Barumini Sardegna 28/04/2016
M-DSM Caltagirone-Palagonia
Direttore Raffaele Barone
www raffaelebaronewordpress.comv
Comprensorio Calatino Sud-Simeto
 Popolazione 150.000
 15 Comuni
 2 Distretti Socio-Sanitari
 2 Piani di Zona
 Economia prevalente: Agricoltura, artigianato, servizi,
turismo.
M DSM Caltagirone-Palagonia
 2 Centri di Salute mentale
 11 Ambulatori territoriale con equipe composta da
Psichiatra,infermiere, assistente sociale, psicologo.
 1 comunità diurna (Centro Diurno)
 1 SPDC
 1 comunità terapeutica pubblica
 1 REMS
 1 centro per la psicoterapia familiare, di comunità e
d’inclusione socio-lavorativa.
 1 Servizio Sert
 1 Servizio NPI
Rete del Privato Sociale
 30 comunità alloggio
 4 comunità terapeutiche residenziali private conv . SSR
 8 gruppi-appartamento
 3 cooperative sociali di tipo B per l’inclusione socio-
lavorativa
 1 comunità per alcoolisti
 1 Fattoria Sociale
 1 Centro Cara
 SFRAR e centri per immigrati minori non accompagnati
 comunità per minori a rischio
Rete delle Associazioni
 1 Associazione di utenti (La Crisalide)
 1 Associazione di familiari (Arcobaleno)
 1 Fondazione microcredito e sviluppo
 1 Centro Caritas
 1 Associazione di volontariato
Gruppi Multifamiliari
 1 gruppo multifamiliare alla comunità terapeutica S.
Pietro
 1 gruppo in SPDC
 1 gruppo multifamiliare nella comunità diurna
 1 gruppo multifamiliare nel centro giovanile di Vizzini
(CTA Cappuccini)
“Progetti” per la salute mentale
 Facilitatori sociali
 Borse Lavoro
 IPS
 SIL servizio per l’inclusione socio-lavorativa
 Servizio Budget di salute
 Progetto per la vita indipendente
 Progetto Percorsi di Cura
 Open Dialogue
Open Dialogue
 La “Pratica Dialogica” nacque dal “Dialogo Aperto” come
approccio per aiutare le persone e i loro famigliari a sentirsi
ascoltate, rispettate e valorizzate.
 Il concetto di “apertura” nel Dialogo Aperto si riferisce alla
trasparenza dei processi di progammazione e decisionali,
che hanno luogo in presenza di tutti gli interessati.
 La pratica del Dialogo Aperto ha quindi due caratteristiche
fondamentali: (1) un sistema di cura integrata basato sulla
comunità locale che coinvolge i famigliari e le reti sociali
sin dal primo momento in cui è richiesto aiuto e (2) una
“Pratica Dialogica”, o una forma definita di colloquio
terapeutico all'interno della “riunione di cura” (“treatment
meeting”).
Formazione
 Formazione e supervisione Open Dialogue
 Living learning experience
 Gruppi multifamiliari
 Utenti e familiari esperti
 Recovery college
 Case manager e Budget di salute
 Coovisione e formazione continua gruppale per le
unità funzionali territoriale, SPDC,REMS, Comunità
terapeutica, Centro Diurno
 Supervisione CTA S. Paolo, Coop Insieme
Il movimento del Recovery
 Recovery è il nome del processo di guarigione dalla
grave patologia mentale che si fonda non tanto sul
controllo dei sintomi quanto sulla possibilità di
superare il trauma della malattia, le conseguenze dei
trattamenti e spesso dei mal-trattamenti, la perdita
delle capacità e delle opportunità di accesso ad attività
che hanno un significativo valore personale.
empowerment personale
 Il miglioramento della salute mentale, in un’ottica di
recovery, si basa infatti sulla possibilità di usufruire di
contesti nei quali utenti e operatori abbiano la possibilità
di vivere relazioni significative ed emotivamente investite,
co-costruendo una rete di sostegno sociale capace di
veicolare empowerment personale e di favorire
un’evoluzione culturale e civile che può tradursi, per
ciascun utente, in una forma di esistenza il più possibile
gratificante e soddisfacente, a cominciare dal
miglioramento della qualità della vita, attraverso la cura ed
il sostegno delle relazioni affettive e dell’inserimento
lavorativo.
recovery personale
 Il concetto di recovery personale, non coincide
necessariamente con il ritorno ad uno stato precedente
alla malattia, ma piuttosto con il costante tentativo di
forgiare un nuovo modo di vivere sotto il proprio
controllo, sulla base di un rinnovato senso di auto-
efficacia.
I Servizi di Salute Mentale
Recovery-oriented
 La ricerca community-based è stata applicata anche
allo studio di come far evolvere i sistemi di cura verso
una pratica recovery-oriented ed ha permesso
l’evidenza di 4 tipologie di modifiche da apportare ai
loro dispositivi terapeutici, alla loro organizzazione ed
alla loro filosofia (Davidson, et al., 2010; Latimer,
Bond, Drake, 2011;WHO, 2014)
I Servizi di Salute Mentale
Recovery-oriented
 1) La prima tipologia di modifica prevede che le relazioni
tra il personale sul campo e gli utenti dei Servizi diventino
più egalitarie, piene di speranza, basate sull’empowerment,
collaborative e stimolanti (Deegan, 1997; Davidson,
Tondora, Staeheli, et al., 2009). Per esempio, le decisioni
cliniche, comprese quelle sull’utilizzo dei farmaci, devono
essere decisamente più condivise ed inserite all’interno di
un processo di progettazione terapeutica personalizzata. La
ricerca suggerisce che l’inserimento del supporto tra pari
con utenti e caregiver migliora anche la soddisfazione degli
utenti, riduce i ricoveri e mantiene l’efficacia su esiti pratici
quali l’occupazione e l’abitazione .
 2) La seconda modifica del sistema dei Servizi prevede
il loro ri-orientamento verso il supporto agli utenti nel
raggiungimento dei propri obiettivi di vita, piuttosto
che sugli obiettivi dei professionisti o sulle
rappresentazioni di questi ultimi in relazione agli
interessi dei loro utenti. In tale ottica, va proposto e
valorizzato il processo di autonomizzazione degli
utenti nella gestione del loro budget di cura.
 3) La terza modifica prevede l’ampliamento della tipologia
di sostegno che il sistema dei Servizi è in grado di fornire,
in modo da comprendervi anche dispositivi espressivi,
ludici ed artistici volti alla ricerca esistenziale, alle pratiche
spirituali e alle attività culturali. Sostenere l’espressione
artistica così come la produzione narrativa, musicale,
cinematografica o teatrale, e lo sviluppo delle relazioni
informali che animano il tempo libero, permette di
divulgare buone pratiche e soprattutto atteggiamenti
positivi verso il disagio mentale, contribuendo
all’inclusione sociale ed alla lotta allo stigma (Whitley,
Drake, 2010).
 4) La quarta tipologia di modifiche consiste infine
nell’assegnare agli utenti dei Servizi diversi ruoli di
collaborazione: dalla gestione autonoma di alcuni
servizi di front-line, alla programmazione, gestione e
valutazione dei loro sistemi di erogazione. Un
orientamento al recovery garantisce in tal senso
l’accesso degli utenti a gruppi di auto-mutuo-aiuto e ad
altri servizi user-led, nonché il sostegno
all’associazionismo spontaneo ed organizzato che ne
rappresenti le istanze loro e dei loro caregiver (Slade,
2009a; 2009b).
La Psicoterapia
 Tutto ciò che migliora la salute mentale di un individuo
o di un contesto relazionale, se attuato attraverso un
Servizio professionale, orientato da una teoria dei
processi mentali e regolato da una contrattazione
esplicita, è da intendersi come Psicoterapia
(Bruschetta, Bellia, Barone, 2015).
Concetto di comunità locale
 Quando ci riferiamo a un ambito territoriale
politicamente o culturalmente delimitato di
appartenenza e partecipazione di un utente (come una
città, un quartiere o qualsiasi altro contesto ambientale
di convivenza socio-politica), il concetto di comunità
locale ci aiuta ad identificare lo spazio mentale e
relazionale, in cui è inserito. (Barone, Bruschetta, 2011
Psicoterapia di comunità
 Tutto ciò che migliora la salute mentale di una
comunità locale, se realizzato in un contesto
relazionale, attuato attraverso un servizio
professionale, orientato da una teoria dei processi
mentali e regolato da una contrattazione esplicita, è da
quindi intendersi come Psicoterapia di comunità
(Barone, Bellia,Bruschetta, 2010).
Un contesto di vita e/o di cura può essere definito dispositivo
terapeutico comunitario “Psicoterapia di Comunità” in
presenza di:
 una teoria di riferimento e un linguaggio condiviso tra clinici, operatori
sociali, pazienti, familiari e committenti;
 un’organizzazione del lavoro che dia spazio alla narrazione collettiva
della storia clinico-sociale del paziente e alla riflessione sulle relazioni
tra tutti i soggetti coinvolti;
 una metodologia improntata alla condivisione democratica del potere
decisionale sul trattamento nel suo complesso, sui progetti specifici e
sulle attività quotidiane;
 un progetto inter-culturale, pluri-istituzionale e multimodale, in grado
di incidere contemporaneamente sul nucleo familiare e sul contesto
comunitario di riferimento del paziente;
 l’intenzione clinica di costruire un campo mentale comunitario che
funzioni come campo gruppale, per agire in senso terapeutico piuttosto
che antiterapeutico.
Psicoterapia di comunità
democratica
 Tali pratiche quindi da un lato vanno considerate e
progettate come interventi di psicoterapia di comunità
rivolti a contesti relazionali multi-personali che si
strutturano a loro volta in campi mentali gruppali
.Dall’altro dovrebbero contare sull’operato non solo dei
professionisti tradizionalmente considerati specialisti della
salute mentale, ma anche di “altre” figure professionali,
poco definite istituzionalmente, come le diverse tipologie
di operatori sociali, nonché di tutti i professionisti delle
relazioni d’aiuto e dei servizi socio-sanitari alla persona,
senza dimenticare il mondo del volontariato sociale,
dell’associazionismo culturale e della cosiddetta “società
civile. Alla base di tale intervento si prevede la condivisione
democratica del potere nelle decisioni.
Il gruppo di psicoanalisi
multifamiliare
 Un metodo di cura per la guarigione dalla psicosi utile
ai pazienti, ai genitori e agli operatori (Badaracco)
Gli elementi generali di tale metodologia e i principi
teorici sono:
 “conversazione di gruppo”,“Simbiosi patologica” , il
gruppo come funzione di terzo,“narcisismo
patologico” ,“altro da sé” , “rispecchiare
metaforicamente”, “i transfert multipli”,
“identificazione proiettiva”, “los altros in nostros”,
“virtualità sana”, “messaggi di relazione”,
“interdipendenza patogena”, “processo di
disidentificazione”, “il principio di responsabilità
personale”, “la mente ampliada”, “ in gruppo non è
importante avere ragione ma essere ascoltato”.
Gruppo “conversazione” nel
Servizio Psichiatrico di Diagnosi e
Cura
 Finalità degli incontri di gruppo in SPDC.

 Osservazione diagnostica in un contesto gruppale, al fine di avere una visione
più complessa del paziente .
 Intervento psicologico sulla crisi.
 Diminuire l’isolamento dei pazienti del reparto, ma anche degli operatori.
 Creare un clima di maggiore dialogo in reparto.
 Stimolare il paziente ad avviare un processo di empowerment anche nel
proprio processo di cura.
 Favorire l’insorgenze di fenomeni tipici gruppali (appartenenza,
risonanza,empatia, rispecchiamento, condivisione emotiva e cognitiva
dell’esperienza, processi di identificazione)
 Creare un spazio dove esprimere i propri problemi e riconoscerli, con la
possibilità di una presa di coscienza.
 Restituzione e scoperta di significati che accomunano i partecipanti al gruppo
ed individuali.
Inclusione socio-lavorativa
 Le borse-lavoro e i tirocini formativi.
 Il Sostegno all’impiego “Individual Placement &
Support” (IPS).
 Le cooperative sociali di tipo B
 Il Microcredito gruppale e comunitario
 Le Fattorie Sociali
 La prospettiva delle psicoterapia di comunità
Il Sostegno all’Impiego “Individual
Placement & Support” (IPS-SE
IL Recovery, i principi e la prassi
dell’IPS
 L’IPS trae origine dal lavoro di Wehman e Moon (1988) e considera il lavoro come un pilastro
della recovery dalla grave patologia mentale. I più importanti principi metodologici della
recovery risultano infatti particolarmente utili alla comprensione dello spirito del Metodo IPS, se letti
nell’ottica della inclusione lavorativa.
 Olismo: Il lavoro realizza un bisogno umano come quelli di salute, di spiritualità, di relazioni e di
“casa”.
 Responsabilità: Le persone partecipano attivamente ai dispositivi centrati sull’obiettivo di trovare
lavoro e mantenerlo.
 Orientamento alla persona: I trattamenti ed i servizi sono basati gli obiettivi di ciascun individuo.
 Focus sui punti di forza: I Servizi si devono adeguare alle risorse, alle abilità, alle competenze ed alle
preferenze dei clienti.
 Non-linearità: Le transizioni scolastiche e lavorative vanno supportate come parti dello stesso
sviluppo professionale.
 Rispetto: Un lavoro competitivo sviluppa sicurezza e stima di sé.
 Supporto tra pari: È importante condividere tra pari le storie di lavoro, di scuola e di recovery.
 Empowerment: Le persone hanno il diritto di scegliere il loro modo di essere sostenute e di
partecipare alla decisioni lavorative.
 Auto-determinazione: Le persone devono poter prendere le loro decisioni sulla tipologia di lavoro
che preferiscono e sulle modalità di collaborazione con gli operatori.
 Speranza: Il lavoro promuove la speranza e la motivazione verso un futuro migliore.
I dodici elementi chiave della Pratica Dialogica
nel Dialogo Aperto
 Due (o più) terapeuti nella riunione di équipe

 2. Partecipazione di famigliari e rete sociale

 3. Usare domande a risposta aperta

 4. Rispondere alle cose dette dal cliente

 5. Enfatizzare il momento
 6. Sollecitare punti di vista molteplici

 7. Uso di un focus relazionale nel dialogo

 8. Rispondere ai problemi dialogici e comportamentali con uno stile concreto e
attento ai significati

 9. Enfatizzare le parole usate dal cliente e le sue storie, non i sintomi

 10. Conversazione tra professionisti (Riflessioni) nelle riunioni di cura

 11. Essere trasparenti

 12. Tollerare l'incertezza
Sostegno psico-socio-economico
 Tali dispositivi consentono infatti alle comunità di
individui che condividono uno specifico territorio
politicamente definito di partecipare a quei processi
sociali di formazione civica, di maturazione affettiva e
di sviluppo professionale in grado di sostenere la
riorganizzazione continua delle loro appartenenze
gruppali, anche in situazioni di disagio psico-socio-
economico o di patologia mentale
Conclusioni
 Concludiamo sottolineando che il prossimo futuro dei
programmi di sviluppo locale comunitario prevedrà un ri-
orientamento dell’organizzazione di tutti i Servizi alla
persona (non solo di quelli della salute mentale) al
paradigma del recovery, a partire dalle funzioni cliniche ed
amministrative che si occupano dei meccanismi di
finanziamento, del monitoraggio degli esiti, delle misure di
performance, dell’implementazione degli interventi e della
composizione degli organi gestionali. Ciò rappresenta una
vera e propria rivoluzione sia sul piano dell’organizzazione
dei Servizi, che su quello sociale, culturale, e politico. E
tramite tale rivoluzione le persone con disturbi mentali
rivendicheranno sempre più il proprio diritto a una piena
cittadinanza, malgrado l’eventuale persistere della
patologia.

Psicoterapia di comunità democratica

  • 1.
    Barumini Sardegna 28/04/2016 M-DSMCaltagirone-Palagonia Direttore Raffaele Barone www raffaelebaronewordpress.comv
  • 2.
    Comprensorio Calatino Sud-Simeto Popolazione 150.000  15 Comuni  2 Distretti Socio-Sanitari  2 Piani di Zona  Economia prevalente: Agricoltura, artigianato, servizi, turismo.
  • 3.
    M DSM Caltagirone-Palagonia 2 Centri di Salute mentale  11 Ambulatori territoriale con equipe composta da Psichiatra,infermiere, assistente sociale, psicologo.  1 comunità diurna (Centro Diurno)  1 SPDC  1 comunità terapeutica pubblica  1 REMS  1 centro per la psicoterapia familiare, di comunità e d’inclusione socio-lavorativa.  1 Servizio Sert  1 Servizio NPI
  • 4.
    Rete del PrivatoSociale  30 comunità alloggio  4 comunità terapeutiche residenziali private conv . SSR  8 gruppi-appartamento  3 cooperative sociali di tipo B per l’inclusione socio- lavorativa  1 comunità per alcoolisti  1 Fattoria Sociale  1 Centro Cara  SFRAR e centri per immigrati minori non accompagnati  comunità per minori a rischio
  • 5.
    Rete delle Associazioni 1 Associazione di utenti (La Crisalide)  1 Associazione di familiari (Arcobaleno)  1 Fondazione microcredito e sviluppo  1 Centro Caritas  1 Associazione di volontariato
  • 6.
    Gruppi Multifamiliari  1gruppo multifamiliare alla comunità terapeutica S. Pietro  1 gruppo in SPDC  1 gruppo multifamiliare nella comunità diurna  1 gruppo multifamiliare nel centro giovanile di Vizzini (CTA Cappuccini)
  • 7.
    “Progetti” per lasalute mentale  Facilitatori sociali  Borse Lavoro  IPS  SIL servizio per l’inclusione socio-lavorativa  Servizio Budget di salute  Progetto per la vita indipendente  Progetto Percorsi di Cura  Open Dialogue
  • 8.
    Open Dialogue  La“Pratica Dialogica” nacque dal “Dialogo Aperto” come approccio per aiutare le persone e i loro famigliari a sentirsi ascoltate, rispettate e valorizzate.  Il concetto di “apertura” nel Dialogo Aperto si riferisce alla trasparenza dei processi di progammazione e decisionali, che hanno luogo in presenza di tutti gli interessati.  La pratica del Dialogo Aperto ha quindi due caratteristiche fondamentali: (1) un sistema di cura integrata basato sulla comunità locale che coinvolge i famigliari e le reti sociali sin dal primo momento in cui è richiesto aiuto e (2) una “Pratica Dialogica”, o una forma definita di colloquio terapeutico all'interno della “riunione di cura” (“treatment meeting”).
  • 9.
    Formazione  Formazione esupervisione Open Dialogue  Living learning experience  Gruppi multifamiliari  Utenti e familiari esperti  Recovery college  Case manager e Budget di salute  Coovisione e formazione continua gruppale per le unità funzionali territoriale, SPDC,REMS, Comunità terapeutica, Centro Diurno  Supervisione CTA S. Paolo, Coop Insieme
  • 10.
    Il movimento delRecovery  Recovery è il nome del processo di guarigione dalla grave patologia mentale che si fonda non tanto sul controllo dei sintomi quanto sulla possibilità di superare il trauma della malattia, le conseguenze dei trattamenti e spesso dei mal-trattamenti, la perdita delle capacità e delle opportunità di accesso ad attività che hanno un significativo valore personale.
  • 11.
    empowerment personale  Ilmiglioramento della salute mentale, in un’ottica di recovery, si basa infatti sulla possibilità di usufruire di contesti nei quali utenti e operatori abbiano la possibilità di vivere relazioni significative ed emotivamente investite, co-costruendo una rete di sostegno sociale capace di veicolare empowerment personale e di favorire un’evoluzione culturale e civile che può tradursi, per ciascun utente, in una forma di esistenza il più possibile gratificante e soddisfacente, a cominciare dal miglioramento della qualità della vita, attraverso la cura ed il sostegno delle relazioni affettive e dell’inserimento lavorativo.
  • 12.
    recovery personale  Ilconcetto di recovery personale, non coincide necessariamente con il ritorno ad uno stato precedente alla malattia, ma piuttosto con il costante tentativo di forgiare un nuovo modo di vivere sotto il proprio controllo, sulla base di un rinnovato senso di auto- efficacia.
  • 13.
    I Servizi diSalute Mentale Recovery-oriented  La ricerca community-based è stata applicata anche allo studio di come far evolvere i sistemi di cura verso una pratica recovery-oriented ed ha permesso l’evidenza di 4 tipologie di modifiche da apportare ai loro dispositivi terapeutici, alla loro organizzazione ed alla loro filosofia (Davidson, et al., 2010; Latimer, Bond, Drake, 2011;WHO, 2014)
  • 14.
    I Servizi diSalute Mentale Recovery-oriented  1) La prima tipologia di modifica prevede che le relazioni tra il personale sul campo e gli utenti dei Servizi diventino più egalitarie, piene di speranza, basate sull’empowerment, collaborative e stimolanti (Deegan, 1997; Davidson, Tondora, Staeheli, et al., 2009). Per esempio, le decisioni cliniche, comprese quelle sull’utilizzo dei farmaci, devono essere decisamente più condivise ed inserite all’interno di un processo di progettazione terapeutica personalizzata. La ricerca suggerisce che l’inserimento del supporto tra pari con utenti e caregiver migliora anche la soddisfazione degli utenti, riduce i ricoveri e mantiene l’efficacia su esiti pratici quali l’occupazione e l’abitazione .
  • 15.
     2) Laseconda modifica del sistema dei Servizi prevede il loro ri-orientamento verso il supporto agli utenti nel raggiungimento dei propri obiettivi di vita, piuttosto che sugli obiettivi dei professionisti o sulle rappresentazioni di questi ultimi in relazione agli interessi dei loro utenti. In tale ottica, va proposto e valorizzato il processo di autonomizzazione degli utenti nella gestione del loro budget di cura.
  • 16.
     3) Laterza modifica prevede l’ampliamento della tipologia di sostegno che il sistema dei Servizi è in grado di fornire, in modo da comprendervi anche dispositivi espressivi, ludici ed artistici volti alla ricerca esistenziale, alle pratiche spirituali e alle attività culturali. Sostenere l’espressione artistica così come la produzione narrativa, musicale, cinematografica o teatrale, e lo sviluppo delle relazioni informali che animano il tempo libero, permette di divulgare buone pratiche e soprattutto atteggiamenti positivi verso il disagio mentale, contribuendo all’inclusione sociale ed alla lotta allo stigma (Whitley, Drake, 2010).
  • 17.
     4) Laquarta tipologia di modifiche consiste infine nell’assegnare agli utenti dei Servizi diversi ruoli di collaborazione: dalla gestione autonoma di alcuni servizi di front-line, alla programmazione, gestione e valutazione dei loro sistemi di erogazione. Un orientamento al recovery garantisce in tal senso l’accesso degli utenti a gruppi di auto-mutuo-aiuto e ad altri servizi user-led, nonché il sostegno all’associazionismo spontaneo ed organizzato che ne rappresenti le istanze loro e dei loro caregiver (Slade, 2009a; 2009b).
  • 18.
    La Psicoterapia  Tuttociò che migliora la salute mentale di un individuo o di un contesto relazionale, se attuato attraverso un Servizio professionale, orientato da una teoria dei processi mentali e regolato da una contrattazione esplicita, è da intendersi come Psicoterapia (Bruschetta, Bellia, Barone, 2015).
  • 19.
    Concetto di comunitàlocale  Quando ci riferiamo a un ambito territoriale politicamente o culturalmente delimitato di appartenenza e partecipazione di un utente (come una città, un quartiere o qualsiasi altro contesto ambientale di convivenza socio-politica), il concetto di comunità locale ci aiuta ad identificare lo spazio mentale e relazionale, in cui è inserito. (Barone, Bruschetta, 2011
  • 20.
    Psicoterapia di comunità Tutto ciò che migliora la salute mentale di una comunità locale, se realizzato in un contesto relazionale, attuato attraverso un servizio professionale, orientato da una teoria dei processi mentali e regolato da una contrattazione esplicita, è da quindi intendersi come Psicoterapia di comunità (Barone, Bellia,Bruschetta, 2010).
  • 21.
    Un contesto divita e/o di cura può essere definito dispositivo terapeutico comunitario “Psicoterapia di Comunità” in presenza di:  una teoria di riferimento e un linguaggio condiviso tra clinici, operatori sociali, pazienti, familiari e committenti;  un’organizzazione del lavoro che dia spazio alla narrazione collettiva della storia clinico-sociale del paziente e alla riflessione sulle relazioni tra tutti i soggetti coinvolti;  una metodologia improntata alla condivisione democratica del potere decisionale sul trattamento nel suo complesso, sui progetti specifici e sulle attività quotidiane;  un progetto inter-culturale, pluri-istituzionale e multimodale, in grado di incidere contemporaneamente sul nucleo familiare e sul contesto comunitario di riferimento del paziente;  l’intenzione clinica di costruire un campo mentale comunitario che funzioni come campo gruppale, per agire in senso terapeutico piuttosto che antiterapeutico.
  • 22.
    Psicoterapia di comunità democratica Tali pratiche quindi da un lato vanno considerate e progettate come interventi di psicoterapia di comunità rivolti a contesti relazionali multi-personali che si strutturano a loro volta in campi mentali gruppali .Dall’altro dovrebbero contare sull’operato non solo dei professionisti tradizionalmente considerati specialisti della salute mentale, ma anche di “altre” figure professionali, poco definite istituzionalmente, come le diverse tipologie di operatori sociali, nonché di tutti i professionisti delle relazioni d’aiuto e dei servizi socio-sanitari alla persona, senza dimenticare il mondo del volontariato sociale, dell’associazionismo culturale e della cosiddetta “società civile. Alla base di tale intervento si prevede la condivisione democratica del potere nelle decisioni.
  • 23.
    Il gruppo dipsicoanalisi multifamiliare  Un metodo di cura per la guarigione dalla psicosi utile ai pazienti, ai genitori e agli operatori (Badaracco) Gli elementi generali di tale metodologia e i principi teorici sono:  “conversazione di gruppo”,“Simbiosi patologica” , il gruppo come funzione di terzo,“narcisismo patologico” ,“altro da sé” , “rispecchiare metaforicamente”, “i transfert multipli”, “identificazione proiettiva”, “los altros in nostros”, “virtualità sana”, “messaggi di relazione”, “interdipendenza patogena”, “processo di disidentificazione”, “il principio di responsabilità personale”, “la mente ampliada”, “ in gruppo non è importante avere ragione ma essere ascoltato”.
  • 24.
    Gruppo “conversazione” nel ServizioPsichiatrico di Diagnosi e Cura  Finalità degli incontri di gruppo in SPDC.   Osservazione diagnostica in un contesto gruppale, al fine di avere una visione più complessa del paziente .  Intervento psicologico sulla crisi.  Diminuire l’isolamento dei pazienti del reparto, ma anche degli operatori.  Creare un clima di maggiore dialogo in reparto.  Stimolare il paziente ad avviare un processo di empowerment anche nel proprio processo di cura.  Favorire l’insorgenze di fenomeni tipici gruppali (appartenenza, risonanza,empatia, rispecchiamento, condivisione emotiva e cognitiva dell’esperienza, processi di identificazione)  Creare un spazio dove esprimere i propri problemi e riconoscerli, con la possibilità di una presa di coscienza.  Restituzione e scoperta di significati che accomunano i partecipanti al gruppo ed individuali.
  • 25.
    Inclusione socio-lavorativa  Leborse-lavoro e i tirocini formativi.  Il Sostegno all’impiego “Individual Placement & Support” (IPS).  Le cooperative sociali di tipo B  Il Microcredito gruppale e comunitario  Le Fattorie Sociali  La prospettiva delle psicoterapia di comunità Il Sostegno all’Impiego “Individual Placement & Support” (IPS-SE
  • 26.
    IL Recovery, iprincipi e la prassi dell’IPS  L’IPS trae origine dal lavoro di Wehman e Moon (1988) e considera il lavoro come un pilastro della recovery dalla grave patologia mentale. I più importanti principi metodologici della recovery risultano infatti particolarmente utili alla comprensione dello spirito del Metodo IPS, se letti nell’ottica della inclusione lavorativa.  Olismo: Il lavoro realizza un bisogno umano come quelli di salute, di spiritualità, di relazioni e di “casa”.  Responsabilità: Le persone partecipano attivamente ai dispositivi centrati sull’obiettivo di trovare lavoro e mantenerlo.  Orientamento alla persona: I trattamenti ed i servizi sono basati gli obiettivi di ciascun individuo.  Focus sui punti di forza: I Servizi si devono adeguare alle risorse, alle abilità, alle competenze ed alle preferenze dei clienti.  Non-linearità: Le transizioni scolastiche e lavorative vanno supportate come parti dello stesso sviluppo professionale.  Rispetto: Un lavoro competitivo sviluppa sicurezza e stima di sé.  Supporto tra pari: È importante condividere tra pari le storie di lavoro, di scuola e di recovery.  Empowerment: Le persone hanno il diritto di scegliere il loro modo di essere sostenute e di partecipare alla decisioni lavorative.  Auto-determinazione: Le persone devono poter prendere le loro decisioni sulla tipologia di lavoro che preferiscono e sulle modalità di collaborazione con gli operatori.  Speranza: Il lavoro promuove la speranza e la motivazione verso un futuro migliore.
  • 27.
    I dodici elementichiave della Pratica Dialogica nel Dialogo Aperto  Due (o più) terapeuti nella riunione di équipe   2. Partecipazione di famigliari e rete sociale   3. Usare domande a risposta aperta   4. Rispondere alle cose dette dal cliente   5. Enfatizzare il momento
  • 28.
     6. Sollecitarepunti di vista molteplici   7. Uso di un focus relazionale nel dialogo   8. Rispondere ai problemi dialogici e comportamentali con uno stile concreto e attento ai significati   9. Enfatizzare le parole usate dal cliente e le sue storie, non i sintomi   10. Conversazione tra professionisti (Riflessioni) nelle riunioni di cura   11. Essere trasparenti   12. Tollerare l'incertezza
  • 29.
    Sostegno psico-socio-economico  Talidispositivi consentono infatti alle comunità di individui che condividono uno specifico territorio politicamente definito di partecipare a quei processi sociali di formazione civica, di maturazione affettiva e di sviluppo professionale in grado di sostenere la riorganizzazione continua delle loro appartenenze gruppali, anche in situazioni di disagio psico-socio- economico o di patologia mentale
  • 30.
    Conclusioni  Concludiamo sottolineandoche il prossimo futuro dei programmi di sviluppo locale comunitario prevedrà un ri- orientamento dell’organizzazione di tutti i Servizi alla persona (non solo di quelli della salute mentale) al paradigma del recovery, a partire dalle funzioni cliniche ed amministrative che si occupano dei meccanismi di finanziamento, del monitoraggio degli esiti, delle misure di performance, dell’implementazione degli interventi e della composizione degli organi gestionali. Ciò rappresenta una vera e propria rivoluzione sia sul piano dell’organizzazione dei Servizi, che su quello sociale, culturale, e politico. E tramite tale rivoluzione le persone con disturbi mentali rivendicheranno sempre più il proprio diritto a una piena cittadinanza, malgrado l’eventuale persistere della patologia.