comunitàparrocchiale “S. Antoninomartire”
Castelbuono

I segnalisilenziosi
eimoltepliciindizi
In dialogo con imendicantidell’Assoluto
Anno pastorale 2011-2012
IV Convegno Ecclesiale Nazionale

«… La società in cui viviamo va compresa
nei suoi dinamismi e nei suoi
meccanismi, così come la cultura va
compresa nei suoi modelli di pensiero e di
comportamento, prestando anche
attenzione al modo in cui vengono
prodotti e modificati. Se ciò venisse
sottovalutato o perfino ignorato, la
testimonianza cristiana correrebbe il rischio
I modelli di pensiero
22 Ottobre: F. Nietzsche
19 Novembre: E. Severino
10 Dicembre: E. Scalfari
14 Gennaio: H. Küng
25 Febbraio: C.M. Martini
24 Marzo: E. Bianchi
21 Aprile: E. De Luca
19 Maggio: E. Hillesum
EstherHillesum (1914-1943)
Momenti e figure
di un’esistenza interrotta
EstherHillesum nasce il 15
gennaio 1914 a
Middelburg, in Olanda
La famiglia appartiene alla
borghesia intellettuale
ebraica di Amsterdam.
Il padre, preside di un liceo, è
un grande studioso.
La madre è una profuga
dalla Russia per sfuggire ai
pogrom.
Ha due fratelli:
Mischa, un promettente
pianista che a sei anni suona
Beethoven in pubblico.
Jaap, un futuro medico che
già a diciassette anni scopre
un nuovo tipo di vitamina.
Esther si laurea in Legge e
darà lezioni private di russo.
Sarà assistente e compagna di
Julius Spier
fondatore della
psicochirologia.
Inizia a scrivere il diario, nel
1941 a 27 anni.
Si recherà volontariamente nel
campo di Westerbork per
aiutare i malati nelle baracche
dell’ospedale.
Il 7 settembre 1943 arriverà
l’ordine di deportazione:
“Abbiamo lasciato il campo
cantando”.
Verrà uccisa il 30 novembre
successivo ad Auschwitz.
Sul vagone n. 12
Etty parte per
Auschwitz-Birkenau.
Su quel treno ci sono:
170 bambini,
602 adulti,
215 anziani.
Morirà il 30 novembre
1943.
«Christine [vanNooten], apro a caso la
Bibbia e trovo questo: “Il Signore è il mio
alto ricetto”. Sono seduta sul mio zaino nel
mezzo di un affollato vagone merci.
Papà, la mamma e Mischa sono alcuni
vagoni più avanti. La partenza è giunta
piuttosto inaspettata, malgrado tutto. Un
ordine improvviso mandato appositamente
per noi dall’Aia. Abbiamo lasciato il
campo cantando, papà e mamma molto
forti e calmi, e così Mischa. Viaggeremo
per tre giorni. Grazie per tutte le vostre
buone cure.
Alcuni amici rimasti a Westerbork
scriveranno ancora a Amsterdam, forse
avrai notizie? Anche della mia ultima lunga
lettera? Arrivederci da noi quattro».
Apologia dell’anomalia
L’UNICA DONNA
L’UNICA CHE SCRIVE UN
DIARIO
La verità dell’Autobiografia
e
la verità del Diario
E. Severino: “La bellezza dei grandi
memoriali non sta nella loro fedeltà
all'originale, ma in una alterazione
che, si, sfigura, ma insieme rende
manifesta una nuova immagine, un
nuovo senso del mondo e del
ricordato”.
“... dovrei impugnare questa sottile penna
stilografica come se fosse un martello e
le mie parole dovrebbero essere come
tante martellate, per raccontare il nostro
destino e un pezzo di storia com’è ora e
non è mai stata in passato - non in questa
forma totalitaria, organizzata per grandi
masse, estesa all'Europa intera. Dovrà
pur sopravvivere qualcuno che lo possa
fare”.
un colloquio ininterrotto,
un unico grande colloquio
Westerbork
Westerbork

Nel 1939: campo per ebrei rifugiati provenienti dalla
Germania, dall’Austria e dalla Polonia.
Dal 1942 al 1945: campo di concentramento e
transito per ebrei.
107.000 prigionieri.
93 convogli ferroviari.
Westerbork
Westerbork

“Mi hai resa così ricca, mio Dio, lasciami anche
dispensare agli altri a piene mani. La mia vita è
diventata un colloquio ininterrotto con te, mio
Dio, un unico grande colloquio” (18 agosto
1943).
Julius Spier
(1887-1942)
Prima impressione, dopo pochi minuti:
una faccia non sensuale, non olandese, un
tipo in qualche modo: familiare, non del
tutto simpatico.
Seconda impressione: occhi grigi
intelligenti, incredibilmente
intelligenti, vecchissimi, che riuscivano per
un po’, ma non a lungo, a distogliere
l’attenzione dalla grossa bocca.
Molto impressionata dal suo lavoro:
l’analisi dei miei conflitti profondi
attraverso la lettura del mio secondo
volto: le mani.
http://www.nuovaips
a.com/immagini/libri/
mani_bambini.jpg

Julius Spier, Le mani dei bambini
introduzione alla psicochirologia
... E ora capisco anche le parole di S[pier].
dopo la mia prima visita da lui.
“Quel che c’è qui” (e indicava la testa)
“deve finire qui” (e indicava il cuore)”.
Ha pure assegnato il posto giusto alle cose
che già facevano parte di me, come in un
puzzle ... non so come ci sia riuscito ... non
per nulla si parla di lui come di una
“personalità magica”.
“Qualche volta ho la sensazione di avere
Dio dentro di me, aveva detto un paziente
a S[pier], per esempio quando ascolto la
MatthausPassion[Bach].
E S[pier] aveva risposto all’incirca che «in
quei momenti lui era in contatto diretto
con le forze creative e cosmiche che
operano in ogni persona»; e che «questo
principio creativo era in definitiva una
parte di Dio, si doveva avere solo il
coraggio di dirlo».
Queste parole mi accompagnano già da
settimane: si deve avere anche il coraggio
di dirlo. Avere il coraggio di pronunciare
il nome di Dio”.
“... riceve sei pazienti, e passa ore intense
con ciascuno di loro; li apre e ne tira via il
pus, apre le sorgenti in cui Dio si
nasconde a molti uomini, continua a
lavorare con loro finché le acque scorrono
nelle loro anime prosciugate...”.
“... Ieri sera, in bagno, ho letto di un prete:
“Era un intermediario tra Dio e gli
uomini. Le cose ordinarie non l’avevano
potuto toccare. E proprio per questo capiva
così bene la pena di tutti gli esseri in
divenire””.
Anna Frank
(1929-1945)
“Avanti, allora! E’ un momento
penoso, quasi insormontabile: devo
affidare il mio animo represso a
uno stupido foglio di carta a righe
...”.
“Spero che ti potrò confidare
tutto, come non ho mai potuto fare
con nessuno, e spero che sarai per
me un gran sostegno”.
EttyHillesum: "Esisterà pur sempre
un pezzetto di cielo da poter
guardare e abbastanza spazio dentro
di me per congiungere le mani in una
preghiera".
Anna Frank:"Prova anche tu, una
volta che ti senti solo o infelice o
triste, a guardare fuori dalla soffitta
quando il tempo è bello. Non le case o i
tetti, mailcielo. Finché potrai
guardare il cielo senza timori, sarai
sicuro di essere puro dentro e tornerai a
essere felice”.
Edith Stein
(1891-1942)
Fu uno strano giorno quando arrivarono

degli ebrei cattolici - o se si preferisce dei
cattolici ebrei - suore e preti con la stella
gialla sui loro abiti religiosi.
“Ho fiducia
che, dall’eternità, mi
a madre vegli sulla
mia famiglia e che il
Signore abbia
accettato l’offerta
della mia vita per
tutti.
Penso in
continuazione alla
regina Ester, che
venne presa dal seno
del suo popolo, per
insorgere di fronte al
re a favore di questo
popolo.
Io sono una piccola
Ester, molto povera e
molto debole, ma il
re che mi ha scelto è
onnipotente e
infinitamente
misericordioso.
30 gennaio
1933:
Hitler
cancelliere
30 gennaio
1933:
12 aprile
Hitler
cancelliere 1933:
Edith Stein
scrive a Pio
30 gennaio
1933:
12 aprile
Hitler
cancelliere 1933:
Edith Stein
scrive a Pio

Il 20 luglio 1933 a
Roma Pacelli e
von Papen firmano
il concordato.
“Noi tutti, che guardiamo all’attuale
situazione tedesca come figli fedeli
della Chiesa, temiamo il peggio per
l’immagine mondiale della Chiesa
stessa, se il silenzio si prolunga
ulteriormente. Siamo anche convinti
che questo silenzio non può alla lunga
ottenere la pace dall’attuale governo
tedesco.
La guerra contro il Cattolicesimo si
svolge in sordina e con sistemi meno
brutali che contro il Giudaismo, ma
non meno sistematicamente. Non
passerà molto tempo perché nessun
cattolico possa più avere un impiego a
meno che non si sottometta senza
condizioni al nuovo corso”.
“Vieni, andiamo per il nostro
popolo”
Giovanni Paolo II
“... la resistenza spirituale di molti non è
stata quella che l’umanità era in diritto
di aspettarsi dai discepoli di Cristo”;
“la richiesta di perdono vale per quanto è
stato omesso o taciuto per debolezza o
errata valutazione, per ciò che è stato fatto
o detto in modo indeciso o poco idoneo”.
Philip Mechanicus
(1889-1944)
Etty
dal campo di Westerbork
10 luglio 1943
“Qui a Westerbork ho un buon amico.
Avrebbero dovuto deportarlo la settimana
scorsa. Quando sono andata da lui era
diritto come una candela, il viso calmo, lo
zaino pronto accanto al suo letto, non
abbiamo parlato della sua partenza, mi
ha letto diverse cose che aveva scritto e
abbiamo ancora filosofato per un po’.
Non ci siamo resi le cose difficili col nostro
dolore per l’imminente distacco, abbiamo
riso e ci siamo detti che ci saremmo rivisti.
Eravamo ambedue in grado di
sopportare il nostro destino.
Ed è proprio questa la cosa che fa
disperare, qui: la maggior parte delle
persone non è in grado di sopportare il
proprio destino e lo scarica sulle spalle
altrui. E sotto quel peso, non sotto il
proprio, si potrebbe anche soccombere.
Philip Mechanicus
Nel Deposito
Diario dal Campo di Westerbork
[dal 28 maggio 1943 al 28 febbraio 1944]
“Domenica 11 luglio [1943] ... La
settimana scorsa, il padre di una mia
amica è stato trasportato nella baracca
dell’infermeria...”.
[il padre di Etty] “... era frivola e
lunatica. Adesso è cambiata molto. E’
diventata così seria, si è come
“spiritualizzata”. Sono molto
commosso nel vedere
che, adesso, questa ragazza si dedica
totalmente al servizio dei più poveri e
dei più anziani del nostro popolo...”.
Etty e il suo Dio
Preghiera della domenica mattina
(12 luglio 1942)
Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi.
Stanotte per la prima volta ero sveglia
al buio con gli occhi che mi
bruciavano, davanti a me passavano
immagini su immagini di dolore
umano.
Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una
piccola cosa: cercherò di non
appesantire l’oggi con i pesi delle mie
preoccupazioni per il domani - ma
anche questo richiede una certa
esperienza. Ogni giorno ha già la sua
parte.
Cercherò di aiutarti affinché tu non
venga distrutto dentro di me, ma a
priori non posso promettere nulla. Una
cosa, però, diventa sempre più evidente
per me, e cioè che tu non puoi aiutare
noi, ma che siamo noi a dover aiutare
te, e in questo modo aiutiamo noi
stessi.
L’unica cosa che possiamo salvare di
questi tempi, e anche l’unica che
veramente conti, è un piccolo pezzo di
te in noi stessi, mio Dio. E forse
possiamo anche contribuire a
disseppellirti dai cuori devastati di
altri uomini.
Sì, mio Dio, sembra che tu non possa
far molto per modificare le circostanze
attuali ma anch’esse fanno parte di
questa vita.
Io non chiamo in causa la tua
responsabilità, più tardi sarai tu a
dichiarare responsabili noi. E quasi a
ogni battito del mio cuore, cresce la
mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma
tocca a noi aiutare te, difendere fino
all’ultimo la tua casa in noi.
Esistono persone che all’ultimo
momento si preoccupano di mettere in
salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai
d’argento - invece di salvare te, mio
Dio.
E altre persone, che sono ormai ridotte
a semplici ricettacoli di innumerevoli
paure e amarezze, vogliono a tutti i
costi salvare il proprio corpo.
Dicono: me non mi prenderanno.
Dimenticano che non si può essere
nelle grinfie di nessuno se si è nelle tue
braccia.
Comincio a sentirmi un po’ più
tranquilla, mio Dio, dopo questa
conversazione con te. Discorrerò con
te molto spesso, d’ora innanzi, e in
questo modo ti impedirò di
abbandonarmi.
Con me vivrai anche tempi
magri, mio Dio, tempi scarsamente
alimentati dalla mia povera fiducia; ma
credimi, io continuerò a lavorare per te
e a esserti fedele e non ti caccerò via
dal mio territorio.
La Etty degli altri
Via crucis 2007
TERZA STAZIONE
Gesù è condannato dal
Sinedrio
3 luglio 1943: «a ogni nuovo orrore o
crimine dobbiamo opporre un nuovo
frammento di verità e di bontà che
abbiamo conquistato in noi stessi.
Possiamo soffrire, ma non dobbiamo
soccombere».
J. Vleeschouwer,
Lettera del 6-7 settembre 1943
da Westerbork
“Fatevi coraggio. Ritorneremo tutti un
giorno, persone come Etty sanno
cavarsela nelle situazioni più difficili”.
Etty Hillesum

Etty Hillesum

  • 1.
    comunitàparrocchiale “S. Antoninomartire” Castelbuono Isegnalisilenziosi eimoltepliciindizi In dialogo con imendicantidell’Assoluto Anno pastorale 2011-2012
  • 2.
    IV Convegno EcclesialeNazionale «… La società in cui viviamo va compresa nei suoi dinamismi e nei suoi meccanismi, così come la cultura va compresa nei suoi modelli di pensiero e di comportamento, prestando anche attenzione al modo in cui vengono prodotti e modificati. Se ciò venisse sottovalutato o perfino ignorato, la testimonianza cristiana correrebbe il rischio
  • 3.
    I modelli dipensiero
  • 5.
    22 Ottobre: F.Nietzsche 19 Novembre: E. Severino 10 Dicembre: E. Scalfari 14 Gennaio: H. Küng 25 Febbraio: C.M. Martini 24 Marzo: E. Bianchi 21 Aprile: E. De Luca 19 Maggio: E. Hillesum
  • 7.
  • 8.
    Momenti e figure diun’esistenza interrotta
  • 9.
    EstherHillesum nasce il15 gennaio 1914 a Middelburg, in Olanda La famiglia appartiene alla borghesia intellettuale ebraica di Amsterdam. Il padre, preside di un liceo, è un grande studioso. La madre è una profuga dalla Russia per sfuggire ai pogrom.
  • 10.
    Ha due fratelli: Mischa,un promettente pianista che a sei anni suona Beethoven in pubblico. Jaap, un futuro medico che già a diciassette anni scopre un nuovo tipo di vitamina. Esther si laurea in Legge e darà lezioni private di russo.
  • 11.
    Sarà assistente ecompagna di Julius Spier fondatore della psicochirologia. Inizia a scrivere il diario, nel 1941 a 27 anni. Si recherà volontariamente nel campo di Westerbork per aiutare i malati nelle baracche dell’ospedale.
  • 12.
    Il 7 settembre1943 arriverà l’ordine di deportazione: “Abbiamo lasciato il campo cantando”. Verrà uccisa il 30 novembre successivo ad Auschwitz.
  • 13.
    Sul vagone n.12 Etty parte per Auschwitz-Birkenau. Su quel treno ci sono: 170 bambini, 602 adulti, 215 anziani. Morirà il 30 novembre 1943.
  • 15.
    «Christine [vanNooten], aproa caso la Bibbia e trovo questo: “Il Signore è il mio alto ricetto”. Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un affollato vagone merci.
  • 16.
    Papà, la mammae Mischa sono alcuni vagoni più avanti. La partenza è giunta piuttosto inaspettata, malgrado tutto. Un ordine improvviso mandato appositamente per noi dall’Aia. Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma molto forti e calmi, e così Mischa. Viaggeremo per tre giorni. Grazie per tutte le vostre buone cure.
  • 17.
    Alcuni amici rimastia Westerbork scriveranno ancora a Amsterdam, forse avrai notizie? Anche della mia ultima lunga lettera? Arrivederci da noi quattro».
  • 18.
  • 20.
  • 22.
  • 23.
  • 24.
    E. Severino: “Labellezza dei grandi memoriali non sta nella loro fedeltà all'originale, ma in una alterazione che, si, sfigura, ma insieme rende manifesta una nuova immagine, un nuovo senso del mondo e del ricordato”.
  • 26.
    “... dovrei impugnarequesta sottile penna stilografica come se fosse un martello e le mie parole dovrebbero essere come tante martellate, per raccontare il nostro destino e un pezzo di storia com’è ora e non è mai stata in passato - non in questa forma totalitaria, organizzata per grandi masse, estesa all'Europa intera. Dovrà pur sopravvivere qualcuno che lo possa fare”.
  • 28.
    un colloquio ininterrotto, ununico grande colloquio
  • 29.
  • 30.
    Westerbork Nel 1939: campoper ebrei rifugiati provenienti dalla Germania, dall’Austria e dalla Polonia. Dal 1942 al 1945: campo di concentramento e transito per ebrei. 107.000 prigionieri. 93 convogli ferroviari.
  • 31.
  • 32.
    Westerbork “Mi hai resacosì ricca, mio Dio, lasciami anche dispensare agli altri a piene mani. La mia vita è diventata un colloquio ininterrotto con te, mio Dio, un unico grande colloquio” (18 agosto 1943).
  • 35.
  • 36.
    Prima impressione, dopopochi minuti: una faccia non sensuale, non olandese, un tipo in qualche modo: familiare, non del tutto simpatico. Seconda impressione: occhi grigi intelligenti, incredibilmente intelligenti, vecchissimi, che riuscivano per un po’, ma non a lungo, a distogliere l’attenzione dalla grossa bocca.
  • 37.
    Molto impressionata dalsuo lavoro: l’analisi dei miei conflitti profondi attraverso la lettura del mio secondo volto: le mani.
  • 38.
    http://www.nuovaips a.com/immagini/libri/ mani_bambini.jpg Julius Spier, Lemani dei bambini introduzione alla psicochirologia
  • 39.
    ... E oracapisco anche le parole di S[pier]. dopo la mia prima visita da lui. “Quel che c’è qui” (e indicava la testa) “deve finire qui” (e indicava il cuore)”. Ha pure assegnato il posto giusto alle cose che già facevano parte di me, come in un puzzle ... non so come ci sia riuscito ... non per nulla si parla di lui come di una “personalità magica”.
  • 40.
    “Qualche volta hola sensazione di avere Dio dentro di me, aveva detto un paziente a S[pier], per esempio quando ascolto la MatthausPassion[Bach].
  • 41.
    E S[pier] avevarisposto all’incirca che «in quei momenti lui era in contatto diretto con le forze creative e cosmiche che operano in ogni persona»; e che «questo principio creativo era in definitiva una parte di Dio, si doveva avere solo il coraggio di dirlo».
  • 42.
    Queste parole miaccompagnano già da settimane: si deve avere anche il coraggio di dirlo. Avere il coraggio di pronunciare il nome di Dio”.
  • 43.
    “... riceve seipazienti, e passa ore intense con ciascuno di loro; li apre e ne tira via il pus, apre le sorgenti in cui Dio si nasconde a molti uomini, continua a lavorare con loro finché le acque scorrono nelle loro anime prosciugate...”.
  • 44.
    “... Ieri sera,in bagno, ho letto di un prete: “Era un intermediario tra Dio e gli uomini. Le cose ordinarie non l’avevano potuto toccare. E proprio per questo capiva così bene la pena di tutti gli esseri in divenire””.
  • 46.
  • 47.
    “Avanti, allora! E’un momento penoso, quasi insormontabile: devo affidare il mio animo represso a uno stupido foglio di carta a righe ...”. “Spero che ti potrò confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che sarai per me un gran sostegno”.
  • 48.
    EttyHillesum: "Esisterà pursempre un pezzetto di cielo da poter guardare e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera". Anna Frank:"Prova anche tu, una volta che ti senti solo o infelice o triste, a guardare fuori dalla soffitta quando il tempo è bello. Non le case o i tetti, mailcielo. Finché potrai guardare il cielo senza timori, sarai sicuro di essere puro dentro e tornerai a essere felice”.
  • 50.
  • 51.
    Fu uno stranogiorno quando arrivarono degli ebrei cattolici - o se si preferisce dei cattolici ebrei - suore e preti con la stella gialla sui loro abiti religiosi.
  • 53.
    “Ho fiducia che, dall’eternità,mi a madre vegli sulla mia famiglia e che il Signore abbia accettato l’offerta della mia vita per tutti.
  • 54.
    Penso in continuazione alla reginaEster, che venne presa dal seno del suo popolo, per insorgere di fronte al re a favore di questo popolo.
  • 55.
    Io sono unapiccola Ester, molto povera e molto debole, ma il re che mi ha scelto è onnipotente e infinitamente misericordioso.
  • 56.
  • 57.
    30 gennaio 1933: 12 aprile Hitler cancelliere1933: Edith Stein scrive a Pio
  • 58.
    30 gennaio 1933: 12 aprile Hitler cancelliere1933: Edith Stein scrive a Pio Il 20 luglio 1933 a Roma Pacelli e von Papen firmano il concordato.
  • 59.
    “Noi tutti, cheguardiamo all’attuale situazione tedesca come figli fedeli della Chiesa, temiamo il peggio per l’immagine mondiale della Chiesa stessa, se il silenzio si prolunga ulteriormente. Siamo anche convinti che questo silenzio non può alla lunga ottenere la pace dall’attuale governo tedesco.
  • 60.
    La guerra controil Cattolicesimo si svolge in sordina e con sistemi meno brutali che contro il Giudaismo, ma non meno sistematicamente. Non passerà molto tempo perché nessun cattolico possa più avere un impiego a meno che non si sottometta senza condizioni al nuovo corso”.
  • 61.
    “Vieni, andiamo peril nostro popolo”
  • 62.
    Giovanni Paolo II “...la resistenza spirituale di molti non è stata quella che l’umanità era in diritto di aspettarsi dai discepoli di Cristo”; “la richiesta di perdono vale per quanto è stato omesso o taciuto per debolezza o errata valutazione, per ciò che è stato fatto o detto in modo indeciso o poco idoneo”.
  • 64.
  • 65.
    Etty dal campo diWesterbork 10 luglio 1943
  • 66.
    “Qui a Westerborkho un buon amico. Avrebbero dovuto deportarlo la settimana scorsa. Quando sono andata da lui era diritto come una candela, il viso calmo, lo zaino pronto accanto al suo letto, non abbiamo parlato della sua partenza, mi ha letto diverse cose che aveva scritto e abbiamo ancora filosofato per un po’.
  • 67.
    Non ci siamoresi le cose difficili col nostro dolore per l’imminente distacco, abbiamo riso e ci siamo detti che ci saremmo rivisti. Eravamo ambedue in grado di sopportare il nostro destino.
  • 68.
    Ed è proprioquesta la cosa che fa disperare, qui: la maggior parte delle persone non è in grado di sopportare il proprio destino e lo scarica sulle spalle altrui. E sotto quel peso, non sotto il proprio, si potrebbe anche soccombere.
  • 69.
    Philip Mechanicus Nel Deposito Diariodal Campo di Westerbork [dal 28 maggio 1943 al 28 febbraio 1944]
  • 70.
    “Domenica 11 luglio[1943] ... La settimana scorsa, il padre di una mia amica è stato trasportato nella baracca dell’infermeria...”.
  • 71.
    [il padre diEtty] “... era frivola e lunatica. Adesso è cambiata molto. E’ diventata così seria, si è come “spiritualizzata”. Sono molto commosso nel vedere che, adesso, questa ragazza si dedica totalmente al servizio dei più poveri e dei più anziani del nostro popolo...”.
  • 72.
    Etty e ilsuo Dio Preghiera della domenica mattina (12 luglio 1942)
  • 73.
    Mio Dio, sonotempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano.
  • 74.
    Ti prometto unacosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani - ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha già la sua parte.
  • 75.
    Cercherò di aiutartiaffinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi.
  • 76.
    L’unica cosa chepossiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini.
  • 77.
    Sì, mio Dio,sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita.
  • 78.
    Io non chiamoin causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.
  • 79.
    Esistono persone cheall’ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d’argento - invece di salvare te, mio Dio.
  • 80.
    E altre persone,che sono ormai ridotte a semplici ricettacoli di innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. Dicono: me non mi prenderanno. Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessuno se si è nelle tue braccia.
  • 81.
    Comincio a sentirmiun po’ più tranquilla, mio Dio, dopo questa conversazione con te. Discorrerò con te molto spesso, d’ora innanzi, e in questo modo ti impedirò di abbandonarmi.
  • 82.
    Con me vivraianche tempi magri, mio Dio, tempi scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; ma credimi, io continuerò a lavorare per te e a esserti fedele e non ti caccerò via dal mio territorio.
  • 83.
  • 84.
    Via crucis 2007 TERZASTAZIONE
Gesù è condannato dal Sinedrio
  • 85.
    3 luglio 1943:«a ogni nuovo orrore o crimine dobbiamo opporre un nuovo frammento di verità e di bontà che abbiamo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire, ma non dobbiamo soccombere».
  • 86.
    J. Vleeschouwer, Lettera del6-7 settembre 1943 da Westerbork “Fatevi coraggio. Ritorneremo tutti un giorno, persone come Etty sanno cavarsela nelle situazioni più difficili”.