Età napoleonica – neoclassicismo – preromanticismo

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Età napoleonica – neoclassicismo – preromanticismo

  1. 1. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO La Rivoluzione francese e Napoleone portano in Europa molti cambiamenti in diversi settori della vita umana. Il primo effetto è il crollo del rigido sistema feudale dell’ancien régime, con il conseguente emergere di classi nuove, fra le quali soprattutto la borghesia. Sul piano propriamente politico, si diffondono universalmente i valori della LIBERTÀ e dell’UGUAGLIANZA, i cui paladini ereditano, in tutta Europa, il nome di GIACOBINI.
  2. 2. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO L’Italia, in particolare, viene investita e trasformata dalle campagne napoleoniche. Si hanno prima le repubbliche democratiche/giacobine: la CISPADANA, la TRANSPADANA (unite nel 1797 nella Repubblica CISALPINA), la PARTENOPEA; poi stati più vasti (come la sopraccitata CISALPINA), che, però, o diventano stati in mano a parenti di Napoleone(il quale diventa in pochi anni padrone dell’Europa), come il REGNO di NAPOLI, o sono direttamente annessi alla Francia, come Piemonte, Toscana, Lazio (il Papa è costretto all’esilio)
  3. 3. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO L’arrivo di Napoleone ha, comunque, anche e diversi aspetti positivi; poiché si ha l’estensione dei caratteri innovativi, propri dello Stato napoleonico-francese, nell’organizzazione dell’amministrazione pubblica: • estensione del Codice napoleonico; • nascita di ginnasi e licei statali, che servono per la formazione dei futuri funzionari statali, e che tolgono alla Chiesa il potere assoluto, il monopolio sull’istruzione; • formazione dei ceti medi (funzionari, ufficiali, insegnanti), mai esistiti prima nella società italiana, che saranno importanti nel Risorgimento; • abolizione dei privilegi feudali e vendita dei beni ecclesiastici che ridanno vita alla circolazione della proprietà terriera e danno una vitalità alla borghesia terriera, la quale diviene il maggior alleato del regime; • abolizione barriere doganali (soprattutto nell’Italia settentrionale); • riorganizzazione del sistema fiscale e finanziario.
  4. 4. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO Ma ci sono anche aspetti negativi, legati soprattutto alla politica imperiale di Napoleone, che rende l’Italia, direttamente o indirettamente, sottomessa alla Francia. Questa situazione, di cui è esempio il Trattato di Campoformio (1797), delude i cosiddetti giacobini italiani, che si sentono traditi dalla politica napoleonica (Foscolo “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”).
  5. 5. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO Del resto la situazione “ideologica” in Italia non è omogenea, perché non solo abbiamo la distinzione tra i Democratici (principi rivoluzionari) e Moderati (miglioramenti attraverso riforme) all’interno dei “patrioti”, ma questi intellettuali, tutti appartenenti a ceti colti, sono completamente staccati dalle masse popolari, che si arroccano, al contrario, su posizioni reazionarie, come si nota nelle vicende e, soprattutto, nel fallimento dell’esperienza della Rivoluzione napoletana del 1799 (analizzata e “criticata” da Vincenzo Cuoco in un famoso: “Saggio storico sulla Rivoluzione napoletana del 1799”).
  6. 6. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO Anche dal punto di vista più strettamente culturale, in questo periodo, si hanno novità, aspetti positivi e negativi in Europa e in Italia. • Fuori dalla nostra penisola, significativo è il caso della Germania, che politicamente è divisa come l’Italia, ma i vari Stati (tra cui emerge la Prussia) sono indipendenti, non soggetti allo straniero, e che si impone sulla scena culturale europea sfidando il predominio di Francia e Inghilterra. A questo proposito basterà citare: a) in campo letterario il movimento dello STURM UND DRANG (“Impeto e Assalto”; passionalità, arte = prodotto del genio individuale), Schiller ( poesia “ingenua” = Antichi, poesia “sentimentale = Moderni), Goethe(“I dolori del giovane Werter” e “Faust”); b) in campo filosofico Kant ed Hegel (Idealismo vs Razionalismo francese ed Empirismo inglese; base del Romanticismo); c) in campo musicale Mozart e Beethoven.
  7. 7. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO • In Italia abbiamo: a) maggiore diffusione dei giornali, che, però, diventano anche “politici”; b) istituzione di Teatri nazionali/patriottici in cui sono rappresentate sia le tragedie antitiranniche di Alfieri che le opere di Francesco Saverio Salvi, giovane autore giacobino. Ma, in periodo più napoleonico, il teatro diviene mezzo di propaganda del regime, per cui, per esempio, viene interrotta la rappresentazione dell’ “Aiace” foscoliano, perché ritenuto antinapoleonico (1811); c) anche la figura dell’intellettuale cambia dal periodo del cosiddetto “triennio giacobino”, in cui l’intellettuale è impegnato anche politicamente, al periodo “napoleonico”, in cui l’intellettuale è “cortigiano” o “fedele funzionario” (esempio vicenda di Monti).
  8. 8. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO Tutta Italiana è la questione linguistica, in cui abbiamo la lotta tra la lingua poetica (avulsa dalla realtà dell’epoca) e i dialetti (ricordiamo che NON ESISTE LA LINGUA NAZIONALE ITALIANA) e il frazionarsi in posizioni diverse del Purismo: a) Puoti e Cesari, che potremmo definire “integralisti”; b) Giordani, più moderno, che lega la letteratura alla rinascita nazionale e che si opporrà al Romanticismo, poiché introduceva le letterature straniere; c) Monti, che parla di lingua nazionale e che afferma di non fermarsi agli esempi del Trecento, ma si deve arrivare a Parini ed Alfieri; d) Cesarotti, che predica una commistione tra Classicismo ed innovazioni
  9. 9. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO L’età delle rivoluzioni e di Napoleone, in campo artistico, è contraddistinto dal NEOCLASSICISMO. Esso propugna il ritorno all’antico, non solo nell’arte e nella letteratura, ma anche nelle forme di rappresentazione del potere: basti pensare allo “stile impero” napoleonico, che invade vestiti, acconciature, arredi, suppellettili, soprattutto, ma non solo, in Francia e in Italia.
  10. 10. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO •Uno degli aspetti caratterizzanti di questa corrente è il recupero diretto dell’arte antica, in particolare greca. Figura determinante è WINCKELMANN, archeologo e storico dell’arte; per lui rappresentare la bellezza è possibile solo se si imita l’arte greca(da non sottovalutare l’influenza di Platone), il cui carattere peculiare è la GRAZIA (= il piacevole secondo ragione), cioè l’armonia e l’equilibrio fra tutte le componenti dell’opera, come avviene nel gruppo marmoreo del LAOCOONTE.
  11. 11. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO
  12. 12. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO • Altro elemento di novità del Neoclassicismo è il forte rapporto tra le arti figurative e la letteratura. Ciò è dimostrato dall’influenza esercitata sui maggiori letterati dell’epoca ( esempio “Le Grazie” di Foscolo) da Antonio Canova, l’artista neoclassico per eccellenza ( criticato, però, da Jacques-Louis David, più propenso all’energico e al robusto e non al delicato ed alla grazia). Notevole, inoltre, è l’impulso dato all’archeologia e all’antiquaria (si ricordi l’importanza per lo sviluppo del Neoclassicismo avuto dalle scoperte archeologiche di Pompei ed Ercolano) soprattutto nella Roma papalina.
  13. 13. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO • Un terzo aspetto da considerare è il connubio realizzato dalla poesia neoclassica tra forma, moduli stilistici tradizionali e contenuti moderni, come vediamo nella produzione del francese André Chénier, appassionato sostenitore della rivoluzione e poi ghigliottinato durante il Terrore, il cui motto può essere considerato racchiuso nella sua frase “SUR DES PENSERS NOUVEAUX FAISONS DES VERSES ANTIQUES”. Infine, va ricordato che, soprattutto in Italia, la poesia neoclassica è animata da inquietudini di stampo preromantico.
  14. 14. ETÀ NAPOLEONICA - NEOCLASSICISMO • Fra i generi letterari più praticati dal Neoclassicismo ricordiamo la “prosa illustre” (esponente di rilievo è P. Giordani, amico di Leopardi) e le “traduzioni” (in questo ambito il capolavoro è considerata la versione dell’“Iliade” di Vincenzo Monti; da ricordare anche la traduzione che Foscolo fa della “Chioma di Berenice” di Catullo).

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