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Il secolo
dell’Illuminismo:

  Sapere aude!

              1
Sopravvivere
Siamo nell’epoca pre-industriale e l’incidenza dei fattori
naturali è ancora enorme sulla comunità umana:
epidemie (fattori microbiologici) combattute unicamente
con la prevenzione (quarantene, lazzaretti ecc..);
sbalzi climatici;
La lotta per sopravvivere può essere sintetizzata a tappe.
1000-1300: sviluppo demografico
1300-1450: tracollo demografico
1500-1620: miglioramento demografico
1620-1700: peggioramento demografico
Dal Settecento la situazione iniziò a migliorare e
dall’Ottocento la popolazione non decrebbe più.
                                           2
Scenari climatici e biologici
Migliorarono complessivamente le condizioni igieniche
e ciò fece decrementare l’incidenza e la presenza della
peste, così come si andò sconfiggendo il vaiolo grazie
alla pratica dell’inoculazione prima e poi della
vaccinazione (Edward Jenner, fine ‘700) che eliminava i
molti effetti collaterali della prima.
Nel corso del Settecento deve essere migliorato anche il
clima complessivo, attenuando la piccola era glaciale che
aveva caratterizzato il Seicento. Così nel corso del
Settecento e in particolare della seconda metà assistiamo
ad una rivoluzione demografica decisamente
importante. Nel 1801 si ebbe il primo censimento in
Inghilterra (9 mil.) e Francia (27 mil.).   3
L’agricoltura
I ritmi di crescita demografici furono sostenuti dallo
sviluppo agricolo: rilancio della coltivazione dei cereali
(redditizi), importazione dei grani dall’Europa orientale
(servitù della gleba), rotazione agraria che eliminò il
maggese a favore di colture foraggiere o della patata,
grazie al prezzo minore di quest’ultima per la
popolazione più povera.
L’Europa riuscì a sostenere la richiesta di cibo dovuta
all’incremento demografico della seconda metà del
Settecento, anche se i contadini mantennero una
condizione sociale molto dura (fame, carestie e peste).

                                           4
Il mercantilismo
Nel Settecento la fonte primaria della ricchezza e del
potere è la terra (almeno i ¾ della popolazione europea
è ancora contadina). Eppure l’esempio seicentesco
dell’Olanda aveva dimostrato che uno stato può trovare
nel commercio e nell’industria basi economiche ancor
più solide: moderno sistema capitalistico.
Inghilterra: i vari Atti di navigazione, le tre guerre con
l’Olanda – dal 1652 al 1674 -, la conquista di Nuova
Amsterdam, la nascita della Compagnia della Banca
d’Inghilterra. Tutti questi provvedimenti miravano a
contrastare la potenza commerciale olandese.

                                           5
Il mercantilismo
Francia: l’opera del ministro delle finanze di Luigi XIV,
Colbert puntava a dotare la nazione di una potente
flotta da guerra e mercantile, confermare la presenza
francese in Asia e nelle Americhe.
Il mercantilismo che egli instaurò voleva trasformare la
Francia in un potente regno ponendo lo stato alla guida
delle trasformazioni economiche: protezionismo
economico realizzato con il protezionismo doganale al
fine di rilanciare le produzioni nazionali (panni di lana),
di impiantare nuove produzioni (seta, specchi, merletti
ricamati).

                                           6
Invasione dell’Olanda
L’importanza del commercio mondiale emerge
chiaramente nelle ragioni e negli esiti dei conflitti svoltisi
tra il 1660 e il 1763: i vincitori infatti ebbero accesso ai
grandi mercati mondiali.
1672-1678, Guerra tra Francia e Olanda: Luigi XIV non
poteva tollerare che la piccola Olanda offuscasse la
potenza Francese; in essa trovavano poi rifugio i suoi
nemici che godevano di un’ampia libertà di stampa. Dal
1667 Colbert aveva introdotto altissime tariffe doganali
scatenando una vera e propria guerra commerciale.
Luigi XIV decise di schiacciare gli olandesi con le armi,
ma si trovò di fronte lo statolder Guglielmo III d’Orange.
Alleati preziosi degli olandesi furono l’Inghilterra, la
Spagna, l’Austria. Il re Sole fu sconfitto ma l’Olanda
iniziò a decadere come potenza economica       7
La crisi spagnola
1702-1713, Guerra di successione spagnola: la Spagna
era soggetta a continue bancarotte e il metallo prezioso
che giungeva dalle americhe serviva per pagare le
importazioni di cereali e manufatti; le colonie non
avevano potuto sviluppare una loro industria ed erano
costrette a dipendere dalla insolvente madrepatria (il
contrabbando inglese e olandese era fiorente). La morte
del re senza eredi e la designazione di Filippo di
Borbone (nipote di Luigi XIV) rischiavano di aprire alla
potenza francese i mercati mondiali oltre che un enorme
potere in Europa. La coalizione fu capitanata
dall’Inghilterra e impedì la nascita di un’egemonia
francese. La pace di Utrecht (1713) consegnò al Borbone
il trono spagnolo, ma Gibilterra all’Inghilterra e la
redditizia tratta degli schiavi (Asiento). 8
La Francia nel 1643




                      9
La “prima” guerra mondiale
1756-1768, Guerra dei Sette anni: combattuta in Europa,
ma anche in Asia (India) e in America (Canada) tra
Francia e Inghilterra. La vittoria della seconda
marginalizzò la presenza francese in quei continenti e
consegnò all’Inghilterra il primato economico e politico
mondiale.
Dal 1760 il rapporto con le colonie cambiò: da regioni
fornitrici di materie prime o prodotti di lusso esse
divennero mercati per l’esportazione dei prodotti dalla
madrepatria. La vittoria costò molto agli inglesi il cui
Parlamento, per coprire il debito, alzò le tasse e vietò di
impiantare industri concorrenti con la madrepatria,
provocando l’ostilità e la ribellione dei coloni americani
e la loro successiva indipendenza.
                                           10
La guerra dei sette anni




      La guerra dei sette anni




                                 11
Austria e Prussia
Il sovrano austriaco era Imperatore, ma dal 1648 il suo
era un potere solo nominale. All’inizio del Settecento
l’Austria aveva ripreso i territori ungheresi, i Paesi bassi
meridionali e la Lombardia. Aveva invece perso la
Sardegna (a favore dei Savoia) e l’Italia meridionale
(Borbone spagnoli).
Sua avversaria nel cuore dell’Europa divenne la Prussia,
nata dalla marca del Brandeburgo degli Hohenzollern,
con le annessioni di vasti territori polacchi. Berlino
divenne la capitale del più vasto stato tedesco dopo
l’Austria. Il re era sostenuto dalla grande nobiltà terriera
e guerresca che costituiva la spina dorsale del suo potere
politico militare. Centrale è la figura di Federico II
(1740-1786) con il sistema della coscrizione obbligatoria,
dell’addestramento e della ferrea disciplina.12
La guerra settecentesca
Il Settecento fu un secolo di conflitti, ma essi non
generarono i guasti del secolo precedente poiché si era
attenuato il fanatismo religioso e, dunque, il nemico non
era più sevo del demonio; le regioni non furono più
sottoposte al saccheggio e alla distruzione (improduttive
anche per i futuri conquistatori); fu introdotta la
baionetta a collare (scomparve la figura del picchiere); si
perfezionò il meccanismo di sparo a focile (pietra focaia);
la disposizione in battaglia cambiò a favore di file di
soldati, avanzanti a ritmo cadenzato, che scaricavano a
turno il tiro sul nemico; gli spostamenti degli eserciti
divennero più lenti e si presentò il problema del loro
rifornimento.
                                           13
L’Assolutismo francese
Luigi XIV (1661-1715): non divise il suo potere con
nessuna istituzione in grado di limitarlo. L’Assemblea
degli Stati Generali, in cui erano rappresentati i tre
ordini del regno (clero, nobiltà guerriera e terzo stato),
che avrebbe dovuto approvare l’introduzione di nuove
imposte (funzione simile al Parlamento inglese) non
venne più convocata dal 1614 sino al 1789.
Egli anni 1649-1653 si era scatenata la Fronda nobiliare
che voleva impedire al sovrano di essere l’assoluto
arbitro del potere. Mazzarino riuscì ad avere la meglio
sui nobili, ma fu il sovrano Luigi XIV a rinchiudere la
grande nobiltà a Versailles e ridurla al ruolo di servitrice
quotidiana del re.                          14
Luigi XIV
Il potere e la forza del sovrano erano di origine divina.
Fin dal 1654 il re era stato incoronato a Reims con l’olio
sacro divenendo una figura sacra a tal punto da poter
addirittura compiere delle guarigioni miracolose sulle
scrofole (linfoghiandole del collo infiammate che
potevano infettare tutto il corpo sfigurandolo con piaghe
purulente). Il re poteva ridare la vita normale a queste
persone. Vi era poi la possibilità di infliggere il
supplizio pubblico, capace di generare terrore nel
popolo di fronte alla violazione della legge del re.
L’eccesso della violenza significava il potere del re,
rappresentante di Dio in terra.
                                          15
Luigi XIV
Il sovrano rispondeva solo a Dio e l’origine divina del
suo potere escludeva la tolleranza religiosa. Nel 1661 i
calvinisti francesi (ottimi artigiani qualificati) erano
protetti dall’Editto di Nantes ed avevano la parità
giuridica di fronte al sovrano. Richelieu e Mazzarino
non avevano mai attuato una politica repressiva; Luigi
XIV rivide nella forte minoranza una minaccia al suo
potere e riprese la lotta contro l’eresia: a partire dal 1665
vi furono cambiamenti nelle leggi tesi ad escludere gli
ugonotti da alcune professioni. La repressione si
accentuò dal 1675 con l’allontanamento dalle cariche
pubbliche e nel 1682 ci fu l’acquartieramento forzato dei
dragoni reali nelle regioni calviniste.
                                             16
Luigi XIV
Il 18 ottobre 1685 ci la evoca dell’Editto di Nantes:
divenne obbligatoria la conversione al cattolicesimo e
impedita la fuga dal regno.
Nonostante questo almeno 200.000 persone lasciarono la
Francia e si rifugiarono in Olanda, Inghilterra,
Brandeburgo con grave danno per l’intera economia
francese (ricchezze e competenze tecniche furono perse)




                                        17
La guerra di secessione spagnola - 1714




                                  18
La Francia di Luigi XIV - 1715




                                 19
La riflessione politica inglese
Nello stesso periodo in cui si sviluppò l’assolutismo in
Francia, l’Inghilterra vide nascere un fiorente pensiero
politico che trovò, tra tutti, due eccezionali pensatori:
Thomas Hobbes (1588-1679) e John Locke (1632-1704).
Thomas Hobbes (pp.174-177 filosofia, tomo di storia)
Voleva costruire la scienza politica come la geometria,
ossia fondata su pochi principi d cui dedurre
necessariamente l’intera costruzione. La volontà umana
è mossa necessariamente da alcuni principi da cui si
potrà costruire more geometrico la scienza politica.
Due sono i postulati: la bramosia naturale egoista nel
voler godere dei beni e la ragione naturale per cui si
rifugge la morte violenta.                   20
La riflessione politica inglese
L’uomo non ha un amore naturale verso i suoi simili,
non è per natura un animale politico (come voleva Ugo
Grozio – giusnaturalismo), ma si associa per bisogno,
ambizione e timore reciproco: tutti hanno eguale diritto
su tutto, tutti bramano un esclusivo godimento dei beni,
tutti sono in guerra incessante contro tutti. Questo
diritto non ha nulla a che vedere col giusto o con
l’ingiusto poiché manca una legge o un potere comune.
Questo istinto di sopravvivenza non è contrario alla
ragione poiché l’uomo non ha altro mezzo per restare in
vita anche se ciò porta alla continua lotta con tutti
(guerra universale) che rende l’uomo un animale
solitario incapace di disporre del suo tempo e della sua
                                            21
vita.
La riflessione politica inglese
L’uomo ha però anche la ragione che è capacità di
calcolo, previsione in vista del soddisfacimento delle
esigenze dell’uomo. È essa che suggerisce all’uomo la
norma da cui discendono le leggi della convivenza civile
poiché proibisce all’individuo di distruggere la vita ed
omettere ciò che la conserva. La ragione è capace di
produrre la legge naturale (che non è opera divina) ma
come facoltà finita e condizionata dalla situazione in cui
opera capace di scelte opportune, non facoltà teoretica
capace di valutazione autonoma del bene e del male
(come in Grozio). La legge naturale impone all’uomo
una disciplina in grado di sottrarlo al gioco
autodistruttivo degli istinti: sicurezza e possibilità di
                                            22
svolgere attività per rendere agevole la propria vita.
La riflessione politica inglese
La legge naturale è allora tecnica di auto-conservazione:
cercare di conseguire la pace quando si ha speranza di
ottenerla, se non si può cercare tutti gli ausili e i vantaggi
della guerra -pax est quaerenda-.
L’uomo rinuncerà poi a parte della sua libertà in vista della
pace e della sua difesa –ius in omnia est retinendum-: è il
trasferimento del diritto illimitato su tutto, la fine della
guerra contro tutti, l’uscita dallo stato di natura e la
formulazione di patti che debbono però essere mantenuti –
pactis standum-. Lo stato civile avviene con la stipula di
un contratto e il trasferimento del diritto illimitato ad
altri: in questa stabilità risiede la stabilità della pace e la
reciprocità del patto.                            23
La riflessione politica inglese
Lo stato è l’unica persona la cui volontà si deve ritenere
la volontà di tutti gli individui: onde può servirsi delle
forze e degli averi dei singoli per la pace e la comune
difesa. Colui che rappresenta lo stato, il sovrano, ha
potere assoluto, è il Leviatano, il dio mortale che
disciplina con la forza e il terrore la volontà di tutti in
vista della pace e dell’aiuto scambievole contro i nemici
esterni. Il patto fondamentale è irreversibile e
unilaterale: i patti tra i cittadini generano lo stato che
però non fa patti con i cittadini. Il potere è indivisibile e
appartiene allo stato il giudizio sul bene e sul male
attraverso la legge civile. Lo stato (il sovrano) non è poi
soggetto alla legge dello stato ne può riconoscere
                                              24
un’autorità religiosa indipendente.
La riflessione politica inglese
John Locke (pp.191-192 filosofia, tomo di storia)
Fu il teorico del nuovo potere inglese sorto dalla
Gloriosa rivoluzione poichè i re inglesi non erano più
credibili come figure soprannaturali investite per diritto
divino. Nei Due trattati sul governo (1690) Locke cercò di
giustificare il nuovo potere politico ascendente
dell’Inghilterra costituzionale.
Il primo trattato confuta la tesi sostenuta da Robert
Filmer secondo il quale il potere deriva ai re per diritto
ereditario da Adamo che ebbe l’autorità da Dio stesso. Il
secondo trattato sostiene che esiste una legge di natura
che è la ragione stessa quando prescrive la reciprocità
perfetta nei rapporti tra gli uomini.        25
La riflessione politica inglese
Nello stato di natura gli uomini non sono sottomessi a
nessuna autorità che non sia la ragione naturale: anche
nel diritto naturale l’uomo non può fare ciò che vuole ed
è limitato alla propria persona: vita, libertà e proprietà
prodotta dal proprio lavoro. Anche in questa situazione
la forza deve essere sempre proporzionata all’eventuale
aggressione e non è mai dunque arbitraria. Nello stato di
natura dunque la guerra è una possibilità ma non l’unica
o la necessaria. È per evitare tale situazione che gli
uomini si pongono in società. Il potere costituito non
toglie però agli uomini se non il potere di farsi giustizia
da sé. Il potere resta costituito dal consenso dei cittadini
e a garanzia della libertà degli stessi: non potrà mai
                                             26
diventare assoluto e arbitrario.
La riflessione politica inglese
Il patto originario non conferisce allo stato tutte le libertà
naturali, la concezione del potere è ascendente, il popolo
continua a detenere la fonte del potere (sovranità).
Il popolo ha conferito il potere di legiferare, governare e
usare la forza: i due poteri debbono allora essere distinti.
Se il potere è sottoposto ad abuso il popolo può
riprenderselo. La Rivoluzione può non aver nulla di
sacrilego, anzi è legittimata. Anche la proprietà è
legittima e delimita il concetto di popolo: sono le
fondamenta dello stato liberale basato sui diritti del
cittadino e sulla distinzione dei poteri. La proprietà
privata considerata naturale legittimava però la
disugualianza sociale e rifiutava il principio democratico
                                             27
Il programma dell'illuminismo
            ( libro filosofia tomo storia, pagg. 244-259)

L‘Illuminismo è un movimento culturale
sviluppatosi durante il ‘700 e ne rappresenta la
voce più importante in significativa: esso è uno
specifico modo di rapportarsi alla ragione, ne
esalta i poteri ma è anche e soprattutto l'impegno
di avvalersi della ragione in modo libero e
pubblico per migliorare effettivamente il modo di
vivere nella società civile. L'uomo è vissuto in
una sorta di minorità, preda di forze irrazionali
dalle quali deve emanciparsi (vedi Kant nella
Risposta alla domanda: che cos'è l'illuminismo? ,
                                       28
Occorre assumere un atteggiamento
problematizzante nei confronti di ciò che esiste
e di ogni tesi precostituita, facendo valere il
proprio diritto di analisi e di critica, conducendo
la battaglia contro il pregiudizio, la superstizione,
la tradizione, l'autorità politica, le religioni positive
e storiche, le metafisiche.
Tutto deve essere sottoposto al tribunale della
ragione per distinguere il vero dal falso e
rinnovare la società.
La ragione è organo di verità e strumento di
progresso divenendo luce, lume rischiaratore
delle tenebre, dell'ignoranza e della barbarie.
                                           29
Il filosofo, l'intellettuale in genere è uno uomo
in mezzo agli altri uomini che lotta per rendere
più abitabile il mondo e che si sente utile alla
società: tutto è sottoposto al tribunale della
ragione con lo scopo di riformare la realtà, di
giovare al prossimo, diminuendo le sofferenze
degli individui e raggiungendo la maggior felicità
possibile per il genere umano.
Questo compito, questa missione favorisce la
divulgazione culturale e la ricerca del rapporto
tra lo scrittore e il pubblico.
                                     30
Illuminismo e borghesia
Questa corrente culturale manifesta un legame con
la civiltà borghese e proto-capitalistica europea.
Anzi si configura come l'espressione teorica e l'arma
intellettuale del processo di avanzamento della
borghesia nel ‘700: la borghesia è la classe
oggettivamente portatrice di progresso, dinamica,
desiderosa di sottomettere a sé la natura e la
società, decisa a rompere con il passato, le sue
consuetudini, le sue tradizioni, le sue autorità e
decisa nel ricercare lo sviluppo economico,
scientifico e politico per raggiungere un nuovo ordine
umano e culturale diverso dal precedente.
                                       31
I Comuni avevano celebrato l'intellettuale laico
impegnato nella vita cittadina,
l‘Umanesimo aveva onorato il filosofo e il
letterato amante dei classici,
il Rinascimento aveva celebrato il cortigiano colto
e raffinato,
l‘Illuminismo si specchia nelle figure del filosofo e
del mercante.


                                       32
Illuminismo, razionalismo ed empirismo
Esso è l'erede di due grandi scuole filosofiche: il
razionalismo che a partire da Cartesio afferma
che si debba accettare per vero solo ciò che
appare alla mente in modo evidente, chiaro il
distinto. Ma l‘Illuminismo autolimita
rigorosamente la ragione nel campo
dell'esperienza, facendo tesoro
dell'insegnamento di Locke e Newton. La
ragione è un semplice strumento di acquisizione
metodica di nuove conoscenze, essa non può
fare a meno dell'esperienza. Per questo si
polemizza contro il suo assolutismo dogmatico e
                                      33
L‘Illuminismo appare caratterizzato dalla possibilità,
riconosciuta la ragione, di investigare ogni aspetto o
dominio che rientri in questi limiti: esso non accetta
la rinuncia cartesiana ad occuparsi degli ambiti della
morale, della politica e della religione.
L’Illuminismo non accetta nemmeno i limiti voluti
dall'empirismo - esiti scettici della filosofia humiana -:
c'è maggior fiducia nei poteri intellettivi dell'uomo e
se ne accentua la loro portata pratica e sociale.
Una ragione operante all'interno dell'esperienza e
volta ad approfondire ogni aspetto dell'esistenza
umana ai fini del progresso sociale: ecco la ragione
illuminista e il suo inconfondibile tratto di originalità.
                                          34
Tale ragione non è onnipotente e assoluta, ma
finita e limitata dall'esperienza, e insieme
verificabile di fatti naturali e umani e prima di ogni
pretesa di assolutezza. Essa non è nemmeno
l'unica dimensione dell'uomo: gli illuministi infatti
riconoscono mettere in luce la funzione il valore
del bisogno, dell'istinto, delle passioni della vita
dell'uomo. Essa è piuttosto l'ordine a cui nella
vita intrinsecamente tende e che non può
realizzarsi se non attraverso il concorso alla
disciplina di tutti gli elementi sentimentali e pratici
che costituiscono l'uomo.
                                        35
Gli illuministi inglesi e francesi scoprono il
sentimento come una categoria spirituale a sè
stante, irriducibile da un lato all'attività
conoscitiva, dall'altro all'attività pratica (Kant,
Critica del Giudizio)
I francesi poi chiariscono il concetto di passione
non intesa come semplice emozione, ma come
emozione dominante, cioè capace di colorare
l'intera personalità di un uomo e di determinarne
gli atteggiamenti (Pascal)

                                     36
Illuminismo e critica delle costruzioni sistematiche
                   della metafisica
Questi filosofi criticano le grandi costruzioni
metafisiche con cui si era preteso di racchiudere
ogni realtà mondana e divina (Cartesio, Spinoza,
Leibniz). Espressione tipica di questa tendenza è la
polemica contro il sistema e lo spirito di sistema, cioè
quella mentalità filosofica che imbastisce piani e
forma sistemi dell'universo ai quali pretende in
seguito adattare i fenomeni, a diritto o a forza
(Diderot). Il loro ideale è, invece, analitico,
scientifico, consistente nell'osservazione metodica di
casi particolari e nella formulazione di principi
generali sempre certificati da nuove esperienze.
                                        37
C'è quindi una esigenza sistematica di determinare
l'ordine e la connessione strutturale delle
conoscenze di cui l‘Enciclopedia è insigne
testimonianza e monumento. L’Illuminismo rinuncia a
dibattere problemi riguardanti l'essenza ultima della
realtà, le questioni relative alla sostanza-spirito o alla
sostanza-corpo. Questi enigmi sono considerati
irrilevanti, frutto della tradizione parassitaria di tipo
aristocratico e sacerdotale. Questa mentalità
scettica nei confronti delle tradizionali metafisiche
sistematiche fa si che l‘Illuminismo si mantenga
entro una metafisica deista che ritiene di poter
dimostrare che alla base di quell'orologio che il
mondo sta quell'orologiaio che è Dio38    .
Il geometra e il meccanico dei deisti non ha
nulla a che spartire con il Dio delle varie religioni
poiché è semplicemente una forza che ordina il
mondo e a cui si accede attraverso la pura
ragione. Esso riduce l'intervento di Dio nel
mondo. Una metafisica globale è invece il
materialismo che emerge in alcuni filosofi
tedeschi e sfocia in un agnosticismo più
marcato. L’Illuminismo ha avuto la funzione
storica di diffondere per la prima volta nel mondo
moderno quel dubbio, quella cautela critica nei
confronti dei sistemi filosofici tradizionali, che
rappresentano uno degli antecedenti culturali del
                                      39
processo kantiano alla metafisica.
Illuminismo e religione
Esso è fortemente polemico nei confronti delle
   religioni positive e delle grandi fedi storiche:
1. la mentalità razionalista non conosce altro criterio
   di verità oltre alla ragione e all'esperienza e
   misconosce il concetto di rivelazione, reputando i
   dogmi come credenze irrazionali e non verità
   meta-razionali. La morte di Dio del cristianesimo
   è solo una favola giudaica.
2. le varie religioni della storia hanno contribuito,
   insieme al potere politico, a tenere i popoli
   nell'ignoranza e nella servitù, ostacolando il
   progresso economico scientifico dell'umanità.
                                          40
3. la religione, soprattutto la cristiana, imbroglia i
   popoli li rende tristi attraverso il senso del
   peccato, della morte e del castigo, mentre la
   ragione vuole la felicità. Si impedisce la naturale
   e armonica realizzazione dell’essere mondano
   dell’uomo (Manoscritti clandestini, Le testement
   de Jean Meslier citati a pag 249).




                                       41
Nella critica alla religione si generano due grandi
aree:
una deista, prevalente, che distingue tra natura è
storia, ragione e superstizioni, che crede in una
religiosità naturale l'immutabile, fondata su un
nocciolo razionale di verità comuni a tutti gli uomini e
proclama l'esistenza di un'etica universale (amore
universale, rispetto dei nostri simili); solo questa forma
di religione naturale e razionale è capace di garantire
l’autonomia all'uomo e la realtà di una Mente
superiore; per cui tutto ciò che una qualsiasi religione
aggiunge a questo nucleo fondamentale della vita
religiosa è nel migliore dei casi l'inutile. Si genera una
antitesi tra religione naturale e religione positiva.
                                          42
La prima fondata esclusivamente sulla ragione,
mentre la seconda, fondata sulla tradizione, trae la
propria origine da una rivelazione di genera
l'intolleranza e fanatismo.
una atea che ritiene che la religione sia, di per sé,
un fenomeno patologico e irrazionale, che non
sgorga dall'intelletto, ma da fattori quali l'interesse e
la paura (Jean Mesleir, prete). Il fatto religioso viene
letto in chiave politica e la religione è una manovra
per sottomettere i popoli ai monarchi umani; per altri
il fatto religioso nasce soprattutto nel timore e nel
disagio dell'uomo di fronte all'universo (D'Holbach).

                                         43
Dunque se Dio è soltanto una falsa proiezione
della mente, frutto della paura e utile agli
interessi politici umani, l'unica verità ed è
ricercarsi nel mondo reale, ossia nella natura,
pensata come una realtà autosufficiente ed
eterna, e come criterio di comportamento. Gli
illuministi comunque, a qualsiasi corrente
appartengano, pur combattendo filosoficamente
le religioni storiche e pur avversando lo stato
confessionale, hanno difeso la possibilità teorica
e pratica di professare una qualsivoglia religione
(le persecuzioni religiose daranno frutti
drammatici e sanguinosi durante il corso della
                                    44
Rivoluzione francese).
Illuminismo e mondo storico
Distacco dal modello teologico, provvidenzialistico e
cristocentrico della tradizione (Agostino, Città di Dio).
Modello antropocentrico, laico (Guicciardini,
Macchiavelli) avverso al governo di Dio nel mondo
(Libertini barocchi).
L’uomo è l’unico soggetto della storia, con i suoi errori e
i suoi successi (Voltaire, Candido): l’universo storico è
ormai sola opera dell’uomo. Il Provvidenzialismo è
mistificazione del reale, causa dell’ignoranza immobile
delle masse. Dio è assente, al massimo indifferente e
l’uomo deve darsi da fare con le armi dell’intelligenza e
del progresso scientifico. La storia è avventura
dell’uomo e non realizzazione di un piano divino.
                                             45
La storia non è assicurata, non ha esiti necessari e
predefiniti (Romanticismo Ottocentesco), ma è un
ordine problematico, aperto, dipendente dalle
azioni dell’uomo, esposto all’errore e
all’alienazione. Le conquiste appaiono comunque
prive di garanzie assolute, incapaci di mettere
l‘umanità al riparo dalle barbarie e dalla decadenza.
La storia del passato è prevalentemente irrazionale,
superstiziosa, violenta. L’atteggiamento è ipercritico,
polemico, non giustificazionista e non
provvidenzialista: si innesca il processo alla storia
per liberarsi dalla ruggine dei secoli (Beccaria)
                                        46
L’illuminismo rappresenta allora una forma di
pessimismo storico, poiché nella storia ride il luogo del
processo di alienazione e di smarrimento dell’uomo: la
polemica contro il medioevo evidenzia questo
atteggiamento; tale periodo storico diventa tutta per la
barbarie, modello negativo che ciò che l’umanità non
deve mai più essere. L’Illuminismo esalta il progresso
distinguendo l’uomo naturale dall’uomo artificiale
creando il mito del buon selvaggio e della felicità
preistorica. Forte e il disagio verso il passato e verso il
presidente e dunque anche verso la traduzione poiché
esse antico non è più segno di verità. L’Illuminismo
attacca violentemente la storia e la tradizione, ma esalta
anche alcuni momenti storici.              47
Ottimismo storico
Sfiducia e negazione del presidente e del passato, fiducia
e progresso nel futuro: l’illuminismo nei confronti della
storia appare bifronte, ossia pessimista e ottimista al
tempo stesso, a seconda che il suo sguardo si è rivolto
alla ruggine dei secoli o a una nuova umanità plasmata
dai lumi. Forte e l’impegno degli autori verso il presente
il futuro, persuasi di poter ritrovare al di là della storia
un mondo nuovo a misura d’uomo. È storia è vista con
fiducia come possibilità di riscatto attraverso un
processo graduale di crescita della civiltà: esistenza
selvaggia primitiva, condizione intermedia di barbarie,
conquista della civiltà effettiva in costante progresso. La
storia è storia di civiltà, è connessione di ragione e civiltà
                                              48
poiché la prima garantisce le conquiste.
La storia e sforzo di progresso da parte dell’uomo,
tortuoso e problematico poiché la storia non è un affare
della ragione, ma dell’uomo, cioè di un essere in cui la
ragione è una possibilità fra le altre.
Per la prima volta nella storia viene studiata e vagliata in
modo critico nelle testimonianze tramandate: si studia
ora anche la vita economica, il progresso scientifico il
tecnico, nella cultura letteraria e artistica e non più
solamente alla successione dei sovrani. La storiografia
illuminista ha elaborato un quadro storico universale del
cammino della civiltà, impegnandosi a valutare le varie
epoche alla luce del contributo, positivo o negativo
fornito al miglioramento delle condizioni di vita
dell’uomo e al suo progresso.
                                           49
Illuminismo e politica
La crisi dell’assolutismo monarchico di Luigi XIV, la
pressione di forze borghesi nella società francese hanno
generato nella prima metà del XVIII secolo un’autentica
esplosione di pubblicistica storica e filosofico politica,
innestando dibattito acceso che ha generato prima il
dispotismo illuminato e poi la preparazione ideologica
della rivoluzione francese. La dottrina politica
dell’illuminismo francese ha contribuito a recuperare e a
svolgere le idee generate nel pensiero inglese della
seconda metà del diciassettesimo secolo diffondendo tali
impegni su larga scala. L’Illuminismo non genera un
pensiero politico e un programma organici ma furono le
sue idee generali a produrre frutti decisivi per il mondo
                                          50
moderno (insieme alle rivoluzioni americana e francese).
Politica come strumento per l’uomo
Ragione come strumento concettuale operativo e
l’impegno a tradurre il pensiero in azione: ecco i
fondamenti        dell’essenziale       visione      politica
dell’illuminismo. L’uomo deve recuperare la sua
integrità razionale e naturale e dunque occorre
modificare la sua vita in modo globale toccando ogni
aspetto. Il presidente va riformato attraverso una politica
che non sia arte di offesa o di offesa e tecnica di dominio,
ma il servizio dell’uomo e dei suoi diritti naturali. Il
concetto di diritto naturale diventa il punto di partenza
per una critica radicale dei vari ordinamenti storici.
Questi diritti naturali diventano una in via forza calata
nella dimensione effettiva della storia e capace di
                                             51
muovere le energie sociali degli individui.
La felicità è il diritto difeso in modo più originale: essa è
la situazione in cui gli uomini soddisfano in pace tra loro
i propri bisogni materiali e spirituali. La guerra, le
contese tra gli stati anni eliminati e la pace è la meta
della storia. Essi vogliono la fine delle barriere nazionali
e la fratellanza tra gli uomini e i popoli: sono pacifisti,
cosmopoliti, filantropi. Combattono la miseria
incoraggiano il benessere concreto e la produzione
industriale. Vogliono la pubblica felicità: questo ideale a
una portata oggettivamente riformatrici poiché è il
modello in base a cui viene giudicato l’insistente e a
partire dal quale si progetta una riforma della vita
associata.

                                            52
Diritti civili, Stato laico di diritto
Diritti civili fondamentali dello Stato moderno sono:
uguaglianza, libertà, tolleranza.
Gli uomini sono uguali per natura in quanto accomunati
dalla ragione, si rivendica la parità di tutti i cittadini di
fronte alla legge e si lotta contro i privilegi della nobiltà.
Non è ancora l’uguaglianza democratica in cui tutti
hanno diritto identico di partecipare alla vita politica ne
è ancora l’uguaglianza sociale in cui tutti devono essere
uguali anche sul piano economico dei beni, poiché è
ancora si accetta e si giustifica una visione gerarchica
della società. Da questi ideali, attraverso Rousseau della
rivoluzione francese si arriverà alle rivendicazioni
moderne e contemporanee.                     53
Si può dire che storicamente parlando l’illuminismo
abbia rappresentato non solo il principio ispiratore delle
dichiarazioni dei diritti dell’uomo proclamate nella
rivoluzione americana e in quella francese, ma anche il
punto di partenza di ogni moderna filosofia
dell’uguaglianza. Ancora oggi i teorici della
disuguaglianza continuano infatti ad attaccare
l’illuminismo come responsabile principale del mito
moderno dell’uguaglianza.
La libertà è un altro diritto basilare intesa come libertà
dell’invadenza del potere politico e da ogni forma di
assolutismo pratico e teorico. Questa attaglia per la
libertà civile e contro il dispotismo della corona e della
Chiesa cattolica e si concretizza nella salvaguardia della
libertà di pensiero, di parola e di stampa. 54
Non siamo ancora giunti alla libertà come
partecipazione e sovranità che non significa solo tuttavia
di diritti individual.i – libertà da – ma anche possibilità
di essere soggetti delle decisioni politiche – libertà di -.
La libertà civile illuminista è rigetto del fanatismo e
riconoscimento della tolleranza come metodo universale
di coesistenza. Il primo è dogmatismo portato alle
estreme e disumane conseguenze. Civiltà significa
invece libertà e tolleranza, accettazione del diverso,
ammissioni teorica e pratica della pluralità possibile
degli atteggiamenti umani di fronte al mondo. Lo Stato è
laico, autonomo dall’invadenza ecclesiastica, garante
dell’uguaglianza di tutte le religioni di fronte alla legge.
È stato di diritto poiché vi governano le leggi e non gli
uomini a garanzia di diritti degli individui e contro la
                                            55
tirannia. È garante della proprietà privata.
L’Encyclopedie
Ogni ambito dell’esistenza umana doveva essere
sottoposto a critica. Tra i primi ad applicare questo
metodo troviamo Montesquieu che compose Lo spirito
delle leggi: la ragione è applicata allo studio delle
diverse società umane effettivamente esistenti in modo
da individuare il regime politico che meglio garantisse la
proprietà, la sicurezza e la libertà dell’uomo.la
conclusione è che il sistema ottimale è quello inglese
basato sull’equilibrio tra parlamento, corona e i giudici,
con la separazione dei tre poteri dello Stato. Ripensare il
sapere, riorganizzare la cultura, diffondere il nuovo
sapere razionale. La divulgazione fu lo scopo di Diderot
e D’Alambert che a partire dal 1750 pubblicarono
                                             56
l’enciclopedia.
Fu una impresa colossale che coinvolse tutti i più
prestigiosi e brillanti filosofi di Francia: tra i 1751 il 1780
uscirono 35 volumi, 11 quali erano formati da tavole
illustrative.
Pur tra molte difficoltà, vedi la condanna del papa
Clemente XIII nel 1759 o la censura del re, l’enciclopedia
divenne il simbolo della nuova cultura e delle nuove
idee.




                                              57
58
Tavole tecniche




                  59
Newton 1642 -1727
Il suo metodo di ricerca e i risultati conseguiti ebbero
molta influenza sul movimento illuminista. Egli
continuò l’impostazione di Galileo, sostenendo che una
legge fisica poteva essere ritenuta certa solo dopo che il
ricercatore aveva compiuto una puntigliosa verifica
sperimentale della propria teoria. Formulò la legge di
tra gravitazione universale che trovò nella sua definitiva
esposizione dei Principia Mathematica (1687). Si
concluse così la rivoluzione astronomica avviata da
Copernico. Per Newton la semplicità con cui la Legge
riusciva spiegare perfettamente il funzionamento del
sistema solare e dell’intero creato era la prova lampante
della perfezione della mente di Dio, concepito come
                                             60
architetto dell’universo.
Voltaire      1694-178
Uno dei filosofi più brillanti dell’illuminismo, con molti
interessi tra i quali la storiografia: non si occupò
solamente di guerre e campagne militari ma si sforzò di
esaminare anche il modo in cui i sovrani avevano
promosso o rallentato lo sviluppo dell’economia degli
stati, dedicando particolare spazio alla loro politica
religiosa. Criticò Luigi XIV perché aveva sperperato in
guerre le ricchezze della nazione e aveva fatto patire
terribili sofferenze e francesi. Verso la metà del 700
decise di combattere con tutte le forze ogni forma di
fanatismo e così denunciò compassione per violenze
commesse per motivi religiosi in quella che forse la sua
opera più famosa: il Trattato sulla tolleranza del 1763.
                                           61
Assolutismo illuminato in Austria
Dell’Impero furono gli stessi sovrani a farsi promotori di
importanti riforme dettati da criteri nazionalistici:
l’obiettivo ed era il rafforzamento del potere del sovrano
attraverso la promozione di importanti riforme. Si indica
con il termine assolutismo illuminato o dispotismo
illuminato questa modalità di governo. Per Maria Teresa
d’Austria l’obiettivo primario di governi doveva essere il
bene della società civile: riorganizzò e razionalizzò
l’amministrazione non è stato, pose sotto controllo della
corona l’università di Vienna, dominata fino a quel
tempo tra i gesuiti. Giuseppe II procedette alla
soppressione di ordini monastici, giudicati parassitari.
Introdusse un sistema di istruzione elementare
                                             62
obbligatoria all’avanguardia, istituì il catasto.
Illuminismo milanese
Gli intellettuali milanesi seguirono con estremo interesse
l’azione riformatrice della casa d’Austria. Milano e nella
capitale della Lombardia austriaca conquistata nel 1713
Pietro Verri collaborò con il governo per procedere ad
una radicale riforma fiscale, convinto che il progresso
della ragione avrebbe portato al genere umano
condizioni di vita sempre migliori: le attività umane
avrebbero dovuto essere impostate su basi razionali,
grazie anche alla divulgazione delle nuove conoscenze
egli fondò il giornale chiamato Il Caffè pubblicato dal
maggio 1764 al giugno 1766 cui si affrontavano ogni
genere di tematiche e di problemi essi lottava contro i
crescenti privilegi della nobiltà
                                          63
Cesare Beccaria
Nel giornale si affrontavano questioni molto importante
tra le quali le questioni giuridiche. Dall’interesse per
queste nacque il trattato Dei delitti e delle pene
pubblicato a Livorno nel 1764.
Il bersaglio delle critiche era il supplizio a cui veniva
contrapposta una visione contrattualistica dello Stato
pertanto il supplizio appariva assurdo e privo di senso,
mentre si distingueva nettamente la punizione umana
da quella divina.
Dunque giustizia umana e giustizia divina non
andavano confuse. Lo Stato dovrebbe occuparsi dei
crimini utilizzando un parametro terreno cioè il danno
che il delitto provocava alla società. Un 64
Solo il danno per le cerca di creare una gerarchia nella
grafica dei diritti e di conseguenza una gradazione delle
pene in grado di punire il crimine compiuto. Il fine delle
penne non era di tormentare e affliggere l’uomo magro
in impedire il compimento di nuovi danni alla società
scoraggiando qualsiasi tipo di limitazione. E alla
certezza della pena a spaventare il potenziale criminale.
Latteria contrattualistica portava il nostro autore a
rifiutare la pena di morte poiché i cittadini non avevano
del gatto allo stato un tale potere. Durissimo fu l’attacco
alla tortura come strumento di accertamento della verità:
nessun cittadino, prima di una sentenza, poteva essere
considerato colpevole. La tortura non poteva essere più
concepita come una prova di innocenza qualora Dio
avesse aiutato il torturato a resistere alle torture inflitte.
                                              65
Rousseau 1712-1778
Emilio e Contratto sociale: a differenza dello Spirito
delle leggi (Montesquieu) il nostro autore riflette sulle
caratteristiche che avrebbe dovuto possedere uno Stato
ideale, capace di garantire di nuovo agli uomini
l’uguaglianza e le virtù morali che essi avevano perduto
in seguito al passaggio dallo stato di natura alla
condizione di civiltà. Il modello politico descritto nel
Contratto sociale può essere definito democratico,
perché tutti i cittadini partecipano alla vita dello Stato in
condizione di assoluta parità. Grazie al nostro autore
viene rilanciato l’ideale della democrazia che s’impose
come alternativo rispetto alle concezioni liberali che
avevano di fatto fondato uno stato di soli cittadini
                                             66
proprietari.
Principi       Elementi ambigui
  democratici




I cittadini sono   La volontà         L’individuo può
                                          67
tutti uguali       generale è         essere forzato ad
HOBBES              LOCKE               ROUSSEAU
 contrattualista    contrattualista       contrattualista
Visione negativa    Visione positiva      Visione positiva
    dell’uomo          dell’uomo             dell’uomo
     naturale           naturale              naturale
Consegna tutti i      Consegna al            Completa
  diritti a una      governo solo i        sottomissione
autorità esterna   diritti: difesa della degli individui alla
                        vita e della     volontà generale
                         proprietà

 Stato assoluto      Stato liberale         Rischio di
   Leviatano                               “democrazia
                                            totalitaria”
                                           68
Brani da leggere
La ferrea disciplina dell’esercito prussiano, pag. 27
Stato costituzionale e Stato assoluto, pag. 32
La dichiarazione dei diritti del 1689, pag. 40
La giustificazione del diritto di proprietà, pagina 44
La giustificazione del diritto di resistenza, pag. 47
Il credo deista di Voltaire, pag. 56
Dolcezza delle pene e rifiuto della pena di morte, pag. 67
L’origine della proprietà, pag. 72
La guerra nel Settecento. pag. 78
L’origine dello stato secondo Hobbes, pag. 82
L’origine dello stato secondo Locke, pag. 83
I caratteri fondamentali dell’Illuminismo, pag. 84
La volontà generale nel contratto sociale di Rousseau, pag. 86
                                              69
La pace di Vienna - 1738




                           70
La pace di Aquisgrana - 1748




                               71
La prima spartizione della Polonia - 1772




                                  72
La seconda e la terza spartizione della Polonia - 1793-1795




                                             73
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  • 2. Sopravvivere Siamo nell’epoca pre-industriale e l’incidenza dei fattori naturali è ancora enorme sulla comunità umana: epidemie (fattori microbiologici) combattute unicamente con la prevenzione (quarantene, lazzaretti ecc..); sbalzi climatici; La lotta per sopravvivere può essere sintetizzata a tappe. 1000-1300: sviluppo demografico 1300-1450: tracollo demografico 1500-1620: miglioramento demografico 1620-1700: peggioramento demografico Dal Settecento la situazione iniziò a migliorare e dall’Ottocento la popolazione non decrebbe più. 2
  • 3. Scenari climatici e biologici Migliorarono complessivamente le condizioni igieniche e ciò fece decrementare l’incidenza e la presenza della peste, così come si andò sconfiggendo il vaiolo grazie alla pratica dell’inoculazione prima e poi della vaccinazione (Edward Jenner, fine ‘700) che eliminava i molti effetti collaterali della prima. Nel corso del Settecento deve essere migliorato anche il clima complessivo, attenuando la piccola era glaciale che aveva caratterizzato il Seicento. Così nel corso del Settecento e in particolare della seconda metà assistiamo ad una rivoluzione demografica decisamente importante. Nel 1801 si ebbe il primo censimento in Inghilterra (9 mil.) e Francia (27 mil.). 3
  • 4. L’agricoltura I ritmi di crescita demografici furono sostenuti dallo sviluppo agricolo: rilancio della coltivazione dei cereali (redditizi), importazione dei grani dall’Europa orientale (servitù della gleba), rotazione agraria che eliminò il maggese a favore di colture foraggiere o della patata, grazie al prezzo minore di quest’ultima per la popolazione più povera. L’Europa riuscì a sostenere la richiesta di cibo dovuta all’incremento demografico della seconda metà del Settecento, anche se i contadini mantennero una condizione sociale molto dura (fame, carestie e peste). 4
  • 5. Il mercantilismo Nel Settecento la fonte primaria della ricchezza e del potere è la terra (almeno i ¾ della popolazione europea è ancora contadina). Eppure l’esempio seicentesco dell’Olanda aveva dimostrato che uno stato può trovare nel commercio e nell’industria basi economiche ancor più solide: moderno sistema capitalistico. Inghilterra: i vari Atti di navigazione, le tre guerre con l’Olanda – dal 1652 al 1674 -, la conquista di Nuova Amsterdam, la nascita della Compagnia della Banca d’Inghilterra. Tutti questi provvedimenti miravano a contrastare la potenza commerciale olandese. 5
  • 6. Il mercantilismo Francia: l’opera del ministro delle finanze di Luigi XIV, Colbert puntava a dotare la nazione di una potente flotta da guerra e mercantile, confermare la presenza francese in Asia e nelle Americhe. Il mercantilismo che egli instaurò voleva trasformare la Francia in un potente regno ponendo lo stato alla guida delle trasformazioni economiche: protezionismo economico realizzato con il protezionismo doganale al fine di rilanciare le produzioni nazionali (panni di lana), di impiantare nuove produzioni (seta, specchi, merletti ricamati). 6
  • 7. Invasione dell’Olanda L’importanza del commercio mondiale emerge chiaramente nelle ragioni e negli esiti dei conflitti svoltisi tra il 1660 e il 1763: i vincitori infatti ebbero accesso ai grandi mercati mondiali. 1672-1678, Guerra tra Francia e Olanda: Luigi XIV non poteva tollerare che la piccola Olanda offuscasse la potenza Francese; in essa trovavano poi rifugio i suoi nemici che godevano di un’ampia libertà di stampa. Dal 1667 Colbert aveva introdotto altissime tariffe doganali scatenando una vera e propria guerra commerciale. Luigi XIV decise di schiacciare gli olandesi con le armi, ma si trovò di fronte lo statolder Guglielmo III d’Orange. Alleati preziosi degli olandesi furono l’Inghilterra, la Spagna, l’Austria. Il re Sole fu sconfitto ma l’Olanda iniziò a decadere come potenza economica 7
  • 8. La crisi spagnola 1702-1713, Guerra di successione spagnola: la Spagna era soggetta a continue bancarotte e il metallo prezioso che giungeva dalle americhe serviva per pagare le importazioni di cereali e manufatti; le colonie non avevano potuto sviluppare una loro industria ed erano costrette a dipendere dalla insolvente madrepatria (il contrabbando inglese e olandese era fiorente). La morte del re senza eredi e la designazione di Filippo di Borbone (nipote di Luigi XIV) rischiavano di aprire alla potenza francese i mercati mondiali oltre che un enorme potere in Europa. La coalizione fu capitanata dall’Inghilterra e impedì la nascita di un’egemonia francese. La pace di Utrecht (1713) consegnò al Borbone il trono spagnolo, ma Gibilterra all’Inghilterra e la redditizia tratta degli schiavi (Asiento). 8
  • 9. La Francia nel 1643 9
  • 10. La “prima” guerra mondiale 1756-1768, Guerra dei Sette anni: combattuta in Europa, ma anche in Asia (India) e in America (Canada) tra Francia e Inghilterra. La vittoria della seconda marginalizzò la presenza francese in quei continenti e consegnò all’Inghilterra il primato economico e politico mondiale. Dal 1760 il rapporto con le colonie cambiò: da regioni fornitrici di materie prime o prodotti di lusso esse divennero mercati per l’esportazione dei prodotti dalla madrepatria. La vittoria costò molto agli inglesi il cui Parlamento, per coprire il debito, alzò le tasse e vietò di impiantare industri concorrenti con la madrepatria, provocando l’ostilità e la ribellione dei coloni americani e la loro successiva indipendenza. 10
  • 11. La guerra dei sette anni La guerra dei sette anni 11
  • 12. Austria e Prussia Il sovrano austriaco era Imperatore, ma dal 1648 il suo era un potere solo nominale. All’inizio del Settecento l’Austria aveva ripreso i territori ungheresi, i Paesi bassi meridionali e la Lombardia. Aveva invece perso la Sardegna (a favore dei Savoia) e l’Italia meridionale (Borbone spagnoli). Sua avversaria nel cuore dell’Europa divenne la Prussia, nata dalla marca del Brandeburgo degli Hohenzollern, con le annessioni di vasti territori polacchi. Berlino divenne la capitale del più vasto stato tedesco dopo l’Austria. Il re era sostenuto dalla grande nobiltà terriera e guerresca che costituiva la spina dorsale del suo potere politico militare. Centrale è la figura di Federico II (1740-1786) con il sistema della coscrizione obbligatoria, dell’addestramento e della ferrea disciplina.12
  • 13. La guerra settecentesca Il Settecento fu un secolo di conflitti, ma essi non generarono i guasti del secolo precedente poiché si era attenuato il fanatismo religioso e, dunque, il nemico non era più sevo del demonio; le regioni non furono più sottoposte al saccheggio e alla distruzione (improduttive anche per i futuri conquistatori); fu introdotta la baionetta a collare (scomparve la figura del picchiere); si perfezionò il meccanismo di sparo a focile (pietra focaia); la disposizione in battaglia cambiò a favore di file di soldati, avanzanti a ritmo cadenzato, che scaricavano a turno il tiro sul nemico; gli spostamenti degli eserciti divennero più lenti e si presentò il problema del loro rifornimento. 13
  • 14. L’Assolutismo francese Luigi XIV (1661-1715): non divise il suo potere con nessuna istituzione in grado di limitarlo. L’Assemblea degli Stati Generali, in cui erano rappresentati i tre ordini del regno (clero, nobiltà guerriera e terzo stato), che avrebbe dovuto approvare l’introduzione di nuove imposte (funzione simile al Parlamento inglese) non venne più convocata dal 1614 sino al 1789. Egli anni 1649-1653 si era scatenata la Fronda nobiliare che voleva impedire al sovrano di essere l’assoluto arbitro del potere. Mazzarino riuscì ad avere la meglio sui nobili, ma fu il sovrano Luigi XIV a rinchiudere la grande nobiltà a Versailles e ridurla al ruolo di servitrice quotidiana del re. 14
  • 15. Luigi XIV Il potere e la forza del sovrano erano di origine divina. Fin dal 1654 il re era stato incoronato a Reims con l’olio sacro divenendo una figura sacra a tal punto da poter addirittura compiere delle guarigioni miracolose sulle scrofole (linfoghiandole del collo infiammate che potevano infettare tutto il corpo sfigurandolo con piaghe purulente). Il re poteva ridare la vita normale a queste persone. Vi era poi la possibilità di infliggere il supplizio pubblico, capace di generare terrore nel popolo di fronte alla violazione della legge del re. L’eccesso della violenza significava il potere del re, rappresentante di Dio in terra. 15
  • 16. Luigi XIV Il sovrano rispondeva solo a Dio e l’origine divina del suo potere escludeva la tolleranza religiosa. Nel 1661 i calvinisti francesi (ottimi artigiani qualificati) erano protetti dall’Editto di Nantes ed avevano la parità giuridica di fronte al sovrano. Richelieu e Mazzarino non avevano mai attuato una politica repressiva; Luigi XIV rivide nella forte minoranza una minaccia al suo potere e riprese la lotta contro l’eresia: a partire dal 1665 vi furono cambiamenti nelle leggi tesi ad escludere gli ugonotti da alcune professioni. La repressione si accentuò dal 1675 con l’allontanamento dalle cariche pubbliche e nel 1682 ci fu l’acquartieramento forzato dei dragoni reali nelle regioni calviniste. 16
  • 17. Luigi XIV Il 18 ottobre 1685 ci la evoca dell’Editto di Nantes: divenne obbligatoria la conversione al cattolicesimo e impedita la fuga dal regno. Nonostante questo almeno 200.000 persone lasciarono la Francia e si rifugiarono in Olanda, Inghilterra, Brandeburgo con grave danno per l’intera economia francese (ricchezze e competenze tecniche furono perse) 17
  • 18. La guerra di secessione spagnola - 1714 18
  • 19. La Francia di Luigi XIV - 1715 19
  • 20. La riflessione politica inglese Nello stesso periodo in cui si sviluppò l’assolutismo in Francia, l’Inghilterra vide nascere un fiorente pensiero politico che trovò, tra tutti, due eccezionali pensatori: Thomas Hobbes (1588-1679) e John Locke (1632-1704). Thomas Hobbes (pp.174-177 filosofia, tomo di storia) Voleva costruire la scienza politica come la geometria, ossia fondata su pochi principi d cui dedurre necessariamente l’intera costruzione. La volontà umana è mossa necessariamente da alcuni principi da cui si potrà costruire more geometrico la scienza politica. Due sono i postulati: la bramosia naturale egoista nel voler godere dei beni e la ragione naturale per cui si rifugge la morte violenta. 20
  • 21. La riflessione politica inglese L’uomo non ha un amore naturale verso i suoi simili, non è per natura un animale politico (come voleva Ugo Grozio – giusnaturalismo), ma si associa per bisogno, ambizione e timore reciproco: tutti hanno eguale diritto su tutto, tutti bramano un esclusivo godimento dei beni, tutti sono in guerra incessante contro tutti. Questo diritto non ha nulla a che vedere col giusto o con l’ingiusto poiché manca una legge o un potere comune. Questo istinto di sopravvivenza non è contrario alla ragione poiché l’uomo non ha altro mezzo per restare in vita anche se ciò porta alla continua lotta con tutti (guerra universale) che rende l’uomo un animale solitario incapace di disporre del suo tempo e della sua 21 vita.
  • 22. La riflessione politica inglese L’uomo ha però anche la ragione che è capacità di calcolo, previsione in vista del soddisfacimento delle esigenze dell’uomo. È essa che suggerisce all’uomo la norma da cui discendono le leggi della convivenza civile poiché proibisce all’individuo di distruggere la vita ed omettere ciò che la conserva. La ragione è capace di produrre la legge naturale (che non è opera divina) ma come facoltà finita e condizionata dalla situazione in cui opera capace di scelte opportune, non facoltà teoretica capace di valutazione autonoma del bene e del male (come in Grozio). La legge naturale impone all’uomo una disciplina in grado di sottrarlo al gioco autodistruttivo degli istinti: sicurezza e possibilità di 22 svolgere attività per rendere agevole la propria vita.
  • 23. La riflessione politica inglese La legge naturale è allora tecnica di auto-conservazione: cercare di conseguire la pace quando si ha speranza di ottenerla, se non si può cercare tutti gli ausili e i vantaggi della guerra -pax est quaerenda-. L’uomo rinuncerà poi a parte della sua libertà in vista della pace e della sua difesa –ius in omnia est retinendum-: è il trasferimento del diritto illimitato su tutto, la fine della guerra contro tutti, l’uscita dallo stato di natura e la formulazione di patti che debbono però essere mantenuti – pactis standum-. Lo stato civile avviene con la stipula di un contratto e il trasferimento del diritto illimitato ad altri: in questa stabilità risiede la stabilità della pace e la reciprocità del patto. 23
  • 24. La riflessione politica inglese Lo stato è l’unica persona la cui volontà si deve ritenere la volontà di tutti gli individui: onde può servirsi delle forze e degli averi dei singoli per la pace e la comune difesa. Colui che rappresenta lo stato, il sovrano, ha potere assoluto, è il Leviatano, il dio mortale che disciplina con la forza e il terrore la volontà di tutti in vista della pace e dell’aiuto scambievole contro i nemici esterni. Il patto fondamentale è irreversibile e unilaterale: i patti tra i cittadini generano lo stato che però non fa patti con i cittadini. Il potere è indivisibile e appartiene allo stato il giudizio sul bene e sul male attraverso la legge civile. Lo stato (il sovrano) non è poi soggetto alla legge dello stato ne può riconoscere 24 un’autorità religiosa indipendente.
  • 25. La riflessione politica inglese John Locke (pp.191-192 filosofia, tomo di storia) Fu il teorico del nuovo potere inglese sorto dalla Gloriosa rivoluzione poichè i re inglesi non erano più credibili come figure soprannaturali investite per diritto divino. Nei Due trattati sul governo (1690) Locke cercò di giustificare il nuovo potere politico ascendente dell’Inghilterra costituzionale. Il primo trattato confuta la tesi sostenuta da Robert Filmer secondo il quale il potere deriva ai re per diritto ereditario da Adamo che ebbe l’autorità da Dio stesso. Il secondo trattato sostiene che esiste una legge di natura che è la ragione stessa quando prescrive la reciprocità perfetta nei rapporti tra gli uomini. 25
  • 26. La riflessione politica inglese Nello stato di natura gli uomini non sono sottomessi a nessuna autorità che non sia la ragione naturale: anche nel diritto naturale l’uomo non può fare ciò che vuole ed è limitato alla propria persona: vita, libertà e proprietà prodotta dal proprio lavoro. Anche in questa situazione la forza deve essere sempre proporzionata all’eventuale aggressione e non è mai dunque arbitraria. Nello stato di natura dunque la guerra è una possibilità ma non l’unica o la necessaria. È per evitare tale situazione che gli uomini si pongono in società. Il potere costituito non toglie però agli uomini se non il potere di farsi giustizia da sé. Il potere resta costituito dal consenso dei cittadini e a garanzia della libertà degli stessi: non potrà mai 26 diventare assoluto e arbitrario.
  • 27. La riflessione politica inglese Il patto originario non conferisce allo stato tutte le libertà naturali, la concezione del potere è ascendente, il popolo continua a detenere la fonte del potere (sovranità). Il popolo ha conferito il potere di legiferare, governare e usare la forza: i due poteri debbono allora essere distinti. Se il potere è sottoposto ad abuso il popolo può riprenderselo. La Rivoluzione può non aver nulla di sacrilego, anzi è legittimata. Anche la proprietà è legittima e delimita il concetto di popolo: sono le fondamenta dello stato liberale basato sui diritti del cittadino e sulla distinzione dei poteri. La proprietà privata considerata naturale legittimava però la disugualianza sociale e rifiutava il principio democratico 27
  • 28. Il programma dell'illuminismo ( libro filosofia tomo storia, pagg. 244-259) L‘Illuminismo è un movimento culturale sviluppatosi durante il ‘700 e ne rappresenta la voce più importante in significativa: esso è uno specifico modo di rapportarsi alla ragione, ne esalta i poteri ma è anche e soprattutto l'impegno di avvalersi della ragione in modo libero e pubblico per migliorare effettivamente il modo di vivere nella società civile. L'uomo è vissuto in una sorta di minorità, preda di forze irrazionali dalle quali deve emanciparsi (vedi Kant nella Risposta alla domanda: che cos'è l'illuminismo? , 28
  • 29. Occorre assumere un atteggiamento problematizzante nei confronti di ciò che esiste e di ogni tesi precostituita, facendo valere il proprio diritto di analisi e di critica, conducendo la battaglia contro il pregiudizio, la superstizione, la tradizione, l'autorità politica, le religioni positive e storiche, le metafisiche. Tutto deve essere sottoposto al tribunale della ragione per distinguere il vero dal falso e rinnovare la società. La ragione è organo di verità e strumento di progresso divenendo luce, lume rischiaratore delle tenebre, dell'ignoranza e della barbarie. 29
  • 30. Il filosofo, l'intellettuale in genere è uno uomo in mezzo agli altri uomini che lotta per rendere più abitabile il mondo e che si sente utile alla società: tutto è sottoposto al tribunale della ragione con lo scopo di riformare la realtà, di giovare al prossimo, diminuendo le sofferenze degli individui e raggiungendo la maggior felicità possibile per il genere umano. Questo compito, questa missione favorisce la divulgazione culturale e la ricerca del rapporto tra lo scrittore e il pubblico. 30
  • 31. Illuminismo e borghesia Questa corrente culturale manifesta un legame con la civiltà borghese e proto-capitalistica europea. Anzi si configura come l'espressione teorica e l'arma intellettuale del processo di avanzamento della borghesia nel ‘700: la borghesia è la classe oggettivamente portatrice di progresso, dinamica, desiderosa di sottomettere a sé la natura e la società, decisa a rompere con il passato, le sue consuetudini, le sue tradizioni, le sue autorità e decisa nel ricercare lo sviluppo economico, scientifico e politico per raggiungere un nuovo ordine umano e culturale diverso dal precedente. 31
  • 32. I Comuni avevano celebrato l'intellettuale laico impegnato nella vita cittadina, l‘Umanesimo aveva onorato il filosofo e il letterato amante dei classici, il Rinascimento aveva celebrato il cortigiano colto e raffinato, l‘Illuminismo si specchia nelle figure del filosofo e del mercante. 32
  • 33. Illuminismo, razionalismo ed empirismo Esso è l'erede di due grandi scuole filosofiche: il razionalismo che a partire da Cartesio afferma che si debba accettare per vero solo ciò che appare alla mente in modo evidente, chiaro il distinto. Ma l‘Illuminismo autolimita rigorosamente la ragione nel campo dell'esperienza, facendo tesoro dell'insegnamento di Locke e Newton. La ragione è un semplice strumento di acquisizione metodica di nuove conoscenze, essa non può fare a meno dell'esperienza. Per questo si polemizza contro il suo assolutismo dogmatico e 33
  • 34. L‘Illuminismo appare caratterizzato dalla possibilità, riconosciuta la ragione, di investigare ogni aspetto o dominio che rientri in questi limiti: esso non accetta la rinuncia cartesiana ad occuparsi degli ambiti della morale, della politica e della religione. L’Illuminismo non accetta nemmeno i limiti voluti dall'empirismo - esiti scettici della filosofia humiana -: c'è maggior fiducia nei poteri intellettivi dell'uomo e se ne accentua la loro portata pratica e sociale. Una ragione operante all'interno dell'esperienza e volta ad approfondire ogni aspetto dell'esistenza umana ai fini del progresso sociale: ecco la ragione illuminista e il suo inconfondibile tratto di originalità. 34
  • 35. Tale ragione non è onnipotente e assoluta, ma finita e limitata dall'esperienza, e insieme verificabile di fatti naturali e umani e prima di ogni pretesa di assolutezza. Essa non è nemmeno l'unica dimensione dell'uomo: gli illuministi infatti riconoscono mettere in luce la funzione il valore del bisogno, dell'istinto, delle passioni della vita dell'uomo. Essa è piuttosto l'ordine a cui nella vita intrinsecamente tende e che non può realizzarsi se non attraverso il concorso alla disciplina di tutti gli elementi sentimentali e pratici che costituiscono l'uomo. 35
  • 36. Gli illuministi inglesi e francesi scoprono il sentimento come una categoria spirituale a sè stante, irriducibile da un lato all'attività conoscitiva, dall'altro all'attività pratica (Kant, Critica del Giudizio) I francesi poi chiariscono il concetto di passione non intesa come semplice emozione, ma come emozione dominante, cioè capace di colorare l'intera personalità di un uomo e di determinarne gli atteggiamenti (Pascal) 36
  • 37. Illuminismo e critica delle costruzioni sistematiche della metafisica Questi filosofi criticano le grandi costruzioni metafisiche con cui si era preteso di racchiudere ogni realtà mondana e divina (Cartesio, Spinoza, Leibniz). Espressione tipica di questa tendenza è la polemica contro il sistema e lo spirito di sistema, cioè quella mentalità filosofica che imbastisce piani e forma sistemi dell'universo ai quali pretende in seguito adattare i fenomeni, a diritto o a forza (Diderot). Il loro ideale è, invece, analitico, scientifico, consistente nell'osservazione metodica di casi particolari e nella formulazione di principi generali sempre certificati da nuove esperienze. 37
  • 38. C'è quindi una esigenza sistematica di determinare l'ordine e la connessione strutturale delle conoscenze di cui l‘Enciclopedia è insigne testimonianza e monumento. L’Illuminismo rinuncia a dibattere problemi riguardanti l'essenza ultima della realtà, le questioni relative alla sostanza-spirito o alla sostanza-corpo. Questi enigmi sono considerati irrilevanti, frutto della tradizione parassitaria di tipo aristocratico e sacerdotale. Questa mentalità scettica nei confronti delle tradizionali metafisiche sistematiche fa si che l‘Illuminismo si mantenga entro una metafisica deista che ritiene di poter dimostrare che alla base di quell'orologio che il mondo sta quell'orologiaio che è Dio38 .
  • 39. Il geometra e il meccanico dei deisti non ha nulla a che spartire con il Dio delle varie religioni poiché è semplicemente una forza che ordina il mondo e a cui si accede attraverso la pura ragione. Esso riduce l'intervento di Dio nel mondo. Una metafisica globale è invece il materialismo che emerge in alcuni filosofi tedeschi e sfocia in un agnosticismo più marcato. L’Illuminismo ha avuto la funzione storica di diffondere per la prima volta nel mondo moderno quel dubbio, quella cautela critica nei confronti dei sistemi filosofici tradizionali, che rappresentano uno degli antecedenti culturali del 39 processo kantiano alla metafisica.
  • 40. Illuminismo e religione Esso è fortemente polemico nei confronti delle religioni positive e delle grandi fedi storiche: 1. la mentalità razionalista non conosce altro criterio di verità oltre alla ragione e all'esperienza e misconosce il concetto di rivelazione, reputando i dogmi come credenze irrazionali e non verità meta-razionali. La morte di Dio del cristianesimo è solo una favola giudaica. 2. le varie religioni della storia hanno contribuito, insieme al potere politico, a tenere i popoli nell'ignoranza e nella servitù, ostacolando il progresso economico scientifico dell'umanità. 40
  • 41. 3. la religione, soprattutto la cristiana, imbroglia i popoli li rende tristi attraverso il senso del peccato, della morte e del castigo, mentre la ragione vuole la felicità. Si impedisce la naturale e armonica realizzazione dell’essere mondano dell’uomo (Manoscritti clandestini, Le testement de Jean Meslier citati a pag 249). 41
  • 42. Nella critica alla religione si generano due grandi aree: una deista, prevalente, che distingue tra natura è storia, ragione e superstizioni, che crede in una religiosità naturale l'immutabile, fondata su un nocciolo razionale di verità comuni a tutti gli uomini e proclama l'esistenza di un'etica universale (amore universale, rispetto dei nostri simili); solo questa forma di religione naturale e razionale è capace di garantire l’autonomia all'uomo e la realtà di una Mente superiore; per cui tutto ciò che una qualsiasi religione aggiunge a questo nucleo fondamentale della vita religiosa è nel migliore dei casi l'inutile. Si genera una antitesi tra religione naturale e religione positiva. 42
  • 43. La prima fondata esclusivamente sulla ragione, mentre la seconda, fondata sulla tradizione, trae la propria origine da una rivelazione di genera l'intolleranza e fanatismo. una atea che ritiene che la religione sia, di per sé, un fenomeno patologico e irrazionale, che non sgorga dall'intelletto, ma da fattori quali l'interesse e la paura (Jean Mesleir, prete). Il fatto religioso viene letto in chiave politica e la religione è una manovra per sottomettere i popoli ai monarchi umani; per altri il fatto religioso nasce soprattutto nel timore e nel disagio dell'uomo di fronte all'universo (D'Holbach). 43
  • 44. Dunque se Dio è soltanto una falsa proiezione della mente, frutto della paura e utile agli interessi politici umani, l'unica verità ed è ricercarsi nel mondo reale, ossia nella natura, pensata come una realtà autosufficiente ed eterna, e come criterio di comportamento. Gli illuministi comunque, a qualsiasi corrente appartengano, pur combattendo filosoficamente le religioni storiche e pur avversando lo stato confessionale, hanno difeso la possibilità teorica e pratica di professare una qualsivoglia religione (le persecuzioni religiose daranno frutti drammatici e sanguinosi durante il corso della 44 Rivoluzione francese).
  • 45. Illuminismo e mondo storico Distacco dal modello teologico, provvidenzialistico e cristocentrico della tradizione (Agostino, Città di Dio). Modello antropocentrico, laico (Guicciardini, Macchiavelli) avverso al governo di Dio nel mondo (Libertini barocchi). L’uomo è l’unico soggetto della storia, con i suoi errori e i suoi successi (Voltaire, Candido): l’universo storico è ormai sola opera dell’uomo. Il Provvidenzialismo è mistificazione del reale, causa dell’ignoranza immobile delle masse. Dio è assente, al massimo indifferente e l’uomo deve darsi da fare con le armi dell’intelligenza e del progresso scientifico. La storia è avventura dell’uomo e non realizzazione di un piano divino. 45
  • 46. La storia non è assicurata, non ha esiti necessari e predefiniti (Romanticismo Ottocentesco), ma è un ordine problematico, aperto, dipendente dalle azioni dell’uomo, esposto all’errore e all’alienazione. Le conquiste appaiono comunque prive di garanzie assolute, incapaci di mettere l‘umanità al riparo dalle barbarie e dalla decadenza. La storia del passato è prevalentemente irrazionale, superstiziosa, violenta. L’atteggiamento è ipercritico, polemico, non giustificazionista e non provvidenzialista: si innesca il processo alla storia per liberarsi dalla ruggine dei secoli (Beccaria) 46
  • 47. L’illuminismo rappresenta allora una forma di pessimismo storico, poiché nella storia ride il luogo del processo di alienazione e di smarrimento dell’uomo: la polemica contro il medioevo evidenzia questo atteggiamento; tale periodo storico diventa tutta per la barbarie, modello negativo che ciò che l’umanità non deve mai più essere. L’Illuminismo esalta il progresso distinguendo l’uomo naturale dall’uomo artificiale creando il mito del buon selvaggio e della felicità preistorica. Forte e il disagio verso il passato e verso il presidente e dunque anche verso la traduzione poiché esse antico non è più segno di verità. L’Illuminismo attacca violentemente la storia e la tradizione, ma esalta anche alcuni momenti storici. 47
  • 48. Ottimismo storico Sfiducia e negazione del presidente e del passato, fiducia e progresso nel futuro: l’illuminismo nei confronti della storia appare bifronte, ossia pessimista e ottimista al tempo stesso, a seconda che il suo sguardo si è rivolto alla ruggine dei secoli o a una nuova umanità plasmata dai lumi. Forte e l’impegno degli autori verso il presente il futuro, persuasi di poter ritrovare al di là della storia un mondo nuovo a misura d’uomo. È storia è vista con fiducia come possibilità di riscatto attraverso un processo graduale di crescita della civiltà: esistenza selvaggia primitiva, condizione intermedia di barbarie, conquista della civiltà effettiva in costante progresso. La storia è storia di civiltà, è connessione di ragione e civiltà 48 poiché la prima garantisce le conquiste.
  • 49. La storia e sforzo di progresso da parte dell’uomo, tortuoso e problematico poiché la storia non è un affare della ragione, ma dell’uomo, cioè di un essere in cui la ragione è una possibilità fra le altre. Per la prima volta nella storia viene studiata e vagliata in modo critico nelle testimonianze tramandate: si studia ora anche la vita economica, il progresso scientifico il tecnico, nella cultura letteraria e artistica e non più solamente alla successione dei sovrani. La storiografia illuminista ha elaborato un quadro storico universale del cammino della civiltà, impegnandosi a valutare le varie epoche alla luce del contributo, positivo o negativo fornito al miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo e al suo progresso. 49
  • 50. Illuminismo e politica La crisi dell’assolutismo monarchico di Luigi XIV, la pressione di forze borghesi nella società francese hanno generato nella prima metà del XVIII secolo un’autentica esplosione di pubblicistica storica e filosofico politica, innestando dibattito acceso che ha generato prima il dispotismo illuminato e poi la preparazione ideologica della rivoluzione francese. La dottrina politica dell’illuminismo francese ha contribuito a recuperare e a svolgere le idee generate nel pensiero inglese della seconda metà del diciassettesimo secolo diffondendo tali impegni su larga scala. L’Illuminismo non genera un pensiero politico e un programma organici ma furono le sue idee generali a produrre frutti decisivi per il mondo 50 moderno (insieme alle rivoluzioni americana e francese).
  • 51. Politica come strumento per l’uomo Ragione come strumento concettuale operativo e l’impegno a tradurre il pensiero in azione: ecco i fondamenti dell’essenziale visione politica dell’illuminismo. L’uomo deve recuperare la sua integrità razionale e naturale e dunque occorre modificare la sua vita in modo globale toccando ogni aspetto. Il presidente va riformato attraverso una politica che non sia arte di offesa o di offesa e tecnica di dominio, ma il servizio dell’uomo e dei suoi diritti naturali. Il concetto di diritto naturale diventa il punto di partenza per una critica radicale dei vari ordinamenti storici. Questi diritti naturali diventano una in via forza calata nella dimensione effettiva della storia e capace di 51 muovere le energie sociali degli individui.
  • 52. La felicità è il diritto difeso in modo più originale: essa è la situazione in cui gli uomini soddisfano in pace tra loro i propri bisogni materiali e spirituali. La guerra, le contese tra gli stati anni eliminati e la pace è la meta della storia. Essi vogliono la fine delle barriere nazionali e la fratellanza tra gli uomini e i popoli: sono pacifisti, cosmopoliti, filantropi. Combattono la miseria incoraggiano il benessere concreto e la produzione industriale. Vogliono la pubblica felicità: questo ideale a una portata oggettivamente riformatrici poiché è il modello in base a cui viene giudicato l’insistente e a partire dal quale si progetta una riforma della vita associata. 52
  • 53. Diritti civili, Stato laico di diritto Diritti civili fondamentali dello Stato moderno sono: uguaglianza, libertà, tolleranza. Gli uomini sono uguali per natura in quanto accomunati dalla ragione, si rivendica la parità di tutti i cittadini di fronte alla legge e si lotta contro i privilegi della nobiltà. Non è ancora l’uguaglianza democratica in cui tutti hanno diritto identico di partecipare alla vita politica ne è ancora l’uguaglianza sociale in cui tutti devono essere uguali anche sul piano economico dei beni, poiché è ancora si accetta e si giustifica una visione gerarchica della società. Da questi ideali, attraverso Rousseau della rivoluzione francese si arriverà alle rivendicazioni moderne e contemporanee. 53
  • 54. Si può dire che storicamente parlando l’illuminismo abbia rappresentato non solo il principio ispiratore delle dichiarazioni dei diritti dell’uomo proclamate nella rivoluzione americana e in quella francese, ma anche il punto di partenza di ogni moderna filosofia dell’uguaglianza. Ancora oggi i teorici della disuguaglianza continuano infatti ad attaccare l’illuminismo come responsabile principale del mito moderno dell’uguaglianza. La libertà è un altro diritto basilare intesa come libertà dell’invadenza del potere politico e da ogni forma di assolutismo pratico e teorico. Questa attaglia per la libertà civile e contro il dispotismo della corona e della Chiesa cattolica e si concretizza nella salvaguardia della libertà di pensiero, di parola e di stampa. 54
  • 55. Non siamo ancora giunti alla libertà come partecipazione e sovranità che non significa solo tuttavia di diritti individual.i – libertà da – ma anche possibilità di essere soggetti delle decisioni politiche – libertà di -. La libertà civile illuminista è rigetto del fanatismo e riconoscimento della tolleranza come metodo universale di coesistenza. Il primo è dogmatismo portato alle estreme e disumane conseguenze. Civiltà significa invece libertà e tolleranza, accettazione del diverso, ammissioni teorica e pratica della pluralità possibile degli atteggiamenti umani di fronte al mondo. Lo Stato è laico, autonomo dall’invadenza ecclesiastica, garante dell’uguaglianza di tutte le religioni di fronte alla legge. È stato di diritto poiché vi governano le leggi e non gli uomini a garanzia di diritti degli individui e contro la 55 tirannia. È garante della proprietà privata.
  • 56. L’Encyclopedie Ogni ambito dell’esistenza umana doveva essere sottoposto a critica. Tra i primi ad applicare questo metodo troviamo Montesquieu che compose Lo spirito delle leggi: la ragione è applicata allo studio delle diverse società umane effettivamente esistenti in modo da individuare il regime politico che meglio garantisse la proprietà, la sicurezza e la libertà dell’uomo.la conclusione è che il sistema ottimale è quello inglese basato sull’equilibrio tra parlamento, corona e i giudici, con la separazione dei tre poteri dello Stato. Ripensare il sapere, riorganizzare la cultura, diffondere il nuovo sapere razionale. La divulgazione fu lo scopo di Diderot e D’Alambert che a partire dal 1750 pubblicarono 56 l’enciclopedia.
  • 57. Fu una impresa colossale che coinvolse tutti i più prestigiosi e brillanti filosofi di Francia: tra i 1751 il 1780 uscirono 35 volumi, 11 quali erano formati da tavole illustrative. Pur tra molte difficoltà, vedi la condanna del papa Clemente XIII nel 1759 o la censura del re, l’enciclopedia divenne il simbolo della nuova cultura e delle nuove idee. 57
  • 58. 58
  • 60. Newton 1642 -1727 Il suo metodo di ricerca e i risultati conseguiti ebbero molta influenza sul movimento illuminista. Egli continuò l’impostazione di Galileo, sostenendo che una legge fisica poteva essere ritenuta certa solo dopo che il ricercatore aveva compiuto una puntigliosa verifica sperimentale della propria teoria. Formulò la legge di tra gravitazione universale che trovò nella sua definitiva esposizione dei Principia Mathematica (1687). Si concluse così la rivoluzione astronomica avviata da Copernico. Per Newton la semplicità con cui la Legge riusciva spiegare perfettamente il funzionamento del sistema solare e dell’intero creato era la prova lampante della perfezione della mente di Dio, concepito come 60 architetto dell’universo.
  • 61. Voltaire 1694-178 Uno dei filosofi più brillanti dell’illuminismo, con molti interessi tra i quali la storiografia: non si occupò solamente di guerre e campagne militari ma si sforzò di esaminare anche il modo in cui i sovrani avevano promosso o rallentato lo sviluppo dell’economia degli stati, dedicando particolare spazio alla loro politica religiosa. Criticò Luigi XIV perché aveva sperperato in guerre le ricchezze della nazione e aveva fatto patire terribili sofferenze e francesi. Verso la metà del 700 decise di combattere con tutte le forze ogni forma di fanatismo e così denunciò compassione per violenze commesse per motivi religiosi in quella che forse la sua opera più famosa: il Trattato sulla tolleranza del 1763. 61
  • 62. Assolutismo illuminato in Austria Dell’Impero furono gli stessi sovrani a farsi promotori di importanti riforme dettati da criteri nazionalistici: l’obiettivo ed era il rafforzamento del potere del sovrano attraverso la promozione di importanti riforme. Si indica con il termine assolutismo illuminato o dispotismo illuminato questa modalità di governo. Per Maria Teresa d’Austria l’obiettivo primario di governi doveva essere il bene della società civile: riorganizzò e razionalizzò l’amministrazione non è stato, pose sotto controllo della corona l’università di Vienna, dominata fino a quel tempo tra i gesuiti. Giuseppe II procedette alla soppressione di ordini monastici, giudicati parassitari. Introdusse un sistema di istruzione elementare 62 obbligatoria all’avanguardia, istituì il catasto.
  • 63. Illuminismo milanese Gli intellettuali milanesi seguirono con estremo interesse l’azione riformatrice della casa d’Austria. Milano e nella capitale della Lombardia austriaca conquistata nel 1713 Pietro Verri collaborò con il governo per procedere ad una radicale riforma fiscale, convinto che il progresso della ragione avrebbe portato al genere umano condizioni di vita sempre migliori: le attività umane avrebbero dovuto essere impostate su basi razionali, grazie anche alla divulgazione delle nuove conoscenze egli fondò il giornale chiamato Il Caffè pubblicato dal maggio 1764 al giugno 1766 cui si affrontavano ogni genere di tematiche e di problemi essi lottava contro i crescenti privilegi della nobiltà 63
  • 64. Cesare Beccaria Nel giornale si affrontavano questioni molto importante tra le quali le questioni giuridiche. Dall’interesse per queste nacque il trattato Dei delitti e delle pene pubblicato a Livorno nel 1764. Il bersaglio delle critiche era il supplizio a cui veniva contrapposta una visione contrattualistica dello Stato pertanto il supplizio appariva assurdo e privo di senso, mentre si distingueva nettamente la punizione umana da quella divina. Dunque giustizia umana e giustizia divina non andavano confuse. Lo Stato dovrebbe occuparsi dei crimini utilizzando un parametro terreno cioè il danno che il delitto provocava alla società. Un 64
  • 65. Solo il danno per le cerca di creare una gerarchia nella grafica dei diritti e di conseguenza una gradazione delle pene in grado di punire il crimine compiuto. Il fine delle penne non era di tormentare e affliggere l’uomo magro in impedire il compimento di nuovi danni alla società scoraggiando qualsiasi tipo di limitazione. E alla certezza della pena a spaventare il potenziale criminale. Latteria contrattualistica portava il nostro autore a rifiutare la pena di morte poiché i cittadini non avevano del gatto allo stato un tale potere. Durissimo fu l’attacco alla tortura come strumento di accertamento della verità: nessun cittadino, prima di una sentenza, poteva essere considerato colpevole. La tortura non poteva essere più concepita come una prova di innocenza qualora Dio avesse aiutato il torturato a resistere alle torture inflitte. 65
  • 66. Rousseau 1712-1778 Emilio e Contratto sociale: a differenza dello Spirito delle leggi (Montesquieu) il nostro autore riflette sulle caratteristiche che avrebbe dovuto possedere uno Stato ideale, capace di garantire di nuovo agli uomini l’uguaglianza e le virtù morali che essi avevano perduto in seguito al passaggio dallo stato di natura alla condizione di civiltà. Il modello politico descritto nel Contratto sociale può essere definito democratico, perché tutti i cittadini partecipano alla vita dello Stato in condizione di assoluta parità. Grazie al nostro autore viene rilanciato l’ideale della democrazia che s’impose come alternativo rispetto alle concezioni liberali che avevano di fatto fondato uno stato di soli cittadini 66 proprietari.
  • 67. Principi Elementi ambigui democratici I cittadini sono La volontà L’individuo può 67 tutti uguali generale è essere forzato ad
  • 68. HOBBES LOCKE ROUSSEAU contrattualista contrattualista contrattualista Visione negativa Visione positiva Visione positiva dell’uomo dell’uomo dell’uomo naturale naturale naturale Consegna tutti i Consegna al Completa diritti a una governo solo i sottomissione autorità esterna diritti: difesa della degli individui alla vita e della volontà generale proprietà Stato assoluto Stato liberale Rischio di Leviatano “democrazia totalitaria” 68
  • 69. Brani da leggere La ferrea disciplina dell’esercito prussiano, pag. 27 Stato costituzionale e Stato assoluto, pag. 32 La dichiarazione dei diritti del 1689, pag. 40 La giustificazione del diritto di proprietà, pagina 44 La giustificazione del diritto di resistenza, pag. 47 Il credo deista di Voltaire, pag. 56 Dolcezza delle pene e rifiuto della pena di morte, pag. 67 L’origine della proprietà, pag. 72 La guerra nel Settecento. pag. 78 L’origine dello stato secondo Hobbes, pag. 82 L’origine dello stato secondo Locke, pag. 83 I caratteri fondamentali dell’Illuminismo, pag. 84 La volontà generale nel contratto sociale di Rousseau, pag. 86 69
  • 70. La pace di Vienna - 1738 70
  • 71. La pace di Aquisgrana - 1748 71
  • 72. La prima spartizione della Polonia - 1772 72
  • 73. La seconda e la terza spartizione della Polonia - 1793-1795 73
  • 74. 74