Dante immagina di fare un lungo viaggio fantastico nel 1300, anno del Giubileo, nel mondo
dell’Oltretomba per vedere come le persone scontano quello che hanno fatto durante la loro vita
terrena. Dante immagina i tre regni, Inferno, Purgatorio e Paradiso, come tre luoghi presenti
nell’Universo
Il titolo iniziale dell’opera fu Commedia perché il libro inizia con una situazione di paura e
termina felicemente.
Periodo storico
• Ci troviamo nella seconda metà del Medioevo intorno all’anno 1300 a Firenze nel periodo della
lotta per l’indipendenza dei Comuni dal Papato. All’interno delle città vi erano lotte politiche
con vendette, congiure, tradimenti. A Firenze vi erano due parti politiche: I Guelfi e i
Ghibellini che vennero cacciati nel 1266 perché appoggiavano il potere dell’Imperatore Federico
II. I Guelfi , rimasti in città, a loro volta si divisero in due gruppi, in guerra fra loro: I Bianchi
e i Neri. I Bianchi lottavano per l’indipendenza dei Comuni e i Neri volevano invece che i
Comuni restassero sotto il dominio del Papa.
• Dante parteggiava per i Bianchi. Nel 1301 il Papa Bonifacio VIII mandò delle truppe a
Firenze aiutato dall’imperatore Carlo di Valois per cercare di riportare la pace. I Neri ne
approfittarono e con un colpo di stato presero la città. Tutti i Bianchi vennero perciò
condannati oppure, chi riuscì, dovette fuggire da Firenze. Dante venne condannato e dovette
perciò fuggire per sempre dalla sua amata Firenze.
INFERNO
Qui comincia l’avventura di un poeta del passato
che leggeva con gran cura tanti libri a perdifiato.
Il suo nome era Dante, il cognome Alighieri,
storie e rime inventò tante.. gran miniera di misteri.
Un bel dì si ritrovò nella selva tetra e scura
dove stette per un po’ col cuore gonfio di paura.
Come l’infinito fosse, lui di certo non sa dire,
fatto sta che il passo mosse già pensava come uscire.
Mah..d’incanto all’improvviso ecco apparvero tre fiere:
una lonza per inciso e un gattone a chiazze nere,
una lupa ed un leone..magre, ossute e affamate.
Capì Dante la lezione, corse a gambe ben levate..
non sapeva dove andare era privo di una meta,
ma lo venne ad aiutare un amico, un gran poeta..
“Getta la malinconia, è Virgilio che ti aiuta,
percorriamo questa via, insidiosa e sconosciuta”.
CON VIRGILIO ME NE VO PER L’INFERNO A PASSEGGIAR
NOVE CERCHI VISITAR PER POI TUTTO RACCONTAR ….
Superato il gran portone Osservando il vecchio tetro,
ad un fiume vanno i due: Dante sviene all’improvviso:
puzza, melma- che impressione! – patapum! E cade indietro
acque nere son le sue. con un tonfo ben deciso.
E’ Caronte che traghetta, Solo un tuono lo ridesta
sguardo torvo, agli occhi fuoco, ma è piombato già all’interno
quella gente che s’aspetta di quel luogo senza festa
male tanto, bene poco. ch’è chiamato nero inferno.
Poi riprende la discesa
nella valle dolorosa,
dove il male non si pesa,
ce n’è tanto,ce n’è a iosa.
Del secondo cerchio, ecco,
all’entrata sta Minosse
che con ringhio cupo e secco
proprio a tutti dà percosse.
La sua coda in aria mena,
giudicando i peccati
e percuote- ahi!- la schiena
di malvagi e scellerati.
Questo è il luogo dei dannati
senza pace e senza luce,
dove vanno i tormentati
che passione mal seduce.
Poco dopo Dante vede
due fantasmi che hanno amato
d’un amor che non concede
tregua,tanto è disperato.
“Io son Paolo Malatesta”,
dice l’uomo martoriato
dalla livida tempesta
che lo lascia senza fiato.
“ Il mio nome è Francesca”,
dice lei con sentimento,
“ che la nostra storia riesca
a far breccia in chi sta attento”.
Sotto gli alberi, sui prati
leggevamo Lancillotto
e tra baci appassionati
ci sorprese quel Gianciotto”
Scendono una scala ancora Ha tre teste, il criminale,
Dante e l’amico poeta, e le zampe con gli unghioni,
e trovano la dimora è Cerbero, l’animale
di un orco che inquieta che tormenta i golosoni.
tutti quelli che in vita Latra forte come un cane,
hanno amato caramelle, ululando come un lupo,
torta Sacher ben farcita, mangia uomini e non pane,
merendine e ciambelle. ha lo sguardo rosso e cupo.
“
Gran nemico” è qui Pluto, Quei macigni son pesanti,
un guardiano senza freno c’è da farli rotolare:
in un cerchio assai temuto sono sforzi incessanti,
di spreconi e avari pieno. è la pena da scontare.
In due schiere se ne stanno: E scontrandosi tra loro
da una parte gli sciuponi gli spilorci lancian grida,
e dall’altra i tirchi vanno, gli spreconi fanno coro:
trascinando dei sassoni. non c’è pietra che non strida.
Proseguendo il cammino Mentre sosta a meditare,
scendon verso una palude, ecco apparve una barchetta,
dove un fango sporco e fino sta sul fango a navigare
copre il corpo,che poi prude. e i poeti ferma aspetta.
In quell’acqua assai melmosa
ombre tristi stanno nude. Su di essa c’è un nocchiero
Gente strana, non riposa, Flegias dice:”Su, venite”
apre bocca e non la chiude, Grida, insulta, tutto fiero,
si dilania con i denti, li traghetta fino a Dite.
si percuote,poi si batte,
è una folla –accidenti!-
di persone irose e matte.
La città è proprio orrenda: E a sbarrare il passaggio “Oh Medusa, vieni qua,
mura rosse, ben merlate. Ecco arrivano tre furie. fai la faccia audace e ardita
Ogni anima si prenda Che orribile linguaggio, e trasforma quello là
le sue belle bastonate. Non parole, solo ingiurie! in un sasso senza vita”
…………………..
La città che sembra un rogo
può ora Dante attraversare:
tra le case, in quel luogo,
è un’impresa camminare.
“Oh toscano che qui vai
passeggiando in questa landa,
cosa vuoi? Cerchi dei guai?”,
è stizzosa la domanda.
Farinata degli Uberti
dalla tomba si alza dritto,
mentre Dante, a passi incerti,
dal suo sguardo è trafitto.
A metà del precipizio
ecco un toro che ai due geme,
nato da un infame vizio,
animale e uomo insieme.
Non bastasse questa pena, Foglie zero, tronchi torti,
ecco qui i Centauri armati: tralci foschi e avvelenati,
la faretra hanno piena questi arbusti sono morti
di gran dardi infuocati. eppur hanno incorporati
Sono uomini nel busto mesti spiriti suicidi,
e hanno il corpo di cavallo. che sui quei rami deformi
Frecce scoccano con gusto danno appoggio a immondi nidi
galoppando ch’è uno sballo. d’uccellacci lerci, enormi.
All’ottavo cerchio scende Lui è simbolo di frode.
il torrente Flegetonte, Se volteggia, par nuotare,
rimbombando li sorprende, e il suo cupo verso s’ode,
scorre a fiotti giù dal monte. quando prende a svolazzare.
E quei due che fanno? Sulla sua groppa pelosa
Fan calare in quel burrone i due salgono allarmati:
una corda e fermi stanno: la planata è perigliosa
dopo un po’,ecco Gerione. ma discendono inviolati.
Da lassù, sopra quei ponti, Nella terza valle, in fondo,
Dante scruta i morti in basso: se ne stanno conficcati,
rassegnati sono pronti , testa in giù,nel buco tondo
a subire il contrappasso. imbroglioni sciagurati .
C’è la storia dei ladroni
dalle mani impertinenti:
che tremende condizioni,
azzannati dai serpenti!
C’è ancor la triste storia
dei bestemmiatori arditi:
pancia in su e senza boria,
da quel fuoco son colpiti.
Ma lasciate ch’io racconti
d’un eroico personaggio
che i greci tenne pronti
per un lungo, audace viaggio.
Il suo nome era Ulisse,
tutti i limiti sfidò.
A ogni prova sopravvisse,
finchè un giorno lui cercò
di passare Gibilterra.
E fu lì che strano un vento “Quest’inferno è un gran cono
cominciò forte a spirare. dove stanno i peccatori.
La mia prua fece un lamento Sofferenze e mai perdono
e la poppa volle alzare. hanno in sorte i malfattori.
L’avanzare anzi è orrendo Più discendo dentro un cono,
nell’inferno, giù nel basso. più peggiorano i peccati,
Ascoltate, me ne intendo: a esser vivo il solo sono
cresce il danno a ogni passo. E cammino tra i dannati.
I puniti son squartati,
pance e mani son trafitte.
Corpi mozzi o insanguinati,
ahi che male, ahi che fitte!
Poi di colpo, all’improvviso,
Dante sente un forte suono.
Si rattrista il suo viso:
il presagio non è buono.
Dentro il pozzo infernale
da catene imprigionati
i giganti guardan male
e sorvegliano i dannati.
C’è Nembron, il parolaio.
Di Babele lui inventò
quella torre che fu un guaio,
più nessuno comunicò.
In un lago congelato Parla e piange Ugolino
se ne stanno conficcati ripensando alla sua morte.
traditori senza fiato Dante lascia al suo destino
perché sono assiderati. chi la ghiaccia ebbe in sorte.
Lì, tra gli altri un triste conte E alla fine del budello
rode il cranio a un suo vicino sta Lucifero, il nero
e memorie buie ha pronte: che assomiglia a un pipistrello:
il suo nome è Ugolino. fa tremare il suo pensiero.
Era un angelo, è caduto, Da un pertugio, con affanno,
ora è il principe del male; pregustando cose belle,
ha tre bocche ma sta muto, i due amici se ne vanno
il suo fisico è spettrale. a vedere mille stelle.
Tanto enorme fa paura,
ma il viaggio non è eterno:
qui finisce l’avventura
nello spaventoso inferno.
Purgatorio
Che bellezza è il cielo azzurro
qualche stella brilla già,
tutto è dolce e par di burro quella nuvoletta là
il colore è turchino rasserena e dà letizia.
Stai tranquillo mio bambino col racconto che qui inizia.
E’ la storia del cammino sopra un monte singolare
e Virgilio sta vicino al suo Dante buon compare.
I due salgono sul monte che si chiama Purgatorio
che sorprese e buona fonte, qui soffrire è provvisorio..
mah,..lasciate che io vi dica:” Non sarà una passeggiata,
su si arranca con fatica, come in una arrampicata”.
Alta è infatti la montagna fatta come un panettone
e la base il mare bagna infrangendovi le ondone.
Sulla spiaggia un vecchio appare, barba bianca,
rughe tante, è severo così pare, come un nonno borbottante.
Con sicuro portamento, con tonante forte grido
dice ai due:” Fermi un momento...cosa fate in questo lido?”
Chi li apostrofa è Catone, Splende il sole all’orizzonte,
vecchio austero e solitario, scalda quella spiaggia bianca,
non è certo un buontempone, ora i due scrutano il monte,
anzi è proprio il suo contrario. ogni indicazione manca.
Quando vede i due arrivati, Mentre cercano la strada,
crede subito che quelli ecco un lume là sul mare:
dall’inferno siano scappati si avvicina a quella rada
e gli sembrano monelli. con veloce navigare.
Sulla poppa del vascello, Ecco, uno si fa avanti,
bianco latte il suo vestito, vuole Dante abbracciare.
senza vele avanza snello, Tentativi? Ne fa tanti
senza remi,eppur spedito. ma le braccia fa avvitare!
Nella barca stanno in tanti, “Guarda un po’, tu sei Casella”,
cento spiriti e anche più: sbalordito Dante dice.
intonati alzano canti “Ma questa è bella! Che fai qui?”
m persone non son più. l’altro replica felice.
Su quel tratto di montagna, E’ Sordello, un trovatore,
chi si trova ad incontrare? nato in suolo mantovano,
Chi ritiene una cuccagna nella “lingua d’oc” scrittore
stare ozioso a ciondolare. strabiliò con più di un brano.
Tra i pigroni Dante vede
un amico accovacciato:
sotto un masso egli siede,
sembra troppo affaticato.
Così i due concittadini
stanno insieme a ricordare
della Patria e dei confini
che le guerre fan piegare.
Cosa fare a questo punto?
Troppo buio per salire.
Il momento è proprio giunto:
forza, è tempo di dormire.
Vanno allora alla valletta,
tutta fiori e verdi erbette:
l’armonia è qui perfetta, dolce
quiete addosso mette.
Mentre l’aria ormai s’abbruna, Con le spade fiammeggianti
striscia viscido un serpente, quella serpe fan fuggire,
scruta perfido la luna quindi i tre si fanno avanti,
verso il male seducente. hanno voglia di dormire
Come un ghiro dorme Dante Mentre lui ronfa sereno,
ma,all’arrivo del mattino, ecco accade una magia:
un prodigio strabiliante sale in su,in un baleno,
fa spostare il fiorentino. preso in volo da Lucia.
Tre scalini ha la soglia, Con la spada sguainata,
sopra un angelo portiere: sette “P” incide ora.
sempre che San Pietro voglia, Con la fronte insanguinata,
fa passare o rimanere. “apri, apri” Dante implora.
C’è un angelo guardiano “Vai avanti! Cosa aspetti?”
alla fine del sentiero, si rinfacciano a vicenda,
sfiora Dante piano piano, invasate e a denti stretti
lui si sente più leggero. in quel modo fanno ammenda.
Siamo quindi in un girone Sono a terra giù prostrati
dove stanno gli invidiosi: gli assetati di denaro,
appoggiati a un pietrone mani e piedi hanno legati
si sorreggono pensosi. spendaccioni ed avari.
Quando salgono il gradino, I suoi frutti sono tanti,
la cornice è la seguente: prelibati e assai succosi,
improvvisamente appare ma anche fossero giganti
una pianta stravagante. non ci arrivano i golosi.
La sua cima tocca terra Sete e fame, che tortura
le radici stanno al sole, li tormentano, lontani:
si spalanca anche la bocca a quei frutti, quanto è dura,
nel vedere questa mole. magri tendono le mani.
Uno spettro si avvicina, Tante fiamme dalla roccia
chiede a Dante:” Che ci fai?” si sprigionano possenti,
Ma la voce è proprio quella di faville è una doccia
di Forese, il caro amico. per quei vili penitenti.
Poi ripensano ai bei tempi Per finire la sua ascesa
chi era buono e chi meno: resta a Dante ormai ben poco:
“A Firenze sono empi, superare senza offesa
più nessuno è sereno”. la barriera di quel fuoco.
Il ricordo del peccato
si cancella al primo sorso.
Mentre Dante sta incantato
a scrutare il lungo corso,
ecco appaiono cantando
mille angeli nel cielo
e volteggiano lanciando
fiori e fiori, con gran zelo.
Nella nuvola fiorita
s’intravede un gran splendore:
è una donna rivestita
da un candido fulgore…
Ora è lei la nuova guida
e lo sgrida per quel pianto:
“E’ il peccato che si annida
a intristirti così tanto...
le tue colpe son cadute”.
La coscienza dello sbaglio Beve un’acqua che cancella
in lui cresce a dismisura i peccati del passato.
il suo cuore è in gran travaglio, Beatrice è ancor più bella
il rimpianto è una tortura. contemplata in quello stato:
Dante sviene, cade a terra lei lo prende per la mano
e al risveglio gli fa bene e lo porta a un altro fiume
di succhiarsi un poco il dito di quell’acqua beva un sorso e si sentirà rinato.
PARADISO
Gloria a Dio nell’universo, pace, pace, pace ancora..
Fin lassù nel cielo terso che dei giusti è la dimora.
Inni, lodi, gioia piena, qui più intensa luce splende
e l ’amore si scatena se ciascuno al bene tende.
Dante quindi è arrivato verso l’alto, al Paradiso,
il chiarore l’ha abbagliato e il riflesso è forte in viso.
con la forza del pensiero.. Velocissimo lui sale
perché il corpo è leggero e decolla in verticale.
A guidarlo è Beatrice, donna fine, buona e onesta
il suo sguardo fa felice chi la fissa ha il cuore in festa…
e lei spiega chiaramente il celeste paesaggio:
ci troviamo nell’ambiente più ineffabile del viaggio.
Nove cieli attraversiamo, nove sfere amico mio
stando in volo visitiamo ..prima di arrivare a Dio!!
Dante scorge a fianco a sé “Dante caro, stai attento,
forme bianche e trasparenti, a me intensamente guarda,
scontornate ombre che giovinetta entrai in convento,
hanno volti evanescenti. Il mio nome è Piccarda.
Ecco un’ombra che si staglia L’empio Corso , mio fratello,
tra gli spiriti beati, e il futuro mio marito
tutte anime di vaglia mi rapiron sul più bello
tutti in vita assai stimati. E la fede misi al dito.
Non si accorge di salire Stanno al centro della danza
tanto è rapida l’ascesa, Beatrice e il suo Dante,
non sa Dante cosa dire, mentre in cerchio sempre avanza
troppo grande è la sorpresa la girandola brillante.
ma nel cielo è già del sole. Tra le anime si staglia
Qui filosofi e scienziati, un gran santo, che è Tommaso:
letterati e studiosi con la sua saggezza abbaglia;
si ritrovano incantati quando parla non è a caso.
a far voli prodigiosi.
“Caro Dante, ascolta bene”, Poco oltre un confratello “ Con la forza di un torrente”,
dice il santo professore, di quel santo mendicante San Bonaventura dice,
“ le ricchezze son catene, tesse lodi- e questo è bello- “ Insegnò ad ogni gente
la misura dà valore.” per un frate predicante. Che, se studi, sei felice.
Qui è Marte il pianeta “Tu sei uno di famiglia
che, con forti influssi astrali, e io sono un tuo antenato.
spinge gli animi alla meta A parlare è Cacciaguida,
di combatter tutti i mali. il trisavolo di Dante.
In quel cielo rosseggiante “Vieni qui”, quasi gli grida,
si disegna una croce e lo abbraccia un po’ tremante.
e le luci, mamma quante,
ad un ritmo iperveloce.
Poi si parla del futuro
che aspetta il nostro Dante:
“ Il tuo esilio sarà duro,
via da casa, mendicante,
accusato senza colpa.
Sono giunti dove Giove
sprona gli animi a cercare
la virtù che i giusti muove
a pregare e a lavorare.
“ La giustizia è da mettere
tra le cose che uno vuole!”.
E’ un aquila imperiale
che comincia ad insegnare:
“La giustizia è immortale,
non lo devi dubitare”.
Poi il pennuto si allontana
e raggiunge il firmamento
come allodola che plana
con le ali volte al vento.
Nella saturnina luce
c’è una scala tutta d’oro.
Verso l’alto essa conduce:
è un superbo ghirigoro.
Sulla scala senza fine
se ne stanno a roteare
tante luci ben vicine
che aiutano a pensare.
Sono spiriti ispirati Ma il più vivido splendore
che in profondo rapimento è quel santo Benedetto
si contemplano infiammati che promosse con ardore
da un comune sentimento. la cultura in ogni aspetto.
C’è l’asceta Pier Damiani, Dietro al volo turbinoso
visse sempre in modo austero, delle anime in salita
ricordando ai cristiani: anche Dante è smanioso
“Rivolgete a Dio il pensiero”: di provar la scala ardita.
Come un sole che risplende Poi Maria volando in alto
Cristo dona a tutti luce, segue il figlio e in su scompare,
quel chiarore quasi offende e così mette in risalto
tale è il lampo che produce. Quanto lei ci voglia amare.
Fra le donne benedetta,
il suo nome è osannato,
la sua vita fu perfetta,
la più pura del creato.
Tra i beati gherubini sono Giacomo e Giovanni,
giunge Pietro con le chiavi sembran proprio professori;
ed a lui stanno vicini fanno esami da cent’anni,
altri due santi soavi: sono a caccia degli errori.
Questa è la felicità: Già Beatrice se n’è andata
in silenzio contemplare a raggiungere il suo trono:
sempre la Divinità al suo posto c’è Bernardo,
e da Lei farsi cullare. nonno vecchio e premuroso,
Vesti candide, ali d’oro, che ad affinar lo sguardo
la figura come neve, sprona Dante, affettuoso.
sono gli angeli un tesoro
che più dona e più riceve.
Questa è l’ultima visione, La sua ansia di sapere,
nel mistero alto spazia: la ragione e il sentimento
qui ci vuol concentrazione si placaron nel vedere
(e l’aiuto della Grazia!) l’universo in movimento.
Vide un cerchio colorato Nel fluire delle cose
che un secondo rifletteva, che l’amor rende belle
ed un terzo infuocato son finite queste chiose
tra quei due si muoveva. Che profumano di stelle.

La divina commedia

  • 1.
    Dante immagina difare un lungo viaggio fantastico nel 1300, anno del Giubileo, nel mondo dell’Oltretomba per vedere come le persone scontano quello che hanno fatto durante la loro vita terrena. Dante immagina i tre regni, Inferno, Purgatorio e Paradiso, come tre luoghi presenti nell’Universo Il titolo iniziale dell’opera fu Commedia perché il libro inizia con una situazione di paura e termina felicemente.
  • 2.
    Periodo storico • Citroviamo nella seconda metà del Medioevo intorno all’anno 1300 a Firenze nel periodo della lotta per l’indipendenza dei Comuni dal Papato. All’interno delle città vi erano lotte politiche con vendette, congiure, tradimenti. A Firenze vi erano due parti politiche: I Guelfi e i Ghibellini che vennero cacciati nel 1266 perché appoggiavano il potere dell’Imperatore Federico II. I Guelfi , rimasti in città, a loro volta si divisero in due gruppi, in guerra fra loro: I Bianchi e i Neri. I Bianchi lottavano per l’indipendenza dei Comuni e i Neri volevano invece che i Comuni restassero sotto il dominio del Papa. • Dante parteggiava per i Bianchi. Nel 1301 il Papa Bonifacio VIII mandò delle truppe a Firenze aiutato dall’imperatore Carlo di Valois per cercare di riportare la pace. I Neri ne approfittarono e con un colpo di stato presero la città. Tutti i Bianchi vennero perciò condannati oppure, chi riuscì, dovette fuggire da Firenze. Dante venne condannato e dovette perciò fuggire per sempre dalla sua amata Firenze.
  • 3.
  • 4.
    Qui comincia l’avventuradi un poeta del passato che leggeva con gran cura tanti libri a perdifiato. Il suo nome era Dante, il cognome Alighieri, storie e rime inventò tante.. gran miniera di misteri.
  • 5.
    Un bel dìsi ritrovò nella selva tetra e scura dove stette per un po’ col cuore gonfio di paura. Come l’infinito fosse, lui di certo non sa dire, fatto sta che il passo mosse già pensava come uscire.
  • 6.
    Mah..d’incanto all’improvviso eccoapparvero tre fiere: una lonza per inciso e un gattone a chiazze nere, una lupa ed un leone..magre, ossute e affamate.
  • 7.
    Capì Dante lalezione, corse a gambe ben levate.. non sapeva dove andare era privo di una meta, ma lo venne ad aiutare un amico, un gran poeta.. “Getta la malinconia, è Virgilio che ti aiuta, percorriamo questa via, insidiosa e sconosciuta”. CON VIRGILIO ME NE VO PER L’INFERNO A PASSEGGIAR NOVE CERCHI VISITAR PER POI TUTTO RACCONTAR ….
  • 8.
    Superato il granportone Osservando il vecchio tetro, ad un fiume vanno i due: Dante sviene all’improvviso: puzza, melma- che impressione! – patapum! E cade indietro acque nere son le sue. con un tonfo ben deciso. E’ Caronte che traghetta, Solo un tuono lo ridesta sguardo torvo, agli occhi fuoco, ma è piombato già all’interno quella gente che s’aspetta di quel luogo senza festa male tanto, bene poco. ch’è chiamato nero inferno.
  • 9.
    Poi riprende ladiscesa nella valle dolorosa, dove il male non si pesa, ce n’è tanto,ce n’è a iosa. Del secondo cerchio, ecco, all’entrata sta Minosse che con ringhio cupo e secco proprio a tutti dà percosse. La sua coda in aria mena, giudicando i peccati e percuote- ahi!- la schiena di malvagi e scellerati. Questo è il luogo dei dannati senza pace e senza luce, dove vanno i tormentati che passione mal seduce.
  • 10.
    Poco dopo Dantevede due fantasmi che hanno amato d’un amor che non concede tregua,tanto è disperato. “Io son Paolo Malatesta”, dice l’uomo martoriato dalla livida tempesta che lo lascia senza fiato. “ Il mio nome è Francesca”, dice lei con sentimento, “ che la nostra storia riesca a far breccia in chi sta attento”. Sotto gli alberi, sui prati leggevamo Lancillotto e tra baci appassionati ci sorprese quel Gianciotto”
  • 11.
    Scendono una scalaancora Ha tre teste, il criminale, Dante e l’amico poeta, e le zampe con gli unghioni, e trovano la dimora è Cerbero, l’animale di un orco che inquieta che tormenta i golosoni. tutti quelli che in vita Latra forte come un cane, hanno amato caramelle, ululando come un lupo, torta Sacher ben farcita, mangia uomini e non pane, merendine e ciambelle. ha lo sguardo rosso e cupo.
  • 12.
    “ Gran nemico” èqui Pluto, Quei macigni son pesanti, un guardiano senza freno c’è da farli rotolare: in un cerchio assai temuto sono sforzi incessanti, di spreconi e avari pieno. è la pena da scontare. In due schiere se ne stanno: E scontrandosi tra loro da una parte gli sciuponi gli spilorci lancian grida, e dall’altra i tirchi vanno, gli spreconi fanno coro: trascinando dei sassoni. non c’è pietra che non strida.
  • 13.
    Proseguendo il camminoMentre sosta a meditare, scendon verso una palude, ecco apparve una barchetta, dove un fango sporco e fino sta sul fango a navigare copre il corpo,che poi prude. e i poeti ferma aspetta. In quell’acqua assai melmosa ombre tristi stanno nude. Su di essa c’è un nocchiero Gente strana, non riposa, Flegias dice:”Su, venite” apre bocca e non la chiude, Grida, insulta, tutto fiero, si dilania con i denti, li traghetta fino a Dite. si percuote,poi si batte, è una folla –accidenti!- di persone irose e matte.
  • 14.
    La città èproprio orrenda: E a sbarrare il passaggio “Oh Medusa, vieni qua, mura rosse, ben merlate. Ecco arrivano tre furie. fai la faccia audace e ardita Ogni anima si prenda Che orribile linguaggio, e trasforma quello là le sue belle bastonate. Non parole, solo ingiurie! in un sasso senza vita” …………………..
  • 15.
    La città chesembra un rogo può ora Dante attraversare: tra le case, in quel luogo, è un’impresa camminare. “Oh toscano che qui vai passeggiando in questa landa, cosa vuoi? Cerchi dei guai?”, è stizzosa la domanda. Farinata degli Uberti dalla tomba si alza dritto, mentre Dante, a passi incerti, dal suo sguardo è trafitto. A metà del precipizio ecco un toro che ai due geme, nato da un infame vizio, animale e uomo insieme.
  • 16.
    Non bastasse questapena, Foglie zero, tronchi torti, ecco qui i Centauri armati: tralci foschi e avvelenati, la faretra hanno piena questi arbusti sono morti di gran dardi infuocati. eppur hanno incorporati Sono uomini nel busto mesti spiriti suicidi, e hanno il corpo di cavallo. che sui quei rami deformi Frecce scoccano con gusto danno appoggio a immondi nidi galoppando ch’è uno sballo. d’uccellacci lerci, enormi.
  • 17.
    All’ottavo cerchio scendeLui è simbolo di frode. il torrente Flegetonte, Se volteggia, par nuotare, rimbombando li sorprende, e il suo cupo verso s’ode, scorre a fiotti giù dal monte. quando prende a svolazzare. E quei due che fanno? Sulla sua groppa pelosa Fan calare in quel burrone i due salgono allarmati: una corda e fermi stanno: la planata è perigliosa dopo un po’,ecco Gerione. ma discendono inviolati.
  • 18.
    Da lassù, sopraquei ponti, Nella terza valle, in fondo, Dante scruta i morti in basso: se ne stanno conficcati, rassegnati sono pronti , testa in giù,nel buco tondo a subire il contrappasso. imbroglioni sciagurati .
  • 19.
    C’è la storiadei ladroni dalle mani impertinenti: che tremende condizioni, azzannati dai serpenti! C’è ancor la triste storia dei bestemmiatori arditi: pancia in su e senza boria, da quel fuoco son colpiti. Ma lasciate ch’io racconti d’un eroico personaggio che i greci tenne pronti per un lungo, audace viaggio. Il suo nome era Ulisse, tutti i limiti sfidò. A ogni prova sopravvisse, finchè un giorno lui cercò di passare Gibilterra.
  • 20.
    E fu lìche strano un vento “Quest’inferno è un gran cono cominciò forte a spirare. dove stanno i peccatori. La mia prua fece un lamento Sofferenze e mai perdono e la poppa volle alzare. hanno in sorte i malfattori. L’avanzare anzi è orrendo Più discendo dentro un cono, nell’inferno, giù nel basso. più peggiorano i peccati, Ascoltate, me ne intendo: a esser vivo il solo sono cresce il danno a ogni passo. E cammino tra i dannati.
  • 21.
    I puniti sonsquartati, pance e mani son trafitte. Corpi mozzi o insanguinati, ahi che male, ahi che fitte! Poi di colpo, all’improvviso, Dante sente un forte suono. Si rattrista il suo viso: il presagio non è buono. Dentro il pozzo infernale da catene imprigionati i giganti guardan male e sorvegliano i dannati. C’è Nembron, il parolaio. Di Babele lui inventò quella torre che fu un guaio, più nessuno comunicò.
  • 22.
    In un lagocongelato Parla e piange Ugolino se ne stanno conficcati ripensando alla sua morte. traditori senza fiato Dante lascia al suo destino perché sono assiderati. chi la ghiaccia ebbe in sorte. Lì, tra gli altri un triste conte E alla fine del budello rode il cranio a un suo vicino sta Lucifero, il nero e memorie buie ha pronte: che assomiglia a un pipistrello: il suo nome è Ugolino. fa tremare il suo pensiero.
  • 23.
    Era un angelo,è caduto, Da un pertugio, con affanno, ora è il principe del male; pregustando cose belle, ha tre bocche ma sta muto, i due amici se ne vanno il suo fisico è spettrale. a vedere mille stelle. Tanto enorme fa paura, ma il viaggio non è eterno: qui finisce l’avventura nello spaventoso inferno.
  • 24.
    Purgatorio Che bellezza èil cielo azzurro qualche stella brilla già, tutto è dolce e par di burro quella nuvoletta là il colore è turchino rasserena e dà letizia.
  • 25.
    Stai tranquillo miobambino col racconto che qui inizia. E’ la storia del cammino sopra un monte singolare e Virgilio sta vicino al suo Dante buon compare.
  • 26.
    I due salgonosul monte che si chiama Purgatorio che sorprese e buona fonte, qui soffrire è provvisorio.. mah,..lasciate che io vi dica:” Non sarà una passeggiata, su si arranca con fatica, come in una arrampicata”.
  • 27.
    Alta è infattila montagna fatta come un panettone e la base il mare bagna infrangendovi le ondone. Sulla spiaggia un vecchio appare, barba bianca, rughe tante, è severo così pare, come un nonno borbottante. Con sicuro portamento, con tonante forte grido dice ai due:” Fermi un momento...cosa fate in questo lido?”
  • 28.
    Chi li apostrofaè Catone, Splende il sole all’orizzonte, vecchio austero e solitario, scalda quella spiaggia bianca, non è certo un buontempone, ora i due scrutano il monte, anzi è proprio il suo contrario. ogni indicazione manca. Quando vede i due arrivati, Mentre cercano la strada, crede subito che quelli ecco un lume là sul mare: dall’inferno siano scappati si avvicina a quella rada e gli sembrano monelli. con veloce navigare.
  • 29.
    Sulla poppa delvascello, Ecco, uno si fa avanti, bianco latte il suo vestito, vuole Dante abbracciare. senza vele avanza snello, Tentativi? Ne fa tanti senza remi,eppur spedito. ma le braccia fa avvitare! Nella barca stanno in tanti, “Guarda un po’, tu sei Casella”, cento spiriti e anche più: sbalordito Dante dice. intonati alzano canti “Ma questa è bella! Che fai qui?” m persone non son più. l’altro replica felice.
  • 30.
    Su quel trattodi montagna, E’ Sordello, un trovatore, chi si trova ad incontrare? nato in suolo mantovano, Chi ritiene una cuccagna nella “lingua d’oc” scrittore stare ozioso a ciondolare. strabiliò con più di un brano. Tra i pigroni Dante vede un amico accovacciato: sotto un masso egli siede, sembra troppo affaticato.
  • 31.
    Così i dueconcittadini stanno insieme a ricordare della Patria e dei confini che le guerre fan piegare. Cosa fare a questo punto? Troppo buio per salire. Il momento è proprio giunto: forza, è tempo di dormire. Vanno allora alla valletta, tutta fiori e verdi erbette: l’armonia è qui perfetta, dolce quiete addosso mette.
  • 32.
    Mentre l’aria ormais’abbruna, Con le spade fiammeggianti striscia viscido un serpente, quella serpe fan fuggire, scruta perfido la luna quindi i tre si fanno avanti, verso il male seducente. hanno voglia di dormire
  • 33.
    Come un ghirodorme Dante Mentre lui ronfa sereno, ma,all’arrivo del mattino, ecco accade una magia: un prodigio strabiliante sale in su,in un baleno, fa spostare il fiorentino. preso in volo da Lucia.
  • 34.
    Tre scalini hala soglia, Con la spada sguainata, sopra un angelo portiere: sette “P” incide ora. sempre che San Pietro voglia, Con la fronte insanguinata, fa passare o rimanere. “apri, apri” Dante implora.
  • 35.
    C’è un angeloguardiano “Vai avanti! Cosa aspetti?” alla fine del sentiero, si rinfacciano a vicenda, sfiora Dante piano piano, invasate e a denti stretti lui si sente più leggero. in quel modo fanno ammenda. Siamo quindi in un girone Sono a terra giù prostrati dove stanno gli invidiosi: gli assetati di denaro, appoggiati a un pietrone mani e piedi hanno legati si sorreggono pensosi. spendaccioni ed avari.
  • 36.
    Quando salgono ilgradino, I suoi frutti sono tanti, la cornice è la seguente: prelibati e assai succosi, improvvisamente appare ma anche fossero giganti una pianta stravagante. non ci arrivano i golosi. La sua cima tocca terra Sete e fame, che tortura le radici stanno al sole, li tormentano, lontani: si spalanca anche la bocca a quei frutti, quanto è dura, nel vedere questa mole. magri tendono le mani.
  • 37.
    Uno spettro siavvicina, Tante fiamme dalla roccia chiede a Dante:” Che ci fai?” si sprigionano possenti, Ma la voce è proprio quella di faville è una doccia di Forese, il caro amico. per quei vili penitenti. Poi ripensano ai bei tempi Per finire la sua ascesa chi era buono e chi meno: resta a Dante ormai ben poco: “A Firenze sono empi, superare senza offesa più nessuno è sereno”. la barriera di quel fuoco.
  • 38.
    Il ricordo delpeccato si cancella al primo sorso. Mentre Dante sta incantato a scrutare il lungo corso, ecco appaiono cantando mille angeli nel cielo e volteggiano lanciando fiori e fiori, con gran zelo. Nella nuvola fiorita s’intravede un gran splendore: è una donna rivestita da un candido fulgore… Ora è lei la nuova guida e lo sgrida per quel pianto: “E’ il peccato che si annida a intristirti così tanto... le tue colpe son cadute”.
  • 39.
    La coscienza dellosbaglio Beve un’acqua che cancella in lui cresce a dismisura i peccati del passato. il suo cuore è in gran travaglio, Beatrice è ancor più bella il rimpianto è una tortura. contemplata in quello stato: Dante sviene, cade a terra lei lo prende per la mano e al risveglio gli fa bene e lo porta a un altro fiume di succhiarsi un poco il dito di quell’acqua beva un sorso e si sentirà rinato.
  • 40.
    PARADISO Gloria a Dionell’universo, pace, pace, pace ancora.. Fin lassù nel cielo terso che dei giusti è la dimora. Inni, lodi, gioia piena, qui più intensa luce splende e l ’amore si scatena se ciascuno al bene tende.
  • 41.
    Dante quindi èarrivato verso l’alto, al Paradiso, il chiarore l’ha abbagliato e il riflesso è forte in viso. con la forza del pensiero.. Velocissimo lui sale perché il corpo è leggero e decolla in verticale.
  • 42.
    A guidarlo èBeatrice, donna fine, buona e onesta il suo sguardo fa felice chi la fissa ha il cuore in festa… e lei spiega chiaramente il celeste paesaggio: ci troviamo nell’ambiente più ineffabile del viaggio.
  • 43.
    Nove cieli attraversiamo,nove sfere amico mio stando in volo visitiamo ..prima di arrivare a Dio!!
  • 44.
    Dante scorge afianco a sé “Dante caro, stai attento, forme bianche e trasparenti, a me intensamente guarda, scontornate ombre che giovinetta entrai in convento, hanno volti evanescenti. Il mio nome è Piccarda. Ecco un’ombra che si staglia L’empio Corso , mio fratello, tra gli spiriti beati, e il futuro mio marito tutte anime di vaglia mi rapiron sul più bello tutti in vita assai stimati. E la fede misi al dito.
  • 45.
    Non si accorgedi salire Stanno al centro della danza tanto è rapida l’ascesa, Beatrice e il suo Dante, non sa Dante cosa dire, mentre in cerchio sempre avanza troppo grande è la sorpresa la girandola brillante. ma nel cielo è già del sole. Tra le anime si staglia Qui filosofi e scienziati, un gran santo, che è Tommaso: letterati e studiosi con la sua saggezza abbaglia; si ritrovano incantati quando parla non è a caso. a far voli prodigiosi.
  • 46.
    “Caro Dante, ascoltabene”, Poco oltre un confratello “ Con la forza di un torrente”, dice il santo professore, di quel santo mendicante San Bonaventura dice, “ le ricchezze son catene, tesse lodi- e questo è bello- “ Insegnò ad ogni gente la misura dà valore.” per un frate predicante. Che, se studi, sei felice.
  • 47.
    Qui è Marteil pianeta “Tu sei uno di famiglia che, con forti influssi astrali, e io sono un tuo antenato. spinge gli animi alla meta A parlare è Cacciaguida, di combatter tutti i mali. il trisavolo di Dante. In quel cielo rosseggiante “Vieni qui”, quasi gli grida, si disegna una croce e lo abbraccia un po’ tremante. e le luci, mamma quante, ad un ritmo iperveloce.
  • 48.
    Poi si parladel futuro che aspetta il nostro Dante: “ Il tuo esilio sarà duro, via da casa, mendicante, accusato senza colpa. Sono giunti dove Giove sprona gli animi a cercare la virtù che i giusti muove a pregare e a lavorare. “ La giustizia è da mettere tra le cose che uno vuole!”.
  • 49.
    E’ un aquilaimperiale che comincia ad insegnare: “La giustizia è immortale, non lo devi dubitare”. Poi il pennuto si allontana e raggiunge il firmamento come allodola che plana con le ali volte al vento. Nella saturnina luce c’è una scala tutta d’oro. Verso l’alto essa conduce: è un superbo ghirigoro. Sulla scala senza fine se ne stanno a roteare tante luci ben vicine che aiutano a pensare.
  • 50.
    Sono spiriti ispiratiMa il più vivido splendore che in profondo rapimento è quel santo Benedetto si contemplano infiammati che promosse con ardore da un comune sentimento. la cultura in ogni aspetto. C’è l’asceta Pier Damiani, Dietro al volo turbinoso visse sempre in modo austero, delle anime in salita ricordando ai cristiani: anche Dante è smanioso “Rivolgete a Dio il pensiero”: di provar la scala ardita.
  • 51.
    Come un soleche risplende Poi Maria volando in alto Cristo dona a tutti luce, segue il figlio e in su scompare, quel chiarore quasi offende e così mette in risalto tale è il lampo che produce. Quanto lei ci voglia amare. Fra le donne benedetta, il suo nome è osannato, la sua vita fu perfetta, la più pura del creato.
  • 52.
    Tra i beatigherubini sono Giacomo e Giovanni, giunge Pietro con le chiavi sembran proprio professori; ed a lui stanno vicini fanno esami da cent’anni, altri due santi soavi: sono a caccia degli errori.
  • 53.
    Questa è lafelicità: Già Beatrice se n’è andata in silenzio contemplare a raggiungere il suo trono: sempre la Divinità al suo posto c’è Bernardo, e da Lei farsi cullare. nonno vecchio e premuroso, Vesti candide, ali d’oro, che ad affinar lo sguardo la figura come neve, sprona Dante, affettuoso. sono gli angeli un tesoro che più dona e più riceve.
  • 54.
    Questa è l’ultimavisione, La sua ansia di sapere, nel mistero alto spazia: la ragione e il sentimento qui ci vuol concentrazione si placaron nel vedere (e l’aiuto della Grazia!) l’universo in movimento. Vide un cerchio colorato Nel fluire delle cose che un secondo rifletteva, che l’amor rende belle ed un terzo infuocato son finite queste chiose tra quei due si muoveva. Che profumano di stelle.