Sostenibilità ed Ambienti Urbani, Antonio Caperna, PhD

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La lecture introduce i concetti base dello sviluppo sostenibile.
i documenti politici, elementi di economia e indicatori di sostenibilità

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Sostenibilità ed Ambienti Urbani, Antonio Caperna, PhD

  1. 1. SOSTENIBILITÁDocumenti politici Approcci socio-economici Aspetti scientifici• economia classica• environmentaleconomics• teorie bio-economiche• approccio territorialistiil percorso politicoverso lasostenibilitàStoccolma 1972Conferenza delleNazioni Unite suAmbiente eSviluppoAgenda 21• Misurare lasostenibilità (?)
  2. 2. PARADIGMA CULTURALEECONOMIA, SOCIETA’, CITTA’
  3. 3. CARTESIOMECCANICISMOMATERIAMOVIMENTO
  4. 4. atteggiamento riduzionista: gli elementi che formano il Mondo si muovono in unospazio e in un tempo assoluti i fenomeni fisici si riconducono al moto di particelleelementari e materiali causato dalla loro attrazionereciproca visione meccanicistica della natura determinismo, atteggiamento che tende a interpretareogni fenomeno come la manifestazione di una semplicecatena di causa/effetto Conoscenza frammentaria
  5. 5. Nel XVII sec. con la cultura illuministaviene ad esaltarsi il ruolo dell’uomo equindi il rafforzarsi dell’antropocentrismoche costituiva il supporto filosofico dellaconcezione dello sviluppo inteso comemodernizzazione, cioè come evoluzionedelle attività umane. Nasce così unostretto legame tra sviluppo economico eprogresso(inteso come dominio dellanatura).
  6. 6. ENERGIAPOLITICHEECONOMIACITTA’
  7. 7. SVILUPPO Nell’antichità classica si parlava di sviluppo in termini diprogresso, inteso come progresso spirituale, senza farriferimento al miglioramento delle condizioni materialidella società. Con l’avvento del Mercantilismo (politica di espansionee sviluppo sviluppatasi in Europa a metà del XVII sec.)e ancor prima in epoca rinascimentale, matura laconvinzione che la crescita (intesa come progressomateriale) determini lo sviluppo dell’uomo che vienequindi concepito come fine per l’affermazione dellapotenza militare di uno stato e quindi della suaegemonia territoriale. La scienza
  8. 8. CAPITALALISMOSistema economico di produzione e distribuzione dibeni e servizi basato sul principio della divisionedel lavoro, sulla proprietà privata esullo scambio.
  9. 9. SISTEMA ECONOMICO CLASSICO L’attività economica può essere vista come unprocesso di trasformazione di materiali edenergia. Alla fine del processo, materiali ed energia sonotrasformati in ‘rifiuti’ e scaricati nell’ambiente Il modello richiede di riuscire a produrre sempre dipiù, a qualsiasi costo e, in particolare, a qualsiasicosto ambientale. Tanto maggiore è la crescita economica, tantomaggiore è la quantità di rifiuti prodotti.
  10. 10.  Obsolescenza pianificata Obsolescenza percepita
  11. 11. Alimentazione, consumi & rifiutiNel campo dell’alimentazione, le emissioni di CO2dipendono da ciò che compriamo e dalla provenienzadi tali prodotti.« energetivoro » il nostro stile di vita. ..… Un barattolo di yogurt alla fragola i suoi ingredienti eil suo contenitore in vetro totalizzavano almeno 3500Km di trasporto prima di arrivare sulla tavola delconsumatore(Fonte. Istituto Wuppertal)
  12. 12. ISEW (Index of Sustainable Economic Welfare) o GPI(Genuine Progress Indicator).L’ISEW apporta al calcolo del PIL alcune correzioni,sottraendo:- i costi sociali derivanti dall’inquinamento dell’aria edell’acqua- i danni ambientali di lungo termine- le spese sostenute dalle famiglie per la salute el’istruzione- il deterioramento delle risorse naturali rinnovabili el’esaurimento di quelle non rinnovabili.
  13. 13. COSA NON VA’ NEL PILnon tiene conto dei costi sociali e ambientali.i costi del declino sociale (ad es. crimine) e deidisastri naturali vengono considerati comeguadagni economicil’esaurimento delle risorse naturali (petrolio,legname) non viene contabilizzatoil costo del disinquinamento va ad aumentare ilPILVengono ignorate le economie non di mercato
  14. 14. ENERGIA
  15. 15. questioni legate al modello energeticolimitatezza delle risorsecontesto geopoliticoPianificazione urbana (urban sprawl)Architettura (megastruture)Alterazioni climaticheInquinamento….
  16. 16. The carbon canyons of the city of London.Each tower represents the annual carbon footprint (2009/10) of a public building.http://uk-energy-ratings.carbonvisuals.com/
  17. 17. A years carbon dioxide emissions from New York City: 54,349,650 one-tonne spherehttp://uk-energy-ratings.carbonvisuals.com/
  18. 18. Ambiente. Costi dell’inquinamentoStima dei danni per effetto dell’inquinamento in Cina5.8% del PIL, ovvero 100 miliardi/annodi $
  19. 19. La riduzione della concentrazione di polveri(PM10 e PM 2,5) alle soglie di sicurezzaraccomandate dallOMS (rispettivamente 20µg/m3 e 10 µg/m3)Permetterebbe un risparmio di 31,5 miliardidi euro e salverebbe la vita a 19.000persone(di cui 15.000 per malattiecardiovascolari)
  20. 20. Architettura edurbanistica del XX secolo
  21. 21. Lorganizzazione dello spazio urbano ha evidenti influssi sociali,politici, economici, sanitari, ecc.
  22. 22. Nel 1972Dennis MEADOWSDonella MEADOWS eJorgen RANDERSdell’MIT pubblicavano il libroLIMITS TO GROWTH
  23. 23. Approccio Territorialistavalorizzazione del patrimonio territoriale -nelle sue componenti ambientali,urbanistiche, culturali e socialiIl territorio viene concepito come prodottostorico di processi coevolutivi
  24. 24. sostenibilità dello sviluppo riproducibilità delle risorse naturali (sostenibilitàambientale) l’organizzazione non gerarchica dei sistemi territoriali eurbani (sostenibilità territoriale) la coerenza dei sistemi produttivi con la valorizzazione delpatrimonio territoriale e con lo sviluppodell’imprenditorialità locale (sostenibilità economica) crescita di autogoverno delle società locali (sostenibilitàsociale e politica)..
  25. 25. Environmental Economics (Economia Ambientale)(i) inadeguatezza del mercato e della gestione di beni liberi;(ii) contenere i livelli di inquinamento(iii) occorre pianificare levoluzione tecnologica(iv) il capitale rinnovabile può essere sfruttato a patto di salvaguardarne lacapacità rigenerativa;(v) la portata complessiva dellattività economica deve restare allinternodella capacità di sopportazione del capitale naturale:
  26. 26. Environmental Economics (Economia Ambientale)da questo approccio metodologico è scaturita la proposta nota comeFattore 4, ovveroorientare in modo innovativo il progresso tecnico, attraverso unarivoluzione dellefficienzaIn tal modo si è dimostrano come sia possibile quadruplicareconcretamente la produttività delle risorse (da cui Fattore 4)raddoppiando il benessere e dimezzando contestualmente ilprelievo di risorse naturali.
  27. 27. BIOECONOMIAè segnata dai lavori di N. Georgescu-Roegen, un economista che verso lafine degli anni sessanta si fecepromotore di un programmabioeconomicoNel suo celebre libro The Entropy Lawand the Economic Process (1971)Georgescu analizza i processieconomici attraverso la lente dellafisica
  28. 28. DecrescitaCon la D si afferma il concetto che la crescitaeconomica, intesa come accrescimentocostante del PIL, non è sostenibile perlecosistema della terra poiché che le risorsenaturali sono limitate
  29. 29. «Per gli obiettori di crescita, nella misura in cui è escluso il rilanciodell’occupazione attraverso il consumo, una riduzione drastica del tempodi lavoro imposto è una condizione indispensabile per uscire da unmodello lavorista di crescita. Allora, la sfida per noi è né austerità, che è diuna stupidità assoluta, né rilancio: si tratta di creare occupazione,riducendo gli orari di lavoro, di uscire dall’euro e avere un’economiaprotezionista.Senza riprendere la logica della crescita infinita… Con una politicaprotezionista e inflazionista e la svalutazione della moneta per svilupparel’esportazione dei prodotti, allora si ricrea un tessuto industriale. Sia inItalia che in Francia ci sono molti operai qualificati che potrebberoriprodurre il tessile per esempio, o la meccanica, e tutto quello che oraimportiamo dalla Cina e dalla Romania. Gli imprenditori oggidelocalizzano. In questo modo invece ritornerebbero a casa ericreerebbero nuovi posti di lavoro. Poi, il secondo passo nella politicadella decrescita è quello di passare dall’agricoltura produttivistaall’agricoltura sostenibile senza concimi chimici, senza pesticidi.Un’agricoltura biologica creerebbe milioni di posti di lavoro».
  30. 30. Documenti politici sul concettodi sviluppo sostenibile
  31. 31. Discorso inaugurale al Congresso del nuovo Presidente TrumanI popoli della terra devono far convergere le loro aspirazioni ed azioniverso un unico scopo: “lo sviluppo”.Le nazioni vengono suddivise in ritardatarie (le aree sottosviluppate, ilSud del mondo, il terzo mondo, …) e in fuoriclasse (il Nord, l’Occidentecon capofila gli Stati Uniti).Compito di quest’ultime: elaborare dei programmi di aiuto tecnico edindustriale per “eliminare le sofferenze di questi popoli edaumentarne lo standard di vita”.La strategia? “accrescere la produzione, èquesta la chiave del benessere e della pace”W. Sachs (a cura di), Dizionario dello sviluppo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1998..
  32. 32. 1972 Stoccolma - Svezia Conferenza delleNazioni Unite sullAmbiente UmanoDichiarazione recante 26 principi su diritti eresponsabilità delluomo in relazioneallambiente
  33. 33. Negli anni 80 si fa strada lesigenza diconciliare crescita economica ed equadistribuzione delle risorse in un nuovomodello di sviluppo.concetto di sostenibilità dello sviluppo: uninsieme di valori che interessa tutti i campidellattività umana, in modo trasversale e inuna prospettiva di lungo termine.
  34. 34. 1980, (World Conservation Strategy)Lo sviluppo sostenibile come"mantenimento dei processi ecologiciessenziali per la produzione di alimenti,…salvaguardia della diversità genetica nelmondo animale e vegetale,..sviluppo degli ecosistemi"
  35. 35. Sviluppo: uso delle risorse umane, finanziarie, viventi e non,volto a soddisfare i bisogni umani e a migliorare la qualitàdella vitaConservazione: gestione della biosfera al fine di:• Produrre benefici maggiormente sostenibili per legenerazioni presenti• Mantenere il suo potenziale per soddisfare i bisogni e leaspirazioni delle generazioni futureConciliare Sviluppo e ambienteWorld Conservation Strategy (1980)
  36. 36. 1987 - Our Common Future (Rapporto Bruntland)lo sviluppo sostenibile èun processo di cambiamento nel quale lo sfruttamentodelle risorse, l’andamento degli investimenti,l’orientamento dello sviluppo tecnologico e imutamenti istituzionali sono in reciproca armonia eincrementano il potenziale attuale e futuro disoddisfazione dei bisogni e delle aspirazioni umane(W.E.C.D., 1988)
  37. 37. Our Common Future Legame tra povertà e ambiente:povertà = causa e effetto dei problemi ambientali ostacoli allo sviluppo sostenibile: dipendenza dai combustibili fossili esplosione demografica dei paesi del TerzoMondo inadeguatezza istituzionale
  38. 38. I parte: preoccupazioni comuni "La sostenibilità richiede unaconsiderazione dei bisogni e del benessereumani tale da comprendere variabili noneconomiche come listruzione e la salute,valide di per sé, lacqua e laria pulite e laprotezione delle bellezze naturali…"
  39. 39. II parte: sfide collettive "… Nella pianificazione e nei processidecisionali di governi e industrie devono essereinserite considerazioni relative a risorse eambiente, in modo da permettere una continuariduzione della parte che energie e risorse hannonella crescita, incrementando lefficienza nellusodelle seconde, incoraggiandone la riduzione e ilriciclaggio dei rifiuti …"
  40. 40. III parte: sforzi comuni "… La protezione ambientale e lo svilupposostenibile devono diventare parte integrantedei mandati di tutti gli enti governativi,organizzazioni internazionali e grandi istituzionidel settore privato; a essi va attribuita laresponsabilità di garantire che le loro politiche,programmi e bilanci favoriscano e sostenganoattività economicamente ed ecologicamenteaccettabili a breve e a lungo termine …
  41. 41. Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente eSviluppo (1992 Rio de Janeiro)“lo sviluppo sostenibile comemiglioramento di qualità dellavita, senza eccedere la capacità dicarico degli ecosistemi…”
  42. 42. Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo1992 , Rio de JaneiroLa Dichiarazione di Rio su Ambiente eSviluppo
  43. 43. Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente eSviluppo (1992 Rio de Janeiro)La Convenzione quadro sui cambiamenti climatici cuiseguirà la Convenzione sulla Desertificazione - poneobblighi di carattere generale miranti a contenere estabilizzare la produzione di gas che contribuisconoalleffetto serraLa Convenzione quadro sulla biodiversità, con lobiettivo ditutelare le specie nei loro habitat naturali e riabilitare quellein via di estinzione
  44. 44. Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente eSviluppo (1992 Rio de Janeiro)LAgenda 21: il Programma dAzione per il XXIsecolo,La Dichiarazione dei principi per la gestionesostenibile delle foreste
  45. 45. 1997 - Conferenza Mondiale: cambiamento climatico e varoProtocollo di Kyoto (ONU)Obiettivi: Riduzione complessiva del 5,2% delle emissioni di gas serrarispetto al 1990 (anno di riferimento) da attuarsi entro il 2012Nella ripartizione degli impegni la riduzione è così suddivisa: Europa: 8% (e in ambito europeo) Italia: 6,5%
  46. 46. 1997 - Conferenza Mondiale: cambiamento climatico e varoProtocollo di Kyoto (ONU)Strumenti e meccanismi flessibili Attuazione congiunta degli impegni fra paesi industrializzati Compravendita di quote di emissioni di gas serra fra paesiindustrializzati Acquisizione da parte dei paesi industrializzati di crediti alleemissioni attraverso aiuti allo sviluppo sostenibile nei paesi invia di sviluppo
  47. 47. Durante il secondo summit mondiale sull’ambiente(Johannesburg – 2002) è stata riconosciutaall’unanimità l’urgenza di intraprendere una seriedi azioni rivolte all’informazione e all’educazionedelle persone affinché si raggiunga uno stile di vitapiù sostenibile per lambiente entro il decennio2005-2015, dichiarato dall’Unesco il decenniodell’educazione allo sviluppo sostenibile.
  48. 48. AGENDA XXI
  49. 49. AGENDA XXICos’è ? è il Piano di Azione dellONU per losviluppo sostenibile per il XXI secolo definito dalla Conferenza ONU Sviluppo eAmbiente di Rio de Janeiro nel 1992 esottoscritto da 180 Governi Nessun obbligo giuridico solo unadichiarazione di intenti
  50. 50. “I governi... dovrebbero adottare unastrategia nazionale per lo svilupposostenibile.
  51. 51. AGIRE LOCALMENTEPENSARE GLOBALMENTE
  52. 52. Perché? le radici di molti dei problemi indicati dal documento diRio sono “locali” le soluzioni a tali problemi sono “risposte a livellolocale” (pensa globalmente, agisci localmente)Come? introduce un modo “nuovo” intersettoriale di affrontarei problemi (relazioni tra ambiente, economia esocietà) consente di analizzare i problemi trovando idee, soluzioni,in modo partecipato e condiviso richiede la responsabilità e il contributo di ogniattore alla realizzazione delle azioni
  53. 53.  aree urbaneAree urbane affette da rumore; cattiva qualità dell’aria; traffico intenso; …..Problemi disalute epeggioramento dellaqualità dellavitaCOSTI SOCIO-ECONOMICI
  54. 54. “CITTA’ SOSTENIBILE” la città è il luogo di maggiore consumo dirisorse e produzione di rifiuti il confine tra città e non-città non è piùchiaramente identificabile la città è il luogo dove vive la maggioranzadella popolazione; la qualità della vitadipende dalla qualità dello spazio urbano
  55. 55. Autorità LocaliCome fattore determinante per conseguirne gliobiettivi.livello di governo più vicino ai cittadinicurano aspetti economici, sociali edambientalicoordinano i processi di pianificazionefissano le politiche e le regole locali
  56. 56. principio di equitàprincipio precauzionaleprincipio di sussidiarietàI PRINCIPI ISPIRATORI
  57. 57. PROCESSO PARTECIPATOGOVERNANCEVISIONE CONDIVISA
  58. 58. FORUMMIGLIORAMENTO CONTINUOAPPROCCIO ORIZZONTALE
  59. 59. Agenda 21 Locale:come funziona?L’A21L è un processopartecipato,
  60. 60. Utilizzazione di tecniche per favorire la partecipazione:focus groupImmaginare la comunitàdove vorremmo abitareI valori dei gruppi socialicoinvolti nel processoPer affrontareproblemi comunitecniche divisioningcomitati dicittadini
  61. 61. Presentare unavisione futuraDefinire unpiano d’azioneDefinire unsistema per larealizzazione• identificare i temi fondamentali• definire gli obiettivi espliciti• fornire un’immagine guida per lo sviluppodella comunità• progetti e iniziative• cambiamenti nelle priorità• cambiamenti nelle politiche legislative• come le azioni dovranno essere realizzate• come le attività e risultati saranno misurati evalutati• come la strategia sarà rivista e aggiornata
  62. 62. Analisi dello stato di fatto: si analizzano i problemi esistentiDefinizione delle strategie di intervento: allinterno dei gruppi di lavorotematici si definiscono gli obiettivi e le azioni di miglioramento checonfluiscono nel Piano dAzioneLe quattro fasi proposte dallONU per lo svolgimento del processo di A21LRealizzazione delle azioni: si procede a dare concreta attuazione alleazioni di miglioramento, il Piano OperativoMonitoraggio: si valutano i risultati ottenuti e si ridefiniscono gli obiettivi delPiano dAzione
  63. 63. MISURARE LO SVILUPPO URBANOSOSTENIBILE
  64. 64. INDICATORI DI SOSTENIBILITA’Il loro scopo è quello di fornire una misura delladistanza esistente nelluso dellambiente fra la situazioneeffettiva e quella considerata come "sostenibile".
  65. 65. Metodologie e strumenti per lasostenibilità urbanaIndicatoriindici ambientali e di sostenibilitàImpronta ecologica
  66. 66. INDICATORI DI SOSTENIBILITA’… dalla Carta di Aalborg:“Strumenti amministrativi e di gestione urbana per l’attuazionedi un modello sostenibile”“Le città sono coscienti di dover basare le proprie attività decisionali e dicontrollo, in particolare per quanto riguarda i sistemi di monitoraggioambientale, di valutazione degli impatti, nonché quelli relativi allacontabilità, al bilancio, allarevisione e all’informazione, su diversi tipi di indicatori, compresi quellirelativi alla qualità dell’ambiente urbano, ai diversi flussi urbani, aimodelli urbani, e ancor più importante, su indicatori di sostenibilitàurbana”
  67. 67. INDICATORI DI SOSTENIBILITA’Gran parte della difficoltà risiede nella determinazione delle soglie disostenibilità di lungo periodo, che dipendono strettamente dallainterpretazione del concetto di sostenibilità.Nel caso in cui si abbia a che fare con un indicatore sullo statodellambiente, per esempio la concentrazione di un inquinante in uncerto media ambientale, lindicatore di sostenibilità si ottienegeneralmente rapportando quel valore (o comunque confrontandolo)con quello definito sostenibile.Il concetto di "sostenibilità" è stato (ed è) largamente dibattuto nellaletteratura economica ed ecologica, ma non possiamo dire di poterdefinire un criterio semplice da poter applicare ad ogni singolo indicatoreper identificarne la rispettiva soglia di sostenibilità.
  68. 68. INDICATORI - Definizioni Un indicatore è “un segnale” che consente diinterpretare un fenomeno complesso, in cui sonopresenti molte variabili Un indicatore è una misura di qualcosa che permette dicapire, in maniera più o meno precisa e in relazione adun certo obiettivo, "a che punto si è” o "quanto si èdistanti" Indicatori vengono utilizzati in molti campi, inparticolare in quello economico, medico e ambientale
  69. 69. INDICATORI - FunzioniGli indicatori ambientali sono strumenti per: rappresentare in modo semplice problemicomplessi aiutare a comprendere le correlazioni identificare le tendenze, e i rischi permettere la comparazione tra le diversecomunità supportare i processi decisionali
  70. 70. INDICATORI - Funzioni promuovere l’innovazione aiutare ad anticipare i problemi fare un bilancio (e monitorare l’efficacia) delle azioniadottate facilitare la partecipazione locale, aumentare le possibilità di collaborazione tra lecomunità locali, e tra loro e i livelli superiori di governo
  71. 71. INDICATORI - Caratteristiche (OCSE/OECD *) 1. Rilevanza 2. Consistenza 3. Misurabilità•www.oecd.org• Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico• Organisation for Economic Co-operation and Development
  72. 72. Indicatori Comuni Europei1 Soddisfazione dei cittadini con riferimento alla comunitàlocale2 Contributo locale al cambiamento climatico globale3 Mobilità locale e trasporto passeggeri4 Accessibilità delle aree verdi pubbliche e dei servizilocali5 Qualità dell’aria locale
  73. 73. Indicatori Comuni Europei6 Spostamenti Casa - Scuola dei Bambini7 Gestione sostenibile dell’autorità locale e delleimprese locali8 Inquinamento acustico9 Uso sostenibile del territorio10 Prodotti sostenibili
  74. 74. CARRYING CAPACITY La capacità di carico è un concetto sviluppato perconsentire di stabilire quale sia il numero massimo diindividui di una popolazione animale o vegetale chepuò essere sopportato da un ecosistema a tempoindefinito, senza ridurre la produttività dellecosistemastesso La capacità di carico si esprime come numero diindividui per unità di superficie (in genere: Ha o Km2)e varia a seconda di come la specie in questione usa lacapacità dellecosistema, ad esempio per produrre cibo,assorbire i rifiuti prodotti, ...
  75. 75. IMPRONTA ECOLOGICA Lanalisi dellIMPRONTA ECOLOGICA supera alcune delledifficoltà del concetto tradizionale di carrying capacityinvertendo i termini del problema Limpronta ecologica parte dal presupposto che ognicategoria di consumo di energia e di materia e ogniemissione di scarti ha bisogno della capacità produttiva odi assorbimento di una determinata superficie di terra odi acqua
  76. 76. L’impronta ecologica misura la “porzione diterritorio” (terra e del mare ecologicamenteproduttivi, ma anche la superficie forestalenecessaria ad assorbire la emissioni di anidridecarbonica, quando si produce energia) di cuiuna popolazione necessita per produrre inmaniera sostenibile tutte le risorse checonsuma e per assorbire i rifiuti.
  77. 77. IMPRONTA ECOLOGICALImpronta Ecologica parte dallassunto che qualunquecosa noi produciamo e usiamo, qualunque sia latecnologia produttiva, comunque avremo bisogno di unflusso di materiali ed energia che deve essere prodottoda un sistema ecologico e comunque avremo bisognodi sistemi ecologici per riassorbire gli scarti generatidurante il ciclo di produzione e uso e al termine dellavita dei prodotti
  78. 78. IMPRONTA ECOLOGICALimpronta ecologica media pro capite può essere paragonatacon una suddivisione equa della Terra, cioè quella fetta diterra produttiva del pianeta teoricamente a disposizione diogni persona: Oggi questa porzione è di 1,5 Ha (corrispondenti a unquadrato di 122 m di lato) La superficie di sistemi ecologici produttivi necessaria persostenere a lungo termine i consumi di un Italiano medio è4,2 Ha, di cui 2,98 Ha di sistemi ecologici terrestri, e 1,22 Hadi sistemi produttivi marini, ovvero un quadrato di 205 m dilato, costituito per il 29% da mare
  79. 79. IMPRONTA ECOLOGICA Il consumo di un kg di pane comporta un’improntaecologica di circa 9,7 m2 Il consumo di un kg di carne bovina comporta unaimpronta di 140 m2 I vegetali, il cui ciclo di produzione e consumo è piùbreve, comportano un’impronta di 2,6 m2 Il consumo di un uovo comporta un’impronta di circa 12m2 Un bicchiere di latte corrisponde a 2,3 m2
  80. 80. IMPRONTA ECOLOGICA Mobili, apparecchiature, vestiario, calzature e altri beni diconsumo partecipano in modo significativo alla formazionedell’impronta ecologica Considerando solo la voce ‘abbigliamento e calzature’--> si stima che, per ogni 100 € spesi, si crei una impronta di ≈ 77m2 Fare una telefonata, stipulare un’assicurazione ed altre utilizzazionidi servizi pubblici o privati sono attività che comportano consumidi energia e materiali e, di conseguenza, la partecipazione allaformazione dell’impronta ecologica--> si stima che per ogni 100 € in servizi telefonici comportiun’impronta di ≈ 50 m2
  81. 81. CONCLUSIONI
  82. 82. Il concetto di sostenibilità è definito attraverso quattrodimensioni Sostenibilità economica, come capacità di generare reddito elavoro per il sostentamento delle popolazioni. Sostenibilità istituzionale, come capacità di assicurarecondizioni di stabilità, democrazia, partecipazione e giustizia. Sostenibilità sociale, come capacità di garantire condizioni dibenessere umano (sicurezza, salute, istruzione) equamentedistribuite (per classi e per genere). Sostenibilità ambientale, come capacità di mantenerequalità e riproducibilità delle risorse naturali.(United Nation Department of Policy Coordination and Sustainable Development, UNDPSCD)
  83. 83. Fonte: WWF
  84. 84. BIBLIOGRAFIA• Commissione Europea DGXLD3 (1994), Le città sostenibili in Europa (primarelazione), Bruxelles.• Caperna A., Information Communication Technology per un progetto urbanoSostenibile, Tesionline (http://www.tesionline.it), Roma, 2005• ICLEI (1995), European Local Agenda 21 Planning Guide, ed. European SustainableCities & Town Campaign, Brussels.• ICLEI/DPCSD/UNCHS (1995), The role of Local Authorities in SustainableDevelopment, UN Dept. for Policy Coordination and Sustainable Development, NewYork.• Quarrie J. (1992), Earth Summit 92: The United Nations Conference on Environmentand Development, Regency Press, London.• UNCED (1992), Agenda 21 ? Action Plan for the Next Century, Rio de Janeiro.• UN Centre for Human Settlements (1996), An urbanising world: Global review ofhuman settlements, Habitat, Nairobi.• UNEP (1980), World Conservation Strategy, Oxford University Press, Oxford.• United Nations Information Centre of Rome (1996), The Habitat Agenda, mimeo,Roma.• WCED (1987), Our Common Future, Oxford University Press, Oxford. (trad. italiana:WCED (1988), Il futuro di noi tutti, Bompiani,Milano)

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