La scena delle passioni: Jean Racine Fabio  Cuzzola
Scenario storico-filosofico-religioso Fabio Cuzzola gassendi assolutismo giansenismo Molière Corneille
La simplicitè “ Un azione semplice dev’essere sostenuta dalla violenza delle passioni, dalla bellezza dei sentimenti, dall’eleganza delle espressioni.” Fabio Cuzzola
L’ideale della semplicità si realizza nel teatro di Racine attraverso: La riduzione dei personaggi Concentrazione della fabula attorno ad un personaggio centrale Eliminazione del “subplot” La regola prima è il piacere di commuovere
“ Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce affatto”   Pascal La scena del teatro di Racine è una scena di passioni, il cuore non si spiega mai compiutamente, non svela mai i suoi segreti…………………….. “ Posso credere che un principe al culmine della sua gloria/ serbi ancora il ricordo delle mie esili attrattive?”  (Clèofile II Alexandre Le Grand)
“ Riuscirò mai a rinunciare alla  passione e mi salverò….o non saprò mai districarmene e sarò condannato??” Il dilemma dinnanzi al quale si vengono a creare i personaggi di Racine è insolubile, perché il prigioniero è giudice di se stesso. L’unica soluzione quindi è la tragedia, il suicidio, la morte.
Transport e Destin La passione è il destino stesso dei personaggi, lo nutre e lo determina. “ Mi abbandono ciecamente al destino che mi trascina” (Hermione I, Andromaque) Racine rivendica la libertà di mettere in scena eroi il cui valore sia capace di debolezze, di commettere qualche errore, di cadere in una sventura….dimostrando che l’amore mal si consiglia con l’eroismo. Questa inconciliabilità sfocia nella tragedia: “Trafiggerò il cuore che non giunsi a commuovere / e le mie mani insanguinate, rivolte contro di me, presto suo malgrado riuniranno i nostri destini…..” Hermione
Titus e Bérénice: Racine per eccellenza LA TRISTEZZA SUBLIME DELLA VICENDA…… IL SUPERAMENTO DELLA STORIA ROMANA (SVETONIO) “ UN SOSPIRO, UNO SGUARDO, UNA PAROLA DALLE VOSTRE LABBRA, ECCO QUANTO AMBISCE UN CUORE QUAL E’ IL MIO, VEDETEMI PIU’ SPESSO E NON DONATEMI NULLA!”  (bèrènice  II)

Racine

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    La scena dellepassioni: Jean Racine Fabio Cuzzola
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    Scenario storico-filosofico-religioso FabioCuzzola gassendi assolutismo giansenismo Molière Corneille
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    La simplicitè “Un azione semplice dev’essere sostenuta dalla violenza delle passioni, dalla bellezza dei sentimenti, dall’eleganza delle espressioni.” Fabio Cuzzola
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    L’ideale della semplicitàsi realizza nel teatro di Racine attraverso: La riduzione dei personaggi Concentrazione della fabula attorno ad un personaggio centrale Eliminazione del “subplot” La regola prima è il piacere di commuovere
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    “ Il cuoreha le sue ragioni, che la ragione non conosce affatto” Pascal La scena del teatro di Racine è una scena di passioni, il cuore non si spiega mai compiutamente, non svela mai i suoi segreti…………………….. “ Posso credere che un principe al culmine della sua gloria/ serbi ancora il ricordo delle mie esili attrattive?” (Clèofile II Alexandre Le Grand)
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    “ Riuscirò maia rinunciare alla passione e mi salverò….o non saprò mai districarmene e sarò condannato??” Il dilemma dinnanzi al quale si vengono a creare i personaggi di Racine è insolubile, perché il prigioniero è giudice di se stesso. L’unica soluzione quindi è la tragedia, il suicidio, la morte.
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    Transport e DestinLa passione è il destino stesso dei personaggi, lo nutre e lo determina. “ Mi abbandono ciecamente al destino che mi trascina” (Hermione I, Andromaque) Racine rivendica la libertà di mettere in scena eroi il cui valore sia capace di debolezze, di commettere qualche errore, di cadere in una sventura….dimostrando che l’amore mal si consiglia con l’eroismo. Questa inconciliabilità sfocia nella tragedia: “Trafiggerò il cuore che non giunsi a commuovere / e le mie mani insanguinate, rivolte contro di me, presto suo malgrado riuniranno i nostri destini…..” Hermione
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    Titus e Bérénice:Racine per eccellenza LA TRISTEZZA SUBLIME DELLA VICENDA…… IL SUPERAMENTO DELLA STORIA ROMANA (SVETONIO) “ UN SOSPIRO, UNO SGUARDO, UNA PAROLA DALLE VOSTRE LABBRA, ECCO QUANTO AMBISCE UN CUORE QUAL E’ IL MIO, VEDETEMI PIU’ SPESSO E NON DONATEMI NULLA!” (bèrènice II)