DULCIS IN …FONDO Prospettive e opportunità  dell’artigianato dolciario trentino Incontro con: Sergio Remi – Trentino Sviluppo Sabato, 9 maggio 2009 h 16.30 Fondo (TN) – Palanaunia – area panna
DOLCIARIO: COMPARTO TRAINANTE DEL MADE IN ITALY Il settore alimentare è uno dei pilastri portanti del  Made in Italy.  L’alimentare è il secondo settore industriale per importanza dopo il metalmeccanico. Il suo fatturato totale è di  113 miliardi di euro.   All’interno del settore alimentare  il comparto dolciario con   10.552 milioni di euro di fatturato   è il terzo per importanza , subito dopo i comparti lattiero-caseario e dei vini FATTURATO DELL’INDUSTRIA ALIMENTARE (in milioni di euro) Fonte FEDERALIMENTARE 2007
Alcuni dati sulla produzione di dolci I dati ci dicono che il settore dolciario è un settore abbastanza al riparo dalla congiuntura: nel senso che risente dei periodi di crisi, ma meno di altri settori. Magari in certi periodi, si consuma meno, ma non si rinuncia alla qualità, a tutto vantaggio delle produzioni artigianali. Secondo i dati dell’AIDI ( quindi relativi alle produzioni industriali ) nel 2007, in Italia, si sono prodotti  1.750.000 tonnellate di dolci.  (+ 0,7% rispetto all’anno precedente) Nel decennio 1998 – 2007 la produzione è salita del  12,8% in volume e del 32,3% in valore .  Su base decennale le migliori performance sono state ottenute dai prodotti a base di cioccolato, seguiti dai prodotti da forno. Mentre in leggera contrazione (sempre su base decennale) sono i prodotti della confetteria ed i gelati. Nel 2007 il saldo della bilancia commerciale dolciaria ha toccato il milione di euro, in aumento del 6% rispetto al 2006. 997,8 902,6 838,9 IMPORTAZIONI (Milioni di Euro) 390.012 359.841 332.797 IMPORTAZIONI (Tonnellate) 1.939,4 1.659,5 1.678,3 ESPORTAZIONI (Milioni di Euro) 571,697 518,045 530,332 ESPORTAZIONI (Tonnellate) 10.150,7 10.022,9 9.844,4 PRODUZIONE (Milioni di Euro) 1.750.000 1.731.100 1.707.750 PRODUZIONE (Tonnellate) 2007 2006 2005
Alcuni dati sul consumo di dolci Gli italiani sono golosi, ma con giudizio : ogni italiano consuma in media circa  25 chilogrammi di dolci  all’anno. Siamo agli ultimi posti in Europa per consumo di dolci (al decimo posto nella classifica dell’Europa a 15).  Quelli che consuma più dolci in Europa sono gli inglesi che consumano il doppio di noi con 58,5 Kg all’anno. Seguono i danesi con 41,4 e i Finlandesi con 39,2 Un dato importante : I circa 70 grammi di dolci che consumiamo al giorno in Italia, apportano in media  265 kilocalorie   Una quantità di calorie assolutamente compatibile  con i livelli raccomandati dai nutrizionisti per il rispetto di una sana ed equilibrata alimentazione. 24,8 25,5 24,7 CONSUMI (Kg/procapite) 1.456.353 1.493.696 1.429.715 CONSUMI (Tonnellate) 2007 2006 2005
Produzione e consumi di cioccolato I dolci più gettonati sono quelli a base di cacao: la produzione annua italiana è di oltre 210 mila tonnellate di cui 95mila destinate alla esportazione.  Negli ultimi dieci anni i consumi di prodotti di cioccolato sono aumentati in media da 2 a 4 Kg pro capite. Gli artigiani che realizzano esclusivamente dolci al cioccolato sono 600 in tutta Italia, con un giro d’affari annuo di circa 350 milioni di euro.
Produzione e consumi di prodotti da forno I consumi natalizi costituiscono il picco annuale di vendite di prodotti da forno, quindi il principale indicatore sugli andamenti di mercato di questi prodotti. La crisi economica ed il calo dei consumi non sembrano avere colpito i dolci tipici di queste feste, in particolare panettoni e pandori che costituiscono circa i tre quarti del mercato dei lievitati da ricorrenza  Durante le festività natalizie del 2008 sono stati venduti più di  120 milioni di confezioni di panettoni e pandori  per un giro d'affari che si avvicina ai  650 milioni di euro.   Il dato per noi importante è che i  prodotti artigianali  hanno fatto registrare un incremento del  5% rispetto al 2007.  Le vendite di panettoni e pandori "del pasticciere" hanno superato i  120 mila quintali per un valore di circa 240 milioni di euro.  In aumento, oltre a quelli 'artigianali', anche quelli industriali classici (+ 2 % per cento rispetto al 2007), mentre quelli farciti hanno perso terreno.
Consumi di gelato Complessivamente ogni anno gli italiani spendono oltre 1,8 miliardi di euro per l´acquisto di gelati, pari a 80 euro a famiglia.  Di questi più della metà, 949 milioni di euro, sono destinati all´acquisto di prodotto artigianale.   Nel 2008 i consumi sono lievemente aumentati (+0,9% sul 2007) grazie alle buone vendite della stagione estiva.  Oltre la metà dei consumi di gelati (il 53,5%) è concentrata nelle regioni del Nord, dove il prodotto viene acquistato con una certa costanza durante l´intero arco dell´anno.  Nel Sud, dove si consuma il 28% del gelato italiano, le vendite sono concentrate soprattutto nel periodo estivo.  Nell´Italia centrale, infine, si consuma il 18,1% di gelato italiano.
Tendenze del consumo alimentare: risparmio e bisogno di sicurezza Il dato generale è che, a fronte della crisi,  si consuma di meno, ma si è molto più attenti alla qualità e agli aspetti salutistici dell’alimentazione , anche per reazione ad una serie di scandali che hanno colpito il settore alimentare. Nell’’ultima rilevazione 2008 Coldiretti-SWG sulle  abitudini alimentari degli italiani , emerge che: quasi 2/3 degli italiani (il 64 per cento) si difende dai rischi alimentari e dal caro prezzi acquistando  cibi locali  che risentono meno dei passaggi di mano e offrono maggiori garanzie di freschezza e genuinità; è cresciuta del 40% l’attenzione dei consumatori alla  provenienza dei cibi ed agli ingredienti nella lettura delle etichette ; è aumenta del 6% la spesa delle famiglie in  vini DOC   è cresciuta dell'8% la percentuale dei cittadini che acquista regolarmente prodotti a  denominazione di origine  ( in totale sono il 28% dei consumatori italiani)  è cresciuta del 23% la percentuale dei consumatori che comperano  cibi biologici , anche se questi consumi interessano ancora una fetta ridotta della popolazione (il 16 per cento). crescono  dell’8% gli  acquisti effettuati direttamente dal produttore , con un aumento del 17 per cento del numero di aziende agricole e agriturismi bio con vendita diretta (dal 2003 al 2008 questi punti vendita sono cresciuti del 92%) .
Sono le micromprese a portare avanti il buon nome dell’Italia in tavola Le imprese artigiane del comparto dolciario  (panifici pasticcerie, gelaterie specializzate, produttori di cioccolato) rappresentano il  62%  delle imprese dell’artigianato alimentare Le imprese dolciarie occupano  il  68%  degli addetti dell’artigianato alimentare Il dato medio è di circa 3,7 addetti per azienda. Dal 2003 al 2007 le imprese dell’artgianato dolciario sono cresciute del  14,6% Il 90% delle aziende del settore alimentare sta sotto i dieci dipendenti.  Le imprese artigiane sono  l’82%  del totale delle imprese italiane del settore alimentare e danno lavoro a  238.596 addetti  ( 54,5% del totale degli addetti del settore alimentare).
MICROIMPRESE DIFFUSE SUL TERRITORIO La diffusione di forni e pasticcerie è capillare sul territorio nazionale. In Italia ci sono  66 imprese dolciarie ogni 100.000 abitanti .  In Europa siamo superati solo la Francia con 72 aziende dolciarie ogni 100.000 abitanti Le regioni con il maggior numero di imprese dolciarie sono il Piemonte e la Campania. Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige sono, invece, le regioni con meno imprese dolciarie In  provincia di Trento  abbiamo: Fonte:CCIAA Albo imprese artigiane 482 86 297 105 224 TOTALE 23 9 30 28 42 GELATI 84 30 80 42 75 PASTICCERIA FRESCA 375 47 187 35 107 PANE dipendenti collaboratori soci titolari Unità locali AZIENDE ARTIGIANE DI PRODUZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE DI
COME FANNO LE MICROIMPRESE AD ESSERE COMPETITIVE? La risposta sta negli  alti livelli di specializzazione  delle nostre imprese che significa principalmente due cose: L’alta qualità delle produzioni , che viene chiaramente percepite dai clienti: il prodotto artigianale è diverso da quello industriale, i clienti lo sanno e per garantirsi questa qualità sono disposti a spendere di più. L’alta diversificazione delle produzioni  che sono fortemente legate alle tradizioni locali dei diversi territori, ma che riguardano anche le specifiche esigenze dei clienti. Il consumo di dolci è un consumo voluttuario, di tipo emozionale, si consuma poco, ma quando si consuma ci si rivolge a produzioni di alta qualità, che sono in qualche modo capaci di stupirci e di insegnarci qualcosa di nuovo sul piano sensoriale e culturale.  Il consumatore è alla ricerca di qualità e tipicità. I dati della produzione confermano questo atteggiamento dei consumatori I consumi di  specialità dolciarie tipiche regionali  ormai superano i 50.000 quintali l’anno, per un fatturato di 70 milioni di euro. Sono oltre 6.000 le imprese artigianali specializzate nella lavorazione delle produzioni di qualità ( Dop e Igp  che ammontano a  174 diverse specialità ) a cui si aggiungono i  4.372 prodotti tradizionali e tipici italiani , dei quali  solo i tipi di pane, pasta e biscotti superano i  1300.
Il posizionamento competitivo dell’impresa artigiana:  il caso del cioccolato Sono la  qualità e la diversificazione dei prodotti  ( legati al territorio ) che garantiscono il posizionamento competitivo dell’imprese artigiana rispetto alla grande industria. Questo posizionamento competitivo è stato studiato dall’Università Cattolica, rispetto al settore del cioccolato, dove le imprese artigiane competono (ricavandosi nicchie di mercato) rispetto a grandi gruppi nazionali e multinazionali che operano in Italia Lo studio sul posizionamento competitivo degli artigiani cioccolatieri si è concentrato su tre indicatori: la differenziazione percepita dai clienti, cioè la capacità dell’azienda di far percepire al cliente la qualità  superiore delle proprie produzioni la diversificazione dei prodotti e il rapporto qualità/prezzo
LA DIFFERENZIAZIONE PERCEPITA DAL CLIENTE:  Riconoscimento della qualità superiore Alte spese di Mkt – alto riconoscimento della qualità  Poco MkT Alta qualità percepita. Produzioni industriali specializzate e di nicchia. Vendute in canali specializzati quali pasticcerie e negozi monomarca. E’ prevista anche la personalizzazione del prodotto (es Caffarel) Produzioni realizzate a mano da esperti pasticceri. Alta qualità e personalizzazione del prodotto. Basse o nulle le spese di Mkt Ottimo rapporto qualità prezzo che consente di competere con le imprese più blasonate. Basse spese di Mkt Spazio dominato dalle multinazionali. Distribuzione planetaria del prodotto sostenuta da alte spese di Mkt FONTE: Mauro Stagni,  Analisi strategica dell’industria del cioccolato , Collana Casi Aziendali delCentro di Ricerca per lo Sviluppo Imprenditoriale dell’Università Cattolica , n. 3/2007, ottobre 2007.
Dimensioni di impresa e diversificazione dei prodotti Microimprese con produzioni molto diversificate in quanto legate alle tradizioni locali e alle esigenze dei clienti Medie imprese con produzioni in diverse gamme di prodotto Medie imprese operanti in nicchie di specializzazione Grande impresa operante in molteplici tipologie di prodotto Medie e grandi imprese con diversi gradi di diversificazione dei prodotti FONTE: Mauro Stagni,  Analisi strategica dell’industria del cioccolato , Collana Casi Aziendali del Centro di Ricerca per lo Sviluppo Imprenditoriale dell’Università Cattolica , n. 3/2007, ottobre 2007.
Il rapporto qualità/prezzo FONTE: Mauro Stagni,  Analisi strategica dell’industria del cioccolato , Collana Casi Aziendali del Centro di Ricerca per lo Sviluppo Imprenditoriale dell’Università Cattolica , n. 3/2007, ottobre 2007.
Una precisazione sul fattore prezzo Se è vero che i prezzi dei prodotti artigianali sono in media più alti dei prezzi dei prodotti industriali (fattore dovuto alla qualità delle materie prime utilizzate, alla lavorazione prevalentemente manuale, alla mancanza di economie di scala) è anche vero che  l’aumento dei prezzi dei prodotti di pasticceria è inferiore all’aumento dei prezzi delle materie prime e della stessa inflazione. 3,7 Indice prodotti alimentari 2,4 Tasso di inflazione 10,6% Burro 4,9% Uova 6,3% Latte MATERIE PRIME 2,2% PASTICCERIA var. %  nov. 2006-nov.2007   PRODOTTI
Il territorio come fattore di competizione Il dato sulla piccola dimensione delle imprese appare un punto di debolezza, ma  diviene  un punto di forza in un'ottica di rete e di legame con il territorio.  Come tutte le piccole imprese, anche le imprese dell’artigianato dolciario  traggono le risorse per competere dal territorio e dal contesto locale.  Territorio significa: Presidio del mercato locale , rapporto diretto con la clientela e quindi possibilità di rispondere i maniera puntuale a specifiche esigenze. E’ nel rapporto diretto con il cliente che l’impresa artigiana costruisce la propria reputazione, senza dovere investire ingenti risorse in marketing e pubblicità. Possibilità di attingere alla cultura ed alle tradizioni del territorio , che gli artigiani rielaborano spesso in chiave innovativa. Nelle nostre produzioni c’è il territorio, la sua cultura le sue tradizioni, Il Territorio diventa spesso un marchio di qualità. Il Prodotto locale, il dolce tradizionale è una “ competenza distintiva ” che i competitori stranieri non ci possono copiare e questo, in epoca di globalizzazione, è molto importante.  Possibilità di integrazione con l’agricoltura  per l’approvvigionamento di materie prime di qualità, quindi la possibilità di fare “filiera corta” e rafforzare la tipicità delle nostre produzioni.  Possibilità di integrazione con il turismo , sia come mercato di sbocco (turisti, alberghi, ristoranti)  sia come opportunità di marketing territoriale (eventi, fiere, manifestazioni, attività promozionali). Specialmente in territori montani come il nostro,  artigianato, agricoltura e turismo non vendono prodotti diversi, vendono un unico prodotto che si chiama territorio, che si chiama Trentino. Conoscenza diretta (e quindi fiducia) tra imprenditori del settore  che consente di intraprendere iniziative comuni: catene di francising, consorzi, attività promozionali, integrazioni produttive, politiche di distretto. Possibilità di attingere ai bacini di competenza locale : scuole di formazione, associazioni di categoria, centri servizi, istituzioni pubbliche con cui c’è un rapporto diretto e quindi la possibilità di indirizzare le politiche ed i servizi secondo le specifiche esigenze degli artigiani
Le strategie delle imprese artigiane: Comunità Territorio Mondo Se noi leggiamo il ruolo e le strategie delle imprese artigiane rispetto alla categoria del territorio possiamo individuare tre tipologie di impresa L’impresa artigiana che fa “comunità” L’impresa artigiana che fa “territorio” L’impresa artigiana che fa “globalizzazione”
L’impresa artigiana che fa comunità E’ il tipico tessuto dell’artigianato alimentare di immediata prossimità (panifici, pastifici, pasticcerie) rivolto a servire in parte maggiore  - se non esclusivamente - i residenti del territorio in cui è insediato. Questo tipo di impresa svolge un ruolo fondamentale di servizio alla comunità e di preservazione delle identità locali che, in epoca di globalizzazione, sono un importante fattore competitivo. Nei territori di montagna  l’artigianato costituisce il collante economico e sociale che consente di vivere e lavorare in queste aree , molto più del turismo che si concentra solo in particolari luoghi, (mentre l’artigianato ha un carattere diffuso), e molto più dell’agricoltura di montagna che spesso ha caratteri di marginalità e non sempre ha la massa critica e la forza per essere soggetto di coesione economica. Specialmente nei piccoli comuni di montagna  il numero delle imprese artigiane  (che siano alimentari o altro)  è l’indicatore del livello di benessere di una comunità . Quando in un paese cominciano a chiudere il panettiere, la parrucchiera o altro, significa che una comunità sta morendo.  Queste imprese sono anche il  luogo dove maggiormente  vengono presidiati i valori della tradizione e della cultura locale.  La qualità di un luogo, che è fatta di ambiente, di storia, di tradizioni, si riflette sulla qualità delle produzioni gastronomiche.  E’ in questo tipo di imprese che i turisti più attenti ( o come si dice oggi i gastronauti) vanno a ricercare prodotti locali tradizionali e poco conosciuti. Queste imprese costituiscono quindi un giacimento di produzioni e tradizioni locali che va assolutamente valorizzato per la loro funzione che è economica, ma è anche sociale e culturale.
L’impresa artigiana che fa territorio 1 Per l’impresa artigiana fare territorio significa essenzialmente “ fare rete di territorio ”. I modi di fare rete di territorio possono essere diversi: Possono essere  forme di integrazione verticale  in cui l’impresa artigiana si integra a monte con l’agricoltura (facendo filiera corta) o a valle con il turismo (reti commerciali e promozionali). Capita sempre più spesso che le imprese artigiane facciano anche investimenti diretti in questi settori (es. a monte nelle produzioni agricole o a valle nella ristorazione e nell’ospitalità turistica). Possono essere  forme di integrazione orizzontale , alleanze, consorzi, reti di francising, con altre imprese di produzione o di commercializzazione. Possono essere  reti distrettuali , in cui l’impresa artigiana produce in conto terzi per qualche impresa leader di territorio.  Magari per una imprese globalizzata che però mantiene le sue radici nel territorio Qui basta ricordare i principali distretti dolciari italiani spesso aggregati attorno a grossi marci:  Novi Ligure  con la Pernigotti, la Novi; la zona di  Alba  con la Ferrero; l’ Umbria  con la Perugina (acquistata dalla Nestlè),  Verona  con imprese come la Bauli, Paluani, Melegatti; l’area di  Modica  in Sicilia; la chocolate Valley di  Prato  in Toscana; la zona di  Torino  con la produzione Gianduiotti.
L’impresa artigiana che fa territorio 2 Possono essere  reti di carattere promozionale  come le strade del vino e dei sapori, o l’adesione a fiere ed eventi di carattere locale. O, ancora, le ormai tante città della nocciola, della castagna, del miele, del cioccolato, in cui le tante produzioni tipiche diventano strumenti di marketing territoriale. La gastronomia di qualità è diventata un potente fattore di attrazione turistica. Secondo un’indagine della Coldiretti il turismo enogastronomico fattura cinque miliardi all’anno e si conferma il vero motore della vacanza  Made in Italy.  Ormai il souvenir più acquistato dai turisti è un prodotto gastonomico. Possono essere  reti di tutela dei prodotto ,  come l’adesione a protocolli e disciplinari volontari di produzione. Qui basta pensare al progetto “Eccellenze dell’artigianato alimentare” realizzato dalla Regione Piemonte Possono essere anche essere  reti di carattere epistemico e culturale  (magari di livello sovralocale ma comunque attente alle identità territoriali), basta pensare a reti come  Slow food, Golosaria club Papillon, Eurochocolate, Eataly, l’Accademia dei maestri cioccolatieri , ecc. Tutte reti che promuovono una nuova cultura dell’alimentazione aggregano imprese, consumatori, esperti, ecc.
L’impresa artigiana che fa globalizzazione Ci sono diversi modi con cui le imprese artigiane hanno fatto e fanno globalizzazione Il primo, può sembrare banale dirlo, e legato ai  flussi migratori del nostri artigiani . E’ un modello che fortunatamente appartiene al passato, ma è anche stato il modello che ha diffuso la nostra cultura alimentare nel mondo e che ancora oggi di sostanzia di una fitta rete di imprese artigiane che sono cresciute e che sono testimonianza della qualità del made in italy nel mondo. (es. le 3.600 gelaterie italiane in Germania) Un secondo modello (più attuale) è quello  dell’appartenenza a filiere produttive . Per la piccola impresa artigiana è spesso impensabile investire sui mercati esteri o nell’export (non ne ha le risorse) però può essere importante partecipare a filiere produttive o commerciali che si internazionalizzazione. Mi globalizzo assieme alla filiera. Un altro modello è l’internazionalizzazione nell’ambito di  nicchie di mercato  estremamente specializzate. L’Italia è piena di microimprese artigiane con prodotti particolarmente rinomati che vengono spediti per il mondo (magari attraverso sistemi di vendità on line) Un altro modello ancora è  la crescita dimensionale , molte nostre medie imprese del settore alimentare e dolciario all’origine erano imprese artigiana che attraverso processi di crescita interna o acquisizione di altri marchi si sono internazionalizzate (caso Sammontana) Un altro modello (forse il più facilmente praticabile) e rendere il proprio  territorio competitivo  sul piano globale. Le microimprese che non hanno marchi propri possono legarsi a marchi territoriali conosciuti e affermati a livello internazionale.
I prodotti di territorio certificati in Trentino 6 DOC e 3 IGT;  6 DOP ( mela della Val di Non ) e 1 IGP ( piccoli frutti del Trentino );  1 STG (Specialità tradizionale garantita);  più di 300 aziende la cui attività è certificata come "biologica" ;  10 prodotti inclusi nella lista di Slow Food,  logo territoriale "TRENTINO" che, con il colore verde, distingue i prodotti delle filiere agroalimentari 106 prodotti tradizionali (riconosciuti ai sensi del Decreto Ministeriale 350/1999) in cui sono ricompresi molti prodotti del settore dolciario come:  strudel, zelten, il gelato artigianale trentino, ……. o prodotti che hanno a che fare con le produzioni dolciarie come:  mais di Storo, il miele trentino, il burro di malga, le susine di Dro, il marone del trentino, vari tipi di marmellate e sciroppi…. Da segnalare: Lo strumento delle  DE.CO. (denominazioni comunali)  con una semplice delibera comunale può essere certificata l’origine locale di un prodotto tipico agricolo, dell’ artigianato alimentare, o anche di una ricetta. (unico esempio trentino è l’ asparago bianco di Zambana )
Alcuni dati sull’artigianato dolciario Trentino Il CEII ha inviato un questionario postale ad un centinaio di imprese del settore: hanno risposto  40 aziende   operanti nei seguenti settori di attività prevalente
Andamento aziendale negli ultimi tre anni
Previsioni sul fatturato 2009
Investimenti previsti nel 2009 Nonostante la situazione di crisi generale, 20 aziende su 40 hanno dichiarato che intendono fare degli investimenti nel corso del 2009. Gli investimenti previsti riguardano: 1 Apertura ristorante 1 Nuovi prodotti 4 Marketing e pubblicità 3 Arredi 5 Immobili (laboratorio – punto vendita) 5 Tecnologia e attrezzature 1 Risorse umane
Provenienza materie prime
Provenienza materie prime utilizzate per tipologia e provenienza  (valori %)
Mercato servito
Canali di vendita utilizzati 0 Cantine 2 Ristoranti Alberghi 1 Negozi di qualità 1 internet 1 Conto terzi N° Aziende Altri canali distributivi
Partecipazione a reti
Partecipazione ad eventi 22 imprese su 40 hanno dichiarato di partecipare a qualche tipo di evento (manifestazioni promozionali, fiere, mercatini, ecc.  I principali eventi segnalati sono: Artingegna di Rovereto Autunno Trentino Degustando e curiosando in piazza (Coredo) Fiera del Gelato di Rimini Fiera del Gelato di Longarone Fa la cosa giusta di Trento SANA di Bologna (Salone internazionale del Naturale) Feste Vigiliane a Trento Mercatino di Natale di Levico Mercatino di Natale a Trento Salone dell’alimentare di qualità Fiera di Verona   Mostra agricoltura bio Pomaria CIS di Cuneo Salone del Gusto di Torino
Quali opportunità di sviluppo per l’artigianato dolciario Trentino Favorire l’innovazione a monte e a valle della produzione Favorire la creazione di reti tra imprese e il legame tra produzioni e territorio Favorire la crescita delle professionalità e dell’ imprenditorialità giovanile
Un buon dolce è perfetto per combattere lo STRESS Rifletti: “STRESSED” letto al contrario diventa “DESSERTS”

Dulcis In Fondo

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    DULCIS IN …FONDOProspettive e opportunità dell’artigianato dolciario trentino Incontro con: Sergio Remi – Trentino Sviluppo Sabato, 9 maggio 2009 h 16.30 Fondo (TN) – Palanaunia – area panna
  • 2.
    DOLCIARIO: COMPARTO TRAINANTEDEL MADE IN ITALY Il settore alimentare è uno dei pilastri portanti del Made in Italy. L’alimentare è il secondo settore industriale per importanza dopo il metalmeccanico. Il suo fatturato totale è di 113 miliardi di euro. All’interno del settore alimentare il comparto dolciario con 10.552 milioni di euro di fatturato è il terzo per importanza , subito dopo i comparti lattiero-caseario e dei vini FATTURATO DELL’INDUSTRIA ALIMENTARE (in milioni di euro) Fonte FEDERALIMENTARE 2007
  • 3.
    Alcuni dati sullaproduzione di dolci I dati ci dicono che il settore dolciario è un settore abbastanza al riparo dalla congiuntura: nel senso che risente dei periodi di crisi, ma meno di altri settori. Magari in certi periodi, si consuma meno, ma non si rinuncia alla qualità, a tutto vantaggio delle produzioni artigianali. Secondo i dati dell’AIDI ( quindi relativi alle produzioni industriali ) nel 2007, in Italia, si sono prodotti 1.750.000 tonnellate di dolci. (+ 0,7% rispetto all’anno precedente) Nel decennio 1998 – 2007 la produzione è salita del 12,8% in volume e del 32,3% in valore . Su base decennale le migliori performance sono state ottenute dai prodotti a base di cioccolato, seguiti dai prodotti da forno. Mentre in leggera contrazione (sempre su base decennale) sono i prodotti della confetteria ed i gelati. Nel 2007 il saldo della bilancia commerciale dolciaria ha toccato il milione di euro, in aumento del 6% rispetto al 2006. 997,8 902,6 838,9 IMPORTAZIONI (Milioni di Euro) 390.012 359.841 332.797 IMPORTAZIONI (Tonnellate) 1.939,4 1.659,5 1.678,3 ESPORTAZIONI (Milioni di Euro) 571,697 518,045 530,332 ESPORTAZIONI (Tonnellate) 10.150,7 10.022,9 9.844,4 PRODUZIONE (Milioni di Euro) 1.750.000 1.731.100 1.707.750 PRODUZIONE (Tonnellate) 2007 2006 2005
  • 4.
    Alcuni dati sulconsumo di dolci Gli italiani sono golosi, ma con giudizio : ogni italiano consuma in media circa 25 chilogrammi di dolci all’anno. Siamo agli ultimi posti in Europa per consumo di dolci (al decimo posto nella classifica dell’Europa a 15). Quelli che consuma più dolci in Europa sono gli inglesi che consumano il doppio di noi con 58,5 Kg all’anno. Seguono i danesi con 41,4 e i Finlandesi con 39,2 Un dato importante : I circa 70 grammi di dolci che consumiamo al giorno in Italia, apportano in media 265 kilocalorie Una quantità di calorie assolutamente compatibile con i livelli raccomandati dai nutrizionisti per il rispetto di una sana ed equilibrata alimentazione. 24,8 25,5 24,7 CONSUMI (Kg/procapite) 1.456.353 1.493.696 1.429.715 CONSUMI (Tonnellate) 2007 2006 2005
  • 5.
    Produzione e consumidi cioccolato I dolci più gettonati sono quelli a base di cacao: la produzione annua italiana è di oltre 210 mila tonnellate di cui 95mila destinate alla esportazione. Negli ultimi dieci anni i consumi di prodotti di cioccolato sono aumentati in media da 2 a 4 Kg pro capite. Gli artigiani che realizzano esclusivamente dolci al cioccolato sono 600 in tutta Italia, con un giro d’affari annuo di circa 350 milioni di euro.
  • 6.
    Produzione e consumidi prodotti da forno I consumi natalizi costituiscono il picco annuale di vendite di prodotti da forno, quindi il principale indicatore sugli andamenti di mercato di questi prodotti. La crisi economica ed il calo dei consumi non sembrano avere colpito i dolci tipici di queste feste, in particolare panettoni e pandori che costituiscono circa i tre quarti del mercato dei lievitati da ricorrenza Durante le festività natalizie del 2008 sono stati venduti più di 120 milioni di confezioni di panettoni e pandori per un giro d'affari che si avvicina ai 650 milioni di euro. Il dato per noi importante è che i prodotti artigianali hanno fatto registrare un incremento del 5% rispetto al 2007. Le vendite di panettoni e pandori "del pasticciere" hanno superato i 120 mila quintali per un valore di circa 240 milioni di euro. In aumento, oltre a quelli 'artigianali', anche quelli industriali classici (+ 2 % per cento rispetto al 2007), mentre quelli farciti hanno perso terreno.
  • 7.
    Consumi di gelatoComplessivamente ogni anno gli italiani spendono oltre 1,8 miliardi di euro per l´acquisto di gelati, pari a 80 euro a famiglia. Di questi più della metà, 949 milioni di euro, sono destinati all´acquisto di prodotto artigianale. Nel 2008 i consumi sono lievemente aumentati (+0,9% sul 2007) grazie alle buone vendite della stagione estiva. Oltre la metà dei consumi di gelati (il 53,5%) è concentrata nelle regioni del Nord, dove il prodotto viene acquistato con una certa costanza durante l´intero arco dell´anno. Nel Sud, dove si consuma il 28% del gelato italiano, le vendite sono concentrate soprattutto nel periodo estivo. Nell´Italia centrale, infine, si consuma il 18,1% di gelato italiano.
  • 8.
    Tendenze del consumoalimentare: risparmio e bisogno di sicurezza Il dato generale è che, a fronte della crisi, si consuma di meno, ma si è molto più attenti alla qualità e agli aspetti salutistici dell’alimentazione , anche per reazione ad una serie di scandali che hanno colpito il settore alimentare. Nell’’ultima rilevazione 2008 Coldiretti-SWG sulle abitudini alimentari degli italiani , emerge che: quasi 2/3 degli italiani (il 64 per cento) si difende dai rischi alimentari e dal caro prezzi acquistando cibi locali che risentono meno dei passaggi di mano e offrono maggiori garanzie di freschezza e genuinità; è cresciuta del 40% l’attenzione dei consumatori alla provenienza dei cibi ed agli ingredienti nella lettura delle etichette ; è aumenta del 6% la spesa delle famiglie in vini DOC è cresciuta dell'8% la percentuale dei cittadini che acquista regolarmente prodotti a denominazione di origine ( in totale sono il 28% dei consumatori italiani) è cresciuta del 23% la percentuale dei consumatori che comperano cibi biologici , anche se questi consumi interessano ancora una fetta ridotta della popolazione (il 16 per cento). crescono dell’8% gli acquisti effettuati direttamente dal produttore , con un aumento del 17 per cento del numero di aziende agricole e agriturismi bio con vendita diretta (dal 2003 al 2008 questi punti vendita sono cresciuti del 92%) .
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    Sono le micrompresea portare avanti il buon nome dell’Italia in tavola Le imprese artigiane del comparto dolciario (panifici pasticcerie, gelaterie specializzate, produttori di cioccolato) rappresentano il 62% delle imprese dell’artigianato alimentare Le imprese dolciarie occupano il 68% degli addetti dell’artigianato alimentare Il dato medio è di circa 3,7 addetti per azienda. Dal 2003 al 2007 le imprese dell’artgianato dolciario sono cresciute del 14,6% Il 90% delle aziende del settore alimentare sta sotto i dieci dipendenti. Le imprese artigiane sono l’82% del totale delle imprese italiane del settore alimentare e danno lavoro a 238.596 addetti ( 54,5% del totale degli addetti del settore alimentare).
  • 10.
    MICROIMPRESE DIFFUSE SULTERRITORIO La diffusione di forni e pasticcerie è capillare sul territorio nazionale. In Italia ci sono 66 imprese dolciarie ogni 100.000 abitanti . In Europa siamo superati solo la Francia con 72 aziende dolciarie ogni 100.000 abitanti Le regioni con il maggior numero di imprese dolciarie sono il Piemonte e la Campania. Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige sono, invece, le regioni con meno imprese dolciarie In provincia di Trento abbiamo: Fonte:CCIAA Albo imprese artigiane 482 86 297 105 224 TOTALE 23 9 30 28 42 GELATI 84 30 80 42 75 PASTICCERIA FRESCA 375 47 187 35 107 PANE dipendenti collaboratori soci titolari Unità locali AZIENDE ARTIGIANE DI PRODUZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE DI
  • 11.
    COME FANNO LEMICROIMPRESE AD ESSERE COMPETITIVE? La risposta sta negli alti livelli di specializzazione delle nostre imprese che significa principalmente due cose: L’alta qualità delle produzioni , che viene chiaramente percepite dai clienti: il prodotto artigianale è diverso da quello industriale, i clienti lo sanno e per garantirsi questa qualità sono disposti a spendere di più. L’alta diversificazione delle produzioni che sono fortemente legate alle tradizioni locali dei diversi territori, ma che riguardano anche le specifiche esigenze dei clienti. Il consumo di dolci è un consumo voluttuario, di tipo emozionale, si consuma poco, ma quando si consuma ci si rivolge a produzioni di alta qualità, che sono in qualche modo capaci di stupirci e di insegnarci qualcosa di nuovo sul piano sensoriale e culturale. Il consumatore è alla ricerca di qualità e tipicità. I dati della produzione confermano questo atteggiamento dei consumatori I consumi di specialità dolciarie tipiche regionali ormai superano i 50.000 quintali l’anno, per un fatturato di 70 milioni di euro. Sono oltre 6.000 le imprese artigianali specializzate nella lavorazione delle produzioni di qualità ( Dop e Igp che ammontano a 174 diverse specialità ) a cui si aggiungono i 4.372 prodotti tradizionali e tipici italiani , dei quali solo i tipi di pane, pasta e biscotti superano i 1300.
  • 12.
    Il posizionamento competitivodell’impresa artigiana: il caso del cioccolato Sono la qualità e la diversificazione dei prodotti ( legati al territorio ) che garantiscono il posizionamento competitivo dell’imprese artigiana rispetto alla grande industria. Questo posizionamento competitivo è stato studiato dall’Università Cattolica, rispetto al settore del cioccolato, dove le imprese artigiane competono (ricavandosi nicchie di mercato) rispetto a grandi gruppi nazionali e multinazionali che operano in Italia Lo studio sul posizionamento competitivo degli artigiani cioccolatieri si è concentrato su tre indicatori: la differenziazione percepita dai clienti, cioè la capacità dell’azienda di far percepire al cliente la qualità superiore delle proprie produzioni la diversificazione dei prodotti e il rapporto qualità/prezzo
  • 13.
    LA DIFFERENZIAZIONE PERCEPITADAL CLIENTE: Riconoscimento della qualità superiore Alte spese di Mkt – alto riconoscimento della qualità Poco MkT Alta qualità percepita. Produzioni industriali specializzate e di nicchia. Vendute in canali specializzati quali pasticcerie e negozi monomarca. E’ prevista anche la personalizzazione del prodotto (es Caffarel) Produzioni realizzate a mano da esperti pasticceri. Alta qualità e personalizzazione del prodotto. Basse o nulle le spese di Mkt Ottimo rapporto qualità prezzo che consente di competere con le imprese più blasonate. Basse spese di Mkt Spazio dominato dalle multinazionali. Distribuzione planetaria del prodotto sostenuta da alte spese di Mkt FONTE: Mauro Stagni, Analisi strategica dell’industria del cioccolato , Collana Casi Aziendali delCentro di Ricerca per lo Sviluppo Imprenditoriale dell’Università Cattolica , n. 3/2007, ottobre 2007.
  • 14.
    Dimensioni di impresae diversificazione dei prodotti Microimprese con produzioni molto diversificate in quanto legate alle tradizioni locali e alle esigenze dei clienti Medie imprese con produzioni in diverse gamme di prodotto Medie imprese operanti in nicchie di specializzazione Grande impresa operante in molteplici tipologie di prodotto Medie e grandi imprese con diversi gradi di diversificazione dei prodotti FONTE: Mauro Stagni, Analisi strategica dell’industria del cioccolato , Collana Casi Aziendali del Centro di Ricerca per lo Sviluppo Imprenditoriale dell’Università Cattolica , n. 3/2007, ottobre 2007.
  • 15.
    Il rapporto qualità/prezzoFONTE: Mauro Stagni, Analisi strategica dell’industria del cioccolato , Collana Casi Aziendali del Centro di Ricerca per lo Sviluppo Imprenditoriale dell’Università Cattolica , n. 3/2007, ottobre 2007.
  • 16.
    Una precisazione sulfattore prezzo Se è vero che i prezzi dei prodotti artigianali sono in media più alti dei prezzi dei prodotti industriali (fattore dovuto alla qualità delle materie prime utilizzate, alla lavorazione prevalentemente manuale, alla mancanza di economie di scala) è anche vero che l’aumento dei prezzi dei prodotti di pasticceria è inferiore all’aumento dei prezzi delle materie prime e della stessa inflazione. 3,7 Indice prodotti alimentari 2,4 Tasso di inflazione 10,6% Burro 4,9% Uova 6,3% Latte MATERIE PRIME 2,2% PASTICCERIA var. % nov. 2006-nov.2007 PRODOTTI
  • 17.
    Il territorio comefattore di competizione Il dato sulla piccola dimensione delle imprese appare un punto di debolezza, ma diviene un punto di forza in un'ottica di rete e di legame con il territorio. Come tutte le piccole imprese, anche le imprese dell’artigianato dolciario traggono le risorse per competere dal territorio e dal contesto locale. Territorio significa: Presidio del mercato locale , rapporto diretto con la clientela e quindi possibilità di rispondere i maniera puntuale a specifiche esigenze. E’ nel rapporto diretto con il cliente che l’impresa artigiana costruisce la propria reputazione, senza dovere investire ingenti risorse in marketing e pubblicità. Possibilità di attingere alla cultura ed alle tradizioni del territorio , che gli artigiani rielaborano spesso in chiave innovativa. Nelle nostre produzioni c’è il territorio, la sua cultura le sue tradizioni, Il Territorio diventa spesso un marchio di qualità. Il Prodotto locale, il dolce tradizionale è una “ competenza distintiva ” che i competitori stranieri non ci possono copiare e questo, in epoca di globalizzazione, è molto importante. Possibilità di integrazione con l’agricoltura per l’approvvigionamento di materie prime di qualità, quindi la possibilità di fare “filiera corta” e rafforzare la tipicità delle nostre produzioni. Possibilità di integrazione con il turismo , sia come mercato di sbocco (turisti, alberghi, ristoranti) sia come opportunità di marketing territoriale (eventi, fiere, manifestazioni, attività promozionali). Specialmente in territori montani come il nostro, artigianato, agricoltura e turismo non vendono prodotti diversi, vendono un unico prodotto che si chiama territorio, che si chiama Trentino. Conoscenza diretta (e quindi fiducia) tra imprenditori del settore che consente di intraprendere iniziative comuni: catene di francising, consorzi, attività promozionali, integrazioni produttive, politiche di distretto. Possibilità di attingere ai bacini di competenza locale : scuole di formazione, associazioni di categoria, centri servizi, istituzioni pubbliche con cui c’è un rapporto diretto e quindi la possibilità di indirizzare le politiche ed i servizi secondo le specifiche esigenze degli artigiani
  • 18.
    Le strategie delleimprese artigiane: Comunità Territorio Mondo Se noi leggiamo il ruolo e le strategie delle imprese artigiane rispetto alla categoria del territorio possiamo individuare tre tipologie di impresa L’impresa artigiana che fa “comunità” L’impresa artigiana che fa “territorio” L’impresa artigiana che fa “globalizzazione”
  • 19.
    L’impresa artigiana chefa comunità E’ il tipico tessuto dell’artigianato alimentare di immediata prossimità (panifici, pastifici, pasticcerie) rivolto a servire in parte maggiore - se non esclusivamente - i residenti del territorio in cui è insediato. Questo tipo di impresa svolge un ruolo fondamentale di servizio alla comunità e di preservazione delle identità locali che, in epoca di globalizzazione, sono un importante fattore competitivo. Nei territori di montagna l’artigianato costituisce il collante economico e sociale che consente di vivere e lavorare in queste aree , molto più del turismo che si concentra solo in particolari luoghi, (mentre l’artigianato ha un carattere diffuso), e molto più dell’agricoltura di montagna che spesso ha caratteri di marginalità e non sempre ha la massa critica e la forza per essere soggetto di coesione economica. Specialmente nei piccoli comuni di montagna il numero delle imprese artigiane (che siano alimentari o altro) è l’indicatore del livello di benessere di una comunità . Quando in un paese cominciano a chiudere il panettiere, la parrucchiera o altro, significa che una comunità sta morendo. Queste imprese sono anche il luogo dove maggiormente vengono presidiati i valori della tradizione e della cultura locale. La qualità di un luogo, che è fatta di ambiente, di storia, di tradizioni, si riflette sulla qualità delle produzioni gastronomiche. E’ in questo tipo di imprese che i turisti più attenti ( o come si dice oggi i gastronauti) vanno a ricercare prodotti locali tradizionali e poco conosciuti. Queste imprese costituiscono quindi un giacimento di produzioni e tradizioni locali che va assolutamente valorizzato per la loro funzione che è economica, ma è anche sociale e culturale.
  • 20.
    L’impresa artigiana chefa territorio 1 Per l’impresa artigiana fare territorio significa essenzialmente “ fare rete di territorio ”. I modi di fare rete di territorio possono essere diversi: Possono essere forme di integrazione verticale in cui l’impresa artigiana si integra a monte con l’agricoltura (facendo filiera corta) o a valle con il turismo (reti commerciali e promozionali). Capita sempre più spesso che le imprese artigiane facciano anche investimenti diretti in questi settori (es. a monte nelle produzioni agricole o a valle nella ristorazione e nell’ospitalità turistica). Possono essere forme di integrazione orizzontale , alleanze, consorzi, reti di francising, con altre imprese di produzione o di commercializzazione. Possono essere reti distrettuali , in cui l’impresa artigiana produce in conto terzi per qualche impresa leader di territorio. Magari per una imprese globalizzata che però mantiene le sue radici nel territorio Qui basta ricordare i principali distretti dolciari italiani spesso aggregati attorno a grossi marci: Novi Ligure con la Pernigotti, la Novi; la zona di Alba con la Ferrero; l’ Umbria con la Perugina (acquistata dalla Nestlè), Verona con imprese come la Bauli, Paluani, Melegatti; l’area di Modica in Sicilia; la chocolate Valley di Prato in Toscana; la zona di Torino con la produzione Gianduiotti.
  • 21.
    L’impresa artigiana chefa territorio 2 Possono essere reti di carattere promozionale come le strade del vino e dei sapori, o l’adesione a fiere ed eventi di carattere locale. O, ancora, le ormai tante città della nocciola, della castagna, del miele, del cioccolato, in cui le tante produzioni tipiche diventano strumenti di marketing territoriale. La gastronomia di qualità è diventata un potente fattore di attrazione turistica. Secondo un’indagine della Coldiretti il turismo enogastronomico fattura cinque miliardi all’anno e si conferma il vero motore della vacanza Made in Italy. Ormai il souvenir più acquistato dai turisti è un prodotto gastonomico. Possono essere reti di tutela dei prodotto , come l’adesione a protocolli e disciplinari volontari di produzione. Qui basta pensare al progetto “Eccellenze dell’artigianato alimentare” realizzato dalla Regione Piemonte Possono essere anche essere reti di carattere epistemico e culturale (magari di livello sovralocale ma comunque attente alle identità territoriali), basta pensare a reti come Slow food, Golosaria club Papillon, Eurochocolate, Eataly, l’Accademia dei maestri cioccolatieri , ecc. Tutte reti che promuovono una nuova cultura dell’alimentazione aggregano imprese, consumatori, esperti, ecc.
  • 22.
    L’impresa artigiana chefa globalizzazione Ci sono diversi modi con cui le imprese artigiane hanno fatto e fanno globalizzazione Il primo, può sembrare banale dirlo, e legato ai flussi migratori del nostri artigiani . E’ un modello che fortunatamente appartiene al passato, ma è anche stato il modello che ha diffuso la nostra cultura alimentare nel mondo e che ancora oggi di sostanzia di una fitta rete di imprese artigiane che sono cresciute e che sono testimonianza della qualità del made in italy nel mondo. (es. le 3.600 gelaterie italiane in Germania) Un secondo modello (più attuale) è quello dell’appartenenza a filiere produttive . Per la piccola impresa artigiana è spesso impensabile investire sui mercati esteri o nell’export (non ne ha le risorse) però può essere importante partecipare a filiere produttive o commerciali che si internazionalizzazione. Mi globalizzo assieme alla filiera. Un altro modello è l’internazionalizzazione nell’ambito di nicchie di mercato estremamente specializzate. L’Italia è piena di microimprese artigiane con prodotti particolarmente rinomati che vengono spediti per il mondo (magari attraverso sistemi di vendità on line) Un altro modello ancora è la crescita dimensionale , molte nostre medie imprese del settore alimentare e dolciario all’origine erano imprese artigiana che attraverso processi di crescita interna o acquisizione di altri marchi si sono internazionalizzate (caso Sammontana) Un altro modello (forse il più facilmente praticabile) e rendere il proprio territorio competitivo sul piano globale. Le microimprese che non hanno marchi propri possono legarsi a marchi territoriali conosciuti e affermati a livello internazionale.
  • 23.
    I prodotti diterritorio certificati in Trentino 6 DOC e 3 IGT; 6 DOP ( mela della Val di Non ) e 1 IGP ( piccoli frutti del Trentino ); 1 STG (Specialità tradizionale garantita); più di 300 aziende la cui attività è certificata come "biologica" ; 10 prodotti inclusi nella lista di Slow Food, logo territoriale "TRENTINO" che, con il colore verde, distingue i prodotti delle filiere agroalimentari 106 prodotti tradizionali (riconosciuti ai sensi del Decreto Ministeriale 350/1999) in cui sono ricompresi molti prodotti del settore dolciario come: strudel, zelten, il gelato artigianale trentino, ……. o prodotti che hanno a che fare con le produzioni dolciarie come: mais di Storo, il miele trentino, il burro di malga, le susine di Dro, il marone del trentino, vari tipi di marmellate e sciroppi…. Da segnalare: Lo strumento delle DE.CO. (denominazioni comunali) con una semplice delibera comunale può essere certificata l’origine locale di un prodotto tipico agricolo, dell’ artigianato alimentare, o anche di una ricetta. (unico esempio trentino è l’ asparago bianco di Zambana )
  • 24.
    Alcuni dati sull’artigianatodolciario Trentino Il CEII ha inviato un questionario postale ad un centinaio di imprese del settore: hanno risposto 40 aziende operanti nei seguenti settori di attività prevalente
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    Investimenti previsti nel2009 Nonostante la situazione di crisi generale, 20 aziende su 40 hanno dichiarato che intendono fare degli investimenti nel corso del 2009. Gli investimenti previsti riguardano: 1 Apertura ristorante 1 Nuovi prodotti 4 Marketing e pubblicità 3 Arredi 5 Immobili (laboratorio – punto vendita) 5 Tecnologia e attrezzature 1 Risorse umane
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    Provenienza materie primeutilizzate per tipologia e provenienza (valori %)
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    Canali di venditautilizzati 0 Cantine 2 Ristoranti Alberghi 1 Negozi di qualità 1 internet 1 Conto terzi N° Aziende Altri canali distributivi
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    Partecipazione ad eventi22 imprese su 40 hanno dichiarato di partecipare a qualche tipo di evento (manifestazioni promozionali, fiere, mercatini, ecc. I principali eventi segnalati sono: Artingegna di Rovereto Autunno Trentino Degustando e curiosando in piazza (Coredo) Fiera del Gelato di Rimini Fiera del Gelato di Longarone Fa la cosa giusta di Trento SANA di Bologna (Salone internazionale del Naturale) Feste Vigiliane a Trento Mercatino di Natale di Levico Mercatino di Natale a Trento Salone dell’alimentare di qualità Fiera di Verona Mostra agricoltura bio Pomaria CIS di Cuneo Salone del Gusto di Torino
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    Quali opportunità disviluppo per l’artigianato dolciario Trentino Favorire l’innovazione a monte e a valle della produzione Favorire la creazione di reti tra imprese e il legame tra produzioni e territorio Favorire la crescita delle professionalità e dell’ imprenditorialità giovanile
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    Un buon dolceè perfetto per combattere lo STRESS Rifletti: “STRESSED” letto al contrario diventa “DESSERTS”