1
      PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE
              Felice Carugati e Patrizia Selleri


             Capitolo 5. Le classi
                       Insegnanti



                           Processi
                      di apprendimento

    Saperi                                         Alunni
La classe :
  il cuore della relazione educativa

       Contesto entro il quale:
 si realizza l’interazione insegnanti-
alunni
 elementi di natura psicosociale
contribuiscono    alla    costruzione
collettiva    dei      processi    di
apprendimento
                  •
                   2
Nella classe si trasmettono conoscenze
                                     3

                o saperi?



       conoscenze                          saperi

  -   tacita
                                  Risultato della selezione,
  -   esplicita
                                    effettuata dai sistemi
  -   dichiarativa
                                 scolastici, delle conoscenze
  -   procedurale
                                  da trasmettere agli alunni
  -   condizionale


                         Influenzati
                     da storia e cultura
La trasposizione didattica dei saperi


         Obiettivi e contenuti ministeriali
               “oggetti dei saperi”


  vengono trasformati dagli insegnanti

Caratteristiche della classe       Pratiche didattiche



            “oggetti di insegnamento”

                               4
Nella scuola italiana:
           micro-contratti didattici



      Alunno 1                       Insegnante 1

Alunno 2
                                               Insegnante 2

Alunno 3                                        Insegnante 3




             Sapere 1              Sapere 3

                        Sapere 2
                            5
I saperi: la matematica

Tre filoni di ricerca in ambito psicologico si sono
occupati    di   descrivere    la    comprensione    e
l’apprendimento     dei   concetti    matematici    da
parte degli alunni:
- studi sullo sviluppo cognitivo
- studi sulle attività degli alunni
- studi sull’interazione sociale con soggetti
esperti
                           6
Studi sullo sviluppo cognitivo
“i bambini devono prima raggiungere un certo livello di
sviluppo cognitivo, poi possono comprendere certe
nozioni matematiche”
            Studi sulle attività degli alunni

“le risposte date dagli alunni ai problemi matematici
sono il risultato di una negoziazione fra situazione di
interrogazione, ricostruzione degli scopi comuni,
conoscenze possedute”
Studi sull’interazione sociale con soggetti esperti
riconducibile   all’idea   Vygotskiana    che    introduce
“l’importanza    della    cultura   come    contesto    di
apprendimento”       (es.: differenze linguistiche; Euro;
strada vs. scuola)
                            7
Il caso dell’informatica,
 un nuovo sapere caratterizzato da:
• Insegnanti “novizi”
• Struttura e organizzazione delle lezione
• Come predisporre le valutazioni
• Gestire un approccio alla materia da parte
degli alunni strutturato su strategie per “prove
ed errori”




                        8
Per comprendere le dinamiche che
 caratterizzano l’introduzione di un
  nuovo sapere (livelli di Doise):


        - Livello di rappresentazioni
           (l’importanza dell’informatica)
 - Livello posizionale (contrasto tra posizioni)
- Livello interpersonale situazionale
              (condivisione e confronto vs. ostilità)
     - Livello intra-individuale (capacità
                 dell’insegnante)

                          9
L’organizzazione della classe


 influenza la qualità del processo di
    insegnamento e apprendimento

                 Classi            Team
Organizzazione   aperte           docente
                          Orari
   modulare
                                            Compresenze



                          10
Le proprietà del contesto di classe
                         (Doyle, 1986)

- multidimensionalità: accadono molti eventi nel corso di una
lezione
- simultaneità: molti eventi accadono contemporaneamente
- immediatezza: c’è poco tempo per pensare a “cosa/come
fare”
- imprevedibilità: gli eventi sono spesso inaspettati
- pubblicità: tutto accade sotto gli occhi di tutti
- storicità: condivisione di eventi e regole; si costruisce una
“storia in comune”




                                11
Quali interazioni in classe ?

Insegnanti- Alunni                     Alunni - Alunni
Relazione asimmetrica                 Relazione tra pari
- Obiettivi dell’insegnante           Socializzazione
(sulla base di: personalità,
valori professionali, modello
                                      La cultura dei pari:
                                      1- partecipazione alla vita
di alunno, ecc.)
                                      sociale
- Obiettivi dell’alunno               2- gestione di aspetti difficili
                                      della vita quotidiana
(sulla base di: valutazione
                                      3- negoziazione delle regole
in pubblico, desiderio di fare
                                      degli adulti
bella figura, richieste dei
genitori, ecc.)

                                 12
Le classi come contesti culturali

        Le classi appartengono a una scuola
             che ha una propria cultura.
 Attraverso l’insegnamento vengono veicolati valori,
   norme, condotte e modalità di comunicazione
                  tipiche del contesto

           RICERCHE SU STUDENTI:
Matusov e colleghi (1997):
                                        Cobb e colleghi (1991):
     contesti di classe
progressisti (collaborazione
 insegnanti-genitori-alunni;          ruolo di un insegnante che
                                    costruisce la cultura della classe
 collaborazione nei compiti)
                                       (ascolto, problem solving,
  e tradizionali (controllo
                                         autovalutazione, ecc.)
sull’esecuzione del compito)
                               13
L’attività di insegnamento:
      creare Zoped per gli alunni


• aiuto e assistenza dell’esperto   sociale

      • autoregolazione

  • prestazione autonoma e individuale
          consapevole


                     14
Creare una Zoped vuol dire per gli
                insegnanti…



   … saper creare contesti di attività
nei quali costruire attraverso le interazioni
      (intersoggettività, es: tutoring)
  la produzione congiunta di contenuti /
         azioni dirette a uno scopo


                      15
Senza una condivisione qui e ora dei
punti di vista reciproci e degli obiettivi di un’attività,
     nessun individuo può aiutare efficacemente
       il partner nella produzione di un risultato;
    non può influenzare la costruzione di strutture
 cognitive e non può neppure essere influenzato dalle
              risorse dell’altro o del gruppo



       Zoped fra                      Zoped fra
       insegnanti                       alunni

                            16
Chi sono gli insegnanti efficaci?

     coloro che, realizzando una Zoped,…

   ATTENTI AL SINGOLO E ALLA CLASSE
   DIDATTICA CHIARA E PIANIFICATA
   ATTENTI AI PROCESSI DI COMPRENSIONE
   VARIANO LE PROPOSTE, GLI ESERCIZI
   LAVORANO SUL CONFLITTO SOCIO-COGNITIVO
    (NEGOZIAZIONE, MESSA IN DISCUSSIONE)


                 aspetto della responsabilità
                     dell’apprendimento
                       17
Chi sono gli insegnanti efficienti?

       coloro che, realizzando una Zoped,…
 SANNO GESTIRE LA CLASSE
 SONO DISPONIBILI, NON LIMITANO IL LORO IMPEGNO
 INSTAURANO RAPPORTI AMICHEVOLI CON I
COLLEGHI, CON GLI ALUNNI E CON LE FAMIGLIE
 GOVERNANO CON CHIAREZZA LE REGOLE
 SI FANNO CARICO DEI PROBLEMI DEGLI ALUNNI

                    aspetto dell’organizzazione
                            del lavoro
  18
Il ruolo degli alunni



Rappresentazioni                 Prospettive di
della scuola                     studio
“dovere/piacere”                 “perché studio?”


                       alunno
          insegnante            sapere


             successo / insuccesso
                   scolastico
                        19
VARIABILI PSICOLOGICHE
    che influiscono nell’apprendimento



• AUTOSTIMA E AUTOEFFICACIA

 • PENSIERI DISFUNZIONALI

  • ATTRIBUZIONI DI CAUSA



                    20
AUTOSTIMA
• Percezione complessiva del nostro
  valore (problemi di autostima =
  comportamenti inadeguati, distruttivi,
  disagi di vario genere e disturbi
  psicotici).

• Circolo vizioso/virtuoso con
  comportamenti e scelte

                   21
“Sana”
              • in pace con se stessi e con gli altri;

             • non sentirsi sopraffatti, né sopraffare;

• responsabilità delle proprie scelte, realismo e, al tempo stesso,
                 fiducia nelle proprie possibilità;
• mettersi in gioco se si tratta di impegni compatibili con i propri
                         valori e obiettivi;
     • accettare le proprie emozioni come una componente
                     fondamentale della vita;
• modificare gli aspetti della realtà che possono essere modificati
                                  22
“Distorta”                                      23

 • Rinunciatario (non volersi bene, non stimarsi abbastanza; ogni
         piccolo impegno sembra rappresentare un problema
   insormontabile; gli altri vengono considerati sempre più bravi,
      sicuri, capaci, fortunati. Atteggiamento esteriore docile e
     remissivo, ma interiormente arrabbiati con gli altri e con il
                  mondo). PASSIVITÀ RABBIOSA
  •    Competitivo (esteriore eccesso di sicurezza che sconfina con
    l’arroganza e con il disprezzo degli altri; dimostrare a se stessi e
      agli altri di essere validi, capaci, autorevoli, intelligenti, ma la
   dimostrazione non è mai definitiva ed i sentimenti di insicurezza
     sono sempre a portata di mano. Inoltre, poiché spendono molto
      tempo a dimostrare il loro valore, queste persone perdono gli
                          aspetti piacevoli della vita.
Gli altri tendono a sviluppare sentimenti negativi nei confronti di chi
    ha questo atteggiamento perché si sentono svalutati, disprezzati,
                non ascoltati. AGGRESSIVITÀ INSICURA
AUTOEFFICACIA
    “l’insieme dei giudizi personali in merito alle
     proprie capacità di organizzare ed eseguire il
   corso di azioni necessario ad ottenere i livelli di
         prestazioni prefissati” (Bandura, 1995)
• Influenza il livello di impegno impiegato, la costanza e
  la scelta degli obiettivi da portare a termine.
• Rispecchia      le   aspettative    e    le  convinzioni,
  relativamente alla possibilità di realizzare qualcosa in
  una determinata circostanza (compito e contesto-
  dipendente).
               Scarsa
            autoefficacia           Motivazione



               Risultati             Ansia da
                                                          24
               negativi             prestazione
PENSIERI DISFUNZIONALI
• Modalità distorte di codifica ed
  interpretazione delle informazioni
  (Ellis e Dryden, 1987).

• Convinzioni, sistemi di valutazione
  degli eventi e delle persone che
  influenzano    negativamente      la
  capacità di affrontare situazioni
  problematiche     e/o    stressanti,
  ostacolando un uso adeguato delle
  risorse mentali.
                  25
 Pretese eccessive su se stessi (“Io devo riuscire
  bene a scuola ed ottenere l’approvazione degli altri,
  altrimenti non valgo niente”);
 Pretese eccessive sugli altri (“Gli altri si devono
  comportare come io ritengo sia conveniente,
  altrimenti sono ingiusti”);
 Pretese eccessive sulle condizioni di vita (“Ciò
  che mi accade deve essere come io voglio che sia,
  altrimenti la vita è insopportabile”);
 Catastrofizzazioni (ingigantire eventi spiacevoli,
  vissuti come insopportabili; generalizzare);
 Interpretazioni sbagliate (errata attribuzione di
  intenzioni altrui: “lo ha fatto di proposito; ce l’ha
  con me”);
 Svalutazione di se stessi e degli altri.
                                                          26
Conseguenze …

• Stati emotivi negativi

• Sconforto e frustrazione

• Evitamento della situazione

• Difficoltà di coping e problem solving

• Problemi relazionali


                   27
ATTRIBUZIONI DI CAUSA
• Convinzioni di controllo degli eventi (Weiner,
  1986)
• Esterne (caso, difficoltà/facilità del compito,
  aiuto) vs. interne (bravura, impegno).

    Uno studente che, di fronte ad un fallimento,
  interiorizza l’accaduto come deficit personale
  (“non sono capace”) è più esposto alla
  frustrazione rispetto ad un altro che spiega
  l’insuccesso facendo ricorso a variabili che può
  controllare come, ad esempio, l’impegno (“mi
  sono impegnato poco”).
                         28
Disturbi
comportamentali
 internalizzanti
      vs.
    Disturbi
comportamentali
 esternalizzanti



      29
Alunni con problemi scolastici
               Brophy (1996)


- alunni che faticano ad accettare il loro ruolo

- alunni che faticano nell’apprendimento

- alunni che con il loro comportamento resistono
all’autorità della scuola


                            30
C o n c e t t o P e n s ie r i
                   d i s é d is f u n z io n a liF a t t o r i
               A n s ia d a                     a m b ie n t a li
                              A t t r ib u z io n i
             p r e s t a z io n e
                                d i c a u sCao m p e t e n z e
                                                    s o c ia li

   L E A R NE D HE L P L E S S NE S S ( S e l i g m a n &
                    M a i e r , 19 6 7 ) .
S ta to                              C o m p o r t a m eS t a t o d i
p s ic o lo g ic o d i               nto                      “ imp o t e n z a
u n in d iv id u o                   in d if f e r e n t e a p p r e s a ”
c h e s i im b a t t e               e in c a p a c e
i n Ee f e tn it in e g a t i v i
      fve t                          a il i v e l l o m o t i v a z i o n a l e ,
                                     d
r it e n u t i                       a ppre nde re
i n c o n tcr o gl a i t i l i o e
               o l n b iv             a f f e t t iv o -e m o t iv o                31

Cap.5

  • 1.
    1 PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE Felice Carugati e Patrizia Selleri Capitolo 5. Le classi Insegnanti Processi di apprendimento Saperi Alunni
  • 2.
    La classe : il cuore della relazione educativa Contesto entro il quale:  si realizza l’interazione insegnanti- alunni  elementi di natura psicosociale contribuiscono alla costruzione collettiva dei processi di apprendimento • 2
  • 3.
    Nella classe sitrasmettono conoscenze 3 o saperi? conoscenze saperi - tacita Risultato della selezione, - esplicita effettuata dai sistemi - dichiarativa scolastici, delle conoscenze - procedurale da trasmettere agli alunni - condizionale Influenzati da storia e cultura
  • 4.
    La trasposizione didatticadei saperi Obiettivi e contenuti ministeriali “oggetti dei saperi” vengono trasformati dagli insegnanti Caratteristiche della classe Pratiche didattiche “oggetti di insegnamento” 4
  • 5.
    Nella scuola italiana: micro-contratti didattici Alunno 1 Insegnante 1 Alunno 2 Insegnante 2 Alunno 3 Insegnante 3 Sapere 1 Sapere 3 Sapere 2 5
  • 6.
    I saperi: lamatematica Tre filoni di ricerca in ambito psicologico si sono occupati di descrivere la comprensione e l’apprendimento dei concetti matematici da parte degli alunni: - studi sullo sviluppo cognitivo - studi sulle attività degli alunni - studi sull’interazione sociale con soggetti esperti 6
  • 7.
    Studi sullo sviluppocognitivo “i bambini devono prima raggiungere un certo livello di sviluppo cognitivo, poi possono comprendere certe nozioni matematiche” Studi sulle attività degli alunni “le risposte date dagli alunni ai problemi matematici sono il risultato di una negoziazione fra situazione di interrogazione, ricostruzione degli scopi comuni, conoscenze possedute” Studi sull’interazione sociale con soggetti esperti riconducibile all’idea Vygotskiana che introduce “l’importanza della cultura come contesto di apprendimento” (es.: differenze linguistiche; Euro; strada vs. scuola) 7
  • 8.
    Il caso dell’informatica, un nuovo sapere caratterizzato da: • Insegnanti “novizi” • Struttura e organizzazione delle lezione • Come predisporre le valutazioni • Gestire un approccio alla materia da parte degli alunni strutturato su strategie per “prove ed errori” 8
  • 9.
    Per comprendere ledinamiche che caratterizzano l’introduzione di un nuovo sapere (livelli di Doise): - Livello di rappresentazioni (l’importanza dell’informatica) - Livello posizionale (contrasto tra posizioni) - Livello interpersonale situazionale (condivisione e confronto vs. ostilità) - Livello intra-individuale (capacità dell’insegnante) 9
  • 10.
    L’organizzazione della classe influenza la qualità del processo di insegnamento e apprendimento Classi Team Organizzazione aperte docente Orari modulare Compresenze 10
  • 11.
    Le proprietà delcontesto di classe (Doyle, 1986) - multidimensionalità: accadono molti eventi nel corso di una lezione - simultaneità: molti eventi accadono contemporaneamente - immediatezza: c’è poco tempo per pensare a “cosa/come fare” - imprevedibilità: gli eventi sono spesso inaspettati - pubblicità: tutto accade sotto gli occhi di tutti - storicità: condivisione di eventi e regole; si costruisce una “storia in comune” 11
  • 12.
    Quali interazioni inclasse ? Insegnanti- Alunni Alunni - Alunni Relazione asimmetrica Relazione tra pari - Obiettivi dell’insegnante Socializzazione (sulla base di: personalità, valori professionali, modello La cultura dei pari: 1- partecipazione alla vita di alunno, ecc.) sociale - Obiettivi dell’alunno 2- gestione di aspetti difficili della vita quotidiana (sulla base di: valutazione 3- negoziazione delle regole in pubblico, desiderio di fare degli adulti bella figura, richieste dei genitori, ecc.) 12
  • 13.
    Le classi comecontesti culturali Le classi appartengono a una scuola che ha una propria cultura. Attraverso l’insegnamento vengono veicolati valori, norme, condotte e modalità di comunicazione tipiche del contesto RICERCHE SU STUDENTI: Matusov e colleghi (1997): Cobb e colleghi (1991): contesti di classe progressisti (collaborazione insegnanti-genitori-alunni; ruolo di un insegnante che costruisce la cultura della classe collaborazione nei compiti) (ascolto, problem solving, e tradizionali (controllo autovalutazione, ecc.) sull’esecuzione del compito) 13
  • 14.
    L’attività di insegnamento: creare Zoped per gli alunni • aiuto e assistenza dell’esperto sociale • autoregolazione • prestazione autonoma e individuale consapevole 14
  • 15.
    Creare una Zopedvuol dire per gli insegnanti… … saper creare contesti di attività nei quali costruire attraverso le interazioni (intersoggettività, es: tutoring) la produzione congiunta di contenuti / azioni dirette a uno scopo 15
  • 16.
    Senza una condivisionequi e ora dei punti di vista reciproci e degli obiettivi di un’attività, nessun individuo può aiutare efficacemente il partner nella produzione di un risultato; non può influenzare la costruzione di strutture cognitive e non può neppure essere influenzato dalle risorse dell’altro o del gruppo Zoped fra Zoped fra insegnanti alunni 16
  • 17.
    Chi sono gliinsegnanti efficaci? coloro che, realizzando una Zoped,…  ATTENTI AL SINGOLO E ALLA CLASSE  DIDATTICA CHIARA E PIANIFICATA  ATTENTI AI PROCESSI DI COMPRENSIONE  VARIANO LE PROPOSTE, GLI ESERCIZI  LAVORANO SUL CONFLITTO SOCIO-COGNITIVO (NEGOZIAZIONE, MESSA IN DISCUSSIONE) aspetto della responsabilità dell’apprendimento 17
  • 18.
    Chi sono gliinsegnanti efficienti? coloro che, realizzando una Zoped,…  SANNO GESTIRE LA CLASSE  SONO DISPONIBILI, NON LIMITANO IL LORO IMPEGNO  INSTAURANO RAPPORTI AMICHEVOLI CON I COLLEGHI, CON GLI ALUNNI E CON LE FAMIGLIE  GOVERNANO CON CHIAREZZA LE REGOLE  SI FANNO CARICO DEI PROBLEMI DEGLI ALUNNI aspetto dell’organizzazione del lavoro 18
  • 19.
    Il ruolo deglialunni Rappresentazioni Prospettive di della scuola studio “dovere/piacere” “perché studio?” alunno insegnante sapere successo / insuccesso scolastico 19
  • 20.
    VARIABILI PSICOLOGICHE che influiscono nell’apprendimento • AUTOSTIMA E AUTOEFFICACIA • PENSIERI DISFUNZIONALI • ATTRIBUZIONI DI CAUSA 20
  • 21.
    AUTOSTIMA • Percezione complessivadel nostro valore (problemi di autostima = comportamenti inadeguati, distruttivi, disagi di vario genere e disturbi psicotici). • Circolo vizioso/virtuoso con comportamenti e scelte 21
  • 22.
    “Sana” • in pace con se stessi e con gli altri; • non sentirsi sopraffatti, né sopraffare; • responsabilità delle proprie scelte, realismo e, al tempo stesso, fiducia nelle proprie possibilità; • mettersi in gioco se si tratta di impegni compatibili con i propri valori e obiettivi; • accettare le proprie emozioni come una componente fondamentale della vita; • modificare gli aspetti della realtà che possono essere modificati 22
  • 23.
    “Distorta” 23 • Rinunciatario (non volersi bene, non stimarsi abbastanza; ogni piccolo impegno sembra rappresentare un problema insormontabile; gli altri vengono considerati sempre più bravi, sicuri, capaci, fortunati. Atteggiamento esteriore docile e remissivo, ma interiormente arrabbiati con gli altri e con il mondo). PASSIVITÀ RABBIOSA • Competitivo (esteriore eccesso di sicurezza che sconfina con l’arroganza e con il disprezzo degli altri; dimostrare a se stessi e agli altri di essere validi, capaci, autorevoli, intelligenti, ma la dimostrazione non è mai definitiva ed i sentimenti di insicurezza sono sempre a portata di mano. Inoltre, poiché spendono molto tempo a dimostrare il loro valore, queste persone perdono gli aspetti piacevoli della vita. Gli altri tendono a sviluppare sentimenti negativi nei confronti di chi ha questo atteggiamento perché si sentono svalutati, disprezzati, non ascoltati. AGGRESSIVITÀ INSICURA
  • 24.
    AUTOEFFICACIA “l’insieme dei giudizi personali in merito alle proprie capacità di organizzare ed eseguire il corso di azioni necessario ad ottenere i livelli di prestazioni prefissati” (Bandura, 1995) • Influenza il livello di impegno impiegato, la costanza e la scelta degli obiettivi da portare a termine. • Rispecchia le aspettative e le convinzioni, relativamente alla possibilità di realizzare qualcosa in una determinata circostanza (compito e contesto- dipendente). Scarsa autoefficacia Motivazione Risultati Ansia da 24 negativi prestazione
  • 25.
    PENSIERI DISFUNZIONALI • Modalitàdistorte di codifica ed interpretazione delle informazioni (Ellis e Dryden, 1987). • Convinzioni, sistemi di valutazione degli eventi e delle persone che influenzano negativamente la capacità di affrontare situazioni problematiche e/o stressanti, ostacolando un uso adeguato delle risorse mentali. 25
  • 26.
     Pretese eccessivesu se stessi (“Io devo riuscire bene a scuola ed ottenere l’approvazione degli altri, altrimenti non valgo niente”);  Pretese eccessive sugli altri (“Gli altri si devono comportare come io ritengo sia conveniente, altrimenti sono ingiusti”);  Pretese eccessive sulle condizioni di vita (“Ciò che mi accade deve essere come io voglio che sia, altrimenti la vita è insopportabile”);  Catastrofizzazioni (ingigantire eventi spiacevoli, vissuti come insopportabili; generalizzare);  Interpretazioni sbagliate (errata attribuzione di intenzioni altrui: “lo ha fatto di proposito; ce l’ha con me”);  Svalutazione di se stessi e degli altri. 26
  • 27.
    Conseguenze … • Statiemotivi negativi • Sconforto e frustrazione • Evitamento della situazione • Difficoltà di coping e problem solving • Problemi relazionali 27
  • 28.
    ATTRIBUZIONI DI CAUSA •Convinzioni di controllo degli eventi (Weiner, 1986) • Esterne (caso, difficoltà/facilità del compito, aiuto) vs. interne (bravura, impegno). Uno studente che, di fronte ad un fallimento, interiorizza l’accaduto come deficit personale (“non sono capace”) è più esposto alla frustrazione rispetto ad un altro che spiega l’insuccesso facendo ricorso a variabili che può controllare come, ad esempio, l’impegno (“mi sono impegnato poco”). 28
  • 29.
    Disturbi comportamentali internalizzanti vs. Disturbi comportamentali esternalizzanti 29
  • 30.
    Alunni con problemiscolastici Brophy (1996) - alunni che faticano ad accettare il loro ruolo - alunni che faticano nell’apprendimento - alunni che con il loro comportamento resistono all’autorità della scuola 30
  • 31.
    C o nc e t t o P e n s ie r i d i s é d is f u n z io n a liF a t t o r i A n s ia d a a m b ie n t a li A t t r ib u z io n i p r e s t a z io n e d i c a u sCao m p e t e n z e s o c ia li L E A R NE D HE L P L E S S NE S S ( S e l i g m a n & M a i e r , 19 6 7 ) . S ta to C o m p o r t a m eS t a t o d i p s ic o lo g ic o d i nto “ imp o t e n z a u n in d iv id u o in d if f e r e n t e a p p r e s a ” c h e s i im b a t t e e in c a p a c e i n Ee f e tn it in e g a t i v i fve t a il i v e l l o m o t i v a z i o n a l e , d r it e n u t i a ppre nde re i n c o n tcr o gl a i t i l i o e o l n b iv a f f e t t iv o -e m o t iv o 31