Giosuè Carducci Nato nel 1835 a Valdicastello (Lucca), Giosuè Carducci trascorse infanzia e adolescenza a Bolgheri, frazione di Castagneto (Livorno) nella quale il padre esercitava la professione di medico. La permanenza nella Maremma, rievocata con affettuosa nostalgia nel sonetto Traversando la Maremma toscana (1885) e in molti altri luoghi della sua poesia, ebbe termine nel 1849, quando il padre, sospettato di attività sovversiva patriottica, fu costretto a trasferirsi a Firenze: qui Giosuè compì gli studi ginnasiali, entrando poi nella Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si laureò nel 1856 in filosofia e filologia. Nello stesso anno costituì, insieme con tre compagni di studi, il gruppo degli "Amici pedanti", impegnato nella difesa del classicismo contro i manzoniani. Nel 1856-57 insegnò al ginnasio di San Miniato alTedesco (Pisa):qui avvenne il suo esordio poetico, costituito da un volumetto di rime uscito nel 1857.
Gli anni 1857-58 furono turbati da due gravi lutti: prima morì il fratello Dante, non è chiaro se per suicidio o perché ucciso involontariamente durante una lite con il padre, che morì a sua volta pochi mesi dopo. Nel 1860 Carducci (che l'anno prima aveva sposato Elvira Menicucci, compagna paziente e discreta) venne chiamato dal ministro dell'istruzione a ricoprire la cattedra di eloquenza (cioè di letteratura italiana) all'Università di Bologna: ebbe così inizio un lunghissimo periodo di insegnamento (durato fino al 1904), caratterizzato da una fervida e appassionata attività filologica e critica. Negli anni '60, lo scontento provocato in lui dalla debolezza dimostrata, a suo giudizio, in più occasioni dal governo postunitario (la questione romana, l'arresto di Garibaldi) sfociò in un atteggiamento filo-repubblicano e addirittura giacobino: ne risentì anche la sua attività poetica, caratterizzata in quest'epoca da una ricca tematica sociale e politica.  Negli anni successivi, con il mutare della realtà storica italiana, Carducci passò da un atteggiamento violentemente polemico e rivoluzionario a un ben più tranquillo rapporto con lo stato e la monarchia, che finì per l'apparirgli la migliore garante dello spirito laico del Risorgimento e di un progresso sociale non sovversivo (contro al pensiero socialista).  La nuova simpatia monarchica culminò nel 1890 con la nomina a senatore del regno. Nel 1906 fu insignito del premio Nobel per la letteratura; morì a Bologna nel 1907.
Una ricca produzione poetica, prosastica, filologica ed epistolare   Organizzando via via le proprie raccolte poetiche fino all'ordinamento definitivo, Carducci antepose criteri tematici e formali all'oggettiva successione cronologica: Juvenilia (1850-60), Levia gravia (1861-70), Giambi ed epodi (1867-79), Rime nuove (1861-87), Odi barbare (1873-89), Rime e ritmi (1887-98). In prosa, Carducci è autore di scritti autobiografici e polemici (Confessioni e battaglie), di saggi, note, scritti occasionali. Abbondano i discorsi ufficiali, richiesti per svariate occasioni (la morte di Garibaldi). Aggiungiamo le numerose e notevoli pubblicazioni legate al suo lavoro filologico e critico e l'Epistolario, documento biografico, psicologico e stilistico.
"Scudiero dei classici"   L'amore di Carducci per i classici ha inizio dall'infanzia e si rafforza man mano; egli stesso si definisce "scudiero dei classici" a proposito degli Juvenilia, nei quali è evidente l'imitazione degli autori latini (Orazio, Lucrezio, Catullo, Virgilio) e dei maggiori esponenti della tradizione italiana (Dante, Alfieri, Parini, Monti, Leopardi e Foscolo), maestri di pulizia stilistica e di rigore etico. Nei Levia gravia sono accostate poesie di tema leggero, intimistico, ad altre di argomento 'serio', storico - politico.

Autore Giosuè Carducci

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    Giosuè Carducci Natonel 1835 a Valdicastello (Lucca), Giosuè Carducci trascorse infanzia e adolescenza a Bolgheri, frazione di Castagneto (Livorno) nella quale il padre esercitava la professione di medico. La permanenza nella Maremma, rievocata con affettuosa nostalgia nel sonetto Traversando la Maremma toscana (1885) e in molti altri luoghi della sua poesia, ebbe termine nel 1849, quando il padre, sospettato di attività sovversiva patriottica, fu costretto a trasferirsi a Firenze: qui Giosuè compì gli studi ginnasiali, entrando poi nella Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si laureò nel 1856 in filosofia e filologia. Nello stesso anno costituì, insieme con tre compagni di studi, il gruppo degli "Amici pedanti", impegnato nella difesa del classicismo contro i manzoniani. Nel 1856-57 insegnò al ginnasio di San Miniato alTedesco (Pisa):qui avvenne il suo esordio poetico, costituito da un volumetto di rime uscito nel 1857.
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    Gli anni 1857-58furono turbati da due gravi lutti: prima morì il fratello Dante, non è chiaro se per suicidio o perché ucciso involontariamente durante una lite con il padre, che morì a sua volta pochi mesi dopo. Nel 1860 Carducci (che l'anno prima aveva sposato Elvira Menicucci, compagna paziente e discreta) venne chiamato dal ministro dell'istruzione a ricoprire la cattedra di eloquenza (cioè di letteratura italiana) all'Università di Bologna: ebbe così inizio un lunghissimo periodo di insegnamento (durato fino al 1904), caratterizzato da una fervida e appassionata attività filologica e critica. Negli anni '60, lo scontento provocato in lui dalla debolezza dimostrata, a suo giudizio, in più occasioni dal governo postunitario (la questione romana, l'arresto di Garibaldi) sfociò in un atteggiamento filo-repubblicano e addirittura giacobino: ne risentì anche la sua attività poetica, caratterizzata in quest'epoca da una ricca tematica sociale e politica. Negli anni successivi, con il mutare della realtà storica italiana, Carducci passò da un atteggiamento violentemente polemico e rivoluzionario a un ben più tranquillo rapporto con lo stato e la monarchia, che finì per l'apparirgli la migliore garante dello spirito laico del Risorgimento e di un progresso sociale non sovversivo (contro al pensiero socialista). La nuova simpatia monarchica culminò nel 1890 con la nomina a senatore del regno. Nel 1906 fu insignito del premio Nobel per la letteratura; morì a Bologna nel 1907.
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    Una ricca produzionepoetica, prosastica, filologica ed epistolare Organizzando via via le proprie raccolte poetiche fino all'ordinamento definitivo, Carducci antepose criteri tematici e formali all'oggettiva successione cronologica: Juvenilia (1850-60), Levia gravia (1861-70), Giambi ed epodi (1867-79), Rime nuove (1861-87), Odi barbare (1873-89), Rime e ritmi (1887-98). In prosa, Carducci è autore di scritti autobiografici e polemici (Confessioni e battaglie), di saggi, note, scritti occasionali. Abbondano i discorsi ufficiali, richiesti per svariate occasioni (la morte di Garibaldi). Aggiungiamo le numerose e notevoli pubblicazioni legate al suo lavoro filologico e critico e l'Epistolario, documento biografico, psicologico e stilistico.
  • 4.
    "Scudiero dei classici" L'amore di Carducci per i classici ha inizio dall'infanzia e si rafforza man mano; egli stesso si definisce "scudiero dei classici" a proposito degli Juvenilia, nei quali è evidente l'imitazione degli autori latini (Orazio, Lucrezio, Catullo, Virgilio) e dei maggiori esponenti della tradizione italiana (Dante, Alfieri, Parini, Monti, Leopardi e Foscolo), maestri di pulizia stilistica e di rigore etico. Nei Levia gravia sono accostate poesie di tema leggero, intimistico, ad altre di argomento 'serio', storico - politico.