Progressi nelle Comunità Terapeutiche. Riflessioni sulle esperienze Inglesi e Italiane
9 Mggio 2015, Anna Freud Centre, London
Sintesi per la sessione del mattino: Barone & Bruschetta
La comunità terapeutica nella comunità locale: i limiti,
le risorse del partenariato e della democrazia
Raffaele Barone*, Simone Bruschetta**
Prof. Psychiatrist* and PsychologistPhD**
University of Palermo and Messina* and University of Catania**, Sicily.
Associazione Laboratorio di Gruppoanalisi di Catania - Italy.
Associazione Italiana Residenze/Risorse per la Salute Mentale – AIRSaM, Italy.
Confederazione delle Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi – COIRAG, Italy.
Associazione per la Ricerca sulle Comunità Terapeutiche e le Residenze Italiane – Mito & Realtà, Italy.
Advisory Panel, International Network of Democratic Therapeutic Communities – INDTC, London, UK.
Sintesi
Sin dall’opera pionieristica di Basaglia negli anni ‘60, i programmi delle Comunità Terapeutiche, che
miravanoad unacura residenzialedelle personcongravi malattie mentali,eranoconsiderati caratteristiche
della buona prassi nella psichiatria italiana. In Italia, con la legge Basaglia 180/78, gli ospedali psichiatrici
sonostati chiusi e i servizi di salute mentalesonoorganizzati territorialmente e fondati sulla comunità. Gli
utenti con gravi malatti mentali sono curati e riabilitati attraverso varie forme di cura locale e comunità
terapeutiche. Queste comunità terapeutiche forniscono integrazione con servizi sociali e reti di parti
interessate, dalla fase di “cura post acuta”from the phase of “post-acute care”.
Adesso, solo per uno o due settimane, i pazienti possono essere ospedalizzati in reparti di ospedali
pubblici generali (unamediadi 12 utenti) percurare fasi di “crisi” (iniziooricaduta).Lacura viene gestita in
servizi sanitari integrati nei servizisociali dellacomunitàlocale,edoffre sostegno all’alloggio e al recupero
dallamalattia.Iservizi pubblici,siamediciche sociali,sonoamministrati regionalmente, e in ogni governo
regionale, la maggior parte delle risorse economiche è impiegata per il trattamento di malattie mentali
persistenti. Nel 2015 anche gli ospedali psichiarici giudiziari saranno definitivamente chiusi e i trattamenti
comunitari di questi utenti saranno totalmente a carico ai servizi di salute mentale territoriale e delle
comunità locali.
Infine, in Italia abbiamo una crisi economica che influenza anche i servizi territoriali e così anche la
struttura organizzativa del trattamento comunitario è stata cambiata, in un modo diverso, territorio per
territorio.. I servizi locali per la salute mentale hanno politiche organizzative così diverse l’uno dall’altro,
riflettendopolitichelocali diverse perlosviluppolocale.Specialmente in un periodo di crisi economica, gli
invetimenti pubblici nei Servizi di Salute Mentale sono considerate risorse necessarie di cui i governi
regionali e locali hannobisognopersostenerele parti piùmarginalizzate dellapopolazione.Ogni servizio di
Salute Mentale è inseritoinuna “Comunità locale” fatta di persone che appartengono a contesti sociali in
cui utente e staff condividono un partenariato che è produttivo, economico, organizzativo, istituzionale,
civile, culturale e politico.
Le comunità terapeutiche per utenti con gravi malattie mentali sono caratterizzate dal forte
partenariato con la rete del servizio locale offerto dai servizi di salute mentale e da altre organizzazioni
sociali,siagovernativeche nongovernative,dalle famiglie degli utenti e dal contesto economico. Così le CT
possonoessere definite come l’Ambiente di Vita Locale di un gruppo di utenti residenziale medio in una
Comunità Locale democratica più ampia. Il recupero dalle Gravi Malattie Mentali diventa un processo
sociale fondamentale basato su relazioni di sostegno, e che permettono agli individui di diventare
interdipendenti inciòche usiamodefinirela“ComunitàLocale”. Unodei rischi delle ComunitàTerapeutiche
è: Favorisce l’inclusione sociale, o no?”
Uno dei fattori terapeutici principali delle Comunità Terapeutiche è la creazione di partenariati tra
utenti, clinici, famiglie, servizi di salute mentale e gli altri interessati dell comunità locale.
La relazione trale comunitàterapeutiche e il territorioè rilevante.Lapermeabilitàe la“impermeabilità”
della comunità locale dipende dal contesto sociale, dalle sue risorse, formali e informali, pubbliche e
private, e dalla capacità promozionale dell’empowerment degli utenti e dalla lotta contro lo stigma. Il
significato delle attività riabilitative nella comunità terapeutica dipende dal sostegno al percorso di
recupero,dallosviluppodell’autonomiae dallapartecipazione alla vita democratica nella comunità locale.
In questosensosonodecisive le capacitàpromozionalidei progetti d’inclusione lavorativa e sociale, come
per esempio:
- IPS-SE (Collocazione Individuale e Sostegno - Impiego Sostenuto)
- Fattorie sociali
- Ditte sociali di “Tipo B”
- Formazione Professionale
- Borsa lavoro
- Programmi di Microcredito
In generale, unlavoroquadronazionale di vari tipi di ComunitàTerapeuticheperGravi Malattie Mentali,
identificai vari livelli d’intensitàdi trattamentodellasalute e del sostegnosociale che si viene a formare in
questi quattro modelli.
1. Comunità Terapeutiche con trattamenti di salute temporali intensivi (18 mesi) ed estensivi (24
mesi) per un massimo di 20 utenti. Queste comunità accettano anche utenti provenienti dagli ospedali
psichiatrici giudiziari,che stannochiudendo,omandati dal giudice come utenti alibertàcontrollata. In ogni
comunità terapeutica ci sono circa 20-30-40% di questi utenti. La maggior parte di queste comunità
terapeutiche sono gestite da imprese private.
2. CT con bassa intensitàdi trattamento alla salute ed alto trattamento sociale per un massimo di 10
utenti. Queste comunità possono diventare anche “ “Housing Community” (comunità residenziale) per
quegli utenti che hannounìa malattiaa lungotermine e che richiedonounaltolivellodi protezione sociale.
Questi vengonofinanziatidal governolocale peril trattamentosociale e ricevonoservizi di curadellasalute
dallo staff dei servizi di salute mentale territoriale pubblico. Questi sono gestiti dalle ditte sociali.
3. I Gruppi appartamentoè un altro programma residenziale supportato.L’obiettivodel programma è
l’inclusione umana, lavorativa e sociale. In questo programma residenziale ci sono solo 4 persone. Gli
operatori sono lì da 2 a 4 ore al giorno. E’ autogestito come un appartamento cooperativo.
4. “Ambienti abilitanti”.Le fattorie sociali e lacura verde stannoiniziando a fiorire nei territori rurali.
Questaè unanuovaesperienzae combinal’inclusione lavorativae losviluppodelle cooperative agricole. Il
sostegno alla vita domestica attraverso la costruzione di una rete sociale di relazioni sociali. Questo
programma finisce quando il paziente decide di vivere in un appartamento in totale autonomia.
Se il contestoè ricco indemocraziae inopportunitàopartecipazione lacrescitaè ovviamente migliore.I
servizi di salute mentale nonpossonoe nondevonorappresentare uncircolo“isolato”del sistemasanitario
pubblico e in generale della società, ma deve essere adattato ad un contesto sociale in continuo
cambiamento. L’analisi del contesto e l’intervento riabilitativo psicosociale è importante ma non è
abbastanza per fronteggiare le difficoltà che si incontrano nella cura, a confronto e in relazione con le
persone con gravi malattie mentali.
Perquestomotivolacura dellasalute mentalepassa sempre piùattraversolosviluppo delle capacità di
relazione e le risorse interioiindividuali,promuovendoil miglioramentodel suofunzionamento mentale in
relazione sia all’appartenenza sociale che ai contesti di partecipazione e alle relazioni interpersonali e
interiorizzati che passa attraverso di lui e formando i suoi “gruppi interiori” (Napolitani, 1987).
Così pensiamoche i dispositivi terapeutici basati sullacomunitàsostengonoanche dispositivipsicologici-
sociali-eocnomici,elaborati anche dallapraticagruppoanaliticaclinica,perinterveniresul livelloterritoriale
in cui essi sono articolati con alcune appartenenze di gruppo fondamentali degli individui. In Italia le
esperienze delle comunità terapeutiche hanno sviluppato la cultura e la prassi della psicoterapia delle
psicosi gravi e dei sintomi piscopatologici gravi.Lanostrasfidaè di passare attraversoqueste esperienze di
psicanalisi democratica e sociale del lavoro terapeutico nel territorio e nella comunità locale. Abbiamo
definito questa idea “psicoterapia focalizzata sulla comunità”.
Un nuovo contesto di cura per pazienti psichiatrici gravi sono i gruppi di psicoanalisi multifamiliari .
Questi sonogruppi incui si incontrano,inunamatrice dinamicafondatasulloscambio,sul rispecchiamento
e sulla risonanza, coppie o famiglie con utenti e operatori (Foulkes, 1975; Garcia Badaracco, 2000). Questi
gruppi sono di solito di dimensioni intermedie, e sono articolati sui temi dei conflitti familiari tipici . La
Psicoanalisi di Gruppo Multi Familiare aiuta i pazienti e le famiglie sia nelal fase di dimissione dalla
ComunitàTerapeuticache nellaprevenzione dell’usodellaComunitàResidenziale.Questotipodi gruppoha
una funzione di cura psicoterapeutica per i membri di una famiglia e i pazienti ed è molto efficace come
funzione formativa per gli operatori.
Nelle ComunitàTerapeutiche italiane e nei servizi di salute metale pubblico orientati verso la pratica si
Salute Mentale Comunitaria si comincia a diffondere la Psicoanalisi di Gruppo Multi Familiare. Questa
esperienza, oltre a essere una cura efficace per le psicosi gravi, incoraggia il protagonismo e
l’associazionismo dei membri della famiglia e degli utenti.
Uno dei punti crtici dellapraticaterapeuticainItalia,sianelle Comunità Terapeutiche che nei Servizi di
Salute Mentale pubblica, è la difficoltà di essere in grado di coniugare e di integrare nella cura la
psicoterapia basata sulla comunità e la promozione sociale come pratica riabilitativa. Le Comunità
Terapeutiche sono permeate da questo problema sia all’interno che all’interno di esse.
La sfidaè sul come le ComunitàTerapeutiche,nelle sue variearticolazioni e modelli, possano aiutare gli
utenti a sostenere la loro autonomia e il loro diritto di cittadinanza e allo stesso tempo promuovere la
democratizzazione dello sviluppo locale.
Premessa
La problematica delle Comunità Terapeutiche in Italia è stata fortemente influenzata dalla chiusura
dell’Ospedale Psichiatricoattraversoil forte influssodellalegge180. Nuove problematicheemergonoconla
definitiva chiusura dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, tra vincoli e opportunità, sia per le comunità
terapeutiche che peri servizi territorialidi salute mentale,che costituisconolareale innovazione dellalegge
180 ponendo al centro dell’intervento la comunità locale.
Chi ha lavoratoper affermare lapraticadellaComunitàTerapeutica in Italia si è sempre scontrato con una
serie di contraddizioni tecniche e politiche presenti. 1) La non sempre coerenza dell’allocazione delle
risorse economiche e umane finalizzate ai veri bisognidei pazienti portatori di grave patologia mentale. Il
complesso rapporto tra comunità terapeutica e comunità locale. 2) La permeabiltà/impermeabiltà
dell’ambiente sociale e il rapportoconi progetti di vitadelle persone dimesse dalle comunità residenziali ,
tra riabilitazione, empowermente recovery. 3) lacontinuitàdei processiterapeutici attivati nella comunità
residenziale con i processi evolutivi dei contesti familiari dei pazienti. 4) La pratica democratica e
partecipativadegli operatori e degli utenti dentro la Comunità Terapeutica, nella comunità locale e nelle
sedi delle decisioni dei programmi di salute mentale.
La prima riflessione la facciamo a partire dal pensiero di Franco Basaglia che a proposito della Comunità
Terapeutica così scriveva:
“L'azione eversivadellaComunitàTerapeuticache volevasmascherare il castello di pregiudizi scientifici su
cui lapsichiatriatradizionale si fonda,perde ogni suosignificato nel momento in cui viene assorbita come
modellodi unanuovarealtàistituzionale, all'interno della medesima struttura. In questo modo, le nuove
contraddizioni che si evidenziano non possono che venire coperte e soffocate attrave rso l'ideologia
comunitariache le spiega,le scioglie e le risolve. L'essenziale è ciò che viene dopo il recupero: il che è un
problematecnicamente insolubile trattandosidi una questione essenzialmente politica e sociale. A meno
che, nella nostra qualità di tecnici, non continuiamo ad accettare l'uso politico generalmente fatto della
scienza,continuandoasancire scientificamente ladiversità degli espulsi e confermando la necessità della
loro esclusione, a solo nostra tutela.
Se si vuole agire all'interno di queste istituzioni, non si può non tener conto del doppio livello su cui si
muovono I problemi. La cura del malato di mente presenta sempre due facce: la lotta contro la malattia
come fatto specifico;e lalottacontrola malattiacome fattosociale nel senso che il ruolo del malato, nella
società, si presenta ambiguamente confuso con quello del debole da mettere fuori gioco, da esclude, da
tagliare fuori dallavitasociale…Mase l'azione sulla malattiacome fatto specifico è una questione tecnica,
l'azione sul suoaspettosociale nonpuòessere che politica, se è vero che il tecnico- pur potendo incidere
sul formarsi di una nuova cultura che consideri il malato mentale recuperabile -non è in grado di creare
per lui (noi aggiungiamo “con lui”) un ruolo sociale soddisfacente, né una realtà umanamente vivibile.
Il compitodei tecnici all’internodi questosistemaè usare le proposte tecniche come mezziperevidenziare
le contraddizioni in cui si vive. Senza questo smascheramento, che viene ad assumere un significato
essenzialmente politico, ogni soluzione tecnica si riduce ad agire da copertura a problemi che non hanno
niente a che fare con la malattia e con la scienza” ( Basaglia 1968).
Malgrado il ruoloambivalenteche halatecnica dellacomunitàterapeutica, essa ha comunque contribuito
a sviluppare un pensiero sulla psicoterapia come servizio pubblico, all’interno di un contesto politico-
culturale che invece la ha sempre tenuta fuori dei servizi di salute mentale e dalla formazione in campo
psichiatrico.Lapsicoterapiaadorientamentoanaliticosiaquella di gruppo, che quellaistituzionale e quella
di comunità, sono entrate nei dipartimenti di salute mentale attraverso la porta interna delle comunità
terapeutiche territoriali.Lostessoprocessostaoggi avvenendo per i Gruppi di Psicoanalisi Multifamiliare,
che si sonosviluppati nellecomunitàterapeutiche e che rappresentanooggi unodei dispositivi terapeutici
più utili alla pratica di una salute mentale territoriale orientata alla recovery.
La seconda riflessione riguarda la fase di difficile crisi sociale ed economica che in Italia stiamo vivendo.
Oggi appare molto più complicato rappresentare l’attuale scenario, il nostro mondo di operatori della
salute mentale perviadi unacrisi sopraggiunta che, per quanto annunciata, auspicavamo che fosse di più
lieve entitàe di piùrapidosuperamento.Stiamoinrealtàvivendounafase di straordinaria incertezza dove
praticamente tutto sembra essere messo in discussione, che racconta di un welfare in progressivo
arretramento se non disfacimento, che produce nuova crescente esclusione dal mercato del lavoro e un
crescente malessere della “convivenza sociale”.
L’acuirsi della crisi dei dipartimenti di salute mentale, su cui da tempo si discute, è aggravata da tagli di
risorse e riorganizzazioni non adeguate a rispondere alle nuove complesse domande di salute mentale,
mentre lacooperazione socialesembraaveresauritoquella spinta di innovazione che ha accompagnato la
sua forte crescitainquesti anni e che oggi risente ulteriormente delle difficoltà economiche e finanziarie
degli Enti pubblici.Dall’altraparte assistiamo all’emergere di unpiùmaturoprotagonismodegli utenti della
salute mentale che rivendicano lavolontàdi contare nel definire il proprio progetto di vita e di svincolarsi
dal tradizionale potere di controllodellapsichiatria.In questa fase di crisi, in molte realtà in cui operiamo,
stiamoattivandounaserie di innovazioni piene di nuoveprospettive positive per i nostri utenti: Budget di
salute perla vitaindipendente,gruppiappartamento,fattoriesociali,protagonismodelleassociazioni degli
utenti e familiari.
Questacrisi sta così facendoriemergere laconsapevolezzadi unbisogno di comunità, e quindi la necessità
di prendersi curadelle comunitàdi vitae di lavorotantodegli utenti dei servizi, quanto dei loro familiari e
degli operatori che vi operano.Inquestosensoritornasottounaveste nuovalaquestione postadaBasaglia
cinquant’anni fa.Lacomunitànonva principalmenteintesatanto come fatto tecnico, quanto come fattore
umano, espressione di un bisogno sia antropologico che biologico di un accoppiamento strutturale del
organismo con l’ambiente. L’essere umano si è infatti costruito nei millenni come organismo sociale, in
grado di sviluppare processi mentali che strutturino legami con gruppi umani e con contesti ambientali
specie-specifici.Lasalute mentale dipende principalmente da questa rete sociale di interconnessione ed
appartenenzaagruppi e contesi ingrado di sostenere losviluppopsichicopiuttostoche comprometterlo. E
inquestosensolacomunitàterapeuticae laricerca sui suoi processi istituenti,organizzativi ed evolutivi, si
è di nuovoripropostaal centrodel panoramaattuale delle questioniriguardanti la salute mentale in Italia.
Comunità Terapeutica come ambiente abilitante
Definiamo“comunitàterapeutica”,i contesti di vita e di lavoro che creano “ambienti abilitanti”, abitati da
gruppi di persone (pazienti, operatori, familiari, manager, committenti) che condividono la titolarità e la
responsabilità della Progettazione Terapeutica Personalizzata per ogni utente, a partire dai sui bisogni di
salute e dal budget economico che la “comunità locale” destina ad essa.
Questi “ambienti abilitanti”funzionanocome dei “dispositiviterapeutici comunitari”quandosono presenti
i seguenti “sei fattori terapeutici community-focused” (Barone,Bruschetta &Bellia, 2010):
1. un’intesa teoretica e un linguaggio condiviso tra I clinici, altro staff, utenti, parenti e acquirenti;
2. un’organizzazione pratica del lavoro clinico che da spazio per comprendere la narrazione collettiva
della storia sociale clinica del paziente, e alla rilfessione sulle relazioni tra tutti I soggetti coinvolti;
3. Una metodologia autorizzata per permettere la condivisione democratica del potere decisionale (su
progetti specific e attività giornaliere) come parte del trattamento;
4. peressere basatosu unpianoterapeuticomultimodale, multiistituzionale e interculturale, su misura
perogni utente,ingrado di incidere sul nucelofamiliare e sul contestocomunitariodi riferimentodegli
utenti;
5. sull’intenzione clinicapercostruire un ‘campo mentale comunitario’ che funziona come un ‘campo di
gruppo’, per agire in un senso terapeutico piuttosto che causare un danno iatrogeno;
6. un programma di trattamento basato sulle psicodinamiche dei transfert tra I campi mentali e della
mentalizzazione degli stati interiori e un programma politico basato sulla costruzione di posti di
recuperopersonale sperimentazione sociale: entrambi I programmi guidati da un’autentica cultura di
inchiesta.
La praticapsicoterapeuticache sorregge il lavoroinquesti dispositivi hapresooggi il nome di “Psicoterapia
Community-Focused” (Barone, Bellia& Bruschetta, 2009; 2010) e si presenta come una pratica clinica,
metodologicamente, filosoficamente e storicamente fondata sul dispositivo del “gruppo psicodinamico
gruppoanalitico” (Foulkes, 1975), volta alla cura della grave patologia mentale nelle comunità urbane
contemporanee.
La comunità terapeutica per la grave patologia mentale si presenta innanzitutto come un “ambiente
abilitante” che interconnette le funzioni della cura psichica e del sostegno all’abitare per gli utenti,
svolgendo anche una fondamentale funzione di inclusione degli utenti stessi nella comunità sociale.
Attraversolapartecipazione allavitadellacomunitàterapeuticagli utenti partecipanomeglioallavita nella
comunitàsociale,sostenendocosìprocessi di convivenzapolitica democratica(Barone, Bruschetta, Frasca,
2014).
La concezione dellaPsicoterapiaAnaliticadi GruppoapplicatanellaComunitàSocialee quella di Residenze
perla Salute Mentale intese come RisorseperlaComunitàLocale,si incontranoin un modello di Comunità
TerapeuticaDemocratica,che attivaprocessi terapeutici,evolutivi e trasformativi per tutto quel gruppo di
persone, “portatore di interesse” nei Progetti Terapeutici Personalizzati degli utenti, che noi definiamo
“Local Community” (Barone, Bruschetta & Giunta, 2010).
Nellacomunitàterapeuticaperlagrave patologiamentale è fondamentale che tutta la vita ed il lavoro che
si svolge attraversoi gruppi che la animano,permettail trascorrere del tempoinspazi,siafisiciche mentali,
nei quali il paziente possa creativamente riconoscere accanto,dentroedintorno asé la presenzadell’Altro.
Con il termine Altro non intendiamo non solo l’alterità inconscia (Lacan, 1986),ma anche le persone reali
che condividono la presenza negli ambienti abilitanti, e che possono essere distinte a secondo della
posizione che occupanorispettoallafunzione terapeutica,in quattro tipologie (ciascuna con la sua verità):
1. gli utenti della comunità;
2. gli operatori intesi in senso ampio (staff, equipe, volontari, tirocinanti, ecc.);
3. gli estranei alla comunità, ma che possono essere: “familiari” e i membri dei gruppi sociali di
appartenenza dei pazienti, interessati al progetto terapeutico;
4. “cittadini”che attraversanol’ambiente comunitario,incontrati casualmente dentroe fuorigli ambienti
domestici.
Il Milieu Comunitario diventa così un ambiente nel quale:
 le quattrofunzioni dellaco-esistenzaincomunitàterapeuticapossanorispecchiarsi l’una nell’altra per
un migliore confronto con la realtà della vita sociale;
 la distinzione assoluta tra attività professionale e vita privata viene attenuata, a causa della
condivisione di spazi vitali;
 è possibile recuperare la corporeità e la fisicità dell’Altro, prima ancora del suo ruolo sociale e/o
professionale;
 l’esperienza emozionale di incontro con l’Altro può essere concepita anche grazie ad una
rappresentazione su una scena gruppale transferale;
 l’agire si sostituisce al dire ed il primo veicolo di comunicazione nel quotidiano prendersi cura
diventano gli “atti parlanti” (Racamier, 1992).
In questa prospettiva la Comunità Terapeutica, attiva un “therapeuticcommunalenvironment” solo se al
contempo sostiene una “localdemocraticpolitic”; e cioè se rispetta la seguente “breve checklist degli
standard di processo democratico”:
1. La CT sostiene la partecipazione e la responsabilità personale degli utenti?
2. La CT promuove l’empowerment e la Recovery degli utenti?
3. La CT è aperta alla valutazione degli utenti e dei loro familiari?
4. La CT è partecipe alle dinamiche di sviluppo della comunità locale?
5. La CT è uno strumento di inclusione socio-lavorativa?
6. La CT promuove e testimonia i diritti umani delle persone?
7. La CT è anche un dispositivo di lettura antropologica e gruppoanalitica della società?
8. La CT sostiene e promuove la ricerca empirica libera e laica?
Comunità Terapeutica come Psicoterapia di Gruppo
All’interno del setting terapeutico analitico comunitario è possibile attivare i seguenti gruppi , di vario
formatoe di varia valenzaterapeuticaedanalitica,ciascunoconunpropriosettingspecifico e ciascuno con
una specifica rete sociale da cui emerge in figura (Bruschetta, Barone, Frasca, 2014).
1. TRATTAMENTI TERAPEUTICI GRUPPALI
 Gruppi di attività
 Gruppi organizzativi e gestionali
 Gruppi di laboratorio espressivo-relazionali
2. PICCOLI GRUPPI PSICOTERAPEUTICI
 Piccoli gruppi psicodinamici
o a finalità espressiva
o a finalità analitica
 Grandi gruppi psicodinamici
o a finalità comunitaria intramoenia
o a finalità comunitaria multifamiliare
3. GRUPPI OPERATIVI E VITALI
 Gruppi operativi
o finalizzati alla Progettazione Terapeutica Personalizzata
o finalizzati al coordinamento di specifici servizi
 Gruppi vitali di terapia familiare
 Piccoli gruppi di terapia familiare
 Gruppi di inclusione socio-lavorativa
4. GRUPPI DI SUPERVISIONE/COVISIONE
 Gruppi di supervisione/covisione clinica
 Gruppi supervisione ed analisi istituzionale
 Gruppi di covisione centrati sui gruppi vitali
Consideriamo infatti ogni gruppo terapeutico o di lavoro in comunità terapeutica, una figura tecnica che
emerge dallosfondodi unaspecificarete sociale che la attraversa, ed i cui nodi ne costituiscono i membri
che vi appartengono.L’epidemiologiasociale(Berkman, Kawachi, 2000), tramite la teoria delle reti sociali,
ha dimostrato da tempo il nesso tra il coinvolgimento in reti socio-lavorative ed il mantenimento o il
recupero della salute, anche mentale, nei contesti professionali.
Le reti sociali,come tutti i sistemi naturali,non sono statiche e cristallizzate in una forma sempre uguale a
se stessa, ma attraversate, anzi costituite da dinamiche psicologico-gruppali, che ne modificano
costantemente l’identitàdei nodi e laqualitàdei legami.Laricchezzae la fecondità di una rete si basa sulla
interscambiabilità dei nodi e sulla insaturabilità dei legami.
Tecnicamente le reti costituite dalle relazioni personalidi ciascunindividuosonofatte,come le più generali
reti sociali personali, da legami forti, legami deboli, legami intermedi (detti legami con funzione
esplicitamente terapeutica).
La Rete Sociale Primariaè caratterizzatadalla “intimità dello scambio” che avviene in essa, ed è costituita
da Legami Forti, cioè basati su relazioni affettive (positive o negative) e di reciprocità (immediata o
differita).
La Rete Sociale Secondaria è caratterizzata dalla “socialità dello scambio” che avviene in essa, ed è
costituitadaLegami Deboli,cioè basati suDirittoe Denaro (Rete Secondaria Formale), Solidarietà ed Etica
Civile (ReteSecondariaInformale), Diritto e Solidarietà (Rete di Terzo Settore), Denaro e Profitto (Rete di
Mercato).
La Rete Sociale Intermediae caratterizzata da uno scambio al contempo intimo ma sociale, ed è costituita
da legami intransizione daunaloroposizioneforte ad unadebole e viceversa.Essa è la rete delle relazioni
terapeutiche per eccellenza perché rappresenta il punto di incontro ideale (cui tendere nel lavoro
comunitario senzaperòmai raggiungerlodefinitivamente), tra la referenza sociale alla professionalità e la
referenza familiare alla gratuità.
Senzadononon vi è comunità.L’etimolatinodi comunitàè infatti cum-munus (dono comune). Ma si tratta
di un dono che obbliga chi lo riceve a ricambiare, e che quindi attiva la regola sociale dello scambio.
La partecipazione democratica sostiene lo sviluppo del sentimento di cittadinanza, che si regge
sull’esperienza della multi-appartenenza fatta attraverso una rete di legami sociali tanto estesa, quanto
elasticaedinsatura;inassenzadellaquale sarebbeil sensodi vuotoe di smarrimentoaconnotare i contesti
di vita e di lavoro.
Prendersi curadei legami socialivuol dire lavorare suquell’elementoconnettivospecificoperle reti sociali,
rappresentatodalla«partecipazione sociale» ai contesti culturali,politici edeconomici di vita, sviluppando
quel sentimento di appartenenza ed identità sociale, detto appunto «cittadinanza».
Comunità Terapeutica come Inclusione Sociale
Una comunitàterapeutica che si prende cura dei legami sociali non può quindi non impegnarsi a lavorare
all’Inclusione Socio-Lavorativa dei utenti, attivando dispositivi di intervento in grado di permettere la
partecipazione dei pazienti a gruppi di appartenenza secondaria, sostenendoli in un processo di
autonomizzazione dall’attaccamento, spesso saturante, al gruppo primario familiare, ma soprattutto
connettendoli ai campi mentali strutturati dalle Istituzioni Sociali che organizzano la partecipazione ai
gruppi di appartenenza secondaria.
I gruppi di lavoroche sostengonoi dispositivi di inclusione socio-lavorativasvolgonocosìunafunzione di Io-
Ausiliario Collettivo (Hinshelwood, 2004) che permette agli utenti con grave patologia mentale di:
 accedere a una consapevolezza di sé come soggetti attivi, competenti ed efficaci;
 valutare le risorse e i limiti della rappresentazione di sé e le loro possibilità di cambiamento;
 sviluppare nuoviaspetti di sé e attivarli, integrandoli con le vecchie rappresentazioni, per utilizzare i
risultati di queste nuove attivazioni come indicatori di capacità reali;
 ed infine utilizzare la migliorata immagine di sé come rifugio dalla sintomatologia patologica e dagli
elementi dannosi dello stigma sociale, ma soprattutto come recovery dalla malattia mentale e dalla
sofferenza che essa comporta.
Il recovery (Davidson, et al. 2009) riguarda la costruzione di una vita soddisfacente e dotata di senso così
come definita dalla persone stesse, nonostante la presenza o meno di sintomi o problemi ricorrenti. Il
recovery rappresenta un progressivo distanziamento dalla patologia e dalla malattia verso la salute e lo
star bene.Risponde al bisognoevolutivodi affermarsicome soggetto in grado di prendere delle decisioni
persé,ma è soprattutto un nuovomodosociale di intendere oggi la “guarigione”, sviluppatosi grazie alle
testimonianze edalle politiche portate avanti direttamentedai movimenti degliutenti dei servizi di salute
mentale, spesso auto-definitisi “sopravvissuti alla psichiatria”.
In quest’altra prospettiva, esattamente speculare a quella della visione democratica comunitaria, la
Comunità Terapeutica, attiva una “localdemocraticpolitic” solo se al contempo sostiene un
“therapeuticcommunalenvironment”;e cioè se rispetta la seguente “breve checklistdei fattori soggettivi
della recovery”:
1. Gli Utenti rinnovano ogni giorno la speranza e l’impegno?
2. Gli Utenti sono sostenuti dagli altri membri della comunità?
3. Gli Utenti ridefiniscono se stessi attraverso il percorso in comunità?
4. Gli Utenti sanno gestire i sintomi?
5. Gli Utenti assumono il controllo sulla propria vita?
6. Gli Utenti combattono lo stigma?
7. Gli Utenti maturano empowerment?
8. Gli Utenti trovano il proprio posto nella comunità sociale?
References
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residenziale per la grave patologia mentale. Psicologia di Comunità, 1, 61-74.
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Barone, R., Bruschetta, S. and Bellia, V. (2010). La Comunità che cura. In Barone, R., Bellia, V. and
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Racamier P.C. (1992), Le génie de origines, Paris: Payot.

Progressi nelle Comunità Terapeutiche. Riflessioni sulle esperienze Inglesi e Italiane

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    Progressi nelle ComunitàTerapeutiche. Riflessioni sulle esperienze Inglesi e Italiane 9 Mggio 2015, Anna Freud Centre, London Sintesi per la sessione del mattino: Barone & Bruschetta La comunità terapeutica nella comunità locale: i limiti, le risorse del partenariato e della democrazia Raffaele Barone*, Simone Bruschetta** Prof. Psychiatrist* and PsychologistPhD** University of Palermo and Messina* and University of Catania**, Sicily. Associazione Laboratorio di Gruppoanalisi di Catania - Italy. Associazione Italiana Residenze/Risorse per la Salute Mentale – AIRSaM, Italy. Confederazione delle Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi – COIRAG, Italy. Associazione per la Ricerca sulle Comunità Terapeutiche e le Residenze Italiane – Mito & Realtà, Italy. Advisory Panel, International Network of Democratic Therapeutic Communities – INDTC, London, UK. Sintesi Sin dall’opera pionieristica di Basaglia negli anni ‘60, i programmi delle Comunità Terapeutiche, che miravanoad unacura residenzialedelle personcongravi malattie mentali,eranoconsiderati caratteristiche della buona prassi nella psichiatria italiana. In Italia, con la legge Basaglia 180/78, gli ospedali psichiatrici sonostati chiusi e i servizi di salute mentalesonoorganizzati territorialmente e fondati sulla comunità. Gli utenti con gravi malatti mentali sono curati e riabilitati attraverso varie forme di cura locale e comunità terapeutiche. Queste comunità terapeutiche forniscono integrazione con servizi sociali e reti di parti interessate, dalla fase di “cura post acuta”from the phase of “post-acute care”. Adesso, solo per uno o due settimane, i pazienti possono essere ospedalizzati in reparti di ospedali pubblici generali (unamediadi 12 utenti) percurare fasi di “crisi” (iniziooricaduta).Lacura viene gestita in servizi sanitari integrati nei servizisociali dellacomunitàlocale,edoffre sostegno all’alloggio e al recupero dallamalattia.Iservizi pubblici,siamediciche sociali,sonoamministrati regionalmente, e in ogni governo regionale, la maggior parte delle risorse economiche è impiegata per il trattamento di malattie mentali persistenti. Nel 2015 anche gli ospedali psichiarici giudiziari saranno definitivamente chiusi e i trattamenti comunitari di questi utenti saranno totalmente a carico ai servizi di salute mentale territoriale e delle comunità locali.
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    Infine, in Italiaabbiamo una crisi economica che influenza anche i servizi territoriali e così anche la struttura organizzativa del trattamento comunitario è stata cambiata, in un modo diverso, territorio per territorio.. I servizi locali per la salute mentale hanno politiche organizzative così diverse l’uno dall’altro, riflettendopolitichelocali diverse perlosviluppolocale.Specialmente in un periodo di crisi economica, gli invetimenti pubblici nei Servizi di Salute Mentale sono considerate risorse necessarie di cui i governi regionali e locali hannobisognopersostenerele parti piùmarginalizzate dellapopolazione.Ogni servizio di Salute Mentale è inseritoinuna “Comunità locale” fatta di persone che appartengono a contesti sociali in cui utente e staff condividono un partenariato che è produttivo, economico, organizzativo, istituzionale, civile, culturale e politico. Le comunità terapeutiche per utenti con gravi malattie mentali sono caratterizzate dal forte partenariato con la rete del servizio locale offerto dai servizi di salute mentale e da altre organizzazioni sociali,siagovernativeche nongovernative,dalle famiglie degli utenti e dal contesto economico. Così le CT possonoessere definite come l’Ambiente di Vita Locale di un gruppo di utenti residenziale medio in una Comunità Locale democratica più ampia. Il recupero dalle Gravi Malattie Mentali diventa un processo sociale fondamentale basato su relazioni di sostegno, e che permettono agli individui di diventare interdipendenti inciòche usiamodefinirela“ComunitàLocale”. Unodei rischi delle ComunitàTerapeutiche è: Favorisce l’inclusione sociale, o no?” Uno dei fattori terapeutici principali delle Comunità Terapeutiche è la creazione di partenariati tra utenti, clinici, famiglie, servizi di salute mentale e gli altri interessati dell comunità locale. La relazione trale comunitàterapeutiche e il territorioè rilevante.Lapermeabilitàe la“impermeabilità” della comunità locale dipende dal contesto sociale, dalle sue risorse, formali e informali, pubbliche e private, e dalla capacità promozionale dell’empowerment degli utenti e dalla lotta contro lo stigma. Il significato delle attività riabilitative nella comunità terapeutica dipende dal sostegno al percorso di recupero,dallosviluppodell’autonomiae dallapartecipazione alla vita democratica nella comunità locale. In questosensosonodecisive le capacitàpromozionalidei progetti d’inclusione lavorativa e sociale, come per esempio: - IPS-SE (Collocazione Individuale e Sostegno - Impiego Sostenuto) - Fattorie sociali - Ditte sociali di “Tipo B” - Formazione Professionale - Borsa lavoro - Programmi di Microcredito In generale, unlavoroquadronazionale di vari tipi di ComunitàTerapeuticheperGravi Malattie Mentali, identificai vari livelli d’intensitàdi trattamentodellasalute e del sostegnosociale che si viene a formare in questi quattro modelli. 1. Comunità Terapeutiche con trattamenti di salute temporali intensivi (18 mesi) ed estensivi (24 mesi) per un massimo di 20 utenti. Queste comunità accettano anche utenti provenienti dagli ospedali psichiatrici giudiziari,che stannochiudendo,omandati dal giudice come utenti alibertàcontrollata. In ogni comunità terapeutica ci sono circa 20-30-40% di questi utenti. La maggior parte di queste comunità terapeutiche sono gestite da imprese private.
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    2. CT conbassa intensitàdi trattamento alla salute ed alto trattamento sociale per un massimo di 10 utenti. Queste comunità possono diventare anche “ “Housing Community” (comunità residenziale) per quegli utenti che hannounìa malattiaa lungotermine e che richiedonounaltolivellodi protezione sociale. Questi vengonofinanziatidal governolocale peril trattamentosociale e ricevonoservizi di curadellasalute dallo staff dei servizi di salute mentale territoriale pubblico. Questi sono gestiti dalle ditte sociali. 3. I Gruppi appartamentoè un altro programma residenziale supportato.L’obiettivodel programma è l’inclusione umana, lavorativa e sociale. In questo programma residenziale ci sono solo 4 persone. Gli operatori sono lì da 2 a 4 ore al giorno. E’ autogestito come un appartamento cooperativo. 4. “Ambienti abilitanti”.Le fattorie sociali e lacura verde stannoiniziando a fiorire nei territori rurali. Questaè unanuovaesperienzae combinal’inclusione lavorativae losviluppodelle cooperative agricole. Il sostegno alla vita domestica attraverso la costruzione di una rete sociale di relazioni sociali. Questo programma finisce quando il paziente decide di vivere in un appartamento in totale autonomia. Se il contestoè ricco indemocraziae inopportunitàopartecipazione lacrescitaè ovviamente migliore.I servizi di salute mentale nonpossonoe nondevonorappresentare uncircolo“isolato”del sistemasanitario pubblico e in generale della società, ma deve essere adattato ad un contesto sociale in continuo cambiamento. L’analisi del contesto e l’intervento riabilitativo psicosociale è importante ma non è abbastanza per fronteggiare le difficoltà che si incontrano nella cura, a confronto e in relazione con le persone con gravi malattie mentali. Perquestomotivolacura dellasalute mentalepassa sempre piùattraversolosviluppo delle capacità di relazione e le risorse interioiindividuali,promuovendoil miglioramentodel suofunzionamento mentale in relazione sia all’appartenenza sociale che ai contesti di partecipazione e alle relazioni interpersonali e interiorizzati che passa attraverso di lui e formando i suoi “gruppi interiori” (Napolitani, 1987). Così pensiamoche i dispositivi terapeutici basati sullacomunitàsostengonoanche dispositivipsicologici- sociali-eocnomici,elaborati anche dallapraticagruppoanaliticaclinica,perinterveniresul livelloterritoriale in cui essi sono articolati con alcune appartenenze di gruppo fondamentali degli individui. In Italia le esperienze delle comunità terapeutiche hanno sviluppato la cultura e la prassi della psicoterapia delle psicosi gravi e dei sintomi piscopatologici gravi.Lanostrasfidaè di passare attraversoqueste esperienze di psicanalisi democratica e sociale del lavoro terapeutico nel territorio e nella comunità locale. Abbiamo definito questa idea “psicoterapia focalizzata sulla comunità”. Un nuovo contesto di cura per pazienti psichiatrici gravi sono i gruppi di psicoanalisi multifamiliari . Questi sonogruppi incui si incontrano,inunamatrice dinamicafondatasulloscambio,sul rispecchiamento e sulla risonanza, coppie o famiglie con utenti e operatori (Foulkes, 1975; Garcia Badaracco, 2000). Questi gruppi sono di solito di dimensioni intermedie, e sono articolati sui temi dei conflitti familiari tipici . La Psicoanalisi di Gruppo Multi Familiare aiuta i pazienti e le famiglie sia nelal fase di dimissione dalla ComunitàTerapeuticache nellaprevenzione dell’usodellaComunitàResidenziale.Questotipodi gruppoha una funzione di cura psicoterapeutica per i membri di una famiglia e i pazienti ed è molto efficace come funzione formativa per gli operatori. Nelle ComunitàTerapeutiche italiane e nei servizi di salute metale pubblico orientati verso la pratica si Salute Mentale Comunitaria si comincia a diffondere la Psicoanalisi di Gruppo Multi Familiare. Questa
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    esperienza, oltre aessere una cura efficace per le psicosi gravi, incoraggia il protagonismo e l’associazionismo dei membri della famiglia e degli utenti. Uno dei punti crtici dellapraticaterapeuticainItalia,sianelle Comunità Terapeutiche che nei Servizi di Salute Mentale pubblica, è la difficoltà di essere in grado di coniugare e di integrare nella cura la psicoterapia basata sulla comunità e la promozione sociale come pratica riabilitativa. Le Comunità Terapeutiche sono permeate da questo problema sia all’interno che all’interno di esse. La sfidaè sul come le ComunitàTerapeutiche,nelle sue variearticolazioni e modelli, possano aiutare gli utenti a sostenere la loro autonomia e il loro diritto di cittadinanza e allo stesso tempo promuovere la democratizzazione dello sviluppo locale. Premessa La problematica delle Comunità Terapeutiche in Italia è stata fortemente influenzata dalla chiusura dell’Ospedale Psichiatricoattraversoil forte influssodellalegge180. Nuove problematicheemergonoconla definitiva chiusura dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, tra vincoli e opportunità, sia per le comunità terapeutiche che peri servizi territorialidi salute mentale,che costituisconolareale innovazione dellalegge 180 ponendo al centro dell’intervento la comunità locale. Chi ha lavoratoper affermare lapraticadellaComunitàTerapeutica in Italia si è sempre scontrato con una serie di contraddizioni tecniche e politiche presenti. 1) La non sempre coerenza dell’allocazione delle risorse economiche e umane finalizzate ai veri bisognidei pazienti portatori di grave patologia mentale. Il complesso rapporto tra comunità terapeutica e comunità locale. 2) La permeabiltà/impermeabiltà dell’ambiente sociale e il rapportoconi progetti di vitadelle persone dimesse dalle comunità residenziali , tra riabilitazione, empowermente recovery. 3) lacontinuitàdei processiterapeutici attivati nella comunità residenziale con i processi evolutivi dei contesti familiari dei pazienti. 4) La pratica democratica e partecipativadegli operatori e degli utenti dentro la Comunità Terapeutica, nella comunità locale e nelle sedi delle decisioni dei programmi di salute mentale. La prima riflessione la facciamo a partire dal pensiero di Franco Basaglia che a proposito della Comunità Terapeutica così scriveva: “L'azione eversivadellaComunitàTerapeuticache volevasmascherare il castello di pregiudizi scientifici su cui lapsichiatriatradizionale si fonda,perde ogni suosignificato nel momento in cui viene assorbita come modellodi unanuovarealtàistituzionale, all'interno della medesima struttura. In questo modo, le nuove contraddizioni che si evidenziano non possono che venire coperte e soffocate attrave rso l'ideologia comunitariache le spiega,le scioglie e le risolve. L'essenziale è ciò che viene dopo il recupero: il che è un problematecnicamente insolubile trattandosidi una questione essenzialmente politica e sociale. A meno che, nella nostra qualità di tecnici, non continuiamo ad accettare l'uso politico generalmente fatto della scienza,continuandoasancire scientificamente ladiversità degli espulsi e confermando la necessità della loro esclusione, a solo nostra tutela. Se si vuole agire all'interno di queste istituzioni, non si può non tener conto del doppio livello su cui si muovono I problemi. La cura del malato di mente presenta sempre due facce: la lotta contro la malattia
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    come fatto specifico;elalottacontrola malattiacome fattosociale nel senso che il ruolo del malato, nella società, si presenta ambiguamente confuso con quello del debole da mettere fuori gioco, da esclude, da tagliare fuori dallavitasociale…Mase l'azione sulla malattiacome fatto specifico è una questione tecnica, l'azione sul suoaspettosociale nonpuòessere che politica, se è vero che il tecnico- pur potendo incidere sul formarsi di una nuova cultura che consideri il malato mentale recuperabile -non è in grado di creare per lui (noi aggiungiamo “con lui”) un ruolo sociale soddisfacente, né una realtà umanamente vivibile. Il compitodei tecnici all’internodi questosistemaè usare le proposte tecniche come mezziperevidenziare le contraddizioni in cui si vive. Senza questo smascheramento, che viene ad assumere un significato essenzialmente politico, ogni soluzione tecnica si riduce ad agire da copertura a problemi che non hanno niente a che fare con la malattia e con la scienza” ( Basaglia 1968). Malgrado il ruoloambivalenteche halatecnica dellacomunitàterapeutica, essa ha comunque contribuito a sviluppare un pensiero sulla psicoterapia come servizio pubblico, all’interno di un contesto politico- culturale che invece la ha sempre tenuta fuori dei servizi di salute mentale e dalla formazione in campo psichiatrico.Lapsicoterapiaadorientamentoanaliticosiaquella di gruppo, che quellaistituzionale e quella di comunità, sono entrate nei dipartimenti di salute mentale attraverso la porta interna delle comunità terapeutiche territoriali.Lostessoprocessostaoggi avvenendo per i Gruppi di Psicoanalisi Multifamiliare, che si sonosviluppati nellecomunitàterapeutiche e che rappresentanooggi unodei dispositivi terapeutici più utili alla pratica di una salute mentale territoriale orientata alla recovery. La seconda riflessione riguarda la fase di difficile crisi sociale ed economica che in Italia stiamo vivendo. Oggi appare molto più complicato rappresentare l’attuale scenario, il nostro mondo di operatori della salute mentale perviadi unacrisi sopraggiunta che, per quanto annunciata, auspicavamo che fosse di più lieve entitàe di piùrapidosuperamento.Stiamoinrealtàvivendounafase di straordinaria incertezza dove praticamente tutto sembra essere messo in discussione, che racconta di un welfare in progressivo arretramento se non disfacimento, che produce nuova crescente esclusione dal mercato del lavoro e un crescente malessere della “convivenza sociale”. L’acuirsi della crisi dei dipartimenti di salute mentale, su cui da tempo si discute, è aggravata da tagli di risorse e riorganizzazioni non adeguate a rispondere alle nuove complesse domande di salute mentale, mentre lacooperazione socialesembraaveresauritoquella spinta di innovazione che ha accompagnato la sua forte crescitainquesti anni e che oggi risente ulteriormente delle difficoltà economiche e finanziarie degli Enti pubblici.Dall’altraparte assistiamo all’emergere di unpiùmaturoprotagonismodegli utenti della salute mentale che rivendicano lavolontàdi contare nel definire il proprio progetto di vita e di svincolarsi dal tradizionale potere di controllodellapsichiatria.In questa fase di crisi, in molte realtà in cui operiamo, stiamoattivandounaserie di innovazioni piene di nuoveprospettive positive per i nostri utenti: Budget di salute perla vitaindipendente,gruppiappartamento,fattoriesociali,protagonismodelleassociazioni degli utenti e familiari. Questacrisi sta così facendoriemergere laconsapevolezzadi unbisogno di comunità, e quindi la necessità di prendersi curadelle comunitàdi vitae di lavorotantodegli utenti dei servizi, quanto dei loro familiari e degli operatori che vi operano.Inquestosensoritornasottounaveste nuovalaquestione postadaBasaglia cinquant’anni fa.Lacomunitànonva principalmenteintesatanto come fatto tecnico, quanto come fattore umano, espressione di un bisogno sia antropologico che biologico di un accoppiamento strutturale del organismo con l’ambiente. L’essere umano si è infatti costruito nei millenni come organismo sociale, in grado di sviluppare processi mentali che strutturino legami con gruppi umani e con contesti ambientali specie-specifici.Lasalute mentale dipende principalmente da questa rete sociale di interconnessione ed
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    appartenenzaagruppi e contesiingrado di sostenere losviluppopsichicopiuttostoche comprometterlo. E inquestosensolacomunitàterapeuticae laricerca sui suoi processi istituenti,organizzativi ed evolutivi, si è di nuovoripropostaal centrodel panoramaattuale delle questioniriguardanti la salute mentale in Italia. Comunità Terapeutica come ambiente abilitante Definiamo“comunitàterapeutica”,i contesti di vita e di lavoro che creano “ambienti abilitanti”, abitati da gruppi di persone (pazienti, operatori, familiari, manager, committenti) che condividono la titolarità e la responsabilità della Progettazione Terapeutica Personalizzata per ogni utente, a partire dai sui bisogni di salute e dal budget economico che la “comunità locale” destina ad essa. Questi “ambienti abilitanti”funzionanocome dei “dispositiviterapeutici comunitari”quandosono presenti i seguenti “sei fattori terapeutici community-focused” (Barone,Bruschetta &Bellia, 2010): 1. un’intesa teoretica e un linguaggio condiviso tra I clinici, altro staff, utenti, parenti e acquirenti; 2. un’organizzazione pratica del lavoro clinico che da spazio per comprendere la narrazione collettiva della storia sociale clinica del paziente, e alla rilfessione sulle relazioni tra tutti I soggetti coinvolti; 3. Una metodologia autorizzata per permettere la condivisione democratica del potere decisionale (su progetti specific e attività giornaliere) come parte del trattamento; 4. peressere basatosu unpianoterapeuticomultimodale, multiistituzionale e interculturale, su misura perogni utente,ingrado di incidere sul nucelofamiliare e sul contestocomunitariodi riferimentodegli utenti; 5. sull’intenzione clinicapercostruire un ‘campo mentale comunitario’ che funziona come un ‘campo di gruppo’, per agire in un senso terapeutico piuttosto che causare un danno iatrogeno; 6. un programma di trattamento basato sulle psicodinamiche dei transfert tra I campi mentali e della mentalizzazione degli stati interiori e un programma politico basato sulla costruzione di posti di recuperopersonale sperimentazione sociale: entrambi I programmi guidati da un’autentica cultura di inchiesta. La praticapsicoterapeuticache sorregge il lavoroinquesti dispositivi hapresooggi il nome di “Psicoterapia Community-Focused” (Barone, Bellia& Bruschetta, 2009; 2010) e si presenta come una pratica clinica, metodologicamente, filosoficamente e storicamente fondata sul dispositivo del “gruppo psicodinamico gruppoanalitico” (Foulkes, 1975), volta alla cura della grave patologia mentale nelle comunità urbane contemporanee. La comunità terapeutica per la grave patologia mentale si presenta innanzitutto come un “ambiente abilitante” che interconnette le funzioni della cura psichica e del sostegno all’abitare per gli utenti, svolgendo anche una fondamentale funzione di inclusione degli utenti stessi nella comunità sociale. Attraversolapartecipazione allavitadellacomunitàterapeuticagli utenti partecipanomeglioallavita nella comunitàsociale,sostenendocosìprocessi di convivenzapolitica democratica(Barone, Bruschetta, Frasca, 2014). La concezione dellaPsicoterapiaAnaliticadi GruppoapplicatanellaComunitàSocialee quella di Residenze perla Salute Mentale intese come RisorseperlaComunitàLocale,si incontranoin un modello di Comunità TerapeuticaDemocratica,che attivaprocessi terapeutici,evolutivi e trasformativi per tutto quel gruppo di persone, “portatore di interesse” nei Progetti Terapeutici Personalizzati degli utenti, che noi definiamo “Local Community” (Barone, Bruschetta & Giunta, 2010).
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    Nellacomunitàterapeuticaperlagrave patologiamentale èfondamentale che tutta la vita ed il lavoro che si svolge attraversoi gruppi che la animano,permettail trascorrere del tempoinspazi,siafisiciche mentali, nei quali il paziente possa creativamente riconoscere accanto,dentroedintorno asé la presenzadell’Altro. Con il termine Altro non intendiamo non solo l’alterità inconscia (Lacan, 1986),ma anche le persone reali che condividono la presenza negli ambienti abilitanti, e che possono essere distinte a secondo della posizione che occupanorispettoallafunzione terapeutica,in quattro tipologie (ciascuna con la sua verità): 1. gli utenti della comunità; 2. gli operatori intesi in senso ampio (staff, equipe, volontari, tirocinanti, ecc.); 3. gli estranei alla comunità, ma che possono essere: “familiari” e i membri dei gruppi sociali di appartenenza dei pazienti, interessati al progetto terapeutico; 4. “cittadini”che attraversanol’ambiente comunitario,incontrati casualmente dentroe fuorigli ambienti domestici. Il Milieu Comunitario diventa così un ambiente nel quale:  le quattrofunzioni dellaco-esistenzaincomunitàterapeuticapossanorispecchiarsi l’una nell’altra per un migliore confronto con la realtà della vita sociale;  la distinzione assoluta tra attività professionale e vita privata viene attenuata, a causa della condivisione di spazi vitali;  è possibile recuperare la corporeità e la fisicità dell’Altro, prima ancora del suo ruolo sociale e/o professionale;  l’esperienza emozionale di incontro con l’Altro può essere concepita anche grazie ad una rappresentazione su una scena gruppale transferale;  l’agire si sostituisce al dire ed il primo veicolo di comunicazione nel quotidiano prendersi cura diventano gli “atti parlanti” (Racamier, 1992). In questa prospettiva la Comunità Terapeutica, attiva un “therapeuticcommunalenvironment” solo se al contempo sostiene una “localdemocraticpolitic”; e cioè se rispetta la seguente “breve checklist degli standard di processo democratico”: 1. La CT sostiene la partecipazione e la responsabilità personale degli utenti? 2. La CT promuove l’empowerment e la Recovery degli utenti? 3. La CT è aperta alla valutazione degli utenti e dei loro familiari? 4. La CT è partecipe alle dinamiche di sviluppo della comunità locale? 5. La CT è uno strumento di inclusione socio-lavorativa? 6. La CT promuove e testimonia i diritti umani delle persone? 7. La CT è anche un dispositivo di lettura antropologica e gruppoanalitica della società? 8. La CT sostiene e promuove la ricerca empirica libera e laica? Comunità Terapeutica come Psicoterapia di Gruppo All’interno del setting terapeutico analitico comunitario è possibile attivare i seguenti gruppi , di vario formatoe di varia valenzaterapeuticaedanalitica,ciascunoconunpropriosettingspecifico e ciascuno con una specifica rete sociale da cui emerge in figura (Bruschetta, Barone, Frasca, 2014). 1. TRATTAMENTI TERAPEUTICI GRUPPALI
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     Gruppi diattività  Gruppi organizzativi e gestionali  Gruppi di laboratorio espressivo-relazionali 2. PICCOLI GRUPPI PSICOTERAPEUTICI  Piccoli gruppi psicodinamici o a finalità espressiva o a finalità analitica  Grandi gruppi psicodinamici o a finalità comunitaria intramoenia o a finalità comunitaria multifamiliare 3. GRUPPI OPERATIVI E VITALI  Gruppi operativi o finalizzati alla Progettazione Terapeutica Personalizzata o finalizzati al coordinamento di specifici servizi  Gruppi vitali di terapia familiare  Piccoli gruppi di terapia familiare  Gruppi di inclusione socio-lavorativa 4. GRUPPI DI SUPERVISIONE/COVISIONE  Gruppi di supervisione/covisione clinica  Gruppi supervisione ed analisi istituzionale  Gruppi di covisione centrati sui gruppi vitali Consideriamo infatti ogni gruppo terapeutico o di lavoro in comunità terapeutica, una figura tecnica che emerge dallosfondodi unaspecificarete sociale che la attraversa, ed i cui nodi ne costituiscono i membri che vi appartengono.L’epidemiologiasociale(Berkman, Kawachi, 2000), tramite la teoria delle reti sociali, ha dimostrato da tempo il nesso tra il coinvolgimento in reti socio-lavorative ed il mantenimento o il recupero della salute, anche mentale, nei contesti professionali. Le reti sociali,come tutti i sistemi naturali,non sono statiche e cristallizzate in una forma sempre uguale a se stessa, ma attraversate, anzi costituite da dinamiche psicologico-gruppali, che ne modificano costantemente l’identitàdei nodi e laqualitàdei legami.Laricchezzae la fecondità di una rete si basa sulla interscambiabilità dei nodi e sulla insaturabilità dei legami. Tecnicamente le reti costituite dalle relazioni personalidi ciascunindividuosonofatte,come le più generali reti sociali personali, da legami forti, legami deboli, legami intermedi (detti legami con funzione esplicitamente terapeutica). La Rete Sociale Primariaè caratterizzatadalla “intimità dello scambio” che avviene in essa, ed è costituita da Legami Forti, cioè basati su relazioni affettive (positive o negative) e di reciprocità (immediata o differita). La Rete Sociale Secondaria è caratterizzata dalla “socialità dello scambio” che avviene in essa, ed è costituitadaLegami Deboli,cioè basati suDirittoe Denaro (Rete Secondaria Formale), Solidarietà ed Etica Civile (ReteSecondariaInformale), Diritto e Solidarietà (Rete di Terzo Settore), Denaro e Profitto (Rete di Mercato). La Rete Sociale Intermediae caratterizzata da uno scambio al contempo intimo ma sociale, ed è costituita da legami intransizione daunaloroposizioneforte ad unadebole e viceversa.Essa è la rete delle relazioni terapeutiche per eccellenza perché rappresenta il punto di incontro ideale (cui tendere nel lavoro comunitario senzaperòmai raggiungerlodefinitivamente), tra la referenza sociale alla professionalità e la referenza familiare alla gratuità.
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    Senzadononon vi ècomunità.L’etimolatinodi comunitàè infatti cum-munus (dono comune). Ma si tratta di un dono che obbliga chi lo riceve a ricambiare, e che quindi attiva la regola sociale dello scambio. La partecipazione democratica sostiene lo sviluppo del sentimento di cittadinanza, che si regge sull’esperienza della multi-appartenenza fatta attraverso una rete di legami sociali tanto estesa, quanto elasticaedinsatura;inassenzadellaquale sarebbeil sensodi vuotoe di smarrimentoaconnotare i contesti di vita e di lavoro. Prendersi curadei legami socialivuol dire lavorare suquell’elementoconnettivospecificoperle reti sociali, rappresentatodalla«partecipazione sociale» ai contesti culturali,politici edeconomici di vita, sviluppando quel sentimento di appartenenza ed identità sociale, detto appunto «cittadinanza». Comunità Terapeutica come Inclusione Sociale Una comunitàterapeutica che si prende cura dei legami sociali non può quindi non impegnarsi a lavorare all’Inclusione Socio-Lavorativa dei utenti, attivando dispositivi di intervento in grado di permettere la partecipazione dei pazienti a gruppi di appartenenza secondaria, sostenendoli in un processo di autonomizzazione dall’attaccamento, spesso saturante, al gruppo primario familiare, ma soprattutto connettendoli ai campi mentali strutturati dalle Istituzioni Sociali che organizzano la partecipazione ai gruppi di appartenenza secondaria. I gruppi di lavoroche sostengonoi dispositivi di inclusione socio-lavorativasvolgonocosìunafunzione di Io- Ausiliario Collettivo (Hinshelwood, 2004) che permette agli utenti con grave patologia mentale di:  accedere a una consapevolezza di sé come soggetti attivi, competenti ed efficaci;  valutare le risorse e i limiti della rappresentazione di sé e le loro possibilità di cambiamento;  sviluppare nuoviaspetti di sé e attivarli, integrandoli con le vecchie rappresentazioni, per utilizzare i risultati di queste nuove attivazioni come indicatori di capacità reali;  ed infine utilizzare la migliorata immagine di sé come rifugio dalla sintomatologia patologica e dagli elementi dannosi dello stigma sociale, ma soprattutto come recovery dalla malattia mentale e dalla sofferenza che essa comporta. Il recovery (Davidson, et al. 2009) riguarda la costruzione di una vita soddisfacente e dotata di senso così come definita dalla persone stesse, nonostante la presenza o meno di sintomi o problemi ricorrenti. Il recovery rappresenta un progressivo distanziamento dalla patologia e dalla malattia verso la salute e lo star bene.Risponde al bisognoevolutivodi affermarsicome soggetto in grado di prendere delle decisioni persé,ma è soprattutto un nuovomodosociale di intendere oggi la “guarigione”, sviluppatosi grazie alle testimonianze edalle politiche portate avanti direttamentedai movimenti degliutenti dei servizi di salute mentale, spesso auto-definitisi “sopravvissuti alla psichiatria”. In quest’altra prospettiva, esattamente speculare a quella della visione democratica comunitaria, la Comunità Terapeutica, attiva una “localdemocraticpolitic” solo se al contempo sostiene un “therapeuticcommunalenvironment”;e cioè se rispetta la seguente “breve checklistdei fattori soggettivi della recovery”: 1. Gli Utenti rinnovano ogni giorno la speranza e l’impegno? 2. Gli Utenti sono sostenuti dagli altri membri della comunità?
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    3. Gli Utentiridefiniscono se stessi attraverso il percorso in comunità? 4. Gli Utenti sanno gestire i sintomi? 5. Gli Utenti assumono il controllo sulla propria vita? 6. Gli Utenti combattono lo stigma? 7. Gli Utenti maturano empowerment? 8. Gli Utenti trovano il proprio posto nella comunità sociale? References Barone, R., Bellia, V. and Bruschetta, S. (2009). Il sostegno all’abitare come alternativa alla comunità residenziale per la grave patologia mentale. Psicologia di Comunità, 1, 61-74. Barone, R., Bellia, V. and Bruschetta, S. (2010). Psicoterapia di Comunità. Clinica della partecipazione e politiche di salute mentale. Milano: FrancoAngeli. Barone, R., Bruschetta, S. and Bellia, V. (2010). La Comunità che cura. In Barone, R., Bellia, V. and Bruschetta, S. (Ed.), Psicoterapia di Comunità. Clinica della partecipazione e politiche di salute mentale. Milano: FrancoAngeli. Barone, R. Bruschetta, S. and Frasca, A. (2014). Gruppoanalisi e sostegno all’abitare. Domiciliarità e residenzialità nella cura comunitaria della grave patologia mentale. FrancoAngeli, Milano Barone, R., Bruschetta, S. and Giunta, S. (2010), Gruppoanalisi e comunità terapeutica. FrancoAngeli, Milano. Berkman, L. and Kawachi, I. (2000). Social Epydemiology. New York: Oxford University Press. Bruschetta S., Barone R., Frasca A (2014), La Ricerca sui Gruppi Terapeutici Comunitari in Salute Mentale. Milano, FrancoAngeli. Davidson, L., Tondora, J., Lawless, M.S., O’Connell, M.J. and Rowe, M. (2009). A Practical Guide to Recovery-Oriented Practice: Tools for Transforming Mental Health Care. Oxford University Press, Inc. Foulkes, S.H. (1975). Group-Analytic Psychotherapy. London: Gordon & Breach. Hinshelwood R.D. (2004). Suffering Insanity: Three Psychoanalytic Essays on Psychosis. London: Routledge. Lacan, J. (1986). Seminar VII: L'éthique de la psychanalyse. Paris: Seuil. Racamier P.C. (1992), Le génie de origines, Paris: Payot.