98
Sentieri d’autore l Escursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali
48 • Sasso di Selvapiana 	 356
49 • Croda di Tacco e Cima di Padola	 360
SEI • ANTELAO E MARMAROLE 	 367
50 • Monte Trànego	 374
51 • Monte Ciauderona 	 379
52 • Col Negro	 385
53 • Monte Froppa e Cima Salina 	 389
54 • Croda Rotta 	 394
55 • Monte Meduce	 399
56 • Col Lantedesco 	 403
57 • Monte Ciarido	 408
SETTE • DOLOMITI FRIULANE 	 415
58 • Cima Emilia e Cima Both	 422
59 • Crodòn di Giaf e Monfalcon di Forni	 427
60 • Cresta del Leone	 432
61 • Cima di Brica e Cima Val dell’Inferno 438
62 • Crodòn di Brica 	 444
63 • Cima Urtisiel Est e Cime di Lavinal	 448
64 • Cima di Suola	 454
65 • Monte Miaron 	 459
l Indice
INDICE
• Prefazione	5
• Introduzione	6
• Le Dolomiti	 10
• Il territorio delle Dolomiti Orientali	 13
• La struttura del paesaggio dolomitico	 23
• Storia geologica delle Dolomiti Orientali	 26
• Flora e fauna	 30
• Dolomiti Patrimonio Mondiale Unesco
e aree protette	 32
• Cenni storici	 36
• Guida alla consultazione	 40
• In caso di emergenza: come effettuare una
chiamata di soccorso 44
• Informazioni e recapiti utili	 44
• Avvertenze	 45
• Bibliografia	 47
• Gli autori	 48
• Ringraziamenti	 49
UNO • LE ALPI FELTRINE 	 51
1 • Buse del Pavione	 58
2 • Sasso di Scarnia 	 63
3 • Colsent	 68
4 • Monte Covolada 	 72
5 • Zimon de Terne 	 77
DUE • AGORDINO E ZOLDANO 	 83
6 • Cima di Col Reàn	 94
7 • Cima Coldai 	 101
8 • Civetta	 107
9 • Moiazza 	 114
10 • San Sebastiano 	 121
11 • San Sebastiano-Tàmer 	 127
12 • Pelmo	 133
13 • Spiz de San Piero 	 139
TRE • LIVINALLONGO, FANES E SENES 145
14 • Col di Lana	 152
15 • Settsass 	 158
16 • Sass de Stria	 162
17 • Piccolo Lagazuoi 	 167
18 • Gran Lagazuoi 	 172
19 • Col dei Bos 	 177
20 • Piz d’Lavarela	 182
21 • Taè e Taburlo 	 188
22 • Croda del Becco 	 194
QUATTRO • DOLOMITI AMPEZZANE 	 201
23 • Monte Mondeval e Piz del Corvo	 210
24 • Lastoi de Formin 	 215
25 • Croda da Lago	 220
26 • Nuvolau 	 225
27 • Averau 	 230
28 • Cinque Torri	 235
29 • Tofana di Rozes 	 240
30 • Tofane	 246
31 • Col Rosà 	 252
32 • Punta Fiammes e Pezzories 	 256
33 • Sorapìs	 262
34 • Cime di Marcuóira 	 268
35 • Pale di Misurina	 273
36 • Col Rotondo dei Canope 	 278
CINQUE • DOLOMITI DI SESTO 	 285
37 • Monte Piana	 294
38 • Cime Eötvös e Ciadin de la Neve 	 299
39 • Cime Ciadin dei Tocci e Torre Wundt	 305
40 • Le Cianpedele 	 310
41 • Tre Cime di Lavaredo 	 315
42 • Monte Mattina e Torre dei Scarperi	 321
43 • Monte Paterno e Croda Passaporto 	 326
44 • Cima Una	 332
45 • Croda dei Toni 	 338
46 • Monte Popera, Monte Giralba,
Cima Undici	 344
47 • Croda Sora i Colesei	 352 La parete meridionale della Tofana di Rozes, montagna simbolo dell’Ampezzano.
1110
Sentieri d’autore l Escursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali l Le Dolomiti
LE DOLOMITI
Convenzionalmente col termine Dolomiti si identifica quella porzione delle Alpi Orientali delimi-
tata a nord dalla Val Pusteria, a est dal Fiume Piave, a sud dal Fiume Brenta e a ovest dai fiumi
Isarco e Adige. In senso più lato, considerando le affinità geologiche e paesaggistiche, vengono
incluse anche le Dolomiti di Brenta (situate a ovest dell’Adige) e le Dolomiti Friulane (poste a
est del Piave). Devono il proprio nome al geologo francese Déodat de Dolomieu (1750-1801)
che, verso la fine del XVIII secolo, si avventurò fra questi monti e per primo scoprì che erano
in gran parte costituiti da un minerale particolare che verrà poi appunto chiamato dolomite. Si
tratta di un carbonato doppio di calcio e magnesio (formula CaMg(CO3
)2
) quasi sempre origi-
natosi in ambiente di mare caldo e ipersalino (analogo all’arcipelago delle Bahamas attuali), in
cui avvenne la sostituzione di atomi di Ca con atomi di Mg nel fango calcareo del fondale. La
dolomia, la roccia costituita prevalentemente da dolomite, è tipicamente chiara, ma sovente
contiene piccole impurezze che danno tonalità scure, gialle o rossastre.
Nell’accezione geografica convenzionale le Dolomiti vengono divise in Occidentali e Orientali
dal corso del Torrente Cordevole.
Ricche di leggende legate ai nomi delle cime, le Dolomiti mostrano visioni sublimi con vari con-
trasti di forme e di colori: ampi fondovalle, valichi aperti, imponenti moli di rocce strapiombanti,
torri e guglie simili a campanili, scogliere che variano dal grigio al colore intenso dell’aurora.
L’origine stessa del nome “Monti Pallidi”, per il colore latteo che assumono illuminate dalla luce
lunare, deriva da una leggenda ladina che narra del figlio del re del Regno delle Dolomiti che
aveva sposato la Principessa della Luna. Il principe non poteva sopportare la luce lunare, mentre
l’amata si ammalava alla vista delle scure montagne, di conseguenza i due giovani dovevano
vivere separati. Un giorno il principe incontrò il Re dei Salvani, uno gnomo in cerca di una terra
per il suo popolo. In cambio del permesso di vivere sulle sue montagne egli promise al giovane
di rendere lucenti le vette del suo regno.
Così, in una notte di luna piena, gli gnomi tessero la luce lunare e ne ricoprirono tutte le rocce
delle montagne. I due giovani poterono così vivere felici e le Dolomiti presero il nome di Monti
Pallidi. Invero, al luminoso biancore delle cime mantenuto durante il giorno, si sostituiscono le
tonalità surreali che vanno dal giallo all’arancione e dal rosa-rosso al viola che le pareti assu-
mono all’alba e al tramonto, quando si infiammano durante l’Enrosadira (l’cöce di crep, cioè
il rosso delle crode per i Ladini). Tale fenomeno, unico e caratterizzante, si presenta su tutte le
Dolomiti ed è dovuto al riflesso della luce solare sulla dolomia e sulle impurità di ossidi di ferro
che riflettono i raggi inclinati del sole. O, più fantasticamente, alla maledizione lanciata dal Re
Laurino sul suo giardino di rose, una delle più note leggende del magico mondo dolomitico. In
ogni caso una meravigliosa magia che colora in modo surreale le crode dolomitiche all’alba e al
tramonto, creando magiche suggestioni impossibili da dimenticare per chi ne ha potuto godere
almeno una volta nella vita.
Come già detto, con il nome di Dolomiti Orientali storicamente si identifica quella porzione
di territorio montano che si protende dal corso del Torrente Cordevole fino al Fiume Piave.
Disegno di Marco Romelli.
VERONA
TRENTO
VICENZA
PADOVA
BOLZANO
BELLUNO
MERANO
Pergine
Rovereto
Arco
Tione
Desenzano
Peschiera
Mezzocorona
Cavalese
Predazzo
S. Martino di
Castrozza
Fiera di
Primiero
Ora
Fonzaso Feltre
Bassano del
Grappa
Cittadella
Conegliano
Agordo
Canazei
Malles
Vipiteno
Cortina
d’Ampezzo
Forno di
Zoldo
Longarone
Cencenighe
Pieve di
Cadore
Auronzo
Bressanone
Comelico
S. Stefano di
Cadore
Monte
Baldo
Piccole Dolomiti
Altopiano di Asiago
PaganellaDolomiti di Brenta
La Presanella
Gruppo Ortles-Cevedale
Catena del Lagorai
Cima d’Asta
Pordenone
Pale di San Martino
Dolomiti Friulane
Làtemar
G. del Catinaccio
Gruppo della Marmolada
Monti Sarentini
Sciliar
G. del Sassolungo
G. del Sella
Odle
Tofane
Palla Bianca
Pan di Zucchero Gran Pilastro
Tre Cime di Lavar
edo
Collalto
Cima Tosa Cimon
della Pala
Punta Penia
Sassolungo
Piz Boè
Gran Fuchetta
Croda Rossa
d’Ampezzo
Cristallo
Sorapis
Marmarole
Antelao
Pelmo
Cunturines
Bosconero
Civetta
Moiazza
Schiara
San Sebastiano
Punta Tre
Scarperi S. Candido
LienzBrunico
1
3
4
5
6
7
2
1
P
asso del Brennero
Passo Resia
Pass
o
Sella
Passo Pordoi
P
asso della Mendola
Pa
sso del Giovo
Passo M. Croce
di Comelico
253252
Sentieri d’autore l Escursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali
Il Col Rosà (2160 m) è una modesta ma ele-
gante elevazione nettamente staccata dal
corpo principale delle Tofane dal verde Passo
Posporcora. Il suo profilo triangolare accom-
pagnato da stratificazioni inclinate appare
pressoché inconfondibile da ogni posizione e
denota un isolamento geografico che lo por-
ge a punto panoramico di primissimo livello.
Escursione adatta agli amanti dei percorsi “fuo-
ri moda”, sprovvista di punti di appoggio e di
fonti d’acqua.
ACCESSO
Il parcheggio di Sant’Uber-
to si raggiunge da Cortina
d’Ampezzo in direzione
Dobbiaco. Dopo la località
Fiames proseguire per circa
3 km ca. e, su un tornante,
entrare nello slargo con
parcheggio (indicazioni per
Ra Stua). Eventualmente si
può parcheggiare anche al
Centro Visitatori del Parco
Naturale Dolomiti d’Ampez-
zo situato sulla sinistra poco
dopo Fiames.
ITINERARIO
PP V 1 Dal parcheggio di
Sant’Uberto seguire il sent.
401-10 (indicazioni per Val
di Fanes) e scendere fino
al punto in cui il Ru de Fa-
nes confluisce nel Boite.
Attraversare il ponte e, in
falsopiano, seguire la rota-
bile immersa in un bosco
di alti pecci e rari abeti bianchi. Con una breve
risalita si giunge al Pian de Lòa, seguire quin-
di la segnaletica (sent. 10), sempre su stradina
che costeggia il torrente. Il Taburlo e il Taé, posti
sulla sinistra orografica della valle, chiudono l’o-
rizzonte con le loro immani pareti di dolomia
stratificata. Il bosco è molto umido e innume-
revoli sono le presenze botaniche presenti.
Avanzando appare la parete settentrionale del
Monte Vallon Bianco e finalmente si raggiunge
Dolomiti Ampezzane l Col Rosà
COL ROSÀ
Attorno alla Montagna del Genio del Boite
GRUPPO MONTUOSO: Tofane
PUNTO DI PARTENZA: Sant’Uberto
(1440 m)
QUOTA MIN / MAX: 1308 m / 1720 m
DISLIVELLO: 750 m
LUNGHEZZA: 10,6 km
TEMPO TOTALE: 4 h
DIFFICOLTÀ: E
TIPO DI PERCORSO: sterrata, sentiero
PUNTI DI APPOGGIO: nessuno
ATTREZZATURA: normale dotazione
escursionistica
PERIODO CONSIGLIATO: giugno-ottobre
FREQUENTAZIONE: bassa
ACQUA: no
CIME DA SALIRE: Col Rosà
(2160 m, EEA II 4)
SENSO DI MARCIA: antiorario
Il Col Rosà dalla Valle del Boite,
in località Fiames.
031
PP
1
2
3
4
5
Col Rosà
Passo Posporcora
Podestagno
Sant’Uberto
Ponte Òuto
)(
Ponte dei
Cadorìs
Fiames
Centro Visitatori
Alb. Fiames
Pian de Ra Spines
OrtidiTofan
a
CanalondeRaOra
Pian di Lòa
Cascate
di Fanes
RiodiFanes
Ri
oTravenanzes
201
208
407
408
408
409
447
401
401
10
10
10-401
Ferr.
Bove
ro
0 4 5 6 10,67 8 91 2 3
1300
1600
1400
1500
1700
Passo Posporcora
Pian de Lòa
bivio sent. 417
bivio sent. 401
255254
Sentieri d’autore l Escursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali
con un tratto iniziale su zoccolo roccioso privo
di assicurazioni. La ferrata sale inizialmente su
diedro, traversa a sinistra e rimonta tutto lo spi-
golo fino allo spallone di mughi sotto la vetta.
Altri tre pioli senza corda e si è in cima al Col
Rosà (1,15 h, EEA II 4). Per la discesa seguire
i bolli rossi verso nord (sent. 447) su pietraie
e poi in zona più ripida. Rientrati nel bosco si
esce poi sulla sterrata (sent. 417) che riporta al
Camping Olimpia (1,45, E).
il leggendario Ponte Òuto (ponte alto, 1380 m,
45 min, E), sospeso sulla abissale forra del Ru
Travenanzes.
1 V 2 Proseguire per poco sulla carrareccia
principale finché si incrocia e si segue la devia-
zione per la Val Travenanzes e la Forcella Po-
sporcora (sent. 401). La mulattiera sale in un
bosco misto di pecci e larici, supera una limpida
pozza d’acqua e rimane a ovest del Rio Trave-
nanzes, con vista verso i contrafforti nord occi-
dentali delle Tofane (Orte de Tofana). Superato
il Casòn dei Lagusiei (1470 m), si raggiunge il
Ponte dei Cadorìs (1483 m, 25 min, E), antico
luogo di frequentazione dei regolieri di Vinigo e
Peaio di Cadore.
2 V 3 Proseguire sul sent 401 e, quando questo
curva decisamente a destra per la Val Travenan-
zes, seguire le indicazioni per il Passo Pospor-
cora (sent. 408). La traccia sale ripida e molto
panoramica fino al Passo Posporcora (1711 m,
1,15 h, E), punto più elevato dell’escursione. Il
panorama verso le cime che contornano la Val
Travenanzes è splendido, mentre nel versante
opposto lo sguardo si distende fino alla conca di
Cortina, con singolari scorci verso Pomagagnon
e Cristallo.
3 V 4 Scendere sul versante opposto, con ripi-
de serpentine, dapprima fra i mughi e poi fra
larici e abeti rossi, fino al fondovalle, incrocian-
do una strada bianca (sent. 417) che costeggia
il Boite (Pian de Ra Spines, 1301 m, 45 min, E).
4 V 5 Seguire la lunga strada bianca di fon-
dovalle verso sinistra (sent. 417), superando in
leggera salita tutto il versante orientale del Col
Rosà (30 min, E).
5 V PP Nei pressi del Centro Visitatori del Par-
co proseguire in leggera salita sempre su stradi-
na (sent. 10) e fare rientro al punto di partenza
(20 m, E).
CIME DA SALIRE
Per gli amanti dei percorsi attrezzati, dal Passo
Posposcora inizia la Via Ferrata Ettore Bovero,
percorso breve ma piuttosto esposto e atletico,
Dolomiti Ampezzane l Col Rosà
DA VEDERE IN ZONA
Una sosta contemplativa è consigliata al
Ponte Òuto ossia il ponte alto. Non è difficile
comprendere l’origine del nome, basta infatti
affacciarsi ad osservare la forra sul Ru Tra-
venanzes per capire quale sia la profondità
dell’intaglio scavato dal fluire delle rumorose
acque del torrente stesso.
CENNI STORICI
La leggenda narra che su un’isoletta nel Boi-
te, proprio sotto il Col Rosà abitasse un mu-
gnaio. Sua figlia un giorno si avventurò verso
Felizòn e venne salvata da una donna vestita
di verde che la sottrasse alla forza di un’im-
provvisa piena. La ragazzina rimase per anni in una grotta riparata e si fidanzò col figlio
della donna. Un giorno il mugnaio, grazie all’aiuto di due nani, riuscì a scoprire dove era na-
scosta la giovane e la liberò, dandola in sposa a uno straniero che gestiva con lui il mulino.
Un giorno il vecchio fidanzato si presentò in incognito e iniziò a lavorare nel mulino, stando-
sene sedici ore al giorno immerso in acqua e utilizzando tecniche fino ad allora sconosciute.
I due mugnai approfittarono oltremodo della situazione dopo essersi accorti che con un
rigagnolo d’acqua puntato in faccia il giovane non poteva liberarsi e lavorava ventiquattro
ore al giorno. La giovane donna, che aveva due figli, fu mossa da compassione e liberò l’ex
fidanzato che si prese la rivincita in modo silenzioso ma violento. Il giorno successivo una
tempesta innalzò brutalmente il livello del Boite, tanto che i mugnai riuscirono a salvare
solo i due bimbi, figli della donna, mentre la donna stessa e l’intero mulino sparirono travolti
dalle acque del torrente.
PPV 1 Canyon al Ponte Òuto
(foto Andrea Pizzato).
PPV 1 La possente sagoma del Taè.
3V 4 Poco sotto il Passo Posporcora.
1V 12 Il Casòn dei Lagusiei dopo una nevicata.
445444
Sentieri d’autore l Escursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali
Il modesto nodo del Crodòn di Brica (2243 m),
a nord del corpo principale del Pramaggiore,
raccorda questo gruppo con i più settentrionali
Monfalconi, in un contesto dove bizzarre for-
mazioni rocciose e morbidi pascoli, perlopiù
abbandonati, si fondono generando paesaggi
difficili da dimenticare. Escursione non troppo
impegnativa in ambiente moderatamente fre-
quentato solo nei mesi centrali dell’estate.
ACCESSO
Il parcheggio di Pian Meluzzo viene raggiunto
da Cimolais, attraverso i 13 km della Val Cimo-
liana. La strada, in parte sterrata, è soggetta a
smottamenti in caso di
piogge consistenti. Nel dub-
bio contattare il Rif. Porde-
none.
ITINERARIO
PP V 1 Dal parcheggio di
Pian Meluzzo (1163 m)
seguire la mulattiera (sent.
361-362) che, verso nord
est, avanza pianeggiante sul
fondo della Val Meluzzo,
ai piedi dei Monfalconi che
incombono a nord. Supe-
rare, dopo pochi minuti, la
pianeggiante radura della
Casera Meluzzo (1169 m),
proseguire fino a raggiun-
gere in breve il bivio fra il
sent. 361 e il 362, da dove
appare anche il Monte Pra-
maggiore (30 min, E).
1 V 2 Tenere la sinistra
(sent. 361), rimanendo sulla
Val Meluzzo. Quello che oramai è un sentiero
passa sulla sinistra del corso d’acqua (destra
orografica) e, stando al limite del bosco, porta
con lieve pendenza al Cason dei Pecoli (1363
m, 1 h, E).
2 V 3 Proseguire sul sent. 361 che, sempre con
bella vista sul Campanile Gambet, sale ora più
ripido fra mughi e larici, portando alla testata
superiore della Val Menon, dove la pendenza
diminuisce. In circa 1,15 h si raggiunge la ma-
gnifica piana dove sorge la Casera Val Binon
(anche Valmenon o Valbinon in cartografia, ge-
stita in estate, 1802 m, E). La vista verso il vicino
Crodòn di Brica è davvero notevole.
GRUPPO MONTUOSO: Pramaggiore
PUNTO DI PARTENZA: Pian Meluzzo
(1163 m)
QUOTA MIN / MAX: 1163 m / 2088 m
DISLIVELLO: 1027 m
LUNGHEZZA: 14,9 km
TEMPO TOTALE: 6,45 h
DIFFICOLTÀ: E
TIPO DI PERCORSO: sentiero
PUNTI DI APPOGGIO: Rif. Pordenone
(vicino al punto di partenza, ma non lungo
l’itinerario), Casera Val Binon, Cason di Brica
ATTREZZATURA: normale dotazione
escursionistica
PERIODO CONSIGLIATO: giugno-ottobre
FREQUENTAZIONE: bassa
ACQUA: sì (Casera Val Binon)
CIME DA SALIRE: nessuna
SENSO DI MARCIA: orario
Il Crodòn di Brica dal Canpuròs.
062
Dolomiti Friulane l Crodòn di Brica
CRODÒN DI BRICA
Al centro delle Dolomiti Friulane
PP
1
2-8
3
4
5
6
7
Rif. Pordenone
Lago di
Meluzzo
Casera
Meluzzo
V a l P o
steg
a
e
Val
M
e
lu
z
z o
Campanile
Gambet
Cima Stalla
Croda
Cimoliana
x x
x x
Cason dei Pecoli
Crodòn di Brica
Forc. Val
di Brica )(
Casone
Canpuròs
Casera Val Binon
Cason di Brica
Cima Brica
Cima
Val dell’Inferno
Casone
Val dell’Inferno
(ruderi)
CrestadelLeone
Cima Bianca
Cima Monfalcon
di Montanaia
Campanile
di Val
Montanaia
V a l B i n o n
361
361
361
352
353353
349
349
369
362
362
369
367
379
359
T
ruoi dai S
clo
p
s
0 4 5 6 11 14,97 8 9 10 13121 2 3
1100
1700
1300
1500
1900
2100
Casera Val Binon
Canpuròs
Cason dei Pecoli Cason dei Pecoli
Cason di Brica
Forc. Val di Brica
447446
Sentieri d’autore l Escursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali
3 V 4 Proseguire sul sent. 369 che si alza lenta-
mente fra radi larici e mughi, per uscire quindi
su un più ripido, ma breve, ghiaione che aggira
sulla destra un gradino roccioso. In breve si esce
così sulla magnifica spianata carsica, in passato
adibita a pascolo, del Canpuròs (o Camporos-
so, 1945 m, 30 min, E), adagiata sotto al Crodòn
di Brica.
4 V 5 Seguire il sent. 369 a destra (sud), al-
zandosi dapprima fra larici, poi fra mughi e
pietre fino alla caratteristica Forcella Val di Bri-
ca (2088 m, 25 min, E). Sul valico si innalza
la singolare struttura rocciosa denominata la
“Fantulina”.
5 V 6 Scendere dalla forcella verso sud est,
con il sentiero che compie un largo arco fra le
ghiaie sottostanti alle Cime Fantulina. In circa
20 min si raggiunge un bivio con delle ottime
indicazioni (E).
6 V 7 Scendere a destra sul sent. 379, attra-
versare un bel tratto boschivo e calare fino a
raggiungere il Cason di Brica (1745 m), sparta-
no bivacco in legno dedicato dalle sezioni CAI
di Rovigo e Forni di Sopra all’alpinista rodigino
Giancarlo Milan (30 min, E).
7 V 8 Scendere ancora nel bosco della Val di
Brica, con pendenza che aumenta sempre più
e con la traccia che passa dalla sinistra alla de-
stra orografica del profondo impluvio. Le ultime
impegnative pendenze conducono nei pressi
del Cason dei Pecoli (1363 m), dove conflui-
scono anche i sentieri che calano dalla Valme-
non e dalla Val Monfalcon di Forni (45 min, E).
8V PP Seguire a ritroso il sent. 361 fino al pun-
to di partenza (1,30 h, E).
ABBINAMENTI
L’escursione può essere abbinata al giro della
Cima di Brica (almeno 8,30 h, E, vedi descrizio-
ne nell’it. precedente). Il percorso può essere
effettuato in entrambi i sensi di marcia.
Dolomiti Friulane l Crodòn di Brica
2 V 3 Il Campanile Gambet.
DA VEDERE IN ZONA
La visione più singolare che cattura l’attenzione durante questa escursione è sicuramente
quella della Fantulina (fanciulla in dialetto locale), un’esile e spiralata struttura rocciosa
che, vista con certe prospettive, ricorda proprio una giovane e snella donna.
CENNI STORICI
Il Comune di Forni di Sopra
e l’Ente Parco Naturale Do-
lomiti Friulane hanno adi-
bito la Casera Val Binon a
presidio e modello per edu-
care alla conservazione del
territorio, prevenendo azioni
volte alla modificazione dello
stesso (realizzazione di nuo-
ve strade, piste, manufatti,
ecc.). Dal 2017 la struttura
è gestita nel periodo estivo,
divenendo così un nuovo e
piccolo rifugio. 3 V 4 Uno sguardo verso la Casera Val Binon.4 V 5 La Fantulina, nei pressi di Forcella Val di Brica.
5 V 6 La discesa nella meravigliosa Val di Brica.
Crodòn di Brica
Forcella Val di Brica
Val di Brica

Escursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali

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    98 Sentieri d’autore lEscursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali 48 • Sasso di Selvapiana 356 49 • Croda di Tacco e Cima di Padola 360 SEI • ANTELAO E MARMAROLE 367 50 • Monte Trànego 374 51 • Monte Ciauderona 379 52 • Col Negro 385 53 • Monte Froppa e Cima Salina 389 54 • Croda Rotta 394 55 • Monte Meduce 399 56 • Col Lantedesco 403 57 • Monte Ciarido 408 SETTE • DOLOMITI FRIULANE 415 58 • Cima Emilia e Cima Both 422 59 • Crodòn di Giaf e Monfalcon di Forni 427 60 • Cresta del Leone 432 61 • Cima di Brica e Cima Val dell’Inferno 438 62 • Crodòn di Brica 444 63 • Cima Urtisiel Est e Cime di Lavinal 448 64 • Cima di Suola 454 65 • Monte Miaron 459 l Indice INDICE • Prefazione 5 • Introduzione 6 • Le Dolomiti 10 • Il territorio delle Dolomiti Orientali 13 • La struttura del paesaggio dolomitico 23 • Storia geologica delle Dolomiti Orientali 26 • Flora e fauna 30 • Dolomiti Patrimonio Mondiale Unesco e aree protette 32 • Cenni storici 36 • Guida alla consultazione 40 • In caso di emergenza: come effettuare una chiamata di soccorso 44 • Informazioni e recapiti utili 44 • Avvertenze 45 • Bibliografia 47 • Gli autori 48 • Ringraziamenti 49 UNO • LE ALPI FELTRINE 51 1 • Buse del Pavione 58 2 • Sasso di Scarnia 63 3 • Colsent 68 4 • Monte Covolada 72 5 • Zimon de Terne 77 DUE • AGORDINO E ZOLDANO 83 6 • Cima di Col Reàn 94 7 • Cima Coldai 101 8 • Civetta 107 9 • Moiazza 114 10 • San Sebastiano 121 11 • San Sebastiano-Tàmer 127 12 • Pelmo 133 13 • Spiz de San Piero 139 TRE • LIVINALLONGO, FANES E SENES 145 14 • Col di Lana 152 15 • Settsass 158 16 • Sass de Stria 162 17 • Piccolo Lagazuoi 167 18 • Gran Lagazuoi 172 19 • Col dei Bos 177 20 • Piz d’Lavarela 182 21 • Taè e Taburlo 188 22 • Croda del Becco 194 QUATTRO • DOLOMITI AMPEZZANE 201 23 • Monte Mondeval e Piz del Corvo 210 24 • Lastoi de Formin 215 25 • Croda da Lago 220 26 • Nuvolau 225 27 • Averau 230 28 • Cinque Torri 235 29 • Tofana di Rozes 240 30 • Tofane 246 31 • Col Rosà 252 32 • Punta Fiammes e Pezzories 256 33 • Sorapìs 262 34 • Cime di Marcuóira 268 35 • Pale di Misurina 273 36 • Col Rotondo dei Canope 278 CINQUE • DOLOMITI DI SESTO 285 37 • Monte Piana 294 38 • Cime Eötvös e Ciadin de la Neve 299 39 • Cime Ciadin dei Tocci e Torre Wundt 305 40 • Le Cianpedele 310 41 • Tre Cime di Lavaredo 315 42 • Monte Mattina e Torre dei Scarperi 321 43 • Monte Paterno e Croda Passaporto 326 44 • Cima Una 332 45 • Croda dei Toni 338 46 • Monte Popera, Monte Giralba, Cima Undici 344 47 • Croda Sora i Colesei 352 La parete meridionale della Tofana di Rozes, montagna simbolo dell’Ampezzano.
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    1110 Sentieri d’autore lEscursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali l Le Dolomiti LE DOLOMITI Convenzionalmente col termine Dolomiti si identifica quella porzione delle Alpi Orientali delimi- tata a nord dalla Val Pusteria, a est dal Fiume Piave, a sud dal Fiume Brenta e a ovest dai fiumi Isarco e Adige. In senso più lato, considerando le affinità geologiche e paesaggistiche, vengono incluse anche le Dolomiti di Brenta (situate a ovest dell’Adige) e le Dolomiti Friulane (poste a est del Piave). Devono il proprio nome al geologo francese Déodat de Dolomieu (1750-1801) che, verso la fine del XVIII secolo, si avventurò fra questi monti e per primo scoprì che erano in gran parte costituiti da un minerale particolare che verrà poi appunto chiamato dolomite. Si tratta di un carbonato doppio di calcio e magnesio (formula CaMg(CO3 )2 ) quasi sempre origi- natosi in ambiente di mare caldo e ipersalino (analogo all’arcipelago delle Bahamas attuali), in cui avvenne la sostituzione di atomi di Ca con atomi di Mg nel fango calcareo del fondale. La dolomia, la roccia costituita prevalentemente da dolomite, è tipicamente chiara, ma sovente contiene piccole impurezze che danno tonalità scure, gialle o rossastre. Nell’accezione geografica convenzionale le Dolomiti vengono divise in Occidentali e Orientali dal corso del Torrente Cordevole. Ricche di leggende legate ai nomi delle cime, le Dolomiti mostrano visioni sublimi con vari con- trasti di forme e di colori: ampi fondovalle, valichi aperti, imponenti moli di rocce strapiombanti, torri e guglie simili a campanili, scogliere che variano dal grigio al colore intenso dell’aurora. L’origine stessa del nome “Monti Pallidi”, per il colore latteo che assumono illuminate dalla luce lunare, deriva da una leggenda ladina che narra del figlio del re del Regno delle Dolomiti che aveva sposato la Principessa della Luna. Il principe non poteva sopportare la luce lunare, mentre l’amata si ammalava alla vista delle scure montagne, di conseguenza i due giovani dovevano vivere separati. Un giorno il principe incontrò il Re dei Salvani, uno gnomo in cerca di una terra per il suo popolo. In cambio del permesso di vivere sulle sue montagne egli promise al giovane di rendere lucenti le vette del suo regno. Così, in una notte di luna piena, gli gnomi tessero la luce lunare e ne ricoprirono tutte le rocce delle montagne. I due giovani poterono così vivere felici e le Dolomiti presero il nome di Monti Pallidi. Invero, al luminoso biancore delle cime mantenuto durante il giorno, si sostituiscono le tonalità surreali che vanno dal giallo all’arancione e dal rosa-rosso al viola che le pareti assu- mono all’alba e al tramonto, quando si infiammano durante l’Enrosadira (l’cöce di crep, cioè il rosso delle crode per i Ladini). Tale fenomeno, unico e caratterizzante, si presenta su tutte le Dolomiti ed è dovuto al riflesso della luce solare sulla dolomia e sulle impurità di ossidi di ferro che riflettono i raggi inclinati del sole. O, più fantasticamente, alla maledizione lanciata dal Re Laurino sul suo giardino di rose, una delle più note leggende del magico mondo dolomitico. In ogni caso una meravigliosa magia che colora in modo surreale le crode dolomitiche all’alba e al tramonto, creando magiche suggestioni impossibili da dimenticare per chi ne ha potuto godere almeno una volta nella vita. Come già detto, con il nome di Dolomiti Orientali storicamente si identifica quella porzione di territorio montano che si protende dal corso del Torrente Cordevole fino al Fiume Piave. Disegno di Marco Romelli. VERONA TRENTO VICENZA PADOVA BOLZANO BELLUNO MERANO Pergine Rovereto Arco Tione Desenzano Peschiera Mezzocorona Cavalese Predazzo S. Martino di Castrozza Fiera di Primiero Ora Fonzaso Feltre Bassano del Grappa Cittadella Conegliano Agordo Canazei Malles Vipiteno Cortina d’Ampezzo Forno di Zoldo Longarone Cencenighe Pieve di Cadore Auronzo Bressanone Comelico S. Stefano di Cadore Monte Baldo Piccole Dolomiti Altopiano di Asiago PaganellaDolomiti di Brenta La Presanella Gruppo Ortles-Cevedale Catena del Lagorai Cima d’Asta Pordenone Pale di San Martino Dolomiti Friulane Làtemar G. del Catinaccio Gruppo della Marmolada Monti Sarentini Sciliar G. del Sassolungo G. del Sella Odle Tofane Palla Bianca Pan di Zucchero Gran Pilastro Tre Cime di Lavar edo Collalto Cima Tosa Cimon della Pala Punta Penia Sassolungo Piz Boè Gran Fuchetta Croda Rossa d’Ampezzo Cristallo Sorapis Marmarole Antelao Pelmo Cunturines Bosconero Civetta Moiazza Schiara San Sebastiano Punta Tre Scarperi S. Candido LienzBrunico 1 3 4 5 6 7 2 1 P asso del Brennero Passo Resia Pass o Sella Passo Pordoi P asso della Mendola Pa sso del Giovo Passo M. Croce di Comelico
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    253252 Sentieri d’autore lEscursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali Il Col Rosà (2160 m) è una modesta ma ele- gante elevazione nettamente staccata dal corpo principale delle Tofane dal verde Passo Posporcora. Il suo profilo triangolare accom- pagnato da stratificazioni inclinate appare pressoché inconfondibile da ogni posizione e denota un isolamento geografico che lo por- ge a punto panoramico di primissimo livello. Escursione adatta agli amanti dei percorsi “fuo- ri moda”, sprovvista di punti di appoggio e di fonti d’acqua. ACCESSO Il parcheggio di Sant’Uber- to si raggiunge da Cortina d’Ampezzo in direzione Dobbiaco. Dopo la località Fiames proseguire per circa 3 km ca. e, su un tornante, entrare nello slargo con parcheggio (indicazioni per Ra Stua). Eventualmente si può parcheggiare anche al Centro Visitatori del Parco Naturale Dolomiti d’Ampez- zo situato sulla sinistra poco dopo Fiames. ITINERARIO PP V 1 Dal parcheggio di Sant’Uberto seguire il sent. 401-10 (indicazioni per Val di Fanes) e scendere fino al punto in cui il Ru de Fa- nes confluisce nel Boite. Attraversare il ponte e, in falsopiano, seguire la rota- bile immersa in un bosco di alti pecci e rari abeti bianchi. Con una breve risalita si giunge al Pian de Lòa, seguire quin- di la segnaletica (sent. 10), sempre su stradina che costeggia il torrente. Il Taburlo e il Taé, posti sulla sinistra orografica della valle, chiudono l’o- rizzonte con le loro immani pareti di dolomia stratificata. Il bosco è molto umido e innume- revoli sono le presenze botaniche presenti. Avanzando appare la parete settentrionale del Monte Vallon Bianco e finalmente si raggiunge Dolomiti Ampezzane l Col Rosà COL ROSÀ Attorno alla Montagna del Genio del Boite GRUPPO MONTUOSO: Tofane PUNTO DI PARTENZA: Sant’Uberto (1440 m) QUOTA MIN / MAX: 1308 m / 1720 m DISLIVELLO: 750 m LUNGHEZZA: 10,6 km TEMPO TOTALE: 4 h DIFFICOLTÀ: E TIPO DI PERCORSO: sterrata, sentiero PUNTI DI APPOGGIO: nessuno ATTREZZATURA: normale dotazione escursionistica PERIODO CONSIGLIATO: giugno-ottobre FREQUENTAZIONE: bassa ACQUA: no CIME DA SALIRE: Col Rosà (2160 m, EEA II 4) SENSO DI MARCIA: antiorario Il Col Rosà dalla Valle del Boite, in località Fiames. 031 PP 1 2 3 4 5 Col Rosà Passo Posporcora Podestagno Sant’Uberto Ponte Òuto )( Ponte dei Cadorìs Fiames Centro Visitatori Alb. Fiames Pian de Ra Spines OrtidiTofan a CanalondeRaOra Pian di Lòa Cascate di Fanes RiodiFanes Ri oTravenanzes 201 208 407 408 408 409 447 401 401 10 10 10-401 Ferr. Bove ro 0 4 5 6 10,67 8 91 2 3 1300 1600 1400 1500 1700 Passo Posporcora Pian de Lòa bivio sent. 417 bivio sent. 401
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    255254 Sentieri d’autore lEscursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali con un tratto iniziale su zoccolo roccioso privo di assicurazioni. La ferrata sale inizialmente su diedro, traversa a sinistra e rimonta tutto lo spi- golo fino allo spallone di mughi sotto la vetta. Altri tre pioli senza corda e si è in cima al Col Rosà (1,15 h, EEA II 4). Per la discesa seguire i bolli rossi verso nord (sent. 447) su pietraie e poi in zona più ripida. Rientrati nel bosco si esce poi sulla sterrata (sent. 417) che riporta al Camping Olimpia (1,45, E). il leggendario Ponte Òuto (ponte alto, 1380 m, 45 min, E), sospeso sulla abissale forra del Ru Travenanzes. 1 V 2 Proseguire per poco sulla carrareccia principale finché si incrocia e si segue la devia- zione per la Val Travenanzes e la Forcella Po- sporcora (sent. 401). La mulattiera sale in un bosco misto di pecci e larici, supera una limpida pozza d’acqua e rimane a ovest del Rio Trave- nanzes, con vista verso i contrafforti nord occi- dentali delle Tofane (Orte de Tofana). Superato il Casòn dei Lagusiei (1470 m), si raggiunge il Ponte dei Cadorìs (1483 m, 25 min, E), antico luogo di frequentazione dei regolieri di Vinigo e Peaio di Cadore. 2 V 3 Proseguire sul sent 401 e, quando questo curva decisamente a destra per la Val Travenan- zes, seguire le indicazioni per il Passo Pospor- cora (sent. 408). La traccia sale ripida e molto panoramica fino al Passo Posporcora (1711 m, 1,15 h, E), punto più elevato dell’escursione. Il panorama verso le cime che contornano la Val Travenanzes è splendido, mentre nel versante opposto lo sguardo si distende fino alla conca di Cortina, con singolari scorci verso Pomagagnon e Cristallo. 3 V 4 Scendere sul versante opposto, con ripi- de serpentine, dapprima fra i mughi e poi fra larici e abeti rossi, fino al fondovalle, incrocian- do una strada bianca (sent. 417) che costeggia il Boite (Pian de Ra Spines, 1301 m, 45 min, E). 4 V 5 Seguire la lunga strada bianca di fon- dovalle verso sinistra (sent. 417), superando in leggera salita tutto il versante orientale del Col Rosà (30 min, E). 5 V PP Nei pressi del Centro Visitatori del Par- co proseguire in leggera salita sempre su stradi- na (sent. 10) e fare rientro al punto di partenza (20 m, E). CIME DA SALIRE Per gli amanti dei percorsi attrezzati, dal Passo Posposcora inizia la Via Ferrata Ettore Bovero, percorso breve ma piuttosto esposto e atletico, Dolomiti Ampezzane l Col Rosà DA VEDERE IN ZONA Una sosta contemplativa è consigliata al Ponte Òuto ossia il ponte alto. Non è difficile comprendere l’origine del nome, basta infatti affacciarsi ad osservare la forra sul Ru Tra- venanzes per capire quale sia la profondità dell’intaglio scavato dal fluire delle rumorose acque del torrente stesso. CENNI STORICI La leggenda narra che su un’isoletta nel Boi- te, proprio sotto il Col Rosà abitasse un mu- gnaio. Sua figlia un giorno si avventurò verso Felizòn e venne salvata da una donna vestita di verde che la sottrasse alla forza di un’im- provvisa piena. La ragazzina rimase per anni in una grotta riparata e si fidanzò col figlio della donna. Un giorno il mugnaio, grazie all’aiuto di due nani, riuscì a scoprire dove era na- scosta la giovane e la liberò, dandola in sposa a uno straniero che gestiva con lui il mulino. Un giorno il vecchio fidanzato si presentò in incognito e iniziò a lavorare nel mulino, stando- sene sedici ore al giorno immerso in acqua e utilizzando tecniche fino ad allora sconosciute. I due mugnai approfittarono oltremodo della situazione dopo essersi accorti che con un rigagnolo d’acqua puntato in faccia il giovane non poteva liberarsi e lavorava ventiquattro ore al giorno. La giovane donna, che aveva due figli, fu mossa da compassione e liberò l’ex fidanzato che si prese la rivincita in modo silenzioso ma violento. Il giorno successivo una tempesta innalzò brutalmente il livello del Boite, tanto che i mugnai riuscirono a salvare solo i due bimbi, figli della donna, mentre la donna stessa e l’intero mulino sparirono travolti dalle acque del torrente. PPV 1 Canyon al Ponte Òuto (foto Andrea Pizzato). PPV 1 La possente sagoma del Taè. 3V 4 Poco sotto il Passo Posporcora. 1V 12 Il Casòn dei Lagusiei dopo una nevicata.
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    445444 Sentieri d’autore lEscursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali Il modesto nodo del Crodòn di Brica (2243 m), a nord del corpo principale del Pramaggiore, raccorda questo gruppo con i più settentrionali Monfalconi, in un contesto dove bizzarre for- mazioni rocciose e morbidi pascoli, perlopiù abbandonati, si fondono generando paesaggi difficili da dimenticare. Escursione non troppo impegnativa in ambiente moderatamente fre- quentato solo nei mesi centrali dell’estate. ACCESSO Il parcheggio di Pian Meluzzo viene raggiunto da Cimolais, attraverso i 13 km della Val Cimo- liana. La strada, in parte sterrata, è soggetta a smottamenti in caso di piogge consistenti. Nel dub- bio contattare il Rif. Porde- none. ITINERARIO PP V 1 Dal parcheggio di Pian Meluzzo (1163 m) seguire la mulattiera (sent. 361-362) che, verso nord est, avanza pianeggiante sul fondo della Val Meluzzo, ai piedi dei Monfalconi che incombono a nord. Supe- rare, dopo pochi minuti, la pianeggiante radura della Casera Meluzzo (1169 m), proseguire fino a raggiun- gere in breve il bivio fra il sent. 361 e il 362, da dove appare anche il Monte Pra- maggiore (30 min, E). 1 V 2 Tenere la sinistra (sent. 361), rimanendo sulla Val Meluzzo. Quello che oramai è un sentiero passa sulla sinistra del corso d’acqua (destra orografica) e, stando al limite del bosco, porta con lieve pendenza al Cason dei Pecoli (1363 m, 1 h, E). 2 V 3 Proseguire sul sent. 361 che, sempre con bella vista sul Campanile Gambet, sale ora più ripido fra mughi e larici, portando alla testata superiore della Val Menon, dove la pendenza diminuisce. In circa 1,15 h si raggiunge la ma- gnifica piana dove sorge la Casera Val Binon (anche Valmenon o Valbinon in cartografia, ge- stita in estate, 1802 m, E). La vista verso il vicino Crodòn di Brica è davvero notevole. GRUPPO MONTUOSO: Pramaggiore PUNTO DI PARTENZA: Pian Meluzzo (1163 m) QUOTA MIN / MAX: 1163 m / 2088 m DISLIVELLO: 1027 m LUNGHEZZA: 14,9 km TEMPO TOTALE: 6,45 h DIFFICOLTÀ: E TIPO DI PERCORSO: sentiero PUNTI DI APPOGGIO: Rif. Pordenone (vicino al punto di partenza, ma non lungo l’itinerario), Casera Val Binon, Cason di Brica ATTREZZATURA: normale dotazione escursionistica PERIODO CONSIGLIATO: giugno-ottobre FREQUENTAZIONE: bassa ACQUA: sì (Casera Val Binon) CIME DA SALIRE: nessuna SENSO DI MARCIA: orario Il Crodòn di Brica dal Canpuròs. 062 Dolomiti Friulane l Crodòn di Brica CRODÒN DI BRICA Al centro delle Dolomiti Friulane PP 1 2-8 3 4 5 6 7 Rif. Pordenone Lago di Meluzzo Casera Meluzzo V a l P o steg a e Val M e lu z z o Campanile Gambet Cima Stalla Croda Cimoliana x x x x Cason dei Pecoli Crodòn di Brica Forc. Val di Brica )( Casone Canpuròs Casera Val Binon Cason di Brica Cima Brica Cima Val dell’Inferno Casone Val dell’Inferno (ruderi) CrestadelLeone Cima Bianca Cima Monfalcon di Montanaia Campanile di Val Montanaia V a l B i n o n 361 361 361 352 353353 349 349 369 362 362 369 367 379 359 T ruoi dai S clo p s 0 4 5 6 11 14,97 8 9 10 13121 2 3 1100 1700 1300 1500 1900 2100 Casera Val Binon Canpuròs Cason dei Pecoli Cason dei Pecoli Cason di Brica Forc. Val di Brica
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    447446 Sentieri d’autore lEscursioni ad anello nelle Dolomiti Orientali 3 V 4 Proseguire sul sent. 369 che si alza lenta- mente fra radi larici e mughi, per uscire quindi su un più ripido, ma breve, ghiaione che aggira sulla destra un gradino roccioso. In breve si esce così sulla magnifica spianata carsica, in passato adibita a pascolo, del Canpuròs (o Camporos- so, 1945 m, 30 min, E), adagiata sotto al Crodòn di Brica. 4 V 5 Seguire il sent. 369 a destra (sud), al- zandosi dapprima fra larici, poi fra mughi e pietre fino alla caratteristica Forcella Val di Bri- ca (2088 m, 25 min, E). Sul valico si innalza la singolare struttura rocciosa denominata la “Fantulina”. 5 V 6 Scendere dalla forcella verso sud est, con il sentiero che compie un largo arco fra le ghiaie sottostanti alle Cime Fantulina. In circa 20 min si raggiunge un bivio con delle ottime indicazioni (E). 6 V 7 Scendere a destra sul sent. 379, attra- versare un bel tratto boschivo e calare fino a raggiungere il Cason di Brica (1745 m), sparta- no bivacco in legno dedicato dalle sezioni CAI di Rovigo e Forni di Sopra all’alpinista rodigino Giancarlo Milan (30 min, E). 7 V 8 Scendere ancora nel bosco della Val di Brica, con pendenza che aumenta sempre più e con la traccia che passa dalla sinistra alla de- stra orografica del profondo impluvio. Le ultime impegnative pendenze conducono nei pressi del Cason dei Pecoli (1363 m), dove conflui- scono anche i sentieri che calano dalla Valme- non e dalla Val Monfalcon di Forni (45 min, E). 8V PP Seguire a ritroso il sent. 361 fino al pun- to di partenza (1,30 h, E). ABBINAMENTI L’escursione può essere abbinata al giro della Cima di Brica (almeno 8,30 h, E, vedi descrizio- ne nell’it. precedente). Il percorso può essere effettuato in entrambi i sensi di marcia. Dolomiti Friulane l Crodòn di Brica 2 V 3 Il Campanile Gambet. DA VEDERE IN ZONA La visione più singolare che cattura l’attenzione durante questa escursione è sicuramente quella della Fantulina (fanciulla in dialetto locale), un’esile e spiralata struttura rocciosa che, vista con certe prospettive, ricorda proprio una giovane e snella donna. CENNI STORICI Il Comune di Forni di Sopra e l’Ente Parco Naturale Do- lomiti Friulane hanno adi- bito la Casera Val Binon a presidio e modello per edu- care alla conservazione del territorio, prevenendo azioni volte alla modificazione dello stesso (realizzazione di nuo- ve strade, piste, manufatti, ecc.). Dal 2017 la struttura è gestita nel periodo estivo, divenendo così un nuovo e piccolo rifugio. 3 V 4 Uno sguardo verso la Casera Val Binon.4 V 5 La Fantulina, nei pressi di Forcella Val di Brica. 5 V 6 La discesa nella meravigliosa Val di Brica. Crodòn di Brica Forcella Val di Brica Val di Brica