Kant, nella sua 'Critica della ragion pura', analizza la capacità della ragione umana, distinguendo tra conoscenza a priori, che è universale e necessaria, e conoscenza a posteriori, che dipende dall'esperienza. Sostiene che la realtà in sé è inconoscibile, e che gli oggetti sono percepiti attraverso le categorie mentali, facendo di noi degli attori attivi nella costruzione della realtà. La sua rivoluzione copernicana del pensiero implica che la mente non si adatta passivamente alla realtà, ma la struttura attivamente tramite schemi aprioristici.