Narrazione , Mito e Scienza
commento al poster “Dall’Asma al Pneuma”
Beppe Montagna
PROTAGORA - (allora Socrate) se hai la possibilità'... dimostramelo
SOCRATE - Certamente: solo volete ve lo dimostri raccontando un mito, come (facevano) i
vecchi maestri, o esponendo un ragionamento?
GLI ASTANTI - Fai come meglio credi
SOCRATE - Allora mi sembra più' piacevole raccontarvi un mito.
dal “Protagora” di Platone (1)
1) La continua necessita' di dare (trovare?) un senso alle cose del mondo ed al mondo stesso, caratterizza
l'uomo come essere dotato di pensiero. Proprio perche' dotato di pensiero l'uomo non puo' fare a meno di
farlo e proprio perche' dotato di pensiero l'uomo e' in grado di farlo.
Le grandi costruzioni culturali di ogni civilta' si palesano come frutto di intricati processi mentali mossi dalla
ricerca del senso.
La descrizione del senso (di cio’ che accade, del mondo ecc) altro non e’ che la “Conoscenza”.
2) Il Mito è la primitiva forma di conoscenza.
Definiamo Mito quell’atto narrativo, prodotto dalla mente umana, in cui si compia l'Epifania del Vero, cioè che
possieda in sé, per chi lo esprime e chi lo riceve, la "energeia opsis": la forza dimostrativa dell'evidenza (8).
La capacità, di ciò che viene enunciato, di essere di per sé vettore assoluto di Verità è verosimilmente un
retaggio dell'antico sentimento del Potere della Parola (8) (a tutti è noto l'incipit del Vangelo secondo
Giovanni "in principio era il Verbo", che, attraverso la sua forte presa poetica (8), dimostra di agire tuttora su
di noi con potenza Mitica; ricordiamo il “fiat” della genesi come espressione della poraola creatrice).
Questo indissolubile legame tra Enunciato e Verità carica la Locuzione di una sacralità, riconosciuta ed
accettata sia dal locutore che dall'uditore (o lettore), che è tipica del Mito (2).
3) Platone, il Primo Filosofo, è anche l’ultimo degli Antichi Sapienti, capace di trasmettere la Conoscenza
tramite il Mito, con Aristotele il sapere si fa assolutamente argomentativo e lo sviluppo della Logica come
pensiero analitico (dal greco: che scompone, che separa le parti costituenti) ne traccia il cammino futuro. La
Ragione Discorsiva del Mondo si impone alla Ragione Rappresentativa dello stesso. Nel rapporto dell'uomo
con la Realtà, la Comprensione come Mythos si contrappone alla Conoscenza come Logos. La successiva
nascita della Scienza sancisce il definitivo trionfo del sapere analitico sul sapere sentimentale.
Nel suo progressivo definirsi epistemologico, la Scienza si pone come unico strumento, unico metodo
(ricordiamo Cartesio), per la Conoscenza e quindi per quell’impresa di attribuzione di senso a cui la mente
umana e’impegnata fin dal suo sorgere.
4) Ma scoprire il “senso delle cose” e’ anche scoprire la Verità. Cosi’ la Scienza diviene fondamento di valori
morali (4) e si ammanta di sacralità (3). Assume anche un proprio linguaggio che, pur differenziandosi dal
linguaggio comune, ne conserva la stessa essenza mitica (8) e la stessa propensione retorica (9).
Nel suo trasmettersi la Scienza si struttura come grande atto narrativo.
5) La Clinica, fondandosi come scienza (5), diventa compartecipe di quei valori di Sacralità e Verità ed
assume anch'essa propri modelli linguistici che si pongono come specifica arte retorica (6). Significati di
Sacralità e verità improntano le relazioni cliniche che così acquistano i caratteri del racconto mitico: la
conformità ai paradigmi della Sacra Scienza squaderna l'evidenza della Verità.
La produzione di Casi Clinici diventa un atto di mitopoiesi, il relazionarli diventa la narrazione di un mito e la
Clinica è forse una Nuova Mitologia (7).
6) Il percorso che si snoda nel nostro immaginario e che racchiudiamo nel perimetro di ciò che chiamiamo
Clinica non è sospeso nel vuoto. Esso è inserito in un più vasto sistema di sentieri che si incrociano
collegando significato a significato (concetti a concetti, a sentimenti a valori in continuo reciproco rimando)
(10). Sono i sentieri tracciati dal Logos, che nel suo percorso ordinatore entro il caotico mondo simbolico,
intreccia quel labirinto di significati che costituisce la nostra rappresentazione del Mondo. Questa
rappresentazione, nel suo sgranarsi come rosario di Significati e quindi di Verità, palesa la sua
inequivocabile natura mitica.
7) La Clinica è quindi solo una parte (grande? piccola?) di quel più grande Mito, di quella grande Narrazione,
che è la nostra Cultura. Anche la medicina e' una grande costruzione di senso e la diagnosi
altro non e' che riconoscere, all'interno di un insieme disomogeneo di fatti
e fenomeni soggettivi ed oggettivi, legami dotati di senso.
L'inquadramento clinico di un paziente è pertanto la ricerca del senso della sua Storia all'interno dell'intricato
labirinto di significati del Sapere del Medico. Tale Storia può trovare posto nell'area, più o meno
precisamente delimitata, del sapere scientifico, o può debordare da quei confini ricoprendo anche altre aree
ad essa estranee.
O addirittura potrà trovare posto solo esternamente ad essa.
BIBLIOGRAFIA
1 ) Platone
"Protagora" 320 b-c
2 ) Eliade M.
"Mito e Realtà"
Ed. Borla 1993
3 ) Monod J.
"Il Caso e la Necessità"
Ed. A.Mondadori 1976
4 ) Camus A.
"Il mito di Sisifo"
Ed. Bompiani 1980
5 ) Focault M.
"Nascita della Clinica"
Ed Einaudi
6 ) Ratzan R.
"Winged words and chief complaints: medical case histories and the Parry-Lord oral-formulaic tradition"
Literature and Medicine 1992; 11: 94-114
7 ) Misselbrook D.
"Are patients a Mith?"
BMJ 1997; 314 (1 february)
8 ) Otto W.F.
"Il Mito"
Ed Il Melangolo 1995
9 ) Pera M.; Shea W.R. (a cura di)
"L'arte della persuasione scientifica"
Ed Guerini e Ass. 1992 (MI)
10) G.Mantovani
"L'elefante invisibile"
Giunti (FI) 1998

Narrazione, mito e scienza (G. Montagna)

  • 1.
    Narrazione , Mitoe Scienza commento al poster “Dall’Asma al Pneuma” Beppe Montagna PROTAGORA - (allora Socrate) se hai la possibilità'... dimostramelo SOCRATE - Certamente: solo volete ve lo dimostri raccontando un mito, come (facevano) i vecchi maestri, o esponendo un ragionamento? GLI ASTANTI - Fai come meglio credi SOCRATE - Allora mi sembra più' piacevole raccontarvi un mito. dal “Protagora” di Platone (1) 1) La continua necessita' di dare (trovare?) un senso alle cose del mondo ed al mondo stesso, caratterizza l'uomo come essere dotato di pensiero. Proprio perche' dotato di pensiero l'uomo non puo' fare a meno di farlo e proprio perche' dotato di pensiero l'uomo e' in grado di farlo. Le grandi costruzioni culturali di ogni civilta' si palesano come frutto di intricati processi mentali mossi dalla ricerca del senso. La descrizione del senso (di cio’ che accade, del mondo ecc) altro non e’ che la “Conoscenza”. 2) Il Mito è la primitiva forma di conoscenza. Definiamo Mito quell’atto narrativo, prodotto dalla mente umana, in cui si compia l'Epifania del Vero, cioè che possieda in sé, per chi lo esprime e chi lo riceve, la "energeia opsis": la forza dimostrativa dell'evidenza (8). La capacità, di ciò che viene enunciato, di essere di per sé vettore assoluto di Verità è verosimilmente un retaggio dell'antico sentimento del Potere della Parola (8) (a tutti è noto l'incipit del Vangelo secondo Giovanni "in principio era il Verbo", che, attraverso la sua forte presa poetica (8), dimostra di agire tuttora su di noi con potenza Mitica; ricordiamo il “fiat” della genesi come espressione della poraola creatrice). Questo indissolubile legame tra Enunciato e Verità carica la Locuzione di una sacralità, riconosciuta ed accettata sia dal locutore che dall'uditore (o lettore), che è tipica del Mito (2). 3) Platone, il Primo Filosofo, è anche l’ultimo degli Antichi Sapienti, capace di trasmettere la Conoscenza tramite il Mito, con Aristotele il sapere si fa assolutamente argomentativo e lo sviluppo della Logica come pensiero analitico (dal greco: che scompone, che separa le parti costituenti) ne traccia il cammino futuro. La Ragione Discorsiva del Mondo si impone alla Ragione Rappresentativa dello stesso. Nel rapporto dell'uomo con la Realtà, la Comprensione come Mythos si contrappone alla Conoscenza come Logos. La successiva nascita della Scienza sancisce il definitivo trionfo del sapere analitico sul sapere sentimentale. Nel suo progressivo definirsi epistemologico, la Scienza si pone come unico strumento, unico metodo (ricordiamo Cartesio), per la Conoscenza e quindi per quell’impresa di attribuzione di senso a cui la mente umana e’impegnata fin dal suo sorgere. 4) Ma scoprire il “senso delle cose” e’ anche scoprire la Verità. Cosi’ la Scienza diviene fondamento di valori morali (4) e si ammanta di sacralità (3). Assume anche un proprio linguaggio che, pur differenziandosi dal linguaggio comune, ne conserva la stessa essenza mitica (8) e la stessa propensione retorica (9). Nel suo trasmettersi la Scienza si struttura come grande atto narrativo. 5) La Clinica, fondandosi come scienza (5), diventa compartecipe di quei valori di Sacralità e Verità ed assume anch'essa propri modelli linguistici che si pongono come specifica arte retorica (6). Significati di Sacralità e verità improntano le relazioni cliniche che così acquistano i caratteri del racconto mitico: la conformità ai paradigmi della Sacra Scienza squaderna l'evidenza della Verità. La produzione di Casi Clinici diventa un atto di mitopoiesi, il relazionarli diventa la narrazione di un mito e la Clinica è forse una Nuova Mitologia (7).
  • 2.
    6) Il percorsoche si snoda nel nostro immaginario e che racchiudiamo nel perimetro di ciò che chiamiamo Clinica non è sospeso nel vuoto. Esso è inserito in un più vasto sistema di sentieri che si incrociano collegando significato a significato (concetti a concetti, a sentimenti a valori in continuo reciproco rimando) (10). Sono i sentieri tracciati dal Logos, che nel suo percorso ordinatore entro il caotico mondo simbolico, intreccia quel labirinto di significati che costituisce la nostra rappresentazione del Mondo. Questa rappresentazione, nel suo sgranarsi come rosario di Significati e quindi di Verità, palesa la sua inequivocabile natura mitica. 7) La Clinica è quindi solo una parte (grande? piccola?) di quel più grande Mito, di quella grande Narrazione, che è la nostra Cultura. Anche la medicina e' una grande costruzione di senso e la diagnosi altro non e' che riconoscere, all'interno di un insieme disomogeneo di fatti e fenomeni soggettivi ed oggettivi, legami dotati di senso. L'inquadramento clinico di un paziente è pertanto la ricerca del senso della sua Storia all'interno dell'intricato labirinto di significati del Sapere del Medico. Tale Storia può trovare posto nell'area, più o meno precisamente delimitata, del sapere scientifico, o può debordare da quei confini ricoprendo anche altre aree ad essa estranee. O addirittura potrà trovare posto solo esternamente ad essa. BIBLIOGRAFIA 1 ) Platone "Protagora" 320 b-c 2 ) Eliade M. "Mito e Realtà" Ed. Borla 1993 3 ) Monod J. "Il Caso e la Necessità" Ed. A.Mondadori 1976 4 ) Camus A. "Il mito di Sisifo" Ed. Bompiani 1980 5 ) Focault M. "Nascita della Clinica" Ed Einaudi 6 ) Ratzan R. "Winged words and chief complaints: medical case histories and the Parry-Lord oral-formulaic tradition" Literature and Medicine 1992; 11: 94-114 7 ) Misselbrook D. "Are patients a Mith?" BMJ 1997; 314 (1 february) 8 ) Otto W.F. "Il Mito" Ed Il Melangolo 1995 9 ) Pera M.; Shea W.R. (a cura di) "L'arte della persuasione scientifica" Ed Guerini e Ass. 1992 (MI) 10) G.Mantovani "L'elefante invisibile"
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