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Dott.ssa Alice Bruscaini
Psicologa Psicoterapeuta
bruscaini@psicologomonza.net
Caratteristiche dei bambini con
ADHD
I bambini con ADHD hanno difficoltà:
 a mantenere la concentrazione nelle
attività proposte
 ad assumere comportamenti conformi
alle aspettative dell’ambiente scolastico
Sintomi primari
 Disattenzione
 Iperattività
 Impulsività
Sintomi secondari
 Comportamenti aggressivi
 Difficoltà scolastiche
 Problematiche interpersonali
 Disturbi emotivi
Difficoltà di autoregolazione
Il bambino
non riesce
a regolare
Organizzazione e controllo
dei processi cognitivi
Concentrazione ed
attenzione sostenuta
Impulsività
Motivazione e fiducia
nell’impegno e nello sforzo
Gestione delle emozioni Comportamento motorio
Comportamento sociale
Autostima
Pianificazione e
problem-solving
insuccesso scolastico
comportamenti disistima
inadeguati
bassa
immagine
disturbi emotivi di sé
ansia
Obiettivi dell’intervento
 favorire l’adattamento del bambino
 sostenerlo nel percorso di apprendimento
considerando le sue potenzialità
Circolare MIUR 4089 del 15.06.2010
Descrittiva
Operativa
Osservazione sistematica del
comportamento
1. Identificazione il comportamento-problema
modello
2. Individuazione degli antecedenti
ABC
3. Individuazione delle conseguenze
Il modello ABC
Antecedente (A) evento che precede e dirige il
comportamento
Comportamento (B) condotta messa in atto
Conseguenza (C) evento che segue il
comportamento e che può
intensificare o ridurre la sua
emissione
1. Comportamento
Comportamento
ciò che un bambino fa (NON quello che non fa)
Es. Non scrive (non è un comportamento)
Es. Disegna durante la lezione (è un comportamento)
Deve essere:
• osservabile
• misurabile
Comportamento - problema
• rischio per la vita ed il benessere del bambino
• rischio per la vita ed il benessere altrui
• ostacolo all’adattamento
• ostacolo all’apprendimento
è osservabile e misurabile?
Osservazione condotta x 5/10 gg (linea di base)
2. Antecedenti
Antecedenti
eventi che dirigono il nostro comportamento
Es. vedo il semaforo rosso (antecedente) mi fermo
Gli antecedenti possono essere:
 regole
 aspettative
 comunicazioni
 pensieri
Interventi basati sugli
antecedenti
Modificano l’ambiente per:
• ridurre i comportamenti disfunzionali
• facilitare i comportamenti desiderabili
si attua un cambiamento PRIMA che il problema si
presenti
creazione di un contesto facilitante
QUINDI
Interventi basati sugli
antecedenti
a) Organizzazione dell’aula
b) Organizzazione dei materiali
c) Attività routinarie
d) Regole
e) Organizzazione del lavoro
f) Attività di transizione e momenti liberi
a) Organizzazione dell’aula
Disposizione dei banchi
3 obiettivi:
 limitare noia e disturbo
 favorire le interazioni positive
 incrementare l’applicazione al compito
Indicazioni
• prima fila, al centro (sguardo, monitoraggio)
• vicino a compagni attenti
• lontano da fonti di distrazione
• spazio fisico che consenta libertà di movimento (“buoni
movimento”)
Fonti di distrazione
• cartelloni
• cestino non è possibile eliminarle tutte
• finestre
• porta livello ottimale di stimolazione
• orologio
• ecc.
Adhd a scuola c
b) Organizzazione dei materiali
Obiettivi
 incrementare la capacità di organizzazione e
pianificazione
 ridurre i comportamenti di disturbo
(es. lamentarsi di non avere il materiale, chiederlo al
compagno durante la lezione)
È un’abilità che deve essere insegnata
Utile per tutta la classe
 cartelloni da appendere in classe con l’elenco dei
materiali
 schema con l’elenco del materiale per ogni materia da
apporre sul diario (o figurine per ogni elemento del
materiale scolastico)
 cassetta in cui poter riporre il materiale
 quaderni e cartellette ben contrassegnate (colore,
etichetta)
Penne Diario
Sussidiario Pastelli
Pennarelli Matita
Gomma Colla
Routine per favorire la gestione
del materiale scolastcico
1. preparare immagini del materiale
2. ad un orario stabilito:
 far leggere il cartellone delle materie per il giorno
successivo
 far elencare il materiale necessario per ogni
materia
 far incollare sul diario le immagini corrispondenti
1. ogni mattina, all’inizio della lezione, verificare la
presenza del materiale (gratificazione, costo della
risposta)
c) Attività routinarie
Vantaggi:
 Permettono di prevedere tempi e richieste
ambiente prevedibile
 Favoriscono l’adattamento
 ingresso in classe ad un’ora stabilita
 routine di inizio lezione (controllare il materiale)
 presentazione delle attività per la giornata
(definizione dei tempi di lavoro, pause
concordate)
 dettatura dei compiti ad un orario che consenta
di verificare la comprensione delle consegne
 routine di saluto a fine giornata
È importante garantire un programma giornaliero
costante
proporre anche una diversificazione all’interno di
ogni attività per limitare la noia (es. mezzi
audiovisivi, attività manuali, ecc.)
MA
d) Regole
Funzioni:
 comunicano le aspettative
 stabiliscono in clima di giustizia
 permettono di consolidare il comportamento desiderato
(attraverso l’applicazione sistematica)
 costituiscono un segnale per rispondere adeguatamente
al comportamento
necessarie per le interazioni
Principi per la costruzione di un
sistema di regole:
 poche (3 o 4 per i bambini piccoli, max 6/8 per i più
grandi)
 semplici
 formulate in positivo
 devono descrivere il comportamento in modo operativo
 specifiche per situazione (lezione, intervallo, ecc.)
 corredate da simboli grafici
 condivise
 esposte
Regole poco chiare chiare
Il bambino appare confuso
Es. “Devi fare i compiti dopo la scuola”
 subito?
 dopo pranzo?
 prima di cena?
Esempio
Regola meno efficace
“Per uscire bisogna mettersi in fila per due ed aspettare
che tutti siano pronti”
Regola più efficace
“Usciamo in fila per due”
Per facilitare il rispetto delle
regole:
 anticipare le situazioni problematiche
 favorire la comprensione del legame causa-effetto per
facilitarne l’interiorizzazione ed il rispetto
rispetto della regola:conseguenza positiva
(gesto di approvazione)
violazione della regola: conseguenza negativa
(intervento con calma
e fermezza)
e) Organizzazione del lavoro
Strategie utili:
 chiamare per nome + contatto oculare
 fornire consegne chiare
 assicurarsi che siano state comprese
Ricordare al bambino di
- ripeterle prima di iniziare il compito riduce
- verificare di averle comprese l’impulsività
 definire piccoli obiettivi realistici
Messaggi poco chiari
Il bambino non sa come comportarsi
Es. “Devi comportarti bene”
Cosa significa “bene”?
I bambini con ADHD faticano a fare stime realistiche di:
• grandezze
• tempi non riescono a valutare tempi e
• quantità difficoltà nello svolgimento di un
• difficoltà compito
organizzazione del lavoro carente
+
disorientamento
discutere sulla difficoltà del compito all’inizio dare
indicazioni poi
confrontarsi sui tempi necessari chiedere agli alunni
suddividere il compito in unità più piccole
consentire di fare brevi pause
promuovere il controllo del compito prima della consegna
Simboli relativi alla difficoltà del
compito
Facilissimo facile medio difficile
difficilissimo
Simboli relativi ai tempi di
lavoro
pochissimo poco tempo tanto tantissimo
tempo tempo medio tempo tempo
 Gratificare i progressi
 L’apprendimento richiede tempo
 Permettere il consolidamento attraverso
l’esercizio
f) Attività di transizione e momenti
liberi
Momenti che rendono più probabile l’emergere
di comportamenti problematici:
 Inizio e fine delle lezioni
 Intervallo
 Mensa
 Passaggio da un luogo ad un altro
Inizio e fine delle lezioni
Strategie utili
 prevedere delle routine
 pianificare l’uscita
(es. evitare di dettare i compiti durante gli
ultimi 5 minuti, di chiedere ai bambini di
preparare la cartella dopo il suono della
campanella, ecc.)
Intervallo
• permette l’attività motoria
• consente di sfogarsi dopo alcune ore di
lezione
Strategie utili
 regole specifiche
 NON usare la sospensione dell’intervallo
come punizione
 minuti di “decompressione”
Mensa
Strategie utili
 regole specifiche
 ruoli/compiti ben definiti
 gratificare la condotta adeguata
Passaggio da un luogo ad un
altro
Strategie utili
 regole specifiche
(es. camminare in fila per due, affidare la testa
della fila a tutti i bambini a turno, ecc.)
 organizzare i tempi
(per evitare che il passaggio avvenga
precipitosamente)
3. Conseguenze
Conseguenze
evento che segue il comportamento e che può
intensificare o ridurre la sua emissione
Es. studio prendo un voto positivo (conseguenza)
Interventi basati sulle conseguenze
positive
Obiettivo del rinforzo:
aumentare la frequenza, intensità e/o la durata di
un comportamento
Tipologia dei rinforzi positivi
 Rinforzi tangibili premi materiali
 Rinforzi sociali manifestazioni di approvazione
o affetto
 Rinforzi simbolici bollini/punti che possono
essere scambiati con un altro
rinforzo
 Rinforzi dinamici attività gratificanti o privilegi
particolari
Aspetti importanti
 elargire il rinforzo in modo contingente
 rispettare le preferenze personali
 variare spesso i rinforzi
 fornire un rinforzo che sia proporzionale al
comportamento messo in atto
 utilizzare una frequenza adeguata
Rinforzo sociale
Cosa fare:
 sottolineare la correttezza del comportamento
messo in atto
Es. “Hai aspettato il tuo turno nella
conversazione”
 aggiungere commenti positivi al rinforzo
Es. “Mario, sei stato seduto al tuo posto
durante il compito, così va proprio bene”
 usarlo spesso (almeno 4/5 volte in una
mattinata)
 pronunciarlo con un lieve innalzamento del
tono di voce
 se necessario abbinarlo ad un rinforzo
dinamico
Cosa NON fare:
 NON dare attenzione al bambino che si sta
comportando negativamente
 NON esprimere giudizi sul bambino
Es. “Bravissimo!” non dice nulla sul
comportamento!
 NON aggiungere commenti negativi
Es. “Mario, sei stato seduto al tuo posto
durante il compito, perché non riesci a farlo
sempre?”
 NON rinforzare il comportamento prima che
sia stato attuato
 NON promettere una ricompensa di fronte ad
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Vantaggi del rinforzo sociale
 sempre disponibile
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Rinforzo = incentivo estrinseco
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negative
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corretto
MA
perch
é
Tipologie di conseguenze
negative
 Ignorare pianificato
 rimprovero
 conseguenze logiche
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Ignorare pianificato
Ignorare il comportamento indesiderabile
Quando NON si può usare?
 Comportamento pericoloso per se stessi o per
gli altri
 Comportamento molto disturbante
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Rimprovero
 Rimprovero pubblico permette di attirare
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 Rimprovero privato più efficace
Rimprovero centrato sul
comportamento
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2. Spiegazione del motivo per cui è sbagliato
3. Indicazione del comportamento alternativo
4. Comunicazione dei vantaggi del
comportamento adeguato
Vantaggi
 Assenza di giudizio
 Indicazione circa il comportamento corretto
Conseguenze logiche
Permette di spiegare la conseguenza spiacevole
di un comportamento scorretto
è la conseguenza logica, collegata a quel
comportamento (se…allora)
Es.
“Se svolgi i compiti frettolosamente dovrai rifarli”
Costo della risposta
Associa all’emissione del comportamento
negativo la perdita di un privilegio (es. bollini)
Va integrato con il rinforzo positivo
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Es. nota
Gentile sig.ra suo figlio si è comportato come un
bambino piccolo, le chiedo di prendere provvedimenti.
Per castigo dovrà scrivere 30 volte: “Devo fare il bravo”.
 Svalutante nei confronti del bambino
 Non viene identificato il comportamento-
problema
 Viene delegata alla madre l’intervento
 Castigo inutile
In sintesi
Gestione delle conseguenze:
 immediate
 frequenti
 modificate spesso
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prima di quelle negative
Insegnare ai bambini con
ADHD
Didattica flessibile:
 Brevità favoriscono i comportamenti
 Varietà funzionali e l’apprendimento
 Struttura
Brevità
I bambini con ADHD iniziano i compiti con un
livello attentivo più basso
 compiti brevi e frequenti o brevi unità di
apprendimento
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Varietà
I bambini con ADHD percepiscono maggiormente
la ripetitività e la monotonia di un’attività
 Variare la modalità di presentazione dei
contenuti
 Lezioni stimolati
 Tono di voce variato
 Coinvolgimento degli alunni
 Attività piacevole usata come ricompensa per
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Suggerimenti per la lettura
 Suddivisione in brevi unità di lavoro
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 Presentare le parole nuove all’interno di una
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Suggerimenti per la matematica
 Usare colori diversi per i simboli matematici
 Fogli a quadretti per l’organizzazione delle
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Altri suggerimenti
 Suddividere le unità di lavoro
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 Per le lingue straniere usare cartoncini
colorati su cui scrivere i diversi elementi
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 Usare promemoria
 Fornire un feedback costante e frequente
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 Caratteristiche positive spesso oscurate dai
 Abilità comportamenti
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Maggiori difficoltà
 mantenere l’attenzione nel tempo
 porre la necessaria attenzione alle consegne
 impulsività e scarsa pianificazione
 procedure di controllo del livello attentivo poco
efficaci
Mantenere l’attenzione nel
tempo
 Valutare il tempo necessario per un compito
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bambino
 Suddividere il compito in più parti
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Esempio
12 operazioni di aritmetica
 4 operazioni
 Pausa
 4 operazioni
 Pausa
 4 operazioni
Porre attenzione alle consegne
 Ripetere la consegna (magari suddividendola
per punti
 Verificare la comprensione della consegna
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consegna
 Costruzione di un piano di azione per punti (o
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pianificazione
 Prevedere un tempo di riflessione tra la
consegna e l’inizio dell’attività
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Problem-solving
1) capisco qual è il problema
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Procedure di controllo del livello
attentivo
 Segnali concordati per sintonizzarsi sull’attività
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meccanismi attentivi)
 NO richiami
 Esercizi di “caccia all’errore” (NO per DSA)
Sensibilizzare i bambini all’adhd
Giustizia
non significa trattare tutti bambini allo
stesso modo
dare ad ognuno ciò di cui ha bisogno
MA
Bibliografia
• Caponi, B., Clama, L., Re, A.M., Cornoldi, C., & Gruppo docenti “Rete Ricerca Infanzia” di Treviso (2008).
Sviluppare la co nce ntrazio ne e l’auto re g o lazio ne . Gio chi e attività sulco ntro llo atte ntivo – Vo lum e 1 . Trento:
Erickson .
• Caponi, B., Clama, L., Re, A.M., Cornoldi, C., & Gruppo docenti “Rete Ricerca Infanzia” di Treviso (2009).
Sviluppare la co nce ntrazio ne e l’auto re g o lazio ne . Gio chi e attività sulco ntro llo de lla rispo sta im pulsiva – Vo lum e 2.
Trento: Erickson.
• Caponi, B., Clama, L., Re, A.M., Cornoldi, C., & Gruppo docenti “Rete Ricerca Infanzia” di Treviso (2009).
Sviluppare la co nce ntrazio ne e l’auto re g o lazio ne . Gio chi e attività sulco ntro llo de lla m e m o ria di lavo ro – Vo lum e 3.
Trento: Erickson
• Celi, F., & Fontana, D. (2010). Psico pato lo g ia de llo sviluppo . Sto rie di bam bini e psico te ra pia. Se co nda e dizio ne .
Milano: McGraw Hill.
• Cornoldi, C., De Meo, T., Offredi, F., & Vio, C. (2001). Ipe rattività e auto re g o la zio ne co g nitiva. Trento: Erickson.
• Cornoldi, C., Gardinale, M., Masi, A., & Pettenò, L. (1996). Im pulsività e a uto co ntro llo . Inte rve nti e te cniche
m e ta co g nitive . Trento: Erickson.
• Di Pietro, M., Bassi, E., & Filoramo, G. (2002). L’alunno ipe rattivo in classe . Pro ble m i di co m po rtam e nto e strate g ie
e ducative . Trento: Erickson
• Di Pietro M., & Dacomo, M. (2009). Larg o arrivo io ! Manuale di auto aiuto pe r bam bini ipe rattivi e i lo ro g e nito ri.
Trento: Erickson.
• Kirby, E.A., & Grimley, L.K. (2000). Disturbi de ll’atte nzio ne e ipe rattività. G uida pe r psico lo g i e inse g nanti. Trento:
Erickson.
• Lochman, J.E., Wells, K, & Lenhart, L.A. (2012). Co ping po we r. Pro g ram m a pe r ilco ntro llo di rabbia e a g g re ssività
in bam bini e ado le sce nti. Trento: Erickson.
• Marzocchi G.M., & Centro per l’Età Evolutiva (2011). La pre sa in carico de i bam bini co n ADHD e DSA. Co struzio ne
de lla re te tra clinici, g e nito ri e inse g nanti. Trento: Erickson.
• Marzocchi, G.M., Molin, A., & Poli, S. (2000). Atte nzio ne e m e taco g nizio ne . Co m e m ig lio rare la co nce ntrazio ne
de lla classe . Trento: Erickson.
• SINPIA – Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (2006), Line e g uida pe r ilDDAIe i
DSA: Diag no si e inte rve nti pe r ilDisturbo da De ficit di Atte nzio ne /Ipe rattività e i Disturbi Spe cifici

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  • 1. Dott.ssa Alice Bruscaini Psicologa Psicoterapeuta bruscaini@psicologomonza.net
  • 2. Caratteristiche dei bambini con ADHD I bambini con ADHD hanno difficoltà:  a mantenere la concentrazione nelle attività proposte  ad assumere comportamenti conformi alle aspettative dell’ambiente scolastico
  • 3. Sintomi primari  Disattenzione  Iperattività  Impulsività Sintomi secondari  Comportamenti aggressivi  Difficoltà scolastiche  Problematiche interpersonali  Disturbi emotivi
  • 4. Difficoltà di autoregolazione Il bambino non riesce a regolare Organizzazione e controllo dei processi cognitivi Concentrazione ed attenzione sostenuta Impulsività Motivazione e fiducia nell’impegno e nello sforzo Gestione delle emozioni Comportamento motorio Comportamento sociale Autostima Pianificazione e problem-solving
  • 6. Obiettivi dell’intervento  favorire l’adattamento del bambino  sostenerlo nel percorso di apprendimento considerando le sue potenzialità
  • 7. Circolare MIUR 4089 del 15.06.2010 Descrittiva Operativa
  • 8. Osservazione sistematica del comportamento 1. Identificazione il comportamento-problema modello 2. Individuazione degli antecedenti ABC 3. Individuazione delle conseguenze
  • 9. Il modello ABC Antecedente (A) evento che precede e dirige il comportamento Comportamento (B) condotta messa in atto Conseguenza (C) evento che segue il comportamento e che può intensificare o ridurre la sua emissione
  • 10. 1. Comportamento Comportamento ciò che un bambino fa (NON quello che non fa) Es. Non scrive (non è un comportamento) Es. Disegna durante la lezione (è un comportamento) Deve essere: • osservabile • misurabile
  • 11. Comportamento - problema • rischio per la vita ed il benessere del bambino • rischio per la vita ed il benessere altrui • ostacolo all’adattamento • ostacolo all’apprendimento è osservabile e misurabile? Osservazione condotta x 5/10 gg (linea di base)
  • 12. 2. Antecedenti Antecedenti eventi che dirigono il nostro comportamento Es. vedo il semaforo rosso (antecedente) mi fermo Gli antecedenti possono essere:  regole  aspettative  comunicazioni  pensieri
  • 13. Interventi basati sugli antecedenti Modificano l’ambiente per: • ridurre i comportamenti disfunzionali • facilitare i comportamenti desiderabili si attua un cambiamento PRIMA che il problema si presenti creazione di un contesto facilitante QUINDI
  • 14. Interventi basati sugli antecedenti a) Organizzazione dell’aula b) Organizzazione dei materiali c) Attività routinarie d) Regole e) Organizzazione del lavoro f) Attività di transizione e momenti liberi
  • 15. a) Organizzazione dell’aula Disposizione dei banchi 3 obiettivi:  limitare noia e disturbo  favorire le interazioni positive  incrementare l’applicazione al compito
  • 16. Indicazioni • prima fila, al centro (sguardo, monitoraggio) • vicino a compagni attenti • lontano da fonti di distrazione • spazio fisico che consenta libertà di movimento (“buoni movimento”)
  • 17. Fonti di distrazione • cartelloni • cestino non è possibile eliminarle tutte • finestre • porta livello ottimale di stimolazione • orologio • ecc.
  • 19. b) Organizzazione dei materiali Obiettivi  incrementare la capacità di organizzazione e pianificazione  ridurre i comportamenti di disturbo (es. lamentarsi di non avere il materiale, chiederlo al compagno durante la lezione)
  • 20. È un’abilità che deve essere insegnata Utile per tutta la classe
  • 21.  cartelloni da appendere in classe con l’elenco dei materiali  schema con l’elenco del materiale per ogni materia da apporre sul diario (o figurine per ogni elemento del materiale scolastico)  cassetta in cui poter riporre il materiale  quaderni e cartellette ben contrassegnate (colore, etichetta)
  • 23. Routine per favorire la gestione del materiale scolastcico 1. preparare immagini del materiale 2. ad un orario stabilito:  far leggere il cartellone delle materie per il giorno successivo  far elencare il materiale necessario per ogni materia  far incollare sul diario le immagini corrispondenti 1. ogni mattina, all’inizio della lezione, verificare la presenza del materiale (gratificazione, costo della risposta)
  • 24. c) Attività routinarie Vantaggi:  Permettono di prevedere tempi e richieste ambiente prevedibile  Favoriscono l’adattamento
  • 25.  ingresso in classe ad un’ora stabilita  routine di inizio lezione (controllare il materiale)  presentazione delle attività per la giornata (definizione dei tempi di lavoro, pause concordate)  dettatura dei compiti ad un orario che consenta di verificare la comprensione delle consegne  routine di saluto a fine giornata
  • 26. È importante garantire un programma giornaliero costante proporre anche una diversificazione all’interno di ogni attività per limitare la noia (es. mezzi audiovisivi, attività manuali, ecc.) MA
  • 27. d) Regole Funzioni:  comunicano le aspettative  stabiliscono in clima di giustizia  permettono di consolidare il comportamento desiderato (attraverso l’applicazione sistematica)  costituiscono un segnale per rispondere adeguatamente al comportamento necessarie per le interazioni
  • 28. Principi per la costruzione di un sistema di regole:  poche (3 o 4 per i bambini piccoli, max 6/8 per i più grandi)  semplici  formulate in positivo  devono descrivere il comportamento in modo operativo  specifiche per situazione (lezione, intervallo, ecc.)  corredate da simboli grafici  condivise  esposte
  • 29. Regole poco chiare chiare Il bambino appare confuso Es. “Devi fare i compiti dopo la scuola”  subito?  dopo pranzo?  prima di cena?
  • 30. Esempio Regola meno efficace “Per uscire bisogna mettersi in fila per due ed aspettare che tutti siano pronti” Regola più efficace “Usciamo in fila per due”
  • 31. Per facilitare il rispetto delle regole:  anticipare le situazioni problematiche  favorire la comprensione del legame causa-effetto per facilitarne l’interiorizzazione ed il rispetto rispetto della regola:conseguenza positiva (gesto di approvazione) violazione della regola: conseguenza negativa (intervento con calma e fermezza)
  • 32. e) Organizzazione del lavoro Strategie utili:  chiamare per nome + contatto oculare  fornire consegne chiare  assicurarsi che siano state comprese Ricordare al bambino di - ripeterle prima di iniziare il compito riduce - verificare di averle comprese l’impulsività  definire piccoli obiettivi realistici
  • 33. Messaggi poco chiari Il bambino non sa come comportarsi Es. “Devi comportarti bene” Cosa significa “bene”?
  • 34. I bambini con ADHD faticano a fare stime realistiche di: • grandezze • tempi non riescono a valutare tempi e • quantità difficoltà nello svolgimento di un • difficoltà compito organizzazione del lavoro carente + disorientamento
  • 35. discutere sulla difficoltà del compito all’inizio dare indicazioni poi confrontarsi sui tempi necessari chiedere agli alunni suddividere il compito in unità più piccole consentire di fare brevi pause promuovere il controllo del compito prima della consegna
  • 36. Simboli relativi alla difficoltà del compito Facilissimo facile medio difficile difficilissimo
  • 37. Simboli relativi ai tempi di lavoro pochissimo poco tempo tanto tantissimo tempo tempo medio tempo tempo
  • 38.  Gratificare i progressi  L’apprendimento richiede tempo  Permettere il consolidamento attraverso l’esercizio
  • 39. f) Attività di transizione e momenti liberi Momenti che rendono più probabile l’emergere di comportamenti problematici:  Inizio e fine delle lezioni  Intervallo  Mensa  Passaggio da un luogo ad un altro
  • 40. Inizio e fine delle lezioni Strategie utili  prevedere delle routine  pianificare l’uscita (es. evitare di dettare i compiti durante gli ultimi 5 minuti, di chiedere ai bambini di preparare la cartella dopo il suono della campanella, ecc.)
  • 41. Intervallo • permette l’attività motoria • consente di sfogarsi dopo alcune ore di lezione Strategie utili  regole specifiche  NON usare la sospensione dell’intervallo come punizione  minuti di “decompressione”
  • 42. Mensa Strategie utili  regole specifiche  ruoli/compiti ben definiti  gratificare la condotta adeguata
  • 43. Passaggio da un luogo ad un altro Strategie utili  regole specifiche (es. camminare in fila per due, affidare la testa della fila a tutti i bambini a turno, ecc.)  organizzare i tempi (per evitare che il passaggio avvenga precipitosamente)
  • 44. 3. Conseguenze Conseguenze evento che segue il comportamento e che può intensificare o ridurre la sua emissione Es. studio prendo un voto positivo (conseguenza)
  • 45. Interventi basati sulle conseguenze positive Obiettivo del rinforzo: aumentare la frequenza, intensità e/o la durata di un comportamento
  • 46. Tipologia dei rinforzi positivi  Rinforzi tangibili premi materiali  Rinforzi sociali manifestazioni di approvazione o affetto  Rinforzi simbolici bollini/punti che possono essere scambiati con un altro rinforzo  Rinforzi dinamici attività gratificanti o privilegi particolari
  • 47. Aspetti importanti  elargire il rinforzo in modo contingente  rispettare le preferenze personali  variare spesso i rinforzi  fornire un rinforzo che sia proporzionale al comportamento messo in atto  utilizzare una frequenza adeguata
  • 48. Rinforzo sociale Cosa fare:  sottolineare la correttezza del comportamento messo in atto Es. “Hai aspettato il tuo turno nella conversazione”  aggiungere commenti positivi al rinforzo Es. “Mario, sei stato seduto al tuo posto durante il compito, così va proprio bene”
  • 49.  usarlo spesso (almeno 4/5 volte in una mattinata)  pronunciarlo con un lieve innalzamento del tono di voce  se necessario abbinarlo ad un rinforzo dinamico
  • 50. Cosa NON fare:  NON dare attenzione al bambino che si sta comportando negativamente  NON esprimere giudizi sul bambino Es. “Bravissimo!” non dice nulla sul comportamento!
  • 51.  NON aggiungere commenti negativi Es. “Mario, sei stato seduto al tuo posto durante il compito, perché non riesci a farlo sempre?”  NON rinforzare il comportamento prima che sia stato attuato  NON promettere una ricompensa di fronte ad un comportamento oppositivo
  • 52. Vantaggi del rinforzo sociale  sempre disponibile  economico  richiede poco tempo  può essere adottato da insegnati diversi
  • 53. Rinforzo = incentivo estrinseco Rinforzo intrinseco
  • 54. Interventi basati sulle conseguenze negative Obiettivo: ridurre la frequenza, intensità e/o la durata di un comportamento
  • 55. Quando usarlo?  Un comportamento negativo porta ad un vantaggio per il bambino Es. Aggredisce un compagno per ottenere un oggetto  Pericolo per il bambino o per altre persone
  • 56. NON dovrebbe essere la prima o l’unica strategia la punizione fornisce informazioni su ciò che è sbagliato ma non spiega nulla sul comportamento corretto MA perch é
  • 57. Tipologie di conseguenze negative  Ignorare pianificato  rimprovero  conseguenze logiche  costo della risposta
  • 58. Ignorare pianificato Ignorare il comportamento indesiderabile Quando NON si può usare?  Comportamento pericoloso per se stessi o per gli altri  Comportamento molto disturbante  Il comportamento non viene mantenuto dall’attenzione
  • 59. Rimprovero  Rimprovero pubblico permette di attirare l’attenzione  Rimprovero privato più efficace
  • 60. Rimprovero centrato sul comportamento 1. Descrizione del comportamento inadeguato 2. Spiegazione del motivo per cui è sbagliato 3. Indicazione del comportamento alternativo 4. Comunicazione dei vantaggi del comportamento adeguato Vantaggi  Assenza di giudizio  Indicazione circa il comportamento corretto
  • 61. Conseguenze logiche Permette di spiegare la conseguenza spiacevole di un comportamento scorretto è la conseguenza logica, collegata a quel comportamento (se…allora) Es. “Se svolgi i compiti frettolosamente dovrai rifarli”
  • 62. Costo della risposta Associa all’emissione del comportamento negativo la perdita di un privilegio (es. bollini) Va integrato con il rinforzo positivo
  • 63. Punizioni inutili e dannose Es. nota Gentile sig.ra suo figlio si è comportato come un bambino piccolo, le chiedo di prendere provvedimenti. Per castigo dovrà scrivere 30 volte: “Devo fare il bravo”.  Svalutante nei confronti del bambino  Non viene identificato il comportamento- problema  Viene delegata alla madre l’intervento  Castigo inutile
  • 64. In sintesi Gestione delle conseguenze:  immediate  frequenti  modificate spesso  le conseguenze positive si devono applicare prima di quelle negative
  • 65. Insegnare ai bambini con ADHD Didattica flessibile:  Brevità favoriscono i comportamenti  Varietà funzionali e l’apprendimento  Struttura
  • 66. Brevità I bambini con ADHD iniziano i compiti con un livello attentivo più basso  compiti brevi e frequenti o brevi unità di apprendimento  pause
  • 67. Varietà I bambini con ADHD percepiscono maggiormente la ripetitività e la monotonia di un’attività  Variare la modalità di presentazione dei contenuti  Lezioni stimolati  Tono di voce variato  Coinvolgimento degli alunni  Attività piacevole usata come ricompensa per un’attività poco gradevole
  • 68. Apprendimento cooperativo Favorire la cooperazione ed evitare situazioni di competizione  Modellare nuovi comportamenti  Rinforzare le abilità esistenti
  • 69. Struttura  Routine  Aspettative  Regole devono essere ben specificate  Conseguenze
  • 70. Suggerimenti per la lettura  Suddivisione in brevi unità di lavoro  Lista delle parole più complesse scritta alla lavagna  Presentare le parole nuove all’interno di una frase per favorirne la comprensione  Piccoli gruppi di lettura  Favorire gli interessi personali
  • 71. Suggerimenti per la matematica  Usare colori diversi per i simboli matematici  Fogli a quadretti per l’organizzazione delle colonne  Schemi per la risoluzione dei problemi  Strategie mnemoniche  Calcolatrice per la verifica del proprio lavoro
  • 72. Altri suggerimenti  Suddividere le unità di lavoro  Usare strumenti quali: pc, mappe, tabelle, ecc.  Per le lingue straniere usare cartoncini colorati su cui scrivere i diversi elementi grammaticali (giallo-aggettivi, verde-verbi, ecc.)
  • 73.  Usare promemoria  Fornire un feedback costante e frequente permette di aumentare il controllo
  • 74. Lavorare sui punti di forza  Caratteristiche positive spesso oscurate dai  Abilità comportamenti negativi elenco dei punti di forza e di debolezza
  • 75. Maggiori difficoltà  mantenere l’attenzione nel tempo  porre la necessaria attenzione alle consegne  impulsività e scarsa pianificazione  procedure di controllo del livello attentivo poco efficaci
  • 76. Mantenere l’attenzione nel tempo  Valutare il tempo necessario per un compito  Fare una stima della tenuta attentiva del bambino  Suddividere il compito in più parti  Permettere una pausa tra una parte e l’altra
  • 77. Esempio 12 operazioni di aritmetica  4 operazioni  Pausa  4 operazioni  Pausa  4 operazioni
  • 78. Porre attenzione alle consegne  Ripetere la consegna (magari suddividendola per punti  Verificare la comprensione della consegna  Sottolineatura delle parti salienti della consegna  Costruzione di un piano di azione per punti (o diagramma)
  • 79. Impulsività e scarsa pianificazione  Prevedere un tempo di riflessione tra la consegna e l’inizio dell’attività  Problem solving
  • 80. Problem-solving 1) capisco qual è il problema 2) penso alle possibili alternative per la risoluzione 3) scelgo un’alternativa 4) la applico 5) verifica
  • 81. Procedure di controllo del livello attentivo  Segnali concordati per sintonizzarsi sull’attività (maggiore consapevolezza sui propri meccanismi attentivi)  NO richiami  Esercizi di “caccia all’errore” (NO per DSA)
  • 82. Sensibilizzare i bambini all’adhd Giustizia non significa trattare tutti bambini allo stesso modo dare ad ognuno ciò di cui ha bisogno MA
  • 83. Bibliografia • Caponi, B., Clama, L., Re, A.M., Cornoldi, C., & Gruppo docenti “Rete Ricerca Infanzia” di Treviso (2008). Sviluppare la co nce ntrazio ne e l’auto re g o lazio ne . Gio chi e attività sulco ntro llo atte ntivo – Vo lum e 1 . Trento: Erickson . • Caponi, B., Clama, L., Re, A.M., Cornoldi, C., & Gruppo docenti “Rete Ricerca Infanzia” di Treviso (2009). Sviluppare la co nce ntrazio ne e l’auto re g o lazio ne . Gio chi e attività sulco ntro llo de lla rispo sta im pulsiva – Vo lum e 2. Trento: Erickson. • Caponi, B., Clama, L., Re, A.M., Cornoldi, C., & Gruppo docenti “Rete Ricerca Infanzia” di Treviso (2009). Sviluppare la co nce ntrazio ne e l’auto re g o lazio ne . Gio chi e attività sulco ntro llo de lla m e m o ria di lavo ro – Vo lum e 3. Trento: Erickson • Celi, F., & Fontana, D. (2010). Psico pato lo g ia de llo sviluppo . Sto rie di bam bini e psico te ra pia. Se co nda e dizio ne . Milano: McGraw Hill. • Cornoldi, C., De Meo, T., Offredi, F., & Vio, C. (2001). Ipe rattività e auto re g o la zio ne co g nitiva. Trento: Erickson. • Cornoldi, C., Gardinale, M., Masi, A., & Pettenò, L. (1996). Im pulsività e a uto co ntro llo . Inte rve nti e te cniche m e ta co g nitive . Trento: Erickson. • Di Pietro, M., Bassi, E., & Filoramo, G. (2002). L’alunno ipe rattivo in classe . Pro ble m i di co m po rtam e nto e strate g ie e ducative . Trento: Erickson • Di Pietro M., & Dacomo, M. (2009). Larg o arrivo io ! Manuale di auto aiuto pe r bam bini ipe rattivi e i lo ro g e nito ri. Trento: Erickson. • Kirby, E.A., & Grimley, L.K. (2000). Disturbi de ll’atte nzio ne e ipe rattività. G uida pe r psico lo g i e inse g nanti. Trento: Erickson. • Lochman, J.E., Wells, K, & Lenhart, L.A. (2012). Co ping po we r. Pro g ram m a pe r ilco ntro llo di rabbia e a g g re ssività in bam bini e ado le sce nti. Trento: Erickson. • Marzocchi G.M., & Centro per l’Età Evolutiva (2011). La pre sa in carico de i bam bini co n ADHD e DSA. Co struzio ne de lla re te tra clinici, g e nito ri e inse g nanti. Trento: Erickson. • Marzocchi, G.M., Molin, A., & Poli, S. (2000). Atte nzio ne e m e taco g nizio ne . Co m e m ig lio rare la co nce ntrazio ne de lla classe . Trento: Erickson. • SINPIA – Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (2006), Line e g uida pe r ilDDAIe i DSA: Diag no si e inte rve nti pe r ilDisturbo da De ficit di Atte nzio ne /Ipe rattività e i Disturbi Spe cifici