“ Nei bei tempi in cui ero studente a Venezia, ogni mattina recandomi a lezione dovevo passare  per il  Ponte del Cristo: non lontano un vecchio crocifisso nero spiegava a chiare note le ragioni del nome […] se un grammatico d’antico stampo avesse tentato d’includere quel nome nelle sue caselle, forse avrebbe un po’ riluttato. Ponte del Cristo: nome proprio o nome comune? Cristo: nome proprio  o nome comune?” B.Migliorini,  Dal nome proprio al nome comune , Olschki, 1968
“ In altri termini in quell’unica categoria che è il linguaggio non è possibile fissare altre categorie, bensì distinzioni pratiche […]. Non si vuol più definire con la pretesa d’incasellare tutto, ma si tenta di illustrare i gruppi di fenomeni nei loro aspetti particolarmente salienti, in modo che sia possibile  poi di raccostare a quei gruppi anche fenomeni che si presentino meno tipicamente caratterizzati”. B.Migliorini,  Dal nome proprio al nome comune , Olschki, 1968
Il repertorio linguistico degli italiani (Berruto 1993)
Italiano standard Italiano dell’uso medio Italiano neostandard Italiano senza aggettivi (A. Castellani 1991)
l’italiano standard è la varietà di lingua che viene assunta, anche implicitamente, come modello da tutti i parlanti e gli scriventi e che viene prescritta come esemplare nell’insegnamento è privo di coloritura regionale a tutti i livelli, incluso quello fonetico ha un notevole prestigio ed è tradizionalmente riservato agli usi scritti più “nobili” e formali come quello intellettuale, scientifico, letterario e burocratico
L’italiano standard    può essere considerato come una varietà: «neutra», vale a dire non marcata rispetto ai parametri di variazione diamesica, diastratica, diafasica e diatopica; «normativa», vale a dire l’italiano insegnato a scuola; «normale», cioè la varietà di lingua usata dai parlanti colti.
F. Sabatini,  L'"Italiano dell'uso medio" :  una realtà tra le varietà linguistiche italiane , in G. Holtus-E. Radtke (a cura di),  Gesprochenes Italienisch in Geschichte und Gegenwart , Tübingen, Gunter Narr, 1985, pp. 154-84.
Modello teorico di Sabatini Usi parlati e scritti di media formalità Tratti esistenti da sempre ma “sommersi” dalla norma Tratti riemersi attraverso scambi più fitti in una società più omogenea e  attraverso i mezzi di comunicazione di massa
35 tratti individuati da Sabatini tra i livelli fonetico; morfologico; morfosintattico; sintattico; lessicale
Sabatini F.,1985,<<“ Italiano dell’uso medio”: una realtà tra le varietà linguistiche italiane >> Fonologia Annullamento distinzione tra vocali chiuse ed aperte Annullamento tra “S” sorda  (casa, asino, naso)  e “S” sonora  (rosa, asilo, fusione) Raddoppiamento fonosintattico poco avvertito ( da ccasa, dove vvai ) Uso raro della “i” prostetica davanti al nesso iniziale “S” + consonante , dopo una parola con finale in consonante  (per iscritto)  Le forme “ad”, “ed” vengono limitate ai casi di incontro con la stessa vocale  (scrivo ad Anna) L’elisione e il troncamento  sono molto più rari  (ch’io sappia, far ombra) La regola del dittongo mobile è andata persa ( suono e sonare )
Ad,ed,od  eufonici Oggigiorno mentre le forme  ed  e  ad  sono ancora usate da un buon numero di parlanti,  od   viene considerato arcaico e per questo ignorato dalla maggior parte dei parlanti.  Le forme in  ad  e  ed , limitate ai casi di incontro con la stessa vocale, rappresentano uno dei tratti essenziali e caratterizzanti dell’italiano dell’uso medio.  Silvia:  Io  ed  Eleonora non andiamo d’accordo!  Maria:  Ho detto ad Anna di aspettarmi...
Tratti morfologici Aumento delle forme aferetiche  ( ‘sto  per questo,  ‘Tonio  per Antonio,  ‘gnorsì  per signorsì ) Uso di “questo” e “quello” in modo generico (questo non è vero, quello che è giusto è giusto)
I pronomi dimostrativi  questo ,  codesto  e  quello Questo ,  codesto  e  quello  sono gli aggettivi e i pronomi dimostrativi per eccellenza dell’italiano e designano un oggetto da tre diversi punti di vista:  questo  = vicinanza a chi parla codesto  =  lontano da chi parla ma vicino a  chi ascolta quello  = lontano da chi parla e da chi ascolta  Tuttavia, l’uso del sistema dimostrativo tripartito non ha una diffusione uniforme in italiano, e anzi è generalmente limitato, tanto per lo scritto, quanto per il parlato, alla sola Toscana, alla tradizione letteraria italiana e all’uso amministrativo e burocratico.
I pronomi dimostrativi in funzione di neutro Un tratto importante dell’italiano dell’uso medio  è il pronome dimostrativo in funzione di neutro. Il pronome usato come neutro ha la funzione di richiamare un sintagma, un’espressione, un’intero enunciato es. Alessandro: tu  non mi ami più ! Anna:  questo  non l’ho mai detto!
I dimostrativi ‘rafforzati’ Nell’italiano dell’uso medio trovano buona accoglienza le forme dei dimostrativi questo e quello rafforzate da qui e lì. Questo   qui  proprio non mi piace Quest ’ uomo  qui  non mi convince Quello   lì   è davvero un mascalzone Quella  casa  lì   è veramente bellissima
2. Morfologia e morfosintassi Per  morfologia  si intende quella parte della linguistica che analizza la struttura e la forma delle parole ed i processi che intervengono nella loro formazione e trasformazione.  La morfosintassi riguarda tutte le  relazioni tra la forma e la funzione, cioè tra la forma e il suo uso in unione con altre parole. es.   morfologia =  lui  è un pronome personale singolare  e maschile  es.   morfosintassi  = l’uso di  lui  viene considerato non solo in funzione di complemento diretto e indiretto ( vedo  lui ,  vado da  lui ), ma anche come soggetto accanto a  egli  ( lui  non mi capisce   vs   egli  non mi capisce )
Egli  ed  ella   vs   lui  e  lei In italiano i pronomi di terza persona singolare sono  egli  ed  ella ,  lui  e  lei ,  esso  ed  essa .  La norma prescrive l’uso di  egli  ed  ella  con funzione di soggetto, mentre l’uso di  lui  e  lei  quando svolgano funzione di complemento.  Tuttavia, la coppia  egli  ed  ella  oggigiorno appare in netto regresso rispetto a  lui  e  lei , che tendono a essere i pronomi personali soggetto in ogni tipo di parlato, anche formale, e nelle scritture che rispecchiano atti comunicativi reali.
Lui  e  lei  in funzione di soggetto Elena:  allora gliel’ho chiesto e  lei   è praticamente impazzita (11/07/2002). Franco:  teme che abbiamo il telefono sotto controllo!  Lei  (Un posto al sole, 12/07/2002). Ornella: Lei  non aveva le spalle tanto forti da poter sopportare tutte queste batoste (13/07/2002). Assunta:  Lui   le prime volte piangeva (17/07/2002), Beatrice:   Lei   ha detto che non viene nessuno per oggi (20/07/2002).
Gli  per  le,   loro Il pronome personale atono  gli , forma pronominale dativale, ha oggigiorno un uso generalizzato ed è impiegato in modo assai ampio in tutti i suoi valori:  a lui ,  a lei ,  a loro , tanto per il maschile, quanto per il femminile.
Gli  per  lei/loro Uso di gli per a lei: Viola: si! l’ho vista,  gli  ho anche parlato   ( Un posto al sole , 18/09/2002) Uso di gli per a loro: Michele: ho visto  Raffaele e Renato e  gliel’ ho detto che no- che non potevo giocare nella loro squadra... ( Un posto al sole , 11/07/2002)
Fenomeni di ridondanza pronominale Tra i fenomeni di ridondanza pronominale si ricorderà il caso di  a me mi ,  a te ti ,  di questo ne . Il primo elemento  a me  equivale a “per quanto riguarda me”, e rappresenta pertanto il tema, sul quale si svolge poi il discorso o rema. A me  questa storia non  mi  convince Di questa storia   ne  parliamo domani A te   ti  hanno detto di aspettare A voi  non  vi  piace proprio per niente
Ci  attualizzante L’uso della particella  ci  con funzione attualizzante, ovvero con funzione di semplice rinforzo semantico e fonico alle forme verbali, è particolarmente diffusa con i verbi che seguono: Ci  +  entrare Ma ora questo che  c ’entra? Ci  +  capire Non  ci  capisco più niente  vs  Non capisco più niente Ci  +  credere Non  ci  credo
Ci  attualizzante Ci  +  vedere È da un po’ che non  ci  vedo più come una volta… Questa faccenda non mi piace / non  ci  vedo chiaro Ci  +  avere   Ci  ho tanti soldi vs Ho tanti soldi Non  c’ ha il coraggio di dirmi la verità  vs Non ha il coraggio di dirmi la verità Ci  +  sentire   Non  ci  sente più bene come una volta vs Non sente più bene come una volta Ci  +  vedere Non  ci  vede più bene come una volta  vs  Non vede più bene come una volta
Risalita del clitico La risalita del clitico (pronome atono) si verifica di solito con  l’imperativo negativo es.  non  ti  preoccupare  per  non preoccupar ti con i verbi  modali ( potere ,  dovere ,  sapere ,  volere , ecc.) es.  te lo   dovevo dire  per  dovevo dir telo es.  ti  volevo parlare  per  volevo parlar ti
Le forme elative Le forme elative esprimono la massima gradazione intensiva attraverso gli avverbi  assolutamente ,  notevolmente ,  particolarmente ,   straordinariamente ,   meravigliosamente  o attraverso le forme  super ,  ultra ,  extra . E’ un tipo  super  carino Questa maglietta è  super Sei davvero  ultra  intelligente!
Il superlativo del sostantivo Il superlativo del sostantivo, ovvero la ripetizione dello stesso sostantivo al fine di determinare ed esaltare il significato della parola, è indubbiamente un procedimento che «risale indietro di qualche secolo» (Sabatini 1985). Inoltre, il fenomeno è «certamente molto vivo e produttivo nella lingua di oggi». es.  vorrei un  caffè   caffè   es.  questa è una  macchina macchina
Niente  in funzione aggettivale Un tratto tipico dell’italiano dell’uso medio è l’uso di  niente  in funzione aggettivale, in unione cioè con un sostantivo «che permette di realizzare un tipo di espressione partitivo-negativa particolarmente efficace e di largo impiego», come negli esempi che seguono:  es.  Ragazzini,  niente  imbrogli!  es.   Niente  biscottini!  es.  Sara (-) se non fai la brava  niente  paghetta settimanale!
Allora  come nesso consecutivo Allora  è tradizionalmente un avverbio di tempo. Tuttavia, nell’italiano dell’uso medio, viene spesso adoperato «con valore non temporale ma consecutivo», oppure come «elemento riassuntivo e conclusivo che introduce o segue domande, ordini, affermazioni categoriche», col significato di  insomma ,  stando   così le cose , e dunque come «avverbio frasale che funge da segnale demarcativi del discorso». es.  Allora , chiudi tutto e partiamo. es.  A llora  non ci preoccupiamo!
Giustapposizione di due sostantivi Tra i procedimenti di formazione delle parole è particolarmente interessante il fenomeno di giustapposizione del  nome + nome  (uno dei due nomi funge infatti da determinatore dell’altro, così come un aggettivo può determinare il nome). La funzione aggettivale è generalmente svolta dal secondo elemento.  Tale procedimento è tipico dell’italiano dell’uso medio, e oggi «presenta ormai una grande varietà di tipi».  es.  treno lampo es.  marito modello es.  treno merci  es.  fine mese
I pronomi interrogativi  che cosa ,  che ,  cosa Il pronome interrogativo  che cosa  oggigiorno viene sempre più sostituito dal settentrionale  cosa , o dal meridionale  che . Che cosa  ha detto?  (forma standard) Che  ha detto? Cosa  ha detto?
Indicativo e congiuntivo   L’indicativo, oltre a essere il modo della realtà e dell’obbiettività, è anche il modo fondamentale delle frasi semplici. Inoltre, nell’italiano contemporaneo è il modo verbale che resiste meglio. L’indicativo oggigiorno tende infatti a prevalere sul congiuntivo.
Indicativo  pro  congiuntivo Renato: Io penso che / che il papà di Azzurra  è   un uomo sempre pieno d’impegni...   Se  andavi  ad allenarti non ti sarebbe successo niente
Presente  pro  futuro Molto frequente è anche l’uso del presente al posto del futuro.  L’idea della posteriorità dell’azione rispetto al tempo dell’enuciazione è espressa mediante un avverbio di tempo: Domani  vado  in Facoltà per cercare i libri che mi servono
Imperfetto con valore modale L’imperfetto presenta, soprattutto nel parlato, molti usi che ne trascendono la valenza temporale, assumendo funzioni “modali”. Le principali funzioni modali dell’imperfetto sono: l’imperfetto ipotetico (al posto del congiuntivo) Facevi meglio a stare zitto  per Avresti fatto meglio a stare zitto
Tratti morfosintattici: sistema verbale USI MODALI DELL’ IMPERFETTO INDICATIVO: Nelle ipotetiche dell’irrealtà  es:  se tu studiavi potevi superare l’esame ; Nelle espressioni controfattuali:  Es:  glielo portavo io il caffè  [detto dal barista al cliente che si è servito da solo] Nel discorso riportato per segnalare il futuro nel passato  Es.  e Haydn pensava che era lui  […]  a morire
Uso modale dell’imperfetto Imperfetto ipotetico  (al posto del condizionale) Es:  Facevi  meglio a stare zitto Imperfetto irreale  ( ho sognato  che mangiavo  dei dolci) Imperfetto ludico ( Facciamo che  tu eri  cappucetto rosso e io il lupo) Imperfetto attenuativo (o di cortesia) ( Volevo  un’informazione) Imperfetto di pianficazione ( cosa fai domani? Domani  andavo in  biblioteca )
Imperfetto con valore modale l’imperfetto irreale  (“onirico”), tipico dei sogni e delle situazioni immaginarie Ho sognato che  mangiavamo  dei dolci Imperfetto fantastico , in cui l’evento immaginario crea un mondo possibile.  A: Peccato che non ci siamo portati via quella insegna B: Già, e poi  passava  un vigile e ci arrestava l’imperfetto ludico,  usato dai bambini  Tu  eri  il lupo e io Cappuccetto Rosso
Tratti morfosintattici: sistema verbale USO ATTENUATIVO DELL’IMPERFETTO (perde il valore di passato): Formule di cortesia  (es:  volevo un caffè Attenuativi generici  (es:  dopo l’esame della mia collega volevo concordare l’esami di linguistica Espressioni di intenzione e previsione  (anche per eventi futuri).  Es: facevo storia della lingua a giugno (vorrei fare); partiva stasera (e/ era previsto che…)
Imperfetto con valore modale l’imperfetto attenuativo di cortesia  al posto del condizionale o dell’indicativo presente A: Cosa desidera? B:  Volevo  un etto di prosciutto l’imperfetto di pianificazione, in riferimento a un’azione ancora non verificatasi ma precedentemente programmata A: Cosa fai domani? B: Domani  andavo  in biblioteca
Il futuro semplice con valore epistemico Attraverso il futuro epistemico (o suppositivo) è possibile descrivere un avvenimento contemporaneo in forma incerta, dubitativa o ipotetica. Si tratterebbe cioè di un futuro che  ha più un uso modale che temporale. I es.   Angela: io non ho proprio idea di chi possa essere Assunta: Ci  sarà  scritto dentro! guardiamo/,/ II es. Giò: Si  sarà  preso una pausa  III es. Renato:  Sarà  un altro trenta
Costruzione riflessiva apparente o di affetto La costruzione riflessiva apparente o di affetto è una costruzione con un verbo pronominale che indica una forte partecipazione affettiva o di interesse. Tale costruzione inoltre è frequentissima con i verbi  mangiare  e  bere  (e loro sinonimi) e con gli altri verbi che indicano azioni o atteggiamenti implicanti effetti sulla persona del soggetto. Luca  si  è mangiato mezza torta Verso le undici  mi  bevo un caffé Valerio  si  vede un film in televisione Aldo  si  legge un bel libro
La sintassi del periodo Monoproposizionalità  Paratassi (o coordinazione): sindetica, asindetica (o giustapposizione), polisintetica  Ipotassi: subordinazione di I, II e II grado Stile nominale
Monoproposizionalità La proposizione è definibile come l’unità di base della sintassi, all’interno di un periodo.  La monoproposizionalità si riferisce appunto all’uso, nello scambio dialogico tra due o più persone, di una sola proposizione. I es. A: Come va? B:  Bene II es.  A: Che cosa fai? B:  Sto lavorando
La frase nominale e lo stile nominale   La frase nominale è una frase priva di un verbo in funzione di predicato. Le frasi nominali, molto comuni soprattutto nella scrittura giornalistica, rientrano nel cosiddetto stile nominale, una modalità sintattica che privilegia i nomi rispetto ai verbi. Ieri follia al mercato
La sintassi marcata I fenomeni di sintassi marcata scardinano l’ordine non marcato delle parole o «dei costituenti di frase», dando luogo a un ordine dei costituenti diversi rispetto a quello tipico per l’italiano.
I fenomeni di sintassi marcata Tra i fenomeni di  sintassi marcata  di grande interesse sono: le dislocazioni a destra e a sinistra; le frasi scisse; Il  che  polivalente; c’è  presentativo; enunciati a tema libero o sospeso;  posposizione del soggetto al predicato.
La dislocazione a sinistra La dislocazione a sinistra è un fenomeno di segmentazione «con tematizzazione (a sinistra) del dato “noto” assunto come “tema”, e ripresa di esso mediante un pronome nella frase che predica “l’informazione nuova”, cioè il “rema”: Non ho mai detto queste parole   Queste parole  non  le  ho mai dette  La dislocazione a sinistra ( 2 ) porta a “tema” l’elemento dislocato a sinistra (posto cioè  all’inizio dell’enunciato), che viene ripreso da un pronome atono.
La dislocazione a sinistra Tu  l’ età  non ce  l ’ hai mai avuta  Tutte le cose  che ci siamo promesse  le  ho mantenute  Le insalate  però  le  so condire Io dico che nonostante tutto Anna  la testa  non  l ’ ha persa  E  il ginocchio  te  lo  sei dimenticato? E  questo problema  sono io che devo risolver lo I miei segnali  te  l ’ ho sempre mandati
La dislocazione a destra Nella dislocazione a destra ( 2 ) l’oggetto o il complemento è spostato dalla sua posizione canonica all’interno della frase, sicché esso viene posto alla fine dell’enunciato ed anticipato da un pronome clitico: Vuoi sapere la verità? Vuoi saper la  la  verità? Inoltre, con la dislocazione a destra si riprende con un nome pieno il referente del pronome già utilizzato nel contesto precedente, come per chiarire ed esplicitare il riferimento che non è risultato chiaro.
La dislocazione a destra ce  l ’ hai solo per bellezza la  chitarra ? e tu  lo  vuoi un  bis ?   lo  vedi  questo signore   qua ?   ma scusa! non te li puoi permettere i  ricambi originali ? questi quando ce  la  rimandano un’altra volta la  troupe ?
Le frasi scisse La frase scissa o spezzata ( 2 ) prevede la messa in rilievo di un elemento che viene a costituire una unità frasale, cioè la “testa”, costruita col verbo  essere , che mette in forte rilievo il “nuovo”, seguita da un’altra unità frasale, ovvero il complemento, introdotto da un falso  che  relativo, nel quale è contenuto il “noto”: Mario canta ; È   Mario  che  canta
Le frasi scisse Forse  è  l’unica possibilità  che  ci resta È  il pensiero  che  conta Sono  io  che  dovrei ringraziarti  Questi  è  te  che  vogliono  Sono  io  che  dovrei ringraziarti
C’è  presentativo Il c’è  presentativo ( 2 ) è una costruzione molto diffusa nell’italiano contemporaneo. E’ costituita da un  c’è  desemantizzato (molto diverso dal normale significato del verbo  esserci ) che introduce un sintagma nominale specificato da una (pseudo) relativa esplicativa, come nel seguente esempio: Un gatto gioca nel giardino C’è  un gatto  che  gioca nel giardino
C’è  presentativo Il  c’è  presentativo funziona da segnale rematico, serve cioè  a spezzare una frase politematica (“Un gatto gioca nel giardino”) in due blocchi monotematici più semplici ( C’è  un gatto  che  gioca nel giardino). Attraverso  la distribuzione dell’informazione su due frasi si  evita che una frase contenga troppa informazione nuova, facilitando tanto la codificazione che la decodificazione.
Posposizione del soggetto Tra i procedimenti d’enfasi di natura sintattica occupa un posto rilevante la posposizione del soggetto al predicato ( 2 ), cioè il procedimento attraverso il quale, nel parlato, l’ordine non marcato della frase, Soggetto-Verbo-Complemento, viene totalmente scardinato.  Mario canta Canta  Mario
Posposizione del soggetto La posposizione del soggetto tende a enfatizzare su Mario, per cui l’informazione nuova si concentra principalmente sul soggetto.  1 ) Ti sta benissimo  la divisa   2) Non c’entri niente  tu !  3) Che faccio  io ?  4) I migliori eravate  voi  / ai rigori avreste vinto  voi !
Il  che  polivalente Il  che  polivalente  è un connettivo generico con molte funzioni. Ma il che polivalente NON va confuso con: 1) il che atto a congiungere una completiva soggettiva: È  bene che Mario faccia le proprie esperienze 2) una completiva oggettiva: Mario dice che studierà di più 3)una relativa: Le cose che ti ho detto sono vere
Le quattro funzioni del  che  polivalente Al  che  polivalente sono attribuite quattro funzioni, vale  a dire: il  che  con valore temporale; il  che  atto a congiungere le due parti di una frase scissa; il  che  con apparente funzione di soggetto o di complemento oggetto; il  che  sostitutivo di una congiunzione finale, consecutiva o causale.
Il  che  polivalente con funzione temporale Il  che  con valore temporale ( 2 ) è equivalente a “in cui”, “dal momento in cui”, “dal momento che”. Esempio: La sera  in cui  ti ho incontrato... La sera  che  ti ho incontrato...
Il  che  polivalente atto a congiungere le due parti di una frase scissa È   una vita  che  tu e Franco vi mettete insieme e vi lasciate
Il  che  polivalente con apparente funzione di soggetto o di complemento oggetto 1 )  La valigia  che  ci ho messo i libri per 2 )  La valigia  nella quale  ho messo i libri.
Il  che  sostitutivo di una congiunzione finale, consecutiva o causale 1)  aspetta  che  te lo spiego 2)  oh:: non fa’ lo spiritoso /  che  in tredici giorni sono sedici squadre  3)  vabbe’ va! / andiamo! /  che  sennò facciamo tardi  4)  non farci caso /  che  si è già montato la testa  5)  ma  che  abbiamo giocato / al San Paolo
Enunciati a tema libero o sospeso Il costrutto a tema libero o sospeso è formato da un costituente con apparente funzione di soggetto, collocato a inizio di frase, seguito da una costruzione non congruente e senza collegamento pronominale: Io (per me, quanto a me) la mia gamba mi fa male. Gli asparagi adesso non è stagione.
Il lessico
Voci dell’italiano dell’uso medio: elementi lessicali che svolgono funzione sintattica ci vuole   e  ci vogliono  per  occorrono si capisce  per  certamente ,  ovvio si vede che  per  è probabile ,  si può supporre mi sa  per  penso lo stesso  per  allo stesso modo ,  ugualmente  ( fa  lo stesso ;  è venuto  lo stesso  a trovarmi ) sennò  per  altrimenti per forza  per  obbligatoriamente affatto  e  assolutamente  usati con significato negativo specie nelle risposte solo che  per  tuttavia ,  però
Voci dell’italiano dell’uso medio faccia  per  volto pigliare  per  prendere pure  per  anche arrabbiarsi  per  adirarsi adesso  per  ora certo  per  un dato tipo di  ( certe  persone ,  certe  volte ) combinare  per  provocare  o  realizzare scocciare  e  seccare  per  annoiare  o  dare fastidio canagliata mascalzonata ciao
Voci dell’italiano dell’uso medio:  registri espressivi o sottocodici fregare  per  ingannare  o  rubare fregatura scassare  per  guastare ,  rompere rompiscatole  e  rottura di scatole ficcanaso attaccabrighe attaccabottoni tirapiedi casino  per  confusione  (e  incasinare )
Voci dell’italiano dell’uso medio:  registri espressivi o sottocodici incavolarsi  e  incazzarsi  per  arrabbiarsi carognata fifa imbranato  per  incapace ,  impacciato beccare  per  cogliere   in fallo ,  catturare acchiappare scarpinare  per  camminare a lungo e con fatica sacramentare  per  bestemmiare mollare  per  lasciare sbolognare  per  dare via  o  togliersi di torno sputtanare  per  rovinare il buon nome spompato  per  fiacco
Voci dell’italiano dell’uso medio: espressioni gergali (specie giovanile) grana  per  denaro soffiata  per  rivelazione segreta seminare   qualcuno  per  superarlo ,  lasciarlo indietro gasare  per  eccitare fuso  per  svigorito ,  distrutto figo  e  fichissimo  per  di ottima qualità
Voci dell’italiano popolare L’italiano regionale popolare è «caratterizzato da peculiarità locali e interferenza dal dialetto (vale a dire marcato in diatopia)». Tale varietà è tipica «dei parlanti poco colti o incolti» e viene adoperata tanto nello scritto quanto nel parlato.  malapropismi :  televisore al  magma  per  televisore al  plasma autobilancia   per  autombulanza popolarismi semantici insegnare  per  imparare
5. La testualità Un testo può essere considerato come un “tessuto linguistico” dotato di una trama e di un ordito, caratterizzato da alcune e fondamentali caratteristiche.
Il parlato: i segnali discorsivi I segnali discorsivi hanno la funzione di riempire le pause d’esitazione e di pianificazione ( allora ,  ecco ,  dunque ,  per così dire ,  diciamo   così ,  una specie di ,  in qualche modo ). Lorenzo: Posso ordinare? Elena: Piano piano / perché sei il mio primo cliente /  eh ? Lorenzo:  Allora  un caffè decaffeinato / caldo / in tazza fredda o / tiepido in tazza calda
Il parlato: i demarcativi I demarcativi segnalano: 1) l’inizio (presa di turno):  allora ,  bene ,  ecco ,  dunque 2) la conclusione e la cessione di turno nonché l’inizio e la fine di sottounità:  no ,  capito ,  chiaro ,  vero 3) conseguenze e conclusioni:  così ,  quindi ,  insomma ,  comunque 4) aggiunta di un nuovo argomento ad apertura di enunciato:  ma  ed  e
Il parlato: i fatismi I fatismi servono a mantenere e a gestire il contatto con l’interlocutore in tre modi: se ne attira l’attenzione:  senti ,  scusa ,  ascolta ,  guarda se ne tiene viva l’attenzione:  figurati ,  immaginati se ne sollecita il consenso:  no ?  vero ?  capisci ?
La microprogettazione: pause d’esitazione e di programmazione Le  pause d’esitazione  (per reticenza) indicano «una difficoltà ben localizzabile nella costruzione micro-strutturale del discorso». Sono particolarmente frequenti quando il personaggio vive stati emozionali particolarmente forti. I es. Franco: Allora  (--)  come stai¦ Maria: Bene  (--)  niente!  (--)  una sciocchezza! (I puntata, 10/07/2002). Le  pause di programmazione  vengono adoperate principalmente per rendere le pause del parlato spontaneo, (come se l’attore tentasse di strutturare un pensiero, un’idea, un concetto, ecc.) II es. Renato: Eh! (-) il servizio rallenta anche stamattina¦ Raffaele: Rallenta¦ io propr-  (-)  proprio perché lavoro  (-)  io ho bisogno di carburante!
La microprogettazione: discorso simultaneo e false partenze Il discorso simultaneo  si verifica nel caso in cui i parlanti A e B parlino contemporaneamente, e la sua lunghezza può variare da una singola parola a un intero enunciato. I es. Renato: Ah! / ho capito perché il Barcellona non va a fare la coppa dei Campioni! / perché si è iscritto al tuo torneo! / ah! ah! ah!  < abbi pazienza!> Raffaele:  < Oh:: non fa lo>   spiritoso / che in tredici giorni sono sedici squadre! / dico / sedici squadre! / più di quindici / meno di diciassette! /   <capito a me!> Renato:  < ‘O pallone è>  a cchiu’ bella cosa! (--) capito a me! (--) vedi che titolo!
La microprogettazione: discorso simultaneo e false partenze Le  false partenze  si verificano attraverso l’interruzione di uno dei due partecipanti (quando cioè B ottiene il turno e A non riesce a completare l’enunciato).  es.   A: Chi l’ha mai detto queste cose? / come? B: Tu l’hai detto! tu l’hai detto! hai detto pure che non ho l’eta:: /  e  quindi A:  Ah!  (-) ho de::tto  (--) ah! (-) ma l’ho detto per scherzo!
La microprogettazione: i mutamenti di progetto È possibile distinguere due tipi fondamentali di mutamento di progetto, e cioè: mutamenti di progetto sintattico : si verifica «per costituzione di costruzione sintattica, che può avvenire per selezione di un elemento lessicale presumibilmente sinonimo (spesso con reggenza differente rispetto al primo, producendo una frattura sintattica -> anacoluto ) es.  Com’è  combinata  /  composta  la tua famiglia? es.  Io voglio soltanto riavere Davide (--) ho usato certi termini  perché spero (--) se qualcuno sta nascondendo Anna (--) abbia il cuore di ripensarci   mutamenti di progetto semantico : es. Laura  non mi piace  / cioè  non è il mio tipo …

italiano neostandard

  • 1.
    “ Nei beitempi in cui ero studente a Venezia, ogni mattina recandomi a lezione dovevo passare per il Ponte del Cristo: non lontano un vecchio crocifisso nero spiegava a chiare note le ragioni del nome […] se un grammatico d’antico stampo avesse tentato d’includere quel nome nelle sue caselle, forse avrebbe un po’ riluttato. Ponte del Cristo: nome proprio o nome comune? Cristo: nome proprio o nome comune?” B.Migliorini, Dal nome proprio al nome comune , Olschki, 1968
  • 2.
    “ In altritermini in quell’unica categoria che è il linguaggio non è possibile fissare altre categorie, bensì distinzioni pratiche […]. Non si vuol più definire con la pretesa d’incasellare tutto, ma si tenta di illustrare i gruppi di fenomeni nei loro aspetti particolarmente salienti, in modo che sia possibile poi di raccostare a quei gruppi anche fenomeni che si presentino meno tipicamente caratterizzati”. B.Migliorini, Dal nome proprio al nome comune , Olschki, 1968
  • 3.
    Il repertorio linguisticodegli italiani (Berruto 1993)
  • 4.
    Italiano standard Italianodell’uso medio Italiano neostandard Italiano senza aggettivi (A. Castellani 1991)
  • 5.
    l’italiano standard èla varietà di lingua che viene assunta, anche implicitamente, come modello da tutti i parlanti e gli scriventi e che viene prescritta come esemplare nell’insegnamento è privo di coloritura regionale a tutti i livelli, incluso quello fonetico ha un notevole prestigio ed è tradizionalmente riservato agli usi scritti più “nobili” e formali come quello intellettuale, scientifico, letterario e burocratico
  • 6.
    L’italiano standard può essere considerato come una varietà: «neutra», vale a dire non marcata rispetto ai parametri di variazione diamesica, diastratica, diafasica e diatopica; «normativa», vale a dire l’italiano insegnato a scuola; «normale», cioè la varietà di lingua usata dai parlanti colti.
  • 7.
    F. Sabatini, L'&quot;Italiano dell'uso medio&quot; : una realtà tra le varietà linguistiche italiane , in G. Holtus-E. Radtke (a cura di), Gesprochenes Italienisch in Geschichte und Gegenwart , Tübingen, Gunter Narr, 1985, pp. 154-84.
  • 8.
    Modello teorico diSabatini Usi parlati e scritti di media formalità Tratti esistenti da sempre ma “sommersi” dalla norma Tratti riemersi attraverso scambi più fitti in una società più omogenea e attraverso i mezzi di comunicazione di massa
  • 9.
    35 tratti individuatida Sabatini tra i livelli fonetico; morfologico; morfosintattico; sintattico; lessicale
  • 10.
    Sabatini F.,1985,<<“ Italianodell’uso medio”: una realtà tra le varietà linguistiche italiane >> Fonologia Annullamento distinzione tra vocali chiuse ed aperte Annullamento tra “S” sorda (casa, asino, naso) e “S” sonora (rosa, asilo, fusione) Raddoppiamento fonosintattico poco avvertito ( da ccasa, dove vvai ) Uso raro della “i” prostetica davanti al nesso iniziale “S” + consonante , dopo una parola con finale in consonante (per iscritto) Le forme “ad”, “ed” vengono limitate ai casi di incontro con la stessa vocale (scrivo ad Anna) L’elisione e il troncamento sono molto più rari (ch’io sappia, far ombra) La regola del dittongo mobile è andata persa ( suono e sonare )
  • 11.
    Ad,ed,od eufoniciOggigiorno mentre le forme ed e ad sono ancora usate da un buon numero di parlanti, od viene considerato arcaico e per questo ignorato dalla maggior parte dei parlanti. Le forme in ad e ed , limitate ai casi di incontro con la stessa vocale, rappresentano uno dei tratti essenziali e caratterizzanti dell’italiano dell’uso medio. Silvia: Io ed Eleonora non andiamo d’accordo! Maria: Ho detto ad Anna di aspettarmi...
  • 12.
    Tratti morfologici Aumentodelle forme aferetiche ( ‘sto per questo, ‘Tonio per Antonio, ‘gnorsì per signorsì ) Uso di “questo” e “quello” in modo generico (questo non è vero, quello che è giusto è giusto)
  • 13.
    I pronomi dimostrativi questo , codesto e quello Questo , codesto e quello sono gli aggettivi e i pronomi dimostrativi per eccellenza dell’italiano e designano un oggetto da tre diversi punti di vista: questo = vicinanza a chi parla codesto = lontano da chi parla ma vicino a chi ascolta quello = lontano da chi parla e da chi ascolta Tuttavia, l’uso del sistema dimostrativo tripartito non ha una diffusione uniforme in italiano, e anzi è generalmente limitato, tanto per lo scritto, quanto per il parlato, alla sola Toscana, alla tradizione letteraria italiana e all’uso amministrativo e burocratico.
  • 14.
    I pronomi dimostrativiin funzione di neutro Un tratto importante dell’italiano dell’uso medio è il pronome dimostrativo in funzione di neutro. Il pronome usato come neutro ha la funzione di richiamare un sintagma, un’espressione, un’intero enunciato es. Alessandro: tu non mi ami più ! Anna: questo non l’ho mai detto!
  • 15.
    I dimostrativi ‘rafforzati’Nell’italiano dell’uso medio trovano buona accoglienza le forme dei dimostrativi questo e quello rafforzate da qui e lì. Questo qui proprio non mi piace Quest ’ uomo qui non mi convince Quello lì è davvero un mascalzone Quella casa lì è veramente bellissima
  • 16.
    2. Morfologia emorfosintassi Per morfologia si intende quella parte della linguistica che analizza la struttura e la forma delle parole ed i processi che intervengono nella loro formazione e trasformazione. La morfosintassi riguarda tutte le relazioni tra la forma e la funzione, cioè tra la forma e il suo uso in unione con altre parole. es. morfologia = lui è un pronome personale singolare e maschile es. morfosintassi = l’uso di lui viene considerato non solo in funzione di complemento diretto e indiretto ( vedo lui , vado da lui ), ma anche come soggetto accanto a egli ( lui non mi capisce vs egli non mi capisce )
  • 17.
    Egli ed ella vs lui e lei In italiano i pronomi di terza persona singolare sono egli ed ella , lui e lei , esso ed essa . La norma prescrive l’uso di egli ed ella con funzione di soggetto, mentre l’uso di lui e lei quando svolgano funzione di complemento. Tuttavia, la coppia egli ed ella oggigiorno appare in netto regresso rispetto a lui e lei , che tendono a essere i pronomi personali soggetto in ogni tipo di parlato, anche formale, e nelle scritture che rispecchiano atti comunicativi reali.
  • 18.
    Lui e lei in funzione di soggetto Elena: allora gliel’ho chiesto e lei è praticamente impazzita (11/07/2002). Franco: teme che abbiamo il telefono sotto controllo! Lei (Un posto al sole, 12/07/2002). Ornella: Lei non aveva le spalle tanto forti da poter sopportare tutte queste batoste (13/07/2002). Assunta: Lui le prime volte piangeva (17/07/2002), Beatrice: Lei ha detto che non viene nessuno per oggi (20/07/2002).
  • 19.
    Gli per le, loro Il pronome personale atono gli , forma pronominale dativale, ha oggigiorno un uso generalizzato ed è impiegato in modo assai ampio in tutti i suoi valori: a lui , a lei , a loro , tanto per il maschile, quanto per il femminile.
  • 20.
    Gli per lei/loro Uso di gli per a lei: Viola: si! l’ho vista, gli ho anche parlato ( Un posto al sole , 18/09/2002) Uso di gli per a loro: Michele: ho visto Raffaele e Renato e gliel’ ho detto che no- che non potevo giocare nella loro squadra... ( Un posto al sole , 11/07/2002)
  • 21.
    Fenomeni di ridondanzapronominale Tra i fenomeni di ridondanza pronominale si ricorderà il caso di a me mi , a te ti , di questo ne . Il primo elemento a me equivale a “per quanto riguarda me”, e rappresenta pertanto il tema, sul quale si svolge poi il discorso o rema. A me questa storia non mi convince Di questa storia ne parliamo domani A te ti hanno detto di aspettare A voi non vi piace proprio per niente
  • 22.
    Ci attualizzanteL’uso della particella ci con funzione attualizzante, ovvero con funzione di semplice rinforzo semantico e fonico alle forme verbali, è particolarmente diffusa con i verbi che seguono: Ci + entrare Ma ora questo che c ’entra? Ci + capire Non ci capisco più niente vs Non capisco più niente Ci + credere Non ci credo
  • 23.
    Ci attualizzanteCi + vedere È da un po’ che non ci vedo più come una volta… Questa faccenda non mi piace / non ci vedo chiaro Ci + avere Ci ho tanti soldi vs Ho tanti soldi Non c’ ha il coraggio di dirmi la verità vs Non ha il coraggio di dirmi la verità Ci + sentire Non ci sente più bene come una volta vs Non sente più bene come una volta Ci + vedere Non ci vede più bene come una volta vs Non vede più bene come una volta
  • 24.
    Risalita del cliticoLa risalita del clitico (pronome atono) si verifica di solito con l’imperativo negativo es. non ti preoccupare per non preoccupar ti con i verbi modali ( potere , dovere , sapere , volere , ecc.) es. te lo dovevo dire per dovevo dir telo es. ti volevo parlare per volevo parlar ti
  • 25.
    Le forme elativeLe forme elative esprimono la massima gradazione intensiva attraverso gli avverbi assolutamente , notevolmente , particolarmente , straordinariamente , meravigliosamente o attraverso le forme super , ultra , extra . E’ un tipo super carino Questa maglietta è super Sei davvero ultra intelligente!
  • 26.
    Il superlativo delsostantivo Il superlativo del sostantivo, ovvero la ripetizione dello stesso sostantivo al fine di determinare ed esaltare il significato della parola, è indubbiamente un procedimento che «risale indietro di qualche secolo» (Sabatini 1985). Inoltre, il fenomeno è «certamente molto vivo e produttivo nella lingua di oggi». es. vorrei un caffè caffè es. questa è una macchina macchina
  • 27.
    Niente infunzione aggettivale Un tratto tipico dell’italiano dell’uso medio è l’uso di niente in funzione aggettivale, in unione cioè con un sostantivo «che permette di realizzare un tipo di espressione partitivo-negativa particolarmente efficace e di largo impiego», come negli esempi che seguono: es. Ragazzini, niente imbrogli! es. Niente biscottini! es. Sara (-) se non fai la brava niente paghetta settimanale!
  • 28.
    Allora comenesso consecutivo Allora è tradizionalmente un avverbio di tempo. Tuttavia, nell’italiano dell’uso medio, viene spesso adoperato «con valore non temporale ma consecutivo», oppure come «elemento riassuntivo e conclusivo che introduce o segue domande, ordini, affermazioni categoriche», col significato di insomma , stando così le cose , e dunque come «avverbio frasale che funge da segnale demarcativi del discorso». es. Allora , chiudi tutto e partiamo. es. A llora non ci preoccupiamo!
  • 29.
    Giustapposizione di duesostantivi Tra i procedimenti di formazione delle parole è particolarmente interessante il fenomeno di giustapposizione del nome + nome (uno dei due nomi funge infatti da determinatore dell’altro, così come un aggettivo può determinare il nome). La funzione aggettivale è generalmente svolta dal secondo elemento. Tale procedimento è tipico dell’italiano dell’uso medio, e oggi «presenta ormai una grande varietà di tipi». es. treno lampo es. marito modello es. treno merci es. fine mese
  • 30.
    I pronomi interrogativi che cosa , che , cosa Il pronome interrogativo che cosa oggigiorno viene sempre più sostituito dal settentrionale cosa , o dal meridionale che . Che cosa ha detto? (forma standard) Che ha detto? Cosa ha detto?
  • 31.
    Indicativo e congiuntivo L’indicativo, oltre a essere il modo della realtà e dell’obbiettività, è anche il modo fondamentale delle frasi semplici. Inoltre, nell’italiano contemporaneo è il modo verbale che resiste meglio. L’indicativo oggigiorno tende infatti a prevalere sul congiuntivo.
  • 32.
    Indicativo pro congiuntivo Renato: Io penso che / che il papà di Azzurra è un uomo sempre pieno d’impegni... Se andavi ad allenarti non ti sarebbe successo niente
  • 33.
    Presente pro futuro Molto frequente è anche l’uso del presente al posto del futuro. L’idea della posteriorità dell’azione rispetto al tempo dell’enuciazione è espressa mediante un avverbio di tempo: Domani vado in Facoltà per cercare i libri che mi servono
  • 34.
    Imperfetto con valoremodale L’imperfetto presenta, soprattutto nel parlato, molti usi che ne trascendono la valenza temporale, assumendo funzioni “modali”. Le principali funzioni modali dell’imperfetto sono: l’imperfetto ipotetico (al posto del congiuntivo) Facevi meglio a stare zitto per Avresti fatto meglio a stare zitto
  • 35.
    Tratti morfosintattici: sistemaverbale USI MODALI DELL’ IMPERFETTO INDICATIVO: Nelle ipotetiche dell’irrealtà es: se tu studiavi potevi superare l’esame ; Nelle espressioni controfattuali: Es: glielo portavo io il caffè [detto dal barista al cliente che si è servito da solo] Nel discorso riportato per segnalare il futuro nel passato Es. e Haydn pensava che era lui […] a morire
  • 36.
    Uso modale dell’imperfettoImperfetto ipotetico (al posto del condizionale) Es: Facevi meglio a stare zitto Imperfetto irreale ( ho sognato che mangiavo dei dolci) Imperfetto ludico ( Facciamo che tu eri cappucetto rosso e io il lupo) Imperfetto attenuativo (o di cortesia) ( Volevo un’informazione) Imperfetto di pianficazione ( cosa fai domani? Domani andavo in biblioteca )
  • 37.
    Imperfetto con valoremodale l’imperfetto irreale (“onirico”), tipico dei sogni e delle situazioni immaginarie Ho sognato che mangiavamo dei dolci Imperfetto fantastico , in cui l’evento immaginario crea un mondo possibile. A: Peccato che non ci siamo portati via quella insegna B: Già, e poi passava un vigile e ci arrestava l’imperfetto ludico, usato dai bambini Tu eri il lupo e io Cappuccetto Rosso
  • 38.
    Tratti morfosintattici: sistemaverbale USO ATTENUATIVO DELL’IMPERFETTO (perde il valore di passato): Formule di cortesia (es: volevo un caffè Attenuativi generici (es: dopo l’esame della mia collega volevo concordare l’esami di linguistica Espressioni di intenzione e previsione (anche per eventi futuri). Es: facevo storia della lingua a giugno (vorrei fare); partiva stasera (e/ era previsto che…)
  • 39.
    Imperfetto con valoremodale l’imperfetto attenuativo di cortesia al posto del condizionale o dell’indicativo presente A: Cosa desidera? B: Volevo un etto di prosciutto l’imperfetto di pianificazione, in riferimento a un’azione ancora non verificatasi ma precedentemente programmata A: Cosa fai domani? B: Domani andavo in biblioteca
  • 40.
    Il futuro semplicecon valore epistemico Attraverso il futuro epistemico (o suppositivo) è possibile descrivere un avvenimento contemporaneo in forma incerta, dubitativa o ipotetica. Si tratterebbe cioè di un futuro che ha più un uso modale che temporale. I es. Angela: io non ho proprio idea di chi possa essere Assunta: Ci sarà scritto dentro! guardiamo/,/ II es. Giò: Si sarà preso una pausa III es. Renato: Sarà un altro trenta
  • 41.
    Costruzione riflessiva apparenteo di affetto La costruzione riflessiva apparente o di affetto è una costruzione con un verbo pronominale che indica una forte partecipazione affettiva o di interesse. Tale costruzione inoltre è frequentissima con i verbi mangiare e bere (e loro sinonimi) e con gli altri verbi che indicano azioni o atteggiamenti implicanti effetti sulla persona del soggetto. Luca si è mangiato mezza torta Verso le undici mi bevo un caffé Valerio si vede un film in televisione Aldo si legge un bel libro
  • 42.
    La sintassi delperiodo Monoproposizionalità Paratassi (o coordinazione): sindetica, asindetica (o giustapposizione), polisintetica Ipotassi: subordinazione di I, II e II grado Stile nominale
  • 43.
    Monoproposizionalità La proposizioneè definibile come l’unità di base della sintassi, all’interno di un periodo. La monoproposizionalità si riferisce appunto all’uso, nello scambio dialogico tra due o più persone, di una sola proposizione. I es. A: Come va? B: Bene II es. A: Che cosa fai? B: Sto lavorando
  • 44.
    La frase nominalee lo stile nominale La frase nominale è una frase priva di un verbo in funzione di predicato. Le frasi nominali, molto comuni soprattutto nella scrittura giornalistica, rientrano nel cosiddetto stile nominale, una modalità sintattica che privilegia i nomi rispetto ai verbi. Ieri follia al mercato
  • 45.
    La sintassi marcataI fenomeni di sintassi marcata scardinano l’ordine non marcato delle parole o «dei costituenti di frase», dando luogo a un ordine dei costituenti diversi rispetto a quello tipico per l’italiano.
  • 46.
    I fenomeni disintassi marcata Tra i fenomeni di sintassi marcata di grande interesse sono: le dislocazioni a destra e a sinistra; le frasi scisse; Il che polivalente; c’è presentativo; enunciati a tema libero o sospeso; posposizione del soggetto al predicato.
  • 47.
    La dislocazione asinistra La dislocazione a sinistra è un fenomeno di segmentazione «con tematizzazione (a sinistra) del dato “noto” assunto come “tema”, e ripresa di esso mediante un pronome nella frase che predica “l’informazione nuova”, cioè il “rema”: Non ho mai detto queste parole Queste parole non le ho mai dette La dislocazione a sinistra ( 2 ) porta a “tema” l’elemento dislocato a sinistra (posto cioè all’inizio dell’enunciato), che viene ripreso da un pronome atono.
  • 48.
    La dislocazione asinistra Tu l’ età non ce l ’ hai mai avuta Tutte le cose che ci siamo promesse le ho mantenute Le insalate però le so condire Io dico che nonostante tutto Anna la testa non l ’ ha persa E il ginocchio te lo sei dimenticato? E questo problema sono io che devo risolver lo I miei segnali te l ’ ho sempre mandati
  • 49.
    La dislocazione adestra Nella dislocazione a destra ( 2 ) l’oggetto o il complemento è spostato dalla sua posizione canonica all’interno della frase, sicché esso viene posto alla fine dell’enunciato ed anticipato da un pronome clitico: Vuoi sapere la verità? Vuoi saper la la verità? Inoltre, con la dislocazione a destra si riprende con un nome pieno il referente del pronome già utilizzato nel contesto precedente, come per chiarire ed esplicitare il riferimento che non è risultato chiaro.
  • 50.
    La dislocazione adestra ce l ’ hai solo per bellezza la chitarra ? e tu lo vuoi un bis ? lo vedi questo signore qua ? ma scusa! non te li puoi permettere i ricambi originali ? questi quando ce la rimandano un’altra volta la troupe ?
  • 51.
    Le frasi scisseLa frase scissa o spezzata ( 2 ) prevede la messa in rilievo di un elemento che viene a costituire una unità frasale, cioè la “testa”, costruita col verbo essere , che mette in forte rilievo il “nuovo”, seguita da un’altra unità frasale, ovvero il complemento, introdotto da un falso che relativo, nel quale è contenuto il “noto”: Mario canta ; È Mario che canta
  • 52.
    Le frasi scisseForse è l’unica possibilità che ci resta È il pensiero che conta Sono io che dovrei ringraziarti Questi è te che vogliono Sono io che dovrei ringraziarti
  • 53.
    C’è presentativoIl c’è presentativo ( 2 ) è una costruzione molto diffusa nell’italiano contemporaneo. E’ costituita da un c’è desemantizzato (molto diverso dal normale significato del verbo esserci ) che introduce un sintagma nominale specificato da una (pseudo) relativa esplicativa, come nel seguente esempio: Un gatto gioca nel giardino C’è un gatto che gioca nel giardino
  • 54.
    C’è presentativoIl c’è presentativo funziona da segnale rematico, serve cioè a spezzare una frase politematica (“Un gatto gioca nel giardino”) in due blocchi monotematici più semplici ( C’è un gatto che gioca nel giardino). Attraverso la distribuzione dell’informazione su due frasi si evita che una frase contenga troppa informazione nuova, facilitando tanto la codificazione che la decodificazione.
  • 55.
    Posposizione del soggettoTra i procedimenti d’enfasi di natura sintattica occupa un posto rilevante la posposizione del soggetto al predicato ( 2 ), cioè il procedimento attraverso il quale, nel parlato, l’ordine non marcato della frase, Soggetto-Verbo-Complemento, viene totalmente scardinato. Mario canta Canta Mario
  • 56.
    Posposizione del soggettoLa posposizione del soggetto tende a enfatizzare su Mario, per cui l’informazione nuova si concentra principalmente sul soggetto. 1 ) Ti sta benissimo la divisa 2) Non c’entri niente tu ! 3) Che faccio io ? 4) I migliori eravate voi / ai rigori avreste vinto voi !
  • 57.
    Il che polivalente Il che polivalente è un connettivo generico con molte funzioni. Ma il che polivalente NON va confuso con: 1) il che atto a congiungere una completiva soggettiva: È bene che Mario faccia le proprie esperienze 2) una completiva oggettiva: Mario dice che studierà di più 3)una relativa: Le cose che ti ho detto sono vere
  • 58.
    Le quattro funzionidel che polivalente Al che polivalente sono attribuite quattro funzioni, vale a dire: il che con valore temporale; il che atto a congiungere le due parti di una frase scissa; il che con apparente funzione di soggetto o di complemento oggetto; il che sostitutivo di una congiunzione finale, consecutiva o causale.
  • 59.
    Il che polivalente con funzione temporale Il che con valore temporale ( 2 ) è equivalente a “in cui”, “dal momento in cui”, “dal momento che”. Esempio: La sera in cui ti ho incontrato... La sera che ti ho incontrato...
  • 60.
    Il che polivalente atto a congiungere le due parti di una frase scissa È una vita che tu e Franco vi mettete insieme e vi lasciate
  • 61.
    Il che polivalente con apparente funzione di soggetto o di complemento oggetto 1 ) La valigia che ci ho messo i libri per 2 ) La valigia nella quale ho messo i libri.
  • 62.
    Il che sostitutivo di una congiunzione finale, consecutiva o causale 1) aspetta che te lo spiego 2) oh:: non fa’ lo spiritoso / che in tredici giorni sono sedici squadre 3) vabbe’ va! / andiamo! / che sennò facciamo tardi 4) non farci caso / che si è già montato la testa 5) ma che abbiamo giocato / al San Paolo
  • 63.
    Enunciati a temalibero o sospeso Il costrutto a tema libero o sospeso è formato da un costituente con apparente funzione di soggetto, collocato a inizio di frase, seguito da una costruzione non congruente e senza collegamento pronominale: Io (per me, quanto a me) la mia gamba mi fa male. Gli asparagi adesso non è stagione.
  • 64.
  • 65.
    Voci dell’italiano dell’usomedio: elementi lessicali che svolgono funzione sintattica ci vuole e ci vogliono per occorrono si capisce per certamente , ovvio si vede che per è probabile , si può supporre mi sa per penso lo stesso per allo stesso modo , ugualmente ( fa lo stesso ; è venuto lo stesso a trovarmi ) sennò per altrimenti per forza per obbligatoriamente affatto e assolutamente usati con significato negativo specie nelle risposte solo che per tuttavia , però
  • 66.
    Voci dell’italiano dell’usomedio faccia per volto pigliare per prendere pure per anche arrabbiarsi per adirarsi adesso per ora certo per un dato tipo di ( certe persone , certe volte ) combinare per provocare o realizzare scocciare e seccare per annoiare o dare fastidio canagliata mascalzonata ciao
  • 67.
    Voci dell’italiano dell’usomedio: registri espressivi o sottocodici fregare per ingannare o rubare fregatura scassare per guastare , rompere rompiscatole e rottura di scatole ficcanaso attaccabrighe attaccabottoni tirapiedi casino per confusione (e incasinare )
  • 68.
    Voci dell’italiano dell’usomedio: registri espressivi o sottocodici incavolarsi e incazzarsi per arrabbiarsi carognata fifa imbranato per incapace , impacciato beccare per cogliere in fallo , catturare acchiappare scarpinare per camminare a lungo e con fatica sacramentare per bestemmiare mollare per lasciare sbolognare per dare via o togliersi di torno sputtanare per rovinare il buon nome spompato per fiacco
  • 69.
    Voci dell’italiano dell’usomedio: espressioni gergali (specie giovanile) grana per denaro soffiata per rivelazione segreta seminare qualcuno per superarlo , lasciarlo indietro gasare per eccitare fuso per svigorito , distrutto figo e fichissimo per di ottima qualità
  • 70.
    Voci dell’italiano popolareL’italiano regionale popolare è «caratterizzato da peculiarità locali e interferenza dal dialetto (vale a dire marcato in diatopia)». Tale varietà è tipica «dei parlanti poco colti o incolti» e viene adoperata tanto nello scritto quanto nel parlato. malapropismi : televisore al magma per televisore al plasma autobilancia per autombulanza popolarismi semantici insegnare per imparare
  • 71.
    5. La testualitàUn testo può essere considerato come un “tessuto linguistico” dotato di una trama e di un ordito, caratterizzato da alcune e fondamentali caratteristiche.
  • 72.
    Il parlato: isegnali discorsivi I segnali discorsivi hanno la funzione di riempire le pause d’esitazione e di pianificazione ( allora , ecco , dunque , per così dire , diciamo così , una specie di , in qualche modo ). Lorenzo: Posso ordinare? Elena: Piano piano / perché sei il mio primo cliente / eh ? Lorenzo: Allora un caffè decaffeinato / caldo / in tazza fredda o / tiepido in tazza calda
  • 73.
    Il parlato: idemarcativi I demarcativi segnalano: 1) l’inizio (presa di turno): allora , bene , ecco , dunque 2) la conclusione e la cessione di turno nonché l’inizio e la fine di sottounità: no , capito , chiaro , vero 3) conseguenze e conclusioni: così , quindi , insomma , comunque 4) aggiunta di un nuovo argomento ad apertura di enunciato: ma ed e
  • 74.
    Il parlato: ifatismi I fatismi servono a mantenere e a gestire il contatto con l’interlocutore in tre modi: se ne attira l’attenzione: senti , scusa , ascolta , guarda se ne tiene viva l’attenzione: figurati , immaginati se ne sollecita il consenso: no ? vero ? capisci ?
  • 75.
    La microprogettazione: paused’esitazione e di programmazione Le pause d’esitazione (per reticenza) indicano «una difficoltà ben localizzabile nella costruzione micro-strutturale del discorso». Sono particolarmente frequenti quando il personaggio vive stati emozionali particolarmente forti. I es. Franco: Allora (--) come stai¦ Maria: Bene (--) niente! (--) una sciocchezza! (I puntata, 10/07/2002). Le pause di programmazione vengono adoperate principalmente per rendere le pause del parlato spontaneo, (come se l’attore tentasse di strutturare un pensiero, un’idea, un concetto, ecc.) II es. Renato: Eh! (-) il servizio rallenta anche stamattina¦ Raffaele: Rallenta¦ io propr- (-) proprio perché lavoro (-) io ho bisogno di carburante!
  • 76.
    La microprogettazione: discorsosimultaneo e false partenze Il discorso simultaneo si verifica nel caso in cui i parlanti A e B parlino contemporaneamente, e la sua lunghezza può variare da una singola parola a un intero enunciato. I es. Renato: Ah! / ho capito perché il Barcellona non va a fare la coppa dei Campioni! / perché si è iscritto al tuo torneo! / ah! ah! ah! < abbi pazienza!> Raffaele: < Oh:: non fa lo> spiritoso / che in tredici giorni sono sedici squadre! / dico / sedici squadre! / più di quindici / meno di diciassette! / <capito a me!> Renato: < ‘O pallone è> a cchiu’ bella cosa! (--) capito a me! (--) vedi che titolo!
  • 77.
    La microprogettazione: discorsosimultaneo e false partenze Le false partenze si verificano attraverso l’interruzione di uno dei due partecipanti (quando cioè B ottiene il turno e A non riesce a completare l’enunciato). es. A: Chi l’ha mai detto queste cose? / come? B: Tu l’hai detto! tu l’hai detto! hai detto pure che non ho l’eta:: / e quindi A: Ah! (-) ho de::tto (--) ah! (-) ma l’ho detto per scherzo!
  • 78.
    La microprogettazione: imutamenti di progetto È possibile distinguere due tipi fondamentali di mutamento di progetto, e cioè: mutamenti di progetto sintattico : si verifica «per costituzione di costruzione sintattica, che può avvenire per selezione di un elemento lessicale presumibilmente sinonimo (spesso con reggenza differente rispetto al primo, producendo una frattura sintattica -> anacoluto ) es. Com’è combinata / composta la tua famiglia? es. Io voglio soltanto riavere Davide (--) ho usato certi termini perché spero (--) se qualcuno sta nascondendo Anna (--) abbia il cuore di ripensarci mutamenti di progetto semantico : es. Laura non mi piace / cioè non è il mio tipo …