GESTIONE INFERMIERISTICA
DELL’INSUFFICIENZA
RENALE CRONICA
Dialisi extracorporea
Dialisi Peritoneale
e
Trapianto
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17/01/17 Lupattelli Marilena
•  Per poter
comprendere la
terapia che
sostituisce il
rene è
necessaria una
conoscenza di
base
dell’anatomia e
della fisiologia
renale.
17/01/17 Lupattelli Marilena
•  L’unità morfo-
funzionale del rene è
rappresentata dal
nefrone; ciascun rene
è composto di circa
un milione di nefroni,
ed ognuno dei quali è
formato dal glomerulo
e dal sistema dei
tubuli urinari.
17/01/17 Lupattelli Marilena
•  Nel glomerulo il
sangue viene filtrato e
da esso si forma la
cosiddetta “preurina”;
quest’ultima è, quindi,
un ultrafiltrato del
sangue pressoché
privo di proteine.
17/01/17 Lupattelli Marilena
•  Nel soggetto sano ogni
giorno si formano circa
150- 180 litri di preurina,
la quale viene
riassorbita nel sistema
dei tubuli renali
cosicché infine vengono
eliminati da 1 a 1,5 litri
di urina nel corso delle
ventiquattro ore.
17/01/17 Lupattelli Marilena
Il rene è
principalmente un
organo escretore,
ma svolge anche
altre funzioni
17/01/17 Lupattelli Marilena
Trattamenti sostitutivi
•  Le terapie sostitutive della funzione
renale sono attualmente
rappresentate da:
1.  Emodialisi o dialisi extracorporea
2.  Dialisi peritoneale o dialisi
intracorporea
3.  Trapianto renale
17/01/17 Lupattelli Marilena
17/01/17 Lupattelli Marilena
LA DIALISI
•  La dialisi consiste in un
processo fisico atto a separare
particelle in soluzione
attraverso la utilizzazione di
una membrana
semipermeabile.
•  Più semplicemente si può dire
che una soluzione contaminata
(il sangue carico di “sostanze
tossiche” dell’uremico) viene
depurata da una “soluzione di
lavaggio” (il dialisato) da cui è
separata tramite una
membrana semipermeabile.
17/01/17 Lupattelli Marilena
MEMBRANA
•  La membrana utilizzata per la dialisi è
permeabile solo a determinate
sostanze, essa si comporta come un
filtro, i cui pori hanno dimensioni
molecolari.
•  I meccanismi di trasporto attraverso
una membrana semipermeabile sono
17/01/17 Lupattelli Marilena
ULTRAFILTRAZIONE
•  La somma della
pressione negativa
applicata sul lato
dell’acqua della
membrana e della
pressione positiva
applicata sul lato
sangue
costituiscono la
pressione di
trasmembrana
Ultrafiltrato
Membrana
Pressione
17/01/17 Lupattelli Marilena
CONVENZIONE
•  Fenomeno
concomitante
dell’ultrafiltrazione. A
seconda delle
caratteristiche della
membrana, nel
processo di
ultrafiltrazione vengono
trasportati anche alcuni
tipi di soluti, questo
trasporto di sostanze si
chiama convenzione.
17/01/17 Lupattelli Marilena
OSMOSI
•  Passaggio della sola
acqua attraverso la
membrana
semipermeabile dal
sangue nel dialisato
maggiormente
concentrato,
secondo un
gradiente di
pressione osmotica
17/01/17 Lupattelli Marilena
DIFFUSIONE
•  La differenza di
concentrazione dei
soluti tra sangue e
dializzato determina
lo spostamento
delle molecole del
soluto dalla
soluzione più
concentrata a quella
meno concentrata
POTASSIO Potassio
17/01/17 Lupattelli Marilena
Emodialisi
17/01/17 Lupattelli Marilena
•  Solitamente viene eseguita in centri ospedalieri da personale esperto;
•  Consente depurazioni molto efficaci ma intermittenti (sedute
trisettimanali);
•  Per la sua esecuzione sono necessari:
•  Un accesso vascolare che garantisca elevati flussi di sangue (da 300 a
400 ml/min);
•  Una membrana semipermeabile (filtro) che divida il comparto ematico
dalla soluzione di dialisi;
•  Un’apparecchiatura di controllo e di regolazione del processo
emodialitico (monitor di dialisi)
•  Una soluzione dializzante (bagno di dialisi)
17/01/17 Lupattelli Marilena
IL PROCEDIMENTO DELLA DIALISI
•  I processi precedentemente descritti:
•  diffusione,
•  ultrafiltrazione,
•  convezione di soluti,
•  diffusione dell'acqua, secondo un gradiente osmotico,
•  hanno luogo anche nel dializzatore e sono, entro certi limiti,
modificabili.
•  Le sostanze che possono attraversare la membrana semipermeabile si
spostano secondo un gradiente di concentrazione, dal lato del sangue
al lato dell'acqua o viceversa, fino a quando si stabilisce un equilibrio
di concentrazione tra le due soluzioni.
17/01/17 Lupattelli Marilena
EMODIALISI
•  La prima applicazione clinica dell’emodialisi risale al 1943,
quando fu eseguita da Johan Willem Kolff. La sua
utilizzazione è entrata però nella normale routine del
trattamento dell’insufficienza renale terminale solo grazie
a Quinton e Scribner che per primi nel 1960, misero a
punto un accesso vascolare permanente che potesse
essere utilizzato più volte.
17/01/17 Lupattelli Marilena
•  Da allora sono stati
compiuti numerosi
progressi relativi
all’intero apparato per
emodialisi, cosicché non
è raro oggi incontrare nei
Centri Dialisi pazienti con
un’anzianità dialitica di
20-30 anni. L’emodialisi
viene tecnicamente
eseguita veicolando il
sangue del paziente,
spinto da una pompa
peristaltica attraverso tubi
di materiale plastico,
verso il filtro di dialisi
(linea arteriosa), per poi
reinfonderlo, depurato, al
paziente stesso (linea
venosa).
17/01/17 Lupattelli Marilena
IMPORTANZA DELL’ACCESSO
VASCOLARE
Uno dei presupposti per un buon esito del
trattamento dialitico è un accesso vascolare
ben funzionante, che consenta un agevole
accesso alla circolazione, abbia una lunga
durata con il minor numero di complicanze
e permetta una dialisi adeguata.
La mancanza di questo requisito è una delle
principali cause di morbilità e mortalità dei
pazienti in emodialisi.
17/01/17 Lupattelli Marilena
Il Dialysis Outcomes and Practice Patterns Study
(DOPPS) ha dimostrato che la fistola arterovenosa
(FAV) con vasi nativi è il tipo di accesso vascolare
privilegiato, e che per questo dovrebbe essere
l’opzione di prima scelta per tutti i pazienti che
necessitano dell’emodialisi.
17/01/17 Lupattelli Marilena
MONITORAGGIO DELL’ACCESSO
Ricircolo dell’accesso
–  Test dell’urea
–  Metodi di diluizione dell’indicatore
Misurazione della pressione venosa
–  Dinamica
–  Statica
Misurazione del flusso ematico
–  Metodi di diluizione dell’indicatore
–  Ecodoppler
–  Risonanza magnetica
Diagnostica per immagini
–  Esame ecografico
–  Angiografia
Ecografia intravascolare
Una volta costruito l’accesso,
è l’infermiere che ha il ruolo
più importante
17/01/17 Lupattelli Marilena
RUOLO DELL’INFERMIERE
L'approccio corretto a una FAV da parte del personale
infermieristico consiste innanzituto:
a) Nell’ispezione
b) Nella palpazione
c) Nel riconoscimento del flusso
d) Nella disinfezione
e) Nell’incannulamento
17/01/17 Lupattelli Marilena
Con l’obbiettivo di rilevare
•  Eventuali segni di flogosi sia sull'anastomosi
sia sui rami arterializzati
•  Eventuale presenza di formazioni
aneurismatiche (zone molto dilatate e con la
cute sovrastante di colore grigiastro non
dovrebbero essere punte);
•  Corretta o meno cicatrizzazione delle punture
pregresse;
•  Cresenza o meno di vibrazioni: si rileva
ponendo le dita o il palmo della mano
sull'anastomosi e sui vasi. Se oltre alla
vibrazione si apprezza anche una netta
pulsazione ciò deve far pensare alla presenza di
stenosi a valle.
17/01/17 Lupattelli Marilena
Molto importanti sono:
•  le procedure di puntura
•  e di tamponamento della fistola
NO CORRETTA
17/01/17 Lupattelli Marilena
•  Per salvaguardare la vita
della FAV occorre osservare
alcuni accorgimenti:
•  la FAV deve essere regolarmente
controllata dal paziente con la
palpazione e l’auscultazione del
fruscio (TRILL), la rilevazione di
alterazioni cutanee (iperemia,
tumefazione, ematomi, dolore);
•  l’arto su cui è stata eseguita la
fistola non può essere utilizzato
per rilevare la pressione arteriosa,
ne eseguire venipunture a scopo
diagnostico o terapeutico;
•  evitare traumatismi o
sollevamento di pesi con il
suddetto arto.
17/01/17 Lupattelli Marilena
•  Nella puntura della
fistola usare molta
attenzione e
ricordare:
•  praticare accurata
disinfezione;
•  eseguire puntura
veloce e decisa;
•  è consentito l’uso di
laccio emostatico;
•  alla rimozione degli
aghi, la
compressione deve
essere
adeguatamente
dosata in modo da
non occludere
completamente il
vaso;
•  eseguire adeguata
medicazione post -
dialisi
17/01/17 Lupattelli Marilena
CVC UTILIZZATI IN
EMODIALISI
In base all’uso dei CVC ed alla
permanenza prevista, possiamo
distinguere due tipi di cateteri:
Cvc non tunnellizzati
(temporanei)
Cvc tunnellizzati o
totalmente impiantati
(long-term)
17/01/17 Lupattelli Marilena
CVC NON TUNNELLIZZATI
(TEMPORANEI)
Le indicazioni per questo tipo di accesso ai vasi centrali sono
sostanzialmente tre:
•  insufficienza renale acuta (presumibilmente reversibile);
•  insufficienza renale cronica qualora non si abbia il tempo di attendere
la maturazione di una FAV o il consolidamento di un catetere
peritoneale;
•  altre patologie che richiedono una depurazione extracorporea del
sangue tramite emodialisi, plasmaferesi, emoperfusione
(avvelenameni) o somministrazione di farmaci mal tollerati dai vasi
periferici.
17/01/17 Lupattelli Marilena
CVC TUNNELLIZZATI
(PERMANENTI) O LONG-TERM
Quando la FAV è inattuabile
o può rappresentare un
alto rischio per la
sopravvivenza
dell’uremico, il nefrologo
ricorre all’inserimento di
un catetere in un vaso
centrale creando nel
contempo un tragitto
sottocutaneo prima della
sua fuoriuscita dalla cute
al fine di una permanenza
prolungata con i minori
rischi possibili di
complicazioni.
CATETERI VENOSI CENTRALICATETERI VENOSI CENTRALI
A PERMANENZAA PERMANENZA
TESIOTESIO
PERMCATHPERMCATH
ASH SPLITASH SPLIT
17/01/17 Lupattelli Marilena
Infermiere
Nella nostra realtà, l’obbiettivo condiviso
dall’èquipe infermieristica, medica e dal
paziente è quello di mantenere l’accesso
vascolare (CVC) nelle condizioni ottimali per
il trattamento emodialitico ed evitare
l’insorgere delle complicanze il più a lungo
possibile.
17/01/17 Lupattelli Marilena
I PRINCIPALI OBIETTIVI DELLA
GESTIONE DEL CVC
1.  Mantenimento del sistema chiuso;
2.  Mantenimento del sistema pervio
(prevenzione delle trombosi
endoluminali;
3.  Prevenzione del danneggiamento del
dispositivo;
4.  Prevenzione delle infezioni.
17/01/17 Lupattelli Marilena
MANTENIMENTO DEL
SISTEMA CHIUSO
Permette da un lato
di prevenire perdite
ematiche e dall’altro
di eliminare la
contaminazione del
“letto” vascolare. È
ottenuto attraverso
semplici manovre e
costante attenzione
da parte
dell’Infermiere che
lo gestisce
17/01/17 Lupattelli Marilena
MANTENIMENTO DEL SISTEMA PERVIO
(PREVENZIONE DELLE TROMBOSI
ENDOLUMINALI)
Di importanza
fondamentale per
il buon
funzionamento del
CVC è la pervietà
del/i lume/i che
deve essere
sempre verificata
dall’infermiere
prima di ogni
utilizzo.
17/01/17 Lupattelli Marilena
PREVENZIONE NEL
DANNEGGIAMENTO DEL
DISPOSITIVO
È effettuata utilizzando
disinfettanti e detergenti
idonei indicati dalla casa
produttrice e compatibili con
il materiale di cui è
composto il CVC
CVC in poliuretano si è
evidenziata una sensibilità
per tutte le preparazioni con
mupirocina e polietilenglicole,
CVC in silicone sono banditi
gli antisettici a base di
iodio.
17/01/17 Lupattelli Marilena
PREVENZIONE DELLE INFEZIONI
Il rischio di infezioni nei portatori di CVC è influenzato da diversi fattori tra i
quali le condizioni cliniche del paziente, il tipo di CVC, il tipo di infusione, il
tipo di medicazione e la pulizia della cute.
17/01/17 Lupattelli Marilena
PERCHE’ L’INFERMIERE HA UN
RUOLO IMPORTANTE SULLA VITA
DEL CATETERE?
Perché il cvc
spesso rappresenta
l’ultima possibilità
di accesso
vascolare “l’ultima
spiaggia”
Di conseguenza
tutte le manovre
devono essere
fatte nel modo più
asettico possibile.
17/01/17 Lupattelli Marilena
PRECAUZIONI GENERALI
•  Lavaggio delle mani;
•  Utilizzo delle misure barriera (guanti
mascherina)
•  Strumentario adeguato
•  Pulizia/sanificazione (ambiente idoneo)
•  Protocollo gestionale (supportato in
maniera scientifica)
•  Costante opera educativa (personale e
paziente)
17/01/17 Lupattelli Marilena
LAVAGGIO DELLE MANI
Le nuove raccomandazioni
suggeriscono
l’utilizzo di acqua e sapone per le
mani visibilmente contaminate con
fluidi corporei, ma al di fuori di
tale indicazione, consiglia la frizione
delle mani con soluzione alcolica
(70% alcool isopropilico, glicerina
2%) prima e dopo il contatto con i
pazienti e prima e dopo le
procedure di routine.
17/01/17 Lupattelli Marilena
IL MONITOR DI DIALISI
•  Tutta la seduta dialitica è
controllata dal MONITOR di
dialisi, che è uno strumento
sofisticatissimo costituito da un
MONITOR PREPARAT ORE
connesso con il circuito del
bagno di dialisi e da un
MODULO di POMPA SANGUE
connesso al circuito ematico. Il
circuito del bagno di dialisi e
quello ematico si intersecano a
livello del DIALIZZATORE, ove
sono separati solo da una
membrana semipermeabile.
17/01/17 Lupattelli Marilena
Al termine di queste operazioni
assicurarsi che i pazienti stiano
bene e siano a proprio agio.
17/01/17 Lupattelli Marilena
ASSISTENZA AL PAZIENTE
DURANTE IL TRATTAMENTO
DIALITICO
•  L’assistenza assidua al
paziente durante un
trattamento che si
protrae per varie ore, e
che facilmente non e’
privo di complicanze, è
uno dei pilastri della
terapia individuale
nell’insufficienza renale
cronica.
17/01/17 Lupattelli Marilena
Occorre ricordare:
•  controllo dei parametri vitali ogni due ore (o
più frequentemente se necessario);
•  controllo del calo peso tenendo conto di
eventuale assunzione di liquidi o cibi durante
il trattamento;
•  controllo dei punti di penetrazione degli aghi;
•  controllo del circuito extra corporeo e del
monitor;
17/01/17 Lupattelli Marilena
ASPETTO PSICOLOGICO
•  Accanto all’aspetto tecnico
del trattamento dialitico,
fondamentale è l’attenzione
all’aspetto psicologico.
•  Il dializzato è un paziente
molto particolare e per certi
versi difficile da seguire
proprio in rapporto al
carattere stesso della sua
malattia.
17/01/17 Lupattelli Marilena
L’insufficienza renale cronica è una
patologia invalidante ed irreversibile
che necessita di una terapia
intermittente (3 volte alla settimana)
quale il trattamento dialitico.
Negli intervalli fra le sedute
dialitiche alcuni pazienti riescono a
svolgere le loro attività sociali o
professionali in fase di relativo
benessere. Queste giornate sono
inevitabilmente alternate a quelle in
cui si devono recare alla seduta, in
cui si sentono fisicamente peggio a
causa delle limitazioni alle capacità
fisiche e di mobilità.
17/01/17 Lupattelli Marilena
Ne deriva il conflitto di non
poter adempiere
completamente al ruolo di
soggetto sano ne a quello di
soggetto malato. A questo
si aggiungono altre
limitazioni quali l’obbligo
della dieta, della regolare
assunzione di farmaci,
regolari controlli medici etc
17/01/17 Lupattelli Marilena
Che cos’è la Dialisi Peritoneale ?
•  Intracorporea
17/01/17 Lupattelli Marilena
17/01/17 Lupattelli Marilena
MATERIALE OCCORRENTE PER
LO SCAMBIO
17/01/17 Lupattelli Marilena
La Dialisi Peritoneale
C.A.P.D.
Dialisi Peritoneale
Continua Ambulatoriale
A.P.D.
Dialisi Peritoneale
Automatizzata
17/01/17 Lupattelli Marilena
Che cos’è la CAPD ?
•  C ontinua
•  A mbulatoriale
•  P eritoneale
•  D ialisi
•  dialisi costante 24 ore al
giorno
•  è possibile
camminare mentre
avviene la dialisi
•  si effettua a
domicilio,
autogestita dal
paziente a volte con
l’aiuto di un partner
17/01/17 Lupattelli Marilena
La CAPD
•  La CAPD viene eseguita
•  generalmente 4 volte al
giorno utilizzando un
sistema detto “a doppia
sacca”.
•  II paziente scarica e poi
carica la cavità peritoneale
con la soluzione dializzante
contenuta nel sistema
mediante gravità.
•  Gli scambi vengono eseguiti
ogni 4-6 ore circa.
•  Ogni scambio dura circa 30
minuti
17/01/17 Lupattelli Marilena
Scambio CAPD
17/01/17 Lupattelli Marilena
Sosta
17/01/17 Lupattelli Marilena
Dialisi Peritoneale Automatizzata
•  La Dialisi Peritoneale Automatizzata
(APD) è il trattamento sostitutivo
della funzione renale che viene
eseguito generalmente 1 volta al
giorno, di notte, utilizzando
un’apparecchiatura automatica.
•  L’apparecchiatura provvede a
caricare e scaricare la cavità
peritoneale a frequenza periodica
con la soluzione dializzante
contenuta in sacche da 5 litri.
•  Gli scambi sono più frequenti ed il
volume impiegato è maggiore (15 - 20
litri).

Quintaliani lezione x infermeiri. Infermiere e dialisi

  • 1.
    GESTIONE INFERMIERISTICA DELL’INSUFFICIENZA RENALE CRONICA Dialisiextracorporea Dialisi Peritoneale e Trapianto Impossibile visualizzare l'immagine. La memoria del computer potrebbe essere insufficiente per aprire l'immagine oppure l'immagine potrebbe essere danneggiata. Riavviare il computer e aprire di nuovo il file. Se viene visualizzata di nuovo la x rossa, potrebbe essere necessario eliminare l'immagine e inserirla di nuovo.
  • 2.
    17/01/17 Lupattelli Marilena • Per poter comprendere la terapia che sostituisce il rene è necessaria una conoscenza di base dell’anatomia e della fisiologia renale.
  • 3.
    17/01/17 Lupattelli Marilena • L’unità morfo- funzionale del rene è rappresentata dal nefrone; ciascun rene è composto di circa un milione di nefroni, ed ognuno dei quali è formato dal glomerulo e dal sistema dei tubuli urinari.
  • 4.
    17/01/17 Lupattelli Marilena • Nel glomerulo il sangue viene filtrato e da esso si forma la cosiddetta “preurina”; quest’ultima è, quindi, un ultrafiltrato del sangue pressoché privo di proteine.
  • 5.
    17/01/17 Lupattelli Marilena • Nel soggetto sano ogni giorno si formano circa 150- 180 litri di preurina, la quale viene riassorbita nel sistema dei tubuli renali cosicché infine vengono eliminati da 1 a 1,5 litri di urina nel corso delle ventiquattro ore.
  • 6.
    17/01/17 Lupattelli Marilena Ilrene è principalmente un organo escretore, ma svolge anche altre funzioni
  • 7.
    17/01/17 Lupattelli Marilena Trattamentisostitutivi •  Le terapie sostitutive della funzione renale sono attualmente rappresentate da: 1.  Emodialisi o dialisi extracorporea 2.  Dialisi peritoneale o dialisi intracorporea 3.  Trapianto renale
  • 8.
  • 9.
    17/01/17 Lupattelli Marilena LADIALISI •  La dialisi consiste in un processo fisico atto a separare particelle in soluzione attraverso la utilizzazione di una membrana semipermeabile. •  Più semplicemente si può dire che una soluzione contaminata (il sangue carico di “sostanze tossiche” dell’uremico) viene depurata da una “soluzione di lavaggio” (il dialisato) da cui è separata tramite una membrana semipermeabile.
  • 10.
    17/01/17 Lupattelli Marilena MEMBRANA • La membrana utilizzata per la dialisi è permeabile solo a determinate sostanze, essa si comporta come un filtro, i cui pori hanno dimensioni molecolari. •  I meccanismi di trasporto attraverso una membrana semipermeabile sono
  • 11.
    17/01/17 Lupattelli Marilena ULTRAFILTRAZIONE • La somma della pressione negativa applicata sul lato dell’acqua della membrana e della pressione positiva applicata sul lato sangue costituiscono la pressione di trasmembrana Ultrafiltrato Membrana Pressione
  • 12.
    17/01/17 Lupattelli Marilena CONVENZIONE • Fenomeno concomitante dell’ultrafiltrazione. A seconda delle caratteristiche della membrana, nel processo di ultrafiltrazione vengono trasportati anche alcuni tipi di soluti, questo trasporto di sostanze si chiama convenzione.
  • 13.
    17/01/17 Lupattelli Marilena OSMOSI • Passaggio della sola acqua attraverso la membrana semipermeabile dal sangue nel dialisato maggiormente concentrato, secondo un gradiente di pressione osmotica
  • 14.
    17/01/17 Lupattelli Marilena DIFFUSIONE • La differenza di concentrazione dei soluti tra sangue e dializzato determina lo spostamento delle molecole del soluto dalla soluzione più concentrata a quella meno concentrata POTASSIO Potassio
  • 15.
  • 16.
    17/01/17 Lupattelli Marilena • Solitamente viene eseguita in centri ospedalieri da personale esperto; •  Consente depurazioni molto efficaci ma intermittenti (sedute trisettimanali); •  Per la sua esecuzione sono necessari: •  Un accesso vascolare che garantisca elevati flussi di sangue (da 300 a 400 ml/min); •  Una membrana semipermeabile (filtro) che divida il comparto ematico dalla soluzione di dialisi; •  Un’apparecchiatura di controllo e di regolazione del processo emodialitico (monitor di dialisi) •  Una soluzione dializzante (bagno di dialisi)
  • 17.
    17/01/17 Lupattelli Marilena ILPROCEDIMENTO DELLA DIALISI •  I processi precedentemente descritti: •  diffusione, •  ultrafiltrazione, •  convezione di soluti, •  diffusione dell'acqua, secondo un gradiente osmotico, •  hanno luogo anche nel dializzatore e sono, entro certi limiti, modificabili. •  Le sostanze che possono attraversare la membrana semipermeabile si spostano secondo un gradiente di concentrazione, dal lato del sangue al lato dell'acqua o viceversa, fino a quando si stabilisce un equilibrio di concentrazione tra le due soluzioni.
  • 18.
    17/01/17 Lupattelli Marilena EMODIALISI • La prima applicazione clinica dell’emodialisi risale al 1943, quando fu eseguita da Johan Willem Kolff. La sua utilizzazione è entrata però nella normale routine del trattamento dell’insufficienza renale terminale solo grazie a Quinton e Scribner che per primi nel 1960, misero a punto un accesso vascolare permanente che potesse essere utilizzato più volte.
  • 19.
    17/01/17 Lupattelli Marilena • Da allora sono stati compiuti numerosi progressi relativi all’intero apparato per emodialisi, cosicché non è raro oggi incontrare nei Centri Dialisi pazienti con un’anzianità dialitica di 20-30 anni. L’emodialisi viene tecnicamente eseguita veicolando il sangue del paziente, spinto da una pompa peristaltica attraverso tubi di materiale plastico, verso il filtro di dialisi (linea arteriosa), per poi reinfonderlo, depurato, al paziente stesso (linea venosa).
  • 20.
    17/01/17 Lupattelli Marilena IMPORTANZADELL’ACCESSO VASCOLARE Uno dei presupposti per un buon esito del trattamento dialitico è un accesso vascolare ben funzionante, che consenta un agevole accesso alla circolazione, abbia una lunga durata con il minor numero di complicanze e permetta una dialisi adeguata. La mancanza di questo requisito è una delle principali cause di morbilità e mortalità dei pazienti in emodialisi.
  • 21.
    17/01/17 Lupattelli Marilena IlDialysis Outcomes and Practice Patterns Study (DOPPS) ha dimostrato che la fistola arterovenosa (FAV) con vasi nativi è il tipo di accesso vascolare privilegiato, e che per questo dovrebbe essere l’opzione di prima scelta per tutti i pazienti che necessitano dell’emodialisi.
  • 22.
    17/01/17 Lupattelli Marilena MONITORAGGIODELL’ACCESSO Ricircolo dell’accesso –  Test dell’urea –  Metodi di diluizione dell’indicatore Misurazione della pressione venosa –  Dinamica –  Statica Misurazione del flusso ematico –  Metodi di diluizione dell’indicatore –  Ecodoppler –  Risonanza magnetica Diagnostica per immagini –  Esame ecografico –  Angiografia Ecografia intravascolare
  • 23.
    Una volta costruitol’accesso, è l’infermiere che ha il ruolo più importante
  • 24.
    17/01/17 Lupattelli Marilena RUOLODELL’INFERMIERE L'approccio corretto a una FAV da parte del personale infermieristico consiste innanzituto: a) Nell’ispezione b) Nella palpazione c) Nel riconoscimento del flusso d) Nella disinfezione e) Nell’incannulamento
  • 25.
    17/01/17 Lupattelli Marilena Conl’obbiettivo di rilevare •  Eventuali segni di flogosi sia sull'anastomosi sia sui rami arterializzati •  Eventuale presenza di formazioni aneurismatiche (zone molto dilatate e con la cute sovrastante di colore grigiastro non dovrebbero essere punte); •  Corretta o meno cicatrizzazione delle punture pregresse; •  Cresenza o meno di vibrazioni: si rileva ponendo le dita o il palmo della mano sull'anastomosi e sui vasi. Se oltre alla vibrazione si apprezza anche una netta pulsazione ciò deve far pensare alla presenza di stenosi a valle.
  • 26.
    17/01/17 Lupattelli Marilena Moltoimportanti sono: •  le procedure di puntura •  e di tamponamento della fistola NO CORRETTA
  • 27.
    17/01/17 Lupattelli Marilena • Per salvaguardare la vita della FAV occorre osservare alcuni accorgimenti: •  la FAV deve essere regolarmente controllata dal paziente con la palpazione e l’auscultazione del fruscio (TRILL), la rilevazione di alterazioni cutanee (iperemia, tumefazione, ematomi, dolore); •  l’arto su cui è stata eseguita la fistola non può essere utilizzato per rilevare la pressione arteriosa, ne eseguire venipunture a scopo diagnostico o terapeutico; •  evitare traumatismi o sollevamento di pesi con il suddetto arto.
  • 28.
    17/01/17 Lupattelli Marilena • Nella puntura della fistola usare molta attenzione e ricordare: •  praticare accurata disinfezione; •  eseguire puntura veloce e decisa; •  è consentito l’uso di laccio emostatico; •  alla rimozione degli aghi, la compressione deve essere adeguatamente dosata in modo da non occludere completamente il vaso; •  eseguire adeguata medicazione post - dialisi
  • 29.
    17/01/17 Lupattelli Marilena CVCUTILIZZATI IN EMODIALISI In base all’uso dei CVC ed alla permanenza prevista, possiamo distinguere due tipi di cateteri: Cvc non tunnellizzati (temporanei) Cvc tunnellizzati o totalmente impiantati (long-term)
  • 30.
    17/01/17 Lupattelli Marilena CVCNON TUNNELLIZZATI (TEMPORANEI) Le indicazioni per questo tipo di accesso ai vasi centrali sono sostanzialmente tre: •  insufficienza renale acuta (presumibilmente reversibile); •  insufficienza renale cronica qualora non si abbia il tempo di attendere la maturazione di una FAV o il consolidamento di un catetere peritoneale; •  altre patologie che richiedono una depurazione extracorporea del sangue tramite emodialisi, plasmaferesi, emoperfusione (avvelenameni) o somministrazione di farmaci mal tollerati dai vasi periferici.
  • 31.
    17/01/17 Lupattelli Marilena CVCTUNNELLIZZATI (PERMANENTI) O LONG-TERM Quando la FAV è inattuabile o può rappresentare un alto rischio per la sopravvivenza dell’uremico, il nefrologo ricorre all’inserimento di un catetere in un vaso centrale creando nel contempo un tragitto sottocutaneo prima della sua fuoriuscita dalla cute al fine di una permanenza prolungata con i minori rischi possibili di complicazioni. CATETERI VENOSI CENTRALICATETERI VENOSI CENTRALI A PERMANENZAA PERMANENZA TESIOTESIO PERMCATHPERMCATH ASH SPLITASH SPLIT
  • 32.
    17/01/17 Lupattelli Marilena Infermiere Nellanostra realtà, l’obbiettivo condiviso dall’èquipe infermieristica, medica e dal paziente è quello di mantenere l’accesso vascolare (CVC) nelle condizioni ottimali per il trattamento emodialitico ed evitare l’insorgere delle complicanze il più a lungo possibile.
  • 33.
    17/01/17 Lupattelli Marilena IPRINCIPALI OBIETTIVI DELLA GESTIONE DEL CVC 1.  Mantenimento del sistema chiuso; 2.  Mantenimento del sistema pervio (prevenzione delle trombosi endoluminali; 3.  Prevenzione del danneggiamento del dispositivo; 4.  Prevenzione delle infezioni.
  • 34.
    17/01/17 Lupattelli Marilena MANTENIMENTODEL SISTEMA CHIUSO Permette da un lato di prevenire perdite ematiche e dall’altro di eliminare la contaminazione del “letto” vascolare. È ottenuto attraverso semplici manovre e costante attenzione da parte dell’Infermiere che lo gestisce
  • 35.
    17/01/17 Lupattelli Marilena MANTENIMENTODEL SISTEMA PERVIO (PREVENZIONE DELLE TROMBOSI ENDOLUMINALI) Di importanza fondamentale per il buon funzionamento del CVC è la pervietà del/i lume/i che deve essere sempre verificata dall’infermiere prima di ogni utilizzo.
  • 36.
    17/01/17 Lupattelli Marilena PREVENZIONENEL DANNEGGIAMENTO DEL DISPOSITIVO È effettuata utilizzando disinfettanti e detergenti idonei indicati dalla casa produttrice e compatibili con il materiale di cui è composto il CVC CVC in poliuretano si è evidenziata una sensibilità per tutte le preparazioni con mupirocina e polietilenglicole, CVC in silicone sono banditi gli antisettici a base di iodio.
  • 37.
    17/01/17 Lupattelli Marilena PREVENZIONEDELLE INFEZIONI Il rischio di infezioni nei portatori di CVC è influenzato da diversi fattori tra i quali le condizioni cliniche del paziente, il tipo di CVC, il tipo di infusione, il tipo di medicazione e la pulizia della cute.
  • 38.
    17/01/17 Lupattelli Marilena PERCHE’L’INFERMIERE HA UN RUOLO IMPORTANTE SULLA VITA DEL CATETERE? Perché il cvc spesso rappresenta l’ultima possibilità di accesso vascolare “l’ultima spiaggia” Di conseguenza tutte le manovre devono essere fatte nel modo più asettico possibile.
  • 39.
    17/01/17 Lupattelli Marilena PRECAUZIONIGENERALI •  Lavaggio delle mani; •  Utilizzo delle misure barriera (guanti mascherina) •  Strumentario adeguato •  Pulizia/sanificazione (ambiente idoneo) •  Protocollo gestionale (supportato in maniera scientifica) •  Costante opera educativa (personale e paziente)
  • 40.
    17/01/17 Lupattelli Marilena LAVAGGIODELLE MANI Le nuove raccomandazioni suggeriscono l’utilizzo di acqua e sapone per le mani visibilmente contaminate con fluidi corporei, ma al di fuori di tale indicazione, consiglia la frizione delle mani con soluzione alcolica (70% alcool isopropilico, glicerina 2%) prima e dopo il contatto con i pazienti e prima e dopo le procedure di routine.
  • 41.
    17/01/17 Lupattelli Marilena ILMONITOR DI DIALISI •  Tutta la seduta dialitica è controllata dal MONITOR di dialisi, che è uno strumento sofisticatissimo costituito da un MONITOR PREPARAT ORE connesso con il circuito del bagno di dialisi e da un MODULO di POMPA SANGUE connesso al circuito ematico. Il circuito del bagno di dialisi e quello ematico si intersecano a livello del DIALIZZATORE, ove sono separati solo da una membrana semipermeabile.
  • 42.
    17/01/17 Lupattelli Marilena Altermine di queste operazioni assicurarsi che i pazienti stiano bene e siano a proprio agio.
  • 43.
    17/01/17 Lupattelli Marilena ASSISTENZAAL PAZIENTE DURANTE IL TRATTAMENTO DIALITICO •  L’assistenza assidua al paziente durante un trattamento che si protrae per varie ore, e che facilmente non e’ privo di complicanze, è uno dei pilastri della terapia individuale nell’insufficienza renale cronica.
  • 44.
    17/01/17 Lupattelli Marilena Occorrericordare: •  controllo dei parametri vitali ogni due ore (o più frequentemente se necessario); •  controllo del calo peso tenendo conto di eventuale assunzione di liquidi o cibi durante il trattamento; •  controllo dei punti di penetrazione degli aghi; •  controllo del circuito extra corporeo e del monitor;
  • 45.
    17/01/17 Lupattelli Marilena ASPETTOPSICOLOGICO •  Accanto all’aspetto tecnico del trattamento dialitico, fondamentale è l’attenzione all’aspetto psicologico. •  Il dializzato è un paziente molto particolare e per certi versi difficile da seguire proprio in rapporto al carattere stesso della sua malattia.
  • 46.
    17/01/17 Lupattelli Marilena L’insufficienzarenale cronica è una patologia invalidante ed irreversibile che necessita di una terapia intermittente (3 volte alla settimana) quale il trattamento dialitico. Negli intervalli fra le sedute dialitiche alcuni pazienti riescono a svolgere le loro attività sociali o professionali in fase di relativo benessere. Queste giornate sono inevitabilmente alternate a quelle in cui si devono recare alla seduta, in cui si sentono fisicamente peggio a causa delle limitazioni alle capacità fisiche e di mobilità.
  • 47.
    17/01/17 Lupattelli Marilena Nederiva il conflitto di non poter adempiere completamente al ruolo di soggetto sano ne a quello di soggetto malato. A questo si aggiungono altre limitazioni quali l’obbligo della dieta, della regolare assunzione di farmaci, regolari controlli medici etc
  • 48.
    17/01/17 Lupattelli Marilena Checos’è la Dialisi Peritoneale ? •  Intracorporea
  • 49.
  • 50.
    17/01/17 Lupattelli Marilena MATERIALEOCCORRENTE PER LO SCAMBIO
  • 51.
    17/01/17 Lupattelli Marilena LaDialisi Peritoneale C.A.P.D. Dialisi Peritoneale Continua Ambulatoriale A.P.D. Dialisi Peritoneale Automatizzata
  • 52.
    17/01/17 Lupattelli Marilena Checos’è la CAPD ? •  C ontinua •  A mbulatoriale •  P eritoneale •  D ialisi •  dialisi costante 24 ore al giorno •  è possibile camminare mentre avviene la dialisi •  si effettua a domicilio, autogestita dal paziente a volte con l’aiuto di un partner
  • 53.
    17/01/17 Lupattelli Marilena LaCAPD •  La CAPD viene eseguita •  generalmente 4 volte al giorno utilizzando un sistema detto “a doppia sacca”. •  II paziente scarica e poi carica la cavità peritoneale con la soluzione dializzante contenuta nel sistema mediante gravità. •  Gli scambi vengono eseguiti ogni 4-6 ore circa. •  Ogni scambio dura circa 30 minuti
  • 54.
  • 55.
  • 56.
    17/01/17 Lupattelli Marilena DialisiPeritoneale Automatizzata •  La Dialisi Peritoneale Automatizzata (APD) è il trattamento sostitutivo della funzione renale che viene eseguito generalmente 1 volta al giorno, di notte, utilizzando un’apparecchiatura automatica. •  L’apparecchiatura provvede a caricare e scaricare la cavità peritoneale a frequenza periodica con la soluzione dializzante contenuta in sacche da 5 litri. •  Gli scambi sono più frequenti ed il volume impiegato è maggiore (15 - 20 litri).