2
Sentieri d’autore l Escursioni tra Brenta e Paganella
5
l Introduzione
attrezzatura necessaria o consigliata e quanto altro possa essere utile per documentarsi prima di
effettuare la salita. Se poi si considerano anche le informazioni aggiuntive che vengono fornite su
altre 80 cime vicine a quelle principali, ecco che il numero sale a un totale di 210. Le informazioni
fornite in questa guida sono state raccolte dagli autori a seguito della salita di tutte le montagne
considerate e grazie all’aiuto di appassionati amici e collaboratori, che hanno fornito preziose
informazioni e fotografie per il completamento del lavoro.
Per tutte le vie normali presentate è indispensabile un adeguato equipaggiamento, suggerito nelle
relative schede. Nel caso si debba far ricorso all’attrezzatura alpinistica sarà ovviamente indispen-
sabile saperla utilizzare correttamente, magari avendo frequentato un apposito corso di alpinismo
con il Club Alpino Italiano o con una guida alpina.
È importante non improvvisarsi rocciatori solo perché si è in possesso di un imbraco e uno spez-
zone di corda! Per quanto riguarda l’allenamento si sa: il migliore allenamento per andare in
montagna è... andare in montagna! In ogni caso prima di affrontare percorsi lunghi e faticosi è
doveroso essere ben allenati fisicamente e in buone condizioni di salute e di alimentazione: in
montagna, soprattutto con il sopraggiungere repentino di condizioni ambientali e atmosferiche
avverse, lo sfinimento è un pericolo da non sottovalutare!
Se affrontate con la dovuta preparazione e passione, anche le cime delle Prealpi Gardesane po-
tranno offrire sicure soddisfazioni escursionistiche agli appassionati di montagna. Questa guida
ha quindi l’intento di essere un ausilio per gli escursionisti che vogliano conoscere più a fondo i
percorsi su queste montagne e un mezzo per mantenere viva la frequentazione di sentieri e cime
in alcuni casi poco noti o quasi dimenticati.
Il Lago di Garda con alcune cime delle Prealpi Gardesane Occidentali viste dalla Rocca di Manerba
(foto Denis Beltrami)
4
Il Lago di Garda, lo specchio d’acqua dolce più ampio d’Italia, divide idealmente una fascia mon-
tuosa denominata appunto Prealpi Gardesane. In questo volume tratteremo il settore a ovest del
grande lago, cioè quel gruppo di monti, vette e creste che si staglia fino al Lago d’Idro, in territori
lombardi e trentini. In una successiva opera ci spingeremo più a oriente, toccando quelle cime,
contraddistinte dalle inconfondibili moli del Monte Bondone e del Monte Baldo, che digradano
poi verso la pianura veneta.
Spingendosi a meridione, le colline moreniche create dall’imponente ghiacciaio che ha dato origi-
ne al Lago di Garda, offrono ampie possibilità escursionistiche, sia estive che invernali, con pano-
rami dominati dall’azzurro specchio d’acqua e dalla corona dei monti circostanti che abbracciano
lo sguardo fino alle cime dell’Appennino Tosco-Emiliano.
Nonostante la quota modesta le cime delle Prealpi Gardesane permettono di soddisfare sia le
preferenze degli escursionisti che le esigenze degli alpinisti, in particolare nel periodo invernale,
quando le vette più elevate offrono interessantissime traversate di cresta e salite lungo pendii
adatti allo scialpinismo. Non da meno sono le possibilità offerte dalle rocce di calcare e dolomia
che emergono in più zone, con pareti verticali su cui sono stati ricavati sia percorsi attrezzati e vie
ferrate, come nell’area di Cima Capi, sia impegnative vie di roccia, soprattutto sulle pareti intorno
ad Arco che, con la sua notevole offerta di falesie e scalate su roccia, è diventato punto di riferi-
mento dell’arrampicata a livello mondiale.
L’escursionista amante dei percorsi lungo panoramiche creste e dorsali potrà trovare in questa gui-
da numerosi itinerari per piacevoli escursioni coronate dal raggiungimento delle cime proposte,
le cui vie normali non presentano in genere particolari difficoltà divenendo terreno ideale nelle
mezze stagioni o in inverno.
Per “via normale” o “via comune” si intende la via più facile, logica e intuitiva di salita a una cima
montuosa, che generalmente coincide con la via seguita dai primi salitori. A volte alcune vie
normali sono delle semplici camminate che portano sulla cima di una montagna, mentre altre co-
stituiscono dei percorsi alpinistici impegnativi che richiedono competenze tecniche di arrampicata
e l’utilizzo di attrezzatura alpinistica.
Spesso risulta difficile reperire le informazioni relative alla salita di una cima, soprattutto se poco
nota: non sempre le vie di salita, infatti, sono rappresentate sulle carte escursionistiche con la
classica simbologia di sentiero a tratti rossi (sentiero ben battuto) o neri (sentiero per esperti).
Molte volte la mancanza di questa rappresentazione può far perdere l’opportunità di salire una
bella cima, magari per un percorso semplice.
Ed è di vie normali che si occupa questa guida, che si pone l’intento di fornire informazioni detta-
gliate e precise sulle vie di salita a tutte le principali vette dei gruppi montuosi che compongono
questo settore delle Prealpi Lombarde Orientali. Una selezione di 130 cime a ognuna delle quali
è dedicata una scheda con descrizione del percorso, dislivelli, tempi di salita e totali, difficoltà,
INTRODUZIONE
Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali
6
l Indice
23 • Cima Avèz e Cima del Levrèr	 115
24 • Cima del Fratone e Dosso della Fame	 118
25 • Monte Puria e Cima Tignalga	 121
26 • Punta di Retello Cima di Mughera e Punta di Baragnolo	 124
27 • Dosso Piemp	 127
28 • Monte Cas	 129
TRE • Gruppo del Tremalzo			 135
29 • Cima Mughera, Monte Zenone e Cima delle Volte	 140
30 • Punta Molvina e Cima delle Sclape	 143
31 • Corno della Marogna	 148
32 • Monte Tremalzo e Corno Spezzato	 151
33 • Col Pasovri	 154
34 • Cima Casèt, Corno Piccolo, Corno Grande e Monte Corno	 156
35 • Cima Tuflungo	 160
36 • Corno dell’Avrinone e Cima Tiveign	 163
37 • Monte Traversole, Monte Tregadone, Corna Vecchia e Corno Nero	 166
38 • Punta della Brosa, Cima della Selva, Cima dei Sospiri e Dalvra Alta	 169
39 • Monte Bestone	 172
40 • Monte Preals	 174
41 • Cima di Mughera	 177
42 • Monte Carone, Cima di Vil e Punta Mois	 181
43 • Punta dei Làrici e Monte Palaer	 185
44 • Cima al Bal e Cima della Nara	 189
45 • Cima Nodice	 193
QUATTRO • Gruppo del Cadria		 197
46 • Rocca Pagana e Rocca Fredda	 202
47 • Monte Stigolo	 206
48 • Monte Rango, Cima del Visì e Cima Borei	 209
49 • Monte Vies	 212
50 • Monte Campelèt e Monte Nozzolo	 216
51 • Monte Cadria	 220
52 • La Roda, Roccia Campei, Corno dei Guì e Corno dell’Ussol	 225
CINQUE • Gruppo Rocchetta-Tofino-Altissimo			 229
53 • Cima Capi	 236
54 • La Rocca (o Sperone)	 241
55 • Monte di Riva (o Monti di Riva)	 245
56 • Grotta Dazi (o Grotta Daei)	 248
57 • Cima Sat	 251
58 • Rocchetta (o Cima Giochello)	 254
• Introduzione			 4
• Inquadramento geografico			 9
• Le Prealpi Gardesane Occidentali	 10
• La Grande Guerra sul fronte tra i laghi di Garda e Ledro		 15
• Il Sentiero della Pace		 19
• Guida alla consultazione		 21
• Avvertenze	25
• In caso di emergenza: come effettuare una chiamata di soccorso	 26
• Gli autori		 27
• Collaboratori e ringraziamenti		 28
• Cartografia di riferimento		 28
• Informazioni e recapiti utili	 29
• Bibliografia essenziale	 30
UNO • Gruppo Pizzocolo-Zingla-Manos			 31
1 • Rocca di Manerba	 36
2 • La Corna e Monte di San Bartolomeo	 39
3 • Monte Castello di Gaino	 41
4 • Monte Pizzocolo	 46
5 • Monte Forametto	 50
6 • Le Marmere e Monte Spino	 53
7 • Monte Pracalvis	 57
8 • Monte Zingla	 60
9 • Monte Besum e Monte Gallo	 63
10 • Monte Colmo	 66
11 • Cima Valledrane	 69
12 • Monte Proace e Monte Croce di Perlè	 71
13 • Cima Crènch	 74
14 • Monte Carzen e Monte Manos	 78
15 • Monte Pallotto	 81
16 • Monte Stino	 84
17 • Bezplel e Monte Cingla	 87
18 • Cima Comer e Monte Denervo	 91
DUE • Gruppo del Caplone			 95
19 • Cima Gusaur e Cima Manga	 100
20 • Monte Caplone (o Cima delle Guardie)	 103
21 • Cima Tombea	 107
22 • Cima Spessa	 112
Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali
INDICE
7
98
2
3
4
5
1
TRENTO
VERONA
BRESCIA
ROVERETO
Arco
Tione di Trento
Affi
Desenzano
del Garda
Riva del Garda
Limone sul Garda
Idro
Breno
Storo
Esine
Gavardo
Salò
Vobarno
Malcesine
Gargnano
Collio
Molina di Ledro
Sabbio Chiese
Vestone
Lumezzane
Gardone
Val Trompia
Pieve
Capovalle
Mori
Ala
Avio
Garda
Bussolengo
Pescantina
Negrar
Borgo
Chiese
Roncone
Dro
Fiavè
Lago di Garda
Lago
d’Idro
V
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A
Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali l Inquadramento Geografico
59 • Cima Valdès	 257
60 • Cima d’Oro	 260
61 • Monte Cocca, Monte Tomeabrù e Monte Carèt	 263
62 • Cima Parì, Cima Sclapa, Dos da Trat e Dos Seaoi	 266
63 • Monte Vender	 270
64 • Mazza di Pichea, Corni di Pichea, Monte Tofino e Dosso della Torta	 272
65 • Monte Gaverdina (o Gavardina)	 277
66 • Dos d’Enziana e Monte Cogorna	 280
67 • Rodola e Monte Altissimo	 284
68 • Cima Pala, Monte Solvia e Cimòn degli Orti (Friscec)	 287
69 • Cima Sera	 290
70 • Monte San Martino	 292
71 • Monte Casale	 294
72 • Monte Brento	 297
73 • Monte Misone	 300
74 • Monte San Pietro (o Monte Calino)	 303
75 • Monte Tombio	 306
76 • Monte Baone	 308
77 • Colodri, Monte Colt e Croce di Ceniga	 311
78 • Monte Brione	 314
• Elenco complessivo in ordine alfabetico	 318
La bassa costiera del Monte Brione vista da Torbole
Le Prealpi Gardesane Occidentali comprendono i Monti del Garda, dalla pianura fino alla Val di
Ledro, e le Alpi di Ledro, a nord della Val di Ledro fino al solco della Valle del Sarca.
Comprendono cinque gruppi montuosi: Pizzocolo-Zingla-Manos (con i sottogruppi Valtenesi,
Pizzocolo, Manos-Zingla, Denervo e Stino-Cingla), Caplone (con i sottogruppi del Caplone e di
Cima Avèz), Tremalzo (con l’omonima catena, la Catena del Monte Corno e il Sottogruppo del
Carone), Cadria (con il Sottogruppo dello Stigolo e la Catena del Cadria) e Rocchetta-Tofino-Al-
tissimo (che comprende la Catena Pichea, il Sottogruppo della Rocchetta, la Catena dell’Altissi-
mo e il Sottogruppo del Misone).
INQUADRAMENTO GEOGRAFICO
75
La Cima Crènch è una piramide boscosa e roc-
ciosa a nord delle Cime di Preonde che domina
l’abitato di Crone e l’intero Lago d’Idro. Poco
evidente da est, si presenta dagli altri versan-
ti come una piramide con rocce invase dalla
vegetazione che va a gettarsi nelle acque del
lago. Facili sentieri e una bella e impegnativa
via ferrata che passa per la Punta Pelada ne
raggiungono la vetta. La Cima Crènch non è
riportata sulle carte IGM con il suo vero nome
ma con quello di Cocca d’Idro, che invece è
una verde e boscosa selletta a sud est della
cima. Inoltre riporta, a occidente, una quota di
831 metri, più alta di Cima Crènch: provate a
cercarla, una volta giunti su quest’ultima e vi
accorgerete che non esiste. C’è invece al suo
posto la ben più bassa Punta Pelada (633 m),
anche detta Cochèt, su cui sorge una croce e
dove arriva la divertente via ferrata. Splendido
il panorama che dalla cima abbraccia l’Eridio,
Crone, Anfo e la Rocca, la Corna Zeno e Cima
Meghè, le Dolomiti di Brenta, la Rocca Paga-
na, la Cima Spessa, il Monte Manos, il Monte
Croce di Perlè.
ACCESSO
Dalla statale che sale da Vestone, raggiunta Pie-
ve d’Idro, si devia a destra e ci si porta alla fra-
zione di Crone. Raggiunte le ultime case a nord
si parcheggia in riva al lago.
DESCRIZIONE
Si attraversa la strada e si prende Via Preonde
(frecce), che sale asfaltata sino a un bivio (415
74
CIMA CRÈNCH
Tra i colori dell’Eridio e gli aromi resinosi dei boschi
C. CrènchP.ta Pelada Cocca d’Idro C. di Preonde
013
Sottogruppo Manos-Zingla
PUNTO DI PARTENZA: Crone (370 m)
QUOTA: 778 m
DISLIVELLO SALITA: 408 m
TEMPO SALITA/TOTALE: 1,10/1,45 h
TIPO DI PERCORSO: sentiero segnato
PUNTI DI APPOGGIO: nessuno
ATTREZZATURA: normale dotazione
escursionistica
PERIODO CONSIGLIATO: tutto l’anno
DIFFICOLTÀ: E
Cima Crènch con i percorsi di salita (sinistra) e discesa
(destra)
Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali
Il Lago d’Idro e Crone visti dalla ferrata
Gruppo Pizzocolo-Zingla-Manos l Cima Crènch
77
a un panoramico poggio dove si può riposare.
Un tratto di sentiero nel bosco e si prende a
destra una cengia alla fine della quale si trova
indicato un sentiero per il rientro di chi ne aves-
se già abbastanza delle difficoltà dell’itinerario.
Si prosegue per un breve diedro appoggiato
che porta alla base di un altro impegnativo
muro dove si trova anche uno spit di sicurezza.
Superato un tratto lievemente strapiombante
si continua su rocce meno difficili arrivando su
una cengia che porta a destra a una paretina
con una staffa metallica e bella vista sul Monte
Croce di Perlè. Ci si porta su un’altra cengia che
piega a sinistra e sale obliqua a un’altra difficile
paretina con due staffe. Superatala si continua
per un aereo spigolo (forse il tratto più bello del
percorso) che termina al cospetto dell’ennesi-
mo salto di roccia. Qui, oltre al cavo metallico,
si trova anche una catena messa apposta per
facilitare la progressione che supera un tratto
strapiombante. Una cengia a sinistra, un salto di
roccia meno impegnativo, una cengia a destra,
una piccola parete appoggiata e un facile tratto
poi l’ultima cengia e l’ultima parete che obli-
qua a sinistra. Infine, per facili roccette, si arriva
alla croce della vetta della Punta Pelada (632
m, 1,45 h). Continuando sul crinale si scende
brevemente a una selletta (610 m ca.), da dove
si può salire a Cima Crènch (raggiungibile in
mezz’ora) o scendere a destra percorrendo
al contrario il sentiero descritto nell’itinerario
principale. Da evitare in caso di neve o ghiaccio
(attrezzatura: casco, set da ferrata, consigliabile
una corda per ogni evenienza).
DA VEDERE IN ZONA
Cime di Preonde (757 m - 744 m): doppia cima erbosa e rocciosa vicina alla Cocca d’Idro,
sella tra il Monte Croce di Perlè e la Cima Crènch. Sono separate da una sella erbosa quotata
692 m detta Sella di Preonde, situata sopra la grande galleria della strada Idro-Capovalle.
Devono il nome alla sottostante frazioncina di Idro e presentano ripidi e dirupati fianchi,
coperti di fitti boschi a est e in parte rocciosi e friabili a nord ovest. Le cime vengono salite
molto raramente per esili tracce lungo pendii invasi dalla vegetazione in meno di mezz’ora
partendo dalla Sella di Preonde, raggiungibile da Vantone per la Val Tombe e la Cocca di
Meghè.
Pilastro di Mezzogiorno (500 m): affioramento roccioso calcareo alla base del Monte
Tresegno che si erge nella parte sommitale di quella bancata rocciosa che, partendo quasi
dalle sponde del Chiese nei pressi di Barghe, sale verso nord est in direzione della dorsale
boscosa Tresegno - Monte Colmo. Si tratta di una delle falesie più note e apprezzate della
Valle Sabbia e offre numerose vie di arrampicata su roccia sempre buona, verticale o stra-
piombante, ben chiodate a spit e fix.
76
Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali
m) dove si tiene la sinistra; la stradina diventa
sterrata, passa accanto a una casa e incrocia
altre due stradine che si lasciano a destra. Ci
si infila in un viottolino che corre tra due case
e si prosegue su un sentiero che va deciso a
infilarsi nel bosco. Dopo un primo tratto a mez-
zacosta, poco prima della palestra di roccia, si
incontra un altro bivio. Diritti si va alla palestra
e all’attacco della via ferrata. Si prende a destra
e con una serie di tornanti si risale il pendio che
si fa man mano più ripido. Si passa accanto a
un’altra piccola palestra di roccia con una carat-
teristica finestra nella roccia, lasciando a sinistra
un cocuzzolo con bella vista sul basso lago e
una postazione di guerra sul versante nord. Si
continua a salire per una stretta e ripida valle-
cola con strette svolte e un paio di passaggi su
base rocciosa che precedono di poco l’arrivo in
cresta in corrispondenza di una selletta erbosa
(610 m ca.), dove alcune frecce indicano di an-
dare a destra (a sinistra si sale alla Punta Pelada;
consigliabile però una breve deviazione a sini-
stra per raggiungerla e avere un bell’anticipo
di quel che sarà il panorama che attende sulla
cima principale). Si torna alla selletta erbosa e si
prosegue sul crinale boscoso sospeso sul lago,
si aggira un breve salto roccioso, si torna sul
crinale e si passa accanto a una galleria della
Seconda Guerra Mondiale con una panorami-
ca feritoia su Crone e il basso lago (consiglia-
bile una visita). Pochi metri dopo la galleria si
supera un goletto e si piega a destra per facili
roccette che conducono sul pianoro sommitale
della cima con una targa commemorativa posta
nel 2002 dal Gruppo Sentieri Attrezzati Idro in
occasione dell’anno internazionale delle mon-
tagne (1,10 h).
DISCESA
Dalla cima si scende per un sentierino verso
nord e, rapidamente, si raggiunge la sella detta
Cocca d’Idro (683 m). Si lascia a sinistra una
stradina sterrata e si prende (frecce) un sentiero
che scende nel vallone compreso tra la Cima
Crènch e le Cime di Preonde, raggiungendo la
strada Idro-Capovalle. La si segue a destra sino
al primo tornante dove, a destra, si stacca (frec-
ce) un largo sentiero che porta al bivio di quota
415 metri e quindi al punto di partenza (0,35 h).
NOTE
Via Ferrata Crènch: si chiama così ma in re-
altà arriva sulla Punta Pelada. Costituisce una
divertente salita su buona roccia, ottimamente
attrezzata con cavi metallici, catene e fittoni che
supera una serie di piccole pareti, aerei spigoli
e cenge, realizzata nel 2007 dai volontari del
Gruppo Sentieri Attrezzati Idro. Si parte da Cro-
ne e si segue l’itinerario principale fino al bivio
poco prima della palestra. Si lascia a destra il
sentiero che porta direttamente a Cima Crènch
e si arriva ai piedi della palestra e, appena dopo,
all’inizio della ferrata (0,15 h). Un breve traver-
so a destra e subito si sale su un impegnativo
muro di circa 20 metri ben appigliato. Seguono
altri salti di roccia un po’ meno difficili e si arriva
La targa commemorativa sulla cima
Passaggio sulla via ferrata
Gruppo Pizzocolo-Zingla-Manos l Cima Crènch
237
Cima Capi è l’ardito sperone roccioso a picco
sul Lago di Garda all’estremità sud orientale
del magico Sottogruppo della Rocchetta. Una
delle mete più frequentate dell’Alto Garda ac-
cessibile solo da escursionisti esperti con attrez-
zatura da ferrata. Vista dalla strada che sale a
Pregàsina appare come un’elegante piramide
appuntita, il cui candore delle rocce contrasta
con l’azzurro del lago. Localmente è anche
detta Cimegoi e la sua intera parete sud è
chiamata Sperone. Numerosi itinerari raggiun-
gono la vetta: il più gettonato è il primo tratto
del Sentiero Fausto Susatti che parte da Riva e
supera l’aereo e panoramico spigolo sud del-
la montagna, percorso per la prima volta già
nel 1908 da Arturo Ehrne. Durante la guerra
1915-18 era un munito caposaldo delle prime
linee austriache che comprendevano anche il
“Defensionsmaurer” (muro di difesa), un forti-
no con una guarnigione di 100 uomini ubicato
vicino alla cascata del Ponale e intagliato nella
roccia. Tutta la montagna è ricchissima di resti
militari: caverne, gallerie, muri a secco, posti di
guardia, trincee scavate nella roccia, feritoie,
osservatori costringono a ricordare le sofferen-
ze di chi lassù c’è andato a combattere l’inutile
Grande Guerra.
ACCESSO
Da Riva del Garda, superata la galleria che porta
in Val di Ledro, girare a destra e raggiungere il
paese di Biacesa (sinistra provenendo dalla Val
di Ledro). Entrati in paese girare a destra fino
all’ampio parcheggio presso il parco giochi.
DESCRIZIONE
Percorrere la via principale di Biacesa seguendo
le indicazioni dei cartelli segnaletici per la Val
Vasotina (sent. 417), a un fontanile girare a de-
stra e seguire la stradina asfaltata fino al bivio
con le Case Caregna e le indicazioni a destra
per il Senter del Bech (fontanella). Il sentiero
attraversa a mezzacosta il rado bosco e percorre
in saliscendi il versante meridionale della Roc-
ca e quello sud orientale di Cima Capi. Al bivio
con il Sentiero Attrezzato delle Laste (567 m,
innesto del rientro) si prosegue dritti per il sent.
470. Raggiunto un suggestivo belvedere appare
improvviso lo specchio dell’Alto Benaco e, con
un tratto più ripido, si perviene a una selletta
erbosa e rocciosa sulla cresta sud di Cima Capi
(600 m ca., 1 h ca.), dove si lascia il sent. 470 a
favore del 405 che sale dalla Val Sperone. Qui
inizia il tratto più bello del percorso, il Sentie-
ro Fausto Susatti: le rocce dello sperone pun-
tano verso l’alto, mentre in basso si stende il
fantastico colore azzurro del Lago di Garda. Si
passa accanto ad alcuni resti di postazioni mili-
tari austriache della Grande Guerra e si supera
un primo camino roccioso, per poi giungere ai
piedi di una bianca parete accanto a una vec-
chia grotta di guerra. Alla sua sinistra un altro
cavo metallico porta gradatamente sul versante
236
CIMA CAPI
Sulle bianche rocce dell’ardito sperone che domina Riva e l’alto lago
053
Sottogruppo della Rocchetta
PUNTO DI PARTENZA: Biacesa (418 m)
QUOTA: 909 m
DISLIVELLO SALITA: 491 m
TEMPO SALITA/TOTALE: 2,10/4 h
TIPO DI PERCORSO: via ferrata e sentieri
attrezzati
PUNTI DI APPOGGIO: Biv. Arcioni
(S. Giovanni, 860 m)
ATTREZZATURA: caschetto da roccia e set
da ferrata
PERIODO CONSIGLIATO: tutto l’anno in
assenza di neve
DIFFICOLTÀ: EEA
Cima Capi vista dalla Cima al Bal
(rosso: salita; giallo:discesa)
Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali
Cima Capi con il tracciato della Ferrata Susatti
vista da Cima Nodice
Gruppo Rocchetta-Tofino-Altissimo l Cima Capi
239238
Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali
di Ledro, si supera un camino e un tratto un
po’ esposto attrezzato con pioli, raggiungendo il
tratto più verticale della salita: una successione
di diedri fessurati e placche lungo cui si arram-
pica guadagnando velocemente quota senza
troppe difficoltà. Superato un altro camino si
arriva a una bella e breve traversata sulla cresta
rocciosa. Giunti sull’anticima il pendio si addol-
cisce e, camminando sul largo e boscoso crinale
costeggiando le vecchie trincee (possibile visi-
tare qualche caverna), si raggiunge una grotta
oltre la quale alcuni cavi metallici permettono di
superare l’ultimo camino. Per un breve tratto di
bosco si guadagna la bandiera posta sulla cima
(1,10 h), da cui si ammirano le vicine montagne
dello Stivo e del Monte Baldo.
DISCESA
Si scende brevemente sul versante opposto
alla cima e si risale un breve e suggestivo tratto
di cresta, riparato come fosse una trincea, che
offre un incredibile spettacolo sulla parete est
di Cima Capi e sulla sottostante Val Sperone.
Giunti a un bivio si tiene la sinistra (a destra si
va alla Bocca d’Enzima) imboccando il Sentie-
ro Attrezzato Mario Foletti (n. 406), realizzato
dalla SAT di Riva e dedicato a tale alpinista,
del locale Gruppo Rocciatori, morto nel 1978.
Il sentiero segue la trincea in calcestruzzo e si
avvicina a una parete con feritoie scavate nella
roccia, quindi si supera in traversata una liscia
placconata con pioli e cavo metallico (targa in
memoria di Foletti), cui seguono alcune scale e
una cengia obliqua in salita. Un’altra traversata
esposta su pioli in ferro precede la discesa per
un camino e altri tratti attrezzati con qualche ri-
pido salto fino ad arrivare nel bosco. Si continua
su un comodo e ripido sentiero e si raggiunge
il Biv. Arcioni (860 m, 0,50 h), dedicato al Ten.
Francesco Arcioni perito sullo Sperone nell’apri-
le 1916, e la vicina Chiesa di San Giovanni.
Il bivacco può essere raggiunto più direttamen-
te scendendo per il versante opposto della vet-
ta di Cima Capi fino all’uscita delle gallerie di
guerra e seguendo in discesa il sent. 471 con
qualche salto roccioso attrezzato e una scala di
una decina di metri che consente di entrare nel-
le gallerie. Seguendo la segnaletica all’interno
dei tunnel con feritoie e finestre se ne esce sul
sentiero che conduce al bivacco.
Dal bivacco si può scendere per scomodo e ripi-
do sentiero a gradoni e scivolosi tratti lastricati o
seguire il sent. 471 (Sentiero Attrezzato delle La-
ste di San Giovanni), che percorre le placconate
e la fascia rocciosa sotto la chiesa ben visibili dal
parcheggio di Biacesa. Per cenge, salti rocciosi
e ripido sentiero fra ruderi e gallerie di guerra
si raggiunge l’incrocio con il sent. 470 percorso
all’andata (567 m, 0,40 h), che si segue a ritroso
fino a tornare a Biacesa (0,20 h, EEA).
NOTE
Partenza da Riva del Garda (70 m): arrivando
a Riva del Garda da Limone, appena a destra
dell’ultima galleria, si trova l’Hotel Excelsior,
presso cui inizia l’itinerario. Le possibilità di par-
cheggio sono un po’ scarse, ma verso Riva si
trovano migliori probabilità di trovare un posto,
sebbene il costo dei parcheggi sia abbastanza
esoso. L’inizio dell’itinerario è indicato dalle ab-
bondanti segnalazioni del Sentiero del Ponale
che la sezione SAT di Riva ha voluto dedicare
alla memoria di Giacomo Cis. Lasciato a destra
il sentiero che porta alla palestra di roccia detta
“La Ponta” si supera la prima galleria, dove un
pannello ricorda agli appassionati di mountain
bike alcune elementari regole di comportamen-
to tra cui quella secondo cui gli escursionisti a
piedi hanno la precedenza. Uno splendido pa-
norama accompagna già i primi passi: il lago,
l’abitato di Riva sormontato dal Monte Stivo, il
Monte Altissimo di Nago. Arrivati alle terza gal-
leria, appena prima, è consigliabile una breve
deviazione a sinistra per visitare i panoramici ru-
deri di alcune postazioni di difesa costruite dagli
Austriaci prima della Grande Guerra. Si prose-
gue ancora lungo la stradina, si supera la quarta
galleria e si arriva al solco della Val Sperone, la
selvaggia valle ai piedi dell’imponente parete
est di Cima Capi. Dopo ca. 200 metri (0,20 h) si
abbandona il Sentiero del Ponale per prendere
a destra il sentiero per Cima Capi. Si sale zigza-
gando sulla destra orografica della Val Sperone
e, con una lunga traversata sotto la parete est,
si sale fino a una selletta erbosa e rocciosa sullo
sperone sud (600 m ca., 0,50 h). Quindi come
descritto nella salita da Biacesa.
Ritorno per la Bocca d’Enzima: da Cima Capi
si continua lungo il Sentiero Fausto Susatti pro-
Passaggi attrezzati in salita (foto Guglielmo Losio)
Verso la punta (foto Matteo Pasotti)
Gruppo Rocchetta-Tofino-Altissimo l Cima Capi
LA ROCCA (o Sperone)
Sullo sperone che guarda il cielo
Sottogruppo della Rocchetta
PUNTO DI PARTENZA: Biacesa (418 m)
QUOTA: 1089 m
DISLIVELLO SALITA: 671 m
TEMPO SALITA/TOTALE: 2/3,30 h
TIPO DI PERCORSO: sentieri con tratti
attrezzati e gallerie di guerra
PUNTI DI APPOGGIO: Biv. Arcioni
(S. Giovanni, 860 m)
ATTREZZATURA: caschetto da roccia, set da
via ferrata, lampada frontale
PERIODO CONSIGLIATO:
primavera - autunno
DIFFICOLTÀ: EEA
La Rocca vista da Biacesa
054
241240
Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali
cedendo lungo la cresta nord ovest tra trincera-
menti e resti di camminamenti militari; si lascia
a sinistra il sentiero che scende al Biv. Arcioni e
si scende sul versante della Val Sperone lungo
una cengia abbastanza esposta. Una lunga tra-
versata porta sotto Bocca Sperone (un sentiero
sale a sinistra al vicino valico) e si continua alla
testata della Val Sperone sotto le rocce della
Corna Frea, raggiungendo la Bocca d’Enzima
(880 m, 0,40 h). Da qui si segue a ritroso l’i-
tinerario n. 55 dei Monti di Riva fino a Riva del
Garda (0,40 h, EE).
DA VEDERE IN ZONA
Il “Defensionmauer” è un vecchio “muro di difesa” austriaco contro il quale nulla poterono
gli inutili assalti delle truppe italiane che il 10 aprile 1916 lo conquistarono solo per breve
tempo: fu in pratica il primo tentativo alpinistico sulla parete est di Cima Capi. In Val Spe-
rone, sotto le postazioni austriache, riuscirono ad attestarsi prime linee italiane che furono
attaccate dagli Austriaci il 20 agosto 1917 con una vera e propria impresa alpinistica: essi
si arrampicarono fin sopra le trincee italiane e le attaccarono calandosi dall’alto e combat-
tendo talvolta in piena parete. Sulla Cima Capi, nell’aprile del 1916, si concentrarono gli
sforzi italiani per accedere alla Rocchetta, con attacchi eroici ed elevate perdite, che vennero
ripetutamente respinti, obbligando i soldati italiani ad accontentarsi delle postazioni di quo-
ta 700 m. Il “Defensionmauer” è stato reso visitabile abbastanza agevolmente nel 2013
dalla SAT di Riva con un nuovo sentiero. Da Biacesa si prende a destra (freccia) una stradina
prima del bivio per il Senter del Bech. Si percorre dapprima una stradina asfaltata e poi un
sentiero nel bosco fino a raggiungere le postazioni di difesa con alcuni tratti esposti (470 m
ca., 1,15 h, E).
CENNI STORICI
La Cima Capi è stata frequentata dagli alpinisti solo dopo l’apertura della Via Fox-Stenico
sulla parete est, mentre negli ultimi decenni sono proliferate, soprattutto sulla impegna-
tiva parete orientale, belle vie di arrampicata, tra le più impegnative dell’intero bacino del
Sarca. La prima ascensione dovrebbe essere quella di Arturo Ehrne nel 1908 per la cresta
percorsa oggi dal Sentiero attrezzato Susatti. La prima via di arrampicata fu aperta da
Pino Fox e da Marino Stenico nel 1939; negli anni ‘90 e 2000 ne furono attratti fortissimi
alpinisti come Giuliano Stenghel, Paolo Calzà e Tiberio Quecchia. Il 7 luglio del 1990 Paolo
Calzà e Gino Malfer aprirono la “Via Alberi in Festa” lungo cui trovarono, inaspettata sor-
presa, una galleria di guerra (che probabilmente trafora la montagna) piena di materiale
bellico abbandonato.
In cresta dopo la cima
(foto Matteo Pasotti)
Gruppo Rocchetta-Tofino-Altissimo l La Rocca

Prealpi Gardesane Occidentali

  • 1.
    2 Sentieri d’autore lEscursioni tra Brenta e Paganella
  • 2.
    5 l Introduzione attrezzatura necessariao consigliata e quanto altro possa essere utile per documentarsi prima di effettuare la salita. Se poi si considerano anche le informazioni aggiuntive che vengono fornite su altre 80 cime vicine a quelle principali, ecco che il numero sale a un totale di 210. Le informazioni fornite in questa guida sono state raccolte dagli autori a seguito della salita di tutte le montagne considerate e grazie all’aiuto di appassionati amici e collaboratori, che hanno fornito preziose informazioni e fotografie per il completamento del lavoro. Per tutte le vie normali presentate è indispensabile un adeguato equipaggiamento, suggerito nelle relative schede. Nel caso si debba far ricorso all’attrezzatura alpinistica sarà ovviamente indispen- sabile saperla utilizzare correttamente, magari avendo frequentato un apposito corso di alpinismo con il Club Alpino Italiano o con una guida alpina. È importante non improvvisarsi rocciatori solo perché si è in possesso di un imbraco e uno spez- zone di corda! Per quanto riguarda l’allenamento si sa: il migliore allenamento per andare in montagna è... andare in montagna! In ogni caso prima di affrontare percorsi lunghi e faticosi è doveroso essere ben allenati fisicamente e in buone condizioni di salute e di alimentazione: in montagna, soprattutto con il sopraggiungere repentino di condizioni ambientali e atmosferiche avverse, lo sfinimento è un pericolo da non sottovalutare! Se affrontate con la dovuta preparazione e passione, anche le cime delle Prealpi Gardesane po- tranno offrire sicure soddisfazioni escursionistiche agli appassionati di montagna. Questa guida ha quindi l’intento di essere un ausilio per gli escursionisti che vogliano conoscere più a fondo i percorsi su queste montagne e un mezzo per mantenere viva la frequentazione di sentieri e cime in alcuni casi poco noti o quasi dimenticati. Il Lago di Garda con alcune cime delle Prealpi Gardesane Occidentali viste dalla Rocca di Manerba (foto Denis Beltrami) 4 Il Lago di Garda, lo specchio d’acqua dolce più ampio d’Italia, divide idealmente una fascia mon- tuosa denominata appunto Prealpi Gardesane. In questo volume tratteremo il settore a ovest del grande lago, cioè quel gruppo di monti, vette e creste che si staglia fino al Lago d’Idro, in territori lombardi e trentini. In una successiva opera ci spingeremo più a oriente, toccando quelle cime, contraddistinte dalle inconfondibili moli del Monte Bondone e del Monte Baldo, che digradano poi verso la pianura veneta. Spingendosi a meridione, le colline moreniche create dall’imponente ghiacciaio che ha dato origi- ne al Lago di Garda, offrono ampie possibilità escursionistiche, sia estive che invernali, con pano- rami dominati dall’azzurro specchio d’acqua e dalla corona dei monti circostanti che abbracciano lo sguardo fino alle cime dell’Appennino Tosco-Emiliano. Nonostante la quota modesta le cime delle Prealpi Gardesane permettono di soddisfare sia le preferenze degli escursionisti che le esigenze degli alpinisti, in particolare nel periodo invernale, quando le vette più elevate offrono interessantissime traversate di cresta e salite lungo pendii adatti allo scialpinismo. Non da meno sono le possibilità offerte dalle rocce di calcare e dolomia che emergono in più zone, con pareti verticali su cui sono stati ricavati sia percorsi attrezzati e vie ferrate, come nell’area di Cima Capi, sia impegnative vie di roccia, soprattutto sulle pareti intorno ad Arco che, con la sua notevole offerta di falesie e scalate su roccia, è diventato punto di riferi- mento dell’arrampicata a livello mondiale. L’escursionista amante dei percorsi lungo panoramiche creste e dorsali potrà trovare in questa gui- da numerosi itinerari per piacevoli escursioni coronate dal raggiungimento delle cime proposte, le cui vie normali non presentano in genere particolari difficoltà divenendo terreno ideale nelle mezze stagioni o in inverno. Per “via normale” o “via comune” si intende la via più facile, logica e intuitiva di salita a una cima montuosa, che generalmente coincide con la via seguita dai primi salitori. A volte alcune vie normali sono delle semplici camminate che portano sulla cima di una montagna, mentre altre co- stituiscono dei percorsi alpinistici impegnativi che richiedono competenze tecniche di arrampicata e l’utilizzo di attrezzatura alpinistica. Spesso risulta difficile reperire le informazioni relative alla salita di una cima, soprattutto se poco nota: non sempre le vie di salita, infatti, sono rappresentate sulle carte escursionistiche con la classica simbologia di sentiero a tratti rossi (sentiero ben battuto) o neri (sentiero per esperti). Molte volte la mancanza di questa rappresentazione può far perdere l’opportunità di salire una bella cima, magari per un percorso semplice. Ed è di vie normali che si occupa questa guida, che si pone l’intento di fornire informazioni detta- gliate e precise sulle vie di salita a tutte le principali vette dei gruppi montuosi che compongono questo settore delle Prealpi Lombarde Orientali. Una selezione di 130 cime a ognuna delle quali è dedicata una scheda con descrizione del percorso, dislivelli, tempi di salita e totali, difficoltà, INTRODUZIONE Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali
  • 3.
    6 l Indice 23 •Cima Avèz e Cima del Levrèr 115 24 • Cima del Fratone e Dosso della Fame 118 25 • Monte Puria e Cima Tignalga 121 26 • Punta di Retello Cima di Mughera e Punta di Baragnolo 124 27 • Dosso Piemp 127 28 • Monte Cas 129 TRE • Gruppo del Tremalzo 135 29 • Cima Mughera, Monte Zenone e Cima delle Volte 140 30 • Punta Molvina e Cima delle Sclape 143 31 • Corno della Marogna 148 32 • Monte Tremalzo e Corno Spezzato 151 33 • Col Pasovri 154 34 • Cima Casèt, Corno Piccolo, Corno Grande e Monte Corno 156 35 • Cima Tuflungo 160 36 • Corno dell’Avrinone e Cima Tiveign 163 37 • Monte Traversole, Monte Tregadone, Corna Vecchia e Corno Nero 166 38 • Punta della Brosa, Cima della Selva, Cima dei Sospiri e Dalvra Alta 169 39 • Monte Bestone 172 40 • Monte Preals 174 41 • Cima di Mughera 177 42 • Monte Carone, Cima di Vil e Punta Mois 181 43 • Punta dei Làrici e Monte Palaer 185 44 • Cima al Bal e Cima della Nara 189 45 • Cima Nodice 193 QUATTRO • Gruppo del Cadria 197 46 • Rocca Pagana e Rocca Fredda 202 47 • Monte Stigolo 206 48 • Monte Rango, Cima del Visì e Cima Borei 209 49 • Monte Vies 212 50 • Monte Campelèt e Monte Nozzolo 216 51 • Monte Cadria 220 52 • La Roda, Roccia Campei, Corno dei Guì e Corno dell’Ussol 225 CINQUE • Gruppo Rocchetta-Tofino-Altissimo 229 53 • Cima Capi 236 54 • La Rocca (o Sperone) 241 55 • Monte di Riva (o Monti di Riva) 245 56 • Grotta Dazi (o Grotta Daei) 248 57 • Cima Sat 251 58 • Rocchetta (o Cima Giochello) 254 • Introduzione 4 • Inquadramento geografico 9 • Le Prealpi Gardesane Occidentali 10 • La Grande Guerra sul fronte tra i laghi di Garda e Ledro 15 • Il Sentiero della Pace 19 • Guida alla consultazione 21 • Avvertenze 25 • In caso di emergenza: come effettuare una chiamata di soccorso 26 • Gli autori 27 • Collaboratori e ringraziamenti 28 • Cartografia di riferimento 28 • Informazioni e recapiti utili 29 • Bibliografia essenziale 30 UNO • Gruppo Pizzocolo-Zingla-Manos 31 1 • Rocca di Manerba 36 2 • La Corna e Monte di San Bartolomeo 39 3 • Monte Castello di Gaino 41 4 • Monte Pizzocolo 46 5 • Monte Forametto 50 6 • Le Marmere e Monte Spino 53 7 • Monte Pracalvis 57 8 • Monte Zingla 60 9 • Monte Besum e Monte Gallo 63 10 • Monte Colmo 66 11 • Cima Valledrane 69 12 • Monte Proace e Monte Croce di Perlè 71 13 • Cima Crènch 74 14 • Monte Carzen e Monte Manos 78 15 • Monte Pallotto 81 16 • Monte Stino 84 17 • Bezplel e Monte Cingla 87 18 • Cima Comer e Monte Denervo 91 DUE • Gruppo del Caplone 95 19 • Cima Gusaur e Cima Manga 100 20 • Monte Caplone (o Cima delle Guardie) 103 21 • Cima Tombea 107 22 • Cima Spessa 112 Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali INDICE 7
  • 4.
    98 2 3 4 5 1 TRENTO VERONA BRESCIA ROVERETO Arco Tione di Trento Affi Desenzano delGarda Riva del Garda Limone sul Garda Idro Breno Storo Esine Gavardo Salò Vobarno Malcesine Gargnano Collio Molina di Ledro Sabbio Chiese Vestone Lumezzane Gardone Val Trompia Pieve Capovalle Mori Ala Avio Garda Bussolengo Pescantina Negrar Borgo Chiese Roncone Dro Fiavè Lago di Garda Lago d’Idro V A L C A M ONICA V A LLE D EL CHIESE V A L L A G A R I N A VAL TROM PIA V . S A B B I A Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali l Inquadramento Geografico 59 • Cima Valdès 257 60 • Cima d’Oro 260 61 • Monte Cocca, Monte Tomeabrù e Monte Carèt 263 62 • Cima Parì, Cima Sclapa, Dos da Trat e Dos Seaoi 266 63 • Monte Vender 270 64 • Mazza di Pichea, Corni di Pichea, Monte Tofino e Dosso della Torta 272 65 • Monte Gaverdina (o Gavardina) 277 66 • Dos d’Enziana e Monte Cogorna 280 67 • Rodola e Monte Altissimo 284 68 • Cima Pala, Monte Solvia e Cimòn degli Orti (Friscec) 287 69 • Cima Sera 290 70 • Monte San Martino 292 71 • Monte Casale 294 72 • Monte Brento 297 73 • Monte Misone 300 74 • Monte San Pietro (o Monte Calino) 303 75 • Monte Tombio 306 76 • Monte Baone 308 77 • Colodri, Monte Colt e Croce di Ceniga 311 78 • Monte Brione 314 • Elenco complessivo in ordine alfabetico 318 La bassa costiera del Monte Brione vista da Torbole Le Prealpi Gardesane Occidentali comprendono i Monti del Garda, dalla pianura fino alla Val di Ledro, e le Alpi di Ledro, a nord della Val di Ledro fino al solco della Valle del Sarca. Comprendono cinque gruppi montuosi: Pizzocolo-Zingla-Manos (con i sottogruppi Valtenesi, Pizzocolo, Manos-Zingla, Denervo e Stino-Cingla), Caplone (con i sottogruppi del Caplone e di Cima Avèz), Tremalzo (con l’omonima catena, la Catena del Monte Corno e il Sottogruppo del Carone), Cadria (con il Sottogruppo dello Stigolo e la Catena del Cadria) e Rocchetta-Tofino-Al- tissimo (che comprende la Catena Pichea, il Sottogruppo della Rocchetta, la Catena dell’Altissi- mo e il Sottogruppo del Misone). INQUADRAMENTO GEOGRAFICO
  • 5.
    75 La Cima Crènchè una piramide boscosa e roc- ciosa a nord delle Cime di Preonde che domina l’abitato di Crone e l’intero Lago d’Idro. Poco evidente da est, si presenta dagli altri versan- ti come una piramide con rocce invase dalla vegetazione che va a gettarsi nelle acque del lago. Facili sentieri e una bella e impegnativa via ferrata che passa per la Punta Pelada ne raggiungono la vetta. La Cima Crènch non è riportata sulle carte IGM con il suo vero nome ma con quello di Cocca d’Idro, che invece è una verde e boscosa selletta a sud est della cima. Inoltre riporta, a occidente, una quota di 831 metri, più alta di Cima Crènch: provate a cercarla, una volta giunti su quest’ultima e vi accorgerete che non esiste. C’è invece al suo posto la ben più bassa Punta Pelada (633 m), anche detta Cochèt, su cui sorge una croce e dove arriva la divertente via ferrata. Splendido il panorama che dalla cima abbraccia l’Eridio, Crone, Anfo e la Rocca, la Corna Zeno e Cima Meghè, le Dolomiti di Brenta, la Rocca Paga- na, la Cima Spessa, il Monte Manos, il Monte Croce di Perlè. ACCESSO Dalla statale che sale da Vestone, raggiunta Pie- ve d’Idro, si devia a destra e ci si porta alla fra- zione di Crone. Raggiunte le ultime case a nord si parcheggia in riva al lago. DESCRIZIONE Si attraversa la strada e si prende Via Preonde (frecce), che sale asfaltata sino a un bivio (415 74 CIMA CRÈNCH Tra i colori dell’Eridio e gli aromi resinosi dei boschi C. CrènchP.ta Pelada Cocca d’Idro C. di Preonde 013 Sottogruppo Manos-Zingla PUNTO DI PARTENZA: Crone (370 m) QUOTA: 778 m DISLIVELLO SALITA: 408 m TEMPO SALITA/TOTALE: 1,10/1,45 h TIPO DI PERCORSO: sentiero segnato PUNTI DI APPOGGIO: nessuno ATTREZZATURA: normale dotazione escursionistica PERIODO CONSIGLIATO: tutto l’anno DIFFICOLTÀ: E Cima Crènch con i percorsi di salita (sinistra) e discesa (destra) Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali Il Lago d’Idro e Crone visti dalla ferrata Gruppo Pizzocolo-Zingla-Manos l Cima Crènch
  • 6.
    77 a un panoramicopoggio dove si può riposare. Un tratto di sentiero nel bosco e si prende a destra una cengia alla fine della quale si trova indicato un sentiero per il rientro di chi ne aves- se già abbastanza delle difficoltà dell’itinerario. Si prosegue per un breve diedro appoggiato che porta alla base di un altro impegnativo muro dove si trova anche uno spit di sicurezza. Superato un tratto lievemente strapiombante si continua su rocce meno difficili arrivando su una cengia che porta a destra a una paretina con una staffa metallica e bella vista sul Monte Croce di Perlè. Ci si porta su un’altra cengia che piega a sinistra e sale obliqua a un’altra difficile paretina con due staffe. Superatala si continua per un aereo spigolo (forse il tratto più bello del percorso) che termina al cospetto dell’ennesi- mo salto di roccia. Qui, oltre al cavo metallico, si trova anche una catena messa apposta per facilitare la progressione che supera un tratto strapiombante. Una cengia a sinistra, un salto di roccia meno impegnativo, una cengia a destra, una piccola parete appoggiata e un facile tratto poi l’ultima cengia e l’ultima parete che obli- qua a sinistra. Infine, per facili roccette, si arriva alla croce della vetta della Punta Pelada (632 m, 1,45 h). Continuando sul crinale si scende brevemente a una selletta (610 m ca.), da dove si può salire a Cima Crènch (raggiungibile in mezz’ora) o scendere a destra percorrendo al contrario il sentiero descritto nell’itinerario principale. Da evitare in caso di neve o ghiaccio (attrezzatura: casco, set da ferrata, consigliabile una corda per ogni evenienza). DA VEDERE IN ZONA Cime di Preonde (757 m - 744 m): doppia cima erbosa e rocciosa vicina alla Cocca d’Idro, sella tra il Monte Croce di Perlè e la Cima Crènch. Sono separate da una sella erbosa quotata 692 m detta Sella di Preonde, situata sopra la grande galleria della strada Idro-Capovalle. Devono il nome alla sottostante frazioncina di Idro e presentano ripidi e dirupati fianchi, coperti di fitti boschi a est e in parte rocciosi e friabili a nord ovest. Le cime vengono salite molto raramente per esili tracce lungo pendii invasi dalla vegetazione in meno di mezz’ora partendo dalla Sella di Preonde, raggiungibile da Vantone per la Val Tombe e la Cocca di Meghè. Pilastro di Mezzogiorno (500 m): affioramento roccioso calcareo alla base del Monte Tresegno che si erge nella parte sommitale di quella bancata rocciosa che, partendo quasi dalle sponde del Chiese nei pressi di Barghe, sale verso nord est in direzione della dorsale boscosa Tresegno - Monte Colmo. Si tratta di una delle falesie più note e apprezzate della Valle Sabbia e offre numerose vie di arrampicata su roccia sempre buona, verticale o stra- piombante, ben chiodate a spit e fix. 76 Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali m) dove si tiene la sinistra; la stradina diventa sterrata, passa accanto a una casa e incrocia altre due stradine che si lasciano a destra. Ci si infila in un viottolino che corre tra due case e si prosegue su un sentiero che va deciso a infilarsi nel bosco. Dopo un primo tratto a mez- zacosta, poco prima della palestra di roccia, si incontra un altro bivio. Diritti si va alla palestra e all’attacco della via ferrata. Si prende a destra e con una serie di tornanti si risale il pendio che si fa man mano più ripido. Si passa accanto a un’altra piccola palestra di roccia con una carat- teristica finestra nella roccia, lasciando a sinistra un cocuzzolo con bella vista sul basso lago e una postazione di guerra sul versante nord. Si continua a salire per una stretta e ripida valle- cola con strette svolte e un paio di passaggi su base rocciosa che precedono di poco l’arrivo in cresta in corrispondenza di una selletta erbosa (610 m ca.), dove alcune frecce indicano di an- dare a destra (a sinistra si sale alla Punta Pelada; consigliabile però una breve deviazione a sini- stra per raggiungerla e avere un bell’anticipo di quel che sarà il panorama che attende sulla cima principale). Si torna alla selletta erbosa e si prosegue sul crinale boscoso sospeso sul lago, si aggira un breve salto roccioso, si torna sul crinale e si passa accanto a una galleria della Seconda Guerra Mondiale con una panorami- ca feritoia su Crone e il basso lago (consiglia- bile una visita). Pochi metri dopo la galleria si supera un goletto e si piega a destra per facili roccette che conducono sul pianoro sommitale della cima con una targa commemorativa posta nel 2002 dal Gruppo Sentieri Attrezzati Idro in occasione dell’anno internazionale delle mon- tagne (1,10 h). DISCESA Dalla cima si scende per un sentierino verso nord e, rapidamente, si raggiunge la sella detta Cocca d’Idro (683 m). Si lascia a sinistra una stradina sterrata e si prende (frecce) un sentiero che scende nel vallone compreso tra la Cima Crènch e le Cime di Preonde, raggiungendo la strada Idro-Capovalle. La si segue a destra sino al primo tornante dove, a destra, si stacca (frec- ce) un largo sentiero che porta al bivio di quota 415 metri e quindi al punto di partenza (0,35 h). NOTE Via Ferrata Crènch: si chiama così ma in re- altà arriva sulla Punta Pelada. Costituisce una divertente salita su buona roccia, ottimamente attrezzata con cavi metallici, catene e fittoni che supera una serie di piccole pareti, aerei spigoli e cenge, realizzata nel 2007 dai volontari del Gruppo Sentieri Attrezzati Idro. Si parte da Cro- ne e si segue l’itinerario principale fino al bivio poco prima della palestra. Si lascia a destra il sentiero che porta direttamente a Cima Crènch e si arriva ai piedi della palestra e, appena dopo, all’inizio della ferrata (0,15 h). Un breve traver- so a destra e subito si sale su un impegnativo muro di circa 20 metri ben appigliato. Seguono altri salti di roccia un po’ meno difficili e si arriva La targa commemorativa sulla cima Passaggio sulla via ferrata Gruppo Pizzocolo-Zingla-Manos l Cima Crènch
  • 7.
    237 Cima Capi èl’ardito sperone roccioso a picco sul Lago di Garda all’estremità sud orientale del magico Sottogruppo della Rocchetta. Una delle mete più frequentate dell’Alto Garda ac- cessibile solo da escursionisti esperti con attrez- zatura da ferrata. Vista dalla strada che sale a Pregàsina appare come un’elegante piramide appuntita, il cui candore delle rocce contrasta con l’azzurro del lago. Localmente è anche detta Cimegoi e la sua intera parete sud è chiamata Sperone. Numerosi itinerari raggiun- gono la vetta: il più gettonato è il primo tratto del Sentiero Fausto Susatti che parte da Riva e supera l’aereo e panoramico spigolo sud del- la montagna, percorso per la prima volta già nel 1908 da Arturo Ehrne. Durante la guerra 1915-18 era un munito caposaldo delle prime linee austriache che comprendevano anche il “Defensionsmaurer” (muro di difesa), un forti- no con una guarnigione di 100 uomini ubicato vicino alla cascata del Ponale e intagliato nella roccia. Tutta la montagna è ricchissima di resti militari: caverne, gallerie, muri a secco, posti di guardia, trincee scavate nella roccia, feritoie, osservatori costringono a ricordare le sofferen- ze di chi lassù c’è andato a combattere l’inutile Grande Guerra. ACCESSO Da Riva del Garda, superata la galleria che porta in Val di Ledro, girare a destra e raggiungere il paese di Biacesa (sinistra provenendo dalla Val di Ledro). Entrati in paese girare a destra fino all’ampio parcheggio presso il parco giochi. DESCRIZIONE Percorrere la via principale di Biacesa seguendo le indicazioni dei cartelli segnaletici per la Val Vasotina (sent. 417), a un fontanile girare a de- stra e seguire la stradina asfaltata fino al bivio con le Case Caregna e le indicazioni a destra per il Senter del Bech (fontanella). Il sentiero attraversa a mezzacosta il rado bosco e percorre in saliscendi il versante meridionale della Roc- ca e quello sud orientale di Cima Capi. Al bivio con il Sentiero Attrezzato delle Laste (567 m, innesto del rientro) si prosegue dritti per il sent. 470. Raggiunto un suggestivo belvedere appare improvviso lo specchio dell’Alto Benaco e, con un tratto più ripido, si perviene a una selletta erbosa e rocciosa sulla cresta sud di Cima Capi (600 m ca., 1 h ca.), dove si lascia il sent. 470 a favore del 405 che sale dalla Val Sperone. Qui inizia il tratto più bello del percorso, il Sentie- ro Fausto Susatti: le rocce dello sperone pun- tano verso l’alto, mentre in basso si stende il fantastico colore azzurro del Lago di Garda. Si passa accanto ad alcuni resti di postazioni mili- tari austriache della Grande Guerra e si supera un primo camino roccioso, per poi giungere ai piedi di una bianca parete accanto a una vec- chia grotta di guerra. Alla sua sinistra un altro cavo metallico porta gradatamente sul versante 236 CIMA CAPI Sulle bianche rocce dell’ardito sperone che domina Riva e l’alto lago 053 Sottogruppo della Rocchetta PUNTO DI PARTENZA: Biacesa (418 m) QUOTA: 909 m DISLIVELLO SALITA: 491 m TEMPO SALITA/TOTALE: 2,10/4 h TIPO DI PERCORSO: via ferrata e sentieri attrezzati PUNTI DI APPOGGIO: Biv. Arcioni (S. Giovanni, 860 m) ATTREZZATURA: caschetto da roccia e set da ferrata PERIODO CONSIGLIATO: tutto l’anno in assenza di neve DIFFICOLTÀ: EEA Cima Capi vista dalla Cima al Bal (rosso: salita; giallo:discesa) Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali Cima Capi con il tracciato della Ferrata Susatti vista da Cima Nodice Gruppo Rocchetta-Tofino-Altissimo l Cima Capi
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    239238 Vie Normali lPrealpi Gardesane Occidentali di Ledro, si supera un camino e un tratto un po’ esposto attrezzato con pioli, raggiungendo il tratto più verticale della salita: una successione di diedri fessurati e placche lungo cui si arram- pica guadagnando velocemente quota senza troppe difficoltà. Superato un altro camino si arriva a una bella e breve traversata sulla cresta rocciosa. Giunti sull’anticima il pendio si addol- cisce e, camminando sul largo e boscoso crinale costeggiando le vecchie trincee (possibile visi- tare qualche caverna), si raggiunge una grotta oltre la quale alcuni cavi metallici permettono di superare l’ultimo camino. Per un breve tratto di bosco si guadagna la bandiera posta sulla cima (1,10 h), da cui si ammirano le vicine montagne dello Stivo e del Monte Baldo. DISCESA Si scende brevemente sul versante opposto alla cima e si risale un breve e suggestivo tratto di cresta, riparato come fosse una trincea, che offre un incredibile spettacolo sulla parete est di Cima Capi e sulla sottostante Val Sperone. Giunti a un bivio si tiene la sinistra (a destra si va alla Bocca d’Enzima) imboccando il Sentie- ro Attrezzato Mario Foletti (n. 406), realizzato dalla SAT di Riva e dedicato a tale alpinista, del locale Gruppo Rocciatori, morto nel 1978. Il sentiero segue la trincea in calcestruzzo e si avvicina a una parete con feritoie scavate nella roccia, quindi si supera in traversata una liscia placconata con pioli e cavo metallico (targa in memoria di Foletti), cui seguono alcune scale e una cengia obliqua in salita. Un’altra traversata esposta su pioli in ferro precede la discesa per un camino e altri tratti attrezzati con qualche ri- pido salto fino ad arrivare nel bosco. Si continua su un comodo e ripido sentiero e si raggiunge il Biv. Arcioni (860 m, 0,50 h), dedicato al Ten. Francesco Arcioni perito sullo Sperone nell’apri- le 1916, e la vicina Chiesa di San Giovanni. Il bivacco può essere raggiunto più direttamen- te scendendo per il versante opposto della vet- ta di Cima Capi fino all’uscita delle gallerie di guerra e seguendo in discesa il sent. 471 con qualche salto roccioso attrezzato e una scala di una decina di metri che consente di entrare nel- le gallerie. Seguendo la segnaletica all’interno dei tunnel con feritoie e finestre se ne esce sul sentiero che conduce al bivacco. Dal bivacco si può scendere per scomodo e ripi- do sentiero a gradoni e scivolosi tratti lastricati o seguire il sent. 471 (Sentiero Attrezzato delle La- ste di San Giovanni), che percorre le placconate e la fascia rocciosa sotto la chiesa ben visibili dal parcheggio di Biacesa. Per cenge, salti rocciosi e ripido sentiero fra ruderi e gallerie di guerra si raggiunge l’incrocio con il sent. 470 percorso all’andata (567 m, 0,40 h), che si segue a ritroso fino a tornare a Biacesa (0,20 h, EEA). NOTE Partenza da Riva del Garda (70 m): arrivando a Riva del Garda da Limone, appena a destra dell’ultima galleria, si trova l’Hotel Excelsior, presso cui inizia l’itinerario. Le possibilità di par- cheggio sono un po’ scarse, ma verso Riva si trovano migliori probabilità di trovare un posto, sebbene il costo dei parcheggi sia abbastanza esoso. L’inizio dell’itinerario è indicato dalle ab- bondanti segnalazioni del Sentiero del Ponale che la sezione SAT di Riva ha voluto dedicare alla memoria di Giacomo Cis. Lasciato a destra il sentiero che porta alla palestra di roccia detta “La Ponta” si supera la prima galleria, dove un pannello ricorda agli appassionati di mountain bike alcune elementari regole di comportamen- to tra cui quella secondo cui gli escursionisti a piedi hanno la precedenza. Uno splendido pa- norama accompagna già i primi passi: il lago, l’abitato di Riva sormontato dal Monte Stivo, il Monte Altissimo di Nago. Arrivati alle terza gal- leria, appena prima, è consigliabile una breve deviazione a sinistra per visitare i panoramici ru- deri di alcune postazioni di difesa costruite dagli Austriaci prima della Grande Guerra. Si prose- gue ancora lungo la stradina, si supera la quarta galleria e si arriva al solco della Val Sperone, la selvaggia valle ai piedi dell’imponente parete est di Cima Capi. Dopo ca. 200 metri (0,20 h) si abbandona il Sentiero del Ponale per prendere a destra il sentiero per Cima Capi. Si sale zigza- gando sulla destra orografica della Val Sperone e, con una lunga traversata sotto la parete est, si sale fino a una selletta erbosa e rocciosa sullo sperone sud (600 m ca., 0,50 h). Quindi come descritto nella salita da Biacesa. Ritorno per la Bocca d’Enzima: da Cima Capi si continua lungo il Sentiero Fausto Susatti pro- Passaggi attrezzati in salita (foto Guglielmo Losio) Verso la punta (foto Matteo Pasotti) Gruppo Rocchetta-Tofino-Altissimo l Cima Capi
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    LA ROCCA (oSperone) Sullo sperone che guarda il cielo Sottogruppo della Rocchetta PUNTO DI PARTENZA: Biacesa (418 m) QUOTA: 1089 m DISLIVELLO SALITA: 671 m TEMPO SALITA/TOTALE: 2/3,30 h TIPO DI PERCORSO: sentieri con tratti attrezzati e gallerie di guerra PUNTI DI APPOGGIO: Biv. Arcioni (S. Giovanni, 860 m) ATTREZZATURA: caschetto da roccia, set da via ferrata, lampada frontale PERIODO CONSIGLIATO: primavera - autunno DIFFICOLTÀ: EEA La Rocca vista da Biacesa 054 241240 Vie Normali l Prealpi Gardesane Occidentali cedendo lungo la cresta nord ovest tra trincera- menti e resti di camminamenti militari; si lascia a sinistra il sentiero che scende al Biv. Arcioni e si scende sul versante della Val Sperone lungo una cengia abbastanza esposta. Una lunga tra- versata porta sotto Bocca Sperone (un sentiero sale a sinistra al vicino valico) e si continua alla testata della Val Sperone sotto le rocce della Corna Frea, raggiungendo la Bocca d’Enzima (880 m, 0,40 h). Da qui si segue a ritroso l’i- tinerario n. 55 dei Monti di Riva fino a Riva del Garda (0,40 h, EE). DA VEDERE IN ZONA Il “Defensionmauer” è un vecchio “muro di difesa” austriaco contro il quale nulla poterono gli inutili assalti delle truppe italiane che il 10 aprile 1916 lo conquistarono solo per breve tempo: fu in pratica il primo tentativo alpinistico sulla parete est di Cima Capi. In Val Spe- rone, sotto le postazioni austriache, riuscirono ad attestarsi prime linee italiane che furono attaccate dagli Austriaci il 20 agosto 1917 con una vera e propria impresa alpinistica: essi si arrampicarono fin sopra le trincee italiane e le attaccarono calandosi dall’alto e combat- tendo talvolta in piena parete. Sulla Cima Capi, nell’aprile del 1916, si concentrarono gli sforzi italiani per accedere alla Rocchetta, con attacchi eroici ed elevate perdite, che vennero ripetutamente respinti, obbligando i soldati italiani ad accontentarsi delle postazioni di quo- ta 700 m. Il “Defensionmauer” è stato reso visitabile abbastanza agevolmente nel 2013 dalla SAT di Riva con un nuovo sentiero. Da Biacesa si prende a destra (freccia) una stradina prima del bivio per il Senter del Bech. Si percorre dapprima una stradina asfaltata e poi un sentiero nel bosco fino a raggiungere le postazioni di difesa con alcuni tratti esposti (470 m ca., 1,15 h, E). CENNI STORICI La Cima Capi è stata frequentata dagli alpinisti solo dopo l’apertura della Via Fox-Stenico sulla parete est, mentre negli ultimi decenni sono proliferate, soprattutto sulla impegna- tiva parete orientale, belle vie di arrampicata, tra le più impegnative dell’intero bacino del Sarca. La prima ascensione dovrebbe essere quella di Arturo Ehrne nel 1908 per la cresta percorsa oggi dal Sentiero attrezzato Susatti. La prima via di arrampicata fu aperta da Pino Fox e da Marino Stenico nel 1939; negli anni ‘90 e 2000 ne furono attratti fortissimi alpinisti come Giuliano Stenghel, Paolo Calzà e Tiberio Quecchia. Il 7 luglio del 1990 Paolo Calzà e Gino Malfer aprirono la “Via Alberi in Festa” lungo cui trovarono, inaspettata sor- presa, una galleria di guerra (che probabilmente trafora la montagna) piena di materiale bellico abbandonato. In cresta dopo la cima (foto Matteo Pasotti) Gruppo Rocchetta-Tofino-Altissimo l La Rocca