S.H. Foulkes e la gruppoanalisi
     L’individuo non è soltanto dipendente dalle
  condizioni, per esempio economiche, climatiche,
  del suo mondo circostante e della comunità, del
gruppo in cui vive, le cui richieste sono trasmesse a
 lui attraverso i genitori o di figure genitoriali, ma è
   letteralmente permeato da esse . Egli è parte di
una rete sociale, un piccolo punto nodale in questa
 rete e può solo artificialmente essere considerato
      isolatamente, come un pesce fuor d’acqua.
La vita è una totalità complessa
• Solo artificialmente può essere divisa in
  parti,analizzata..L’organismo sano funziona
  come una totalità e può essere descritto come
  un sistema in equilibrio dinamico. Dinamico
  ..che non è mai in uno stato di riposo, deve
  costantemente adattarsi in modo attivo alle
  circostanze che cambiano costantemente,
  all’ambiente e alle condizioni di vita.
La situazione di gruppo
• Uomini e donne dalla nascita alla
  morte, appartengono ad una grande varietà di
  gruppi diversi nelle loro funzioni. Lo studio
  della vita di questi gruppi, quello che gli
  antropologi chiamano campo di lavoro, è il
  mezzo ideale di osservazione. L’ Antropologo
  deve girare i villaggi e vedere i nativi al
  lavoro..deve navigare con loro fino a lontani
  lidi sabbiosi..(Malinowski)
Il plexus
• Comprende un numero relativamente piccolo
  di persone che include la famiglia che si
  raggruppa dinamicamente intorno alla
  persona centrale soprattutto in connessione
  ai suoi conflitti.
I fattori terapeutici di gruppo (Yalom)
        - Infusione della speranza
• che risulta fondamentale per aiutare una
  persona a stare meglio. Ne consegue che
  l’essere fiduciosi consente di ottenere risultati
  terapeutici positivi
Universalità
• è la scoperta/accettazione del fatto che la
  sofferenza psichica non è solo propria ma può
  essere condivisa con altri, i quali a loro volta
  sono abitati dalle loro rispettive quote di
  dolore. In altri termini, scoprire che l’infelicità
  ama la compagnia ci fa sentire meno infelici
Informazione
• racchiude sia l’istruzione didattica impartita
  dagli operatori della salute mentale e degli
  altri pazienti, che i consigli e i suggerimenti
  che sono fattori di tipo cognitivo e affettivo
Altruismo
• La gente ha bisogno di sentirsi necessaria. La
  scoperta della possibilità di poter essere
  d’aiuto o di poterlo ricevere aumenta la
  propria autostima
Ricapitolazione correttiva del gruppo
          primario familiare
• gruppo consente ai pazienti di rivedere e
  rielaborare la storia del proprio gruppo
  originario e di compiere riflessioni mai tentate
  prima.
Sviluppo di tecniche di socializzazione
• Il gruppo incoraggiando feedback reciproci,
  consente ad ogni paziente di riguardare il
  proprio modo d’interagire con gli altri e
  quindi di apprendere la socialità, ossia
  rendersi conto di alcuni aspetti del proprio
  comportamento non adattivi. Questo
  feedback gli consente di comprendere il
  motivo per il quale spesso gli altri tendevano
  ad evitare o a troncare i contatti
.- Comportamento imitativo
• . Nel gruppo non è raro che un paziente tragga
  beneficio semplicemente dall’osservare il
  comportamento di altri pazienti che hanno
  problemi simili ai suoi e dall’osservare il
  comportamento degli operatori
Coesione del gruppo
• La coesione comprende la relazione del
  paziente con ‘operatore ma anche con gli altri
  membri e con il gruppo inteso come un tutto.
  Riuscire ad instaurare rapporti soddisfacenti
  con gli altri permette di ottenere risultati
  terapeutici apprezzabili
.- Catarsi
• La catarsi, che deriva dal greco e significa
  purificazione, corrisponde alla possibilità di
  imparare a riconoscere ed esprimere i propri
  sentimenti (positivi e negativi). La catarsi può
  divenire un fattore terapeutico solo a patto
  che all’interno del gruppo si siano formati dei
  legami forti
Apprendimento interpersonale
• Comprende l’insight, l’elaborazione del
  transfert e l’esperienza emotiva correttiva
Fattori esistenziali
• Rientra in questa voce il riconoscimento da parte
  del paziente che la vita a volte è sleale e ingiusta,
  e che non c’è scampo rispetto ad alcuni dolori che
  per quanta intimità si possa instaurare con gli altri
  individui nel corso della nostra esistenza siamo
  soli, che bisogna affrontare la vita onestamente
  senza lasciarsi coinvolgere troppo da questioni
  insignificanti e, infine, che bisogna assumersi la
  piena responsabilità della propria vita ,
  indipendentemente da quando si sia guidati e
  sostenuti
Altri fattori terapeutico-trasformativi
• risonanza
• Rispecchiamento
• Processi di
  identificazione, proiezione, identificazione
  proiettiva, e comunicazione inconscia
• Centralità della comunicazione
• Contenimento tramite il legame con la matrice
  di gruppo
Il ruolo della conduzione
• Foulkes definiva il conduttore il primo
  servitore del gruppo.
• Deve essere in grado di sapersi posizionare
  nello sfondo per lasciare che sia il gruppo
  stesso ad agire primariamente da strumento
  terapeutico
• Essere un leader di una società democratica
• Avere sicurezza di sé
Il conduttore
• Avere senso di realtà
• Avere superato la tentazione di essere onnipotente
• Deve favorire la libera comunicazione
• Non deve dare giudizi,valutazioni,consigli,e deve attenersi
  alla regola dell’astinenza
• Deve sapere ascoltare in modo recettivo,amante della
  verità anche se sgradevole per sé, onesto verso sé stesso e
  gli altri, avere una vita personale soddisfacente essere
  emotivamente e psichicamente equilibrato
• Dovrà avere ampia conoscenza di altre discipline quali
  sociologia,antropologia, biologia, filosofia, storia, mitologia,
  politica, economia, arte e letteratura e tradizioni popolari
Il conduttore come amministratore e
           analista (Foulkes)
• Rispetto dell’orario e della durata della seduta e della
  terapia
• Definire e ricordare gli obiettivi del gruppo
• Annotare le presenze e le assenze
• Tenere una comunicazione aperta e collaborativa con
  altri curanti
• Deve avere un atteggiamento analitico, chiedere
  informazioni., porre domande, deve procedere da ciò
  che è manifesto a ciò che è latente, dal sintomo a ciò
  che è sottostante, avere una modalità di conduzione
  non direttiva, non essere manipolativo e vere chiaro di
  essere oggetto di dinamiche transferali
Competenze del conduttore
• La conduzione deve mirare a favorire la
  possibilità di esserci del gruppo e essere
  garante dello spazio relazionale del gruppo
• So-stare (saper stare) nella situazione
  terapeutica
• Responsabilità della cura
• Sguardo alla polis
• “Setting “ elastici
Competenze del conduttore
• Lettura del contesto di vita dei pazienti
• Flessibilità (interrogare e interrogarsi)
• Capacità di creare reti
• Sensibile all’ascolto ( lasciarsi trasportare dalla
  parola dell’altro laddove la parola conduce)
• Conoscenza dell’etnopsichiatria
• Aperto e desideroso di supervisione e
  formazione continua
Interventi relativi alla funzione di
                conduzione
•   Di tipo interpretativi
•   Di tipo connettivi
•   Di tipo organizzativi
•   Di tipo esplorativo
•   Aiutare il gruppo a riportarlo al “qui e ora”
Il modello di Bion
• La mente gruppale
• La componente cosciente del gruppo di lavoro
• La componente inconscia del gruppo di base
• 1) assunto di base per dipendenza (la chiesa)
• 2) assunto di base per accoppiamento
  (l’aristocrazia)
• 3) assunto di base per attacco fuga (l’esercito)
• Apprendere dall’ esperienza
Concetto di cultura di Gehlen
• La cultura come.. L’insieme delle condizioni
  originarie attivamente modificate, entro le
  quali soltanto l’uomo vive e può vivere. Se
  l’essere umano non si creasse appositamente
  un ambiente “artificiale” sarebbe incapace di
  trovare un suo spazio nel mondo: ciò che egli
  crea è, dunque una seconda
  natura, indispensabile all’interpretazione
  della sua esistenza.
Il gruppo di psicoanalisi
                 multifamiliare
• Un metodo di cura per la guarigione dalla psicosi utile
  ai pazienti, ai genitori e agli operatori.
• di Badaracco
• “conversazione,
• “Simbiosi patologica” , la funzione di terzo,
• “narcisismo patologico” ,“altro da sé” , “rispecchiare
  metaforicamente, i transfert multipli, identificazione
  proiettiva, los altros in nostros, virtualità sana,
  “messaggi di relazione”, interdipendenza patogena,
  processo di disidentificazione, il principio di
  responsabilità personale , la mente ampliada, non è
  iportante avere ragione ma essere ascoltato.
Gruppo “conversazione” nel Servizio
       Psichiatrico di Diagnosi e Cura
•   Finalità degli incontri di gruppo in SPDC.
•
•   Osservazione diagnostica in un contesto gruppale, al fine di avere una visione più
    complessa del paziente .
•   Intervento psicologico sulla crisi.
•   Diminuire l’isolamento dei pazienti del reparto, ma anche degli operatori.
•   Creare un clima di maggiore dialogo in reparto.
•   Stimolare il paziente ad avviare un processo di empowerment anche nel proprio
    processo di cura.
•   Favorire l’insorgenze di fenomeni tipici gruppali (appartenenza, risonanza,empatia,
    rispecchiamento, condivisione emotiva e cognitiva dell’esperienza, processi di
    identificazione)
•   Creare un spazio dove esprimere i propri problemi e riconoscerli, con la possibilità
    di una presa di coscienza.
•   Restituzione e scoperta di significati che accomunano i partecipanti al gruppo ed
    individuali.
•
Gruppo in SPDC
• I temi geneale:
• - La vita nelle sue forme più estreme
  (abusi, maltrattamenti, profonde incomprensione, desideri delusi
  ma anche speranza , spiritualità voglia di guarigione, bisogno di
  ascolto empatico..
• La morte (lutti non elaborati, tentativi di suicidio, auto
  distruttività, aggressività, violenza distruttiva).
• -La follia ( sensi di colpa, i deliri, il diavolo, i persecutori ,le
  allucinazioni ,la difficoltà di dare senso a vicende della propria
  vita, la difficoltà o impossibilità di vivere una vita che vale la pena
  vivere ma anche la ricerca di senso, la possibilità di raccontarsi, di
  condividere il dolore e la sofferenza, dare senso ai TSO
  comprenderne le ragioni o sfogarsi quanto ritenuti ingiusti o
  incomprensibili
I temi del gruppo SPDC
• La estraneità e l’alterità. Si scopre l’altro da se ci si confronta spesso per la
  prima volta su temi e vissuti che hanno segnato la vita personale. L’altro
  diventa specchio per comprendere la propria personale vicenda dolorosa.
  Spesso gli stranieri si fidano di più degli altri pazienti ritenuti solidali e
  nella stessa barca.
• -La crisi. Questo forse è l’aspetto più importante delle fase del ricovero.
  Come na possibilità. Un pericolo in quanto può essere una esperienza che
  può fare sprofondare la persona ricoverata nella malattia senza speranza
  in un futuro migliore o ancora peggio confermare che essendo “pazzo”
  merita questo ed altri ricoveri. Invece può rappresentare una occasione di
  cambiamento e l’inizio di un percorso di guarigione recuperando il senso
  profondo del ricovero dando un significato e senso a questa fase della vita
  del paziente recuperando una possibilità evolutatia
• -La formazione degli operatori
• La conversazione continua nelle ore e nei giorni successivi, sia fra i
  pazienti che con gli operatori
La cultura e la pratica degli interventi
                   di gruppo
•   Corso di formazione Sanluri (Cagliari)
•   8-9 settembre 2012
•   Dipartimento Salute Mentale
•   Materiale didattico scaricabile dal
•   Blog: raffaelebaronewordpress.com
La cultura e la pratica degli interventi di gruppo

La cultura e la pratica degli interventi di gruppo

  • 1.
    S.H. Foulkes ela gruppoanalisi L’individuo non è soltanto dipendente dalle condizioni, per esempio economiche, climatiche, del suo mondo circostante e della comunità, del gruppo in cui vive, le cui richieste sono trasmesse a lui attraverso i genitori o di figure genitoriali, ma è letteralmente permeato da esse . Egli è parte di una rete sociale, un piccolo punto nodale in questa rete e può solo artificialmente essere considerato isolatamente, come un pesce fuor d’acqua.
  • 2.
    La vita èuna totalità complessa • Solo artificialmente può essere divisa in parti,analizzata..L’organismo sano funziona come una totalità e può essere descritto come un sistema in equilibrio dinamico. Dinamico ..che non è mai in uno stato di riposo, deve costantemente adattarsi in modo attivo alle circostanze che cambiano costantemente, all’ambiente e alle condizioni di vita.
  • 3.
    La situazione digruppo • Uomini e donne dalla nascita alla morte, appartengono ad una grande varietà di gruppi diversi nelle loro funzioni. Lo studio della vita di questi gruppi, quello che gli antropologi chiamano campo di lavoro, è il mezzo ideale di osservazione. L’ Antropologo deve girare i villaggi e vedere i nativi al lavoro..deve navigare con loro fino a lontani lidi sabbiosi..(Malinowski)
  • 4.
    Il plexus • Comprendeun numero relativamente piccolo di persone che include la famiglia che si raggruppa dinamicamente intorno alla persona centrale soprattutto in connessione ai suoi conflitti.
  • 5.
    I fattori terapeuticidi gruppo (Yalom) - Infusione della speranza • che risulta fondamentale per aiutare una persona a stare meglio. Ne consegue che l’essere fiduciosi consente di ottenere risultati terapeutici positivi
  • 6.
    Universalità • è lascoperta/accettazione del fatto che la sofferenza psichica non è solo propria ma può essere condivisa con altri, i quali a loro volta sono abitati dalle loro rispettive quote di dolore. In altri termini, scoprire che l’infelicità ama la compagnia ci fa sentire meno infelici
  • 7.
    Informazione • racchiude sial’istruzione didattica impartita dagli operatori della salute mentale e degli altri pazienti, che i consigli e i suggerimenti che sono fattori di tipo cognitivo e affettivo
  • 8.
    Altruismo • La genteha bisogno di sentirsi necessaria. La scoperta della possibilità di poter essere d’aiuto o di poterlo ricevere aumenta la propria autostima
  • 9.
    Ricapitolazione correttiva delgruppo primario familiare • gruppo consente ai pazienti di rivedere e rielaborare la storia del proprio gruppo originario e di compiere riflessioni mai tentate prima.
  • 10.
    Sviluppo di tecnichedi socializzazione • Il gruppo incoraggiando feedback reciproci, consente ad ogni paziente di riguardare il proprio modo d’interagire con gli altri e quindi di apprendere la socialità, ossia rendersi conto di alcuni aspetti del proprio comportamento non adattivi. Questo feedback gli consente di comprendere il motivo per il quale spesso gli altri tendevano ad evitare o a troncare i contatti
  • 11.
    .- Comportamento imitativo •. Nel gruppo non è raro che un paziente tragga beneficio semplicemente dall’osservare il comportamento di altri pazienti che hanno problemi simili ai suoi e dall’osservare il comportamento degli operatori
  • 12.
    Coesione del gruppo •La coesione comprende la relazione del paziente con ‘operatore ma anche con gli altri membri e con il gruppo inteso come un tutto. Riuscire ad instaurare rapporti soddisfacenti con gli altri permette di ottenere risultati terapeutici apprezzabili
  • 13.
    .- Catarsi • Lacatarsi, che deriva dal greco e significa purificazione, corrisponde alla possibilità di imparare a riconoscere ed esprimere i propri sentimenti (positivi e negativi). La catarsi può divenire un fattore terapeutico solo a patto che all’interno del gruppo si siano formati dei legami forti
  • 14.
    Apprendimento interpersonale • Comprendel’insight, l’elaborazione del transfert e l’esperienza emotiva correttiva
  • 15.
    Fattori esistenziali • Rientrain questa voce il riconoscimento da parte del paziente che la vita a volte è sleale e ingiusta, e che non c’è scampo rispetto ad alcuni dolori che per quanta intimità si possa instaurare con gli altri individui nel corso della nostra esistenza siamo soli, che bisogna affrontare la vita onestamente senza lasciarsi coinvolgere troppo da questioni insignificanti e, infine, che bisogna assumersi la piena responsabilità della propria vita , indipendentemente da quando si sia guidati e sostenuti
  • 16.
    Altri fattori terapeutico-trasformativi •risonanza • Rispecchiamento • Processi di identificazione, proiezione, identificazione proiettiva, e comunicazione inconscia • Centralità della comunicazione • Contenimento tramite il legame con la matrice di gruppo
  • 17.
    Il ruolo dellaconduzione • Foulkes definiva il conduttore il primo servitore del gruppo. • Deve essere in grado di sapersi posizionare nello sfondo per lasciare che sia il gruppo stesso ad agire primariamente da strumento terapeutico • Essere un leader di una società democratica • Avere sicurezza di sé
  • 18.
    Il conduttore • Averesenso di realtà • Avere superato la tentazione di essere onnipotente • Deve favorire la libera comunicazione • Non deve dare giudizi,valutazioni,consigli,e deve attenersi alla regola dell’astinenza • Deve sapere ascoltare in modo recettivo,amante della verità anche se sgradevole per sé, onesto verso sé stesso e gli altri, avere una vita personale soddisfacente essere emotivamente e psichicamente equilibrato • Dovrà avere ampia conoscenza di altre discipline quali sociologia,antropologia, biologia, filosofia, storia, mitologia, politica, economia, arte e letteratura e tradizioni popolari
  • 19.
    Il conduttore comeamministratore e analista (Foulkes) • Rispetto dell’orario e della durata della seduta e della terapia • Definire e ricordare gli obiettivi del gruppo • Annotare le presenze e le assenze • Tenere una comunicazione aperta e collaborativa con altri curanti • Deve avere un atteggiamento analitico, chiedere informazioni., porre domande, deve procedere da ciò che è manifesto a ciò che è latente, dal sintomo a ciò che è sottostante, avere una modalità di conduzione non direttiva, non essere manipolativo e vere chiaro di essere oggetto di dinamiche transferali
  • 20.
    Competenze del conduttore •La conduzione deve mirare a favorire la possibilità di esserci del gruppo e essere garante dello spazio relazionale del gruppo • So-stare (saper stare) nella situazione terapeutica • Responsabilità della cura • Sguardo alla polis • “Setting “ elastici
  • 21.
    Competenze del conduttore •Lettura del contesto di vita dei pazienti • Flessibilità (interrogare e interrogarsi) • Capacità di creare reti • Sensibile all’ascolto ( lasciarsi trasportare dalla parola dell’altro laddove la parola conduce) • Conoscenza dell’etnopsichiatria • Aperto e desideroso di supervisione e formazione continua
  • 22.
    Interventi relativi allafunzione di conduzione • Di tipo interpretativi • Di tipo connettivi • Di tipo organizzativi • Di tipo esplorativo • Aiutare il gruppo a riportarlo al “qui e ora”
  • 23.
    Il modello diBion • La mente gruppale • La componente cosciente del gruppo di lavoro • La componente inconscia del gruppo di base • 1) assunto di base per dipendenza (la chiesa) • 2) assunto di base per accoppiamento (l’aristocrazia) • 3) assunto di base per attacco fuga (l’esercito) • Apprendere dall’ esperienza
  • 24.
    Concetto di culturadi Gehlen • La cultura come.. L’insieme delle condizioni originarie attivamente modificate, entro le quali soltanto l’uomo vive e può vivere. Se l’essere umano non si creasse appositamente un ambiente “artificiale” sarebbe incapace di trovare un suo spazio nel mondo: ciò che egli crea è, dunque una seconda natura, indispensabile all’interpretazione della sua esistenza.
  • 25.
    Il gruppo dipsicoanalisi multifamiliare • Un metodo di cura per la guarigione dalla psicosi utile ai pazienti, ai genitori e agli operatori. • di Badaracco • “conversazione, • “Simbiosi patologica” , la funzione di terzo, • “narcisismo patologico” ,“altro da sé” , “rispecchiare metaforicamente, i transfert multipli, identificazione proiettiva, los altros in nostros, virtualità sana, “messaggi di relazione”, interdipendenza patogena, processo di disidentificazione, il principio di responsabilità personale , la mente ampliada, non è iportante avere ragione ma essere ascoltato.
  • 26.
    Gruppo “conversazione” nelServizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura • Finalità degli incontri di gruppo in SPDC. • • Osservazione diagnostica in un contesto gruppale, al fine di avere una visione più complessa del paziente . • Intervento psicologico sulla crisi. • Diminuire l’isolamento dei pazienti del reparto, ma anche degli operatori. • Creare un clima di maggiore dialogo in reparto. • Stimolare il paziente ad avviare un processo di empowerment anche nel proprio processo di cura. • Favorire l’insorgenze di fenomeni tipici gruppali (appartenenza, risonanza,empatia, rispecchiamento, condivisione emotiva e cognitiva dell’esperienza, processi di identificazione) • Creare un spazio dove esprimere i propri problemi e riconoscerli, con la possibilità di una presa di coscienza. • Restituzione e scoperta di significati che accomunano i partecipanti al gruppo ed individuali. •
  • 27.
    Gruppo in SPDC •I temi geneale: • - La vita nelle sue forme più estreme (abusi, maltrattamenti, profonde incomprensione, desideri delusi ma anche speranza , spiritualità voglia di guarigione, bisogno di ascolto empatico.. • La morte (lutti non elaborati, tentativi di suicidio, auto distruttività, aggressività, violenza distruttiva). • -La follia ( sensi di colpa, i deliri, il diavolo, i persecutori ,le allucinazioni ,la difficoltà di dare senso a vicende della propria vita, la difficoltà o impossibilità di vivere una vita che vale la pena vivere ma anche la ricerca di senso, la possibilità di raccontarsi, di condividere il dolore e la sofferenza, dare senso ai TSO comprenderne le ragioni o sfogarsi quanto ritenuti ingiusti o incomprensibili
  • 28.
    I temi delgruppo SPDC • La estraneità e l’alterità. Si scopre l’altro da se ci si confronta spesso per la prima volta su temi e vissuti che hanno segnato la vita personale. L’altro diventa specchio per comprendere la propria personale vicenda dolorosa. Spesso gli stranieri si fidano di più degli altri pazienti ritenuti solidali e nella stessa barca. • -La crisi. Questo forse è l’aspetto più importante delle fase del ricovero. Come na possibilità. Un pericolo in quanto può essere una esperienza che può fare sprofondare la persona ricoverata nella malattia senza speranza in un futuro migliore o ancora peggio confermare che essendo “pazzo” merita questo ed altri ricoveri. Invece può rappresentare una occasione di cambiamento e l’inizio di un percorso di guarigione recuperando il senso profondo del ricovero dando un significato e senso a questa fase della vita del paziente recuperando una possibilità evolutatia • -La formazione degli operatori • La conversazione continua nelle ore e nei giorni successivi, sia fra i pazienti che con gli operatori
  • 29.
    La cultura ela pratica degli interventi di gruppo • Corso di formazione Sanluri (Cagliari) • 8-9 settembre 2012 • Dipartimento Salute Mentale • Materiale didattico scaricabile dal • Blog: raffaelebaronewordpress.com