3 Parole da risignificare
Prof. S. Curci
SIMI 23
ottobre 2015
1. Cultura
Da un concetto pesante a uno leggero: de-
localizzare e de-etnicizzare
«qual è la cultura dei kosovari, quale quella
degli albanesi e quale quella dei curdi, dei
maghrebini, degli iraniani, riuniti sui
“motoscafi della disperazione” da eventi
diversi, da occasioni tutte drammatiche ma
non certo preordinate? Quanti di essi
condividono tradizioni avite o invece non
sono già partecipi di una cultura
“interstiziale”, carica di contaminazioni e di
meticciati?» (M. Callari Galli).
Cultura - storia
La cultura è “un insieme di sistemi simbolici
in cui, al primo posto, si collocano il
linguaggio, le regole matrimoniali, i rapporti
economici, l’arte, la scienza, la religione.
Tutti questi sistemi tendono a esprimere
taluni aspetti della realtà fisica e della
realtà sociale e, ancora di più, le relazioni
che intercorrono tra gli stessi sistemi
simbolici” (Lévi-Strauss). Metafora delle
carte.
Cultura - storia
«la cultura è un insieme di segni che si va
socialmente costruendo nel momento in cui
essi sono interpretati (simboli), la cultura
non è un potere, qualcosa a cui si possano
causalmente attribuire avvenimenti sociali,
comportamenti, istituzioni o processi; essa
è un contesto, qualcosa entro cui tutti
questi fatti possono essere descritti in
maniera intelligibile» (Geertz)
Cultura – storia
la riflessione antropologica, fedele sin dalla
sua nascita al cosiddetto “postulato
universalista”, ha dunque fatto sì che,
lentamente, prima l’idea di “Cultura” si
affermasse contro l’idea di “Natura”, poi
che l’idea delle “culture” si affermasse
contro l’idea della “Cultura”.
T.S. Eliot: la cultura è la forma complessiva
all’interno della quale un popolo vive dalla
nascita alla tomba, da mattina a sera, e
anche nel sonno
Cultura
L’uomo è l’animale impigliato nella rete di
significati che ha tessuto
«se implico una sostanza mentale, il sostantivo
cultura privilegia di fatti quell’idea di condivisione,
accordo e compiutezza che [ … ] distoglie
l’attenzione dalle concezioni e dall’azione di coloro
che sono emarginati o dominati. Se invece è vista
come sostanza fisica, la cultura comincia allora a
puzzare di qualche varietà di biologismo, inclusa la
razza che abbiamo sicuramente superato come
categorie scientifiche».
Modernità in polvere (1996, ed.it.
2001): saggio di Arjun Appadurai
Il mondo contemporaneo è nuovo:
sradicamento, distanza psicologica
tra gli individui e vicinanza elettronica
I processi culturali si sviluppano
attraverso flussi globali di persone e
cose
Il materiale culturale si muove e gli
stili culturali diventano intercambiabili
I sostenitori dell’omologazione culturale
parlano di americanizzazione e
macdonaldizzazione (omogeneizzazione,
mercificazione)
Ma non si rendono conto che quando un
elemento si trasferisce da un ambito
culturale ad un altro non rimane lo stesso!
Esso tende a essere “indigenizzato”, non si
sincronizza con l’originale
I teorici dell’omogeneizzazione
culturale ragionano secondo il
modello Centro-periferia
Invece il nuovo assetto del mondo è
essere complesso e sovrapposto
Appadurai propone di analizzare le
disgiunture tra economia politica
cultura attraverso 5 dimensioni
Appadurai: 5 dimensioni
Etnorami
Mediorami
Tecnorami
Finanziorami
Ideorami
Etnorama: Panorama di persone e gruppi
in movimento. Le comunità stabili esistono,
ma sono sempre attraversate da flussi di
persone
Mediorama: diffusione delle capacità
elettroniche e delle loro possibilità di
diffondere informazioni: forniscono a tutti
repertori di immagini e narrazioni che
mescolano segni e significati provenienti
da ambiti culturali differenti. Favoriscono la
costruzione di mondi immaginati
Tecnorama: la tecnologia si muove
velocissima superando i confini
Finanziorama: relazione sempre più fluida
tra flussi di denaro, investimenti, flussi
fiscali.
Ideorama: mischiarsi di idee, immagini,
spesso derivati dall’Illuminismo (libertà,
diritti, democrazia). Questi concetti
cambiano di significati nel mondo
Questi panorami non si danno in modo
oggettivo, ogni uomo li può recepire a suo
modo
Una conseguenza: la
deterritorializzazione
Sposta flussi di persone e cose, crea nuovi
mercati, muta il ruolo dello stato-nazione, è
al centro dei fondamentalismi
Si creano comunità “senza il senso del
luogo”, non c’è più stabilità della
conoscenza, le relazioni, anche familiari,
diventano volatili.
Non c’è più il legame spazio-stabilità-
riproduzione culturale, vanno in crisi le
strategie localizzanti dell’etnografia
tradizionale
Una conseguenza: il nuovo ruolo
dell’immaginazione
Essa è sempre stata una forma di
organizzazione culturale
Ma oggi le persone hanno possibilità
mai viste di concepire un più vasto
repertorio di vite possibili grazie ai
mass-media, che offrono
immaginazioni sempre nuove
PRIMA: la vita sociale era più statica,
legata alla tradizione. La fantasia e
l’immaginazione avevano spazi piccoli
ORA: in tutto il mondo le persone
vedono le loro vite attraverso il prisma
delle vite possibili messe a
disposizione dai media. Fantasia e
immaginazione modellano le vite delle
persone
Cultura secondo Appadurai
La cultura è «uno strumento euristico utile
per parlare della differenza piuttosto che
come una proprietà degli individui e dei
gruppi»
Cultura è il panorama mentale, la finestra
sul mondo che si riesce a vedere, che si
forma per vari fattori personali. È un
concetto non pesante e non statico, non si
può inchiodare una persona alla presunta
cultura del contesto geografico di
provenienza o del gruppo etnico di
appartenenza.
Cultura
I confini, tutti i confini, sembrano
spostarsi continuamente senza
alcuna linearità. Il nuovo paesaggio in
cui la cultura si colloca diventa
pertanto quello della contaminazione
e della cultura senza confini
Questioni aperte: postumano
Roberto Marchesini considera la
pretesa auto fondazione dell’umano
un errore:il post-umanismo rompe il
dettato dell’autosufficienza e legge
l’umano quale esito inclusivo di
alterità, la dimensione umana è il
frutto di una lunga sequenza di
processi ibridativi con le alterità.
Questioni aperte: postumano
Longo e il simbionte: ogni essere umano è
il risultato di un meticciamento che ha
origini primordiali e la cui estensione e
varietà sono venute crescendo nei millenni:
virus, batteri, cibi, medicine, animali
domestici, droghe, farmaci… ciascuno di
noi è una colonia. Siamo entità plurime nel
corpo e, nella psiche, abbiamo scoperto la
molteplicità che ci costituisce.
Questioni aperte: cybercultura
il cyberspazio è il nuovo ambiente di
comunicazione emergente dall’interconnessione
mondiale dei computer. Il termine non designa
soltanto l’infrastruttura materiale della
comunicazione digitale, ma anche l’oceanico
universo di informazioni che ospita, insieme agli
esseri umani che ci navigano e lo alimentano.
Quanto al neologismo cybercultura, esso designa
l’insieme delle tecniche (materiali e intellettuali),
delle pratiche, delle attitudini, delle modalità di
pensiero e dei valori che si sviluppano in
concomitanza con la crescita del cyberspazio
(Lévy)
Questioni aperte:cybercultura
Cultura gutemberghiana vs digitale e
partecipativa.
Nativi e immigranti digitali.
Ibridazione
Processi di ibridazione sono sempre esistiti ed
esisteranno in tutte le società. Ogni cultura è
l’esito di un amalgama ibrido che alla fine fa
convivere ciò che prima si opponeva e sembrava
incompatibile.
Canclini: tutta la modernità è ibrida e si presenta
come il risultato di mescolare tre mondi culturali
diversi, che però si sono incrociati e intersecati tra
loro fino a coesistere in nuove manifestazioni che
possiamo chiamare culture ibride.
Nella modernità ciò che è passato coabita con ciò
che è contemporaneo, il locale col globale, la
cultura d’elite con la cultura di massa. È questo il
processo di ibridazione a cui niente più sembra
poter sfuggire.
Ibridazione
Dunque l’ibridazione è necessaria
e si collega al pluralismo e alla
tolleranza: produce una cultura
nuova e meticcia, dove più che il
sincretismo si valorizza il dialogo e
la capacità di creare
un’assimilazione reciproca.
Sincretismi (Canevacci)
L’ibridazione culturale non è una
categoria negativa: «il mix dei tratti
culturali compatibili con la propria
cultura attesta la scelta di una crisi
delle acculturazioni violente, corsare,
deprivanti. Il contesto del contatto
culturale può essere caratterizzato
dalla reinterpretazione attiva, dalla
ricombinazione spiazzante, dalla
rivitalizzazione mobile.
Sincretismi (Canevacci)
Al contrario, il sincretismo si
appassiona delle cose triviali,
secondarie, aliene: esso include sia il
replacement che il displacement. Nel
primo caso, si sostituisce una
parzialità familiare con un’altra
estranea; nel secondo, si ottiene di
disorientare il soggetto, di dislocarlo
dal suo ordine spaziale (temporale o
spazio-temporale) normale».
Connessioni (Amselle)
“ricorrendo alla metafora elettrica o
informatica della connessione, cioè a
quella di una derivazione di significati
particolaristici rispetto a una rete di
significati planetari, si prendono le distanze
dall’approccio che consiste nel vedere nel
nostro mondo globalizzato il prodotto di
una mescolanza di culture viste a loro volta
come universi chiusi, e si riesce a mettere
al centro della riflessione l’idea di
triangolazione, cioè di ricorso a un terzo
elemento per fondare la propria identità”
Obiezione di Mantovani
Meticciato, pur usato con buone
intenzioni, incorpora una concezione
fondamentalista della cultura perché
implica l’idea di una purità originaria
poi guastata dagli scambi con
l’esterno. Ma questa purezza è un
mito.
Delocalizzare
quando la gente circola con i propri
significati e quando i significati, grazie
alla velocità impressa dai mezzi di
comunicazione e di spostamento,
trovano il modo di circolare anche
senza la gente, i territori non possono
essere gli unici contenitori delle
culture
Cultura senza confini
ridefinire i concetti di territorio e confine, tenendo
anche presenti le esperienze vissute e quelle
virtuali che, a livello di immaginario collettivo,
formano un mix dinamico, sia locale che globale.
Basta “metafisica della sedentarietà”: se non
consideriamo come ovvi e inevitabili il radicamento
e l’attaccamento alla comunità, vedremo con
chiarezza che l’esperienza apparentemente
immediata della vita comunitaria, in realtà è
costituita da un ben più ampio apparato di
relazioni sociali e spaziali. Contaminazione e
“cultura senza confini”
Relatività dell’esperienza linguistica
Whorf: la struttura grammaticale di una lingua
forma il processo di pensiero (ipotesi Sapir-Whorf)
Es. in italiano una sola parola indica “neve”; nelle
lingue eschimesi 25 parole, perché hanno bisogno
della massima precisione
Es. in italiano e inglese 7 colori (rosso, arancio,
giallo, verde, blu, indaco, violetto). I nativi
americani Shona e Basa hanno 4 e 2 parole: però
la loro retina è biologicamente la stessa.
La classificazione linguistica impone un sistema
che altera le nostre percezioni e toglie importanza
a differenze che quindi spariscono dal piano
comunicativo
I fenomeni globali, una volta assunti dalla
cultura che li riceve, non sono più esterni
ad essa, ma diventano parte di quella
cultura, la quale continua a formulare i
propri significati secondo le proprie
esigenze locali che devono tuttavia tenere
conto, a loro volta, delle forze globali.
Come ad esempio accade a Singapore,
dove si mettono i feticci nei frigoriferi per
mantenerli efficaci.
Dalla Cultura all’identità
Differenza: la cultura rimanda a
processi inconsci, l’identità rimanda
ad un’appartenenza cosciente.
Identità in senso relazionale, si
costruisce costantemente all’interno
di scambi sociali, con una
moltiplicazione cosciente delle
appartenenze
2. Identità
se le “culture” sono delimitate da
confini/barriere di carattere morale, sociale
e spesso anche religioso, i “membri” del
gruppo che attraversano i confini
corrompono la “purezza” del gruppo, ne
mettono in pericolo l’identità. La paura
della contaminazione, dell’eterodossia,
dell’apostasia giustifica per i
fondamentalisti ogni misura a difesa del
patrimonio “identitario” del gruppo
identità
Mantovani: le identità sono molte e
ciascuno sceglie, nelle varie circostanze,
l’ordine di priorità in cui collocarle. Una
persona che viene dal Marocco può dare la
priorità al suo essere geometra mentre
sostiene un colloquio per l’assunzione al
lavoro, o al suo essere padre mentre parla
con l’insegnante della sua bambina, o al
suo essere ammalato quando è
nell’ambulatorio del medico
Identità e tombe
Bauman: «l’identità è divenuta oggi un prisma
attraverso il quale tutti gli altri apporti di spicco
della vita contemporanea vengono individuati,
compresi ed esaminati».
«l’identità germoglia sulle tombe della comunità».
È quando la comunità crolla che viene inventata
l’identità. Amare la propria identità significa anche
evitare che essa venga scambiata per un feticcio,
mentre ogni identità vivente è sempre una realtà
dinamica, in fieri.
Identità
Essere cittadini di una comunità etnica,
nazionale non è più il fattore determinante
per fissare l’identità
Bisogna collegare identità e differenza,
pensando identità plurali: l’incontro con le
differenze produce spaesamenti,
incertezza, crisi di identità
Lasciarsi sfidare, fecondare da altri modelli
culturali per rivedere le identità
Identità
Francesco Remotti osserva che c’è
nell’aria un uso strumentale e distorto del
concetto di identità. Per questo bisogna
vigilare. Non esiste una identità come
essenza originaria e monolitica. L’identità è
sempre un costrutto culturale, un processo
aperto all’incontro, allo scambio, alla
contaminazione. Bisogna pertanto
contestare la reificazione, l’etnicizzazione e
la biologizzazione dell’identità.
Identità
Maalouf (libanese-francese, arabo,
cristiano, melkita): in tutte le epoche ci
sono state persone che hanno ritenuto che
ci fosse una sola appartenenza
fondamentale talmente superiore alle altre
in ogni circostanza da poterla chiamare
legittimamente ‘identità’ (nazione, religione,
classe sociale).
Ma basta far scorrere lo sguardo sui
differenti conflitti che si svolgono attraverso
il mondo per rendersi conto che nessuna
appartenenza prevale in maniera assoluta
Identità: Maalouf
“ciascuno è depositario di due retaggi. Il
primo, verticale, gli viene dagli avi e dalla
tradizione. Il secondo gli viene dai
contemporanei. È quest’ultimo, mi sembra,
a essere oggi più importante e lo diviene
sempre di più”
Oggi un italiano è più simile a un
contemporaneo indiano o cinese, piuttosto
che un antenato del Rinascimento
Identità: Glissant
Glissant, Poetica del diverso: il
mondo si creolizza, le culture
cambiano scambiandosi colpi e
guerre, ma anche progressi della
coscienza e della speranza che fanno
abbandonare l’idea che l’identità è
riconoscibile solo se esclude le altre
(Mar dei Caraibi, Mediterraneo)
Identità: Todorov
Todorov: oggi ognuno di noi ha già
vissuto dentro di sé, sia pure in
misura diversa, questo incontro di
culture: siamo tutti meticci.
L’appartenenza culturale nazionale è
soltanto la più forte di tutte, perché vi
si mescolano le tracce lasciate – nel
corpo e nella mente – dalla famiglia e
dalla comunità, dalla lingua e dalla
religione
Identità: Morin
Ognuno di noi deve oggi imparare ad
attraversare una pluralità di identità: locale,
nazionale, europea, terrestre (intesa come
punto di partenza, la comune origine
terrestre, che come punto di arrivo, la
comunità di rischio).
Morin: solidarietà e responsabilità non
derivano da pie esortazioni ma da un
sentimento di affiliazione matri/patriottico
che deve essere coltivato in modo
concentrico in ogni singola comunità locale
Il ponte levatoio
Si sente dire spesso, soprattutto dalle persone più
timorose, che la nostra identità deve diventare più
forte, più sicura. Ciò è vero, l’importante è che non
diventi anche più rigida, o più dogmatica e
fondamentalista, perché questo sarebbe un
disastro.
Serve un’identità forte ma non rocciosa, sicura ma
non integralista. Non abbiamo bisogno di identità
reattive (muro contro muro) ma di identità
assertive e flessibili (come ponti levatoi) che si
alzano o si abbassano a seconda delle
circostanze.
La bugia del fondamentalista
Smith (Le origine etniche delle nazioni) ci ricorda che le
società hanno bisogno di legittimare le loro innovazioni
rivolgendosi al proprio passato e “riscrivendolo”.
Invece il fondamentalista pensa che la sua identità culturale
sia data, eterna, immutabile: non si rende conto che c’è una
costruzione posteriore dietro, alimentata dalla nostalgia, da
un desiderio di tornare ad una presunta età dell’oro e a uno
stile di vita antico, irrimediabilmente perduto.
Nel tentativo di vincere la morte gli uomini hanno
storicamente cercato di legarsi a una “comunità di storia e di
destino” per raggiungere una qualche forma di immortalità,
preservando le proprie opere dall’oblio. Il fondamentalista
arriva dopo, e rimuove questa operazione che altri hanno
compiuto.
3. Cittadinanza
La polis è lo spazio originario della cittadinanza: si
è cittadini solo se si è nati all’interno del suo
territorio. Nella polis l’uomo (o meglio, il maschio e
solo alcuni tra i maschi) si identifica totalmente con
la città di cui è cittadino.
Nello stato moderno l’uomo diventa invece
cittadino per contratto: l’uomo tende alla propria
affermazione, anche a costo della distruzione del
prossimo (Hobbes) Il contratto è basato sul
primato del diritto di ognuno e sul rispetto del
diritto altrui, patto garantito dalla legge e
sanzionato dalla forza.
Cittadinanza
Con la nascita dello stato-nazione
(rivoluzione francese e Romanticismo) si
recupera il legame tra “spazio geografico
definito” e stato, ricucendo così i legami
con l’antica concezione della polis (Hegel),
per cui è il cittadino a servizio dello stato e
non viceversa.
Dal 1648 in Europa c’è l’assetto
westfaliano che assolutizza il potere statale
entro i confini
Cosa significa cittadinanza?
Essa implica “azioni socialmente rilevanti
mediante le quali o soggetti si affermano come
cittadini” (Ambrosini)
- cittadinanza civile: essere in regola coi
documenti
Citt. Economica: sottoscrivere contratti regolari
Citt. Sociale: accedere ai servizi (SSN, sussidi)
Citt. Educativa: ottenere un titolo di studio
Citt. Politica: rivendicare diritti, aderire a sindacati
(gli stranieri non votano)
Quindi….
Se uno straniero emerge dall’irregolarità,
trova lavoro, paga le tasse, studia,
beneficia di servizi sociali, si iscrive al
sindacato, partecipa alla vita sociale… non
si “cittadinizza”????
Ma il riconoscimento giuridico viene
negato! Il “diritto ad avere diritti” di H.
Arendt va riletto in senso dinamico, ci sono
tappe che permettono di includere nella
cittadinanza chi è escluso
Cittadinanza
L’assetto westfaliano è in crisi, si parla di superare
la cittadinanza nazionale per una sovranazionale
Benhabib parla di “disaggregazione della
cittadinanza” cioè separazione delle sue
dimensioni: l’identità collettiva, i privilegi
dell’appartenenza politica e la possibilità di fruire
dei diritti sociali. I confini tra popolo e territorio
sono continuamente negoziati
Oggi serve la grande metafora del
cosmopolitismo, della cittadinanza del mondo.
Oggi questa forma di cittadinanza si presenta
come una urgente necessità a causa dei processi
di unificazione planetaria e globalizzazione.
Cittadinanza
La cittadinanza è dunque sempre storica.
Fino a qualche tempo fa era
universalmente accettata la definizione di
T.H. Marshall (Citizenship and Social
Class, 1950) basata su tre ordini di diritti:
civili (libertà individuale), politici (voto,
potere politico) e sociali (benessere,
sicurezza economica).
Cittadinanza
Dalla cittadinanza come appartenenza
etnica, individuale a uno Stato, regolata dai
principi dello jus soli e dello jus sanguinis,
si sta passando ad una concezione della
cittadinanza sganciata da vincoli particolari
e fondata sullo stesso statuto di umanità.
Siamo di fronte al paradosso della
cittadinanza: nato storicamente come
principio di inclusione e di uguaglianza, il
diritto di cittadinanza si sta trasformando in
un fattore di esclusione e di
disuguaglianza. È il “confine interno”.
Situazione europea
Cittadinanza proibitiva: (Germania, Austria,
Danimarca) concezione differenzialista
(diritto di sangue e diffidenza per la doppia
nazionalità), alte barriere di ingresso
(lingua, corsi di integrazione)
Cittadinanza abilitante: (Belgio, Finlandia,
Portogallo, Svezia, Irlanda) requisiti di
accesso più favorevoli e bassi ostacoli
Cittadinanza isolazionista: (Italia
Spagna Grecia Lussemburgo)
ostacoli per richiedere la cittadinanza:
ius sanguinis e anni di residenza per
la naturalizzazione
Cittadinanza condizionale: (Francia,
Paesi Bassi, Regno Unito): ostacoli
consistenti in Paesi a tradizione
liberale
Ius soli o sanguinis?
Germania: ius sanguinis ma con
regole semplici (dal 2000 uno dei
genitori deve avere permesso di
soggiorno da tre anni e viva nel paese
da otto)
Francia: ius soli dal 1515
Usa: ius soli.
Ius soli o sanguinis?
Gran Bretagna: cittadinanza a chi
nasce in suolo britannico anche da un
solo genitore cittadino britannico o
legalmente residente
Spagna: un genitore spagnolo o da
genitori stranieri di cui uno deve
essere nato in Spagna
Superare lo schema inclusione-esclusione: i
residenti stranieri possono vedersi riconosciuti
alcuni diritti nel tempo, mentre soggiornano, fino
all’eventuale naturalizzazione
Si può parlare di una piramide:
- gli irregolari
- Quelli in attesa di regolarizzazione (es. domanda
presentata dai datori di lavoro)
- Quelli con permesso di soggiorno temporaneo
- Quelli con permesso di soggiorno di lunga durata
- Quelli che provengono dall’UE che hanno quasi
tutti i diritti
Non è vero che i migranti “non hanno
diritti” né che ne “hanno più degli
italiani”: è vero che godono di diritti
differenziati, inferiori a quelli dei
cittadini, e spesso faticano a vederli
riconosciuti
I tre cerchi di F. Cambi
Tre cerchi sempre in movimento e in equilibrio
dinamico, perché non si è cittadini, ma si diventa
tali: il primo cerchio è l’Appartenenza, il secondo la
Democrazia e il terzo la Mondialità.
La prima dimensione è quella teorizzata da
Rousseau, partecipazione attiva e responsabile
guidata dalla volontà generale e da un forte ethos
comunitario perché tutti devono condividere le
radici e l’identità. Ma se questa dimensione non si
incrocia con le altre può diventare sciovinismo e
nazionalismo.
I tre cerchi di F. Cambi
La cittadinanza come Democrazia nel
senso che la democrazia non è solo
organizzazione del potere, ma è impegno,
rispetto del pluralismo e delle differenze.
La cittadinanza come mondialità (Balducci,
Morin). È una cittadinanza “adveniente”,
esige che diventiamo cittadini del mondo,
capaci di dialogare, valorizzare le
differenze, rispettare i diritti umani,
praticare la solidarietà.
Cittadinanza multiculturale
W. Kymlicka ha proposto una
“cittadinanza multiculturale” che dia
spazio alla diversità etnica e alle
richieste di inclusione degli immigrati,
accordando democraticamente diritti
di “cittadinanza differenziata”, diritti
polietnici di rappresentanza e
autogoverni a specifici gruppi. È una
visione integratice che favorisce
l’inclusione.
Dalla cittadinanza all’Etica pubblica
Occorre definire al più presto i principi di
un’etica pubblica come “universalismo
delle differenze” che sia aperto cioè a tutti i
simboli culturali e religiosi senza esclusioni
pregiudiziali.
Rischio: visibilità soltanto per i simboli
economici e commerciali, estetici, sportivi
ma non per i simboli religiosi e cultuali in
quanto ritenuti di natura ideologica. Sullo
spazio che sarà dato ai simboli si giocherà
un tratto costitutivo della civiltà – più o
meno aperta – che andremo a costruire.
Bibliografia
Aime M, Eccessi di culture, Einaudi 2004.
Ambrosini M., Non passa lo straniero?, Cittadella 2014.
Amselle J.L., Logiche meticce, Bollati Boringhieri 1999;
Connessioni, 2001.
Appadurai A., Modernità in polvere, Meltemi 2001.
Canevacci M., Sincretismi, Costa & Nolan 2004.
Fabietti U., L’identità etnica, Nis 1995.
Geetz C., Interpretazione di culture, Il Mulino 1998.
Lévy P., Cybercultura, Feltrinelli 1999.
Longo G.O,, Il simbionte, Meltemi 2003.
Nanni A.--Curci S., Buone pratiche per fare intercultura, Emi
2005.
Nanni A.-Fucecchi A.-Curci S., Progetto convivialità, Emi
2012.
Remotti F., Cultura, Laterza 2011.

Parole da risignificare

  • 1.
    3 Parole darisignificare Prof. S. Curci SIMI 23 ottobre 2015
  • 2.
    1. Cultura Da unconcetto pesante a uno leggero: de- localizzare e de-etnicizzare «qual è la cultura dei kosovari, quale quella degli albanesi e quale quella dei curdi, dei maghrebini, degli iraniani, riuniti sui “motoscafi della disperazione” da eventi diversi, da occasioni tutte drammatiche ma non certo preordinate? Quanti di essi condividono tradizioni avite o invece non sono già partecipi di una cultura “interstiziale”, carica di contaminazioni e di meticciati?» (M. Callari Galli).
  • 3.
    Cultura - storia Lacultura è “un insieme di sistemi simbolici in cui, al primo posto, si collocano il linguaggio, le regole matrimoniali, i rapporti economici, l’arte, la scienza, la religione. Tutti questi sistemi tendono a esprimere taluni aspetti della realtà fisica e della realtà sociale e, ancora di più, le relazioni che intercorrono tra gli stessi sistemi simbolici” (Lévi-Strauss). Metafora delle carte.
  • 4.
    Cultura - storia «lacultura è un insieme di segni che si va socialmente costruendo nel momento in cui essi sono interpretati (simboli), la cultura non è un potere, qualcosa a cui si possano causalmente attribuire avvenimenti sociali, comportamenti, istituzioni o processi; essa è un contesto, qualcosa entro cui tutti questi fatti possono essere descritti in maniera intelligibile» (Geertz)
  • 5.
    Cultura – storia lariflessione antropologica, fedele sin dalla sua nascita al cosiddetto “postulato universalista”, ha dunque fatto sì che, lentamente, prima l’idea di “Cultura” si affermasse contro l’idea di “Natura”, poi che l’idea delle “culture” si affermasse contro l’idea della “Cultura”. T.S. Eliot: la cultura è la forma complessiva all’interno della quale un popolo vive dalla nascita alla tomba, da mattina a sera, e anche nel sonno
  • 6.
    Cultura L’uomo è l’animaleimpigliato nella rete di significati che ha tessuto «se implico una sostanza mentale, il sostantivo cultura privilegia di fatti quell’idea di condivisione, accordo e compiutezza che [ … ] distoglie l’attenzione dalle concezioni e dall’azione di coloro che sono emarginati o dominati. Se invece è vista come sostanza fisica, la cultura comincia allora a puzzare di qualche varietà di biologismo, inclusa la razza che abbiamo sicuramente superato come categorie scientifiche».
  • 7.
    Modernità in polvere(1996, ed.it. 2001): saggio di Arjun Appadurai Il mondo contemporaneo è nuovo: sradicamento, distanza psicologica tra gli individui e vicinanza elettronica I processi culturali si sviluppano attraverso flussi globali di persone e cose Il materiale culturale si muove e gli stili culturali diventano intercambiabili
  • 8.
    I sostenitori dell’omologazioneculturale parlano di americanizzazione e macdonaldizzazione (omogeneizzazione, mercificazione) Ma non si rendono conto che quando un elemento si trasferisce da un ambito culturale ad un altro non rimane lo stesso! Esso tende a essere “indigenizzato”, non si sincronizza con l’originale
  • 9.
    I teorici dell’omogeneizzazione culturaleragionano secondo il modello Centro-periferia Invece il nuovo assetto del mondo è essere complesso e sovrapposto Appadurai propone di analizzare le disgiunture tra economia politica cultura attraverso 5 dimensioni
  • 10.
  • 11.
    Etnorama: Panorama dipersone e gruppi in movimento. Le comunità stabili esistono, ma sono sempre attraversate da flussi di persone Mediorama: diffusione delle capacità elettroniche e delle loro possibilità di diffondere informazioni: forniscono a tutti repertori di immagini e narrazioni che mescolano segni e significati provenienti da ambiti culturali differenti. Favoriscono la costruzione di mondi immaginati
  • 12.
    Tecnorama: la tecnologiasi muove velocissima superando i confini Finanziorama: relazione sempre più fluida tra flussi di denaro, investimenti, flussi fiscali. Ideorama: mischiarsi di idee, immagini, spesso derivati dall’Illuminismo (libertà, diritti, democrazia). Questi concetti cambiano di significati nel mondo Questi panorami non si danno in modo oggettivo, ogni uomo li può recepire a suo modo
  • 13.
    Una conseguenza: la deterritorializzazione Spostaflussi di persone e cose, crea nuovi mercati, muta il ruolo dello stato-nazione, è al centro dei fondamentalismi Si creano comunità “senza il senso del luogo”, non c’è più stabilità della conoscenza, le relazioni, anche familiari, diventano volatili. Non c’è più il legame spazio-stabilità- riproduzione culturale, vanno in crisi le strategie localizzanti dell’etnografia tradizionale
  • 14.
    Una conseguenza: ilnuovo ruolo dell’immaginazione Essa è sempre stata una forma di organizzazione culturale Ma oggi le persone hanno possibilità mai viste di concepire un più vasto repertorio di vite possibili grazie ai mass-media, che offrono immaginazioni sempre nuove
  • 15.
    PRIMA: la vitasociale era più statica, legata alla tradizione. La fantasia e l’immaginazione avevano spazi piccoli ORA: in tutto il mondo le persone vedono le loro vite attraverso il prisma delle vite possibili messe a disposizione dai media. Fantasia e immaginazione modellano le vite delle persone
  • 16.
    Cultura secondo Appadurai Lacultura è «uno strumento euristico utile per parlare della differenza piuttosto che come una proprietà degli individui e dei gruppi» Cultura è il panorama mentale, la finestra sul mondo che si riesce a vedere, che si forma per vari fattori personali. È un concetto non pesante e non statico, non si può inchiodare una persona alla presunta cultura del contesto geografico di provenienza o del gruppo etnico di appartenenza.
  • 17.
    Cultura I confini, tuttii confini, sembrano spostarsi continuamente senza alcuna linearità. Il nuovo paesaggio in cui la cultura si colloca diventa pertanto quello della contaminazione e della cultura senza confini
  • 18.
    Questioni aperte: postumano RobertoMarchesini considera la pretesa auto fondazione dell’umano un errore:il post-umanismo rompe il dettato dell’autosufficienza e legge l’umano quale esito inclusivo di alterità, la dimensione umana è il frutto di una lunga sequenza di processi ibridativi con le alterità.
  • 19.
    Questioni aperte: postumano Longoe il simbionte: ogni essere umano è il risultato di un meticciamento che ha origini primordiali e la cui estensione e varietà sono venute crescendo nei millenni: virus, batteri, cibi, medicine, animali domestici, droghe, farmaci… ciascuno di noi è una colonia. Siamo entità plurime nel corpo e, nella psiche, abbiamo scoperto la molteplicità che ci costituisce.
  • 20.
    Questioni aperte: cybercultura ilcyberspazio è il nuovo ambiente di comunicazione emergente dall’interconnessione mondiale dei computer. Il termine non designa soltanto l’infrastruttura materiale della comunicazione digitale, ma anche l’oceanico universo di informazioni che ospita, insieme agli esseri umani che ci navigano e lo alimentano. Quanto al neologismo cybercultura, esso designa l’insieme delle tecniche (materiali e intellettuali), delle pratiche, delle attitudini, delle modalità di pensiero e dei valori che si sviluppano in concomitanza con la crescita del cyberspazio (Lévy)
  • 21.
    Questioni aperte:cybercultura Cultura gutemberghianavs digitale e partecipativa. Nativi e immigranti digitali.
  • 22.
    Ibridazione Processi di ibridazionesono sempre esistiti ed esisteranno in tutte le società. Ogni cultura è l’esito di un amalgama ibrido che alla fine fa convivere ciò che prima si opponeva e sembrava incompatibile. Canclini: tutta la modernità è ibrida e si presenta come il risultato di mescolare tre mondi culturali diversi, che però si sono incrociati e intersecati tra loro fino a coesistere in nuove manifestazioni che possiamo chiamare culture ibride. Nella modernità ciò che è passato coabita con ciò che è contemporaneo, il locale col globale, la cultura d’elite con la cultura di massa. È questo il processo di ibridazione a cui niente più sembra poter sfuggire.
  • 23.
    Ibridazione Dunque l’ibridazione ènecessaria e si collega al pluralismo e alla tolleranza: produce una cultura nuova e meticcia, dove più che il sincretismo si valorizza il dialogo e la capacità di creare un’assimilazione reciproca.
  • 24.
    Sincretismi (Canevacci) L’ibridazione culturalenon è una categoria negativa: «il mix dei tratti culturali compatibili con la propria cultura attesta la scelta di una crisi delle acculturazioni violente, corsare, deprivanti. Il contesto del contatto culturale può essere caratterizzato dalla reinterpretazione attiva, dalla ricombinazione spiazzante, dalla rivitalizzazione mobile.
  • 25.
    Sincretismi (Canevacci) Al contrario,il sincretismo si appassiona delle cose triviali, secondarie, aliene: esso include sia il replacement che il displacement. Nel primo caso, si sostituisce una parzialità familiare con un’altra estranea; nel secondo, si ottiene di disorientare il soggetto, di dislocarlo dal suo ordine spaziale (temporale o spazio-temporale) normale».
  • 26.
    Connessioni (Amselle) “ricorrendo allametafora elettrica o informatica della connessione, cioè a quella di una derivazione di significati particolaristici rispetto a una rete di significati planetari, si prendono le distanze dall’approccio che consiste nel vedere nel nostro mondo globalizzato il prodotto di una mescolanza di culture viste a loro volta come universi chiusi, e si riesce a mettere al centro della riflessione l’idea di triangolazione, cioè di ricorso a un terzo elemento per fondare la propria identità”
  • 27.
    Obiezione di Mantovani Meticciato,pur usato con buone intenzioni, incorpora una concezione fondamentalista della cultura perché implica l’idea di una purità originaria poi guastata dagli scambi con l’esterno. Ma questa purezza è un mito.
  • 28.
    Delocalizzare quando la gentecircola con i propri significati e quando i significati, grazie alla velocità impressa dai mezzi di comunicazione e di spostamento, trovano il modo di circolare anche senza la gente, i territori non possono essere gli unici contenitori delle culture
  • 29.
    Cultura senza confini ridefinirei concetti di territorio e confine, tenendo anche presenti le esperienze vissute e quelle virtuali che, a livello di immaginario collettivo, formano un mix dinamico, sia locale che globale. Basta “metafisica della sedentarietà”: se non consideriamo come ovvi e inevitabili il radicamento e l’attaccamento alla comunità, vedremo con chiarezza che l’esperienza apparentemente immediata della vita comunitaria, in realtà è costituita da un ben più ampio apparato di relazioni sociali e spaziali. Contaminazione e “cultura senza confini”
  • 30.
    Relatività dell’esperienza linguistica Whorf:la struttura grammaticale di una lingua forma il processo di pensiero (ipotesi Sapir-Whorf) Es. in italiano una sola parola indica “neve”; nelle lingue eschimesi 25 parole, perché hanno bisogno della massima precisione Es. in italiano e inglese 7 colori (rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco, violetto). I nativi americani Shona e Basa hanno 4 e 2 parole: però la loro retina è biologicamente la stessa. La classificazione linguistica impone un sistema che altera le nostre percezioni e toglie importanza a differenze che quindi spariscono dal piano comunicativo
  • 31.
    I fenomeni globali,una volta assunti dalla cultura che li riceve, non sono più esterni ad essa, ma diventano parte di quella cultura, la quale continua a formulare i propri significati secondo le proprie esigenze locali che devono tuttavia tenere conto, a loro volta, delle forze globali. Come ad esempio accade a Singapore, dove si mettono i feticci nei frigoriferi per mantenerli efficaci.
  • 32.
    Dalla Cultura all’identità Differenza:la cultura rimanda a processi inconsci, l’identità rimanda ad un’appartenenza cosciente. Identità in senso relazionale, si costruisce costantemente all’interno di scambi sociali, con una moltiplicazione cosciente delle appartenenze
  • 34.
    2. Identità se le“culture” sono delimitate da confini/barriere di carattere morale, sociale e spesso anche religioso, i “membri” del gruppo che attraversano i confini corrompono la “purezza” del gruppo, ne mettono in pericolo l’identità. La paura della contaminazione, dell’eterodossia, dell’apostasia giustifica per i fondamentalisti ogni misura a difesa del patrimonio “identitario” del gruppo
  • 35.
    identità Mantovani: le identitàsono molte e ciascuno sceglie, nelle varie circostanze, l’ordine di priorità in cui collocarle. Una persona che viene dal Marocco può dare la priorità al suo essere geometra mentre sostiene un colloquio per l’assunzione al lavoro, o al suo essere padre mentre parla con l’insegnante della sua bambina, o al suo essere ammalato quando è nell’ambulatorio del medico
  • 36.
    Identità e tombe Bauman:«l’identità è divenuta oggi un prisma attraverso il quale tutti gli altri apporti di spicco della vita contemporanea vengono individuati, compresi ed esaminati». «l’identità germoglia sulle tombe della comunità». È quando la comunità crolla che viene inventata l’identità. Amare la propria identità significa anche evitare che essa venga scambiata per un feticcio, mentre ogni identità vivente è sempre una realtà dinamica, in fieri.
  • 37.
    Identità Essere cittadini diuna comunità etnica, nazionale non è più il fattore determinante per fissare l’identità Bisogna collegare identità e differenza, pensando identità plurali: l’incontro con le differenze produce spaesamenti, incertezza, crisi di identità Lasciarsi sfidare, fecondare da altri modelli culturali per rivedere le identità
  • 38.
    Identità Francesco Remotti osservache c’è nell’aria un uso strumentale e distorto del concetto di identità. Per questo bisogna vigilare. Non esiste una identità come essenza originaria e monolitica. L’identità è sempre un costrutto culturale, un processo aperto all’incontro, allo scambio, alla contaminazione. Bisogna pertanto contestare la reificazione, l’etnicizzazione e la biologizzazione dell’identità.
  • 39.
    Identità Maalouf (libanese-francese, arabo, cristiano,melkita): in tutte le epoche ci sono state persone che hanno ritenuto che ci fosse una sola appartenenza fondamentale talmente superiore alle altre in ogni circostanza da poterla chiamare legittimamente ‘identità’ (nazione, religione, classe sociale). Ma basta far scorrere lo sguardo sui differenti conflitti che si svolgono attraverso il mondo per rendersi conto che nessuna appartenenza prevale in maniera assoluta
  • 40.
    Identità: Maalouf “ciascuno èdepositario di due retaggi. Il primo, verticale, gli viene dagli avi e dalla tradizione. Il secondo gli viene dai contemporanei. È quest’ultimo, mi sembra, a essere oggi più importante e lo diviene sempre di più” Oggi un italiano è più simile a un contemporaneo indiano o cinese, piuttosto che un antenato del Rinascimento
  • 41.
    Identità: Glissant Glissant, Poeticadel diverso: il mondo si creolizza, le culture cambiano scambiandosi colpi e guerre, ma anche progressi della coscienza e della speranza che fanno abbandonare l’idea che l’identità è riconoscibile solo se esclude le altre (Mar dei Caraibi, Mediterraneo)
  • 42.
    Identità: Todorov Todorov: oggiognuno di noi ha già vissuto dentro di sé, sia pure in misura diversa, questo incontro di culture: siamo tutti meticci. L’appartenenza culturale nazionale è soltanto la più forte di tutte, perché vi si mescolano le tracce lasciate – nel corpo e nella mente – dalla famiglia e dalla comunità, dalla lingua e dalla religione
  • 43.
    Identità: Morin Ognuno dinoi deve oggi imparare ad attraversare una pluralità di identità: locale, nazionale, europea, terrestre (intesa come punto di partenza, la comune origine terrestre, che come punto di arrivo, la comunità di rischio). Morin: solidarietà e responsabilità non derivano da pie esortazioni ma da un sentimento di affiliazione matri/patriottico che deve essere coltivato in modo concentrico in ogni singola comunità locale
  • 44.
    Il ponte levatoio Sisente dire spesso, soprattutto dalle persone più timorose, che la nostra identità deve diventare più forte, più sicura. Ciò è vero, l’importante è che non diventi anche più rigida, o più dogmatica e fondamentalista, perché questo sarebbe un disastro. Serve un’identità forte ma non rocciosa, sicura ma non integralista. Non abbiamo bisogno di identità reattive (muro contro muro) ma di identità assertive e flessibili (come ponti levatoi) che si alzano o si abbassano a seconda delle circostanze.
  • 45.
    La bugia delfondamentalista Smith (Le origine etniche delle nazioni) ci ricorda che le società hanno bisogno di legittimare le loro innovazioni rivolgendosi al proprio passato e “riscrivendolo”. Invece il fondamentalista pensa che la sua identità culturale sia data, eterna, immutabile: non si rende conto che c’è una costruzione posteriore dietro, alimentata dalla nostalgia, da un desiderio di tornare ad una presunta età dell’oro e a uno stile di vita antico, irrimediabilmente perduto. Nel tentativo di vincere la morte gli uomini hanno storicamente cercato di legarsi a una “comunità di storia e di destino” per raggiungere una qualche forma di immortalità, preservando le proprie opere dall’oblio. Il fondamentalista arriva dopo, e rimuove questa operazione che altri hanno compiuto.
  • 46.
    3. Cittadinanza La polisè lo spazio originario della cittadinanza: si è cittadini solo se si è nati all’interno del suo territorio. Nella polis l’uomo (o meglio, il maschio e solo alcuni tra i maschi) si identifica totalmente con la città di cui è cittadino. Nello stato moderno l’uomo diventa invece cittadino per contratto: l’uomo tende alla propria affermazione, anche a costo della distruzione del prossimo (Hobbes) Il contratto è basato sul primato del diritto di ognuno e sul rispetto del diritto altrui, patto garantito dalla legge e sanzionato dalla forza.
  • 47.
    Cittadinanza Con la nascitadello stato-nazione (rivoluzione francese e Romanticismo) si recupera il legame tra “spazio geografico definito” e stato, ricucendo così i legami con l’antica concezione della polis (Hegel), per cui è il cittadino a servizio dello stato e non viceversa. Dal 1648 in Europa c’è l’assetto westfaliano che assolutizza il potere statale entro i confini
  • 48.
    Cosa significa cittadinanza? Essaimplica “azioni socialmente rilevanti mediante le quali o soggetti si affermano come cittadini” (Ambrosini) - cittadinanza civile: essere in regola coi documenti Citt. Economica: sottoscrivere contratti regolari Citt. Sociale: accedere ai servizi (SSN, sussidi) Citt. Educativa: ottenere un titolo di studio Citt. Politica: rivendicare diritti, aderire a sindacati (gli stranieri non votano)
  • 49.
    Quindi…. Se uno stranieroemerge dall’irregolarità, trova lavoro, paga le tasse, studia, beneficia di servizi sociali, si iscrive al sindacato, partecipa alla vita sociale… non si “cittadinizza”???? Ma il riconoscimento giuridico viene negato! Il “diritto ad avere diritti” di H. Arendt va riletto in senso dinamico, ci sono tappe che permettono di includere nella cittadinanza chi è escluso
  • 50.
    Cittadinanza L’assetto westfaliano èin crisi, si parla di superare la cittadinanza nazionale per una sovranazionale Benhabib parla di “disaggregazione della cittadinanza” cioè separazione delle sue dimensioni: l’identità collettiva, i privilegi dell’appartenenza politica e la possibilità di fruire dei diritti sociali. I confini tra popolo e territorio sono continuamente negoziati Oggi serve la grande metafora del cosmopolitismo, della cittadinanza del mondo. Oggi questa forma di cittadinanza si presenta come una urgente necessità a causa dei processi di unificazione planetaria e globalizzazione.
  • 51.
    Cittadinanza La cittadinanza èdunque sempre storica. Fino a qualche tempo fa era universalmente accettata la definizione di T.H. Marshall (Citizenship and Social Class, 1950) basata su tre ordini di diritti: civili (libertà individuale), politici (voto, potere politico) e sociali (benessere, sicurezza economica).
  • 52.
    Cittadinanza Dalla cittadinanza comeappartenenza etnica, individuale a uno Stato, regolata dai principi dello jus soli e dello jus sanguinis, si sta passando ad una concezione della cittadinanza sganciata da vincoli particolari e fondata sullo stesso statuto di umanità. Siamo di fronte al paradosso della cittadinanza: nato storicamente come principio di inclusione e di uguaglianza, il diritto di cittadinanza si sta trasformando in un fattore di esclusione e di disuguaglianza. È il “confine interno”.
  • 53.
    Situazione europea Cittadinanza proibitiva:(Germania, Austria, Danimarca) concezione differenzialista (diritto di sangue e diffidenza per la doppia nazionalità), alte barriere di ingresso (lingua, corsi di integrazione) Cittadinanza abilitante: (Belgio, Finlandia, Portogallo, Svezia, Irlanda) requisiti di accesso più favorevoli e bassi ostacoli
  • 54.
    Cittadinanza isolazionista: (Italia SpagnaGrecia Lussemburgo) ostacoli per richiedere la cittadinanza: ius sanguinis e anni di residenza per la naturalizzazione Cittadinanza condizionale: (Francia, Paesi Bassi, Regno Unito): ostacoli consistenti in Paesi a tradizione liberale
  • 55.
    Ius soli osanguinis? Germania: ius sanguinis ma con regole semplici (dal 2000 uno dei genitori deve avere permesso di soggiorno da tre anni e viva nel paese da otto) Francia: ius soli dal 1515 Usa: ius soli.
  • 56.
    Ius soli osanguinis? Gran Bretagna: cittadinanza a chi nasce in suolo britannico anche da un solo genitore cittadino britannico o legalmente residente Spagna: un genitore spagnolo o da genitori stranieri di cui uno deve essere nato in Spagna
  • 57.
    Superare lo schemainclusione-esclusione: i residenti stranieri possono vedersi riconosciuti alcuni diritti nel tempo, mentre soggiornano, fino all’eventuale naturalizzazione Si può parlare di una piramide: - gli irregolari - Quelli in attesa di regolarizzazione (es. domanda presentata dai datori di lavoro) - Quelli con permesso di soggiorno temporaneo - Quelli con permesso di soggiorno di lunga durata - Quelli che provengono dall’UE che hanno quasi tutti i diritti
  • 58.
    Non è veroche i migranti “non hanno diritti” né che ne “hanno più degli italiani”: è vero che godono di diritti differenziati, inferiori a quelli dei cittadini, e spesso faticano a vederli riconosciuti
  • 59.
    I tre cerchidi F. Cambi Tre cerchi sempre in movimento e in equilibrio dinamico, perché non si è cittadini, ma si diventa tali: il primo cerchio è l’Appartenenza, il secondo la Democrazia e il terzo la Mondialità. La prima dimensione è quella teorizzata da Rousseau, partecipazione attiva e responsabile guidata dalla volontà generale e da un forte ethos comunitario perché tutti devono condividere le radici e l’identità. Ma se questa dimensione non si incrocia con le altre può diventare sciovinismo e nazionalismo.
  • 60.
    I tre cerchidi F. Cambi La cittadinanza come Democrazia nel senso che la democrazia non è solo organizzazione del potere, ma è impegno, rispetto del pluralismo e delle differenze. La cittadinanza come mondialità (Balducci, Morin). È una cittadinanza “adveniente”, esige che diventiamo cittadini del mondo, capaci di dialogare, valorizzare le differenze, rispettare i diritti umani, praticare la solidarietà.
  • 61.
    Cittadinanza multiculturale W. Kymlickaha proposto una “cittadinanza multiculturale” che dia spazio alla diversità etnica e alle richieste di inclusione degli immigrati, accordando democraticamente diritti di “cittadinanza differenziata”, diritti polietnici di rappresentanza e autogoverni a specifici gruppi. È una visione integratice che favorisce l’inclusione.
  • 62.
    Dalla cittadinanza all’Eticapubblica Occorre definire al più presto i principi di un’etica pubblica come “universalismo delle differenze” che sia aperto cioè a tutti i simboli culturali e religiosi senza esclusioni pregiudiziali. Rischio: visibilità soltanto per i simboli economici e commerciali, estetici, sportivi ma non per i simboli religiosi e cultuali in quanto ritenuti di natura ideologica. Sullo spazio che sarà dato ai simboli si giocherà un tratto costitutivo della civiltà – più o meno aperta – che andremo a costruire.
  • 63.
    Bibliografia Aime M, Eccessidi culture, Einaudi 2004. Ambrosini M., Non passa lo straniero?, Cittadella 2014. Amselle J.L., Logiche meticce, Bollati Boringhieri 1999; Connessioni, 2001. Appadurai A., Modernità in polvere, Meltemi 2001. Canevacci M., Sincretismi, Costa & Nolan 2004. Fabietti U., L’identità etnica, Nis 1995. Geetz C., Interpretazione di culture, Il Mulino 1998. Lévy P., Cybercultura, Feltrinelli 1999. Longo G.O,, Il simbionte, Meltemi 2003. Nanni A.--Curci S., Buone pratiche per fare intercultura, Emi 2005. Nanni A.-Fucecchi A.-Curci S., Progetto convivialità, Emi 2012. Remotti F., Cultura, Laterza 2011.