Storia della Peritoneale
Mauro Ragaiolo

http://www.asl13.marche.it/Nefrologia/
Gli inizi……
L’evidenza del Peritoneo era stata osservata
dagli egizi durante le procedure
d’imbalsamazione e descritta nel papiro di
Ebers.
Il Peritoneo
La parola peritoneo deriva dai termini greci
perì- e tònaion, cioè avvolgere attorno, e la
sua definizione ci arriva direttamente da
Galeno che così definisce questa
membrana:“… si chiama, infatti, peritoneo
“dall’essere esteso attorno ” su tutti i visceri,
su tutti gli intestini, su tutti i vasi che si
trovano tra il diaframma e le gambe”
Le origini:l’Uroscopia
La nascita dell'uroscopia si fa risalire alla scuola fondata dal
medico greco Ippocrate (460-375 a.C.). Egli considerava l'urina
come parte del sangue: uno dei quattro umori dai quali dipendevano
tutti i fenomeni vitali. Gli altri erano il flegma, la bile gialla e la bile
nera o atrabile.

In seguito Galeno (130-200 d.C.), considerò l'urina come il
residuo della digestione. Durante la digestione ed assimilazione dei
cibi solidi e delle bevande, venivano distinte tre fasi successive
chiamate rispettivamente: "prima, seconda e terza cottura".

Nel VII secolo un monaco e medico, Teofilo Protospatario, a
Costantinopoli, descrisse per primo l'aspetto nebuloso e fioccoso
che è possibile evidenziare riscaldando le urine dei soggetti con
proteinuria. Scrisse un trattato completo sull'urina che ebbe un
notevole successo. Fu tradotto in latino nel XV secolo col titolo
"Tractatus de urinis”.Secondo Teofilo Protospatario: "L'uroscopia
non rappresenta soltanto il solo mezzo per giudicare correttamente
una malattia, ma rappresenta il mezzo anche per prevenirla".

L’uroscopia
 Nell'XI secolo Isacco Ebreo, figlio adottivo di Salomone re
d'Arabia, medico del governatore della Tunisia, descrisse le
caratteristiche del contenitore ideale per l'osservazione
dell'urina. Tale contenitore denominato "matula", doveva avere la
forma della vescica, fatta di "vetro bianco, sottile, chiaro, molto
trasparente, meglio ancora se di cristallo o vetro di Venezia".
 La matula divenne il simbolo del
medico, tanto è vero che in molte
raffigurazioni, soprattutto del
Medioevo, il medico veniva
rappresentato mentre osservava
controluce l'urina del malato
contenuta nella matula.

Medico=Nefrologo
Regole dell’Uroscopia
Il Primo Trattato di Nefrologia
Un grande contributo alla letteratura
urologica venne fornito da Johannes
Actuarius (secolo XVI) il quale scrisse un
trattato intitolato "De urinis" che venne
stampato per la prima edizione a Venezia
nel 1519
La nascita della Biochimica
 Nel 1693 un giovane olandese, Hermann Boerhaave (1668-1738) durante i
suoi studi riuscì ad isolare e descrivere una sostanza presente nell'urina.
La stessa sostanza fu, quasi dopo un secolo, identificata come
"exstractum saponosum urinae" da parte di H.M. Rouel le Cadet nel 1773.
Fourcroy e Vauquelin nel 1779 attribuirono a questa sostanza il nome

urea.

 Nel 1775 Domenico Cotugno (1736-1822) dimostrava, per riscaldamento,
la presenza dell'albumina nell'urina di un idropico.
 Intorno al 1860, soprattutto per l'opera dell'influenza esercitata in
Germania da Justus von Liebig (1803-1873) e della sua scuola, e da
Claude Bernard (1813-1878) in Francia, si diffuse rapidamente l'uso di
eseguire un certo numero di indagini di laboratorio, compreso l'esame
dell'urina, per la diagnosi delle malattie.
La scienza urologica
 All'analisi fisico-chimica delle urine fu ben presto associato lo
studio microscopico del sedimento. Il primo a proporre
questo tipo di indagine fu Rayer (1793-1867) a Parigi.
 Per quanto riguarda lo studio dei batteri bisogna aspettare
gli studi del francese Louis Pasteur (1822-1895) e del premio
Nobel per la medicina il tedesco Robert Koch (1843-1910

 La ricerca dei "microbi" nelle urine, così denominati da
Sédillot nel 1878, aprì le porte a nuovi campi di ricerca e nuove
tecniche di indagine
Dialisi peritoneale
1972

Dialisi peritoneale
2002
I primi tentativi: 1923

 Georg Ganter in Germania, nel 1923, di applicare
per la prima volta su una donna affetta da uremia
acuta tale procedura, in extremis, introducendo nel
cavo addominale 1,5 litri di soluzione fisiologica, e
riuscendo a procrastinare la morte per qualche
giorno.
 Le esperienze di Ganter e degli altri risultarono,
però, troppo rischiose per i malati e le informazioni
troppo scarse.
3 livelli di ricerca
Per analizzare storicamente il percorso logico seguito dalla
ricerca in questa tecnica bisogna procedere attraverso i
suoi tre principali momenti sperimentali.
 Il primo che si sviluppò fu quello dello studio anatomico,

istologico, embriologico e fisiologico del peritoneo,
per comprenderne le caratteristiche strutturali e le potenzialità
funzionali.
 Il secondo momento si sviluppò intorno alle conoscenze sulla
dinamica chimica dei fluidi e sui principi dell’osmolarità,
dei cristalli e dei colloidi.

 Il terzo, infine, perseguì gli obiettivi applicativi pratici sui malati,
studiando le tecniche più efficaci, meno traumatiche e meglio
tollerate: in sostanza, quali malati e come.
Ricerche di fisiologia

La dinamica dei fluidi nel peritoneo

Nel 1922 Tracy J. Putnam scoprì, che
“ … in certe condizioni i fluidi nella cavità peritoneale possono
raggiungere un apparente completo equilibrio con il plasma del
sangue. La velocità di diffusione delle diverse molecole sembra
variare in modo opposto al variare delle rispettive dimensioni... I
colloidi in genere non sono assorbiti dal sacco peritoneale, mentre i
colloidi in soluzione sono assorbiti, anche se non tanto rapidamente
quanto i cristalloidi... Il cambiamento di volume delle soluzioni ipo o
ipertoniche nella cavità peritoneale influisce sulla direzione,
indipendentemente da quella che potrebbe essere predetta dalle
leggi teoriche dell’osmosi.”
Le prime esperienze in
insufficienza renale acuta
Finita la seconda guerra mondiale (1945), Jacob Fine,
Howard Frank e Arnold Seligman pubblicano il primo report
relativo al successo della peritoneodialisi applicato a casi di
insufficienza renale acuta…..
…Si dovrà a questi autori l’ideazione del confezionamento di
un tunnel sottocutaneo che consentisse l’uscita dalla cute
del catetere, disassato rispetto all’ingresso in peritoneo, con
lo scopo di prevenire la migrazione microbica nella cavità
addominale.
Le prime evidenze

Odel dal 1923 al 1948 raccoglie in una unica analisi la
casistica segnalata in letteratura e arriva alla conclusione
che la sopravvivenza dei malati, sottoposti alla
peritoneodialisi per insufficienza renale acuta, rappresenta
circa il 32 % dei casi.
Un punto focale: il catetere
Il primo sostanziale progresso nel campo
degli accessi alla cavità giunge da un
autore francese, Maurice Derot, che in
collaborazione con Legrain e Merril, tra gli
anni 1949 e 1953, propone l’utilizzo di
cateteri in polivinile, materiale molto più
morbido. Si dovrà, infine, a Maxwell, nel
1959, l’ideazione di un dispositivo più
innovativo, in nylon.
1° trattamento cronico 1960
Nella scelta dei malati, infine, si comincia ad
intravedere un utilizzo interessante anche in quelli
affetti da insufficienza renale cronica, e nel 1960 Rubin
e Doolan pubblicano il primo resoconto su un paziente
sopravvissuto per sei mesi, ma deceduto per sepsi
peritoneale.
Questo caso, seppur isolato, rimarca ancora una volta
che la criticità del sistema è legata al problema catetere
e alle punture ripetute dell’addome.
Tenckoff 1968
Henry Tenckoff, nel 1968, propone una novità
determinante.

Egli concepirà un sistema in cui al catetere di
silicone venivano aggiunti due anelli di dacron, a
livello sia della porzione del sottocute che del
passaggio nel muscolo retto della parete, che
consentiranno una adeguata reazione
cicatriziale con i tessuti.
PD come trattamento di
attesa : 1970
RPC
Anni „70

La dialisi peritoneale viene, però, ancora
considerata una procedura di “attesa” in difetto di
maggiori disponibilità di posti nell’emodialisi.
La metodica extracorporea era, in effetti, in uno
stadio molto più avanzato, anche se le attrezzature
erano molto costose e non molto diffuse.
In peritoneale si sopravviveva in attesa di iniziare
la “vera” dialisi: quella extracorporea.
Nasce la CAPD 1975-1978
Nel 1975, ad Austin nel Texas, Robert Popovich, un
bioingegnere con nozioni di cinetica delle membrane, a
ipotizzare una dialisi peritoneale che prevedesse la
permanenza del dialisato nella cavità per 24 ore al giorno,
7 giorni su 7.
L’idea non è subito accettata dalla comunità scientifica,
tanto che il suo Abstract verrà rifiutato dall’American
Society for Artificial Internal Organs, nel 1976.
Nel 1978 viene finalmente presentata la prima casistica di
nove malati trattati, con un follow up compreso tra 5 e 26
settimane, e a questa tecnica viene assegnato l’acronimo
CAPD (Continuos Ambulatory Peritoneal Dialysis).
CAPD: le evoluzioni tecniche
Finalmente un ancor sconosciuto ricercatore, il canadese
naturalizzato Oreopulos, propone una soluzione geniale:
anziché utilizzare liquidi contenuti in bottiglie di vetro,
altamente inquinabili per le frequenti manipolazioni dei tubi di
raccordo, egli propone delle sacche plastiche in PVC.
Inoltre Bazzato propone l’idea della doppia sacca che
permettano l’infusione e la rimozione diretta del dializzato in
circuito chiuso, senza intervento di manovre contaminanti.
Si passerà ad 1 episodio peritonitico ogni 8 mesi di
trattamento.
Evoluzione della connettologia
1989:la Y
Per il rischio infettivo molto si dovrà ai nefrologi italiani,
primo fra tutti il professor Buoncristiani che modificherà
ulteriormente il sistema di connessione sacche-catetere
attraverso un raccordo ad Y. Tale sistema permetterà di
avere un ingresso e un’uscita separata dei liquidi, con
possibilità di disinfezione continua dei connettori: il rischio
peritonite è ormai dell’ordine di 1 ogni 33 mesi di
trattamento.
Evoluzione della connettologia
1989:la Y

Si dovrà attendere il 1989 per avere un riconoscimento
internazionale della validità del sistema ad Y,
essenzialmente grazie a uno studio multicentrico canadese,
il Canadian CAPD Clinical Trials Group.
’80:CAPD:trattamento di 2a classe
per Medici di 2a classe
Ma all’entusiasmo americano dei successi si contrappongono
ancora le perplessità dei ricercatori europei, canadesi ed
australiani che si domandano:

 Qual è la durata del peritoneo a lungo termine?
 La sopravvivenza in peritoneale è sovrapponibile a quella
in extracorporea?
 La depurazione è quantitativamente adeguata?
 Come si fa a ridurre ulteriormente le infezioni?
 Qual è la soluzione ideale?
La CAPD, ancora nella metà degli anni ottanta, un editoriale di
Stephen Shaldon aveva come titolo: “CAPD is a second-class
treatment.”
Il PET Test:1987
Si deve a Twardowski e Nolph il primo passo
volto a dipanare questa matassa. Essi
dimostrano, grazie a studi iniziati nel 1987,
che ai fini depurativi esistono diverse
fisiologiche tipologie di membrana peritoneale
e che adottando il “Peritoneal Equilibration
Test” (PET), semplice e con dati ripetibili, è
possibile classificare il malato secondo le sue
intrinseche caratteristiche di trasporto.
La biocompatibilità :che cosa
uccide il peritoneo?
Nel 1985 il prof. Di Paolo dimostra
documentate modificazioni della struttura
peritoneale in corso di CAPD, dovute non
solo a pregresse infezioni, ma anche ad
una azione diretta dell’osmolarità e del
glucosio contenuto nel liquido, come la
perdita dei microvilli di membrana.
Le soluzioni per CAPD
Storicamente caratterizzato dalla
presenza di:

GLUCOSIO

Sostanza osmoticamente attiva
presente in concentrazione variabile.

1,36%
Soluzione
Isotonica

2,27%
Soluzione
Mediamente
Ipertonica

3,86%
Soluzione
Ipertonica
Le soluzioni in sacca a
base di glucosio
LATTATO

Sistema tampone.

ELETTROLITI

Calcio, Sodio, Magnesio, Cloro e Potassio.
Possibili effetti delle soluzioni PD
Effetti acuti e cronici:

Impatto sulle difese
immunitarie e sull„integrità
della membrana
Effetti sulla terapia PD:
 Impatto sul benessere
del paziente
 Capacità di
ultrafiltrazione
 Impatto sull‟incidenza
e la gravità delle
peritoniti
 Tempo di terapia
L’inizio dell’APD
Arriva l’elettronica e nuovi sistemi
di controllo dei processi
Sistemi innovativi di
bilanciamento dei fluidi
SET Paziente:
controllo
volumetrico
Le nuove apparecchiature sono
pensate per il domicilio

-96%
di ingombro
La PD oggi è:
 Migliorare il benessere del
paziente
 Mantenere nel tempo la capacità
di ultrafiltrazione
 Ridurre le peritoniti
 Prolungare nel tempo la terapia
con buoni risultati
Soluzioni DP più biocompatibili potrebbero
essere un elemento determinanante
Biocompatibilità:
un dilemma multifattoriale

Fino a che punto il miglioramento
delle soluzioni DP può contribuire a
migliorare la Dialisi Peritoneale?
Soluzioni con Aminoacidi
Un solo scambio con soluzione
contenenti aminoacidi fornisce il
25% del DPI (Daily Protein Intake)

 Aminoacidi come agente osmotico

 No glucosio
 pH più fisiologico
 Osmolarità equivalente a 1.5% di glucosio
 Clearance equivalente a 1.5% di glucosio
ICODESTRINA:Soluzione alternativa
 Icodestrina 7,5% come agente osmotico
 Icodestrina: polimero del glucosio che utilizza la
pressione colloidale anzichè la pressione
osmotica cristalloide
 Maggiore efficacia nelle soste lunghe sia in CAPD
che in APD.
 1 scambio/die

Obiettivo: ottenere un maggior profilo
ultrafiltrativo
Soluzioni a base di
bicarbonato
 pH 7.4 fisiologico

Glucose
CaCl2
2
MgCl
2
NaHCO
3
NaCl
Na Lactate

 25mmol/L bicarbonato+ 15
mmol/L lattato
 Sacca a doppia camera con cono
frattura
 Facile all’uso (non è richiesto il
mixing)
 Ca++ and Mg++ sono separati
dal bicarbonato durante la
sterilizzazione per motivi di
stabilità
 Glucosio presente solo in una
camera: bassi livelli di GDPs
dopo sterilizzazione.
Nuove applicazioni
SOLUZIONI PD IN
ASSOCIAZIONE
Quale impatto sulla
membrana peritoneale?
Quale impatto sul paziente?
Uso combinato delle
soluzioni in CAPD
Physioneal
Extraneal

22

24

2

4

Physioneal
Nutrineal

6

8

10

12

14

16

18

20

22
Uso combinato delle
soluzioni
L’uso combinato delle soluzioni

rappresenta l’esperienza clinica
con le soluzioni avanzate ed
evidenzia alcuni fra i più recenti
ed interessanti risultati di
indagini cliniche.
La prescrizione di soluzioni avanzate per DP
può portare a
Effetti acuti e cronici:
-Minore esposizione al glucosio e
ai GDP.
-pH più fisiologico

Effetti sulla terapia PD:

 Ridotto assorbimento
di carboidrati
 Prevenzione di
complicanze
metaboliche

 Miglior gestione del
bilancio idrico
 Pressione arteriosa più
stabile
 Supporto nutrizionale
Evoluzione della macchina PD
La svolta nel
monitoraggio
dei pazienti
domiciliari
Evoluzione della macchina PD
Vantaggi
dell’informatizzazione
 possibilità di migliorare il
monitoraggio della compliance
 possibilità di un’analisi dettagliata
dei risultati
 identificazione
dei problemi
resa più
semplice
Vantaggi per il paziente
 archiviazione dei dati più semplice e
accurata
 consapevolezza di essere monitorato

 garanzia di trasportabilità
LA VIDEOCOMUNICAZIONE
Particolare exit-site

Peso sacca

Controllo cytur-test
L’nformatica
HC Pro

Modem
PD Link
SISTEMA
HomeChoice PRO

Pro Card
Conclusioni
3 000 a.C. Papiro di Ebers: prima evidenza del peritoneo
1863 Von Recklinghausen descrive istologicamente la struttura della
membrana peritoneale

1884 Staling e Tubby dimostrano che soluzioni saline, glicidiche o
gliceroliche nel peritoneo tendono ad aumentare di volume, mentre
soluzioni ipotoniche tendono a diminuire
1920 Cunningham riesce a collegare, sfruttando le allora note leggi
sull’osmosi e sulla diffusione, la possibilità di scambio di liquidi e soluti
tra soluzioni contenute nella cavità addominale e il sangue
dell’organismo
1923 Putnam identifica nella membrana peritoneale una membrana
dializzante Ganter sperimenta per la prima volta la dialisi peritoneale
in una donna uremica
1946 Fine, Frank e Seligman pubblicano il primo report relativo al
successo di questo trattamento applicato a casi di insufficienza renale
acuta
Conclusioni
1960 Rubin e Doolan trattano il primo paziente con
insufficienza renale cronica per sei mesi

1962 Boen illustra il primo metodo per evitare punture
ripetute dell’addome
1964 Palmer e Quinton adottano per primi i cateteri al
silicone, con estremità distale ricurva e cribrosa, con
tunnel sottocutaneo
1968 Tenckhoff modifica la tecnica di Palmer e introduce
due anelli di dacron per fissare e isolare l’accesso
addominale

1975 Popovic e Moncrief teorizzano un tipo di dialisi
peritoneale che prevede la permanenza del dialisato
nella cavità per 24 ore al giorno, 7 giorni su 7

Ragaiolo storia peritoneale

  • 1.
    Storia della Peritoneale MauroRagaiolo http://www.asl13.marche.it/Nefrologia/
  • 2.
    Gli inizi…… L’evidenza delPeritoneo era stata osservata dagli egizi durante le procedure d’imbalsamazione e descritta nel papiro di Ebers.
  • 3.
    Il Peritoneo La parolaperitoneo deriva dai termini greci perì- e tònaion, cioè avvolgere attorno, e la sua definizione ci arriva direttamente da Galeno che così definisce questa membrana:“… si chiama, infatti, peritoneo “dall’essere esteso attorno ” su tutti i visceri, su tutti gli intestini, su tutti i vasi che si trovano tra il diaframma e le gambe”
  • 4.
    Le origini:l’Uroscopia La nascitadell'uroscopia si fa risalire alla scuola fondata dal medico greco Ippocrate (460-375 a.C.). Egli considerava l'urina come parte del sangue: uno dei quattro umori dai quali dipendevano tutti i fenomeni vitali. Gli altri erano il flegma, la bile gialla e la bile nera o atrabile.  In seguito Galeno (130-200 d.C.), considerò l'urina come il residuo della digestione. Durante la digestione ed assimilazione dei cibi solidi e delle bevande, venivano distinte tre fasi successive chiamate rispettivamente: "prima, seconda e terza cottura".  Nel VII secolo un monaco e medico, Teofilo Protospatario, a Costantinopoli, descrisse per primo l'aspetto nebuloso e fioccoso che è possibile evidenziare riscaldando le urine dei soggetti con proteinuria. Scrisse un trattato completo sull'urina che ebbe un notevole successo. Fu tradotto in latino nel XV secolo col titolo "Tractatus de urinis”.Secondo Teofilo Protospatario: "L'uroscopia non rappresenta soltanto il solo mezzo per giudicare correttamente una malattia, ma rappresenta il mezzo anche per prevenirla". 
  • 5.
    L’uroscopia  Nell'XI secoloIsacco Ebreo, figlio adottivo di Salomone re d'Arabia, medico del governatore della Tunisia, descrisse le caratteristiche del contenitore ideale per l'osservazione dell'urina. Tale contenitore denominato "matula", doveva avere la forma della vescica, fatta di "vetro bianco, sottile, chiaro, molto trasparente, meglio ancora se di cristallo o vetro di Venezia".  La matula divenne il simbolo del medico, tanto è vero che in molte raffigurazioni, soprattutto del Medioevo, il medico veniva rappresentato mentre osservava controluce l'urina del malato contenuta nella matula. Medico=Nefrologo
  • 6.
    Regole dell’Uroscopia Il PrimoTrattato di Nefrologia Un grande contributo alla letteratura urologica venne fornito da Johannes Actuarius (secolo XVI) il quale scrisse un trattato intitolato "De urinis" che venne stampato per la prima edizione a Venezia nel 1519
  • 7.
    La nascita dellaBiochimica  Nel 1693 un giovane olandese, Hermann Boerhaave (1668-1738) durante i suoi studi riuscì ad isolare e descrivere una sostanza presente nell'urina. La stessa sostanza fu, quasi dopo un secolo, identificata come "exstractum saponosum urinae" da parte di H.M. Rouel le Cadet nel 1773. Fourcroy e Vauquelin nel 1779 attribuirono a questa sostanza il nome urea.  Nel 1775 Domenico Cotugno (1736-1822) dimostrava, per riscaldamento, la presenza dell'albumina nell'urina di un idropico.  Intorno al 1860, soprattutto per l'opera dell'influenza esercitata in Germania da Justus von Liebig (1803-1873) e della sua scuola, e da Claude Bernard (1813-1878) in Francia, si diffuse rapidamente l'uso di eseguire un certo numero di indagini di laboratorio, compreso l'esame dell'urina, per la diagnosi delle malattie.
  • 8.
    La scienza urologica All'analisi fisico-chimica delle urine fu ben presto associato lo studio microscopico del sedimento. Il primo a proporre questo tipo di indagine fu Rayer (1793-1867) a Parigi.  Per quanto riguarda lo studio dei batteri bisogna aspettare gli studi del francese Louis Pasteur (1822-1895) e del premio Nobel per la medicina il tedesco Robert Koch (1843-1910  La ricerca dei "microbi" nelle urine, così denominati da Sédillot nel 1878, aprì le porte a nuovi campi di ricerca e nuove tecniche di indagine
  • 9.
  • 10.
    I primi tentativi:1923  Georg Ganter in Germania, nel 1923, di applicare per la prima volta su una donna affetta da uremia acuta tale procedura, in extremis, introducendo nel cavo addominale 1,5 litri di soluzione fisiologica, e riuscendo a procrastinare la morte per qualche giorno.  Le esperienze di Ganter e degli altri risultarono, però, troppo rischiose per i malati e le informazioni troppo scarse.
  • 11.
    3 livelli diricerca Per analizzare storicamente il percorso logico seguito dalla ricerca in questa tecnica bisogna procedere attraverso i suoi tre principali momenti sperimentali.  Il primo che si sviluppò fu quello dello studio anatomico, istologico, embriologico e fisiologico del peritoneo, per comprenderne le caratteristiche strutturali e le potenzialità funzionali.  Il secondo momento si sviluppò intorno alle conoscenze sulla dinamica chimica dei fluidi e sui principi dell’osmolarità, dei cristalli e dei colloidi.  Il terzo, infine, perseguì gli obiettivi applicativi pratici sui malati, studiando le tecniche più efficaci, meno traumatiche e meglio tollerate: in sostanza, quali malati e come.
  • 12.
    Ricerche di fisiologia Ladinamica dei fluidi nel peritoneo Nel 1922 Tracy J. Putnam scoprì, che “ … in certe condizioni i fluidi nella cavità peritoneale possono raggiungere un apparente completo equilibrio con il plasma del sangue. La velocità di diffusione delle diverse molecole sembra variare in modo opposto al variare delle rispettive dimensioni... I colloidi in genere non sono assorbiti dal sacco peritoneale, mentre i colloidi in soluzione sono assorbiti, anche se non tanto rapidamente quanto i cristalloidi... Il cambiamento di volume delle soluzioni ipo o ipertoniche nella cavità peritoneale influisce sulla direzione, indipendentemente da quella che potrebbe essere predetta dalle leggi teoriche dell’osmosi.”
  • 13.
    Le prime esperienzein insufficienza renale acuta Finita la seconda guerra mondiale (1945), Jacob Fine, Howard Frank e Arnold Seligman pubblicano il primo report relativo al successo della peritoneodialisi applicato a casi di insufficienza renale acuta….. …Si dovrà a questi autori l’ideazione del confezionamento di un tunnel sottocutaneo che consentisse l’uscita dalla cute del catetere, disassato rispetto all’ingresso in peritoneo, con lo scopo di prevenire la migrazione microbica nella cavità addominale.
  • 14.
    Le prime evidenze Odeldal 1923 al 1948 raccoglie in una unica analisi la casistica segnalata in letteratura e arriva alla conclusione che la sopravvivenza dei malati, sottoposti alla peritoneodialisi per insufficienza renale acuta, rappresenta circa il 32 % dei casi.
  • 15.
    Un punto focale:il catetere Il primo sostanziale progresso nel campo degli accessi alla cavità giunge da un autore francese, Maurice Derot, che in collaborazione con Legrain e Merril, tra gli anni 1949 e 1953, propone l’utilizzo di cateteri in polivinile, materiale molto più morbido. Si dovrà, infine, a Maxwell, nel 1959, l’ideazione di un dispositivo più innovativo, in nylon.
  • 16.
    1° trattamento cronico1960 Nella scelta dei malati, infine, si comincia ad intravedere un utilizzo interessante anche in quelli affetti da insufficienza renale cronica, e nel 1960 Rubin e Doolan pubblicano il primo resoconto su un paziente sopravvissuto per sei mesi, ma deceduto per sepsi peritoneale. Questo caso, seppur isolato, rimarca ancora una volta che la criticità del sistema è legata al problema catetere e alle punture ripetute dell’addome.
  • 17.
    Tenckoff 1968 Henry Tenckoff,nel 1968, propone una novità determinante. Egli concepirà un sistema in cui al catetere di silicone venivano aggiunti due anelli di dacron, a livello sia della porzione del sottocute che del passaggio nel muscolo retto della parete, che consentiranno una adeguata reazione cicatriziale con i tessuti.
  • 18.
    PD come trattamentodi attesa : 1970 RPC Anni „70 La dialisi peritoneale viene, però, ancora considerata una procedura di “attesa” in difetto di maggiori disponibilità di posti nell’emodialisi. La metodica extracorporea era, in effetti, in uno stadio molto più avanzato, anche se le attrezzature erano molto costose e non molto diffuse. In peritoneale si sopravviveva in attesa di iniziare la “vera” dialisi: quella extracorporea.
  • 19.
    Nasce la CAPD1975-1978 Nel 1975, ad Austin nel Texas, Robert Popovich, un bioingegnere con nozioni di cinetica delle membrane, a ipotizzare una dialisi peritoneale che prevedesse la permanenza del dialisato nella cavità per 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. L’idea non è subito accettata dalla comunità scientifica, tanto che il suo Abstract verrà rifiutato dall’American Society for Artificial Internal Organs, nel 1976. Nel 1978 viene finalmente presentata la prima casistica di nove malati trattati, con un follow up compreso tra 5 e 26 settimane, e a questa tecnica viene assegnato l’acronimo CAPD (Continuos Ambulatory Peritoneal Dialysis).
  • 20.
    CAPD: le evoluzionitecniche Finalmente un ancor sconosciuto ricercatore, il canadese naturalizzato Oreopulos, propone una soluzione geniale: anziché utilizzare liquidi contenuti in bottiglie di vetro, altamente inquinabili per le frequenti manipolazioni dei tubi di raccordo, egli propone delle sacche plastiche in PVC. Inoltre Bazzato propone l’idea della doppia sacca che permettano l’infusione e la rimozione diretta del dializzato in circuito chiuso, senza intervento di manovre contaminanti. Si passerà ad 1 episodio peritonitico ogni 8 mesi di trattamento.
  • 21.
    Evoluzione della connettologia 1989:laY Per il rischio infettivo molto si dovrà ai nefrologi italiani, primo fra tutti il professor Buoncristiani che modificherà ulteriormente il sistema di connessione sacche-catetere attraverso un raccordo ad Y. Tale sistema permetterà di avere un ingresso e un’uscita separata dei liquidi, con possibilità di disinfezione continua dei connettori: il rischio peritonite è ormai dell’ordine di 1 ogni 33 mesi di trattamento.
  • 22.
    Evoluzione della connettologia 1989:laY Si dovrà attendere il 1989 per avere un riconoscimento internazionale della validità del sistema ad Y, essenzialmente grazie a uno studio multicentrico canadese, il Canadian CAPD Clinical Trials Group.
  • 23.
    ’80:CAPD:trattamento di 2aclasse per Medici di 2a classe Ma all’entusiasmo americano dei successi si contrappongono ancora le perplessità dei ricercatori europei, canadesi ed australiani che si domandano:  Qual è la durata del peritoneo a lungo termine?  La sopravvivenza in peritoneale è sovrapponibile a quella in extracorporea?  La depurazione è quantitativamente adeguata?  Come si fa a ridurre ulteriormente le infezioni?  Qual è la soluzione ideale? La CAPD, ancora nella metà degli anni ottanta, un editoriale di Stephen Shaldon aveva come titolo: “CAPD is a second-class treatment.”
  • 24.
    Il PET Test:1987 Sideve a Twardowski e Nolph il primo passo volto a dipanare questa matassa. Essi dimostrano, grazie a studi iniziati nel 1987, che ai fini depurativi esistono diverse fisiologiche tipologie di membrana peritoneale e che adottando il “Peritoneal Equilibration Test” (PET), semplice e con dati ripetibili, è possibile classificare il malato secondo le sue intrinseche caratteristiche di trasporto.
  • 25.
    La biocompatibilità :checosa uccide il peritoneo? Nel 1985 il prof. Di Paolo dimostra documentate modificazioni della struttura peritoneale in corso di CAPD, dovute non solo a pregresse infezioni, ma anche ad una azione diretta dell’osmolarità e del glucosio contenuto nel liquido, come la perdita dei microvilli di membrana.
  • 26.
    Le soluzioni perCAPD Storicamente caratterizzato dalla presenza di: GLUCOSIO Sostanza osmoticamente attiva presente in concentrazione variabile. 1,36% Soluzione Isotonica 2,27% Soluzione Mediamente Ipertonica 3,86% Soluzione Ipertonica
  • 27.
    Le soluzioni insacca a base di glucosio LATTATO Sistema tampone. ELETTROLITI Calcio, Sodio, Magnesio, Cloro e Potassio.
  • 28.
    Possibili effetti dellesoluzioni PD Effetti acuti e cronici: Impatto sulle difese immunitarie e sull„integrità della membrana Effetti sulla terapia PD:  Impatto sul benessere del paziente  Capacità di ultrafiltrazione  Impatto sull‟incidenza e la gravità delle peritoniti  Tempo di terapia
  • 29.
  • 30.
    Arriva l’elettronica enuovi sistemi di controllo dei processi
  • 31.
    Sistemi innovativi di bilanciamentodei fluidi SET Paziente: controllo volumetrico
  • 32.
    Le nuove apparecchiaturesono pensate per il domicilio -96% di ingombro
  • 33.
    La PD oggiè:  Migliorare il benessere del paziente  Mantenere nel tempo la capacità di ultrafiltrazione  Ridurre le peritoniti  Prolungare nel tempo la terapia con buoni risultati Soluzioni DP più biocompatibili potrebbero essere un elemento determinanante
  • 34.
    Biocompatibilità: un dilemma multifattoriale Finoa che punto il miglioramento delle soluzioni DP può contribuire a migliorare la Dialisi Peritoneale?
  • 35.
    Soluzioni con Aminoacidi Unsolo scambio con soluzione contenenti aminoacidi fornisce il 25% del DPI (Daily Protein Intake)  Aminoacidi come agente osmotico  No glucosio  pH più fisiologico  Osmolarità equivalente a 1.5% di glucosio  Clearance equivalente a 1.5% di glucosio
  • 36.
    ICODESTRINA:Soluzione alternativa  Icodestrina7,5% come agente osmotico  Icodestrina: polimero del glucosio che utilizza la pressione colloidale anzichè la pressione osmotica cristalloide  Maggiore efficacia nelle soste lunghe sia in CAPD che in APD.  1 scambio/die Obiettivo: ottenere un maggior profilo ultrafiltrativo
  • 37.
    Soluzioni a basedi bicarbonato  pH 7.4 fisiologico Glucose CaCl2 2 MgCl 2 NaHCO 3 NaCl Na Lactate  25mmol/L bicarbonato+ 15 mmol/L lattato  Sacca a doppia camera con cono frattura  Facile all’uso (non è richiesto il mixing)  Ca++ and Mg++ sono separati dal bicarbonato durante la sterilizzazione per motivi di stabilità  Glucosio presente solo in una camera: bassi livelli di GDPs dopo sterilizzazione.
  • 38.
    Nuove applicazioni SOLUZIONI PDIN ASSOCIAZIONE Quale impatto sulla membrana peritoneale? Quale impatto sul paziente?
  • 39.
    Uso combinato delle soluzioniin CAPD Physioneal Extraneal 22 24 2 4 Physioneal Nutrineal 6 8 10 12 14 16 18 20 22
  • 40.
    Uso combinato delle soluzioni L’usocombinato delle soluzioni rappresenta l’esperienza clinica con le soluzioni avanzate ed evidenzia alcuni fra i più recenti ed interessanti risultati di indagini cliniche.
  • 41.
    La prescrizione disoluzioni avanzate per DP può portare a Effetti acuti e cronici: -Minore esposizione al glucosio e ai GDP. -pH più fisiologico Effetti sulla terapia PD:  Ridotto assorbimento di carboidrati  Prevenzione di complicanze metaboliche  Miglior gestione del bilancio idrico  Pressione arteriosa più stabile  Supporto nutrizionale
  • 42.
    Evoluzione della macchinaPD La svolta nel monitoraggio dei pazienti domiciliari
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    Vantaggi dell’informatizzazione  possibilità dimigliorare il monitoraggio della compliance  possibilità di un’analisi dettagliata dei risultati  identificazione dei problemi resa più semplice
  • 45.
    Vantaggi per ilpaziente  archiviazione dei dati più semplice e accurata  consapevolezza di essere monitorato  garanzia di trasportabilità
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    Conclusioni 3 000 a.C.Papiro di Ebers: prima evidenza del peritoneo 1863 Von Recklinghausen descrive istologicamente la struttura della membrana peritoneale 1884 Staling e Tubby dimostrano che soluzioni saline, glicidiche o gliceroliche nel peritoneo tendono ad aumentare di volume, mentre soluzioni ipotoniche tendono a diminuire 1920 Cunningham riesce a collegare, sfruttando le allora note leggi sull’osmosi e sulla diffusione, la possibilità di scambio di liquidi e soluti tra soluzioni contenute nella cavità addominale e il sangue dell’organismo 1923 Putnam identifica nella membrana peritoneale una membrana dializzante Ganter sperimenta per la prima volta la dialisi peritoneale in una donna uremica 1946 Fine, Frank e Seligman pubblicano il primo report relativo al successo di questo trattamento applicato a casi di insufficienza renale acuta
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    Conclusioni 1960 Rubin eDoolan trattano il primo paziente con insufficienza renale cronica per sei mesi 1962 Boen illustra il primo metodo per evitare punture ripetute dell’addome 1964 Palmer e Quinton adottano per primi i cateteri al silicone, con estremità distale ricurva e cribrosa, con tunnel sottocutaneo 1968 Tenckhoff modifica la tecnica di Palmer e introduce due anelli di dacron per fissare e isolare l’accesso addominale 1975 Popovic e Moncrief teorizzano un tipo di dialisi peritoneale che prevede la permanenza del dialisato nella cavità per 24 ore al giorno, 7 giorni su 7