Formazione e lavoro: 
educazione non formale 
e life skills 
Tavolo Scuole e Università 
Ing. Martina Littera - Associazione 
YouSardinia
Il contesto che cambia: educazione e società 
Le proiezioni al 2020 vedono l’Italia “in una posizione di grave difficoltà nel contesto internazionale e comparato, 
rispetto alle prospettive demografiche, occupazionali e di crescita. Si prevede, in particolare, una forte carenza di 
competenze elevate e intermedie legate ai nuovi lavori e un disallineamento complessivo dell’offerta formativa 
rispetto alle richieste del mercato del lavoro” - ITALIA 2020, PIANO DI AZIONE PER L’OCCUPABILITÀ – Ministero del 
Lavoro e delle Politiche Sociali e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca 
Oggi assistiamo da un lato a imprese che non trovano mano d’opera di cui hanno bisogno per competere nei 
mercati nazionali e internazionali e dall’altro a giovani disoccupati o sottoccupati che non trovano lavoro perché 
non in possesso di quelle competenze ‘chiave’ richieste dal mercato del lavoro. Il cosiddetto Mismatch del mercato 
del lavoro - Rapporto sulla scuola in Italia 2010 -FONDAZIONE AGNELLI 
The world of work is going to turn upside down as 2 billion jobs - half of all employment on the planet today – will 
be gone by 2030 - AOL 
45 percent of America’s occupations will be automated within the next 20 years - Oxford Martin School’s 
Il numero di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano (disoccupati e inattivi) e non frequentano alcun corso di 
istruzione o formazione – i cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training) – è, nel 2012, ulteriormente 
aumentato di 95 mila unità (4,4 per cento); dal 2008 l’incremento è stato del 21,1 per cento 
(+391mila giovani). Sono ormai in questa posizione due milioni e 250 mila giovani (23,9 per cento) – Rapporto 
annuale Istat 2013
Il contesto che cambia: educazione e società 
La dispersione scolastica è cresciuta: «L’indice del 25,5 nel 2012 (era del 21,8 nel 2007), è di ben 12 punti 
superiore alla media europea» - Orizzonte scuola 
L’Italia ottiene risultati inferiori alla media dei Paesi dei 65 Paesi ed economie che hanno partecipato alla 
valutazione PISA 2012 degli studenti quindicenni. 
Lettura Matematica 
Scienze 
L’Italia si colloca: 
tra la 30esima e 35esima in matematica 
tra la 26esima e 34esima in lettura 
tra la 28esima e 35esima in scienze
La formazione in un contesto che cambia 
Quale è l’argomento più dibattuto oggi in relazione al sistema educativo? 
Di cosa abbiamo bisogno? 
Di una formazione finalizzata allo 
sviluppo e alla crescita della 
competitività e della occupabilità 
del nostro paese. 
Cosa succede invece oggi? 
Prima viene la scuola poi il 
lavoro, prima il sapere poi il saper 
fare, che non si incontrano mai.
Come orientarsi? 
a. nella società post-industriale si va contraendo l'aspetto meramente manuale ed esecutivo del lavoro; 
b. aumenta l’importanza dell'aspetto “immateriale” del lavoro: comunicazione, capacità metodologiche e 
strategiche, responsabilità individuale, relazioni interne ed esterne; 
c. la maggiore mobilità delle persone anche all'interno del mercato del lavoro interno determina la necessità di 
valutare il potenziale umano per indirizzare, orientare, qualificare e riqualificare la manodopera; 
d. l'apprendimento fondato su semplici conoscenze e saperi procedurali conseguiti mediante applicazione ed 
esercitazioni non garantiscono la formazione di atteggiamenti funzionali alle richieste della vita e del 
lavoro, in particolare per quanto riguarda la capacità di problem solving, di assumere iniziative autonome 
flessibili, di mobilitare i saperi per gestire situazioni complesse e risolvere problemi. 
Quale ruolo per la scuola di oggi? 
La scuola deve assumere il ruolo di promotore di capacità, motivazioni, interessi, necessari 
per apprendere lungo tutto l’arco della vita, puntando non solo su quello che l’allievo ‘sa’ 
ma anche su quello che ‘sa fare’ con quello che sa.
Il concetto di competenza 
La competenza assume un ruolo centrale nel dibattito educativo fin dagli anni ’90. 
In tutte le riflessioni possono distinguersi 3 approcci: 
1) la visione di chi concepisce la competenza come una somma di parti (conoscenze, abilità, capacità) e 
quindi pone ad oggetto di cura i frammenti (conoscenze, abilità, capacità) e non il tutto; 
2) la visione di chi concepisce la competenza come performance, quindi è un requisito dell'organizzazione e 
non della persona, e tende a costruire "dizionari di competenze" di matrice neo-tayloristica 
3) la visione di chi concepisce la competenza come l'atto della mobilitazione efficace e valutata/validata 
della persona di fronte a problemi 
La definizione più recente è stata data nel 2008 all’interno della Raccomandazione 2008/C 111/01, con la quale 
l’Unione Europea ha ufficialmente adottato l’European Qualification Framework – EQF: 
Si definisce come “competenza” la “comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, 
sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale” 
descritta in termini di “responsabilità e autonomia” e con l’obiettivo di “promuovere la mobilità transfrontaliera 
dei cittadini e agevolarne l’apprendimento permanente”.
Il concetto di competenza 
Non ci sono le competenze in sé, ci sono soltanto le 
persone competenti. 
OCDE, Qualifications et compétences professionnelles dans l’enseignement technique et la formation 
professionnelle, 1966
A cosa ci servono? 
L’istruzione e la formazione rappresentano le vie con cui “attrezzare” il singolo individuo, a partire 
dall’infanzia, di quelle conoscenze, abilità e competenze atte a permettergli di affrontare e risolvere i 
problemi che la vita quotidiana gli riserva. 
Il fine dell’istruzione e dell’educazione è la competenza. 
Dato che il motore della competenza sono le capacità personali, sociali, metodologiche, l’esercizio 
dell’autonomia e della responsabilità, è ovvio che non può esistere un modello di istruzione che non si 
assuma compiti educativi. 
L’assunzione di autonomia e responsabilità implica che la persona assimili e integri dentro di sé i valori 
condivisi, la cura e l’attenzione per l’altro e per l’ambiente, l’adesione alle norme di convivenza, il loro rispetto 
non per timore della sanzione, ma per comprensione del loro valore di patto sociale.
Cosa cambia? 
L’approccio per competenze mette al centro il soggetto in apprendimento e gli obiettivi che esso dovrebbe 
raggiungere. 
Il processo di apprendimento deve essere organizzato in modo da perseguire i 
saperi in forma attiva mirando all’effettiva padronanza da parte degli studenti dei 
compiti e dei problemi in cui essi sono incorporati. 
Mettendo in moto le risorse dei destinatari, si rende possibile l’acquisizione di una 
cultura personale tramite un processo vitale fondato su ricerca, scoperta, lavoro 
cooperativo, confronto con il contesto reale. 
Tale metodologia mira a selezionare le conoscenze chiave irrinunciabili, disegnare 
situazioni di apprendimento che permettano agli studenti di entrare in 
rapporto diretto con il sapere sotto forma di procedimento di scoperta così da 
condurre ad una acquisizione autenticamente personale. 
Il compito della scuola oggi è organizzare, dare senso alle conoscenze e alle esperienze acquisite, fornire 
metodi e chiavi di lettura, permettere esperienze in contesti relazionali significativi
Come? 
Le competenze dovrebbero essere acquisite al termine del periodo obbligatorio di istruzione o di 
formazione e servire come base al proseguimento dell’apprendimento nel quadro dell’educazione e della 
formazione permanente. 
Si riferiscono a tre aspetti fondamentali della vita di ciascuna persona: 
la realizzazione e la crescita personale (capitale culturale); 
la cittadinanza attiva e l’integrazione (capitale sociale); 
la capacità di inserimento professionale (capitale umano) 
A questo obiettivo sono riconducibili due diversi approcci, 
elaborati in momenti diversi con finalità diverse: 
Competenze chiave 
Raccomandazione Europea 
2006/962/CE del 2006 
Life Skills 
“Life skills education in schools” 
- OMS, 1993
Le life skills 
Si tratta di “competenze sociali e relazionali che permettono ai ragazzi di affrontare in modo efficace le varie 
situazioni; di rapportarsi con autostima a se stessi, con fiducia agli altri e alla più ampia comunità (dalla 
famiglia, alla scuola, al gruppo degli amici e conoscenti, alla società di appartenenza, ecc). La mancanza di tali 
skill socio-emotive può causare in particolare nei ragazzi e nei giovani, l’instaurarsi di comportamenti negativi e 
a rischio in risposta a stress” (Life skills in school – OMS, 1993 
Le life skills individuate sono 10: 
1. Decision making (capacità di prendere decisioni) 
2. Problem solving (capacità di risolvere i problemi) 
3. Pensiero creativo 
4. Pensiero critico 
5. Comunicazione efficace 
6. Capacità di relazioni interpersonali 
7. Autoconsapevolezza 
8. Empatia 
9. Gestione delle emozioni 
10. Gestione dello stress 
Obiettivo dell’OMS era migliorare il benessere e la salute dei bambini e degli adolescenti tramite 
l’apprendimento di abilità e competenze utili per affrontare varie situazioni, anche di fronte all’imprevisto o 
a situazioni di forte stress emotivo (es. insuccesso scolastico/professionale/affettivo, disoccupazione, etc)
Le competenze chiave 
Le competenze chiave sotto forma di conoscenza, abilità e attitudini adeguate al contesto sono essenziali per 
ogni individuo in una società basata sulla conoscenza. Tali competenze costituiscono un valore aggiunto per il 
mercato del lavoro, la coesione sociale e la cittadinanza attiva, poiché offrono flessibilità e capacità di 
adattamento, soddisfazione e motivazione. 
Il quadro di riferimento delinea 8 competenze chiave: 
1. Comunicazione nella madrelingua 
2. Comunicazione nelle lingue straniere 
3. Competenze matematiche e in scienza e tecnologia 
4. Competenza digitale 
5. Imparare ad imparare 
6. Competenze scoiali e civiche 
7. Spirito di iniziativa e imprenditorialità 
8. Consapevolezza ed espressione culturale 
Le otto competenze chiave sono in grado di costituire la cornice e lo sfondo per tutti i saperi e le 
competenze specifiche ancorate ai diversi settori in cui l’apprendimento e l’attività umana si dispiegano. 
Sono chiamate, appunto, “chiave”, perché sono a buon diritto, come abbiamo già detto, delle 
“metacompetenze”, travalicano le specificità disciplinari per delineare quegli strumenti culturali, metodologici, 
relazionali che permettono alle persone di partecipare e incidere nella realtà.
Confronto life skills – competenze chiave 
Competenze chiave Life skills 
comunicazione nella madrelingua comunicazione efficace 
capacità di relazione interpersonale/gestione delle emozioni 
comunicazione nelle lingue straniere 
creatività/senso critico 
empatia/autocoscienza 
competenze in matematica e competenze di base 
in scienze e tecnologia 
problem solving 
competenza digitale problem solving/comunicazione efficace 
imparare a imparare 
problem solving/autocoscienza/senso critico/gestione dello 
stress 
competenze sociali e civiche 
autocoscienza/senso critico 
gestione delle emozioni/empatia 
gestione dello stress/capacità di relazione interpersonale 
spirito di iniziativa e imprenditorialita’ 
senso critico/creatività 
problem solving/decision making 
gestione delle emozioni/gestione dello stress 
autocoscienza 
consapevolezza ed espressione culturale 
comunicazione efficace/creatività/empatia/autocoscienza 
senso critico
La didattica italiana: 
Il legislatore italiano ha accolto le sollecitazioni europee a orientare i curricula verso le competenze e le ha 
tradotte nella legge 22 dicembre 2006, n. 296, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e 
pluriennale dello Stato, art. 1 commi 622, 624, 632, e il Decr. N. 139 22 agosto 2007, Regolamento recante 
norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione: 
• L’elevamento dell’obbligo di istruzione a 10 anni intende favorire il pieno sviluppo della persona nella 
costruzione del sé, di corrette e significative relazioni con gli altri e di una positiva interazione con la realtà. 
• L’elevamento dell’obbligo di istruzione offre anche strumenti per contrastare il fenomeno della dispersione 
scolastica e formativa, che rappresenta uno dei problemi ancora presente drammaticamente nel nostro 
Paese, soprattutto per i giovani di 14/18 anni. 
• I saperi e le competenze per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione sono riferiti ai quattro assi 
culturali dei linguaggi, matematico, scientifico–tecnologico, storico-sociale. 
Essi costituiscono “il tessuto” per la costruzione di percorsi di apprendimento orientati all’acquisizione delle 
competenze chiave che preparino i giovani alla vita adulta e che costituiscano la base per consolidare e 
accrescere saperi e competenze in un processo di apprendimento permanente, anche ai fini della futura vita 
lavorativa.
La didattica italiana: 
• I saperi sono articolati in abilità/capacità e conoscenze, con riferimento al sistema di descrizione previsto 
per l’adozione del Quadro europeo dei Titoli e delle Qualifiche (EQF)1. La competenza digitale, contenuta 
nell’asse dei linguaggi, è comune a tutti gli assi, sia per favorire l’accesso ai saperi sia per rafforzare le 
potenzialità espressive individuali. 
• Le competenze chiave proposte nell’allegato 2 sono il risultato che si può conseguire - all’interno di un 
unico processo di insegnamento /apprendimento - attraverso la reciproca integrazione e interdipendenza 
tra i saperi e le competenze contenuti negli assi culturali. 
• L’integrazione tra gli assi culturali rappresenta uno strumento per l’innovazione metodologica e didattica; 
offre la possibilità alle istituzioni scolastiche, anche attraverso la quota di flessibilità del 20%, di progettare 
percorsi di apprendimento coerenti con le aspirazioni dei giovani e del loro diritto ad un orientamento 
consapevole, per una partecipazione efficace e costruttiva alla vita sociale e professionale. 
• L’obbligo di istruzione si caratterizza, dunque, per la congruenza dei saperi e delle competenze acquisite, che 
assicurano l’equivalenza formativa di tutti i percorsi, nel rispetto dell’identità dell’offerta formativa e degli 
obiettivi che caratterizzano i curricoli dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio.
Competenze chiave di cittadinanza da acquisire al termine dell’obblig0: 
• Imparare ad imparare: organizzare il proprio apprendimento. 
• Progettare: elaborare e realizzare progetti riguardanti lo sviluppo delle proprie attività di studio e di lavoro. 
• Comunicare 
- comprendere messaggi di genere diverso trasmessi utilizzando linguaggi diversi mediante diversi supporti; 
- rappresentare eventi, fenomeni, principi, concetti, norme, procedure, atteggiamenti, stati d’animo, emozioni, 
ecc. utilizzando linguaggi diversi e diverse conoscenze disciplinari, mediante diversi supporti. 
• Collaborare e partecipare: interagire in gruppo. 
• Agire in modo autonomo e responsabile: sapersi inserire in modo attivo e consapevole nella vita sociale. 
• Risolvere problemi: affrontare situazioni problematiche e proporre soluzioni utilizzando contenuti e metodi 
delle diverse discipline. 
• Individuare collegamenti e relazioni: individuare e rappresentare collegamenti e relazioni tra fenomeni, 
eventi e concetti diversi. 
• Acquisire ed interpretare l’informazione: acquisire ed interpretare criticamente l’informazione ricevuta nei 
diversi ambiti ed attraverso diversi strumenti comunicativi.
Rapporto competenze chiave e didattica? 
La competenza presuppone 
l’integrazione di abilità e 
conoscenze tecniche con 
capacità personali, relazionali, 
metodologiche 
La didattica non può limitarsi alla trasmissione del 
sapere e alla sua applicazione “addestrativa”, come 
l’atteggiamento del docente non può esaurirsi 
nell’istruire, senza occuparsi dell’educazione delle 
capacità personali. 
La competenza è “sapere 
agito”, capacità di agire per 
modificare la realtà 
La didattica deve offrire all’allievo occasioni di 
risolvere problemi e assumere compiti e iniziative 
autonome, per apprendere attraverso l’esperienza e 
per rappresentarla attraverso la riflessione. 
Il significato dell’istruzione, otre che essere chiaro per i docenti, va sempre esplicitato agli allievi.
La didattica per competenze nella didattica quotidiana: 
La didattica per competenze richiede un ampio uso di modalità induttive, cooperative e sociali di 
apprendimento. 
L’utilizzo di mediatori didattici differenti consente già di differenziare le proposte didattiche e coinvolgere 
alunni con diverse modalità di apprendimento: 
• mediatori attivi: esercitazioni pratiche, costruzione di manufatti, esperimenti, visite ... 
• mediatori iconici: utilizzo di disegni, film, diapositive, foto, schemi, tabelle … 
• mediatori analogici: role playing, simulazioni, “mettersi nei panni di …” 
• mediatori simbolici: i linguaggi formali a cui comunque dobbiamo arrivare per rappresentare l’esperienza 
secondo i sistemi di simboli convenzionali (lingua, matematica, linguaggi scientifici, musica ecc.). 
Esempio: “Tu sei un tour operator e devi convincere noi 25 della classe a comprare tutti un biglietto per il 
Messico. Tieni presente, però, che ciascuno di noi è interessato a cose diverse: chi la cultura, chi la storia, chi il 
paesaggio, chi l’economia, chi lo svago …. Trova le argomentazioni e gli elementi perché tutti noi saremo 
convinti a partire per il Messico.
Implementare la didattica per competenze 
Per fare questo è necessario: 
• Riqualificare la figura dell’insegnante, spesso sottovalutata, come figura di alto valore formativo e 
facilitatore di processi di apprendimento attivi che creino cittadini responsabili, non solo studenti meritevoli; 
• Creare delle comunità di apprendimento, in cui condividere con i colleghi il progetto formativo e svolgere 
tutte le operazioni necessarie, sia quelle specifiche al proprio asse culturale o di indirizzo sia quelle svolte in 
forma interdisciplinare sia infine quelle riferite ad attività formative basate su progetti ed eventi pubblici. 
• riformulare il curricolo, strutturandolo per indicatori di competenze, declinate a loro volta in abilità, 
conoscenze, contenuti irrinunciabili; 
• individuare livelli di padronanza per le competenze, sul modello dei diversi framework europei (framework 
delle lingue, PISA, EQF …); 
• strutturare unità di lavoro sistematiche interdisciplinari e disciplinari centrate sulla competenza che 
prevedano l’utilizzo di mediatori didattici differenti e prevedano per l’allievo proposte didattiche ed 
esperienze diverse; 
• organizzare i tempi, gli spazi, l’organizzazione del gruppo classe per permettere la realizzazione delle unità di 
lavoro programmate.
Best practice in Italia #1
Best practice in Italia #2
Best practice in Italia #3
Best practice in Italia #4
Grazie per l’attenzione! 
Avete domande? 
Associazione Yousardinia 
Via Macchiavelli 34 – 09129, Cagliari 
www.yousardinia.com 
info@yousardinia.com 
martinalittera@yousardinia.com

ORrientiamo lo sviluppo

  • 1.
    Formazione e lavoro: educazione non formale e life skills Tavolo Scuole e Università Ing. Martina Littera - Associazione YouSardinia
  • 2.
    Il contesto checambia: educazione e società Le proiezioni al 2020 vedono l’Italia “in una posizione di grave difficoltà nel contesto internazionale e comparato, rispetto alle prospettive demografiche, occupazionali e di crescita. Si prevede, in particolare, una forte carenza di competenze elevate e intermedie legate ai nuovi lavori e un disallineamento complessivo dell’offerta formativa rispetto alle richieste del mercato del lavoro” - ITALIA 2020, PIANO DI AZIONE PER L’OCCUPABILITÀ – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca Oggi assistiamo da un lato a imprese che non trovano mano d’opera di cui hanno bisogno per competere nei mercati nazionali e internazionali e dall’altro a giovani disoccupati o sottoccupati che non trovano lavoro perché non in possesso di quelle competenze ‘chiave’ richieste dal mercato del lavoro. Il cosiddetto Mismatch del mercato del lavoro - Rapporto sulla scuola in Italia 2010 -FONDAZIONE AGNELLI The world of work is going to turn upside down as 2 billion jobs - half of all employment on the planet today – will be gone by 2030 - AOL 45 percent of America’s occupations will be automated within the next 20 years - Oxford Martin School’s Il numero di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano (disoccupati e inattivi) e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione – i cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training) – è, nel 2012, ulteriormente aumentato di 95 mila unità (4,4 per cento); dal 2008 l’incremento è stato del 21,1 per cento (+391mila giovani). Sono ormai in questa posizione due milioni e 250 mila giovani (23,9 per cento) – Rapporto annuale Istat 2013
  • 3.
    Il contesto checambia: educazione e società La dispersione scolastica è cresciuta: «L’indice del 25,5 nel 2012 (era del 21,8 nel 2007), è di ben 12 punti superiore alla media europea» - Orizzonte scuola L’Italia ottiene risultati inferiori alla media dei Paesi dei 65 Paesi ed economie che hanno partecipato alla valutazione PISA 2012 degli studenti quindicenni. Lettura Matematica Scienze L’Italia si colloca: tra la 30esima e 35esima in matematica tra la 26esima e 34esima in lettura tra la 28esima e 35esima in scienze
  • 4.
    La formazione inun contesto che cambia Quale è l’argomento più dibattuto oggi in relazione al sistema educativo? Di cosa abbiamo bisogno? Di una formazione finalizzata allo sviluppo e alla crescita della competitività e della occupabilità del nostro paese. Cosa succede invece oggi? Prima viene la scuola poi il lavoro, prima il sapere poi il saper fare, che non si incontrano mai.
  • 5.
    Come orientarsi? a.nella società post-industriale si va contraendo l'aspetto meramente manuale ed esecutivo del lavoro; b. aumenta l’importanza dell'aspetto “immateriale” del lavoro: comunicazione, capacità metodologiche e strategiche, responsabilità individuale, relazioni interne ed esterne; c. la maggiore mobilità delle persone anche all'interno del mercato del lavoro interno determina la necessità di valutare il potenziale umano per indirizzare, orientare, qualificare e riqualificare la manodopera; d. l'apprendimento fondato su semplici conoscenze e saperi procedurali conseguiti mediante applicazione ed esercitazioni non garantiscono la formazione di atteggiamenti funzionali alle richieste della vita e del lavoro, in particolare per quanto riguarda la capacità di problem solving, di assumere iniziative autonome flessibili, di mobilitare i saperi per gestire situazioni complesse e risolvere problemi. Quale ruolo per la scuola di oggi? La scuola deve assumere il ruolo di promotore di capacità, motivazioni, interessi, necessari per apprendere lungo tutto l’arco della vita, puntando non solo su quello che l’allievo ‘sa’ ma anche su quello che ‘sa fare’ con quello che sa.
  • 6.
    Il concetto dicompetenza La competenza assume un ruolo centrale nel dibattito educativo fin dagli anni ’90. In tutte le riflessioni possono distinguersi 3 approcci: 1) la visione di chi concepisce la competenza come una somma di parti (conoscenze, abilità, capacità) e quindi pone ad oggetto di cura i frammenti (conoscenze, abilità, capacità) e non il tutto; 2) la visione di chi concepisce la competenza come performance, quindi è un requisito dell'organizzazione e non della persona, e tende a costruire "dizionari di competenze" di matrice neo-tayloristica 3) la visione di chi concepisce la competenza come l'atto della mobilitazione efficace e valutata/validata della persona di fronte a problemi La definizione più recente è stata data nel 2008 all’interno della Raccomandazione 2008/C 111/01, con la quale l’Unione Europea ha ufficialmente adottato l’European Qualification Framework – EQF: Si definisce come “competenza” la “comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale” descritta in termini di “responsabilità e autonomia” e con l’obiettivo di “promuovere la mobilità transfrontaliera dei cittadini e agevolarne l’apprendimento permanente”.
  • 7.
    Il concetto dicompetenza Non ci sono le competenze in sé, ci sono soltanto le persone competenti. OCDE, Qualifications et compétences professionnelles dans l’enseignement technique et la formation professionnelle, 1966
  • 8.
    A cosa ciservono? L’istruzione e la formazione rappresentano le vie con cui “attrezzare” il singolo individuo, a partire dall’infanzia, di quelle conoscenze, abilità e competenze atte a permettergli di affrontare e risolvere i problemi che la vita quotidiana gli riserva. Il fine dell’istruzione e dell’educazione è la competenza. Dato che il motore della competenza sono le capacità personali, sociali, metodologiche, l’esercizio dell’autonomia e della responsabilità, è ovvio che non può esistere un modello di istruzione che non si assuma compiti educativi. L’assunzione di autonomia e responsabilità implica che la persona assimili e integri dentro di sé i valori condivisi, la cura e l’attenzione per l’altro e per l’ambiente, l’adesione alle norme di convivenza, il loro rispetto non per timore della sanzione, ma per comprensione del loro valore di patto sociale.
  • 9.
    Cosa cambia? L’approccioper competenze mette al centro il soggetto in apprendimento e gli obiettivi che esso dovrebbe raggiungere. Il processo di apprendimento deve essere organizzato in modo da perseguire i saperi in forma attiva mirando all’effettiva padronanza da parte degli studenti dei compiti e dei problemi in cui essi sono incorporati. Mettendo in moto le risorse dei destinatari, si rende possibile l’acquisizione di una cultura personale tramite un processo vitale fondato su ricerca, scoperta, lavoro cooperativo, confronto con il contesto reale. Tale metodologia mira a selezionare le conoscenze chiave irrinunciabili, disegnare situazioni di apprendimento che permettano agli studenti di entrare in rapporto diretto con il sapere sotto forma di procedimento di scoperta così da condurre ad una acquisizione autenticamente personale. Il compito della scuola oggi è organizzare, dare senso alle conoscenze e alle esperienze acquisite, fornire metodi e chiavi di lettura, permettere esperienze in contesti relazionali significativi
  • 10.
    Come? Le competenzedovrebbero essere acquisite al termine del periodo obbligatorio di istruzione o di formazione e servire come base al proseguimento dell’apprendimento nel quadro dell’educazione e della formazione permanente. Si riferiscono a tre aspetti fondamentali della vita di ciascuna persona: la realizzazione e la crescita personale (capitale culturale); la cittadinanza attiva e l’integrazione (capitale sociale); la capacità di inserimento professionale (capitale umano) A questo obiettivo sono riconducibili due diversi approcci, elaborati in momenti diversi con finalità diverse: Competenze chiave Raccomandazione Europea 2006/962/CE del 2006 Life Skills “Life skills education in schools” - OMS, 1993
  • 11.
    Le life skills Si tratta di “competenze sociali e relazionali che permettono ai ragazzi di affrontare in modo efficace le varie situazioni; di rapportarsi con autostima a se stessi, con fiducia agli altri e alla più ampia comunità (dalla famiglia, alla scuola, al gruppo degli amici e conoscenti, alla società di appartenenza, ecc). La mancanza di tali skill socio-emotive può causare in particolare nei ragazzi e nei giovani, l’instaurarsi di comportamenti negativi e a rischio in risposta a stress” (Life skills in school – OMS, 1993 Le life skills individuate sono 10: 1. Decision making (capacità di prendere decisioni) 2. Problem solving (capacità di risolvere i problemi) 3. Pensiero creativo 4. Pensiero critico 5. Comunicazione efficace 6. Capacità di relazioni interpersonali 7. Autoconsapevolezza 8. Empatia 9. Gestione delle emozioni 10. Gestione dello stress Obiettivo dell’OMS era migliorare il benessere e la salute dei bambini e degli adolescenti tramite l’apprendimento di abilità e competenze utili per affrontare varie situazioni, anche di fronte all’imprevisto o a situazioni di forte stress emotivo (es. insuccesso scolastico/professionale/affettivo, disoccupazione, etc)
  • 12.
    Le competenze chiave Le competenze chiave sotto forma di conoscenza, abilità e attitudini adeguate al contesto sono essenziali per ogni individuo in una società basata sulla conoscenza. Tali competenze costituiscono un valore aggiunto per il mercato del lavoro, la coesione sociale e la cittadinanza attiva, poiché offrono flessibilità e capacità di adattamento, soddisfazione e motivazione. Il quadro di riferimento delinea 8 competenze chiave: 1. Comunicazione nella madrelingua 2. Comunicazione nelle lingue straniere 3. Competenze matematiche e in scienza e tecnologia 4. Competenza digitale 5. Imparare ad imparare 6. Competenze scoiali e civiche 7. Spirito di iniziativa e imprenditorialità 8. Consapevolezza ed espressione culturale Le otto competenze chiave sono in grado di costituire la cornice e lo sfondo per tutti i saperi e le competenze specifiche ancorate ai diversi settori in cui l’apprendimento e l’attività umana si dispiegano. Sono chiamate, appunto, “chiave”, perché sono a buon diritto, come abbiamo già detto, delle “metacompetenze”, travalicano le specificità disciplinari per delineare quegli strumenti culturali, metodologici, relazionali che permettono alle persone di partecipare e incidere nella realtà.
  • 13.
    Confronto life skills– competenze chiave Competenze chiave Life skills comunicazione nella madrelingua comunicazione efficace capacità di relazione interpersonale/gestione delle emozioni comunicazione nelle lingue straniere creatività/senso critico empatia/autocoscienza competenze in matematica e competenze di base in scienze e tecnologia problem solving competenza digitale problem solving/comunicazione efficace imparare a imparare problem solving/autocoscienza/senso critico/gestione dello stress competenze sociali e civiche autocoscienza/senso critico gestione delle emozioni/empatia gestione dello stress/capacità di relazione interpersonale spirito di iniziativa e imprenditorialita’ senso critico/creatività problem solving/decision making gestione delle emozioni/gestione dello stress autocoscienza consapevolezza ed espressione culturale comunicazione efficace/creatività/empatia/autocoscienza senso critico
  • 14.
    La didattica italiana: Il legislatore italiano ha accolto le sollecitazioni europee a orientare i curricula verso le competenze e le ha tradotte nella legge 22 dicembre 2006, n. 296, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, art. 1 commi 622, 624, 632, e il Decr. N. 139 22 agosto 2007, Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione: • L’elevamento dell’obbligo di istruzione a 10 anni intende favorire il pieno sviluppo della persona nella costruzione del sé, di corrette e significative relazioni con gli altri e di una positiva interazione con la realtà. • L’elevamento dell’obbligo di istruzione offre anche strumenti per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica e formativa, che rappresenta uno dei problemi ancora presente drammaticamente nel nostro Paese, soprattutto per i giovani di 14/18 anni. • I saperi e le competenze per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione sono riferiti ai quattro assi culturali dei linguaggi, matematico, scientifico–tecnologico, storico-sociale. Essi costituiscono “il tessuto” per la costruzione di percorsi di apprendimento orientati all’acquisizione delle competenze chiave che preparino i giovani alla vita adulta e che costituiscano la base per consolidare e accrescere saperi e competenze in un processo di apprendimento permanente, anche ai fini della futura vita lavorativa.
  • 15.
    La didattica italiana: • I saperi sono articolati in abilità/capacità e conoscenze, con riferimento al sistema di descrizione previsto per l’adozione del Quadro europeo dei Titoli e delle Qualifiche (EQF)1. La competenza digitale, contenuta nell’asse dei linguaggi, è comune a tutti gli assi, sia per favorire l’accesso ai saperi sia per rafforzare le potenzialità espressive individuali. • Le competenze chiave proposte nell’allegato 2 sono il risultato che si può conseguire - all’interno di un unico processo di insegnamento /apprendimento - attraverso la reciproca integrazione e interdipendenza tra i saperi e le competenze contenuti negli assi culturali. • L’integrazione tra gli assi culturali rappresenta uno strumento per l’innovazione metodologica e didattica; offre la possibilità alle istituzioni scolastiche, anche attraverso la quota di flessibilità del 20%, di progettare percorsi di apprendimento coerenti con le aspirazioni dei giovani e del loro diritto ad un orientamento consapevole, per una partecipazione efficace e costruttiva alla vita sociale e professionale. • L’obbligo di istruzione si caratterizza, dunque, per la congruenza dei saperi e delle competenze acquisite, che assicurano l’equivalenza formativa di tutti i percorsi, nel rispetto dell’identità dell’offerta formativa e degli obiettivi che caratterizzano i curricoli dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio.
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    Competenze chiave dicittadinanza da acquisire al termine dell’obblig0: • Imparare ad imparare: organizzare il proprio apprendimento. • Progettare: elaborare e realizzare progetti riguardanti lo sviluppo delle proprie attività di studio e di lavoro. • Comunicare - comprendere messaggi di genere diverso trasmessi utilizzando linguaggi diversi mediante diversi supporti; - rappresentare eventi, fenomeni, principi, concetti, norme, procedure, atteggiamenti, stati d’animo, emozioni, ecc. utilizzando linguaggi diversi e diverse conoscenze disciplinari, mediante diversi supporti. • Collaborare e partecipare: interagire in gruppo. • Agire in modo autonomo e responsabile: sapersi inserire in modo attivo e consapevole nella vita sociale. • Risolvere problemi: affrontare situazioni problematiche e proporre soluzioni utilizzando contenuti e metodi delle diverse discipline. • Individuare collegamenti e relazioni: individuare e rappresentare collegamenti e relazioni tra fenomeni, eventi e concetti diversi. • Acquisire ed interpretare l’informazione: acquisire ed interpretare criticamente l’informazione ricevuta nei diversi ambiti ed attraverso diversi strumenti comunicativi.
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    Rapporto competenze chiavee didattica? La competenza presuppone l’integrazione di abilità e conoscenze tecniche con capacità personali, relazionali, metodologiche La didattica non può limitarsi alla trasmissione del sapere e alla sua applicazione “addestrativa”, come l’atteggiamento del docente non può esaurirsi nell’istruire, senza occuparsi dell’educazione delle capacità personali. La competenza è “sapere agito”, capacità di agire per modificare la realtà La didattica deve offrire all’allievo occasioni di risolvere problemi e assumere compiti e iniziative autonome, per apprendere attraverso l’esperienza e per rappresentarla attraverso la riflessione. Il significato dell’istruzione, otre che essere chiaro per i docenti, va sempre esplicitato agli allievi.
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    La didattica percompetenze nella didattica quotidiana: La didattica per competenze richiede un ampio uso di modalità induttive, cooperative e sociali di apprendimento. L’utilizzo di mediatori didattici differenti consente già di differenziare le proposte didattiche e coinvolgere alunni con diverse modalità di apprendimento: • mediatori attivi: esercitazioni pratiche, costruzione di manufatti, esperimenti, visite ... • mediatori iconici: utilizzo di disegni, film, diapositive, foto, schemi, tabelle … • mediatori analogici: role playing, simulazioni, “mettersi nei panni di …” • mediatori simbolici: i linguaggi formali a cui comunque dobbiamo arrivare per rappresentare l’esperienza secondo i sistemi di simboli convenzionali (lingua, matematica, linguaggi scientifici, musica ecc.). Esempio: “Tu sei un tour operator e devi convincere noi 25 della classe a comprare tutti un biglietto per il Messico. Tieni presente, però, che ciascuno di noi è interessato a cose diverse: chi la cultura, chi la storia, chi il paesaggio, chi l’economia, chi lo svago …. Trova le argomentazioni e gli elementi perché tutti noi saremo convinti a partire per il Messico.
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    Implementare la didatticaper competenze Per fare questo è necessario: • Riqualificare la figura dell’insegnante, spesso sottovalutata, come figura di alto valore formativo e facilitatore di processi di apprendimento attivi che creino cittadini responsabili, non solo studenti meritevoli; • Creare delle comunità di apprendimento, in cui condividere con i colleghi il progetto formativo e svolgere tutte le operazioni necessarie, sia quelle specifiche al proprio asse culturale o di indirizzo sia quelle svolte in forma interdisciplinare sia infine quelle riferite ad attività formative basate su progetti ed eventi pubblici. • riformulare il curricolo, strutturandolo per indicatori di competenze, declinate a loro volta in abilità, conoscenze, contenuti irrinunciabili; • individuare livelli di padronanza per le competenze, sul modello dei diversi framework europei (framework delle lingue, PISA, EQF …); • strutturare unità di lavoro sistematiche interdisciplinari e disciplinari centrate sulla competenza che prevedano l’utilizzo di mediatori didattici differenti e prevedano per l’allievo proposte didattiche ed esperienze diverse; • organizzare i tempi, gli spazi, l’organizzazione del gruppo classe per permettere la realizzazione delle unità di lavoro programmate.
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    Grazie per l’attenzione! Avete domande? Associazione Yousardinia Via Macchiavelli 34 – 09129, Cagliari www.yousardinia.com info@yousardinia.com martinalittera@yousardinia.com

Editor's Notes

  • #14 Le life skills possono essere viste, dal punto di vista della missione della scuola, come dimensioni educative che specificano e integrano le competenze chiave; le une e le altre come finalità dell’istruzione e dell’educazione, per la formazione della persona e del cittadino autonomo e responsabile. La didattica per competenze si colloca in questa prospettiva, e prevede infatti la messa alla prova degli studenti intorno a questioni, problemi, situazioni specifiche d’esperienza, per mettere a punto, insieme ad altri, soluzioni e interventi.
  • #17 Le competenze degli assi culturali vengono declinate, secondo la Raccomandazione europea del 23.04.2008, in abilità e conoscenze, mentre le otto competenze di cittadinanza vengono solo definite. Il D.M. 139/07 cita nelle Premessa le otto competenze chiave europee, ma non ne fa mai esplicito riferimento. Questa rappresenta una debolezza metodologica del documento che, mentre articola in dettaglio le competenze specifiche degli assi culturali, che sono facilmente riconducibili a discipline, lascia indeterminate le competenze di cittadinanza, che invece rappresentano l’essenza stessa della competenza. Il rischio è che la didattica resti centrata sulle discipline e che le competenze degli assi culturali restino, nella migliore delle ipotesi, delle buone abilità.
  • #18 La didattica per competenze è un modo differente di organizzare tutto l’insegnamento: si continua a studiare la storia e a risolvere i sistemi di equazioni, ma ancorando tali conoscenze e abilità a problemi concreti o comunque ancorati alla realtà o attraverso mediatori didattici e organizzazioni capaci di catturare l’interesse dell’allievo e mobilitare le sue risorse personali.
  • #19 Esempio: Tu sei il faraone Ramses II e vuoi dare disposizioni per quando morirai: monumento funerario, trattamento del corpo, cerimonia funebre, arredi funerari, conservazione del corpo e della tomba, ecc. L’organizzazione del gruppo classe dovrebbe prevedere dei momenti in cui gli alunni, in piccoli gruppi, conducono esperimenti, progettano e realizzano esperienze, portano a termine compiti significativi. La scuola diventa una comunità di apprendimento nel quale acquisire ed allenare le proprie competenze in ambiente protetto, per poi affacciarsi pronti e consapevoli nei contesti professionali. La didattica per competenze ha i vantaggi di: Fondarsi sull’esperienza e sull’acquisizione degli apprendimenti formali attraverso il metodo induttivo, valorizzando l’esperienza, l’attività concreta e significativa; nello stesso tempo, fa uso di mediatori diversi che tengono conto delle differenze individuali negli stili di pensiero e di apprendimento; si propone di fare in modo che le conoscenze, le abilità, le capacità personali diventino patrimonio personale permanente, oltre l’interrogazione, oltre l’esame, oltre la scuola; • fa leva sulle risorse dei ragazzi, attraverso l’apprendimento cooperativo, il tutoraggio tra pari, il reciproco supporto; • si fonda sull’approccio interdisciplinare, in modo che le discipline siano in comunicazione, poiché perseguono insieme unici traguardi. • si preoccupa di fornire agli allievi strumenti per diventare persone competenti capaci di mobilitare le migliori risorse personali, cognitive, metodologiche in tutti i contesti dell’esistenza, in autonomia e responsabilità, quindi al servizio dello viluppo di sé, ma anche della comunità.
  • #21 Il portale, finanziato dall’ufficio scolastico regionale del Veneto, è un wiki che raccoglie le esperienze, i metodi e gli strumenti per una formazione efficace attraverso una didattica basata sullo sviluppo di competenze, indirizzato però per lo più alle scuole del primo ciclo. All’interno è possibile reperire materiali utili per approfondire il discorso relativo alla didatica epr competenze, costruzione del curricolo scolastico ed esempi di progetti realizzati su questo argomento.
  • #22 Nel sito dell’Istituto superiore Fossati, a La Spezia, è stato realizzato un progetto di sperimentazione che coinvolgesse più scuole con l’intento di  tracciare un percorso  nella direzione  della scuola delle competenze. La sperimentazione ha riguardato, in quell’istituto, due classi nell’arco di un biennio. Nel sito è possibile reperire i materiali di tutto il percorso di sperimentazione, a partire dai riferimenti normativi fino alla costruzione di alcune Unità di Competenza e alle griglie di valutazione delle competenze acquisite. Nella pagina è inoltre presente una considerazione globale sulle sfide affrontate e sulle difficoltà riscontrate.
  • #23 Nel sito dell’Istituto Leon Battista Alberti di San Donà del Piave, in provincia di Venezia, è possibile scaricare un report del gruppo di studio e ricerca sul tema «Progettare per competenze», in cui sono allegati i Format per la progettazione delle attività educative e formative delle classi prime, un esempio di come Progettare per Unità di Apprendimento e le importantissime analisi dei risultati conseguiti dagli studenti con l’applicazione dei nuovi metodi
  • #24 Nel sito dell’Istituto Barsanti, in provincia di Treviso, sono reperibili i materiali dl progetto «Le scuole per il XXI secolo», progetto per l’inserimento della didattica per competenze nella prassi della scuola. Nella presentazione omonima è presentato il percorso che è stato seguito per la costruzione delle Unità di Apprendimento e gli indicatori di padronanza relativi.