Aurelio Agostino
d’Ippona
«Il massimo pensatore cristiano
del primo millennio e, certamente,
anche uno dei più grandi geni
dell'umanità in assoluto»
Antonio Livi
La Patristica e Agostino
Il cristianesimo affermò la propria continuità
con il pensiero greco e si propose come l’ultima
e la più compiuta manifestazione di esso. In tal
modo si attesta implicitamente l’unità della
filosofia e della religione. Pertanto, era
naturale, da un lato, interpretare la dottrina
cristiana mediante concetti desunti dalla
filosofia greca, riconducendo così la prima alla
seconda, e, dall’altro, riportare il significato del
pensiero greco a quello della riflessione
cristiana. Il periodo di questa elaborazione
dottrinale viene indicato con il nome di
“patristica”: i “padri” della Chiesa sono infatti
quegli scrittori cristiani dell’antichità che hanno
contribuito all’elaborazione dottrinale del
cristianesimo e la cui opera è stata accettata e
fatta propria dalla Chiesa.
“Pars destruens”
del pensiero agostiniano
• Manicheismo: religione professata dal principe
Mani (III secolo d.C.), che ammetteva nel mondo
due princìpi opposti, uno del Bene e l’altro del
Male, in lotta eterna e necessaria tra loro.
• Donatismo: movimento scismatico che prendeva il
nome dal vescovo Donato di Case Nere, suo
fondatore, e che basava la propria dottrina sul
principio dell’assoluta intransigenza della Chiesa
nei confronti dello Stato.
• Pelagianesimo: teologia cristiana, il cui nome
deriva dal monaco irlandese Pelagio; egli riteneva
che il peccato originale non macchiasse la natura
umana e che l’uomo fosse in grado di operare
virtuosamente senza bisogno del soccorso
straordinario della grazia.
“Pars construens”
del pensiero agostiniano
• “Soliloquia”: dichiarano che la ricerca dell’anima è
individuabile nella ricerca di Dio.
• “Confessiones”: ripercorrono la conversione al cristianesimo di
Agostino.
• “De Civitate Dei”: difende il cristianesimo dalle accuse dei
pagani, analizza le questioni sociali-politiche dell'epoca e
tratta della salvezza dell'uomo.
• “De Trinitate”: asserisce che l'insegnamento di Dio avviene
attraverso le Sacre Scritture e indaga le speculazioni che
riguardano la Trinità, adducendo molti esempi di analogie tra
Dio e le sue creature, analizzando in particolare l'animo
umano.
• “De Vera Religione”: afferma che la fede cristiana fa aderire
l'uomo alla verità e lo rende idoneo ad afferrarne il contenuto,
a comprenderne il significato; la vera religione e la vera
filosofia non sono tra loro in contrapposizione, ma concorrono
insieme, pur nella rispettiva specificità a legare l'uomo
all'unico vero Dio.
La Teologia e l’Antropologia
Dio: è condizione di ricerca e garanzia
di verità.
• Essere (Padre)
• Verità (Figlio)
• Amore (Spirito Santo)
L’uomo: è l’immagine della Trinità
(memoria, intelligenza, volontà).
• opposizione di uomo vecchio (vita
secondo la carne) e uomo nuovo (vita
secondo lo spirito)
Gli enigmi
Il tempo: non è una dimensione
oggettiva, ma soggettiva (“distensio
animi”).
• memoria del passato
• attenzione per il presente
• attesa del futuro
Il male: non è qualcosa di sostanziale,
ma è privazione di bene.
• distinzione tra mali fisici e morali
• Peccato come deficienza della volontà
Il tempo
Dio è l’autore non solo di ciò che esiste nel
tempo, ma del tempo stesso. Il tempo, per
quanto infinito nel passato e nel futuro,
presuppone il mutamento e rimane estraneo
all’immutabilità di Dio, che è assenza di
tempo, o eternità. Bisogna distinguere tra
“eternità”, che è realtà permanente, cioè
eterno presente senza passato e futuro, e
“tempo”, che implica il mutamento. Il tempo
trova nell’anima la propria realtà: nel
distendersi (“distensio”) della vita interiore
dell’uomo attraverso la memoria,
l’attenzione e l’attesa, nella continuità
interiore della coscienza che conserva dentro
di sé il passato e si protende verso il futuro.
Il male
Poiché Dio ha creato tutte le cose, tutto ciò
che è, in quanto è, è bene. Essere e bene
coincidono: alla luce di questo presupposto, il
male non può configurarsi che come
privazione di bene. Infatti le cose del creato,
per poter essere corruttibili, devono essere in
qualche modo “bene”, poiché altrimenti non
avrebbero in sé nulla che possa corrompersi.
E se l’essere si identifica con il bene, il male,
metafisicamente parlando, non ha una
realtà sua propria. I mali fisici che affliggono
l’uomo costituiscono la giusta pena per il
peccato originale, mentre il male morale
risiede nel peccato, che consiste nella
deficienza della volontà, che rinuncia a Dio e
si volge a ciò che è inferiore.
“La città di Dio”
La stessa alternativa fondamentale che
domina la vita dell’uomo singolo, quella tra il
vivere secondo la carne e il vivere secondo lo
spirito, domina anche la storia dell’umanità.
Quest’ultima si svolge a partire dalla lotta di
due “città”, o “regni”: il regno della carne e il
regno dello spirito, la città terrena o città del
diavolo, che è la società degli empi, e la città
celeste o città di Dio, che è la comunità dei
giusti. Nessun contrassegno esteriore distingue
le due città, che sono mescolate insieme fin
dall’inizio della storia umana e che lo saranno
fino alla fine dei tempi. La città terrena e la
città celeste si intrecciano indissolubilmente
verso uno scopo; si può parlare, dunque, di
una condizione lineare ed escatologica.
Realizzato da:
Pappalardo Luigi Saverio
Esposito Maria
Classe IV D
Liceo Scientifico “B. Rescigno”
Lezione di filosofia del 22 maggio 2013
effettuata nella classe III D
sotto la supervisione
della prof.ssa Franca Storace

Aurelio Agostino d'Ippona

  • 1.
    Aurelio Agostino d’Ippona «Il massimopensatore cristiano del primo millennio e, certamente, anche uno dei più grandi geni dell'umanità in assoluto» Antonio Livi
  • 2.
    La Patristica eAgostino Il cristianesimo affermò la propria continuità con il pensiero greco e si propose come l’ultima e la più compiuta manifestazione di esso. In tal modo si attesta implicitamente l’unità della filosofia e della religione. Pertanto, era naturale, da un lato, interpretare la dottrina cristiana mediante concetti desunti dalla filosofia greca, riconducendo così la prima alla seconda, e, dall’altro, riportare il significato del pensiero greco a quello della riflessione cristiana. Il periodo di questa elaborazione dottrinale viene indicato con il nome di “patristica”: i “padri” della Chiesa sono infatti quegli scrittori cristiani dell’antichità che hanno contribuito all’elaborazione dottrinale del cristianesimo e la cui opera è stata accettata e fatta propria dalla Chiesa.
  • 3.
    “Pars destruens” del pensieroagostiniano • Manicheismo: religione professata dal principe Mani (III secolo d.C.), che ammetteva nel mondo due princìpi opposti, uno del Bene e l’altro del Male, in lotta eterna e necessaria tra loro. • Donatismo: movimento scismatico che prendeva il nome dal vescovo Donato di Case Nere, suo fondatore, e che basava la propria dottrina sul principio dell’assoluta intransigenza della Chiesa nei confronti dello Stato. • Pelagianesimo: teologia cristiana, il cui nome deriva dal monaco irlandese Pelagio; egli riteneva che il peccato originale non macchiasse la natura umana e che l’uomo fosse in grado di operare virtuosamente senza bisogno del soccorso straordinario della grazia.
  • 4.
    “Pars construens” del pensieroagostiniano • “Soliloquia”: dichiarano che la ricerca dell’anima è individuabile nella ricerca di Dio. • “Confessiones”: ripercorrono la conversione al cristianesimo di Agostino. • “De Civitate Dei”: difende il cristianesimo dalle accuse dei pagani, analizza le questioni sociali-politiche dell'epoca e tratta della salvezza dell'uomo. • “De Trinitate”: asserisce che l'insegnamento di Dio avviene attraverso le Sacre Scritture e indaga le speculazioni che riguardano la Trinità, adducendo molti esempi di analogie tra Dio e le sue creature, analizzando in particolare l'animo umano. • “De Vera Religione”: afferma che la fede cristiana fa aderire l'uomo alla verità e lo rende idoneo ad afferrarne il contenuto, a comprenderne il significato; la vera religione e la vera filosofia non sono tra loro in contrapposizione, ma concorrono insieme, pur nella rispettiva specificità a legare l'uomo all'unico vero Dio.
  • 5.
    La Teologia el’Antropologia Dio: è condizione di ricerca e garanzia di verità. • Essere (Padre) • Verità (Figlio) • Amore (Spirito Santo) L’uomo: è l’immagine della Trinità (memoria, intelligenza, volontà). • opposizione di uomo vecchio (vita secondo la carne) e uomo nuovo (vita secondo lo spirito)
  • 6.
    Gli enigmi Il tempo:non è una dimensione oggettiva, ma soggettiva (“distensio animi”). • memoria del passato • attenzione per il presente • attesa del futuro Il male: non è qualcosa di sostanziale, ma è privazione di bene. • distinzione tra mali fisici e morali • Peccato come deficienza della volontà
  • 7.
    Il tempo Dio èl’autore non solo di ciò che esiste nel tempo, ma del tempo stesso. Il tempo, per quanto infinito nel passato e nel futuro, presuppone il mutamento e rimane estraneo all’immutabilità di Dio, che è assenza di tempo, o eternità. Bisogna distinguere tra “eternità”, che è realtà permanente, cioè eterno presente senza passato e futuro, e “tempo”, che implica il mutamento. Il tempo trova nell’anima la propria realtà: nel distendersi (“distensio”) della vita interiore dell’uomo attraverso la memoria, l’attenzione e l’attesa, nella continuità interiore della coscienza che conserva dentro di sé il passato e si protende verso il futuro.
  • 8.
    Il male Poiché Dioha creato tutte le cose, tutto ciò che è, in quanto è, è bene. Essere e bene coincidono: alla luce di questo presupposto, il male non può configurarsi che come privazione di bene. Infatti le cose del creato, per poter essere corruttibili, devono essere in qualche modo “bene”, poiché altrimenti non avrebbero in sé nulla che possa corrompersi. E se l’essere si identifica con il bene, il male, metafisicamente parlando, non ha una realtà sua propria. I mali fisici che affliggono l’uomo costituiscono la giusta pena per il peccato originale, mentre il male morale risiede nel peccato, che consiste nella deficienza della volontà, che rinuncia a Dio e si volge a ciò che è inferiore.
  • 9.
    “La città diDio” La stessa alternativa fondamentale che domina la vita dell’uomo singolo, quella tra il vivere secondo la carne e il vivere secondo lo spirito, domina anche la storia dell’umanità. Quest’ultima si svolge a partire dalla lotta di due “città”, o “regni”: il regno della carne e il regno dello spirito, la città terrena o città del diavolo, che è la società degli empi, e la città celeste o città di Dio, che è la comunità dei giusti. Nessun contrassegno esteriore distingue le due città, che sono mescolate insieme fin dall’inizio della storia umana e che lo saranno fino alla fine dei tempi. La città terrena e la città celeste si intrecciano indissolubilmente verso uno scopo; si può parlare, dunque, di una condizione lineare ed escatologica.
  • 10.
    Realizzato da: Pappalardo LuigiSaverio Esposito Maria Classe IV D Liceo Scientifico “B. Rescigno” Lezione di filosofia del 22 maggio 2013 effettuata nella classe III D sotto la supervisione della prof.ssa Franca Storace