D a v id e M a r c h e s in i
Espressionismo


 Orientamento artistico che si diffuse nei primi decenni del Novecento, avendo come centro
     d’irradiazione la Germania, come reazione al naturalismo e all’impressionismo. Si concretizzò in
     diverse correnti, accomunate da un uso libero e soggettivo del mezzo artistico.
Il termine e. è adottato, nell’ambito della critica tedesca dei primi decenni del 20° sec. (A. Behne,
     Deutsche Expressionisten, in Der Sturm, 1914; H. Bahr, Expressionismus, 1916 ecc.), a designare
     espressioni artistiche che tendono a manifestare nella esasperazione delle forme e dei colori il
     mondo soggettivo dell’artista. Assorbendo, in forme non sempre univoche, esigenze e suggestioni
     espresse fin dallo Sturm und Drang nella cultura tedesca (K. Fiedler, A. Riegl, W. Worringer), è
     indicata con e., quale categoria sovrastorica, una tendenza ricorrente, in momenti drammatici e di
     crisi, nell’arte di tutti i tempi, da quella classica (G. Rodenwaldt nel 1921, a proposito dell’arte
     romana del 3° sec. d.C.) alla medievale, alla rinascimentale nordica.
Espressionismo ed Impressionismo
Le differenze tra i due movimenti sono sostanziali e profonde: l’impressionismo rimase sempre legato alla realtà esteriore.
L’artista impressionista limitava la sua sfera di azione all’interazione che c’è tra la luce e l’occhio.
In tal modo cercava di rappresentare la realtà con una nuova sensibilità, cogliendo solo quegli effetti luministici
che rendono piacevole ed interessante uno sguardo sul mondo esterno.
L’espressionismo, invece, rifiutava il concetto di una pittura sensuale spostando la visione dall’occhio all’interiorità.
La pittura che nasce in questo modo, non deve fermarsi all’occhio dell’osservatore, ma deve giungere al suo interno.

Un’altra profonda differenza divide i due movimenti.
 L’impressionismo è stato sempre connotato da un atteggiamento positivo nei confronti della vita.
Era alla ricerca del bello, e proponeva immagini di indubbia gradevolezza. I soggetti erano scelti con l’intento di
illustrare la gioia di vivere. Di una vita connotata da ritmi piacevoli e vissuta quasi con spensieratezza.

Totalmente opposto è l’atteggiamento dell’espressionismo.
La sua matrice di fondo rimane sempre profondamente drammatica.
Quando l’artista espressionista vuol guardare dentro di sé, o dentro gli altri, trova sempre toni foschi e cupi.
Al suo interno trova l’angoscia, dentro gli altri trova la bruttura mascherata dall’ipocrisia borghese.
E per rappresentare tutto ciò, l’artista espressionista non esita a ricorre ad immagini «brutte» e sgradevoli.
Anzi, con l’espressionismo il «brutto» diviene una vera e propria categoria estetica, cosa mai prima avvenuta
con tanta enfasi nella storia dell’arte occidentale.

Da un punto di vista stilistico la pittura espressionista muove soprattutto da Van Gogh e da Gauguin.
Dal primo prende il segno profondo e gestuale, dal secondo il colore come simbolo interiore.
La pittura espressionistica risulta quindi totalmente antinaturalistica, lì dove l’aderenza alla realtà dell’impressionismo
collocava quest’ultimo movimento ancora nei limiti di un naturalismo seppure inteso solo come percezione della realtà.
Cenni biografici
        Edvard Munch (1863-1944) è senz’altro il pittore che
            più di ogni altro anticipa l’espressionismo,
            soprattutto in ambito tedesco e nord-europeo.
            Egli nacque in Norvegia e svolse la sua attività
            soprattutto ad Oslo. In una città che, in realtà, era
            estranea ai grandi circuiti artistici che, in quegli
            anni, gravitavano soprattutto su Parigi e sulle
            altre capitali del centro Europa.
        Nella pittura di Munch troviamo anticipati tutti i
             grandi temi del successivo espressionismo:
             dall’angoscia esistenziale alla crisi dei valori etici
             e religiosi, dalla solitudine umana all’incombere
             della morte, dalla incertezza del futuro alla
             disumanizzazione di una società borghese e
             militarista.
        Del resto tutta la vita di Munch è stata segnata dal
             dolore e dalle sofferenze sia per le malattie che
             per problemi familiari. La sua infanzia è segnata
             da due gravi lutti, quello della morte della madre,
             quando egli ha solo cinque anni, e più tardi quello
             della sorella maggiore, quindicenne (questo
             ultimo fatto gli ispirerà l'opera "La bambina
             malata"). Il padre, medico dei poveri, talvolta lo
             conduce con sé durante la visita ai malati; questo
             precoce contatto con il dolore segnerà
             profondamente lo spirito di Edvard Munch ,
             anche se da solo non è certo sufficiente a
             spiegarne il genio.
Nel 1878 entra alla Scuola d'arti e mestieri di Oslo e dal 1881 ha come professore il pittore
Christian Krohg, le cui scene intimiste, benché composte piuttosto freddamente, sono
illuminate da una luce impressionista. Ciò spiega i primi lavori di Edvard Munch che,
nonostante il loro realismo, mostrano una chiara sensibilità per il colore. Ben presto,
l'artista sente l'esigenza di recarsi nel luogo d'origine dell'impressionismo, cioè Parigi e già
all'indomani di un brevissimo soggiorno, con la pittura della "Bambina Malata", evidenzia
una profonda metamorfosi della tecnica e anche se persiste l'elemento patetico, lo spazio
tridimensionale del realismo ottico cede il passo a una costruzione drammatica. Dalle opere
di Munch iniziano quindi ad emergere paura, solitudine, malattia e malinconia; tormenti
che non l'abbandoneranno mai, anche se ebbe a dire "la mia pittura, è in realtà un esame di
coscienza e un tentativo di comprendere i miei rapporti con l'esistenza. E' dunque una
forma d'egoismo, ma spero sempre di riuscire, grazie ad essa, ad aiutare gli altri a vedere
chiaro". Dopo un soggiorno a Parigi, dove ebbe modo di conoscere la pittura impressionista,
nel 1892 espose a Berlino una cinquantina di suoi dipinti. Ma la mostra fu duramente
stroncata dalla critica. Egli, tuttavia, divenne molto seguito ed apprezzato dai giovani pittori
delle avanguardie. Espose nelle loro mostre, compresa la celebre Secessione di Vienna del
1899. Il sorgere dell’espressionismo rese sempre più comprensibile la sua opera. E al pari
degli altri pittori espressionisti fu anche egli perseguitato dal regime nazista che dichiarò la
sua opera «arte degenerata». 82 sue opere presenti nei musei tedeschi vennero vendute.
Egli morì in piena guerra, nel 1944, pressoOslo, lasciando tutte le sue opere al municipio
della città.
Caratteristiche generali

Nell’opera di Munch sono rintracciabili molti elementi della cultura nordica di
   quegli anni, soprattutto letteraria e filosofica: dai drammi di Ibsen e
   Strindberg, alla filosofia esistenzialista di Kierkegaard e alla psicanali di
   Sigmund Freud. Da tutto ciò egli ricava una visione della vita permeata
   dall’attesa angosciosa della morte. Nei suoi quadri vi è sempre un elemento di
   inquietudine che rimanda all’incubo.
Ma gli incubi di Munch sono di una persona comune, non di uno spirito esaltato
  come quello di Van Gogh. E così, nei quadri di Munch il tormento affonda le
  sue radici in una dimensione psichica molto più profonda e per certi versi più
  angosciante. Una dimensione di pura disperazione che non ha il conforto di
  nessuna azione salvifica, neppure il suicidio.
La Bambina malata è il capolavoro che conclude la fase
                   giovanile di Munch e ha suscitato grande scandalo.

Fanciulla malata
                   È il quadro con cui Munch ricorda la sorella, ne esistono
                   cinque versioni in pittura e diverse varianti grafiche.
                   Qui Munch abbandona il disegno e il chiaroscuro. Il
                   formato è quasi quadrato, la composizione è impostata
                   sulle diagonali.
                   Al centro geometrico del quadro c'è l'intreccio delle mani,
                   solo abbozzato da macchie di colore informi, non c'è
                   descrizione, è un'evocazione.
                    Eppure queste macchie informi comunicano tutta
                   l'intensità di un legame affettivo e della disperazione di
                   due persone che non vogliono lasciarsi.

                   La stanza è piccola, stretta. Il letto sembra compresso tra il
                   comodino e una parete, sulla quale pende un tendaggio
                   verde.
                   E’ uno spazio compresso, dà un senso di disagio e
                   claustrofobia. Si respira un’aria pesante, viziata.
                   Munch vuole farci sentire l’odore della malattia, il senso di
                   chiuso, gli aromi acuti delle medicine.
                   Ci sono colori freddi, toni scuri e strane luci. L’unica
                   luminosità proviene dal cuscino e dal volto pallido della
                   ragazza.
                   Ma non è luce riflessa, la federa e la pelle emanano una
                   loro luminescenza spettrale.
                   Anche la pittura sembra malata: è tutta corrosa, graffiata,
                   la materia del colore è tutta disfatta, sembra avere il
                   cancro, sembra rovinarsi sotto i nostri occhi. I colori scuri
                   sembrano sporchi. I colori chiari sono freddi, bianchi e
                   verdastri ed emanano fosforescenze inquietanti.
                   In questo quadro non sono rappresentati dei personaggi, il
                   protagonista è la malattia intesa come processo di
                   disfacimento che avviene sotto i nostri occhi.
In questo disfarsi della materia anche le figure non sono persone in carne e ossa, ma sono presenti
      solo i loro spiriti, che sembrano molto più concreti dei loro corpi disfatti: la loro presenza
     viene fatta sentire come grumi fatti di sentimenti, di passioni, talmente intensi da diventare
                                                 concreti.
 La critica accoglie l’opera del pittore, poco più che ventenne, in modo impietoso. Il messaggio di
                                       Munch non viene compreso.
 La tecnica nervosa ed essenziale in cui era stato dipinto creò sconcerto e disprezzo nella critica,
      tanto che le mani delle due donne, congiunte e quasi fuse, in un saluto estremo, vennero
                                  paragonate a "purea di aragosta".
  Al posto della tradizionale descrizione naturalistica dei corpi, l’artista sostituisce dei semplici
         abbozzi di colore, al di fuori di qualsiasi regola mai prima sperimentata; anche tutte le
      convenzioni del disegno e delle lumeggiature accademiche vengono trasgredite. Ma queste
       scelte, consapevoli e coraggiose vengono invece fraintese come un’offensiva trascuratezza
        pittorica. Gli intenti espressivi di Munch sono nuovi e diversi. Egli vuole rappresentare
    sentimenti, presenze immateriali, non oggetti o corpi materiali, l’anima delle persone, non le
        persone in carne e ossa. Per questo elimina il disegno e il chiaroscuro, la definizione e la
     prospettiva che rendono invece la concretezza delle cose. Si rende conto che il colore suscita
   più direttamente l’emozione. I suoi personaggi sono involucri di passioni o di angosce, grumi
                                         emozionali resi con il colore.
Sera nel corso   Il quadro fu esposto ad una mostra a

Karl Johann      Berlino, insieme a cinquanta opere
                 dell’artista: il giudizio della critica fu così
                 aspro
                 (“un insulto all’arte”), che la mostra fu
                 sospesa dopo una sola settimana.
                 L’arte di Munch fu però accettata dalle
                 avanguardie tedesche, e questo lo indusse a
                 trattenersi a Berlino gli anni successivi.
                 Il dipinto rappresenta il passeggio serale
                 nella principale arteria dell’antica Crestaia,
                 centro animato
                  e pulsante della vita economica e politica
                 della città. Munch interpreta il rito del
                 passeggio,
                  tipico di un certo ambiente borghese, come
                 un’orrida processione di spettri dagli occhi
                 sbarrati.
                 Dell’umanità dei personaggi non sono
                 rimasti che gli attributi esteriori: i seri
                 cilindri degli uomini e i cappellini delle
                 signore.
                  I volti, invece, sono maschere scheletriche,
                 oscure incarnazioni di forze misteriose e
                 spaventose.
Nonostante gli occhi completamente spalancati, i loro visi appaiono chiusi. Prigionieri delle
     norme e delle convenzioni borghesi, essi stessi producono un’atmosfera di repressione
   morale. Sullo sfondo, a destra, le finestre innaturalmente gialle del Parlamento sembrano
  occhi sinistri che controllano che tutto vada secondo gli schemi previsti. Unico elemento di
 disarmonia, e quindi di opposizione (anche politica) la figura che si incammina sulla destra,
  ombra incerta e solitaria: essa sfila accanto alla fiumana di gente, o più precisamente contro
   di essa. Essa rappresenta l’artista stesso, colui che, incurante della massa, rema comunque
  controcorrente.La violenza espressiva, che dall’animo dell’artista proietta sentimenti e stati
 d’animo estremamente soggettivi, non altro che il tentativo disperato di aprire un varco nelle
 coscienze addormentate, attraverso i colori violenti, le forme sommarie, i modellati angolosi:
              un grido di dolore lanciato contro l’indifferenza della società borghese.
“Il grido” fa parte di una serie di opere realizzate da
L'Urlo   Munch tra la fine dell'ottocento ed i primi del novecento
         e che l'autore stesso ha idealmente raccolto in una serie
         intitolata “Fregio della vita”.
         Dell'opera esistono altre versioni, di cui alcune incisioni
         in bianco e nero che anticipano
          le versioni rese a colori. Una versione a colori anticipa
         di un anno questa prescelta:
         è un olio su tavola cm 83,5 x 66 ed è conservata ad Oslo
         al Munch Museet.
         La scelta della versione qui analizzata è stata orientata
         dalla maggiore possibilità di analisi
         coloristica dell'opera in relazione all'utilizzo congiunto
         di olio, tempera e pastello.
         La prima impressione che l'osservatore ha guardando
         questa particolare opera di Munch, è di angoscia.
         Attraverso la forma ed i colori quest'opera riesce dunque
         a trasmettere una sensazione, e, la comunicazione,
         che prima con gli impressionisti si giocava tutta
         sull'impressione visiva si sposta adesso al livello
         dell'inconscio.
         L'opera agisce nell'animo stesso dell'osservatore perché
         è espressione diretta dell'animo dell'autore.
         Colori irreali, contrastanti, contorni dissolti, forme
         indefinite sembrano emergere dalla dimensione del
         sogno.
L'uso, alterante della realtà, del colore e gli accostamenti cromatici associati a lunghe pennellate
         tese a deformare i soggetti rappresentati suggeriscono uno stato emotivo di angoscia.
       L'associazione delle linee ondulate con le linee diagonali crea un senso di dinamicità che
   provoca tensione nell'osservatore. L'uso della luce contribuisce a far scaturire nell'osservatore
           un senso di inquietudine poiché conferisce il senso dell'immediatezza dell'evento
     rappresentato, colpendo la figura principale frontalmente come se venisse illuminata dalla
      luce di un flash. Anche la composizione degli elementi costitutivi del quadro è orientata a
     sottolineare l'aspetto espressivo dell'opera mettendo in primo piano il soggetto che emette
            l'urlo, staccandolo dallo sfondo attraverso la frapposizione dell'elemento ponte.
curiosità




Una versione de "L'Urlo" di Edvard Munch è stata aggiudicata
da Sotheby's a New York per 119,92 milioni di dollari,
diventando l'opera d'arte più cara mai venduta ad un'asta. Il pastello realizzato nel 1895
è il solo delle quattro versioni de "L'urlo" ancora detenuta da un privato
Pubertà
          La figura della ragazza nuda, seduta sul bordo
          del letto, è una delle più famose della produzione
          di Munch. Non vi è alcun compiacimento
          sensuale in questo nudo, anzi,
          l’immagine trasmette, ad uno sguardo più
          attento, un intenso sentimento di angoscia.
          Il nudo, in questo caso, è allegoria di condizione
          indifesa, soprattutto da parte di chi è ancora
          giovane ed acerbo, nei confronti dei destini della
          vita.

          E che ognuno ha un destino che lo aspetta, in
          questo quadro è simboleggiato dall’ombra
           che la ragazza proietta sulla parete.
          Non è un’ombra naturale, ma un grumo nero
          come un fantasma che si materializza dietro di
          noi, senza che possiamo evitarlo: è un po’ il
          simbolo di tutti i dolori che attendono chi vive.
Il corpo della donna è dipinto particolarmente pallido e
Madonna   con dei colori che fanno pensare quasi a un cadavere.
          Allo stesso tempo la donna è però ritratta in una posa che
          ricorda quella di un amplesso, il che riporta alla tematica
          ricorrente nei lavori di Munch in cui sesso e morte sono
          sempre intrecciati tra di loro.
          Il ventre della donna è particolarmente sottolineato dalle
          pennellate, che lo fanno apparire rigonfio, come se lei
          fosse incinta.
          Dalle litografie dell'opera è visibile anche la cornice,
          originariamente progettata da Munch stesso per questo
          dipinto, che vedeva incisi numerosi spermatozoi correre
          lungo tutto il bordo e nell'angolo in basso a sinistra un
          piccolo feto.Principale motivo dello scandalo quando il
          quadro venne presentato (oltre all'immagine in sé), fu il
          fatto che questa donna,probabilmente una prostituta,
          rappresentata nuda, incinta, in una posa lasciva e
          dall'aspetto malsano, venne presentata come la Madonna.
          Una Madonna, però, con un'aureola rossa, ancora una
          volta a sottolineare il ruolo profondamente negativo che
          Munch associa alle donne, ricorrente in tutte le sue opere .
          Dai contorni del corpo si irradia una sorta di aura che dal
          grigio sfuma verso il verde (a destra) e il rosso (a sinistra)
          seguendo quelle stesse linee ondulate che si possono
          ritrovare nello sfondo del "l'urlo".
Il bacio con la   Il dipinto fa parte di un gruppo di opere, chiamato “Il fregio della
                  vita”, sul tema del ciclo della vita,
                  della morte e dell’amore, gruppo comprende dipinti realizzati dal
finestra          1893 al 1918.
                   All’interno di questo tema "Il bacio" esprime una tematica più
                  volte trattata da Munch, quella del rapporto tra uomo e donna.
                  La coppia misteriosa ritratta in questo dipinto non mostra
                  tenerezza e complicità.
                  I volti sono nascosti nell’ombra di un abbraccio sensuale ma non
                  gioioso.
                  I corpi, indistinguibili l’uno dall’altro, sono avvinghiati in quella
                  che appare più una lotta che un abbraccio amoroso.
                  Le due figure sono nettamente decentrate contro ogni canone
                  compositivo tradizionale,
                   spinte verso il margine destro del quadro; esse accentuano un
                  senso di furtività sottolineato anche dal locale modesto e
                  disadorno,
                  quasi che l’incontro sia casuale o segreto. Le tonalità fredde del
                  dipinto rimandano alle atmosfere nordiche.
                  Le due figure abbracciate, impossibili da distinguere
                  separatamente, rappresentano la perdita d'identità
                  . Il rapporto tra uomo e donna si configura come tensione tra
                  desiderio di amare e paura di amare.
                  Il rapporto ambiguo è espresso dalla fusione fisica delle due
                  figure che si abbracciano
                  nel tentativo di annullarsi o assimilarsi. In ciò Munch trasferisce
                  quel doloroso senso di solitudine legate al suo vissuto personale.

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  • 1.
    D a vid e M a r c h e s in i
  • 2.
    Espressionismo Orientamento artisticoche si diffuse nei primi decenni del Novecento, avendo come centro d’irradiazione la Germania, come reazione al naturalismo e all’impressionismo. Si concretizzò in diverse correnti, accomunate da un uso libero e soggettivo del mezzo artistico. Il termine e. è adottato, nell’ambito della critica tedesca dei primi decenni del 20° sec. (A. Behne, Deutsche Expressionisten, in Der Sturm, 1914; H. Bahr, Expressionismus, 1916 ecc.), a designare espressioni artistiche che tendono a manifestare nella esasperazione delle forme e dei colori il mondo soggettivo dell’artista. Assorbendo, in forme non sempre univoche, esigenze e suggestioni espresse fin dallo Sturm und Drang nella cultura tedesca (K. Fiedler, A. Riegl, W. Worringer), è indicata con e., quale categoria sovrastorica, una tendenza ricorrente, in momenti drammatici e di crisi, nell’arte di tutti i tempi, da quella classica (G. Rodenwaldt nel 1921, a proposito dell’arte romana del 3° sec. d.C.) alla medievale, alla rinascimentale nordica.
  • 3.
    Espressionismo ed Impressionismo Ledifferenze tra i due movimenti sono sostanziali e profonde: l’impressionismo rimase sempre legato alla realtà esteriore. L’artista impressionista limitava la sua sfera di azione all’interazione che c’è tra la luce e l’occhio. In tal modo cercava di rappresentare la realtà con una nuova sensibilità, cogliendo solo quegli effetti luministici che rendono piacevole ed interessante uno sguardo sul mondo esterno. L’espressionismo, invece, rifiutava il concetto di una pittura sensuale spostando la visione dall’occhio all’interiorità. La pittura che nasce in questo modo, non deve fermarsi all’occhio dell’osservatore, ma deve giungere al suo interno. Un’altra profonda differenza divide i due movimenti. L’impressionismo è stato sempre connotato da un atteggiamento positivo nei confronti della vita. Era alla ricerca del bello, e proponeva immagini di indubbia gradevolezza. I soggetti erano scelti con l’intento di illustrare la gioia di vivere. Di una vita connotata da ritmi piacevoli e vissuta quasi con spensieratezza. Totalmente opposto è l’atteggiamento dell’espressionismo. La sua matrice di fondo rimane sempre profondamente drammatica. Quando l’artista espressionista vuol guardare dentro di sé, o dentro gli altri, trova sempre toni foschi e cupi. Al suo interno trova l’angoscia, dentro gli altri trova la bruttura mascherata dall’ipocrisia borghese. E per rappresentare tutto ciò, l’artista espressionista non esita a ricorre ad immagini «brutte» e sgradevoli. Anzi, con l’espressionismo il «brutto» diviene una vera e propria categoria estetica, cosa mai prima avvenuta con tanta enfasi nella storia dell’arte occidentale. Da un punto di vista stilistico la pittura espressionista muove soprattutto da Van Gogh e da Gauguin. Dal primo prende il segno profondo e gestuale, dal secondo il colore come simbolo interiore. La pittura espressionistica risulta quindi totalmente antinaturalistica, lì dove l’aderenza alla realtà dell’impressionismo collocava quest’ultimo movimento ancora nei limiti di un naturalismo seppure inteso solo come percezione della realtà.
  • 4.
    Cenni biografici Edvard Munch (1863-1944) è senz’altro il pittore che più di ogni altro anticipa l’espressionismo, soprattutto in ambito tedesco e nord-europeo. Egli nacque in Norvegia e svolse la sua attività soprattutto ad Oslo. In una città che, in realtà, era estranea ai grandi circuiti artistici che, in quegli anni, gravitavano soprattutto su Parigi e sulle altre capitali del centro Europa. Nella pittura di Munch troviamo anticipati tutti i grandi temi del successivo espressionismo: dall’angoscia esistenziale alla crisi dei valori etici e religiosi, dalla solitudine umana all’incombere della morte, dalla incertezza del futuro alla disumanizzazione di una società borghese e militarista. Del resto tutta la vita di Munch è stata segnata dal dolore e dalle sofferenze sia per le malattie che per problemi familiari. La sua infanzia è segnata da due gravi lutti, quello della morte della madre, quando egli ha solo cinque anni, e più tardi quello della sorella maggiore, quindicenne (questo ultimo fatto gli ispirerà l'opera "La bambina malata"). Il padre, medico dei poveri, talvolta lo conduce con sé durante la visita ai malati; questo precoce contatto con il dolore segnerà profondamente lo spirito di Edvard Munch , anche se da solo non è certo sufficiente a spiegarne il genio.
  • 5.
    Nel 1878 entraalla Scuola d'arti e mestieri di Oslo e dal 1881 ha come professore il pittore Christian Krohg, le cui scene intimiste, benché composte piuttosto freddamente, sono illuminate da una luce impressionista. Ciò spiega i primi lavori di Edvard Munch che, nonostante il loro realismo, mostrano una chiara sensibilità per il colore. Ben presto, l'artista sente l'esigenza di recarsi nel luogo d'origine dell'impressionismo, cioè Parigi e già all'indomani di un brevissimo soggiorno, con la pittura della "Bambina Malata", evidenzia una profonda metamorfosi della tecnica e anche se persiste l'elemento patetico, lo spazio tridimensionale del realismo ottico cede il passo a una costruzione drammatica. Dalle opere di Munch iniziano quindi ad emergere paura, solitudine, malattia e malinconia; tormenti che non l'abbandoneranno mai, anche se ebbe a dire "la mia pittura, è in realtà un esame di coscienza e un tentativo di comprendere i miei rapporti con l'esistenza. E' dunque una forma d'egoismo, ma spero sempre di riuscire, grazie ad essa, ad aiutare gli altri a vedere chiaro". Dopo un soggiorno a Parigi, dove ebbe modo di conoscere la pittura impressionista, nel 1892 espose a Berlino una cinquantina di suoi dipinti. Ma la mostra fu duramente stroncata dalla critica. Egli, tuttavia, divenne molto seguito ed apprezzato dai giovani pittori delle avanguardie. Espose nelle loro mostre, compresa la celebre Secessione di Vienna del 1899. Il sorgere dell’espressionismo rese sempre più comprensibile la sua opera. E al pari degli altri pittori espressionisti fu anche egli perseguitato dal regime nazista che dichiarò la sua opera «arte degenerata». 82 sue opere presenti nei musei tedeschi vennero vendute. Egli morì in piena guerra, nel 1944, pressoOslo, lasciando tutte le sue opere al municipio della città.
  • 6.
    Caratteristiche generali Nell’opera diMunch sono rintracciabili molti elementi della cultura nordica di quegli anni, soprattutto letteraria e filosofica: dai drammi di Ibsen e Strindberg, alla filosofia esistenzialista di Kierkegaard e alla psicanali di Sigmund Freud. Da tutto ciò egli ricava una visione della vita permeata dall’attesa angosciosa della morte. Nei suoi quadri vi è sempre un elemento di inquietudine che rimanda all’incubo. Ma gli incubi di Munch sono di una persona comune, non di uno spirito esaltato come quello di Van Gogh. E così, nei quadri di Munch il tormento affonda le sue radici in una dimensione psichica molto più profonda e per certi versi più angosciante. Una dimensione di pura disperazione che non ha il conforto di nessuna azione salvifica, neppure il suicidio.
  • 7.
    La Bambina malataè il capolavoro che conclude la fase giovanile di Munch e ha suscitato grande scandalo. Fanciulla malata È il quadro con cui Munch ricorda la sorella, ne esistono cinque versioni in pittura e diverse varianti grafiche. Qui Munch abbandona il disegno e il chiaroscuro. Il formato è quasi quadrato, la composizione è impostata sulle diagonali. Al centro geometrico del quadro c'è l'intreccio delle mani, solo abbozzato da macchie di colore informi, non c'è descrizione, è un'evocazione. Eppure queste macchie informi comunicano tutta l'intensità di un legame affettivo e della disperazione di due persone che non vogliono lasciarsi. La stanza è piccola, stretta. Il letto sembra compresso tra il comodino e una parete, sulla quale pende un tendaggio verde. E’ uno spazio compresso, dà un senso di disagio e claustrofobia. Si respira un’aria pesante, viziata. Munch vuole farci sentire l’odore della malattia, il senso di chiuso, gli aromi acuti delle medicine. Ci sono colori freddi, toni scuri e strane luci. L’unica luminosità proviene dal cuscino e dal volto pallido della ragazza. Ma non è luce riflessa, la federa e la pelle emanano una loro luminescenza spettrale. Anche la pittura sembra malata: è tutta corrosa, graffiata, la materia del colore è tutta disfatta, sembra avere il cancro, sembra rovinarsi sotto i nostri occhi. I colori scuri sembrano sporchi. I colori chiari sono freddi, bianchi e verdastri ed emanano fosforescenze inquietanti. In questo quadro non sono rappresentati dei personaggi, il protagonista è la malattia intesa come processo di disfacimento che avviene sotto i nostri occhi.
  • 8.
    In questo disfarsidella materia anche le figure non sono persone in carne e ossa, ma sono presenti solo i loro spiriti, che sembrano molto più concreti dei loro corpi disfatti: la loro presenza viene fatta sentire come grumi fatti di sentimenti, di passioni, talmente intensi da diventare concreti. La critica accoglie l’opera del pittore, poco più che ventenne, in modo impietoso. Il messaggio di Munch non viene compreso. La tecnica nervosa ed essenziale in cui era stato dipinto creò sconcerto e disprezzo nella critica, tanto che le mani delle due donne, congiunte e quasi fuse, in un saluto estremo, vennero paragonate a "purea di aragosta". Al posto della tradizionale descrizione naturalistica dei corpi, l’artista sostituisce dei semplici abbozzi di colore, al di fuori di qualsiasi regola mai prima sperimentata; anche tutte le convenzioni del disegno e delle lumeggiature accademiche vengono trasgredite. Ma queste scelte, consapevoli e coraggiose vengono invece fraintese come un’offensiva trascuratezza pittorica. Gli intenti espressivi di Munch sono nuovi e diversi. Egli vuole rappresentare sentimenti, presenze immateriali, non oggetti o corpi materiali, l’anima delle persone, non le persone in carne e ossa. Per questo elimina il disegno e il chiaroscuro, la definizione e la prospettiva che rendono invece la concretezza delle cose. Si rende conto che il colore suscita più direttamente l’emozione. I suoi personaggi sono involucri di passioni o di angosce, grumi emozionali resi con il colore.
  • 9.
    Sera nel corso Il quadro fu esposto ad una mostra a Karl Johann Berlino, insieme a cinquanta opere dell’artista: il giudizio della critica fu così aspro (“un insulto all’arte”), che la mostra fu sospesa dopo una sola settimana. L’arte di Munch fu però accettata dalle avanguardie tedesche, e questo lo indusse a trattenersi a Berlino gli anni successivi. Il dipinto rappresenta il passeggio serale nella principale arteria dell’antica Crestaia, centro animato e pulsante della vita economica e politica della città. Munch interpreta il rito del passeggio, tipico di un certo ambiente borghese, come un’orrida processione di spettri dagli occhi sbarrati. Dell’umanità dei personaggi non sono rimasti che gli attributi esteriori: i seri cilindri degli uomini e i cappellini delle signore. I volti, invece, sono maschere scheletriche, oscure incarnazioni di forze misteriose e spaventose.
  • 10.
    Nonostante gli occhicompletamente spalancati, i loro visi appaiono chiusi. Prigionieri delle norme e delle convenzioni borghesi, essi stessi producono un’atmosfera di repressione morale. Sullo sfondo, a destra, le finestre innaturalmente gialle del Parlamento sembrano occhi sinistri che controllano che tutto vada secondo gli schemi previsti. Unico elemento di disarmonia, e quindi di opposizione (anche politica) la figura che si incammina sulla destra, ombra incerta e solitaria: essa sfila accanto alla fiumana di gente, o più precisamente contro di essa. Essa rappresenta l’artista stesso, colui che, incurante della massa, rema comunque controcorrente.La violenza espressiva, che dall’animo dell’artista proietta sentimenti e stati d’animo estremamente soggettivi, non altro che il tentativo disperato di aprire un varco nelle coscienze addormentate, attraverso i colori violenti, le forme sommarie, i modellati angolosi: un grido di dolore lanciato contro l’indifferenza della società borghese.
  • 11.
    “Il grido” faparte di una serie di opere realizzate da L'Urlo Munch tra la fine dell'ottocento ed i primi del novecento e che l'autore stesso ha idealmente raccolto in una serie intitolata “Fregio della vita”. Dell'opera esistono altre versioni, di cui alcune incisioni in bianco e nero che anticipano le versioni rese a colori. Una versione a colori anticipa di un anno questa prescelta: è un olio su tavola cm 83,5 x 66 ed è conservata ad Oslo al Munch Museet. La scelta della versione qui analizzata è stata orientata dalla maggiore possibilità di analisi coloristica dell'opera in relazione all'utilizzo congiunto di olio, tempera e pastello. La prima impressione che l'osservatore ha guardando questa particolare opera di Munch, è di angoscia. Attraverso la forma ed i colori quest'opera riesce dunque a trasmettere una sensazione, e, la comunicazione, che prima con gli impressionisti si giocava tutta sull'impressione visiva si sposta adesso al livello dell'inconscio. L'opera agisce nell'animo stesso dell'osservatore perché è espressione diretta dell'animo dell'autore. Colori irreali, contrastanti, contorni dissolti, forme indefinite sembrano emergere dalla dimensione del sogno.
  • 12.
    L'uso, alterante dellarealtà, del colore e gli accostamenti cromatici associati a lunghe pennellate tese a deformare i soggetti rappresentati suggeriscono uno stato emotivo di angoscia. L'associazione delle linee ondulate con le linee diagonali crea un senso di dinamicità che provoca tensione nell'osservatore. L'uso della luce contribuisce a far scaturire nell'osservatore un senso di inquietudine poiché conferisce il senso dell'immediatezza dell'evento rappresentato, colpendo la figura principale frontalmente come se venisse illuminata dalla luce di un flash. Anche la composizione degli elementi costitutivi del quadro è orientata a sottolineare l'aspetto espressivo dell'opera mettendo in primo piano il soggetto che emette l'urlo, staccandolo dallo sfondo attraverso la frapposizione dell'elemento ponte.
  • 13.
    curiosità Una versione de"L'Urlo" di Edvard Munch è stata aggiudicata da Sotheby's a New York per 119,92 milioni di dollari, diventando l'opera d'arte più cara mai venduta ad un'asta. Il pastello realizzato nel 1895 è il solo delle quattro versioni de "L'urlo" ancora detenuta da un privato
  • 14.
    Pubertà La figura della ragazza nuda, seduta sul bordo del letto, è una delle più famose della produzione di Munch. Non vi è alcun compiacimento sensuale in questo nudo, anzi, l’immagine trasmette, ad uno sguardo più attento, un intenso sentimento di angoscia. Il nudo, in questo caso, è allegoria di condizione indifesa, soprattutto da parte di chi è ancora giovane ed acerbo, nei confronti dei destini della vita. E che ognuno ha un destino che lo aspetta, in questo quadro è simboleggiato dall’ombra che la ragazza proietta sulla parete. Non è un’ombra naturale, ma un grumo nero come un fantasma che si materializza dietro di noi, senza che possiamo evitarlo: è un po’ il simbolo di tutti i dolori che attendono chi vive.
  • 15.
    Il corpo delladonna è dipinto particolarmente pallido e Madonna con dei colori che fanno pensare quasi a un cadavere. Allo stesso tempo la donna è però ritratta in una posa che ricorda quella di un amplesso, il che riporta alla tematica ricorrente nei lavori di Munch in cui sesso e morte sono sempre intrecciati tra di loro. Il ventre della donna è particolarmente sottolineato dalle pennellate, che lo fanno apparire rigonfio, come se lei fosse incinta. Dalle litografie dell'opera è visibile anche la cornice, originariamente progettata da Munch stesso per questo dipinto, che vedeva incisi numerosi spermatozoi correre lungo tutto il bordo e nell'angolo in basso a sinistra un piccolo feto.Principale motivo dello scandalo quando il quadro venne presentato (oltre all'immagine in sé), fu il fatto che questa donna,probabilmente una prostituta, rappresentata nuda, incinta, in una posa lasciva e dall'aspetto malsano, venne presentata come la Madonna. Una Madonna, però, con un'aureola rossa, ancora una volta a sottolineare il ruolo profondamente negativo che Munch associa alle donne, ricorrente in tutte le sue opere . Dai contorni del corpo si irradia una sorta di aura che dal grigio sfuma verso il verde (a destra) e il rosso (a sinistra) seguendo quelle stesse linee ondulate che si possono ritrovare nello sfondo del "l'urlo".
  • 16.
    Il bacio conla Il dipinto fa parte di un gruppo di opere, chiamato “Il fregio della vita”, sul tema del ciclo della vita, della morte e dell’amore, gruppo comprende dipinti realizzati dal finestra 1893 al 1918. All’interno di questo tema "Il bacio" esprime una tematica più volte trattata da Munch, quella del rapporto tra uomo e donna. La coppia misteriosa ritratta in questo dipinto non mostra tenerezza e complicità. I volti sono nascosti nell’ombra di un abbraccio sensuale ma non gioioso. I corpi, indistinguibili l’uno dall’altro, sono avvinghiati in quella che appare più una lotta che un abbraccio amoroso. Le due figure sono nettamente decentrate contro ogni canone compositivo tradizionale, spinte verso il margine destro del quadro; esse accentuano un senso di furtività sottolineato anche dal locale modesto e disadorno, quasi che l’incontro sia casuale o segreto. Le tonalità fredde del dipinto rimandano alle atmosfere nordiche. Le due figure abbracciate, impossibili da distinguere separatamente, rappresentano la perdita d'identità . Il rapporto tra uomo e donna si configura come tensione tra desiderio di amare e paura di amare. Il rapporto ambiguo è espresso dalla fusione fisica delle due figure che si abbracciano nel tentativo di annullarsi o assimilarsi. In ciò Munch trasferisce quel doloroso senso di solitudine legate al suo vissuto personale.