IL CORPO E IL TRAUMA
© Nicoletta Cinotti	

www.nicolettacinotti.net
Il trauma
Tutti noi siamo soggetti ad eventi che
vanno al di là della nostra capacità di
comprensione e tolleranza. Se queste
esperienze rimangono isolate e sono
seguite da un adeguato sostegno,
abbiamo, dentro di noi, la capacità di
superarle. Se gli eventi traumatici
sono ripetuti o se abbiamo avuto uno
sviluppo emotivo inadeguato, o non
abbiamo ricevuto sostegno, questi
eventi possono lasciare un segno
traumatico dentro di noi,
producendo una variazione
importante del nostro livello di
attivazione.
La finestra di tolleranza e
l’attivazione
• Lo stato di attivazione (vedi foto a fianco)
è ottimale all’interno di un certo range:
al di sopra o al di sotto delle linee
parallele in grassetto entriamo in uno
stato di attivazione che è connesso al
fatto che l’evento ha avuto un impatto
maggiore della nostra capacità di
tolleranza.Quando questo avviene
ripetutamente il nostro corpo memorizza
implicitamente cosa è avvenuto e può
stabilire un pattern stabile di risposta che
ha una base dis-regolativa. Questi stati di
disregolazione (iper- o ipo-attivazione),
non portano ad alcuna elaborazione del
trauma che li ha preceduti, ma anzi
favoriscono il riprovare traumatico della
risposta corporea di paura o terrore.
L’iperattivazione
Le risposte di iperattivazione,
connesse ad un’eccessiva attività
del sistema simpatico, producono
evitamento attivo o attacco/fuga.
In questi casi la corteccia
prefrontale diventa funzionalmente
scollegata dalle strutture limbiche e
non riesce a modularle in senso
inibitorio.La persona può trovarsi
esposta a sensazioni di paura e
terrore,con la necessità di fuggire
letteralmente dal posto in cui si
trova .
L’ipoattivazione
• La disregolazione da ipoattivazione, si
manifesta con congelamento, ottundimento,
dissociazione e immobilità. La persona si
sente distaccata, prova un senso di
ottundimento o di de-realizzazione. Si sente
isolata e/o separata dagli altri e dal
contesto.
• Situazioni di tensione, stress o anche di
rigidità corporea possono ridurre lo spettro
della nostra finestra di tolleranza che
dovrebbe essere sufficientemente flessibile
da permetterci di assorbire quelle
esperienze che vanno oltre il range centrale.
La finestra di tolleranza infatti non significa
che dovremmo sperimentare solo situazioni
sicure ma, piuttosto, che dovremmo poter
affrontare l’insicurezza senza cadere
nell’iper o ipo-attivazione.
Mantenere vivo il trauma
Come afferma Van der
Kolk nel trauma, “ le
persone diventano incapaci di
integrare l’esperienza affettiva
immediata con la
strutturazione cognitiva
dell’esperienza. Questa
mancata integrazione produce
una reattività corporea senza
l’intervento della riflessione”
Il contributo di Steven Porges
• La teoria di Porges suggerisce che il nostro
sistema nervoso possa essere descritto come
una gerarchia di risposte piuttosto che in
termini di equilibrio delle risposte. Questa
teoria – che lui definisce polivagale –
descrive tre sottosistemi del SNA (Sistema
nervoso autonomo) organizzati
gerarchicamente, che governano le nostre
risposte agli stimoli:
• 1) Il ramo ventrale parasimpatico del nervo
vago che risponde agli stimoli sociali;
• 2) il ramo simpatico che risponde alla
mobilizzazione;
• 3) il ramo dorsale parasimpatico del nervo
vago che produce una risposta di
immobilizzazione.
Le risposte dei tre sottosistemi
• Ognuno di questi tre sottosistemi corrisponde a ciascuna delle tre zone
della nostra finestra di tolleranza: al sistema vagale ventrale corrisponde
l’attivazione ottimale, il simpatico si attiva con l’iperattivazione, il ramo
dorsale parasimpatico corrisponde all’ipoattivazione.
• Il sistema più recente è il sistema vagale ventrale che coinvolge il ramo
ventrale del nervo vago – il vago mielinizzato. Questo sistema determina
il livello individuale di consapevolezza ed è attivo quando siamo nello
spettro ottimale della finestra di tolleranza, facilitando il coinvolgimento
sociale e la formazione dell’attaccamento e dei legami sociali. Se questa
risposta è disattivata, entrano in azione le risposte di mobilizzazione
legate all’attacco e fuga del sottosistema simpatico. La prevalenza del
sottosistema vagale ventrale aiuta a mantenere una attivazione ottimale
e viene disattivato quando, per ragioni legate alla sopravvivenza, sono
necessarie risposte rapide.
La gerarchia dei sistemi di risposta
• Normalmente la dominanza di questi tre
sottosistemi è fluttuante.
• Di solito la prima risposta è quella del
sistema vagale ventrale e solo quando
questa fallisce si ha una risposta simpatica.
• Se fallisce anche questa modalità di
risposta si arriva al dorsale vagale con
l’ipoattivazione. Questa struttura gerarchica
di risposta costituisce un vantaggio nelle
situazioni traumatiche, mentre una buona
risposta ventrale vagale, caratterizzata dalla
qualità dell’investimento sociale, permette
di fare da freno all’attivazione delle altre
due modalità di risposta che sono su base
automatica e che sono caratterizzate da una
alterazione della consapevolezza.
La memoria implicita del trauma
• Il problema connesso alle
situazione di
disregolazione da ipo o
iperattivazione è che di
esse rimane una memoria
corporea che può
riattivarsi sia in presenza di
eventi che ricordano la
situazione di pericolo
originario, sia a causa di
emozioni intense o
situazioni di stress.
La memoria corporea
• La memoria corporea, detta anche
implicita,espressa da stati somatici ed
emozionali, funziona in modo
completamente diverso dalla memoria
esplicita. Agisce come sensazione
rievocativa, senza che ci sia il vero e
proprio ricordo e produce una ri-
attualizzazione dei sintomi, come se il
tempo non fosse passato. Queste
reazioni sono causate da una carica
corporea che non ha trovato una
scarica adeguata, proprio perché
l’esperienza ha superato la nostra
finestra di tolleranza. Fino a che il
corpo non risolve questa tensione si
continuerà a ripetere lo stesso
meccanismo di protezione e difesa.
Il corpo e il trauma
• Per tutte le ragioni
precedentemente esposte nelle
Sindromi post traumatiche da
stress è centrale riuscire a
lavorare sulla memoria
corporea e sulle reazioni
psicofisiologiche, prima di
arrivare ad una elaborazione
verbale e cognitiva. In questo
modo si interrompe il pattern
ripetitivo disfunzione di
reazione e poi si passa alla
elaborazione verbale
L’analisi bioenergetica e il trauma
• Nel trattamento del
trauma l’analisi
bioenergetica propone un
modello definito di lavoro
corporeo il “Trauma
release exercises” di David
Bercelli che permette di
riportare l’equilibrio nella
risposta di attivazione
attraverso un lavoro mirato
a sciogliere la risposta di
reattività fisica
Sei interessato a saperne di più?
• Il corpo e il trauma con
Raffaele Radmann
• Giovedì 27 Marzo 2014
• Centro studi di psicoterapia,
Genova Via Frugoni 15/2
• www.nicolettacinotti.net
• Per partecipare invia una
mail a
nicoletta.cinotti@gmail.com
Il corpo e il trauma
Lecture open
!
Un evento può essere definito traumatico
quando supera la capacità
dell'organizzazione psichica della persona, di
“metabolizzarlo” attraverso le difese operanti
in quel momento.
Il risultato è una temporanea (o a volte
prolungata) impossibilità di integrarlo nel
sistema psichico. Esso viene in pratica
dissociato, provocando conseguenze sia sul
piano psicologico ed emotivo che corporeo.
Questo incontro vedremo le risposte psico-
fisiologiche agli eventi traumatici e come la
bioenergetica può intervenire nel trattamento
delle sindromi post-traumatiche.
!
!
Ulteriori informazioni su:
www.nicolettacinotti.net
Data: 27 Marzo 2014
Dove: CENTRO STUDI DI PSICOTERAPIA
Via Frugoni 15/2
Orario: 21 -22,30
Altro: Il nostro cuore è grande ma lo spazio è
limitato. Prenota con anticipo la tua
presenza. Ci permetterai di accogliere
più persone possibile con comodità!
Nicoletta, Paola, Raffaele,
Per prenotazioni
nicoletta.cinotti@gmail.com
paolabacigalupo.psy@gmail.com
raffaele.radmann@gmail.com
Giovedì 27 Marzo
ore 21
Via Frugoni 15/2
!
Il corpo e il trauma
!
con Raffaele Radmann
psichiatra, psicoterapeuta
bioenergetico

Il corpo e il trauma

  • 1.
    IL CORPO EIL TRAUMA © Nicoletta Cinotti www.nicolettacinotti.net
  • 2.
    Il trauma Tutti noisiamo soggetti ad eventi che vanno al di là della nostra capacità di comprensione e tolleranza. Se queste esperienze rimangono isolate e sono seguite da un adeguato sostegno, abbiamo, dentro di noi, la capacità di superarle. Se gli eventi traumatici sono ripetuti o se abbiamo avuto uno sviluppo emotivo inadeguato, o non abbiamo ricevuto sostegno, questi eventi possono lasciare un segno traumatico dentro di noi, producendo una variazione importante del nostro livello di attivazione.
  • 3.
    La finestra ditolleranza e l’attivazione • Lo stato di attivazione (vedi foto a fianco) è ottimale all’interno di un certo range: al di sopra o al di sotto delle linee parallele in grassetto entriamo in uno stato di attivazione che è connesso al fatto che l’evento ha avuto un impatto maggiore della nostra capacità di tolleranza.Quando questo avviene ripetutamente il nostro corpo memorizza implicitamente cosa è avvenuto e può stabilire un pattern stabile di risposta che ha una base dis-regolativa. Questi stati di disregolazione (iper- o ipo-attivazione), non portano ad alcuna elaborazione del trauma che li ha preceduti, ma anzi favoriscono il riprovare traumatico della risposta corporea di paura o terrore.
  • 4.
    L’iperattivazione Le risposte diiperattivazione, connesse ad un’eccessiva attività del sistema simpatico, producono evitamento attivo o attacco/fuga. In questi casi la corteccia prefrontale diventa funzionalmente scollegata dalle strutture limbiche e non riesce a modularle in senso inibitorio.La persona può trovarsi esposta a sensazioni di paura e terrore,con la necessità di fuggire letteralmente dal posto in cui si trova .
  • 5.
    L’ipoattivazione • La disregolazioneda ipoattivazione, si manifesta con congelamento, ottundimento, dissociazione e immobilità. La persona si sente distaccata, prova un senso di ottundimento o di de-realizzazione. Si sente isolata e/o separata dagli altri e dal contesto. • Situazioni di tensione, stress o anche di rigidità corporea possono ridurre lo spettro della nostra finestra di tolleranza che dovrebbe essere sufficientemente flessibile da permetterci di assorbire quelle esperienze che vanno oltre il range centrale. La finestra di tolleranza infatti non significa che dovremmo sperimentare solo situazioni sicure ma, piuttosto, che dovremmo poter affrontare l’insicurezza senza cadere nell’iper o ipo-attivazione.
  • 6.
    Mantenere vivo iltrauma Come afferma Van der Kolk nel trauma, “ le persone diventano incapaci di integrare l’esperienza affettiva immediata con la strutturazione cognitiva dell’esperienza. Questa mancata integrazione produce una reattività corporea senza l’intervento della riflessione”
  • 7.
    Il contributo diSteven Porges • La teoria di Porges suggerisce che il nostro sistema nervoso possa essere descritto come una gerarchia di risposte piuttosto che in termini di equilibrio delle risposte. Questa teoria – che lui definisce polivagale – descrive tre sottosistemi del SNA (Sistema nervoso autonomo) organizzati gerarchicamente, che governano le nostre risposte agli stimoli: • 1) Il ramo ventrale parasimpatico del nervo vago che risponde agli stimoli sociali; • 2) il ramo simpatico che risponde alla mobilizzazione; • 3) il ramo dorsale parasimpatico del nervo vago che produce una risposta di immobilizzazione.
  • 8.
    Le risposte deitre sottosistemi • Ognuno di questi tre sottosistemi corrisponde a ciascuna delle tre zone della nostra finestra di tolleranza: al sistema vagale ventrale corrisponde l’attivazione ottimale, il simpatico si attiva con l’iperattivazione, il ramo dorsale parasimpatico corrisponde all’ipoattivazione. • Il sistema più recente è il sistema vagale ventrale che coinvolge il ramo ventrale del nervo vago – il vago mielinizzato. Questo sistema determina il livello individuale di consapevolezza ed è attivo quando siamo nello spettro ottimale della finestra di tolleranza, facilitando il coinvolgimento sociale e la formazione dell’attaccamento e dei legami sociali. Se questa risposta è disattivata, entrano in azione le risposte di mobilizzazione legate all’attacco e fuga del sottosistema simpatico. La prevalenza del sottosistema vagale ventrale aiuta a mantenere una attivazione ottimale e viene disattivato quando, per ragioni legate alla sopravvivenza, sono necessarie risposte rapide.
  • 9.
    La gerarchia deisistemi di risposta • Normalmente la dominanza di questi tre sottosistemi è fluttuante. • Di solito la prima risposta è quella del sistema vagale ventrale e solo quando questa fallisce si ha una risposta simpatica. • Se fallisce anche questa modalità di risposta si arriva al dorsale vagale con l’ipoattivazione. Questa struttura gerarchica di risposta costituisce un vantaggio nelle situazioni traumatiche, mentre una buona risposta ventrale vagale, caratterizzata dalla qualità dell’investimento sociale, permette di fare da freno all’attivazione delle altre due modalità di risposta che sono su base automatica e che sono caratterizzate da una alterazione della consapevolezza.
  • 10.
    La memoria implicitadel trauma • Il problema connesso alle situazione di disregolazione da ipo o iperattivazione è che di esse rimane una memoria corporea che può riattivarsi sia in presenza di eventi che ricordano la situazione di pericolo originario, sia a causa di emozioni intense o situazioni di stress.
  • 11.
    La memoria corporea •La memoria corporea, detta anche implicita,espressa da stati somatici ed emozionali, funziona in modo completamente diverso dalla memoria esplicita. Agisce come sensazione rievocativa, senza che ci sia il vero e proprio ricordo e produce una ri- attualizzazione dei sintomi, come se il tempo non fosse passato. Queste reazioni sono causate da una carica corporea che non ha trovato una scarica adeguata, proprio perché l’esperienza ha superato la nostra finestra di tolleranza. Fino a che il corpo non risolve questa tensione si continuerà a ripetere lo stesso meccanismo di protezione e difesa.
  • 12.
    Il corpo eil trauma • Per tutte le ragioni precedentemente esposte nelle Sindromi post traumatiche da stress è centrale riuscire a lavorare sulla memoria corporea e sulle reazioni psicofisiologiche, prima di arrivare ad una elaborazione verbale e cognitiva. In questo modo si interrompe il pattern ripetitivo disfunzione di reazione e poi si passa alla elaborazione verbale
  • 13.
    L’analisi bioenergetica eil trauma • Nel trattamento del trauma l’analisi bioenergetica propone un modello definito di lavoro corporeo il “Trauma release exercises” di David Bercelli che permette di riportare l’equilibrio nella risposta di attivazione attraverso un lavoro mirato a sciogliere la risposta di reattività fisica
  • 14.
    Sei interessato asaperne di più? • Il corpo e il trauma con Raffaele Radmann • Giovedì 27 Marzo 2014 • Centro studi di psicoterapia, Genova Via Frugoni 15/2 • www.nicolettacinotti.net • Per partecipare invia una mail a nicoletta.cinotti@gmail.com Il corpo e il trauma Lecture open ! Un evento può essere definito traumatico quando supera la capacità dell'organizzazione psichica della persona, di “metabolizzarlo” attraverso le difese operanti in quel momento. Il risultato è una temporanea (o a volte prolungata) impossibilità di integrarlo nel sistema psichico. Esso viene in pratica dissociato, provocando conseguenze sia sul piano psicologico ed emotivo che corporeo. Questo incontro vedremo le risposte psico- fisiologiche agli eventi traumatici e come la bioenergetica può intervenire nel trattamento delle sindromi post-traumatiche. ! ! Ulteriori informazioni su: www.nicolettacinotti.net Data: 27 Marzo 2014 Dove: CENTRO STUDI DI PSICOTERAPIA Via Frugoni 15/2 Orario: 21 -22,30 Altro: Il nostro cuore è grande ma lo spazio è limitato. Prenota con anticipo la tua presenza. Ci permetterai di accogliere più persone possibile con comodità! Nicoletta, Paola, Raffaele, Per prenotazioni nicoletta.cinotti@gmail.com paolabacigalupo.psy@gmail.com raffaele.radmann@gmail.com Giovedì 27 Marzo ore 21 Via Frugoni 15/2 ! Il corpo e il trauma ! con Raffaele Radmann psichiatra, psicoterapeuta bioenergetico