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“Apprendere significa comprendere e mantenere nel tempo le conoscenze,
e saperle utilizzare in altri contesti”. R. de Beni

1
CAP 1

E’

molto importante esplicitare con estrema chiarezza i principi
basilari che hanno fatto da linee-guida nella stesura di questo
testo e che costituiscono anche il filo conduttore di una precisa
metodologia.
Primo elemento trattato l’analisi della prestazione, che assume particolare importanza in funzione del traguardo che ogni atleta, sia egli
esperto o principiante, persegue, traguardo che prevede appunto la
realizzazione ed il completamento ottimale dell’obiettivo prestazionale.
Cos’è, come si costruisce, come si persegue, quali sono le componenti
essenziali che condizionano la
realizzazione della prestazione?
Nei due schemi che seguono
vengono sintetizzate ipotesi di
risposta alle domande poste.
Non a caso è stata scelta una
figura geometrica assimilabile ad
una piramide e sono proprio le
leggi geometriche della piramide che permettono una valida
rappresentazione del principio
che sta alla base dell’approccio
metodologico adottato: quanto
più grande sarà la base della piramide, tanto maggiore
potrà essere la sua altezza.
Una considerazione che aiuta a comprendere come sia importante, per
puntare ad una determinata prestazione, lavorare in forma consequenziale per step successivi e in un preciso sviluppo temporale.
Infatti ogni fascia d’età rappresenta un momento d’oro nel perseguimento di un preciso obiettivo attraverso il lavoro su uno specifico gradino della piramide. Nell’eventualità si analizzi con precisione l’evoluzione del lavoro e degli obiettivi ottenuti, si noterà come essa segua le
leggi ontologiche del movimento.

èPRESTAZIONE
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CAP 2

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“L’io è anzitutto un io corporeo. Il corpo non-mente” Freud

LA PROPRIOCEZIONE E LA GESTIONE DELL’EQUILIBRIO

arrampicatore ideale è un atleta completo ed è stato anche per
questo definito il decatleta verticale.
Un atleta dotato di forza, di resistenza, di mobilità e con un
favorevole rapporto peso – potenza, ma soprattutto con un alto livello di
propriocezione che gli permette precisione di movimenti, controllo muscolare, coscienza, consapevolezza, controllo del proprio corpo e delle
sue potenzialità e dei suoi limiti.
Forse è proprio questo il motivo di maggior fascino dell’arrampicata:
il dover lavorare a fondo sui propri limiti, con tutte le conseguenze
emotivo-affettive che ciò comporta ed il mettere in gioco profondamente il proprio io.
La serie di esercizi in coppia proposti di seguito permettono un proficuo lavoro sul dialogo tonico, sul gioco contrazione-decontrazione, sul
potenziamento isometrico, nella ricerca della piena e totale consapevolezza del proprio corpo, dei suoi segmenti e del rapporto che li lega fra
loro.
La scelta di lavorare in coppia pone le basi per creare fiducia nel
compagno da un lato, e responsabilità sul compagno dall’altro, e sono
questi i presupposti essenziali per il perfezionamento del futuro rapporto
nell’arrampicata tra esecutore ed assicuratore.
Molti di questi esercizi sono impostati per lavorare sull’equilibrio che è
poi capacità fondamentale nell’arrampicata.
Il corpo affronta la dimensione verticale, il vuoto e i giochi di equilibrio
variano, mutano continuamente, creando possibilita’ di sperimentazione
su situazioni non abituali.
E’ proprio una gamma di varianti quanto più estesa possibile che permetterà di allenare proficuamente le capacità utili all’arrampicata.
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“Quando gioca, l’uomo usa tutte le sue facoltà; quando lavora, si specializza”.
Marshall McLuhan

3
CAP 3

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all’analisi dei movimenti di un atleta impegnato in arrampicata, è
facile dedurre, traslando la parete su un piano orizzontale, come
l’arrampicatore si sposti in quadrupedia.
Le diverse forme di quadrupedia sono dunque il mezzo per traslare sul
verticale, per salire, per scendere, per attraversare, utilizzando appigli
e appoggi sui quattro arti.
Le mani cercano gli appigli per mantenere l’equilibrio, i piedi cercano gli
appoggi per sostenere ed alzare il corpo, in un gioco continuo di spostamenti di baricentro e con un grande lavoro di coordinazione degli arti
nella ricerca delle migliori soluzioni elaborabili utilizzando 4-3-2 o 1
punti di contatto con la parete.
Nella motricità abituale sul piano orizzontale gli arti superiori sono usati
pochissimo, condizione per la quale sono meno forti: nell’arrampicata
devono saper essere utilizzati in modo efficace ed economico.
Assume quindi importanza l’allenamento degli arti superiori da realizzare proprio lavorando sulle quadrupedie e riproducendo cioè la postura
tipica dell’arrampicata.
Le quadrupedie costituiscono per questo un decisivo mezzo di sviluppo
delle capacità condizionali (forza e resistenza ) e coordinative specifiche
per l’arrampicata.
La serie di esercizi proposta di seguito permette l’utilizzo e lo sfruttamento più efficace delle posture in quadrupedia.

QUADRUPEDIA
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“La disciplina senza abbandono è paranoia” Wu Ming 5

4
CAP 4

T

ra gli attrezzi presenti in una palestra, siano essi di preparazione a
una disciplina sportiva o di tipo generico, la spalliera è forse l’attrezzo più presente e più conosciuto per la sua evidente duttilità
d’uso e per la completezza della gamma degli utilizzi possibili. Per ogni
disciplina sportiva è possibile con questo attrezzo elaborare una gamma
svariata di esercizi adeguati allo sviluppo delle capacità fisico-motorie
e tecniche. Molti di questi esercizi coinvolgeranno i muscoli del cingolo
scapolo-omerale e del busto, le articolazioni coxo-femorali, quelle intervertebrali e i muscoli addominali e permetteranno un proficuo lavoro
sugli arti inferiori e superiori: in sintesi per ogni azione muscolare e
per ogni fine tecnico-sportivo, le spalliere possono permettere forme di
attività esercitativa di sicura efficacia.

La modulazione degli esercizi, variati nella tipologia e anche nell’intensità e nelle ripetizioni, potrà fornire risultati certi sia per quanto
concerne il potenziamento muscolare che la mobilità articolare.
Prendendo in considerazione la spalliera come parete d’arrampicata,
se ne otterrà un ampliamento degli utilizzi e delle modalità d’uso con
la valorizzazione delle forme di creatività necessarie nella ricerca di
soluzioni ai problemi posti dalla pratica sportiva.
La spalliera può diventare la principale e più comoda via d’accesso
all’assimilazione degli aspetti tecnico-tattici specifici dell’arrampicata
ed è proprio alle spalliere che si può impostare un efficace allenamento
che prepari ed avvii gli allievi arrampicatori al successivo più specifico
lavoro al pannello–boulder.
L’esplorazione dello spazio verticale attraverso le traslazioni alla spalliera, anche vincolando in modo specifico l’uso degli arti superiori, degli

LE SPALLIERE
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“Se non hai voce, GRIDA. Se non hai gambe, CORRI. Se non hai speranza, INVENTA. ”
Incipit dello spettacolo Alegria del Cirque du Soleil

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CAP 5

L

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e scale sono attrezzi spesso in dotazione
nelle palestre anche se poco sfruttati e
utilizzati, forse perché legati ad un uso
codificato e legato ad una superata concezione
della ginnastica correttiva, o ad una motricità
stereotipata, o più semplicemente ad esercizi
addestrativi.
Anche le scale, come le spalliere, possono invece
essere considerate e dunque sfruttate come
strutture d’arrampicata; si può così arricchire
ed ampliare il loro utilizzo trasformando questi
attrezzi in un valido strumento per stimolare la
creatività ed accrescere il bagaglio motorio.
Comunemente nelle palestre si possono trovare
tre tipi di scale: scale verticali, dritte o curve,
che possono anche assumere diverse inclinazioni
e scale orizzontali.
Sono queste caratteristiche che ne arricchiscono
le possibilità d’impiego e di transfert con le
pareti di arrampicata.
Le scale verticali, poste a diversi gradi di inclinazione, possono rappresentare e simulare
pareti appoggiate da una parte e strapiombanti
dall’altra e possono essere così sfruttate per
eseguire esercizi a diverse intensità di impegno
muscolare ed esercizi tecnici specifici.
Le scale orizzontali riproducono situazioni molto
simili a quelle con tetti e a strapiombi che vengono ricostruite nelle strutture indoor.
La pratica esercitativa sui vari tipi di scale comporta un aspetto sicuramente da sottolineare e
che riguarda il notevole, per quantità ed efficacia, lavoro che si concentra sui muscoli addominali e dorsali.

LE SCALE
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“Ho portato il mio Io sul punto più alto e lo lascio lassù, l’Io che voglio essere.
Scendo con l’Io che sono”. Reinard Karl

6
CAP 6

IL QUADRO SVEDESE

INTRODUZIONE:

I

l quadro svedese è un grande attrezzo che si presta in modo ottimale
allo sviluppo dello schema motorio dell’arrampicare e importante è
dunque la sua rivalutazione in quanto presente spesso nelle palestre

senza essere molto utilizzato.
Altra caratteristica fondamentale del quadro è la sua peculiare funzione
di consentire la familiarizzazione dell’allievo con l’altezza ed il vuoto,
componenti essenziali dell’arrampicata.
L’utilizzo contemporaneo del quadro con quello di pertiche, spalliere e
scale, permette un ottimo sfruttamento degli spazi della palestra e risponde all’esigenza di far lavorare tutti gli allievi contemporaneamente.
Interessante la duttilità dell’attrezzo sfruttabile utilizzando il quadro
nelle tre inclinazioni possibili dell’arrampicata: su terreno inclinato,
verticale, strapiombante. Ulteriore utilizzo in posizione basculante con
attrezzo addossato al muro. Da sottolineare la necessità di posizionare
sotto il quadro un materasso “paracadute”.
Da evidenziare in sintesi la notevole importanza che viene dalla possibilità di transfert che permette verso gli aspetti tecnico-tattici specifici
dell’arrampicata anche introducendo l’uso combinato delle corde e degli
imbraghi come attrezzi specifici e con relative nuove attività tecniche
possibili (vedi capitolo 11 sui materiali).
Il quadro può anche essere usato nelle esercitazioni di salto in basso per
permettere all’allievo di sperimentare il vuoto, l’altezza, la tecnica di
caduta, ma soprattutto per farlo giocare con le proprie emozioni, le
proprie paure e per permettergli di cercare il proprio limite (vedi capitolo 9 sulle cadute).

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INTRODUZIONE
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“Quando il movimento si quieta i fantasmi si destano, ma quando
mi muovo da quali fantasmi sto fuggendo?” W. Goethe

7
CAP 7

T

ra i grandi attrezzi comunemente presenti nelle
palestre, il palco di salita è
indubbiamente quello più selettivo per peculiarità proprie, per
l’altezza, per l’assenza di appigli e
di appoggi orizzontali.
Inoltre la superficie liscia della
pertica e l’instabilità della fune
creano difficoltà tali agli allievi da
renderne l’utilizzo frustrante, in
particolare modo per quelli che
presentano un rapporto peso-forza
sfavorevole.
Per questa condizione d’uso sfavorevole il palco di salita è generalmente talmente poco utilizzato
da provocarne la rimozione dagli
impianti sportivi.
Invece l’attrezzo merita una rivalutazione recuperando le valenze
positive degli esercizi più classici
e soprattutto utilizzandolo con
attrezzature e tecniche tipiche
dell’arrampicata o riscoprendolo
in forma ludica e di riporto.

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IL PALCO DI SALITA
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“La conoscenza è il riconoscimento dei legami che uniscono una cosa a un’altra” W. Goethe

8
CAP 8
CARATTERISTICHE ED OBIETTIVI

C

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IL PANNELLO

CARATTERISTICHE ED OBIETTIVI

on il termine pannello si intende quella struttura artificiale, il
boulder o in gergo “muro”, dove è possibile arrampicarsi senza
utilizzare corde o altro materiale tecnico e con dotazione alla
base di un materasso paracadute con funzione protettiva per eventuali
cadute.
I vincoli posti dalla disciplina con la corda, quali l’attrezzatura specifica,
la conoscenza delle manovre per il corretto utilizzo, la necessità di un
compagno che assicura, sono completamente superati in questa struttura
essendo richiesta all’atleta la sola disponibilità di scarpe specifiche.
La semplicità di utilizzo ha favorito l’approccio a questa modalità di
arrampicata favorendone un notevole successo e gradimento con conseguente grande divulgazione. I giovani amano particolarmente questo
“modo” di arrampicare, tanto che la Federazione ha creato la specialità
agonistica del boulder e il pannello, che inizialmente era un semplice
mezzo di allenamento, è strumento di una nuova disciplina di prestazione.
Il boulder consente a tutti di arrampicare da soli, di provare, cadere,
riprovare anche per molte volte, con possibilità di acquisire un notevole bagaglio di memorie motorie in tempi di attività e lavoro contenuti
rispetto all’arrampicata con la corda.
Inoltre il lavoro sul pannello abitua l’atleta a gestire il volo e a viverlo
senza traumi come una parte del gioco arrampicata.
L’allievo stimola e migliora le capacità condizionali attraverso il gesto
stesso, può creare un numero altissimo di percorsi decidendo quali prese utilizzare, può ottimizzare il tempo disponibile.
Per l’atleta esperto il boulder diviene un mezzo di allenamento in cui
inserire la teoria del metodo intervallato e le ripetute secondo le metodologie mutuate dall’atletica leggera.
Il lavoro al pannello permette di stimolare efficacemente la forza e le
fibre muscolari bianche semplicemente con brevi sequenze di movimenti
ad alto impegno (durata dello sforzo: da alcuni a poche decine di secondi).
Permette anche di stimolare la resistenza e le fibre rosse con lunghe
sequenze a di minore intensità, utilizzando le prese grandi (durata dello
sforzo: minuti).
84

9

BressaCapretta
Denicu

LE CADUTE

Il volo è una perdita di controllo in attesa dell’arresto sul materasso, o
appesi alla corda. Nella fase di volo il corpo deve prepararsi a gestire
l’arresto.
La sensazione ansiogena che appare spesso nei principianti, è dovuta sia
alla perdita di controllo sul proprio corpo che alla mancanza di fiducia
nei materiali o nel compagno.
Il canale propriocettivo è particolarmente sollecitato in questa situazione da cui l’importanza di tutto quel bagaglio motorio che è possibile
sviluppare con le situazioni di rotolamento ed il lavoro a corpo libero
della ginnastica artistica, nella gestione quindi del corpo nella dimensione orizzontale.
La dimensione verticale potrà essere poi esplorata utilizzando la vasta
gamma di attività in salto in basso offerte dai grandi attrezzi presenti in
palestra.
Anche le abilità motorie e sportive di altre discipline individuali e di
squadra, possono offrire situazioni di transfert nella gestione dell’equilibrio in volo.
Ultima considerazione infine: la caduta e la gestione del corpo in volo si
sperimentano e si consolidano attraverso l’utilizzo della corda.
Di seguito una serie di esercizi per il controllo del corpo e la ricerca di
equilibrio in volo.
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“L’esperto è colui che ha già commesso tutti gli errori “ Carlo Rubbia

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CAP 10

LA TECNICA

ASPETTI TECNICI DEL GESTO: DALL’ARRAMPICARE ALL’ ARRAMPICATA

Q

uando si osserva un atleta esperto arrampicare, si rimane colpiti particolarmente dalla fluidità del movimento, dall’abilità
nell’adattare il proprio corpo alla parete, dalla capacità di trovare in parete luoghi dove fermarsi per riposare.
Anni fa una famosa arrampicatrice, Catherine Destivelle, titolò un suo
scritto “Danzatrice sulla roccia” una frase che sintetizza molto bene il
punto d’arrivo per coloro che non mettono il grado di difficoltà come
unico obiettivo dei loro sforzi.
Per passare dall’arrampicare, come schema motorio di base, all’arrampicata, come gesto sportivo, è necessario riconoscere e trasmettere una
serie di abilità gestuali e tecniche anche ai bambini.
L’analisi dei testi tecnici unita all’osservazione dei ragazzi durante le
attività di arrampicata proposte in dieci anni di lavoro, sia in ambito
scolastico che societario, sono stati il punto di partenza per le riflessioni e le conseguenti elaborazioni metodologiche che vengono esposte di
seguito. Il progredire sulla dimensione verticale è stato analizzato nelle varie
fasce di età, dalle elementari alle superiori.
Potendo osservare gli allievi nel tempo, si è potuta cogliere l’evoluzione
tecnico-tattica dei vari soggetti che da principianti sono diventati esperti
del gesto attraverso la pratica. Importante nel bambino rispettare i tempi di assimilazione e accomodamento dei gesti: come dire che il saper
aspettare senza forzare è uno dei presupposti fondamentali per evitare
abbandoni precoci della disciplina.
In arrampicata il soggetto, utilizzando il proprio bagaglio gestuale e il
proprio repertorio motorio frutto del proprio vissuto, della propria storia
personale, torna a fondere in una successione i gesti e le posizioni in
modo così personale ed unico che lo conduce a “danzare sulla roccia”.
Gli spostamenti sullo spazio verticale devono essere organizzati in modo
mirato per poter passare, come già detto nel capitolo 1 dallo schema
motorio arrampicare, all’abilità motoria per arrivare infine all’abilità
sportiva: la tecnica dell’arrampicata.
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CAP 11

A

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“La cultura non è una cosa ma un modo di fare le cose”. G. Guglielmi

MATERIALI D’ARRAMPICATA E LORO UTILIZZO

questo punto risulta importante analizzare l’utilizzo del materiale
e delle manovre per arrampicare in sicurezza su strutture artificiali. Esercizi che necessitano l’utilizzo dei materiali specifici di
arrampicata sono quelli proposti con il “quadro svedese”.
Questo capitolo ha lo scopo di inquadrare le situazioni, di proporre esercizi per l’apprendimento globale delle manovre di corda. E’ da chiarire
che tali abilità si potranno acquisire solo con l’esperienza sul campo e
con la guida di istruttori qualificati per competenze specifiche.
I Iettori e gli appassionati che non siano già in possesso di tali conoscenze ed esperienze, potranno proficuamente frequentare un corso specialistico rivolgendosi alle uniche agenzie attualmente abilitate a fornire
tali conoscenze: la F.A.S.I., le guide alpine, il C.A.I.
Il capitolo infatti, di proposito, non fornisce indicazioni specifiche sul
come inserire il bloccante sulla corda, passare correttamente la corda
nel rinvio, calare con il gri-gri, ecc. poichè tali manovre vanno aquisite,
prima di essere trasmesse dai docenti agli allievi, mediante la frequentazione di corsi specifici organizzati dalle suddette associazioni.
Da riportare invece, sulla base delle esperienze acquisite, alcuni principi di base fondamentali per la sicurezza che sono riassumibili in sei
punti per dare gli obiettivi e le indicazioni base indispensabili per un
lavoro sicuro e proficuo con i ragazzi:
- rendere i ragazzi autonomi e responsabili;
- abituare i ragazzi a fare una cosa per volta;
- educare i ragazzi alla consapevolezza delle proprie capacità e a saper
valutare i rischi in rapporto alle proprie conoscenze;
- abituare i ragazzi a chiedere la verifica del nodo e del corretto posizionamento del gri-gri prima di arrampicare;
- abituare la coppia che arrampica a controllarsi sempre a vicenda “hai
fatto bene il nodo? E tu hai controllato il gri-gri, sei pronto ad assicurarmi?”;
- evitare di interrompere gli allievi mentre stanno eseguendo manovre
quali: inserimento del gri-gri, nodo, calzare l’imbrago. Chiedere loro di
verificare la correttezza dell’operazione sempre con la consapevolezza
che le correzioni in itinere deresponsabilizzano e distraggono il ragazzo.
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“Vedendo l’anitra l’uccellino volò giù dall’albero. Ma che razza di uccello
LL’A
DA
tu che non sai volare, disse, e l’anitra gli rispose: che razza di uccello sei tu che non sai
nuotare, e si rituffò nello stagno” Tratto da: Pierino e il lupo di S. Prokofief

129

12
CAP 12

ALTRI TERRENI DI GIOCO

PARCHI ROBINSON
Parchi giochi per bambini.
a storia dei parchi Robinson ha origine nei paesi Scandinavi intorno
agli anni ’40 del secolo scorso. In particolare si deve alla poliedrica
personalità di Carl Theodor Soerensen la costruzione della prima
“Robinson Spiel Platze”.
In origine erano dei semplici appezzamenti di terreno dove i bambini potevano dar sfogo alla loro energia fisica e creativa letteralmente
costruendosi giochi e situazioni con materiali di “scarto” quali pezzi di
legno, chiodi, copertoni,ecc.
Questi “antichi” parchi Robinson, si sono ora evoluti con giochi e strutture più complessi e sicuri, che comunque mantengono inalterato lo spirito
di assecondare la fantasia e la motricità spontanea dei bambini.
Nei meravigliosi parchi di oggi molto spesso i giochi che più attraggono
sono quelli che richiedono semplici capacità arrampicatorie, stimolate
da fantasiose strutture simili a castelli, navi, torrette, dove i bambini
inconsapevolmente scoprono l’arrampicata, l’altezza, il rimanere appesi
alle funi, ecc.
Pertanto a volte un’ora al parco giochi è più produttiva di un’ora di
educazione fisica e per quel che riguarda il nostro approccio all’arrampicata, può essere un meraviglioso primo passo verso la verticalità.

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PARCHI ROBINSON
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“Andiamo tutti in cerca della nostra vera identità, è un divertimento puro; a condizione,
beninteso, che non la troviamo mai” S. Mrozek

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CAP 13
BUILDERING E CONCLUSIONI

L’

133

BUILDERING

BUILDERING E CONCLUSIONI

attività di buildering consiste nell’arrampicata su muri di edifici
già esistenti e comunque su manufatti urbani.
Nell’ottica del tutto è arrampicata e perciò tutto si può arrampicare, il passo dal bouldering, arrampicata su pareti basse naturali o costruite
apposta per allenamento e gare, al buildering, è breve e logico.
Se di per sé non c’è niente di nuovo, perché molti arrampicatori nel
passato si allenavano, in mancanza di meglio, in contesti metropolitani, il
fondamentale cambio di passo sta proprio nell’assunzione di dignità anche
per itinerari tracciati su muri di strade con numero civico ma anche cavalcavia, grondaie, finestre, davanzali, lampioni, non tanto in quanto “vie”
ma piuttosto come problemi motori o movimento puro fine a sé stesso.
In effetti la rivoluzione era già passata dal grandioso al minimale, dalle grandi
pareti alpine, vere e proprie maratone, alle falesie di fondo valle, una corsa
sui 100 metri e da queste poi ai massi paragonabili ai 60 metri indoor.
Un passo successivo era solo questione di tempo e di dimestichezza o
alienazione con ambienti nuovi, non più naturali, ma luoghi e “non luoghi”
urbani, come parcheggi, capannoni, periferie che prendono la loro dignità
di luogo solo quando vengono usati.
Tralasciando quelli che possono essere i condizionamenti del mercato, tutto passa anche tramite controculture (graffitari, rapper, tribù, rave-party)
in contesti di rottura o clandestini e comunque attraverso una riappropriazione del territorio vissuto tramite discipline “para”sportive quali hip-hop,
skate, parkour e quindi anche il buildering.
Queste stesse tendenze stanno urbanizzando anche altri sport outdoor,
come snowboard e sci, che si trasformano in half-pipe e free-style.
Del resto se l’uomo della rivoluzione industriale riproduceva la naturalità
della corsa campestre in uno stadio tramite i 3000 siepi, trasformava gli
alberi in palco di salita o ancor di più il cavallo in cavallo con maniglie,
l’uomo postindustriale “lotta con l’alpe” dominando i muri ed i palazzi
che lo sovrastano.

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  • 1. RAM L’AR DAL TA’ E TECNICA SPONTANEI ATA TRA RAMPIC LL’AR ARE A PIC 9 “Apprendere significa comprendere e mantenere nel tempo le conoscenze, e saperle utilizzare in altri contesti”. R. de Beni 1 CAP 1 E’ molto importante esplicitare con estrema chiarezza i principi basilari che hanno fatto da linee-guida nella stesura di questo testo e che costituiscono anche il filo conduttore di una precisa metodologia. Primo elemento trattato l’analisi della prestazione, che assume particolare importanza in funzione del traguardo che ogni atleta, sia egli esperto o principiante, persegue, traguardo che prevede appunto la realizzazione ed il completamento ottimale dell’obiettivo prestazionale. Cos’è, come si costruisce, come si persegue, quali sono le componenti essenziali che condizionano la realizzazione della prestazione? Nei due schemi che seguono vengono sintetizzate ipotesi di risposta alle domande poste. Non a caso è stata scelta una figura geometrica assimilabile ad una piramide e sono proprio le leggi geometriche della piramide che permettono una valida rappresentazione del principio che sta alla base dell’approccio metodologico adottato: quanto più grande sarà la base della piramide, tanto maggiore potrà essere la sua altezza. Una considerazione che aiuta a comprendere come sia importante, per puntare ad una determinata prestazione, lavorare in forma consequenziale per step successivi e in un preciso sviluppo temporale. Infatti ogni fascia d’età rappresenta un momento d’oro nel perseguimento di un preciso obiettivo attraverso il lavoro su uno specifico gradino della piramide. Nell’eventualità si analizzi con precisione l’evoluzione del lavoro e degli obiettivi ottenuti, si noterà come essa segua le leggi ontologiche del movimento. èPRESTAZIONE
  • 2. RAM L’AR DAL 2 CAP 2 L’ TA’ E TECNICA SPONTANEI ATA TRA RAMPIC LL’AR ARE A PIC 21 “L’io è anzitutto un io corporeo. Il corpo non-mente” Freud LA PROPRIOCEZIONE E LA GESTIONE DELL’EQUILIBRIO arrampicatore ideale è un atleta completo ed è stato anche per questo definito il decatleta verticale. Un atleta dotato di forza, di resistenza, di mobilità e con un favorevole rapporto peso – potenza, ma soprattutto con un alto livello di propriocezione che gli permette precisione di movimenti, controllo muscolare, coscienza, consapevolezza, controllo del proprio corpo e delle sue potenzialità e dei suoi limiti. Forse è proprio questo il motivo di maggior fascino dell’arrampicata: il dover lavorare a fondo sui propri limiti, con tutte le conseguenze emotivo-affettive che ciò comporta ed il mettere in gioco profondamente il proprio io. La serie di esercizi in coppia proposti di seguito permettono un proficuo lavoro sul dialogo tonico, sul gioco contrazione-decontrazione, sul potenziamento isometrico, nella ricerca della piena e totale consapevolezza del proprio corpo, dei suoi segmenti e del rapporto che li lega fra loro. La scelta di lavorare in coppia pone le basi per creare fiducia nel compagno da un lato, e responsabilità sul compagno dall’altro, e sono questi i presupposti essenziali per il perfezionamento del futuro rapporto nell’arrampicata tra esecutore ed assicuratore. Molti di questi esercizi sono impostati per lavorare sull’equilibrio che è poi capacità fondamentale nell’arrampicata. Il corpo affronta la dimensione verticale, il vuoto e i giochi di equilibrio variano, mutano continuamente, creando possibilita’ di sperimentazione su situazioni non abituali. E’ proprio una gamma di varianti quanto più estesa possibile che permetterà di allenare proficuamente le capacità utili all’arrampicata.
  • 3. RAM L’AR DAL TA’ E TECNICA SPONTANEI ATA TRA RAMPIC LL’AR ARE A PIC 35 “Quando gioca, l’uomo usa tutte le sue facoltà; quando lavora, si specializza”. Marshall McLuhan 3 CAP 3 D all’analisi dei movimenti di un atleta impegnato in arrampicata, è facile dedurre, traslando la parete su un piano orizzontale, come l’arrampicatore si sposti in quadrupedia. Le diverse forme di quadrupedia sono dunque il mezzo per traslare sul verticale, per salire, per scendere, per attraversare, utilizzando appigli e appoggi sui quattro arti. Le mani cercano gli appigli per mantenere l’equilibrio, i piedi cercano gli appoggi per sostenere ed alzare il corpo, in un gioco continuo di spostamenti di baricentro e con un grande lavoro di coordinazione degli arti nella ricerca delle migliori soluzioni elaborabili utilizzando 4-3-2 o 1 punti di contatto con la parete. Nella motricità abituale sul piano orizzontale gli arti superiori sono usati pochissimo, condizione per la quale sono meno forti: nell’arrampicata devono saper essere utilizzati in modo efficace ed economico. Assume quindi importanza l’allenamento degli arti superiori da realizzare proprio lavorando sulle quadrupedie e riproducendo cioè la postura tipica dell’arrampicata. Le quadrupedie costituiscono per questo un decisivo mezzo di sviluppo delle capacità condizionali (forza e resistenza ) e coordinative specifiche per l’arrampicata. La serie di esercizi proposta di seguito permette l’utilizzo e lo sfruttamento più efficace delle posture in quadrupedia. QUADRUPEDIA
  • 4. RAM L’AR DAL TA’ E TECNICA SPONTANEI ATA TRA RAMPIC LL’AR ARE A PIC 39 “La disciplina senza abbandono è paranoia” Wu Ming 5 4 CAP 4 T ra gli attrezzi presenti in una palestra, siano essi di preparazione a una disciplina sportiva o di tipo generico, la spalliera è forse l’attrezzo più presente e più conosciuto per la sua evidente duttilità d’uso e per la completezza della gamma degli utilizzi possibili. Per ogni disciplina sportiva è possibile con questo attrezzo elaborare una gamma svariata di esercizi adeguati allo sviluppo delle capacità fisico-motorie e tecniche. Molti di questi esercizi coinvolgeranno i muscoli del cingolo scapolo-omerale e del busto, le articolazioni coxo-femorali, quelle intervertebrali e i muscoli addominali e permetteranno un proficuo lavoro sugli arti inferiori e superiori: in sintesi per ogni azione muscolare e per ogni fine tecnico-sportivo, le spalliere possono permettere forme di attività esercitativa di sicura efficacia. La modulazione degli esercizi, variati nella tipologia e anche nell’intensità e nelle ripetizioni, potrà fornire risultati certi sia per quanto concerne il potenziamento muscolare che la mobilità articolare. Prendendo in considerazione la spalliera come parete d’arrampicata, se ne otterrà un ampliamento degli utilizzi e delle modalità d’uso con la valorizzazione delle forme di creatività necessarie nella ricerca di soluzioni ai problemi posti dalla pratica sportiva. La spalliera può diventare la principale e più comoda via d’accesso all’assimilazione degli aspetti tecnico-tattici specifici dell’arrampicata ed è proprio alle spalliere che si può impostare un efficace allenamento che prepari ed avvii gli allievi arrampicatori al successivo più specifico lavoro al pannello–boulder. L’esplorazione dello spazio verticale attraverso le traslazioni alla spalliera, anche vincolando in modo specifico l’uso degli arti superiori, degli LE SPALLIERE
  • 5. RAM L’AR DAL TA’ E TECNICA SPONTANEI ATA TRA RAMPIC LL’AR ARE A PIC “Se non hai voce, GRIDA. Se non hai gambe, CORRI. Se non hai speranza, INVENTA. ” Incipit dello spettacolo Alegria del Cirque du Soleil 5 CAP 5 L 47 e scale sono attrezzi spesso in dotazione nelle palestre anche se poco sfruttati e utilizzati, forse perché legati ad un uso codificato e legato ad una superata concezione della ginnastica correttiva, o ad una motricità stereotipata, o più semplicemente ad esercizi addestrativi. Anche le scale, come le spalliere, possono invece essere considerate e dunque sfruttate come strutture d’arrampicata; si può così arricchire ed ampliare il loro utilizzo trasformando questi attrezzi in un valido strumento per stimolare la creatività ed accrescere il bagaglio motorio. Comunemente nelle palestre si possono trovare tre tipi di scale: scale verticali, dritte o curve, che possono anche assumere diverse inclinazioni e scale orizzontali. Sono queste caratteristiche che ne arricchiscono le possibilità d’impiego e di transfert con le pareti di arrampicata. Le scale verticali, poste a diversi gradi di inclinazione, possono rappresentare e simulare pareti appoggiate da una parte e strapiombanti dall’altra e possono essere così sfruttate per eseguire esercizi a diverse intensità di impegno muscolare ed esercizi tecnici specifici. Le scale orizzontali riproducono situazioni molto simili a quelle con tetti e a strapiombi che vengono ricostruite nelle strutture indoor. La pratica esercitativa sui vari tipi di scale comporta un aspetto sicuramente da sottolineare e che riguarda il notevole, per quantità ed efficacia, lavoro che si concentra sui muscoli addominali e dorsali. LE SCALE
  • 6. RAM L’AR DAL TA’ E TECNICA SPONTANEI ATA TRA RAMPIC LL’AR ARE A PIC “Ho portato il mio Io sul punto più alto e lo lascio lassù, l’Io che voglio essere. Scendo con l’Io che sono”. Reinard Karl 6 CAP 6 IL QUADRO SVEDESE INTRODUZIONE: I l quadro svedese è un grande attrezzo che si presta in modo ottimale allo sviluppo dello schema motorio dell’arrampicare e importante è dunque la sua rivalutazione in quanto presente spesso nelle palestre senza essere molto utilizzato. Altra caratteristica fondamentale del quadro è la sua peculiare funzione di consentire la familiarizzazione dell’allievo con l’altezza ed il vuoto, componenti essenziali dell’arrampicata. L’utilizzo contemporaneo del quadro con quello di pertiche, spalliere e scale, permette un ottimo sfruttamento degli spazi della palestra e risponde all’esigenza di far lavorare tutti gli allievi contemporaneamente. Interessante la duttilità dell’attrezzo sfruttabile utilizzando il quadro nelle tre inclinazioni possibili dell’arrampicata: su terreno inclinato, verticale, strapiombante. Ulteriore utilizzo in posizione basculante con attrezzo addossato al muro. Da sottolineare la necessità di posizionare sotto il quadro un materasso “paracadute”. Da evidenziare in sintesi la notevole importanza che viene dalla possibilità di transfert che permette verso gli aspetti tecnico-tattici specifici dell’arrampicata anche introducendo l’uso combinato delle corde e degli imbraghi come attrezzi specifici e con relative nuove attività tecniche possibili (vedi capitolo 11 sui materiali). Il quadro può anche essere usato nelle esercitazioni di salto in basso per permettere all’allievo di sperimentare il vuoto, l’altezza, la tecnica di caduta, ma soprattutto per farlo giocare con le proprie emozioni, le proprie paure e per permettergli di cercare il proprio limite (vedi capitolo 9 sulle cadute). 59 INTRODUZIONE
  • 7. RAM L’AR DAL TA’ E TECNICA SPONTANEI ATA TRA RAMPIC LL’AR ARE A PIC “Quando il movimento si quieta i fantasmi si destano, ma quando mi muovo da quali fantasmi sto fuggendo?” W. Goethe 7 CAP 7 T ra i grandi attrezzi comunemente presenti nelle palestre, il palco di salita è indubbiamente quello più selettivo per peculiarità proprie, per l’altezza, per l’assenza di appigli e di appoggi orizzontali. Inoltre la superficie liscia della pertica e l’instabilità della fune creano difficoltà tali agli allievi da renderne l’utilizzo frustrante, in particolare modo per quelli che presentano un rapporto peso-forza sfavorevole. Per questa condizione d’uso sfavorevole il palco di salita è generalmente talmente poco utilizzato da provocarne la rimozione dagli impianti sportivi. Invece l’attrezzo merita una rivalutazione recuperando le valenze positive degli esercizi più classici e soprattutto utilizzandolo con attrezzature e tecniche tipiche dell’arrampicata o riscoprendolo in forma ludica e di riporto. 69 IL PALCO DI SALITA
  • 8. RAM L’AR DAL TA’ E TECNICA SPONTANEI ATA TRA RAMPIC LL’AR ARE A PIC “La conoscenza è il riconoscimento dei legami che uniscono una cosa a un’altra” W. Goethe 8 CAP 8 CARATTERISTICHE ED OBIETTIVI C 73 IL PANNELLO CARATTERISTICHE ED OBIETTIVI on il termine pannello si intende quella struttura artificiale, il boulder o in gergo “muro”, dove è possibile arrampicarsi senza utilizzare corde o altro materiale tecnico e con dotazione alla base di un materasso paracadute con funzione protettiva per eventuali cadute. I vincoli posti dalla disciplina con la corda, quali l’attrezzatura specifica, la conoscenza delle manovre per il corretto utilizzo, la necessità di un compagno che assicura, sono completamente superati in questa struttura essendo richiesta all’atleta la sola disponibilità di scarpe specifiche. La semplicità di utilizzo ha favorito l’approccio a questa modalità di arrampicata favorendone un notevole successo e gradimento con conseguente grande divulgazione. I giovani amano particolarmente questo “modo” di arrampicare, tanto che la Federazione ha creato la specialità agonistica del boulder e il pannello, che inizialmente era un semplice mezzo di allenamento, è strumento di una nuova disciplina di prestazione. Il boulder consente a tutti di arrampicare da soli, di provare, cadere, riprovare anche per molte volte, con possibilità di acquisire un notevole bagaglio di memorie motorie in tempi di attività e lavoro contenuti rispetto all’arrampicata con la corda. Inoltre il lavoro sul pannello abitua l’atleta a gestire il volo e a viverlo senza traumi come una parte del gioco arrampicata. L’allievo stimola e migliora le capacità condizionali attraverso il gesto stesso, può creare un numero altissimo di percorsi decidendo quali prese utilizzare, può ottimizzare il tempo disponibile. Per l’atleta esperto il boulder diviene un mezzo di allenamento in cui inserire la teoria del metodo intervallato e le ripetute secondo le metodologie mutuate dall’atletica leggera. Il lavoro al pannello permette di stimolare efficacemente la forza e le fibre muscolari bianche semplicemente con brevi sequenze di movimenti ad alto impegno (durata dello sforzo: da alcuni a poche decine di secondi). Permette anche di stimolare la resistenza e le fibre rosse con lunghe sequenze a di minore intensità, utilizzando le prese grandi (durata dello sforzo: minuti).
  • 9. 84 9 BressaCapretta Denicu LE CADUTE Il volo è una perdita di controllo in attesa dell’arresto sul materasso, o appesi alla corda. Nella fase di volo il corpo deve prepararsi a gestire l’arresto. La sensazione ansiogena che appare spesso nei principianti, è dovuta sia alla perdita di controllo sul proprio corpo che alla mancanza di fiducia nei materiali o nel compagno. Il canale propriocettivo è particolarmente sollecitato in questa situazione da cui l’importanza di tutto quel bagaglio motorio che è possibile sviluppare con le situazioni di rotolamento ed il lavoro a corpo libero della ginnastica artistica, nella gestione quindi del corpo nella dimensione orizzontale. La dimensione verticale potrà essere poi esplorata utilizzando la vasta gamma di attività in salto in basso offerte dai grandi attrezzi presenti in palestra. Anche le abilità motorie e sportive di altre discipline individuali e di squadra, possono offrire situazioni di transfert nella gestione dell’equilibrio in volo. Ultima considerazione infine: la caduta e la gestione del corpo in volo si sperimentano e si consolidano attraverso l’utilizzo della corda. Di seguito una serie di esercizi per il controllo del corpo e la ricerca di equilibrio in volo.
  • 10. RAM L’AR DAL TA’ E TECNICA SPONTANEI ATA TRA RAMPIC LL’AR ARE A PIC 89 “L’esperto è colui che ha già commesso tutti gli errori “ Carlo Rubbia 10 CAP 10 LA TECNICA ASPETTI TECNICI DEL GESTO: DALL’ARRAMPICARE ALL’ ARRAMPICATA Q uando si osserva un atleta esperto arrampicare, si rimane colpiti particolarmente dalla fluidità del movimento, dall’abilità nell’adattare il proprio corpo alla parete, dalla capacità di trovare in parete luoghi dove fermarsi per riposare. Anni fa una famosa arrampicatrice, Catherine Destivelle, titolò un suo scritto “Danzatrice sulla roccia” una frase che sintetizza molto bene il punto d’arrivo per coloro che non mettono il grado di difficoltà come unico obiettivo dei loro sforzi. Per passare dall’arrampicare, come schema motorio di base, all’arrampicata, come gesto sportivo, è necessario riconoscere e trasmettere una serie di abilità gestuali e tecniche anche ai bambini. L’analisi dei testi tecnici unita all’osservazione dei ragazzi durante le attività di arrampicata proposte in dieci anni di lavoro, sia in ambito scolastico che societario, sono stati il punto di partenza per le riflessioni e le conseguenti elaborazioni metodologiche che vengono esposte di seguito. Il progredire sulla dimensione verticale è stato analizzato nelle varie fasce di età, dalle elementari alle superiori. Potendo osservare gli allievi nel tempo, si è potuta cogliere l’evoluzione tecnico-tattica dei vari soggetti che da principianti sono diventati esperti del gesto attraverso la pratica. Importante nel bambino rispettare i tempi di assimilazione e accomodamento dei gesti: come dire che il saper aspettare senza forzare è uno dei presupposti fondamentali per evitare abbandoni precoci della disciplina. In arrampicata il soggetto, utilizzando il proprio bagaglio gestuale e il proprio repertorio motorio frutto del proprio vissuto, della propria storia personale, torna a fondere in una successione i gesti e le posizioni in modo così personale ed unico che lo conduce a “danzare sulla roccia”. Gli spostamenti sullo spazio verticale devono essere organizzati in modo mirato per poter passare, come già detto nel capitolo 1 dallo schema motorio arrampicare, all’abilità motoria per arrivare infine all’abilità sportiva: la tecnica dell’arrampicata.
  • 11. RAM L’AR DAL TA’ E TECNICA SPONTANEI ATA TRA RAMPIC LL’AR ARE A PIC 11 CAP 11 A 121 “La cultura non è una cosa ma un modo di fare le cose”. G. Guglielmi MATERIALI D’ARRAMPICATA E LORO UTILIZZO questo punto risulta importante analizzare l’utilizzo del materiale e delle manovre per arrampicare in sicurezza su strutture artificiali. Esercizi che necessitano l’utilizzo dei materiali specifici di arrampicata sono quelli proposti con il “quadro svedese”. Questo capitolo ha lo scopo di inquadrare le situazioni, di proporre esercizi per l’apprendimento globale delle manovre di corda. E’ da chiarire che tali abilità si potranno acquisire solo con l’esperienza sul campo e con la guida di istruttori qualificati per competenze specifiche. I Iettori e gli appassionati che non siano già in possesso di tali conoscenze ed esperienze, potranno proficuamente frequentare un corso specialistico rivolgendosi alle uniche agenzie attualmente abilitate a fornire tali conoscenze: la F.A.S.I., le guide alpine, il C.A.I. Il capitolo infatti, di proposito, non fornisce indicazioni specifiche sul come inserire il bloccante sulla corda, passare correttamente la corda nel rinvio, calare con il gri-gri, ecc. poichè tali manovre vanno aquisite, prima di essere trasmesse dai docenti agli allievi, mediante la frequentazione di corsi specifici organizzati dalle suddette associazioni. Da riportare invece, sulla base delle esperienze acquisite, alcuni principi di base fondamentali per la sicurezza che sono riassumibili in sei punti per dare gli obiettivi e le indicazioni base indispensabili per un lavoro sicuro e proficuo con i ragazzi: - rendere i ragazzi autonomi e responsabili; - abituare i ragazzi a fare una cosa per volta; - educare i ragazzi alla consapevolezza delle proprie capacità e a saper valutare i rischi in rapporto alle proprie conoscenze; - abituare i ragazzi a chiedere la verifica del nodo e del corretto posizionamento del gri-gri prima di arrampicare; - abituare la coppia che arrampica a controllarsi sempre a vicenda “hai fatto bene il nodo? E tu hai controllato il gri-gri, sei pronto ad assicurarmi?”; - evitare di interrompere gli allievi mentre stanno eseguendo manovre quali: inserimento del gri-gri, nodo, calzare l’imbrago. Chiedere loro di verificare la correttezza dell’operazione sempre con la consapevolezza che le correzioni in itinere deresponsabilizzano e distraggono il ragazzo.
  • 12. TA’ E TECNICA SPONTANEI ATA TRA RAMPIC LL’AR ARE A PIC RRAM “Vedendo l’anitra l’uccellino volò giù dall’albero. Ma che razza di uccello LL’A DA tu che non sai volare, disse, e l’anitra gli rispose: che razza di uccello sei tu che non sai nuotare, e si rituffò nello stagno” Tratto da: Pierino e il lupo di S. Prokofief 129 12 CAP 12 ALTRI TERRENI DI GIOCO PARCHI ROBINSON Parchi giochi per bambini. a storia dei parchi Robinson ha origine nei paesi Scandinavi intorno agli anni ’40 del secolo scorso. In particolare si deve alla poliedrica personalità di Carl Theodor Soerensen la costruzione della prima “Robinson Spiel Platze”. In origine erano dei semplici appezzamenti di terreno dove i bambini potevano dar sfogo alla loro energia fisica e creativa letteralmente costruendosi giochi e situazioni con materiali di “scarto” quali pezzi di legno, chiodi, copertoni,ecc. Questi “antichi” parchi Robinson, si sono ora evoluti con giochi e strutture più complessi e sicuri, che comunque mantengono inalterato lo spirito di assecondare la fantasia e la motricità spontanea dei bambini. Nei meravigliosi parchi di oggi molto spesso i giochi che più attraggono sono quelli che richiedono semplici capacità arrampicatorie, stimolate da fantasiose strutture simili a castelli, navi, torrette, dove i bambini inconsapevolmente scoprono l’arrampicata, l’altezza, il rimanere appesi alle funi, ecc. Pertanto a volte un’ora al parco giochi è più produttiva di un’ora di educazione fisica e per quel che riguarda il nostro approccio all’arrampicata, può essere un meraviglioso primo passo verso la verticalità. L PARCHI ROBINSON
  • 13. RAM L’AR DAL TA’ E TECNICA SPONTANEI ATA TRA RAMPIC LL’AR ARE A PIC “Andiamo tutti in cerca della nostra vera identità, è un divertimento puro; a condizione, beninteso, che non la troviamo mai” S. Mrozek 13 CAP 13 BUILDERING E CONCLUSIONI L’ 133 BUILDERING BUILDERING E CONCLUSIONI attività di buildering consiste nell’arrampicata su muri di edifici già esistenti e comunque su manufatti urbani. Nell’ottica del tutto è arrampicata e perciò tutto si può arrampicare, il passo dal bouldering, arrampicata su pareti basse naturali o costruite apposta per allenamento e gare, al buildering, è breve e logico. Se di per sé non c’è niente di nuovo, perché molti arrampicatori nel passato si allenavano, in mancanza di meglio, in contesti metropolitani, il fondamentale cambio di passo sta proprio nell’assunzione di dignità anche per itinerari tracciati su muri di strade con numero civico ma anche cavalcavia, grondaie, finestre, davanzali, lampioni, non tanto in quanto “vie” ma piuttosto come problemi motori o movimento puro fine a sé stesso. In effetti la rivoluzione era già passata dal grandioso al minimale, dalle grandi pareti alpine, vere e proprie maratone, alle falesie di fondo valle, una corsa sui 100 metri e da queste poi ai massi paragonabili ai 60 metri indoor. Un passo successivo era solo questione di tempo e di dimestichezza o alienazione con ambienti nuovi, non più naturali, ma luoghi e “non luoghi” urbani, come parcheggi, capannoni, periferie che prendono la loro dignità di luogo solo quando vengono usati. Tralasciando quelli che possono essere i condizionamenti del mercato, tutto passa anche tramite controculture (graffitari, rapper, tribù, rave-party) in contesti di rottura o clandestini e comunque attraverso una riappropriazione del territorio vissuto tramite discipline “para”sportive quali hip-hop, skate, parkour e quindi anche il buildering. Queste stesse tendenze stanno urbanizzando anche altri sport outdoor, come snowboard e sci, che si trasformano in half-pipe e free-style. Del resto se l’uomo della rivoluzione industriale riproduceva la naturalità della corsa campestre in uno stadio tramite i 3000 siepi, trasformava gli alberi in palco di salita o ancor di più il cavallo in cavallo con maniglie, l’uomo postindustriale “lotta con l’alpe” dominando i muri ed i palazzi che lo sovrastano.