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Ma io seguivo le linee guida !
C’è accordo? 
• Presentazioni «robuste» e coerenti se viste 
ciascuna nel proprio contesto 
• Però: 
– Peasso: le sindromi hanno soppiantato le malattie 
– Giordano: reingegnerizzare i processi; 
bisogna accettare di essere misurati 
– Belleri: no a metodo top-down 
– Donzelli: contano gli esiti, non i processi
E le Regioni? 
• Non mi sembra che i punti di vista siano 
strettamente compatibili e coerenti tra loro 
• Anche le regioni con esperienze più consolidate di 
controllo dei processi, provano l’esistenza di una 
ventina di Sistemi sanitari diversi e (magari) una 
ventina (?) di visioni diverse della riorganizzazione 
possibile della MG 
• La voce della MG non si sente comunque: un po’ per 
afonia da un lato, e un po’ per sordità dall’altro 
(doppio cieco e doppio sordo?)
Altri interessati (gli specialisti) 
• I tre «pilastri» di Cota: il terzo pilastro della «post-acuzie 
», ovvero come portare gli specialisti sul 
territorio (per assicurare processi?) 
• Diverse voci (ad esempio Gensini) parlano di 
collaborazione, ma la sensazione è che si voglia 
affidare ai MMG quello che i MMG affiderebbero (se 
li avessero!) agli infermieri, cioè la cronicità stabile 
• Maciocco parla correttamente di empowerment, 
potenziamento dell’auto-cura: la direzione è opposta, 
verso un maggiore decentramento
Sindromi vs. malattie 
• Il «caso clinico» non è più (al di là dell’interesse che 
solleva ancora) l’oggetto privilegiato della 
professione medica 
– Sicuramente nella MG 
– Ma in parte neanche nei contesti specialistici 
• I cambiamenti epidemiologici hanno avuto 
ripercussioni sostanziali anche nella MG individuale 
(le cartelle cliniche, i «dati», i SW) 
– I risultati assicurati (ad esempio in ambito CVS) dalla MG 
(Peasso) non sembrano disprezzabili, a fronte certo di una 
scarsa «intensività» diagnostica e terapeutica (Donzelli). 
Attenzione però a morbilità (Maciocco), ma è ciò di cui 
stiamo parlando ipotizzando scenari per cui organizzarsi
PDTA? 
• Quale possibile «standardizzazione dei processi»? 
• Con quali risultati? 
– Un punto di vista critico (processi vs. esiti), non può 
comunque negare che i risultati seguono in qualche modo 
determinati processi 
– e che la MG deve quindi darsi un’organizzazione finalizzata 
a produrre salute e anche a gestire la cronicità 
– E’ giusto chiedersi che relazione c’è tra i processi 
«misurabili» e gli esiti rilevati 
– R&P, appena concluso, ci dirà qualcosa in più: lo «standard 
reale» di una coorte di pazienti seguita in modo ottimale 
(nella pratica della MG, non delle linee-guida)
I CREG 
• Sembra che i pazienti si dividano in due tipi: quelli 
che stanno nei PDTA e quelli che non ci stanno 
(Mangiagalli) 
• Ma tra la voce dei MMG, delle amministrazioni 
regionali, degli altri co-interessati, qual è la «voce» 
dei pazienti? 
• Pazienti - cittadini, popolazioni e diritti di 
cittadinanza (il paziente come soggetto biologico, 
psicologico e di diritto)
E la MG? Che fa, che dice? 
• Per dire, dice poco, pur essendo una categoria 
notoriamente «sbraitante» 
– Serve capacità propositiva 
– Le proposte in ambito CSeRMEG ci sono state 
• Qual è il suo prodotto? 
– Un prodotto in gran parte «invisibile» (l’obiettivo è che 
«non succeda niente») 
– Medico della Persona (Salvestroni) 
– Non tutto ciò che ha senso è misurabile 
– Non tutto ciò che è misurabile ha senso
Quale spazio per 
l’orientamento al paziente? 
Il paziente è il miglior esperto di se stesso per la sua infermità, 
il medico per le sue conoscenze scientifiche sa qualcosa di più 
sul suo possibile futuro (esperto di prognosi?). 
Da questa divaricazione, potenziale o effettiva a seconda delle 
persone, e dalla necessità di una sua ricomposizione sul piano 
individuale, deriva l’importanza della partnership medico-paziente 
(considerata infatti una forma di collaborazione tra 
esperti) che si può realizzare solo riconoscendo la MG come 
ambito negoziale ma anche, di conseguenza, l’intrinseca 
necessità di un principio di negozialità quando si parla di 
cure. 
E’ qui che cadono, o meglio divengono potenzialmente troppo 
rigidi e impraticabili, i modelli basati su standard fissi.
La salute non è, come afferma l’OMS, una condizione 
(improbabile, utopistica e statica) di “completo benessere fisco e 
psichico”, ma essenzialmente una condizione dinamica 
caratterizzata da capacità di adattamento, reattività 
all’ambiente e alle condizioni personali, anche di malattia. 
La capacità di un efficace ed attivo adattamento (la “ability to 
cope” degli anglosassoni) mobilizza necessariamente risorse 
psicologiche finalizzate alla comprensione e al raggiungimento di 
una percezione soggettiva di controllo. 
M Tombesi. La promozione della salute. In: M 
Tombesi “Prevenzione nella pratica clinica”. 
Utet, Torino: 2005 
What is health? The ability to adapt. 
Editoriale. Lancet. 2009:373:781.
• Al di là dei risultati, e pur senza voler attribuire alla MG 
meriti plausibili ma non documentabili, il MMG opera a 
questo livello. 
• Non perché sia più “empatico” di altri o magari “un po’ 
psicologo” come vorrebbero certi vecchi stereotipi, ma 
perché promuove la salute (attuale o residua) 
facilitando la percezione di controllo da parte del 
paziente, coinvolto attivamente nel processo di cura 
attraverso la spiegazione e comprensione di ciò che gli 
sta accadendo, di quali possono essere i percorsi da 
seguire, i benefici attesi e i rischi da evitare.
• Aumentare la consapevolezza, ridurre le incertezze, 
assicurare presa in carico, introdurre elementi di razionalità 
nelle decisioni attenuando le reazioni più emotive, è 
esattamente quella parte del lavoro del MMG che 
costituisce una sorta di “scatola nera” per l’osservatore 
esterno 
• si svela ai solo diretti interessati nel momento della 
consultazione e non risulta visibile anche perché il 
principale suo prodotto, paradossalmente, è il fatto che si 
ricomponga nella percezione del paziente una normalità 
minacciata, cioè che non avvenga nulla o che tutto si 
esaurisca nei semplici interventi che il MMG stesso realizza, 
siano essi diagnostici, terapeutici o soltanto rassicurativi.

Ma io seguivo le linee guida! (Massimo Tombesi)

  • 1.
    1 Ma ioseguivo le linee guida !
  • 2.
    C’è accordo? •Presentazioni «robuste» e coerenti se viste ciascuna nel proprio contesto • Però: – Peasso: le sindromi hanno soppiantato le malattie – Giordano: reingegnerizzare i processi; bisogna accettare di essere misurati – Belleri: no a metodo top-down – Donzelli: contano gli esiti, non i processi
  • 3.
    E le Regioni? • Non mi sembra che i punti di vista siano strettamente compatibili e coerenti tra loro • Anche le regioni con esperienze più consolidate di controllo dei processi, provano l’esistenza di una ventina di Sistemi sanitari diversi e (magari) una ventina (?) di visioni diverse della riorganizzazione possibile della MG • La voce della MG non si sente comunque: un po’ per afonia da un lato, e un po’ per sordità dall’altro (doppio cieco e doppio sordo?)
  • 4.
    Altri interessati (glispecialisti) • I tre «pilastri» di Cota: il terzo pilastro della «post-acuzie », ovvero come portare gli specialisti sul territorio (per assicurare processi?) • Diverse voci (ad esempio Gensini) parlano di collaborazione, ma la sensazione è che si voglia affidare ai MMG quello che i MMG affiderebbero (se li avessero!) agli infermieri, cioè la cronicità stabile • Maciocco parla correttamente di empowerment, potenziamento dell’auto-cura: la direzione è opposta, verso un maggiore decentramento
  • 5.
    Sindromi vs. malattie • Il «caso clinico» non è più (al di là dell’interesse che solleva ancora) l’oggetto privilegiato della professione medica – Sicuramente nella MG – Ma in parte neanche nei contesti specialistici • I cambiamenti epidemiologici hanno avuto ripercussioni sostanziali anche nella MG individuale (le cartelle cliniche, i «dati», i SW) – I risultati assicurati (ad esempio in ambito CVS) dalla MG (Peasso) non sembrano disprezzabili, a fronte certo di una scarsa «intensività» diagnostica e terapeutica (Donzelli). Attenzione però a morbilità (Maciocco), ma è ciò di cui stiamo parlando ipotizzando scenari per cui organizzarsi
  • 6.
    PDTA? • Qualepossibile «standardizzazione dei processi»? • Con quali risultati? – Un punto di vista critico (processi vs. esiti), non può comunque negare che i risultati seguono in qualche modo determinati processi – e che la MG deve quindi darsi un’organizzazione finalizzata a produrre salute e anche a gestire la cronicità – E’ giusto chiedersi che relazione c’è tra i processi «misurabili» e gli esiti rilevati – R&P, appena concluso, ci dirà qualcosa in più: lo «standard reale» di una coorte di pazienti seguita in modo ottimale (nella pratica della MG, non delle linee-guida)
  • 7.
    I CREG •Sembra che i pazienti si dividano in due tipi: quelli che stanno nei PDTA e quelli che non ci stanno (Mangiagalli) • Ma tra la voce dei MMG, delle amministrazioni regionali, degli altri co-interessati, qual è la «voce» dei pazienti? • Pazienti - cittadini, popolazioni e diritti di cittadinanza (il paziente come soggetto biologico, psicologico e di diritto)
  • 8.
    E la MG?Che fa, che dice? • Per dire, dice poco, pur essendo una categoria notoriamente «sbraitante» – Serve capacità propositiva – Le proposte in ambito CSeRMEG ci sono state • Qual è il suo prodotto? – Un prodotto in gran parte «invisibile» (l’obiettivo è che «non succeda niente») – Medico della Persona (Salvestroni) – Non tutto ciò che ha senso è misurabile – Non tutto ciò che è misurabile ha senso
  • 9.
    Quale spazio per l’orientamento al paziente? Il paziente è il miglior esperto di se stesso per la sua infermità, il medico per le sue conoscenze scientifiche sa qualcosa di più sul suo possibile futuro (esperto di prognosi?). Da questa divaricazione, potenziale o effettiva a seconda delle persone, e dalla necessità di una sua ricomposizione sul piano individuale, deriva l’importanza della partnership medico-paziente (considerata infatti una forma di collaborazione tra esperti) che si può realizzare solo riconoscendo la MG come ambito negoziale ma anche, di conseguenza, l’intrinseca necessità di un principio di negozialità quando si parla di cure. E’ qui che cadono, o meglio divengono potenzialmente troppo rigidi e impraticabili, i modelli basati su standard fissi.
  • 10.
    La salute nonè, come afferma l’OMS, una condizione (improbabile, utopistica e statica) di “completo benessere fisco e psichico”, ma essenzialmente una condizione dinamica caratterizzata da capacità di adattamento, reattività all’ambiente e alle condizioni personali, anche di malattia. La capacità di un efficace ed attivo adattamento (la “ability to cope” degli anglosassoni) mobilizza necessariamente risorse psicologiche finalizzate alla comprensione e al raggiungimento di una percezione soggettiva di controllo. M Tombesi. La promozione della salute. In: M Tombesi “Prevenzione nella pratica clinica”. Utet, Torino: 2005 What is health? The ability to adapt. Editoriale. Lancet. 2009:373:781.
  • 11.
    • Al dilà dei risultati, e pur senza voler attribuire alla MG meriti plausibili ma non documentabili, il MMG opera a questo livello. • Non perché sia più “empatico” di altri o magari “un po’ psicologo” come vorrebbero certi vecchi stereotipi, ma perché promuove la salute (attuale o residua) facilitando la percezione di controllo da parte del paziente, coinvolto attivamente nel processo di cura attraverso la spiegazione e comprensione di ciò che gli sta accadendo, di quali possono essere i percorsi da seguire, i benefici attesi e i rischi da evitare.
  • 12.
    • Aumentare laconsapevolezza, ridurre le incertezze, assicurare presa in carico, introdurre elementi di razionalità nelle decisioni attenuando le reazioni più emotive, è esattamente quella parte del lavoro del MMG che costituisce una sorta di “scatola nera” per l’osservatore esterno • si svela ai solo diretti interessati nel momento della consultazione e non risulta visibile anche perché il principale suo prodotto, paradossalmente, è il fatto che si ricomponga nella percezione del paziente una normalità minacciata, cioè che non avvenga nulla o che tutto si esaurisca nei semplici interventi che il MMG stesso realizza, siano essi diagnostici, terapeutici o soltanto rassicurativi.