La Ginestra
Giacomo Leopardi
1836-37
1 M.SPADA
 EPIGRAFE dal Vangelo di Giovanni
 TRANSCODIFICATA IN SENSO ANTISPIRITUALISTICO PER
DENUNCIARE GLI “ERRORI DELL' INTELLETTO” PROPRI DEL
"SECOL SUPERBO E SCIOCCO"
E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce
Giovanni, III, 19
2 M.SPADA
alta e combattiva risposta a chi lo accusava di scarsa
sensibilità rispetto ai problemi del tempo (vedi
Timandro e Tristano)
risposta etico-filosofica, non direttamente politica-
sociale ma a favore comunque di una convivenza
civile fondata su principi di libertà e democrazia
Paralipomeni
3 M.SPADA
1 - 7
Il paesaggio vesuviano
1 Qui su l'arida schiena
2 Del formidabil monte
3 Sterminator Vesevo,
4 La qual null'altro allegra
arbor né fiore,
5 Tuoi cespi solitari intorno
spargi,
6 Odorata ginestra,
7 Contenta dei deserti
4 M.SPADA
Nelle note
parafr.
Il fiore della compassione e della solidarietà
Anco ti vidi
8 De' tuoi steli abbellir l'erme contrade
9 Che cingon la cittade
10 La qual fu donna de' mortali un tempo,
11 E del perduto impero
12 Par che col grave e taciturno aspetto
13 Faccian fede e ricordo al passeggero.
14 Or ti riveggo in questo suol, di tristi
15 Lochi e dal mondo abbandonati amante,
16 E d'afflitte fortune ognor compagna
Partecipazione
al dolore
degli altri
Dialogo di Plotino
e di Porfirio
Canzoni
“sepolcrali”
5 M.SPADA
M.SPADA6
INCIPIT
Vv.1-3
Presentazione dei personaggi e delle antitesi (campi
metaforici che dominano l'intero testo )
Deserto-aridità vs ginestra-profumo
Paesaggio antiidilliaco ; formidabil monte erme contrade impietrata lava
METAFORA DEL BRUTTO
POTER CHE SOVRASTA
L'UOMO E LA SUA STORIA
ALTER-EGO DEL POETA
CONSAPEVOLE E
PIETOSO, METAFORA
della vita che comunque
resiste
VULCANO GINESTRA
ciò che fu
17 Questi campi cosparsi
18 Di ceneri infeconde, e
ricoperti
19 Dell'impietrata lava,
20 Che sotto i passi al
peregrin risona;
21 Dove s'annida e si contorce
al sole
22 La serpe, e dove al noto
23 Cavernoso covil torna il
coniglio;
24 Fur liete ville e colti,
25 E biondeggiàr di spiche, e
risonaro
26 Di muggito d'armenti;
27 Fur giardini e palagi,
28 Agli ozi de' potenti
29 Gradito ospizio; e fur città
famose
30 Che coi torrenti suoi l'altero
monte
31 Dall'ignea bocca
fulminando oppresse
32 Con gli abitanti insieme
Antitesi:
ora  allorapresente
passato
Simboli della piatta iteratività dell’esistenza > vedi
Bruto Minore (e la fiera e l’augello)
7 M.SPADA
Ciò che è
Or tutto intorno
33 Una ruina involve,
34 Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
35 I danni altrui commiserando, al cielo
36 Di dolcissimo odor mandi un profumo,
37 Che il deserto consola
Nei canti fiorentini indica il mondo (cfr. Pens. Dom. = “lo mortal
deserto”)
8 M.SPADA
Simboli-allegorie (anche a livello fonico)
Vulcano sublimità
grandiosa orrida…
aggettivi lunghi
Suoni aspri
Vulcano sublimità
grandiosa orrida…
aggettivi lunghi
Suoni aspri
Ginestra: delicata musicalità
ma non è quella del
Leopardi vago e indefinito
dell'illusione, bensì quella
del poeta della pietas
Ginestra: delicata musicalità
ma non è quella del
Leopardi vago e indefinito
dell'illusione, bensì quella
del poeta della pietas
Nota la posizione delle parole nel v. 37: deserto  consola
(accostamento antitetico, oxymoron) e l'enjambement > A
queste piagge----
9 M.SPADA
L’invito “cortese”
A queste piagge
38 Venga colui che d'esaltar con
lode
39 Il nostro stato ha in uso, e
vegga quanto
40 È il gener nostro in cura
41 All'amante natura.
E la possanza
42 Qui con giusta misura
43 Anco estimar potrà dell'uman
seme,
44 Cui la dura nutrice, ov'ei men
teme,
45 Con lieve moto in un momento
annulla
46 In parte, e può con moti
47 Poco men lievi ancor
subitamente
48 Annichilare in tutto.
d'esaltar con lode Cfr.Timandro (che ha stima
dell’uomo)
10 M.SPADA
49 Dipinte in queste rive
50 Son dell'umane genti
51 le magnifiche sorti e progressive.
11 M.SPADA
La conclusione è fortemente ironica ed epigrafica:
sulle pendici del Vesuvio, è rappresentata chiaramente la
sorte dell’umanità, una sorte che molti filosofi del primo
Ottocento (e di ogni tempo) hanno definito ottimisticamente
"magnifica" e "progressiva"
l'autore della definizione è Terenzio Mamiani cugino del
poeta; la citazione è contenuta nella Dedica dei suoi "Inni
sacri", editi nel 1832.
Parole di un moderno al quale si deve tutta la loro eleganza….
(così commentava Leopardi stesso)
12 M.SPADA
Non c’è progresso valido se non c’è libertà di pensiero, e
pensiero critico
Qui mira e qui ti specchia,
53 Secol superbo e sciocco,
54 Che il calle insino allora
55 Dal risorto pensier segnato innanti
56 Abbandonasti, e volti addietro i passi,
57 Del ritornar ti vanti,
58 E procedere il chiami.
L’apostrofe al secolo
13 M.SPADA
Tema fondamentale dell’ultimo Leopardi
 il regresso filosofico del secolo XIX
 che riporta indietro il pensiero filosofico
alla”barbarie dei tempi bassi” (= Medioevo) a
causa dello spiritualismo in cui il pensiero è
schiavo del dogma
 (vedi Zibaldone 4207-11 e Paralipomeni IV,
ottave 12-20)
 Il pensiero risorto dalla barbarie è giunto al vertice
delle sue possibilità con l'Illuminismo, che “fece
palese il ver” e pose i fondamenti di una società
giusta, puntualmente rinnegati dai profeti del nuovo
spiritualismo14 M.SPADA
LA PAG. 4207 DELLO ZIBALDONE
È chiaro e noto che l'idea e la voce spirito non si può in somma e in conclusione
definire altrimenti che sostanza che non è materia, giacchè niuna sua qualità
positiva possiamo noi nè conoscere, nè nominare, [4207]nè anco pure immaginare.
… Per tanto il definire lo spirito, sostanza che non è materia, è precisamente lo
stesso che definirla sostanza che non è di quelle che noi conosciamo o possiamo
conoscere o concepire, e questo è quel solo che noi venghiamo a dire e a pensare
ogni volta che diciamo spirito, o che pensiamo a questa idea, la quale non si può,
come ho detto, definire altrimenti.
Frattanto questo spirito, non essendo altro che quello che abbiam veduto, è stato per
lunghissimo spazio di secoli creduto contenere in se tutta la realtà delle cose; e la
materia, cioè quanto noi conosciamo e concepiamo, e quanto possiamo conoscere
e concepire, è stata creduta non essere altro che apparenza, sogno, vanità appetto
allo spirito. È impossibile non deplorar la miseria dell'intelletto umano
considerando un così fatto delirio.
15 M.SPADA
 Ma se pensiamo poi che questo delirio si rinnuova oggi
completamente;
 che nel secolo 19° risorge da tutte le parti e si ristabilisce
radicatamente lo spiritualismo, forse anche più spirituale, per dir così,
che in addietro;
 che i filosofi più illuminati della più illuminata nazione moderna, si
congratulano di riconoscere per caratteristica di questo secolo,
l'essere esso éminemment [4208]religieux, cioè spiritualista;
 che può fare un savio, altro che disperare compiutamente della
illuminazione delle menti umane, e gridare: o Verità, tu sei sparita
dalla terra per sempre, nel momento che gli uomini incominciarono a
cercarti. Giacchè è manifesto che questa e simili innumerabili follie,
dalle quali pare ormai impossibile e disperato il guarire gl'intelletti
umani, sono puri parti, non mica dell'ignoranza, ma della scienza.
16 M.SPADA
CONCLUSIONI
L'idea chimerica dello spirito non è nel capo nè di un
bambino nè di un puro selvaggio. Questi non sono
spiritualisti, perchè sono pienamente ignoranti.
E i bambini, e i selvaggi puri, e i pienamente ignoranti sono
per conseguenza a mille doppi più savi de' più dotti uomini
di questo secolo de' lumi;
come gli antichi erano più savi a cento doppi per lo meno,
perchè più ignoranti de' moderni; e tanto più savi quanto
più antichi, perchè tanto più ignoranti.
(Bologna. 26. Sett. 1826.).
17 M.SPADA
Paralipomeni IV
 demolisce una superba fola
 Polemizza contro l’ipotesi erronea che la Natura o Dio,
intenti a procurare il ben degli animali, avessero messo
l’uomo in una condizione originaria di beatitudine -età
dell’oro o Paradiso terrestre- dalla quale egli sarebbe
decaduto per sua colpa.
 Dimostra che questa credenza è un parto della
filosofia autoconsolatoria, che ha sempre regnato
fuorché nel secolo dell’Illuminismo
 il tutto da un ‘ottica straniata, giacchè i protagonisti sono
topi…ma la voce in prima persona qui è quella del narratore
esterno
Ottave 12-20
18 M.SPADA
Per certo si suppon che intenta sia
Natura sempre al ben degli animali,
E che gli ami di cor come la pia
Chioccia fa del pulcin che ha sotto l'ali:
E vedendosi al tutto acerba e ria
La vita esser che al bosco hanno i mortali,
Per forza si conchiude in buon latino
Che la città fu pria del cittadino.
Se libere le menti e preparate
Sapessero insegnar, non inchinate
A questa più che a quella opinione,
Se natura chiamar d'ogni pietate
E di qual s'è cortese affezione*
Sapesser priva, e de' suoi figli antica
E capital carnefice e nemica;
O se piuttosto ad ogni fin rivolta,
Che al nostro che diciamo o bene o male;
E confessar che de' suoi fini è tolta
La vista al riguardar nostro mortale,
Anzi il saper se non da fini sciolta
Sia veramente, e se ben v'abbia, e quale;
Che il cittadin fu pria della cittade
Parafrasi
si crede che la Natura sia sempre rivolta nelle sue
operazioni al bene dei viventi e che li ami come
fa la chioccia coi pulcini e vedendo che invece la
vita che conducono gli uomini primitivi è del
tutto dura e difficile si concluse che doveva
derivare da una decadenza della condizione
umana che prima sarebbe stata civile e poi
selvaggia (mito del paradiso terrestre o dell’età
dell’oro)
se invece si avesse la mente libera e disponibile
ad accettare ciò che i fatti e la ragione dimostrano
e non rivolta a seguire solo l’opinione dominante,
se gli uomini capissero che la natura e priva di
ogni pietà e di ogni sentimento verso i viventi nei
confronti dei quali anzi è nemica e carnefice
o se piuttosto rivolta ad altro che non è né il
nostro bene né il nostro male, e se confessassimo
che noi non possiamo vedere i suoi fini, anzi che
forse essa non ha alcun fine diremmo, come è
accaduto più volte in passato, che l’uomo prima
era selvaggio e poi civile
19 M.SPADA
Non è filosofia se non un'arte
La qual di ciò che l'uomo è risoluto
Di creder circa a qualsivoglia parte,
Come meglio alla fin l'è conceduto,
Le ragioni assegnando empie le carte
O le orecchie talor per instituto,
Con più d'ingegno o men, giusta il
potere
Che il maestro o l'autor si trova avere.
Quella filosofia dico che impera
Nel secol nostro senza guerra alcuna,
E che con guerra più o men leggera
Ebbe negli altri non minor fortuna,
Fuor nel prossimo a questo, ove se
intera
La mia mente oso dir, portò ciascuna
Facoltà nostra a quelle cime il
Onde tosto inchinar l'è forza al basso.
In quell'età, d'un'aspra guerra in onta,
Altra filosofia regnar fu vista,
A cui dinanzi valorosa e pronta
l'età nostra arretrossi appena avvista
Di ciò che più le spiace e che più monta,
Esser quella in sostanza amara e trista;
Non che i pricipii in lei né le premesse
Mostrar falsi da sé ben ben sapesse
20 M.SPADA
59 Al tuo pargoleggiar gl'ingegni tutti,
60 Di cui lor sorte rea padre ti fece,
61 Vanno adulando, ancora
62 Ch'a ludibrio talora
63 T'abbian fra sé..
Le infantili teorie del secolo
a paragone degli
antichi noi siamo poco
più che bambini, e …
gli antichi a confronto
nostro si può dire più
che mai che furono
uomini. Parlo così
degl'individui
paragonati
agl'individui, come
delle masse (per usare
questa leggiadrissima
parola moderna)
paragonate alle masse.
Ed aggiungo che gli
antichi furono
incomparabilmente più
virili di noi anche ne'
sistemi di morale e di
metafisica.
Cfr.Tristano
Ginestra
21 M.SPADA
DI FRONTE A QUESTO “DELIRIO”: v.63 ME-
STIL in negativo (…Non io…)
Non io
64 Con tal vergogna scenderò sotterra;
65 Ma il disprezzo piuttosto che si serra
66 Di te nel petto mio,
67 Mostrato avrò quanto si possa aperto:
68 Ben ch'io sappia che obblio
69 Preme chi troppo all'età propria increbbe.
70 Di questo mal, che teco
71 Mi fia comune, assai finor mi rido.
Cfr.Tristano
Non dirò a riguardo mio, ma a riguardo d'individui o di cose individuali del
secolo decimonono, intendete bene che non v'è timore di posteri, i quali ne
sapranno tanto, quanto ne seppero gli antenati ….. Io per me credo che il
secolo venturo farà un bellissimo frego sopra l'immensa bibliografia del
secolo decimonono
22 M.SPADA
Conformismo imperante e mitologia del “progresso
garantito dall’alto” (perfettibilità)
La cultura del secolo (ambienti fiorentini della
Antologia di Vieusseux e ambienti dello spiritualismo
napoletano) appare dominata dall’inspiegabile
ottimismo di cattolico-liberali (i topi, nei
Paralipomeni) e dal provvidenzialismo dei cattolici
integralisti della Restaurazione (le rane)
23 M.SPADA
Contro di essa introduce la polemica
antiprovvidenzialistica, antireligiosa, antispiritualistica
72 Libertà vai sognando, e servo a un tempo
73 Vuoi di novo il pensiero,
74 Sol per cui risorgemmo
75 Della barbarie in parte, e per cui solo
76 Si cresce in civiltà, che sola in meglio
77 Guida i pubblici fati.
78 Così ti spiacque il vero
79 Dell'aspra sorte e del depresso loco
80 Che natura ci diè. Per questo il tergo
81 Vigliaccamente rivolgesti al lume
82 Che il fe palese: e, fuggitivo, appelli
83 Vil chi lui segue, e solo
84 Magnanimo colui
85 Che se schernendo o gli altri, astuto o folle,
86 Fin sopra gli astri il mortal grado estolle.
Lessico
“militare” –
tornerà nella
similitudine
della vita con
il campo di
battaglia
24 M.SPADA
Nobil natura (il nuovo modello umano)* e
social catena
Cfr. Nietzsche,
l’oltreuomo e il
tornare alla terra
Nelle note una
intervista a
E.Severino25
Il vile e il magnanimo
 Cfr: Bruto Minore:
 Il prode e il plebeo
 Cfr. Dialogo di Timandro e di
Eleandro
 Cfr. Dialogo di Tristano e di
un amico
 Eleandro: Non dovete
pensare che io non
compatisca all'infelicità
umana. Ma non potendovisi
riparare con nessuna forza,
nessuna arte, nessuna
industria, nessun patto;
stimo assai più degno
dell'uomo, e di una
disperazione magnanima, il
ridere dei mali comuni
26 M.SPADA
Il magnanimo, che
dice la verità
Uom di povero stato e membra
inferme
88 Che sia dell'alma generoso
ed alto,
89 Non chiama sé né stima
90 Ricco d'or né gagliardo,
91 E di splendida vita o di
valente
92 Persona infra la gente
93 Non fa risibil mostra;
94 Ma se di forza e di tesor
mendico
95 Lascia parer senza vergogna,
e noma
96 Parlando, apertamente, e di
sue cose
97 Fa stima al vero uguale.
98 Magnanimo animale
99 Non credo io già, ma stolto,
100 Quel che nato a perir, nutrito in
pene,
101 Dice, a goder son fatto,
102 E di fetido orgoglio
103 Empie le carte, eccelsi fati e nove
104 Felicità, quali il ciel tutto ignora,
105 Non pur quest'orbe, promettendo
in terra
106 A popoli che un'onda
107 Di mar commosso, un fiato
108 D'aura maligna, un sotterraneo
crollo
109 Distrugge sì, che avanza
110 A gran pena di lor la rimembranza.
Lo stolto che empie le
carte di fetido orgoglio
Lo stolto che empie le
carte di fetido orgoglio
27 M.SPADA
Gli echi lucreziani
111 Nobil natura è quella
112 Che a sollevar s'ardisce
113 Gli occhi mortali incontra
114 Al comun fato, e che con franca
lingua,
115 Nulla al ver detraendo,
116 Confessa il mal che ci fu dato in
sorte,
117 E il basso stato e frale;
118 Quella che grande e forte
119 Mostra sé nel soffrir, né gli odii e
l'ire
120 Fraterne, ancor più gravi
121 D'ogni altro danno, accresce
122 Alle miserie sue, l'uomo incolpando
123 Del suo dolor, ma dà la colpa a
quella
124 Che veramente è rea, che de'
mortali
125 Madre è di parto e di voler
matrigna.
Lucrezio, De rerum natura
Libro 1
Elogio di Epicuro
primum Graius homo mortalis
tollere contra
est oculos ausus primusque
obsistere contra;
Cfr. c XXX “Natura, illaudabil meraviglia” e Zib.4510
28 M.SPADA
tema della NOBILTA' SPIRITUALE
il vero filantropo (cfr:
Eleandro, Tristano)
 il falso filantropo
(Timandro, l'Amico)
Mostra agli altri l'arido
vero, "il basso stato e
frale", ma lo fa per
compassione, convinto
che solo
sull'accettazione della
verità possa fondarsi la
social catena
Promette "eccelsi fati"e
felicità quali anche il Cielo
ignora, a popoli in balia
della Natura-Arimane
Lo fa PER INTERESSE
(astuto) o INSIPIENZA
(folle)
29 M.SPADA
Filosofia leopardiana
Pars destruens: ad Arimane, Tristano, Palinodia
Nella Ginestra, nel Plotino, nelle Sepolcrali, in Zib
4279
COSTRUISCE
AFFERMANDO LA POSSIBILITA' E LE CONDIZIONI DI
UN PROGRESSO CHE ASSICURI RAPPORTI PIU'
UMANI
30 M.SPADA
La proposta “progressiva”
Cfr. Cesare Luporini, Leopardi Progressivo
Walter Binni, La nuova poetica leopardiana
Sebastiano Timpanaro, Classicismo e illuminismo
nell’Ottocento italiano
Etc.
Il vero progresso è quello del sapere e della ragione, fondante la
convivenza civile
Il vero progresso è quello del sapere e della ragione, fondante la
convivenza civile
31 M.SPADA
La social catena
Costei chiama inimica; e incontro a
questa
127 Congiunta esser pensando,
128 Siccome è il vero, ed ordinata in
pria
129 L'umana compagnia,
130 Tutti fra sé confederati estima
131 Gli uomini, e tutti abbraccia
132 Con vero amor, porgendo
133 Valida e pronta ed aspettando
aita
134 Negli alterni perigli e nelle
angosce
135 Della guerra comune.
 Cfr. Lucrezio, DRN V.
32 M.SPADA
Stolto è combattere contro i propri
compagni
Ed alle offese
136 Dell'uomo armar la destra, e
laccio porre
137 Al vicino ed inciampo,
138 Stolto crede così qual fora in
campo
139 Cinto d'oste contraria, in sul
più vivo
140 Incalzar degli assalti,
141 Gl'inimici obbliando, acerbe
gare
142 Imprender con gli amici,
143 E sparger fuga e fulminar col
brando
144 Infra i propri guerrieri.
ISL. Tu dei sapere che io fino nella
prima gioventù, a poche
esperienze, fui persuaso e chiaro
della vanità della vita, e della
stoltezza degli uomini; i quali
combattendo continuamente gli
uni cogli altri per l'acquisto di
piaceri che non dilettano, e di
beni che non giovano sopportando
e cagionandosi scambievolmente
infinite sollecitudini, e infiniti mali,
che affannano e nocciono in
effetto, tanto più si allontanano
dalla felicità, quanto più la cercano
Cfr. Dialogo della Natura e di
un islandese
33 M.SPADA
Il vero, fondamento della autentica civiltà
Così fatti pensieri
146 Quando fien, come fur, palesi al volgo,
147 E quell'orror che primo
148 Contra l'empia natura
149 Strinse i mortali in social catena,
150 Fia ricondotto in parte
151 Da verace saper, l'onesto e il retto
152 Conversar cittadino,
153 E giustizia e pietade, altra radice
154 Avranno allor che non superbe fole,
155 Ove fondata probità del volgo
156 Così star suole in piede
157 Quale star può quel ch'ha in error la
sede.
Un nuovo valore
per gli antichi:
furono
consapevoli del
vero fondamento
della società
Religione
Finalismo
Antropocentrismo
Ottimismo
paternalistico
34 M.SPADA
Le prospettive della social catena
E quell'orror che primoprimo
Contra l'empia natura
Strinse i mortali in social catena
vedi
Zibaldone 4279
Lettera a un giovane del
XX secolo
35 M.SPADA
Un progetto (Zib 4279)
 Congetture sopra una futura civilizzazione dei bruti, e
massime di qualche specie, come delle scimmie, da
operarsi dagli uomini a lungo andare, come si vede che gli
uomini civili hanno incivilito molte nazioni o barbare o
selvagge, certo non meno feroci, e forse meno ingegnose
delle scimmie, specialmente di alcune specie di esse; e che
insomma la civilizzazione tende naturalmente a
propagarsi, [4280]e a far sempre nuove conquiste, e non
può star ferma, nè contenersi dentro alcun termine,
massime in quanto all'estensione, e finchè vi sieno
creature civilizzabili, e associabili al gran corpo della
civilizzazione, alla grande alleanza degli esseri intelligenti
contro alla natura, e contro alle cose non intelligenti. Può
servire per la Lettera a un giovane del 20° secolo.
36 M.SPADA
Vero e falso progresso
Falso progresso:
ottimismo, beni
materiali,
tecnologie,
antropocentrismo
Fetido orgoglio
Conflittualità
Superbe fole
Vero progresso:
consapevolezza
libertà di pensiero, 
solidarietà,
antifinalismo social
catena pietà 
giustizia
Vero progresso:
consapevolezza
libertà di pensiero, 
solidarietà,
antifinalismo social
catena pietà 
giustizia
37 M.SPADA
Il compito dell’intellettuale
Palesare il VERO
Al "vulgo":
la sapienza non deve essere per pochi, COME NON LO FU nel mondo
antico, e come gli illuministi volevano che tornasse ad essere
Contro ogni concezione elitaria e
antidemocratica del sapere
38 M.SPADA
Tristano:
Se questi miei sentimenti nascano da malattia,
non so: so che, malato o sano, calpesto la
vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni
consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho
il coraggio di sostenere la privazione di
ogni speranza, mirare intrepidamente il
deserto della vita, non dissimularmi
nessuna parte dell'infelicità umana, ed
accettare tutte le conseguenze di una
filosofia dolorosa, ma vera. La quale
se non è utile ad altro, procura agli
uomini forti la fiera compiacenza di
vedere strappato ogni manto alla
coperta e misteriosa crudeltà del
destino umano
 E' stato grazie a questo stesso
coraggio se, condotto dalle mie
ricerche a una filosofia disperata, non
ho esitato ad abbracciarla
interamente; mentre d'altro canto è
stato solo per effetto della viltà degli
uomini, che hanno bisogno di essere
persuasi del valore dell'esistenza, che
si sono volute considerare le mie
opinioni filosofiche come il risultato
delle mie sofferenze personali, e che
ci si ostina ad attribuire alla mia
situazione materiale ciò che si deve
soltanto al mio intelletto.
Lettera a De
Sinner
1832
39 M.SPADA
Non si deve temere il VERO
 Sviluppa e attribuisce nuovo significato a una
intuizione presente già in Zib 259
 "Hanno questo di proprio le opere di genio, che
quando anche rappresentino al vivo la nullità
delle cose, quando anche dimostrino
evidentemente e facciano sentire l'inevitabile
infelicità della vita, quando anche esprimano le
più terribili disperazioni, tuttavia, ad un animo
grande che si trovi anche in uno stato di
estremo abbattimento, servono sempre di
consolazione".
40 M.SPADA
Poesia e filosofia
L'utilità della poesia non è nella sola distrazione, ma
nel divulgare e difendere il vero, e insieme, la
necessità del bello (estetico) e delle belle illusioni
(amore, gloria, fama etc.)
ZIB 4450
Della lettura di un pezzo di vera, contemporanea poesia,
in versi o in prosa (ma più efficace impressione è quella
de' versi), si può, e forse meglio, (anche in questi sì
prosaici tempi) dir quello che di un sorriso diceva lo
Sterne; che essa aggiunge un filo alla tela brevissima della
nostra vita. Essa ci rinfresca, per così dire; e ci accresce
la vitalità. 1 Feb.1829
41 M.SPADA
Struttura sinfonica del testo: ritorno di
motivi
Polemica contro le superbe fole (=credenze religiose) e i derisi
sogni (illusioni antropocentriche e finalistiche)
L'umanità si crede Signora e fine del Tutto
L'umanità ha creduto e crede che la divinità sia scesa sulla
terra per lei
Polemica contro le superbe fole (=credenze religiose) e i derisi
sogni (illusioni antropocentriche e finalistiche)
L'umanità si crede Signora e fine del Tutto
L'umanità ha creduto e crede che la divinità sia scesa sulla
terra per lei
La Ginestra- seconda parte
42 M.SPADA
PAESAGGIO:
ANTIIDILLICO (indurata lava)
Il poeta è immerso nel paesaggio, non è piùIl poeta è immerso nel paesaggio, non è più
separato da esso da una siepe o la finestraseparato da esso da una siepe o la finestra
= immersione nella realtà= immersione nella realtà
La sua prospettiva si allarga nel VOTO SEREN - non
l'infinito della immaginazione ma quello del vero
43 M.SPADA
158 Sovente in queste rive,
159 Che, desolate, a bruno
160 Veste il flutto indurato, e par che ondeggi,
161 Seggo la notte; e su la mesta landa
162 In purissimo azzurro
163 Veggo dall'alto fiammeggiar le stelle,
164 Cui di lontan fa specchio
165 Il mare, e tutto di scintille in giro
166 Per lo vòto seren brillare il mondo.
44 M.SPADA
E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
Ch'a lor sembrano un punto,
E sono immense, in guisa
Che un punto a petto a lor son terra e mare
Veracemente; a cui
L'uomo non pur, ma questo
Globo ove l'uomo è nulla,
Sconosciuto è del tutto;
45 M.SPADA
e quando miro
Quegli ancor più senz'alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle
Ch'a noi paion qual nebbia, a cui non l'uomo
E non la terra sol, ma tutte in uno,
Del numero infinite e della mole,
Con l'aureo sole insiem, le nostre stelle
O sono ignote, o così paion come
Essi alla terra, un punto
Di luce nebulosa; al pensier mio
Che sembri allora, o prole
Dell'uomo?
46 M.SPADA
E rimembrando
Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno
Il suol ch'io premo; e poi dall'altra parte,
Che te signora e fine
Credi tu data al Tutto, e quante volte
Favoleggiar ti piacque, in questo oscuro
Granel di sabbia, il qual di terra ha nome,
Per tua cagion, dell'universe cose
Scender gli autori, e conversar sovente
Co' tuoi piacevolmente, e che i derisi
Sogni rinnovellando, ai saggi insulta
Fin la presente età, che in conoscenza
Ed in civil costume
Sembra tutte avanzar; qual moto allora,
Mortal prole infelice, o qual pensiero
Verso te finalmente il cor m'assale?
Non so se il riso o la pietà prevale.
Fulmen in clausola
47 M.SPADA
Sul magnanimo ciò produce un duplice effetto
 201 Non so se il riso o la pietà prevale.
La contemplazione cosmica non produce una illusione
irrazionale e piacevole (il naufragar dell’Infinito) ma una
accresciuta consapevolezza razionale del “basso stato, e
frale” dei viventi
La contemplazione cosmica non produce una illusione
irrazionale e piacevole (il naufragar dell’Infinito) ma una
accresciuta consapevolezza razionale del “basso stato, e
frale” dei viventi
conversar sovente  Co' tuoi
piacevolmente
Ironia del fulmen anticipata del verbo, e
dall’avverbio
48 M.SPADA
202-36
Mondo animale: descrizione
della distruzione del
formicaio
Mondo umano: descrizione
della eruzione del Vesuvio
exemplumIl “popol di
formiche”,
“assidua gente”
vede il proprio
mondo
distrutto dalla
accidentale
caduta di un
frutto maturo
La scena si sposta
poi sulla
distruzione delle
città dell’area
vesuviana
49 M.SPADA
Si quis det formicis intellectum
hominis (Seneca, Nat Quaest.)
 Come d’arbor cadendo un picciol pomo,
Cui là nel tardo autunno
Maturità senz’altra forza atterra,
D’un popol di formiche i dolci alberghi,
Cavati in molle gleba
Con gran lavoro, e l’opre
E le ricchezze che adunate a prova
Con lungo affaticar l’assidua gente
Avea provvidamente al tempo estivo,
Schiaccia, diserta e copre
In un punto;
topos
50 M.SPADA
 così d’alto piombando,
Dall’utero tonante
Scagliata al ciel profondo,
Di ceneri e di pomici e di sassi
Notte e ruina, infusa
Di bollenti ruscelli,
Dinamicità della
scena: settenari,
che precipitano
nel polisindeto
"confuse e
infranse e
ricoperse
51 M.SPADA
O pel montano fianco
Furiosa tra l’erba
Di liquefatti massi
E di metalli e d’infocata arena
Scendendo immensa piena,
Le cittadi che il mar là su l’estremo
Lido aspergea, confuse
E infranse e ricoperse
In pochi istanti: onde su quelle or pasce
La capra, e città nove
Sorgon dall’altra banda, a cui sgabello
Son le sepolte, e le prostrate mura
L’arduo monte al suo piè quasi calpesta
52
La “gnome”
Non ha natura al seme
Dell’uom più stima o cura
Che alla formica: e se più rara in quello
Che nell’altra è la strage,
Non avvien ciò d’altronde
Fuor che l’uom sue prosapie ha men feconde
53 M.SPADA
LA NATURA-ARIMANE HA IL TEMPO LUNGHISSIMO DELLA
EVOLUZIONE
Tempo della Storia-
Variabile
VILLANELLO
PAESAGGIO MARINO
TEMPO DELLA NATURA
-pressoché immobile
(sta)
VULCANO
RIVERBERO DELLA LAVA
54 M.SPADA
Ben mille ed ottocento
Anni varcàr poi che spariro, oppressi
Dall’ignea forza, i popolati seggi,
E il villanello intento
Ai vigneti, che a stento in questi campi
Nutre la morta zolla e incenerita,
Ancor leva lo sguardo
Sospettoso alla vetta
Fatal, che nulla mai fatta più mite
Ancor siede tremenda, ancor minaccia
A lui strage ed ai figli ed agli averi
Lor poverelli.
55 M.SPADA
E spesso
Il meschino in sul tetto
Dell’ostel villereccio, alla vagante
Aura giacendo tutta notte insonne,
E balzando più volte, esplora il corso
Del temuto bollor, che si riversa
Dall’inesausto grembo
Su l’arenoso dorso, a cui riluce
Di Capri la marina
E di Napoli il porto e Mergellina.
E se appressar lo vede, o se nel cupo
Del domestico pozzo ode mai l’acqua
Fervendo gorgogliar, desta i figliuoli,
Desta la moglie in fretta, e via, con quanto
Di lor cose rapir posson, fuggendo,
Vede lontan l’usato
Suo nido, e il picciol campo,
Che gli fu dalla fame unico schermo,
Preda al flutto rovente,
Che crepitando giunge, e inesorato
Durabilmente sovra quei si spiega.
56 M.SPADA
 Torna al celeste raggio
Dopo l’antica obblivion l’estinta
Pompei, come sepolto
Scheletro, cui di terra
Avarizia o pietà rende all’aperto;
E dal deserto foro
Diritto infra le file
Dei mozzi colonnati il peregrino
Lunge contempla il bipartito giogo
E la cresta fumante,
Che alla sparsa ruina ancor minaccia.
57 M.SPADA
 E nell’orror della secreta notte
Per li vacui teatri,
Per li templi deformi e per le rotte
Case, ove i parti il pipistrello asconde,
Come sinistra face
Che per vóti palagi atra s’aggiri,
Corre il baglior della funerea lava,
Che di lontan per l’ombre
Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge.
58 M.SPADA
TANTA STAT PRAEDITA CULPA (Lucr.DRN V,199)
Così, dell’uomo ignara e dell’etadi
Ch’ei chiama antiche, e del seguir che fanno
Dopo gli avi i nepoti,
StaSta natura ognor verde, anzi procede
Per sì lungo cammino
Che sembra star. Caggiono i regni intanto,
Passan genti e linguaggi: ella nol vede:
E l’uom d’eternità s’arroga il vanto.
59 M.SPADA
Tempo della storia
Vs
Tempo della natura
ANTI-KLIMAX
LA NATURA-ARIMANE HA IL TEMPO LUNGHISSIMO
E APPARENTEMENTE NON-TEMPO DELLA
EVOLUZIONE
Essa tratta come organismi i viventi e i loro prodotti (la storia=
Pompei è come uno scheletro dissepolto)
cosi' dell'uomo
ignara e delle
etadi ch'ei
chiama
antiche.. ..sta
natura ognor
verde caggiono i
regni
intanto…ella
nol vede
…E L'UOM D'ETERNITA'
S'ARROGA IL VANTO
60 M.SPADA
E tu, lenta ginestra,
Che di selve odorate
Queste campagne dispogliate adorni,
Anche tu presto alla crudel possanza
Soccomberai del sotterraneo foco,
Che ritornando al loco
Già noto, stenderà l'avaro lembo
Su tue molli foreste. E piegherai
Sotto il fascio mortal non renitente
Il tuo capo innocente:
61
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor; ma non eretto
Con forsennato orgoglio inver le stelle,
Né sul deserto, dove
E la sede e i natali
Non per voler ma per fortuna avesti;
Ma più saggia, ma tanto
Meno inferma dell'uom, quanto le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte immortali.
62
Cfr
Holbach,
Il buon
senso
RINGKOMPOSITION
Umile e consapevole della propria fragilità biologica(le " frali tue stirpi")TORNA LA "LENTA"
GINESTRA IMMAGINE IDEALE DELLA NOBIL NATURA (DELL'UOMO NOBILE E MAGNANIMO)
COMPASSIONE
per la desolata
condizione
degli esseri
(queste
campagne
dispogliate
adorni)
FLESSIBILITA'
"lenta", disponibile a
piegare il capo di
fronte all'inevitabile,
ma senza averlo
piegato
vigliaccamente prima
nell'illusione di
stornare da se il
pericolo
RESISTENZA
"ma non piegato
insino allora indarno"
Eretta dignitosa magnanima
ma senza scadere nel
forsennato orgoglio (non ha
mai creduto di poter essere
immortale né che gli dei si
occupino di lei)
63 M.SPADA
CHI è LA GINESTRA?
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor;
 Me certo troverai*, qual si sia l’ora
Che tu le penne al mio pregar
dispieghi,
Erta la fronte, armato,
E renitente al fato,
La man che flagellando si colora
Nel mio sangue innocente
Non ricolmar di lode,
Non benedir, com’usa
Per antica viltà l’umana gente;
Ogni vana speranza onde consola
Se coi fanciulli il mondo,
Ogni conforto stolto
Gittar da me (…)
Amore e Morte (uno dei canti
del Ciclo di Aspasia)
Per l’immagine della “mano”
cfr. D’Holbach, Il Buon Senso
* Sta parlando alla Morte
64 M.SPADA
Monaldo,
Adelaide e i tre
figli maggiori
Giacomo Carlo Paolina
65

La ginestra

  • 1.
  • 2.
     EPIGRAFE dalVangelo di Giovanni  TRANSCODIFICATA IN SENSO ANTISPIRITUALISTICO PER DENUNCIARE GLI “ERRORI DELL' INTELLETTO” PROPRI DEL "SECOL SUPERBO E SCIOCCO" E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce Giovanni, III, 19 2 M.SPADA
  • 3.
    alta e combattivarisposta a chi lo accusava di scarsa sensibilità rispetto ai problemi del tempo (vedi Timandro e Tristano) risposta etico-filosofica, non direttamente politica- sociale ma a favore comunque di una convivenza civile fondata su principi di libertà e democrazia Paralipomeni 3 M.SPADA
  • 4.
    1 - 7 Ilpaesaggio vesuviano 1 Qui su l'arida schiena 2 Del formidabil monte 3 Sterminator Vesevo, 4 La qual null'altro allegra arbor né fiore, 5 Tuoi cespi solitari intorno spargi, 6 Odorata ginestra, 7 Contenta dei deserti 4 M.SPADA Nelle note parafr.
  • 5.
    Il fiore dellacompassione e della solidarietà Anco ti vidi 8 De' tuoi steli abbellir l'erme contrade 9 Che cingon la cittade 10 La qual fu donna de' mortali un tempo, 11 E del perduto impero 12 Par che col grave e taciturno aspetto 13 Faccian fede e ricordo al passeggero. 14 Or ti riveggo in questo suol, di tristi 15 Lochi e dal mondo abbandonati amante, 16 E d'afflitte fortune ognor compagna Partecipazione al dolore degli altri Dialogo di Plotino e di Porfirio Canzoni “sepolcrali” 5 M.SPADA
  • 6.
    M.SPADA6 INCIPIT Vv.1-3 Presentazione dei personaggie delle antitesi (campi metaforici che dominano l'intero testo ) Deserto-aridità vs ginestra-profumo Paesaggio antiidilliaco ; formidabil monte erme contrade impietrata lava METAFORA DEL BRUTTO POTER CHE SOVRASTA L'UOMO E LA SUA STORIA ALTER-EGO DEL POETA CONSAPEVOLE E PIETOSO, METAFORA della vita che comunque resiste VULCANO GINESTRA
  • 7.
    ciò che fu 17Questi campi cosparsi 18 Di ceneri infeconde, e ricoperti 19 Dell'impietrata lava, 20 Che sotto i passi al peregrin risona; 21 Dove s'annida e si contorce al sole 22 La serpe, e dove al noto 23 Cavernoso covil torna il coniglio; 24 Fur liete ville e colti, 25 E biondeggiàr di spiche, e risonaro 26 Di muggito d'armenti; 27 Fur giardini e palagi, 28 Agli ozi de' potenti 29 Gradito ospizio; e fur città famose 30 Che coi torrenti suoi l'altero monte 31 Dall'ignea bocca fulminando oppresse 32 Con gli abitanti insieme Antitesi: ora allorapresente passato Simboli della piatta iteratività dell’esistenza > vedi Bruto Minore (e la fiera e l’augello) 7 M.SPADA
  • 8.
    Ciò che è Ortutto intorno 33 Una ruina involve, 34 Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi 35 I danni altrui commiserando, al cielo 36 Di dolcissimo odor mandi un profumo, 37 Che il deserto consola Nei canti fiorentini indica il mondo (cfr. Pens. Dom. = “lo mortal deserto”) 8 M.SPADA
  • 9.
    Simboli-allegorie (anche alivello fonico) Vulcano sublimità grandiosa orrida… aggettivi lunghi Suoni aspri Vulcano sublimità grandiosa orrida… aggettivi lunghi Suoni aspri Ginestra: delicata musicalità ma non è quella del Leopardi vago e indefinito dell'illusione, bensì quella del poeta della pietas Ginestra: delicata musicalità ma non è quella del Leopardi vago e indefinito dell'illusione, bensì quella del poeta della pietas Nota la posizione delle parole nel v. 37: deserto consola (accostamento antitetico, oxymoron) e l'enjambement > A queste piagge---- 9 M.SPADA
  • 10.
    L’invito “cortese” A questepiagge 38 Venga colui che d'esaltar con lode 39 Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto 40 È il gener nostro in cura 41 All'amante natura. E la possanza 42 Qui con giusta misura 43 Anco estimar potrà dell'uman seme, 44 Cui la dura nutrice, ov'ei men teme, 45 Con lieve moto in un momento annulla 46 In parte, e può con moti 47 Poco men lievi ancor subitamente 48 Annichilare in tutto. d'esaltar con lode Cfr.Timandro (che ha stima dell’uomo) 10 M.SPADA
  • 11.
    49 Dipinte inqueste rive 50 Son dell'umane genti 51 le magnifiche sorti e progressive. 11 M.SPADA
  • 12.
    La conclusione èfortemente ironica ed epigrafica: sulle pendici del Vesuvio, è rappresentata chiaramente la sorte dell’umanità, una sorte che molti filosofi del primo Ottocento (e di ogni tempo) hanno definito ottimisticamente "magnifica" e "progressiva" l'autore della definizione è Terenzio Mamiani cugino del poeta; la citazione è contenuta nella Dedica dei suoi "Inni sacri", editi nel 1832. Parole di un moderno al quale si deve tutta la loro eleganza…. (così commentava Leopardi stesso) 12 M.SPADA
  • 13.
    Non c’è progressovalido se non c’è libertà di pensiero, e pensiero critico Qui mira e qui ti specchia, 53 Secol superbo e sciocco, 54 Che il calle insino allora 55 Dal risorto pensier segnato innanti 56 Abbandonasti, e volti addietro i passi, 57 Del ritornar ti vanti, 58 E procedere il chiami. L’apostrofe al secolo 13 M.SPADA
  • 14.
    Tema fondamentale dell’ultimoLeopardi  il regresso filosofico del secolo XIX  che riporta indietro il pensiero filosofico alla”barbarie dei tempi bassi” (= Medioevo) a causa dello spiritualismo in cui il pensiero è schiavo del dogma  (vedi Zibaldone 4207-11 e Paralipomeni IV, ottave 12-20)  Il pensiero risorto dalla barbarie è giunto al vertice delle sue possibilità con l'Illuminismo, che “fece palese il ver” e pose i fondamenti di una società giusta, puntualmente rinnegati dai profeti del nuovo spiritualismo14 M.SPADA
  • 15.
    LA PAG. 4207DELLO ZIBALDONE È chiaro e noto che l'idea e la voce spirito non si può in somma e in conclusione definire altrimenti che sostanza che non è materia, giacchè niuna sua qualità positiva possiamo noi nè conoscere, nè nominare, [4207]nè anco pure immaginare. … Per tanto il definire lo spirito, sostanza che non è materia, è precisamente lo stesso che definirla sostanza che non è di quelle che noi conosciamo o possiamo conoscere o concepire, e questo è quel solo che noi venghiamo a dire e a pensare ogni volta che diciamo spirito, o che pensiamo a questa idea, la quale non si può, come ho detto, definire altrimenti. Frattanto questo spirito, non essendo altro che quello che abbiam veduto, è stato per lunghissimo spazio di secoli creduto contenere in se tutta la realtà delle cose; e la materia, cioè quanto noi conosciamo e concepiamo, e quanto possiamo conoscere e concepire, è stata creduta non essere altro che apparenza, sogno, vanità appetto allo spirito. È impossibile non deplorar la miseria dell'intelletto umano considerando un così fatto delirio. 15 M.SPADA
  • 16.
     Ma sepensiamo poi che questo delirio si rinnuova oggi completamente;  che nel secolo 19° risorge da tutte le parti e si ristabilisce radicatamente lo spiritualismo, forse anche più spirituale, per dir così, che in addietro;  che i filosofi più illuminati della più illuminata nazione moderna, si congratulano di riconoscere per caratteristica di questo secolo, l'essere esso éminemment [4208]religieux, cioè spiritualista;  che può fare un savio, altro che disperare compiutamente della illuminazione delle menti umane, e gridare: o Verità, tu sei sparita dalla terra per sempre, nel momento che gli uomini incominciarono a cercarti. Giacchè è manifesto che questa e simili innumerabili follie, dalle quali pare ormai impossibile e disperato il guarire gl'intelletti umani, sono puri parti, non mica dell'ignoranza, ma della scienza. 16 M.SPADA
  • 17.
    CONCLUSIONI L'idea chimerica dellospirito non è nel capo nè di un bambino nè di un puro selvaggio. Questi non sono spiritualisti, perchè sono pienamente ignoranti. E i bambini, e i selvaggi puri, e i pienamente ignoranti sono per conseguenza a mille doppi più savi de' più dotti uomini di questo secolo de' lumi; come gli antichi erano più savi a cento doppi per lo meno, perchè più ignoranti de' moderni; e tanto più savi quanto più antichi, perchè tanto più ignoranti. (Bologna. 26. Sett. 1826.). 17 M.SPADA
  • 18.
    Paralipomeni IV  demolisceuna superba fola  Polemizza contro l’ipotesi erronea che la Natura o Dio, intenti a procurare il ben degli animali, avessero messo l’uomo in una condizione originaria di beatitudine -età dell’oro o Paradiso terrestre- dalla quale egli sarebbe decaduto per sua colpa.  Dimostra che questa credenza è un parto della filosofia autoconsolatoria, che ha sempre regnato fuorché nel secolo dell’Illuminismo  il tutto da un ‘ottica straniata, giacchè i protagonisti sono topi…ma la voce in prima persona qui è quella del narratore esterno Ottave 12-20 18 M.SPADA
  • 19.
    Per certo sisuppon che intenta sia Natura sempre al ben degli animali, E che gli ami di cor come la pia Chioccia fa del pulcin che ha sotto l'ali: E vedendosi al tutto acerba e ria La vita esser che al bosco hanno i mortali, Per forza si conchiude in buon latino Che la città fu pria del cittadino. Se libere le menti e preparate Sapessero insegnar, non inchinate A questa più che a quella opinione, Se natura chiamar d'ogni pietate E di qual s'è cortese affezione* Sapesser priva, e de' suoi figli antica E capital carnefice e nemica; O se piuttosto ad ogni fin rivolta, Che al nostro che diciamo o bene o male; E confessar che de' suoi fini è tolta La vista al riguardar nostro mortale, Anzi il saper se non da fini sciolta Sia veramente, e se ben v'abbia, e quale; Che il cittadin fu pria della cittade Parafrasi si crede che la Natura sia sempre rivolta nelle sue operazioni al bene dei viventi e che li ami come fa la chioccia coi pulcini e vedendo che invece la vita che conducono gli uomini primitivi è del tutto dura e difficile si concluse che doveva derivare da una decadenza della condizione umana che prima sarebbe stata civile e poi selvaggia (mito del paradiso terrestre o dell’età dell’oro) se invece si avesse la mente libera e disponibile ad accettare ciò che i fatti e la ragione dimostrano e non rivolta a seguire solo l’opinione dominante, se gli uomini capissero che la natura e priva di ogni pietà e di ogni sentimento verso i viventi nei confronti dei quali anzi è nemica e carnefice o se piuttosto rivolta ad altro che non è né il nostro bene né il nostro male, e se confessassimo che noi non possiamo vedere i suoi fini, anzi che forse essa non ha alcun fine diremmo, come è accaduto più volte in passato, che l’uomo prima era selvaggio e poi civile 19 M.SPADA
  • 20.
    Non è filosofiase non un'arte La qual di ciò che l'uomo è risoluto Di creder circa a qualsivoglia parte, Come meglio alla fin l'è conceduto, Le ragioni assegnando empie le carte O le orecchie talor per instituto, Con più d'ingegno o men, giusta il potere Che il maestro o l'autor si trova avere. Quella filosofia dico che impera Nel secol nostro senza guerra alcuna, E che con guerra più o men leggera Ebbe negli altri non minor fortuna, Fuor nel prossimo a questo, ove se intera La mia mente oso dir, portò ciascuna Facoltà nostra a quelle cime il Onde tosto inchinar l'è forza al basso. In quell'età, d'un'aspra guerra in onta, Altra filosofia regnar fu vista, A cui dinanzi valorosa e pronta l'età nostra arretrossi appena avvista Di ciò che più le spiace e che più monta, Esser quella in sostanza amara e trista; Non che i pricipii in lei né le premesse Mostrar falsi da sé ben ben sapesse 20 M.SPADA
  • 21.
    59 Al tuopargoleggiar gl'ingegni tutti, 60 Di cui lor sorte rea padre ti fece, 61 Vanno adulando, ancora 62 Ch'a ludibrio talora 63 T'abbian fra sé.. Le infantili teorie del secolo a paragone degli antichi noi siamo poco più che bambini, e … gli antichi a confronto nostro si può dire più che mai che furono uomini. Parlo così degl'individui paragonati agl'individui, come delle masse (per usare questa leggiadrissima parola moderna) paragonate alle masse. Ed aggiungo che gli antichi furono incomparabilmente più virili di noi anche ne' sistemi di morale e di metafisica. Cfr.Tristano Ginestra 21 M.SPADA
  • 22.
    DI FRONTE AQUESTO “DELIRIO”: v.63 ME- STIL in negativo (…Non io…) Non io 64 Con tal vergogna scenderò sotterra; 65 Ma il disprezzo piuttosto che si serra 66 Di te nel petto mio, 67 Mostrato avrò quanto si possa aperto: 68 Ben ch'io sappia che obblio 69 Preme chi troppo all'età propria increbbe. 70 Di questo mal, che teco 71 Mi fia comune, assai finor mi rido. Cfr.Tristano Non dirò a riguardo mio, ma a riguardo d'individui o di cose individuali del secolo decimonono, intendete bene che non v'è timore di posteri, i quali ne sapranno tanto, quanto ne seppero gli antenati ….. Io per me credo che il secolo venturo farà un bellissimo frego sopra l'immensa bibliografia del secolo decimonono 22 M.SPADA
  • 23.
    Conformismo imperante emitologia del “progresso garantito dall’alto” (perfettibilità) La cultura del secolo (ambienti fiorentini della Antologia di Vieusseux e ambienti dello spiritualismo napoletano) appare dominata dall’inspiegabile ottimismo di cattolico-liberali (i topi, nei Paralipomeni) e dal provvidenzialismo dei cattolici integralisti della Restaurazione (le rane) 23 M.SPADA
  • 24.
    Contro di essaintroduce la polemica antiprovvidenzialistica, antireligiosa, antispiritualistica 72 Libertà vai sognando, e servo a un tempo 73 Vuoi di novo il pensiero, 74 Sol per cui risorgemmo 75 Della barbarie in parte, e per cui solo 76 Si cresce in civiltà, che sola in meglio 77 Guida i pubblici fati. 78 Così ti spiacque il vero 79 Dell'aspra sorte e del depresso loco 80 Che natura ci diè. Per questo il tergo 81 Vigliaccamente rivolgesti al lume 82 Che il fe palese: e, fuggitivo, appelli 83 Vil chi lui segue, e solo 84 Magnanimo colui 85 Che se schernendo o gli altri, astuto o folle, 86 Fin sopra gli astri il mortal grado estolle. Lessico “militare” – tornerà nella similitudine della vita con il campo di battaglia 24 M.SPADA
  • 25.
    Nobil natura (ilnuovo modello umano)* e social catena Cfr. Nietzsche, l’oltreuomo e il tornare alla terra Nelle note una intervista a E.Severino25
  • 26.
    Il vile eil magnanimo  Cfr: Bruto Minore:  Il prode e il plebeo  Cfr. Dialogo di Timandro e di Eleandro  Cfr. Dialogo di Tristano e di un amico  Eleandro: Non dovete pensare che io non compatisca all'infelicità umana. Ma non potendovisi riparare con nessuna forza, nessuna arte, nessuna industria, nessun patto; stimo assai più degno dell'uomo, e di una disperazione magnanima, il ridere dei mali comuni 26 M.SPADA
  • 27.
    Il magnanimo, che dicela verità Uom di povero stato e membra inferme 88 Che sia dell'alma generoso ed alto, 89 Non chiama sé né stima 90 Ricco d'or né gagliardo, 91 E di splendida vita o di valente 92 Persona infra la gente 93 Non fa risibil mostra; 94 Ma se di forza e di tesor mendico 95 Lascia parer senza vergogna, e noma 96 Parlando, apertamente, e di sue cose 97 Fa stima al vero uguale. 98 Magnanimo animale 99 Non credo io già, ma stolto, 100 Quel che nato a perir, nutrito in pene, 101 Dice, a goder son fatto, 102 E di fetido orgoglio 103 Empie le carte, eccelsi fati e nove 104 Felicità, quali il ciel tutto ignora, 105 Non pur quest'orbe, promettendo in terra 106 A popoli che un'onda 107 Di mar commosso, un fiato 108 D'aura maligna, un sotterraneo crollo 109 Distrugge sì, che avanza 110 A gran pena di lor la rimembranza. Lo stolto che empie le carte di fetido orgoglio Lo stolto che empie le carte di fetido orgoglio 27 M.SPADA
  • 28.
    Gli echi lucreziani 111Nobil natura è quella 112 Che a sollevar s'ardisce 113 Gli occhi mortali incontra 114 Al comun fato, e che con franca lingua, 115 Nulla al ver detraendo, 116 Confessa il mal che ci fu dato in sorte, 117 E il basso stato e frale; 118 Quella che grande e forte 119 Mostra sé nel soffrir, né gli odii e l'ire 120 Fraterne, ancor più gravi 121 D'ogni altro danno, accresce 122 Alle miserie sue, l'uomo incolpando 123 Del suo dolor, ma dà la colpa a quella 124 Che veramente è rea, che de' mortali 125 Madre è di parto e di voler matrigna. Lucrezio, De rerum natura Libro 1 Elogio di Epicuro primum Graius homo mortalis tollere contra est oculos ausus primusque obsistere contra; Cfr. c XXX “Natura, illaudabil meraviglia” e Zib.4510 28 M.SPADA
  • 29.
    tema della NOBILTA'SPIRITUALE il vero filantropo (cfr: Eleandro, Tristano)  il falso filantropo (Timandro, l'Amico) Mostra agli altri l'arido vero, "il basso stato e frale", ma lo fa per compassione, convinto che solo sull'accettazione della verità possa fondarsi la social catena Promette "eccelsi fati"e felicità quali anche il Cielo ignora, a popoli in balia della Natura-Arimane Lo fa PER INTERESSE (astuto) o INSIPIENZA (folle) 29 M.SPADA
  • 30.
    Filosofia leopardiana Pars destruens:ad Arimane, Tristano, Palinodia Nella Ginestra, nel Plotino, nelle Sepolcrali, in Zib 4279 COSTRUISCE AFFERMANDO LA POSSIBILITA' E LE CONDIZIONI DI UN PROGRESSO CHE ASSICURI RAPPORTI PIU' UMANI 30 M.SPADA
  • 31.
    La proposta “progressiva” Cfr.Cesare Luporini, Leopardi Progressivo Walter Binni, La nuova poetica leopardiana Sebastiano Timpanaro, Classicismo e illuminismo nell’Ottocento italiano Etc. Il vero progresso è quello del sapere e della ragione, fondante la convivenza civile Il vero progresso è quello del sapere e della ragione, fondante la convivenza civile 31 M.SPADA
  • 32.
    La social catena Costeichiama inimica; e incontro a questa 127 Congiunta esser pensando, 128 Siccome è il vero, ed ordinata in pria 129 L'umana compagnia, 130 Tutti fra sé confederati estima 131 Gli uomini, e tutti abbraccia 132 Con vero amor, porgendo 133 Valida e pronta ed aspettando aita 134 Negli alterni perigli e nelle angosce 135 Della guerra comune.  Cfr. Lucrezio, DRN V. 32 M.SPADA
  • 33.
    Stolto è combatterecontro i propri compagni Ed alle offese 136 Dell'uomo armar la destra, e laccio porre 137 Al vicino ed inciampo, 138 Stolto crede così qual fora in campo 139 Cinto d'oste contraria, in sul più vivo 140 Incalzar degli assalti, 141 Gl'inimici obbliando, acerbe gare 142 Imprender con gli amici, 143 E sparger fuga e fulminar col brando 144 Infra i propri guerrieri. ISL. Tu dei sapere che io fino nella prima gioventù, a poche esperienze, fui persuaso e chiaro della vanità della vita, e della stoltezza degli uomini; i quali combattendo continuamente gli uni cogli altri per l'acquisto di piaceri che non dilettano, e di beni che non giovano sopportando e cagionandosi scambievolmente infinite sollecitudini, e infiniti mali, che affannano e nocciono in effetto, tanto più si allontanano dalla felicità, quanto più la cercano Cfr. Dialogo della Natura e di un islandese 33 M.SPADA
  • 34.
    Il vero, fondamentodella autentica civiltà Così fatti pensieri 146 Quando fien, come fur, palesi al volgo, 147 E quell'orror che primo 148 Contra l'empia natura 149 Strinse i mortali in social catena, 150 Fia ricondotto in parte 151 Da verace saper, l'onesto e il retto 152 Conversar cittadino, 153 E giustizia e pietade, altra radice 154 Avranno allor che non superbe fole, 155 Ove fondata probità del volgo 156 Così star suole in piede 157 Quale star può quel ch'ha in error la sede. Un nuovo valore per gli antichi: furono consapevoli del vero fondamento della società Religione Finalismo Antropocentrismo Ottimismo paternalistico 34 M.SPADA
  • 35.
    Le prospettive dellasocial catena E quell'orror che primoprimo Contra l'empia natura Strinse i mortali in social catena vedi Zibaldone 4279 Lettera a un giovane del XX secolo 35 M.SPADA
  • 36.
    Un progetto (Zib4279)  Congetture sopra una futura civilizzazione dei bruti, e massime di qualche specie, come delle scimmie, da operarsi dagli uomini a lungo andare, come si vede che gli uomini civili hanno incivilito molte nazioni o barbare o selvagge, certo non meno feroci, e forse meno ingegnose delle scimmie, specialmente di alcune specie di esse; e che insomma la civilizzazione tende naturalmente a propagarsi, [4280]e a far sempre nuove conquiste, e non può star ferma, nè contenersi dentro alcun termine, massime in quanto all'estensione, e finchè vi sieno creature civilizzabili, e associabili al gran corpo della civilizzazione, alla grande alleanza degli esseri intelligenti contro alla natura, e contro alle cose non intelligenti. Può servire per la Lettera a un giovane del 20° secolo. 36 M.SPADA
  • 37.
    Vero e falsoprogresso Falso progresso: ottimismo, beni materiali, tecnologie, antropocentrismo Fetido orgoglio Conflittualità Superbe fole Vero progresso: consapevolezza libertà di pensiero, solidarietà, antifinalismo social catena pietà giustizia Vero progresso: consapevolezza libertà di pensiero, solidarietà, antifinalismo social catena pietà giustizia 37 M.SPADA
  • 38.
    Il compito dell’intellettuale Palesareil VERO Al "vulgo": la sapienza non deve essere per pochi, COME NON LO FU nel mondo antico, e come gli illuministi volevano che tornasse ad essere Contro ogni concezione elitaria e antidemocratica del sapere 38 M.SPADA
  • 39.
    Tristano: Se questi mieisentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera. La quale se non è utile ad altro, procura agli uomini forti la fiera compiacenza di vedere strappato ogni manto alla coperta e misteriosa crudeltà del destino umano  E' stato grazie a questo stesso coraggio se, condotto dalle mie ricerche a una filosofia disperata, non ho esitato ad abbracciarla interamente; mentre d'altro canto è stato solo per effetto della viltà degli uomini, che hanno bisogno di essere persuasi del valore dell'esistenza, che si sono volute considerare le mie opinioni filosofiche come il risultato delle mie sofferenze personali, e che ci si ostina ad attribuire alla mia situazione materiale ciò che si deve soltanto al mio intelletto. Lettera a De Sinner 1832 39 M.SPADA
  • 40.
    Non si devetemere il VERO  Sviluppa e attribuisce nuovo significato a una intuizione presente già in Zib 259  "Hanno questo di proprio le opere di genio, che quando anche rappresentino al vivo la nullità delle cose, quando anche dimostrino evidentemente e facciano sentire l'inevitabile infelicità della vita, quando anche esprimano le più terribili disperazioni, tuttavia, ad un animo grande che si trovi anche in uno stato di estremo abbattimento, servono sempre di consolazione". 40 M.SPADA
  • 41.
    Poesia e filosofia L'utilitàdella poesia non è nella sola distrazione, ma nel divulgare e difendere il vero, e insieme, la necessità del bello (estetico) e delle belle illusioni (amore, gloria, fama etc.) ZIB 4450 Della lettura di un pezzo di vera, contemporanea poesia, in versi o in prosa (ma più efficace impressione è quella de' versi), si può, e forse meglio, (anche in questi sì prosaici tempi) dir quello che di un sorriso diceva lo Sterne; che essa aggiunge un filo alla tela brevissima della nostra vita. Essa ci rinfresca, per così dire; e ci accresce la vitalità. 1 Feb.1829 41 M.SPADA
  • 42.
    Struttura sinfonica deltesto: ritorno di motivi Polemica contro le superbe fole (=credenze religiose) e i derisi sogni (illusioni antropocentriche e finalistiche) L'umanità si crede Signora e fine del Tutto L'umanità ha creduto e crede che la divinità sia scesa sulla terra per lei Polemica contro le superbe fole (=credenze religiose) e i derisi sogni (illusioni antropocentriche e finalistiche) L'umanità si crede Signora e fine del Tutto L'umanità ha creduto e crede che la divinità sia scesa sulla terra per lei La Ginestra- seconda parte 42 M.SPADA
  • 43.
    PAESAGGIO: ANTIIDILLICO (indurata lava) Ilpoeta è immerso nel paesaggio, non è piùIl poeta è immerso nel paesaggio, non è più separato da esso da una siepe o la finestraseparato da esso da una siepe o la finestra = immersione nella realtà= immersione nella realtà La sua prospettiva si allarga nel VOTO SEREN - non l'infinito della immaginazione ma quello del vero 43 M.SPADA
  • 44.
    158 Sovente inqueste rive, 159 Che, desolate, a bruno 160 Veste il flutto indurato, e par che ondeggi, 161 Seggo la notte; e su la mesta landa 162 In purissimo azzurro 163 Veggo dall'alto fiammeggiar le stelle, 164 Cui di lontan fa specchio 165 Il mare, e tutto di scintille in giro 166 Per lo vòto seren brillare il mondo. 44 M.SPADA
  • 45.
    E poi chegli occhi a quelle luci appunto, Ch'a lor sembrano un punto, E sono immense, in guisa Che un punto a petto a lor son terra e mare Veracemente; a cui L'uomo non pur, ma questo Globo ove l'uomo è nulla, Sconosciuto è del tutto; 45 M.SPADA
  • 46.
    e quando miro Quegliancor più senz'alcun fin remoti Nodi quasi di stelle Ch'a noi paion qual nebbia, a cui non l'uomo E non la terra sol, ma tutte in uno, Del numero infinite e della mole, Con l'aureo sole insiem, le nostre stelle O sono ignote, o così paion come Essi alla terra, un punto Di luce nebulosa; al pensier mio Che sembri allora, o prole Dell'uomo? 46 M.SPADA
  • 47.
    E rimembrando Il tuostato quaggiù, di cui fa segno Il suol ch'io premo; e poi dall'altra parte, Che te signora e fine Credi tu data al Tutto, e quante volte Favoleggiar ti piacque, in questo oscuro Granel di sabbia, il qual di terra ha nome, Per tua cagion, dell'universe cose Scender gli autori, e conversar sovente Co' tuoi piacevolmente, e che i derisi Sogni rinnovellando, ai saggi insulta Fin la presente età, che in conoscenza Ed in civil costume Sembra tutte avanzar; qual moto allora, Mortal prole infelice, o qual pensiero Verso te finalmente il cor m'assale? Non so se il riso o la pietà prevale. Fulmen in clausola 47 M.SPADA
  • 48.
    Sul magnanimo ciòproduce un duplice effetto  201 Non so se il riso o la pietà prevale. La contemplazione cosmica non produce una illusione irrazionale e piacevole (il naufragar dell’Infinito) ma una accresciuta consapevolezza razionale del “basso stato, e frale” dei viventi La contemplazione cosmica non produce una illusione irrazionale e piacevole (il naufragar dell’Infinito) ma una accresciuta consapevolezza razionale del “basso stato, e frale” dei viventi conversar sovente Co' tuoi piacevolmente Ironia del fulmen anticipata del verbo, e dall’avverbio 48 M.SPADA
  • 49.
    202-36 Mondo animale: descrizione delladistruzione del formicaio Mondo umano: descrizione della eruzione del Vesuvio exemplumIl “popol di formiche”, “assidua gente” vede il proprio mondo distrutto dalla accidentale caduta di un frutto maturo La scena si sposta poi sulla distruzione delle città dell’area vesuviana 49 M.SPADA
  • 50.
    Si quis detformicis intellectum hominis (Seneca, Nat Quaest.)  Come d’arbor cadendo un picciol pomo, Cui là nel tardo autunno Maturità senz’altra forza atterra, D’un popol di formiche i dolci alberghi, Cavati in molle gleba Con gran lavoro, e l’opre E le ricchezze che adunate a prova Con lungo affaticar l’assidua gente Avea provvidamente al tempo estivo, Schiaccia, diserta e copre In un punto; topos 50 M.SPADA
  • 51.
     così d’altopiombando, Dall’utero tonante Scagliata al ciel profondo, Di ceneri e di pomici e di sassi Notte e ruina, infusa Di bollenti ruscelli, Dinamicità della scena: settenari, che precipitano nel polisindeto "confuse e infranse e ricoperse 51 M.SPADA
  • 52.
    O pel montanofianco Furiosa tra l’erba Di liquefatti massi E di metalli e d’infocata arena Scendendo immensa piena, Le cittadi che il mar là su l’estremo Lido aspergea, confuse E infranse e ricoperse In pochi istanti: onde su quelle or pasce La capra, e città nove Sorgon dall’altra banda, a cui sgabello Son le sepolte, e le prostrate mura L’arduo monte al suo piè quasi calpesta 52
  • 53.
    La “gnome” Non hanatura al seme Dell’uom più stima o cura Che alla formica: e se più rara in quello Che nell’altra è la strage, Non avvien ciò d’altronde Fuor che l’uom sue prosapie ha men feconde 53 M.SPADA
  • 54.
    LA NATURA-ARIMANE HAIL TEMPO LUNGHISSIMO DELLA EVOLUZIONE Tempo della Storia- Variabile VILLANELLO PAESAGGIO MARINO TEMPO DELLA NATURA -pressoché immobile (sta) VULCANO RIVERBERO DELLA LAVA 54 M.SPADA
  • 55.
    Ben mille edottocento Anni varcàr poi che spariro, oppressi Dall’ignea forza, i popolati seggi, E il villanello intento Ai vigneti, che a stento in questi campi Nutre la morta zolla e incenerita, Ancor leva lo sguardo Sospettoso alla vetta Fatal, che nulla mai fatta più mite Ancor siede tremenda, ancor minaccia A lui strage ed ai figli ed agli averi Lor poverelli. 55 M.SPADA
  • 56.
    E spesso Il meschinoin sul tetto Dell’ostel villereccio, alla vagante Aura giacendo tutta notte insonne, E balzando più volte, esplora il corso Del temuto bollor, che si riversa Dall’inesausto grembo Su l’arenoso dorso, a cui riluce Di Capri la marina E di Napoli il porto e Mergellina. E se appressar lo vede, o se nel cupo Del domestico pozzo ode mai l’acqua Fervendo gorgogliar, desta i figliuoli, Desta la moglie in fretta, e via, con quanto Di lor cose rapir posson, fuggendo, Vede lontan l’usato Suo nido, e il picciol campo, Che gli fu dalla fame unico schermo, Preda al flutto rovente, Che crepitando giunge, e inesorato Durabilmente sovra quei si spiega. 56 M.SPADA
  • 57.
     Torna alceleste raggio Dopo l’antica obblivion l’estinta Pompei, come sepolto Scheletro, cui di terra Avarizia o pietà rende all’aperto; E dal deserto foro Diritto infra le file Dei mozzi colonnati il peregrino Lunge contempla il bipartito giogo E la cresta fumante, Che alla sparsa ruina ancor minaccia. 57 M.SPADA
  • 58.
     E nell’orrordella secreta notte Per li vacui teatri, Per li templi deformi e per le rotte Case, ove i parti il pipistrello asconde, Come sinistra face Che per vóti palagi atra s’aggiri, Corre il baglior della funerea lava, Che di lontan per l’ombre Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge. 58 M.SPADA
  • 59.
    TANTA STAT PRAEDITACULPA (Lucr.DRN V,199) Così, dell’uomo ignara e dell’etadi Ch’ei chiama antiche, e del seguir che fanno Dopo gli avi i nepoti, StaSta natura ognor verde, anzi procede Per sì lungo cammino Che sembra star. Caggiono i regni intanto, Passan genti e linguaggi: ella nol vede: E l’uom d’eternità s’arroga il vanto. 59 M.SPADA
  • 60.
    Tempo della storia Vs Tempodella natura ANTI-KLIMAX LA NATURA-ARIMANE HA IL TEMPO LUNGHISSIMO E APPARENTEMENTE NON-TEMPO DELLA EVOLUZIONE Essa tratta come organismi i viventi e i loro prodotti (la storia= Pompei è come uno scheletro dissepolto) cosi' dell'uomo ignara e delle etadi ch'ei chiama antiche.. ..sta natura ognor verde caggiono i regni intanto…ella nol vede …E L'UOM D'ETERNITA' S'ARROGA IL VANTO 60 M.SPADA
  • 61.
    E tu, lentaginestra, Che di selve odorate Queste campagne dispogliate adorni, Anche tu presto alla crudel possanza Soccomberai del sotterraneo foco, Che ritornando al loco Già noto, stenderà l'avaro lembo Su tue molli foreste. E piegherai Sotto il fascio mortal non renitente Il tuo capo innocente: 61
  • 62.
    Ma non piegatoinsino allora indarno Codardamente supplicando innanzi Al futuro oppressor; ma non eretto Con forsennato orgoglio inver le stelle, Né sul deserto, dove E la sede e i natali Non per voler ma per fortuna avesti; Ma più saggia, ma tanto Meno inferma dell'uom, quanto le frali Tue stirpi non credesti O dal fato o da te fatte immortali. 62 Cfr Holbach, Il buon senso
  • 63.
    RINGKOMPOSITION Umile e consapevoledella propria fragilità biologica(le " frali tue stirpi")TORNA LA "LENTA" GINESTRA IMMAGINE IDEALE DELLA NOBIL NATURA (DELL'UOMO NOBILE E MAGNANIMO) COMPASSIONE per la desolata condizione degli esseri (queste campagne dispogliate adorni) FLESSIBILITA' "lenta", disponibile a piegare il capo di fronte all'inevitabile, ma senza averlo piegato vigliaccamente prima nell'illusione di stornare da se il pericolo RESISTENZA "ma non piegato insino allora indarno" Eretta dignitosa magnanima ma senza scadere nel forsennato orgoglio (non ha mai creduto di poter essere immortale né che gli dei si occupino di lei) 63 M.SPADA
  • 64.
    CHI è LAGINESTRA? Ma non piegato insino allora indarno Codardamente supplicando innanzi Al futuro oppressor;  Me certo troverai*, qual si sia l’ora Che tu le penne al mio pregar dispieghi, Erta la fronte, armato, E renitente al fato, La man che flagellando si colora Nel mio sangue innocente Non ricolmar di lode, Non benedir, com’usa Per antica viltà l’umana gente; Ogni vana speranza onde consola Se coi fanciulli il mondo, Ogni conforto stolto Gittar da me (…) Amore e Morte (uno dei canti del Ciclo di Aspasia) Per l’immagine della “mano” cfr. D’Holbach, Il Buon Senso * Sta parlando alla Morte 64 M.SPADA
  • 65.
    Monaldo, Adelaide e itre figli maggiori Giacomo Carlo Paolina 65

Editor's Notes

  • #5 1.        Qui sulle aride pendici (schiena, personific.) 2.        Dello spaventoso monte (formidabil= latinismo) 3.        Sterminatore, il Vesuvio 4.        La quale non viene rallegrata da nessun altro tipo di albero o fiore 5.        Tu dispieghi intorno i tuoi cespugli isolati 6.        Profumata ginestra Che ti accontenti dei luoghi deserti
  • #6 1.        . Un tempo ancora ti vidi 2.        Circondare con i tuoi cespi le solitarie sedi 3.        Che stanno intorno alla città 4.        La quale un tempo fu signora dei mortali (Roma) 5.        E di quell'impero perduto 6.        sembra che con il grave e silenzioso apetto (delle rovine) 7.        Faccia testimonianza a colui che vi passa 8.        Ora ti rivedo in questa terra, tu che di tristi 9.        Luoghi e abbandonati dal mondo civile sei amante 10.     E compagna delle sorti più miserevoli (dei luoghi)
  • #8 1.        Questi campi ricoperti 2.        Di ceneri non coltivabili, e ricoperti 3.        Di lava pietrificata 4.        La quale rimbomba sotto i passi di colui che vi cammina 5.        Questi luoghi dove si annidano e si contorcono al sole 6.        Serpenti e dove i conigli 7.        Tornano sempre ai loro ben conosciuti nascondigli, scavati come grotte 8.        Furono un tempo liete dimore e campi coltivati 9.        E biondeggiarono di spighe, e risuonarono 10.     Del muggito delle mandrie 11.     Furono giardini e palazzi 12.     Costruiti per il tempo libero di potenti personaggi 13.     Ai quali fornivano un gradevole soggiorno, e furono citta famose
  • #9 1.        Che con i suoi torrenti di lava il superbo monte 2.        Dalla bocca infuocata fulminando schiacciò 3.        Insieme ai loro abitanti. Ora, tutto intorno 4.        La rovina sembra avvolgerli 5.        Dove tu o nobilissimo e misericordioso fiore hai sede e quasi 6.        Compiangendo le disgrazie altrui verso il cielo 7.        Emani un dolcissimo profumo Che sembra consolare questo deserto
  • #11 1.        . In questi luoghi 2.        Vengano quelli che hanno l'abitudine di esaltare con lodi 3.        La nostra condizione di uomini e vedano quanto 4.        La nostra stirpe è oggetto di cure 5.        Da parte della amorevole Natura ed il potere 6.        Qui, con giusta valutazione 7.        Anche stimar potrà della stirpe umana 8.        Che la malvagia nutrice (Natura) quando gli uomini meno se lo aspettano 9.        Con un lieve movimento, in un momento può sterminare 10.     In parte, e con ,movimenti 11.     poco meno lievi anche improvvisamente Può estinguere del tutto
  • #12 Venga chi ha l’abitudine di lodare la condizione umana a contemplare le pendici del vulcano e a specchiarsi in esse, in modo da capire quanto precaria sia la condizione umana
  • #14 Qui guarda e qui rispecchiati Secolo arrogante e puerile Che il cammino fino ad ora segnato in avanti Dal pensiero rinato dalla barbarie medievale Hai abbandonato, e volgendo indietro il cammino Ti vanti dell’arretrare di fronte alla verità E lo chiami progredire
  • #21 la filosofia non è altro che l’arte di credere a quello che l’uomo comunque vuole credere ed essa come meglio può alla fine riempie i libri di queste convinzione anche se errate, o lo fa oralmente, a secondo dell’uso e delle capacità del filosofo intendo però solo quella filosofia che domina nel nostro tempo, e senza troppa fatica, ha sempre dominato, tranne nel secolo a noi precedente nel quale, se posso dire la mia opinione, essa portò a tal vertice la conoscenza umana che da esso per forza non può che declinare passo16 in quell’epoca (illuminismo), a dispetto della violenta guerra che le venne fatta (in quanto materialista) si vide dominare un’altra filosofia, davanti alla quale la nostra epoca arretrò non appena si accorse che –cosà che più conta, ma anche più spiace- quella era amara e triste (=non consolatoria), non perché riuscisse a dimostrare che le sue premesse erano false
  • #22 Al tuo modo insulso di pensare, simile a quello di un bambino, tutti gli uomini intelligenti La cui sfortunata sorte ha fatto sì che fossero tuoi figli (nati in quel tempo) Pubblicamente pronunciano parole di lode, anche se Talora, dentro se stessi ti scherniscono. Tutti gli ingegni (= gli uomini dotti), che per loro sventura ("sorte rea") sono sorti da quel secolo, come figli da un padre, vanno adulando il suo abbandonarsi a fanciullesche illusioni ("pargoleggiar": come di un vecchio che assuma atteggiamenti da bambino; cfr. il regresso di cui poco sopra), anche se, fra di loro, lo scherniscono (comportamento evidentemente ipocrita: l'esaltazione del secolo da parte degli uomini dotti sarebbe dunque, a giudizio del Leopardi, del tutto insincera).
  • #23 Ma io non mi abbasserò ad una simile meschinità, nè morirò con la vergogna di essermi piegato ad adulare gli sciocchi pargoleggiamenti del secolo; anzi, mostrerò il più apertamente possibile il disprezzo che nutro nel cuore, anche se sono consapevole che chi è sgradito agli uomini del proprio tempo è destinato alla dimenticanza quest’oblìo, ne sono certo – coprirà me e anche il secolo ("teco mi fia comune").
  • #25 Tu o secolo, sogni la libertà, e nello stesso tempo che sia di nuovo schiavo (del dogma religioso) vuoi il pensiero filosofico Pensiero che è il solo grazie al quale siamo rinati in parte almeno Dalla barbarie medievale, e grazie al quale solo Cresce la civiltà, la quale sola Verso il miglioramento guida i pubblici destini. Così ti disturbò la verità Il fatto che una dura sorte e una infima condizione Ci siano state date dalla Natura. Per questo le spalle Da vigliacco hai rivolto a quel lume (=l'Illuminismo) Che aveva reso evidenti questi concetti, e proprio tu che fuggi (davanti alla verità) Chiami vile chi segue quella filosofia e chiami magnanimo colui Che prendendo in giro se stesso o gli altri, per astuzia o per insulsaggine Eleva fino agli astri la condizione mortale Giovanni IpavecParafrasi ragionata (dal sito Fausernet) L’allocuzione rivolta al secolo continua con un’accusa al suo comportamento contraddittorio e incoerente: da un lato sogna la libertà (allusione alle lotte dei patrioti per la conquista della libertà, lotte che il Leopardi giudica vane), dall'altro rende vano il pensiero, cioè si oppone, con le nuove correnti filosofiche a quel pensiero del sensismo e del razionalismo a cui il poeta attribuisce il merito di aver redento gli uomini dalla "barbarie" medievale e che egli giudica il solo capace di suscitare maggior civiltà e di guidare al meglio le sorti della società ("i pubblici fati").         Il motivo di tale assurdo e contraddittorio orientamento del pensiero ottocentesco risiedeva, per il Leopardi, nella vile rinuncia a guardare in faccia la verità, ad accettare cioè il duro destino e la bassa condizione ("aspra sorte" e "depresso loco") che la natura ha assegnato agli uomini. Per vigliaccheria, quindi, l’Ottocento ha voltato le spalle alla dottrina che aveva rischiarato la verità (= l’Illuminismo), e mentre fugge ("fuggitivo") chiama vili coloro che seguono il lume della vera filosofia, considerando invece magnanimi furbi o insensati che, intenti a illudere sè stessi e gli altri, innalzano con le loro lodi gli uomini ("il mortal grado") e li collocano al culmine della gerarchia degli esseri viventi (è chiara sia la polemica del Leopardi contro l’ottimismo romantico, che esaltava la grandezza dell'uomo, sia la difesa accorata del proprio pessimismo e in particolare delle teorie sensiste; l'intonazione dei versi è costantemente polemico-dimostrativa).
  • #28 Un uomo di povera condizione e malato nel corpo Che abbia però un animo nobile generoso Non si definisce ne si considera Ricco e in buona salute E di una vita sfarzosa, o di sana Costituzione fisica, in mezzo agli altri Non fa ridicolo sfoggio Ma se stesso, bisognoso di sostegno e di denaro Lascia apparire, senza vergognarsene, e dà i nomi esatti alle cose Quando ne parla, e della sua condizione Fa una valutazione conforme a verità Un essere magnanimo Non credo io affatto, ma uno stolto Colui che nato per comunque morire, allevato fra mille sofferenze Dice"son stato fatto per godere" E di un orgoglio che fa lezzo Riempie gli scritti, altissimi destini e inusitate Felicità quali persino gli dei ignorerebbero E non solo questa terra, promettendo qui, sulla terra A popoli che una maremoto Una pestilenza, un terremoto Distrugge a tal punto che resta A malapena di loro il ricordo
  • #29 I suoi occhi di mortale contro il destino comune a tutti, e con lingua sincera Non sottraendo nulla alla verità Confessa apertamente la maligna condizione che ci fu data in sorte E la misera e biologicamente fragile costituzione Quella natura umana che magnanima e coraggiosa si mostra nella sofferenza, e gli odi e le ire Fra coloro che sono come fratelli, nella stessa situazione, cose ancora più gravi Di ogni altro danno non le fa crescere aggiungendole Alle sue gia miserevoli condizioni, con il dare la colpa ad altri uomini Della sua infelicità, ma da la colpa a quella Che è la vera colpevole, che dei viventi destinati alla morte È madre in quando li dà alla luce ma matrigna quanto al suo atteggiamento verso di essi
  • #33 egli considera la Natura nemica e contro di lei Pensa che si sia unita e ordinata in un primo tempo (ed è cosa vera) la società umana E considera tutti gli uomini alleati gli uni agli altri e tutti li abbraccia Con sincero amore porgendo Aiuto valido e sollecito e aspettandoselo Nei pericoli alterni e nelle sofferenze Della nostra guerra quotidiana (per sopravvivere) .E alle offese Di altri uomini armare la mano, e porre insidie Ai vicini, e cercare di farli cadere Crede che sia una cosa da stolti come sarebbe su un campo di battaglia Circondato da un nemico ostile, sul più vivo Infuriare della battaglia Dimenticarsi di combattere i nemici ed aspre battagklie Ingaggiare contro i propri compagni e Metterli in fuga e ucciderne con la spada Combattendo in mezzo ai propri compagni. Costei (la Natura) la considera nemica e contro di lei Pensa che si sia unita e ordinata in un primo tempo (ed è cosa vera) la società umana E considera tutti gli uomini alleati gli uni agli altri e tutti li abbraccia Con sincero amore porgendo Aiuto valido e sollecito e aspettandoselo Nei pericoli alterni e nelle sofferenze Della nostra guerra quotidiana (per sopravvivere) .E alle offese Di altri uomini armare la mano, e porre insidie Ai vicini, e cercare di farli cadere Crede che sia una cosa da stolti come sarebbe su un campo di battaglia Circondato da un nemico ostile, sul più vivo Infuriare della battaglia Dimenticarsi di combattere i nemici ed aspre battaglie Ingaggiare contro i propri compagni e Metterli in fuga e ucciderne con la spada Combattendo in mezzo ai propri compagni. Questo modo di pensare Quando tornerà ad essere, come già fu un tempo, diffuso nel popolo E quel terrore che per primo fu causa Che contro la malvagia natura Gli uomini stringessero fra loro i legami sociali Verrà ricondotto in parte fra essi Da una filosofia veritiera, l'onesto, il giusto Stare insieme nella vita civile E la giustizia, e il senso del dovere, avranno allora un altro fondamento Che non le superbe favole (la superstizione religiosa) Sulle quali, quando si vuole fondare l'onestà del popolo Essa può reggervisi Come si regge ciò che ha sede nell'errore.
  • #35 Questo modo di pensare Quando tornerà ad essere, come già fu un tempo, diffuso nel popolo E quel terrore che per primo fu causa Che contro la malvagia natura Gli uomini stringessero fra loro i legami sociali Verrà ricondotto in parte fra essi Da una filosofia veritiera, l'onesto, il giusto Stare insieme nella vita civile E la giustizia, e il senso del dovere, avranno allora un altro fondamento Che non le superbe favole (la superstizione religiosa) Sulle quali, quando si vuole fondare l'onestà del popolo Essa può reggervisi Come si regge ciò che ha sede nell'errore.
  • #46 E sono invece immense in modo che un punto rispetto a loro sono terra, e mare veramente, e rispetto alle quali non solo l’uomo, ma anche questo globo nel quale l’uomo è un nulla è totalmente sconosciuto; e quando guardo quei lontanissimi, infinitamente lontani nodi di stelle che noi uomini sembrano quasi nebbia, e rispetto ai quali non solo l’uomo e non solo la terra, ma tutte quante le infinite ed enormi stelle della nostra galassia insieme al sole o sono sconosciute sel tutto o così appaiono, a loro come essi appaiono alla terra, nient’altro che un puntino di luce nebulosa; a quel punto al mio pensiero come appari tu allora o stirpe umana?