Giacomo
Leopardi
Recanati 1798-Napoli 1837
La Rivoluzione francese;
L’Impero napoleonico;
La Restaurazione;
L’Italia divisa in stati, alcuni sotto la
dominazione austriaca;
Movimenti liberali e patriottici.
Lo sfondo storico
Nasce nel 1798 a Recanati (Marche); è figlio
del Conte Monaldo e della marchesa
Adelaide Antici.
Monaldo era un uomo colto che occupava il
tempo nella sua vasta biblioteca (sedicimila
volumi), mentre la marchesa era una donna
severa e rigida.
Giacomo è il figlio primogenito; tra i fratelli,
ha un legame più stretto con Carlo e
Paolina.
L’infanzia a Recanati
Leopardi consegna ai versi 28-39 delle Ricordanze un giudizio spietato sulla cittadina marchigiana:
l’impossibilità per il poeta di qualunque scambio intellettuale con la “gente zotica, vil”, la sua
condizione di durissimo isolamento, non solo culturale ma anche affettivo ed esistenziale, nel “natio
borgo selvaggio”, restano indelebili nella memoria dei lettori.
Né mi diceva il cor che l’età verde
sarei dannato a consumare in questo
natio borgo selvaggio, intra una gente
zotica, vil; cui nomi strani, e spesso
argomento di riso e di trastullo,
son dottrina e saper; che m’odia e fugge,
per invidia non già, che non mi tiene
maggior di sé, ma perché tale estima
ch’io mi tenga in cuor mio, sebben di fuori
a persona giammai non ne fo segno.
Qui passo gli anni, abbandonato, occulto,
senza amor, senza vita...
L’infanzia a Recanati
»Io ho intimamente conosciuto una madre di famiglia
che non era punto superstiziosa, ma saldissima ed
esattissima nella credenza cristiana e negli esercizi
della religione. Questa non solamente non
compiangeva quei genitori che perdevano i loro figli
bambini, ma gli individuava intimamente e
sinceramente perché questi erano volati al paradiso
senza pericoli e avevano liberato i genitori
dall’incomodo di mantenerli. Trovandosi più volte in
pericolo di perdere i suoi figli nella stessa età, non
pregava Dio perché li facesse morire perché la
religione non lo permette, ma gioiva cordialmente; e
vedendo piangere ed affliggersi il marito, si
rannicchiava in se stessa e provava un vero
sensibile dispetto. Era esattissima nei doveri che
rendeva a quei poveri ammalati, ma nel fondo
dell’anima desiderava che fossero inutili… Vedendo
nei malati qualche segno di morte vicina, sentiva una
gioia profonda… Considerava la bellezza come una
vera disgrazia, e vedendo i suoi figli brutti e deformi
ne ringraziava Iddio, non per eroismo ma di tutta
voglia… Questa donna aveva sortito dalla natura un
carattere sensibilissimo ed era stata così ridotta
dalla sola religione.«
Giacomo Leopardi, «Zibaldone» (I, 411)
Sin da bambino, Leopardi manifesta una
predisposizione allo studio e
all'apprendimento.
Dal 1809 al 1816 trascorre sette anni di
«studio matto e disperatissimo»: impara il
greco, il latino, l'ebraico, compone due
tragedie, saggi eruditi (Storia
dell’astronomia, 1813 e Saggio sopra gli errori
degli antichi, 1815), prose in latino e italiano.
1809-1816
»Studio matto e disperatissimo«
Tra il 1816 e 1819 si hanno le cosiddette "conversioni". La prima, databile al 1816, è "dall'erudizione al
bello": si allontana da uno studio prettamente filologico-erudito, per rispondere a una sempre
più intensa vocazione per la poesia.
«I miei versi erano pieni d'immagini, e delle mie letture poetiche io cercava sempre di
profittare riguardo alla immaginazione. lo era bensì sensibilissimo anche agli affetti, ma
esprimerli in poesia non sapeva. [...] Sono stato sempre sventurato, ma le mie sventure
d'allora erano piene di vita, e mi disperavano perché mi pareva (non veramente alla
ragione, ma ad una saldissima immaginazione) che m'impedissero la felicità, della quale
gli altri credea che godessero.»
(Zibaldone, 143, 1 luglio 1820)
1816: conversione dall’»erudizione al bello«
L’esperienza poetica leopardiana di questi anni si orienta in due
direzioni: da un lato la poesia sostenuta, di ispirazione classicistica,
delle canzoni (All’Italia e Sopra il monumento di Dante, 1818);
dall'altro la poesia più colloquiale e intimistica degli Idilli.
Del 1816 è la Lettera ai Sigg. compilatori della Biblioteca Italiana, che
risponde al saggio di Madame de Staël Sulla maniera e l’utilità delle
traduzioni, nel quale si invitavano gli Italiani ad aprirsi alle moderne
letterature europee: “vanissimo consiglio”, per Leopardi, visto che la
letteratura italiana è la più vicina alle uniche letterature
universalmente valide: la greca e la latina.
Nel marzo del 1818 Leopardi invia all'editore Stella di Milano il
Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica: con questo
saggio intende prendere nuovamente posizione contro il
Romanticismo.
Dall’»erudizione al bello«
Nelle due canzoni civili del 1818, All'Italia e Sopra
il monumento di Dante, ad esempio, Leopardi
denuncia la situazione in cui versa l'Italia,
nazione un tempo grande e potente ora debole
e divisa, e incita i connazionali a riportarla al
passato splendore. All'Italia è una poesia di
impegno civile e di classica eloquenza in cui il
giovane Leopardi riversa, con animo commosso,
le generose illusioni coltivate nella
consuetudine con la parola e gli esempi degli
antichi.
Dall’»erudizione al bello«
1817: inizia la corrispondenza con
l'intellettuale Pietro Giordani ("Qui tutto è
morte", "Sono come una canna secca"). Tra i
due, che si incontreranno nel 1818, nascerà
una solida amicizia.
Sempre nel 1817 inizia a scrivere lo
Zibaldone, una raccolta di riflessioni e
appunti privati. Leopardi continuerà la
stesura dello Zibaldone fino al 1832.
1817: Pietro Giordani
L’apertura al mondo tramite il carteggio: l’Epistolario
«L'ingegno di Leopardi» - scrive a un amico - «proprio mi pare
stupendo, e tremendo: e la fortuna di Monti è che ha 45 anni più
di quell'altro. Ma se Leopardi campa, e se Monti fosse giovane
anch'egli, crediatemi che Leopardi sarebbe un sole che
eclisserebbe tutti. [...] Dategli solo dieci anni di vita, e sanità, e
traetelo fuori degli orrori in cui vive, e ditemi il primo coglione
della terra da Adamo in qua, se nel 1830 in Italia e in Europa non
si dirà che pochi italiani (nei secoli più felici) furono paragonabili
a Leopardi... Se arriverò a potervi dare un'idea di Leopardi,
esecrerete sempre più il mondo, nel quale esser tale miracolo,
ed essere dolorosissimamente infelicissimo sono la stessa cosa.
Se vedeste che lettere ricevo io! Solo Dante potrebbe scriverle».
Pietro Giordani, lettera a un amico
Tra l’11 e il 14 dicembre 1817, una visita della famiglia Lazzari a palazzo
Leopardi fu occasione del primo innamoramento di Giacomo. Ecco come
egli descrive il proprio stato d’animo e l’incontro con Geltrude nel Diario
del primo amore, composto tra il 14 e il 23 dicembre 1817:
«Io cominciando a sentire l’impero della bellezza, da più d’un anno
desiderava di parlare e conversare, come tutti fanno, con donne avvenenti,
delle quali un sorriso solo, per rarissimo caso gittato sopra di me, mi pareva
cosa stranissima e maravigliosamente dolce e lusinghiera: e questo
desiderio nella mia forzata solitudine era stato vanissimo fin qui. Ma la sera
dell’ultimo Giovedì, arrivò in casa nostra [...] una Signora Pesarese [...] di
ventisei anni [...] alta e membruta quanto nessuna donna ch’io m’abbia
veduta mai, di volto però tutt’altro che grossolano, lineamenti tra il forte e il
delicato, bel colore, occhi nerissimi, capelli castagni, maniere benigne, e,
secondo me, graziose, lontanissime dalle affettate [...]».
1817: l’incontro con Gertrude Cassi Lazzari
Seconda conversione «dal bello al vero»,
cioè dalla poesia alla filosofia.
1819: tenta la fuga da Recanati ma viene
intercettato dalla famiglia e desiste. È un
anno di crisi e di meditazione dulla
condizione propria e dell’uomo. Affida
queste riflessioni all‘epistolario e allo
Zibaldone (Lettera al padre, luglio 1819).
Intorno al 1820 viene elaborata la teoria del
piacere, che avrebbe approfondito per tutta
la vita.
Dal 1819: conversione »dal bello al vero«
«La mutazione totale in me, e il passaggio dallo
stato antico al moderno, segui si può dire dentro
un anno, cioè nel 1819. dove privato dell'uso
della vista, e della continua distrazione della
lettura, cominciai a sentire la mia infelicità in un
modo assai più tenebroso [...], a divenir filosofo di
professione (di poeta ch’io era), a sentire
l’infelicità certa del mondo, in luogo di
conoscerla»
Giacomo Leopardi, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura, Volume I.
A cura di Giosuè Carducci. Firenze, Successori Le Monnier, 1898
Dalle lettere alla filosofia
1819-1823: stesura dei primi idilli (L'infinito,
La sera del dì di festa) e delle canzoni
filosofiche (Bruto minore, Ultimo canto di
Saffo, Alla sua donna, Alla primavera o
delle favole antiche).
Continua la sistematica la stesura dello
Zibaldone.
Produzione letteraria
Milano
Milano
Milano
Bologna
Bologna
Bologna
• Nel 1822 Leopardi riuscirà ad ottenere il permesso di recarsi
a Roma, ma resterà fortemente deluso dalla città pontificia.
Trova mediocri gli ambienti che frequenta e rimane
indifferente dI fronte ai monumenti. Fallisce il tentativo di
ottenere un incarico presso il governo pontificio.
• Nel 1823 è di nuovo a Recanati, dove inizia la composizione
delle Operette Morali (1823-1824), di argomento filosofico.
• Nel 1825 si trasferisce a Milano: l'editore Stella gli offre degli
incarichi che gli permettono degli introiti economici: deve
dirigere l'edizione completa delle opere di Cicerone.
• Alla fine dell'anno si reca a Bologna, fino all’autunno del
1826, dove inizia a compilare, per conto di Stella, una
Crestomazia, antologia di prosatori italiani dal Trecento al
Settecento.
L’esperienza fuori da Recanati: Roma, Milano, Bologna.
Roma
Roma
Roma
Pisa
Pisa
Pisa
Recanati
Recanati
Recanati
• Dopo un breve soggiorno recanatese nel 1827, è
nuovamente a Bologna, quindi si trasferisce a Firenze dove
conosce gli intellettuali liberali che davano vita alla rivista
«Antologia».
• Tra il novembre del 1827 e il giugno del 1828 è a Pisa,
dove comporra A Silvia. Sono mesi relativamente sereni: il
clima mite gli giova, la città gli piace. Sente risorgere il
bisogno di far versi: inizia così una nuova stagione di grande
poesia e si apre il secondo ciclo dei Canti, denominato
«pisano-recanatesi», che terminerà a Recanati (1828-1830)
dove, oppresso da atroci sofferenze, compone Le
ricordanze, Il sabato del villaggio, La quiete dopo la
tempesta, Il canto notturno di un pastore
errante dell'Asia.
L’esperienza fuori da Recanati: Firenze, Pisa e il ritorno nella
»gabbia dorata«
Firenze
Firenze
Firenze
1830: Ritorna a Firenze e lascia
definitivamente Recanati. Frequenta la
società fiorentina, conosce Fanny
Targioni Tozzetti, di cui si innamora e
stringe amicizia con Antonio Ranieri.
La delusione seguita all’amore per Fanny
ispira un nuovo breve ciclo di canti, il
“ciclo di Aspasia” che segna anche un
sensibile mutamento della poetica.
L’abbandono definitivo di Recanati
1833: Leopardi si reca a Napoli con Antonio
Ranieri. Negli ultimi anni elabora altre importanti
opere: la satira politico-culturale dei Paralipòmeni
della Batracòmiomachìa, i Pensieri e alcuni canti e
soprattutto La ginestra, che costituisce la summa
della sua riflessione degli ultimi anni.
Qui il radicale pessimismo si coniuga con un nuovo
slancio utopico, nell’appello a tutti gli uomini a
consociarsi contro il comune nemico: la natura.
A Napoli Leopardi muore il 14 giugno 1837.
Gli ultimi anni alle pendici del Vesuvio
Le tappe della vita
Giacomo Leopardi
Le opere di genio, quando anche esprimano le
più terribili disperazioni, servono sempre di
consolazione.

G. Leopardi Lez. 1.pdf

  • 1.
  • 2.
    La Rivoluzione francese; L’Imperonapoleonico; La Restaurazione; L’Italia divisa in stati, alcuni sotto la dominazione austriaca; Movimenti liberali e patriottici. Lo sfondo storico
  • 3.
    Nasce nel 1798a Recanati (Marche); è figlio del Conte Monaldo e della marchesa Adelaide Antici. Monaldo era un uomo colto che occupava il tempo nella sua vasta biblioteca (sedicimila volumi), mentre la marchesa era una donna severa e rigida. Giacomo è il figlio primogenito; tra i fratelli, ha un legame più stretto con Carlo e Paolina. L’infanzia a Recanati
  • 4.
    Leopardi consegna aiversi 28-39 delle Ricordanze un giudizio spietato sulla cittadina marchigiana: l’impossibilità per il poeta di qualunque scambio intellettuale con la “gente zotica, vil”, la sua condizione di durissimo isolamento, non solo culturale ma anche affettivo ed esistenziale, nel “natio borgo selvaggio”, restano indelebili nella memoria dei lettori. Né mi diceva il cor che l’età verde sarei dannato a consumare in questo natio borgo selvaggio, intra una gente zotica, vil; cui nomi strani, e spesso argomento di riso e di trastullo, son dottrina e saper; che m’odia e fugge, per invidia non già, che non mi tiene maggior di sé, ma perché tale estima ch’io mi tenga in cuor mio, sebben di fuori a persona giammai non ne fo segno. Qui passo gli anni, abbandonato, occulto, senza amor, senza vita... L’infanzia a Recanati
  • 5.
    »Io ho intimamenteconosciuto una madre di famiglia che non era punto superstiziosa, ma saldissima ed esattissima nella credenza cristiana e negli esercizi della religione. Questa non solamente non compiangeva quei genitori che perdevano i loro figli bambini, ma gli individuava intimamente e sinceramente perché questi erano volati al paradiso senza pericoli e avevano liberato i genitori dall’incomodo di mantenerli. Trovandosi più volte in pericolo di perdere i suoi figli nella stessa età, non pregava Dio perché li facesse morire perché la religione non lo permette, ma gioiva cordialmente; e vedendo piangere ed affliggersi il marito, si rannicchiava in se stessa e provava un vero sensibile dispetto. Era esattissima nei doveri che rendeva a quei poveri ammalati, ma nel fondo dell’anima desiderava che fossero inutili… Vedendo nei malati qualche segno di morte vicina, sentiva una gioia profonda… Considerava la bellezza come una vera disgrazia, e vedendo i suoi figli brutti e deformi ne ringraziava Iddio, non per eroismo ma di tutta voglia… Questa donna aveva sortito dalla natura un carattere sensibilissimo ed era stata così ridotta dalla sola religione.« Giacomo Leopardi, «Zibaldone» (I, 411)
  • 6.
    Sin da bambino,Leopardi manifesta una predisposizione allo studio e all'apprendimento. Dal 1809 al 1816 trascorre sette anni di «studio matto e disperatissimo»: impara il greco, il latino, l'ebraico, compone due tragedie, saggi eruditi (Storia dell’astronomia, 1813 e Saggio sopra gli errori degli antichi, 1815), prose in latino e italiano. 1809-1816 »Studio matto e disperatissimo«
  • 7.
    Tra il 1816e 1819 si hanno le cosiddette "conversioni". La prima, databile al 1816, è "dall'erudizione al bello": si allontana da uno studio prettamente filologico-erudito, per rispondere a una sempre più intensa vocazione per la poesia. «I miei versi erano pieni d'immagini, e delle mie letture poetiche io cercava sempre di profittare riguardo alla immaginazione. lo era bensì sensibilissimo anche agli affetti, ma esprimerli in poesia non sapeva. [...] Sono stato sempre sventurato, ma le mie sventure d'allora erano piene di vita, e mi disperavano perché mi pareva (non veramente alla ragione, ma ad una saldissima immaginazione) che m'impedissero la felicità, della quale gli altri credea che godessero.» (Zibaldone, 143, 1 luglio 1820) 1816: conversione dall’»erudizione al bello«
  • 8.
    L’esperienza poetica leopardianadi questi anni si orienta in due direzioni: da un lato la poesia sostenuta, di ispirazione classicistica, delle canzoni (All’Italia e Sopra il monumento di Dante, 1818); dall'altro la poesia più colloquiale e intimistica degli Idilli. Del 1816 è la Lettera ai Sigg. compilatori della Biblioteca Italiana, che risponde al saggio di Madame de Staël Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni, nel quale si invitavano gli Italiani ad aprirsi alle moderne letterature europee: “vanissimo consiglio”, per Leopardi, visto che la letteratura italiana è la più vicina alle uniche letterature universalmente valide: la greca e la latina. Nel marzo del 1818 Leopardi invia all'editore Stella di Milano il Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica: con questo saggio intende prendere nuovamente posizione contro il Romanticismo. Dall’»erudizione al bello«
  • 9.
    Nelle due canzonicivili del 1818, All'Italia e Sopra il monumento di Dante, ad esempio, Leopardi denuncia la situazione in cui versa l'Italia, nazione un tempo grande e potente ora debole e divisa, e incita i connazionali a riportarla al passato splendore. All'Italia è una poesia di impegno civile e di classica eloquenza in cui il giovane Leopardi riversa, con animo commosso, le generose illusioni coltivate nella consuetudine con la parola e gli esempi degli antichi. Dall’»erudizione al bello«
  • 10.
    1817: inizia lacorrispondenza con l'intellettuale Pietro Giordani ("Qui tutto è morte", "Sono come una canna secca"). Tra i due, che si incontreranno nel 1818, nascerà una solida amicizia. Sempre nel 1817 inizia a scrivere lo Zibaldone, una raccolta di riflessioni e appunti privati. Leopardi continuerà la stesura dello Zibaldone fino al 1832. 1817: Pietro Giordani L’apertura al mondo tramite il carteggio: l’Epistolario
  • 11.
    «L'ingegno di Leopardi»- scrive a un amico - «proprio mi pare stupendo, e tremendo: e la fortuna di Monti è che ha 45 anni più di quell'altro. Ma se Leopardi campa, e se Monti fosse giovane anch'egli, crediatemi che Leopardi sarebbe un sole che eclisserebbe tutti. [...] Dategli solo dieci anni di vita, e sanità, e traetelo fuori degli orrori in cui vive, e ditemi il primo coglione della terra da Adamo in qua, se nel 1830 in Italia e in Europa non si dirà che pochi italiani (nei secoli più felici) furono paragonabili a Leopardi... Se arriverò a potervi dare un'idea di Leopardi, esecrerete sempre più il mondo, nel quale esser tale miracolo, ed essere dolorosissimamente infelicissimo sono la stessa cosa. Se vedeste che lettere ricevo io! Solo Dante potrebbe scriverle». Pietro Giordani, lettera a un amico
  • 12.
    Tra l’11 eil 14 dicembre 1817, una visita della famiglia Lazzari a palazzo Leopardi fu occasione del primo innamoramento di Giacomo. Ecco come egli descrive il proprio stato d’animo e l’incontro con Geltrude nel Diario del primo amore, composto tra il 14 e il 23 dicembre 1817: «Io cominciando a sentire l’impero della bellezza, da più d’un anno desiderava di parlare e conversare, come tutti fanno, con donne avvenenti, delle quali un sorriso solo, per rarissimo caso gittato sopra di me, mi pareva cosa stranissima e maravigliosamente dolce e lusinghiera: e questo desiderio nella mia forzata solitudine era stato vanissimo fin qui. Ma la sera dell’ultimo Giovedì, arrivò in casa nostra [...] una Signora Pesarese [...] di ventisei anni [...] alta e membruta quanto nessuna donna ch’io m’abbia veduta mai, di volto però tutt’altro che grossolano, lineamenti tra il forte e il delicato, bel colore, occhi nerissimi, capelli castagni, maniere benigne, e, secondo me, graziose, lontanissime dalle affettate [...]». 1817: l’incontro con Gertrude Cassi Lazzari
  • 13.
    Seconda conversione «dalbello al vero», cioè dalla poesia alla filosofia. 1819: tenta la fuga da Recanati ma viene intercettato dalla famiglia e desiste. È un anno di crisi e di meditazione dulla condizione propria e dell’uomo. Affida queste riflessioni all‘epistolario e allo Zibaldone (Lettera al padre, luglio 1819). Intorno al 1820 viene elaborata la teoria del piacere, che avrebbe approfondito per tutta la vita. Dal 1819: conversione »dal bello al vero«
  • 14.
    «La mutazione totalein me, e il passaggio dallo stato antico al moderno, segui si può dire dentro un anno, cioè nel 1819. dove privato dell'uso della vista, e della continua distrazione della lettura, cominciai a sentire la mia infelicità in un modo assai più tenebroso [...], a divenir filosofo di professione (di poeta ch’io era), a sentire l’infelicità certa del mondo, in luogo di conoscerla» Giacomo Leopardi, Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura, Volume I. A cura di Giosuè Carducci. Firenze, Successori Le Monnier, 1898 Dalle lettere alla filosofia
  • 15.
    1819-1823: stesura deiprimi idilli (L'infinito, La sera del dì di festa) e delle canzoni filosofiche (Bruto minore, Ultimo canto di Saffo, Alla sua donna, Alla primavera o delle favole antiche). Continua la sistematica la stesura dello Zibaldone. Produzione letteraria
  • 16.
    Milano Milano Milano Bologna Bologna Bologna • Nel 1822Leopardi riuscirà ad ottenere il permesso di recarsi a Roma, ma resterà fortemente deluso dalla città pontificia. Trova mediocri gli ambienti che frequenta e rimane indifferente dI fronte ai monumenti. Fallisce il tentativo di ottenere un incarico presso il governo pontificio. • Nel 1823 è di nuovo a Recanati, dove inizia la composizione delle Operette Morali (1823-1824), di argomento filosofico. • Nel 1825 si trasferisce a Milano: l'editore Stella gli offre degli incarichi che gli permettono degli introiti economici: deve dirigere l'edizione completa delle opere di Cicerone. • Alla fine dell'anno si reca a Bologna, fino all’autunno del 1826, dove inizia a compilare, per conto di Stella, una Crestomazia, antologia di prosatori italiani dal Trecento al Settecento. L’esperienza fuori da Recanati: Roma, Milano, Bologna. Roma Roma Roma
  • 17.
    Pisa Pisa Pisa Recanati Recanati Recanati • Dopo unbreve soggiorno recanatese nel 1827, è nuovamente a Bologna, quindi si trasferisce a Firenze dove conosce gli intellettuali liberali che davano vita alla rivista «Antologia». • Tra il novembre del 1827 e il giugno del 1828 è a Pisa, dove comporra A Silvia. Sono mesi relativamente sereni: il clima mite gli giova, la città gli piace. Sente risorgere il bisogno di far versi: inizia così una nuova stagione di grande poesia e si apre il secondo ciclo dei Canti, denominato «pisano-recanatesi», che terminerà a Recanati (1828-1830) dove, oppresso da atroci sofferenze, compone Le ricordanze, Il sabato del villaggio, La quiete dopo la tempesta, Il canto notturno di un pastore errante dell'Asia. L’esperienza fuori da Recanati: Firenze, Pisa e il ritorno nella »gabbia dorata« Firenze Firenze Firenze
  • 18.
    1830: Ritorna aFirenze e lascia definitivamente Recanati. Frequenta la società fiorentina, conosce Fanny Targioni Tozzetti, di cui si innamora e stringe amicizia con Antonio Ranieri. La delusione seguita all’amore per Fanny ispira un nuovo breve ciclo di canti, il “ciclo di Aspasia” che segna anche un sensibile mutamento della poetica. L’abbandono definitivo di Recanati
  • 19.
    1833: Leopardi sireca a Napoli con Antonio Ranieri. Negli ultimi anni elabora altre importanti opere: la satira politico-culturale dei Paralipòmeni della Batracòmiomachìa, i Pensieri e alcuni canti e soprattutto La ginestra, che costituisce la summa della sua riflessione degli ultimi anni. Qui il radicale pessimismo si coniuga con un nuovo slancio utopico, nell’appello a tutti gli uomini a consociarsi contro il comune nemico: la natura. A Napoli Leopardi muore il 14 giugno 1837. Gli ultimi anni alle pendici del Vesuvio
  • 20.
  • 21.
    Giacomo Leopardi Le operedi genio, quando anche esprimano le più terribili disperazioni, servono sempre di consolazione.