SALVATE L'OSPEDALE DI PERUGIA
,'"Non avrei mai pensato di dover ricorrere ad appelli pubblici per richiamare l'attenzione dei politici
sulla necessità di affrontare problemi che peraltro risultano di diffusa conoscenza. Eppure, oggi
che non sono più consigliere comunale, non so che altro fare e non posso fare a meno di farlo.
Vi racconto quanto mi è accaduto: mi sento male improwisamente mentre lavoro, i colleghi
chiamano il 118 e arrivo al Pronto Soccorso di Perugia; mi portano, dopo brevi procedure di
ingresso, nell'ambulatorio di pronto soccorso drdialogico dove concludono che è opportuno che
mi fermi in ospedale per gli accertamenti utili ad inquadrare la natura dei sintomi. Torno pertanto
in carico al Pronto Soccorso per il ricovero, pur rimanendo fisicamente nell'area di attesa del
pronto soccorso cardiologico. Ci rimango per'circa due ore e mezza, e non perché si siano
dimenticati di me: non si trova un posto letto per il ricovero!
Sto male e sono indignata ma non ho ne.ar'che~il coraggio di lamentarmi: vedo i ritmi di lavoro
degli operatori e mi chiedo come facciano a reggere e come riescano a mantenersi professionali e
gentili con i pazienti.
Mi dicono finalmente che possono ricoverarmi p~esso la Medicina Interna e Scienze Oncologiche.
Mi portano al reparto e ho il mio letto, ma non ih una camera: nel corridoio e precisamente nella
zona di ingresso al magazzino. Vedo arm~di ~ scat610ni,_ma certo non un campanello per chiamare
glf infem:;-ieri, n~ armadietto o un comodi~o·~tfr ~ettere le mie cose e t~tomeno u.Dte!~fono;
in compenso c'è la lute--;-ma non si può mai spegnere perché è quella del corridoio, e per il bagno
posso sempre chiederne l'uso alle occupanti déha camera che mi sta davanti. Chiedo se è uno
scherzo perché se non lo fosse la situazione richiederebbe solo di chiamare i Carabinieri. Mi
spiegano con imbarazzo e gentilezza che non h!nno alternative, sono stati costretti ad utilizzare
anche i letti dedicati al Day Hospital e hanno altri posti occupati in corridoio. Mio marito, che nel
frattempo mi ha raggiunto, mi dice che poco più in giù, nel corridoio, éè anche una signora che fa
una trasfusione di sangue; continua raccontandomi che un amico, incontrato atl'ingresso del
reparto e che lavora in ospedale, gli ha spiegato che ogni giorno in ospedale ci sono circa 80
barelle più o meno nascoste. Capisco il messaggio: stai male, non complicare le cose, questo c'è ...
Per di più sono presa da uno stupido senso di colpa, rispetto ad altri che nella stessa situazione
forse stanno più male di me, e con questa amarci solidarietà mi ritrovo a spogliarmi in corridoio, a
farmi visitare in corridoio, a stare a letto in 'torridoio nel passaggio continuo di visitatori e
operatori. Dopo qualche ora spero che dall'assistenza mi venga un pretesto per fuggire da quella
situazione ma niente: gli operatori sono gentili e profeSSionali e dunque rimango anche con i sensi
di colpa rispetto al rischio che una qualsiasi iniziativa di rinuncia o denuncia della situazione possa
in qualche modo indebitamente coinvolgerli. Concludendo, ricoverata per essere sottoposta ad
accertamenti, vengo dimessa in seconda giornata - con il mio convinto consenso· senza nessun
accertamento: non c'è possibilità di una degenza meno indecente e soprattutto non c'è la
possibilità di tempi brevi per gli accertamenti da fare; dal reparto mi telefoneranno per gli
appuntamenti degli esami che dovrò tornare a fare.
j.
Questo è diventato l'Ospedale di Perugia. Si dice che ci sia di peggio e ci credo, ma credo anche
che quello che rimane di decoro e qualità dell'assistenza nell'ospedalé di Perugia lo si debba alla
professionalità e alla dedizione degli operatori, non certo al cosiddetto management sanitario che
l'aziendalizzazione avrebbe dovuto garantire.
Presidente Marini, senza tener conto della mia storia - che è poca cosa rispetto a quanto altri
potrebbero riferirle - perché, come peraltro ha fatto per il repartino psichiatrico, non fa un bliz
nell'ospedale di Perugia per verificare come stanno le cose?
Sindaco Boccali, perché non accompagna la Presidente Marini nel bliz all'ospedale di Perugia per
verificare la dichiarata "eccellenza" dell'ospedale regionale?
Bliz a parte, spero che la politica sanitaria smetta di occuparsi di sanità a partire dalle formule
organizzative, come per esempio l'attuale proposta di aziend,a integrata, e recuperi la priorità
dell'analisi dei problemi per le scelte da adottare; spero che abbia il coraggio di superare il
trionfalismo dei livelli di assistenza raggiunti, per recuperare una reale attenzione alla qualità
dell'assistenza che di certo stiamo perdendo.
Le risorse a disposizione sono ormai limitate e la programmazione sanitaria m ;JUÒ più
permettersi il lusso di far rimanere i Piani Sanitari libri dei sogni che lasciano spazio all'assenza di
valutazione e all'improwisazione di soluzioni, né può più permettersi di non rendere conto ai
cittadini delle--scelte, tantomeno di rimanere-noncurante difronte a problemi che non si
sottr.aggono all'evidenza._ __~__
Maria Rita Manfroni
·(CL
)h ...~

Manfroni posti letto

  • 1.
    SALVATE L'OSPEDALE DIPERUGIA ,'"Non avrei mai pensato di dover ricorrere ad appelli pubblici per richiamare l'attenzione dei politici sulla necessità di affrontare problemi che peraltro risultano di diffusa conoscenza. Eppure, oggi che non sono più consigliere comunale, non so che altro fare e non posso fare a meno di farlo. Vi racconto quanto mi è accaduto: mi sento male improwisamente mentre lavoro, i colleghi chiamano il 118 e arrivo al Pronto Soccorso di Perugia; mi portano, dopo brevi procedure di ingresso, nell'ambulatorio di pronto soccorso drdialogico dove concludono che è opportuno che mi fermi in ospedale per gli accertamenti utili ad inquadrare la natura dei sintomi. Torno pertanto in carico al Pronto Soccorso per il ricovero, pur rimanendo fisicamente nell'area di attesa del pronto soccorso cardiologico. Ci rimango per'circa due ore e mezza, e non perché si siano dimenticati di me: non si trova un posto letto per il ricovero! Sto male e sono indignata ma non ho ne.ar'che~il coraggio di lamentarmi: vedo i ritmi di lavoro degli operatori e mi chiedo come facciano a reggere e come riescano a mantenersi professionali e gentili con i pazienti. Mi dicono finalmente che possono ricoverarmi p~esso la Medicina Interna e Scienze Oncologiche. Mi portano al reparto e ho il mio letto, ma non ih una camera: nel corridoio e precisamente nella zona di ingresso al magazzino. Vedo arm~di ~ scat610ni,_ma certo non un campanello per chiamare glf infem:;-ieri, n~ armadietto o un comodi~o·~tfr ~ettere le mie cose e t~tomeno u.Dte!~fono; in compenso c'è la lute--;-ma non si può mai spegnere perché è quella del corridoio, e per il bagno posso sempre chiederne l'uso alle occupanti déha camera che mi sta davanti. Chiedo se è uno scherzo perché se non lo fosse la situazione richiederebbe solo di chiamare i Carabinieri. Mi spiegano con imbarazzo e gentilezza che non h!nno alternative, sono stati costretti ad utilizzare anche i letti dedicati al Day Hospital e hanno altri posti occupati in corridoio. Mio marito, che nel frattempo mi ha raggiunto, mi dice che poco più in giù, nel corridoio, éè anche una signora che fa una trasfusione di sangue; continua raccontandomi che un amico, incontrato atl'ingresso del reparto e che lavora in ospedale, gli ha spiegato che ogni giorno in ospedale ci sono circa 80 barelle più o meno nascoste. Capisco il messaggio: stai male, non complicare le cose, questo c'è ... Per di più sono presa da uno stupido senso di colpa, rispetto ad altri che nella stessa situazione forse stanno più male di me, e con questa amarci solidarietà mi ritrovo a spogliarmi in corridoio, a farmi visitare in corridoio, a stare a letto in 'torridoio nel passaggio continuo di visitatori e operatori. Dopo qualche ora spero che dall'assistenza mi venga un pretesto per fuggire da quella situazione ma niente: gli operatori sono gentili e profeSSionali e dunque rimango anche con i sensi di colpa rispetto al rischio che una qualsiasi iniziativa di rinuncia o denuncia della situazione possa in qualche modo indebitamente coinvolgerli. Concludendo, ricoverata per essere sottoposta ad accertamenti, vengo dimessa in seconda giornata - con il mio convinto consenso· senza nessun accertamento: non c'è possibilità di una degenza meno indecente e soprattutto non c'è la possibilità di tempi brevi per gli accertamenti da fare; dal reparto mi telefoneranno per gli appuntamenti degli esami che dovrò tornare a fare.
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    j. Questo è diventatol'Ospedale di Perugia. Si dice che ci sia di peggio e ci credo, ma credo anche che quello che rimane di decoro e qualità dell'assistenza nell'ospedalé di Perugia lo si debba alla professionalità e alla dedizione degli operatori, non certo al cosiddetto management sanitario che l'aziendalizzazione avrebbe dovuto garantire. Presidente Marini, senza tener conto della mia storia - che è poca cosa rispetto a quanto altri potrebbero riferirle - perché, come peraltro ha fatto per il repartino psichiatrico, non fa un bliz nell'ospedale di Perugia per verificare come stanno le cose? Sindaco Boccali, perché non accompagna la Presidente Marini nel bliz all'ospedale di Perugia per verificare la dichiarata "eccellenza" dell'ospedale regionale? Bliz a parte, spero che la politica sanitaria smetta di occuparsi di sanità a partire dalle formule organizzative, come per esempio l'attuale proposta di aziend,a integrata, e recuperi la priorità dell'analisi dei problemi per le scelte da adottare; spero che abbia il coraggio di superare il trionfalismo dei livelli di assistenza raggiunti, per recuperare una reale attenzione alla qualità dell'assistenza che di certo stiamo perdendo. Le risorse a disposizione sono ormai limitate e la programmazione sanitaria m ;JUÒ più permettersi il lusso di far rimanere i Piani Sanitari libri dei sogni che lasciano spazio all'assenza di valutazione e all'improwisazione di soluzioni, né può più permettersi di non rendere conto ai cittadini delle--scelte, tantomeno di rimanere-noncurante difronte a problemi che non si sottr.aggono all'evidenza._ __~__ Maria Rita Manfroni ·(CL )h ...~