“ nz par emltia
    Se a ua aat ,
l m v asrb eu b rasnz rm
a ia it aeb na ac e a e i.”
• Edvard Munch nasce il 12 dicembre 1863 a Loten; il
                  secondo dei cinque figli di Christian (1817-1889) -
                  medico appartenente al corpo sanitario dell’esercito e
                  discendente di una delle più distinte famiglie norvegesi e
                  di Laura Cathrine Bjolstad .
• Nel 1868 la madre, trentenne, muore di tubercolosi, poco tempo dopo
aver dato alla luce l’ultimogenita Inger. Sua sorella, Karen Marie si
prenderà da allora cura della casa. È lei che stimola il talento artistico del
piccolo Edvard, così come delle sue sorelle, che in questi anni realizzano
i primi disegni e acquerelli.
• La sorella prediletta di Munch, Sophie, muore di tubercolosi a quindici
anni: questa esperienza, toccherà il giovane Edvard nel profondo.
• Nel 1879 su consiglio del padre, Munch si iscrive all’Istituto Tecnico di
Oslo per seguire corsi di Ingegneria, ma decide di diventare pittore:
abbandona l’Istituto e, si iscrive ai corsi serali della Scuola di disegno
frequentando i circoli che gravitano attorno ai Naturalisti
• Negli anni seguenti compie parecchi viaggi a Parigi e Monaco nei quali
viene a contatto con l’impressionismo e artisti come Rembrandt e Velazquez
•Nel 1892 nasce il "Caso Munch", che contribuirà a rendere assai celebre
l’artista. Il 5 novembre, infatti, invitato dall’Associazione degli artisti berlinesi,
Munch espone cinquantacinque opere presso la locale Architektenhaus, ma
la mostra suscita un grandissimo scandalo, la critica, già diffidente nei
confronti dell’avanguardia tedesca, dimostra di non apprezzare le innovative
opere munchiane stroncandole completamente. Come risposta si costituisce
un comitato di sostegno degli artisti tedeschi, con a capo Max Liebermann,
che si stacca dall’Associazione per protestare e fonda la "Berliner
Secession". Nel frattempo la mostra di Munch, leggermente modificata, si
trasferisce a Düsseldorf e Colonia e a dicembre torna a Berlino come
"spettacolo a pagamento" con biglietto d’entrata. Il pubblico fa la coda per
vedere le opere dello scandalo e Munch guadagna così molto denaro.
• Nel 1897 espone a Bruxelles e Oslo, partecipa all’"Esposizione Scandinava" a San
Pietroburgo e, nel 1898, tornato a Oslo, inizia una relazione con Tulla Larsen, figlia di
un ricco mercante di vino. L’anno seguente partecipa alla Biennale di Venezia, una
personale a Dresda e, con Tulla, parte per un viaggio verso il sud dell’Europa:
raggiunge Firenze e Fiesole, a Roma ammira l’arte di Raffaello e il Michelangelo
della Sistina.
• Tornato a Oslo, Munch si accorge che i successi ottenuti in Germania sono stati
praticamente ignorati dalla stampa locale e così si ritira a Åsgårdstrand per realizzare
paesaggi dei dintorni, ma un violento litigio con Tulla gli procura la perdita di un dito
della mano sinistra in seguito a un colpo d’arma di fuoco. In autunno soggiorna a
Lubecca, poi a Berlino e, nel febbraio del 1903, tiene una mostra di stampe ad
Amburgo. Poi va ancora a Parigi ove diventa membro degli Artistes Indépendants,
inizia una relazione sentimentale con la violinista inglese Eva Mudocci - amica e
modella di Matisse -, espone il F regio della V ita a Oslo e ancora a Berlino
condividendo la sala principale con una collezione di opere di Goya.
• Anche se l’avvento del nazismo in Germania segna il declino dell’opera di Munch,
che nel 1937 viene bollata come “arte degenerata”, questi continua a dipingere e a
creare opere grafiche. Edvard Munch muore a Ekely il 23 gennaio 1944. Tutte le sue
opere vengono donate alla città di Oslo ed esposte, nel 1963, nel Museo Munch.
La Produzione artistica di
Munch non si limita solo alla
pittura su tela con colori ad olio;
egli è uno sperimentatore, e
utilizza tutte le tecniche più
innovative dell’epoca come :
• Acqueforti
• Litografie
• Xilografie
Le opere di Munch possono
               essere divise in aree tematiche
               seguendo questo schema da lui
               stesso tracciato:

Paura di vivere            La donna              Amore




    La morte              Autoritratti
Questo è senz’altro il quadro più celebre di
ponte visto in fuga verso sinistra. Sulla destra
Munch: in esso è condensato tutto desolato e
vi è invece un innaturale paesaggio, il rapporto
angoscioso che l’artista ilavverte striato di un
poco accogliente. In alto cielo è nei confronti
della vita. Lo spunto del quadro lo troviamo
rosso molto drammatico.
descritto nel suo diario: in maniera molto
L’uomo è rappresentato
visionaria. Ha un aspetto sinuoso due amici Più
         C amminavo lungo la strada con e molle.
                  quando il sole tramontò
che ad un corpo, fa pensare ad uno spirito. La
testa ècielo si tinse all’improvvisocome un teschio
       il completamente calva di rosso sangue
ricoperto dami appoggiai mummificata.un recinto
    mi fermai, una pelle stanco morto a Gli occhi
hanno uno nerazzurroallucinato e c’erano sangue e
   sul fiordo sguardo e sulla città terrorizzato. Il
                      lingue di fuoco
naso è quasi assente, mentre la bocca si apre
in iuno spasmo innaturale.camminare e io tremavo
     miei amici continuavano a L’ovale della bocca
                     ancora di paura
è il vero centro compositivo del quadro. Da
esso le onde sonore del grido mettono in la
    e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva
                          natura.
movimento tutto il quadro: agitano sia il corpo
Il quadro presenta, in che definiscono il che
dell’uomo sia le onde primo piano, l’uomo
urla. Lo taglia in diagonale il parapetto del
paesaggio e il cielo.
ponte visto in fuga verso sinistra. Sulla destra
Restano diritti solo il ponte e le sagome dei
vi è invece un innaturale paesaggio, desolato e
due uomini sullo sfondo.Sordi ed impassibili
poco accogliente. In dall’anima dell’uomo. un
all’urlo che proviene alto il cielo è striato di
rosso gli amici del pittore, Il quadro presenta, in
Sono molto drammatico. incuranti della sua
primo piano,testimonianza della falsità dei
angoscia, a l’uomo che urla. Lo taglia in
diagonale il parapetto del ponte visto in fuga
rapporti umani.
verso di questo quadro è una è invece un
L’urlo sinistra. Sulla destra vi intesa
innaturale paesaggio, psichica. e poco
esplosione di energia desolato È tutta
Il quadro, che mostra un profilo maschile
indefinito proiettato contro l’ambiente
circostante, può essere considerato un
precedente de I l grido, uno dei dipinti più
famosi di Munch, realizzato nel 1893. Davanti
a un tramonto rosso sangue, una figura
maschile ritratta di profilo si ferma
improvvisamente ad ascoltare la voce della
propria anima, stretta da un’angoscia che
non sembra aver contagiato le due figure che
si allontanano con indifferenza verso il fondo.
Il pittore trasferisce sulla tela l’esperienza
vissuta una sera quando, passeggiando
lungo la strada con due amici, fu
improvvisamente colto da una profonda
angoscia osservando il cielo al tramonto che
si era tinto all’improvviso di rosso sangue.
Quasi contemporaneo al celeberrimo urlo
ne riprende tutti i tratti fondamentali: il
paesaggio vago e minaccioso, il cielo
rosso, il ponte e le due figure col cilindro
che si allontanano sullo sfondo.
Il solo elemento che lo differenzia
dall’altra opera è il protagonista: un uomo
dai tratti definiti, in primo piano, con gli
occhi bassi e l’aria avvilita.
Diametralmente opposto all’urlo, in
“disperazione” il soggetto appare
indifferente al “grido della natura”
proveniente dal paesaggio, gli volta le
spalle afflitto come volta le spalle ai due
uomini che si allontanano da lui.
La prima vera opera di
                                                           grande rilievo di Munch: in
                                                           essa è contenuta tutta la
                                                           critica sociale che l’artista
                                                           poteva esprimere.
                                                           La scena rappresenta una
                                                           normale sera in una via
                                                           pricipale di Oslo: il cielo che
                                                           si sta incupendo per la notte,
                                                           i lampioni e le luci delle case
                                                           accese, la borghesia
                                                           Norvegese a passeggio.
                                                           È proprio su questo
                                                           particolare che Munch
                                                           indugia di più: le persone
                                                           sono una fera e propria
                                                           fiumana di gente che si
Le persone hanno facce sconvolte, bianche solo abbozzate con occhi piccoli e
                                                           accalca sul marciapiede; non
inespressivi, come fantasmi; di loro rimangono ben visibilisi vede neanche più la fine.
                                                             solo gli status symbol come
i cappelli. In netta contrapposizione con questi fantasmi borghesi si pone la figura
nera con la tuba che si allontana curva in mezzo alla strada; probabilmente
rappresenta l’autore stesso e il suo sentimento di alienazione alla società che lo
circonda.
Dipinto del 1894; si avvale dell’esperienza
de “l’urlo” e di “sera nel corso Karl
Johann”: se del primo è riconoscibilissima
l’ambientazione (il ponte lo sfondo il
cielo), della seconda saltano subito
all’occhio i protagonisti, quelle figure
vuote come fantasmi dai tratti piatti e
inespressivi.
Proprio come nell’opera precedente le
persone sono innumerevoli, occupano il
ponte accalcandosi e diventando sempre
di più una massa informe.
La loro espressione non è minimamente
turbata dal paesaggio circostante, sono
come le due figure nere che compaio ne
“l’urlo”: non sentono il grido che si estente
attorno a loro: avanzo decisi senza alcun
sentimento.
La figura della ragazza nuda, seduta sul
bordo del letto, è una delle più famose della
produzione di Munch. Non vi è alcun
compiacimento sensuale in questo nudo,
anzi, l’immagine trasmette, ad uno sguardo
più attento, un intenso sentimento di
angoscia. Il nudo, in questo caso, è
allegoria di condizione indifesa, soprattutto
da parte di chi è ancora giovane ed acerbo,
nei confronti dei destini della vita. E che
ognuno ha un destino che lo aspetta, in
questo quadro è simboleggiato dall’ombra
che la ragazza proietta sulla parete. Non è
un’ombra naturale, ma un grumo nero come
un fantasma che si materializza dietro di
noi, senza che possiamo evitarlo: è un po’ il
simbolo di tutti i dolori che attendono chi
Munch vede la donna come epicentro
di uno sconvolgente mistero sessuale,
di cui avverte tutta la profondità e le
molteplici stratificazioni, senza però
poterlo sondare perché privo degli
strumenti "analitici " o per meglio dire "
psicoanalitici, di cui invece dispongono
i grandi romanzieri del '900 come
Proust e Joyce.
Una profondità, dunque, che evoca
attraverso miti e figure simboliche che,
per il fatto stesso di non poter
analizzare e quindi possedere
razionalmente la realtà sessuale,
risulteranno invariabilmente improntati
da un senso di minaccia e di crudeltà
divorante.
Nasce così l'identificazione tra la
donna e l'immagine mostruosa del
vampiro. L'uomo è preso da un senso
di consunzione ed esce infranto e
disfatto dall'incontro con la donna. In
altri dipinti, rimosse per il momento le
torbide implicazioni sessuali la donna è
Il tema della sensualità ha in Munch
un carattere mai allegro. In questa
immagine, la donna ispira un
qualcosa di torbido e peccaminoso.
Nella sua dimensione misogina,
Munch lega la sessualità al peccato
non per motivi etici, ma perché, per
lui, eros e morte sono la stessa cosa.
Come dire che non può esistere
piacere senza dolore, e tutto ciò che
sembra farci felice, in realtà ci porta
sempre sofferenza. Questa visione
pessimistica viene accentuata nella
prima versione del quadro, dove sulla
cornice egli disegna degli
spermatozoi e un feto. Il peccato
legato al piacere giunge quindi a
minare l’atto stesso del ricreare la
vita
Anche se il riferimento alla mitologia
classica appare occasionale, il titolo è
tuttavia in armonia con l'interesse di Munch
per la dinamica dei rapporti sentimentali.
La tecnica utilizzata, fatta di pennellate
dritte, spesse, verticali, è caratteristica
della breve fase attraversata da Munch
durante gli anni immediatamente
precedenti e seguenti il collasso nervoso
del 1908. Il quadro esprime in un certo
senso il raggiungimento, nella mente
dell'artista, di un equilibrio nella battaglia
fra i sessi, in accordo con un nuovo
nascente sentimento maturo e positivo;
l'uomo non risulta più sottomesso dal
potere della femminilità come accadeva nei
quadri dedicati al tema del Vampiro
(impersonato dalla donna) degli anni
Novanta dell'Ottocento.
Le due figure si avvitano disperdendosi
                                                   nella superficie della xilo che invade i
                                                   loro visi, annegandoli nelle curve delle
                                                   pennellate. Il nodo che formano è un
                                                   vortice di dolore parallelo alla linea
                                                   serpentinata che avvolge gli amanti,
                                                   trasformati in simboli di sofferenza. E se
                                                   il nostro occhio è abituato a posarsi su
                                                   immagini fresche e tenere o passionali e
                                                   sensuali del bacio, Munch lo costringe a
                                                   vedere le cose in modo diverso: l'Amore
                                                   è l'altra faccia, il K ehrseite, della morte. Il
                                                   primo contatto che lo manifesta
                                                   rappresenta il desiderio embrionale, che
                                                   reca già in sè il germe del dolore per
                                                   l'inevitabile futura separazione. Se non
                                                   saranno le incomprensioni fra l'uomo e
                                                   la donna a metter fine alla loro storia
                                                   (come nel caso di Edvard e Tulla) sarà,
                                                   infatti, la morte.
E' un'immagine scura, venata di mistero e d'ignoto, che colpisce nonostante (o proprio
per) il pessimismo che emana. E' una sintesi perfetta, ottenuta attraverso la
contrapposizione del bianco e del nero, resa ancor più essenziale dalle poche linee
disposte una sull'altra. Uno strano silenzio e una disarmate immobilità ipnotizzano il
riguardante; l'attirano nel gorgo dell'inquietudine, portandolo, ancora una volta, nel fulcro
Questa tela abbina il tema di Adamo ed Eva al ritratto di Stanislaw Przybyszewski, il
poeta polacco più volte effigiato da Munch nel corso dell’ultimo decennio del secolo. Il
ritratto di Przybyszewski in Gelosia è stato spesso messo in relazione con la presunta
relazione di Munch con la moglie del poeta, Dagny Juell. Il poeta occupa il primissimo
piano, mentre la scena di intonazione biblica è arretrata nella profondità dello spazio
pittorico. Eva, in parte coperta da un abito scarlatto, è dipinta nell’atto di cogliere la mela,
un’azione traducibile per la mente gelosa della figura in primo piano come percezione di
"La bambina malata" rappresenta uno
straordinario esempio di ció che dipingere
significava per Edvard Munch; in esso,
ancora piú che in tutta la serie dei "letti di
morte" che seguiranno (la prima versione de
"La bambina malata" é del 1885), si possono
ritrovare le tematiche che nel corso di questo
"tributo" si sono evidenziate. Innanzitutto,
l'arte come ricordo, cioé dipingere non ció
che si vede ma ció che si sente. In questa
tela l'artista "sviluppa sino all'estremo il
soggettivo e l'esistenziale, cercando di
esprimere innanzitutto il dolore risvegliato in
lui dal ricordo della malattia fatale della
sorella Sofie"[4], morta di tubercolosi quando
il pittore aveva solamente quattordici anni.
Anche se la ragazza dipinta era in realtá una
modella, secondo Munch stesso sulla tela
sarebbero anche presenti il ricordo della
madre morente, e la sua angoscia da
bambino nei confronti dell'immagine della
Gli autoritratti sono per Munch il mezzo
con cui scruta e registra gli stati emotivi in
un continuo, inesausto esame di
coscienza, qui raffigurato anche dalla
nudità dell’artista. In contatto con
l’ambiente letterario di cui fanno parte
Przybyszewsky e Strindberg, l’artista si
ispira spesso a tematiche trattate nei testi
di questi scrittori; da Strindberg in
particolare riprende il tema della “follia”
come laboratorio sperimentale, e questo
autoritratto ha molti punti in comune con il
testo I nferno di Strindberg. Nel quadro
l’artista si è rappresentato isolato su un
fondo rosso acceso; lo sguardo,
angosciato e penetrante, è rivolto
all’esterno.
In questo autoritratto a mezzo busto Munch
si ritrae frontalmente, e sullo sfondo domina
una tappezzeria a colori forti. Sopra di lui,
una maschera dalle fattezze demoniache
osserva con atteggiamento impassibile e
sarcastico. Il quadro rappresenta una delle
tappe fondamentali di quel processo della
pittura di Munch che dal naturalismo giunge
al simbolismo e che si verifica all’inizio
dell’ultimo decennio dell’Ottocento. Molti
elementi – la maschera, i colori usati in
senso antinaturalistico – rimandano all’arte di
Emile Bernard e Paul Gauguin. Il volto
dell’artista è immerso in un’atmosfera di
malinconica intensità, resa con inquietanti
esasperazioni tonali.
Uno dei capolavori dell'arte simbolista è
senza dubbio il primo autoritratto di
Munch realizzato a litografia nel 1895:
A utoritratto con braccio scheletrico. L'artista
si è ritratto frontalmente, il suo sguardo
sembra vagare nel vuoto. Il volto e il
braccio scheletrico emergono dallo
sfondo nero che oscura le spalle, la testa
appare dunque staccata dal resto del
corpo. L'opera, che, per la presenza di
motivi escatologici, è stato paragonata a
una stele funeraria, è un esempio del
modo diretto di affrontare il tema della
morte da parte di Munch.
Quando riaffiora la risacca dei
turbamenti, come nell'A utoritratto a
B ergen (1916), prendono il
sopravvento i contrasti di uno spazio
vertiginoso.
Se la riflessione critica sulle relazioni
tra il maestro norvegese e le giovani
generazioni europee ha sempre
sottolineato i rapporti d'influenza con
il clima espressionista, nondimeno
alcuni autoritratti dell'artista
presentano, negli anni venti, una
parentela evidente con gli stilemi
della Nuova Oggettività.
Munch

Munch

  • 1.
    “ nz paremltia Se a ua aat , l m v asrb eu b rasnz rm a ia it aeb na ac e a e i.”
  • 2.
    • Edvard Munchnasce il 12 dicembre 1863 a Loten; il secondo dei cinque figli di Christian (1817-1889) - medico appartenente al corpo sanitario dell’esercito e discendente di una delle più distinte famiglie norvegesi e di Laura Cathrine Bjolstad . • Nel 1868 la madre, trentenne, muore di tubercolosi, poco tempo dopo aver dato alla luce l’ultimogenita Inger. Sua sorella, Karen Marie si prenderà da allora cura della casa. È lei che stimola il talento artistico del piccolo Edvard, così come delle sue sorelle, che in questi anni realizzano i primi disegni e acquerelli. • La sorella prediletta di Munch, Sophie, muore di tubercolosi a quindici anni: questa esperienza, toccherà il giovane Edvard nel profondo. • Nel 1879 su consiglio del padre, Munch si iscrive all’Istituto Tecnico di Oslo per seguire corsi di Ingegneria, ma decide di diventare pittore: abbandona l’Istituto e, si iscrive ai corsi serali della Scuola di disegno frequentando i circoli che gravitano attorno ai Naturalisti
  • 3.
    • Negli anniseguenti compie parecchi viaggi a Parigi e Monaco nei quali viene a contatto con l’impressionismo e artisti come Rembrandt e Velazquez •Nel 1892 nasce il "Caso Munch", che contribuirà a rendere assai celebre l’artista. Il 5 novembre, infatti, invitato dall’Associazione degli artisti berlinesi, Munch espone cinquantacinque opere presso la locale Architektenhaus, ma la mostra suscita un grandissimo scandalo, la critica, già diffidente nei confronti dell’avanguardia tedesca, dimostra di non apprezzare le innovative opere munchiane stroncandole completamente. Come risposta si costituisce un comitato di sostegno degli artisti tedeschi, con a capo Max Liebermann, che si stacca dall’Associazione per protestare e fonda la "Berliner Secession". Nel frattempo la mostra di Munch, leggermente modificata, si trasferisce a Düsseldorf e Colonia e a dicembre torna a Berlino come "spettacolo a pagamento" con biglietto d’entrata. Il pubblico fa la coda per vedere le opere dello scandalo e Munch guadagna così molto denaro.
  • 4.
    • Nel 1897espone a Bruxelles e Oslo, partecipa all’"Esposizione Scandinava" a San Pietroburgo e, nel 1898, tornato a Oslo, inizia una relazione con Tulla Larsen, figlia di un ricco mercante di vino. L’anno seguente partecipa alla Biennale di Venezia, una personale a Dresda e, con Tulla, parte per un viaggio verso il sud dell’Europa: raggiunge Firenze e Fiesole, a Roma ammira l’arte di Raffaello e il Michelangelo della Sistina. • Tornato a Oslo, Munch si accorge che i successi ottenuti in Germania sono stati praticamente ignorati dalla stampa locale e così si ritira a Åsgårdstrand per realizzare paesaggi dei dintorni, ma un violento litigio con Tulla gli procura la perdita di un dito della mano sinistra in seguito a un colpo d’arma di fuoco. In autunno soggiorna a Lubecca, poi a Berlino e, nel febbraio del 1903, tiene una mostra di stampe ad Amburgo. Poi va ancora a Parigi ove diventa membro degli Artistes Indépendants, inizia una relazione sentimentale con la violinista inglese Eva Mudocci - amica e modella di Matisse -, espone il F regio della V ita a Oslo e ancora a Berlino condividendo la sala principale con una collezione di opere di Goya. • Anche se l’avvento del nazismo in Germania segna il declino dell’opera di Munch, che nel 1937 viene bollata come “arte degenerata”, questi continua a dipingere e a creare opere grafiche. Edvard Munch muore a Ekely il 23 gennaio 1944. Tutte le sue opere vengono donate alla città di Oslo ed esposte, nel 1963, nel Museo Munch.
  • 5.
    La Produzione artisticadi Munch non si limita solo alla pittura su tela con colori ad olio; egli è uno sperimentatore, e utilizza tutte le tecniche più innovative dell’epoca come : • Acqueforti • Litografie • Xilografie
  • 6.
    Le opere diMunch possono essere divise in aree tematiche seguendo questo schema da lui stesso tracciato: Paura di vivere La donna Amore La morte Autoritratti
  • 12.
    Questo è senz’altroil quadro più celebre di ponte visto in fuga verso sinistra. Sulla destra Munch: in esso è condensato tutto desolato e vi è invece un innaturale paesaggio, il rapporto angoscioso che l’artista ilavverte striato di un poco accogliente. In alto cielo è nei confronti della vita. Lo spunto del quadro lo troviamo rosso molto drammatico. descritto nel suo diario: in maniera molto L’uomo è rappresentato visionaria. Ha un aspetto sinuoso due amici Più C amminavo lungo la strada con e molle. quando il sole tramontò che ad un corpo, fa pensare ad uno spirito. La testa ècielo si tinse all’improvvisocome un teschio il completamente calva di rosso sangue ricoperto dami appoggiai mummificata.un recinto mi fermai, una pelle stanco morto a Gli occhi hanno uno nerazzurroallucinato e c’erano sangue e sul fiordo sguardo e sulla città terrorizzato. Il lingue di fuoco naso è quasi assente, mentre la bocca si apre in iuno spasmo innaturale.camminare e io tremavo miei amici continuavano a L’ovale della bocca ancora di paura è il vero centro compositivo del quadro. Da esso le onde sonore del grido mettono in la e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva natura. movimento tutto il quadro: agitano sia il corpo Il quadro presenta, in che definiscono il che dell’uomo sia le onde primo piano, l’uomo urla. Lo taglia in diagonale il parapetto del paesaggio e il cielo. ponte visto in fuga verso sinistra. Sulla destra Restano diritti solo il ponte e le sagome dei vi è invece un innaturale paesaggio, desolato e due uomini sullo sfondo.Sordi ed impassibili poco accogliente. In dall’anima dell’uomo. un all’urlo che proviene alto il cielo è striato di rosso gli amici del pittore, Il quadro presenta, in Sono molto drammatico. incuranti della sua primo piano,testimonianza della falsità dei angoscia, a l’uomo che urla. Lo taglia in diagonale il parapetto del ponte visto in fuga rapporti umani. verso di questo quadro è una è invece un L’urlo sinistra. Sulla destra vi intesa innaturale paesaggio, psichica. e poco esplosione di energia desolato È tutta
  • 17.
    Il quadro, chemostra un profilo maschile indefinito proiettato contro l’ambiente circostante, può essere considerato un precedente de I l grido, uno dei dipinti più famosi di Munch, realizzato nel 1893. Davanti a un tramonto rosso sangue, una figura maschile ritratta di profilo si ferma improvvisamente ad ascoltare la voce della propria anima, stretta da un’angoscia che non sembra aver contagiato le due figure che si allontanano con indifferenza verso il fondo. Il pittore trasferisce sulla tela l’esperienza vissuta una sera quando, passeggiando lungo la strada con due amici, fu improvvisamente colto da una profonda angoscia osservando il cielo al tramonto che si era tinto all’improvviso di rosso sangue.
  • 18.
    Quasi contemporaneo alceleberrimo urlo ne riprende tutti i tratti fondamentali: il paesaggio vago e minaccioso, il cielo rosso, il ponte e le due figure col cilindro che si allontanano sullo sfondo. Il solo elemento che lo differenzia dall’altra opera è il protagonista: un uomo dai tratti definiti, in primo piano, con gli occhi bassi e l’aria avvilita. Diametralmente opposto all’urlo, in “disperazione” il soggetto appare indifferente al “grido della natura” proveniente dal paesaggio, gli volta le spalle afflitto come volta le spalle ai due uomini che si allontanano da lui.
  • 19.
    La prima veraopera di grande rilievo di Munch: in essa è contenuta tutta la critica sociale che l’artista poteva esprimere. La scena rappresenta una normale sera in una via pricipale di Oslo: il cielo che si sta incupendo per la notte, i lampioni e le luci delle case accese, la borghesia Norvegese a passeggio. È proprio su questo particolare che Munch indugia di più: le persone sono una fera e propria fiumana di gente che si Le persone hanno facce sconvolte, bianche solo abbozzate con occhi piccoli e accalca sul marciapiede; non inespressivi, come fantasmi; di loro rimangono ben visibilisi vede neanche più la fine. solo gli status symbol come i cappelli. In netta contrapposizione con questi fantasmi borghesi si pone la figura nera con la tuba che si allontana curva in mezzo alla strada; probabilmente rappresenta l’autore stesso e il suo sentimento di alienazione alla società che lo circonda.
  • 20.
    Dipinto del 1894;si avvale dell’esperienza de “l’urlo” e di “sera nel corso Karl Johann”: se del primo è riconoscibilissima l’ambientazione (il ponte lo sfondo il cielo), della seconda saltano subito all’occhio i protagonisti, quelle figure vuote come fantasmi dai tratti piatti e inespressivi. Proprio come nell’opera precedente le persone sono innumerevoli, occupano il ponte accalcandosi e diventando sempre di più una massa informe. La loro espressione non è minimamente turbata dal paesaggio circostante, sono come le due figure nere che compaio ne “l’urlo”: non sentono il grido che si estente attorno a loro: avanzo decisi senza alcun sentimento.
  • 21.
    La figura dellaragazza nuda, seduta sul bordo del letto, è una delle più famose della produzione di Munch. Non vi è alcun compiacimento sensuale in questo nudo, anzi, l’immagine trasmette, ad uno sguardo più attento, un intenso sentimento di angoscia. Il nudo, in questo caso, è allegoria di condizione indifesa, soprattutto da parte di chi è ancora giovane ed acerbo, nei confronti dei destini della vita. E che ognuno ha un destino che lo aspetta, in questo quadro è simboleggiato dall’ombra che la ragazza proietta sulla parete. Non è un’ombra naturale, ma un grumo nero come un fantasma che si materializza dietro di noi, senza che possiamo evitarlo: è un po’ il simbolo di tutti i dolori che attendono chi
  • 22.
    Munch vede ladonna come epicentro di uno sconvolgente mistero sessuale, di cui avverte tutta la profondità e le molteplici stratificazioni, senza però poterlo sondare perché privo degli strumenti "analitici " o per meglio dire " psicoanalitici, di cui invece dispongono i grandi romanzieri del '900 come Proust e Joyce. Una profondità, dunque, che evoca attraverso miti e figure simboliche che, per il fatto stesso di non poter analizzare e quindi possedere razionalmente la realtà sessuale, risulteranno invariabilmente improntati da un senso di minaccia e di crudeltà divorante. Nasce così l'identificazione tra la donna e l'immagine mostruosa del vampiro. L'uomo è preso da un senso di consunzione ed esce infranto e disfatto dall'incontro con la donna. In altri dipinti, rimosse per il momento le torbide implicazioni sessuali la donna è
  • 23.
    Il tema dellasensualità ha in Munch un carattere mai allegro. In questa immagine, la donna ispira un qualcosa di torbido e peccaminoso. Nella sua dimensione misogina, Munch lega la sessualità al peccato non per motivi etici, ma perché, per lui, eros e morte sono la stessa cosa. Come dire che non può esistere piacere senza dolore, e tutto ciò che sembra farci felice, in realtà ci porta sempre sofferenza. Questa visione pessimistica viene accentuata nella prima versione del quadro, dove sulla cornice egli disegna degli spermatozoi e un feto. Il peccato legato al piacere giunge quindi a minare l’atto stesso del ricreare la vita
  • 27.
    Anche se ilriferimento alla mitologia classica appare occasionale, il titolo è tuttavia in armonia con l'interesse di Munch per la dinamica dei rapporti sentimentali. La tecnica utilizzata, fatta di pennellate dritte, spesse, verticali, è caratteristica della breve fase attraversata da Munch durante gli anni immediatamente precedenti e seguenti il collasso nervoso del 1908. Il quadro esprime in un certo senso il raggiungimento, nella mente dell'artista, di un equilibrio nella battaglia fra i sessi, in accordo con un nuovo nascente sentimento maturo e positivo; l'uomo non risulta più sottomesso dal potere della femminilità come accadeva nei quadri dedicati al tema del Vampiro (impersonato dalla donna) degli anni Novanta dell'Ottocento.
  • 28.
    Le due figuresi avvitano disperdendosi nella superficie della xilo che invade i loro visi, annegandoli nelle curve delle pennellate. Il nodo che formano è un vortice di dolore parallelo alla linea serpentinata che avvolge gli amanti, trasformati in simboli di sofferenza. E se il nostro occhio è abituato a posarsi su immagini fresche e tenere o passionali e sensuali del bacio, Munch lo costringe a vedere le cose in modo diverso: l'Amore è l'altra faccia, il K ehrseite, della morte. Il primo contatto che lo manifesta rappresenta il desiderio embrionale, che reca già in sè il germe del dolore per l'inevitabile futura separazione. Se non saranno le incomprensioni fra l'uomo e la donna a metter fine alla loro storia (come nel caso di Edvard e Tulla) sarà, infatti, la morte. E' un'immagine scura, venata di mistero e d'ignoto, che colpisce nonostante (o proprio per) il pessimismo che emana. E' una sintesi perfetta, ottenuta attraverso la contrapposizione del bianco e del nero, resa ancor più essenziale dalle poche linee disposte una sull'altra. Uno strano silenzio e una disarmate immobilità ipnotizzano il riguardante; l'attirano nel gorgo dell'inquietudine, portandolo, ancora una volta, nel fulcro
  • 30.
    Questa tela abbinail tema di Adamo ed Eva al ritratto di Stanislaw Przybyszewski, il poeta polacco più volte effigiato da Munch nel corso dell’ultimo decennio del secolo. Il ritratto di Przybyszewski in Gelosia è stato spesso messo in relazione con la presunta relazione di Munch con la moglie del poeta, Dagny Juell. Il poeta occupa il primissimo piano, mentre la scena di intonazione biblica è arretrata nella profondità dello spazio pittorico. Eva, in parte coperta da un abito scarlatto, è dipinta nell’atto di cogliere la mela, un’azione traducibile per la mente gelosa della figura in primo piano come percezione di
  • 31.
    "La bambina malata"rappresenta uno straordinario esempio di ció che dipingere significava per Edvard Munch; in esso, ancora piú che in tutta la serie dei "letti di morte" che seguiranno (la prima versione de "La bambina malata" é del 1885), si possono ritrovare le tematiche che nel corso di questo "tributo" si sono evidenziate. Innanzitutto, l'arte come ricordo, cioé dipingere non ció che si vede ma ció che si sente. In questa tela l'artista "sviluppa sino all'estremo il soggettivo e l'esistenziale, cercando di esprimere innanzitutto il dolore risvegliato in lui dal ricordo della malattia fatale della sorella Sofie"[4], morta di tubercolosi quando il pittore aveva solamente quattordici anni. Anche se la ragazza dipinta era in realtá una modella, secondo Munch stesso sulla tela sarebbero anche presenti il ricordo della madre morente, e la sua angoscia da bambino nei confronti dell'immagine della
  • 35.
    Gli autoritratti sonoper Munch il mezzo con cui scruta e registra gli stati emotivi in un continuo, inesausto esame di coscienza, qui raffigurato anche dalla nudità dell’artista. In contatto con l’ambiente letterario di cui fanno parte Przybyszewsky e Strindberg, l’artista si ispira spesso a tematiche trattate nei testi di questi scrittori; da Strindberg in particolare riprende il tema della “follia” come laboratorio sperimentale, e questo autoritratto ha molti punti in comune con il testo I nferno di Strindberg. Nel quadro l’artista si è rappresentato isolato su un fondo rosso acceso; lo sguardo, angosciato e penetrante, è rivolto all’esterno.
  • 36.
    In questo autoritrattoa mezzo busto Munch si ritrae frontalmente, e sullo sfondo domina una tappezzeria a colori forti. Sopra di lui, una maschera dalle fattezze demoniache osserva con atteggiamento impassibile e sarcastico. Il quadro rappresenta una delle tappe fondamentali di quel processo della pittura di Munch che dal naturalismo giunge al simbolismo e che si verifica all’inizio dell’ultimo decennio dell’Ottocento. Molti elementi – la maschera, i colori usati in senso antinaturalistico – rimandano all’arte di Emile Bernard e Paul Gauguin. Il volto dell’artista è immerso in un’atmosfera di malinconica intensità, resa con inquietanti esasperazioni tonali.
  • 37.
    Uno dei capolavoridell'arte simbolista è senza dubbio il primo autoritratto di Munch realizzato a litografia nel 1895: A utoritratto con braccio scheletrico. L'artista si è ritratto frontalmente, il suo sguardo sembra vagare nel vuoto. Il volto e il braccio scheletrico emergono dallo sfondo nero che oscura le spalle, la testa appare dunque staccata dal resto del corpo. L'opera, che, per la presenza di motivi escatologici, è stato paragonata a una stele funeraria, è un esempio del modo diretto di affrontare il tema della morte da parte di Munch.
  • 38.
    Quando riaffiora larisacca dei turbamenti, come nell'A utoritratto a B ergen (1916), prendono il sopravvento i contrasti di uno spazio vertiginoso. Se la riflessione critica sulle relazioni tra il maestro norvegese e le giovani generazioni europee ha sempre sottolineato i rapporti d'influenza con il clima espressionista, nondimeno alcuni autoritratti dell'artista presentano, negli anni venti, una parentela evidente con gli stilemi della Nuova Oggettività.