La didattica a distanza, aspetti
critici, limiti e potenzialità
Giuseppe De Nicolao
Università di Pavia
Sommario
1. Teoria e pratica del contagio
2. DaD: problemi audio e video
3. Orizzonti di gloria, orizzonti distopici
4. Conclusioni
1. Teoria e pratica del contagio
100 m3
1000 m3
Probabilità di contagio in presenza di un infetto
5 stanze da 100 m2 con/senza ricircolo
Senza ricircolo, alta probabilità
di contagio per chi è nella
stanza con l’infetto
Con ricircolo, minor
probabilità di contagio
individuale ma si estende agli
occupanti delle altre 4 stanze
http://intern.az/1C3s
I rischi del contagio, conoscerli per
evitarli
Erin Bromage, immunologo
15 maggio 2020 18:32
Questo articolo è un post del blog di Erin Bromage, professore associato di biologia all’università
del Massachusetts di Dartmouth, specializzato in immunologia. Da quando è stato pubblicato, il
6 maggio, è stato visto più di tredici milioni di volte.
In questo momento pare che molte persone stiano tirando un sospiro di sollievo, e non sono
I rischi del contagio, conoscerli per evitarli - Erin Bromage - Inte... https://www.internazionale.it/notizie/erin-bromage/2020/05/15/ri...
Conoscere i rischi per evitarli
• Il conce(o fondamentale è quello dell’esposizione prolungata al virus. Anche se si
trovavano a 15 metri di distanza (coro e call-center) e la dose infe(ante era rido(a, il
conta(o prolungato con il virus è stato sufficiente a provocare il contagio e in alcuni casi
la morte.
• Spazi chiusi e affollaE, con un ricambio limitato dell’aria e un’abbondanza di
conversazioni, urla e canE : elevato rischio di trasmissione del virus.
• Le linee guida sul distanziamento sociale sono inefficaci negli spazi chiusi in cui si
trascorre molto tempo.
• SupermercaE: la scarsa densità, l’elevato volume dello spazio e il tempo limitato che si
trascorre all’interno del negozio – fanno in modo che la probabilità di ricevere una dose
infe(ante sia rido(a. Per i dipendenE, invece, ...
• Le domande da farsi:
• Quante persone ci sono?
• Qual è il ricambio dell’aria?
• Per quanto tempo resteremo in quell’ambiente?
• Usare i bagni pubblici con estrema prudenza:
• abbondano di superfici che sono toccate con1nuamente
• Lo scarico vaporizza i droplet (goccioline) che veicolano il virus
In sintesi
•Le aule universitarie possono diventare focolai
•Senza mascherine la strada per la didattica in
presenza (anche «blended») è molto in salita
•Con le mascherine non conosciamo ancora i rischi
(speriamo bene)
•Tenersi pronti a ripiegare sulla modalità a distanza
2. DaD: problemi audio e video
Problemi audio
Problemi audio
L’intelligibilità del suono viene quan3ficata dal descri7ore numerico STI
(Speech Transmission Index), definito dalla standard internazionale IEC
60268/16
• STI cresce avvicinandosi il più possibile alla bocca
• STI diminuisce in presenza di forte riverbero e riflessioni, echi, etc. (aula
quasi vuota molto più riverberante di un’aula piena).
• Rumore di fondo: l’effe7o nega3vo si manifesta già quando il rumore di
fondo ha un livello 30 volte inferiore al livello della voce.
• Microfono della webcam:
• spesso di bassa qualità
• posizionato ad una certa distanza dalla bocca
• segnale ricevuto pesantemente degradato
• comprensione delle lezioni difficoltosa e faEcosa.
Problemi video
• lo streaming dall’aula presenta difficoltà
sostanzialmente insormontabili se la
lezione viene effe7uata usando una
lavagna tradizionale o una lavagna
luminosa.
• Nel caso di u3lizzo del computer e del
videoproie7ore, invece, lo streaming
diventa possibile, a pa7o che:
Il docente s+a davan+ alla webcam del suo
computer porta+le, ovviamente a6vata,
anzichè andare in giro per l’aula
In sintesi 1/2
«Erogare lezioni in streaming direttamente
dalle aule causerà un significativo degrado
della intelligibilità del parlato e della leggibilità
dei testi, con conseguente ulteriore
depauperamento della qualità didattica»
In sintesi 2/2
«La prima regola per una buona didattica
“frontale” a distanza è non farla in streaming,
ma pre-registrata ed asincrona (quindi con
filmati liberamente scaricabili e visionabili
anche in assenza di connessione Internet).»
3. Orizzonti di gloria, orizzonti distopici
Giovedì 9 Luglio 2020 Corriere della Sera
dattica. Per essere all’altezza
delle nostre, giuste, aspirazio-
ni, l’università italiana non
può accontentarsi di erogare
didattica, diffondendo local-
mente conoscenza prodotta
altrove. L’ecosistema dell’uni-
sburocratizzando i processi e
rendendo internazionale il si-
stema attuale dei concorsi
universitari, che rimane in-
comprensibile agli occhi dei
più e che sembra diventato
normale per chi lo vive quoti-
leadership persa e invertendo
la rotta rispetto al passato. Ba-
sta guardare, per esempio, al
numero di premi Nobel. Al-
l’inizio del ventesimo secolo
la Germania dominava nella
ricerca di eccellenza. La fuga
A
ATENEI,INITALIAEINEUROPA
ADESSODOBBIAMOFAREDIPIÙ
DidatticaericercaAttualmentecisonolecondizioni
perchélenostreuniversitàriescanoadattrarreimolti
scienziatitentatidilasciareStatiUnitieGranBretagna
di Francesco Billari e Gianmario Verona
tunitensi e britannica.
La pandemia, sia per l’acce-
lerazione nell’impiego degli
strumenti digitali, sia per l’ir-
razionalità di Trump e John-
son, sta contribuendo a ridi-
segnare la geografia dell’uni-
versità e sta offrendo a Europa
e Italia un’occasione straordi-
naria. Possiamo far finta di
non vederla o non volere in-
comprensibilmente coglierla,
ma in un mondo globale si
muoverà qualcun altro. A quel
punto ci rimarrà solo il rim-
pianto e lo sguardo verso il
nostro glorioso passato.
Prorettore Risorse umane
e Rettore
dell’Università Bocconi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
oatti-
mpio,
» nei
cono
orag-
poli
nter-
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rale,
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a di-
mente
mico
e for-
atori
uate,
L’unione virtuosa tra creazione
di nuova conoscenza (ricerca)
e trasmissione della stessa al-
le nuove generazioni (didatti-
ca) è la ricetta, semplice, che
rende un’università competi-
tiva a livello internazionale. La
didattica da sola non basta
più: i professori delle univer-
sità competitive devono esse-
re ricercatori e docenti allo
stesso tempo. Nel mondo in-
terconnesso, l’accesso alla co-
noscenza fondamentale av-
verrà sempre più attraverso
piattaforme digitali come
Coursera, Edex, Emeritus, o le
migliori università americane
che stanno sviluppando pro-
getti per rendere accessibili i
loro corsi a milioni di persone
che non possono permettersi
di andare nei loro campus. A
parte queste disruption, la di-
dattica verrà sempre più spes-
so erogata in modo «ibrido»,
mischiando lezioni in remoto
dattica. Per essere all’altezza
delle nostre, giuste, aspirazio-
ni, l’università italiana non
può accontentarsi di erogare
didattica, diffondendo local-
mente conoscenza prodotta
altrove. L’ecosistema dell’uni-
versità italiana, pur con diver-
sità e specializzazioni, deve
dimostrare al mondo di sape-
re produrre conoscenza utile
e originale.
Molto bene, quindi, che
nell’ambito del decreto Rilan-
cio il ministro Manfredi sia
riuscito a convincere il gover-
no a stanziare fondi per 82
milioni di euro per ridurre il
digital divide e potenziare la
didattica. Ottimo anche che si
pensi a 4.000 nuovi ricercatori
in tenure track (seppure al-
leadership persa
la rotta rispetto al
sta guardare, per
numero di prem
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La Gran Bretagna
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trazione dei cerve
messaggio Ue è
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alla ricerca scien
dicina e sfida am
l’ambito del Next
Eu Fund, dall’altro
gli attraenti band
L’Italia deve per
di Vincenzo Trione
UN MODELLO PER L’ITALIA:
DALLA NATIONAL GALLERY
UN QUADRO A UNA SCUOLA
Un modello per l’Italia. Qualche
settimana fa il direttore della
National Gallery di Londra, Gabriele
Finaldi, ha deciso di «portare» una delle
opere più celebri della pinacoteca inglese,
Santa Caterina d’Alessandria di Artemisia
Gentileschi, dapprima in una scuola del
nord della Gran Bretagna, poi in un carcere
del Surrey. Un progetto cui è sottesa una
precisa filosofia museografica e culturale.
Nella fase post-pandemica, i musei sono
chiamati a ripensarsi con una certa
radicalità: per offrirsi a noi non come
immobili e chiuse cattedrali ma come
istituzioni con una forte vocazione civile e
politica; come cantieri aperti, pronti a
uscire fuori dalle proprie pareti protettive,
disposti finanche a «esportare»
provvisoriamente pezzi importanti delle
proprie collezioni in luoghi privi di ogni
aura (una scuola o un carcere), senza
trascurare gli aspetti conservativi. Perché,
nel suo silenzio eloquente, la grande arte
appartiene a un’intera comunità, non a
pochi; è in attesa dei nostri sguardi; e
vuole essere fruita e compresa in maniera
disinteressata. Senza l’obbligo di pagare
un biglietto. Al di là di ogni cinica
●Il corsivo del giorno
di Francesco Billari e Gianmario Verona
❞Pandemia
L’irrazionalità di Trump
e Johnson ci sta
offrendo un’occasione
straordinaria
Scenari distopici (1/2)
• Datafication e automazione dell’Università alimentate da:
1. un diffuso desiderio di quantificazione e misurazione;
2. l’uso delle tecnologie di analisi dati per potenziare il monitoraggio della
performance;
3. l’“industria globale dell’educazione” che offre servizi, infrastrutture,
piattaforme e app nel tentativo di costruire un mercato dei loro prodotti in
ambito universitario.
• Controllare e tracciare gli studenti in maniera più intensiva: un aspetto chiave dei
Learning Management Systems è la capacità di fornire learning analytics, il
numero di accessi negli edifici, gli accessi ai software, i prestiti bibliotecari, le
presenze, la consegna di compiti. Tutti questi dati sono messi insieme, analizzati e
consegnati automaticamente ai cruscotti.
• Le compagnie che forniscono sistemi di Online Program Management usualmente
coprono anticipatamente i costi di installazione. Successivamente, prendono dal
50% al 60% delle tasse studentesche come rimborso dell’investimento iniziale.
Scenari distopici (2/2)
• Conseguenze di lunga durata:
1. La delega del giudizio professionale a sistemi automaSzzaS
2. La fusione del modello dell’istruzione universitaria con il modello di
business delle piaTaforme.
3. Austerità per le università e mercato reddiSzio per le aziende delle
piaTaforme.
4. Macchine d’ansia con individui che agiscono per soddisfare determinaS
parametri di misurazione piuTosto che in nome di una missione colleWva e
di valori comuni.
5. Nuove forme di governance algoritmica dell’Università.
1
Le indicazioni per firmare questa lettera sono in coda.
Lasciamo i giovani in libertà
Lettera aperta
24-6-2020
Si sta sviluppando un gran dibattito sulla “didattica in presenza o a distanza”, con i fautori dell’una e
dell’altra a evidenziarne i rispettivi pregi, e a prospettare, di conseguenza, il ritorno alla prima o l’avvento della
seconda. Dibattito che riguarda il futuro più che la situazione contingente.
Infatti, è evidente che se proprio il virus non vorrà abbandonarci presto, o se non si riusciranno a trovare
protocolli di sicurezza idonei, come li si sta trovando in tutti i campi, la didattica a distanza resterà,
nell’immediato, insostituibile. Su questo non mi sembra ci sia dibattito. Non mi sembra lo aprano neanche i
fautori della didattica in presenza, che non sono certo smaniosi di mettere a repentaglio la propria incolumità e
quella dei loro studenti, ma piuttosto preoccupati per il futuro. Comunque ritengo che un dibattito
sull’immediato non dovrebbe esserci, se non quello per gestirlo nel modo più razionale. E ringrazio ancora di
cuore, come già fatto in altra sede e nel pieno dell’emergenza, i Professori e i Ricercatori, che si sono impegnati
ad assicurare al massimo livello la didattica a distanza. Lavorando con abnegazione, più di prima, e
continueranno a farlo, per tutto il tempo per cui sarà necessario.
Il dibattito più importante riguarda invece il dopo emergenza e l’ipotesi che si prospetta di fare della
didattica a distanza l’asse portante della didattica.
Intendo partecipare con un mio contributo e le conclusioni alle quali perverrò si condensano in quattro
affermazioni, che esplicito subito:
Lasciamo i giovani liberi, non condanniamoli all’isolamento!
Occorre potenziare il Diritto allo Studio.
Occorre tornare nel più breve tempo possibile alla didattica in presenza.
È tempo di cambiare strategia: sull’Istruzione e sulla Formazione Superiore si investe, non si risparmia.
Cosa verrà fuori dal dibattito anzidetto è tutto da vedere. È però importante, innanzitutto, che a
determinare le scelte non intervengano prepotentemente gli aspetti economici, perché ci sono aspetti
culturali e sociali che restano prioritari e che dunque travalicano tutto.
È evidente che sono a favore della didattica in presenza, ma mi limiterò, per brevità, solo ad alcune delle
motivazioni che potrei portare a supporto della sua maggior efficacia.
Innanzitutto, potrei parlare con dovizia di dettagli dell’efficacia per gli Studenti della didattica in presenza,
ma mi limiterò a segnalarne pochi aspetti.
Essa permette agli Studenti di interagire con il Docente e i loro Colleghi in tempo reale e corale,
esaltandone così lo spirito critico e l’autonomia di pensiero che l’Università deve cercare di sviluppare in loro
per svolgere in pieno la sua Funzione di Formazione. Infatti, l’Università non deve solo “insegnare qualcosa” o
“insegnare a fare qualcosa” ma, soprattutto, “insegnare a pensare, a elaborare i concetti in modo autonomo e
stimolare a creare qualcosa di nuovo”: Gli Studenti devono essere indotti a ragionare con il proprio cervello,
non fossilizzarsi a mettere in pratica qualcosa di già acquisito, seppur giusto.
La didattica in presenza riunisce gli Studenti nelle Città Universitarie, e questo comporta per loro
un’esperienza umana formativa irrealizzabile con la didattica a distanza. Con un’incidenza diretta attraverso la
didattica nelle aule universitarie, ma anche un’incidenza indiretta, e parimenti importante, negli altri luoghi
universitari, come le sale studio, le biblioteche, le associazioni di rappresentanza degli Studenti, difficili da
tenere in vita con pari efficacia attraverso la rete (con Studenti che non si conoscono neanche di persona), con
Conclusioni
• Guardare in faccia la realtà per tutelare
• la salute pubblica
• il diritto allo studio
• Attrezzarsi per dare risposte reali all’emergenza:
• Attrezzature/competenze digitali
• Gestione/ristrutturazione degli ambienti
• Diffidare dei venditori di perline di vetro colorato. Sono pericolosi per
• La salute pubblica
• Il diritto allo studio
• La riproposizione di agende distopiche/dispotiche

La didattica a distanza, aspetti critici, limiti e potenzialità

  • 1.
    La didattica adistanza, aspetti critici, limiti e potenzialità Giuseppe De Nicolao Università di Pavia
  • 2.
    Sommario 1. Teoria epratica del contagio 2. DaD: problemi audio e video 3. Orizzonti di gloria, orizzonti distopici 4. Conclusioni
  • 3.
    1. Teoria epratica del contagio
  • 5.
    100 m3 1000 m3 Probabilitàdi contagio in presenza di un infetto
  • 6.
    5 stanze da100 m2 con/senza ricircolo Senza ricircolo, alta probabilità di contagio per chi è nella stanza con l’infetto Con ricircolo, minor probabilità di contagio individuale ma si estende agli occupanti delle altre 4 stanze
  • 15.
    http://intern.az/1C3s I rischi delcontagio, conoscerli per evitarli Erin Bromage, immunologo 15 maggio 2020 18:32 Questo articolo è un post del blog di Erin Bromage, professore associato di biologia all’università del Massachusetts di Dartmouth, specializzato in immunologia. Da quando è stato pubblicato, il 6 maggio, è stato visto più di tredici milioni di volte. In questo momento pare che molte persone stiano tirando un sospiro di sollievo, e non sono I rischi del contagio, conoscerli per evitarli - Erin Bromage - Inte... https://www.internazionale.it/notizie/erin-bromage/2020/05/15/ri...
  • 16.
    Conoscere i rischiper evitarli • Il conce(o fondamentale è quello dell’esposizione prolungata al virus. Anche se si trovavano a 15 metri di distanza (coro e call-center) e la dose infe(ante era rido(a, il conta(o prolungato con il virus è stato sufficiente a provocare il contagio e in alcuni casi la morte. • Spazi chiusi e affollaE, con un ricambio limitato dell’aria e un’abbondanza di conversazioni, urla e canE : elevato rischio di trasmissione del virus. • Le linee guida sul distanziamento sociale sono inefficaci negli spazi chiusi in cui si trascorre molto tempo. • SupermercaE: la scarsa densità, l’elevato volume dello spazio e il tempo limitato che si trascorre all’interno del negozio – fanno in modo che la probabilità di ricevere una dose infe(ante sia rido(a. Per i dipendenE, invece, ... • Le domande da farsi: • Quante persone ci sono? • Qual è il ricambio dell’aria? • Per quanto tempo resteremo in quell’ambiente? • Usare i bagni pubblici con estrema prudenza: • abbondano di superfici che sono toccate con1nuamente • Lo scarico vaporizza i droplet (goccioline) che veicolano il virus
  • 17.
    In sintesi •Le auleuniversitarie possono diventare focolai •Senza mascherine la strada per la didattica in presenza (anche «blended») è molto in salita •Con le mascherine non conosciamo ancora i rischi (speriamo bene) •Tenersi pronti a ripiegare sulla modalità a distanza
  • 18.
    2. DaD: problemiaudio e video
  • 20.
  • 21.
    Problemi audio L’intelligibilità delsuono viene quan3ficata dal descri7ore numerico STI (Speech Transmission Index), definito dalla standard internazionale IEC 60268/16 • STI cresce avvicinandosi il più possibile alla bocca • STI diminuisce in presenza di forte riverbero e riflessioni, echi, etc. (aula quasi vuota molto più riverberante di un’aula piena). • Rumore di fondo: l’effe7o nega3vo si manifesta già quando il rumore di fondo ha un livello 30 volte inferiore al livello della voce. • Microfono della webcam: • spesso di bassa qualità • posizionato ad una certa distanza dalla bocca • segnale ricevuto pesantemente degradato • comprensione delle lezioni difficoltosa e faEcosa.
  • 22.
    Problemi video • lostreaming dall’aula presenta difficoltà sostanzialmente insormontabili se la lezione viene effe7uata usando una lavagna tradizionale o una lavagna luminosa. • Nel caso di u3lizzo del computer e del videoproie7ore, invece, lo streaming diventa possibile, a pa7o che: Il docente s+a davan+ alla webcam del suo computer porta+le, ovviamente a6vata, anzichè andare in giro per l’aula
  • 23.
    In sintesi 1/2 «Erogarelezioni in streaming direttamente dalle aule causerà un significativo degrado della intelligibilità del parlato e della leggibilità dei testi, con conseguente ulteriore depauperamento della qualità didattica»
  • 24.
    In sintesi 2/2 «Laprima regola per una buona didattica “frontale” a distanza è non farla in streaming, ma pre-registrata ed asincrona (quindi con filmati liberamente scaricabili e visionabili anche in assenza di connessione Internet).»
  • 25.
    3. Orizzonti digloria, orizzonti distopici
  • 27.
    Giovedì 9 Luglio2020 Corriere della Sera dattica. Per essere all’altezza delle nostre, giuste, aspirazio- ni, l’università italiana non può accontentarsi di erogare didattica, diffondendo local- mente conoscenza prodotta altrove. L’ecosistema dell’uni- sburocratizzando i processi e rendendo internazionale il si- stema attuale dei concorsi universitari, che rimane in- comprensibile agli occhi dei più e che sembra diventato normale per chi lo vive quoti- leadership persa e invertendo la rotta rispetto al passato. Ba- sta guardare, per esempio, al numero di premi Nobel. Al- l’inizio del ventesimo secolo la Germania dominava nella ricerca di eccellenza. La fuga A ATENEI,INITALIAEINEUROPA ADESSODOBBIAMOFAREDIPIÙ DidatticaericercaAttualmentecisonolecondizioni perchélenostreuniversitàriescanoadattrarreimolti scienziatitentatidilasciareStatiUnitieGranBretagna di Francesco Billari e Gianmario Verona tunitensi e britannica. La pandemia, sia per l’acce- lerazione nell’impiego degli strumenti digitali, sia per l’ir- razionalità di Trump e John- son, sta contribuendo a ridi- segnare la geografia dell’uni- versità e sta offrendo a Europa e Italia un’occasione straordi- naria. Possiamo far finta di non vederla o non volere in- comprensibilmente coglierla, ma in un mondo globale si muoverà qualcun altro. A quel punto ci rimarrà solo il rim- pianto e lo sguardo verso il nostro glorioso passato. Prorettore Risorse umane e Rettore dell’Università Bocconi © RIPRODUZIONE RISERVATA oatti- mpio, » nei cono orag- poli nter- ai ri- rale, re la enza n può ire il bilità lono a di- mente mico e for- atori uate, L’unione virtuosa tra creazione di nuova conoscenza (ricerca) e trasmissione della stessa al- le nuove generazioni (didatti- ca) è la ricetta, semplice, che rende un’università competi- tiva a livello internazionale. La didattica da sola non basta più: i professori delle univer- sità competitive devono esse- re ricercatori e docenti allo stesso tempo. Nel mondo in- terconnesso, l’accesso alla co- noscenza fondamentale av- verrà sempre più attraverso piattaforme digitali come Coursera, Edex, Emeritus, o le migliori università americane che stanno sviluppando pro- getti per rendere accessibili i loro corsi a milioni di persone che non possono permettersi di andare nei loro campus. A parte queste disruption, la di- dattica verrà sempre più spes- so erogata in modo «ibrido», mischiando lezioni in remoto dattica. Per essere all’altezza delle nostre, giuste, aspirazio- ni, l’università italiana non può accontentarsi di erogare didattica, diffondendo local- mente conoscenza prodotta altrove. L’ecosistema dell’uni- versità italiana, pur con diver- sità e specializzazioni, deve dimostrare al mondo di sape- re produrre conoscenza utile e originale. Molto bene, quindi, che nell’ambito del decreto Rilan- cio il ministro Manfredi sia riuscito a convincere il gover- no a stanziare fondi per 82 milioni di euro per ridurre il digital divide e potenziare la didattica. Ottimo anche che si pensi a 4.000 nuovi ricercatori in tenure track (seppure al- leadership persa la rotta rispetto al sta guardare, per numero di prem l’inizio del vente la Germania dom ricerca di eccelle delle migliori me causto e la guerra il primato tedesc Uniti passarono mente al primo p mero di Nobel vi La Gran Bretagna Germania nel 19 dando progressi secondo posto ch negli ultimi tren ragazze e ragazzi tentare l’ingresso e altri college ingl gio. Oggi l’occasi di un ritorno alle L’Europa, fin dovrebbe prende ship di questa ini trazione dei cerve messaggio Ue è guo: da un lato i f alla ricerca scien dicina e sfida am l’ambito del Next Eu Fund, dall’altro gli attraenti band L’Italia deve per di Vincenzo Trione UN MODELLO PER L’ITALIA: DALLA NATIONAL GALLERY UN QUADRO A UNA SCUOLA Un modello per l’Italia. Qualche settimana fa il direttore della National Gallery di Londra, Gabriele Finaldi, ha deciso di «portare» una delle opere più celebri della pinacoteca inglese, Santa Caterina d’Alessandria di Artemisia Gentileschi, dapprima in una scuola del nord della Gran Bretagna, poi in un carcere del Surrey. Un progetto cui è sottesa una precisa filosofia museografica e culturale. Nella fase post-pandemica, i musei sono chiamati a ripensarsi con una certa radicalità: per offrirsi a noi non come immobili e chiuse cattedrali ma come istituzioni con una forte vocazione civile e politica; come cantieri aperti, pronti a uscire fuori dalle proprie pareti protettive, disposti finanche a «esportare» provvisoriamente pezzi importanti delle proprie collezioni in luoghi privi di ogni aura (una scuola o un carcere), senza trascurare gli aspetti conservativi. Perché, nel suo silenzio eloquente, la grande arte appartiene a un’intera comunità, non a pochi; è in attesa dei nostri sguardi; e vuole essere fruita e compresa in maniera disinteressata. Senza l’obbligo di pagare un biglietto. Al di là di ogni cinica ●Il corsivo del giorno di Francesco Billari e Gianmario Verona ❞Pandemia L’irrazionalità di Trump e Johnson ci sta offrendo un’occasione straordinaria
  • 30.
    Scenari distopici (1/2) •Datafication e automazione dell’Università alimentate da: 1. un diffuso desiderio di quantificazione e misurazione; 2. l’uso delle tecnologie di analisi dati per potenziare il monitoraggio della performance; 3. l’“industria globale dell’educazione” che offre servizi, infrastrutture, piattaforme e app nel tentativo di costruire un mercato dei loro prodotti in ambito universitario. • Controllare e tracciare gli studenti in maniera più intensiva: un aspetto chiave dei Learning Management Systems è la capacità di fornire learning analytics, il numero di accessi negli edifici, gli accessi ai software, i prestiti bibliotecari, le presenze, la consegna di compiti. Tutti questi dati sono messi insieme, analizzati e consegnati automaticamente ai cruscotti. • Le compagnie che forniscono sistemi di Online Program Management usualmente coprono anticipatamente i costi di installazione. Successivamente, prendono dal 50% al 60% delle tasse studentesche come rimborso dell’investimento iniziale.
  • 31.
    Scenari distopici (2/2) •Conseguenze di lunga durata: 1. La delega del giudizio professionale a sistemi automaSzzaS 2. La fusione del modello dell’istruzione universitaria con il modello di business delle piaTaforme. 3. Austerità per le università e mercato reddiSzio per le aziende delle piaTaforme. 4. Macchine d’ansia con individui che agiscono per soddisfare determinaS parametri di misurazione piuTosto che in nome di una missione colleWva e di valori comuni. 5. Nuove forme di governance algoritmica dell’Università.
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    1 Le indicazioni perfirmare questa lettera sono in coda. Lasciamo i giovani in libertà Lettera aperta 24-6-2020 Si sta sviluppando un gran dibattito sulla “didattica in presenza o a distanza”, con i fautori dell’una e dell’altra a evidenziarne i rispettivi pregi, e a prospettare, di conseguenza, il ritorno alla prima o l’avvento della seconda. Dibattito che riguarda il futuro più che la situazione contingente. Infatti, è evidente che se proprio il virus non vorrà abbandonarci presto, o se non si riusciranno a trovare protocolli di sicurezza idonei, come li si sta trovando in tutti i campi, la didattica a distanza resterà, nell’immediato, insostituibile. Su questo non mi sembra ci sia dibattito. Non mi sembra lo aprano neanche i fautori della didattica in presenza, che non sono certo smaniosi di mettere a repentaglio la propria incolumità e quella dei loro studenti, ma piuttosto preoccupati per il futuro. Comunque ritengo che un dibattito sull’immediato non dovrebbe esserci, se non quello per gestirlo nel modo più razionale. E ringrazio ancora di cuore, come già fatto in altra sede e nel pieno dell’emergenza, i Professori e i Ricercatori, che si sono impegnati ad assicurare al massimo livello la didattica a distanza. Lavorando con abnegazione, più di prima, e continueranno a farlo, per tutto il tempo per cui sarà necessario. Il dibattito più importante riguarda invece il dopo emergenza e l’ipotesi che si prospetta di fare della didattica a distanza l’asse portante della didattica. Intendo partecipare con un mio contributo e le conclusioni alle quali perverrò si condensano in quattro affermazioni, che esplicito subito: Lasciamo i giovani liberi, non condanniamoli all’isolamento! Occorre potenziare il Diritto allo Studio. Occorre tornare nel più breve tempo possibile alla didattica in presenza. È tempo di cambiare strategia: sull’Istruzione e sulla Formazione Superiore si investe, non si risparmia. Cosa verrà fuori dal dibattito anzidetto è tutto da vedere. È però importante, innanzitutto, che a determinare le scelte non intervengano prepotentemente gli aspetti economici, perché ci sono aspetti culturali e sociali che restano prioritari e che dunque travalicano tutto. È evidente che sono a favore della didattica in presenza, ma mi limiterò, per brevità, solo ad alcune delle motivazioni che potrei portare a supporto della sua maggior efficacia. Innanzitutto, potrei parlare con dovizia di dettagli dell’efficacia per gli Studenti della didattica in presenza, ma mi limiterò a segnalarne pochi aspetti. Essa permette agli Studenti di interagire con il Docente e i loro Colleghi in tempo reale e corale, esaltandone così lo spirito critico e l’autonomia di pensiero che l’Università deve cercare di sviluppare in loro per svolgere in pieno la sua Funzione di Formazione. Infatti, l’Università non deve solo “insegnare qualcosa” o “insegnare a fare qualcosa” ma, soprattutto, “insegnare a pensare, a elaborare i concetti in modo autonomo e stimolare a creare qualcosa di nuovo”: Gli Studenti devono essere indotti a ragionare con il proprio cervello, non fossilizzarsi a mettere in pratica qualcosa di già acquisito, seppur giusto. La didattica in presenza riunisce gli Studenti nelle Città Universitarie, e questo comporta per loro un’esperienza umana formativa irrealizzabile con la didattica a distanza. Con un’incidenza diretta attraverso la didattica nelle aule universitarie, ma anche un’incidenza indiretta, e parimenti importante, negli altri luoghi universitari, come le sale studio, le biblioteche, le associazioni di rappresentanza degli Studenti, difficili da tenere in vita con pari efficacia attraverso la rete (con Studenti che non si conoscono neanche di persona), con
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    Conclusioni • Guardare infaccia la realtà per tutelare • la salute pubblica • il diritto allo studio • Attrezzarsi per dare risposte reali all’emergenza: • Attrezzature/competenze digitali • Gestione/ristrutturazione degli ambienti • Diffidare dei venditori di perline di vetro colorato. Sono pericolosi per • La salute pubblica • Il diritto allo studio • La riproposizione di agende distopiche/dispotiche