Ferrara: una corte singolare,
Origini della casata degli Este Gli Este erano discendevano dagli  Obertenghi , grandi signori feudali che controllavano un territorio amplissimo tra Toscana, Liguria e Lombardia. Servirono il Sacro Romano Impero  e ricevettero da questo servizio ampie  concessioni feudali e numerosi titoli  (conte, marchese, duca) soprattutto nella zona dell’ Italia nordorientale . Il nome del loro casato proveniva dal  castello di Este , oggi in  Veneto  sui colli Euganei, non lontano da  Padova . Fin dagli ultimi decenni del 1000, gli Este si erano  imparentati con le casate principesche di Welfs (da cui originato il nome “guelfo”).
DISCENDENZA TROIANA O CAROLINGIA ? Come spesso accadeva,in età  umanistica,  gli Este cercarono di accreditare una loro discendenza da principi di Troia , quindi del medesimo sangue che aveva creato Roma. Da questa discendenza proverrebbe anche  il capostipite della casata, l’eroe Ruggiero . Borso d’Este , più prosaicamente, riteneva che  la sua famiglia  provenisse dalla Francia carolingia , e ciò avrebbe spiegato i legami tra la corte ferrarese e la letteratura cavalleresca. Ruggiero salva Angelica (dipinto di G. da Carpi, 1550)
Gli Este arrivano a Ferrara Gli Este si stabilirono a Ferrara definitivamente a partire  dal 1185  quando il giovane  Azzo I d’Este , figlio del marchese Obizzo I (il primo a avere questo titolo), sposò una giovane della famiglia  Adelardi , Marchesella, e ereditò i beni del padre di lei. Essendo gli Adelardi la famiglia più importante della città e guelfi, gli Este ne occuparono sostanzialmente il posto  sia nelle gerarchie territoriali, sia nella posizione politica di capi della fazione guelfa, mentre quella ghibellina era guidata dalla famiglia Torelli. I simboli estensi erano:  l’ unicorno  e l’ aquila bianca in campo azzurro
La fondazione della signoria estense Nella prima metà del 1200  Ferrara ,  feudo pontificio , fu scossa dalle lotte tra i  guelfi guidati dalla famiglia d’Este  e i ghibellini legati alla famiglia Torelli – Vinciguerra. Nel  1267 ,  Obizzo II d’Este  venne acclamato dal popolo “ signore perpetuo ” della città, iniziando la signoria che governerà Ferrara fino al 1598. Nel  1332 i d’Este vengono investiti del feudo della città ,  divenendo  vicari papali .
Obizzo scioglie le arti: una scelta politica. Obizzo indebolì le corporazioni di arti e mestieri della città. Le Arti non gradivano il rapporto privilegiato che Obizzo aveva con Venezia , perché  ne venivano danneggiate , soprattutto quelle che trafficavano con le merci più ricche e che si occupavano del trasporto dei beni. Nel 1286 Obizzo mise queste corporazioni sotto il suo controllo, e nel 1287 le sciolse del tutto . Anni dopo a esse fu permesso di ricostituirsi, ma solo quelle che fornivano i servizi essenziali continuarono a lavorare con profitto. La scelta di Obizzo eliminò la possibilità di crescita produttiva e commerciale di Ferrara , che rimase  un territorio  a vocazione agricola , dominato dai grandi proprietari terrieri e dai “gentiluomini”, cioè coloro che gli Estensi promuovevano ai ranghi più alti per i loro meriti verso la signoria Obizzo sciolse le Arti e in questo modo diede alla città di Ferrara una vocazione prettamente agricola Bibbbia di Borso, libro di Ruth
La crescita della città di Ferrara e della dinastia d’Este. Nella prima parte della signoria, in poco meno di centocinquant’ anni, Ferrara ebbe uno  sviluppo urbano sorprendente  e vide  le proprie mura espandersi  sino a quattro volte la loro estensione;  vaste  aree del Delta  padano vennero  bonificate ;   l’arte e la cultura vissero momenti di alto valore e risonanza.  Niccolò II  ottenne dal papa la possibilità di coniare una  propria moneta  (1381) , la lira marrchesana e iniziò la costruzione del castello:  il popolo ferrarese stremato dalla carestia e dalla fame nel 1385 insorse  contro i governanti con una rivolta cruenta tanto che Nicolò sentendosi in pericolo  ordinò la costruzione del grande  Castello  di San Michele  su progetto di Bartolino da Novara. Questo divenne  il simbolo  di un potere dispotico a dominio della città , definitivamente sottomessa.  Un segno di grande forza politica e militare  che tolse ogni velleità alle famiglie ferraresi di competizione con gli Este nel controllo della città.  Ferrara nel 1385 (riquadrata in rosso l’area del castello ) La lira marchesana
La fondazione dello”Studium”e la prima politica culturale Alberto V d’Este ottenne dal Papa la bolla che autorizzava  la fondazione dello “Studium” (università) di Ferrara,nel 1391,  con la quale la città poteva pensare di essere simili alle vicine, Modena e Bologna. Lo “Studium” aveva  quattro facoltà : due “pratiche”,  legge   e  medicina , e due “speculative”:  artes  e  teologia . La fondazione dell’università dimostra che  gli Estensi consideravano il sapere “utile” , sia per il suo valore pratico, sia per la gloria che poteva dare al principe. Soprattutto grazie a essa giunsero a Ferrara uomini davvero competenti in diversi settori. Nella seconda metà del Trecento e nel primo Quattrocento, la corte ospitò dei trovatori provenzali, e il volgare cominciò a essere usato come lingua poetica.
Significato politico e simbolico della corte . Gli Estensi cominciano a creare  una corte . Essa, come ogni corte, “ricava la sua forza e la sua ragione di esistere dalla  capacità di concentrare in sé il potere supremo di una collettività  retta da un principe  e di  costituire la rappresentanza e il simbolo di quella collettività ”. (A. Tenenti) La corte si identifica con uno  spazio  concreto: il palazzo o la reggia del principe o, come a Ferrara, il castello  e ancora di più le diverse residenze signorili sparse tra città e contado, le  “ delizie ” Il castello di San Michele o “ castello Estense” Isola e Palazzo di Belvedere
Niccolò III: Ferrara centro  religioso e  culturale . Niccolò III d’Este  sale al potere nel  1393   Spicca per il suo operato politico  in quanto destreggiandosi tra Milano e Venezia amplia notevolmente i suoi domini territoriali. Era un principe dai due volti: una profonda religiosità lo portò a effettuare un lungo viaggio in Terrasanta, tre mesi,  e a guadagnarsi la fiducia del pontefice Martino V, tanto che  Ferrara divenne sede del concilio del 1438, in cui si tentò di far rientrare lo scisma ortodosso del 1056, per quanto senza successo . Una notevole vitalità sessuale lo spinse a avere tre mogli e moltissime amanti, segrete e “semiufficiali”. Da una di esse, la più legata a lui,  Stella de’ Tolomei  detta “ dell’Assassino ”, ebbe  tre figli  Ugo, Leonello e Borso. Ugo fu ucciso dal padre stesso insieme alla matrigna, Parisina Malatesta , in quanto Niccolò li sorprese in flagrante adulterio. Leonello   e  Borso   successero a Niccolò III come signori della città.
L’ABBELLIMENTO e LA CRESCITA CULTURALE DELLA CITTA’  Niccolò III cominciò la politica di ampliamento e abbellimento della città , che i suoi figli continuarono e consolidarono. Egli  completò il castello,ma anche due delle famose “delizie”, Belriguardo e Belfiore  furono dovute a lui. Si occupò di costruire strade, e di realizzare argini e altre misure edilizie di contenimento del Po. Fece venire a Ferrara il primo grande umanista, Guarino Veronese , a cui affidò la formazione di suo figlio Leonello Un inventario del  1436 dice che in quell’anno la corte possedeva 279 manoscritti in volgare e francese BELRIGUARDO: “ la Versailles” degli Estensi. Eretta a partire dal 1435 comprendeva un fabbricato di 50 stanze, due logge intorno alle fabbriche minori, scuderie che ospitavano fino a 200 cavalli: tutto circondato da torri dipinte, mura merlate e da un fossato.
IL RITORNO DI LEONELLO Leonello era stato educato nell’arte militare, ma quando rientrò a Ferrara dopo gli anni di “tirocinio” rischiava di non avere nessun ruolo a corte. “ Era giovane, nobile, aveva viaggiato molto, poteva disporre del proprio tempo e era abbastanza intelligente da comprendere che gli  studia humanitatis  avevano arricchito e continuavano a arricchire molte delle menti migliori della sua generazione” (W.Gundersheimer)
LEONELLO, L’INTELLETTUALE DELLA CORTE FERRARESE Leonello fu il primo intellettuale della corte di Ferrara: Scriveva sonetti, tenne orazioni in latino durante cerimonie ufficiali, fu corrispondente di studiosi a proposito di argomenti culturali. Formò intorno a sé un circolo di amici colti Raccolse gemme, cammei e medaglie antiche. Apprezzava e godeva l’eccellenza nelle arti e nella cultura. Era generoso e paziente in misura tale da incoraggiare e stimolare gli altri
LEONELLO RIFONDA L’UNIVERSITA’ Leonello fece fu il “rifondatore” dello Studium, a cui attirò famosi eruditi e esperti delle diverse discipline, per amore della cultura. L’università portava vantaggi a diverse persone. I ferraresi la gradivano: portava studenti e insegnanti che dovevano mangiare, dormire e vestirsi, dunque avrebbero speso soldi. La città avrebbe riguadagnato prestigio  Gli artigiani e i mercanti di reddito medio, che non avevano mezzi per mandare i figli a studiare in altre città, avrebbero avuto il luogo per dare una formazione superiore ai loro figli
Il cenacolo letterario e il mecenatismo pittorico Leonello vide nell’università il mezzo di circondarsi di uomini colti, un cenacolo di studiosi e poeti che vissero stabilmente a Ferrara, e altri che vennero per alcuni periodi, usufruendo del mecenatismo del signore estense. La biblioteca comprendeva testi di Cesare, Svetonio, Seneca, Aristotele, Ovidio, Giovenale, Stazio, Petrarca, Boccaccio, Dante, Cecco d’Ascoli. Leonello fu anche un mecenate della pittura, di cui era grande appassionato: a corte chiamò Pisanello, Piero della Francesca, Jacopo Bellini, Andrea Mantegna, R.van der Weyden.
LA CREAZIONE DELL’ECCELLENZA CULTURALE Leonello fu il primo degli Estensi a spendere ampiamente per ogni tipo di espressione culturale: Terminò palazzi iniziati dai suoi predecessori, ne costruì propri, finanziò feste e spettacoli pubblici sontuosi, assunse insegnanti costosi, patrocinò miniatori, orefici, ingegneri, architetti, musicisti.
Borso d’Este (1450 -1471): l’arte come strumento di potere. 1 2 3 Nel 1451 diventa signore di Ferrara Borso d’Es te .  (1) Già soldato negli eserciti di Milano e Venezia e buon diplomatico, Borso inaugura  un indirizzo culturale radicalmente diverso a corte  rispetto a Leonello.  Anche  le arti cosidette “minori”  ( la miniatura, la decorazione, l’arazzeria, il ricamo) rivestono per lui un ruolo di primissimo piano, dal momento che  esse creavano oggetti preziosi che egli poteva agevolmente maneggiare e ostentare a testimonianza della propria potenza .  I grandi avvenimenti che caratterizzano il principato di Borso, l’investitura a duca di Modena e Reggio nel 1452 e a  duca di Ferrara nel 1471 , conferitegli rispettivamente dall’imperatore e dal pontefice, costituiscono il pretesto per  fare dell’arte un formidabile e prestigioso strumento di potere , così come hanno grande valore “propagandistico”: la fondazione della  Certosa   ( 2)   il ciclo di affreschi di Schifanoia  e della  serie delle Muse , dipinte da Cosmé Tura e Angelo Maccagnino per lo Studiolo della delizia di Belfiore.  (3) La famosa “ Bibbia ” miniata da T. Crivelli e F. de’ Russi
Il ducato di Ercole I. L’addizione erculea 1 2 Ercole I  diventa duca nel  1471. ( 1) Egli promuove bonifiche del territorio, continuando l’opera di Borso; rafforza il ducato (anche se cede Rovigo a Venezia dopo una guerra durissima); ingrandisce la città di Ferrara. A Ferrara convivevano  l’antica nobiltà , che era legata al papato e alle altre corti italiane,e controllava  le cariche di potere e la corte ; e  la borghesia ricca, arricchitasi con il commercio , anche se l’attività favorita dagli Estensi era sempre l’agricoltura e  i borghesi non accedevano alle cariche di potere . Nel corso del ‘400 la città si amplia ,vengono costruiti da nobili e borghesi palazzi, chiese, monasteri e conventi. Ercole commissiona all’architetto Biagio Rossetti il progetto che dal suo nome prese il nome di addizione  erculea  (2) cioè  il più esteso ampliamento della città mai realizzato
Il ruolo della corte: rappresentare il potere, organizzare il consenso . Anche Ercole I curò molto l’organizzazione culturale della sua corte, attraverso l’organizzazione di spettacoli teatrali, ma soprattutto con l’impiego di noti letterati, poeti e filosofi come  Matteo Maria Boiardo. CORTE  E  STATO   Il  compito della corte  è  diverso  da quello dello Stato: lo Stato esercita il potere la corte, lo giustifica, organizza il consenso intorno a esso, rappresenta il potere con la sua esistenza e con i suoi comportamenti esemplari e i suoi valori . La corte rappresenta gruppi politici e sociali più ridotti rispetto a quanti abitano nello Stato : esprime strati sociali selezionati: cerchie di nobili, famiglie legate tradizionalmente al sovrano e alla corte stessa. La corte esercita una politica culturale e la accentra in sé . Crea incarichi che sono ricoperti da intellettuali – cortigiani , che con la loro presenza danno  prestigio , e in cambio di protezione, benefici e salari  operano al servizio della propaganda dinastica con “opere d’ingegno” : storie di famiglie, poemi celebrativi, liriche di encomio al signore e alla corte, ecc.
Gli intellettuali – cortigiani – funzionari dello Stato . L’intellettuale a Ferrara occupava  una posizione speciale , poiché  la protezione  accordata dagli Estensi alle arti e alle lettere e agli organismi culturali come lo Studio  presupponeva in parte anche un servizio a corte e nello Stato .  Le cariche più importanti erano dei notai e dottori in legge al servizio dello Stato,  come consultori ( consulenti)  o per la trattazione delle cause. Essi appartenevano per lo più a famiglie borghesi, come borghesi erano in origine i medici di corte.  La corte dava  la direzione culturale  che riguarda i diversi gruppi sociali e attraeva gli individui che nella società avevano una  funzione intellettuale .  Gli Estensi creano dei tecnici ,  dei funzionari ,  dei professionisti   legati all'autorità dello Stato.
Matteo Maria Boiardo, intellettuale – cortigiano – funzionario  Tra gli intellettuali che lavorarono per Ercole I spicca  Matteo Maria Boiardo che risponde pienamente al ritratto dell’intellettuale – cortigiano – funzionario dello Stato tipico di Ferrara . Nato a Scandiano, presso Reggio Emilia,nel 1440, visse presso la corte estense di Ferrara quale  «compagno»  di Ercole I.  Persona di fiducia e familiare degli Estensi , nel 1473 fu tra coloro che accompagnarono da Napoli a Ferrara Eleonora d'Aragona sposa di Ercole, e due anni prima aveva accompagnato Borso a Roma.  Governatore di Modena, passò a governare Reggio dove rimase fino alla morte  (1495)
L’opera di Boiardo: traduzioni, ecloghe,  Amorum libri Boiardo fu  appassionato e studioso di letteratura antica e moderna : tradusse e volgarizzò Erodoto, Senofonte, Luciano, Apuleio, Cornelio Scrisse in latino  ecloghe di lodi agli Estensi , soprattutto Ercole Ma fu anche poeta d’amore e scrisse un  “Canzoniere” ( Amorum libri tres ) per Antonia Caprara :  l’amore è un sentimento che abbellisce la vita, accompagnato dallo splendore della natura . La donna con la sua presenza dà gioia, se è lontana provoca dolore. I temi a cui si ispira Boiardo sono tipicamente provenzali e petrarcheschi, ma loscrittore li tratta con più serenità e slancio giovanile. La sua opera maggiore è il poema in ottave  “ Orlando innamorato ”, in cui narra le vicende del ciclo carolingio intergrandole con le vicende del ciclo bretone:  il poema fu composto tra il 1476 e il 1495 ,rimanendo però incompiuto sia per le vicende della discesa in Italia di Carlo VIII, sia per la morte dell’autore: tre libri, sessantanove canti.
Un poema scritto per una corte innamorata della  “cavalleria” medievale Immagine tratta da un romanzo medievale Frontespizio di un’edizione di “Orlando innamorato” La corte di Ferrara era affascinata dalle vicende narrate nei romanzi cavallereschi di origine francese , e gli ideali cavallereschi ( prodezza, onore, virtù, lealtà, amore puro ) erano un patrimonio ideale condiviso. Ferrara  era  un luogo di incontro della nobiltà settentrionale e gli stessi Estensi ambivano atteggiarsi a personaggi della storia cavalleresca.  Boiardo con la sua  ammirazione per l'energia guerresca e la lealtà , idealizzava il sentimento della cavalleria eroica e cortese anche se era  consapevole che questi valori appartenevano ormai al passato .  Amore e valore cavalleresco  sono i motivi del poema in cui  tutti i cavalieri si innamorano di Angelica  e per la quale, rifugiatasi nel castello di Albraccà,  sorge una guerra che si conclude con il duello fra Orlando e Agricane e la morte di costui . Nella seconda parte l'azione si svolge  in Francia e Orlando e Rinaldo vengono a duello per Angelica  finché questa è affidata da re Carlo al vecchio duca Namo. A questo punto il poema si interrompe al canto 9° del libro III (69 canti complessivi)
Ferrara all’inizio del Cinquecento Carta di Ferrara nel periodo di passaggio da Ercole a Alfonso I d’Este
Una corte prestigiosa: Bembo e Copernico . 1 2 Gli Este avevano costruito  una corte dalla fama culturale consolidata ,nella quale erano presenti  intellettuali molto rinomati , che vi soggiornavano per periodi più o meno lunghi. Tra di essi si segnalano lo scrittore, trattatista e poeta  Pietro Bembo  (1) ,che soggiornò a Ferrara in due periodi(1497-99 e 1502-3) e lo scienziato  Niccolò Copernico  (2) , che si laureò in giurisprudenza presso lo Studio della città (1503)
Pietro Bembo e Ludovico Ariosto 1 2 Nel 1503 entrò a servizio del duca Ercole d’Este il giovane  nobile  (nato nel  1474 )  Ludovico Ariosto  (1) , figlio di Niccolò, che era stato uomo di fiducia del duca come governatore  militare di Reggio Emilia (luogo di nascita di Ludovico) e funzionario in altri luoghi tra Veneto e Emilia. La presenza a Ferrara di Pietro Bembo,  fautore della lingua volgare come lingua di dignità letteraria pari al latino, purché modellata su Petrarca e Boccaccio [“Prose della volgar lingua”  (2) ] , influenzerà molto il giovane Ludovico, che aveva lasciato gli studi di diritto e si era dedicato a quelli di letteratura.
I fratelli Alfonso I e Ippolito d’Este . 1 2 Ad Ercole successe il figlio  Alfonso I  (1506)  (1)  che ebbe al suo fianco, in prime nozze, Anna Sforza e, in seconde nozze ,  Lucrezia Borgia figlia di papa Alessandro VI .  Da una parte rese Ferrara  una temuta potenza militare , dall’altra continuò la  politica di sostegno all’arte ed alla cultura .  Il ducato  ottenne con Alfonso I un innegabile  sviluppo grazie sia ad una dinamica politica  che lo vide impegnato, tra l’altro, nelle  guerre contro Venezia (1505)  e negli  scontri contro l’esercito papale di Giulio II , sia ad una  ampia crescita artistica e culturale  la cui massima espressione si rintraccia nell’incremento delle collezioni estensi Suo braccio destro fu  il fratello, il cardinale Ippolito  (2) ,   con l’aiuto del quale  sventò un tentativo  di assassinio compiuto dagli altri due fratelli, Giulio e Ferrante.
Ferrara, centro del teatro comico Commedie di Ariosto: “ Cassaria”; “Suppositi”; “ Negromante” (1519-20); “ Studenti” (1520);  “ Lena” (1528-29) Uno dei grandi meriti culturali degli Estensi nel Cinquecento fu di avere ripreso le  rappresentazioni di Plauto e di Terenzio , di avere dato origine al  teatro comico italiano a Ferrara   con una sua organizzazione di compagnie di attori e di apparato scenografico, spesso allestito  a Carnevale nella piazza e nei saloni della corte ,davanti a grandi folle. A questa attività partecipò attivamente anche  Ariosto,  che era diventato  collaboratore e sottoposto del cardinale Ippolito . Nel 1508 Ludovico, divenuto uno degli animatori della scena teatrale ferrarese ,compose “ Cassaria ” (in prosa) e nel 1509 “ Suppositi ” (in prosa): modello erano gli autori latini, i cui intrecci sono ripresi dall’autore.
Ariosto, ambasciatore sfortunato di Ippolito 1 2 Probabile ritratto di Ariosto Ariosto svolse diverse attività per il cardinale Ippolito, secondo il modello dell’intellettuale – cortigiano – funzionario di corte .  Prese  gli ordini minori  per godere dei benefici ecclesiastici e garantirsi una certa tranquillità economica, ma  rifiutò di farsi sacerdote  per mantenere la propria libertà Fu  ambasciatore  a Mantova;  Firenze , dove conobbe il cardinale G.B. de’ Medici (futuro papa), e a  Roma , in cui dovette fronteggiare il carattere iracondo di  Giulio II   (1) , che era spesso in rotta con Alfonso e Ippolito (e minacciò di gettarlo nelTevere, costringendolo alla fuga) Nel 1511 torna a Ferrara. Quando il de’Medici fu eletto papa, col nome di  Leone X  (1513) (2) , Ariosto sperò che si ricordasse del rapporto costruito a Firenze e lo chiamasse a Roma, ma rimase deluso.
Il cambio di “patrono” e l’”Orlando furioso”. Ariosto fu così costretto a rientrare a Ferrara definitivamente , ma i rapporti con il suo “patrono” si fecero sempre peggiori , tanto che nel 1517, quando Ippolito partì per l’Ungheria come nunzio, Ludovico non volle seguirlo e l’anno seguente entrò  al servizio di Alfonso I . Nel  1516 , dopo una gestazione durata anni, (se ne hanno notizie fin dal 1507) pubblicò la  prima edizione dell’”Orlando furioso ”   (dedicato a Ippolito)
Bibliografia. Werner L. Gundersheimer,  Ferrara estense. Lo stile del potere , Modena, Franco Cosimo Panini, 2005 (e.o. 1975, prima traduzione italiana 1988) Alberto Asor Rosa (a cura di),  Letteratura  italiana, Torino, Einaudi, 1988, vol. “L’età moderna”, Anselmi, Avellini, Raimondi, “Il rinascimento padano”, pp. 521 - 591 Remo Ceserani – Lidia De Federicis,  Il materiale e l’immaginario , Torino,Loescher, 1981, vol. 4

Storia di ferrara

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  • 2.
    Origini della casatadegli Este Gli Este erano discendevano dagli Obertenghi , grandi signori feudali che controllavano un territorio amplissimo tra Toscana, Liguria e Lombardia. Servirono il Sacro Romano Impero e ricevettero da questo servizio ampie concessioni feudali e numerosi titoli (conte, marchese, duca) soprattutto nella zona dell’ Italia nordorientale . Il nome del loro casato proveniva dal castello di Este , oggi in Veneto sui colli Euganei, non lontano da Padova . Fin dagli ultimi decenni del 1000, gli Este si erano imparentati con le casate principesche di Welfs (da cui originato il nome “guelfo”).
  • 3.
    DISCENDENZA TROIANA OCAROLINGIA ? Come spesso accadeva,in età umanistica, gli Este cercarono di accreditare una loro discendenza da principi di Troia , quindi del medesimo sangue che aveva creato Roma. Da questa discendenza proverrebbe anche il capostipite della casata, l’eroe Ruggiero . Borso d’Este , più prosaicamente, riteneva che la sua famiglia provenisse dalla Francia carolingia , e ciò avrebbe spiegato i legami tra la corte ferrarese e la letteratura cavalleresca. Ruggiero salva Angelica (dipinto di G. da Carpi, 1550)
  • 4.
    Gli Este arrivanoa Ferrara Gli Este si stabilirono a Ferrara definitivamente a partire dal 1185 quando il giovane Azzo I d’Este , figlio del marchese Obizzo I (il primo a avere questo titolo), sposò una giovane della famiglia Adelardi , Marchesella, e ereditò i beni del padre di lei. Essendo gli Adelardi la famiglia più importante della città e guelfi, gli Este ne occuparono sostanzialmente il posto sia nelle gerarchie territoriali, sia nella posizione politica di capi della fazione guelfa, mentre quella ghibellina era guidata dalla famiglia Torelli. I simboli estensi erano: l’ unicorno e l’ aquila bianca in campo azzurro
  • 5.
    La fondazione dellasignoria estense Nella prima metà del 1200 Ferrara , feudo pontificio , fu scossa dalle lotte tra i guelfi guidati dalla famiglia d’Este e i ghibellini legati alla famiglia Torelli – Vinciguerra. Nel 1267 , Obizzo II d’Este venne acclamato dal popolo “ signore perpetuo ” della città, iniziando la signoria che governerà Ferrara fino al 1598. Nel 1332 i d’Este vengono investiti del feudo della città , divenendo vicari papali .
  • 6.
    Obizzo scioglie learti: una scelta politica. Obizzo indebolì le corporazioni di arti e mestieri della città. Le Arti non gradivano il rapporto privilegiato che Obizzo aveva con Venezia , perché ne venivano danneggiate , soprattutto quelle che trafficavano con le merci più ricche e che si occupavano del trasporto dei beni. Nel 1286 Obizzo mise queste corporazioni sotto il suo controllo, e nel 1287 le sciolse del tutto . Anni dopo a esse fu permesso di ricostituirsi, ma solo quelle che fornivano i servizi essenziali continuarono a lavorare con profitto. La scelta di Obizzo eliminò la possibilità di crescita produttiva e commerciale di Ferrara , che rimase un territorio a vocazione agricola , dominato dai grandi proprietari terrieri e dai “gentiluomini”, cioè coloro che gli Estensi promuovevano ai ranghi più alti per i loro meriti verso la signoria Obizzo sciolse le Arti e in questo modo diede alla città di Ferrara una vocazione prettamente agricola Bibbbia di Borso, libro di Ruth
  • 7.
    La crescita dellacittà di Ferrara e della dinastia d’Este. Nella prima parte della signoria, in poco meno di centocinquant’ anni, Ferrara ebbe uno sviluppo urbano sorprendente e vide le proprie mura espandersi sino a quattro volte la loro estensione; vaste aree del Delta padano vennero bonificate ;  l’arte e la cultura vissero momenti di alto valore e risonanza. Niccolò II ottenne dal papa la possibilità di coniare una propria moneta (1381) , la lira marrchesana e iniziò la costruzione del castello: il popolo ferrarese stremato dalla carestia e dalla fame nel 1385 insorse contro i governanti con una rivolta cruenta tanto che Nicolò sentendosi in pericolo ordinò la costruzione del grande Castello  di San Michele su progetto di Bartolino da Novara. Questo divenne il simbolo  di un potere dispotico a dominio della città , definitivamente sottomessa. Un segno di grande forza politica e militare che tolse ogni velleità alle famiglie ferraresi di competizione con gli Este nel controllo della città. Ferrara nel 1385 (riquadrata in rosso l’area del castello ) La lira marchesana
  • 8.
    La fondazione dello”Studium”ela prima politica culturale Alberto V d’Este ottenne dal Papa la bolla che autorizzava la fondazione dello “Studium” (università) di Ferrara,nel 1391, con la quale la città poteva pensare di essere simili alle vicine, Modena e Bologna. Lo “Studium” aveva quattro facoltà : due “pratiche”, legge e medicina , e due “speculative”: artes e teologia . La fondazione dell’università dimostra che gli Estensi consideravano il sapere “utile” , sia per il suo valore pratico, sia per la gloria che poteva dare al principe. Soprattutto grazie a essa giunsero a Ferrara uomini davvero competenti in diversi settori. Nella seconda metà del Trecento e nel primo Quattrocento, la corte ospitò dei trovatori provenzali, e il volgare cominciò a essere usato come lingua poetica.
  • 9.
    Significato politico esimbolico della corte . Gli Estensi cominciano a creare una corte . Essa, come ogni corte, “ricava la sua forza e la sua ragione di esistere dalla capacità di concentrare in sé il potere supremo di una collettività retta da un principe e di costituire la rappresentanza e il simbolo di quella collettività ”. (A. Tenenti) La corte si identifica con uno spazio concreto: il palazzo o la reggia del principe o, come a Ferrara, il castello e ancora di più le diverse residenze signorili sparse tra città e contado, le “ delizie ” Il castello di San Michele o “ castello Estense” Isola e Palazzo di Belvedere
  • 10.
    Niccolò III: Ferraracentro religioso e culturale . Niccolò III d’Este sale al potere nel 1393 Spicca per il suo operato politico in quanto destreggiandosi tra Milano e Venezia amplia notevolmente i suoi domini territoriali. Era un principe dai due volti: una profonda religiosità lo portò a effettuare un lungo viaggio in Terrasanta, tre mesi, e a guadagnarsi la fiducia del pontefice Martino V, tanto che Ferrara divenne sede del concilio del 1438, in cui si tentò di far rientrare lo scisma ortodosso del 1056, per quanto senza successo . Una notevole vitalità sessuale lo spinse a avere tre mogli e moltissime amanti, segrete e “semiufficiali”. Da una di esse, la più legata a lui, Stella de’ Tolomei detta “ dell’Assassino ”, ebbe tre figli Ugo, Leonello e Borso. Ugo fu ucciso dal padre stesso insieme alla matrigna, Parisina Malatesta , in quanto Niccolò li sorprese in flagrante adulterio. Leonello e Borso successero a Niccolò III come signori della città.
  • 11.
    L’ABBELLIMENTO e LACRESCITA CULTURALE DELLA CITTA’ Niccolò III cominciò la politica di ampliamento e abbellimento della città , che i suoi figli continuarono e consolidarono. Egli completò il castello,ma anche due delle famose “delizie”, Belriguardo e Belfiore furono dovute a lui. Si occupò di costruire strade, e di realizzare argini e altre misure edilizie di contenimento del Po. Fece venire a Ferrara il primo grande umanista, Guarino Veronese , a cui affidò la formazione di suo figlio Leonello Un inventario del 1436 dice che in quell’anno la corte possedeva 279 manoscritti in volgare e francese BELRIGUARDO: “ la Versailles” degli Estensi. Eretta a partire dal 1435 comprendeva un fabbricato di 50 stanze, due logge intorno alle fabbriche minori, scuderie che ospitavano fino a 200 cavalli: tutto circondato da torri dipinte, mura merlate e da un fossato.
  • 12.
    IL RITORNO DILEONELLO Leonello era stato educato nell’arte militare, ma quando rientrò a Ferrara dopo gli anni di “tirocinio” rischiava di non avere nessun ruolo a corte. “ Era giovane, nobile, aveva viaggiato molto, poteva disporre del proprio tempo e era abbastanza intelligente da comprendere che gli studia humanitatis avevano arricchito e continuavano a arricchire molte delle menti migliori della sua generazione” (W.Gundersheimer)
  • 13.
    LEONELLO, L’INTELLETTUALE DELLACORTE FERRARESE Leonello fu il primo intellettuale della corte di Ferrara: Scriveva sonetti, tenne orazioni in latino durante cerimonie ufficiali, fu corrispondente di studiosi a proposito di argomenti culturali. Formò intorno a sé un circolo di amici colti Raccolse gemme, cammei e medaglie antiche. Apprezzava e godeva l’eccellenza nelle arti e nella cultura. Era generoso e paziente in misura tale da incoraggiare e stimolare gli altri
  • 14.
    LEONELLO RIFONDA L’UNIVERSITA’Leonello fece fu il “rifondatore” dello Studium, a cui attirò famosi eruditi e esperti delle diverse discipline, per amore della cultura. L’università portava vantaggi a diverse persone. I ferraresi la gradivano: portava studenti e insegnanti che dovevano mangiare, dormire e vestirsi, dunque avrebbero speso soldi. La città avrebbe riguadagnato prestigio Gli artigiani e i mercanti di reddito medio, che non avevano mezzi per mandare i figli a studiare in altre città, avrebbero avuto il luogo per dare una formazione superiore ai loro figli
  • 15.
    Il cenacolo letterarioe il mecenatismo pittorico Leonello vide nell’università il mezzo di circondarsi di uomini colti, un cenacolo di studiosi e poeti che vissero stabilmente a Ferrara, e altri che vennero per alcuni periodi, usufruendo del mecenatismo del signore estense. La biblioteca comprendeva testi di Cesare, Svetonio, Seneca, Aristotele, Ovidio, Giovenale, Stazio, Petrarca, Boccaccio, Dante, Cecco d’Ascoli. Leonello fu anche un mecenate della pittura, di cui era grande appassionato: a corte chiamò Pisanello, Piero della Francesca, Jacopo Bellini, Andrea Mantegna, R.van der Weyden.
  • 16.
    LA CREAZIONE DELL’ECCELLENZACULTURALE Leonello fu il primo degli Estensi a spendere ampiamente per ogni tipo di espressione culturale: Terminò palazzi iniziati dai suoi predecessori, ne costruì propri, finanziò feste e spettacoli pubblici sontuosi, assunse insegnanti costosi, patrocinò miniatori, orefici, ingegneri, architetti, musicisti.
  • 17.
    Borso d’Este (1450-1471): l’arte come strumento di potere. 1 2 3 Nel 1451 diventa signore di Ferrara Borso d’Es te . (1) Già soldato negli eserciti di Milano e Venezia e buon diplomatico, Borso inaugura un indirizzo culturale radicalmente diverso a corte rispetto a Leonello. Anche le arti cosidette “minori” ( la miniatura, la decorazione, l’arazzeria, il ricamo) rivestono per lui un ruolo di primissimo piano, dal momento che esse creavano oggetti preziosi che egli poteva agevolmente maneggiare e ostentare a testimonianza della propria potenza . I grandi avvenimenti che caratterizzano il principato di Borso, l’investitura a duca di Modena e Reggio nel 1452 e a duca di Ferrara nel 1471 , conferitegli rispettivamente dall’imperatore e dal pontefice, costituiscono il pretesto per fare dell’arte un formidabile e prestigioso strumento di potere , così come hanno grande valore “propagandistico”: la fondazione della Certosa ( 2) il ciclo di affreschi di Schifanoia e della serie delle Muse , dipinte da Cosmé Tura e Angelo Maccagnino per lo Studiolo della delizia di Belfiore. (3) La famosa “ Bibbia ” miniata da T. Crivelli e F. de’ Russi
  • 18.
    Il ducato diErcole I. L’addizione erculea 1 2 Ercole I diventa duca nel 1471. ( 1) Egli promuove bonifiche del territorio, continuando l’opera di Borso; rafforza il ducato (anche se cede Rovigo a Venezia dopo una guerra durissima); ingrandisce la città di Ferrara. A Ferrara convivevano l’antica nobiltà , che era legata al papato e alle altre corti italiane,e controllava le cariche di potere e la corte ; e la borghesia ricca, arricchitasi con il commercio , anche se l’attività favorita dagli Estensi era sempre l’agricoltura e i borghesi non accedevano alle cariche di potere . Nel corso del ‘400 la città si amplia ,vengono costruiti da nobili e borghesi palazzi, chiese, monasteri e conventi. Ercole commissiona all’architetto Biagio Rossetti il progetto che dal suo nome prese il nome di addizione erculea (2) cioè il più esteso ampliamento della città mai realizzato
  • 19.
    Il ruolo dellacorte: rappresentare il potere, organizzare il consenso . Anche Ercole I curò molto l’organizzazione culturale della sua corte, attraverso l’organizzazione di spettacoli teatrali, ma soprattutto con l’impiego di noti letterati, poeti e filosofi come Matteo Maria Boiardo. CORTE E STATO Il compito della corte è diverso da quello dello Stato: lo Stato esercita il potere la corte, lo giustifica, organizza il consenso intorno a esso, rappresenta il potere con la sua esistenza e con i suoi comportamenti esemplari e i suoi valori . La corte rappresenta gruppi politici e sociali più ridotti rispetto a quanti abitano nello Stato : esprime strati sociali selezionati: cerchie di nobili, famiglie legate tradizionalmente al sovrano e alla corte stessa. La corte esercita una politica culturale e la accentra in sé . Crea incarichi che sono ricoperti da intellettuali – cortigiani , che con la loro presenza danno prestigio , e in cambio di protezione, benefici e salari operano al servizio della propaganda dinastica con “opere d’ingegno” : storie di famiglie, poemi celebrativi, liriche di encomio al signore e alla corte, ecc.
  • 20.
    Gli intellettuali –cortigiani – funzionari dello Stato . L’intellettuale a Ferrara occupava una posizione speciale , poiché la protezione accordata dagli Estensi alle arti e alle lettere e agli organismi culturali come lo Studio presupponeva in parte anche un servizio a corte e nello Stato . Le cariche più importanti erano dei notai e dottori in legge al servizio dello Stato, come consultori ( consulenti) o per la trattazione delle cause. Essi appartenevano per lo più a famiglie borghesi, come borghesi erano in origine i medici di corte. La corte dava la direzione culturale che riguarda i diversi gruppi sociali e attraeva gli individui che nella società avevano una funzione intellettuale . Gli Estensi creano dei tecnici , dei funzionari , dei professionisti legati all'autorità dello Stato.
  • 21.
    Matteo Maria Boiardo,intellettuale – cortigiano – funzionario Tra gli intellettuali che lavorarono per Ercole I spicca Matteo Maria Boiardo che risponde pienamente al ritratto dell’intellettuale – cortigiano – funzionario dello Stato tipico di Ferrara . Nato a Scandiano, presso Reggio Emilia,nel 1440, visse presso la corte estense di Ferrara quale «compagno» di Ercole I. Persona di fiducia e familiare degli Estensi , nel 1473 fu tra coloro che accompagnarono da Napoli a Ferrara Eleonora d'Aragona sposa di Ercole, e due anni prima aveva accompagnato Borso a Roma. Governatore di Modena, passò a governare Reggio dove rimase fino alla morte (1495)
  • 22.
    L’opera di Boiardo:traduzioni, ecloghe, Amorum libri Boiardo fu appassionato e studioso di letteratura antica e moderna : tradusse e volgarizzò Erodoto, Senofonte, Luciano, Apuleio, Cornelio Scrisse in latino ecloghe di lodi agli Estensi , soprattutto Ercole Ma fu anche poeta d’amore e scrisse un “Canzoniere” ( Amorum libri tres ) per Antonia Caprara : l’amore è un sentimento che abbellisce la vita, accompagnato dallo splendore della natura . La donna con la sua presenza dà gioia, se è lontana provoca dolore. I temi a cui si ispira Boiardo sono tipicamente provenzali e petrarcheschi, ma loscrittore li tratta con più serenità e slancio giovanile. La sua opera maggiore è il poema in ottave “ Orlando innamorato ”, in cui narra le vicende del ciclo carolingio intergrandole con le vicende del ciclo bretone: il poema fu composto tra il 1476 e il 1495 ,rimanendo però incompiuto sia per le vicende della discesa in Italia di Carlo VIII, sia per la morte dell’autore: tre libri, sessantanove canti.
  • 23.
    Un poema scrittoper una corte innamorata della “cavalleria” medievale Immagine tratta da un romanzo medievale Frontespizio di un’edizione di “Orlando innamorato” La corte di Ferrara era affascinata dalle vicende narrate nei romanzi cavallereschi di origine francese , e gli ideali cavallereschi ( prodezza, onore, virtù, lealtà, amore puro ) erano un patrimonio ideale condiviso. Ferrara era un luogo di incontro della nobiltà settentrionale e gli stessi Estensi ambivano atteggiarsi a personaggi della storia cavalleresca. Boiardo con la sua ammirazione per l'energia guerresca e la lealtà , idealizzava il sentimento della cavalleria eroica e cortese anche se era consapevole che questi valori appartenevano ormai al passato . Amore e valore cavalleresco sono i motivi del poema in cui tutti i cavalieri si innamorano di Angelica e per la quale, rifugiatasi nel castello di Albraccà, sorge una guerra che si conclude con il duello fra Orlando e Agricane e la morte di costui . Nella seconda parte l'azione si svolge in Francia e Orlando e Rinaldo vengono a duello per Angelica finché questa è affidata da re Carlo al vecchio duca Namo. A questo punto il poema si interrompe al canto 9° del libro III (69 canti complessivi)
  • 24.
    Ferrara all’inizio delCinquecento Carta di Ferrara nel periodo di passaggio da Ercole a Alfonso I d’Este
  • 25.
    Una corte prestigiosa:Bembo e Copernico . 1 2 Gli Este avevano costruito una corte dalla fama culturale consolidata ,nella quale erano presenti intellettuali molto rinomati , che vi soggiornavano per periodi più o meno lunghi. Tra di essi si segnalano lo scrittore, trattatista e poeta Pietro Bembo (1) ,che soggiornò a Ferrara in due periodi(1497-99 e 1502-3) e lo scienziato Niccolò Copernico (2) , che si laureò in giurisprudenza presso lo Studio della città (1503)
  • 26.
    Pietro Bembo eLudovico Ariosto 1 2 Nel 1503 entrò a servizio del duca Ercole d’Este il giovane nobile (nato nel 1474 ) Ludovico Ariosto (1) , figlio di Niccolò, che era stato uomo di fiducia del duca come governatore militare di Reggio Emilia (luogo di nascita di Ludovico) e funzionario in altri luoghi tra Veneto e Emilia. La presenza a Ferrara di Pietro Bembo, fautore della lingua volgare come lingua di dignità letteraria pari al latino, purché modellata su Petrarca e Boccaccio [“Prose della volgar lingua” (2) ] , influenzerà molto il giovane Ludovico, che aveva lasciato gli studi di diritto e si era dedicato a quelli di letteratura.
  • 27.
    I fratelli AlfonsoI e Ippolito d’Este . 1 2 Ad Ercole successe il figlio Alfonso I (1506) (1) che ebbe al suo fianco, in prime nozze, Anna Sforza e, in seconde nozze , Lucrezia Borgia figlia di papa Alessandro VI . Da una parte rese Ferrara una temuta potenza militare , dall’altra continuò la politica di sostegno all’arte ed alla cultura . Il ducato  ottenne con Alfonso I un innegabile sviluppo grazie sia ad una dinamica politica che lo vide impegnato, tra l’altro, nelle guerre contro Venezia (1505) e negli scontri contro l’esercito papale di Giulio II , sia ad una ampia crescita artistica e culturale la cui massima espressione si rintraccia nell’incremento delle collezioni estensi Suo braccio destro fu il fratello, il cardinale Ippolito (2) , con l’aiuto del quale sventò un tentativo di assassinio compiuto dagli altri due fratelli, Giulio e Ferrante.
  • 28.
    Ferrara, centro delteatro comico Commedie di Ariosto: “ Cassaria”; “Suppositi”; “ Negromante” (1519-20); “ Studenti” (1520); “ Lena” (1528-29) Uno dei grandi meriti culturali degli Estensi nel Cinquecento fu di avere ripreso le rappresentazioni di Plauto e di Terenzio , di avere dato origine al teatro comico italiano a Ferrara con una sua organizzazione di compagnie di attori e di apparato scenografico, spesso allestito a Carnevale nella piazza e nei saloni della corte ,davanti a grandi folle. A questa attività partecipò attivamente anche Ariosto, che era diventato collaboratore e sottoposto del cardinale Ippolito . Nel 1508 Ludovico, divenuto uno degli animatori della scena teatrale ferrarese ,compose “ Cassaria ” (in prosa) e nel 1509 “ Suppositi ” (in prosa): modello erano gli autori latini, i cui intrecci sono ripresi dall’autore.
  • 29.
    Ariosto, ambasciatore sfortunatodi Ippolito 1 2 Probabile ritratto di Ariosto Ariosto svolse diverse attività per il cardinale Ippolito, secondo il modello dell’intellettuale – cortigiano – funzionario di corte . Prese gli ordini minori per godere dei benefici ecclesiastici e garantirsi una certa tranquillità economica, ma rifiutò di farsi sacerdote per mantenere la propria libertà Fu ambasciatore a Mantova; Firenze , dove conobbe il cardinale G.B. de’ Medici (futuro papa), e a Roma , in cui dovette fronteggiare il carattere iracondo di Giulio II (1) , che era spesso in rotta con Alfonso e Ippolito (e minacciò di gettarlo nelTevere, costringendolo alla fuga) Nel 1511 torna a Ferrara. Quando il de’Medici fu eletto papa, col nome di Leone X (1513) (2) , Ariosto sperò che si ricordasse del rapporto costruito a Firenze e lo chiamasse a Roma, ma rimase deluso.
  • 30.
    Il cambio di“patrono” e l’”Orlando furioso”. Ariosto fu così costretto a rientrare a Ferrara definitivamente , ma i rapporti con il suo “patrono” si fecero sempre peggiori , tanto che nel 1517, quando Ippolito partì per l’Ungheria come nunzio, Ludovico non volle seguirlo e l’anno seguente entrò al servizio di Alfonso I . Nel 1516 , dopo una gestazione durata anni, (se ne hanno notizie fin dal 1507) pubblicò la prima edizione dell’”Orlando furioso ” (dedicato a Ippolito)
  • 31.
    Bibliografia. Werner L.Gundersheimer, Ferrara estense. Lo stile del potere , Modena, Franco Cosimo Panini, 2005 (e.o. 1975, prima traduzione italiana 1988) Alberto Asor Rosa (a cura di), Letteratura italiana, Torino, Einaudi, 1988, vol. “L’età moderna”, Anselmi, Avellini, Raimondi, “Il rinascimento padano”, pp. 521 - 591 Remo Ceserani – Lidia De Federicis, Il materiale e l’immaginario , Torino,Loescher, 1981, vol. 4