Antonio ingroia - io so primo capitolo

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Antonio ingroia - io so primo capitolo

  1. 1. © 2012 Chiarelettere editore srl
  2. 2. Grazie per aver scaricato il primo capitolo del libro disponibile in esclusiva per gli iscritti alla newsletter di Chiarelettere. Nel sito www.chiarelettere.it potrai trovare tutti i dettagli su questo volume.Qualora tu decida di leggere il libro acquistandolo online o in libreriati segnalo che attraverso il sito potrai scrivere una recensione o inviaredomande all’autore per approfondire gli argomenti da lui trattati.Buona lettura, Lorenzo Fazio Direttore editoriale Chiarelettere
  3. 3. © 2012 Chiarelettere editore srl
  4. 4. © 2012 Chiarelettere editore srlPamphlet, documenti, storieREVERSE
  5. 5. © 2012 Chiarelettere editore srlAutori e amici dichiarelettereMichele Ainis, Tina Anselmi, Claudio Antonelli, Franco Arminio,Avventura Urbana Torino, Andrea Bajani, Bandanas, Gianni Barbacetto,Stefano Bartezzaghi, Oliviero Beha, Marco Belpoliti, Eugenio Benetazzo,Daniele Biacchessi, David Bidussa, Paolo Biondani, Nicola Biondo, Tito Boeri,Caterina Bonvicini, Beatrice Borromeo, Alessandra Bortolami, Giovanna Boursier,Dario Bressanini, Carla Buzza, Andrea Camilleri, Olindo Canali, Davide Carlucci,Luigi Carrozzo, Gianroberto Casaleggio, Andrea Casalegno, Antonio Castaldo,Carla Castellacci, Giulio Cavalli, Mario José Cereghino, Massimo Cirri,Marco Cobianchi, don Virginio Colmegna, Fernando Coratelli, Alex Corlazzoli,Carlo Cornaglia, Roberto Corradi, Pino Corrias, Andrea Cortellessa, Riccardo Cremona,Gabriele D’Autilia, Vincenzo de Cecco, Luigi de Magistris, Andrea Di Caro,Franz Di Cioccio, Stefano Disegni, Gianni Dragoni, Paolo Ermani, Duccio Facchini,Giovanni Fasanella, Davide Ferrario, Massimo Fini, Fondazione Fabrizio De André,Fondazione Giorgio Gaber, Goffredo Fofi, Giorgio Fornoni, Nadia Francalacci,Massimo Fubini, Milena Gabanelli, Vania Lucia Gaito, Giacomo Galeazzi,don Andrea Gallo, Bruno Gambarotta, Andrea Garibaldi, Pietro Garibaldi,Claudio Gatti, Mario Gerevini, Gianluigi Gherzi, Salvatore Giannella,Francesco Giavazzi, Stefano Giovanardi, Franco Giustolisi, Didi Gnocchi, Peter Gomez,Beppe Grillo, Luigi Grimaldi, Dalbert Hallenstein, Guido Harari, Stéphane Hessel,Riccardo Iacona, Ferdinando Imposimato, Karenfilm, Alexander Langer,Giorgio Lauro, Alessandro Leogrande, Marco Lillo, Felice Lima, Stefania Limiti,Giuseppe Lo Bianco, Saverio Lodato, Carmelo Lopapa, Vittorio Malagutti,Ignazio Marino, Antonella Mascali, Antonio Massari, Giorgio Meletti, Luca Mercalli,Lucia Millazzotto, Davide Milosa, Alain Minc, Fabio Mini, Angelo Miotto,Letizia Moizzi, Giorgio Morbello, Edgar Morin, Loretta Napoleoni, Natangelo,Alberto Nerazzini, Gianluigi Nuzzi, Raffaele Oriani, Sandro Orlando, Max Otte,Massimo Ottolenghi, Antonio Padellaro, Pietro Palladino, Gianfranco Pannone,Arturo Paoli, Antonio Pascale, Walter Passerini, David Pearson (graphic design),Maria Perosino, Simone Perotti, Roberto Petrini, Renato Pezzini, Telmo Pievani,Ferruccio Pinotti, Paola Porciello, Mario Portanova, Marco Preve, Rosario Priore,Emanuela Provera, Sandro Provvisionato, Sigfrido Ranucci, Luca Rastello,Ermete Realacci, Marco Revelli, Piero Ricca, Gianluigi Ricuperati, Sandra Rizza,Iolanda Romano, Vasco Rossi, Marco Rovelli, Claudio Sabelli Fioretti, Andrea Salerno,Giuseppe Salvaggiulo, Laura Salvai, #salvaiciclisti, Ferruccio Sansa, Evelina Santangelo,Michele Santoro, Michele Sasso, Roberto Saviano, Luciano Scalettari, Matteo Scanni,Roberto Scarpinato, Gene Sharp, Filippo Solibello, Giovanni Spinosa, Riccardo Staglianò,Franco Stefanoni, Luca Steffenoni, theHand, Bruno Tinti, Gianandrea Tintori,Marco Travaglio, Gianfrancesco Turano, Elena Valdini, Vauro, Concetto Vecchio,Gianluca Versace, Giovanni Viafora, Francesco Vignarca, Anna Vinci, Carlo Zanda,Carlotta Zavattiero, Luigi Zoja.
  6. 6. © 2012 Chiarelettere editore srl 1PRETESTO  f a pagina 132 “ orrei dire ai giovani che V è fondamentale recuperare la memoria della storia italiana, al di là di questo ventennio. Vorrei dire loro che devono assolutamente provare a ricominciare dal patrimonio, andato in parte disperso in quel ’92, con lo stragismo... per costruire un futuro di legalità. L’Italia migliore è lì, in quel pezzo di storia che le stragi hanno tentato di cancellare. Da lì, da quel patrimonio etico e morale, bisogna ricominciare.”
  7. 7. © 2012 Chiarelettere editore srl 2PRETESTO  f a pagina 59-60 “ n’azione criminale diventa U legittima solo perché eseguita nell’interesse dello Stato? E chi può legittimare una tale azione? Chi ci difende come cittadini dall’abuso della ragion di Stato (soprattutto se questa viene coperta dal segreto)?” a pagina 47 f“ lungo lo Stato ha avuto A il volto di Contrada. L’anomalia era Falcone.”
  8. 8. © 2012 Chiarelettere editore srl f a pagina 39 “ l vero cataclisma per la classe I politica è stato l’omicidio Lima. Le minacce di golpe infatti arrivano dopo l’omicidio Lima, non dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio. Questo ci fa capire molto dello spirito della politica antimafia in Italia e direi persino dell’essenza del potere mafioso.” f a pagina 154 “ ono convinto che tutti S gli attacchi alla mia persona, infondati, ingenerosi, ingiustificati, siano soprattutto strumentali.”
  9. 9. © 2012 Chiarelettere editore srl PRETESTO  3 f a pagina 43 “ a legislazione cosiddetta L ‘di emergenza’ non è un’emergenza per tutelare la quiete pubblica, ma per tutelare la classe dirigente che solo nel momento in cui si sente direttamente minacciata è pronta a reagire per legittima difesa. Altro che antagonismo dello Stato nei confronti della mafia.” f a pagina 94 Le leggi che hanno finito per favorire “ più direttamente il sistema mafioso sono state emanate con maggioranze oceaniche.”
  10. 10. © 2012 Chiarelettere editore srl f a pagina 115 “ l magistrato dev’essere indipendente rispetto I agli altri poteri, autonomo e imparziale, perché esercita il controllo della legalità, ma non dev’essere neutrale.” f a pagina 149 Non mi pare che “ allo stato ci siano le condizioni per mie candidature in generale, ma certamente non mi candiderei mai sotto le bandiere di un partito.”
  11. 11. © 2012 Chiarelettere editore srl© Chiarelettere editore srl Soci: Gruppo editoriale Mauri Spagnol S.p.A. Lorenzo Fazio (direttore editoriale) Sandro Parenzo Guido Roberto Vitale (con Paolonia Immobiliare S.p.A.) Sede: Via Melzi d’Eril, 44 - Milano isbn 978-88-6190-304-3 Prima edizione: novembre 2012 www.chiarelettere.it blog / interviste / libri in uscita
  12. 12. © 2012 Chiarelettere editore srlAntonio IngroiaIo soGiuseppe Lo BiancoSandra Rizzachiarelettere
  13. 13. © 2012 Chiarelettere editore srlAntonio Ingroia è nato a Palermo cinquantatré anni fa. Nel 1987 è en-trato in magistratura e ha iniziato la carriera al fianco di Giovanni Fal-cone e soprattutto di Paolo Borsellino, di cui è stato l’allievo prediletto.Dal 1992 ha svolto la sua attività nella Procura distrettuale antimafiadi Palermo occupandosi di molti processi importanti, da quelli agli altifunzionari dei servizi segreti Contrada e Mori al processo Dell’Utri,dall’omicidio Rostagno alla scomparsa del giornalista Mauro De Mau-ro, fino all’ultima clamorosa inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Dal2009 è procuratore aggiunto a Palermo e coordinatore della Procuradistrettuale antimafia. Nel novembre 2012 ha accettato l’incarico pro-postogli dall’Onu di capo dell’Ufficio Indagini della Commissione in-ternazionale contro l’impunità in Guatemala. Collaboratore de «l’Uni-tà», di «MicroMega» e di altre riviste, ha scritto vari libri, fra cui C’erauna volta l’intercettazione (Nuovi Equilibri-Stampa alternativa 2009),Nel labirinto degli dei (Il Saggiatore 2010), Palermo (Melampo 2012).Giuseppe Lo Bianco, cronista giudiziario da oltre venticinque annia Palermo, ha lavorato al «Giornale di Sicilia» e a «L’Ora» negli annidella guerra di mafia. Oggi collabora con «il Fatto Quotidiano» e con«MicroMega». Ex corrispondente de «l’Espresso» dalla Sicilia, ha scrit-to con Franco Viviano La strage degli eroi (Edizioni Arbor 1996). ConSandra Rizza, Rita Borsellino. La sfida siciliana (Editori Riuniti 2006),Il gioco grande. Ipotesi su Provenzano (Editori Riuniti 2006), L’agendarossa di Paolo Borsellino (Chiarelettere 2007), Profondo nero (Chiare-lettere 2009), L’agenda nera (Chiarelettere 2010) e due ebook: Il de-pistaggio (Chiarelettere 2012) e Petrolio e sangue (Chiarelettere 2012).Sandra Rizza, per un decennio cronista giudiziaria all’Ansa di Paler-mo, ha imparato il mestiere di giornalista negli stanzoni de «L’Ora»di Palermo, negli anni caldi della guerra di mafia, passando prestoalla cronaca nera e giudiziaria. Ha collaborato con «il manifesto» econ «La Stampa», ed è stata corrispondente dalla Sicilia del settima-nale «Panorama» negli anni delle stragi 1992-93. Oggi collabora con«MicroMega» e scrive su «il Fatto Quotidiano». Ha scritto Rita Atria.Una ragazza contro la mafia (edizioni La Luna 1993). Con Lo Biancoha scritto Rita Borsellino. La sfida siciliana (Editori Riuniti 2006), Ilgioco grande. Ipotesi su Provenzano (Editori Riuniti 2006), L’agendarossa di Paolo Borsellino (Chiarelettere 2007), Profondo nero (Chiare-lettere 2009), L’agenda nera (Chiarelettere 2010) e due ebook: Il de-pistaggio (Chiarelettere 2012) e Petrolio e sangue (Chiarelettere 2012).
  14. 14. © 2012 Chiarelettere editore srl Sommario io soAl di là delle prove acquisite 7Le stragi 17La Seconda Repubblica 67Il berlusconismo e l’attacco alle libertà 107Il conflitto con il Quirinale 135Arrivederci Italia 151
  15. 15. © 2012 Chiarelettere editore srl
  16. 16. © 2012 Chiarelettere editore srl io so
  17. 17. © 2012 Chiarelettere editore srl
  18. 18. © 2012 Chiarelettere editore srl A Vittorio e Ale g.l.b. A Francesco, Andrea e Titti s.r.
  19. 19. © 2012 Chiarelettere editore srl
  20. 20. © 2012 Chiarelettere editore srl Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato «golpe» (e che in realtà è una serie di «golpe» istituitasi a sistema di protezione del potere). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Pier Paolo Pasolini Parafrasando Pasolini, io so che lo Stato ha avuto una responsabilità nella morte di Paolo Borsellino, e non mi riferisco soltanto a una responsabilità morale ed etica. Sono convinto che uomini dello Stato hanno avuto una responsabilità penale in quell’eccidio. E le cose emerse negli ultimi anni sul clamoroso – a dir poco – e criminale depistaggio, non fanno che confermare questa convinzione. Antonio Ingroia
  21. 21. © 2012 Chiarelettere editore srl
  22. 22. © 2012 Chiarelettere editore srl Al di là delle prove acquisiteA vent’anni dalle stragi, si avverte l’esigenza di un appro-fondimento su quanto è accaduto in Italia dal 1992 aoggi. È necessario un ripensamento critico che non debbaesclusivamente tener conto delle risultanze processuali.L’azione della giustizia, infatti, in questo ventennio hamanifestato tutti i suoi limiti, che consistono nell’esi-genza prevista dal codice di trovare delle prove concrete,in ordine a reati specifici e a responsabili individuati concertezza. Ma non sempre queste prove e questi responsabilipossono essere individuati, specialmente nell’ambito diindagini su episodi criminali che si iscrivono in una piùampia «strategia della tensione» fortemente orientata dainteressi politici e da registi occulti, sulla quale sin daiprimi momenti sono calate nebbie e cortine fumogenefinalizzate a depistare l’accertamento della verità. Leindagini su Capaci e su via D’Amelio, infatti, nonostan-te il massimo impegno profuso negli ultimi tre anni dalprocuratore di Caltanissetta Sergio Lari e dal suo poolantimafia, ci offrono oggi un quadro definitivo del livellodella manovalanza delle due stragi, ma non ci svelanoancora i nomi e i volti dei cosiddetti mandanti a voltocoperto, né quelli dei complici provenienti da ambientiparaistituzionali, che con tutta probabilità hanno fornito
  23. 23. © 2012 Chiarelettere editore srl8 Io soassistenza e coperture nella preparazione e nella realizza-zione degli attentati. Oggi è pertanto impossibile ripensare agli ultimi vent’annidella storia italiana costringendo l’analisi all’interno dellacornice giudiziaria e basandoci esclusivamente sulle risultanzeinvestigative. La storia, per fortuna, non ha gli stessi vincolidella giustizia: il mestiere di storico e quello di giudice sonoirriducibili e non potranno mai essere sovrapponibili. Cipiace sempre citare Carlo Ginzburg, che ha rilevato come«uno storico ha il diritto di scorgere un problema, là doveun giudice deciderebbe il non luogo a procedere». Perquesto rivendichiamo – come giornalisti e come cittadini – ildiritto di interrogarci e di riflettere, senza l’onere dellaprova, sul ventennio berlusconiano e sulle sue origini, anchetenendo conto delle ipotesi investigative che si sono conclusecon un’archiviazione, non per inconsistenza dell’analisi(che risulta ancora oggi logicamente e cronologicamenteattendibile) ma per l’assenza di prove certe in ordine a precisiresponsabili. Come diceva Pier Paolo Pasolini, è possibilesapere e capire anche senza avere le prove. La nostra riflessione oggi ci porta a ritenere che le stragidel ’92 e le bombe del ’93 hanno portato a destabilizzare ilquadro istituzionale della Prima Repubblica e ad azzerarela vecchia classe politica creando un vuoto, colmato«in progress» dal nuovo soggetto politico, Forza Italia,scaturito fin dal ’92 da un’intuizione di Marcello Dell’Utri.Un movimento populista e demagogico che raccoglie esviluppa molti dei criteri ispiratori del progetto eversivodi Licio Gelli, capo della P2, che già dal ’76 sognaval’affermazione di un partito deideologizzato, fondatosu club territoriali, in grado di manipolare gli umoridell’elettorato attraverso il controllo esteso dei mezzi diinformazione.
  24. 24. © 2012 Chiarelettere editore srl Al di là delle prove acquisite 9 Il capo del nuovo partito, che nel ’94 si afferma conun successo elettorale senza precedenti, è l’imprenditoreSilvio Berlusconi, tessera P2 n. 1816, che tra i suoi piùfidati collaboratori arruolerà alcuni «fratelli» della LoggiaPropaganda sciolta nell’82 e ritenuta responsabile di volersovvertire l’ordine costituzionale dello Stato. Non a casosull’ingente e rapidissima fortuna economica del nuovoleader pesa come un macigno il sospetto (mai dimostrato)di aver riciclato i fiabeschi capitali mafiosi del narcotraffico.Non a caso il nuovo partito, Forza Italia, si afferma proprioin virtù di una straordinaria campagna pubblicitaria cheutilizza l’impero mediatico (tv e giornali) di Berlusconi,reclutando le star più popolari del piccolo schermo e ungran numero di direttori e editorialisti dei quotidiani e deisettimanali della «famiglia», nella propaganda di regimeche per vent’anni martella senza sosta l’opinione pubblicaitaliana, secondo la lezione del Gran Maestro Gelli. El’agenda politica dei governi di Berlusconi, in particolarenell’ultimo decennio, è stata chiaramente improntata aun’azione di demolizione costante della Carta costituzionale,con un’aspirazione evidente a soffocare i diritti garantiti ea sovvertire l’equilibrio tra i poteri (esecutivo, giudiziarioe legislativo) su cui si fonda la democrazia. L’attacco, conabbondante ricorso all’insulto, all’autonomia dei magistrati,alle funzioni del parlamento, alla libertà di stampa, è stato illeitmotiv del discorso berlusconiano in tutto l’arco temporaledel suo premierato. È per questo che oggi ci sentiamo più che mai legittimatia chiederci quanto profetica fosse l’ipotesi investigativaformulata negli anni passati dalla Procura di Palermonell’inchiesta denominata «Sistemi criminali» (conclusacon un’archiviazione), nel corso della quale si era cercato diindividuare in una lobby politico-finanziaria non mafiosa,
  25. 25. © 2012 Chiarelettere editore srl10 Io sofacente capo a Licio Gelli e costituita da massoneria,finanza illegale, destra eversiva e frange dei servizi segreti,quell’intelligenza collettiva che avrebbe orientato e affiancatoCosa nostra nella progettazione e nell’esecuzione delle stragi.Nell’inchiesta, oltre a Gelli, erano indagati tra gli altri gliex missini Stefano Menicacci e Stefano Delle Chiaie, l’exordinovista Rosario Pio Cattafi, il ragioniere delle coscheGiuseppe Mandalari e i boss Totò Riina, Giuseppe e FilippoGraviano, tutti accusati di aver «promosso, costituito,organizzato, diretto e/o partecipato a un’associazione [...]avente a oggetto il compimento di atti di violenza con finidi eversione dell’ordine costituzionale».1 Questo perché laconvinzione che il nuovo indirizzo stragista perseguisse, inrealtà, obiettivi che andavano al di là degli interessi esclusividi Cosa nostra appare ormai acquisita e fuori discussione. Non c’è dubbio, infatti, che l’«atipicità» degli attentati(soprattutto di quelli del ’93) rispetto a quelli tradizionalidi Cosa nostra potesse risultare funzionale non solo allefinalità «terroristiche» della mafia, ma anche agli scopi dientità criminali diverse, interessate al conseguimento diun obiettivo di più ampia portata: ovvero «l’azzeramentodel quadro politico-istituzionale nazionale» e la «totaledestabilizzazione del paese per agevolare la realizzazionedi una forma di golpe che mutasse radicalmente il quadropolitico-istituzionale in modo più idoneo alla realizzazionedegli interessi illeciti mafiosi».2 In poche parole, «la presa delpotere da parte del cosiddetto sistema criminale»,3 anche acosto di sacrificare l’unità d’Italia. Oggi siamo più che mai1 Richiesta di archiviazione dell’indagine «Sistemi criminali» (LicioGelli + 13), Palermo, 2001.2 Ibidem.3 Ibidem.
  26. 26. © 2012 Chiarelettere editore srl Al di là delle prove acquisite 11autorizzati a chiederci se in queste parole finite in archivio,e private per sempre di una verifica dibattimentale, c’è lasconcertante realtà di quanto è accaduto nel nostro paese. Cos’è veramente successo in Italia? Le stragi hannospalancato le porte a un golpe bianco? Il ventennioberlusconiano, che ne è stato l’esito politico, è la proiezioneistituzionale di un progetto criminale? La classe politica che ciha governato, dalla nascita della Seconda Repubblica in poi,conserva tuttora al suo interno alcuni ingranaggi perversi delsistema criminale? È in questa chiave – ora che la parabola delberlusconismo sembra avviata al tramonto – che dobbiamoleggere la deriva democratica prodotta dalle riforme legislativeproposte (e fortunatamente attuate solo in parte) dai governidel Cavaliere, con qualche colpo di coda parlamentare sotto ilgoverno Monti? E perché la sinistra e le forze di opposizionenon sono riuscite a porre un argine a questo assalto di stampopiduista puntato al cuore della democrazia? Equivalente italiana del gollismo francese o del peronismoargentino, la leadership berlusconiana, dal ’94 a oggi, haespresso una classe dirigente incline alla corruzione, volgare,apertamente razzista. Gli affari illeciti delle «cricche» e lacaccia all’extracomunitario, le «ronde» e il bunga bunga,l’informazione ridotta a dossieraggio e lo spionaggio aziendale,il lifting e il trapianto dei capelli, la patente di «eroismo»ai boss omertosi e quella di «diversità antropologica» ai pmantimafia, il presidente operaio e il milione di posti di lavoro,il partito dell’amore e lo Stato-azienda, la compravendita dideputati in parlamento e la cocaina nei ministeri, il contrattocon gli italiani e le barzellette, l’esibizionismo sessuale e laprostituzione intellettuale e politica (oltre che fisica), sono iframmenti di un’incultura di massa che, complice la sinistra,ha trasformato il paese in una squallida caricatura dell’Italiettafascista, zimbello del mondo intero. Come si spiega, però,
  27. 27. © 2012 Chiarelettere editore srl12 Io soche la cultura ufficiale, la letteratura e il cinema – trannealcune sparute sacche di resistenza – in questo ventenniosciagurato abbiano finito per scegliere «l’evasione», fingendodi non accorgersi della degenerazione democratica? Siamodavanti a una compiuta mafiosizzazione culturale dello Stato? Sono domande dolorose e spietate. Ma sono domandeche oggi, a vent’anni dal sacrificio di Giovanni Falcone ePaolo Borsellino, e di tutte le altre vittime delle stragi del’92 e del ’93, abbiamo il dovere di farci. Anche per capiredove stiamo andando. Dopo vent’anni di interrogativi senza risposta, di depistaggie di verità parziali, oggi il tramonto del berlusconismocoincide con la parabola discendente del boss BernardoProvenzano, che è stato – secondo la ricostruzione dellaProcura di Palermo – l’alter ego occulto del potere, nell’ultimoventennio caratterizzato dal patto di convivenza tra Statoe Cosa nostra. La vicenda ancora tutta da decifrare delmediatore misterioso che sostiene di aver offerto alla Dna lacattura di Provenzano, tra il 2003 e il 2005, in cambio di unataglia di due milioni di euro, è la degna conclusione di unalunga stagione attraversata dal dialogo sotterraneo tra i bosse le istituzioni. Il mediatore, tale Vittorio Crescentini (chedice di aver collaborato con la Cia) è un commercialista chesi accredita come persona di fiducia dei finanzieri di Rieti: neitre incontri con i magistrati di via Giulia, rivela che «Binnuè stanco», che «vuole andare in pensione» e che è disposto alasciarsi catturare, a condizione che l’arresto risulti come ilfrutto di un «tradimento». Il commercialista però non vienecreduto e il suo «patto di Giuda», secondo la ricostruzioneufficiale, rimane solo una proposta indecente, per loscetticismo manifesto di due capi della Procura nazionaleantimafia: prima Pier Luigi Vigna e poi Piero Grasso. Ma lafiducia accordata a quella «trattativa» abortita, da altri due pm
  28. 28. © 2012 Chiarelettere editore srl Al di là delle prove acquisite 13della Dna, Vincenzo Macrì e Alberto Cisterna, riapre oggimolti interrogativi. In primo luogo, perché Provenzano vieneeffettivamente catturato cinque mesi dopo l’ultimo incontrotra Crescentini e Grasso, con una sorprendente coincidenzatemporale che fa dire al mediatore, informato dell’arresto altelefono da un finanziere: «L’avete venduto». E poi perchéCisterna, l’ex braccio destro di Grasso, indagato (e archiviato)a Reggio Calabria per corruzione in atti giudiziari, a un certopunto (il 17 giugno 2011) si ritrova interrogato proprio daGiuseppe Pignatone, il magistrato che l’11 aprile 2006, dallaProcura di Palermo, coordinò l’arresto del boss corleonese aMontagna dei Cavalli. Risultato? Tanti riferimenti allusivie promesse (o minacce) di vuotare il sacco sui retroscenadi un blitz raccontato ai media di tutto il mondo come unsuccesso epocale dello Stato. Uno sceneggiatore di questivent’anni di berlusconismo italiano non poteva scegliereun finale migliore – e ovviamente del tutto aperto – dellatrattativa tra le istituzioni e Cosa nostra per raccontare laSeconda Repubblica, inaugurata, come dice Antonio Ingroia,«sul sangue dei servitori dello Stato». E arrivata ormai alcapolinea, con Provenzano che tenta (o simula) in una celladi Parma un maldestro suicidio. Non sappiamo cosa ci aspetta e quale sarà l’epilogo dellaSeconda Repubblica e del ventennio berlusconiano. Latransizione, infatti, «potrebbe essere infinita o finire con lascomparsa dello Stato Italia, frantumato in più staterelli osussunto in uno Stato europeo. Potrebbe concludersi in unregime non più democratico».4 Potrebbe. Se noi abdichiamoal nostro diritto-dovere di vigilanza democratica.4 Lucio Caracciolo, L’Italia alla ricerca di se stessa, in Giovanni Sab-batucci, Vittorio Vidotto, Storia d’Italia, vol. VI, Laterza, Roma-Bari 1999.
  29. 29. © 2012 Chiarelettere editore srl14 Io so Per questo è importante rileggere e capire i fatti accaduti.Per questo abbiamo chiesto a un magistrato come Ingroia,fino a pochi giorni fa procuratore aggiunto di Palermo eprotagonista negli ultimi vent’anni dell’indagine sui «Sistemicriminali», su Contrada, sulle holding di Berlusconi, suDell’Utri, sul delitto Rostagno, sulla scomparsa di MauroDe Mauro, e sulla trattativa tra Stato e mafia, di offrirci lasua analisi sul ventennio trascorso. Ingroia è un uomo chesa. Anzi, è l’uomo che sa più di tutti. È l’allievo di Falconee Borsellino, ed è un testimone privilegiato dei fatti e deimisfatti del ventennio berlusconiano. È il magistrato che,da quella trincea del diritto che è stata e continua a esserela Procura di Palermo, ha conosciuto e interrogato mafiosi,pentiti, 007, ministri, parlamentari ed ex capi dello Stato,faccendieri ed estremisti di destra, protagonisti e comprimaridel tragico teatrino della politica italiana tra la Prima e laSeconda Repubblica. Quello che Ingroia sa, lo sa non soloin virtù delle sue voluminose indagini e della sua esperienzainvestigativa, ma anche perché è un osservatore che, secondol’insegnamento di Pasolini, «coordina fatti anche lontani,mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di unintero coerente quadro politico, ristabilisce la logica là dovesembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero».5 Inuna parola: un uomo che pensa. Il ventennale delle stragiè anche per lui un giro di boa: dopo avere concluso leindagini sulla «trattativa» e avere assistito alla sentenzadella Cassazione che ha di fatto confermato il bollo dimafiosità su Marcello Dell’Utri (sia pure con distinguotemporali), illuminando tutta l’ambiguità di Berlusconi5 Pier Paolo Pasolini, Cos’è questo golpe?, in «Corriere della Sera», 14novembre 1974, poi in Scritti corsari (Garzanti, Milano 1975) conil titolo Il romanzo delle stragi.
  30. 30. © 2012 Chiarelettere editore srl Al di là delle prove acquisite 15nei suoi rapporti con Cosa nostra, Ingroia ha lasciato lamagistratura per una nuova avventura professionale sottol’egida delle Nazioni Unite, sempre nel segno della difesadi quei valori di legalità e giustizia che hanno segnato la suacarriera. Ora che non è più un pubblico ministero, ora cheIngroia è un cittadino libero dai vincoli di stretto riserbo chela toga gli ha finora imposto, può regalarci una riflessioneampia sulla stagione berlusconiana che spazia dalla cronacagiudiziaria alla politica, dall’economia alla cultura, e che nonva letta come una requisitoria, ma come la testimonianza diuna fedele sentinella della Carta costituzionale. «Un giudice»ha detto Ingroia nell’intervento pubblico che gli è costatouna censura del Csm «ha il dovere di essere imparziale, mafra chi difende la Costituzione e chi quotidianamente cercadi violarla, violentarla, stravolgerla, io so da che parte stare.»Le sue parole suonano come la più vibrante dichiarazioned’amore che si possa rivolgere al proprio paese, ricordandoi colleghi uccisi, senza rinunciare al dovere civico di direquello che si pensa. Attenendosi alla verità dei fatti, ma aprescindere dalle prove e dai processi. Giuseppe Lo Bianco Sandra Rizza

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