Il gergo e le variet à giovanili Italiano per la comunicazione 11/04/2011
Gergo
I gerghi storici Nell’accezione pi ù  tecnica il gergo  è  la lingua propria di alcuni gruppi di  persone ai margini della societ à , che ne fanno uso per garantire  l’identit à  di gruppo , con il risultato di  escludere dalla comprensione gli estranei .
I gerghi storici Gerganti: categorie di bassa estrazione sociale e collocate ai margini della societ à un mondo parassitario (mendicanti, vagabondi)  persone dedite ad attivit à  illecite (malviventi, imbonitori)  persone dedite ad attivit à  di intrattenimento popolare (cantastorie, giostranti, fieranti)  persone dedite a lavori temporanei o stagionali (ombrellai, spazzacamini, arrotini, bottai, facchini, cordai, e ambulanti in genere)
Le origini del gergo Sembra che i gerghi siano nati nel Medioevo con il diffondersi in tutta Europa di schiere immense di mendicanti e di vagabondi.  La parola ‘gergo’ deriva dal fr.  ant.  jergon  ‘cinguett ìo , lingua degli uccelli’ che dal XV secolo pass ò  a significare ‘lingua dei malfattori’.
Le origini del gergo I vari gruppi di gerganti sostengono e rivendicano di appartenere ad un’umanit à  diversa, che si contrappone alla societ à  ufficiale per costumi di vita e anche per la lingua.  Nasce di qui la percezione del gergo un’espressione  criptica  formata appositamente in modo da essere oscura. In realt à  il gergo  è  una lingua diversa, usata da chi sta ai margini della societ à  per distinguersi dagli altri.
Le caratteristiche del gergo Il gergo si basa su trasformazioni delle parole di una lingua o di uno o pi ù  dialetti, con inserzioni di elementi lessicali esotici o di nuova formazione.
Le caratteristiche del gergo Lessico forme arcaiche:  arto  (dal greco  àr t os ) ‘pane’ prestiti da altre lingue: dal tedesco  fieri  ‘quattro’ < vier;  fraula  ‘donna’ < Fr äu l ein;  spillare  ‘giocare’ < spielen; dall’arabo  zaraffo  ‘complice’,  gaffa  ‘guardia’,  zaffi / zaffrani  ‘sbirri’; lingue degli zingari  slenza  ‘acqua’
Le caratteristiche del gergo Lessico: suffissi -oso:  le fangose  ‘le scarpe’,  la calcosa  ‘la strada’,  la buiosa  ‘la prigione’,  la verdosa  ‘erba’ -engo:  fratengo  ‘buono’,  berlengo  ‘tavolo’ -aldo:  rufaldo  ‘ladro’,  rimaldo  ‘vecchio’ -ardo:  bernarda  ‘notte’,  scanfarde  ‘scodelle’ -one:  birbone ,  barone  ‘vagabondo’ desuffissazione con varie forme di storpiatura: polizia> pula , carabinieri> caramba , morfina> morfa
Le caratteristiche del gergo Lessico: metatesi (inversione di suoni all’interno della parola):  antefo  ‘servo’ < fante;  aronte  ‘pane’ < artone inserimento di r o l:  cospa / crospa  ‘casa’,  coca / cocla  ‘noce’,  paltone / poltrone  ‘vagabondo, marginale’,  pelanda / pelandra  ‘mantello’ cambio delle velari k, g con t o con p, b, f:  crusca / trusca  ‘elimosina’,  calchi / balchi  ‘occhi’,  strocca / stroppa  ‘prostituta’,  morch ì / morfire  ‘mangiare’ scambio fra vocali i/u, i/a:  rif / ruffo  ‘fuoco’,  turingu / titingu  ‘formaggio’,  bisca / busca  ‘legnetto, filo di paglia’,  spiga / spago  ‘paura’
Le caratteristiche del gergo Lessico: uso di parole che cominciano con  n  per esprimere negazione:  nisba ,  nicolò ,  nieti  o con  bus ,  buschia , per es.  impeltre b ös  (bergamasco) ‘non capisco’ uso di parole che cominciano con  s  per esprimere affermazione:  s èd e ci ,  siena ricorso alla metafora:  bruna  ‘la notte’,  neve  ‘la cocaina’
Le caratteristiche del gergo Morfosintassi: pronome personale espresso con l’aggettivo possessivo, una parola ‘vuota’ e il verbo alla terza persona:  io =  ul me v él  (‘il mio velo’ = ‘il mio corpo’ calderai della Val Cavargna), tu =  ul to v él , lui =  ul so v él ; per es. io dormo =  ul me v él   al c ùbia;  mio (di me) =  dul me v él ;  me isa  (gergo palermitano) al mi m èd i z  (gergo bolognese)
I gerghi transitori Gerghi che hanno origine dalla  convivenza temporanea in ambienti di segregazione , come il carcere, il collegio, la caserma  Funzioni:  rafforzare l’identit à  del gruppo  segretezza
La vitalit à degli usi gergali Nella lingua dei giovani: parole suffissate in –oso:  palloso ,  incazzoso ,  pizzoso parole ed espressioni, per es.  allargarsi  ‘assumere un atteggiamento di superiorit à ’ ( ehi, non t’allargare );  ciospo ,  ciospa  ‘ragazzo, ragazza o cosa del tutto priva di attrattiva’ gergalismo degli ambienti mafiosi
La vitalit à degli usi gergali Nell’italiano comune (registri bassi o colloquiali): sfottere, sbobba  ‘minestra’,  sbolognare ,  malloppo ,  monello, baita
La vitalit à degli usi gergali Oggi molti gerganti (spazzacamini, ombrellai, cordai, muratori, girovaghi, cantastorie) sono ormai scomparsi.  Il gergo resiste ancora in pochi ambienti: presso i circensi, i giostrai, gli imbonitori (che recentemente hanno avuto largo spazio in TV) e i malavitosi.
Altri usi della voce ‘gergo’ Terminologia specifica di una certa classe o professione (il gergo degli informatici, il gergo burocratico, il gergo medico) Modo di parlare oscuro e allusivo ( d ài ,  non parlare in gergo, di’ chiaro quello che vuoi )
‘ Gergo’ in altre lingue In francese:  argo  (gergo in senso stretto) e  jargon  (termine generico) In inglese:  cant  (gergo in senso proprio),  slang  (variet à  dei registri bassi) e  jargon  (sottocodice legato ai mestieri e alle professioni)
Variet à giovanili
Il linguaggio giovanile Il linguaggio giovanile ha in comune con i gerghi storici solo alcuni termini e l’ambiente (la strada, la piazza, occasionalmente il bordello, la malavita) È  una variet à  di lingua usata dai giovani di qualunque estrazione sociale
Il linguaggio giovanile Le sue finalit à  sono ludiche di rafforzamento della coesione al gruppo di contrapposizione agli altri gruppi
Caratteristiche del linguaggio  giovanile Caratteristiche principali: instabilit à  e di trasitoriet à sono parlate presso determinate fasce d’et à  e in particolari situazioni  sono destinate a evolversi in breve tempo sono influenzate dalla provenienza geografica e dall’estrazione sociale variano al variare delle generazioni e dei loro gusti (musica, divi, siti Internet)
Caratteristiche del linguaggio  giovanile Variet à  essenzialmente diafasica, nata dall’esigenza di rendere pi ù  personale e colorita la conversazione fra coetanei Registro giocoso paragonabile al lessico familiare, la sua consistenza si riduce soprattutto al lessico, limitato a una ristretta gamma d’argomenti: la scuola, l’amore, il sesso, la musica, lo sport, i motori, a volte la droga. Non esiste un  linguaggio giovanile  unico: esistono tante variet à  giovanili, accomunate da regole di acquisizione, formazione e trasformazione delle parole.
Formazione delle parole Abbreviazioni:  over  ‘overdose’ , para  ‘paranoia’,  raga  ‘ragazzi’,  prof, tele, fidanza, tranqui, fanculo Alterazioni:  appusto  ‘a posto’,  figiata  ‘figata’ Suffissazioni in –oso:  palloso ,  sballoso ,  cagoso Forme verbali in –arsela:  buttarsela ,  chiaccherarsela ,  pipparsela ,  tirarsela
Formazione delle parole Disfemismi, riferiti soprattutto alla sfera sessuale:  culo, scopare, scopata, sega, pizza  ‘persona noiosa/membro virile’,  cazzo Usi figurati:  cesso ,  cozza, scorfano  ‘ragazza brutta’,  braccino  ‘tirchio’,  gasarsi  ‘darsi delle arie’,  spararsi un disco, una sigaretta  ‘ascoltare un disco, fumarsi una sigaretta’;  camom ìl lati  ‘calmati’,  allupato  ‘che ha forti pulsioni erotiche’
Le componenti delle parlate giovanili italiano colloquiale informale strato dialettale strato ‘tradizionale’ strato ‘innovante’ strato proveniente dalla lingua della pubblicit à  e dei mass-media strato proveniente da lingue straniere
Le componenti delle parlate giovanili italiano colloquiale informale Termini come  cagare, cagata, casino, cazzo, goduria, palla, sbattere, sgamare, sparare  e iperboli come  bestiale, allucinante, pazzesco  sono documentati anche nelle variet à  meno sorvegliate dell’italiano
Le componenti delle parlate giovanili 2. strato dialettale il dialettismo serve a staccarsi dal lessico degli adulti rafforzando il sentimento del voler essere diversi le forme dialettali non sono solo locali, ma anche provenienti da dialetti diversi per es.  appicciare, capa, minchia, lambascione , sono termini di origine meridionale, ben acclimatati anche in parlate giovanili settentrionali
Le componenti delle parlate giovanili 3. strato ‘tradizionale’ una parte del lessico  è  costituita da forme che sono ereditate da variet à  giovanili di generazioni precedenti per es. nell’area piemontese-lombarda i termini come  ganzo, essere in paranoia, ciulare/fregare, fottere, avere culo, toppare
Le componenti delle parlate giovanili 4. strato ‘innovante’ Alcune forme provengono dal gergo della caserma:  azionare, batter la stecca, bombardato, cazziare, massiccio Alcuni termini vengono dal gergo della droga:  anfetaminico, flashare, intrippare, farsi una pera, sballo, sballare, schizzare
Le componenti delle parlate giovanili 5. strato proveniente dalla lingua della pubblicit à  e dei mass-media sopravvive di norma pochi mesi o al massimo qualche anno alla durata della campagna pubblicitaria negli anni Novanta hanno avuto un largo successo:  silenzio! parla Agnesi!; pi ù  lo butti gi ù , pi ù  ti tira su; o cos ì  o pom ì molti termini e molte espressioni sono mutuati da Internet:  sei connesso?  (attraverso la trasmissione televisiva  Zelig ),  resettare, chattare
Le componenti delle parlate giovanili 6. strato proveniente da lingue straniere Nella lingua dei giovani troviamo soprattutto anglicismi e ispanismi:  baggy   pantaloni  ‘pantaloni larghi a vita bassa’,  rocker  ‘persona tosta’,  homeboy  ‘amico fraterno’,  weeda  ‘marijuana, spinello’,  las guardias  ‘I bidelli’ Pseudo-esotismi:  cucador; arrapescion
Variet à giovanili e italiano contemporaneo Nonostante la volatilit à  del linguaggio giovanile, certe sue forme hanno tanto successo che entrano nell’italiano medio parlato: nell’italiano colloquiale:  fuori di testa  ‘matto, stordito’;  essere schizzato  ‘essere nervosissimo, manifestare comportamenti squilibrati’ nella lingua sub-standard sono stati accolti termini romaneschi come  sgamare  ‘intuire, scoprire’,  paraculo  ‘persona che sa sfruttare le situazioni a proprio vantaggio’
Variet à giovanili e italiano contemporaneo Il linguaggio dei giovani rinforza la tendenza all’incremento dei suffissi in –oso e –ata Accelera il processo di accettazione e diffusione di termini stranieri e pseudo-stranieri:  flow  ‘flusso, corrente’,  flippare  ‘perdere il controllo’,  hard  ‘duro’ Anche nello scritto i giovani veicolano nell’italiano contemporaneo i modelli che assumono dalla televisione, dalla musica, dal web
Dizionari I linguisti hanno tentato di catalogare i linguaggi giovanili attraverso la compilazione di dizionari, per es. Peso vero sclero. Dizionario del linguaggio giovanile di fine millennio , di Gian Ruggiero Manzoni (1997) Scrostati gaggio! Dizionario storico dei linguaggi giovanili , di Renzo Ambrogio e Giovanni Casalegno (2004)
Siti LinguaGiovani : dipartimento di Romanistica dell’Universit à di Padova , sito curato da Michele Cortelazzo Slagopedia  di “L’Espresso”
Bibliografia Bonomi, I. et al. (2010 2 ),  Elementi di linguistica italiana , Roma: Carocci, pp. 56-58. Sobrero, A.A. & Miglietta, A. (2006),  Introduzione alla linguistica italiana , Roma&Bari: Laterza, pp. 102-109. Antonelli, G. (2007),  L’italiano nella societ à  della comunicazione , Bologna: il Mulino, pp. 31-34. Trifone, P. (2007),  Malalingua , Bologna: il Mulino, pp. 135-153.

Gergo e varietà giovanili

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    Il gergo ele variet à giovanili Italiano per la comunicazione 11/04/2011
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    I gerghi storiciNell’accezione pi ù tecnica il gergo è la lingua propria di alcuni gruppi di persone ai margini della societ à , che ne fanno uso per garantire l’identit à di gruppo , con il risultato di escludere dalla comprensione gli estranei .
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    I gerghi storiciGerganti: categorie di bassa estrazione sociale e collocate ai margini della societ à un mondo parassitario (mendicanti, vagabondi) persone dedite ad attivit à illecite (malviventi, imbonitori) persone dedite ad attivit à di intrattenimento popolare (cantastorie, giostranti, fieranti) persone dedite a lavori temporanei o stagionali (ombrellai, spazzacamini, arrotini, bottai, facchini, cordai, e ambulanti in genere)
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    Le origini delgergo Sembra che i gerghi siano nati nel Medioevo con il diffondersi in tutta Europa di schiere immense di mendicanti e di vagabondi. La parola ‘gergo’ deriva dal fr. ant. jergon ‘cinguett ìo , lingua degli uccelli’ che dal XV secolo pass ò a significare ‘lingua dei malfattori’.
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    Le origini delgergo I vari gruppi di gerganti sostengono e rivendicano di appartenere ad un’umanit à diversa, che si contrappone alla societ à ufficiale per costumi di vita e anche per la lingua. Nasce di qui la percezione del gergo un’espressione criptica formata appositamente in modo da essere oscura. In realt à il gergo è una lingua diversa, usata da chi sta ai margini della societ à per distinguersi dagli altri.
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    Le caratteristiche delgergo Il gergo si basa su trasformazioni delle parole di una lingua o di uno o pi ù dialetti, con inserzioni di elementi lessicali esotici o di nuova formazione.
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    Le caratteristiche delgergo Lessico forme arcaiche: arto (dal greco àr t os ) ‘pane’ prestiti da altre lingue: dal tedesco fieri ‘quattro’ < vier; fraula ‘donna’ < Fr äu l ein; spillare ‘giocare’ < spielen; dall’arabo zaraffo ‘complice’, gaffa ‘guardia’, zaffi / zaffrani ‘sbirri’; lingue degli zingari slenza ‘acqua’
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    Le caratteristiche delgergo Lessico: suffissi -oso: le fangose ‘le scarpe’, la calcosa ‘la strada’, la buiosa ‘la prigione’, la verdosa ‘erba’ -engo: fratengo ‘buono’, berlengo ‘tavolo’ -aldo: rufaldo ‘ladro’, rimaldo ‘vecchio’ -ardo: bernarda ‘notte’, scanfarde ‘scodelle’ -one: birbone , barone ‘vagabondo’ desuffissazione con varie forme di storpiatura: polizia> pula , carabinieri> caramba , morfina> morfa
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    Le caratteristiche delgergo Lessico: metatesi (inversione di suoni all’interno della parola): antefo ‘servo’ < fante; aronte ‘pane’ < artone inserimento di r o l: cospa / crospa ‘casa’, coca / cocla ‘noce’, paltone / poltrone ‘vagabondo, marginale’, pelanda / pelandra ‘mantello’ cambio delle velari k, g con t o con p, b, f: crusca / trusca ‘elimosina’, calchi / balchi ‘occhi’, strocca / stroppa ‘prostituta’, morch ì / morfire ‘mangiare’ scambio fra vocali i/u, i/a: rif / ruffo ‘fuoco’, turingu / titingu ‘formaggio’, bisca / busca ‘legnetto, filo di paglia’, spiga / spago ‘paura’
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    Le caratteristiche delgergo Lessico: uso di parole che cominciano con n per esprimere negazione: nisba , nicolò , nieti o con bus , buschia , per es. impeltre b ös (bergamasco) ‘non capisco’ uso di parole che cominciano con s per esprimere affermazione: s èd e ci , siena ricorso alla metafora: bruna ‘la notte’, neve ‘la cocaina’
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    Le caratteristiche delgergo Morfosintassi: pronome personale espresso con l’aggettivo possessivo, una parola ‘vuota’ e il verbo alla terza persona: io = ul me v él (‘il mio velo’ = ‘il mio corpo’ calderai della Val Cavargna), tu = ul to v él , lui = ul so v él ; per es. io dormo = ul me v él al c ùbia; mio (di me) = dul me v él ; me isa (gergo palermitano) al mi m èd i z (gergo bolognese)
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    I gerghi transitoriGerghi che hanno origine dalla convivenza temporanea in ambienti di segregazione , come il carcere, il collegio, la caserma Funzioni: rafforzare l’identit à del gruppo segretezza
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    La vitalit àdegli usi gergali Nella lingua dei giovani: parole suffissate in –oso: palloso , incazzoso , pizzoso parole ed espressioni, per es. allargarsi ‘assumere un atteggiamento di superiorit à ’ ( ehi, non t’allargare ); ciospo , ciospa ‘ragazzo, ragazza o cosa del tutto priva di attrattiva’ gergalismo degli ambienti mafiosi
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    La vitalit àdegli usi gergali Nell’italiano comune (registri bassi o colloquiali): sfottere, sbobba ‘minestra’, sbolognare , malloppo , monello, baita
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    La vitalit àdegli usi gergali Oggi molti gerganti (spazzacamini, ombrellai, cordai, muratori, girovaghi, cantastorie) sono ormai scomparsi. Il gergo resiste ancora in pochi ambienti: presso i circensi, i giostrai, gli imbonitori (che recentemente hanno avuto largo spazio in TV) e i malavitosi.
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    Altri usi dellavoce ‘gergo’ Terminologia specifica di una certa classe o professione (il gergo degli informatici, il gergo burocratico, il gergo medico) Modo di parlare oscuro e allusivo ( d ài , non parlare in gergo, di’ chiaro quello che vuoi )
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    ‘ Gergo’ inaltre lingue In francese: argo (gergo in senso stretto) e jargon (termine generico) In inglese: cant (gergo in senso proprio), slang (variet à dei registri bassi) e jargon (sottocodice legato ai mestieri e alle professioni)
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    Il linguaggio giovanileIl linguaggio giovanile ha in comune con i gerghi storici solo alcuni termini e l’ambiente (la strada, la piazza, occasionalmente il bordello, la malavita) È una variet à di lingua usata dai giovani di qualunque estrazione sociale
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    Il linguaggio giovanileLe sue finalit à sono ludiche di rafforzamento della coesione al gruppo di contrapposizione agli altri gruppi
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    Caratteristiche del linguaggio giovanile Caratteristiche principali: instabilit à e di trasitoriet à sono parlate presso determinate fasce d’et à e in particolari situazioni sono destinate a evolversi in breve tempo sono influenzate dalla provenienza geografica e dall’estrazione sociale variano al variare delle generazioni e dei loro gusti (musica, divi, siti Internet)
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    Caratteristiche del linguaggio giovanile Variet à essenzialmente diafasica, nata dall’esigenza di rendere pi ù personale e colorita la conversazione fra coetanei Registro giocoso paragonabile al lessico familiare, la sua consistenza si riduce soprattutto al lessico, limitato a una ristretta gamma d’argomenti: la scuola, l’amore, il sesso, la musica, lo sport, i motori, a volte la droga. Non esiste un linguaggio giovanile unico: esistono tante variet à giovanili, accomunate da regole di acquisizione, formazione e trasformazione delle parole.
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    Formazione delle paroleAbbreviazioni: over ‘overdose’ , para ‘paranoia’, raga ‘ragazzi’, prof, tele, fidanza, tranqui, fanculo Alterazioni: appusto ‘a posto’, figiata ‘figata’ Suffissazioni in –oso: palloso , sballoso , cagoso Forme verbali in –arsela: buttarsela , chiaccherarsela , pipparsela , tirarsela
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    Formazione delle paroleDisfemismi, riferiti soprattutto alla sfera sessuale: culo, scopare, scopata, sega, pizza ‘persona noiosa/membro virile’, cazzo Usi figurati: cesso , cozza, scorfano ‘ragazza brutta’, braccino ‘tirchio’, gasarsi ‘darsi delle arie’, spararsi un disco, una sigaretta ‘ascoltare un disco, fumarsi una sigaretta’; camom ìl lati ‘calmati’, allupato ‘che ha forti pulsioni erotiche’
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    Le componenti delleparlate giovanili italiano colloquiale informale strato dialettale strato ‘tradizionale’ strato ‘innovante’ strato proveniente dalla lingua della pubblicit à e dei mass-media strato proveniente da lingue straniere
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    Le componenti delleparlate giovanili italiano colloquiale informale Termini come cagare, cagata, casino, cazzo, goduria, palla, sbattere, sgamare, sparare e iperboli come bestiale, allucinante, pazzesco sono documentati anche nelle variet à meno sorvegliate dell’italiano
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    Le componenti delleparlate giovanili 3. strato ‘tradizionale’ una parte del lessico è costituita da forme che sono ereditate da variet à giovanili di generazioni precedenti per es. nell’area piemontese-lombarda i termini come ganzo, essere in paranoia, ciulare/fregare, fottere, avere culo, toppare
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    Le componenti delleparlate giovanili 4. strato ‘innovante’ Alcune forme provengono dal gergo della caserma: azionare, batter la stecca, bombardato, cazziare, massiccio Alcuni termini vengono dal gergo della droga: anfetaminico, flashare, intrippare, farsi una pera, sballo, sballare, schizzare
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    Le componenti delleparlate giovanili 5. strato proveniente dalla lingua della pubblicit à e dei mass-media sopravvive di norma pochi mesi o al massimo qualche anno alla durata della campagna pubblicitaria negli anni Novanta hanno avuto un largo successo: silenzio! parla Agnesi!; pi ù lo butti gi ù , pi ù ti tira su; o cos ì o pom ì molti termini e molte espressioni sono mutuati da Internet: sei connesso? (attraverso la trasmissione televisiva Zelig ), resettare, chattare
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    Le componenti delleparlate giovanili 6. strato proveniente da lingue straniere Nella lingua dei giovani troviamo soprattutto anglicismi e ispanismi: baggy pantaloni ‘pantaloni larghi a vita bassa’, rocker ‘persona tosta’, homeboy ‘amico fraterno’, weeda ‘marijuana, spinello’, las guardias ‘I bidelli’ Pseudo-esotismi: cucador; arrapescion
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    Variet à giovanilie italiano contemporaneo Nonostante la volatilit à del linguaggio giovanile, certe sue forme hanno tanto successo che entrano nell’italiano medio parlato: nell’italiano colloquiale: fuori di testa ‘matto, stordito’; essere schizzato ‘essere nervosissimo, manifestare comportamenti squilibrati’ nella lingua sub-standard sono stati accolti termini romaneschi come sgamare ‘intuire, scoprire’, paraculo ‘persona che sa sfruttare le situazioni a proprio vantaggio’
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    Variet à giovanilie italiano contemporaneo Il linguaggio dei giovani rinforza la tendenza all’incremento dei suffissi in –oso e –ata Accelera il processo di accettazione e diffusione di termini stranieri e pseudo-stranieri: flow ‘flusso, corrente’, flippare ‘perdere il controllo’, hard ‘duro’ Anche nello scritto i giovani veicolano nell’italiano contemporaneo i modelli che assumono dalla televisione, dalla musica, dal web
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    Dizionari I linguistihanno tentato di catalogare i linguaggi giovanili attraverso la compilazione di dizionari, per es. Peso vero sclero. Dizionario del linguaggio giovanile di fine millennio , di Gian Ruggiero Manzoni (1997) Scrostati gaggio! Dizionario storico dei linguaggi giovanili , di Renzo Ambrogio e Giovanni Casalegno (2004)
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    Siti LinguaGiovani :dipartimento di Romanistica dell’Universit à di Padova , sito curato da Michele Cortelazzo Slagopedia di “L’Espresso”
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    Bibliografia Bonomi, I.et al. (2010 2 ), Elementi di linguistica italiana , Roma: Carocci, pp. 56-58. Sobrero, A.A. & Miglietta, A. (2006), Introduzione alla linguistica italiana , Roma&Bari: Laterza, pp. 102-109. Antonelli, G. (2007), L’italiano nella societ à della comunicazione , Bologna: il Mulino, pp. 31-34. Trifone, P. (2007), Malalingua , Bologna: il Mulino, pp. 135-153.