USO E CLASSIFICAZIONE DEI PRONOMI
Il pronome è per sua natura un “sostituente”, cioè un termine che sta al posto
di un altro.
In linguistica, il pronome (dal latino pro-nomen, "al posto del nome") è una parte
variabile del discorso che si usa per sostituire una parte del testo precedente (anafora) o
successivo (catafora) oppure per riferirsi a un elemento del contesto in cui si svolge il
discorso (funzione deittica)
Vi sono diversi tipi di pronomi; nelle slides successive verranno descritti i rispettivi:
➢ PERSONALI
➢ POSSESSIVI
➢ DIMOSTRATIVI
➢ INDEFINITI
I PRONOMI PERSONALI
● Per quanto concerne il numero, il pronome personale indica la persona che
parla (1a persona), quella a cui si parla (2a persona) e quella di cui si parla
(3a persona).
Naturalmente a parlare o ad ascoltare potrebbero essere più persone. Vi
sono pertanto pronomi di prima, seconda e terza persona singolare,
pronomi di prima, seconda e terza persona plurale.
● In merito al genere, si nota che non è necessario specificare se le prime
due persone sono uomini o donne. Perciò i pronomi di prima e di
seconda persona hanno una sola forma che vale tanto per il maschile,
quanto per il femminile. Invece, per evitare ogni confusione sul genere
della persona di cui si parla, la quale può anche essere lontana, il
pronome di terza persona ha due forme: una maschile e una femminile.
Esistono due forme del pronome personale:
● - forme soggettive che servono per il soggetto (io, tu, egli, ecc.);
● - forme oblique che servono per i complementi diretti e di termine (me,
te; mi, ci, ecc.).
Tra le forme oblique o complementari si distinguono poi le voci toniche che
di solito seguono un verbo (ha chiamato me), da quelle atone che di solito lo
precedono (mi ha chiamato).
TABELLA
USO DEI PRONOMI PERSONALI
● Egli serve come pronome di persona
● esso sostituisce un nome di animale o cosa;
● fra ella ed essa non si osserva più la stessa netta differenza. La forma essa viene sempre più adoperata per
accennare a persone: ad esempio “Ho parlato con la segretaria; essa (o ella) mi ha assicurato che la mia
domanda è stata accolta”.
Lui – lei – loro si possono usare nei casi seguenti:
● Quando si vuol dare uno speciale rilievo al soggetto; in questo caso il pronome è collocato abitualmente
dopo il verbo (l'ha detto lui; ho chiamato proprio lei; sono state loro a chiamarmi)
● Quando svolgono una funzione soggettiva; in questo caso, i pronomi personali si preferiscono dopo
anche, neanche, nemmeno, pure, neppure (anche loro, neppure lui, nemmeno lei). Inoltre, sempre in
funzione soggettiva, ai pronomi personali si ricorre spesso nell'uso quotidiano e familiare (lui mi ha detto
che verrà, lei non ha parlato, loro sostengono di non sapere nulla).
Il pronome personale soggetto può essere rafforzato al singolare ed al plurale da stesso, stessi: io stesso,
tu stesso, egli stesso, ella stessa, noi stessi, ecc.; solo al plurale da altri, in unione con noi, voi (noi altri, voi
altri).
I PRONOMI POSSESSIVI
I pronomi possessivi indicano l'appartenenza di un oggetto (o essere) e
contemporaneamente il possessore. Hanno le stesse forme degli aggettivi: mio, tuo,
suo, nostro, vostro, loro, proprio che, invece di essere accompagnati da un nome, ne
fanno le veci.
Va notato che, mentre l'aggettivo possessivo in alcuni casi può fare a meno
dell'articolo, il pronome possessivo richiede sempre l'articolo, soprattutto quando si
vuol far rilevare un contrasto e quando il pronome, usato in forma assoluta, ha
valore di sostantivo: tu ami tua madre ed io la mia, tuo padre si è incontrato col mio;
il mio (ciò che posseggo) è a tua disposizione, non desidero il tuo danaro perché mi
basta il mio.
I pronomi possessivi possono riferirsi a persone oppure a cose sottintese
generalmente note: in risposta alla tua (lettera), essere dalla mia (parte), è uno dei
nostri (compagni, amici), salutami i miei (familiari).
TABELLA
PRONOMI DIMOSTRATIVI
Possiamo raggruppare i pronomi dimostrativi in 2 categorie:
● Quelli che hanno forme eguali agli aggettivi dimostrativi dai quali si distinguono per il fatto di
non essere accompagnati dai nomi. Le forme uguali a quelle dei corrispondenti aggettivi
sono: questo, codesto, quello, stesso, medesimo, tale, quale. Questi pronomi si declinano
come i corrispondenti aggettivi e, per quanto attiene alla differenza tra questo, codesto e
quello, vale ciò che è stato detto a proposito degli aggettivi di uguale forma; cioé che questo
indica persona o cosa vicina a chi parla, codesto indica persona o cosa vicina a chi ascolta, e
quello indica persona o cosa lontana da chi parla e da chi ascolta.
● Quelli non comuni agli aggettivi, che si usano soltanto nelle veci di nomi di persona sono:
questi, quegli, costui, costei, costoro, colui, colei, coloro, ciò. Questi e quegli si adoperano
soltanto in funzione di soggetto; in tutti gli altri casi si useranno le forme questo, quello: ad
esempio, Carlo e Giuseppe sono dei bravi ragazzi: questi è più estroso, quegli più studioso; a
questo piace la scienza, a quello l'arte. Costui, costei, costoro si riferiscono a persona vicina a
chi parla o a chi ascolta; colui, colei, coloro a persona lontana da chi parla o ascolta.
Il pronome ciò è invariabile, ha valore neutro e significa "questa cosa", "queste cose"; "quella
cosa", "quelle cose". Esso si usa tanto come soggetto, quanto come complemento: “Ciò mi
piace; Ho sentito ciò che hai detto”.
TABELLA
PRONOMI RELATIVI
Il pronome relativo mette in rapporto due proposizioni.
Le sue forme sono di due specie: invariabili (che, cui) e variabili (quale).
CHE → si può riferire indifferentemente a persona o a cosa, di qualunque genere e di qualunque
numero, significando il quale, la quale, i quali, le quali; e può essere usato solo come soggetto o
complemento oggetto: “il ragazzo che gioca; il giocatore che ha segnato più reti; le donne che hai
offeso; i prigionieri che sono stati liberati”.
Per gli altri complementi si devono usare le forme del pronome relativo il quale, la quale, cui, i quali,
le quali. Tuttavia, si può usare anche per indicare una circostanza temporale: Nell'anno che (= in
cui) sei nato; Nel tempo che (= in cui) voi eravate all'estero; Era il giorno che (= in cui) si
festeggiava il tuo compleanno.
L'uso del che può talvolta generare confusione o ambiguità; è bene, quindi, sostituirlo con le forme
il quale, la quale, ecc.: La moglie del dottore che mi hai presentato (la moglie o il dottore?). Non vi
sarà più ambiguità se si dirà: “La moglie del dottore, alla quale mi hai presentato”.
CUI → è pronome relativo, invariabile nel genere e nel numero; si usa soltanto come complemento
diverso dal complemento oggetto e significa: al quale, del quale, dal quale, col quale, ecc. secondo la
preposizione dalla quale è preceduto: ad esempio, Ecco la persona di cui (= della quale) ti ho
parlato. Sono cose a cui (= alle quali) non penso. E' un uomo con cui (= col quale) puoi parlare
liberamente. La casa in cui (= nella quale) abito si trova in via Carducci. Ti dico il motivo per cui
(per il quale) son venuto.
IL QUALE → Il quale è declinabile (il quale, la quale, al quale, del quale, i quali, le quali, ecc.) può
riferirsi indifferentemente a persona o a cosa, fungere da soggetto o da complemento oggetto
oppure da complemento indiretto. Esso occupa il primo posto nella proposizione di cui fa parte,
talora anche nel periodo; ad esempio: “Le automobili, delle quali mi hai parlato, sono molto belle.
Angela, alla quale mi avevi presentato, è una signora molto elegante”.
I PRONOMI INDEFINITI
I pronomi indefiniti si possono dividere in 2 categorie:
● La maggior parte degli aggettivi indefiniti diventano pronomi quando fanno le veci del nome;
essi sono: alcuno, ciascuno, altro, alquanto, altrettanto, molto, parecchio, poco, troppo, tanto,
quanto, tutto, certo, nessuno. (es: vedemmo alcuni piangere). Non possono essere pronomi
indefiniti gli aggettivi ogni, qualche, qualsivoglia, qualsiasi, qualunque, perché non si possono
usare senza un nome che li accompagni. I pronomi indefiniti che indicano
quantità, come: poco, molto, parecchio, troppo, tutto, tanto, quanto, nel singolare acquistano
un senso neutro con il significato di poche cose, molte cose, troppe cose, tante cose, quante
cose: ad esempio, mi contento del poco, mi basta poco, ho ricevuto troppo, ho dato molto,
diteci tutto.
● Alcuni pronomi indefiniti non hanno alcun corrispondente tra gli aggettivi della stessa
specie; essi sono: uno, qualcuno o qualcheduno, ognuno, che non hanno plurale e che si
usano come soggetto e come complemento: ad esempio, è venuto a casa con uno; qualcuno
mi darà l'informazione giusta; ognuno per sé; qualcheduno m'ha indicato la via.
CHIUNQUE → indeclinabile e comune ai due generi, si riferisce soltanto a persona ed è
contemporaneamente pronome indefinito e relativo, significando qualunque persona la quale; di conseguenza,
può essere usato soltanto come congiunzione tra due proposizioni: ad esempio, chiunque di noi è disposto a
rinunciare alla sua parte; a chiunque di voi spetta la ricompensa.In funzione di pronome relativo, chiunque si
costruisce con il congiuntivo: ad esempio, chiunque voglia, può richiedere le fatture; accoglieremo chiunque si
offra di aiutarci; chiunque venga, sarà ben accolto.
CHICCHESSIA → (forma pedantesca) si riferisce soltanto a persona, vale tanto per il maschile quanto per il
femminile, può essere usato come soggetto e come complemento, e significa qualunque persona. Essendo
pronome puramente indefinito e non anche relativo, si può usare al posto di chiunque quando non si debbano
congiungere due proposizioni: ad esempio, non m'importa di chicchessia; non lo dirò a chicchessia.
ALTRI → si riferisce solo a persona, è indeclinabile (perciò non va confuso con il declinabile altro) e significa
un'altra persona: ad esempio, Altri dirà che tu hai torto. Viene pure adoperato in correlazione con "taluno",
"alcuno": ad esempio: “Taluno sostiene questa tesi, altri è di diverso avviso”. L'espressione non altri che
significa: nessuno fuor che; ad esempio: “Non c'è altri che lui che possa aver detto queste cose”.
NIENTE, NULLA → sono indeclinabili e significano nessuna cosa. Se precedono il verbo, conferiscono un
significato negativo alla proposizione: ad esempio: “niente può farlo recedere dalla sua posizione; nulla è stato
deciso sulle cose da fare”. Se invece sono dopo il verbo, richiedono davanti allo stesso verbo la negazione non:
ad esempio: “non ha voluto niente; non devono sapere nulla”. Nelle proposizioni interrogative o condizionali,
niente e nulla hanno il significato di qualcosa: ad esempio: “Ti serve niente? Sai nulla?; Se niente ti occorre, io
son disposto ad aiutarti”.
TABELLA

Uso dei pronomi

  • 1.
  • 2.
    Il pronome èper sua natura un “sostituente”, cioè un termine che sta al posto di un altro. In linguistica, il pronome (dal latino pro-nomen, "al posto del nome") è una parte variabile del discorso che si usa per sostituire una parte del testo precedente (anafora) o successivo (catafora) oppure per riferirsi a un elemento del contesto in cui si svolge il discorso (funzione deittica) Vi sono diversi tipi di pronomi; nelle slides successive verranno descritti i rispettivi: ➢ PERSONALI ➢ POSSESSIVI ➢ DIMOSTRATIVI ➢ INDEFINITI
  • 3.
    I PRONOMI PERSONALI ●Per quanto concerne il numero, il pronome personale indica la persona che parla (1a persona), quella a cui si parla (2a persona) e quella di cui si parla (3a persona). Naturalmente a parlare o ad ascoltare potrebbero essere più persone. Vi sono pertanto pronomi di prima, seconda e terza persona singolare, pronomi di prima, seconda e terza persona plurale. ● In merito al genere, si nota che non è necessario specificare se le prime due persone sono uomini o donne. Perciò i pronomi di prima e di seconda persona hanno una sola forma che vale tanto per il maschile, quanto per il femminile. Invece, per evitare ogni confusione sul genere della persona di cui si parla, la quale può anche essere lontana, il pronome di terza persona ha due forme: una maschile e una femminile.
  • 4.
    Esistono due formedel pronome personale: ● - forme soggettive che servono per il soggetto (io, tu, egli, ecc.); ● - forme oblique che servono per i complementi diretti e di termine (me, te; mi, ci, ecc.). Tra le forme oblique o complementari si distinguono poi le voci toniche che di solito seguono un verbo (ha chiamato me), da quelle atone che di solito lo precedono (mi ha chiamato).
  • 5.
  • 6.
    USO DEI PRONOMIPERSONALI ● Egli serve come pronome di persona ● esso sostituisce un nome di animale o cosa; ● fra ella ed essa non si osserva più la stessa netta differenza. La forma essa viene sempre più adoperata per accennare a persone: ad esempio “Ho parlato con la segretaria; essa (o ella) mi ha assicurato che la mia domanda è stata accolta”. Lui – lei – loro si possono usare nei casi seguenti: ● Quando si vuol dare uno speciale rilievo al soggetto; in questo caso il pronome è collocato abitualmente dopo il verbo (l'ha detto lui; ho chiamato proprio lei; sono state loro a chiamarmi) ● Quando svolgono una funzione soggettiva; in questo caso, i pronomi personali si preferiscono dopo anche, neanche, nemmeno, pure, neppure (anche loro, neppure lui, nemmeno lei). Inoltre, sempre in funzione soggettiva, ai pronomi personali si ricorre spesso nell'uso quotidiano e familiare (lui mi ha detto che verrà, lei non ha parlato, loro sostengono di non sapere nulla). Il pronome personale soggetto può essere rafforzato al singolare ed al plurale da stesso, stessi: io stesso, tu stesso, egli stesso, ella stessa, noi stessi, ecc.; solo al plurale da altri, in unione con noi, voi (noi altri, voi altri).
  • 7.
    I PRONOMI POSSESSIVI Ipronomi possessivi indicano l'appartenenza di un oggetto (o essere) e contemporaneamente il possessore. Hanno le stesse forme degli aggettivi: mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, proprio che, invece di essere accompagnati da un nome, ne fanno le veci. Va notato che, mentre l'aggettivo possessivo in alcuni casi può fare a meno dell'articolo, il pronome possessivo richiede sempre l'articolo, soprattutto quando si vuol far rilevare un contrasto e quando il pronome, usato in forma assoluta, ha valore di sostantivo: tu ami tua madre ed io la mia, tuo padre si è incontrato col mio; il mio (ciò che posseggo) è a tua disposizione, non desidero il tuo danaro perché mi basta il mio. I pronomi possessivi possono riferirsi a persone oppure a cose sottintese generalmente note: in risposta alla tua (lettera), essere dalla mia (parte), è uno dei nostri (compagni, amici), salutami i miei (familiari).
  • 8.
  • 9.
    PRONOMI DIMOSTRATIVI Possiamo raggrupparei pronomi dimostrativi in 2 categorie: ● Quelli che hanno forme eguali agli aggettivi dimostrativi dai quali si distinguono per il fatto di non essere accompagnati dai nomi. Le forme uguali a quelle dei corrispondenti aggettivi sono: questo, codesto, quello, stesso, medesimo, tale, quale. Questi pronomi si declinano come i corrispondenti aggettivi e, per quanto attiene alla differenza tra questo, codesto e quello, vale ciò che è stato detto a proposito degli aggettivi di uguale forma; cioé che questo indica persona o cosa vicina a chi parla, codesto indica persona o cosa vicina a chi ascolta, e quello indica persona o cosa lontana da chi parla e da chi ascolta. ● Quelli non comuni agli aggettivi, che si usano soltanto nelle veci di nomi di persona sono: questi, quegli, costui, costei, costoro, colui, colei, coloro, ciò. Questi e quegli si adoperano soltanto in funzione di soggetto; in tutti gli altri casi si useranno le forme questo, quello: ad esempio, Carlo e Giuseppe sono dei bravi ragazzi: questi è più estroso, quegli più studioso; a questo piace la scienza, a quello l'arte. Costui, costei, costoro si riferiscono a persona vicina a chi parla o a chi ascolta; colui, colei, coloro a persona lontana da chi parla o ascolta. Il pronome ciò è invariabile, ha valore neutro e significa "questa cosa", "queste cose"; "quella cosa", "quelle cose". Esso si usa tanto come soggetto, quanto come complemento: “Ciò mi piace; Ho sentito ciò che hai detto”.
  • 10.
  • 11.
    PRONOMI RELATIVI Il pronomerelativo mette in rapporto due proposizioni. Le sue forme sono di due specie: invariabili (che, cui) e variabili (quale).
  • 12.
    CHE → sipuò riferire indifferentemente a persona o a cosa, di qualunque genere e di qualunque numero, significando il quale, la quale, i quali, le quali; e può essere usato solo come soggetto o complemento oggetto: “il ragazzo che gioca; il giocatore che ha segnato più reti; le donne che hai offeso; i prigionieri che sono stati liberati”. Per gli altri complementi si devono usare le forme del pronome relativo il quale, la quale, cui, i quali, le quali. Tuttavia, si può usare anche per indicare una circostanza temporale: Nell'anno che (= in cui) sei nato; Nel tempo che (= in cui) voi eravate all'estero; Era il giorno che (= in cui) si festeggiava il tuo compleanno. L'uso del che può talvolta generare confusione o ambiguità; è bene, quindi, sostituirlo con le forme il quale, la quale, ecc.: La moglie del dottore che mi hai presentato (la moglie o il dottore?). Non vi sarà più ambiguità se si dirà: “La moglie del dottore, alla quale mi hai presentato”. CUI → è pronome relativo, invariabile nel genere e nel numero; si usa soltanto come complemento diverso dal complemento oggetto e significa: al quale, del quale, dal quale, col quale, ecc. secondo la preposizione dalla quale è preceduto: ad esempio, Ecco la persona di cui (= della quale) ti ho parlato. Sono cose a cui (= alle quali) non penso. E' un uomo con cui (= col quale) puoi parlare liberamente. La casa in cui (= nella quale) abito si trova in via Carducci. Ti dico il motivo per cui (per il quale) son venuto. IL QUALE → Il quale è declinabile (il quale, la quale, al quale, del quale, i quali, le quali, ecc.) può riferirsi indifferentemente a persona o a cosa, fungere da soggetto o da complemento oggetto oppure da complemento indiretto. Esso occupa il primo posto nella proposizione di cui fa parte, talora anche nel periodo; ad esempio: “Le automobili, delle quali mi hai parlato, sono molto belle. Angela, alla quale mi avevi presentato, è una signora molto elegante”.
  • 13.
    I PRONOMI INDEFINITI Ipronomi indefiniti si possono dividere in 2 categorie: ● La maggior parte degli aggettivi indefiniti diventano pronomi quando fanno le veci del nome; essi sono: alcuno, ciascuno, altro, alquanto, altrettanto, molto, parecchio, poco, troppo, tanto, quanto, tutto, certo, nessuno. (es: vedemmo alcuni piangere). Non possono essere pronomi indefiniti gli aggettivi ogni, qualche, qualsivoglia, qualsiasi, qualunque, perché non si possono usare senza un nome che li accompagni. I pronomi indefiniti che indicano quantità, come: poco, molto, parecchio, troppo, tutto, tanto, quanto, nel singolare acquistano un senso neutro con il significato di poche cose, molte cose, troppe cose, tante cose, quante cose: ad esempio, mi contento del poco, mi basta poco, ho ricevuto troppo, ho dato molto, diteci tutto. ● Alcuni pronomi indefiniti non hanno alcun corrispondente tra gli aggettivi della stessa specie; essi sono: uno, qualcuno o qualcheduno, ognuno, che non hanno plurale e che si usano come soggetto e come complemento: ad esempio, è venuto a casa con uno; qualcuno mi darà l'informazione giusta; ognuno per sé; qualcheduno m'ha indicato la via.
  • 14.
    CHIUNQUE → indeclinabilee comune ai due generi, si riferisce soltanto a persona ed è contemporaneamente pronome indefinito e relativo, significando qualunque persona la quale; di conseguenza, può essere usato soltanto come congiunzione tra due proposizioni: ad esempio, chiunque di noi è disposto a rinunciare alla sua parte; a chiunque di voi spetta la ricompensa.In funzione di pronome relativo, chiunque si costruisce con il congiuntivo: ad esempio, chiunque voglia, può richiedere le fatture; accoglieremo chiunque si offra di aiutarci; chiunque venga, sarà ben accolto. CHICCHESSIA → (forma pedantesca) si riferisce soltanto a persona, vale tanto per il maschile quanto per il femminile, può essere usato come soggetto e come complemento, e significa qualunque persona. Essendo pronome puramente indefinito e non anche relativo, si può usare al posto di chiunque quando non si debbano congiungere due proposizioni: ad esempio, non m'importa di chicchessia; non lo dirò a chicchessia. ALTRI → si riferisce solo a persona, è indeclinabile (perciò non va confuso con il declinabile altro) e significa un'altra persona: ad esempio, Altri dirà che tu hai torto. Viene pure adoperato in correlazione con "taluno", "alcuno": ad esempio: “Taluno sostiene questa tesi, altri è di diverso avviso”. L'espressione non altri che significa: nessuno fuor che; ad esempio: “Non c'è altri che lui che possa aver detto queste cose”. NIENTE, NULLA → sono indeclinabili e significano nessuna cosa. Se precedono il verbo, conferiscono un significato negativo alla proposizione: ad esempio: “niente può farlo recedere dalla sua posizione; nulla è stato deciso sulle cose da fare”. Se invece sono dopo il verbo, richiedono davanti allo stesso verbo la negazione non: ad esempio: “non ha voluto niente; non devono sapere nulla”. Nelle proposizioni interrogative o condizionali, niente e nulla hanno il significato di qualcosa: ad esempio: “Ti serve niente? Sai nulla?; Se niente ti occorre, io son disposto ad aiutarti”.
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