Università degli Studi di Roma
                       “Sapienza”




                 Facoltà di Psicologia 2



                     Tesi di laurea:
 Gli sbocchi occupazionali dei laureati in Psicologia2:
un’analisi sulla Specialistica e sul Vecchio Ordinamento



                          Relatore

                  Prof.ssa Katia Santomieri


                         Candidato

                      Marika Porcelli

                           910804



                 Anno accademico 2009/2010
A mia madre e a mio padre
          che mi hanno sostenuto e appoggiato
                 dall’inizio della mia esistenza.

                                   Al mio amore,
    forza e centro gravitazionale del mio mondo.




2
Indice


ABSTRACT

CAPITOLO 1. GLI SBOCCHI OCCUPAZIONALI DEI LAUREATI: IL DIBATTITO
TEORICO …………………………………………………………………………………………..8

1.1 LA TRANSIZIONE SCUOLA - LAVORO …………………….................................................8

1.2 LE CARATTERISTICHE DELLA QUALITÀ DEL LAVORO ……………………………...14

1.3 CONCLUSIONI ………………………………………………………………………………..22

CAPITOLO 2. LE CARATTERISTICHE DEI LAUREATI ………………………………….24

2.1 ANALISI DI CONTESTO ……………………………………………………………………..24

2.2 ANALISI PER GRUPPI DISCIPLINARI ……………………………………………………..30

2.3 I LAUREATI IN PSICOLOGIA IN ITALIA ………………………………………………….33

CAPITOLO 3 LA QUALITA’ DEL LAVORO PER I LAUREATI IN PSICOLOGIA2 .…..38

3.1 METODOLOGIA ………………………………………………………………………………38

3.2 DESCRIZIONE DEL CAMPIONE ……………………………………………………………41

3.3 CARATTERISTICHE OCCUPAZIONALI …………………………………………………...44

3.3_1 ANALISI DELLE CORRISPONDENZE MULTIPLE ……………………………………..56

3.3_2 CLUSTER ANALYSIS ……………………………………………………………………..61

CAPITOLO 4 CONCLUSIONI ………………………………………………………………….66

BIBLIOGRAFIA ………………………………………………………………………………….70

SITOGRAFIA …………………………………………………………………………………….72




                                              3
ABSTRACT


Il lavoro di analisi dei dati di seguito presentato si inserisce all’interno di un progetto di ricerca più
ampio sugli sbocchi occupazionali dei laureati in Psicologia2, realizzato nell’ambito delle attività
dell’Osservatorio sul mercato del lavoro della facoltà di Psicologia 2 (Cattedra di Sociologia del
Lavoro). La finalità della ricerca è stata quella di analizzare le caratteristiche degli impieghi,
verificare la coerenza del lavoro con il titolo acquisito, analizzare i tempi e le modalità di accesso al
mondo del lavoro e valutare la soddisfazione nei confronti del lavoro svolto.
Oggetto di questa tesi è la qualità del lavoro dei laureati all’uscita dall’Università. I dati raccolti
dall’indagine condotta sui laureati in Psicologia2 nell’anno accademico 2008/2009, consentono di
effettuare un confronto tra i laureati nei corsi del vecchio ordinamento e i primi laureati nei corsi
specialistici.
Il principale obiettivo dell’analisi è quello di indagare le caratteristiche dell’occupazione dei neo-
laureati e mettere in evidenza quali sono le principali dimensioni in grado di dar conto della qualità
del lavoro di questa categoria di lavoratori. In particolare, nell’analisi della qualità del lavoro si
terrà conto di alcune dimensioni principali: - condizione economica; - condizione occupazionale; -
efficacia del titolo conseguito nel lavoro svolto; - soddisfazione lavorativa.
L'analisi dei dati è stata condotta sui laureati nella specialistica e nel vecchio ordinamento,
rispettivamente 192 e 202, della facoltà di Psicolgia2-Sapienza nell'arco temporale 2002-2007. Le
principali tecniche di analisi utilizzate sono l’analisi delle frequenze e delle tavole di contingenza, il
chi², l’analisi delle corrispondenze multiple e la cluster analysis.
I risultati mettono in evidenza come la percentuale di laureati occupati è del 64,4% nella
specialistica di Psicologia2 e del 52,5% nel vecchio ordinamento di Psicologia2; questo dato sembra
al di sotto alle medie nazionali: il tasso di occupazione è pari al 73,8% per i laureati nella
specialistica e al 66,6% per i laureati nel vecchio ordinamento (dati Almalaurea).
Dall’analisi condotta emerge che i laureati nella specialistica sono “i più bravi” (in quanto i primi
laureati post-riforma), oltre che “i più veloci”, e presentano performance accademiche nettamente
superiori rispetto ai laureati del vecchio ordinamento.
Per quanto riguarda la qualità del lavoro l’analisi mette in evidenza come il 40,3% dei laureati della
specialistica ha un contratto di collaborazione, al contrario dei laureati pre-riforma che, nel 41,7%
dei casi, è occupato in un lavoro dipendente. I laureati di entrambi i corsi di laurea svolgono nella
maggior parte dei casi una professione intellettuale, scientifica e di elevata specializzazione (43,1%
per la specialistica e 47% per il vecchio ordinamento).

                                                    4
Interessante notare i risultati emersi dall’incidenza della variabile “distanza dalla laurea” sulle
caratteristiche contrattuali dei laureati di Psicologia2: nella specialistica, con il passaggio da 1 a 2
anni ed oltre aumentano i contratti autonomi e dipendenti, diminuiscono i contratti atipici e aumenta
la possibilità di svolgere un lavoro a tempo pieno. Nel vecchio ordinamento, con il passaggio da 1 a
3 anni ed oltre dalla laurea c’è un netto aumento di contratti di collaborazione (da 18,8% ad un anno
a 39,4% a 3 anni dalla laurea).
Per entrambi i corsi di laurea la distanza dalla laurea incide sulla congruenza del lavoro svolto:
infatti, con il crescere della distanza aumentano le possibilità di trovare lavori congruenti, che
consentono di utilizzare in misura elevata le competenze universitarie.
Il reddito è una dimensione molto importante che contribuisce a definire la qualità di lavoro:
l’analisi rileva che i laureati Spec-Benessere e VO-Sviluppo hanno un guadagno mensile (da 450 a
850 euro/mese) che nella maggior parte dei casi si colloca al di sotto del livello di reddito
maggiormente percepito dai loro colleghi di Spec-Formazione e VO-Lavoro (da 850 a 1.250
euro/mese).
Per quanto riguarda la dimensione dell’efficacia, entrambi i corsi di laurea presentano percentuali
più elevate in corrispondenza delle categorie che indicano un’elevata efficacia della laurea (utilizzo
delle competenze universitarie, adeguatezza del titolo conseguito per il lavoro svolto, richiesta per
legge del titolo di studio ed efficacia stessa della laurea). Una differenza che si può rilevare riguarda
l’indirizzo Formazione della specialistica, per i quali, nella maggior parte dei casi, il titolo di studio
è richiesto per legge per svolgere l’attività lavorativa, mentre per gli altri gruppi la categoria
prevalente è “né richiesta ma utile”.


Dall’analisi delle corrispondenze multiple, emergono due dimensioni fattoriali che insieme
contribuiscono a definire la qualità del lavoro dei neo-laureati in Psicologia2: la prima dimensione
riguarda l’efficacia della laurea, “elevata efficacia vs bassa efficacia”, e la seconda dimensione
riguarda le caratteristiche del lavoro, “lavoro stabile vs lavoro precario”. Il primo fattore da conto di
tutte le caratteristiche sull’efficacia della laurea, sull’utilizzo della laurea, sull’adeguatezza della
laurea svolta, sulla richiesta della laurea per legge, sulla congruenza dell’ambito lavorativo con il
titolo conseguito e sulla tipologia professionale. Mentre, il secondo fattore da conto di tutte le
caratteristiche riguardanti l’occupazione dei laureati, ossia il reddito, la tipologia di lavoro, il tipo di
contratto, la durata e la soddisfazione lavorativa.
Infine, l’analisi dei cluster mette in evidenza la presenza di 4 gruppi così caratterizzati. I primi due
gruppi sembrano caratterizzare soprattuto i laureati nella specialistica:

                                                      5
1- “I Migliori” (Spe-Form), che rappresentano il 39% del campione, hanno un lavoro di
   elevata qualità e si collocano nel III quadrante del piano ortogonale. In questo primo gruppo
   troviamo i laureati che svolgono un lavoro in cui la laurea che possiedono si rivela molto
   adeguata. Infatti, per il lavoro che svolgono la laurea necessaria si rivela esclusivamente
   quella che loro possiedono, il titolo viene richiesto per legge e si rivela molto efficace,
   inoltre, le competenze universitarie vengono utilizzate in misura molto elevata nello
   svolgimento del loro lavoro. Per quanto riguarda le caratteristiche del lavoro, questo primo
   gruppo si caratterizza maggiormente per il fatto di lavorare a tempo pieno, di svolgere un
   lavoro autonomo e di avere un reddito mensile elevato tra 851 a 1.250 euro mensili. In
   definitiva, questi laureati si dichiarano abbastanza soddisfatti del lavoro che fanno. Per
   quanto riguarda le caratteristiche relative alle esperienze lavorative pregresse e alle azioni di
   ricerca, per questo gruppo sembra significativo il fatto di aver trovato un lavoro coerente in
   un periodo successivo alla laurea e di aver intrapreso la ricerca di lavoro subito dopo il
   conseguimento del titolo. L’occupazione trovata rappresenta, per questi laureati, il primo
   ingresso nel mercato del lavoro, la prima esperienza lavorativa avuta dalla laurea al
   momento dell’intervista.
2- “Gli Insoddisfatti” (Spe-Ben), che rappresentano il 30% del campione, si collocano nel II
   quadrante del piano ortogonale. Per quanto riguarda le caratteristiche occupazionali, questo
   gruppo si caratterizza prevalentemente per il fatto di lavorare con contratti di collaborazione,
   con un orario ridotto, di svolgere professioni tecniche, nel terzo settore, a tempo determinato
   e con una bassa retribuzione mensile (fino a 450 euro). Nonostante questi aspetti di
   precarietà lavorativa, questo gruppo di laureati presente un lavoro congruente. In definitiva,
   questi laureati si dichiarano poco soddisfatti del lavoro che fanno. Per quanto riguarda la
   dimensione dell’efficacia della laurea, per questo gruppo il titolo conseguito non è richiesto
   per l’attività lavorativa svolta anche se risulta necessario e le competenze universitarie
   sembrano essere poco utilizzate.
Per gli altri due gruppi sembra che la laurea non ha nessun impatto sugli sbocchi occupazionali
in quanto si tratta di persone che avevano già un lavoro (gli studi non incidono sulle opportunità
occupazionali). D’altra parte è importante evidenziare come le successive due cluster sono
anche le meno numerose.
3- “I Soddisfatti”, che rappresentano il 18,7% del campione, si collocano nel IV quadrante del
   piano ortogonale. La laurea non è richiesta per l’attività lavorativa anche se risulta utile e le
   competenze acquisite durante l’università risultano poco utilizzate. Per quanto riguarda le

                                               6
caratteristiche occupazionali, questo terzo gruppo sembra contraddistinguersi per un’elevata
   stabilità: contratto a tempo indeterminato, reddito molto elevato (da 1.251 a 1.850 euro al
   mese)e lavoro a tempo pieno. I laureati appartenenti a questo gruppo si dichiarano molto
   soddisfatti del lavoro che svolgono, nonostante sia un’occupazione incongruente. Inoltre,
   risulta essere significativo lo svolgere al momento dell’intervista l’occupazione che avevano
   prima della laurea.
4- “Gli intrappolati”, che rappresentano il 12,6% del campione, hanno un lavoro precario e la
   laurea non è efficace per il tipo di lavoro ottenuto (completa assenza della qualità del lavoro)
   e si collocano al I quadrante del piano ortogonale. Questo cluster si caratterizza per la totale
   assenza dell’incidenza della dimensione dell’efficacia della laurea e la totale inutilità delle
   competenze universitarie per il lavoro trovato, inoltre, il titolo non è richiesto né utile per
   l’occupazione. Il lavoro svolto si dimostra incongruente con gli sbocchi professionali offerti
   dall’indirizzo di studio. In definitiva, i laureati appartenenti a questo gruppo si dichiarano
   per niente soddisfatti del lavoro che svolgono. Le tipologie professionali prevalenti per
   questo gruppo sono: le professioni impiegatizie e le professioni qualificate nelle attività
   commerciali e nei servizi. Per quanto riguarda le esperienze pregresse i laureati di questo
   gruppo dichiarano di aver effettuato in precedenza lavori occasionali non attinenti al proprio
   titolo di studio, in cui seguendo le indicazione della Franchi sono rimasti intrappolati.




                                              7
CAPITOLO 1. Gli sbocchi occupazionali dei laureati: il dibattito teorico



1.1 LA TRANSIZIONE SCUOLA-LAVORO
Il tema della transizione scuola-lavoro è sempre stato motivo di dibattito fra gli studiosi. Da qualche
anno la maggior parte degli autori sono giunti alla stessa conclusione, ossia non si può più parlare di
un ingresso nel mondo del lavoro per i laureati netto e collocabile temporalmente, come accadeva
nell’era fordista. Attualmente è preferibile concepire la transizione dallo studio al lavoro come un
processo di progressivo avvicinamento tra scuola e lavoro che può prevedere tempi lunghi, battute
d’arresto, inversioni di rotta, periodi più o meno lunghi di sovrapposizione tra studio e lavoro
(Rostan 2005). La transizione dei giovani laureati è legata ad una fase di passaggio graduale e
caratterizzata maggiormente dalla flessibilità e dalla costruzione di strategie; questa fase di vita
sconosciuta è contraddistinta da adattamento e apprendimento.
Per le aziende il conseguimento degli studi universitari sembra essere una condizione necessaria ma
non sufficiente per il giovane che approda nel mondo del lavoro, in quanto non dispone in quel
momento di abilità e capacità compatibili con le caratteristiche del mercato del lavoro. Da ciò si può
dedurre la motivazione per cui nelle prime esperienze lavorative, il laureato accetti di buon grado un
lavoro al di sotto della propria formazione, e di conseguenza anche una retribuzione bassa. Il
giovane percepisce la propria mancanza di esperienza come un difetto da dover correggere prima di
poter ambire ad un lavoro intellettualmente e retributivamente all’altezza della propria formazione.
Quindi aspetti determinati nella scelta del primo lavoro sono un’ occupazione in grado di accrescere
il bagaglio formativo ed esperienziale del laureato, seppur andando incontro al fenomeno
dell’overeducation1.
Il percorso intrapreso dai giovani alla fine della carriera universitaria non è né semplice né lineare.
Il sentimento comune ad ogni neolaureato è il senso di incertezza, derivante dall’abbandono da
parte delle università al momento dell’entrata effettiva nel mondo del lavoro e soprattutto dalla
difficoltà di individuare con precisione, all’inizio della propria vita lavorativa, non solo gli sbocchi
professionale offerti dal corso di laurea2, ma anche le attitudini e gli obiettivi da perseguire. Per
quanto riguarda gli obiettivi, essi possono mutare: maturano le capacità e le competenze grazie
all’esperienza pratica nel mondo del lavoro, aumentano le informazioni di cui si dispone, ma


1
  Con il termine overeducation viene generalmente indicato l'eccesso di istruzione dei lavoratori rispetto alla mansione
effettivamente svolta.
2
  Le università al momento dell’iscrizione delle matricole descrivono poco chiaramente gli sbocchi professionali e i
curricula dei diversi corsi di laurea.
                                                            8
cambiano anche i desideri, si precisano meglio le preferenze e così modifica il progetto, a volte
anche radicalmente (Franchi 2005).
Si tratta di un cammino in cui si procede per tentativi e sperimentazioni, condizionato, oltre che
dalle aspettative ed esperienze, dalle risorse offerte dalla famiglia di origine, dalla rete di relazioni
sociali e dal contesto culturale.
Esistono diversi paradigmi che la letteratura utilizza per la transizione formazione-lavoro, inteso
come processo non pre-determinato. L’approccio strutturalista pone l’accento sui vincoli e sui
condizionamenti derivanti dalla famiglia di origine per quanto riguarda l’inserimento lavorativo. Il
bagaglio culturale e sociale della famiglia plasma gli orientamenti e le attitudini, le scelte
scolastiche e professionale dei giovani.
Mentre l’approccio razionalista, identificato col paradigma costi/benefici, pone l’accento sui calcoli
razionali compiuti dagli individui per prevedere i vantaggi e i costi delle alternative in gioco.
Entrambi i paradigmi si discostano dal concetto di transizione, in quanto sottovalutano sia
l’interazione tra aspettative ed esperienza, sia il ruolo dell’apprendimento che da essa deriva.
Una teoria in grado di spiegare in maniera corretta l’idea di transizione come fase di passaggio è
l’ipotesi delle carriere esterne. Essa ritiene che le variegate forme di lavoro instabile attraverso cui
passano i giovani all’uscita dalle università costituiscono tappe fondamentali, le quali portano verso
condizioni di lavoro via via più soddisfacenti e verso una concreta prospettiva di un’occupazione
dipendente a tempo indeterminato oppure di un lavoro autonomo ed effettivo. Quindi quest’ipotesi
risulta più adeguata per descrivere il passaggio tra scuola e lavoro nella fase attuale, poiché
sottolinea l’importanza di un percorso caratterizzato da spostamenti nel mercato del lavoro, con
passaggi attraverso differenti esperienze di lavoro e di formazione, il cui obiettivo è l’acquisizione
di competenze spendibili lavorativamente. Percorso che dovrebbe condurre ad una posizione
lavorativa soddisfacente (Franchi 2005).
La rapidità di ingresso nel mondo del lavoro è influenzata soprattutto dalla scelta dello studente di
proseguire o meno con una formazione post universitaria. Scelta effettuata per sopperire un senso di
inadeguatezza delle conoscenze acquisite all’università o per non rimanere inoccupato nel periodo
successivo il conseguimento del titolo di studio, o ancora perché indispensabile per esercitare una
determinata professione (come nelle facoltà di Medicina e Giurisprudenza).
L’indagine Almalaurea 2009 evidenzia su un campione di 161.568 laureati un tasso di occupazione 3
pari al 57,5% ad un anno dalla laurea. La quota di coloro che hanno partecipato ad un’attività di
formazione è pari al 37,6% del collettivo indagato, di cui più della metà occupato in attività di

3
 Definizione Istat- Forze di lavoro = si considerano occupati tutti coloro che dichiarano di svolgere un’attività. Anche
di formazione, purchè retribuita.
                                                            9
tirocinio o pratica (12,5%) e stage in azienda (14,5%). Importante sottolineare la tipologia
lavorativa dei laureati ad 1 anno dalla laurea: il 43,5 % del totale ha un lavoro atipico 4, mentre il
39,3% ha un lavoro stabile5. Dati questi che supportano la teoria secondo cui i laureati subito dopo
la laurea accetterebbero condizioni contrattuali atipiche e con mansioni retributivamente al di sotto
di quanto sarebbe lecito attendersi da un lungo investimento in istruzione, in cambio di esperienza.


Uno studio condotto in Italia, Olanda e Stati Uniti (Bernardi, Gangl e Van de Werfhorst 2004)
analizza la correlazione tra velocità di ingresso nel mondo del lavoro e qualità del primo lavoro
ottenuto. L’analisi rileva l’esistenza di due modelli di transizione: 1) slow but good; 2) fast but bad.
Secondo gli autori un approdo posticipato alla stabilità lavorativa si assocerebbe ad una maggiore
coerenza tra lavoro e titolo di studio, ad un più elevato utilizzo delle competenze e ad una più
elevata soddisfazione (slow but good). Al contrario, un ingresso troppo affrettato porterebbe ad una
minore coerenza col titolo di studio ma ad una maggiore retribuzione a cinque anni dalla laurea
(fast but bad).
Inoltre, l’indagine ha messo in evidenza le varie differenze esistenti sui tempi di transizione al
primo lavoro e sulla qualità del primo lavoro nei tre paesi presi in considerazione.
Queste differenze possono imputate a diversi fattori: ai sistemi di istruzione, al mercato del lavoro
locale e ai diversi tipi di welfare6. L’indagine ha preso in esame questi paesi perché rappresentativi
di differenti transizioni scuola-lavoro. Per quanto riguardo i sistemi di istruzione è di grande
interesse il sistema di istruzione Olandese: esiste un sistema duale di istruzione, ossia un
apprendimento basato sulla formazione professionale, in cui gli studenti hanno la possibilità di
associare la “scuola vera e propria” con l’apprendimento di una professione. Mentre, negli Stati
Uniti e in Italia la formazione professionale è molto più debole: l’istruzione viene meno orientata al
mercato del lavoro.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro sono maggiormente facilitati i laureati americani. Il
sistema di istruzione americano è prevalentemente privato e permette una maggiore facilità
nell’ingresso lavorativo per i laureati, supportato proprio dalle stesse aziende che sovvenzionano le
4
   Lavoro atipico rappresenta la somma delle modalità “tempo determinato”(21,2%), “collaborazione/consulenza”
(17,7%) e “altro contratto atipico” (4,7%).
5
  Lavoro stabile rappresenta la somma delle modalità “autonomo” (8,6%) e “tempo indeterminato “ (30,8%).
6
  Lo Stato sociale, conosciuto anche come welfare state (stato di benessere tradotto letteralmente dall'inglese), è un
sistema di norme con il quale lo Stato cerca di eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, aiutando
in particolar modo i ceti meno benestanti. Lo Stato sociale è un sistema che si propone di fornire servizi e garantire
diritti considerati essenziali per un tenore di vita accettabile: Assistenza sanitaria; Pubblica istruzione; Indennità di
disoccupazione, sussidi familiari; Accesso alle risorse culturali; Assistenza d'invalidità e di vecchiaia; Difesa
dell'ambiente naturale.


                                                            10
università. Quindi, negli Stati Uniti le persone con un elevato livello di istruzione riescono a trovare
più velocemente e facilmente un lavoro rispetto a persone con un basso livello di formazione.
L’Italia e l’Olanda in questo caso presentano la stessa situazione, ossia non esiste una sostanziale
differenza di velocità di transizione scuola-lavoro per coloro che hanno un titolo più elevato e
coloro che dichiarano un livello di istruzione più basso.
Per quanto riguarda il welfare di questi stati è interessante notare come Olanda e Stati Uniti si
pongono ai vertici di un ipotetica linea continua di livelli di welfare, mentre l’Italia si colloca al
centro del continuum. L’Olanda è senza dubbio il paese in cui i giovani laureati vengono aiutati
maggiormente dallo stato nella transizione scuola-lavoro. Infatti, il paese elargisce bonus pubblici ai
giovani, in forma di supporto reddituale e di sussidio per l’abitazione, permettendo loro una più
ponderata e “tranquilla” transizione verso il lavoro. Gli Stati Uniti, invece, non danno nessun
supporto e nessuna garanzia di stabilità ai giovani che lavorano. Il modello statunitense di sicurezza
sociale deriva da una visione del mondo molto corporate, risponde cioè a logiche imprenditoriali,
mercantili, di conseguenza i dipendenti non hanno protezioni elevate del posto di lavoro da parte
dello stato. Al contrario, l’Italia presenta un’alta protezione dei dipendenti a livello lavorativo;
infatti le misure politiche governative rendono molto difficile licenziare i lavoratori senza un
motivo più che valido. Tuttavia lo stato locale non supporta in nessun modo i giovani nella
transizione scuola-lavoro. Deficit colmato, nella maggior parte dei casi, dall’appoggio familiare,
che permette ai giovani laureati di decidere la velocità dei tempi di ingresso al primo lavoro.
Da questo quadro emerge che i tre paesi hanno modi diversi nel gestire il primo ingresso nel mondo
del lavoro dei laureati. Negli Stati Uniti esiste una velocità di ingresso nel mondo del lavoro per i
neolaureati molto elevata, a discapito però della qualità del lavoro (fast but bad). Questa situazione
è dovuta alla pressione di entrata esercitata dalle imprese che finanziano le università e al
consequenziale disinteresse presentato dallo stato. Mentre, sia l’Italia sia l’Olanda presentano un
approdo posticipato alla stabilità lavorativa, presentando una maggiore qualità del primo lavoro
(slow but good). Questo più lento approdo al lavoro è possibile nel primo caso grazie al sostegno a
lungo termine della famiglia, nel secondo caso ai sussidi destinati ai giovani dallo stato.


Il tema della stabilità e della precarietà lavorativa all’uscita dall’università viene affrontato anche
dalla Franchi (2005). L’autrice sottolinea il ruolo dei contratti a termine nella fase di ingresso nel
mondo del lavoro, cercando di capire se rappresentano un trampolino di lancio verso la stabilità o
una trappola che dà luogo ad un destino di precarietà. Non è possibile trarre conclusioni definitive
sull’influenza dei contratti a termine nel proseguo della carriera lavorativa, ma alcune evidenze
emergono. L’indagine relativa alle forze lavoro condotta dall’Istat rafforzano le ipotesi
                                                  11
pessimistiche di intrappolamento. Tra chi aveva avuto un lavoro dipendente a tempo determinato al
momento dell’intervista, un anno dopo la laurea, solo il 20% riesce a raggiungere un’occupazione
permanente, mentre quasi il 38% precipita nell’area della disoccupazione. Per contro, tra colo che
avevano iniziato a lavorare con un contratto a tempo indeterminato, a tre anni di distanza, ben
l’80% risulta avere lo stesso contratto (Istat in Franchi 2005).
Ricerche condotte su contesti locali giungono però a risultati differenti. Queste indagini sembrano
concordi nel mettere in luce tre fattori fondamentali di influenza in grado di determinare se i
contratti a termine siano uno strumento di passaggio verso un’occupazione stabile oppure
l’anticamera di una permanente condizione di precarietà: le caratteristiche del mercato del lavoro, la
tipologia dei contratti e il livello di scolarità dei soggetti.
In mercati del lavoro forti la flessibilità all’ingresso non determina una trappola destinata ad
incidere sul resto della carriera professionale degli individui (Seravalli 2001); bensì rappresenta una
riduzione dei costi di ingresso e di formazione dei giovani per le imprese senza andare ad intaccare
la stabilità occupazionale futura. Mentre, per le aree caratterizzate da alti tassi di disoccupazione
come il Mezzogiorno, il rischio che i contratti instabili diano luogo a forme di precarietà è
consistente.
La seconda variabile è rappresentata dalla tipologia dei contratti di ingresso. Le ricerche sono
concordi nel riconoscere che esiste una differente capacità dei diversi tipi di contratti atipici di
determinare esiti più o meno favorevoli in termini di stabilità. Le probabilità di trasformazione dei
contratti formativi (o di apprendistato) in contratti stabili sono assai elevate (Seravalli 2001): essi
rappresentano modalità di reclutamento di giovani associata ad una formazione on the job e sono
utilizzati per il risparmio dei costi di manodopera. I contratti per lavori stagionali presentano i rischi
più elevati e influenze negative a medio termine, in misura più elevata rispetto ad altri contratti a
tempo determinato (Booth in Franchi 2005): essi caratterizzano maggiormente il mercato del lavoro
femminile e il segmento della sottoccupazione che svolge attività di tipo stagionale in modo
“stabile” nel tempo.
La terza variabile rappresenta l’importanza del livello di scolarità dei soggetti nell’approdo ad un
lavoro stabile. Per i soggetti a scolarità elevata i lavori temporanei possono essere considerati
funzionali all’occupazione permanente (stepping stones), mentre per coloro con una bassa
scolarità i lavori temporanei sono più probabilmente dead end jobs (Franchi 2005).
Nei lunghi iter lavorativi intrapresi dai laureati i contratti a termine, che caratterizzano l’ingresso al
mondo del lavoro, non costituiscono trappole per la carriera professionale. I laureati sembrano in
grado di approfittare in misura maggiore della temporaneità dei rapporti di lavoro per entrare nel
mercato e per iniziare a costruire le basi per una futura posizione stabile.
                                                      12
La ricerca effettuata da Barbieri (2002), per conto della Camera di Commercio di Milano, ha
individuato le conseguenze sulle carriere individuali e sui processi di formazione professionale dei
laureati, di un eventuale ingresso nel mercato del lavoro in posizione instabile. L’indagine, che ha
riguardato solo il territorio lombardo, ha rilevato che un ingresso nel mercato del lavoro in posizioni
precarizzate non sembra avere effetti negativi sul proseguimento di carriera dei soggetti. La
particolare situazione della regione lombarda, in cui a livello lavorativo esiste un elevato turnover,
permette ai neolaureati di poter accettare, all’inizio della carriera lavorativa, un occupazione non
coerente con il proprio titolo di studio. Questa situazione è possibile grazie al forte dinamismo
economico presente nella regione e ciò consente ai giovani di potersi riposizionare lavorativamente
in una mansione più consona al proprio titolo di studio una volta acquisita esperienza nel mondo del
lavoro.


Uno studio condotto a livello internazionale da Rostan (2005),mette in evidenza la controtendenza
italiana e spagnola, rispetto al resto dell’Europa, di posticipare l’entrata nel mercato del lavoro a
favore di ulteriore formazione. Nei paesi mediterranei circa il 40% dei laureati nei 4 anni successivi
alla laurea si dedica esclusivamente ad ulteriori attività di studio o di preparazione professionale.
Mentre nei 4 anni dopo la laurea più del 70% dei laureati olandesi, austriaci, britannici, nord
irlandesi, finlandesi e norvegesi, e circa il 60% di quelli francesi e tedeschi hanno un lavoro stabile
(Dati CHEERS7). Nei paesi Europei, fatta eccezione per Italia e Spagna, i laureati si presentano nel
mondo del lavoro con esperienze lavorative pregresse ed effettuate durante il ciclo di studio.
Tendenza che velocizza il passaggio dall’università ad un posto di lavoro coerente e soddisfacente.


In conclusione, è necessario ribadire che non esistono percorsi rigidi e regole precise che
consentono ad un laureato all’uscita dall’università di trovare un lavoro coerente con il titolo di
studio conseguito.


1.2 LE CARATTERISTICHE DELLA QUALITA’ DEL LAVORO
Il tema della qualità del lavoro è un “problema” tutt’altro che emergente, da sempre esistito, e
contemporaneamente argomento molto dibattuto negli ultimi anni nella letteratura.




7
 CHEER, Carrers after Higher Education a European Research Study, indagine campionaria sui laureati europei
condotta in Austria, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito.
                                                        13
Nell’ambito delle teorie organizzative classiche possiamo distinguere, entro fondamentali quadri di
riferimento, alcune teorie atte a spiegare in modo particolare la qualità del lavoro e la sua
evoluzione negli anni.
Importante ai fini di una migliore comprensione del nostro tema sono le teorie organizzative
proposte da Taylor (1975). In queste ipotesi cercò di “sistematizzare” gli aspetti essenziali della
qualità del lavoro e le condizioni fondanti tipici del lavoro industriale. Taylor ipotizzava che
attraverso lo studio scientifico del lavoro e la cooperazione tra dirigenza qualificata e operai
specializzati si potesse costituire un proficuo rapporto, in cui ambo le parti avrebbero potuto
ottenere vantaggi: supponeva l’esistenza di “una sola via migliore” per compiere una qualsiasi
operazione (one best way). Il suo metodo prevedeva lo studio accurato dei singoli movimenti
dell’operaio per poter ottimizzare il tempo di lavoro. In questo primo momento possiamo parlare
esclusivamente di “condizioni di lavoro”, e non di qualità del lavoro, in quanto ruolo, natura e tipo
di lavoro derivano dall’organizzazione scientifica e tutti gli elementi migliorativi sono concepiti e
definiti entro tale logica dominante. L’individuo viene considerato esclusivamente come homo
economicus, razionale e spinto da motivazioni unicamente economiche (La Rosa 1983).
L’economista Argyris (1960, in La Rosa 1983) evidenzia, a partire dalla definizione delle
caratteristiche   proprie   dell’individuo   nell’età   adulta   (indipendenza,   responsabilizzazione,
orientamento alla costruzione del proprio futuro, ecc..), come la logica aziendale taylorista tende a
mantenere l’uomo ad uno stadio infantile e pre-adulto. Con la parcellizzazione, la determinazione
rigida dei compiti e con la dominanza del modello gerarchico, gli individui sono portati ad una
condizione passiva e subordinata che pregiudica la loro integrità psico-fisica.
La crisi del taylorismo (fine anni Sessanta – inizio anni Settanta) si coniuga con lo sviluppo di un
“unico” approccio teorico che a partire dal movimento delle human relation passa attraverso le
teorie motivazionali e di Job.
Con questi nuovi approcci al mondo lavorativo, le condizioni di lavoro iniziano ad essere
considerate non solo per gli aspetti tecnico-strumentali e per la loro correlazione con fattori fisici
(fatica, ritmi, parcellizzazione del lavoro) e ambientali, ma anche per le dimensioni psicologiche e
relazionali. In questa prospettiva si focalizza l’attenzione sul contenuto specifico del lavoro e sulla
possibilità data al lavoratore di utilizzare in modo autonomo le proprie capacità, determinando così
non solo motivazione positiva, quindi prestazioni migliori, ma soprattutto una crescita individuale
nel senso dell’autorealizzazione, fattore mancante e assai sottovalutato nel taylorismo. Dunque non
si può più parlare di “condizioni di lavoro”, come con la teoria precedentemente analizzata, bensì di
“qualità del posto di lavoro”.

                                                   14
Due ulteriori approcci teorici hanno cercato di arricchire l’accezione di “qualità del posto di lavoro”
e in qualche modo hanno contribuito e accelerato un più compiuto passaggio al concetto di “qualità
del lavoro”: l’approccio ergonomico e l’approccio socio-tecnico proposto dal Tavistock Institute8.
Murrell (1967) definiva l’ergonomia come l’adattamento del lavoro all’uomo. Lo scopo
dell’ergonomia è quello di aumentare l’efficienza dell’attività umana; essa dovrebbe permettere di
minimizzare il costo per il lavoratore, in particolare togliendo quelle caratteristiche della
progettazione che sono causa di inefficienza e dovrebbe interessarsi alla ricerca del benessere
umano. Un aspetto che caratterizza questa teoria è la sua natura scientifico-applicativa: nasce con lo
scopo di affrontare e risolvere problemi concreti, per migliorare in modo significativo la salute e il
benessere degli individui. Tre concetti rappresentano al meglio i contenuti e l’evoluzione
dell’approccio ergonomico. L’interdisciplinità: orientamento che racchiude al suo interno
conoscenze e strumenti metodologici provenienti da differenti settori disciplinari, e attraverso la
loro interazione si trovano risposte razionali alle problematiche dell’uomo e del lavoro nelle sue
diverse componenti. Il concetto di lavoro: estende i suoi campi di ricerca e di intervento allo studio
del sistema uomo-ambiente-macchina (o uomo-ambiente-prodotto),a partire dall’originaria visione
ergonomica circoscritta alla valutazione e risoluzione del benessere della postazione lavorativa e del
microambiente di lavoro. L’adattamento del lavoro all’uomo: sottolinea un radicale ribaltamento
di prospettiva nello studio delle attività umane; questo concetto inverte significativamente il
rapporto tra uomo e macchina: l’uomo diviene la variabile indipendente e non più un “supporto
meccanico” alla macchina. Oggi l’obiettivo originario di adattare il lavoro all’uomo si è
ulteriormente allargato, in quanto si cerca di garantire l’usabilità dei sistemi attraverso metodi di
studio e di intervento. Tali metodi devono essere in grado di valutare e progettare l’efficienza e
l’affidabilità dei sistemi nei quali si svolgono le attività dell’uomo. Ne deriva una attenzione
prioritaria per un nuovo modo di progettare impianti che abbiano come implicazioni la diversa
progettazione organizzativa e dell’ambiente; tutto ciò si fonda sulla convinzione che la tecnologia è
modificabile e quindi va trasformata per consentire condizioni di lavoro migliori.
Con l’approccio ergonomico non possiamo ancora parlare esattamente di qualità del lavoro, bensì di
condizioni / qualità del posto di lavoro, anche se maggiormente centrato sul benessere del
lavoratore. L’orientamento che prende in considerazione in maniera sistematica la qualità del lavoro
è quello socio-tecnico del Tavistock Institute. Tale approccio prende in considerazione sia gli
aspetti tecnici e tecnologici del lavoro, che gli aspetti sociali e psicologici delle situazioni

8
 E’ un istituto di ricerca fondato in Inghilterra alla fine della seconda guerra mondiale da specialisti di varie discipline e
fonda il proprio metodo sulla ricerca-azione. Tra i membri fondatori della Tavistock Institute risultano importati: il
presidente dell’istituto Trist, lo psicoanalista Bion, il socio analista Elliot Jacques, gli analisti Tommy Wilson e Harold
Bridger.
                                                             15
lavorative, con l’obiettivo di affrontare insieme e in una visione sistemica i fattori del lavoro.
Inoltre, pone l’attenzione e cerca di valorizzare il lavoro svolto in gruppo, o meglio nei piccoli
gruppi, accentuando le potenzialità dei soggetti tramite la collaborazione con i colleghi; questa
collaborazione deve avvenire in condizioni determinate e favorevoli, condizioni che l’impresa deve
preoccuparsi di realizzare e garantire, in quanto fattori influenti la stessa produttività e
concorrenzialità aziendale. I requisiti necessari per rendere la vita lavorativa migliore sono
l’uguaglianza a livello remunerativo e contrattuale per tutti i membri di uno stesso gruppo, e una
consistente indipendenza e autocontrollo nello svolgimento del proprio lavoro.


Dal quadro storico appena descritto si evince che la qualità del lavoro non può essere definita
attraverso un unico parametro; in essa sono individuabili diverse dimensioni, che corrispondono a
differenti bisogni manifestati dai lavoratori. Gallino (1976) individua 4 dimensioni per
rappresentare il concetto di qualità del lavoro:
   1) Dimensione ergonomica, in cui vengono inclusi tutti i bisogni psico-fisici dell’uomo
       connessi al lavoro, in termini di integrità psico-fisica e psicologica del lavoratore (quali
       ambienti spaziosi, luminosi, sani, movimenti agevoli, ritmi adattabili, ecc..);
   2) Dimensione della complessità, corrisponde ai bisogni di impegno nelle difficoltà, di
       creatività, di accumulazione dell’esperienza lavorativa e di tendenziale continuo
       accrescimento di formazione professionale (problem solving);
   3) Dimensione dell’autonomia, corrisponde al bisogno di autodeterminazione delle regole da
       seguire per svolgere le attività assegnate all’individuo o al gruppo e per realizzare un
       determinato scopo produttivo (problem solving, problem setting);
   4) Dimensione del controllo, bisogno di partecipare alle decisioni riguardanti i diversi aspetti
       della produzione, assumendo responsabilità di gestione, di indirizzo e di strategia.
A queste quattro dimensioni Gallino (in La Rosa 1983) ne aggiunge una quinta, ossia la dimensione
economica, che corrisponde ad un bisogno di sussistenza, legata alla retribuzione e alla sicurezza
del posto di lavoro. Questa dimensione è stata per molto tempo l’unico aspetto preso in
considerazione dagli studiosi nella definizione di qualità del lavoro.
Secondo Gallino (in La Rosa 1983), “un lavoro di elevata qualità sarà un lavoro che per ciascuna
dimensione presenta proprietà atte a soddisfare in elevata misura i relativi bisogni”.




                                                   16
Nel 2001 il Consiglio europeo di Stoccolma propone di inserire la qualità del lavoro tra gli obiettivi
della Strategia Europea per l’occupazione9.
Il concetto di qualità del lavoro risulta di grande interesse nel dibattito europeo rispetto alle
politiche sociali e del mercato del lavoro. Porre l’accento sulla qualità nell’agenda per la politica
sociale della Commissione dell’Unione Europea significa sostenere la modernizzazione, garantire la
complementarietà dinamica e positiva delle politiche economiche e sociali ed affrontare su tali basi
le sfide della globalizzazione, dell’allargamento e delle rapide evoluzioni tecnologiche, sociali e
demografiche. La promozione della qualità del lavoro costituisce pertanto un fattore determinante
per il raggiungimento degli obiettivi di un’offerta di opportunità di lavoro sia quantitativamente che
qualitativamente migliori (more and better job).
Secondo la Commissione Europea, la qualità del lavoro non significa solo considerare le
opportunità di impiego retribuito, ma anche le caratteristiche di tale impiego. A tal proposito si
prendono in considerazione: le caratteristiche oggettive del posto di lavoro, le caratteristiche del
lavoratore, la sintonia tra le caratteristiche specifiche del lavoratore e i requisiti per svolgere
quell’attività, e la valutazione soggettiva di tali caratteristiche da parte del lavoratore.
Da un punto di vista più operativo la Commissione propone una serie precisa di indicatori relativi a
10 dimensioni essenziali della qualità del lavoro: qualità intrinseca del lavoro, qualifiche,
formazione lungo l’intero arco della vita e carriera professionale, parità di trattamento di uomini e
donne, protezione della salute e della sicurezza sul lavoro, integrazione tramite il lavoro e accesso al
mercato del lavoro, organizzazione del lavoro e equilibrio tra vita professionale e sfera privata,
dialogo sociale e partecipazione dei lavoratori, diversificazione e non discriminazione, risultati
economici generali e produttività.
L’organismo dell’Unione Europa che monitora costantemente il miglioramento negli anni delle
condizioni di vita e di lavoro è l’Eurofound, altrimenti chiamata Fondazione di Dublino10.
Durante il Consiglio europeo di primavera del 2005, i leader europei hanno posto la crescita e
l’occupazione al centro dell’agenda politica europea. La strategia di Lisbona rivista prevede, tra i
suoi obiettivi chiave, una migliore qualità del lavoro, una maggiore produttività e un livello di
occupazione più alto.
Dal 1990, l’indagine europea sulle condizioni di lavoro (European Working Conditions Survey),
realizzata ogni cinque anni dalla Fondazione, rappresenta uno strumento di informazione

9
  La strategia europea per l'occupazione è stata elaborata per incoraggiare lo scambio di informazioni e la riflessione
comune tra tutti gli Stati membri Europei, allo scopo di trovare insieme soluzioni e buone pratiche che possano
contribuire a creare un maggior numero di posti di lavoro e di migliore la qualità in ogni paese.
10
   Istituito dal Consiglio Europeo (regolamento (CEE) n.1365/75 del 26 maggio 1975) per contribuire alla pianificazione
e progettazione di migliori condizioni di vita e di lavoro in Europa.
                                                          17
approfondita sul tema della qualità del lavoro. Il quarto rapporto Eurofound (2005) riporta le
interviste effettuate alla fine del 2005 che ha coinvolto complessivamente circa 30.000 lavoratori di
31 paesi11. Scopo dell’indagine è tracciare un quadro esaustivo di come i lavoratori europei
percepiscono e valutano la propria vita lavorativa e le proprie condizioni di lavoro. Per fare ciò
l’indagine prende in considerazione una vasta gamma di argomenti, tra cui: i rischi fisici, l’orario di
lavoro, l’organizzazione del lavoro, l’occupabilità, la soddisfazione del lavoro, l’impatto sulla
salute, l‘assenteismo, la sostenibilità del lavoro, l‘equilibrio tra vita e lavoro, le violenze e le
molestie, il rendimento lavorativo, l‘opportunità di apprendimento. Proprio quest’ultimo concetto
risulta essere molto importante per una percezione di qualità del lavoro maggiore. Negli ultimi anni,
la Commissione Europea ha evidenziato l’importanza del lifelong learning (inteso sia formalmente
attraverso il training organizzato dalle imprese o da enti di formazione, sia informalmente
attraverso il learning on–the-job), quale strumento ottimale per aumentare la qualità lavorativa. In
una società della conoscenza, caratterizzata da un concetto del lavoro sempre più dinamico,
l’individuo deve munirsi di conoscenze e competenze al fine di diventare un knowledge worker in
grado di assumere un ruolo attivo nel mercato del lavoro; queste conoscenze dovrebbero essere
garantite e messe a disposizione dalle aziende. Dal 1998, nell’UE vi è stato un marcato aumento
della partecipazione degli adulti all’istruzione e alla formazione. I tassi di partecipazione variano
considerevolmente in base alla fascia di età, al sesso e al livello di istruzione. I lavoratori più
giovani e le donne beneficiano di una formazione maggiore; il 25% degli uomini di età compresa tra
i 30 e 49 anni ha conseguito una formazione retribuita dal suo datore di lavoro, contro il 20% di
coloro con più di 50 anni. I lavoratori con livello di istruzione elevato ricevono più formazione: il
41% dei lavoratori con istruzione elevata contro il 10% di quelli con istruzione primaria negli ultimi
12 mesi dalla somministrazione del questionario.


In Italia, l’Isfol12 ha condotto un’indagine sulla qualità del lavoro13 (2002) sulla base di un campione
rappresentativo di 2.000 occupati, avendo come principale richiamo metodologico la “Third
European survey on working conditions 2000” della European Foundation for the improvement of
living and working conditions. L’assunto di base di questa indagine è che il concetto di qualità del
lavoro non può prescindere da quello di benessere del lavoratore. Il questionario utilizzato è stato
11
   L’indagine è stata svolta nei 25 Stati membri dell’Unione Europea, nei due paesi candidati all’adesione (Bulgaria e
Romania) e in Croazia, Turchia, Svizzera e Norvegia.
12
   Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, è un ente pubblico di ricerca. Svolge e
promuove attività di studio, ricerca e sperimentazione, documentazione valutazione, informazione, consulenza e
assistenza tecnica per lo sviluppo della formazione professionale, delle politiche sociali e del lavoro.
13
   L’indagine “La qualità del lavoro in Italia” (2002) è stato effettuata su soggetti di età non inferiore ai 16 anni,
appartenenti alla categoria degli occupati (secondo la definizione fornita da Eurostat per l’indagine sulle Forze lavoro)
tra i componenti delle famiglie inserite negli elenchi telefonici dei comuni italiani.
                                                            18
elaborato al fine di indagare una molteplicità di dimensioni che possono concorrere a definire la
qualità del lavoro. Pur ispirandosi allo strumento utilizzato nell’indagine europea, se ne discosta per
diversi motivi. Innanzitutto, la tecnica di rilevazione utilizzata nell’indagine dell’Eurofound è
l’intervista face–to-face, mentre nell’indagine italiana è l’intervista telefonica; inoltre, l’indagine
Isfol mostra la necessità di utilizzare uno strumento maggiormente adeguato a cogliere alcune
specificità dell’occupazione italiana, quale il fenomeno dei “lavori atipici”.
Le tematiche rilevate sono: caratteristiche familiari e socio-anagrafiche; descrizione del lavoro e del
posto di lavoro; orari e ritmi di lavoro; reddito; conciliazione tra lavoro e impegni familiari e
sociali; caratteristiche dell’ambiente fisico del lavoro; margini di autonomia e grado di controllo;
caratteristiche relazionali; complessità e ambiente di lavoro; formazione e aggiornamento;
soddisfazione del lavoro.
Concetto molto importante per le ricerche effettuate a livello nazionale e internazionale è senza
dubbio la soddisfazione espressa dai lavoratori, in quanto misura diretta della qualità del lavoro. Il
tema della soddisfazione è stata approfondita all’interno dell’indagine Isfol sul benessere dei
lavoratori. In particolare, agli intervistati sono state poste domande circa il grado di soddisfazione
per il proprio lavoro nel complesso.
La tabella 2 riporta i risultati della ricerca per quanto riguarda il livello di soddisfazione del proprio
lavoro. Il 39% dei lavoratori è molto soddisfatto, poco più della metà è abbastanza soddisfatto, il
6,9% poco soddisfatto e solo il 2,6 % è insoddisfatto. I lavoratori più soddisfatti sono le donne
(43,5%) e i giovanissimi con meno di 30 anni (40,8%); i soggetti appartenenti alle altre classi d’età
presentano una distribuzione analoga alla media. Il titolo di studio appare come una variabile
importante nel contributo al livello di soddisfazione: all’aumentare del livello di istruzione
aumentano le probabilità di percepire un’elevata soddisfazione nei confronti del proprio
lavoro, ciò risulta in linea con la rilevazione effettuata dall’Eurofound. Tale variabile è correlata
alla professione svolta e, infatti, si osserva una relazione positiva tra il livello professionale e la
probabilità di essere molto soddisfatti. Gli individui maggiormente soddisfatti sono i lavoratori in
possesso di una laurea (45,4%), mentre i più insoddisfatti sono coloro in possesso di una licenza
media (4,6%). L’area della piena soddisfazione per la tipologia di professione viene occupata, in
ordine decrescente, dalle professioni intellettuali, scientifiche ed elevata specializzazione (55,7%),
dalle professioni tecniche (47,9%) e dai legislatori, dirigenti e imprenditori (44,0%). Invece, i
maggiormente insoddisfatti sono i conduttori/assemblatori di impianti e macchinari (7,8%) e le
professioni non qualificate (5,2%). Altro fattore fortemente discriminante nell’analisi della
soddisfazione degli occupati è la tipologia di lavoro. Quasi la metà dei lavoratori autonomi (48,2%)

                                                   19
si definiscono molto soddisfatti del proprio lavoro, contro poco più di un terzo dei lavoratori
dipendenti (35,6%).


Tabella 2: Soddisfazione del proprio lavoro per sesso, età, area geografica, titolo di studio,
professione e tipo d lavoro. Anno 2002 (Valori Percentuali)
                                                                Molto      Abbastanza   Poco         Per nulla    Totale
Sesso
Maschio                                                             36,3         53,9          7,1          2,7      100,0
Femmina                                                             43,5         47,6          6,5          2,4      100,0
Classi d’età
16-29 anni                                                          40,8         49,0          8,2          2,0      100,0
30-49 anni                                                          38,6         51,7          7,0          2,7      100,0
50 anni ed oltre                                                    38,6         53,4          5,3          2,7      100,0
Area geografica
Nord ovest                                                          47,9         44,9       5,5             1,7      100,0
Nord est                                                            38,1         54,3       5,4             2,1      100,0
Centro                                                              35,5         55,6       5,5             3,4      100,0
Sud ed isole                                                        32,9         53,5      10,4             3,2      100,0
Titolo di studio
Nessun titolo/licenza elementare                                    38,8         47,0      10,8             3,4      100,0
Medie                                                               32,6         54,5       8,3             4,6      100,0
Diploma                                                             41,1         50,8       6,7             1,5      100,0
Laurea                                                              45,4         50,5       2,4             1,7      100,0
Professione
Legislatori, dirigenti, imprenditori                                44,0         47,8       3,8             4,5      100,0
Professioni intellettuali, scientifiche ed elevata specializ.       55,7         41,1       1,9             1,2      100,0
Professioni tecniche                                                47,9         45,9       5,4             0,9      100,0
Impiegati                                                           34,0         54,7       9,2             2,1      100,0
Professioni qualificate in attività commerciali/servizi             34,5         51,9      10,2             3,3      100,0
Operai specializzati di agricoltura e pesca                         49,5         31,8      16,9             1,8      100,0
Artigiani e operai specializzati                                    33,3         59,1       7,5             0,1      100,0
Conduttori/assemblatori di impianti/macchinari                      22,2         56,4      13,5             7,8      100,0
Professioni non qualificate                                         20,6         69,0       5,2             5,2      100,0
Forze armate                                                        26,1         67,7       6,2             0,0      100,0
Tipo di lavoro
Di pendente                                                         35,6         54,5          7,6          2,3      100,0
Autonomo                                                            48,2         43,5          4,9          3,3      100,0

Totale                                                              39,0         51,6          6,9          2,6      100,0
Fonte: Isfol.


L’indagine Isfol ha preso in esame anche alcuni aspetti specifici caratterizzanti l’occupazione per
spiegare al meglio la soddisfazione dei lavoratori, e quindi la qualità del lavoro. Essi sono:
     a. soddisfazione per gli orari e i ritmi di lavoro :il 77,8% si ritiene soddisfatto;
     b. soddisfazione per la percezione di stabilità del posto di lavoro: la quasi totalità dei
          lavoratori, 83,9%, si sente sicuro del luogo in cui lavora;
     c. soddisfazione per il reddito: il 63,3% asserisce di percepire un guadagno equo alle proprie
          aspettative;
     d. soddisfazione per l’opportunità di realizzazione personale e professionale: il 76,5% degli
          occupati si sente realizzato sul lavoro;



                                                                    20
e. soddisfazione per le prospettive future nell’ambiente di lavoro: il 57,7 % si sente soddisfatto
         sotto questo punto di vista.
Molto interessante risulta essere la domanda posta sul principale elemento di soddisfazione
derivante dal proprio lavoro. I lavoratori italiani traggono maggiore soddisfazione (Tabella 3) dal
clima dei rapporti interpersonali sul posto di lavoro (17,2%), dalla possibilità di realizzazione
professionale e personale (16%), dai guadagni offerti dall’occupazione (15,3%) e dalle prospettive
future di carriera o di ampliamento della propria attività (12,2%).


Tabella 3: Principale elemento di soddisfazione dei lavoratori per sesso, età, area geografica, titolo
di studio e tipo d lavoro (Valori Percentuali)
                    Orari e   Auton   Stabil   Guad   Clima      Tipo di   Realizz   Prospe   Ness   Totale
                    ritmi     omia    ità      agni   rapporti   lavoro    azione    ttive    uno
Sesso
Maschi              7,8       9,8     10,3     18,0   13,3       5,1       14,8      13,6     7,3    100,0
Femmine             11,0      7,8     6,5      10,8   23,6       5,6       18,0      9,8      6,9    100,0
Classi di età
16-29 anni          6,6       5,7     5,8      18,1   26,4       6,5       12,8      14,2     3,9    100,0
30-49 anni          10,1      8,9     8,7      13,7   14,3       5,1       16,9      14,3     8,0    100,0
50 anni e +         8,4       12,6    11,9     17,2   16,4       4,5       16,7      4,7      7,6    100,0
Area geografica
Nord ovest
Nord est            7,5       8,4     7,8      18,3   14,4       6,2       16,9      16,5     4,1    100,0
Centro              8,4       8,6     6,3      12,1   20,8       4,6       17,4      14,2     7,6    100,0
Centro-Sud          11,1      9,3     10,2     13,2   17,7       4,7       15,3      10,0     8,3    100,0
                    9,7       9,9     10,8     16,2   16,9       5,2       14,5      7,7      9,2    100,0
Titolo di studio
Elementare/Nessun   9,9       7,3     8,0      31,6   11,3       4,6       10,6      5,0      11,7   100,0
titolo
Medie               9,6       6,7     10,2     21,6   14,3       6,4       12,9      10,9     7,3    100,0
Diploma             10,1      8,7     9,6      11,6   20,4       4,2       16,1      13,0     6,4    100,0
Laurea              3,6       16,1    3,7      6,9    14,8       6,7       24,9      16,1     7,2    100,0
Tipo di lavoro
Dipendente          8,9       7,5     9,5      13,7   19,9       5,7       16,7      11,8     6,2    100,0
Autonomo            9,3       13,2    7,0      19,7   9,8        4,0       14,0      13,4     9,5    100,0

Totale              9,0       9,0     8,8      15,3   17,2       5,2       16,0      12,2     7,1    100,0
Fonte: Isfol.


1.3 CONCLUSIONI
Partendo dalla definizione di qualità del lavoro rintracciata nella letteratura analizzata fino ad ora, è
possibile ampliare il costrutto di qualità, per poter cogliere la specificità dell’oggetto di analisi di
questa tesi: il lavoro dei neo laureati. Lo studio del lavoro dei giovani laureati non può prescindere
dall’analisi dell’impatto che il titolo di studio ha sulle possibilità occupazionali. In particolare,
l’analisi della qualità del lavoro dei laureati che entrano nel mercato del lavoro deve tener conto
delle seguenti dimensioni:




                                                      21
•    Efficacia del titolo: in questa ricerca viene analizzata l’efficacia percepita e quindi l'opinione
          dei laureati circa il possesso di un titolo più o meno efficace per il tipo di lavoro che
          attualmente svolge14.
     •    Adeguatezza del bagaglio formativo dei laureati: analizzata attraverso la valutazione soggettiva del
          laureato e l’analisi oggettiva della collocazione lavorativa raggiunta15.
     •    Utilizzo competenze: in che misura il laureato utilizza concretamente le competenze
          acquisite durante il percorso formativo nello svolgimento del lavoro in cui è occupato.
     •    Utilizzo e richiesta della laurea nell’attuale lavoro: livello di necessità della laurea
          conseguita nello svolgimento dell’attuale lavoro. Quattro possono essere le modalità di
          risposta: la laurea viene richiesta per legge per poter praticare un determinato lavoro; la
          laurea non viene richiesta per legge ma risulta necessaria per il lavoro svolto; la laurea non
          viene richiesta per legge ma viene ritenuta utile dal laureato per il lavoro svolto; la laurea
          non viene richiesta per legge e non risulta utile per il tipo di impiego che si ha.
     •    Soddisfazione del lavoro: analizza l’opinione generale dei laureati sulla soddisfazione
          riguardo al lavoro svolto.
     •    Caratteristiche dell’occupazione attuale in termini di contratto, durata del contratto, tipologia
          oraria, flessibilità dell’orario di lavoro, tipologia professionale, guadagno e settore in cui
          opera l’azienda.
     •    Congruenza oggettiva: variabile ricostruita da noi partendo dalle risposte dei laureati sul tipo
          di lavoro svolto e andando a confrontare se rientrava nel ventaglio degli sbocchi
          occupazionali descritti nell’ordine degli studi di Psicologia2.
Una volta definito il costrutto di qualità del lavoro dei laureati, l’analisi condotta (vedi oltre) è stata
finalizzata allo studio delle caratteristiche occupazionali dei laureati e all’incidenza di alcuni fattori
sulla qualità del lavoro. In particolare, le dimensioni indagate fanno riferimento a:



14
   Almalaurea, nella definizione di efficacia del titolo conseguito, prende in considerazione due aspetti: l’utilizzo delle competenze
acquisite durante gli studi e la necessità formale e sostanziale del titolo acquisito per il lavoro svolto. Cinque sono i livelli di
efficacia individuati: molto efficace, per gli occupati la cui laurea è richiesta per legge o di fatto necessaria, e che utilizzano le
competenze universitarie acquisite in misura elevata; efficace, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge ma è comunque
utile e che utilizzano le competenze acquisite in misura elevata, oppure il cui titolo è richiesto per legge e che utilizzano le
competenze in misura ridotta; abbastanza efficace, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge, ma di fatto è necessaria
oppure utile, e che utilizzano le competenze acquisite in misura ridotta; poco efficace, per gli occupati la cui laurea non è richiesta
per legge né utile in alcun senso e che utilizzano in misura ridotta le competenze acquisite, oppure il cui titolo non è richiesto ma
utile e che non utilizzano assolutamente le competenze acquisite; per nulla efficace, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per
legge né utile in alcun senso, e che non utilizzano assolutamente le competenze acquisite.

15
   L’adeguatezza del bagaglio formativo è stata indagata analizzando diverse variabili, alcune oggettive, come la
richiesta del titolo per il lavoro svolto e l’utilizzo delle competenze acquisite, e altre soggettive come il livello di
soddisfazione per il corso di laurea, l’adeguatezza del titolo per il lavoro svolto e l’efficacia percepita del titolo
conseguito.
                                                                  22
•   caratteristiche della famiglia di origine in termini di livello di istruzione e occupazione dei
    genitori;
•   caratteristiche del percorso formativo prima dell’iscrizione all’università in termini di tipo di
    istruzione secondaria e voto di maturità;
•   caratteristiche dell’esperienza universitaria in termini di corso di studi e indirizzo, voto agli
    esami e voto di laurea, frequenza corsi, laurea fuori corso;
•   distanza dalla laurea in anni;
•   esperienze lavorative post-laurea.




                                                23
CAPITOLO 2. Le caratteristiche dei laureati
In questo capitolo cercheremo di dare una visione completa delle caratteristiche dei laureati,
mettendo in evidenza il momento di ingresso nel mondo del lavoro. Per fare ciò utilizzeremo le
principali indagini condotte in Italia sui laureati da Istat e Almalaurea.
In particolare, nelle pagine che seguono si cercherà di descrivere le principali caratteristiche
occupazionali dei laureati italiani tenendo conto dei diversi tempi di ingresso nel mercato del lavoro
e dei diversi gruppi disciplinari; infine l’attenzione sarà rivolta all’analisi delle caratteristiche
occupazionale dei laureati in Psicologia a livello nazionale e a livello locale (nel contesto romano
dell’Università La Sapienza).


2.1 ANALISI DI CONTESTO
In Italia esistono diverse fonti di dati sugli sbocchi occupazionali dei laureati. Le indagini
maggiormente rilevanti, e che cercano di dare effettivamente una panoramica esauriente su questo
tema, vengono condotte dall’Istat e da Almalaurea.
L’ Istat, Istituto Nazionale di Statistica conduce due indagini di interesse per i laureati: la prima è
l’indagine sulle forze di lavoro (Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro), che fornisce le stime
ufficiali degli occupati e delle persone in cerca di lavoro e il cui obiettivo principale è quello di
ottenere informazioni sulla situazione lavorativa, sulla ricerca di lavoro e sugli atteggiamenti verso
il mercato del lavoro della popolazione in età lavorativa.
La seconda è l’indagine sugli sbocchi occupazionali dei laureati, molto pertinente per il nostro tema
e di cui parleremo di seguito in maniera approfondita: “Università e lavoro: orientarsi con la
statistica”, articolata in due parti. La prima prende in considerazione il percorso degli studenti dal
momento dell’immatricolazione a quello della laurea, nello specifico: numero di matricole, tipo di
corso intrapreso, distanza della sede universitaria scelta dalla località di residenza dei giovani, tasso
di abbandono, studenti fuori corso, grado di soddisfazione dei laureati per il corso concluso.
La seconda parte analizza i percorsi dei giovani dopo il conseguimento del titolo di studio, nel
particolare: gli sbocchi lavorativi per chi ha una laurea triennale o una laurea lunga, la coerenza tra
titolo acquisito e l’occupazione svolta, gli aspetti della soddisfazione verso il lavoro, il reddito
medio e il tipo di contratto.
Inoltre, all’interno è presente un opuscolo denominato “L’inserimento professionale dei laureati”,
facente parte del sistema integrato di rilevazione campionaria sulla transizione istruzione-lavoro,
che si pone l’obiettivo di analizzare, anche in ottica comparativa, il rendimento dei diversi titoli di
studio sul mercato del lavoro.

                                                   24
L’indagine condotta nel 2007 (pubblicata a Marzo 2009) permette di analizzare il processo di
transizione al mondo del lavoro dei laureati nei corsi lunghi16, escludendo le nuove lauree
specialistiche introdotte dalla riforma del 3+2. Sono stati intervistati in totale 47.300 giovani, di cui
26.570 laureati provenienti dai corsi lunghi, fornendo dati sulla condizione occupazionale ad un
anno e a tre anni dal conseguimento del titolo (Grafico1). In linea con quanto affermato in
letteratura (Franchi 2005, Cammelli e La Rosa 2004, Trombetti e Stanchi 2006), il numero di
laureati occupati aumenta con l’aumentare della distanza dall’acquisizione del titolo di laurea. Il
tasso di occupazione passa dal 30% per i laureati occupati al momento della laurea a quasi il 57%
per quelli ad un anno dalla laurea, per arrivare al 73% per i laureati a tre anni dalla laurea, con un
incremento superiore del 40%.


Grafico 1: Laureati 2004 occupati in attività lavorative retributive al momento della laurea, ad 1
anno e a 3 anni dalla laurea.


                                                       73,2%
          80,0%                            56,9%
          60,0%
                             30,2%
          40,0%
          20,0%
           0,0%
                                   Laureati 2004

          Occupati al momento della laurea    Occupati ad 1 anno dalla laurea
          Occupati a 3 anni dalla laurea

Fonte: Istat

Il totale degli occupati laureati in corsi lunghi a tre anni17 dal conseguimento del titolo di studio è il
73,2% (Tabella 1). A partire da questo dato medio possiamo notare come alcuni indirizzi di laurea
mostrino una maggiore opportunità di poter avere un lavoro stabile al momento dell’uscita dal
percorso universitario. Risultano essere maggiormente occupati i laureati del gruppo ingegneria,
con il 91% del totale occupato e di cui l’81,3% svolge un lavoro continuativo 18. A seguire, tra i più
16
   L’Istat definisce i laureati in corsi lunghi quanti hanno conseguito una laurea tradizionale del vecchio ordinamento
(4-6 anni) o una laurea specialistica a ciclo unico del nuovo ordinamento (5-6 anni).
17
   Abbiamo preso in considerazione i dati a tre anni dal conseguimento del titolo, in quanto l’Istat prende come
campione di riferimento i dati a tre anni per descrivere le condizioni occupazionali dei diversi gruppi di laurea.
18
   Collaboratori coordinati e continuativi sono coloro che, pur risultando formalmente lavori autonomi prestano la
propria opera di consulenza o collaborazione per conto di un committente, operando prevalentemente (ma non
necessariamente) presso di esso e con i mezzi tecnici e organizzativi da questo predisposti. I lavoratori operano in forma
coordinata e continuativa nel tempo per una sola azienda o per un solo cliente. Hanno un rapporto di lavoro regolato da
un contratto di “collaborazione coordinata e continuativa”. A partire dal 2003, a seguito della Riforma sul lavoro (Legge
                                                           25
“fortunati”, ci sono i laureati nel gruppo chimico-farmaceutico, di cui risulta essere occupato il
78,6% e quasi la totalità dichiara di avere un lavoro stabile (73,7%); infine il 79,8% dei laureati del
gruppo economico statistico possiede un lavoro a tre anni dalla laurea, e ben il 65,7% afferma di
lavorare in modo continuativo.

Tabella 1: Laureati in corsi lunghi per condizione occupazionale a tre anni dal conseguimento del
titolo per gruppi di corsi (Anno 2007).Valori Percentuali.
                                          LAVORANO                                     NON LAVORANO
                                Totale                                Cercano lavoro           Non cercano lavoro
                                           di cui: svolgono un                          Totale       di cui: svolgono attività
                                           lavoro continuativo                                         formativa retribuita
TOTALE                             73,2                   56,1                  14,2          12,6                          5,5
Gruppo scientifico                 67,4                   57,6                  13,1          19,5                         14,3
Gruppo chimico-faramceutico        78,6                   73,7                   9,3          12,2                          8,4
Gruppo geo-biologico               60,2                   46,7                  20,2          19,6                         13,7
Gruppo medico                      36,4                   24,2                   3,9          59,7                         52,5
Gruppo ingegneria                  91,0                   81,3                   4,4           4,6                          3,3
Gruppo architettura                88,1                   63,0                   8,2           3,7                          0,6
Gruppo agrario                     73,3                   57,2                  15,3          11,4                          5,0
Gruppo economico-statistico        79,8                   65,7                  10,7           9,5                          3,2
Gruppo politico-sociale            80,5                   56,9                  14,3           5,3                          1,4
Gruppo giuridico                   52,5                   38,1                  25,5          21,9                          1,5
Gruppo letterario                  75,5                   48,6                  17,1           7,4                          2,5
Gruppo linguistico                 78,8                   62,1                  14,9           6,3                          2,9
Gruppo insegnamento                82,2                   55,4                  13,4           4,4                          0,6
Gruppo psicologico                 70,2                   52,5                  22,4           7,4                          1,2
Gruppo ed.fisica                   77,0                   45,8                  13,3           9,7                          0,3
Fonte: Istat



In particolare, per quanto riguarda la tipologia contrattuale i laureati che possiedono un lavoro ma
hanno una minore stabilità e certezza del proprio posto lavorativo sono quelli del gruppo
insegnamento e del gruppo letterario, di cui rispettivamente più dell’80% e del 75% dichiara di
avere un lavoro ma solo il 55,4% e il 48,6% lo svolge in maniera durevole. Mostrano la stessa
situazione i laureati del gruppo politico-sociale (80,5% occupati ma solo il 56,9% in maniera
stabile) insieme a coloro che possiedono una laurea nel gruppo educazione fisica (77% occupati di
cui 45,8% svolge un lavoro continuativo). Per quanto riguarda il gruppo medico e giuridico la bassa
percentuale di occupati al termine degli studi (rispettivamente 24,2% e 38,1%) è imputabile alla
peculiarità dei percorsi post-lauream: a tre anni dalla laurea i medici sono ancora impegnati nelle
scuole di specializzazione, mentre i laureati in materie giuridiche stanno affrontando l’attività di
praticantato necessaria per sostenere l’esame di stato, posticipando così l’ingresso nel mondo del
lavoro. I laureati del gruppo psicologico si collocano in una posizione intermedia rispetto agli altri



Biagi), tra i collaboratori coordinati e continuativi sono inclusi i lavoratori a progetto

                                                                 26
gruppi: il 52,5 % lavora in modo continuativo mentre un ulteriore 20% lavora in modo non
continuativo.
Il principale limite dell’Istat è la mancanza di confronto degli sbocchi professionali per singolo
Ateneo, infatti l’indagine prende in considerazione i gruppi disciplinari in modo molto generico.
Questo limite è superato nei dati Almalaurea. Gestita da un consorzio di atenei italiani con il
sostegno del Ministero dell’istruzione, dell’Università e della ricerca (Miur), Almalaurea nasce con
l’intento di mettere in relazione aziende e laureati e di essere il punto di riferimento dall’interno
della realtà universitaria per tutti coloro che affrontano a vari livelli le tematiche degli studi
universitari, dell’occupazione e della condizione giovanile.
L’ indagine che Almalaurea conduce sui laureati si divide in due sezioni principali:
     1) Profilo dei laureati: prende in esame il capitale umano proveniente dalle università e
     costituisce un punto di riferimento per coloro che hanno interesse ad analizzare il sistema di
     istruzione superiore italiano nei suoi diversi aspetti.
     2) Condizione occupazionale dei laureati: monitora l’inserimento lavorativo dei laureati, ad uno,
     a tre e a cinque anni dal conseguimento del titolo. È uno strumento fondamentale per valutare
     l’efficacia esterna del sistema universitario e misurare “l’apprezzamento” del mondo del lavoro
     nei confronti dei laureati. In questa seconda sezione si trovano 10 ambiti tematici: Collettivo
     indagato; Formazione specialistica e post-lauream; Condizione occupazionale; Ingresso nel
     mercato del lavoro; Caratteristiche dell’attuale lavoro; Caratteristiche dell’azienda; Guadagno;
     Utilizzo e richiesta della laurea nell’attuale lavoro; Efficacia della laurea; Ricerca del lavoro.
L’indagine Almalaurea realizzata nel corso del 2009 (XII Indagine 2009, pubblicata a marzo 2010)
sulla condizione occupazionale ha coinvolto oltre 210mila laureati di 4919 università italiane. La
rilevazione ha riguardato, per il secondo anno consecutivo, tutti i laureati post-riforma dell’anno
solare 2008 (di primo e di secondo livello e specialistici a ciclo unico) che sono stati intervistati a
circa un anno dalla laurea. Sono stati coinvolti anche i laureati pre-riforma, in particolare quelli
delle sessioni estive degli anni 2006 e 2004 intervistati a tre e cinque anni dal conseguimento del
titolo.
Rispetto all’indagine dell’anno passato (XI Indagine 2008), l’attuale risulta di interesse maggiore in
quanto delinea un quadro occupazionale pienamente immerso nella crisi economica che, come

19
    L’indagine sulla condizione occupazionale dei laureati a uno, tre e cinque anni dalla laurea è dovuta alla
collaborazione fra gli atenei di Bari, Basilicata, Bologna, Bolzano, Cagliari, Calabria, Camerino, Cassino, Catania,
Catanzaro, Chieti e Pescara, Ferrara, Firenze, Foggia, Genova, L’Aquila, LIUC Castellanza, Messina, Milano IULM,
Milano Vita-Salute San Raffaele, Modena e Reggio Emilia, Molise, Napoli Seconda Università, Padova, Parma,
Perugia, Perugia Stranieri, Piemonte Orientale, Reggio Calabria Mediterranea, Roma Campus Bio-medico, Roma Foro
Italico, Roma La Sapienza, Roma LUMSA, Roma Tre, Salento, Sannio, Sassari, Siena, Teramo, Torino, Torino
Politecnico, Trento, Trieste, Tuscia, Udine, Valle d’Aosta, Venezia Ca’ Foscari, Venezia IUAV, Verona.
                                                        27
hanno evidenziato recenti dati Istat ed Eurostat, sta penalizzando in Italia soprattutto la componente
giovanile della popolazione. Tutti i tipi di laurea (di primo e secondo livello, e specialistici a ciclo
unico) presentano una minore “probabilità”di sicura entrata nel mercato del lavoro: il tasso di
occupazione dei laureati di primo livello è sceso di quasi 7 punti percentuali (62,4% rispetto al
69,0% dell’anno precedente); tra i colleghi specialistici la contrazione è di oltre 7 punti percentuali
(45,5% contro il 52,9% dell’anno prima); tra gli specialistici a ciclo unico 20 è di oltre 5 punti
percentuali (37,2% contro il precedente tasso di 42,6%). I laureati specialistici a ciclo unico,
mostrano un tasso di occupazione inferiore alla media, a causa dell’elevata quota di chi prosegue la
propria formazione con attività necessarie alla libera professione (Grafico 2).

Grafico 2: Occupazione ad un anno dalla laurea (Valori percentuali).


                                                                                                          62,4
                      PRIMO LIVELLO
                                                                                                                  69,0




                                                                                           45,5
                                                                                                                 Laureati
                        SPECIALISTICI
                                                                                                                 2008
                                                                                                  52,9

                                                                                                                 Laureati
                                                                                                                 2007

                                                                                  37,2
     SPECIALISTICI A CICLO UNICO
                                                                                         42,6



Fonte: Almalaurea

L’analisi delle caratteristiche del lavoro svolto conferma ulteriormente le difficoltà incontrate
nell’ultimo anno dai laureati post-riforma. La stabilità dell’impiego a 12 mesi dal titolo risulta in
calo per tutti i tipi di corso presi in esame, tranne per gli specialistici a ciclo unico, per i quali il
lavoro stabile è rimasto invariato al 36%. Per laureati di primo livello la contrazione è di 3 punti
percentuali (35,6% contro il 38,6% nel 2007), mentre per i colleghi specialistici è di 2 punti
percentuali (26% contro il 27,8% nel 2007) (Grafico 3).

Grafico 3: Attività lavorativa stabile ad un anno dalla laurea per tipo di corso (Valori percentuali).


20
  Si tratta di architettura e ingegneria edile, farmacia e farmacia industriale, medicina e chirurgia, medicina veterinaria,
odontoiatria e protesi dentaria, nonché della laurea magistrale a ciclo unico in giurisprudenza.
                                                             28
35,5
                    PRIMO LIVELLO
                                                                                           38,6




                                                                        26,1
                       SPECILISTICI                                                               Laureati
                                                                           27,8                   2008

                                                                                                  Laureati
                                                                                                  2007
                                                                                     36,3
   SPECIALISTICI A CICLO UNICO
                                                                                     36,0



Fonte: Almalaurea

Fino a questo momento abbiamo preso in considerazione i dati relativi all’offerta e alla disponibilità
di laureati sul mercato del lavoro. I dati Excelsior (2009), invece, ci forniscono una panoramica
della domanda di laureati sul mercato del lavoro, ossia delle tipologie di laureati di cui le aziende
hanno maggiormente “bisogno”. Il primo bimestre 2010, rispetto al corrispondente periodo
dell’anno precedente, mostra un calo nelle richieste dei laureati del 31%; una contrazione della
domanda che coinvolge la quasi totalità dei percorsi di studio, anche quelli solitamente al vertice
dell’occupabilità. Complessivamente a contrarsi non è solo la domanda delle imprese per laureati
dei percorsi umanistico – sociali, come è noto ormai da anni, ma anche per laureati nel settore
economico – statistico (-30%), che hanno presentato una curva positiva nell’universo delle
assunzioni. Inoltre, a ridursi in maniera ancora maggiore è la domanda di ingegneri (-38%
complessivamente). In controtendenza, seppure su valori assoluti contenuti, la crescita della
domanda dei laureati del gruppo letterario (+24%) e di quello politico- sociale (+23%). Forse,
proprio la situazione di gravi crisi dell’occupazione (e del necessario sostegno a chi ne è colpito)
può spiegare l’inattesa crescita della domanda dei laureati del gruppo psicologico (+154%, ma su
valori assoluti molto ridotti).



2.2 ANALISI PER GRUPPI DISCIPLINARI
L’indagine Almalaurea ci permette di entrare nel dettaglio della condizione occupazionale dei
laureati. A differenza dei risultati Istat (vedi sopra), Almalaurea ci permette di avere un dato più
recente e quindi di contestualizzarlo nel particolare periodo in cui ci troviamo, nonché di tener
                                                 29
conto delle differenze tra laureati pre-riforma e post-riforma (triennale e specialistica). Il tasso di
occupazione dei laureati è pari a 59,9% per l’intero collettivo indagato. Vediamo nel dettaglio come
si differenziano a livello occupazionale i vari gruppi disciplinari (Grafico 4).

Grafico 4: Tasso di occupazione delle lauree lunghe per gruppi disciplinari ad 1 anno dalla laurea.
(Valori percentuali). Anno 2009




Fonte: Almalaurea
*2008

Le lauree con il migliore rendimento occupazionale sono quelle del gruppo ingegneria e medicina;
la prima presenta un tasso occupazionale pari all’87% per i laureati nei corsi pre-riforma e pari
all’89% per i laureati nella specialistica, mentre per medicina lavora ad un anno dalla laurea la quasi
totalità dei laureati nella specialistica (97,9%) e il 76% dei laureati nel vecchio ordinamento.
Seguono le lauree dei gruppi chimico-farmaceutico con un tasso superiore all’80% in entrambe le
tipologie di corso (vecchio ordinamento: 82,3% e specialistica: 80,9%) e le lauree economiche
statistiche (vecchio ordinamento: 70,5% e specialistica: 80,4%). Fino a questo punto i risultati
confermano la rilevazione effettuata dall’Istat nel 2007 sui laureati del 2004. L’indagine
Almalaurea 2009, evidenzia, inoltre, altri gruppi disciplinari che presentano un rendimento
occupazionale migliore, ossia le lauree in architettura che riescono a sfiorare l’80% dei laureati
occupati ad 1 anno dal conseguimento del titolo (vecchio ordinamento: 76,1% e specialistica: 79%)
e le lauree scientifiche (vecchio ordinamento: 68,5% e specialistica: 84,2%). Le lauree appartenenti
ai gruppi disciplinari giuridico e psicologico presentano le percentuali più basse a livello
occupazionale, probabilmente a causa del fatto che queste lauree danno un accesso ad una
professione solo dopo un ulteriore periodo di formazione.

Diverse tipologie di corso di laurea vengono, in genere, rappresentate da diverse tipologie
contrattuali (Grafico 5). I contratti atipici sembrano caratterizzare prevalentemente i laureati pre-
                                                   30
riforma ad una anno dalla laurea: quasi la metà del collettivo indagato è occupato in un lavoro non
stabile.

Grafico 5: Tipologia contrattuale del lavoro attuale ad 1 anno dalla laurea. (Valori percentuali).
Anno 2009




Fonte: Almalaurea

*2008

Andando ad analizzare il dato per gruppi disciplinari, notiamo che l’atipicità, nel vecchio
ordinamento è maggiormente presente nei gruppi disciplinari geo-biologico, insegnamento e
agrario. Nella specialistica, ad un anno dalla laurea, i contratti stabili sono presenti soprattutto nel
gruppo medico, che presenta percentuali irrisorie di laureati con contratti atipici. Mentre, il lavoro
non standard è presente soprattutto nei gruppi chimico-farmaceutico, geo-biologico, letterario,
linguistico e psicologico (Grafico 6).




Grafico 6: Tipologia contrattuale per gruppi disciplinari ad 1 anno dalla laurea. (Valori
percentuali). Anno 2009




                                                  31
Fonte: Almalaurea
*2008
Nota: STABILE (rappresenta la somma delle modalità autonomo e tempo indeterminato); ATIPICO (rappresenta la
somma delle modalità tempo determinato collaborazione/consulenza e altro contratto atipico).


Il lavoro precario che caratterizza le prime occupazioni dopo la laurea è destinato a ridursi in
maniera significativa col trascorrere del tempo e l’accumularsi di esperienze lavorative: al crescere
della distanza dalla laurea per i lavoratori del vecchio ordinamento aumenta l’incidenza dei contratti
stabili (a 5 anni interessa il 70% degli occupati). L’incremento di stabilità non interessa tutti i
laureati, piuttosto favorisce i laureati in ingegneria, economia e statistica (oltre l’80% degli
occupati), mentre interessa meno della metà dei laureati in materie letterarie. I dati sembrano
mostrare come la flessibilità sperimentata nei momenti immediatamente successivi all’uscita dal
sistema di istruzione non rappresenta una “trappola lavorativa”; piuttosto col passare degli anni e
l’arricchirsi delle esperienze lavorative aumentano le probabilità di trovare forme più stabili di
lavoro.
Infine, per quanto riguarda il guadagno mensile netto, ad un anno dalla laurea supera di poco i 1.000
euro per tutti i laureati (1.041 nel vecchio ordinamento e 1.007 nella triennale). Il dato è destinato a
                                                      32
migliorare con il passare del tempo, ma la velocità di crescita dei redditi dipende dal gruppo
disciplinare di appartenenza.
In definitiva, i dati mostrano come il gruppo psicologico presenta un tasso di occupazione più basso
rispetto agli altri gruppi ad un anno dalla laurea, gap che però sembra diminuire al crescere della
distanza dalla laurea. Inoltre, i laureati del gruppo psicologico, soprattutto nella specialistica e in
minor misura nel vecchio ordinamento, presentano una maggiore incidenza dei contratti atipici, ad
un anno dalla laurea.


2.3 I LAUREATI IN PSICOLOGIA IN ITALIA
L’obiettivo di questo paragrafo è di valutare gli effetti del percorso di studio sull’occupabilità e
sugli sbocchi professionali dei laureati, in relazione soprattutto ad alcuni aspetti della qualità del
lavoro svolto. Attraverso le indagini Almalurea (2009) presentiamo un’analisi di confronto delle
caratteristiche occupazionali dei laureati in psicologia, sia di tutte le facoltà italiane sia della facoltà
romana della Sapienza, con i valori medi del totale dei laureati italiani e con il totale dei laureati che
hanno conseguito il titolo all’Università “Sapienza” di Roma, distinguendoli nei corsi specialistica e
vecchio ordinamento.
Gli studenti della specialistica conseguono il titolo mediamente in 2,6 anni (nell’Ateneo romano in
3,1 anni) e all’età di 26,8 anni (27,4 per la Sapienza); gli studenti di Psicologia2 si discostano
leggermente dalla media italiana impiegando 2,8 anni per laurearsi ed uscendo dall’Università a
27,3 anni (Tabella 2). Gli studenti del vecchio ordinamento impiegano quasi il doppio degli anni
della durata legale degli studi per laurearsi (8,7 anni in Italia e 10 anni nell’ateneo romano); gli
studenti di Psicologia2 sono i più lenti nel prendere la laurea e di conseguenza escono in più tarda
età dall’Università (spendono 10,4 anni per terminare gli studi uscendo a 31,5 anni mediamente).
La percentuale di laureati che lavora dopo un anno dalla laurea è 73,8 se si considerano tutti i
laureati specialistici presenti in Italia, mentre è del 61,5% per gli psicologi della Sapienza, dato
nettamente superiore rispetto agli psicologi uscenti dalle altre facoltà di psicologia italiane (56,7%).
Gli studenti di Psicologia2 risultano essere nettamente favoriti rispetto al resto dei laureati in
psicologia, con due terzi dei dottori occupato dopo un anno dalla laurea. Questo vantaggio si può
spiegare mediante l’alta presenza di forme contrattuali atipiche (66,4%); mentre i laureati
specialistici italiani, ad un anno dal conseguimento del titolo, fanno registrare una maggiore
rilevanza dei contratti stabili (36,6%).


Tabella 2: Caratteristiche dei laureati e indicatori del mercato del lavoro ad 1 anno dalla laurea
(Valori Percentuali). Anno 2009
                                                    33
SPECIALISTICA               Caratteristiche laurea                                                                                Indicatori MdL                                                                   Caratteristiche contratto                                                                                     Settore




                                                                                            Durata studi (medie anni)
                                                       Voto laurea (medie)




                                                                                                                                                                                                                                                              Inserim/formazione
                                                                                                                                         Tasso occupazione



                                                                                                                                                                                Tasso disoccupaz.




                                                                                                                                                                                                                                                                                                 Senza contratto
                              Età alla laurea




                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     Part-time
                                                                                                                                                                                                                                  Atipico
                                                                                                                                                                                                              Stabile




                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   Servizi
Psico2 Sapienza                27,3                     105,8                                                 2,8                                 66,1                                  27,1                  20,1                66,4                            4,0                                9,4            55,7             96,6

Psico1 Sapienza                27,4                     107,7                                                 3,2                                 58,5                                  32,5                  17,2                68,6                            3,4                         10,8                  69,1             97,1

Psicologia Sapienza Tot        27,4                                 107                                       3,1                                 61,5                                  30,3                  18,4                67,7                            3,7                         10,2                  63,5             96,9

Psicologia Italia Tot          26,8                     107,9                                                 2,6                                 56,7                                  28,2                  21,0                60,5                            3,5                         14,7                  68,4             97,3

Specialist. Sapienza Tot       27,5                     109,9                                                 2,7                                 73,8                                  19,1                  32,8                49,1                        10,7                                   7,3            29,1             83,1

Specialistica Italia Tot       27,2                     108,5                                                 2,6                                 73,8                                  17,1                  36,6                45,3                        12,6                                   5,4            23,5             78,3


PRE-RIFORMA*               Caratteristiche laurea Indicatori MdL                                                                                                                                              Caratteristiche contratto                                                                                          Settore
                                                                                                                                                             Tasso di disocc.




                                                                                                                                                                                                                                            Inserim/formaz.


                                                                                                                                                                                                                                                                                   Senza contratto
                                                                                                                        Tasso occupaz.
                            Età alla luarea




                                                                             Durata studi
                                                Voto laurea




                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   Part-ime
                                                                                                                                                                                                                        Atipico




                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   Servizi
                                                                                                                                                                                                    Stabile




Psicologia2 Sapienza        31,5                97,8                              10,4                                  59,1                                     18,8                               50,0                33,3                                  -                    16,7                              58,3              100

Psicologia1 Sapienza        30,4 100,4                                            10,1                                  46,1                                         31,2                           28,6                55,1                       2,0                             14,3                              77,6             93,0

Psicologia Sapienza Tot     30,6                99,9                              10,1                                  48,2                                         29,0                           32,8                50,8                       1,6                             14,8                              73,8             95,1

Psicologia Italia Tot       29,9                99,2                                    8,7                             51,2                                         27,0                           35,3                47,0                       2,5                             15,2                              73,5             94,7

VO Sapienza Tot             30,6 102,0                                            10,6                                  68,9                                         19,1                           40,6                44,7                       5,7                                    8,9                        29,6             81,3

VO Italia Tot               29,8 101,8                                                  9,2                             66,6                                         19,3                           40,4                47,4                       5,0                                    7,0                        27,2             79,6

* 2008


Per quanto riguarda il vecchio ordinamento, ad un anno dalla laurea, è occupato il 66,6% dei
laureati italiani e il 68,9% di quelli romani (Università La Sapienza). Il tasso di occupazione dei
laureati pre-riforma in psicologia alla Sapienza è il più basso (48,2%), ma sale notevolmente se si
prendono in considerazione solo i laureati in psicologia2 (59%), di cui la metà dichiara di avere un
contratto stabile ad un anno dalla laurea. Per quanto riguarda il settore economico dell’attività
lavorativa, il lavoro dei neo-laureati si concentra prevalentemente nei servizi, soprattutto per le
lauree psicologiche romane (97% per gli specialisti e 95% per i laureati pre-riforma) (Tabella 2).
                                                                                                                                                34
Importante nella comprensione delle caratteristiche occupazionali dei laureati sono il guadagno
mensile, l’utilizzo delle competenze acquisite durante gli studi, la necessità a livello legale del titolo
per poter svolgere il lavoro e l’efficacia del titolo universitario (Tabella 3).
Il guadagno mensile sembra essere particolarmente critico nei primi anni successivi alla laurea per
gli specialistici in psicologia. Il reddito medio di un laureato in psicologia alla Sapienza è pari a 700
euro mensili, mentre per un laureato in possesso di una qualsiasi altra laurea specialistica il
guadagno mensile sale fino a 1.030 euro. Discriminante risulta essere il genere: i maschi riescono a
percepire un salario nettamente superiore rispetto alle medie (1.246 euro al mese), mentre le donne
risultano avere un reddito inferiore al dato medio italiano (961 euro mensili).
Stessa situazione si rileva per i laureati nelle lauree pre-riforma: 679 euro al mese per gli psicologi
romani contro i 1.041 euro al mese dei laureati italiani.
Per quanto riguarda gli aspetti relativi all’utilizzo delle competenze e alla necessità del titolo,
notiamo che: la laurea viene richiesta per legge nel 33,8% dei casi per i laureati pre-riforma e nel
15,9% dei casi per i laureati specialistici; questi valori diventano nettamente inferiori se si tiene
conto dei soli laureati in Psicologia. In particolare, per i laureti nel vecchio ordinamento di
Psicologia2 solo l’8,3% svolge un lavoro dove la laurea è richiesta per legge, mentre per gli
specialistici la percentuale arriva all’11,4%. Nel lavoro svolto dai laureati psicologici, ad un anno
dalla laurea, il titolo di studio non viene mai richiesto per legge (31,8% pre-riforma e 24,2%
specialistica) o non viene richiesto ma risulta necessario nell’adempimento dei compiti lavorativi
(11,7% pre-riforma e 13,6 specialistica).
Il 46% dei laureati specialistici in psicologia dichiara di utilizzare le competenze acquisite durante il
percorso universitario in misura ridotta (la percentuale scende al 36,7% per il vecchio ordinamento)
e il 29,8% ritiene la laurea poco o per nulla efficace per il lavoro svolto (percentuale che sale al
40% per il laureati nel vecchio ordinamento).




Tabella 3: Caratteristiche dell’occupazione dei laureati ad 1 anno dalla laurea (Valori Percentuali).
Anno 2009
SPECIALISTICA        Guadagno mensile         Utilizzo          Richiesta della laurea      Efficacia

                                                    35
competenze




                                                                                                                                                                                              Non richiesta ma necessaria




                                                                                                                                                                                                                                                                      Né utile e non richiesta
                                                                                                                                                                                                                                   Non richiesta ma utile
                                                                                                                                                         Richiesta per legge
                                                                 In misura elevata


                                                                                                  In misura ridotta




                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Poco/per niente
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Abbastanza
                                                                                                                                     Per niente
                                                   Femmine
                                    Maschi
                         Totale




                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Molto
Psico2 Sapienza           727        962            677          40,9                             40,9                               17,4                11,4                                 20,1                                               51                     17,4                                            42,5        34,9                  22,6

Psico1 Sapienza           685        811            669          28,9                             51,5                               19,6                20,1                                 16,2                             46,6                                     17,2                                            36,9        42,4                  20,7

Psicologia Sapienza       703        893            672                    34                               47                       18,7                16,4                                 17,8                             48,4                                     17,3                                            39,2        39,2                  21,5

Psicologia Italia Tot     691        938            646          29,2                             46,5                               24,3                13,1                                 13,6                             49,1                                     24,2                                            33,4        36,8                  29,8

Spec. Sapienza Tot      1.030 1.213                 906          39,5                                       42                       18,4                            16                       25,5                             42,4                                                     16                              45,3        33,3                  21,3

Specialist Italia Tot   1.089 1.246                 961          40,3                             43,7                                     16            15,9                                 22,3                             45,8                                                     16                              45,7              34              20,3



PRE-RIFORMA*                                                                                 Utilizzo
                         Guadagno mensile
                                                                                           competenze                                                                              Richiesta della laurea                                                                                                                           Efficacia
                                                                                                                                                                        Richiesta per legge




                                                                                                                                                                                                                                                                                                 richiestaNé utile né
                                                                              In misura elevata


                                                                                                                 In misura ridotta




                                                                                                                                                                                                                                                    Non richies. ma




                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     Poco/Per niente
                                                                                                                                                                                                             Non rich. ma
                                                                                                                                                                                                              necessaria




                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Abbastanza
                                                                                                                                                                                                                                                         utile
                                                                                                                                            Per niente
                                                       Femmine
                                        Maschi
                           Totale




Psico2 Sapienza              876             876        876                      25,0                          58,3                       16,7                                     8,3                                      16,7                            33,3                                 41,7                       Molto
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           25,0            33,3                     41,7

Psico1 Sapienza              630             606        636                      32,7                          26,5                       40,8                                     6,1                                      14,3                            49,0                                 30,6                      33,3            25,0                     41,7

Psicologia Sapienza          679             689        677                      31,1                          32,8                       36,1                                     6,6                                      14,8                            45,9                                 32,8                      31,7            26,7                     41,7

Psicologia Italia Tot        702             778        683                      29,0                          36,7                       33,9                            12,0                                              11,7                            44,5                                 31,8                      32,4            27,6                     40,0

VO Sapienza Tot          1.053        1.165             970                      36,0                          40,8                       22,9                            22,2                                              19,2                            40,6                                 17,9                      44,5            30,4                     25,1

VO Italia Tot            1.041        1.171             962                      44,7                          37,4                       17,8                            33,8                                              16,7                            35,5                                 13,9                      54,8            25,8                     19,6

Fonte :Almalurea
*2008


In definitiva, l’analisi dei dati Almalaurea sembra far emergere per i laureati italiani in psicologia
una posizione occupazionale fortemente caratterizzata da overeducation, ossia quando il capitale
umano e culturale di un lavoratore è eccessivo rispetto alle mansioni che egli effettivamente svolge,
infatti circa il 71% dei laureati italiani di psicologia della specialistica e del vecchio ordinamento
dichiara di utilizzare le competenze in misura ridotta e/o per niente. Questo fenomeno sembra

                                                                                                                        36
invece non caratterizzare la condizione dei laureati in Psicologia2 e in particolare modo i laureati
nella specialistica: il 40,9% dichiara infatti di utilizzare in misura elevata le competenze acquisite
durante il percorso universitario.
Sia nella specialistica sia nel vecchio ordinamento la laurea viene richiesta per legge in percentuali
molto basse (rispettivamente 11,4% e 8,3%); nonostante ciò, i laureati di entrambi i corsi di laurea
ritengono il titolo conseguito molto o abbastanza efficace per l’occupazione trovata (77,4% per la
specialistica e 58,3% per il corso pre-riforma).


Tabella 3: Caratteristiche della dimensione dell’efficacia dei laureati ad 1 anno dalla laurea (Valori
Percentuali). Anno 2009
                                         SPECIALISTICA                                                                                                             PRE-RIFORMA*
                                Utilizzo      Richiesta                                                                                                   Utilizzo     Richiesta
                              competenze     della laurea                                                       Efficacia                               competenze    della laurea Efficacia




                                                                                                                                                                                                                                              Abbastanza Molto/

                                                                                                                                                                                                                                                                  per niente Poco/
                                                                                                                                                                                                Richiesta per legge
                                            In misura ridotta/




                                                                                                                                                                           In misura ridotta/
                                                                                                                                                       In misura elevata
                                                                                       Né utile nè richiesta




                                                                                                                                                                                                                      Né utile nè richiesta
                                                                                                                Abbastanza Molto/
                                                                 Richiesta per legge
                        In misura elevata




                                                                                                                                    per niente Poco/
                                            Per niente




                                                                                                                                                                           Per niente


Psico2 Sapienza         40,9                              58,3   11,4                     17,4                  77,4                22,6               25,0                         75,0            8,3               41,7                    58,3                41,7
Psicologia Italia Tot   29,2                              70,8   13,1                     24,2                  70,2                29,8               29,1                         70,9           12,0               31,8                    60,0                40,0
Italia Tot              40,3                              59,7   15,9                       16                  79,7                20,3               44,7                         52,2           33,8               13,9                    80,6                19,6
Fonte :Almalurea
*2008




                                                                                                               37
CAPITOLO 3. La qualità del lavoro per i laureati in Psicologia2

3.1 METODOLOGIA
Il lavoro di analisi dei dati di seguito presentato si inserisce all’interno di un progetto di ricerca più
ampio sugli sbocchi occupazionali dei laureati in Psicologia2, realizzato nell’ambito delle attività
del’Osservatorio sul mercato del lavoro della facoltà di Psicologia2 21.La finalità della ricerca è stata
quella di analizzare le caratteristiche degli impieghi, la qualità del lavoro trovato, verificare la
coerenza del lavoro con il titolo acquisito, analizzare i tempi e le modalità di accesso al mondo del
lavoro e valutare la soddisfazione nei confronti del lavoro svolto.
L’indagine si sofferma sulla distinzione tra le diverse condizioni occupazionali dei laureati in
Psicologia2, andando ad indagare sia il piano dei comportamenti sia quello degli atteggiamenti. Il
primo si riferisce alle caratteristiche dell’occupazione in termini di tempi di ingresso nel mercato
del lavoro, modalità e canali, durata del primo impiego e guadagno mensile netto. Si è cercato di
capire quali fossero i settori che attirano maggiormente i laureti, e le esperienze dal momento della
laurea a quello della rilevazione. Il secondo piano, quello degli atteggiamenti, riguarda invece il
livello di soddisfazione dei laureati nei confronti dell’impiego e del corso di studi frequentato,
nonché le opinioni dei laureati nei confronti del mercato del lavoro attuale e della spendibilità ed
efficacia del proprio titolo di studio.
Argomento principale di questa tesi è la qualità del lavoro dei laureati all’uscita dall’Università. I
dati raccolti dall’indagine condotta sui laureati in Psicologia2 nell’anno accademico 2008/2009,
consentono di effettuare un confronto tra i laureati nei corsi del vecchio ordinamento e i primi
laureati nei corsi specialistici.
Il principale OBIETTIVO dell’analisi è quello di indagare le caratteristiche dell’occupazione dei
neo-laureati e mettere in evidenza quali sono le principali dimensioni in grado di dar conto della
qualità del lavoro di questa categoria di lavoratori. In particolare, nell’analisi della qualità del lavoro
dei neo-laureati si terrà conto di alcune dimensioni principali:
     1) DIMENSIONE ECONOMICA: risulta essere un buon predittore della qualità del lavoro, in
         particolare alcuni studi (Barbieri 2002, Trombetti e Stanchi 2006) mettono in evidenza come
         a livelli elevati di reddito si osservano elevati livelli di percezione di qualità da parte dei
         lavoratori, anche se vengono evidenziate insoddisfazioni in altri ambiti, come il rapporto con
         i colleghi, la possibilità di carriera, etc..



21
  L’Osservatorio è diretto dalla Prof.ssa Adriana Signorelli e si inserisce all’interno delle attività svolte dalla cattedra di
Sociologia del lavoro.
                                                              38
2) DIMENSIONE OCCUPAZIONALE: tipo di contratto, ramo e settore dell’azienda in cui è
       occupato il neo laureato, tipologia professionale, durata del contratto, tipo di orario, ambito
       lavorativo. In letteratura (Curtarelli et al. 2002; Trombetti e Stanchi 2006) il tipo di contratto
       (stabilità versus precarietà) è ritenuto un fattore discriminante nella percezione di qualità
       lavorativa. Il precariato, in Italia, viene vissuto nella maggioranza dei casi come una
       trappola da cui non potersi più liberare. Studi condotti da Franchi (2005) rilevano che questo
       è vero per chi ha un titolo di studio basso, fa parte del mercato del lavoro meridionale ed è
       donna.
   3) DIMENSIONE DELL’EFFICACIA: questa dimensione ci permette di comprendere se e
       come il percorso universitario sia effettivamente servito, almeno nel primo impatto col
       mondo del lavoro, al miglioramento della condizione lavorativa iniziale dei giovani laureati.
       Altro non è che la percezione o meno di overeducational da parte del laureato nel momento
       in cui deve utilizzare le competenze acquisite all’Università nel mondo lavorativo. Per la
       nostra ricerca, in questa dimensione ricondurremo le variabili riguardanti le opinioni dei
       laureati nei confronti del mercato del lavoro attuale e della spendibilità del proprio titolo di
       studio (efficacia della laurea conseguita, adeguatezza della laurea per il lavoro svolto,
       competenze utilizzate nell’ambito lavorativo e la necessità del titolo di studio per effettuare
       il lavoro).
   4) DIMENSIONE DELLA SODDISFAZIONE LAVORATIVA: la soddisfazione del lavoro
       sembra essere un ulteriore indicatore indiretto dell’utilità della carriera universitaria in
       quanto rappresenta il primo segnale del livello di soddisfazione relativo all’occupazione
       svolta (Checchi 2002): un’alta soddisfazione (lavorativa e degli sbocchi professionali)
       dovrebbe portare ad una maggiore percezione di qualità nel lureato-lavoratore.
Nei prossimi paragrafi sarà presentata l’analisi condotta sui dati raccolti nell’indagine sui laureati in
Psicologia 2. In particolare le elaborazioni condotte possono essere sintetizzate come segue
a. Analisi delle frequenze e tavole di contingenza;
b. Chi-quadro;
c. Analisi delle corrispondenze multiple;
d. Analisi dei cluster.
Andiamo ad analizzarle nello specifico.
a. ANALISI DELLE FREQUENZE. Come prima cosa è stata effettuata l’analisi descrittiva dei
   dati ottenuti mediante la somministrazione del questionario con il pacchetto statistico SPSS. Il
   cui obiettivo è la rappresentazione e la descrizione del campione in termini di composizione

                                                   39
rispetto alle diverse variabili considerate dall’indagine. Le rappresentazioni grafiche consentono
   di visualizzarla distribuzione di frequenza delle diverse variabili all’interno del campione.
   Inoltre, sono state utilizzate le tavole di contingenza, con cui è possibile analizzare la
   distribuzione delle frequenze dei soggetti relativamente a due variabili incrociate.
b. CHI-QUADRO. Il test del chi-quadro è stato utilizzato per verificare l’esistenza di associazioni
   tra variabili. In particolare, il chi-quadro stabilisce se un’ipotesi iniziale di indipendenza (H0) è
   accettabile oppure no. Nel caso in cui tale ipotesi non sia accettabile,allora le variabili
   considerate sono significativamente associate: se le due variabili non sono indipendenti allora
   esiste un’implicazione. Ciò vuol dire che le frequenze non si distribuiscono in maniera casuale,
   ma assumono una struttura interpretabile. Il livello di significatività (cioè la probabilità di
   commettere un errore nella verifica delle ipotesi) utilizzato è p<0,05.
c. ACM. I dati rilevati con il questionario sono stati sottoposti ad analisi fattoriale mediante il
   pacchetto statistico SPAD 5.6; in particolare con l’analisi delle corrispondenze multiple:
   procedura di analisi fattoriale per variabili categoriali non ordinate. L’ACM consente di trattare
   contemporaneamente un elevato numero di variabili e di individuare dimensioni “latenti”sottese
   ai dati, chiamate fattori, che sintetizzano le molteplici relazioni tra le variabili originali. Questo
   procedimento studia le relazioni tra variabili categoriali con il test del chi² applicato su tabelle di
   contingenza. Mediante l’utilizzo del programma SPAD 5.6 è possibile scegliere, nell’ambito
   dell’ACM, differenti modalità di procedimento: la tecnica scelta è la procedura CORMU, che
   effettua l’esecuzione dell’ACM su un insieme di individui su cui sono state rilevate variabili
   nominali. A tale scopo, si è proceduto alla suddivisione delle variabili in attive (variabili che
   concorrono alla formazione degli assi fattoriali) e illustrative (variabili di tipo dipendenti, che
   sono escluse dalla fase di estrazione dei fattori, ma vengono utilizzate some ausilio per
   interpretare alcuni aspetti del fattore di cui fanno parte). Le variabili sono state suddivise come
   in tabella. Una volta stabilite le variabili attive e quelle illustrative, la procedura CORMU
   provvede a creare l’istogramma degli auto valori, nel quale vengono riportati anche le
   percentuali di inerzia spiegata da ciascun asse fattoriale e le percentuali cumulate.




       VARIABILI ATTIVE (13)                                VARIABILI ILLUSTRATIVE (15)
                                                   40
-   Tipo di contratto dell’attuale lavoro      -   Titolo di studio dei genitori
-   Durata del contratto di lavoro             -   Condizione professionale del padre
-   Flessibilità orario di lavoro              -   Istruzione superiore
-   Tipologia orario di lavoro                 -   Voto maturità
-   Tipologia professione                      -   Anno accademico di laurea
-   Congruenza ambito lavorativo               -   Età alla laurea
-   Reddito                                    -   Frequenza a i corsi
-   Settore attività economica dell’azienda    -   Media dei voti agli esami
-   In che misura utilizza competenze          -   Voto di laurea
    universitarie
-   Laurea richiesta per attività lavorativa   -   Laurea fuori corso
-   Adeguatezza laurea per il lavoro svolto    -   Indirizzo di laurea
-   Efficacia della laurea conseguita          -   Partecipazione ad attività di formazione post-laurea
-   Soddisfazione lavorativa                   -   Dopo quanto tempo dalla laurea ha iniziato a cercare lavoro
                                               -   Dopo quanto tempo dalla laurea ha trovato un lavoro coerente
                                               -   Tipo di esperienze lavorative avute dalla laurea ad oggi


d. ANALISI DEI CLUSTER. A partire dagli assi fattoriali individuati, solitamente viene condotta,
    sempre tramite SPAD 5.6, la cluster analysis, che consiste in un insieme di tecniche statistiche
    atte ad individuare gruppi di unità tra loro simili rispetto ad un insieme di caratteri presi in
    considerazione e secondo uno specifico criterio. Partendo da n soggetti indifferenziati si giunge
    alla formazione di k gruppi (con k < n) tali che la variabilità interna, cioè tra i soggetti dello
    stesso gruppo, sia la minima possibile, mentre quella esterna, cioè tra i gruppi, sia la massima
    possibile. Fondamentale sottolineare che l’analisi dei cluster consente di individuare gruppi utili
    per l’analisi del collettivo, non evidenziabili con informazioni a priori, a differenza di altre
    tecniche multivariate. L’analisi dei cluster è un metodo puramente empirico di classificazione, e
    come tale, una tecnica induttiva.


3.2 DESCRIZIONE DEL CAMPIONE
L’indagine condotta nell’anno accademico 2008/2009 presso la facoltà di Psicologia2
dell’Università “Sapienza” di Roma ha riguardato gli studenti che hanno conseguito il titolo negli
anni compresi tra il 2002 e il 2007. Ai fini della nostra indagine andremo a descrivere solo una parte
del campione totale rilevato dalla ricerca. Prenderemo in considerazione i laureati pre-riforma che
hanno iniziato e terminato gli studi nell’ambito del vecchio ordinamento, i laureati del nuovo
ordinamento iscritti alla specialistica e i laureati del vecchio ordinamento passati al nuovo
ordinamento. Non prenderemo in considerazione i laureati del nuovo ordinamento con laurea
triennale di primo livello, in quanto parlare di qualità del lavoro per i laureati triennali risulta poco
significativo, a causa della tendenza di questi a continuare il percorso di studi. Il totale degli
intervistati nella specialista e nel vecchio ordinamento sono rispettivamente di 192 e 202 laureati.

                                                    41
La popolazione di indagine è fortemente caratterizzata dalla presenza femminile in entrambi i corsi
di laurea (92,2% di laureti nella specialistica e 89,6% del vecchio ordinamento): caratteristica tipica
degli indirizzi, in genere, prettamente “umanistici”. Nella specialistica il conseguimento del titolo
avviene a 25-26 anni per il 43,8% e i più veloci sono gli studenti della specialistica in Formazione
che riescono a laurearsi nel 34,7% dei casi a 23-24 anni (Tabella 1). Mentre, il 60% circa degli
studenti del vecchio ordinamento (il 54,8% nell’indirizzo Sviluppo e il 63,2% nell’indirizzo
Lavoro) non riesce a terminare il corso di laurea prima dei 27 anni.

Tabella 1: Tavola di contingenza tra età alla laurea e indirizzo di laurea
                                                                 Indirizzo
                                       Spe-Form       Spe-Ben        V.O Sviluppo     V.O Lavoro    Totale
 Meno di 23      Conteggio                       0              1                 0             0          1
 anni            % entro Indirizzo            ,0%           1,1%               ,0%           ,0%        ,3%
                 % del totale                 ,0%            ,3%               ,0%           ,0%        ,3%
23-24 anni       Conteggio                      35             30                12            10         87
                 % entro Indirizzo          34,7%          33,0%             10,4%         11,5%      22,1%
                 % del totale                8,9%           7,6%              3,0%          2,5%      22,1%
25-26anni        Conteggio                      46             38                40            22       146
                 % entro Indirizzo          45,5%          41,8%             34,8%         25,3%      37,1%
                 % del totale               11,7%           9,6%             10,2%          5,6%      37,1%
27 anni ed oltre Conteggio                      20             22                63            55       160
                 % entro Indirizzo          19,8%          24,2%             54,8%         63,2%      40,6%
                 % del totale                5,1%           5,6%             16,0%         14,0%      40,6%
Totale           Conteggio                    101              91              115             87       394
                 % entro Indirizzo         100,0%         100,0%            100,0%        100,0%     100,0%
                 % del totale               25,6%          23,1%             29,2%         22,1%     100,0%
p = 0,000

Prima di continuare con la descrizione del campione occorre specificare una caratteristica dei
laureati nella specialistica: questi sono stati i primi studenti ad essersi laureati dopo l’entrata in
vigore della riforma (D.M. 509/99), sono quindi “i più bravi”, oltre che “i più veloci”, e presentano
performance accademiche nettamente superiori rispetto ai laureati del vecchio ordinamento. Infatti,
la metà dei laureati nella specialistica ha conseguito il titolo nell’a.a. 2006/2007, esattamente due
anni dopo l’entrata in vigore dei nuovi corsi di laurea. Oltre ad aver impiegato poco tempo a
concludere gli studi, il 49,5% si è laureato con il massimo dei voti (110-110 e lode). Il 70% dei
laureati in Spe-Form conclude il percorsi di studio con 105-109, mentre i colleghi di Spe-Ben con
una votazione inferiore, ossia 90-94 (62,5%). I laureati in Spen-Ben hanno una media dei voti agli
esami piuttosto bassa, da 22 a 24; mentre il 56,4% dei laureati in Spe-Form prende sempre il
massimo dei voti.
Per quanto riguarda i tempi di laurea, è interessante notare come il 70% dei laureati nella
specialistica si laurea in corso, al contrario del vecchio ordinamento in cui il 70% dei formati si
laurea fuori corso. I laureati nel vecchio ordinamento presentano una media dei voti agli esami più

                                                     42
bassa rispetto ai laureati nella specialistica, ma comunque non scarsi: il 62% dichiara di appartenere
alla classe di voto che va dal 25 al 27. Inoltre, la classe di voto della laurea predominante risulta
essere 100-104 per il 27,7% e 95-99 per il 25,7% dei laureati pre-riforma.
Passiamo adesso a considerare gli elementi che, secondo quanto mette in evidenza la letteratura
specialistica in materia, hanno un’incidenza sulla carriera universitaria e sulle possibilità
occupazionali dei laureati. Per quanto riguarda le caratteristiche della famiglia di origine, quale
l’istruzione dei genitori, il 45% dei laureati (sia nella specialistica sia nel vecchio ordinamento)
dichiara di avere almeno un genitore con un titolo di istruzione secondaria. Inoltre, entrambi i corsi
di laurea presentano come variabile maggiormente significativa per la condizione professionale del
padre il lavoro impiegatizio (circa il 27% per specialistica e vecchio ordinamento).
Per quanto riguarda la formazione superiore, dell’analisi emerge che i laureati nella specialistica
provengono per il 36,5% dal liceo scientifico e per il 30,2% dal liceo classico; significativo notare
che gli studenti di Spe-Form per il 57,5% proviene da un istituto magistrale. Gli specialistici
risultano essere i migliori anche per quanto riguarda il voto di maturità: il 32% è uscito dalla scuola
secondaria con un voto elevato (range 91-100).
Gli studenti del vecchio ordinamento provengono da un liceo (scientifico per il 34,7% e classico per
il 29,2%) e nel 30% dei casi hanno avuto una compresa tra 61 e 80/100.


Tabella 2: Principali caratteristiche dei laureati di Psicologia2
                                       SPECIALISTICA                  VECCHIO ORDINAMENTO
Variabile                         Classe mediana           %          Classe mediana         %
Età alla laurea                            25-26 anni          43,8         27 anni ed oltre       58,4
Voto di laurea                         110-110 e lode          49,5                100-104         27,7
                                                                                      95-99        25,7
Media voti agli esami                          28-30           54,2                   25-27        61,9
Voto maturità                                 91-100           31,8                   71-80        30,2
                                                                                      81-90        27,7




3.3 CARATTERISTICHE OCCUPAZIONALI
Nel seguente paragrafo la nostra analisi sarà condotta solo sul campione degli occupati nei diversi
corsi. Nella specialistica lavora il 64,6% dei laureati, il 19,3% è in cerca di prima occupazione, il
12% è disoccupato e il 4,2% è esclusivamente impegnato in attività di formazione. I laureati del
                                                   43
vecchio ordinamento risultano meno occupati dei loro colleghi specialistici (52,5%) e oltre il 28% è
in cerca di una prima occupazione; mentre il 12,9% si dichiara disoccupato e il 6,4 % è in
formazione. L'analisi per indirizzi mette in evidenza come le possibilità occupazionali sono più
elevata per i laureati nell’indirizzo Formazione della specialistica e nell’indirizzo Psicologia del
lavoro e delle organizzazioni del vecchio ordinamento, mentre i laureati di Sviluppo del ciclo pre-
riforma presentano una quota maggiore di persone in cerca di occupazione (Grafico 1).


Grafico 1: Condizione occupazionale nella spec (N=192) e nel vo (N=202) per indirizzo (v. %)




Definita la condizione occupazionale dei laureati nei diversi indirizzi di laurea di Psicologia2,
passiamo ad analizzare nello specifico tutte le dimensioni che ci aiutano a definire il concetto di
qualità del lavoro nel nostro campione.
Innanzitutto le caratteristiche dell’occupazione: il 40,3% dei laureati specialistici lavora con un
contratto di collaborazione, invece il 41,7% del laureati pre-riforma è occupato in un lavoro
dipendente. Entrambi gli indirizzi e i corsi di laurea presentano una durata contrattuale
maggiormente a tempo determinato (circa 64% per tutti i corsi). Per i laureati del vecchio
ordinamento assume una certa consistenza il lavoro autonomo (soprattutto per l’indirizzo Lavoro,
16%) (Grafico 2).


Grafico 2: Tipologia contrattuale per i laureati nelle lauree lunghe (valori %)




                                                  44
* ALTRO ATIPICO: La categoria “altro contratto” raccoglie al suo interno le prestazioni occasionali e i senza
contratto.


Per quanto riguarda la tipologia professionale (Tabella 3), gli occupati provenienti da una laurea
specialistica trovano una collocazione soprattutto nelle professioni intellettuali e di elevata
specializzazione (43,1%); in particolare l’analisi mette in evidenza una significativa presenza
all’interno di questa tipologia professionale dei laureati nell’indirizzo Formazione (56,3%), mentre
per i laureati provenienti dall’indirizzo Benessere prevalgono le professioni tecniche (36,5%). I
laureati nel vecchio ordinamento svolgono professioni intellettuali nel 47% dei casi. Anche le
professioni impiegatizie trovano un ampio spazio nel ventaglio delle tipologie professionali di
questi laureati, riguardando il 26,5% dei laureati pre-riforma.
La congruenza (ossia, essere occupato in un lavoro coerente col percorso di studi effettuato) risulta
molto elevata per coloro che svolgono un lavoro intellettuale o tecnico, mentre per le professioni
impiegatizie è più probabile essere fuori dagli ambiti lavorativi attinenti il percorso accademico
seguito.




Tabella 3: Tipologia professionale nelle lauree lunghe per indirizzo

                                                          45
Indirizzo
                                                                                     V.O          V.O
                                                                 Spe-form Spe-ben Sviluppo       Lavoro      Totale
Dirigente,imprenditori          Count                                  1       3             2           1        7
                                % within Tipologia professione     14,3%   42,9%      28,6%       14,3% 100,0%
                                % within Indirizzo                  1,4%    5,8%          4,0%     1,8%        3,1%
                                % of Total                           ,4%    1,3%          ,9%       ,4%        3,1%
 Professioni intellettuali,     Count                                 40      13            22          25      100
 scientifiche e di elevata      % within Tipologia professione     40,0%   13,0%      22,0%       25,0% 100,0%
 specializzazione               % within Indirizzo                 56,3%   25,0%      44,0%       45,5%      43,9%
                                % of Total                         17,5%    5,7%          9,6%    11,0%      43,9%
 Professioni tecniche           Count                                  5      19            14           6       44
                                % within Tipologia professione     11,4%   43,2%      31,8%       13,6% 100,0%
                                % within Indirizzo                  7,0%   36,5%      28,0%       10,9%      19,3%
                                % of Total                          2,2%    8,3%          6,1%     2,6%      19,3%
 Impiegati                      Count                                 16      12             9          20       57
                                % within Tipologia professione     28,1%   21,1%      15,8%       35,1% 100,0%
                                % within Indirizzo                 22,5%   23,1%      18,0%       36,4%      25,0%
                                % of Total                          7,0%    5,3%          3,9%     8,8%      25,0%
 Prof. qualificate nelle attività Count                                4       2             3           3       12
 commerciali e dei servizi      % within Tipologia professione     33,3%   16,7%      25,0%       25,0% 100,0%
                                % within Indirizzo                  5,6%    3,8%          6,0%     5,5%        5,3%
                                % of Total                          1,8%     ,9%          1,3%     1,3%        5,3%
 Operai                         Count                                  3       2             0           0        5
                                % within Tipologia professione     60,0%   40,0%          ,0%       ,0% 100,0%
                                % within Indirizzo                  4,2%    3,8%          ,0%       ,0%        2,2%
                                % of Total                          1,3%     ,9%          ,0%       ,0%        2,2%
 Altro lavoratore dipendente    Count                                  2       1             0           0        3
                                % within Tipologia professione     66,7%   33,3%          ,0%       ,0% 100,0%
                                % within Indirizzo                  2,8%    1,9%          ,0%       ,0%        1,3%
                                % of Total                           ,9%     ,4%          ,0%       ,0%        1,3%
Totale                          Count                                 71      52            50          55      228
                                % within Tipologia professione     31,1%   22,8%      21,9%       24,1% 100,0%
                                % within Indirizzo                100,0% 100,0%      100,0%      100,0% 100,0%
                                % of Total                         31,1%   22,8%      21,9%       24,1% 100,0%
p = 0,004


Per quanto riguarda il settore di attività, l’analisi evidenzia una predominanza di laureati occupati
nel settore privato (52,4% per la specialistica e 54% per il vecchio ordinamento); in particolare,
questo settore è particolarmente presente tra i laureati nell’indirizzo Formazione della specialistica
(66,7%) e nell’indirizzo Lavoro del vecchio ordinamento (65,5%), mentre il settore pubblico
                                                        46
interessa principalmente i laureati in Benessere della specialistica e i laureati in Sviluppo del
vecchio ordinamento. (Grafico 3).


Grafico 3: Settore di attività economica nelle lauree lunghe per indirizzo (v. %)




Per quanto riguarda la distanza dalla laurea, questa variabile sembra avere un’incidenza diversa
sulle caratteristiche contrattuali dei laureati nella specialistica e nel vecchio ordinamento: nella
specialistica, con il passaggio da 1 a 2 anni aumentano i contratti autonomi e dipendenti,
diminuiscono i contratti atipici e aumenta la possibilità di svolgere un lavoro a tempo pieno. Al
contrario, nel vecchio ordinamento, con il passaggio da 1 a 3 anni ed oltre dalla laurea c’è un netto
aumento di contratti di collaborazione (da 18,8% ad un anno a 39,4% a 3 anni dalla laurea) (Grafico
4), mentre, diminuiscono i contratti alle dipendenze (da 56,3% ad un anno a 38 a 3 anni dalla
laurea).




Grafico 4: Tipologia di contratto dei laureati nelle lauree lunghe per anni intercorsi dalla laurea (v.
%)




                                                  47
Rilevante notare come per il vecchio ordinamento la distanza dalla laurea incida sulla congruenza
del lavoro svolto; infatti, con il crescere della distanza aumentano le possibilità di trovare lavori
congruenti, che consentono di utilizzare in misura elevata le competenze universitarie. Ad un anno
dalla laurea solo il 37,5% dei laureati pre-riforma trova un lavoro congruente al proprio titolo di
studio, dato che cresce al 66,2% a 3 anni ed oltre dalla laurea (Grafico 5). Probabilmente l’aumento
della congruenza lavorativa con gli studi effettuati è legato alla crescita di contratti di
collaborazione. In questo caso il lavoro precario non è identificato come una situazione negativa,
proprio perchè questa tipologia contrattuale contraddistingue il lavoro dello psicologo.


Grafico 5: Congruenza dell’ambito lavorativo nelle lauree lunghe (v.%)


                                                 48
Per quanto riguarda la soddisfazione del lavoro, il 61% dei laureati occupati si ritiene
abbastanza/molto soddisfatto del lavoro che svolge. L’indirizzo di laurea con la percentuale più
elevata di soddisfazione è Formazione della specialistica (70,8%), mentre i meno soddisfatti
sembrano essere i laureati occupati del vecchio ordinamenro e soprattutto quelli provenienti
dall'indirizzo Sviluppo (47,1%) (Tabella 4).
La soddisfazione cresce nei lavori congruenti e ad elevato reddito. Molto più soddisfatti si
dichiarano infatti i laureati occupati che percepiscono una mensilità superiore ai 1.200 euro (Tabella
5). Per quanto riguarda il reddito, l'analisi dei dati rileva che gli occupati delle lauree lunghe di
Psicolgia2 guadagnano dai 450 agli 850 euro nel 35,4% dei casi, questa percentuale cresce per i
laureati di Sviluppo del vecchio ordinamento (56,8%). Mentre, l’indirizzo Formazione della
specialistica risulta guadagnare più di tutti gli altri indirizzi di laurea (dagli 850 ai 1.250 euro per il
                                                    49
41,4% dei laureati). Inoltre, la soddisfazione aumenta significativamente (p = 0,001) quando nel
lavoro che si svolge la laurea posseduta è richiesta per legge o comunque necessaria.


Tabella 4: Tavola di contingenza soddisfazione lavorativa con indirizzo di laurea
                                                                                  Indirizzo
                                                                      Spe-   Spe-        V.O          V.O
                                                                     Form    Ben      Sviluppo       Lavoro       Totale
 Per niente/           Count                                              21     21            24          24          90
 Poco soddisfatto      % within Soddisfazione lavorativa              23,3% 23,3%          26,7%       26,7%      100,0%
                       % within Indirizzo                             29,2% 40,4%          47,1%       43,6%       39,1%
                       % of Total                                      9,1%   9,1%         10,4%       10,4%       39,1%
 Abbastanza/           Count                                              51     31            27          31        140
 Molto soddisfatto     % within Soddisfazione lavorativa              36,4% 22,1%          19,3%       22,1%      100,0%
                       % within Indirizzo                             70,8% 59,6%          52,9%       56,4%       60,9%
                       % of Total                                     22,2% 13,5%          11,7%       13,5%       60,9%
Totale                 Count                                              72     52            51          55        230
                       % within Soddisfazione lavorativa              31,3% 22,6%          22,2%       23,9%      100,0%
                       % within Indirizzo                            100,0% 100,0%        100,0%      100,0%      100,0%
                       % of Total                                     31,3% 22,6%          22,2%       23,9%      100,0%


Tabella 5: Tavola di contingenza soddisfazione lavorativa con reddito (Vecchio Ordinamento e
Specialistica)
                                                                               Reddito
                                                        Fino a 450   Da 451 a 850 Da 851 a 1250 Da 1251 a 1850
                                                           euro          euro         euro           euro          Total
Per niente/poco     Count                                         25            40            21              4        90
soddisfatto         % within Soddisfazione lavorativa        27,8%          44,4%         23,3%           4,4%    100,0%
                    % within reddito                         67,6%          50,0%         27,6%          12,1%     39,8%
                    % of Total                               11,1%          17,7%          9,3%           1,8%     39,8%
Abbastanza/molt     Count                                         12            40            55             29      136
o soddisfatto       % within Soddisfazione lavorativa          8,8%         29,4%         40,4%          21,3%    100,0%
                    % within reddito                         32,4%          50,0%         72,4%          87,9%     60,2%
                    % of Total                                 5,3%         17,7%         24,3%          12,8%     60,2%
Totale              Count                                         37            80            76             33      226
                    % within Soddisfazione lavorativa        16,4%          35,4%         33,6%          14,6%    100,0%
                    % within reddito                        100,0%         100,0%       100,0%          100,0%    100,0%
                    % of Total                               16,4%          35,4%         33,6%          14,6%    100,0%
p = 0,000


Infine andiamo ad esaminare tutte le variabili relative all’efficacia della laurea posseduta. La laurea
viene richiesta per legge a metà dei laureati in Spe-Formazione e al 36,3% dei laureati in VO-
Lavoro (Grafico 6). Il 56,9% dei laureati in Formazione nella specialistica (52,4% per l’intero
campione della specialistica) e il 47,3% dei laureati in Lavoro del vecchio ordinamento (46% per
l’intero campione del vecchio ordinameto) ritengono esclusivamente il titolo di studio conseguito
come adeguato per il lavoro che stanno svolgendo.


Grafico 6: Richiesta legge per attività lavorativa nelle lauree lunghe per indirizzo (v.%)



                                                             50
100%
               12,5%          11,5%           11,8           12,7%
    90%

    80%
               26,4%
    70%                       36,5%
                                              41,2           41,8%
    60%
               11,1%                                                        Né richiesta né utile
    50%                                                                     Non richiesta ma utile
                              17,3%           9,8             7,3%          Non richiesta ma necessa ria
    40%
                                                                            Richiesta per legge
    30%
                50%
    20%                                       37,3           38,2%
                              34,6%
    10%

     0%
             Spe-form        Spe-ben      V.O Sviluppo     V.O La voro



Per quanto riguarda l’efficacia della laurea: il 68,1% dei laureati in Formazione ritiene abbastanza
e/o molto efficace la laurea conseguita per l’occupazione trovata; mentre, in questo caso, è
l’indirizzo Sviluppo nel vecchio ordinamento ad avere una percezione migliore dell’efficacia della
laurea (62,3% versus 55,6% per i laureati pre-riforma nell’indirizzo Lavoro) (Grafico 7).
Per la variabile “utilizzo delle competenze” notiamo che i laureati post-riforma in Benessere
sembrano essere maggiormente orientati ad affermare di utilizzare abbastanza e/o molto le
competenze universitarie (75%); mentre i laureati dell’indirizzo Formazione della specilistica
utillizzano le competenze acquisite solo nel 66,7% dei casi. I laureati nel vecchio ordianmento
affermano di utilizzare le competeze universitarie abbastanza e/o molto per il 64,5% dei casi; nello
specifico, nei corsi del vecchio ordinamento l’indirizzo che dichiara di utilizzare maggiormente le
competenze acquisite per il lavoro svolto è l'indirizzo Sviluppo (70,6%) (Grafico 8).




Grafico 7: Efficacia della laurea conseguita nelle lauree lunghe per indirizzo (v.%)




                                                      51
Grafico 8: Utilizzo delle competenze universitarie nelle lauree lunghe per indirizzo (v.%)




In conclusione riportiamo di seguito una tabella riassuntiva di tutte le dimensioni che ci permettono
di misurare la qualità del lavoro dei laureati in Psicologia2, della specialistica e del vecchio
ordinamento (vedi oltre). Le figure 1 e 2 riportano per ciascuna variabile le modalità con frequenza
maggiore. nella prima figura il confronto è tra corsi di laurea (Specialistica e vecchio ordinamento);
nella seconda figura il confronto è tra indirizzi.



                                                     52
Il contratto tipo dei laureati della specialistica, in entrambi i corsi di laurea è quello di collaboratore;
al contrario, il contratto tipo del vecchio ordinamento, per entrambi i corsi di laurea, è quello da
dipendente. Per quanto riguarda l'orario di lavoro, quello prevalente sembra essere il tempo pieno.
L’indirizzo Benessere della specialistica è l’unico a non avere un contratto a tempo pieno, bensì è
caratterizzato dal lavoro part-time; “Benessere” si differenzia anche, per la tipologia professionale. I
laureati dei corsi di laurea del vecchio ordinamento, sia Sviluppo che Lavoro, unitamente
all’indirizzo Formazione della specialistica dichiarano di svolgere un lavoro intellettuale, scientifico
e di elevata specializzazione; mentre, i laureati dell’indirizzo Benessere della specialistica
dichiarano in prevalenza di svolgere una professione tecnica.
Per quanto riguarda il reddito e il settore di attività economica dell’azienda, i laureati dei corsi post-
riforma in Formazione e i laureati pre-riforma in Lavoro evidenziano lo stesso guadagno mensile
(da 850 a 1.250 euro) e lo stesso settore di appartenenza (privato); stessa cosa succede per i laureati
pre-riforma in Benessere e i laureati pre-riforma in Sviluppo che, però, guadagnano molto meno (da
450 a 850 euro mensili) e lavorano nel pubblico impiego.
La soddisfazione lavorativa viene maggiormente registrata dai laureati in Formazione della
specialistica, e sono anche gli unici a cui il titolo di studio è richiesto per legge per il lavoro in cui
sono occupati.
Per i laureati di entrambi i corsi di laurea del vecchio ordinamento e i laureati in Benessere della
specialista, la laurea non è richiesta ma risulta utile per il lavoro svolto.
Infine, i laureati nella specialistica e del vecchio ordinamento, senza distinzione di indirizzo di
laurea, hanno un opinione elevata dell’efficacia del titolo di studio per il lavoro svolto.




                                                     53
Figura 1 – Caratteristiche della qualità del lavoro per corso di laurea

                                                                                                                  SPECIALISTICA                  VS VECCHIO ORDINAMENTO
                                                                                                                      Categoria             %                  Categoria       %




                                           CARETTIRISTICHE LAVORATIVE
                                                                        Tipo di contratto                      Collaborazione              40,      Dipendente                40,
                                                                                                                                           3                                  6
QUALITA’ DEL LAVORO




                                                                        Durata del contratto                   Tempo determinato           63,      Tempo determinato         62,
                                                                                                                                           9                                  1
                                                                        Tipologia orario di lavoro             Tempo pieno                 57,      Tempo pieno               57,
                                                                                                                                           7                                  5
                                                                        Flessibilità orario di lavoro          Flessibile                  68,      Flessibile                58,
                                                                                                                                           5                                  7
                                                                        Tipologia professione                  Professioni intellettuali   43,      Professioni intellettuali 44,
                                                                                                                                           1                                  8
                                                                        Reddito                                Da 450 a 850€               35,      Da 450 a 850€             35,
                                                                                                                                           2                                  6
                                                                        Settore attività economica             Privato                     52,      Privato                   50,
                                                                                                                                           4                                  0
                                                                        Congruenza ambito lavorativo           Congruente                  60,      Congruente                63,
                                                                                                                                           8                                  2
                                                                        Soddisfazione lavorativa               Abbastanza/Molto            66,      Abbastanza/Molto          54,
                                                                                                                                           1                                  8
                                           EFFICACIA DELLA LAUREA




                                                                        Utilizzo competenze universitarie      Abbastanza/Molto            70,       Abbastanza/Molto             66,
                                                                                                                                           2                                      0
                                                                        Richiesta titolo per attività          Richiesta per legge         43,       Non richiesta ma utile       41,
                                                                        lavorativa                                                         5                                      5
                                                                        Adeguatezza laurea per lavoro svolto   Soltanto laurea             43,       Soltanto laurea conseguita   45,
                                                                                                               conseguita                  5                                      3
                                                                        Efficacia della laurea conseguita      Abbastanza/Molto            66,       Abbastanza/Molto             60,
                                                                                                                                           9                                      0
Figura 2 - Caratteristiche della qualità del lavoro per indirizzo di laurea

                                                                                           SPECIALISTICA                         VECCHIO ORDINAMENTO

                                                                              SPE-FORM              %        SPE-BEN   %   V.O SVILUPPO   %   V.O LAVORO   %
QUALITA’ DEL LAVORO




                                                                                                        55
CARATTERISTICHE LAVORATIVE
                             Tipo di contratto                   Collaborazione    37,5        Collaborazion     44,2   Dipendente        41,2   Dipendente         40,
                                                                                               e                                                                    0
                             Durata del contratto                Tempo             62,9        Tempo             65,4   Tempo             58,8   Tempo              65,
                                                                 determinato                   determinato              determinato              determinato        4
                             Tipologia orario di lavoro          Tempo pieno       69,4        Part-time         58,8   Tempo pieno       52,9   Tempo pieno        61,
                                                                                                                                                                    8
                             Flessibilità orario di lavoro       Flessibile        72,2        Flessibile        63,5   Flessibile        53,1   Flessibile         63,
                                                                                                                                                                    6
                             Tipologia professione               Professioni       56,3        Professioni       36,5   Professioni       44,0   Professioni        45,
                                                                 intellettuali                 tecniche                 intellettuali            intellettuali      5
                             Reddito                             Da 850 a 1250 €   41,4        Da 450 a 850€     40,4   Da 450 a 850€     41,2   Da 850 a 1250€     39,
                                                                                                                                                                    6
                             Settore attività economica          Privato           66,7        Pubblico          46,2   Pubblico          39,2   Privato            65,
                                                                                                                                                                    5
                             Congruenza ambito lavorativo        Congruente        64,7        Congruente        55,8   Congruente        70,6   Congruente         56,
                                                                                                                                                                    4
                             Soddisfazione lavorativa            Abbastanza/       70,8        Abbastanza/       59,6   Abbastanza/       52,9   Abbastanza/        56,
                                                                 Molto                         Molto                    Molto                    Molto              4
EFFICACIA DELLA LAUREA




                             Utilizzo competenze universitarie   Abbastanza/       66,7        Abbastanza/       75,0   Abbastanza/       70,6   Abbastanza/        61,
                                                                 Molto                         Molto                    Molto                    Molto              8
                             Richiesta titolo per attività       Richiesta per     50,0        Non richiesta     36,5   Non richiesta     41,2   Non richiesta ma   41,
                             lavorativa                          legge                         ma utile                 ma utile                 utile              8
                             Adeguatezza laurea per lavoro       Soltanto laurea   56,9        Soltanto laurea   46,2   Soltanto laurea   43,1   Soltanto laurea    47,
                             svolto                              conseguita                    conseguita               conseguita               conseguita         3
                             Efficacia della laurea conseguita   Abbastanza/Mol    68,1        Abbastanza/       65,4   Abbastanza/       64,7   Abbastanza/        55,
                                                                 to                            Molto                    Molto                    Molto              6




                                                                                          56
3.3_1 ANALISI DELLE CORRISPONDENZE MULTIPLE
L’analisi delle corrispondenze multiple, fa emergere due dimensioni fattoriali maggiormente
significative, le quali possono essere usate per rappresentare la qualità del lavoro dei laureati nella
specilistica e nel vecchio odinamento di Psicologia222. Le due dimensioni possono essere così
definite:
     •    Dimensione I: Elevata Efficacia vs Bassa Efficacia
     •    Dimensione II: Lavoro Stabile vs Lavoro Precario


Il primo asse fattoriale spiega una quota di inerzia del 50,6% (ricalcolata con la formula ottimistica
di Benzecrì). Le variabili che contribuiscono maggiormente alla sua formazione, in base al
contributo assoluto sono:
                                                  FATTORE 1 (50,6%)
                                    VARIABILI ATTIVE                         Contributo assoluto
                      Efficacia della laurea conseguita                             18.3
                      Utilizzo delle competenze universitarie                       17.4
                      Adeguatezza laurea per lavoro svolto                          16.8
                      Richiesta laurea per attività lavorativa                      14.2
                      Tipologia professionale                                       11.1
                      Congruenza ambito lavorativo                                   6.9

Considerando il segno delle coordinate fattoriali, le modalità, relative a queste variabili, sono
riassunte nella tabella che segue:
                     1° FATTORE “EFFICACIA DELLA LAUREA”
         ELEVATA EFFICACIA             VS            BASSA EFFICACIA
                               VARIABILI ATTIVE
                  Semiasse Negativo                   c.a.                    Semiasse Positivo                          c.a.
•    Abbastanza efficace                              3.3    •   Per nulla                                                7.7
•    Molto efficace                                   3.0    •   Poco                                                     4.2
•    Elevato utilizzo delle competenze                3.6    •   Utilizzo nullo delle competenze universitarie           10.4
     universitarie
•    Il titolo conseguito è esclusivamente adeguato    7.2   •   Per il lavoro svolto è adeguata una laurea              9.5
     al lavoro svolto                                            qualsiasi
•    La laurea viene richiesta per legge per           3.3   •   La laurea non è richiesta per legge né utile per        9.6
     l’attività lavorativa                                       l’attività lavorativa
•    Professioni intellettuali                         3.7   •   Impiegati                                               4.7
                                                             •   Professioni qualificate nelle attività commerciali      2.5
                                                                 e di servizio
•    Ambito lavorativo congruente con il titolo        2.8   •   Ambito lavorativo incongruente con il titolo            4.1
     conseguito                                                  conseguito




                      1° FATTORE: VARIABILI ILLUSTRATIVE ASSOCIATE
22
  Per l’analisi delle corrispondenze multiple prendiamo in considerazione i laureati nella specialistica e nel vecchio
ordinamento insieme, di modo che avremo un campione più ampio.
Variabile                   Semiasse Negativo           c.a.          Semiasse Positivo           c.a.
Titolo di studio dei genitori    •   Elevato                        -2.6   •   Basso                          2.5
Istruzione superiore             •   Liceo                          -2.8
Voto maturità                    •   81-90                          -2.1   •   60-70                          2.4
Età alla laurea                  •   23-24 anni                     -2.7   •   27 anni ed oltre               2.2
Media dei voti agli esami        •   Da 28 a 30                     -2.1
Voto di laurea                   •   110-110 e lode                 -2.5   •   90-94                          2.2
Dopo quanto tempo ha iniziato    •   Ha intrapreso la ricerca       -2.6   •   Era già occupato al momento    3.3
a cercare lavoro                     subito dopo                               della laurea
Dopo quanto tempo dalla          •   Ha trovato lavoro coerente     -7.2   •   Non ha mai trovato un lavoro   9.2
laurea ha trovato un lavoro          nel periodo successivo                    coerente
coerente                         •   Aveva già lavoro coerente al
                                     momento della laurea           -2.0
Tipo di esperienze avute dalla   •   Ha effettuato lavori           -2.0   •   Ha effettuato lavori           4.4
laurea ad oggi                       occasionali attinenti al                  occasionali non attinenti al
                                     proprio titolo                            proprio titolo


Questo primo fattore è fortemente determinato dalle variabili della dimensione dell’efficacia della
laurea e, quindi, dalle opinioni dei laureati sul reale utilizzo del titolo conseguito per il lavoro
svolta. La maggior quota di inerzia del primo asse fattoriale è spiegata dall’efficacia della laurea
conseguita, dall’utilizzo delle competenze acquisite all’Università, dall’adeguatezza della laurea per
il lavoro svolto e dalla richiesta della laurea per l’attività lavorativa.
Le modalità, che contribuiscono significatamente alla formazione del polo negativo, sono connotate
positivamente: infatti, il semiasse “elevata efficacia” è rappresentato da un elevato utilizzo delle
competenze universitarie, dalla richiesta per legge della laurea per l’occupazione svolta e
dall’adeguatezza esclusiva della laurea conseguita per la tipologia di lavoro svolto. Inoltre, questa
dimensione è determinata anche dalle professioni intellettuali come tipologia professionale e dalla
congruenza dell’ambito lavorativo col tipo di laurea conseguito. Tutte queste variabili mostrano una
forte rilevanza del titolo di studio per l’occupazione svolta.
Per quanto riguarda le variabili illustrative, il semiasse “elevata efficacia” sembra significamente
associato alla variabile “dopo quanto tempo dalla laurea ha trovato un lavoro coerente”; in
particolare, le modalità che maggiormente si correlano con il semiasse negativo sono l’aver trovato
un lavoro coerente in un periodo successivo al conseguimento del titolo (-7.2) e l’avere avuto già un
lavoro coerente al momento della laurea (-2.0). Contribuiscono inoltre alla spiegazione di questo
semiasse la variabile “tempi di inizio della ricerca del lavoro” (subito dopo il conseguimento della
laurea, v.t.-2.6), la variabile “tipo di esperienze avute dalla laurea al momento della
somministrazione del questionario” (esperienze attinenti al percorso universitario, v.t. -2.0) e le
varibili relative alla performance accademica (in termini di voto medio agli esami elevato e voto di
laurea elevto) e all’istruzione secondaria (voto di maturità elevato e tipo di istruzione liceale).
Anche il titolo di studio dei genitori sembra incidere sulla costruzione del semiasse negativo, in

                                                        58
particolare è la modalità elevato capitale culturale della famiglia di origine ad associarsi
significativamente all’“elevata efficacia”. Infine, l’età alla laurea sembra giocare un ruolo rilevante
nel definire l’efficacia del titolo, in particolare è il minor tempo impiegato nel conseguimento della
laurea (23-24 anni) ad associarsi significativamente all’”elevata efficacia”.
Tutte queste variabili confermano la letteratura a riguardo. Infatti, avere alle spalle una famiglia con
un’elevato capitale culturale, essere stati eccellenti in tutte le esperienze scolastiche pregresse,
porta, al momento dell’entrata al mondo del lavoro, ad avere una maggiore efficacia e congruenza
del titolo di studio con il lavoro trovato (“assenza di mobilità sociale”).
Dall’altra parte del primo fattore, le modalità che contribuiscono attivamente alla formazione del
polo positivo sono connotate negativamente: infatti, la dimensione di “bassa efficacia” del titolo di
studio è determinata da un utilizzo nullo delle competenze universitarie, dalla non esclusività della
laurea conseguita per il lavoro svolto, e dalla non richiesta e utilità della laurea per l’attività
lavorativa. Inoltre, questa dimensione è caratterizzata da professioni impiegatizie e professioni
qualificate nelle attività commerciali e di servizio, che determinano una mancanza di congruenza
del lavoro trovato con gli sbocchi occupazionali propri del titolo conseguito.
Per quanto riguarda le variabili illustrative, la descrizione del semiasse positivo sembra avere una
relazione significativa con la variabile “dopo quanto tempo dalla laurea ha trovato un lavoro
coerente”, in particolare con la modalità “non ha mai trovato un lavoro coerente” (v.t. 9.2), con la
variabile “dopo quanto tempo dalla laurea ha inozoato a cercare lavoro”, in particolare con la
modalità “era già occupato al momento della laurea” (v.t. 3.3) e con la variabile “tipo di esperienze
avute dalla laurea ad oggi”, in paericolare con la modalità “ha effettuato lavori occasionali non
attinenti al titolo di studio” (v.t. 4.4). Per quanto riguarda le variabili attinenti la formazione
pregressa (voto di maturità e di laurea più bassi) e il titolo di studio dei genitori (basso capitale
culturale della famiglia di origine), il quadro che emerge sembra confermare l’assenzadi mobilità
sociale di cui si parlava prima. Infatti, il semiasse positivo “bassa efficacia del titolo” sembra
assocarsi significativamente ad un basso titolo di studio dei genitori (fino alla scuola media
inferiore), ad un voto di maturità nettamente basso (60-70/centesimi), ad un basso voto di laurea
(90-94/110) e ad un accentuato ritardo nel conseguimento della laurea (27 anni ed oltre).


Il secondo asse fattoriale spiega una quota di inerzia del 27,4% (ricalcolata con la formula
ottimistica di Benzecrì). Le variabili che contribuiscono maggiormente alla sua formazione, in base
al loro contributo assoluto, sono:
                                         FATTORE 2 (27,4%)
                               VARIABILI ATTIVE                    Contributo assoluto

                                                   59
Reddito                                                        21.1
                      Tipologia orario di lavoro                                     17.0
                      Tipo di contratto                                              15.8
                      Durata contratto di lavoro                                     14.1
                      Soddisfazione lavorativa                                        8.4


Considerando il segno delle coordinate fattoriali, le modalità, relative a queste variabili, sono
riassunte nella tabella che segue
                     2° FATTORE “CARATTERISTICHE OCCUPAZIONALI”
    LAVORO STABILE                                   VS                                     LAVORO PRECARIO
                                              VARIABILI ATTIVE
                Semiasse Negativo                     c.a.                     Semiasse Positivo                     c.a.
•    Da 1251 a1850 euro mensili                        9.9     •     Da 451 a 850 euro mensili                       5.0
•    Da 851 a1250 euro mensili                         2.5     •     Fino a 450 euro mensili                         3.7
•    Lavoro a tempo pieno                              7.2     •     Lavoro part-time                                9.8
•    Contratto da dipendente                           6.8     •     Contratto di collaborazione                     7.4
•    Contratto a tempo indeterminato                  10.2     •     Contratto a tempo determinato                   3.9
•    Elevata soddisfazione lavorativa                  4.8     •     Bassa soddisfazione lavorativa                  2.7


                     2° FATTORE: VARIABILI ILLUSTRATIVE ASSOCIATE
            Variabile                     Semiasse Negativo             c.a.           Semiasse Positivo             c.a.
Voto di laurea                                                                 •    90-94                            2.0
Indirizzo di laurea                                                            •    Spe-ben                          2.6
Dopo quanto tempo dalla laurea      •   Era già occupato al             -2.8   •    Ha intrapreso la ricerca di      3.1
ha iniziato a cercare lavoro            momento della laurea                        lavoro dopo la laurea
Tipo di esperienze avute dalla      •   Ha svolto lo stesso lavoro      -3.5   •    Ha effettuato lavori occasion.    3.2
laurea ad oggi                          nel quale è ora impiegato                   non attinenti al titolo


Questo secondo fattore è fortemente determinato dalle variabili che danno conto delle caratteristiche
dell’occupazione dei neo-laueati. La maggior quota di inerzia di questo secondo asse fattoriale è
spiegata dal reddito (c.a. 21.1); a seguire, dalla tipologia dell’orario di lavoro (c.a. 17.0), dal tipo di
contratto (c.a. 15.8), dalla durata del contratto (c.a. 14.1), infine, dalla soddisfazione lavorativa (c.a.
8.4). Le modalità, che contribuiscono significatamente alla formazione del polo negativo, sono
connotate anche in questo caso, positivamente: infatti, il semiasse negativo “lavoro stabile” è
rappresentato da un reddito molto elevato, che parte da 850 euro ad oltre i 1200 euro mensili. Le
caratteristiche occupazionali che contribuiscono a definire la dimensione “lavoro stabile” sono:
lavoro dipendente (c.a. 6.8), a tempo indeterminato (c.a. 10.2) e a tempo pieno (c.a. 7.2). questo
semiasse è definito infine da un’elevata soddisfazione verso il lavoro svolto (c.a. 4.8).
Per quanto riguarda le variabili illustrative che danno un contributo alla descrizione del semiasse
“lavoro stabile”, maggiormente significativa sembra essere la variabile “tipo di esperienze avute
dalla laurea al momento della somministrazione del questionario”, in particolare la modalità “ha
svolto lo stesso lavoro nel quale era impiegato al momento della laurea” (v.t. -3.5). Inoltre, si
                                                          60
verifica una relazione significativa con la modalità “era già occupato al momento della laurea” (v.t.
-2.8). Probabilmente, in questo caso, è il fatto di svolgere un lavoro già posseduto al momento della
laurea ad influenzare positivamente la possibilità di avere un lavoro stabile,e ad avere,quindi,
un’elevata soddisfazione lavorativa.
Dall’altra parte del secondo fattore, le modalità che contribuiscono significatamente alla formazione
del polo positivo sono connotate negativamente: infatti, il semiasse “lavoro precario” è
rappresentato maggiormente da un reddito particolarmente basso, che parte da meno di 450 euro
fino ad arrivare a 850 euro mensili (c.a. 5.0, 3.7) e da quell’insieme di caratteristiche che in
letteratura definiscono il lavoro precario: orario di lavoro ridotto (c.a. 9.8), contratti di
collaborazione (c.a. 7.4) e a tempo determinato (c.a. 3.9). Il semiasse “lavoro precario” si
caratterizza inoltre per una bassa soddisfazione verso il lavoro svolto.
Per quanto riguarda le variabili illustrative, la descrizione del semiasse positivo ha una maggiore
relazione significativa con le variabili “tipo di esperienze avute dalla laurea al momento della
somministrazione del questionario” e “dopo quanto tempo dalla laurea ha iniziato a cercare un
lavoro”. Nell’interpretazione della dimensione positiva rileviamo come significative le modalità “ha
effettuato lavori occasionali non attinenti al titolo di studio” (v.t. 3.2) e “ha intrapreso la ricerca di
lavoro dopo il conseguimento del titolo” (v.t. 3.1). Inoltre, si ha una relazione significativa con la
variabile voto di laurea (90-94/110, v.t. 2.0) e indirizzo di provenienza (Benessere della
specialistica, v.t. 2.6).




                                                   61
3.3_2 CLUSTER ANALYSIS
Dall’analisi dei cluster emergono 4 gruppi descritti qui di seguito.
1) Il primo cluster è composto da 90 soggetti, pari al 39,13% dell’intero campione. Nella tabella
    che segue sono riportate le variabili e le categorie che contribuiscono alla sua costruzione.
                                                   “I MIGLIORI”
                          Variabile                                                    Categoria                     v.t.
Adeguatezza laurea per il lavoro svolto                          Esclusivamente quella conseguita                    8.75
Tipologia professionale                                          Professioni intellettuali                           8.16
Laurea richiesta per attività lavorativa                         Richiesta per legge                                 6.85
Efficacia della laurea conseguita                                Molto                                               6.62
Tipologia orario di lavoro                                       Tempo pieno                                         4.68
Tipo di contratto dell’attuale lavoro                            Autonomo                                            4.66
In che misura utilizza le competenze universitarie               Molto                                               4.28
Reddito                                                          851-1.250 euro                                      4.22
Settore di attività economico                                    Privato                                             4.18
Dopo quanto tempo dalla laurea ha trovato un lav coerente        Ho trovato un lav coerente nel periodo successivo   4.01
Soddisfazione lavorativa                                         Abbastanza soddisfatto                              3.32
Durata contratto di lavoro                                       Autonomo - senza contratto                          3.27
Titolo di studio dei genitori                                    Elevato                                             2.90
In che misura utilizza competenze universitarie                  Abbastanza                                          2.88
Istruzione superiore                                             Liceo                                               2.77
Dopo quanto tempo dalla laurea ha iniziato a cercare lav.        Ho intrapreso la ricerca di lavoro subito dopo      2.42
Indirizzo                                                        Spe-form                                            2.41
Voto di laurea                                                   100-110elode                                        2.39
Tipo di esperienze avute dalla laurea ad oggi                    Non ho svolto alcun tipo di lavoro                  2.36


In questo primo gruppo troviamo i laureati che svolgono un lavoro in cui la laurea che possiedono si
rivela molto adeguata: infatti per il lavoro che svolgono la laurea necessaria si rivela esclusivamente
quella che loro possiedono (v.t. 8.75). Questo primo gruppo di laureati sembra essere maggiormente
impiegato in professioni intellettuali scientifiche e di elevata specializzazione (v.t. 8.16), in cui la
laurea per svolgere l’attività lavorativa è richiesta per legge (v.t. 6.85) e il titolo posseduto si rivela
molto efficace (v.t. 6.62). Ancora sul versante della dimensione dell’efficacia della laurea, un altro
aspetto importante è l’uso delle competenze acquisite durante gli studi: per questo gruppo di
laureati, infatti, le competenze universitarie vengono utilizzate in misura molto elevata nello
svolgimento del loro lavoro (v.t. 4.28). Spostandoci sul versante delle caratteristiche del lavoro,
questo primo gruppo si caratterizza maggiormente per il fatto di lavorare a tempo pieno (v.t. 4.68),
di svolgere un lavoro autonomo (v.t. 4.66) e di avere un reddito mensile elevato tra 851-1.250 euro
(v.t. 4.22). In definitiva, questi laureati si dichiarano abbastanza soddisfatti del lavoro che fanno
(v.t. 3.32).
Per quanto riguarda le caratteristiche pregresse all’ingresso all’Università, questo gruppo si
caratterizza per aver avuto un’istruzione secondaria di tipo liceale e per aver alle spalle un bagaglio
culturale robusto, in quanto i genitori dichiarono di possedere un titolo di studio elevato.
                                                            62
Risulta inoltre significativo per questo primo gruppo il fatto di provenire dall’indirizzo Formazione
della specialistica e aver ottenuto il massimo dei voti alla laurea (110-110 e lode).
Per quanto riguarda le caratteristiche relative alle esperienze lavorative pregresse e alle azioni di
ricerca, per questo gruppo sembra significativo il fatto di aver trovato un lavoro coerente in un
periodo successivo alla laurea (v.t. 4.01) e di aver intrapreso la ricerca di lavoro subito dopo il
conseguimento del titolo (v.t. 2.42). Infine, per questo primo gruppo di laureati l’occupazione
trovata rappresenta il primo ingresso nel mercato del lavoro, la prima esperienza lavorativa avuta
dalla laurea al momento dell’intervista (v.t. 2.36).


2) Il secondo cluster è composto da 68 soggetti, pari al 32,3% dell’intero campione. Nella tabella
    che segue sono riportate le variabili e le categorie che contribuiscono alla sua costruzione.
                                            “GLI INSODDISFATTI”
                        Variabile                                    Categoria                     v. t.
Tipo di contratto dell’attuale lavoro              Co.co.co/pro.                                   7.60
Tipologia orario di lavoro                         Part-time                                       6.74
Tipologia professione                              Professioni tecniche                            5.95
Settore di attività economica                      Terzo settore                                   5.41
Durata contratto di lavoro                         Tempo determinato                               5.15
Congruenza ambito lavorativo                       Congruente                                      4.32
Efficacia della laurea conseguita                  Abbastanza                                      3.77
Soddisfazione lavorativa                           Poco soddisfatto                                3.65
Adeguatezza laurea per il lavoro svolto            Una laurea di una specifica area disciplinare   3.55
Flessibilità orario di lavoro                      Si                                              3.18
Laurea richiesta per attività lavorativa           Non richiesta ma necessaria                     2.99
Reddito                                            Fino a 450 euro                                 2.88
Indirizzo                                          Spe-ben                                         2.75
In che misura utilizza competenze universitarie    Poco                                            2.46


Se nel primo gruppo sembra essere particolarmente significativa la presenza dei laureati Spe-form,
in questo secondo gruppo significativa risulta la presenza dei laureati in Spe-ben (v.t. 2.75).
Per quanto riguarda le caratteristiche occupazionali, questo secondo gruppo si caratterizza
prevalentemente per il fatto di lavorare con contratti di collaborazione (v.t. 7.60), con un orario
ridotto (v.t. 6.74), di svolgere professioni tecniche (v.t. 5.95), nel terzo settore (v.t. 5.41) e a tempo
determinato (v.t. 5.15). A queste caratteristiche si associa una bassa retribuzione mensile (fino a 450
euro). Nonostante questi aspetti di precarietà lavorativa, questo secondo gruppo di laureati presenta
un lavoro congruente, un lavoro cioè che ricade all’interno del ventaglio degli sbocchi
occupazionali previsti dal loro corso di studio (v.t. 4.32). In definitiva, questi laureati si dichiarano
poco soddisfatti del lavoro che fanno (v.t. 3.65). Per quanto riguarda la dimensione dell’efficacia
della laurea, per questo secondo gruppo il titolo conseguito non è richiesto per l’attività lavorativa
svolta anche se necessario e le competenze universitarie sembrano essere poco utilizzate.
                                                     63
Prima di passare alla descrizione degli ultimi due cluster, è necessario mettere in evidenza come per
i successivi due gruppi risulta molto significativa la totale mancanza di efficacia della laurea.
D’altra parte è importante evidenziare come le successive due cluster sono anche le meno
numerose.

3) Il terzo cluster è composto da 43 soggetti, pari al 18,7% dell’intero campione. Nella tabella che
    segue sono riportate le variabili e le categorie che contribuiscono alla sua costruzione.
                                                   “I SODDISFATTI”
                           Variabile                                              Categoria                   v. t.
Efficacia della laurea conseguita                                  Poco                                       8.41
Tipo di contratto dell’attuale lavoro                              Dipendente                                 6.63
Laurea richiesta per attività lavorativa                           Non richiesta ma utile                     5.62
In che misura utilizza competenze universitarie                    Poco                                       4.22
Durata contratto di lavoro                                         Tempo indeterminato                        4.11
Adeguatezza laurea per il lavoro svolto                            Una laurea qualsiasi                       3.78
Reddito                                                            Da 1251 a 1850 euro                        3.70
Dopo quanto tempo dalla laurea ha trovato un lav coerente          Non ho mai trovato un lavoro coerente      3.68
Tipologia orario di lavoro                                         Tempo pieno                                3.48
Flessibilità                                                       No                                         2.84
Congruenza ambito lavorativo                                       Incongruente                               2.56
Dopo quanto tempo dalla laurea ha trovato un lav coerente          Ero già occupato al momento della laurea   2.49
Soddisfazione lavorativa                                           Molto soddisfatto                          2.37


Questo terzo cluster si caratterizza per una scarsa incidenza della laurea conseguita per il lavoro
svolto (v.t. 8.41). La laurea non è richiesta per l’attività lavorativa svolta anche se risulta comunque
utile (v.t. 5.62); inoltre, le competenze acquisite durante l’Università risultano poco utilizzate (v.t.
4.22). Per quanto riguarda le caratteristiche occupazionali, questo terzo gruppo sembra
contraddistinguersi per un’elevata stabilità: contratto a tempo indeterminato (v.t. 4.11), reddito
molto elevato (da 1.251 a 1.850 euro al mese) e lavoro a tempo pieno (v.t. 3.48). In definitiva, i
laureati appartenenti a questo gruppo si dichiarano molto soddisfatti del lavoro che svolgono,
nonostante sia un lavoro incongruente. Per quanto riguarda le esperienze lavorative pregresse, per
questo terzo gruppo sembra essere significativo lo svolgere al momento dell’intervista
l’occupazione che avevano prima della laurea. Infatti, la soddisfazione per il lavoro svolto non si
correla significativamente all’efficacia del titolo conseguito, bensì al fatto che abbiano un lavoro
stabile precedente al conseguimento del titolo.

4) Il quarto cluster è composto da 29 soggetti, pari al 12,6% dell’intero campione. Nella tabella che
    segue sono riportate le variabili e le categorie che contribuiscono alla sua costruzione.
                                                  “GLI INTRAPPOLATI”
                         Variabile                                                  Categoria                          v.t.
In che misura utilizza competenze universitarie                  Per niente                                           10.15
                                                            64
Efficacia della laurea conseguita                               Per niente                                              8.79
Laurea richiesta per attività lavorativa                        Né richiesta né utile                                   7.50
Adeguatezza laurea per il lavoro svolto                         Una laurea qualsiasi                                    5.73
Soddisfazione lavorativa                                        Per niente soddisfatto                                  4.78
Congruenza ambito lavorativo                                    Incongruente                                            4.74
Dopo quanto tempo dala laurea ha trovato un lav coerente        Non ho mai trovato un lavoro coerente                   4.53
Tipologia professionale                                         Impiegati                                               3.59
Tipologia professione                                           Professioni qualificate nelle attività commerciali      3.01
Tipo di esperienze avute dalla laurea ad oggi                   Ho effettuato lav occasionali non attinenti al titolo   2.96
Voto di laurea                                                  90-94                                                   2.51


Il quarto cluster si caratterizza per la totale assenza dell’incidenza dell’efficacia della laurea
conseguita (v.t. 8.79) e la totale inutilità delle competenze universitarie per lo svolgimento del
lavoro (v.t. 10.15). La laurea in questo gruppo non è né richiesta né utile (v.t. 7.50) e il lavoro
svolto si dimostra non congruente con gli sbocchi professionali offerti dall’indirizzo di studio (v.t.
4.74). In definitiva, i laureati appartenenti a questo gruppo si dichiarano per niente soddisfatti del
lavoro che svolgono (v.t. 4.78). Per quanto riguarda le caratteristiche occupazionali, le tipologie
professionali prevalenti risultano essere: impiegati (v.t. 3.59) e professioni qualificate nelle attività
commerciali e nei servizi (v.t. 3.01). Per quanto riguarda le esperienze pregresse i laureati
appartenenti a questa quarta classe dichiarano di aver effettuato in precedenza lavori occasionali
non attinenti al titolo di studio, in cui seguendo le indicazioni della Franchi sono rimasti
intrappolati.




Riportiamo di seguito i quattro gruppi descritti sul piano ortogonale definito dagli assi fattoriali.
                                                       Test-Values
 Cluster         Count             %           I fattore              II fattore
   1/4            100             39,1            -9.5                   -4.6
   2/4             54             29,6            -1.9                    9.1
   3/4             48             18,7             5.1                   -4.2
   4/4             26             12,6            10.7                    0.2
                                                           65
II FATTORE
                                                              “Lavoro precario”

                                                                   12

                                                                   10
                                                        "Gli
                                                                   8
                                                    insoddisfatti"
                                                                    6

                                                                    4
                                                                                                      "Gli     I FATTORE
“Elevata efficacia laurea”                                          2                            intrappolati" “Bassa efficacia laurea”
                                                                    0
                             -12   -10     -8     -6    -4    -2         0   2    4   6      8       10     12
                                                                    -2

                                                                    -4                "I soddisfatti"
                                         "I migliori"
                                                                    -6

                                                                    -8

                                                                   -10

                                                                   -12


                                                              “Lavoro stabile”




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CAPITOLO 4 Conclusioni

Al termine di questo studio sulla qualità del lavoro dei laureati in Psicologia2 e alla luce dei risultati
ottenuti è ora possibile formulare alcune conclusioni. I laureati in Psicologia2, presi in esame in
questa tesi, si caratterizzano principalmente per le differenze dovute al corso di provenienza: in
particolare, sono marcate le differnze tra laureati pre-riforma e laureati post-riforma sia in termini di
caratteristiche formative che occupazionali.


I laureati della specialistica sono i più bravi in generale, ma occorre specificare che questi sono i
primi studenti ad essersi laureati dopo l’entrata in vigore della nuova riforma (D.M. 509/99). Hanno
terminato gli studi nei tempi previsti legalmente dal corso di laurea: a 25-26 anni escono
definitivamente dall’Università. Si sono laureati col massimo dei voti e l’intero percorso
universitario è stato contrassegnato dall’eccellenza; infatti, hanno una media di voti agli esami
molto elevata (da 28 a 30) e un voto di laurea che pe la metà dei laureati nella specialistica è di
110-110 e lode. Per questi laureati anche le caratteristiche della formazione pregressa all’iscrizione
universitaria confermano la migliore performance. Il voto di maturià prevalente è 91-100/100. Per
quanto riguarda la qualità del lavoro dichiarano di essere molto soddisfatti del lavoro svolto e di
svolgere un lavoro congruente con il titolo di studio conseguito; sebbene la maggior parte dei
laureati dichiari di avere un contratto di collaborazione e a tempo determinato. In ogni caso,
svolgono professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione nel settore privato,
attinenti al titolo di studio posseduto. Presentano retribuzioni mensili basse (guadagnano in media
450-850 euro mensili) ma in linea con quello che accade per i laureati specialistici delle facoltà di
Psicologia italiane (secondo Almalaurea i laureati post-riforma in Psicologia guadagnano
mediamente 621 euro al mese). Questi dati però sono decisamente inferiori ai dati Almalaurea
relativi ai laureati nella specialistica in Italia (1.089 euro mensili). Per quanto riguarda la
dimensione dell’efficacia della laurea, elemento importante nella definizione della qualità
lavorativa, si evidenzia complessivamente un’elevata efficacia della laurea per i laureati della
specialistica di Psicologia2, anche se occorre distinguere i due indirizzi di laurea della specialistica:
i laureati in Spe-form presentano caratteristiche migliori rispetto ai colleghi Spe-ben. Infatti, i primi
fanno evidenziare una più elevata qualità del lavoro: hanno un reddito mensile nettamente superiore
(da 850 a 1250 euro), svolgono professioni intellettuali, hanno un lavoro a tempo pieno e per il
lavoro trovato il possesso della laurea conseguita è richiesto per legge; dall’altra parte, i laureati in
Benessere percepiscono un reddito inferiore (da 450 a 850 euro mensili), svolgono professioni


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tecniche, hanno un lavoro part-time e il titolo di studio conseguito non è richiesto per legge per
l’attuale lavoro, anche se risulta necessario per svolgere al meglio l’attività lavorativa.


I laureati pre-riforma sono gli ultimi iscritti al vecchio ordinamento. Questi laureati impiegano
molto tempo per conseguire il titolo e non si laureano prima dei 27 anni. Si laureano con una
votazione medio-bassa (95-104/110) e hanno una media dei voti agli esami di 25-27/trentesimi.
Anche i risultati scolastici antecedenti all’Università (voto del diploma inferiore ai 90/centesimi)
contribuiscono alla definizione di un quadro complessivo per questi laureati caratterizzato da una
più bassa performance rispetto ai colleghi della specialistica sopra descritti. I laureati occupati
provenienti dal vecchio ordinamento dichiarano di essere molto soddisfatti del lavoro trovato e di
svolgere un lavoro congruente con il titolo di studio posseduto. Per qanto riguarda le caratteristiche
dell’occupazione, hanno un contratto dipendente a tempo determinato e svolgono una professione
intellettuale, scientifica e di elevata specializzazione (lavoro attinente al proprio titolo di studio).
Presentano una bassa retribuzione mensile (450-850 euro), in linea con quanto accade per i laureati
in Psicologia delle altre facoltà italiane (retribuzione mensile media pari a 702 euro secondo
Almalaurea), ma il dato è decisamente inferiore al guadagno mensile degli altri laureati italiani nel
vecchio ordinamento (1.041 euro secondo Almalaurea). Per quanto riguarda la dimensione
dell’efficacia della laurea, che contribuisce a determinare la qualità lavorativa, emerge che la
maggior parte dei laureati del vecchio ordinamento considerino molto efficace la laurea conseguita
per il lavoro svolto.. Anche in questo caso, è opportuno fare una distinzione tra gli indirizzi di
laurea del vecchio ordinamento. I laureati nell’indirizzo VO-Lavoro sembrano allinearsi ai laureati
in Formazione della specialistica per quanto riguarda la retribuzione mensile decisamente elevata,
percependo da 850 a 1.250 euro al mese. Infine, i laureati in VO-Lavoro dichiarano un sufficiente
utilizzo delle competenze universitarie per l’occupazione trovata, mentre i laureati in VO-Sviluppo
affermano di utilizzare le competenze in misura elevata.


Risultati molto interessanti vengono dall’analisi dei cluster (costruita sulle risultanze dell’acm) che
ha fatto emergere la presenza di 4 gruppi. I primi due gruppi sembrano caratterizzare soprattuto i
laureati nella specialistica:
    1- “I Migliori” (Spe-Form), che rappresentano il 39% del campione, hanno un lavoro di
        elevata qualità e si collocano nel III quadrante del piano ortogonale. In questo primo gruppo
        troviamo i laureati che svolgono un lavoro in cui la laurea che possiedono si rivela molto
        adeguata. Infatti, per il lavoro che svolgono la laurea necessaria si rivela esclusivamente
        quella che loro possiedono, il titolo viene richiesto per legge e si rivela molto efficace,
                                                   68
inoltre, le competenze universitarie vengono utilizzate in misura molto elevata nello
   svolgimento del loro lavoro. Per quanto riguarda le caratteristiche del lavoro, questo primo
   gruppo si caratterizza maggiormente per il fatto di lavorare a tempo pieno, di svolgere un
   lavoro autonomo e di avere un reddito mensile elevato tra 851 a 1.250 euro mensili. In
   definitiva, questi laureati si dichiarano abbastanza soddisfatti del lavoro che fanno. Per
   quanto riguarda le caratteristiche relative alle esperienze lavorative pregresse e alle azioni di
   ricerca, per questo gruppo sembra significativo il fatto di aver trovato un lavoro coerente in
   un periodo successivo alla laurea e di aver intrapreso la ricerca di lavoro subito dopo il
   conseguimento del titolo. L’occupazione trovata rappresenta, per questi laureati, il primo
   ingresso nel mercato del lavoro, la prima esperienza lavorativa avuta dalla laurea al
   momento dell’intervista.
2- “Gli Insoddisfatti” (Spe-Ben), che rappresentano il 30% del campione, si collocano nel II
   quadrante del piano ortogonale. Per quanto riguarda le caratteristiche occupazionali, questo
   gruppo si caratterizza prevalentemente per il fatto di lavorare con contratti di collaborazione,
   con un orario ridotto, di svolgere professioni tecniche, nel terzo settore, a tempo determinato
   e con una bassa retribuzione mensile (fino a 450 euro). Nonostante questi aspetti di
   precarietà lavorativa, questo gruppo di laureati presente un lavoro congruente. In definitiva,
   questi laureati si dichiarano poco soddisfatti del lavoro che fanno. Per quanto riguarda la
   dimensione dell’efficacia della laurea, per questo gruppo il titolo conseguito non è richiesto
   per l’attività lavorativa svolta anche se risulta necessario e le competenze universitarie
   sembrano essere poco utilizzate.
Per gli altri due gruppi sembra che la laurea non ha nessun impatto sugli sbocchi occupazionali
in quanto si tratta di persone che avevano già un lavoro (gli studi non incidono sulle opportunità
occupazionali). D’altra parte è importante evidenziare come le successive due cluster sono
anche le meno numerose.
3- “I Soddisfatti”, che rappresentano il 18,7% del campione, si collocano nel IV quadrante del
   piano ortogonale. La laurea non è richiesta per l’attività lavorativa anche se risulta utile e le
   competenze acquisite durante l’università risultano poco utilizzate. Per quanto riguarda le
   caratteristiche occupazionali, questo terzo gruppo sembra contraddistinguersi per un’elevata
   stabilità: contratto a tempo indeterminato, reddito molto elevato (da 1.251 a 1.850 euro al
   mese)e lavoro a tempo pieno. I laureati appartenenti a questo gruppo si dichiarano molto
   soddisfatti del lavoro che svolgono, nonostante sia un’occupazione incongruente. Inoltre,



                                              69
risulta essere significativo lo svolgere al momento dell’intervista l’occupazione che avevano
   prima della laurea.
4- “Gli intrappolati”, che rappresentano il 12,6% del campione, hanno un lavoro precario e la
   laurea non è efficace per il tipo di lavoro ottenuto (completa assenza della qualità del lavoro)
   e si collocano al I quadrante del piano ortogonale. Questo cluster si caratterizza per la totale
   assenza dell’incidenza della dimensione dell’efficacia della laurea e la totale inutilità delle
   competenze universitarie per il lavoro trovato, inoltre, il titolo non è richiesto né utile per
   l’occupazione. Il lavoro svolto si dimostra incongruente con gli sbocchi professionali offerti
   dall’indirizzo di studio. In definitiva, i laureati appartenenti a questo gruppo si dichiarano
   per niente soddisfatti del lavoro che svolgono. Le tipologie professionali prevalenti per
   questo gruppo sono: le professioni impiegatizie e le professioni qualificate nelle attività
   commerciali e nei servizi. Per quanto riguarda le esperienze pregresse i laureati di questo
   gruppo dichiarano di aver effettuato in precedenza lavori occasionali non attinenti al proprio
   titolo di studio, in cui seguendo le indicazione della Franchi sono rimasti intrappolati.




                                              70
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                                                73

Tesi

  • 1.
    Università degli Studidi Roma “Sapienza” Facoltà di Psicologia 2 Tesi di laurea: Gli sbocchi occupazionali dei laureati in Psicologia2: un’analisi sulla Specialistica e sul Vecchio Ordinamento Relatore Prof.ssa Katia Santomieri Candidato Marika Porcelli 910804 Anno accademico 2009/2010
  • 2.
    A mia madree a mio padre che mi hanno sostenuto e appoggiato dall’inizio della mia esistenza. Al mio amore, forza e centro gravitazionale del mio mondo. 2
  • 3.
    Indice ABSTRACT CAPITOLO 1. GLISBOCCHI OCCUPAZIONALI DEI LAUREATI: IL DIBATTITO TEORICO …………………………………………………………………………………………..8 1.1 LA TRANSIZIONE SCUOLA - LAVORO …………………….................................................8 1.2 LE CARATTERISTICHE DELLA QUALITÀ DEL LAVORO ……………………………...14 1.3 CONCLUSIONI ………………………………………………………………………………..22 CAPITOLO 2. LE CARATTERISTICHE DEI LAUREATI ………………………………….24 2.1 ANALISI DI CONTESTO ……………………………………………………………………..24 2.2 ANALISI PER GRUPPI DISCIPLINARI ……………………………………………………..30 2.3 I LAUREATI IN PSICOLOGIA IN ITALIA ………………………………………………….33 CAPITOLO 3 LA QUALITA’ DEL LAVORO PER I LAUREATI IN PSICOLOGIA2 .…..38 3.1 METODOLOGIA ………………………………………………………………………………38 3.2 DESCRIZIONE DEL CAMPIONE ……………………………………………………………41 3.3 CARATTERISTICHE OCCUPAZIONALI …………………………………………………...44 3.3_1 ANALISI DELLE CORRISPONDENZE MULTIPLE ……………………………………..56 3.3_2 CLUSTER ANALYSIS ……………………………………………………………………..61 CAPITOLO 4 CONCLUSIONI ………………………………………………………………….66 BIBLIOGRAFIA ………………………………………………………………………………….70 SITOGRAFIA …………………………………………………………………………………….72 3
  • 4.
    ABSTRACT Il lavoro dianalisi dei dati di seguito presentato si inserisce all’interno di un progetto di ricerca più ampio sugli sbocchi occupazionali dei laureati in Psicologia2, realizzato nell’ambito delle attività dell’Osservatorio sul mercato del lavoro della facoltà di Psicologia 2 (Cattedra di Sociologia del Lavoro). La finalità della ricerca è stata quella di analizzare le caratteristiche degli impieghi, verificare la coerenza del lavoro con il titolo acquisito, analizzare i tempi e le modalità di accesso al mondo del lavoro e valutare la soddisfazione nei confronti del lavoro svolto. Oggetto di questa tesi è la qualità del lavoro dei laureati all’uscita dall’Università. I dati raccolti dall’indagine condotta sui laureati in Psicologia2 nell’anno accademico 2008/2009, consentono di effettuare un confronto tra i laureati nei corsi del vecchio ordinamento e i primi laureati nei corsi specialistici. Il principale obiettivo dell’analisi è quello di indagare le caratteristiche dell’occupazione dei neo- laureati e mettere in evidenza quali sono le principali dimensioni in grado di dar conto della qualità del lavoro di questa categoria di lavoratori. In particolare, nell’analisi della qualità del lavoro si terrà conto di alcune dimensioni principali: - condizione economica; - condizione occupazionale; - efficacia del titolo conseguito nel lavoro svolto; - soddisfazione lavorativa. L'analisi dei dati è stata condotta sui laureati nella specialistica e nel vecchio ordinamento, rispettivamente 192 e 202, della facoltà di Psicolgia2-Sapienza nell'arco temporale 2002-2007. Le principali tecniche di analisi utilizzate sono l’analisi delle frequenze e delle tavole di contingenza, il chi², l’analisi delle corrispondenze multiple e la cluster analysis. I risultati mettono in evidenza come la percentuale di laureati occupati è del 64,4% nella specialistica di Psicologia2 e del 52,5% nel vecchio ordinamento di Psicologia2; questo dato sembra al di sotto alle medie nazionali: il tasso di occupazione è pari al 73,8% per i laureati nella specialistica e al 66,6% per i laureati nel vecchio ordinamento (dati Almalaurea). Dall’analisi condotta emerge che i laureati nella specialistica sono “i più bravi” (in quanto i primi laureati post-riforma), oltre che “i più veloci”, e presentano performance accademiche nettamente superiori rispetto ai laureati del vecchio ordinamento. Per quanto riguarda la qualità del lavoro l’analisi mette in evidenza come il 40,3% dei laureati della specialistica ha un contratto di collaborazione, al contrario dei laureati pre-riforma che, nel 41,7% dei casi, è occupato in un lavoro dipendente. I laureati di entrambi i corsi di laurea svolgono nella maggior parte dei casi una professione intellettuale, scientifica e di elevata specializzazione (43,1% per la specialistica e 47% per il vecchio ordinamento). 4
  • 5.
    Interessante notare irisultati emersi dall’incidenza della variabile “distanza dalla laurea” sulle caratteristiche contrattuali dei laureati di Psicologia2: nella specialistica, con il passaggio da 1 a 2 anni ed oltre aumentano i contratti autonomi e dipendenti, diminuiscono i contratti atipici e aumenta la possibilità di svolgere un lavoro a tempo pieno. Nel vecchio ordinamento, con il passaggio da 1 a 3 anni ed oltre dalla laurea c’è un netto aumento di contratti di collaborazione (da 18,8% ad un anno a 39,4% a 3 anni dalla laurea). Per entrambi i corsi di laurea la distanza dalla laurea incide sulla congruenza del lavoro svolto: infatti, con il crescere della distanza aumentano le possibilità di trovare lavori congruenti, che consentono di utilizzare in misura elevata le competenze universitarie. Il reddito è una dimensione molto importante che contribuisce a definire la qualità di lavoro: l’analisi rileva che i laureati Spec-Benessere e VO-Sviluppo hanno un guadagno mensile (da 450 a 850 euro/mese) che nella maggior parte dei casi si colloca al di sotto del livello di reddito maggiormente percepito dai loro colleghi di Spec-Formazione e VO-Lavoro (da 850 a 1.250 euro/mese). Per quanto riguarda la dimensione dell’efficacia, entrambi i corsi di laurea presentano percentuali più elevate in corrispondenza delle categorie che indicano un’elevata efficacia della laurea (utilizzo delle competenze universitarie, adeguatezza del titolo conseguito per il lavoro svolto, richiesta per legge del titolo di studio ed efficacia stessa della laurea). Una differenza che si può rilevare riguarda l’indirizzo Formazione della specialistica, per i quali, nella maggior parte dei casi, il titolo di studio è richiesto per legge per svolgere l’attività lavorativa, mentre per gli altri gruppi la categoria prevalente è “né richiesta ma utile”. Dall’analisi delle corrispondenze multiple, emergono due dimensioni fattoriali che insieme contribuiscono a definire la qualità del lavoro dei neo-laureati in Psicologia2: la prima dimensione riguarda l’efficacia della laurea, “elevata efficacia vs bassa efficacia”, e la seconda dimensione riguarda le caratteristiche del lavoro, “lavoro stabile vs lavoro precario”. Il primo fattore da conto di tutte le caratteristiche sull’efficacia della laurea, sull’utilizzo della laurea, sull’adeguatezza della laurea svolta, sulla richiesta della laurea per legge, sulla congruenza dell’ambito lavorativo con il titolo conseguito e sulla tipologia professionale. Mentre, il secondo fattore da conto di tutte le caratteristiche riguardanti l’occupazione dei laureati, ossia il reddito, la tipologia di lavoro, il tipo di contratto, la durata e la soddisfazione lavorativa. Infine, l’analisi dei cluster mette in evidenza la presenza di 4 gruppi così caratterizzati. I primi due gruppi sembrano caratterizzare soprattuto i laureati nella specialistica: 5
  • 6.
    1- “I Migliori”(Spe-Form), che rappresentano il 39% del campione, hanno un lavoro di elevata qualità e si collocano nel III quadrante del piano ortogonale. In questo primo gruppo troviamo i laureati che svolgono un lavoro in cui la laurea che possiedono si rivela molto adeguata. Infatti, per il lavoro che svolgono la laurea necessaria si rivela esclusivamente quella che loro possiedono, il titolo viene richiesto per legge e si rivela molto efficace, inoltre, le competenze universitarie vengono utilizzate in misura molto elevata nello svolgimento del loro lavoro. Per quanto riguarda le caratteristiche del lavoro, questo primo gruppo si caratterizza maggiormente per il fatto di lavorare a tempo pieno, di svolgere un lavoro autonomo e di avere un reddito mensile elevato tra 851 a 1.250 euro mensili. In definitiva, questi laureati si dichiarano abbastanza soddisfatti del lavoro che fanno. Per quanto riguarda le caratteristiche relative alle esperienze lavorative pregresse e alle azioni di ricerca, per questo gruppo sembra significativo il fatto di aver trovato un lavoro coerente in un periodo successivo alla laurea e di aver intrapreso la ricerca di lavoro subito dopo il conseguimento del titolo. L’occupazione trovata rappresenta, per questi laureati, il primo ingresso nel mercato del lavoro, la prima esperienza lavorativa avuta dalla laurea al momento dell’intervista. 2- “Gli Insoddisfatti” (Spe-Ben), che rappresentano il 30% del campione, si collocano nel II quadrante del piano ortogonale. Per quanto riguarda le caratteristiche occupazionali, questo gruppo si caratterizza prevalentemente per il fatto di lavorare con contratti di collaborazione, con un orario ridotto, di svolgere professioni tecniche, nel terzo settore, a tempo determinato e con una bassa retribuzione mensile (fino a 450 euro). Nonostante questi aspetti di precarietà lavorativa, questo gruppo di laureati presente un lavoro congruente. In definitiva, questi laureati si dichiarano poco soddisfatti del lavoro che fanno. Per quanto riguarda la dimensione dell’efficacia della laurea, per questo gruppo il titolo conseguito non è richiesto per l’attività lavorativa svolta anche se risulta necessario e le competenze universitarie sembrano essere poco utilizzate. Per gli altri due gruppi sembra che la laurea non ha nessun impatto sugli sbocchi occupazionali in quanto si tratta di persone che avevano già un lavoro (gli studi non incidono sulle opportunità occupazionali). D’altra parte è importante evidenziare come le successive due cluster sono anche le meno numerose. 3- “I Soddisfatti”, che rappresentano il 18,7% del campione, si collocano nel IV quadrante del piano ortogonale. La laurea non è richiesta per l’attività lavorativa anche se risulta utile e le competenze acquisite durante l’università risultano poco utilizzate. Per quanto riguarda le 6
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    caratteristiche occupazionali, questoterzo gruppo sembra contraddistinguersi per un’elevata stabilità: contratto a tempo indeterminato, reddito molto elevato (da 1.251 a 1.850 euro al mese)e lavoro a tempo pieno. I laureati appartenenti a questo gruppo si dichiarano molto soddisfatti del lavoro che svolgono, nonostante sia un’occupazione incongruente. Inoltre, risulta essere significativo lo svolgere al momento dell’intervista l’occupazione che avevano prima della laurea. 4- “Gli intrappolati”, che rappresentano il 12,6% del campione, hanno un lavoro precario e la laurea non è efficace per il tipo di lavoro ottenuto (completa assenza della qualità del lavoro) e si collocano al I quadrante del piano ortogonale. Questo cluster si caratterizza per la totale assenza dell’incidenza della dimensione dell’efficacia della laurea e la totale inutilità delle competenze universitarie per il lavoro trovato, inoltre, il titolo non è richiesto né utile per l’occupazione. Il lavoro svolto si dimostra incongruente con gli sbocchi professionali offerti dall’indirizzo di studio. In definitiva, i laureati appartenenti a questo gruppo si dichiarano per niente soddisfatti del lavoro che svolgono. Le tipologie professionali prevalenti per questo gruppo sono: le professioni impiegatizie e le professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi. Per quanto riguarda le esperienze pregresse i laureati di questo gruppo dichiarano di aver effettuato in precedenza lavori occasionali non attinenti al proprio titolo di studio, in cui seguendo le indicazione della Franchi sono rimasti intrappolati. 7
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    CAPITOLO 1. Glisbocchi occupazionali dei laureati: il dibattito teorico 1.1 LA TRANSIZIONE SCUOLA-LAVORO Il tema della transizione scuola-lavoro è sempre stato motivo di dibattito fra gli studiosi. Da qualche anno la maggior parte degli autori sono giunti alla stessa conclusione, ossia non si può più parlare di un ingresso nel mondo del lavoro per i laureati netto e collocabile temporalmente, come accadeva nell’era fordista. Attualmente è preferibile concepire la transizione dallo studio al lavoro come un processo di progressivo avvicinamento tra scuola e lavoro che può prevedere tempi lunghi, battute d’arresto, inversioni di rotta, periodi più o meno lunghi di sovrapposizione tra studio e lavoro (Rostan 2005). La transizione dei giovani laureati è legata ad una fase di passaggio graduale e caratterizzata maggiormente dalla flessibilità e dalla costruzione di strategie; questa fase di vita sconosciuta è contraddistinta da adattamento e apprendimento. Per le aziende il conseguimento degli studi universitari sembra essere una condizione necessaria ma non sufficiente per il giovane che approda nel mondo del lavoro, in quanto non dispone in quel momento di abilità e capacità compatibili con le caratteristiche del mercato del lavoro. Da ciò si può dedurre la motivazione per cui nelle prime esperienze lavorative, il laureato accetti di buon grado un lavoro al di sotto della propria formazione, e di conseguenza anche una retribuzione bassa. Il giovane percepisce la propria mancanza di esperienza come un difetto da dover correggere prima di poter ambire ad un lavoro intellettualmente e retributivamente all’altezza della propria formazione. Quindi aspetti determinati nella scelta del primo lavoro sono un’ occupazione in grado di accrescere il bagaglio formativo ed esperienziale del laureato, seppur andando incontro al fenomeno dell’overeducation1. Il percorso intrapreso dai giovani alla fine della carriera universitaria non è né semplice né lineare. Il sentimento comune ad ogni neolaureato è il senso di incertezza, derivante dall’abbandono da parte delle università al momento dell’entrata effettiva nel mondo del lavoro e soprattutto dalla difficoltà di individuare con precisione, all’inizio della propria vita lavorativa, non solo gli sbocchi professionale offerti dal corso di laurea2, ma anche le attitudini e gli obiettivi da perseguire. Per quanto riguarda gli obiettivi, essi possono mutare: maturano le capacità e le competenze grazie all’esperienza pratica nel mondo del lavoro, aumentano le informazioni di cui si dispone, ma 1 Con il termine overeducation viene generalmente indicato l'eccesso di istruzione dei lavoratori rispetto alla mansione effettivamente svolta. 2 Le università al momento dell’iscrizione delle matricole descrivono poco chiaramente gli sbocchi professionali e i curricula dei diversi corsi di laurea. 8
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    cambiano anche idesideri, si precisano meglio le preferenze e così modifica il progetto, a volte anche radicalmente (Franchi 2005). Si tratta di un cammino in cui si procede per tentativi e sperimentazioni, condizionato, oltre che dalle aspettative ed esperienze, dalle risorse offerte dalla famiglia di origine, dalla rete di relazioni sociali e dal contesto culturale. Esistono diversi paradigmi che la letteratura utilizza per la transizione formazione-lavoro, inteso come processo non pre-determinato. L’approccio strutturalista pone l’accento sui vincoli e sui condizionamenti derivanti dalla famiglia di origine per quanto riguarda l’inserimento lavorativo. Il bagaglio culturale e sociale della famiglia plasma gli orientamenti e le attitudini, le scelte scolastiche e professionale dei giovani. Mentre l’approccio razionalista, identificato col paradigma costi/benefici, pone l’accento sui calcoli razionali compiuti dagli individui per prevedere i vantaggi e i costi delle alternative in gioco. Entrambi i paradigmi si discostano dal concetto di transizione, in quanto sottovalutano sia l’interazione tra aspettative ed esperienza, sia il ruolo dell’apprendimento che da essa deriva. Una teoria in grado di spiegare in maniera corretta l’idea di transizione come fase di passaggio è l’ipotesi delle carriere esterne. Essa ritiene che le variegate forme di lavoro instabile attraverso cui passano i giovani all’uscita dalle università costituiscono tappe fondamentali, le quali portano verso condizioni di lavoro via via più soddisfacenti e verso una concreta prospettiva di un’occupazione dipendente a tempo indeterminato oppure di un lavoro autonomo ed effettivo. Quindi quest’ipotesi risulta più adeguata per descrivere il passaggio tra scuola e lavoro nella fase attuale, poiché sottolinea l’importanza di un percorso caratterizzato da spostamenti nel mercato del lavoro, con passaggi attraverso differenti esperienze di lavoro e di formazione, il cui obiettivo è l’acquisizione di competenze spendibili lavorativamente. Percorso che dovrebbe condurre ad una posizione lavorativa soddisfacente (Franchi 2005). La rapidità di ingresso nel mondo del lavoro è influenzata soprattutto dalla scelta dello studente di proseguire o meno con una formazione post universitaria. Scelta effettuata per sopperire un senso di inadeguatezza delle conoscenze acquisite all’università o per non rimanere inoccupato nel periodo successivo il conseguimento del titolo di studio, o ancora perché indispensabile per esercitare una determinata professione (come nelle facoltà di Medicina e Giurisprudenza). L’indagine Almalaurea 2009 evidenzia su un campione di 161.568 laureati un tasso di occupazione 3 pari al 57,5% ad un anno dalla laurea. La quota di coloro che hanno partecipato ad un’attività di formazione è pari al 37,6% del collettivo indagato, di cui più della metà occupato in attività di 3 Definizione Istat- Forze di lavoro = si considerano occupati tutti coloro che dichiarano di svolgere un’attività. Anche di formazione, purchè retribuita. 9
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    tirocinio o pratica(12,5%) e stage in azienda (14,5%). Importante sottolineare la tipologia lavorativa dei laureati ad 1 anno dalla laurea: il 43,5 % del totale ha un lavoro atipico 4, mentre il 39,3% ha un lavoro stabile5. Dati questi che supportano la teoria secondo cui i laureati subito dopo la laurea accetterebbero condizioni contrattuali atipiche e con mansioni retributivamente al di sotto di quanto sarebbe lecito attendersi da un lungo investimento in istruzione, in cambio di esperienza. Uno studio condotto in Italia, Olanda e Stati Uniti (Bernardi, Gangl e Van de Werfhorst 2004) analizza la correlazione tra velocità di ingresso nel mondo del lavoro e qualità del primo lavoro ottenuto. L’analisi rileva l’esistenza di due modelli di transizione: 1) slow but good; 2) fast but bad. Secondo gli autori un approdo posticipato alla stabilità lavorativa si assocerebbe ad una maggiore coerenza tra lavoro e titolo di studio, ad un più elevato utilizzo delle competenze e ad una più elevata soddisfazione (slow but good). Al contrario, un ingresso troppo affrettato porterebbe ad una minore coerenza col titolo di studio ma ad una maggiore retribuzione a cinque anni dalla laurea (fast but bad). Inoltre, l’indagine ha messo in evidenza le varie differenze esistenti sui tempi di transizione al primo lavoro e sulla qualità del primo lavoro nei tre paesi presi in considerazione. Queste differenze possono imputate a diversi fattori: ai sistemi di istruzione, al mercato del lavoro locale e ai diversi tipi di welfare6. L’indagine ha preso in esame questi paesi perché rappresentativi di differenti transizioni scuola-lavoro. Per quanto riguardo i sistemi di istruzione è di grande interesse il sistema di istruzione Olandese: esiste un sistema duale di istruzione, ossia un apprendimento basato sulla formazione professionale, in cui gli studenti hanno la possibilità di associare la “scuola vera e propria” con l’apprendimento di una professione. Mentre, negli Stati Uniti e in Italia la formazione professionale è molto più debole: l’istruzione viene meno orientata al mercato del lavoro. Per quanto riguarda il mercato del lavoro sono maggiormente facilitati i laureati americani. Il sistema di istruzione americano è prevalentemente privato e permette una maggiore facilità nell’ingresso lavorativo per i laureati, supportato proprio dalle stesse aziende che sovvenzionano le 4 Lavoro atipico rappresenta la somma delle modalità “tempo determinato”(21,2%), “collaborazione/consulenza” (17,7%) e “altro contratto atipico” (4,7%). 5 Lavoro stabile rappresenta la somma delle modalità “autonomo” (8,6%) e “tempo indeterminato “ (30,8%). 6 Lo Stato sociale, conosciuto anche come welfare state (stato di benessere tradotto letteralmente dall'inglese), è un sistema di norme con il quale lo Stato cerca di eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, aiutando in particolar modo i ceti meno benestanti. Lo Stato sociale è un sistema che si propone di fornire servizi e garantire diritti considerati essenziali per un tenore di vita accettabile: Assistenza sanitaria; Pubblica istruzione; Indennità di disoccupazione, sussidi familiari; Accesso alle risorse culturali; Assistenza d'invalidità e di vecchiaia; Difesa dell'ambiente naturale. 10
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    università. Quindi, negliStati Uniti le persone con un elevato livello di istruzione riescono a trovare più velocemente e facilmente un lavoro rispetto a persone con un basso livello di formazione. L’Italia e l’Olanda in questo caso presentano la stessa situazione, ossia non esiste una sostanziale differenza di velocità di transizione scuola-lavoro per coloro che hanno un titolo più elevato e coloro che dichiarano un livello di istruzione più basso. Per quanto riguarda il welfare di questi stati è interessante notare come Olanda e Stati Uniti si pongono ai vertici di un ipotetica linea continua di livelli di welfare, mentre l’Italia si colloca al centro del continuum. L’Olanda è senza dubbio il paese in cui i giovani laureati vengono aiutati maggiormente dallo stato nella transizione scuola-lavoro. Infatti, il paese elargisce bonus pubblici ai giovani, in forma di supporto reddituale e di sussidio per l’abitazione, permettendo loro una più ponderata e “tranquilla” transizione verso il lavoro. Gli Stati Uniti, invece, non danno nessun supporto e nessuna garanzia di stabilità ai giovani che lavorano. Il modello statunitense di sicurezza sociale deriva da una visione del mondo molto corporate, risponde cioè a logiche imprenditoriali, mercantili, di conseguenza i dipendenti non hanno protezioni elevate del posto di lavoro da parte dello stato. Al contrario, l’Italia presenta un’alta protezione dei dipendenti a livello lavorativo; infatti le misure politiche governative rendono molto difficile licenziare i lavoratori senza un motivo più che valido. Tuttavia lo stato locale non supporta in nessun modo i giovani nella transizione scuola-lavoro. Deficit colmato, nella maggior parte dei casi, dall’appoggio familiare, che permette ai giovani laureati di decidere la velocità dei tempi di ingresso al primo lavoro. Da questo quadro emerge che i tre paesi hanno modi diversi nel gestire il primo ingresso nel mondo del lavoro dei laureati. Negli Stati Uniti esiste una velocità di ingresso nel mondo del lavoro per i neolaureati molto elevata, a discapito però della qualità del lavoro (fast but bad). Questa situazione è dovuta alla pressione di entrata esercitata dalle imprese che finanziano le università e al consequenziale disinteresse presentato dallo stato. Mentre, sia l’Italia sia l’Olanda presentano un approdo posticipato alla stabilità lavorativa, presentando una maggiore qualità del primo lavoro (slow but good). Questo più lento approdo al lavoro è possibile nel primo caso grazie al sostegno a lungo termine della famiglia, nel secondo caso ai sussidi destinati ai giovani dallo stato. Il tema della stabilità e della precarietà lavorativa all’uscita dall’università viene affrontato anche dalla Franchi (2005). L’autrice sottolinea il ruolo dei contratti a termine nella fase di ingresso nel mondo del lavoro, cercando di capire se rappresentano un trampolino di lancio verso la stabilità o una trappola che dà luogo ad un destino di precarietà. Non è possibile trarre conclusioni definitive sull’influenza dei contratti a termine nel proseguo della carriera lavorativa, ma alcune evidenze emergono. L’indagine relativa alle forze lavoro condotta dall’Istat rafforzano le ipotesi 11
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    pessimistiche di intrappolamento.Tra chi aveva avuto un lavoro dipendente a tempo determinato al momento dell’intervista, un anno dopo la laurea, solo il 20% riesce a raggiungere un’occupazione permanente, mentre quasi il 38% precipita nell’area della disoccupazione. Per contro, tra colo che avevano iniziato a lavorare con un contratto a tempo indeterminato, a tre anni di distanza, ben l’80% risulta avere lo stesso contratto (Istat in Franchi 2005). Ricerche condotte su contesti locali giungono però a risultati differenti. Queste indagini sembrano concordi nel mettere in luce tre fattori fondamentali di influenza in grado di determinare se i contratti a termine siano uno strumento di passaggio verso un’occupazione stabile oppure l’anticamera di una permanente condizione di precarietà: le caratteristiche del mercato del lavoro, la tipologia dei contratti e il livello di scolarità dei soggetti. In mercati del lavoro forti la flessibilità all’ingresso non determina una trappola destinata ad incidere sul resto della carriera professionale degli individui (Seravalli 2001); bensì rappresenta una riduzione dei costi di ingresso e di formazione dei giovani per le imprese senza andare ad intaccare la stabilità occupazionale futura. Mentre, per le aree caratterizzate da alti tassi di disoccupazione come il Mezzogiorno, il rischio che i contratti instabili diano luogo a forme di precarietà è consistente. La seconda variabile è rappresentata dalla tipologia dei contratti di ingresso. Le ricerche sono concordi nel riconoscere che esiste una differente capacità dei diversi tipi di contratti atipici di determinare esiti più o meno favorevoli in termini di stabilità. Le probabilità di trasformazione dei contratti formativi (o di apprendistato) in contratti stabili sono assai elevate (Seravalli 2001): essi rappresentano modalità di reclutamento di giovani associata ad una formazione on the job e sono utilizzati per il risparmio dei costi di manodopera. I contratti per lavori stagionali presentano i rischi più elevati e influenze negative a medio termine, in misura più elevata rispetto ad altri contratti a tempo determinato (Booth in Franchi 2005): essi caratterizzano maggiormente il mercato del lavoro femminile e il segmento della sottoccupazione che svolge attività di tipo stagionale in modo “stabile” nel tempo. La terza variabile rappresenta l’importanza del livello di scolarità dei soggetti nell’approdo ad un lavoro stabile. Per i soggetti a scolarità elevata i lavori temporanei possono essere considerati funzionali all’occupazione permanente (stepping stones), mentre per coloro con una bassa scolarità i lavori temporanei sono più probabilmente dead end jobs (Franchi 2005). Nei lunghi iter lavorativi intrapresi dai laureati i contratti a termine, che caratterizzano l’ingresso al mondo del lavoro, non costituiscono trappole per la carriera professionale. I laureati sembrano in grado di approfittare in misura maggiore della temporaneità dei rapporti di lavoro per entrare nel mercato e per iniziare a costruire le basi per una futura posizione stabile. 12
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    La ricerca effettuatada Barbieri (2002), per conto della Camera di Commercio di Milano, ha individuato le conseguenze sulle carriere individuali e sui processi di formazione professionale dei laureati, di un eventuale ingresso nel mercato del lavoro in posizione instabile. L’indagine, che ha riguardato solo il territorio lombardo, ha rilevato che un ingresso nel mercato del lavoro in posizioni precarizzate non sembra avere effetti negativi sul proseguimento di carriera dei soggetti. La particolare situazione della regione lombarda, in cui a livello lavorativo esiste un elevato turnover, permette ai neolaureati di poter accettare, all’inizio della carriera lavorativa, un occupazione non coerente con il proprio titolo di studio. Questa situazione è possibile grazie al forte dinamismo economico presente nella regione e ciò consente ai giovani di potersi riposizionare lavorativamente in una mansione più consona al proprio titolo di studio una volta acquisita esperienza nel mondo del lavoro. Uno studio condotto a livello internazionale da Rostan (2005),mette in evidenza la controtendenza italiana e spagnola, rispetto al resto dell’Europa, di posticipare l’entrata nel mercato del lavoro a favore di ulteriore formazione. Nei paesi mediterranei circa il 40% dei laureati nei 4 anni successivi alla laurea si dedica esclusivamente ad ulteriori attività di studio o di preparazione professionale. Mentre nei 4 anni dopo la laurea più del 70% dei laureati olandesi, austriaci, britannici, nord irlandesi, finlandesi e norvegesi, e circa il 60% di quelli francesi e tedeschi hanno un lavoro stabile (Dati CHEERS7). Nei paesi Europei, fatta eccezione per Italia e Spagna, i laureati si presentano nel mondo del lavoro con esperienze lavorative pregresse ed effettuate durante il ciclo di studio. Tendenza che velocizza il passaggio dall’università ad un posto di lavoro coerente e soddisfacente. In conclusione, è necessario ribadire che non esistono percorsi rigidi e regole precise che consentono ad un laureato all’uscita dall’università di trovare un lavoro coerente con il titolo di studio conseguito. 1.2 LE CARATTERISTICHE DELLA QUALITA’ DEL LAVORO Il tema della qualità del lavoro è un “problema” tutt’altro che emergente, da sempre esistito, e contemporaneamente argomento molto dibattuto negli ultimi anni nella letteratura. 7 CHEER, Carrers after Higher Education a European Research Study, indagine campionaria sui laureati europei condotta in Austria, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito. 13
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    Nell’ambito delle teorieorganizzative classiche possiamo distinguere, entro fondamentali quadri di riferimento, alcune teorie atte a spiegare in modo particolare la qualità del lavoro e la sua evoluzione negli anni. Importante ai fini di una migliore comprensione del nostro tema sono le teorie organizzative proposte da Taylor (1975). In queste ipotesi cercò di “sistematizzare” gli aspetti essenziali della qualità del lavoro e le condizioni fondanti tipici del lavoro industriale. Taylor ipotizzava che attraverso lo studio scientifico del lavoro e la cooperazione tra dirigenza qualificata e operai specializzati si potesse costituire un proficuo rapporto, in cui ambo le parti avrebbero potuto ottenere vantaggi: supponeva l’esistenza di “una sola via migliore” per compiere una qualsiasi operazione (one best way). Il suo metodo prevedeva lo studio accurato dei singoli movimenti dell’operaio per poter ottimizzare il tempo di lavoro. In questo primo momento possiamo parlare esclusivamente di “condizioni di lavoro”, e non di qualità del lavoro, in quanto ruolo, natura e tipo di lavoro derivano dall’organizzazione scientifica e tutti gli elementi migliorativi sono concepiti e definiti entro tale logica dominante. L’individuo viene considerato esclusivamente come homo economicus, razionale e spinto da motivazioni unicamente economiche (La Rosa 1983). L’economista Argyris (1960, in La Rosa 1983) evidenzia, a partire dalla definizione delle caratteristiche proprie dell’individuo nell’età adulta (indipendenza, responsabilizzazione, orientamento alla costruzione del proprio futuro, ecc..), come la logica aziendale taylorista tende a mantenere l’uomo ad uno stadio infantile e pre-adulto. Con la parcellizzazione, la determinazione rigida dei compiti e con la dominanza del modello gerarchico, gli individui sono portati ad una condizione passiva e subordinata che pregiudica la loro integrità psico-fisica. La crisi del taylorismo (fine anni Sessanta – inizio anni Settanta) si coniuga con lo sviluppo di un “unico” approccio teorico che a partire dal movimento delle human relation passa attraverso le teorie motivazionali e di Job. Con questi nuovi approcci al mondo lavorativo, le condizioni di lavoro iniziano ad essere considerate non solo per gli aspetti tecnico-strumentali e per la loro correlazione con fattori fisici (fatica, ritmi, parcellizzazione del lavoro) e ambientali, ma anche per le dimensioni psicologiche e relazionali. In questa prospettiva si focalizza l’attenzione sul contenuto specifico del lavoro e sulla possibilità data al lavoratore di utilizzare in modo autonomo le proprie capacità, determinando così non solo motivazione positiva, quindi prestazioni migliori, ma soprattutto una crescita individuale nel senso dell’autorealizzazione, fattore mancante e assai sottovalutato nel taylorismo. Dunque non si può più parlare di “condizioni di lavoro”, come con la teoria precedentemente analizzata, bensì di “qualità del posto di lavoro”. 14
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    Due ulteriori approcciteorici hanno cercato di arricchire l’accezione di “qualità del posto di lavoro” e in qualche modo hanno contribuito e accelerato un più compiuto passaggio al concetto di “qualità del lavoro”: l’approccio ergonomico e l’approccio socio-tecnico proposto dal Tavistock Institute8. Murrell (1967) definiva l’ergonomia come l’adattamento del lavoro all’uomo. Lo scopo dell’ergonomia è quello di aumentare l’efficienza dell’attività umana; essa dovrebbe permettere di minimizzare il costo per il lavoratore, in particolare togliendo quelle caratteristiche della progettazione che sono causa di inefficienza e dovrebbe interessarsi alla ricerca del benessere umano. Un aspetto che caratterizza questa teoria è la sua natura scientifico-applicativa: nasce con lo scopo di affrontare e risolvere problemi concreti, per migliorare in modo significativo la salute e il benessere degli individui. Tre concetti rappresentano al meglio i contenuti e l’evoluzione dell’approccio ergonomico. L’interdisciplinità: orientamento che racchiude al suo interno conoscenze e strumenti metodologici provenienti da differenti settori disciplinari, e attraverso la loro interazione si trovano risposte razionali alle problematiche dell’uomo e del lavoro nelle sue diverse componenti. Il concetto di lavoro: estende i suoi campi di ricerca e di intervento allo studio del sistema uomo-ambiente-macchina (o uomo-ambiente-prodotto),a partire dall’originaria visione ergonomica circoscritta alla valutazione e risoluzione del benessere della postazione lavorativa e del microambiente di lavoro. L’adattamento del lavoro all’uomo: sottolinea un radicale ribaltamento di prospettiva nello studio delle attività umane; questo concetto inverte significativamente il rapporto tra uomo e macchina: l’uomo diviene la variabile indipendente e non più un “supporto meccanico” alla macchina. Oggi l’obiettivo originario di adattare il lavoro all’uomo si è ulteriormente allargato, in quanto si cerca di garantire l’usabilità dei sistemi attraverso metodi di studio e di intervento. Tali metodi devono essere in grado di valutare e progettare l’efficienza e l’affidabilità dei sistemi nei quali si svolgono le attività dell’uomo. Ne deriva una attenzione prioritaria per un nuovo modo di progettare impianti che abbiano come implicazioni la diversa progettazione organizzativa e dell’ambiente; tutto ciò si fonda sulla convinzione che la tecnologia è modificabile e quindi va trasformata per consentire condizioni di lavoro migliori. Con l’approccio ergonomico non possiamo ancora parlare esattamente di qualità del lavoro, bensì di condizioni / qualità del posto di lavoro, anche se maggiormente centrato sul benessere del lavoratore. L’orientamento che prende in considerazione in maniera sistematica la qualità del lavoro è quello socio-tecnico del Tavistock Institute. Tale approccio prende in considerazione sia gli aspetti tecnici e tecnologici del lavoro, che gli aspetti sociali e psicologici delle situazioni 8 E’ un istituto di ricerca fondato in Inghilterra alla fine della seconda guerra mondiale da specialisti di varie discipline e fonda il proprio metodo sulla ricerca-azione. Tra i membri fondatori della Tavistock Institute risultano importati: il presidente dell’istituto Trist, lo psicoanalista Bion, il socio analista Elliot Jacques, gli analisti Tommy Wilson e Harold Bridger. 15
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    lavorative, con l’obiettivodi affrontare insieme e in una visione sistemica i fattori del lavoro. Inoltre, pone l’attenzione e cerca di valorizzare il lavoro svolto in gruppo, o meglio nei piccoli gruppi, accentuando le potenzialità dei soggetti tramite la collaborazione con i colleghi; questa collaborazione deve avvenire in condizioni determinate e favorevoli, condizioni che l’impresa deve preoccuparsi di realizzare e garantire, in quanto fattori influenti la stessa produttività e concorrenzialità aziendale. I requisiti necessari per rendere la vita lavorativa migliore sono l’uguaglianza a livello remunerativo e contrattuale per tutti i membri di uno stesso gruppo, e una consistente indipendenza e autocontrollo nello svolgimento del proprio lavoro. Dal quadro storico appena descritto si evince che la qualità del lavoro non può essere definita attraverso un unico parametro; in essa sono individuabili diverse dimensioni, che corrispondono a differenti bisogni manifestati dai lavoratori. Gallino (1976) individua 4 dimensioni per rappresentare il concetto di qualità del lavoro: 1) Dimensione ergonomica, in cui vengono inclusi tutti i bisogni psico-fisici dell’uomo connessi al lavoro, in termini di integrità psico-fisica e psicologica del lavoratore (quali ambienti spaziosi, luminosi, sani, movimenti agevoli, ritmi adattabili, ecc..); 2) Dimensione della complessità, corrisponde ai bisogni di impegno nelle difficoltà, di creatività, di accumulazione dell’esperienza lavorativa e di tendenziale continuo accrescimento di formazione professionale (problem solving); 3) Dimensione dell’autonomia, corrisponde al bisogno di autodeterminazione delle regole da seguire per svolgere le attività assegnate all’individuo o al gruppo e per realizzare un determinato scopo produttivo (problem solving, problem setting); 4) Dimensione del controllo, bisogno di partecipare alle decisioni riguardanti i diversi aspetti della produzione, assumendo responsabilità di gestione, di indirizzo e di strategia. A queste quattro dimensioni Gallino (in La Rosa 1983) ne aggiunge una quinta, ossia la dimensione economica, che corrisponde ad un bisogno di sussistenza, legata alla retribuzione e alla sicurezza del posto di lavoro. Questa dimensione è stata per molto tempo l’unico aspetto preso in considerazione dagli studiosi nella definizione di qualità del lavoro. Secondo Gallino (in La Rosa 1983), “un lavoro di elevata qualità sarà un lavoro che per ciascuna dimensione presenta proprietà atte a soddisfare in elevata misura i relativi bisogni”. 16
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    Nel 2001 ilConsiglio europeo di Stoccolma propone di inserire la qualità del lavoro tra gli obiettivi della Strategia Europea per l’occupazione9. Il concetto di qualità del lavoro risulta di grande interesse nel dibattito europeo rispetto alle politiche sociali e del mercato del lavoro. Porre l’accento sulla qualità nell’agenda per la politica sociale della Commissione dell’Unione Europea significa sostenere la modernizzazione, garantire la complementarietà dinamica e positiva delle politiche economiche e sociali ed affrontare su tali basi le sfide della globalizzazione, dell’allargamento e delle rapide evoluzioni tecnologiche, sociali e demografiche. La promozione della qualità del lavoro costituisce pertanto un fattore determinante per il raggiungimento degli obiettivi di un’offerta di opportunità di lavoro sia quantitativamente che qualitativamente migliori (more and better job). Secondo la Commissione Europea, la qualità del lavoro non significa solo considerare le opportunità di impiego retribuito, ma anche le caratteristiche di tale impiego. A tal proposito si prendono in considerazione: le caratteristiche oggettive del posto di lavoro, le caratteristiche del lavoratore, la sintonia tra le caratteristiche specifiche del lavoratore e i requisiti per svolgere quell’attività, e la valutazione soggettiva di tali caratteristiche da parte del lavoratore. Da un punto di vista più operativo la Commissione propone una serie precisa di indicatori relativi a 10 dimensioni essenziali della qualità del lavoro: qualità intrinseca del lavoro, qualifiche, formazione lungo l’intero arco della vita e carriera professionale, parità di trattamento di uomini e donne, protezione della salute e della sicurezza sul lavoro, integrazione tramite il lavoro e accesso al mercato del lavoro, organizzazione del lavoro e equilibrio tra vita professionale e sfera privata, dialogo sociale e partecipazione dei lavoratori, diversificazione e non discriminazione, risultati economici generali e produttività. L’organismo dell’Unione Europa che monitora costantemente il miglioramento negli anni delle condizioni di vita e di lavoro è l’Eurofound, altrimenti chiamata Fondazione di Dublino10. Durante il Consiglio europeo di primavera del 2005, i leader europei hanno posto la crescita e l’occupazione al centro dell’agenda politica europea. La strategia di Lisbona rivista prevede, tra i suoi obiettivi chiave, una migliore qualità del lavoro, una maggiore produttività e un livello di occupazione più alto. Dal 1990, l’indagine europea sulle condizioni di lavoro (European Working Conditions Survey), realizzata ogni cinque anni dalla Fondazione, rappresenta uno strumento di informazione 9 La strategia europea per l'occupazione è stata elaborata per incoraggiare lo scambio di informazioni e la riflessione comune tra tutti gli Stati membri Europei, allo scopo di trovare insieme soluzioni e buone pratiche che possano contribuire a creare un maggior numero di posti di lavoro e di migliore la qualità in ogni paese. 10 Istituito dal Consiglio Europeo (regolamento (CEE) n.1365/75 del 26 maggio 1975) per contribuire alla pianificazione e progettazione di migliori condizioni di vita e di lavoro in Europa. 17
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    approfondita sul temadella qualità del lavoro. Il quarto rapporto Eurofound (2005) riporta le interviste effettuate alla fine del 2005 che ha coinvolto complessivamente circa 30.000 lavoratori di 31 paesi11. Scopo dell’indagine è tracciare un quadro esaustivo di come i lavoratori europei percepiscono e valutano la propria vita lavorativa e le proprie condizioni di lavoro. Per fare ciò l’indagine prende in considerazione una vasta gamma di argomenti, tra cui: i rischi fisici, l’orario di lavoro, l’organizzazione del lavoro, l’occupabilità, la soddisfazione del lavoro, l’impatto sulla salute, l‘assenteismo, la sostenibilità del lavoro, l‘equilibrio tra vita e lavoro, le violenze e le molestie, il rendimento lavorativo, l‘opportunità di apprendimento. Proprio quest’ultimo concetto risulta essere molto importante per una percezione di qualità del lavoro maggiore. Negli ultimi anni, la Commissione Europea ha evidenziato l’importanza del lifelong learning (inteso sia formalmente attraverso il training organizzato dalle imprese o da enti di formazione, sia informalmente attraverso il learning on–the-job), quale strumento ottimale per aumentare la qualità lavorativa. In una società della conoscenza, caratterizzata da un concetto del lavoro sempre più dinamico, l’individuo deve munirsi di conoscenze e competenze al fine di diventare un knowledge worker in grado di assumere un ruolo attivo nel mercato del lavoro; queste conoscenze dovrebbero essere garantite e messe a disposizione dalle aziende. Dal 1998, nell’UE vi è stato un marcato aumento della partecipazione degli adulti all’istruzione e alla formazione. I tassi di partecipazione variano considerevolmente in base alla fascia di età, al sesso e al livello di istruzione. I lavoratori più giovani e le donne beneficiano di una formazione maggiore; il 25% degli uomini di età compresa tra i 30 e 49 anni ha conseguito una formazione retribuita dal suo datore di lavoro, contro il 20% di coloro con più di 50 anni. I lavoratori con livello di istruzione elevato ricevono più formazione: il 41% dei lavoratori con istruzione elevata contro il 10% di quelli con istruzione primaria negli ultimi 12 mesi dalla somministrazione del questionario. In Italia, l’Isfol12 ha condotto un’indagine sulla qualità del lavoro13 (2002) sulla base di un campione rappresentativo di 2.000 occupati, avendo come principale richiamo metodologico la “Third European survey on working conditions 2000” della European Foundation for the improvement of living and working conditions. L’assunto di base di questa indagine è che il concetto di qualità del lavoro non può prescindere da quello di benessere del lavoratore. Il questionario utilizzato è stato 11 L’indagine è stata svolta nei 25 Stati membri dell’Unione Europea, nei due paesi candidati all’adesione (Bulgaria e Romania) e in Croazia, Turchia, Svizzera e Norvegia. 12 Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, è un ente pubblico di ricerca. Svolge e promuove attività di studio, ricerca e sperimentazione, documentazione valutazione, informazione, consulenza e assistenza tecnica per lo sviluppo della formazione professionale, delle politiche sociali e del lavoro. 13 L’indagine “La qualità del lavoro in Italia” (2002) è stato effettuata su soggetti di età non inferiore ai 16 anni, appartenenti alla categoria degli occupati (secondo la definizione fornita da Eurostat per l’indagine sulle Forze lavoro) tra i componenti delle famiglie inserite negli elenchi telefonici dei comuni italiani. 18
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    elaborato al finedi indagare una molteplicità di dimensioni che possono concorrere a definire la qualità del lavoro. Pur ispirandosi allo strumento utilizzato nell’indagine europea, se ne discosta per diversi motivi. Innanzitutto, la tecnica di rilevazione utilizzata nell’indagine dell’Eurofound è l’intervista face–to-face, mentre nell’indagine italiana è l’intervista telefonica; inoltre, l’indagine Isfol mostra la necessità di utilizzare uno strumento maggiormente adeguato a cogliere alcune specificità dell’occupazione italiana, quale il fenomeno dei “lavori atipici”. Le tematiche rilevate sono: caratteristiche familiari e socio-anagrafiche; descrizione del lavoro e del posto di lavoro; orari e ritmi di lavoro; reddito; conciliazione tra lavoro e impegni familiari e sociali; caratteristiche dell’ambiente fisico del lavoro; margini di autonomia e grado di controllo; caratteristiche relazionali; complessità e ambiente di lavoro; formazione e aggiornamento; soddisfazione del lavoro. Concetto molto importante per le ricerche effettuate a livello nazionale e internazionale è senza dubbio la soddisfazione espressa dai lavoratori, in quanto misura diretta della qualità del lavoro. Il tema della soddisfazione è stata approfondita all’interno dell’indagine Isfol sul benessere dei lavoratori. In particolare, agli intervistati sono state poste domande circa il grado di soddisfazione per il proprio lavoro nel complesso. La tabella 2 riporta i risultati della ricerca per quanto riguarda il livello di soddisfazione del proprio lavoro. Il 39% dei lavoratori è molto soddisfatto, poco più della metà è abbastanza soddisfatto, il 6,9% poco soddisfatto e solo il 2,6 % è insoddisfatto. I lavoratori più soddisfatti sono le donne (43,5%) e i giovanissimi con meno di 30 anni (40,8%); i soggetti appartenenti alle altre classi d’età presentano una distribuzione analoga alla media. Il titolo di studio appare come una variabile importante nel contributo al livello di soddisfazione: all’aumentare del livello di istruzione aumentano le probabilità di percepire un’elevata soddisfazione nei confronti del proprio lavoro, ciò risulta in linea con la rilevazione effettuata dall’Eurofound. Tale variabile è correlata alla professione svolta e, infatti, si osserva una relazione positiva tra il livello professionale e la probabilità di essere molto soddisfatti. Gli individui maggiormente soddisfatti sono i lavoratori in possesso di una laurea (45,4%), mentre i più insoddisfatti sono coloro in possesso di una licenza media (4,6%). L’area della piena soddisfazione per la tipologia di professione viene occupata, in ordine decrescente, dalle professioni intellettuali, scientifiche ed elevata specializzazione (55,7%), dalle professioni tecniche (47,9%) e dai legislatori, dirigenti e imprenditori (44,0%). Invece, i maggiormente insoddisfatti sono i conduttori/assemblatori di impianti e macchinari (7,8%) e le professioni non qualificate (5,2%). Altro fattore fortemente discriminante nell’analisi della soddisfazione degli occupati è la tipologia di lavoro. Quasi la metà dei lavoratori autonomi (48,2%) 19
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    si definiscono moltosoddisfatti del proprio lavoro, contro poco più di un terzo dei lavoratori dipendenti (35,6%). Tabella 2: Soddisfazione del proprio lavoro per sesso, età, area geografica, titolo di studio, professione e tipo d lavoro. Anno 2002 (Valori Percentuali) Molto Abbastanza Poco Per nulla Totale Sesso Maschio 36,3 53,9 7,1 2,7 100,0 Femmina 43,5 47,6 6,5 2,4 100,0 Classi d’età 16-29 anni 40,8 49,0 8,2 2,0 100,0 30-49 anni 38,6 51,7 7,0 2,7 100,0 50 anni ed oltre 38,6 53,4 5,3 2,7 100,0 Area geografica Nord ovest 47,9 44,9 5,5 1,7 100,0 Nord est 38,1 54,3 5,4 2,1 100,0 Centro 35,5 55,6 5,5 3,4 100,0 Sud ed isole 32,9 53,5 10,4 3,2 100,0 Titolo di studio Nessun titolo/licenza elementare 38,8 47,0 10,8 3,4 100,0 Medie 32,6 54,5 8,3 4,6 100,0 Diploma 41,1 50,8 6,7 1,5 100,0 Laurea 45,4 50,5 2,4 1,7 100,0 Professione Legislatori, dirigenti, imprenditori 44,0 47,8 3,8 4,5 100,0 Professioni intellettuali, scientifiche ed elevata specializ. 55,7 41,1 1,9 1,2 100,0 Professioni tecniche 47,9 45,9 5,4 0,9 100,0 Impiegati 34,0 54,7 9,2 2,1 100,0 Professioni qualificate in attività commerciali/servizi 34,5 51,9 10,2 3,3 100,0 Operai specializzati di agricoltura e pesca 49,5 31,8 16,9 1,8 100,0 Artigiani e operai specializzati 33,3 59,1 7,5 0,1 100,0 Conduttori/assemblatori di impianti/macchinari 22,2 56,4 13,5 7,8 100,0 Professioni non qualificate 20,6 69,0 5,2 5,2 100,0 Forze armate 26,1 67,7 6,2 0,0 100,0 Tipo di lavoro Di pendente 35,6 54,5 7,6 2,3 100,0 Autonomo 48,2 43,5 4,9 3,3 100,0 Totale 39,0 51,6 6,9 2,6 100,0 Fonte: Isfol. L’indagine Isfol ha preso in esame anche alcuni aspetti specifici caratterizzanti l’occupazione per spiegare al meglio la soddisfazione dei lavoratori, e quindi la qualità del lavoro. Essi sono: a. soddisfazione per gli orari e i ritmi di lavoro :il 77,8% si ritiene soddisfatto; b. soddisfazione per la percezione di stabilità del posto di lavoro: la quasi totalità dei lavoratori, 83,9%, si sente sicuro del luogo in cui lavora; c. soddisfazione per il reddito: il 63,3% asserisce di percepire un guadagno equo alle proprie aspettative; d. soddisfazione per l’opportunità di realizzazione personale e professionale: il 76,5% degli occupati si sente realizzato sul lavoro; 20
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    e. soddisfazione perle prospettive future nell’ambiente di lavoro: il 57,7 % si sente soddisfatto sotto questo punto di vista. Molto interessante risulta essere la domanda posta sul principale elemento di soddisfazione derivante dal proprio lavoro. I lavoratori italiani traggono maggiore soddisfazione (Tabella 3) dal clima dei rapporti interpersonali sul posto di lavoro (17,2%), dalla possibilità di realizzazione professionale e personale (16%), dai guadagni offerti dall’occupazione (15,3%) e dalle prospettive future di carriera o di ampliamento della propria attività (12,2%). Tabella 3: Principale elemento di soddisfazione dei lavoratori per sesso, età, area geografica, titolo di studio e tipo d lavoro (Valori Percentuali) Orari e Auton Stabil Guad Clima Tipo di Realizz Prospe Ness Totale ritmi omia ità agni rapporti lavoro azione ttive uno Sesso Maschi 7,8 9,8 10,3 18,0 13,3 5,1 14,8 13,6 7,3 100,0 Femmine 11,0 7,8 6,5 10,8 23,6 5,6 18,0 9,8 6,9 100,0 Classi di età 16-29 anni 6,6 5,7 5,8 18,1 26,4 6,5 12,8 14,2 3,9 100,0 30-49 anni 10,1 8,9 8,7 13,7 14,3 5,1 16,9 14,3 8,0 100,0 50 anni e + 8,4 12,6 11,9 17,2 16,4 4,5 16,7 4,7 7,6 100,0 Area geografica Nord ovest Nord est 7,5 8,4 7,8 18,3 14,4 6,2 16,9 16,5 4,1 100,0 Centro 8,4 8,6 6,3 12,1 20,8 4,6 17,4 14,2 7,6 100,0 Centro-Sud 11,1 9,3 10,2 13,2 17,7 4,7 15,3 10,0 8,3 100,0 9,7 9,9 10,8 16,2 16,9 5,2 14,5 7,7 9,2 100,0 Titolo di studio Elementare/Nessun 9,9 7,3 8,0 31,6 11,3 4,6 10,6 5,0 11,7 100,0 titolo Medie 9,6 6,7 10,2 21,6 14,3 6,4 12,9 10,9 7,3 100,0 Diploma 10,1 8,7 9,6 11,6 20,4 4,2 16,1 13,0 6,4 100,0 Laurea 3,6 16,1 3,7 6,9 14,8 6,7 24,9 16,1 7,2 100,0 Tipo di lavoro Dipendente 8,9 7,5 9,5 13,7 19,9 5,7 16,7 11,8 6,2 100,0 Autonomo 9,3 13,2 7,0 19,7 9,8 4,0 14,0 13,4 9,5 100,0 Totale 9,0 9,0 8,8 15,3 17,2 5,2 16,0 12,2 7,1 100,0 Fonte: Isfol. 1.3 CONCLUSIONI Partendo dalla definizione di qualità del lavoro rintracciata nella letteratura analizzata fino ad ora, è possibile ampliare il costrutto di qualità, per poter cogliere la specificità dell’oggetto di analisi di questa tesi: il lavoro dei neo laureati. Lo studio del lavoro dei giovani laureati non può prescindere dall’analisi dell’impatto che il titolo di studio ha sulle possibilità occupazionali. In particolare, l’analisi della qualità del lavoro dei laureati che entrano nel mercato del lavoro deve tener conto delle seguenti dimensioni: 21
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    Efficacia del titolo: in questa ricerca viene analizzata l’efficacia percepita e quindi l'opinione dei laureati circa il possesso di un titolo più o meno efficace per il tipo di lavoro che attualmente svolge14. • Adeguatezza del bagaglio formativo dei laureati: analizzata attraverso la valutazione soggettiva del laureato e l’analisi oggettiva della collocazione lavorativa raggiunta15. • Utilizzo competenze: in che misura il laureato utilizza concretamente le competenze acquisite durante il percorso formativo nello svolgimento del lavoro in cui è occupato. • Utilizzo e richiesta della laurea nell’attuale lavoro: livello di necessità della laurea conseguita nello svolgimento dell’attuale lavoro. Quattro possono essere le modalità di risposta: la laurea viene richiesta per legge per poter praticare un determinato lavoro; la laurea non viene richiesta per legge ma risulta necessaria per il lavoro svolto; la laurea non viene richiesta per legge ma viene ritenuta utile dal laureato per il lavoro svolto; la laurea non viene richiesta per legge e non risulta utile per il tipo di impiego che si ha. • Soddisfazione del lavoro: analizza l’opinione generale dei laureati sulla soddisfazione riguardo al lavoro svolto. • Caratteristiche dell’occupazione attuale in termini di contratto, durata del contratto, tipologia oraria, flessibilità dell’orario di lavoro, tipologia professionale, guadagno e settore in cui opera l’azienda. • Congruenza oggettiva: variabile ricostruita da noi partendo dalle risposte dei laureati sul tipo di lavoro svolto e andando a confrontare se rientrava nel ventaglio degli sbocchi occupazionali descritti nell’ordine degli studi di Psicologia2. Una volta definito il costrutto di qualità del lavoro dei laureati, l’analisi condotta (vedi oltre) è stata finalizzata allo studio delle caratteristiche occupazionali dei laureati e all’incidenza di alcuni fattori sulla qualità del lavoro. In particolare, le dimensioni indagate fanno riferimento a: 14 Almalaurea, nella definizione di efficacia del titolo conseguito, prende in considerazione due aspetti: l’utilizzo delle competenze acquisite durante gli studi e la necessità formale e sostanziale del titolo acquisito per il lavoro svolto. Cinque sono i livelli di efficacia individuati: molto efficace, per gli occupati la cui laurea è richiesta per legge o di fatto necessaria, e che utilizzano le competenze universitarie acquisite in misura elevata; efficace, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge ma è comunque utile e che utilizzano le competenze acquisite in misura elevata, oppure il cui titolo è richiesto per legge e che utilizzano le competenze in misura ridotta; abbastanza efficace, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge, ma di fatto è necessaria oppure utile, e che utilizzano le competenze acquisite in misura ridotta; poco efficace, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge né utile in alcun senso e che utilizzano in misura ridotta le competenze acquisite, oppure il cui titolo non è richiesto ma utile e che non utilizzano assolutamente le competenze acquisite; per nulla efficace, per gli occupati la cui laurea non è richiesta per legge né utile in alcun senso, e che non utilizzano assolutamente le competenze acquisite. 15 L’adeguatezza del bagaglio formativo è stata indagata analizzando diverse variabili, alcune oggettive, come la richiesta del titolo per il lavoro svolto e l’utilizzo delle competenze acquisite, e altre soggettive come il livello di soddisfazione per il corso di laurea, l’adeguatezza del titolo per il lavoro svolto e l’efficacia percepita del titolo conseguito. 22
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    caratteristiche della famiglia di origine in termini di livello di istruzione e occupazione dei genitori; • caratteristiche del percorso formativo prima dell’iscrizione all’università in termini di tipo di istruzione secondaria e voto di maturità; • caratteristiche dell’esperienza universitaria in termini di corso di studi e indirizzo, voto agli esami e voto di laurea, frequenza corsi, laurea fuori corso; • distanza dalla laurea in anni; • esperienze lavorative post-laurea. 23
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    CAPITOLO 2. Lecaratteristiche dei laureati In questo capitolo cercheremo di dare una visione completa delle caratteristiche dei laureati, mettendo in evidenza il momento di ingresso nel mondo del lavoro. Per fare ciò utilizzeremo le principali indagini condotte in Italia sui laureati da Istat e Almalaurea. In particolare, nelle pagine che seguono si cercherà di descrivere le principali caratteristiche occupazionali dei laureati italiani tenendo conto dei diversi tempi di ingresso nel mercato del lavoro e dei diversi gruppi disciplinari; infine l’attenzione sarà rivolta all’analisi delle caratteristiche occupazionale dei laureati in Psicologia a livello nazionale e a livello locale (nel contesto romano dell’Università La Sapienza). 2.1 ANALISI DI CONTESTO In Italia esistono diverse fonti di dati sugli sbocchi occupazionali dei laureati. Le indagini maggiormente rilevanti, e che cercano di dare effettivamente una panoramica esauriente su questo tema, vengono condotte dall’Istat e da Almalaurea. L’ Istat, Istituto Nazionale di Statistica conduce due indagini di interesse per i laureati: la prima è l’indagine sulle forze di lavoro (Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro), che fornisce le stime ufficiali degli occupati e delle persone in cerca di lavoro e il cui obiettivo principale è quello di ottenere informazioni sulla situazione lavorativa, sulla ricerca di lavoro e sugli atteggiamenti verso il mercato del lavoro della popolazione in età lavorativa. La seconda è l’indagine sugli sbocchi occupazionali dei laureati, molto pertinente per il nostro tema e di cui parleremo di seguito in maniera approfondita: “Università e lavoro: orientarsi con la statistica”, articolata in due parti. La prima prende in considerazione il percorso degli studenti dal momento dell’immatricolazione a quello della laurea, nello specifico: numero di matricole, tipo di corso intrapreso, distanza della sede universitaria scelta dalla località di residenza dei giovani, tasso di abbandono, studenti fuori corso, grado di soddisfazione dei laureati per il corso concluso. La seconda parte analizza i percorsi dei giovani dopo il conseguimento del titolo di studio, nel particolare: gli sbocchi lavorativi per chi ha una laurea triennale o una laurea lunga, la coerenza tra titolo acquisito e l’occupazione svolta, gli aspetti della soddisfazione verso il lavoro, il reddito medio e il tipo di contratto. Inoltre, all’interno è presente un opuscolo denominato “L’inserimento professionale dei laureati”, facente parte del sistema integrato di rilevazione campionaria sulla transizione istruzione-lavoro, che si pone l’obiettivo di analizzare, anche in ottica comparativa, il rendimento dei diversi titoli di studio sul mercato del lavoro. 24
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    L’indagine condotta nel2007 (pubblicata a Marzo 2009) permette di analizzare il processo di transizione al mondo del lavoro dei laureati nei corsi lunghi16, escludendo le nuove lauree specialistiche introdotte dalla riforma del 3+2. Sono stati intervistati in totale 47.300 giovani, di cui 26.570 laureati provenienti dai corsi lunghi, fornendo dati sulla condizione occupazionale ad un anno e a tre anni dal conseguimento del titolo (Grafico1). In linea con quanto affermato in letteratura (Franchi 2005, Cammelli e La Rosa 2004, Trombetti e Stanchi 2006), il numero di laureati occupati aumenta con l’aumentare della distanza dall’acquisizione del titolo di laurea. Il tasso di occupazione passa dal 30% per i laureati occupati al momento della laurea a quasi il 57% per quelli ad un anno dalla laurea, per arrivare al 73% per i laureati a tre anni dalla laurea, con un incremento superiore del 40%. Grafico 1: Laureati 2004 occupati in attività lavorative retributive al momento della laurea, ad 1 anno e a 3 anni dalla laurea. 73,2% 80,0% 56,9% 60,0% 30,2% 40,0% 20,0% 0,0% Laureati 2004 Occupati al momento della laurea Occupati ad 1 anno dalla laurea Occupati a 3 anni dalla laurea Fonte: Istat Il totale degli occupati laureati in corsi lunghi a tre anni17 dal conseguimento del titolo di studio è il 73,2% (Tabella 1). A partire da questo dato medio possiamo notare come alcuni indirizzi di laurea mostrino una maggiore opportunità di poter avere un lavoro stabile al momento dell’uscita dal percorso universitario. Risultano essere maggiormente occupati i laureati del gruppo ingegneria, con il 91% del totale occupato e di cui l’81,3% svolge un lavoro continuativo 18. A seguire, tra i più 16 L’Istat definisce i laureati in corsi lunghi quanti hanno conseguito una laurea tradizionale del vecchio ordinamento (4-6 anni) o una laurea specialistica a ciclo unico del nuovo ordinamento (5-6 anni). 17 Abbiamo preso in considerazione i dati a tre anni dal conseguimento del titolo, in quanto l’Istat prende come campione di riferimento i dati a tre anni per descrivere le condizioni occupazionali dei diversi gruppi di laurea. 18 Collaboratori coordinati e continuativi sono coloro che, pur risultando formalmente lavori autonomi prestano la propria opera di consulenza o collaborazione per conto di un committente, operando prevalentemente (ma non necessariamente) presso di esso e con i mezzi tecnici e organizzativi da questo predisposti. I lavoratori operano in forma coordinata e continuativa nel tempo per una sola azienda o per un solo cliente. Hanno un rapporto di lavoro regolato da un contratto di “collaborazione coordinata e continuativa”. A partire dal 2003, a seguito della Riforma sul lavoro (Legge 25
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    “fortunati”, ci sonoi laureati nel gruppo chimico-farmaceutico, di cui risulta essere occupato il 78,6% e quasi la totalità dichiara di avere un lavoro stabile (73,7%); infine il 79,8% dei laureati del gruppo economico statistico possiede un lavoro a tre anni dalla laurea, e ben il 65,7% afferma di lavorare in modo continuativo. Tabella 1: Laureati in corsi lunghi per condizione occupazionale a tre anni dal conseguimento del titolo per gruppi di corsi (Anno 2007).Valori Percentuali. LAVORANO NON LAVORANO Totale Cercano lavoro Non cercano lavoro di cui: svolgono un Totale di cui: svolgono attività lavoro continuativo formativa retribuita TOTALE 73,2 56,1 14,2 12,6 5,5 Gruppo scientifico 67,4 57,6 13,1 19,5 14,3 Gruppo chimico-faramceutico 78,6 73,7 9,3 12,2 8,4 Gruppo geo-biologico 60,2 46,7 20,2 19,6 13,7 Gruppo medico 36,4 24,2 3,9 59,7 52,5 Gruppo ingegneria 91,0 81,3 4,4 4,6 3,3 Gruppo architettura 88,1 63,0 8,2 3,7 0,6 Gruppo agrario 73,3 57,2 15,3 11,4 5,0 Gruppo economico-statistico 79,8 65,7 10,7 9,5 3,2 Gruppo politico-sociale 80,5 56,9 14,3 5,3 1,4 Gruppo giuridico 52,5 38,1 25,5 21,9 1,5 Gruppo letterario 75,5 48,6 17,1 7,4 2,5 Gruppo linguistico 78,8 62,1 14,9 6,3 2,9 Gruppo insegnamento 82,2 55,4 13,4 4,4 0,6 Gruppo psicologico 70,2 52,5 22,4 7,4 1,2 Gruppo ed.fisica 77,0 45,8 13,3 9,7 0,3 Fonte: Istat In particolare, per quanto riguarda la tipologia contrattuale i laureati che possiedono un lavoro ma hanno una minore stabilità e certezza del proprio posto lavorativo sono quelli del gruppo insegnamento e del gruppo letterario, di cui rispettivamente più dell’80% e del 75% dichiara di avere un lavoro ma solo il 55,4% e il 48,6% lo svolge in maniera durevole. Mostrano la stessa situazione i laureati del gruppo politico-sociale (80,5% occupati ma solo il 56,9% in maniera stabile) insieme a coloro che possiedono una laurea nel gruppo educazione fisica (77% occupati di cui 45,8% svolge un lavoro continuativo). Per quanto riguarda il gruppo medico e giuridico la bassa percentuale di occupati al termine degli studi (rispettivamente 24,2% e 38,1%) è imputabile alla peculiarità dei percorsi post-lauream: a tre anni dalla laurea i medici sono ancora impegnati nelle scuole di specializzazione, mentre i laureati in materie giuridiche stanno affrontando l’attività di praticantato necessaria per sostenere l’esame di stato, posticipando così l’ingresso nel mondo del lavoro. I laureati del gruppo psicologico si collocano in una posizione intermedia rispetto agli altri Biagi), tra i collaboratori coordinati e continuativi sono inclusi i lavoratori a progetto 26
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    gruppi: il 52,5% lavora in modo continuativo mentre un ulteriore 20% lavora in modo non continuativo. Il principale limite dell’Istat è la mancanza di confronto degli sbocchi professionali per singolo Ateneo, infatti l’indagine prende in considerazione i gruppi disciplinari in modo molto generico. Questo limite è superato nei dati Almalaurea. Gestita da un consorzio di atenei italiani con il sostegno del Ministero dell’istruzione, dell’Università e della ricerca (Miur), Almalaurea nasce con l’intento di mettere in relazione aziende e laureati e di essere il punto di riferimento dall’interno della realtà universitaria per tutti coloro che affrontano a vari livelli le tematiche degli studi universitari, dell’occupazione e della condizione giovanile. L’ indagine che Almalaurea conduce sui laureati si divide in due sezioni principali: 1) Profilo dei laureati: prende in esame il capitale umano proveniente dalle università e costituisce un punto di riferimento per coloro che hanno interesse ad analizzare il sistema di istruzione superiore italiano nei suoi diversi aspetti. 2) Condizione occupazionale dei laureati: monitora l’inserimento lavorativo dei laureati, ad uno, a tre e a cinque anni dal conseguimento del titolo. È uno strumento fondamentale per valutare l’efficacia esterna del sistema universitario e misurare “l’apprezzamento” del mondo del lavoro nei confronti dei laureati. In questa seconda sezione si trovano 10 ambiti tematici: Collettivo indagato; Formazione specialistica e post-lauream; Condizione occupazionale; Ingresso nel mercato del lavoro; Caratteristiche dell’attuale lavoro; Caratteristiche dell’azienda; Guadagno; Utilizzo e richiesta della laurea nell’attuale lavoro; Efficacia della laurea; Ricerca del lavoro. L’indagine Almalaurea realizzata nel corso del 2009 (XII Indagine 2009, pubblicata a marzo 2010) sulla condizione occupazionale ha coinvolto oltre 210mila laureati di 4919 università italiane. La rilevazione ha riguardato, per il secondo anno consecutivo, tutti i laureati post-riforma dell’anno solare 2008 (di primo e di secondo livello e specialistici a ciclo unico) che sono stati intervistati a circa un anno dalla laurea. Sono stati coinvolti anche i laureati pre-riforma, in particolare quelli delle sessioni estive degli anni 2006 e 2004 intervistati a tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. Rispetto all’indagine dell’anno passato (XI Indagine 2008), l’attuale risulta di interesse maggiore in quanto delinea un quadro occupazionale pienamente immerso nella crisi economica che, come 19 L’indagine sulla condizione occupazionale dei laureati a uno, tre e cinque anni dalla laurea è dovuta alla collaborazione fra gli atenei di Bari, Basilicata, Bologna, Bolzano, Cagliari, Calabria, Camerino, Cassino, Catania, Catanzaro, Chieti e Pescara, Ferrara, Firenze, Foggia, Genova, L’Aquila, LIUC Castellanza, Messina, Milano IULM, Milano Vita-Salute San Raffaele, Modena e Reggio Emilia, Molise, Napoli Seconda Università, Padova, Parma, Perugia, Perugia Stranieri, Piemonte Orientale, Reggio Calabria Mediterranea, Roma Campus Bio-medico, Roma Foro Italico, Roma La Sapienza, Roma LUMSA, Roma Tre, Salento, Sannio, Sassari, Siena, Teramo, Torino, Torino Politecnico, Trento, Trieste, Tuscia, Udine, Valle d’Aosta, Venezia Ca’ Foscari, Venezia IUAV, Verona. 27
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    hanno evidenziato recentidati Istat ed Eurostat, sta penalizzando in Italia soprattutto la componente giovanile della popolazione. Tutti i tipi di laurea (di primo e secondo livello, e specialistici a ciclo unico) presentano una minore “probabilità”di sicura entrata nel mercato del lavoro: il tasso di occupazione dei laureati di primo livello è sceso di quasi 7 punti percentuali (62,4% rispetto al 69,0% dell’anno precedente); tra i colleghi specialistici la contrazione è di oltre 7 punti percentuali (45,5% contro il 52,9% dell’anno prima); tra gli specialistici a ciclo unico 20 è di oltre 5 punti percentuali (37,2% contro il precedente tasso di 42,6%). I laureati specialistici a ciclo unico, mostrano un tasso di occupazione inferiore alla media, a causa dell’elevata quota di chi prosegue la propria formazione con attività necessarie alla libera professione (Grafico 2). Grafico 2: Occupazione ad un anno dalla laurea (Valori percentuali). 62,4 PRIMO LIVELLO 69,0 45,5 Laureati SPECIALISTICI 2008 52,9 Laureati 2007 37,2 SPECIALISTICI A CICLO UNICO 42,6 Fonte: Almalaurea L’analisi delle caratteristiche del lavoro svolto conferma ulteriormente le difficoltà incontrate nell’ultimo anno dai laureati post-riforma. La stabilità dell’impiego a 12 mesi dal titolo risulta in calo per tutti i tipi di corso presi in esame, tranne per gli specialistici a ciclo unico, per i quali il lavoro stabile è rimasto invariato al 36%. Per laureati di primo livello la contrazione è di 3 punti percentuali (35,6% contro il 38,6% nel 2007), mentre per i colleghi specialistici è di 2 punti percentuali (26% contro il 27,8% nel 2007) (Grafico 3). Grafico 3: Attività lavorativa stabile ad un anno dalla laurea per tipo di corso (Valori percentuali). 20 Si tratta di architettura e ingegneria edile, farmacia e farmacia industriale, medicina e chirurgia, medicina veterinaria, odontoiatria e protesi dentaria, nonché della laurea magistrale a ciclo unico in giurisprudenza. 28
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    35,5 PRIMO LIVELLO 38,6 26,1 SPECILISTICI Laureati 27,8 2008 Laureati 2007 36,3 SPECIALISTICI A CICLO UNICO 36,0 Fonte: Almalaurea Fino a questo momento abbiamo preso in considerazione i dati relativi all’offerta e alla disponibilità di laureati sul mercato del lavoro. I dati Excelsior (2009), invece, ci forniscono una panoramica della domanda di laureati sul mercato del lavoro, ossia delle tipologie di laureati di cui le aziende hanno maggiormente “bisogno”. Il primo bimestre 2010, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, mostra un calo nelle richieste dei laureati del 31%; una contrazione della domanda che coinvolge la quasi totalità dei percorsi di studio, anche quelli solitamente al vertice dell’occupabilità. Complessivamente a contrarsi non è solo la domanda delle imprese per laureati dei percorsi umanistico – sociali, come è noto ormai da anni, ma anche per laureati nel settore economico – statistico (-30%), che hanno presentato una curva positiva nell’universo delle assunzioni. Inoltre, a ridursi in maniera ancora maggiore è la domanda di ingegneri (-38% complessivamente). In controtendenza, seppure su valori assoluti contenuti, la crescita della domanda dei laureati del gruppo letterario (+24%) e di quello politico- sociale (+23%). Forse, proprio la situazione di gravi crisi dell’occupazione (e del necessario sostegno a chi ne è colpito) può spiegare l’inattesa crescita della domanda dei laureati del gruppo psicologico (+154%, ma su valori assoluti molto ridotti). 2.2 ANALISI PER GRUPPI DISCIPLINARI L’indagine Almalaurea ci permette di entrare nel dettaglio della condizione occupazionale dei laureati. A differenza dei risultati Istat (vedi sopra), Almalaurea ci permette di avere un dato più recente e quindi di contestualizzarlo nel particolare periodo in cui ci troviamo, nonché di tener 29
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    conto delle differenzetra laureati pre-riforma e post-riforma (triennale e specialistica). Il tasso di occupazione dei laureati è pari a 59,9% per l’intero collettivo indagato. Vediamo nel dettaglio come si differenziano a livello occupazionale i vari gruppi disciplinari (Grafico 4). Grafico 4: Tasso di occupazione delle lauree lunghe per gruppi disciplinari ad 1 anno dalla laurea. (Valori percentuali). Anno 2009 Fonte: Almalaurea *2008 Le lauree con il migliore rendimento occupazionale sono quelle del gruppo ingegneria e medicina; la prima presenta un tasso occupazionale pari all’87% per i laureati nei corsi pre-riforma e pari all’89% per i laureati nella specialistica, mentre per medicina lavora ad un anno dalla laurea la quasi totalità dei laureati nella specialistica (97,9%) e il 76% dei laureati nel vecchio ordinamento. Seguono le lauree dei gruppi chimico-farmaceutico con un tasso superiore all’80% in entrambe le tipologie di corso (vecchio ordinamento: 82,3% e specialistica: 80,9%) e le lauree economiche statistiche (vecchio ordinamento: 70,5% e specialistica: 80,4%). Fino a questo punto i risultati confermano la rilevazione effettuata dall’Istat nel 2007 sui laureati del 2004. L’indagine Almalaurea 2009, evidenzia, inoltre, altri gruppi disciplinari che presentano un rendimento occupazionale migliore, ossia le lauree in architettura che riescono a sfiorare l’80% dei laureati occupati ad 1 anno dal conseguimento del titolo (vecchio ordinamento: 76,1% e specialistica: 79%) e le lauree scientifiche (vecchio ordinamento: 68,5% e specialistica: 84,2%). Le lauree appartenenti ai gruppi disciplinari giuridico e psicologico presentano le percentuali più basse a livello occupazionale, probabilmente a causa del fatto che queste lauree danno un accesso ad una professione solo dopo un ulteriore periodo di formazione. Diverse tipologie di corso di laurea vengono, in genere, rappresentate da diverse tipologie contrattuali (Grafico 5). I contratti atipici sembrano caratterizzare prevalentemente i laureati pre- 30
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    riforma ad unaanno dalla laurea: quasi la metà del collettivo indagato è occupato in un lavoro non stabile. Grafico 5: Tipologia contrattuale del lavoro attuale ad 1 anno dalla laurea. (Valori percentuali). Anno 2009 Fonte: Almalaurea *2008 Andando ad analizzare il dato per gruppi disciplinari, notiamo che l’atipicità, nel vecchio ordinamento è maggiormente presente nei gruppi disciplinari geo-biologico, insegnamento e agrario. Nella specialistica, ad un anno dalla laurea, i contratti stabili sono presenti soprattutto nel gruppo medico, che presenta percentuali irrisorie di laureati con contratti atipici. Mentre, il lavoro non standard è presente soprattutto nei gruppi chimico-farmaceutico, geo-biologico, letterario, linguistico e psicologico (Grafico 6). Grafico 6: Tipologia contrattuale per gruppi disciplinari ad 1 anno dalla laurea. (Valori percentuali). Anno 2009 31
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    Fonte: Almalaurea *2008 Nota: STABILE(rappresenta la somma delle modalità autonomo e tempo indeterminato); ATIPICO (rappresenta la somma delle modalità tempo determinato collaborazione/consulenza e altro contratto atipico). Il lavoro precario che caratterizza le prime occupazioni dopo la laurea è destinato a ridursi in maniera significativa col trascorrere del tempo e l’accumularsi di esperienze lavorative: al crescere della distanza dalla laurea per i lavoratori del vecchio ordinamento aumenta l’incidenza dei contratti stabili (a 5 anni interessa il 70% degli occupati). L’incremento di stabilità non interessa tutti i laureati, piuttosto favorisce i laureati in ingegneria, economia e statistica (oltre l’80% degli occupati), mentre interessa meno della metà dei laureati in materie letterarie. I dati sembrano mostrare come la flessibilità sperimentata nei momenti immediatamente successivi all’uscita dal sistema di istruzione non rappresenta una “trappola lavorativa”; piuttosto col passare degli anni e l’arricchirsi delle esperienze lavorative aumentano le probabilità di trovare forme più stabili di lavoro. Infine, per quanto riguarda il guadagno mensile netto, ad un anno dalla laurea supera di poco i 1.000 euro per tutti i laureati (1.041 nel vecchio ordinamento e 1.007 nella triennale). Il dato è destinato a 32
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    migliorare con ilpassare del tempo, ma la velocità di crescita dei redditi dipende dal gruppo disciplinare di appartenenza. In definitiva, i dati mostrano come il gruppo psicologico presenta un tasso di occupazione più basso rispetto agli altri gruppi ad un anno dalla laurea, gap che però sembra diminuire al crescere della distanza dalla laurea. Inoltre, i laureati del gruppo psicologico, soprattutto nella specialistica e in minor misura nel vecchio ordinamento, presentano una maggiore incidenza dei contratti atipici, ad un anno dalla laurea. 2.3 I LAUREATI IN PSICOLOGIA IN ITALIA L’obiettivo di questo paragrafo è di valutare gli effetti del percorso di studio sull’occupabilità e sugli sbocchi professionali dei laureati, in relazione soprattutto ad alcuni aspetti della qualità del lavoro svolto. Attraverso le indagini Almalurea (2009) presentiamo un’analisi di confronto delle caratteristiche occupazionali dei laureati in psicologia, sia di tutte le facoltà italiane sia della facoltà romana della Sapienza, con i valori medi del totale dei laureati italiani e con il totale dei laureati che hanno conseguito il titolo all’Università “Sapienza” di Roma, distinguendoli nei corsi specialistica e vecchio ordinamento. Gli studenti della specialistica conseguono il titolo mediamente in 2,6 anni (nell’Ateneo romano in 3,1 anni) e all’età di 26,8 anni (27,4 per la Sapienza); gli studenti di Psicologia2 si discostano leggermente dalla media italiana impiegando 2,8 anni per laurearsi ed uscendo dall’Università a 27,3 anni (Tabella 2). Gli studenti del vecchio ordinamento impiegano quasi il doppio degli anni della durata legale degli studi per laurearsi (8,7 anni in Italia e 10 anni nell’ateneo romano); gli studenti di Psicologia2 sono i più lenti nel prendere la laurea e di conseguenza escono in più tarda età dall’Università (spendono 10,4 anni per terminare gli studi uscendo a 31,5 anni mediamente). La percentuale di laureati che lavora dopo un anno dalla laurea è 73,8 se si considerano tutti i laureati specialistici presenti in Italia, mentre è del 61,5% per gli psicologi della Sapienza, dato nettamente superiore rispetto agli psicologi uscenti dalle altre facoltà di psicologia italiane (56,7%). Gli studenti di Psicologia2 risultano essere nettamente favoriti rispetto al resto dei laureati in psicologia, con due terzi dei dottori occupato dopo un anno dalla laurea. Questo vantaggio si può spiegare mediante l’alta presenza di forme contrattuali atipiche (66,4%); mentre i laureati specialistici italiani, ad un anno dal conseguimento del titolo, fanno registrare una maggiore rilevanza dei contratti stabili (36,6%). Tabella 2: Caratteristiche dei laureati e indicatori del mercato del lavoro ad 1 anno dalla laurea (Valori Percentuali). Anno 2009 33
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    SPECIALISTICA Caratteristiche laurea Indicatori MdL Caratteristiche contratto Settore Durata studi (medie anni) Voto laurea (medie) Inserim/formazione Tasso occupazione Tasso disoccupaz. Senza contratto Età alla laurea Part-time Atipico Stabile Servizi Psico2 Sapienza 27,3 105,8 2,8 66,1 27,1 20,1 66,4 4,0 9,4 55,7 96,6 Psico1 Sapienza 27,4 107,7 3,2 58,5 32,5 17,2 68,6 3,4 10,8 69,1 97,1 Psicologia Sapienza Tot 27,4 107 3,1 61,5 30,3 18,4 67,7 3,7 10,2 63,5 96,9 Psicologia Italia Tot 26,8 107,9 2,6 56,7 28,2 21,0 60,5 3,5 14,7 68,4 97,3 Specialist. Sapienza Tot 27,5 109,9 2,7 73,8 19,1 32,8 49,1 10,7 7,3 29,1 83,1 Specialistica Italia Tot 27,2 108,5 2,6 73,8 17,1 36,6 45,3 12,6 5,4 23,5 78,3 PRE-RIFORMA* Caratteristiche laurea Indicatori MdL Caratteristiche contratto Settore Tasso di disocc. Inserim/formaz. Senza contratto Tasso occupaz. Età alla luarea Durata studi Voto laurea Part-ime Atipico Servizi Stabile Psicologia2 Sapienza 31,5 97,8 10,4 59,1 18,8 50,0 33,3 - 16,7 58,3 100 Psicologia1 Sapienza 30,4 100,4 10,1 46,1 31,2 28,6 55,1 2,0 14,3 77,6 93,0 Psicologia Sapienza Tot 30,6 99,9 10,1 48,2 29,0 32,8 50,8 1,6 14,8 73,8 95,1 Psicologia Italia Tot 29,9 99,2 8,7 51,2 27,0 35,3 47,0 2,5 15,2 73,5 94,7 VO Sapienza Tot 30,6 102,0 10,6 68,9 19,1 40,6 44,7 5,7 8,9 29,6 81,3 VO Italia Tot 29,8 101,8 9,2 66,6 19,3 40,4 47,4 5,0 7,0 27,2 79,6 * 2008 Per quanto riguarda il vecchio ordinamento, ad un anno dalla laurea, è occupato il 66,6% dei laureati italiani e il 68,9% di quelli romani (Università La Sapienza). Il tasso di occupazione dei laureati pre-riforma in psicologia alla Sapienza è il più basso (48,2%), ma sale notevolmente se si prendono in considerazione solo i laureati in psicologia2 (59%), di cui la metà dichiara di avere un contratto stabile ad un anno dalla laurea. Per quanto riguarda il settore economico dell’attività lavorativa, il lavoro dei neo-laureati si concentra prevalentemente nei servizi, soprattutto per le lauree psicologiche romane (97% per gli specialisti e 95% per i laureati pre-riforma) (Tabella 2). 34
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    Importante nella comprensionedelle caratteristiche occupazionali dei laureati sono il guadagno mensile, l’utilizzo delle competenze acquisite durante gli studi, la necessità a livello legale del titolo per poter svolgere il lavoro e l’efficacia del titolo universitario (Tabella 3). Il guadagno mensile sembra essere particolarmente critico nei primi anni successivi alla laurea per gli specialistici in psicologia. Il reddito medio di un laureato in psicologia alla Sapienza è pari a 700 euro mensili, mentre per un laureato in possesso di una qualsiasi altra laurea specialistica il guadagno mensile sale fino a 1.030 euro. Discriminante risulta essere il genere: i maschi riescono a percepire un salario nettamente superiore rispetto alle medie (1.246 euro al mese), mentre le donne risultano avere un reddito inferiore al dato medio italiano (961 euro mensili). Stessa situazione si rileva per i laureati nelle lauree pre-riforma: 679 euro al mese per gli psicologi romani contro i 1.041 euro al mese dei laureati italiani. Per quanto riguarda gli aspetti relativi all’utilizzo delle competenze e alla necessità del titolo, notiamo che: la laurea viene richiesta per legge nel 33,8% dei casi per i laureati pre-riforma e nel 15,9% dei casi per i laureati specialistici; questi valori diventano nettamente inferiori se si tiene conto dei soli laureati in Psicologia. In particolare, per i laureti nel vecchio ordinamento di Psicologia2 solo l’8,3% svolge un lavoro dove la laurea è richiesta per legge, mentre per gli specialistici la percentuale arriva all’11,4%. Nel lavoro svolto dai laureati psicologici, ad un anno dalla laurea, il titolo di studio non viene mai richiesto per legge (31,8% pre-riforma e 24,2% specialistica) o non viene richiesto ma risulta necessario nell’adempimento dei compiti lavorativi (11,7% pre-riforma e 13,6 specialistica). Il 46% dei laureati specialistici in psicologia dichiara di utilizzare le competenze acquisite durante il percorso universitario in misura ridotta (la percentuale scende al 36,7% per il vecchio ordinamento) e il 29,8% ritiene la laurea poco o per nulla efficace per il lavoro svolto (percentuale che sale al 40% per il laureati nel vecchio ordinamento). Tabella 3: Caratteristiche dell’occupazione dei laureati ad 1 anno dalla laurea (Valori Percentuali). Anno 2009 SPECIALISTICA Guadagno mensile Utilizzo Richiesta della laurea Efficacia 35
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    competenze Non richiesta ma necessaria Né utile e non richiesta Non richiesta ma utile Richiesta per legge In misura elevata In misura ridotta Poco/per niente Abbastanza Per niente Femmine Maschi Totale Molto Psico2 Sapienza 727 962 677 40,9 40,9 17,4 11,4 20,1 51 17,4 42,5 34,9 22,6 Psico1 Sapienza 685 811 669 28,9 51,5 19,6 20,1 16,2 46,6 17,2 36,9 42,4 20,7 Psicologia Sapienza 703 893 672 34 47 18,7 16,4 17,8 48,4 17,3 39,2 39,2 21,5 Psicologia Italia Tot 691 938 646 29,2 46,5 24,3 13,1 13,6 49,1 24,2 33,4 36,8 29,8 Spec. Sapienza Tot 1.030 1.213 906 39,5 42 18,4 16 25,5 42,4 16 45,3 33,3 21,3 Specialist Italia Tot 1.089 1.246 961 40,3 43,7 16 15,9 22,3 45,8 16 45,7 34 20,3 PRE-RIFORMA* Utilizzo Guadagno mensile competenze Richiesta della laurea Efficacia Richiesta per legge richiestaNé utile né In misura elevata In misura ridotta Non richies. ma Poco/Per niente Non rich. ma necessaria Abbastanza utile Per niente Femmine Maschi Totale Psico2 Sapienza 876 876 876 25,0 58,3 16,7 8,3 16,7 33,3 41,7 Molto 25,0 33,3 41,7 Psico1 Sapienza 630 606 636 32,7 26,5 40,8 6,1 14,3 49,0 30,6 33,3 25,0 41,7 Psicologia Sapienza 679 689 677 31,1 32,8 36,1 6,6 14,8 45,9 32,8 31,7 26,7 41,7 Psicologia Italia Tot 702 778 683 29,0 36,7 33,9 12,0 11,7 44,5 31,8 32,4 27,6 40,0 VO Sapienza Tot 1.053 1.165 970 36,0 40,8 22,9 22,2 19,2 40,6 17,9 44,5 30,4 25,1 VO Italia Tot 1.041 1.171 962 44,7 37,4 17,8 33,8 16,7 35,5 13,9 54,8 25,8 19,6 Fonte :Almalurea *2008 In definitiva, l’analisi dei dati Almalaurea sembra far emergere per i laureati italiani in psicologia una posizione occupazionale fortemente caratterizzata da overeducation, ossia quando il capitale umano e culturale di un lavoratore è eccessivo rispetto alle mansioni che egli effettivamente svolge, infatti circa il 71% dei laureati italiani di psicologia della specialistica e del vecchio ordinamento dichiara di utilizzare le competenze in misura ridotta e/o per niente. Questo fenomeno sembra 36
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    invece non caratterizzarela condizione dei laureati in Psicologia2 e in particolare modo i laureati nella specialistica: il 40,9% dichiara infatti di utilizzare in misura elevata le competenze acquisite durante il percorso universitario. Sia nella specialistica sia nel vecchio ordinamento la laurea viene richiesta per legge in percentuali molto basse (rispettivamente 11,4% e 8,3%); nonostante ciò, i laureati di entrambi i corsi di laurea ritengono il titolo conseguito molto o abbastanza efficace per l’occupazione trovata (77,4% per la specialistica e 58,3% per il corso pre-riforma). Tabella 3: Caratteristiche della dimensione dell’efficacia dei laureati ad 1 anno dalla laurea (Valori Percentuali). Anno 2009 SPECIALISTICA PRE-RIFORMA* Utilizzo Richiesta Utilizzo Richiesta competenze della laurea Efficacia competenze della laurea Efficacia Abbastanza Molto/ per niente Poco/ Richiesta per legge In misura ridotta/ In misura ridotta/ In misura elevata Né utile nè richiesta Né utile nè richiesta Abbastanza Molto/ Richiesta per legge In misura elevata per niente Poco/ Per niente Per niente Psico2 Sapienza 40,9 58,3 11,4 17,4 77,4 22,6 25,0 75,0 8,3 41,7 58,3 41,7 Psicologia Italia Tot 29,2 70,8 13,1 24,2 70,2 29,8 29,1 70,9 12,0 31,8 60,0 40,0 Italia Tot 40,3 59,7 15,9 16 79,7 20,3 44,7 52,2 33,8 13,9 80,6 19,6 Fonte :Almalurea *2008 37
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    CAPITOLO 3. Laqualità del lavoro per i laureati in Psicologia2 3.1 METODOLOGIA Il lavoro di analisi dei dati di seguito presentato si inserisce all’interno di un progetto di ricerca più ampio sugli sbocchi occupazionali dei laureati in Psicologia2, realizzato nell’ambito delle attività del’Osservatorio sul mercato del lavoro della facoltà di Psicologia2 21.La finalità della ricerca è stata quella di analizzare le caratteristiche degli impieghi, la qualità del lavoro trovato, verificare la coerenza del lavoro con il titolo acquisito, analizzare i tempi e le modalità di accesso al mondo del lavoro e valutare la soddisfazione nei confronti del lavoro svolto. L’indagine si sofferma sulla distinzione tra le diverse condizioni occupazionali dei laureati in Psicologia2, andando ad indagare sia il piano dei comportamenti sia quello degli atteggiamenti. Il primo si riferisce alle caratteristiche dell’occupazione in termini di tempi di ingresso nel mercato del lavoro, modalità e canali, durata del primo impiego e guadagno mensile netto. Si è cercato di capire quali fossero i settori che attirano maggiormente i laureti, e le esperienze dal momento della laurea a quello della rilevazione. Il secondo piano, quello degli atteggiamenti, riguarda invece il livello di soddisfazione dei laureati nei confronti dell’impiego e del corso di studi frequentato, nonché le opinioni dei laureati nei confronti del mercato del lavoro attuale e della spendibilità ed efficacia del proprio titolo di studio. Argomento principale di questa tesi è la qualità del lavoro dei laureati all’uscita dall’Università. I dati raccolti dall’indagine condotta sui laureati in Psicologia2 nell’anno accademico 2008/2009, consentono di effettuare un confronto tra i laureati nei corsi del vecchio ordinamento e i primi laureati nei corsi specialistici. Il principale OBIETTIVO dell’analisi è quello di indagare le caratteristiche dell’occupazione dei neo-laureati e mettere in evidenza quali sono le principali dimensioni in grado di dar conto della qualità del lavoro di questa categoria di lavoratori. In particolare, nell’analisi della qualità del lavoro dei neo-laureati si terrà conto di alcune dimensioni principali: 1) DIMENSIONE ECONOMICA: risulta essere un buon predittore della qualità del lavoro, in particolare alcuni studi (Barbieri 2002, Trombetti e Stanchi 2006) mettono in evidenza come a livelli elevati di reddito si osservano elevati livelli di percezione di qualità da parte dei lavoratori, anche se vengono evidenziate insoddisfazioni in altri ambiti, come il rapporto con i colleghi, la possibilità di carriera, etc.. 21 L’Osservatorio è diretto dalla Prof.ssa Adriana Signorelli e si inserisce all’interno delle attività svolte dalla cattedra di Sociologia del lavoro. 38
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    2) DIMENSIONE OCCUPAZIONALE:tipo di contratto, ramo e settore dell’azienda in cui è occupato il neo laureato, tipologia professionale, durata del contratto, tipo di orario, ambito lavorativo. In letteratura (Curtarelli et al. 2002; Trombetti e Stanchi 2006) il tipo di contratto (stabilità versus precarietà) è ritenuto un fattore discriminante nella percezione di qualità lavorativa. Il precariato, in Italia, viene vissuto nella maggioranza dei casi come una trappola da cui non potersi più liberare. Studi condotti da Franchi (2005) rilevano che questo è vero per chi ha un titolo di studio basso, fa parte del mercato del lavoro meridionale ed è donna. 3) DIMENSIONE DELL’EFFICACIA: questa dimensione ci permette di comprendere se e come il percorso universitario sia effettivamente servito, almeno nel primo impatto col mondo del lavoro, al miglioramento della condizione lavorativa iniziale dei giovani laureati. Altro non è che la percezione o meno di overeducational da parte del laureato nel momento in cui deve utilizzare le competenze acquisite all’Università nel mondo lavorativo. Per la nostra ricerca, in questa dimensione ricondurremo le variabili riguardanti le opinioni dei laureati nei confronti del mercato del lavoro attuale e della spendibilità del proprio titolo di studio (efficacia della laurea conseguita, adeguatezza della laurea per il lavoro svolto, competenze utilizzate nell’ambito lavorativo e la necessità del titolo di studio per effettuare il lavoro). 4) DIMENSIONE DELLA SODDISFAZIONE LAVORATIVA: la soddisfazione del lavoro sembra essere un ulteriore indicatore indiretto dell’utilità della carriera universitaria in quanto rappresenta il primo segnale del livello di soddisfazione relativo all’occupazione svolta (Checchi 2002): un’alta soddisfazione (lavorativa e degli sbocchi professionali) dovrebbe portare ad una maggiore percezione di qualità nel lureato-lavoratore. Nei prossimi paragrafi sarà presentata l’analisi condotta sui dati raccolti nell’indagine sui laureati in Psicologia 2. In particolare le elaborazioni condotte possono essere sintetizzate come segue a. Analisi delle frequenze e tavole di contingenza; b. Chi-quadro; c. Analisi delle corrispondenze multiple; d. Analisi dei cluster. Andiamo ad analizzarle nello specifico. a. ANALISI DELLE FREQUENZE. Come prima cosa è stata effettuata l’analisi descrittiva dei dati ottenuti mediante la somministrazione del questionario con il pacchetto statistico SPSS. Il cui obiettivo è la rappresentazione e la descrizione del campione in termini di composizione 39
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    rispetto alle diversevariabili considerate dall’indagine. Le rappresentazioni grafiche consentono di visualizzarla distribuzione di frequenza delle diverse variabili all’interno del campione. Inoltre, sono state utilizzate le tavole di contingenza, con cui è possibile analizzare la distribuzione delle frequenze dei soggetti relativamente a due variabili incrociate. b. CHI-QUADRO. Il test del chi-quadro è stato utilizzato per verificare l’esistenza di associazioni tra variabili. In particolare, il chi-quadro stabilisce se un’ipotesi iniziale di indipendenza (H0) è accettabile oppure no. Nel caso in cui tale ipotesi non sia accettabile,allora le variabili considerate sono significativamente associate: se le due variabili non sono indipendenti allora esiste un’implicazione. Ciò vuol dire che le frequenze non si distribuiscono in maniera casuale, ma assumono una struttura interpretabile. Il livello di significatività (cioè la probabilità di commettere un errore nella verifica delle ipotesi) utilizzato è p<0,05. c. ACM. I dati rilevati con il questionario sono stati sottoposti ad analisi fattoriale mediante il pacchetto statistico SPAD 5.6; in particolare con l’analisi delle corrispondenze multiple: procedura di analisi fattoriale per variabili categoriali non ordinate. L’ACM consente di trattare contemporaneamente un elevato numero di variabili e di individuare dimensioni “latenti”sottese ai dati, chiamate fattori, che sintetizzano le molteplici relazioni tra le variabili originali. Questo procedimento studia le relazioni tra variabili categoriali con il test del chi² applicato su tabelle di contingenza. Mediante l’utilizzo del programma SPAD 5.6 è possibile scegliere, nell’ambito dell’ACM, differenti modalità di procedimento: la tecnica scelta è la procedura CORMU, che effettua l’esecuzione dell’ACM su un insieme di individui su cui sono state rilevate variabili nominali. A tale scopo, si è proceduto alla suddivisione delle variabili in attive (variabili che concorrono alla formazione degli assi fattoriali) e illustrative (variabili di tipo dipendenti, che sono escluse dalla fase di estrazione dei fattori, ma vengono utilizzate some ausilio per interpretare alcuni aspetti del fattore di cui fanno parte). Le variabili sono state suddivise come in tabella. Una volta stabilite le variabili attive e quelle illustrative, la procedura CORMU provvede a creare l’istogramma degli auto valori, nel quale vengono riportati anche le percentuali di inerzia spiegata da ciascun asse fattoriale e le percentuali cumulate. VARIABILI ATTIVE (13) VARIABILI ILLUSTRATIVE (15) 40
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    - Tipo di contratto dell’attuale lavoro - Titolo di studio dei genitori - Durata del contratto di lavoro - Condizione professionale del padre - Flessibilità orario di lavoro - Istruzione superiore - Tipologia orario di lavoro - Voto maturità - Tipologia professione - Anno accademico di laurea - Congruenza ambito lavorativo - Età alla laurea - Reddito - Frequenza a i corsi - Settore attività economica dell’azienda - Media dei voti agli esami - In che misura utilizza competenze - Voto di laurea universitarie - Laurea richiesta per attività lavorativa - Laurea fuori corso - Adeguatezza laurea per il lavoro svolto - Indirizzo di laurea - Efficacia della laurea conseguita - Partecipazione ad attività di formazione post-laurea - Soddisfazione lavorativa - Dopo quanto tempo dalla laurea ha iniziato a cercare lavoro - Dopo quanto tempo dalla laurea ha trovato un lavoro coerente - Tipo di esperienze lavorative avute dalla laurea ad oggi d. ANALISI DEI CLUSTER. A partire dagli assi fattoriali individuati, solitamente viene condotta, sempre tramite SPAD 5.6, la cluster analysis, che consiste in un insieme di tecniche statistiche atte ad individuare gruppi di unità tra loro simili rispetto ad un insieme di caratteri presi in considerazione e secondo uno specifico criterio. Partendo da n soggetti indifferenziati si giunge alla formazione di k gruppi (con k < n) tali che la variabilità interna, cioè tra i soggetti dello stesso gruppo, sia la minima possibile, mentre quella esterna, cioè tra i gruppi, sia la massima possibile. Fondamentale sottolineare che l’analisi dei cluster consente di individuare gruppi utili per l’analisi del collettivo, non evidenziabili con informazioni a priori, a differenza di altre tecniche multivariate. L’analisi dei cluster è un metodo puramente empirico di classificazione, e come tale, una tecnica induttiva. 3.2 DESCRIZIONE DEL CAMPIONE L’indagine condotta nell’anno accademico 2008/2009 presso la facoltà di Psicologia2 dell’Università “Sapienza” di Roma ha riguardato gli studenti che hanno conseguito il titolo negli anni compresi tra il 2002 e il 2007. Ai fini della nostra indagine andremo a descrivere solo una parte del campione totale rilevato dalla ricerca. Prenderemo in considerazione i laureati pre-riforma che hanno iniziato e terminato gli studi nell’ambito del vecchio ordinamento, i laureati del nuovo ordinamento iscritti alla specialistica e i laureati del vecchio ordinamento passati al nuovo ordinamento. Non prenderemo in considerazione i laureati del nuovo ordinamento con laurea triennale di primo livello, in quanto parlare di qualità del lavoro per i laureati triennali risulta poco significativo, a causa della tendenza di questi a continuare il percorso di studi. Il totale degli intervistati nella specialista e nel vecchio ordinamento sono rispettivamente di 192 e 202 laureati. 41
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    La popolazione diindagine è fortemente caratterizzata dalla presenza femminile in entrambi i corsi di laurea (92,2% di laureti nella specialistica e 89,6% del vecchio ordinamento): caratteristica tipica degli indirizzi, in genere, prettamente “umanistici”. Nella specialistica il conseguimento del titolo avviene a 25-26 anni per il 43,8% e i più veloci sono gli studenti della specialistica in Formazione che riescono a laurearsi nel 34,7% dei casi a 23-24 anni (Tabella 1). Mentre, il 60% circa degli studenti del vecchio ordinamento (il 54,8% nell’indirizzo Sviluppo e il 63,2% nell’indirizzo Lavoro) non riesce a terminare il corso di laurea prima dei 27 anni. Tabella 1: Tavola di contingenza tra età alla laurea e indirizzo di laurea Indirizzo Spe-Form Spe-Ben V.O Sviluppo V.O Lavoro Totale Meno di 23 Conteggio 0 1 0 0 1 anni % entro Indirizzo ,0% 1,1% ,0% ,0% ,3% % del totale ,0% ,3% ,0% ,0% ,3% 23-24 anni Conteggio 35 30 12 10 87 % entro Indirizzo 34,7% 33,0% 10,4% 11,5% 22,1% % del totale 8,9% 7,6% 3,0% 2,5% 22,1% 25-26anni Conteggio 46 38 40 22 146 % entro Indirizzo 45,5% 41,8% 34,8% 25,3% 37,1% % del totale 11,7% 9,6% 10,2% 5,6% 37,1% 27 anni ed oltre Conteggio 20 22 63 55 160 % entro Indirizzo 19,8% 24,2% 54,8% 63,2% 40,6% % del totale 5,1% 5,6% 16,0% 14,0% 40,6% Totale Conteggio 101 91 115 87 394 % entro Indirizzo 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% % del totale 25,6% 23,1% 29,2% 22,1% 100,0% p = 0,000 Prima di continuare con la descrizione del campione occorre specificare una caratteristica dei laureati nella specialistica: questi sono stati i primi studenti ad essersi laureati dopo l’entrata in vigore della riforma (D.M. 509/99), sono quindi “i più bravi”, oltre che “i più veloci”, e presentano performance accademiche nettamente superiori rispetto ai laureati del vecchio ordinamento. Infatti, la metà dei laureati nella specialistica ha conseguito il titolo nell’a.a. 2006/2007, esattamente due anni dopo l’entrata in vigore dei nuovi corsi di laurea. Oltre ad aver impiegato poco tempo a concludere gli studi, il 49,5% si è laureato con il massimo dei voti (110-110 e lode). Il 70% dei laureati in Spe-Form conclude il percorsi di studio con 105-109, mentre i colleghi di Spe-Ben con una votazione inferiore, ossia 90-94 (62,5%). I laureati in Spen-Ben hanno una media dei voti agli esami piuttosto bassa, da 22 a 24; mentre il 56,4% dei laureati in Spe-Form prende sempre il massimo dei voti. Per quanto riguarda i tempi di laurea, è interessante notare come il 70% dei laureati nella specialistica si laurea in corso, al contrario del vecchio ordinamento in cui il 70% dei formati si laurea fuori corso. I laureati nel vecchio ordinamento presentano una media dei voti agli esami più 42
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    bassa rispetto ailaureati nella specialistica, ma comunque non scarsi: il 62% dichiara di appartenere alla classe di voto che va dal 25 al 27. Inoltre, la classe di voto della laurea predominante risulta essere 100-104 per il 27,7% e 95-99 per il 25,7% dei laureati pre-riforma. Passiamo adesso a considerare gli elementi che, secondo quanto mette in evidenza la letteratura specialistica in materia, hanno un’incidenza sulla carriera universitaria e sulle possibilità occupazionali dei laureati. Per quanto riguarda le caratteristiche della famiglia di origine, quale l’istruzione dei genitori, il 45% dei laureati (sia nella specialistica sia nel vecchio ordinamento) dichiara di avere almeno un genitore con un titolo di istruzione secondaria. Inoltre, entrambi i corsi di laurea presentano come variabile maggiormente significativa per la condizione professionale del padre il lavoro impiegatizio (circa il 27% per specialistica e vecchio ordinamento). Per quanto riguarda la formazione superiore, dell’analisi emerge che i laureati nella specialistica provengono per il 36,5% dal liceo scientifico e per il 30,2% dal liceo classico; significativo notare che gli studenti di Spe-Form per il 57,5% proviene da un istituto magistrale. Gli specialistici risultano essere i migliori anche per quanto riguarda il voto di maturità: il 32% è uscito dalla scuola secondaria con un voto elevato (range 91-100). Gli studenti del vecchio ordinamento provengono da un liceo (scientifico per il 34,7% e classico per il 29,2%) e nel 30% dei casi hanno avuto una compresa tra 61 e 80/100. Tabella 2: Principali caratteristiche dei laureati di Psicologia2 SPECIALISTICA VECCHIO ORDINAMENTO Variabile Classe mediana % Classe mediana % Età alla laurea 25-26 anni 43,8 27 anni ed oltre 58,4 Voto di laurea 110-110 e lode 49,5 100-104 27,7 95-99 25,7 Media voti agli esami 28-30 54,2 25-27 61,9 Voto maturità 91-100 31,8 71-80 30,2 81-90 27,7 3.3 CARATTERISTICHE OCCUPAZIONALI Nel seguente paragrafo la nostra analisi sarà condotta solo sul campione degli occupati nei diversi corsi. Nella specialistica lavora il 64,6% dei laureati, il 19,3% è in cerca di prima occupazione, il 12% è disoccupato e il 4,2% è esclusivamente impegnato in attività di formazione. I laureati del 43
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    vecchio ordinamento risultanomeno occupati dei loro colleghi specialistici (52,5%) e oltre il 28% è in cerca di una prima occupazione; mentre il 12,9% si dichiara disoccupato e il 6,4 % è in formazione. L'analisi per indirizzi mette in evidenza come le possibilità occupazionali sono più elevata per i laureati nell’indirizzo Formazione della specialistica e nell’indirizzo Psicologia del lavoro e delle organizzazioni del vecchio ordinamento, mentre i laureati di Sviluppo del ciclo pre- riforma presentano una quota maggiore di persone in cerca di occupazione (Grafico 1). Grafico 1: Condizione occupazionale nella spec (N=192) e nel vo (N=202) per indirizzo (v. %) Definita la condizione occupazionale dei laureati nei diversi indirizzi di laurea di Psicologia2, passiamo ad analizzare nello specifico tutte le dimensioni che ci aiutano a definire il concetto di qualità del lavoro nel nostro campione. Innanzitutto le caratteristiche dell’occupazione: il 40,3% dei laureati specialistici lavora con un contratto di collaborazione, invece il 41,7% del laureati pre-riforma è occupato in un lavoro dipendente. Entrambi gli indirizzi e i corsi di laurea presentano una durata contrattuale maggiormente a tempo determinato (circa 64% per tutti i corsi). Per i laureati del vecchio ordinamento assume una certa consistenza il lavoro autonomo (soprattutto per l’indirizzo Lavoro, 16%) (Grafico 2). Grafico 2: Tipologia contrattuale per i laureati nelle lauree lunghe (valori %) 44
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    * ALTRO ATIPICO:La categoria “altro contratto” raccoglie al suo interno le prestazioni occasionali e i senza contratto. Per quanto riguarda la tipologia professionale (Tabella 3), gli occupati provenienti da una laurea specialistica trovano una collocazione soprattutto nelle professioni intellettuali e di elevata specializzazione (43,1%); in particolare l’analisi mette in evidenza una significativa presenza all’interno di questa tipologia professionale dei laureati nell’indirizzo Formazione (56,3%), mentre per i laureati provenienti dall’indirizzo Benessere prevalgono le professioni tecniche (36,5%). I laureati nel vecchio ordinamento svolgono professioni intellettuali nel 47% dei casi. Anche le professioni impiegatizie trovano un ampio spazio nel ventaglio delle tipologie professionali di questi laureati, riguardando il 26,5% dei laureati pre-riforma. La congruenza (ossia, essere occupato in un lavoro coerente col percorso di studi effettuato) risulta molto elevata per coloro che svolgono un lavoro intellettuale o tecnico, mentre per le professioni impiegatizie è più probabile essere fuori dagli ambiti lavorativi attinenti il percorso accademico seguito. Tabella 3: Tipologia professionale nelle lauree lunghe per indirizzo 45
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    Indirizzo V.O V.O Spe-form Spe-ben Sviluppo Lavoro Totale Dirigente,imprenditori Count 1 3 2 1 7 % within Tipologia professione 14,3% 42,9% 28,6% 14,3% 100,0% % within Indirizzo 1,4% 5,8% 4,0% 1,8% 3,1% % of Total ,4% 1,3% ,9% ,4% 3,1% Professioni intellettuali, Count 40 13 22 25 100 scientifiche e di elevata % within Tipologia professione 40,0% 13,0% 22,0% 25,0% 100,0% specializzazione % within Indirizzo 56,3% 25,0% 44,0% 45,5% 43,9% % of Total 17,5% 5,7% 9,6% 11,0% 43,9% Professioni tecniche Count 5 19 14 6 44 % within Tipologia professione 11,4% 43,2% 31,8% 13,6% 100,0% % within Indirizzo 7,0% 36,5% 28,0% 10,9% 19,3% % of Total 2,2% 8,3% 6,1% 2,6% 19,3% Impiegati Count 16 12 9 20 57 % within Tipologia professione 28,1% 21,1% 15,8% 35,1% 100,0% % within Indirizzo 22,5% 23,1% 18,0% 36,4% 25,0% % of Total 7,0% 5,3% 3,9% 8,8% 25,0% Prof. qualificate nelle attività Count 4 2 3 3 12 commerciali e dei servizi % within Tipologia professione 33,3% 16,7% 25,0% 25,0% 100,0% % within Indirizzo 5,6% 3,8% 6,0% 5,5% 5,3% % of Total 1,8% ,9% 1,3% 1,3% 5,3% Operai Count 3 2 0 0 5 % within Tipologia professione 60,0% 40,0% ,0% ,0% 100,0% % within Indirizzo 4,2% 3,8% ,0% ,0% 2,2% % of Total 1,3% ,9% ,0% ,0% 2,2% Altro lavoratore dipendente Count 2 1 0 0 3 % within Tipologia professione 66,7% 33,3% ,0% ,0% 100,0% % within Indirizzo 2,8% 1,9% ,0% ,0% 1,3% % of Total ,9% ,4% ,0% ,0% 1,3% Totale Count 71 52 50 55 228 % within Tipologia professione 31,1% 22,8% 21,9% 24,1% 100,0% % within Indirizzo 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% % of Total 31,1% 22,8% 21,9% 24,1% 100,0% p = 0,004 Per quanto riguarda il settore di attività, l’analisi evidenzia una predominanza di laureati occupati nel settore privato (52,4% per la specialistica e 54% per il vecchio ordinamento); in particolare, questo settore è particolarmente presente tra i laureati nell’indirizzo Formazione della specialistica (66,7%) e nell’indirizzo Lavoro del vecchio ordinamento (65,5%), mentre il settore pubblico 46
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    interessa principalmente ilaureati in Benessere della specialistica e i laureati in Sviluppo del vecchio ordinamento. (Grafico 3). Grafico 3: Settore di attività economica nelle lauree lunghe per indirizzo (v. %) Per quanto riguarda la distanza dalla laurea, questa variabile sembra avere un’incidenza diversa sulle caratteristiche contrattuali dei laureati nella specialistica e nel vecchio ordinamento: nella specialistica, con il passaggio da 1 a 2 anni aumentano i contratti autonomi e dipendenti, diminuiscono i contratti atipici e aumenta la possibilità di svolgere un lavoro a tempo pieno. Al contrario, nel vecchio ordinamento, con il passaggio da 1 a 3 anni ed oltre dalla laurea c’è un netto aumento di contratti di collaborazione (da 18,8% ad un anno a 39,4% a 3 anni dalla laurea) (Grafico 4), mentre, diminuiscono i contratti alle dipendenze (da 56,3% ad un anno a 38 a 3 anni dalla laurea). Grafico 4: Tipologia di contratto dei laureati nelle lauree lunghe per anni intercorsi dalla laurea (v. %) 47
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    Rilevante notare comeper il vecchio ordinamento la distanza dalla laurea incida sulla congruenza del lavoro svolto; infatti, con il crescere della distanza aumentano le possibilità di trovare lavori congruenti, che consentono di utilizzare in misura elevata le competenze universitarie. Ad un anno dalla laurea solo il 37,5% dei laureati pre-riforma trova un lavoro congruente al proprio titolo di studio, dato che cresce al 66,2% a 3 anni ed oltre dalla laurea (Grafico 5). Probabilmente l’aumento della congruenza lavorativa con gli studi effettuati è legato alla crescita di contratti di collaborazione. In questo caso il lavoro precario non è identificato come una situazione negativa, proprio perchè questa tipologia contrattuale contraddistingue il lavoro dello psicologo. Grafico 5: Congruenza dell’ambito lavorativo nelle lauree lunghe (v.%) 48
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    Per quanto riguardala soddisfazione del lavoro, il 61% dei laureati occupati si ritiene abbastanza/molto soddisfatto del lavoro che svolge. L’indirizzo di laurea con la percentuale più elevata di soddisfazione è Formazione della specialistica (70,8%), mentre i meno soddisfatti sembrano essere i laureati occupati del vecchio ordinamenro e soprattutto quelli provenienti dall'indirizzo Sviluppo (47,1%) (Tabella 4). La soddisfazione cresce nei lavori congruenti e ad elevato reddito. Molto più soddisfatti si dichiarano infatti i laureati occupati che percepiscono una mensilità superiore ai 1.200 euro (Tabella 5). Per quanto riguarda il reddito, l'analisi dei dati rileva che gli occupati delle lauree lunghe di Psicolgia2 guadagnano dai 450 agli 850 euro nel 35,4% dei casi, questa percentuale cresce per i laureati di Sviluppo del vecchio ordinamento (56,8%). Mentre, l’indirizzo Formazione della specialistica risulta guadagnare più di tutti gli altri indirizzi di laurea (dagli 850 ai 1.250 euro per il 49
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    41,4% dei laureati).Inoltre, la soddisfazione aumenta significativamente (p = 0,001) quando nel lavoro che si svolge la laurea posseduta è richiesta per legge o comunque necessaria. Tabella 4: Tavola di contingenza soddisfazione lavorativa con indirizzo di laurea Indirizzo Spe- Spe- V.O V.O Form Ben Sviluppo Lavoro Totale Per niente/ Count 21 21 24 24 90 Poco soddisfatto % within Soddisfazione lavorativa 23,3% 23,3% 26,7% 26,7% 100,0% % within Indirizzo 29,2% 40,4% 47,1% 43,6% 39,1% % of Total 9,1% 9,1% 10,4% 10,4% 39,1% Abbastanza/ Count 51 31 27 31 140 Molto soddisfatto % within Soddisfazione lavorativa 36,4% 22,1% 19,3% 22,1% 100,0% % within Indirizzo 70,8% 59,6% 52,9% 56,4% 60,9% % of Total 22,2% 13,5% 11,7% 13,5% 60,9% Totale Count 72 52 51 55 230 % within Soddisfazione lavorativa 31,3% 22,6% 22,2% 23,9% 100,0% % within Indirizzo 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% % of Total 31,3% 22,6% 22,2% 23,9% 100,0% Tabella 5: Tavola di contingenza soddisfazione lavorativa con reddito (Vecchio Ordinamento e Specialistica) Reddito Fino a 450 Da 451 a 850 Da 851 a 1250 Da 1251 a 1850 euro euro euro euro Total Per niente/poco Count 25 40 21 4 90 soddisfatto % within Soddisfazione lavorativa 27,8% 44,4% 23,3% 4,4% 100,0% % within reddito 67,6% 50,0% 27,6% 12,1% 39,8% % of Total 11,1% 17,7% 9,3% 1,8% 39,8% Abbastanza/molt Count 12 40 55 29 136 o soddisfatto % within Soddisfazione lavorativa 8,8% 29,4% 40,4% 21,3% 100,0% % within reddito 32,4% 50,0% 72,4% 87,9% 60,2% % of Total 5,3% 17,7% 24,3% 12,8% 60,2% Totale Count 37 80 76 33 226 % within Soddisfazione lavorativa 16,4% 35,4% 33,6% 14,6% 100,0% % within reddito 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% % of Total 16,4% 35,4% 33,6% 14,6% 100,0% p = 0,000 Infine andiamo ad esaminare tutte le variabili relative all’efficacia della laurea posseduta. La laurea viene richiesta per legge a metà dei laureati in Spe-Formazione e al 36,3% dei laureati in VO- Lavoro (Grafico 6). Il 56,9% dei laureati in Formazione nella specialistica (52,4% per l’intero campione della specialistica) e il 47,3% dei laureati in Lavoro del vecchio ordinamento (46% per l’intero campione del vecchio ordinameto) ritengono esclusivamente il titolo di studio conseguito come adeguato per il lavoro che stanno svolgendo. Grafico 6: Richiesta legge per attività lavorativa nelle lauree lunghe per indirizzo (v.%) 50
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    100% 12,5% 11,5% 11,8 12,7% 90% 80% 26,4% 70% 36,5% 41,2 41,8% 60% 11,1% Né richiesta né utile 50% Non richiesta ma utile 17,3% 9,8 7,3% Non richiesta ma necessa ria 40% Richiesta per legge 30% 50% 20% 37,3 38,2% 34,6% 10% 0% Spe-form Spe-ben V.O Sviluppo V.O La voro Per quanto riguarda l’efficacia della laurea: il 68,1% dei laureati in Formazione ritiene abbastanza e/o molto efficace la laurea conseguita per l’occupazione trovata; mentre, in questo caso, è l’indirizzo Sviluppo nel vecchio ordinamento ad avere una percezione migliore dell’efficacia della laurea (62,3% versus 55,6% per i laureati pre-riforma nell’indirizzo Lavoro) (Grafico 7). Per la variabile “utilizzo delle competenze” notiamo che i laureati post-riforma in Benessere sembrano essere maggiormente orientati ad affermare di utilizzare abbastanza e/o molto le competenze universitarie (75%); mentre i laureati dell’indirizzo Formazione della specilistica utillizzano le competenze acquisite solo nel 66,7% dei casi. I laureati nel vecchio ordianmento affermano di utilizzare le competeze universitarie abbastanza e/o molto per il 64,5% dei casi; nello specifico, nei corsi del vecchio ordinamento l’indirizzo che dichiara di utilizzare maggiormente le competenze acquisite per il lavoro svolto è l'indirizzo Sviluppo (70,6%) (Grafico 8). Grafico 7: Efficacia della laurea conseguita nelle lauree lunghe per indirizzo (v.%) 51
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    Grafico 8: Utilizzodelle competenze universitarie nelle lauree lunghe per indirizzo (v.%) In conclusione riportiamo di seguito una tabella riassuntiva di tutte le dimensioni che ci permettono di misurare la qualità del lavoro dei laureati in Psicologia2, della specialistica e del vecchio ordinamento (vedi oltre). Le figure 1 e 2 riportano per ciascuna variabile le modalità con frequenza maggiore. nella prima figura il confronto è tra corsi di laurea (Specialistica e vecchio ordinamento); nella seconda figura il confronto è tra indirizzi. 52
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    Il contratto tipodei laureati della specialistica, in entrambi i corsi di laurea è quello di collaboratore; al contrario, il contratto tipo del vecchio ordinamento, per entrambi i corsi di laurea, è quello da dipendente. Per quanto riguarda l'orario di lavoro, quello prevalente sembra essere il tempo pieno. L’indirizzo Benessere della specialistica è l’unico a non avere un contratto a tempo pieno, bensì è caratterizzato dal lavoro part-time; “Benessere” si differenzia anche, per la tipologia professionale. I laureati dei corsi di laurea del vecchio ordinamento, sia Sviluppo che Lavoro, unitamente all’indirizzo Formazione della specialistica dichiarano di svolgere un lavoro intellettuale, scientifico e di elevata specializzazione; mentre, i laureati dell’indirizzo Benessere della specialistica dichiarano in prevalenza di svolgere una professione tecnica. Per quanto riguarda il reddito e il settore di attività economica dell’azienda, i laureati dei corsi post- riforma in Formazione e i laureati pre-riforma in Lavoro evidenziano lo stesso guadagno mensile (da 850 a 1.250 euro) e lo stesso settore di appartenenza (privato); stessa cosa succede per i laureati pre-riforma in Benessere e i laureati pre-riforma in Sviluppo che, però, guadagnano molto meno (da 450 a 850 euro mensili) e lavorano nel pubblico impiego. La soddisfazione lavorativa viene maggiormente registrata dai laureati in Formazione della specialistica, e sono anche gli unici a cui il titolo di studio è richiesto per legge per il lavoro in cui sono occupati. Per i laureati di entrambi i corsi di laurea del vecchio ordinamento e i laureati in Benessere della specialista, la laurea non è richiesta ma risulta utile per il lavoro svolto. Infine, i laureati nella specialistica e del vecchio ordinamento, senza distinzione di indirizzo di laurea, hanno un opinione elevata dell’efficacia del titolo di studio per il lavoro svolto. 53
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    Figura 1 –Caratteristiche della qualità del lavoro per corso di laurea SPECIALISTICA VS VECCHIO ORDINAMENTO Categoria % Categoria % CARETTIRISTICHE LAVORATIVE Tipo di contratto Collaborazione 40, Dipendente 40, 3 6 QUALITA’ DEL LAVORO Durata del contratto Tempo determinato 63, Tempo determinato 62, 9 1 Tipologia orario di lavoro Tempo pieno 57, Tempo pieno 57, 7 5 Flessibilità orario di lavoro Flessibile 68, Flessibile 58, 5 7 Tipologia professione Professioni intellettuali 43, Professioni intellettuali 44, 1 8 Reddito Da 450 a 850€ 35, Da 450 a 850€ 35, 2 6 Settore attività economica Privato 52, Privato 50, 4 0 Congruenza ambito lavorativo Congruente 60, Congruente 63, 8 2 Soddisfazione lavorativa Abbastanza/Molto 66, Abbastanza/Molto 54, 1 8 EFFICACIA DELLA LAUREA Utilizzo competenze universitarie Abbastanza/Molto 70, Abbastanza/Molto 66, 2 0 Richiesta titolo per attività Richiesta per legge 43, Non richiesta ma utile 41, lavorativa 5 5 Adeguatezza laurea per lavoro svolto Soltanto laurea 43, Soltanto laurea conseguita 45, conseguita 5 3 Efficacia della laurea conseguita Abbastanza/Molto 66, Abbastanza/Molto 60, 9 0
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    Figura 2 -Caratteristiche della qualità del lavoro per indirizzo di laurea SPECIALISTICA VECCHIO ORDINAMENTO SPE-FORM % SPE-BEN % V.O SVILUPPO % V.O LAVORO % QUALITA’ DEL LAVORO 55
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    CARATTERISTICHE LAVORATIVE Tipo di contratto Collaborazione 37,5 Collaborazion 44,2 Dipendente 41,2 Dipendente 40, e 0 Durata del contratto Tempo 62,9 Tempo 65,4 Tempo 58,8 Tempo 65, determinato determinato determinato determinato 4 Tipologia orario di lavoro Tempo pieno 69,4 Part-time 58,8 Tempo pieno 52,9 Tempo pieno 61, 8 Flessibilità orario di lavoro Flessibile 72,2 Flessibile 63,5 Flessibile 53,1 Flessibile 63, 6 Tipologia professione Professioni 56,3 Professioni 36,5 Professioni 44,0 Professioni 45, intellettuali tecniche intellettuali intellettuali 5 Reddito Da 850 a 1250 € 41,4 Da 450 a 850€ 40,4 Da 450 a 850€ 41,2 Da 850 a 1250€ 39, 6 Settore attività economica Privato 66,7 Pubblico 46,2 Pubblico 39,2 Privato 65, 5 Congruenza ambito lavorativo Congruente 64,7 Congruente 55,8 Congruente 70,6 Congruente 56, 4 Soddisfazione lavorativa Abbastanza/ 70,8 Abbastanza/ 59,6 Abbastanza/ 52,9 Abbastanza/ 56, Molto Molto Molto Molto 4 EFFICACIA DELLA LAUREA Utilizzo competenze universitarie Abbastanza/ 66,7 Abbastanza/ 75,0 Abbastanza/ 70,6 Abbastanza/ 61, Molto Molto Molto Molto 8 Richiesta titolo per attività Richiesta per 50,0 Non richiesta 36,5 Non richiesta 41,2 Non richiesta ma 41, lavorativa legge ma utile ma utile utile 8 Adeguatezza laurea per lavoro Soltanto laurea 56,9 Soltanto laurea 46,2 Soltanto laurea 43,1 Soltanto laurea 47, svolto conseguita conseguita conseguita conseguita 3 Efficacia della laurea conseguita Abbastanza/Mol 68,1 Abbastanza/ 65,4 Abbastanza/ 64,7 Abbastanza/ 55, to Molto Molto Molto 6 56
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    3.3_1 ANALISI DELLECORRISPONDENZE MULTIPLE L’analisi delle corrispondenze multiple, fa emergere due dimensioni fattoriali maggiormente significative, le quali possono essere usate per rappresentare la qualità del lavoro dei laureati nella specilistica e nel vecchio odinamento di Psicologia222. Le due dimensioni possono essere così definite: • Dimensione I: Elevata Efficacia vs Bassa Efficacia • Dimensione II: Lavoro Stabile vs Lavoro Precario Il primo asse fattoriale spiega una quota di inerzia del 50,6% (ricalcolata con la formula ottimistica di Benzecrì). Le variabili che contribuiscono maggiormente alla sua formazione, in base al contributo assoluto sono: FATTORE 1 (50,6%) VARIABILI ATTIVE Contributo assoluto Efficacia della laurea conseguita 18.3 Utilizzo delle competenze universitarie 17.4 Adeguatezza laurea per lavoro svolto 16.8 Richiesta laurea per attività lavorativa 14.2 Tipologia professionale 11.1 Congruenza ambito lavorativo 6.9 Considerando il segno delle coordinate fattoriali, le modalità, relative a queste variabili, sono riassunte nella tabella che segue: 1° FATTORE “EFFICACIA DELLA LAUREA” ELEVATA EFFICACIA VS BASSA EFFICACIA VARIABILI ATTIVE Semiasse Negativo c.a. Semiasse Positivo c.a. • Abbastanza efficace 3.3 • Per nulla 7.7 • Molto efficace 3.0 • Poco 4.2 • Elevato utilizzo delle competenze 3.6 • Utilizzo nullo delle competenze universitarie 10.4 universitarie • Il titolo conseguito è esclusivamente adeguato 7.2 • Per il lavoro svolto è adeguata una laurea 9.5 al lavoro svolto qualsiasi • La laurea viene richiesta per legge per 3.3 • La laurea non è richiesta per legge né utile per 9.6 l’attività lavorativa l’attività lavorativa • Professioni intellettuali 3.7 • Impiegati 4.7 • Professioni qualificate nelle attività commerciali 2.5 e di servizio • Ambito lavorativo congruente con il titolo 2.8 • Ambito lavorativo incongruente con il titolo 4.1 conseguito conseguito 1° FATTORE: VARIABILI ILLUSTRATIVE ASSOCIATE 22 Per l’analisi delle corrispondenze multiple prendiamo in considerazione i laureati nella specialistica e nel vecchio ordinamento insieme, di modo che avremo un campione più ampio.
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    Variabile Semiasse Negativo c.a. Semiasse Positivo c.a. Titolo di studio dei genitori • Elevato -2.6 • Basso 2.5 Istruzione superiore • Liceo -2.8 Voto maturità • 81-90 -2.1 • 60-70 2.4 Età alla laurea • 23-24 anni -2.7 • 27 anni ed oltre 2.2 Media dei voti agli esami • Da 28 a 30 -2.1 Voto di laurea • 110-110 e lode -2.5 • 90-94 2.2 Dopo quanto tempo ha iniziato • Ha intrapreso la ricerca -2.6 • Era già occupato al momento 3.3 a cercare lavoro subito dopo della laurea Dopo quanto tempo dalla • Ha trovato lavoro coerente -7.2 • Non ha mai trovato un lavoro 9.2 laurea ha trovato un lavoro nel periodo successivo coerente coerente • Aveva già lavoro coerente al momento della laurea -2.0 Tipo di esperienze avute dalla • Ha effettuato lavori -2.0 • Ha effettuato lavori 4.4 laurea ad oggi occasionali attinenti al occasionali non attinenti al proprio titolo proprio titolo Questo primo fattore è fortemente determinato dalle variabili della dimensione dell’efficacia della laurea e, quindi, dalle opinioni dei laureati sul reale utilizzo del titolo conseguito per il lavoro svolta. La maggior quota di inerzia del primo asse fattoriale è spiegata dall’efficacia della laurea conseguita, dall’utilizzo delle competenze acquisite all’Università, dall’adeguatezza della laurea per il lavoro svolto e dalla richiesta della laurea per l’attività lavorativa. Le modalità, che contribuiscono significatamente alla formazione del polo negativo, sono connotate positivamente: infatti, il semiasse “elevata efficacia” è rappresentato da un elevato utilizzo delle competenze universitarie, dalla richiesta per legge della laurea per l’occupazione svolta e dall’adeguatezza esclusiva della laurea conseguita per la tipologia di lavoro svolto. Inoltre, questa dimensione è determinata anche dalle professioni intellettuali come tipologia professionale e dalla congruenza dell’ambito lavorativo col tipo di laurea conseguito. Tutte queste variabili mostrano una forte rilevanza del titolo di studio per l’occupazione svolta. Per quanto riguarda le variabili illustrative, il semiasse “elevata efficacia” sembra significamente associato alla variabile “dopo quanto tempo dalla laurea ha trovato un lavoro coerente”; in particolare, le modalità che maggiormente si correlano con il semiasse negativo sono l’aver trovato un lavoro coerente in un periodo successivo al conseguimento del titolo (-7.2) e l’avere avuto già un lavoro coerente al momento della laurea (-2.0). Contribuiscono inoltre alla spiegazione di questo semiasse la variabile “tempi di inizio della ricerca del lavoro” (subito dopo il conseguimento della laurea, v.t.-2.6), la variabile “tipo di esperienze avute dalla laurea al momento della somministrazione del questionario” (esperienze attinenti al percorso universitario, v.t. -2.0) e le varibili relative alla performance accademica (in termini di voto medio agli esami elevato e voto di laurea elevto) e all’istruzione secondaria (voto di maturità elevato e tipo di istruzione liceale). Anche il titolo di studio dei genitori sembra incidere sulla costruzione del semiasse negativo, in 58
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    particolare è lamodalità elevato capitale culturale della famiglia di origine ad associarsi significativamente all’“elevata efficacia”. Infine, l’età alla laurea sembra giocare un ruolo rilevante nel definire l’efficacia del titolo, in particolare è il minor tempo impiegato nel conseguimento della laurea (23-24 anni) ad associarsi significativamente all’”elevata efficacia”. Tutte queste variabili confermano la letteratura a riguardo. Infatti, avere alle spalle una famiglia con un’elevato capitale culturale, essere stati eccellenti in tutte le esperienze scolastiche pregresse, porta, al momento dell’entrata al mondo del lavoro, ad avere una maggiore efficacia e congruenza del titolo di studio con il lavoro trovato (“assenza di mobilità sociale”). Dall’altra parte del primo fattore, le modalità che contribuiscono attivamente alla formazione del polo positivo sono connotate negativamente: infatti, la dimensione di “bassa efficacia” del titolo di studio è determinata da un utilizzo nullo delle competenze universitarie, dalla non esclusività della laurea conseguita per il lavoro svolto, e dalla non richiesta e utilità della laurea per l’attività lavorativa. Inoltre, questa dimensione è caratterizzata da professioni impiegatizie e professioni qualificate nelle attività commerciali e di servizio, che determinano una mancanza di congruenza del lavoro trovato con gli sbocchi occupazionali propri del titolo conseguito. Per quanto riguarda le variabili illustrative, la descrizione del semiasse positivo sembra avere una relazione significativa con la variabile “dopo quanto tempo dalla laurea ha trovato un lavoro coerente”, in particolare con la modalità “non ha mai trovato un lavoro coerente” (v.t. 9.2), con la variabile “dopo quanto tempo dalla laurea ha inozoato a cercare lavoro”, in particolare con la modalità “era già occupato al momento della laurea” (v.t. 3.3) e con la variabile “tipo di esperienze avute dalla laurea ad oggi”, in paericolare con la modalità “ha effettuato lavori occasionali non attinenti al titolo di studio” (v.t. 4.4). Per quanto riguarda le variabili attinenti la formazione pregressa (voto di maturità e di laurea più bassi) e il titolo di studio dei genitori (basso capitale culturale della famiglia di origine), il quadro che emerge sembra confermare l’assenzadi mobilità sociale di cui si parlava prima. Infatti, il semiasse positivo “bassa efficacia del titolo” sembra assocarsi significativamente ad un basso titolo di studio dei genitori (fino alla scuola media inferiore), ad un voto di maturità nettamente basso (60-70/centesimi), ad un basso voto di laurea (90-94/110) e ad un accentuato ritardo nel conseguimento della laurea (27 anni ed oltre). Il secondo asse fattoriale spiega una quota di inerzia del 27,4% (ricalcolata con la formula ottimistica di Benzecrì). Le variabili che contribuiscono maggiormente alla sua formazione, in base al loro contributo assoluto, sono: FATTORE 2 (27,4%) VARIABILI ATTIVE Contributo assoluto 59
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    Reddito 21.1 Tipologia orario di lavoro 17.0 Tipo di contratto 15.8 Durata contratto di lavoro 14.1 Soddisfazione lavorativa 8.4 Considerando il segno delle coordinate fattoriali, le modalità, relative a queste variabili, sono riassunte nella tabella che segue 2° FATTORE “CARATTERISTICHE OCCUPAZIONALI” LAVORO STABILE VS LAVORO PRECARIO VARIABILI ATTIVE Semiasse Negativo c.a. Semiasse Positivo c.a. • Da 1251 a1850 euro mensili 9.9 • Da 451 a 850 euro mensili 5.0 • Da 851 a1250 euro mensili 2.5 • Fino a 450 euro mensili 3.7 • Lavoro a tempo pieno 7.2 • Lavoro part-time 9.8 • Contratto da dipendente 6.8 • Contratto di collaborazione 7.4 • Contratto a tempo indeterminato 10.2 • Contratto a tempo determinato 3.9 • Elevata soddisfazione lavorativa 4.8 • Bassa soddisfazione lavorativa 2.7 2° FATTORE: VARIABILI ILLUSTRATIVE ASSOCIATE Variabile Semiasse Negativo c.a. Semiasse Positivo c.a. Voto di laurea • 90-94 2.0 Indirizzo di laurea • Spe-ben 2.6 Dopo quanto tempo dalla laurea • Era già occupato al -2.8 • Ha intrapreso la ricerca di 3.1 ha iniziato a cercare lavoro momento della laurea lavoro dopo la laurea Tipo di esperienze avute dalla • Ha svolto lo stesso lavoro -3.5 • Ha effettuato lavori occasion. 3.2 laurea ad oggi nel quale è ora impiegato non attinenti al titolo Questo secondo fattore è fortemente determinato dalle variabili che danno conto delle caratteristiche dell’occupazione dei neo-laueati. La maggior quota di inerzia di questo secondo asse fattoriale è spiegata dal reddito (c.a. 21.1); a seguire, dalla tipologia dell’orario di lavoro (c.a. 17.0), dal tipo di contratto (c.a. 15.8), dalla durata del contratto (c.a. 14.1), infine, dalla soddisfazione lavorativa (c.a. 8.4). Le modalità, che contribuiscono significatamente alla formazione del polo negativo, sono connotate anche in questo caso, positivamente: infatti, il semiasse negativo “lavoro stabile” è rappresentato da un reddito molto elevato, che parte da 850 euro ad oltre i 1200 euro mensili. Le caratteristiche occupazionali che contribuiscono a definire la dimensione “lavoro stabile” sono: lavoro dipendente (c.a. 6.8), a tempo indeterminato (c.a. 10.2) e a tempo pieno (c.a. 7.2). questo semiasse è definito infine da un’elevata soddisfazione verso il lavoro svolto (c.a. 4.8). Per quanto riguarda le variabili illustrative che danno un contributo alla descrizione del semiasse “lavoro stabile”, maggiormente significativa sembra essere la variabile “tipo di esperienze avute dalla laurea al momento della somministrazione del questionario”, in particolare la modalità “ha svolto lo stesso lavoro nel quale era impiegato al momento della laurea” (v.t. -3.5). Inoltre, si 60
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    verifica una relazionesignificativa con la modalità “era già occupato al momento della laurea” (v.t. -2.8). Probabilmente, in questo caso, è il fatto di svolgere un lavoro già posseduto al momento della laurea ad influenzare positivamente la possibilità di avere un lavoro stabile,e ad avere,quindi, un’elevata soddisfazione lavorativa. Dall’altra parte del secondo fattore, le modalità che contribuiscono significatamente alla formazione del polo positivo sono connotate negativamente: infatti, il semiasse “lavoro precario” è rappresentato maggiormente da un reddito particolarmente basso, che parte da meno di 450 euro fino ad arrivare a 850 euro mensili (c.a. 5.0, 3.7) e da quell’insieme di caratteristiche che in letteratura definiscono il lavoro precario: orario di lavoro ridotto (c.a. 9.8), contratti di collaborazione (c.a. 7.4) e a tempo determinato (c.a. 3.9). Il semiasse “lavoro precario” si caratterizza inoltre per una bassa soddisfazione verso il lavoro svolto. Per quanto riguarda le variabili illustrative, la descrizione del semiasse positivo ha una maggiore relazione significativa con le variabili “tipo di esperienze avute dalla laurea al momento della somministrazione del questionario” e “dopo quanto tempo dalla laurea ha iniziato a cercare un lavoro”. Nell’interpretazione della dimensione positiva rileviamo come significative le modalità “ha effettuato lavori occasionali non attinenti al titolo di studio” (v.t. 3.2) e “ha intrapreso la ricerca di lavoro dopo il conseguimento del titolo” (v.t. 3.1). Inoltre, si ha una relazione significativa con la variabile voto di laurea (90-94/110, v.t. 2.0) e indirizzo di provenienza (Benessere della specialistica, v.t. 2.6). 61
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    3.3_2 CLUSTER ANALYSIS Dall’analisidei cluster emergono 4 gruppi descritti qui di seguito. 1) Il primo cluster è composto da 90 soggetti, pari al 39,13% dell’intero campione. Nella tabella che segue sono riportate le variabili e le categorie che contribuiscono alla sua costruzione. “I MIGLIORI” Variabile Categoria v.t. Adeguatezza laurea per il lavoro svolto Esclusivamente quella conseguita 8.75 Tipologia professionale Professioni intellettuali 8.16 Laurea richiesta per attività lavorativa Richiesta per legge 6.85 Efficacia della laurea conseguita Molto 6.62 Tipologia orario di lavoro Tempo pieno 4.68 Tipo di contratto dell’attuale lavoro Autonomo 4.66 In che misura utilizza le competenze universitarie Molto 4.28 Reddito 851-1.250 euro 4.22 Settore di attività economico Privato 4.18 Dopo quanto tempo dalla laurea ha trovato un lav coerente Ho trovato un lav coerente nel periodo successivo 4.01 Soddisfazione lavorativa Abbastanza soddisfatto 3.32 Durata contratto di lavoro Autonomo - senza contratto 3.27 Titolo di studio dei genitori Elevato 2.90 In che misura utilizza competenze universitarie Abbastanza 2.88 Istruzione superiore Liceo 2.77 Dopo quanto tempo dalla laurea ha iniziato a cercare lav. Ho intrapreso la ricerca di lavoro subito dopo 2.42 Indirizzo Spe-form 2.41 Voto di laurea 100-110elode 2.39 Tipo di esperienze avute dalla laurea ad oggi Non ho svolto alcun tipo di lavoro 2.36 In questo primo gruppo troviamo i laureati che svolgono un lavoro in cui la laurea che possiedono si rivela molto adeguata: infatti per il lavoro che svolgono la laurea necessaria si rivela esclusivamente quella che loro possiedono (v.t. 8.75). Questo primo gruppo di laureati sembra essere maggiormente impiegato in professioni intellettuali scientifiche e di elevata specializzazione (v.t. 8.16), in cui la laurea per svolgere l’attività lavorativa è richiesta per legge (v.t. 6.85) e il titolo posseduto si rivela molto efficace (v.t. 6.62). Ancora sul versante della dimensione dell’efficacia della laurea, un altro aspetto importante è l’uso delle competenze acquisite durante gli studi: per questo gruppo di laureati, infatti, le competenze universitarie vengono utilizzate in misura molto elevata nello svolgimento del loro lavoro (v.t. 4.28). Spostandoci sul versante delle caratteristiche del lavoro, questo primo gruppo si caratterizza maggiormente per il fatto di lavorare a tempo pieno (v.t. 4.68), di svolgere un lavoro autonomo (v.t. 4.66) e di avere un reddito mensile elevato tra 851-1.250 euro (v.t. 4.22). In definitiva, questi laureati si dichiarano abbastanza soddisfatti del lavoro che fanno (v.t. 3.32). Per quanto riguarda le caratteristiche pregresse all’ingresso all’Università, questo gruppo si caratterizza per aver avuto un’istruzione secondaria di tipo liceale e per aver alle spalle un bagaglio culturale robusto, in quanto i genitori dichiarono di possedere un titolo di studio elevato. 62
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    Risulta inoltre significativoper questo primo gruppo il fatto di provenire dall’indirizzo Formazione della specialistica e aver ottenuto il massimo dei voti alla laurea (110-110 e lode). Per quanto riguarda le caratteristiche relative alle esperienze lavorative pregresse e alle azioni di ricerca, per questo gruppo sembra significativo il fatto di aver trovato un lavoro coerente in un periodo successivo alla laurea (v.t. 4.01) e di aver intrapreso la ricerca di lavoro subito dopo il conseguimento del titolo (v.t. 2.42). Infine, per questo primo gruppo di laureati l’occupazione trovata rappresenta il primo ingresso nel mercato del lavoro, la prima esperienza lavorativa avuta dalla laurea al momento dell’intervista (v.t. 2.36). 2) Il secondo cluster è composto da 68 soggetti, pari al 32,3% dell’intero campione. Nella tabella che segue sono riportate le variabili e le categorie che contribuiscono alla sua costruzione. “GLI INSODDISFATTI” Variabile Categoria v. t. Tipo di contratto dell’attuale lavoro Co.co.co/pro. 7.60 Tipologia orario di lavoro Part-time 6.74 Tipologia professione Professioni tecniche 5.95 Settore di attività economica Terzo settore 5.41 Durata contratto di lavoro Tempo determinato 5.15 Congruenza ambito lavorativo Congruente 4.32 Efficacia della laurea conseguita Abbastanza 3.77 Soddisfazione lavorativa Poco soddisfatto 3.65 Adeguatezza laurea per il lavoro svolto Una laurea di una specifica area disciplinare 3.55 Flessibilità orario di lavoro Si 3.18 Laurea richiesta per attività lavorativa Non richiesta ma necessaria 2.99 Reddito Fino a 450 euro 2.88 Indirizzo Spe-ben 2.75 In che misura utilizza competenze universitarie Poco 2.46 Se nel primo gruppo sembra essere particolarmente significativa la presenza dei laureati Spe-form, in questo secondo gruppo significativa risulta la presenza dei laureati in Spe-ben (v.t. 2.75). Per quanto riguarda le caratteristiche occupazionali, questo secondo gruppo si caratterizza prevalentemente per il fatto di lavorare con contratti di collaborazione (v.t. 7.60), con un orario ridotto (v.t. 6.74), di svolgere professioni tecniche (v.t. 5.95), nel terzo settore (v.t. 5.41) e a tempo determinato (v.t. 5.15). A queste caratteristiche si associa una bassa retribuzione mensile (fino a 450 euro). Nonostante questi aspetti di precarietà lavorativa, questo secondo gruppo di laureati presenta un lavoro congruente, un lavoro cioè che ricade all’interno del ventaglio degli sbocchi occupazionali previsti dal loro corso di studio (v.t. 4.32). In definitiva, questi laureati si dichiarano poco soddisfatti del lavoro che fanno (v.t. 3.65). Per quanto riguarda la dimensione dell’efficacia della laurea, per questo secondo gruppo il titolo conseguito non è richiesto per l’attività lavorativa svolta anche se necessario e le competenze universitarie sembrano essere poco utilizzate. 63
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    Prima di passarealla descrizione degli ultimi due cluster, è necessario mettere in evidenza come per i successivi due gruppi risulta molto significativa la totale mancanza di efficacia della laurea. D’altra parte è importante evidenziare come le successive due cluster sono anche le meno numerose. 3) Il terzo cluster è composto da 43 soggetti, pari al 18,7% dell’intero campione. Nella tabella che segue sono riportate le variabili e le categorie che contribuiscono alla sua costruzione. “I SODDISFATTI” Variabile Categoria v. t. Efficacia della laurea conseguita Poco 8.41 Tipo di contratto dell’attuale lavoro Dipendente 6.63 Laurea richiesta per attività lavorativa Non richiesta ma utile 5.62 In che misura utilizza competenze universitarie Poco 4.22 Durata contratto di lavoro Tempo indeterminato 4.11 Adeguatezza laurea per il lavoro svolto Una laurea qualsiasi 3.78 Reddito Da 1251 a 1850 euro 3.70 Dopo quanto tempo dalla laurea ha trovato un lav coerente Non ho mai trovato un lavoro coerente 3.68 Tipologia orario di lavoro Tempo pieno 3.48 Flessibilità No 2.84 Congruenza ambito lavorativo Incongruente 2.56 Dopo quanto tempo dalla laurea ha trovato un lav coerente Ero già occupato al momento della laurea 2.49 Soddisfazione lavorativa Molto soddisfatto 2.37 Questo terzo cluster si caratterizza per una scarsa incidenza della laurea conseguita per il lavoro svolto (v.t. 8.41). La laurea non è richiesta per l’attività lavorativa svolta anche se risulta comunque utile (v.t. 5.62); inoltre, le competenze acquisite durante l’Università risultano poco utilizzate (v.t. 4.22). Per quanto riguarda le caratteristiche occupazionali, questo terzo gruppo sembra contraddistinguersi per un’elevata stabilità: contratto a tempo indeterminato (v.t. 4.11), reddito molto elevato (da 1.251 a 1.850 euro al mese) e lavoro a tempo pieno (v.t. 3.48). In definitiva, i laureati appartenenti a questo gruppo si dichiarano molto soddisfatti del lavoro che svolgono, nonostante sia un lavoro incongruente. Per quanto riguarda le esperienze lavorative pregresse, per questo terzo gruppo sembra essere significativo lo svolgere al momento dell’intervista l’occupazione che avevano prima della laurea. Infatti, la soddisfazione per il lavoro svolto non si correla significativamente all’efficacia del titolo conseguito, bensì al fatto che abbiano un lavoro stabile precedente al conseguimento del titolo. 4) Il quarto cluster è composto da 29 soggetti, pari al 12,6% dell’intero campione. Nella tabella che segue sono riportate le variabili e le categorie che contribuiscono alla sua costruzione. “GLI INTRAPPOLATI” Variabile Categoria v.t. In che misura utilizza competenze universitarie Per niente 10.15 64
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    Efficacia della laureaconseguita Per niente 8.79 Laurea richiesta per attività lavorativa Né richiesta né utile 7.50 Adeguatezza laurea per il lavoro svolto Una laurea qualsiasi 5.73 Soddisfazione lavorativa Per niente soddisfatto 4.78 Congruenza ambito lavorativo Incongruente 4.74 Dopo quanto tempo dala laurea ha trovato un lav coerente Non ho mai trovato un lavoro coerente 4.53 Tipologia professionale Impiegati 3.59 Tipologia professione Professioni qualificate nelle attività commerciali 3.01 Tipo di esperienze avute dalla laurea ad oggi Ho effettuato lav occasionali non attinenti al titolo 2.96 Voto di laurea 90-94 2.51 Il quarto cluster si caratterizza per la totale assenza dell’incidenza dell’efficacia della laurea conseguita (v.t. 8.79) e la totale inutilità delle competenze universitarie per lo svolgimento del lavoro (v.t. 10.15). La laurea in questo gruppo non è né richiesta né utile (v.t. 7.50) e il lavoro svolto si dimostra non congruente con gli sbocchi professionali offerti dall’indirizzo di studio (v.t. 4.74). In definitiva, i laureati appartenenti a questo gruppo si dichiarano per niente soddisfatti del lavoro che svolgono (v.t. 4.78). Per quanto riguarda le caratteristiche occupazionali, le tipologie professionali prevalenti risultano essere: impiegati (v.t. 3.59) e professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (v.t. 3.01). Per quanto riguarda le esperienze pregresse i laureati appartenenti a questa quarta classe dichiarano di aver effettuato in precedenza lavori occasionali non attinenti al titolo di studio, in cui seguendo le indicazioni della Franchi sono rimasti intrappolati. Riportiamo di seguito i quattro gruppi descritti sul piano ortogonale definito dagli assi fattoriali. Test-Values Cluster Count % I fattore II fattore 1/4 100 39,1 -9.5 -4.6 2/4 54 29,6 -1.9 9.1 3/4 48 18,7 5.1 -4.2 4/4 26 12,6 10.7 0.2 65
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    II FATTORE “Lavoro precario” 12 10 "Gli 8 insoddisfatti" 6 4 "Gli I FATTORE “Elevata efficacia laurea” 2 intrappolati" “Bassa efficacia laurea” 0 -12 -10 -8 -6 -4 -2 0 2 4 6 8 10 12 -2 -4 "I soddisfatti" "I migliori" -6 -8 -10 -12 “Lavoro stabile” 66
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    CAPITOLO 4 Conclusioni Altermine di questo studio sulla qualità del lavoro dei laureati in Psicologia2 e alla luce dei risultati ottenuti è ora possibile formulare alcune conclusioni. I laureati in Psicologia2, presi in esame in questa tesi, si caratterizzano principalmente per le differenze dovute al corso di provenienza: in particolare, sono marcate le differnze tra laureati pre-riforma e laureati post-riforma sia in termini di caratteristiche formative che occupazionali. I laureati della specialistica sono i più bravi in generale, ma occorre specificare che questi sono i primi studenti ad essersi laureati dopo l’entrata in vigore della nuova riforma (D.M. 509/99). Hanno terminato gli studi nei tempi previsti legalmente dal corso di laurea: a 25-26 anni escono definitivamente dall’Università. Si sono laureati col massimo dei voti e l’intero percorso universitario è stato contrassegnato dall’eccellenza; infatti, hanno una media di voti agli esami molto elevata (da 28 a 30) e un voto di laurea che pe la metà dei laureati nella specialistica è di 110-110 e lode. Per questi laureati anche le caratteristiche della formazione pregressa all’iscrizione universitaria confermano la migliore performance. Il voto di maturià prevalente è 91-100/100. Per quanto riguarda la qualità del lavoro dichiarano di essere molto soddisfatti del lavoro svolto e di svolgere un lavoro congruente con il titolo di studio conseguito; sebbene la maggior parte dei laureati dichiari di avere un contratto di collaborazione e a tempo determinato. In ogni caso, svolgono professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione nel settore privato, attinenti al titolo di studio posseduto. Presentano retribuzioni mensili basse (guadagnano in media 450-850 euro mensili) ma in linea con quello che accade per i laureati specialistici delle facoltà di Psicologia italiane (secondo Almalaurea i laureati post-riforma in Psicologia guadagnano mediamente 621 euro al mese). Questi dati però sono decisamente inferiori ai dati Almalaurea relativi ai laureati nella specialistica in Italia (1.089 euro mensili). Per quanto riguarda la dimensione dell’efficacia della laurea, elemento importante nella definizione della qualità lavorativa, si evidenzia complessivamente un’elevata efficacia della laurea per i laureati della specialistica di Psicologia2, anche se occorre distinguere i due indirizzi di laurea della specialistica: i laureati in Spe-form presentano caratteristiche migliori rispetto ai colleghi Spe-ben. Infatti, i primi fanno evidenziare una più elevata qualità del lavoro: hanno un reddito mensile nettamente superiore (da 850 a 1250 euro), svolgono professioni intellettuali, hanno un lavoro a tempo pieno e per il lavoro trovato il possesso della laurea conseguita è richiesto per legge; dall’altra parte, i laureati in Benessere percepiscono un reddito inferiore (da 450 a 850 euro mensili), svolgono professioni 67
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    tecniche, hanno unlavoro part-time e il titolo di studio conseguito non è richiesto per legge per l’attuale lavoro, anche se risulta necessario per svolgere al meglio l’attività lavorativa. I laureati pre-riforma sono gli ultimi iscritti al vecchio ordinamento. Questi laureati impiegano molto tempo per conseguire il titolo e non si laureano prima dei 27 anni. Si laureano con una votazione medio-bassa (95-104/110) e hanno una media dei voti agli esami di 25-27/trentesimi. Anche i risultati scolastici antecedenti all’Università (voto del diploma inferiore ai 90/centesimi) contribuiscono alla definizione di un quadro complessivo per questi laureati caratterizzato da una più bassa performance rispetto ai colleghi della specialistica sopra descritti. I laureati occupati provenienti dal vecchio ordinamento dichiarano di essere molto soddisfatti del lavoro trovato e di svolgere un lavoro congruente con il titolo di studio posseduto. Per qanto riguarda le caratteristiche dell’occupazione, hanno un contratto dipendente a tempo determinato e svolgono una professione intellettuale, scientifica e di elevata specializzazione (lavoro attinente al proprio titolo di studio). Presentano una bassa retribuzione mensile (450-850 euro), in linea con quanto accade per i laureati in Psicologia delle altre facoltà italiane (retribuzione mensile media pari a 702 euro secondo Almalaurea), ma il dato è decisamente inferiore al guadagno mensile degli altri laureati italiani nel vecchio ordinamento (1.041 euro secondo Almalaurea). Per quanto riguarda la dimensione dell’efficacia della laurea, che contribuisce a determinare la qualità lavorativa, emerge che la maggior parte dei laureati del vecchio ordinamento considerino molto efficace la laurea conseguita per il lavoro svolto.. Anche in questo caso, è opportuno fare una distinzione tra gli indirizzi di laurea del vecchio ordinamento. I laureati nell’indirizzo VO-Lavoro sembrano allinearsi ai laureati in Formazione della specialistica per quanto riguarda la retribuzione mensile decisamente elevata, percependo da 850 a 1.250 euro al mese. Infine, i laureati in VO-Lavoro dichiarano un sufficiente utilizzo delle competenze universitarie per l’occupazione trovata, mentre i laureati in VO-Sviluppo affermano di utilizzare le competenze in misura elevata. Risultati molto interessanti vengono dall’analisi dei cluster (costruita sulle risultanze dell’acm) che ha fatto emergere la presenza di 4 gruppi. I primi due gruppi sembrano caratterizzare soprattuto i laureati nella specialistica: 1- “I Migliori” (Spe-Form), che rappresentano il 39% del campione, hanno un lavoro di elevata qualità e si collocano nel III quadrante del piano ortogonale. In questo primo gruppo troviamo i laureati che svolgono un lavoro in cui la laurea che possiedono si rivela molto adeguata. Infatti, per il lavoro che svolgono la laurea necessaria si rivela esclusivamente quella che loro possiedono, il titolo viene richiesto per legge e si rivela molto efficace, 68
  • 69.
    inoltre, le competenzeuniversitarie vengono utilizzate in misura molto elevata nello svolgimento del loro lavoro. Per quanto riguarda le caratteristiche del lavoro, questo primo gruppo si caratterizza maggiormente per il fatto di lavorare a tempo pieno, di svolgere un lavoro autonomo e di avere un reddito mensile elevato tra 851 a 1.250 euro mensili. In definitiva, questi laureati si dichiarano abbastanza soddisfatti del lavoro che fanno. Per quanto riguarda le caratteristiche relative alle esperienze lavorative pregresse e alle azioni di ricerca, per questo gruppo sembra significativo il fatto di aver trovato un lavoro coerente in un periodo successivo alla laurea e di aver intrapreso la ricerca di lavoro subito dopo il conseguimento del titolo. L’occupazione trovata rappresenta, per questi laureati, il primo ingresso nel mercato del lavoro, la prima esperienza lavorativa avuta dalla laurea al momento dell’intervista. 2- “Gli Insoddisfatti” (Spe-Ben), che rappresentano il 30% del campione, si collocano nel II quadrante del piano ortogonale. Per quanto riguarda le caratteristiche occupazionali, questo gruppo si caratterizza prevalentemente per il fatto di lavorare con contratti di collaborazione, con un orario ridotto, di svolgere professioni tecniche, nel terzo settore, a tempo determinato e con una bassa retribuzione mensile (fino a 450 euro). Nonostante questi aspetti di precarietà lavorativa, questo gruppo di laureati presente un lavoro congruente. In definitiva, questi laureati si dichiarano poco soddisfatti del lavoro che fanno. Per quanto riguarda la dimensione dell’efficacia della laurea, per questo gruppo il titolo conseguito non è richiesto per l’attività lavorativa svolta anche se risulta necessario e le competenze universitarie sembrano essere poco utilizzate. Per gli altri due gruppi sembra che la laurea non ha nessun impatto sugli sbocchi occupazionali in quanto si tratta di persone che avevano già un lavoro (gli studi non incidono sulle opportunità occupazionali). D’altra parte è importante evidenziare come le successive due cluster sono anche le meno numerose. 3- “I Soddisfatti”, che rappresentano il 18,7% del campione, si collocano nel IV quadrante del piano ortogonale. La laurea non è richiesta per l’attività lavorativa anche se risulta utile e le competenze acquisite durante l’università risultano poco utilizzate. Per quanto riguarda le caratteristiche occupazionali, questo terzo gruppo sembra contraddistinguersi per un’elevata stabilità: contratto a tempo indeterminato, reddito molto elevato (da 1.251 a 1.850 euro al mese)e lavoro a tempo pieno. I laureati appartenenti a questo gruppo si dichiarano molto soddisfatti del lavoro che svolgono, nonostante sia un’occupazione incongruente. Inoltre, 69
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    risulta essere significativolo svolgere al momento dell’intervista l’occupazione che avevano prima della laurea. 4- “Gli intrappolati”, che rappresentano il 12,6% del campione, hanno un lavoro precario e la laurea non è efficace per il tipo di lavoro ottenuto (completa assenza della qualità del lavoro) e si collocano al I quadrante del piano ortogonale. Questo cluster si caratterizza per la totale assenza dell’incidenza della dimensione dell’efficacia della laurea e la totale inutilità delle competenze universitarie per il lavoro trovato, inoltre, il titolo non è richiesto né utile per l’occupazione. Il lavoro svolto si dimostra incongruente con gli sbocchi professionali offerti dall’indirizzo di studio. In definitiva, i laureati appartenenti a questo gruppo si dichiarano per niente soddisfatti del lavoro che svolgono. Le tipologie professionali prevalenti per questo gruppo sono: le professioni impiegatizie e le professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi. Per quanto riguarda le esperienze pregresse i laureati di questo gruppo dichiarano di aver effettuato in precedenza lavori occasionali non attinenti al proprio titolo di studio, in cui seguendo le indicazione della Franchi sono rimasti intrappolati. 70
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