Your SlideShare is downloading. ×
  • Like
Appunti npi
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×

Thanks for flagging this SlideShare!

Oops! An error has occurred.

×

Now you can save presentations on your phone or tablet

Available for both IPhone and Android

Text the download link to your phone

Standard text messaging rates apply
Published

 

Published in Education
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
  • Questi appuntI di neuropsichiatria infantile sono di fondamentale importanza per comprendere meglio le patologie dei soggetti per poter meglio operare in campo didattico ,metodologico -scientifico e pratico.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
No Downloads

Views

Total Views
12,987
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
3

Actions

Shares
Downloads
84
Comments
1
Likes
2

Embeds 0

No embeds

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
    No notes for slide

Transcript

  • 1. Neuropscichiatria Infantile I miei appunti presi a lezione del corso di neuropsichiatria infantile, tenuto dalla docente Carlotta Canavese.
  • 2. Cenni di anatomia del sistema nervoso.
    • Il sistema nervoso recepisce i cambiamenti ambientali, li elabora e risponde attraverso il controllo suoi muscoli.
    • 3. Esso si divide in centrale (midollo spinale ed encefalo) e periferico (nervi).
    • 4. Le informazione che il SN comunica possono essere efferenti, provenienti dall'interno del SN, oppure afferenti, ovvero provenienti dall'esterno del corpo (sensoriali).
    • 5. Le informazioni sono trasportate come segnali elettrici.
    • 6. Il sistema nervoso somatico regola l’attività dei muscoli scheletrici (volontari), mentre il sistema nervoso autonomo agisce suoi muscoli viscerali (muscolatura liscia).
  • 7. Sistema nervoso centrale. (1)
    • Nel SNC troviamo una sostanza grigia (cellule nervose e connessioni sinaptiche) e una bianca (fibre nervose). Nel cervello e nel cervelletto la sostanza grigia è esterna mentre quella bianca è interna; nel midollo spinale accade il contrario.
    • 8. L'encefalo è composto di diverse parti, quella anteriore (il cervello vero e proprio) e quella posteriore. L'encefalo è avvolto dalle meningi, tre membrane: dura madre, aracnoide e pia madre.
    • 9. Dal troncoencefalo (bulbo, ponte e mesencefalo) partono tutti i nervi cranici.
    • 10. Il bulbo continua fino al midollo spinale a livello del forame magno.
    • 11. Il cervelletto composto da 2 emisferi, interviene soprattutto nel controllo del movimento e della postura, ma anche ad azioni superiori come il linguaggio.
  • 12. Sistema nervoso centrale. (2)
    • Il cervello è l'organo da cui hanno origine e controllo sostanzialmente tutte le funzioni superiori del nostro organismo, è diviso in due emisferi tenuti uniti dal corpo calloso.
    • 13. L'encefalo si caratterizza di diverse scissure o solchi che lo dividono come per esempio la Scissura centrale di Rolando e la scissura laterale di Silvio.
    • 14. Nel sistema limbico si trovano l'amigdala e l'ippocampo, esso è legato alle reazioni che coinvolgono le emozioni.
    • 15. In ogni emisfero troviamo 4 lobi: frontale, parietale, temporale e occipitale.
    • 16. All'interno del SNC ci sono dei ventricoli cerebrali all'interno del quale continua a circolare il liquido cerebrale o liquor.
  • 17. Sistema nervoso periferico. (1)
    • Il midollo spinale parte dal cranio (canale magno) e finisce nell'osso sacro, esso ha una forma ad H, da esso partono tutti i nervi spinali.
    • 18. La via piramidale è quella che regola la motricità volontaria.
    • 19. Nel bulbo il 90% dei nervi si incrocia, è per questo motivo che i comandi per un lato del corpo provengono dall'emisfero opposto dell'encefalo.
    • 20. La via extrapiramidale è quella coinvolta nei movimenti involontari e nella regolazione della velocità dei movimenti volontari.
    • 21. I neuroni sono unità strutturali e funzionali del sistema nervoso, producono e trasmettono cariche elettriche sotto forma di impulsi nervosi e comunicano chimicamente tra di loro attraverso punti di contatto chiamati sinapsi.
  • 22. Sistema nervoso periferico. (2)
    • La mielina riveste le fibre nervose e permette un passaggio più fluido delle cariche elettriche tra un neurone e l'altro.
    • 23. Un neurone di compone di: soma, dendriti (che ricevono informazioni dagli altri neuroni) e assone (inviano un messaggio ad altri neuroni).
    • 24. Le sinapsi sono i punti di contatto tra i dendriti di un neurone e la soma di un altro.
  • 25. Introduzione alla patologia neuropsichiatrica.
    • “ normalità” e “patologia” costituiscono due termini indissociabili, non si può definire l’uno senza l’altro.
    • 26. Altri concetti importanti che non sono da confondere, sono “immaturità” e “ritardo”.
    • 27. Il progressivo sviluppo del bambino comprende diverse aree tra cui l'area posturale, motoria e del linguaggio; insieme compongono il campo dello sviluppo psicomotorio.
    • 28. Lo sviluppo psicomotorio è un processo dinamico e prevedibile di tappe anche se esiste una certa variabilità individuale.
    • 29. Alla nascita il cervello è immaturo e le sue potenzialità sono molteplici perciò si parla di plasticità neuronale.
  • 30. Paralisi cerebrali infantili. (1)
    • Disordine della postura o del movimento dovuto a un difetto o ad una lesione del cervello immaturo, in quanto si tratta di neonati o di feti.
    • 31. La compromissione motoria può essere accompagnata da disturbi sensitivi, cognitivi, di comunicazione, percettivi e del comportamento.
    • 32. Si tratta di una lesione non progressiva ovvero non muta nel tempo anche se il quadro clinico del soggetto muterà dato il mancato sviluppo di determinate funzioni.
    • 33. È difficile riconoscerle poiché bisogna aspettare le anomalie nel corso dello sviluppo.
    • 34. Sono diverse dalle paralisi in età adulta poiché l'adulto perde delle capacità apprese mentre il bambino perde ciò che ancora non ha appreso.
  • 35. Paralisi cerebrali infantili. (2)
    • Le PCI sono provocate da diversi fattori:
        • Fattori prenatali, si tratta del periodo entro la 28° settimana di gestazione e sono il 70-80% dei casi (esempi: infezioni materne, prematurità grave,...).
        • 36. Fattori perinatali, tra la 28° settimana di gestazione fino al 10° giorno di vita e si tratta del 6% dei casi (esempi: prematurità, farmaci,...).
        • 37. Fattori postnatali, si tratta dei primi mesi di vita e sono il 10-20% dei casi (esempi: infezioni, traumi,...).
    • Le PCI vengono classificate in base a diversi fattori, come il coinvolgimento di diversi arti (classificazione topografica), in base alle caratteristiche del movimento (classificazione motoria) e in base alle funzioni che si riescono a svolgere (classificazione funzionale).
  • 38. Paralisi cerebrali infantili. (3)
    • Classificazione topografica:
        • Diplegia: paralisi a livello degli arti inferiori con minima compromissione degli arti superiori (forma più tipica nei prematuri ed è spesso accompagnata da disturbi visuopercettivi).
        • 39. Emiplegia: paralisi che coinvolge un solo lato del corpo (ha diverse forme in base all'epoca in cui è avvenuto il danno, può essere accompagnata da epilessia).
        • 40. Tetraplegia: grave compromissione di tutti gli arti con anche dei problemi al livello del tronco (importanti disordini associati, visivi, alimentari, cognitivi e del linguaggio).
    • Classificazione motoria:
        • Forma spastica: un movimento veloce e il tono muscolare presenta un ipertono.
        • 41. Forma atassica.
        • 42. Forma discinetica.
        • 43. Forma mista.
  • 44. Paralisi cerebrali infantili. (4)
    • Classificazione funzionale:
        • Livello I: è il più lieve, il bambino cammina senza restrizioni ma si notano difficoltà nelle azioni più complesse.
        • 45. Livello II: c'è bisogno di ausilio negli ambienti esterni e non è in grado di correre e saltare.
        • 46. Livello III: ha bisogno di ausili per camminare e riesce a stare seduto da solo.
        • 47. Livello IV: il bambino non riesce a camminare neanche con gli ausili e non sa passare dalla posizione seduta ad eretta.
        • 48. Livello V: è il più grave, non è in grado di stare seduto e nemmeno di controllare stabilmente il capo.
    • Molte sono le condizioni che concorrono al presentarsi di una PCI, nella maggior parte dei casi a livello del SNC si presenta un leucomalacia periventricolare o un emorragia ventricolare, ovvero nei ventricoli laterali si accumula del sangue.
  • 49. Paralisi cerebrali infantili. (5)
    • Una delle cause delle PCI nei bambini nati a termine può essere l'asfissia perinatale ovvero la mancanza di ossigeno al cervello, tuttavia nel 35% dei casi non è possibile determinare la causa delle PCI.
    • 50. L'incidenza delle PCI è di 1 su 3 per 1000 nati vivi.
    • 51. Le diverse classificazioni non sono molto utili per capire lo svolgersi e l'evolversi delle PCI, l'unica che da più informazioni è la classificazione funzionale.
    • 52. In passato si parlava della PCI come di un disturbo del movimento, oggi si tende a considerare le PCI come qualcosa di più complesso che coinvolge molti eventi evolutivi.
    • 53. Ogni forma di PCI ha deficit specifici per questo è molto importante creare un intervento riabilitativo ad hoc per ogni bambino.
    • 54. Importanti sono le reazioni dei genitori di fronte ad un figlio con PCI, le fasi che attraversano sono 3:
        • Shock, negazione e depressione.
        • 55. Ambivalenza (tra speranza e frustrazione), sensi di colpa, rifiuto e rabbia.
        • 56. Patteggiamento, accettazione e adattamento.
  • 57. Paralisi cerebrali infantili. (6)
    • Il bambino con PCI ha difficoltà nell'esprimere le proprie emozioni per questo è più difficoltoso anche il primo rapporto tra mamma e bambino, per questo la mamma tende ad essere iperstimolante, iperprotettiva, rifiutante o delegante.
    • 58. In questi casi le persone importanti per il bambino sono oltre ai genitori anche il personale sanitario, per quanto riguarda la riabilitazione; e i docenti o educatori, che lo stimolino a sviluppare funzioni adatte a lui.
    • 59. Le molte insufficienze (deficit) che si accumulano nel percorso di sviluppo del bambino con PCI portano ad avere problemi anche di apprendimento e comportamento, che comprendono aree come l'i ntelligenza; la m emoria a breve e a lungo termine; l'attenzione; l'abilità di pianificazione; le funzioni percettive visive; le funzioni percettive uditive; le funzioni spaziali; le funzioni motorie e cinestesiche; le funzioni linguistiche.
    • 60. A scuola i bambini emiplegici non vanno tanto male, anche se dalle medie la forbice con gli altri bambini comincia ad allargarsi; i diplegici hanno più difficoltà anche dovuta alle difficoltà visive.
  • 61. Ritardo psicomotorio e ritardo mentale. (1)
    • Ritardo psicomotorio è quello che si registra nei primi 2 anni di vita, ricchi di progressi, che si dispongono in fasi prevedibili e programmabili, nello sviluppo neurologico e fisico.
    • 62. Il ritardo può coinvolgere prevalentemente l'area motoria o psichica oppure entrambe.
    • 63. Ritardo psicomotorio, ovvero l'anomala acquisizione di specifiche tappe dello sviluppo cognitivo in rapporto all’età, considerando l’ampia variabilità individuale.
    • 64. Esso può essere lieve (passa spesso inosservato) oppure grave (permette una diagnosi precoce).
    • 65. Le cause sono molteplici:
        • Prenatali: come le cromosomopatie (S. Down), le malattie metaboliche, malformazioni cerebrali,...
        • 66. Perinatali: come il basso peso alla nascita,...
        • 67. Postnatali: come traumi, meningiti,...
    • La diagnosi del ritardo psicomotorio è fatta tenendo sotto controllo le normali tappe dello sviluppo psicomotorio.
  • 68. Ritardo psicomotorio e ritardo mentale. (2)
    • Il ritardo mentale viene diagnosticato dopo i 4 anni di età, poiché dopo questa età è possibile misurare il QI.
    • 69. Esistono diverse definizioni del ritardo mentale, una delle quali: condizione di interrotto o incompleto sviluppo psichico, caratterizzata soprattutto da compromissione delle abilità che si manifestano durante il periodo evolutivo e che contribuiscono al livello globale di intelligenza, cioè quelle cognitive, linguistiche, motorie e sociali.
    • 70. Il ritardo mentale può essere accompagnato da altre patologie psichiche o somatiche.
    • 71. Il livello di ritardo mentale viene valutato attraverso test intellettivi standardizzati, ed esistono scale per misurare anche l'adattamento.
    • 72. Ritardo mentale lieve: il QI è tra 50 e 69, non si riscontrano molte difficoltà nell'apprendimento in ambito scolastico. L'età mentale è compresa tra i 9 e i 12 anni.
    • 73. Ritardo mentale di media gravità: il QI è tra 35 e 49, marcati ritardi dello sviluppo durante l'infanzia. L'età mentale è compresa tra i 6 e i 9 anni.
  • 74. Ritardo psicomotorio e ritardo mentale. (3)
    • Ritardo mentale grave: QI tra 20 e 34, ne consegue un bisogno continuo di supporto. L'età mentale è compresa tra i 3 e i 6 anni.
    • 75. Ritardo mentale profondo: QI inferiore a 20, grave limitazione nella cura di sé, nella continenza, nella comunicazione e nella mobilità. L'età mentale è inferiore ai 3 anni.
    • 76. Nel 30-50% dei casi la causa del ritardo mentale è sconosciuta.
    • 77. Il ritardo mentale grave è per il 55-75% dei casi provocato da cause organiche; mentre nel caso del ritardo lieve solo il 10-25% dei casi.
  • 78. Ritardo psicomotorio e ritardo mentale. (4)
    • La sindrome di Down è la sindrome cromosomica più frequente; altre sindromi sono di Prader-Willy (bassa statura, mani/piedi piccoli, obesità e ritardo mentale grave nel 60% dei casi); di Angelman (ritardo mentale grave, assenza del linguaggio e crisi di riso); di Williams (viso da elfo, iride stellato, convulsioni e ritardo mentale. Il soggetto acquisisce una discreta competenza linguistica di tipo formale, ma molto povera dal punto di vista dei contenuti ); di Cornelia de Lange (naso corto, labbro sottile e verso basso, ipertono neonatale e ritardo mentale grave); X fragile (ritardo mentale familiare con disturbi comportamentali); di Noonan (ipertelorismo, capelli ricci, somiglianza madre-figlia); di Rubistein Taybe.
    • 79. Una volta diagnosticato il ritardo mentale è indispensabile un intervento multidisciplinare sia per interventi riabilitativi che per favorire l'integrazione e l'autonomia. Importante sono anche i contatti con la scuola, i servizi e sociali e di igiene mentale.
    • 80. Importante è la tempestività nella diagnosi.
  • 81. Il quoziente intellettivo.
    • Il QI si calcola così:
    • 82. Esistono diverse scale per la valutazione dello sviluppo e dell'intelligenza, come per esempio le scale di valutazione dello sviluppo Griffith (definisce l'età mentale e valuta diverse scale come quella locomotoria, personale-sociale, ascolto-linguaggio, coordinazione occhio-mano, performances e di ragionamento pratico), Bayley; i Test Psicometrici WISC (per i bambini dai 6 ai 16 anni, rilevano il Q.I. verbale, il Q.I. di performance e il Q.I. totale); e le scale non verbali Leiter (per bambini e adolescenti sordi o con gravi disturbi del linguaggio).
    • 83. Una delle innovazioni del QI è che esso confronta i risultati ottenuti da un soggetto con altri ottenuti da soggetti della stessa età.
    • 84. Il test WISC prevede 6 item che valutano la scala verbale e 6 item che valutano la scala di performance.
  • 85. Handicap e disabilità. (1)
    • Nel 1980 l'ICIDH introduce una differenziazione tra i seguenti termini:
        • Menomazione: perdita o anormalità, a carico di una struttura o funzione fisiologica, anatomica o psicologica. Dunque una patologia visibile.
        • 86. Disabilità: limitazione o perdita, conseguente alla menomazione, della capacità a svolgere particolari attività. Dunque una limitazione dovuta agli ambienti di vità.
        • 87. Handicap: condizione di svantaggio vissuta dalla persona come ridotta capacità a conformarsi alle aspettative o norme sociali. Dunque limitazione sociale e culturale.
    • A partire da queste definizioni dunque può esistere handicap in assenza di disabilità poiché essa si caratterizza in termini di discrepanza tra abilità dell’individuo e aspettative d’efficienza.
    • 88. L'introduzione del concetto di partecipazione permette di parlare di handicap in modo positivo, valorizzando ciò che il soggetto può fare (capacità, abilità e competenze); per questo nasce l'ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento della disabilità e della salute).
  • 89. Handicap e disabilità. (2)
    • Grazie all'ICF si ha una nuova definizione di disabilità: risultato di una complessa relazione tra le condizioni di salute di un individuo e i fattori personali e ambientali, ovvero le condizioni in cui vive.
    • 90. Nell'ICF si mira a descrive lo stato di salute dell’individuo nel proprio ambito esistenziale, in questo modo anche l'intervento educativo sarà finalizzato ad aiutare l’individuo nella relazione con il suo ambiente ma anche l’ambiente nella sua relazione con l’individuo.
    • 91. L'ICF non è applicabile in campo pediatrico poiché non tiene conto del piano evolutivo ma diviene completamente applicabile dagli 11 anni.
    • 92. La salute è una condizione di benessere fisico e sociale, non soltanto assenza di malattia,quindi la salute è la risultante di reciproche influenze di numerosi fattori.
    • 93. Nella valutazione di attività a partecipazione si valuteranno performance (possibilità attuali) e capacity (potenzialità in un contesto standard); invece per quanto riguarda la valutazione dell'ambiente si terrà conto di facilitatori o barriere.
  • 94. Handicap e disabilità. (3)
    • L'ICF porta a numerosi vantaggi tra cui: un linguaggio comune utile nella comunicazione tra esperti e utenti e il confronto a livello mondiale di dati ed esperienze.
    • 95. Bisogna: garantire il funzionamento e la partecipazione nei contesti di vita dell’individuo attraverso l'analisi e la valutazione del funzionamento dell'individuo e dei suoi contesti di vita; e migliorare le condizioni di salute attraverso diagnosi precoci, interventi specializzati e il coinvolgimento delle agenzie educative e dei servizi.
    • 96. Per costruire un intervento educativo volto a ridurre l'handicap è necessario seguire delle fasi:
        • Individuazione dei deficit e degli handicap;
        • 97. Conoscenza e approfondimento dei deficit a livello scientifico e/o storicoculturale;
        • 98. Analisi delle barriere che contribuiscono a creare gli handicap;
        • 99. Analisi delle risorse a disposizione;
        • 100. Formulazione di ipotesi e individuazione di percorsi educativi, strategie, cambiamenti da introdurre.
  • 101. Handicap e disabilità. (4)
    • L'ICF valuta lo stato di salute attraverso un modello biopsicosociale, ovvero tiene in considerazione 3 livelli: corporeo, personale e sociale.
    • 102. Le tecnologie devono fungere da tramite attraverso il quale la persona disabile può raggiungere obiettivi più ampi.
    • 103. Diverse tipologie di tecnologie:
        • Protesi: apparecchi che sostituiscono totalmente o parzialmente le parti del corpo mancanti, recuperandone quanto più possibile la funzione danneggiata e/o l’aspetto estetico.
        • 104. Ortesi: lavorano sulla funzione deficitaria e migliorano e controllano le funzioni del corpo menomato (bastoni, carrozzine, ecc).
        • 105. Ausili: possono essere oggetti, hardware, software, strategie, attraverso i quali ridurre l’handicap.
  • 106. Handicap e disabilità. (5)
    • Esistono poi diverse tipologie di ausilio:
        • Ausili tecnici: sono soprattutto per la mobilità.
        • 107. Ausili informatici: che possono essere software, sensori o dispositivi output o input, diversificati poi per le diverse disabilità.
        • 108. Ausili per l'accessibilità ambientale.
        • 109. Comunicatori.
    • Il progetto di vita della persona disabile deve partire innanzitutto dalla famiglia che libera il soggetto dall'idea di impossibilità di miglioramento della propria situazione. Anche gli insegnanti poi dovrebbero imparare a guardare oltre la scuola, strumento molto utile è per questo soggetto l'ICF che permette di leggere il disabile sotto più aspetti.
  • 110. Disturbi specifici dell'apprendimento. (1)
    • Apprendimento come capacità di recepire gli input, di elaborarli, memorizzarli, integrarli con la propria esperienza e restituirli sotto forma di prodotto elaborato.
    • 111. L'apprendimento dipende tra le altre cose dalla dotazione neurobiologica di base e dalla motivazione a conoscere.
    • 112. I disturbi dell’apprendimento sono un gruppo di disturbi che si identifica con una difficoltà nell’acquisizione di alcune funzioni come ascoltare, parlare, leggere, scrivere, ragionamento e abilità matematiche.
    • 113. I disturbi specifici di apprendimento sono diagnosticati tramite test standardizzati e non sono da confondersi con le normali difficoltà di apprendimento.
    • 114. DSA: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia.
  • 115. Disturbi specifici dell'apprendimento. (2)
    • Il disturbo non dipende dal grado di Q.I. Né da deficit uditivi, visivi o neurologici; è presente fin dai primi anni di scuola anche se è prematuro diagnosticarlo prima della 3° elementare poiché potrebbe essere un normale ritardo maturativo.
    • 116. L'esercizio tende a migliorare le prestazioni.
    • 117. Essa può dipendere da fattori genetici, come anche da fattori acquisiti come una sofferenza cerebrale o altri traumi.
  • 118. Disturbi specifici dell'apprendimento. (3)
    • Disturbo della lettura, dislessia :
      • ridotta capacità nel riconoscimento del linguaggio scritto, lettura lenta e inaccurata con scarsa capacità di comprensione di ciò che si è letto.
      • 119. spesso associata ad altri DSA.
      • 120. evidente dai 7 anni circa o prima nei casi più gravi.
      • 121. difficoltà nel riconoscimento delle lettere scritte (confusione tra f-v;d-t o tra p-b;a-e) e nella lettura a voce alta si hanno omissioni, aggiunte e distorsioni di ritmo eo pause.
      • 122. Esistono delle fasi nell'acquisizione della letturascrittura, ad ognuna delle quali è associato un tipo di dislessia:
        • Fase logografica: si tratta la parola come fosse un disegno.
        • 123. Fase alfabetica: la parola è analizzata lettera per lettera. (tipologia mista)
        • 124. Fase ortografica: parola analizzata per unità ortografiche. (tipologia fonologica)
        • 125. Fase lessicale: la parola è trattata come significato. (tipologia superficiale)
  • 126. Disturbi specifici dell'apprendimento. (4)
    • Dislessia disfonetica: disabilità nell'analisi fonologica della parola e dell'integrazione simbolo-suono. Sono bambini che leggono frettolosamente, non si correggono quando sbagliano e a volte dicono parole senza senso. Anche la scrittura risente di questo tipo di dislessia.
    • 127. Dislessia diseidetica: lettori lenti e tendono a sillabare tutte le parole come se le vedessero per la prima volta. Si può trovare nella loro scrittura l'inversione di lettere o sillabe, oppure di lettere con suono o grafia simile.
    • 128. DSA, disgrafia :
      • si hanno segni grafici compromessi ed errori di scrittura delle parole simili alla dislessia.
      • 129. nella disgrafia si osservano una serie di azioni che non sono compiute correttamente come l'orientamento nello spazio grafico, la pressione sul foglio, la direzione del gesto grafico, la riproduzione di copie e il ritmo calligrafico.
      • 130. interessa le componenti periferiche, cioè esecutivo-motorie della scrittura
  • 131. Disturbi specifici dell'apprendimento. (5)
    • DSA, disortografia :
      • incapacità di usare le regole ortografiche e di analizzare i suoni di una lingua e di scomporli nei fonemi costitutivi.
      • 132. nei testi sono presenti oltre agli errori ortografici anche una scarsa capacità di organizzare i capoversi ed utilizzare la punteggiatura.
      • 133. spesso è accompagnata da disgrafia.
      • 134. interessa le componenti centrali di transcodifica del linguaggio orale in linguaggio scritto.
    • DSA, discalculia :
      • la valutazione viene fatta sulla correttezza e soprattutto sulla rapidità, la risoluzione di problemi non concorre alla diagnosi anche se aiuta a capire il livello delle competenze cognitive.
    • Disturbo dell'apprendimento non altrimenti specificato :
      • disturbi dell’apprendimento che non soddisfano i criteri per alcun DSA.
      • 135. può includere problemi in tutte e tre le aree che insieme interferiscono in modo significativo nell’apprendimento scolastico.
  • 136. Disturbi specifici dell'apprendimento. (6)
    • Esistono dei segni precoci in età prescolare per riconoscere le DSA.
    • 137. La riabilitazione per i DSA prevede una fase di trattamento, volto ad aumentare l'efficienza del processo di letturascrittura; e una fase di abilitazione, ovvero gli aiuti che permettono l'utilizzo del livello di funzionamento attuale.
    • 138. La riabilitazione deve essere tempestiva e continua, ovvero non solo riservata alla scuola elementare.
    • 139. Nelle forme gravi sono consigliabili l'uso di strumenti compensativi come il computer che compensano tutte le difficoltà tipiche dei DSA.
    • 140. Cosa non serve per i DSA: leggere di più non migliora l'abilità di lettura, ciò che non è finito a scuola non deve essere finito a casa e la quantità di lavoro a casa deve essere compatibile con il livello raggiunto dal bambino.
    • 141. Esistono per i DSA computer con software sia riabilitativi che compensativi.
  • 142. Disturbi specifici dell'apprendimento. (7)
    • I DSA sono spesso accompagnati da altri disturbi, come per esempio deficit di attenzione e iperattività, disturbi oppositivi-provocatori, disturbi della condotta e disturbi internalizzati (dell'umore, d'ansia e somatoformi).
    • 143. In questo caso vengono distinte due prognosi, una del disturbo e una psico-sociale; in quanto un soggetto può mantenere una difficoltà di lettura grave ma avere un adattamento psico-sociale ottimo oppure i contrario.
    • 144. In genere le reazioni emotive al disturbo, se non riconosciuto, tendono a crescere nel tempo.
    • 145. Con l'avanzare del tempo gli errori tendono a diminuire, mentre rimane la lentezza esecutiva e possono comparire difficoltà di comprensione e di stesura di un testo.
    • 146. La curiosità e la voglia di imparare si riducono di fronte alla fatica necessaria per leggere
  • 147. Disprassia. (1)
    • Prassia = sequenza di movimenti eseguita in maniera automatica finalizzata al raggiungimento di uno scopo.
    • 148. Disprassia = disturbo specifico congenito o acquisito precocemente che comporta difficoltà nella gestione dei movimenti comunemente usati nelle attività quotidiane.
    • 149. Alterazione che riguarda la “componente mentale” del movimento, cioè la “capacità di anticipazione” del programma attuativo motorio.
    • 150. Accompagnata da disturbi visuo-percettivi e spesso associata con aspetti emozionali; con disgrazia e discalculia.
    • 151. Può manifestarsi con un notevole ritardo nel raggiungimento delle tappe motorie fondamentali (per es. camminare, gattonare, star seduti), col far cadere gli oggetti, con goffaggine, con scadenti prestazioni sportive, o con calligrafia deficitaria.
    • 152. Esistono 2 tipologie di disprassia:
      • Esecutiva: incapacità di organizzare su un piano temporo-spaziale una corretta sequenza di risposta motoria.
      • 153. Ideativa: incapacità di rappresentare e quindi rievocare correttamente un programma motorio
  • 154. Disprassia. (2)
    • I bambini disprassici non sembrano in grado di apprendere nuove sequenze motorie, anche se contestualizzate e ripetute più volte mentre i bambini goffi sembrano in grado di ampliare il proprio repertorio motorio, anche se le prestazioni si manterrebbero poco efficienti.
    • 155. I bambini disprassici risultano più immaturi, socialmente isolati e passivi e presentano sentimenti di bassa autostima ed alti livelli di ansia.
    • 156. La durata dell’intervento riabilitativo varia dai 2 ai 5 anni, la frequenza media delle sedute varia a seconda dell’età e delle problematiche del bambino.
    • 157. L'intervento riabilitativo si compone di 3 fasi:
        • Il contatto: il bambino deve trovare il desiderio e il piacere del movimento. Gli strumenti usati sono musiche, giochi simbolici e oggetti.
        • 158. La consapevolezza: conoscenza delle parti del corpo e delle posture; e delle coordinazioni oculo-manuali globali.
        • 159. L’abilitazione-riabilitazione: motricità fine; prassie con oggetti e senza oggetti; prassie dell’abbigliamento e visuo-costruttive; prassie e linguaggio e grafo-motorie.
  • 160. Psicopatologia dell'adolescenza. (1)
    • Concetto chiave per parlare di adolescenza è lo sviluppo, esso in questa fase ha dei punti critici in cui manca l'equilibrio tra vecchie conoscenze e quelle nuove.
    • 161. Lo sviluppo segue della tappe, una volta raggiunta la prima essa fa da base per raggiungere la successiva:
        • INFANZIA: con l’acquisizione dell’autonomia psicomotoria
        • 162. FANCIULLEZZA: apprendimento del linguaggio e delle nozioni di base
        • 163. PUBERTA’: legata alla maturazione sessuale
        • 164. ADOLESCENZA: legata al processo di separazione individuazione e di acquisizione di un’identità
    • Nell'adolescenza c'è un processo di separazione individuale, la presenza degli adulti è importante anche se pare che se ne voglia fare a meno.
    • 165. L'adolescenza può essere letta sia come momento di crisi che come processo evolutivo.
  • 166. Psicopatologia dell'adolescenza. (2)
    • Adolescenza come una fase dello sviluppo, caratterizzata fondamentalmente da una disarmonia più o meno temporanea, dovuta all’emergenza di pressioni biologiche, psicologiche e sociali.
    • 167. L'adolescenza si può suddividere in 4 fasi ciascuna con la sua peculiarità:
        • Preadolescenza: aumento della pressione pulsionale, momento di maggiore intensità dello sviluppo fisico e sessuale.
        • 168. Prima adolescenza (10-13 anni): avvio del processo di “separazione” dai propri genitori e formazione dell’Io ideale.
        • 169. Adolescenza vera e propria (13-16 anni): ricerca dell’oggetto d’amore.
        • 170. Tarda adolescenza (16-20 anni): organizzazione di un Io organico e integrato.
    • Durante questo periodo, compreso tra la fanciullezza e l’età adulta, la persona va incontro a cambiamenti radicali che riguardano il corpo (maturazione biologica), la mente ( sviluppo cognitivo); e i comportamenti ( rapporti e valori sociali).
  • 171. Psicopatologia dell'adolescenza. (3)
    • L’età di conclusione dell'adolescenza è difficile da definire in quanto risente dell’influenza della cultura di appartenenza e dipende dalle caratteristiche individuali, si concorda di porre come conclusione il raggiungimento della maggiore età con la scelta della facoltà universitaria o con l’ingresso nel mondo del lavoro.
    • 172. Vi è la necessità di elaborare e aderire a nuovi valori, criticando e talvolta opponendosi all’autorità genitoriale, tuttavia è presente anche la necessità di appoggiarsi ancora al sostegno fornito dai genitori.
    • 173. Appare fondamentale l'atteggiamento dei genitori in questa fase.
    • 174. Il gruppo di pari diventa fondamentale perché è il luogo dove si elaborano le problematiche adolescenziali.
    • 175. L'impulsività è un elemento caratteristico di questa età, è un meccanismo di autoregolazione.
    • 176. Acting out = meccanismo difensivo tramite il quale la persona affronta conflitti emotivi e fonti interne o esterne di stress agendo senza riflettere o senza preoccuparsi delle possibili conseguenze negative.
  • 177. Disturbi della condotta alimentare in adolescenza. (1)
    • Essi sono considerati paradigma della malattia psichiatrica complessa, in essi interagiscono fattori individuali, familiari e psicosociali.
    • 178. Nel mondo occidentale l’1% circa delle ragazze tra 12 e 18 anni soffre di anoressia nervosa.
    • 179. Questi disturbi sono espressione dei modelli culturali e relazionali delle famiglie e della società contemporanea.
    • 180. Nelle adolescenti con DCA si riscontra:
        • Falso sé con difetto nelle relazioni oggettuali precoci.
        • 181. Personalità di tipo borderline.
        • 182. Scarsa identità psicosociale dei componenti della famiglia.
        • 183. Potrebbe esserci una figura paterna debole.
        • 184. Continua pressione sociale ad essere magre.
    • Si nota in ragazze con DCA l'inseguimento della perfezione assoluta senza considerare i propri aspetti soggettivi, c'è un “corpo assente” dovuto al continuo dimagrimento e un disinvestimento totale degli aspetti sessuali e delle relazioni con l’altro sesso.
    • 185. Le ragazze tendono a negare il loro stato di malattia.
  • 186. Disturbi della condotta alimentare in adolescenza. (2)
    • Solitamente il crollo di un adolescente con DCA avviene durante i colloqui ed è l'adolescente stesso a palesare l'impossibilità di continuare in questo modo.
    • 187. La volontà di guarigione è bloccata dal senso di colpa che non permette di mangiare, perciò è importante all'interno della terapia arrivare a mangiare con il gruppo di pari ma soprattutto è importante nutrire questi ragazzi anche dal punto di vista affettivo.
    • 188. Esistono tre segni caratteristici di rilevanza psicopatologica:
        • Disturbo dell’immagine corporea.
        • 189. Disturbo nella percezione e cognizione degli stimoli provenienti dal corpo e degli stati emozionali.
        • 190. Senso di onnipotenza associato al terrore di perdere il controllo sui propri istinti ed essere travolte dall’impulso di mangiare.
    • Nell’anoressia la filiforme immagine vista dagli altri è meno vera di quella vista dall’anoressica che osserva l’enorme e pesante parte di sé che deve continuamente scindere come strategia di sopravvivenza.
  • 191. Disturbi della condotta alimentare in adolescenza. (3)
    • È importante informare alla prevenzione primaria in modo da poter intervenire prima che il disturbo diventi cronico.
    • 192. Nel 10% dei casi questi disturbi portano alla morte.
    • 193. Esistono dei sintomi associati che precedono la malattia come sintomi depressivi, ossessivo-compulsivi oppure la paura di mangiare in pubblico.
    • 194. Le ragazze con DCA hanno vergogna della propria malattia e cercano di nascondere la perdita di peso con abiti larghi.
    • 195. In alcuni casi è necessario condurre terapie o interventi a livello famigliare.
    • 196. Nelle forme più restrittive e/o gravi non si guarisce ma l'unica soluzione è cercare un compromesso che consenta di sopravvivere.
    • 197. I casi maschili di DCA sono simili a quelli femminili e sono spesso associati ad un disturbo dell'identità sessuale (è possibile non riconoscersi nel proprio sesso oppure non riconoscere il proprio orientamento sessuale).
  • 198. Disturbi della condotta alimentare in adolescenza, anoressia nervosa. (1)
    • Il DSM IV individua 4 criteri diagnostici dell'anoressia nervosa:
        • rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per età e statura.
        • 199. intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.
        • 200. alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.
        • 201. nelle femmine dopo il menarca amenorrea da almeno 3 cicli mestruali consecutivi.
    • L'anoressia nervosa può essere con modalità restrittive oppure con abbuffate seguite da condotte di eliminazione.
    • 202. L'anoressia nervosa si accompagna ad altre morbosità di tipo psichiatrico come la depressione o l'abuso di alcool e sostanze oppure condotte siucidarie.
  • 203. Disturbi della condotta alimentare in adolescenza, anoressia nervosa. (2)
    • L'amenorrea è un sintomo somatico precoce che in genere spaventa sia le ragazze che i famigliari, poiché ci si rende conto che il corpo comincia a cedere.
    • 204. La presenza di amenorrea prevede l'accesso alle strutture di cura con una presa in carico multidisciplinare.
    • 205. Altri sintomi evidenti possono essere la secchezza della cute, cicatrici o callosità sul dorso delle mani, nei casi più gravi si può riscontrare anche lopecia.
    • 206. È necessaria la presa in carico multidisciplinare in regime ambulatoriale o di ricovero, inoltre sono utili anche colloqui con i genitori che spesso manifestano della resistenza alla presa di coscienza del problema.
  • 207. Disturbi della condotta alimentare in adolescenza, bulimia nervosa. (1)
    • La bulimia nervosa non è caratterizzata da una perdita di peso consistente.
    • 208. Il DSM IV individua 5 criteri diagnostici per la bulimia nervosa:
        • Ricorrenti abbuffate.
        • 209. Ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso (vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi, digiuno o esercizio fisico eccessivo).
        • 210. Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana, per tre mesi.
        • 211. I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei.
        • 212. L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di AN.
    • Nelle fasi più critiche può manifestarsi anche un deterioramento cognitivo.
  • 213. Disturbi della condotta alimentare in adolescenza, EDNOS. (1)
    • L'EDNOS è una categoria che racchiude tutti quei disturbi che non rientrano pienamente né nell'anoressia nervosa, né in quella della bulimia nervosa.
    • 214. In questa categoria è possibile trovare casi in cui:
      • Sono soddisfatti tutti i criteri per AN, ma il soggetto ha cicli mestruali regolari.
      • 215. Sono soddisfatti tutti i criteri per AN, ma nonostante una significativa perdita di peso, l’attuale peso del soggetto è nel range normale.
      • 216. Sono soddisfatti tutti i criteri per BU, ma le abbuffate e i meccanismi compensatori si manifestano con una frequenza inferiore a due volte a settimana o con una durata inferiore a 3 mesi.
      • 217. È presente una pratica regolare di comportamenti compensatori inappropriati da parte di un soggetto di peso normale dopo aver mangiato piccole quantità di cibo.
      • 218. Il soggetto ripetutamente mastica e sputa, ma senza deglutire, grandi quantità di cibo.
      • 219. Vi sono ricorrenti abbuffate in assenza di uso regolare di comportamenti compensatori inappropriati caratteristici della BU.
  • 220. Disturbi di personalità. (1)
    • Personalità = modi di percepire, rapportarsi e pensare, nei confronti dell'ambiente e di sé stessi.
    • 221. Disturbi di personalità = tratti di personalità rigidi e non adattivi che causano una significativa compromissione del funzionamento sociale o lavorativo, oppure una sofferenza soggettiva.
    • 222. I disturbi di personalità sono un gruppo eterogeneo di patologie nell'età evolutiva che possono “sparire” con il processo evolutivo oppure peggiorare.
    • 223. Nel DSM IV questi disturbi sono classificati in 3 gruppi:
      • Disturbi paranoide, schizoide e schizotipico;
      • 224. Disturbi borderline, narcisistico, antisociale, isterico e istrionico
      • 225. Disturbi ossessivo-compulsivi, evitante e dipendente.
    • È particolarmente difficile riconoscere e diagnosticare i disturbi di personalità in adolescenza poiché questa fase è caratterizzata da trasformazioni che alterano l'equilibrio pre-esistente.
  • 226. Disturbi di personalità, borderline. (1)
    • Alcuni autori hanno avanzato l’ipotesi che un arresto dello sviluppo tra il secondo e il terzo anno di vita possa essere alla base del disturbo della costruzione del Sé tipico del disturbo borderline di personalità; ma anche le interazioni familiari nel loro complesso sembrano rivestire un ruolo importante.
    • 227. Nei maschi si riscontrano manifestazioni più esternalizzate rispetto alle femmine e provano piacere nell’essere aggressivi, sadici e nel mettere in atto comportamenti di bullismo.
    • 228. Le femmine hanno la tendenza ad esprimere emozioni in una maniera esagerata e teatrale; inoltre presentano un atteggiamento seduttivo.
    • 229. Sono molti i fattori eziologici individuati come per esempio fattori biologici e genetici, traumi sessuali e fisici durante l’infanzia, oppure relazioni problematiche genitori-bambini.
  • 230. Disturbi di personalità, borderline. (2)
    • Il DSM IV lo descrive come una modalità pervasiva di instabilità nelle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’affettività, con una marcata impulsività, comparsa entro la prima età adulta e presente in vari contesti, come indicato da almeno cinque (o più) dei seguenti elementi:
      • Tentativi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono;
      • 231. Modalità di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzata dall’alternanza di idealizzazione e svalutazione;
      • 232. Alterazione dell’identità;
      • 233. Impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto, quali spendere, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate.
      • 234. Ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari o automutilanti;
      • 235. Instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore;
      • 236. Rabbia immotivata o intensa difficoltà a controllare la rabbia;
      • 237. Ideazione paranoide, o gravi sintomi dissociativi transitori, correlati a eventi stressanti.
  • 238. Disturbi di personalità, borderline. (3)
    • Caratteristiche psichiche del disturbo borderline di personalità:
      • Scarsa integrazione dell’Io.
      • 239. Scarso senso dell’identità.
      • 240. Mancanza del controllo degli impulsi, bassa tolleranza alla frustrazione, all’ansia e alla depressione.
      • 241. Debole capacità di sublimazione.
      • 242. Il contatto con la realtà è in genere presente, anche se il bambino richiede la presenza dell’oggetto per mantenerlo.
      • 243. Meccanismi di difesa basati sulla scissione.
  • 244. I disturbi della comunicazione. (1)
    • Linguaggio = capacità di codificare il pensiero.
    • 245. Lingua = un codice, cioè un sistema arbitrario ma coerente di segni governato da regole convenzionali.
    • 246. La natura del linguaggio si compone di:
        • Suono ͢ fonologia (capacità di produrre e discriminare i suoni specifici di un linguaggio).
        • 247. Significato ͢ semantica (studio del significato).
        • 248. Contesto ͢ pragmatica (abilità di usare il linguaggio nell'interazione con l'altro).
    • Esistono disturbi della comunicazione diversi per i vari livelli sopra indicati.
    • 249. Caratteristiche del linguaggio sono la creatività di produrre una gran quantità di messaggi e l'arbitrarietà nella relazione tra suoni e significato.
    • 250. Le tappe dello sviluppo del linguaggio sono le più variabili.
  • 251. I disturbi della comunicazione. (2)
    • In principio non si ha un linguaggio vero e proprio ma i comportamenti esprimono i propri bisogni, verso i 10 mesi compaiono comportamenti chiaramente comunicativi come il pointing.
    • 252. Ogni area segue poi delle sue tappe di sviluppo specifiche.
    • 253. Anche il linguaggio dipende dall'azione del SNC, in particolare interessa 2 aree: quella di Wernicke, dove si analizza il linguaggio parlato; e l'area di Broca che è deputata alla produzione del linguaggio.
    • 254. I gesti comunicativi appaiono prima del linguaggio ed essi si suddividono in:
        • Deittici: sono sempre collegati al contesto in cui si trova il bambino e sono usati soprattutto come richiesta o per attirare l'attenzione su di sé o su degli oggetti.
        • 255. Referenziali: sono gesti che il bambino impara indipendentemente dal contesto, associata a questi vi è l'acquisizione delle prime parole.
    • Esistono errori tipici nelle prime fasi dello sviluppo lessicale, ovvero la sovraestensione, la sottoestensione oppure la sovrapposizione.
  • 256. I disturbi della comunicazione. (3)
    • I disturbi della comunicazione vengono classificati sia nel ICD-10 sia nel DSM IV:
        • Disturbo dell’espressione del linguaggio: non vi è una causa certa ma si possono presentare influenze genetiche o ritardi nella maturazione cerebrale. I sintomi variano a seconda della gravità e dell'età del bambino, comunque il linguaggio è più povero rispetto ai coetanei anche se solitamente la comprensione è adeguata. La diagnosi è eseguita tramite test standardizzati per età escludendo a priori altri deficit per esempio di tipo uditivo. Si può incorrere in afasia acquisita e mutismo elettivo.
        • 257. Disturbo misto dell’espressione e ricezione di linguaggio: non vi è una causa nota, si riscontra una riduzione nella capacità di comprensione del linguaggio anche se sono presenti prestazioni intellettive non verbali adeguate all'età. Solitamente si accompagna a dislessia e/o discalculia. La diagnosi è effettuata con test standardizzati per età.
  • 258. I disturbi della comunicazione. (4)
        • Disturbo della fonazione: le cause possono essere determinazioni genetiche, deficit neurologici oppure deprivazione ambientale. Si hanno emissioni di suoni inappropriati per lo stadio evolutivo, è il disturbo più frequente ma anche il più debole poiché la riabilitazione è in ogni caso possibile con delle sedute dal logopedista.
        • 259. Balbuzie: è un'anomalia del normale fluire e della cadenza dell'eloquio, inadeguati per l'età del soggetto. Essa può essere tonica (con prolungamenti involontari di alcuni fonemi), clonica (con ripetizione involontaria ed esplosiva di una sillaba) o entrambe; può essere accompagnata da tic e può sparire quando si canta o si parla con oggetti inanimati o animali.
        • 260. Disturbo della comunicazione non altrimenti specificato.
  • 261. Epilessia. (1)
    • Una crisi epilettica è un episodio parossistico, ovvero con un inizio e una fine violenta, direttamente generato da una scarica elettrica abnorme e improvvisa.
    • 262. Epilessia è una condizione cronica caratterizzata dalla ricorrenza nel tempo e in modo apparentemente spontaneo di crisi epilettiche.
    • 263. Dunque avere una crisi epilettica non vuol dire essere epilettico.
    • 264. Lo stato di male epilettico è una condizione in cui o una crisi si protrae per più di 30’ o si ripetono più crisi per un periodo prolungato così frequentemente da non consentire recupero tra un episodio e l’altro. In questo caso è previsto il ricovero ospedaliero poiché c'è la possibilità di riportare danni anche gravi.
    • 265. Le crisi epilettiche sono diversificate a livello di fenomeni motori e sensitivi.
    • 266. In Italia 500000 persone sono affette da epilessia e nella maggior parte dei casi questa insorge prima dei 20 anni.
    • 267. L'eziologia è multifattoriale e può essere definita secondaria se dovuta ad incidenti o altro.
  • 268. Epilessia. (2)
    • L'epilessia è un disturbo costituzionale o acquisito dell'eccitabilità neuronale, si osserva ipereccitabilità e ipersincronia.
    • 269. Ci sono diversi modi per classificare le crisi epilettiche:
        • Per quanto riguarda la causa si hanno crisi idiopatiche, ovvero crisi di cui non si trova una causa; o crisi sintomatiche i casi in cui si identifica una causa specifica; oppure crisi criptogenetiche in cui non vi è una causa precisa anche se le analisi indicano la presenza di una causa sintomatica.
        • 270. Per quanto riguarda la tipologia di crisi si possono avere crisi parziali, originate e collocate in un'area precisa del cervello; oppure crisi generalizzate che coinvolgono tutte le parti del cervello provocando anche un alterazione di coscienza. Esistono poi anche crisi focali secondariamente generalizzate, in cui la crisi parte da un area del cervello e si espande fino ad interessarlo interamente.
    • L'epilessia idiopatica è la più benigna e all'aumentare dell'età vi è la possibilità di scomparsa delle crisi.
  • 271. Epilessia. (3)
    • L'epilessia sintomatica ha potenzialità maligna e può essere dovuta a PCI oppure può associarsi a un ritardo psicomotorio o insufficienza mentale più o meno grave.
    • 272. Le crisi generalizzate vengono classificate in modo internazionale così:
      • Assenze: brevi sospensioni della coscienza della durata di pochi secondi con inizio improvviso. Il bambino rimane bloccato o assente, non sempre sono percettibili infatti talora si crede siano sintomo di disattenzione a scuola.
      • 273. Crisi miocloniche: presenta mini scosse.
      • 274. Crisi cloniche: presenta scosse sincrone, ritmiche e violente che interessano i 4 arti.
      • 275. Crisi toniche: contrattura diffusa e breve fase flessoria degli arti.
      • 276. Crisi tonico-cloniche: perdita di coscienza, caduta a terra, si ha poi una fase tonica e una fase clonica.
      • 277. Crisi atoniche.
  • 278. Epilessia. (4)
    • Esistono 2 sindromi tipiche dell'epilessia:
      • Sindrome di West: ha esordio nel primo anno di vita e provoca spasmi infantili prevalentemente al risveglio o all'addormentamento, con deterioramento neuropsichico. Se criptogenetica (10-40%) si ha un normale sviluppo psicomotorio e un normale quadro neurologico e neuroradiologico. Se è sintomatica (60-90%) si può avere una preesistente compromissione neuropsichica e un evidenza clinica e/o neuroradiologica di danno cerebrale.
      • 279. Sindrome di Lennox-Gastaut
    • Le crisi febbrili sono eventi critici convulsivi età-correlati (3 mesi-5 anni) in corso di febbre senza evidenza di infezioni del SNC o causa definita. Passano con l'età e non prevedono la comparsa di crisi epilettiche successive.
    • 280. L'encefalopatia epilettica è una condizione nella quale si verifica un deterioramento delle funzioni cognitive, sensoriali e/o motorie come conseguenza di un’”attività epilettica” consistente in crisi frequenti.
  • 281. Epilessia. (5)
    • In caso di crisi isolate non è prevista alcun trattamento particolare a parte la messa in posizione di sicurezza e il non cercare di bloccare le eventuali convulsioni.
    • 282. In caso di crisi in serie o ripetute è prevista la somministrazione di benzodiazepine.
  • 283. Cefalea in età pediatrica. (1)
    • Il trattamento di una cefalea è un atto medico complesso che richiede competenze specifiche ed esperienza.
    • 284. Cefalea = dolore, di qualsiasi genesi, localizzato al capo che può essere essenziale o sintomatica.
    • 285. L'approccio clinico in questo caso prevede un anamnesi della cefalea ovvero la verifica dei seguenti aspetti:
        • qualità, intensità e localizzazione del dolore;
        • 286. andamento temporale;
        • 287. frequenza e durata degli attacchi;
        • 288. segni o sintomi precedenti o associati alla cefalea;
        • 289. risposta ai farmaci.
    • Si possono distinguere diverse tipologie di cefalee ognuna causata da una serie di aspetti diversi:
        • Cefalea acuta.
        • 290. Cefalea acuta ricorrente.
        • 291. Cefalea cronica progressiva.
        • 292. Cefalea cronica non progressiva.
  • 293. Cefalea in età pediatrica. (2)
    • Tra le cefalee essenziali si distinguono:
      • L'emicrania: è la forma più comune di mal di testa e si distingue in senz'aura e con aura.
      • 294. L'emicrania senz'aura solitamente è un dolore pulsante unilaterale, anche se nei bambini può essere anche bilaterale, solitamente ha una durata che va dalle 4 ore ai 3 giorni. Essa può essere provocata da eccesso o difetto di sonno, cibi particolari, pasti abbondanti o digiuno, stress, alcool, mestruazioni, ovulazione. Il silenzio e il buio sono fattori che allevianti mentre lo sforzo fisico è un fattore aggravante.
      • 295. L'emicrania con aura presenta i sintomi dell'emicrania senza aura ma è preceduta da sintomi transitori ( aura ) rappresentati da disturbi visivi, disturbi della sensibilità e/o della parola. L'aura ha una durata dai 5 ai 60 minuti ed è sempre poi seguita dal dolore emicranico.
  • 296. Cefalea in età pediatrica. (3)
      • La cefalea tensiva: è il classico cerchio alla testa, banale quando episodico e stressante quando è cronico. La durata è variabile e la frequenza può essere sporadica come quotidiana. I fattori scatenanti sono spesso lo stress, le posture sbagliate o fattori psicologici, di aiuto sono il riposo e il distrarsi.
      • 297. Cefalea a grappolo
      • 298. Cefalea cronica parossistica
    • Per il trattamento della cefalea è opportuno una corretta diagnosi e un periodo di osservazione in cui il paziente compili un diario della cefalea e in cui si cercano di capire i fattori scatenanti. In genere si prescrive una profilassi blanda a meno che non si individuino dei casi particolari.
  • 299. ADHD. (1)
    • Disturbo da deficit di attenzione e iperattività.
    • 300. Il disturbo è caratterizzato di inattenzione e iperattività (=difficoltà a organizzare azioni complesse, cambiamento rapido da una attività all’altra, sempre in movimento “come mossi da un motorino”). Questi non sono provocati da un ritardo mentale ma da una difficoltà di autocontrollo e nella capacità di pianificazione.
    • 301. Il DSM IV pone dei criteri diagnostici come un esordio prima dei 7 anni, una durata maggiore di 6 mesi ed episodi evidenti in almeno due contesti diversi.
    • 302. Alcuni dei sintomi della inattenzione:
        • Scarsa cura per i dettagli, errori di distrazione.
        • 303. Sembra non ascoltare quando si parla con lui/lei.
        • 304. Non segue le istruzioni, non porta a termine le attività.
        • 305. Ha difficoltà ad organizzarsi.
        • 306. Evita le attività che richiedano attenzione sostenuta.
        • 307. Perde gli oggetti.
  • 308. ADHD. (2)
    • Alcuni sintomi dell'iperattività:
        • Irrequieto, non riesce a stare fermo sulla sedia.
        • 309. In classe si alza spesso anche quando dovrebbe stare seduto.
        • 310. Ha difficoltà a giocare tranquillamente.
        • 311. Parla eccessivamente.
        • 312. Risponde prima che la domanda sia completata.
        • 313. Ha difficoltà ad aspettare il proprio turno.
        • 314. Interrompe o si intromette nelle attività di coetanei o adulti.
    • L'ADHA in età prescolare è caratterizzata da alcuni aspetti come il massimo grado di iperattività, crisi di rabbia, litigiosità, assenza di paura e tendenza a incidenti, comportamenti aggressivi e disturbo del sonno.
    • 315. In età scolare invece si può notare la comparsa di disattenzione, difficoltà scolastiche, possibile riduzione della iperattività, comportamento oppositivo-provocatorio.
  • 316. ADHD. (3)
    • L'ADHD in adolescenza presenta disturbo dell’attenzione, riduzione del comportamento iperattivo, instabilità generale, condotte rischiose e bassa autostima.
    • 317. In età adulta questo disturbo comporta una sensazione soggettiva di tensione e di instabilità, intolleranza di vita sedentaria, condotte pericolose (sport, abitudini), difficoltà di organizzazione nel lavoro e nella vita quotidiana e rischio di marginalità sociale.
    • 318. I sintomi del disturbo in una situazione nuova o in un colloquio a due possono essere minimi o sparire.
    • 319. Il trattamento in questi casi prevede un approccio multimodale, si effettueranno interventi psico-comportamentali e una terapia medica.
  • 320. Il gioco. (1)
    • Il gioco rappresenta per il bambino un modo semplice e divertente per scoprire il mondo e la realtà circostante, affrontando anche le emozioni della vita ed imparando in tal modo anche a gestirle.
    • 321. La capacità di prestare attenzione e di rispettare alcune norme che i piccoli si danno prima di impostare il gioco, gettano le fondamenta per un successivo apprendimento a scuola e nella vita.
    • 322. Il gioco ha un importante ruolo sociale di interazione e di condivisione ed è un buon indicatore del suo livello di sviluppo.
    • 323. Nel bambino che ha difficoltà psicopatologiche, numerose e diverse “terapie attraverso il gioco” sono proposte e alcune di esse fanno incontestabilmente parte dell’azione terapeutica.
    • 324. Melanie Klein utilizza il gioco del bambino per arrivare a comprendere il significato simbolico inconscio e celato, solo così è possibile arrivare a capire le ansie e le angosce o i sensi di colpa del piccolo.
  • 325. Il gioco. (2)
    • Lo spazio gioco rappresenta per il bambino un area dell’illusione intermediaria tra interno ed esterno, essa inizialmente è proprietà comune della madre e del bambino, gradatamente il bambino piccolo acquista una certa autonomia in quest’area intermedia, soprattutto grazie al suo oggetto transizionale.
    • 326. L'oggetto transizionale = occupa il posto dell’oggetto della relazione primaria e precede lo stabilirsi della prova di realtà, il bambino esercita su di esso un controllo onnipotente ma allo stesso tempo reale.
    • 327. Una carente attività di gioco può compromettere lo sviluppo cognitivo del bambino, pertanto questa mancanza va indagata ed osservata, poiché intervenire sul piccolo permette di bloccare sviluppi di patologie o altro.
  • 328. Il gioco. (3)
    • Piaget ha fatto una classificazione delle tipologie di gioco:
      • I giochi di esercizio: caratteristici del periodo sensomotorio che vanno dalla nascita a circa due anni. Attraverso il gioco il bambino cerca di rendere armoniche le proprie azioni in base alle informazioni ricevute.
      • 329. I giochi simbolici: tra i 2 e i 7-8 anni. È il gioco del “far finta che” e permette la manipolazione e anche la produzione di immagini mentali.
      • 330. I giochi di regole: dapprima sono imitazioni del gioco dei bambini più grandi, poi si vanno organizzando spontaneamente dopo i 7-8 anni, essi caratterizzano la socializzazione del bambino e con l'età tendono a diventare più frequenti, dimostrando l'importanza delle relazioni e del codice sociale.
  • 331. Il gioco. (4)
    • I bambini con ritardo mentale hanno delle alterazioni nel gioco, infatti essi giocano poco, passando periodi abbastanza lunghi inattivi e preferiscono i giochi senza regole complicate (riproduzione ripetitiva di una stessa regola o l’alternanza periodica di due regole consecutive). Inoltre si nota una scarsa competitività.
    • 332. La maggior parte dei giochi del bambino autistico e psicotico consistono nel manipolare senza fine un oggetto attraverso schemi di azione assai ripetitivi e del tutto ripiegati sulla propria autosfera. In questi soggetti i giochi competitivi sono fuori dal loro interesse.
  • 333. Disturbi pervasivi dello sviluppo.
    • Secondo il DSM IV i disturbi pervasivi dello sviluppo sono disordini generalizzati dello sviluppo, tra cui:
        • Disturbo autistico.
        • 334. Disturbo di Rett.
        • 335. Disturbo disintegrativo dell’infanzia.
        • 336. Disturbo di Asperger.
        • 337. Disturbo generalizzato dello sviluppo non altrimenti specificato.
    • Le facoltà sociali, le capacità comunicative e le modalità di comportamento non evolvono in modo appropriato (forme progressive) o si perdono nell’infanzia (forme regressive) determinando:
        • Una menomazione qualitativa dell’interazione sociale reciproca.
        • 338. Una alterazione globale della comunicazione verbale e non verbale, e dell’attività immaginativa.
        • 339. Una marcata limitazione del repertorio di interessi e attività.
  • 340. Autismo. (1)
    • Il termine vuol dire “stato di chiusura in sé stesso”.
    • 341. Esso è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi 3 anni di vita anche se la diagnosi avviene in media verso i 5 anni.
    • 342. L'autismo interessa le aree dell'interazione sociale reciproca, l’abilità di comunicare idee e sentimenti e la capacita di stabilire relazioni con gli altri. Esso porta ad un deficit sociale.
    • 343. Si riscontrano modelli di comportamento ripetitivi.
    • 344. L'interazione sociale può essere compromessa sotto diversi aspetti nelle diverse fasi dello sviluppo, vi sono infatti:
        • Bambini tagliati fuori da qualsiasi contatto sociale (inaccessibili);
        • 345. Bambini che tendono ad isolarsi ma sono in grado di interagire quando sono sollecitati (passivi);
        • 346. Bambini che prendono iniziativa ma lo fanno in maniera inopportuna ed inappropriata (attivi ma bizzarri).
  • 347. Autismo. (2)
    • Nel 1943 Kanner definisce per primo l'autismo infantile precoce, a lui si rivolgevano famiglie che sospettavano la sordità del bambino. Egli sostenne la probabile natura congenita del disturbo.
    • 348. Nel 1978 M. Rutter specifica ulteriormente il quadro descritto da Kanner individuando in questi bambini: l'incapacità a sviluppare rapporti sociali, una particolare forma di ritardo del linguaggio con ecolalia e inversione pronominale e fenomeni rituali e compulsivi.
    • 349. L'autismo è una disabilità permanente ma le caratteristiche del deficit sociale assumono un’espressività variabile nel tempo anche in relazione agli interventi attuati.
    • 350. È una sindrome dalla genesi multifattoriale con una forte componente genetica, nella quale concorrono in misura diversa agenti biologici e ambientali.
    • 351. Non esiste “il gene” dell’autismo, ma più geni predisponenti.
  • 352. Autismo. (3)
    • Esistono diversi modelli interpretativi del funzionamento autistico:
        • Teoria socio affettiva: l’uomo nasce con una predisposizione innata ad interagire con l’altro, nell'autistico c'è un innata incapacità, biologicamente determinata, di interagire emozionalmente con l’altro. Si riscontra un incapacità sia nell'intersoggettività primaria (baby talking) sia in quella secondaria (entrare in relazione con l’altro condividendo con lui l’interesse per una terza cosa o persona).
        • 353. Teoria della mente: incapacità dell'autistico di prevedere i comportamenti degli altri. Nell’autistico non si osserva un’adeguata attivazione dei neuroni a specchio, che ci permettono di imitare l'altro e dunque di apprendere, e di capire cosa l'altro sta per fare. Vi è una netta correlazione tra attività dei neuroni specchio e gravità della malattia autistica.
  • 354. Autismo. (4)
        • Debolezza della coerenza centrale: vi è un incapacità di passare dal particolare al globale, si rimane ancorati a pochi stimoli e avendone a disposizione troppi si genera il caos. Il cambiamento di un dettaglio equivale al cambiamento del tutto.
        • 355. Teoria dell'alterazione delle funzioni esecutive: nell’autismo esisterebbero problemi nella possibilità di organizzare uno scenario mentale interiore al fine di portare a termine un compito. Un autistico che non può organizzare nella sua mente tutte le tappe necessarie a svolgere il compito che gli è stato richiesto entra in una situazione di stress.
    • Nell’autismo c'è una compromissione qualitativa della comunicazione sociale che in eta’ adulta si presenta o come assenza di linguaggio o con la presenza di linguaggio verbale qualitativamente compromesso.
    • 356. La mancanza del linguaggio non è accompagnata da un tentativo di compenso attraverso modalità alternative di comunicazione come gesti o mimica.
  • 357. Autismo. (5)
    • È possibile riscontrare un uso del linguaggio stereotipato, ripetitivo o eccentrico: ecolalia immediata, ecolalia differita, prosodia monotona, inversione pronominale e sintassi povera e immatura.
    • 358. Comportamento auto- ed eterolesivo come battere la testa, mordere, graffiare e tirare i capelli possono essere indice di uno stato di angoscia o stress.
    • 359. Per evitare le reazioni di angoscia è necessario mantenere il più possibile una stabilità ambientale, e stimolare una maggior flessibilità a poco a poco.
    • 360. Lasciando che sia l’autistico ad iniziare il contatto fa in modo che il soggetto ha il tempo di percepire ed elaborare le sensazioni.
    • 361. In questi soggetti è presente una grande eterogeneità per quanto riguarda lo sviluppo cognitivo; nel 40% dei bambini autistici si riscontra un ritardo mentale moderato, grave o gravissimo.
    • 362. L’apprendimento nell'autistico è condizionato dal contesto percettivo in cui è stato acquisito per questo è più opportuno acquisire abilità nei contesti in cui possono essere concretamente utilizzate.
  • 363. Autismo. (6)
    • L'autismo può essere accompagnato da altri disturbi come disturbi del sonno, dell'alimentazione, gastrointestinali oppure allergie o intolleranze alimentari. Frequente è anche l'associazione con l'epilessia.
    • 364. Le scale diagnostiche utilizzate per l'autismo sono ADOS (Autism Diagnostic Observation Schedule) che valuta il comportamento sociale, l'uso della vocalizzazione/linguaggio e dei gesti in situazioni sociali e il gioco/interessi; oppure la scala CARS (Childhood Autism Rating Scale) un test adatto anche per gli adulti che distingue tra non autistico, autismo lieve/medio, autismo grave; oppure la PEP-R (Psycho-Educational Prophile – Revised) utile per formulare strategie di intervento, per seguire l’evoluzione del paziente nel tempo e per identificare le capacità emergenti.
    • 365. Nell’età adulta si presentano condizioni di disabilità, con gravi limitazioni nelle autonomie e nella vita sociale tra il 60-90% degli adulti autistici non sono autosufficienti.
  • 366. Autismo. (7)
    • L'intervento deve essere diversificato in base all'età, al livello cognitivo e all'entità della compromissione nelle aree di sviluppo.
    • 367. Qualsiasi intervento educativo deve essere pensato a misura del singolo soggetto, facendo costantemente riferimento alla sua motivazione e al feedback inoltre deve essere sistematico e procedere per piccole unità di comportamento, per poi passare ad altre via via più ampie e complesse.
    • 368. Nell'età prescolare l'intervento persegue solo finalità abilitative, con l'età scolare si aggiungono le finalità adattative all'ambiente.
    • 369. Nell'adolescenza è possibile notare o un netto miglioramento o un drastico peggioramento, a questa età si tenta di correggere i comportamenti disadattivi.
    • 370. È importante coinvolgere i genitori del bambino dalla diagnosi alla terapia, inoltre è consigliabile fare una terapia famigliare con l'obiettivo del sostegno psicologico.
    • 371. Le bandiere rosse dell'autismo:
  • 372.
    • Difficoltà a stare con gli
      altri bambini
      2. Insistenza sulla costanza; resistenza al cambiamento
      3. Manifestazioni di riso inappropriate
      4. Mancanza di reale paura dei pericoli
      5. Contatto oculare scarso o assente
      6. Gioco bizzarro sostenuto nel tempo
       
       
       
       
  • 373.
      7. Apparente insensibilitàal dolore
      8. Ecolalia
      9. Preferenza a rimanere solo, isolato
      10.Mancata reciprocità nelle “coccole”
      11. Ruotare gli oggetti in modo ossessivo
      12.Mancata risposta alle indicazioni verbali
  • 374.
      13. Attaccamento inappropriato agli oggetti
      14. Difficoltà ad esprimere bisogni; uso di gesti al posto delle parole
      15. Evidente eccesso o estrema scarsezza di attivià fisica
      16. Episodi di ansia-collera senza apparente motivo
      17. Mancata risposta ai normali sistemi educativi
      18 Abilità grosso e fino-motorie incongrue
  • 375. Sindrome di Asperger e disturbo disintegrativo della fanciullezza.
    • Asperger (1944): descrive il caso di 4 bambini con una sindrome denominata “disturbo autistico della personalità dell’infanzia” che presentavano in particolar modo un disturbo dell’integrazione sociale a fronte di normali capacità cognitive.
    • 376. A differenza dei bambini con disturbo autistico questi bambini hanno un intelligenza normale.
    • 377. Lo sviluppo psicomotorio, del linguaggio e del livello intellettivo sostanzialmente adeguati più compromessa tuttavia è la capacità di relazione sociale e la varietà degli interessi sociali.
    • 378. Il disturbo disintegrativo della fanciullezza è raro e più frequente nei maschi, l'esordio avviene dopo uno sviluppo apparentemente normale nei primi 2 anni si ha la perdita di capacità già acquisite come le capacità sociali o comportamento adattivo, il controllo degli sfinteri o il gioco.
  • 379. Sindrome di Rett.
    • Rett (1966): osserva in un gruppo di ragazze un insolito disturbo evolutivo, caratterizzato da un grave deterioramento neurologico e peculiari aspetti comportamentali.
    • 380. L'esordio è alla fine del 1° anno, dopo un periodo di sviluppo normale; si nota un ritardo dello sviluppo.
    • 381. Caratteristica fondamentale di questa sindrome è l'aprassia, particolarmente accentuata nelle mani, che la bambina muove continuamente in modo stereotipato, come se le stesse lavando.
    • 382. Il linguaggio è assente, la deambulazione difficoltosa e spesso è presente epilessia, tuttavia gli aspetti autistici in genere scompaiono con la crescita.
  • 383. Malattie neuromuscolari.
    • Le malattie neuromuscolari possono essere di diverso tipo:
        • Malattia delle corna anteriori del midollo.
        • 384. Neuropatie congenite sensitive e/o motorie.
        • 385. Disordini della giunzione neuromuscolare.
        • 386. Miopatie congenite.
        • 387. Distrofie muscolari.
        • 388. Malattie metaboliche.
    • Le distrofie muscolari sono malattie ereditarie caratterizzate da degenerazione delle miofibre, esse possono portare a:
        • Debolezza muscolare.
        • 389. Contratture.
        • 390. Cardiomiopatia.
    • Le distrofie muscolari di Duchenne e Becker sono mutazioni nel gene della distrofina sul cromosoma X causano rispettivamente proteina assente o ridotta.
  • 391. Distrofia muscolare di Duchenne.
    • È la più frequente e più conosciuta tra le malattie muscolari degenerative dell’infanzia, colpisce maggiormente i maschi e ha un esordio tra i 2 e i 5 anni.
    • 392. In bambini con questa distrofia si nota un lieve ritardo nell’acquisizione delle tappe motorie e in particolare della deambulazione, e talora ritardo nell’acquisizione del linguaggio.
    • 393. Sono frequenti le cadute e la difficoltà a salire le scale; è presente il segno di Gowers = ogni movimento viene fatto una tappa alla volta, per esempio quando ci si alza dalla sedia è necessario fare leva con le braccia sulle gambe.
    • 394. L'evoluzione della malattia prevede la perdita della deambulazione autonoma a circa 12 anni e a 20 anni circa il decesso a causa delle complicanze cardiache e respiratorie.
    • 395. La terapia prevede la presa in carico globale, pluri-specialistica, da parte di un centro specializzato che sia in grado di gestire i molteplici aspetti della malattia, in relazione all’evoluzione clinica, e comprensiva di un attento supporto emotivo per tutto il nucleo familiare.
  • 396. Distrofia muscolare di Becker, distrofia miotonica o sindrome di Steinert e distrofia facio-scapolo-omerale.
    • La distrofia muscolare di Becker è una forma più benigna di distrofia muscolare con sintomi più lievi ed un decorso più lento. L'esordio è verso i 12 anni, la perdita della deambulazione intorno ai 27 e l'età media del decesso a 42 anni.
    • 397. La distrofia miotonica ha un insorgenza tardiva e i sintomi compaiono dopo la 3° decade. Si nota un precoce coinvolgimento della testa e del collo con limitazione dei movimenti extraoculari.
    • 398. Miotonia = contrazione prolungata di certi muscoli dopo percussione o stimolazione elettrica e ritardo di rilascio dopo contrazione volontaria (stretta di mano).
    • 399. Esiste una forma di distrofia miotonica congenita in cui si riscontrano: ipotonia neonatale, ritardo psicomotorio e paralisi facciale. È la madre a trasmettere la malattia.
    • 400. La distrofia facio-scapolo-omerale è una forma relativamente benigna, asimmetrica e senza il coinvolgimento cardiaco. In essa si osserva un deficit di abduzione della spalla e scapole alate, l'aspettativa di vita è comunque normale.
  • 401. Miopatie metaboliche, mitocondriali e congenite.
    • Sono presenti due forme di miopatie metaboliche:
        • Episodi di debolezza acuta e reversibile.
        • 402. Debolezza muscolare progressiva con affaticamento precoce.
    • Le miopatie mitocondriali variano da forme con lievi di deficit di forza progressiva dei muscoli extraoculari a gravi miopatie infantili (anche fatali). Vengono trasmesse attraverso ereditarietà materna.
    • 403. Le miopatie congenite hanno un esordio nel periodo perinatale con decorso non progressivo o molto lentamente progressivo. Si riscontra il floppy baby.
  • 404. Malattie infiammatorie del muscolo.
    • Polimiosite: colpisce gli adulti ed ha un esordio subacuto e insidioso per alcuni mesi. Presenta debolezza prossimale spesso senza mialgie, un coinvolgimento cardiaco con problemi sia di conduzione che cardiomiopatia.
    • 405. Dermatomiosite: si presenta con un rash che precede l'interessamento muscolare: eritema intorno alle palpebre, poi guance e collo. Inseguito eritemi sulle dita e gomiti.
    • 406. Miosite a corpi inclusi: colpisce i maschi anziani, si notano debolezza facciale e disfagia.
    • 407. Solo la poliomiosite e la dermatomiosite rispondono al trattamento.
  • 408. Atrofie muscolari spinali (SMA).
    • Le “SMA” sono caratterizzate da progressiva debolezza muscolare dovuta a degenerazione e perdita di neuroni localizzati nelle corna anteriori del midollo.
    • 409. L’esordio è variabile dal periodo prenatale alla giovinezza.
    • 410. È possibile distinguere:
        • SMA tipo 0: a esordio prenatale, con artrogriposi, grave e immediata compromissione respiratoria.
        • 411. SMA tipo I: a esordio nel primo semestre, con impossibilità a raggiungere il controllo del capo.
        • 412. SMA tipo II: a esordio nel secondo semestre, con acquisizione della stazione seduta e impossibilità al passaggio alla stazione eretta.
        • 413. SMA tipo III: a esordio nel secondo anno di vita, con raggiungimento della deambulazione autonoma ma con caratteristiche patologiche.
        • 414. SMA tipo IV: a esordio nell’età adulta.
  • 415. Disturbi d'ansia. (1)
    • Ansia = attesa, anticipazione di un evento percepito come difficilmente controllabile e non sempre con un oggetto preciso.
    • 416. L'ansia come risposta fisiologica è utile quando fa percepire il pericolo e reagire aumentando le capacità di adattamento. Diventa invece patologica quando si perde il controllo delle proprie emozioni.
    • 417. L'ansia può associarsi ad altri tipi di sintomi come quelli depressivi, disturbi dell'attenzione, ecc.
    • 418. Di fronte ad una situazione ansiogena il bambino può cercare di evitarla, adottare comportamenti controfobici o cercare un sostegno sociale, mentre quando la situazione ansiogena è continua o cronica il bambino può aumentare il livello di allerta fino a un “crollo” e, nel tempo, può strutturare una vera e propria psicopatologia.
  • 419. Disturbi d'ansia. (2)
    • Si possono riconoscere diversi disturbi d'ansia:
    • Sindrome d’ansia da separazione: ansia inappropriata rispetto al livello di sviluppo ed eccessiva che riguarda la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato. La durata dell’anomalia è di almeno 4 settimane e l’esordio è prima dei 18 anni. Un disturbo da ansia da separazione è la fobia scolare. Possono presentarsi crisi di pianto e/o di collera in occasione delle separazioni, anche temporanee.
    • 420. Sindrome da ansia sociale: diffidenza verso gli estranei ed intensa apprensione di fronte a situazioni nuove e/o di fronte ad estranei, essa compare in età precoce e nei soggetti più grandi si esplicita con paura del giudizio altrui e difficoltà a parlare in pubblico.
    • 421. Sindrome ansiosa generalizzata: ansia generalizzata e persistente, che non insorge in risposta ad alcuna particolare circostanza ambientale, si manifesta prevalentemente attraverso sintomi fisici. L’elemento di malessere nei bambini più grandi può essere verbalizzata mentre nei più piccoli si traduce in correlati somatici.
  • 422. Disturbi d'ansia. (3)
    • Fobie: paura di un oggetto senza giustificazione con intensa angoscia.
        • Agorafobia: timore di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi.
        • 423. Fobia specifica: timore eccessivo e inadeguato conseguente all'esposizione a uno specifico oggetto o situazione. Le reazioni possono essere molto violente.
        • 424. Diversi sottotipi di fobie specifiche.
        • 425. Fobia sociale: paura marcata e persistente di situazioni sociali o prestazionali nelle quali la persona è esposta ad individui non famigliari e al possibile giudizio degli altri.
    • Attacchi di panico (con o senza agorafobia): periodo di intensa paura o sofferenza accompagnato da sintomi somatici e cognitivi. Ha un inizio improvviso e una durata limitata con un picco verso i 10 minuti.
  • 426. Disturbi d'ansia. (4)
    • Disturbo ossessivo-compulsivo: presenza di ossessioni e/o compulsioni che interferiscono con la vita del soggetto.
    • 427. Ossessione = idea, immagine o impulso che disturba o infastidisce la persona che la esperisce.
    • 428. Compulsione = comportamento ripetitivo, intenzionale e finalizzato che la persona si sente obbligata a mettere in atto in risposta a un’ossessione
    • 429. Disturbo post-traumatico da stress: esso può essere causato da:
    • Un evento anomalo e particolarmente grave.
    • 430. Un evento non anomalo ma percepito come eccessivamente stressante dal soggetto.
    • 431. L’effetto cumulativo di microtraumi.
    • 432. Si nota un aumento dello stato d’ansia di fronte a situazioni che possono ricordare l’episodio traumatico e tentativi di non pensare all'evento traumatico. Gli effetti a lungo tempo possono essere depressione, disturbi dell’apprendimento e disturbi di personalità.
  • 433. Disturbi dell'umore.
    • Prima della metà del XIX secolo era negata la possibilità che i bambini potesse sviluppare disturbi dell’umore.
    • 434. Associazione di alterazioni specifiche dell’umore, turbe dei ritmi biologici e compromissione dell’adattamento socio-relazionale.
    • 435. Depressione = riduzione del tono dell’umore per la maggior parte del giorno, perdita di interesse o di piacere per quasi tutte le attività per la maggior parte del giorno, significativa perdita dell’appetito e pensieri ricorrenti di morte.
    • 436. Disturbo maniacale = Ipetrofica stima di sé e grandiosità, diminuito bisogno di sonno e maggiore loquacità del solito, distraibilità ed eccessivo coinvolgimento in attività con potenziali conseguenze dannose.
    • 437. In età evolutiva, la depressione si manifesta non solo col ritiro e l’inibizione (della motilità e/o del pensiero) ma anche con l’agitazione, l’iperattività e l’aggressività.
    • 438. Associati alla depressioni vi possono essere altri deficit, come quello di memoria, di attenzione, ecc.
  • 439. Disturbi del comportamento.
    • Si possono riscontrare:
        • Disturbo Oppositivo Provocatorio (ODD): almeno 4 dei seguenti sintomi; scoppi d’ira, polemico con gli adulti, sfida o rifiuta attivamente di seguire le indicazioni, disturba volutamente gli altri, scarica sugli altrui i propri errori o responsabilità, permaloso e infastidito dagli altri, irritabile e risentito, dispettoso e vendicativo. Le persone con questo disturbo hanno una modalità di comportamento negativistico, ostile e provocatorio.
        • 440. Disturbo di Condotta (CD): persistente modalità di condotta in cui i diritti fondamentali degli altri e le principali norme o regole sociali appropriate per l’età vengono violati. Si denota la mancanza di empatia, la scarsa capacità di riconoscere gli intenti degli altri in situazioni ambigue e la mancanza del senso di colpa o di rimorso. È importante raccogliere informazioni da fonti multiple.
        • 441. Disturbo di personalità antisociale: è un modo di “essere nel mondo” dominato dall’opposizione alle norme che regolano la convivenza sociale. Esiste una tipologia impulsiva ed una senza empatia.
  • 442. Disordini del movimento.
    • Alterazione del tono muscolare e presenza di movimenti anormali, ovvero movimenti involontari e non intenzionali, non tutti i movimenti involontari sono anormali come per esempio lo sbadiglio è un movimento involontario normale.In alcuni movimenti involontari è possibile un certo grado di controllo volontario come per i tics che però sono gli unici movimenti involontari che non scompaiono durante il sonno.
    • 443. Si possono distinguere:
        • Sindromi bradicinetico-rigide: sono poco frequenti in età pediatrica e comprendono bradicinesia, rigidità, tremore a riposo, perdita riflessi posturali e blocchi motori (freezing).
        • 444. Ipercinesie: ovvero tremore (oscillazione ritmica involontaria di una parte del corpo attorno alla posizione di equilibrio), corea (movimenti a riposo e/o durante movimenti intenzionali involontari, continui, bruschi, brevi, rapidi e irregolari che passano da una parte all’altra del corpo; per es. ballismo), distonia (contrazione muscolare tonica e sostenuta che frequentemente causa torsione e movimenti ripetitivi o posture anomale; per es. atetosi), tics e mioclono (contrazione brusca, istantanea di uno o più muscoli; per es. mioclono negativo).
  • 445. Coree.
    • Le coree possono essere acquisite o genetiche, le prime sono le più frequenti in età pediatrica.
    • 446. La corea di Huntington è una corea di tipo genetico, se l'esordio è in età adulta essa porta a demenza, epilessia e discinesie; mentre se l'esordio è in età pediatrica (< 15 anni) si avrà una forma rigida e altri fenotipi differenti.
    • 447. La corea di Sydenham porta ad una serie di disturbi correlati come per esempio l'ipotonia, la disartria, “Milking movements” o “segno del mungitore”, alterazione della scrittura, disturbo tono dell’umore, ADHD e disturbo ossessivo-compulsivo.
    • 448. La corea reumatica è per il 61% generalizzata e per il 39% unilaterale.
  • 449. Distonia.
    • La distonia si classifica in base all'età d'0esordio oppure in base alla distribuzione (focale, cioè singolo gruppo muscolare; segmentaria, ovvero due segmenti contigui o un’intera estremità; multifocale, cioè due o più segmenti non contigui; generalizzata; oppure emidistonia).
    • 450. Classificazione eziologica della distonia:
        • Distonia primaria/idiopatica
        • 451. Sindromi “Distonia-plus”: distonia con parkinsonismo (DOPA-responsive) e distonia con mioclono
        • 452. Distonia secondaria
        • 453. Distonia eredodegenerativa
  • 454. Mioclono e le stereotipie.
    • Il mioclono può essere:
    • In alcuni casi esso può essere provocato da stimoli e può essere ritmico o aritmico.
    • 457. Il mioclono negativo indica una breve e brusca interruzione della contrazione muscolare dunque è un fenomeno inverso al mioclono.
    • 458. Le stereotipie sono comportamenti motori ripetitivi, istintivi e afinalistici, che si ripetono con un pattern specifico sempre allo stesso modo (come se fosse una fotocopia) e che influenza marcatamente l’attività normale.
  • 459. Tics. (1)
    • I Tic sono movimenti rapidi, improvvisi, stereotipati o emissioni di suoni; sono “frammenti” della normale attività motoria o della produzione vocale.
    • 460. Essi possono essere:
        • Tic transitori (singoli/multipli motori/fonici): devono avere durata maggiore di 4 settimane ma inferiore all'anno. I tics transitori sono disturbi tipici dell’infanzia, generalmente sono motori, limitati al distretto facciale o agli superiori, più raramente ci sono tics fonici. I più colpiti sono i maschi.
        • 461. Tic cronici motori (singoli/multipli)o fonici: essi non devono essere motori e fonici concomitanti e devono avere una durata maggiore di 1 anno. I tics motori possono essere semplici ovvero con ammiccamento delle palpebre, movimenti degli occhi, smorfie, ecc; oppure complessi come il toccare gli oggetti o se stessi, gesti con le mani, girare o piegare il tronco. I tics fonici possono essere semplici ovvero schiarirsi la gola, tossire, emettere suoni senz senso; oppure complessi ovvero sillabe, parole o frasi, alterazioni del ritmo, parole scurrili, ecc.
  • 462. Tics (2) e sindrome di Gilles de la Tourette.
        • Tic isolati
        • 463. Tourette (ST): la durata deve essere maggiore di un anno e non devono esserci periodi liberi per più di 3 mesi.
    • La sindrome di Gilles de la Tourette presenta tics multipli, motori e vocali. In essa sono associati disturbi dell'attenzione con iperattività e disturbi ossessivi-compulsivi