni dell'ambiente esterno la corporatura, la psiche ed i comportamenti dell'uomo si modificarono a propria volta: per poter far fronte alle pressioni del mondo esterno l'uomo divenne pescatore e cacciatore. Cominciarono a subentrare dei bisogni che solamente un'unione temporanea poteva soddisfare: nacque così lo scambio reciproco attraverso il linguaggio ed una prima forma di moralità reciproca. La prima forma di stabilizzazione civile e sociale fu la famiglia, istituto designato a proteggere l'amore coniugale e quello paterno. L'invidia dell'altrui e la vanità del proprio cominciarono però ad instillare uno spirito negativo e di differenziazione, che aumentò nel momento in cui gli uomini cominciarono ad avere bisogno gli uni degli altri per sopravvivere e per conservarsi nell'esistenza attraverso l'azione comune e subordinata. Fu quindi la prima divisione sociale del lavoro a costituire la prima forma di differenza: con l'agricoltura e la metallurgia l'uomo costituisce le prime istituzioni e le prime armi atte a difendere/offendere.
Delimita ciò che è proprio da ciò che è altrui – facendo nascere la proprietà privata ed esclusiva insieme all'amor proprio – e così istituisce uno stato di guerra permanente fra ricchi e poveri, con la relativa e conseguente necessità di una potenza atta a garantire l'ordine vigente: lo Stato. Rapina e violenza decretarono la fine dello stato di natura ed il passaggio obbligato allo stato civile. Ma l'ordine era imposto a vantaggio delle classi possidenti, attraverso una sorta di patto iniquo, che conservava alle classi superiori tutti i diritti (privilegi), togliendoli all'opposto ai subordinati. Nasce il regime legalizzato del sopruso e dello sfruttamento, mascherato dall'apparenza della eguale sottomissione ad un unico potere assoluto, saggio e per tutti benefico: quello della legge. Così la legge che garantì il diritto di proprietà sancì la distinzione reale fra ricchi e poveri, mentre l'istituzione di un corpo separato e superiore di magistrati confermò la subordinazione dei deboli ai potenti. Nello stesso tempo il potere, che inizialmente ed apparentemente avrebbe dovuto garantire libertà e sicurezza ad ognuno dei contraenti il patto, si capovolse nella schiavitù dei molti ai pochi e nella costituzione di un potere dispotico e tirannico.  È  in questo momento che si instaura uno stato di natura completamente corrotto.
Discorso sulle scienze e le arti  (1750) Discorso sull'ineguaglianza  (1755)
4. La polemica con i  philosophes : Rousseau e l'Illuminismo.  Alle prime critiche di d'Alembert e di Voltaire all'apparente impostazione primitivista di Rousseau, il filosofo ginevrino replicò con la durezza di alcune considerazioni di natura morale, applicate alla poesia ed all'estetica. Rousseau rimase comunque – nonostante gli aspri diverbi che lo contrapposero per esempio a Voltaire - all'interno del progresso morale e civile voluto dagli enciclopedisti: per l'atteggiamento critico nei confronti dei pregiudizi tradizionali della contemporaneità; per l'uso della ragione discorsiva contro le ingiustizie del mondo; per la demolizione dei dogmi e della loro forza impositiva; per l'affermazione del principio della libertà e perfettibilità dell'uomo, che lo può condurre alla riscoperta di un'illuminazione insieme razionale, morale e naturale. Il discorso politico di Rousseau, però, lo porta a scoprire ed adottare soluzioni molto più radicali e rivoluzionarie – guardate come modello dai successivi giacobini e sanculotti repubblicani – rispetto a quelle moderate e/o riformiste degli enciclopedisti.
5. Dai  Discorsi  ai capolavori della maturità. Il circolo corruttivo che nella storia porta l'uomo da un originario stato di natura puro ed innocente ad uno stato di natura totalmente corrotto, dove vige il potere del più forte, più o meno mascherato dall'ipocrisia borghese del migliore dei mondi possibili, può essere invertito. Se la caduta dall'Eden primitivo è opera di un particolare rapporto che si è storicamente instaurato fra l'infrastruttura umana e la struttura e la considerazione del mondo e del divino, invertendo questo rapporto e rovesciandone - cioè ribaltandone e capovolgendone - la logica, sarà possibile riportare l'uomo ad una condizione ideale nel rapporto fra natura e ragione. I testi rousseauiani che seguono i due  Discorsi  – la  Nuova Eloisa , il  Contratto sociale  e l' Emilio  – tentano questa strada e questa soluzione: saranno una nuova politica e una nuova educazione a risolvere il problema della degenerazione e della caduta dell'esistenza e della vita umana.
Così la soluzione del problema del rapporto fra popolo e governanti sarebbe diventato centrale nella riflessione filosofica di Rousseau.  È  la rivalutazione del rapporto unitario che unisce gli individui nella società, la ridefinizione dei rapporti di codeterminazione e di reciproco vincolo, a costituire il primo passo verso la soluzione del problema. Gli individui infatti si uniscono in società, perché vogliono perseguire l'orizzonte ideale della giustizia. Essi così immediatamente colgono la necessità che tale ideale pone loro: il riconoscimento personale reciproco (moralità dei diritti). Questo riconoscimento deve essere sia sentimentale, emotivo, che razionale: esso infatti comporta il rispetto della personalità altrui sia nel senso della sensibilità, che in quello dell'espressione delle idee o della manifestazione delle azioni e dei desideri. In questo modo – il modo dell'immedesimazione – tutte le facoltà dell'uomo si ampliano, si esercitano e si nobilitano.
È  un nuovo spazio per l'immaginazione, la sensibilità e la ragione che si apre a determinare la giustezza, la reciproca necessità, dei rapporti all'interno della famiglia, della società e come ideale individuale.  È  lo spazio fraterno – creativo e dialettico - della reciproca ed eguale libertà.
Così nella  Nuova Eloisa  i giovani amanti devono superare l'opposizione stabilita contro la possibilità del loro amore dalla vecchia definizione dei rapporti amorosi e familiari.  È  la libertà e l'incontro reciproco del loro desiderio a dover debellare la costrizione e la subordinazione di quello femminile al maschile, come della donna in generale all'uomo. Il padre di famiglia (il romano  pater familias ) non può quindi ordinare per dignità nobiliare o censo la scelta e la regolazione dei rapporti della figlia o del figlio, perché perturberebbe quell'ordine naturale voluto dallo stesso creatore celeste (è la libertà ad ordinare l'unione ed il reciproco riconoscimento a costituirla).
6. Il  Contratto sociale . È  l'ordine divino, razionale e naturale della libertà a stabilire l'asse determinativo originario, fondamentale ed essenziale nella costituzione del rapporto fra realtà concreta e idealità. L'orizzonte, l'ordine e l'ideale della giustizia, per il quale gli uomini si uniscono in società, e in relazione al quale stabiliscono il piano e la sostanza dei loro reciproci rapporti, diviene il plesso determinativo della  volontà generale . Nel  Contratto sociale  (1762) Rousseau riesce così ad incarnare i due termini della  libertà  e della  perfettibilità  dell'uomo – della libertà e dell'ideale d'eguaglianza - come poli di uno sviluppo storico e critico che, dall'immediatezza e spontaneità dello stato di natura originario, proceda al superamento dell'attuale stato di corruzione (del sentimento e della ragione), per ristabilire in modo mediato ma egualmente spontaneo – come se fosse una seconda natura (cfr. K. Marx) – la sostanza rinnovata di una ragione politica e sociale comune.
Rousseau è quindi alla ricerca del fondamento della possibilità di una vita sociale e politica ordinata secondo il senso generale e particolare di giustizia. Per questo prima di tutto demolisce il riferimento alla giustificazione separata del potere: Dio, l'autorità paterna, la forza sono in serie l'applicazione di un principio di eterodeterminazione – dunque di privazione sia della libertà, che dell'eguaglianza – che provoca l'alienazione della potenza naturale e razionale umana. Con la messa in capo – la sussunzione e la cessione – di questa ad un soggetto separato ed artefatto (cfr. L. Feuerbach, K. Marx). Contro questa cessione e separazione totale, Rousseau rinnova il richiamo al contrattualismo, affermando che non vi può essere, né tanto meno sussistere, un'istituzione politica dotata di potere, che non lo ottenga, momentaneamente e relativamente, dall'unione libera dei cittadini. Il potere non viene quindi né spostato, né delegato, ma rimane nelle mani del popolo.
Gli uomini che dunque si uniscono nel patto sociale non si subordinano ad un potere separato o delegato, ma conservano la potestà della loro libertà, in ogni momento ed occasione della loro vita associata. Essi possono e debbono quindi esercitarla in modo diretto, senza l'intralcio di forme rappresentative (democrazia diretta). Contro lo stato di guerra generalizzato, dovuto alla degenerazione attuale dello stato civile, gli uomini scelgono allora di riunirsi in una nuova istituzione politica, che al contrario della precedente difenda la persona ed i suoi beni. In questo modo egli – anziché perdere la propria libertà – la riconquisterà. Alienando apparentemente tutti i propri diritti naturali individuali al corpo globale e molteplice della comunità, ne conserverà realmente la libera e franca (eguale) fruizione. Solamente allora egli potrà infatti godere della propria libera determinazione, insieme e relativamente alla libera determinazione di tutti gli altri soggetti del patto sociale (cfr. A. Negri).
Non vi potrà allora essere espressione della propria vera e reale libertà se non all'interno del regime di codeterminazione reciproca delle libertà stabilito dal sistema (cittadino come membro o parte indivisibile del tutto). Si genera così un corpo morale e collettivo, che ha la sua unità, il suo io comune, la sua vita e la sua volontà (volontà generale). Visto che l'insieme delle forze e delle libertà dei singoli che si sono coese trascende e nega il permanere di una sotterranea potenza creativa (anche comune), il corpo sociale e politico – la repubblica nella sua unità ed inscindibilità – si muove come un corpo solo, con un solo ed unico impeto, verso la direzione suprema stabilita dalla volontà generale. La volontà generale decide e determina quindi lo Stato (soggetto corale nella sua passività), mentre il corpo corale nella sua attività esprime la sovranità (popolare) dello Stato stesso, nel processo di individuazione della medesima volontà generale.
Per ciò stesso il processo di individuazione della volontà generale fa sì necessariamente che essa tenda all' utilità generale  del corpo comune dei cittadini: essa infatti tende a realizzare le condizioni economiche, sociali e politiche (in senso tecnico) per la determinazione eguale ed all'unisono dell'interesse (per la conservazione, il benessere ed il progresso) e della felicità individuale e collettiva.  Retta  e determinata senza possibilità di errore ( infallibile ), la volontà generale è per principio anche  giusta , in quanto rispetta per tutti il criterio d'eguaglianza, e inalienabile ( indistruttibile ), in quanto rimane sempre sotto traccia, nonostante le errate valutazioni o il prevalere di forme di contrapposizione interna.
La volontà generale è espressa dalla sovranità popolare per il tramite e l'esito delle leggi. Pur essendo la  sovranità popolare   assoluta  (sui membri e senza limiti costituzionali),  inalienabile  (democrazia diretta) ed  indivisibile  (senza divisione dei poteri), la determinazione legislativa non coincide con quella esecutiva e giudiziaria della legge.
La sovranità popolare si convoglia e si determina infatti in modo totale nella podestà legislativa. La podestà esecutiva, dipendente in modo totale ed assoluto dalla prima, può però assumere forme diverse: essere una democrazia, nel caso che tutto il potere assegnato ritorni completamente e compiutamente al popolo; essere un'aristocrazia, quando il potere assegnato all'esecutivo rimanga e si trattenga nelle mani di pochi, reputati i migliori; essere una monarchia, allorquando il potere assegnato all'esecutivo rimanga nelle mani di un'unica persona. In generale, quindi, sostiene Rousseau, il sistema democratico conviene agli stati piccoli, quello aristocratico ai medi e quello monarchico ai grandi. In particolare, per evitare da un lato il prevalere dell'interesse particolare (monarchia) o all'opposto l'inabilità al proprio autogoverno delle masse popolari (democrazia), Rousseau propendette per l'aristocrazia su base elettiva (cfr. governo veneziano).

5. rousseau 5

  • 1.
    Jean-Jacques Rousseau Acura di Stefano Ulliana
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  • 3.
    2. Il Discorso sulle scienze e le arti .
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    3. Il Discorso sulla disuguaglianza .
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    4. La polemicacon i philosophes : Rousseau e l'Illuminismo.
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    5. Dai Discorsi ai capolavori della maturità.
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    6. Il Contratto sociale .
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    8. La religionenaturale. Jean-Jacques Rousseau
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    1. Vita edopere. Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) perde subito la madre e poi il padre. Viene affidato al pastore Lambercier, che lo avvia agli studi biblici. A Ginevra diventa scrivano ed apprendista incisore, ma - mal sopportando le angherie che è costretto continuamente a subire - si allontana dalla città, per iniziare la sua vita di pellegrino inquieto, sempre alla ricerca della giustizia e della libertà. Ad Annecy trova rifugio presso la baronessa de Warens. A Chambery ha modo di studiare filosofia, religione, matematica e scienze. A Lione diventa precettore del figlio di un magistrato. A Parigi nel 1749 redige per incarico di Diderot alcuni articoli per l' Encyclopédie . Nel 1750 compone il Discorso sulle scienze e le arti , in risposta al bando di concorso dell'Accademia di Digione, che chiedeva se lo sviluppo delle scienze e delle arti avesse comportato un miglioramento anche dei costumi. La risposta negativa di Rousseau lo mette in contrasto con il gruppo parigino degli enciclopedisti.
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    Nel 1755 scriveil Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini e la voce Economia politica per l' Encyclopédie . A Montmorency compone i suoi capolavori: la Nuova Eloisa (1761), il Contratto sociale (1762), l' Emilio (1762). Alle polemiche con gli enciclopedisti si aggiungono ora le condanne dei suoi nuovi scritti da parte del potere politico e religioso (parigino e ginevrino). Polemizza con il consiglio ginevrino e si priva della sua cittadinanza. Trasferitosi a Moitiers, sotto le dipendenze di Federico II di Prussia, Rousseau ha modo di sperimentare la progressiva ostilità dell'ambiente calvinista. Abbandona così la Svizzera e la Francia per trovare temporaneo rifugio presso il filosofo David Hume. Di nuovo a Parigi scrive le Confessioni , i Dialoghi di Rousseau giudice di Jean-Jacques , le Fantasticherie di un viandante solitario .
  • 12.
    2. Il Discorso sulle scienze e le arti . Nel saggio redatto come risposta al bando di concorso dell'Accademia di Digione Rousseau articola e dispone il principio che poi rimarrà a fondamento di tutta la sua successiva speculazione filosofica: l'azione naturale, spontanea ed intelligente, esprime nell'uomo la sua propria bontà ed immediatezza attraverso gli istinti ed il desiderio, l'amor di sé. È sopra e contro questo principio – con una contraddizione apparentemente totale ed onnicomprensiva – che il processo di civilizzazione umano – che ha il suo ultimo ed attuale culmine nel progresso delle scienze e delle arti – depone un altro e contrapposto principio: la necessità di nascondere ed obliare tutto ciò che è naturale, per mostrare all'opposto lo spazio di tutto ciò che risulta dall'artificio umano, dalla costruzione dell'arte (nel senso classico della techne ). Ma ciò che le arti e le scienze dispongono ed aprono operativamente sul teatro dell'apparenza immaginativa e razionale è solamente un completo inganno.
  • 13.
    L'inganno che sitenta di compiere è quello per il quale tutte le forme di obbligazione che legano e vincolano reciprocamente l'uomo ad i propri simili vengono spacciate come necessarie forme di liberazione, laddove le scienze e le arti sembrano lo strumento principe della conservazione e dello sviluppo ulteriore di questa obbligazione e costrizione. Come bella apparenza esse nascondono la realtà di duri rapporti di forza e di costrizione, ai quali esse stesse contribuiscono con l'uniformità ipocrita dei comportamenti, con la pura formalità degli stessi. Inganno e menzogna portano con sé però il vizio e la corruzione.
  • 14.
    Con questo richiamoquasi biblico alla natura profonda ed originaria, bella e buona, perfetta in se stessa, Rousseau intende mostrare una genealogia storica delle scienze dal vizio: l'astronomia nacque dalla visione superstiziosa del cosmo e delle sue forze celesti, l'eloquenza dall'ambizione per il potere, la geometria dalle necessità economiche legate alle proprietà terriere, la fisica dalla curiosità nei confronti di presunte forze interne alla materia.
  • 15.
    La produzione diricchezze e di potere alle quali esse hanno poi dato ultimamente luogo – a vantaggio di una classe su tutte le altre – ha contribuito a fortificare il senso della diseguaglianza fra gli uomini, a rompere l'unità del genere umano, facendo in tal modo perdere – con l'ozio ed il lusso – tutte le virtù etiche e patriottiche. Le obiezioni dei polemisti e l'autonoma riflessione critica nei confronti di possibili esiti scettici e reazionari, spinsero Rousseau a rivedere l'ordine delle causalità negative. Egli quindi dispose la propria speculazione a riconoscere nello spirito di separazione e di diversificazione gerarchica – nello spirito d'ordine della diseguaglianza – la ragione e la causa negativa delle forme esclusive di appropriazione (le ricchezze), delle volontà conservative dei godimenti raggiunti (lusso ed arti), dei desideri di incrementarli (ozio e scienze). Nasce così il Discorso sulla disuguaglianza .
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    3. Il Discorso sulla disuguaglianza . Contro la trasformazione operata dal giusnaturalismo (Grozio, Locke, Pufendorf) – l'uomo naturale e razionale è l'uomo già civilizzato – e da Hobbes – l' homo homini lupus è l'uomo aggressivo della società contemporanea – Rousseau ritrova l'originario naturale dell'uomo, oltre tutte le sue successive acquisizioni, in una possibile condizione primaria o stato di natura , rispetto alla quale è egualmente possibile argomentare tutti i successivi sviluppi e trasformazioni di civiltà.
  • 17.
    Nello stato dinatura l'uomo viveva in un perfetto equilibrio fra bisogno e disponibilità di risorse. Vivendo relativamente isolato dagli altri, ben distribuito e senza eccessive concentrazioni di popolazione, l'uomo primitivo ha delle relazioni immediate con gli oggetti del suo desiderio, del suo pensiero e della sua azione. Egli non apre alcun tipo di rapporto dialettico (oppositivo) né con la natura, né con gli altri uomini.
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    Egli pertanto godedi uno stato emotivo pre-razionale di completa beatitudine, di piena innocenza. Non oppositivo nei confronti degli altri e della natura, egli vive pienamente del proprio amor di sé (volontà autoconservativa) , immedesimandosi immediatamente con un senso completo di pietà con le emozioni degli altri esseri naturali e viventi (religiosità naturale). In questa sua piena e completa autonomia l'uomo primitivo può dirsi autenticamente libero: privo di legami (anche familiari), di necessità e possibilità comunicative (assenza di linguaggio), privo di radicamento e di impiego di se stesso (senza domicilio, né occupazione), egli non gode di alcuno spazio o tempo di e per la mediazione. In questo senso non opera immaginativamente e razionalmente per elaborare e costruire qualcosa che debba essere trasmesso e tramandato (una cultura ed una tradizione). Ma l'uomo è connaturalmente libero e perfettibile, dunque mutabile.
  • 19.
    Di fronte allemutazioni dell'ambiente esterno la corporatura, la psiche ed i comportamenti dell'uomo si modificarono a propria volta: per poter far fronte alle pressioni del mondo esterno l'uomo divenne pescatore e cacciatore. Cominciarono a subentrare dei bisogni che solamente un'unione temporanea poteva soddisfare: nacque così lo scambio reciproco attraverso il linguaggio ed una prima forma di moralità reciproca. La prima forma di stabilizzazione civile e sociale fu la famiglia, istituto designato a proteggere l'amore coniugale e quello paterno. L'invidia dell'altrui e la vanità del proprio cominciarono però ad instillare uno spirito negativo e di differenziazione, che aumentò nel momento in cui gli uomini cominciarono ad avere bisogno gli uni degli altri per sopravvivere e per conservarsi nell'esistenza attraverso l'azione comune e subordinata. Fu quindi la prima divisione sociale del lavoro a costituire la prima forma di differenza: con l'agricoltura e la metallurgia l'uomo costituisce le prime istituzioni e le prime armi atte a difendere/offendere.
  • 20.
    Delimita ciò cheè proprio da ciò che è altrui – facendo nascere la proprietà privata ed esclusiva insieme all'amor proprio – e così istituisce uno stato di guerra permanente fra ricchi e poveri, con la relativa e conseguente necessità di una potenza atta a garantire l'ordine vigente: lo Stato. Rapina e violenza decretarono la fine dello stato di natura ed il passaggio obbligato allo stato civile. Ma l'ordine era imposto a vantaggio delle classi possidenti, attraverso una sorta di patto iniquo, che conservava alle classi superiori tutti i diritti (privilegi), togliendoli all'opposto ai subordinati. Nasce il regime legalizzato del sopruso e dello sfruttamento, mascherato dall'apparenza della eguale sottomissione ad un unico potere assoluto, saggio e per tutti benefico: quello della legge. Così la legge che garantì il diritto di proprietà sancì la distinzione reale fra ricchi e poveri, mentre l'istituzione di un corpo separato e superiore di magistrati confermò la subordinazione dei deboli ai potenti. Nello stesso tempo il potere, che inizialmente ed apparentemente avrebbe dovuto garantire libertà e sicurezza ad ognuno dei contraenti il patto, si capovolse nella schiavitù dei molti ai pochi e nella costituzione di un potere dispotico e tirannico. È in questo momento che si instaura uno stato di natura completamente corrotto.
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    Discorso sulle scienzee le arti (1750) Discorso sull'ineguaglianza (1755)
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    4. La polemicacon i philosophes : Rousseau e l'Illuminismo. Alle prime critiche di d'Alembert e di Voltaire all'apparente impostazione primitivista di Rousseau, il filosofo ginevrino replicò con la durezza di alcune considerazioni di natura morale, applicate alla poesia ed all'estetica. Rousseau rimase comunque – nonostante gli aspri diverbi che lo contrapposero per esempio a Voltaire - all'interno del progresso morale e civile voluto dagli enciclopedisti: per l'atteggiamento critico nei confronti dei pregiudizi tradizionali della contemporaneità; per l'uso della ragione discorsiva contro le ingiustizie del mondo; per la demolizione dei dogmi e della loro forza impositiva; per l'affermazione del principio della libertà e perfettibilità dell'uomo, che lo può condurre alla riscoperta di un'illuminazione insieme razionale, morale e naturale. Il discorso politico di Rousseau, però, lo porta a scoprire ed adottare soluzioni molto più radicali e rivoluzionarie – guardate come modello dai successivi giacobini e sanculotti repubblicani – rispetto a quelle moderate e/o riformiste degli enciclopedisti.
  • 23.
    5. Dai Discorsi ai capolavori della maturità. Il circolo corruttivo che nella storia porta l'uomo da un originario stato di natura puro ed innocente ad uno stato di natura totalmente corrotto, dove vige il potere del più forte, più o meno mascherato dall'ipocrisia borghese del migliore dei mondi possibili, può essere invertito. Se la caduta dall'Eden primitivo è opera di un particolare rapporto che si è storicamente instaurato fra l'infrastruttura umana e la struttura e la considerazione del mondo e del divino, invertendo questo rapporto e rovesciandone - cioè ribaltandone e capovolgendone - la logica, sarà possibile riportare l'uomo ad una condizione ideale nel rapporto fra natura e ragione. I testi rousseauiani che seguono i due Discorsi – la Nuova Eloisa , il Contratto sociale e l' Emilio – tentano questa strada e questa soluzione: saranno una nuova politica e una nuova educazione a risolvere il problema della degenerazione e della caduta dell'esistenza e della vita umana.
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    Così la soluzionedel problema del rapporto fra popolo e governanti sarebbe diventato centrale nella riflessione filosofica di Rousseau. È la rivalutazione del rapporto unitario che unisce gli individui nella società, la ridefinizione dei rapporti di codeterminazione e di reciproco vincolo, a costituire il primo passo verso la soluzione del problema. Gli individui infatti si uniscono in società, perché vogliono perseguire l'orizzonte ideale della giustizia. Essi così immediatamente colgono la necessità che tale ideale pone loro: il riconoscimento personale reciproco (moralità dei diritti). Questo riconoscimento deve essere sia sentimentale, emotivo, che razionale: esso infatti comporta il rispetto della personalità altrui sia nel senso della sensibilità, che in quello dell'espressione delle idee o della manifestazione delle azioni e dei desideri. In questo modo – il modo dell'immedesimazione – tutte le facoltà dell'uomo si ampliano, si esercitano e si nobilitano.
  • 25.
    È unnuovo spazio per l'immaginazione, la sensibilità e la ragione che si apre a determinare la giustezza, la reciproca necessità, dei rapporti all'interno della famiglia, della società e come ideale individuale. È lo spazio fraterno – creativo e dialettico - della reciproca ed eguale libertà.
  • 26.
    Così nella Nuova Eloisa i giovani amanti devono superare l'opposizione stabilita contro la possibilità del loro amore dalla vecchia definizione dei rapporti amorosi e familiari. È la libertà e l'incontro reciproco del loro desiderio a dover debellare la costrizione e la subordinazione di quello femminile al maschile, come della donna in generale all'uomo. Il padre di famiglia (il romano pater familias ) non può quindi ordinare per dignità nobiliare o censo la scelta e la regolazione dei rapporti della figlia o del figlio, perché perturberebbe quell'ordine naturale voluto dallo stesso creatore celeste (è la libertà ad ordinare l'unione ed il reciproco riconoscimento a costituirla).
  • 27.
    6. Il Contratto sociale . È l'ordine divino, razionale e naturale della libertà a stabilire l'asse determinativo originario, fondamentale ed essenziale nella costituzione del rapporto fra realtà concreta e idealità. L'orizzonte, l'ordine e l'ideale della giustizia, per il quale gli uomini si uniscono in società, e in relazione al quale stabiliscono il piano e la sostanza dei loro reciproci rapporti, diviene il plesso determinativo della volontà generale . Nel Contratto sociale (1762) Rousseau riesce così ad incarnare i due termini della libertà e della perfettibilità dell'uomo – della libertà e dell'ideale d'eguaglianza - come poli di uno sviluppo storico e critico che, dall'immediatezza e spontaneità dello stato di natura originario, proceda al superamento dell'attuale stato di corruzione (del sentimento e della ragione), per ristabilire in modo mediato ma egualmente spontaneo – come se fosse una seconda natura (cfr. K. Marx) – la sostanza rinnovata di una ragione politica e sociale comune.
  • 28.
    Rousseau è quindialla ricerca del fondamento della possibilità di una vita sociale e politica ordinata secondo il senso generale e particolare di giustizia. Per questo prima di tutto demolisce il riferimento alla giustificazione separata del potere: Dio, l'autorità paterna, la forza sono in serie l'applicazione di un principio di eterodeterminazione – dunque di privazione sia della libertà, che dell'eguaglianza – che provoca l'alienazione della potenza naturale e razionale umana. Con la messa in capo – la sussunzione e la cessione – di questa ad un soggetto separato ed artefatto (cfr. L. Feuerbach, K. Marx). Contro questa cessione e separazione totale, Rousseau rinnova il richiamo al contrattualismo, affermando che non vi può essere, né tanto meno sussistere, un'istituzione politica dotata di potere, che non lo ottenga, momentaneamente e relativamente, dall'unione libera dei cittadini. Il potere non viene quindi né spostato, né delegato, ma rimane nelle mani del popolo.
  • 29.
    Gli uomini chedunque si uniscono nel patto sociale non si subordinano ad un potere separato o delegato, ma conservano la potestà della loro libertà, in ogni momento ed occasione della loro vita associata. Essi possono e debbono quindi esercitarla in modo diretto, senza l'intralcio di forme rappresentative (democrazia diretta). Contro lo stato di guerra generalizzato, dovuto alla degenerazione attuale dello stato civile, gli uomini scelgono allora di riunirsi in una nuova istituzione politica, che al contrario della precedente difenda la persona ed i suoi beni. In questo modo egli – anziché perdere la propria libertà – la riconquisterà. Alienando apparentemente tutti i propri diritti naturali individuali al corpo globale e molteplice della comunità, ne conserverà realmente la libera e franca (eguale) fruizione. Solamente allora egli potrà infatti godere della propria libera determinazione, insieme e relativamente alla libera determinazione di tutti gli altri soggetti del patto sociale (cfr. A. Negri).
  • 30.
    Non vi potràallora essere espressione della propria vera e reale libertà se non all'interno del regime di codeterminazione reciproca delle libertà stabilito dal sistema (cittadino come membro o parte indivisibile del tutto). Si genera così un corpo morale e collettivo, che ha la sua unità, il suo io comune, la sua vita e la sua volontà (volontà generale). Visto che l'insieme delle forze e delle libertà dei singoli che si sono coese trascende e nega il permanere di una sotterranea potenza creativa (anche comune), il corpo sociale e politico – la repubblica nella sua unità ed inscindibilità – si muove come un corpo solo, con un solo ed unico impeto, verso la direzione suprema stabilita dalla volontà generale. La volontà generale decide e determina quindi lo Stato (soggetto corale nella sua passività), mentre il corpo corale nella sua attività esprime la sovranità (popolare) dello Stato stesso, nel processo di individuazione della medesima volontà generale.
  • 31.
    Per ciò stessoil processo di individuazione della volontà generale fa sì necessariamente che essa tenda all' utilità generale del corpo comune dei cittadini: essa infatti tende a realizzare le condizioni economiche, sociali e politiche (in senso tecnico) per la determinazione eguale ed all'unisono dell'interesse (per la conservazione, il benessere ed il progresso) e della felicità individuale e collettiva. Retta e determinata senza possibilità di errore ( infallibile ), la volontà generale è per principio anche giusta , in quanto rispetta per tutti il criterio d'eguaglianza, e inalienabile ( indistruttibile ), in quanto rimane sempre sotto traccia, nonostante le errate valutazioni o il prevalere di forme di contrapposizione interna.
  • 32.
    La volontà generaleè espressa dalla sovranità popolare per il tramite e l'esito delle leggi. Pur essendo la sovranità popolare assoluta (sui membri e senza limiti costituzionali), inalienabile (democrazia diretta) ed indivisibile (senza divisione dei poteri), la determinazione legislativa non coincide con quella esecutiva e giudiziaria della legge.
  • 33.
    La sovranità popolaresi convoglia e si determina infatti in modo totale nella podestà legislativa. La podestà esecutiva, dipendente in modo totale ed assoluto dalla prima, può però assumere forme diverse: essere una democrazia, nel caso che tutto il potere assegnato ritorni completamente e compiutamente al popolo; essere un'aristocrazia, quando il potere assegnato all'esecutivo rimanga e si trattenga nelle mani di pochi, reputati i migliori; essere una monarchia, allorquando il potere assegnato all'esecutivo rimanga nelle mani di un'unica persona. In generale, quindi, sostiene Rousseau, il sistema democratico conviene agli stati piccoli, quello aristocratico ai medi e quello monarchico ai grandi. In particolare, per evitare da un lato il prevalere dell'interesse particolare (monarchia) o all'opposto l'inabilità al proprio autogoverno delle masse popolari (democrazia), Rousseau propendette per l'aristocrazia su base elettiva (cfr. governo veneziano).