Di Matteo Eolini 5G
IMMANUEL KANT
(Königsberg, 22 aprile
1724 – Königsberg, 12
febbraio 1804)
IMMANUEL KANT
Fine del ‘700: il pensiero di Kant nasce a cavallo
tra illuminismo e romanticismo.
Obiettivi di Kant:
1. Dare un fondamento filosofico alla scienza
(contrapposto a Hume, che aveva demolito la
scienza eliminando la causalità)
Fiducia nella scienza come dato di fatto, non
viene messa in discussione
2. Chiedersi se la metafisica è possibile come
scienza (=come sapere rigoroso)
3. Porre attenzione alla filosofia di Hume
CARATTERISTICHE DI KANT
1. Entusiasmo per la filosofia di Hume (in
contrasto però per l’idea di scienza).
Kant dice che Hume lo ha “risvegliato
dal sonno dogmatico”.
Il dogma su cui riflette Hume fino ad
arrivare a demolirlo non è di certo un
dogma di fede, ma è credere che le
cose che percepiamo siano veramente
così come le percepiamo, Hume arriva
a diffidare della nostra stessa
esperienza, arrivando ad una
conclusione scettica. (scetticismo=
convinzione secondo cui per l’uomo
nessuna conoscenza assoluta è
possibile)
2. Entusiasmo per la scienza, per i
progressi, per i miglioramenti che la
scienza provoca nella vita dell’uomo.
Assoluta fiducia nella scienza come
dato di fatto (non viene messa in
discussione).
3. Fede personale in un Dio. Formazione
protestante pietista, intimista: quel
lato del protestantesimo in cui si
ricerca un dialogo intimo con Dio, non
istituzionalizzato.
Il pensiero di Kant diventa critico: ci
invita a riflettere sulle potenzialità e
sui limiti dell’attività conoscitiva
(come avevano già fatto i suoi
predecessori, soprattutto gli
empiristi).
AMBITI DI RIFLESSIONE
• Scienza. La scienza è un dato che, dopo la filosofia
di Hume, ha bisogno di un fondamento filosofico,
epistemologico.
La scienza poggia sulla causalità, ma se questa
causalità è un’invenzione, la conoscenza scientifica
poggia sul nulla?
La scienza come dato ha bisogno di un fondamento
filosofico su cui poggiare.
• Metafisica e teologia.
La metafisica offre tante soluzioni spesso
contraddittorie le une con le altre.
La metafisica ha quindi senso come scienza intesa
come sapere esatto?
CRITICISMO
CRITICISMO= atteggiamento critico di Kant nei confronti di ogni ambito del sapere
Analisi del termine criticare= giudicare, distinguere, valutare, soppesare
Giudicare equivale a conoscere.
La ragione deve analizzare di sé stessa:
•Possibilità (condizioni che ne permettono l’esistenza)
•Validità: la ragione per avere una validità deve muoversi entro l’ambito
dell’esperienza
•Limiti: sono i confini di validità: il limite della ragione è l’esperienza (simile agli
empiristi)
KANT E
EMPIRISMO
Il kantismo si distingue
dall’empirismo non solo perché
rifiuta lo scetticismo ma anche
perché spinge più a fondo l’analisi
critica.
L’analisi critica, quindi, diventa il
metodo che investe tutti gli ambiti
del sapere e più che soffermarsi sui
vari ambiti del sapere si concentra
sul soggetto che dà un giudizio
morale, propone una verità
metafisica.
L’atteggiamento critico è un
atteggiamento di attenzione
all’attività del soggetto che conosce e
non all’oggetto conosciuto.
Kant vuole approdare a fornire una
validità universale e necessaria alla
KANT E
L’ILLUMINIS
MO
Mentre l’illuminismo aveva discusso sui vari
dogmi delle varie scienze, quindi sui vari
ambiti del sapere considerati fino a quel
momento in maniera dogmatica (esempio:
con l’enciclopedia si mettevano in discussione
tutti gli ambiti del sapere in chiave critica),
Kant è più radicale: mette in discussione la
ragione stessa, l’attività conoscitiva stessa. La
ragione stessa si attribuisce possibilità e limiti.
Nonostante ciò Kant è pur sempre figlio
dell’illuminismo in quanto ritiene che i confini
della ragione sono tracciati soltanto dalla
ragione che è completamente autonoma nei
suoi procedimenti.
I confini della ragione li detta la ragione stessa
e la ragione ci fa dire che per avere una
conoscenza certa dobbiamo muoverci negli
ambiti dell’esperienza.
IL SUPERAMENTO
DELLO SCETTICISMO
HUMIANO
La gnoseologia criticista di Kant in realtà è
un’epistemologia (=riflessione critica sui principi primi)
della scienza galileiano-newtoniana e un tentativo di
dare valore conoscitivo alla scienza galileiana per
superare lo scetticismo di Hume.
Hume riteneva infatti che l’esperienza da un momento
all’altro potesse smentire le verità fondamentali della
scienza (Hume demolisce la scienza).
Kant ritiene invece che l’esperienza non abbia la
possibilità di smentire le verità fondamentali della
scienza, poiché condizionata dalle categorie
dell’intelletto e dell’io penso.
In questo modo le leggi della natura scoperte dalla
scienza risultano giustificate e valide: l’esperienza non
potrà mai smentirle, poiché l’ordine oggettivo della
natura coincide con le condizioni formali del soggetto
conoscente: il soggetto conosce e coglie la realtà nel
modo in cui può percepirla.
LA CRITICA
DELLA
RAGION
PURA
Oggetto di studio: scienza e
metafisica
Rigorosa critica dell’attività
conoscitiva, opera illuminista in cui è
la ragione che viene critica
Kant ammette che la causalità è
soggettiva, ma secondo lui la scienza
funziona, rivela delle costanti che si
dimostrano tali.
SCIENZA= insieme delle proposizioni
che descrivono le costanti
nell’ambito dei fenomeni naturali
Da un lato Kant si chiede come è
possibile la scienza?
Per la metafisica, invece, Kant si
chiede: è possibile la metafisica
come scienza intesa come sapere
assoluto e necessario? In generale, è
possibile la metafisica? Ha senso
argomentare di trascendenza?
Se non è possibile come scienza, che
ruolo ha la metafisica nell’ambito del
sapere?
La scienza per Hume (fatta di leggi a priori che ci descrivono il
funzionamento della realtà materiale prima che le cose accadano)
non ha alcuna giustificazione filosofica/epistemologica.
[epistemologia=riflessione critica sui principi primi della scienza].
La scienza poggia su soggettività.
LA CRITICA DELLA RAGION PURA: I
GIUDIZI
Per Kant conoscere
significa giudicare.
Il giudizio è una
proposizione che
esprime uno stato di
cose.
I giudizi sono di due
tipi:
1. analitici: sono
tautologie,
definizioni: sono
quei giudizi nei
quali il predicato
è già contenuto
nel soggetto.
2. sintetici: sono
quelli che
accrescono la mia
conoscenza
I giudizi sintetici si dividono in:
• giudizi sintetici a posteriori: sono tutte le proposizioni date
dall’esperienza, giudizi formulati dopo aver fatto esperienza
Secondo Hume tutti i giudizi della scienza sono a posteriori
Secondo Kant invece tutta la scienza è costituita da giudizi sintetici a
priori
• giudizi sintetici a priori: giudizi che accrescono la mia conoscenza ma
vengono formulati prima che l’evento accada. Costituiscono il materiale di
cui è fatta la scienza.
I giudizi sintetici a priori rappresentano la spina dorsale della scienza.
Lo scienziato Humiano sarebbe costretto a ripetere ogni volta l’esperienza
Lo scienziato Kantiano è certo a priori della verità della causalità. Lo
scienziato Kantiano non ha bisogno di confermare ogni volta la validità della
causalità, eccetto che la causalità esista.
La causalità per Kant è una categoria, è a priori, è un modo di unificare
l’esperienza, accomuna tutti gli uomini, è soggettiva in senso Kantiano (=è
MATERIA E FORMA
Kant elabora una nuova teoria della conoscenza, intesa come
sintesi di materia e forma, ossia di un elemento a posteriori e di
un elemento a priori:
•per “materia” si intendono quelle impressioni che derivano
dall’esperienza sensibile che varia da persona a persona
(elemento empirico a posteriori)
•per “forma” della conoscenza si intende la modalità in cui il
soggetto conoscente percepisce le impressioni e, secondo
Kant, questa modalità è fissa, uguale per tutti i soggetti
conoscenti= l’insieme delle modalità fisse attraverso cui la
mente umana ordina, secondo determinate modalità, tali
impressioni (elemento razionale a priori)
Kant ritiene che a mente elabori attivamente i dati empirici
attraverso forme che sono innate e comuni a tutti i soggetti
pensanti. Come tali, queste forme sono a priori rispetto
all’esperienza e hanno validità universale e necessaria, in
quanto tutti le applicano allo stesso modo.
(Il giudizio sintetico a priori deriva dall’applicazione delle forme
DA DOVE
DERIVANO I
GIUDIZI SINTETICI
A PRIORI?
Kant è sintesi perfetta tra empirismo e razionalismo. Non ritiene che la conoscenza
alla nascita sia una tabula rasa ma l’attività conoscitiva alla nascita è già
strutturata.
L’uomo nasce con delle strutture conoscitive prive di contenuti, ma già ordinate e
determinate, le quali si riempiono di contenuti tratti dall’esperienza sensibile.
L’aspetto formale sono le strutture conoscitive
La materia su cui queste strutture conoscitive vanno a operare rappresenta i
contenuti
L’esperienza che io faccio (varia da persona a persona) è comunque simile a
quella di un’altra persona perché ci sono delle strutture conoscitive che
accomunano i soggetti conoscenti.
«La nostra conoscenza è un insieme delle
nostre facoltà conoscitive che si applicano
all’esperienza»
RIVOLUZIONE
COPERNICANA
Kant utilizza il concetto di rivoluzione
copernicana per designare il cambiamento
della prospettiva filosofica da lui stesso
operata.
La rivoluzione consiste nel cambiare punto di
vista e andare a studiare, non gli oggetti del
mondo esterno, ma il funzionamento della
propria mente ( intesa non come mente
soggettiva, ma di tutti gli esseri umani, quindi
un soggettivo universale).
Così come Copernico poneva il sole, non la
terra, al centro dell'universo, Kant intendeva
ora porre il soggetto umano al centro del
processo cognitivo. Prima della rivoluzione era
l'uomo (soggetto) che doveva adattarsi alla
natura (oggetto), ora, con il ribaltamento dei
ruoli, la natura dovrà adattarsi all'uomo.
DIFFERENZA TRA
FENOMENO E NOUMENO
• FENOMENO= è la realtà che ci appare tramite le forme a priori che sono proprie
della nostra struttura conoscitiva. Non è un’apparenza illusoria, ma è reale
soltanto nel rapporto con il soggetto conoscente. Il fenomeno possiede una
peculiare oggettività (universalità e necessità) che consiste nel fatto di valere allo
stesso modo per tutti gli intelletti strutturati come il nostro. Tutti lo percepiamo
allo stesso modo.
=il modo di manifestarsi degli oggetti e il modo di essere percepiti attraverso le
strutture conoscitive universali
= modo in cui percepiamo la realtà sensibile attraverso le categorie
• NOUMENO= (cosa in sé) = è la realtà considerata indipendentemente dal soggetto
conoscente e dalle sue forme a priori medianti quali le percepiamo.
IL NOUMENO
Noumeno= cosa in sé= è solo pensabile, non possiamo farne
esperienza con i sensi
Il noumeno si può distinguere in due significati:
1. significato positivo (=definire ciò che è): il noumeno è qualcosa
di non conoscibile a cui allude la stessa definizione di
fenomeno e che un ipotetico divino onnisciente dotato di
un’intuizione intellettuale potrebbe conoscere. L’uomo può
solamente intuirlo
2. significato negativo (=definire ciò che non è): il noumeno è il
concetto di una cosa in sé che l’uomo non può conoscere, è
un’intuizione extra sensibile ma è un’incognita che non potrà
mai essere oggetto di conoscenza: per ciò che non è il
noumeno non sarà mai il contenuto di conoscenza.
LE
FACOLTÀ
DELLA
CONOSCEN
ZA
(ATTIVITÀ
CONOSCITI
VE)
• sensibilità = è la facoltà con cui gli oggetti
ci sono dati intuitivamente attraverso i sensi
e tramite le forme a priori di spazio e tempo
• intelletto = è la facoltà attraverso cui
pensiamo i dati sensibili tramite i concetti
puri o le categorie
• ragione = è la facoltà attraverso cui,
procedendo oltre l’esperienza, cerchiamo di
spiegare globalmente la realtà mediante le
idee di anima, mondo e Dio.
CONCETTO DI
TRASCENDENTAL
E
Con il termine TRASCENDENTALE Kant
indica qualcosa che pre-esiste
all’esperienza ma si manifesta solo
nell’esperienza
(es. i 5 organi di senso sono tutti
trascendentali: la vista e l’udito sono
attività trascendentali perchè pur pre-
esistendo, se non c’è nulla da vedere
o da sentire, nulla si vede e nulla si
sente)
Kant connette il concetto di
trascendentale con quello di forma a
priori che esprime una condizione
gnoseologica che rende possibile la
conoscenza della realtà fenomenica.
Il significato principale di
trascendentale è quello che lo
identifica non con gli elementi a priori
in quanto tali, ma con lo studio
filosofico dei fenomeni.
DIVISIONE
CRITICA
RAGION PURA
1. la dottrina degli elementi = si propone di
scoprire, isolandoli, gli elementi formali della
conoscenza che Kant chiama “puri” o “a priori”
2. la dottrina del metodo= consiste nel
determinare l’uso possibile degli elementi a
priori della conoscenza, cioè il metodo della
conoscenza medesima. La dottrina degli
elementi si divide a sua volta in:
• estetica trascendentale= studia la sensibilità e le sue
forme a priori dello spazio e del tempo, mostrando
come su di essi si fondi la matematica
• logica trascendentale= si divide a sua volta in analitica
trascendentale (studia l’intelletto e le sue forme a
priori mostrando come su di essi si formi la fisica) e
dialettica trascendentale (studia la ragione e le sue tre
idee di anima, mondo e Dio, mostrando come su di
esse si mostri la metafisica).
DIFFERENZA TRA
TRASCENDENTALE E A PRIORI
“Chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupi in generale non tanto
degli oggetti, quanto del nostro modo di conoscere gli oggetti nella misura in
cui questo deve essere possibile a priori”
Si dice trascendentale lo studio del modo di conoscere gli oggetti che ci
circondano, le forme che ho a priori.
Il modo di conoscere gli oggetti è dato a priori. Mentre è trascendentale lo
studio, sono a priori le forme.
• a priori= qualcosa che c’è prima dell’esperienza sensibile, ma non si
manifesta
• trascendentale= studia il modo di funzionare dell’attività conoscitiva = è
l’unico funzionamento possibile che porta alla conoscenza = qualcosa che
avviene prima dell’esperienza sensibile ma che si applica solo con
L’ESTETICA
TRASCENDE
NTALE
Quella parte della Critica della Ragion pura che si occupa
della sensibilità e dell’intuizione sensibile.
Si occupa delle forme a priori della sensibilità (=si
generano automaticamente)
La sensibilità si articola attraverso le due categorie di
spazio e di tempo: categorie universali, sono modi di
funzionare della sensibilità
Spazio e tempo sono forme a priori della sensibilità:
qualunque oggetto percepito con i sensi viene percepito
sempre e comunque in uno spazio e in un tempo
determinato
Spazio e tempo non esistono al di fuori del soggetto che
fa esperienza (non sono cose in sé)
Spazio e tempo sono chiamati anche intuizioni sensibili
poiché sono immediati, si colgono immediatamente,
prima che scatti il ragionamento
Non si può avere nessuna esperienza sensibile se non c’è
un atto intuitivo.
Intuizione= coglimento senza ragionamento, immediato,
in cui la mente è tendenzialmente passiva
L’ESTETICA
TRASCENDENTALE
Kant vede la dimensione dello spazio come
tutto ciò che ci circonda, ciò che è esterno
all’uomo.
Il tempo è una dimensione interna a noi,
consiste nel cambiamento di un soggetto
in relazione alle esperienze sensibili che
avvengono in uno spazio.
Il tempo è un’esperienza di interiorità.
Kant arriva a dire che anche lo spazio può
essere considerato interno, in quanto è
comunque una esperienza di esteriorità.
LOGICA TRASCENDENTALE
La seconda parte della dottrina degli elementi è la logica trascendentale,
che si occupa del modo di funzionare dell’intelletto: ha come specifico
oggetto di indagine le conoscenze a priori che sono proprie dell’intelletto
Kant analizza l’intelletto e le sue categorie: riesce a dare un fondamento
universale alle cose, l’universalità non è legata agli oggetti ma al modo di
conoscere gli oggetti stessi.
Nella critica della ragion pura il termine ragione è usato in senso lato,
ragione intesa come attività conoscitiva in generale. Qui invece è usata in
senso stretto per contrapporla all’intelletto, ragione intesa come attività
sintetica.
Spazio e tempo sono i grandi contenitori all’interno dei quali noi
andiamo a fare delle esperienze conoscitive.
Queste esperienze sono fatte attraverso le forme a priori, che sono le
categorie.
LA CATEGORIE
Kant si propose di dimostrare che il nostro intelletto gioca
un ruolo fortemente attivo nel metodo conoscitivo; Alcuni
aspetti dell’attività conoscitiva sono universali, le
conclusioni a cui si arriva sono necessarie.
Le strutture conoscitive del soggetto che conosce sono
uguali per tutti, sono le categorie= fanno percepire la realtà
esterna in un certo modo. In questo modo io vado a
conoscere non l’oggetto in sé ma il modo di manifestarsi
dell’oggetto tramite le mie strutture conoscitive.
Kant va a fondare l’universalità della scienza, considerando
la scienza come un modo soggettivo ma universale e quindi
necessario di organizzare le relazioni tra i fenomeni.
Secondo Kant l’universalità viene dal fatto che non esistono
nessi effettivi tra le cose, ma collegamenti stabiliti dalla
propria attività conoscitiva, dal soggetto conoscente (ogni
soggetto conoscente funziona allo stesso modo).
Noi non conosciamo la cosa in sé ma la manifestazione
delle cose percepite in quel modo attraverso le mie
strutture conoscitive.
L’IO PENSO
=l’identica struttura mentale che accomuna gli uomini
Purché ci sia esperienza c’è bisogno di un soggetto che fa esperienza, Kant lo
chiama “io penso” o “a percezione trascendentale”.
Purché ci sia esperienza le categorie funzionano ma c’è un soggetto unificante e
unificatore delle categorie stesse, che fa esperienza dell’attività trascendentale.
L’io penso si limita ad ordinare l’attività delle categorie.
Il soggetto unificatore delle categorie è la percezione di me che faccio esperienza
trascendentale, ma una delle illusioni metafisiche sembra quasi inevitabile: ‘idea di
anima: è importante accorgersi che è illusoria.
Kant non ritiene che l’io sia sostanza ed esista indipendentemente dalla sua attività
conoscitiva.
Kant ritiene che l’io esiste solo nel momento in cui è in azione. L’esperienza che noi
facciamo dell’io, la facciamo solo nel momento in cui l’io è in azione e conosce io.
Ciò che noi sperimentiamo è il carattere formale dell’io, nel momento in cui lo
vediamo in azione
Kant non arriva a “sostanzializzare” l’io, tanto che Kant insiste sul carattere formale
(=privo di contenuti, che arriveranno dall’applicazione delle categorie
all’esperienza), finito, trascendentale dell’io penso
LA
DIALETTICA
TRASCENDE
NTALE
L’attività conoscitiva usata in questo ambito è chiamata
da Kant ragione =attività sintetica unita all’esigenza di
approdare all’assoluto, ad una sintesi conclusiva
Dialettica= ambito in cui si studiano le varie ipotesi
metafisiche (senza mai arrivare ad una risposta
definitiva)
Kant si chiede se la metafisica possa anch’essa
costituirsi come scienza
Per Kant il problema non è se è possibile la scienza (Kant
ha superato lo scetticismo humiano, la scienza è
possibile: è un dato di fatto), ma come è possibile la
scienza (intesa come sapere universale, necessario e
capace di predizioni, ambito nel quale l’universale è
possibile)
Con l’espressione “dialettica trascendentale” Kant
intende l’analisi e lo smascheramento di quei
ragionamenti poco concreti della metafisica.
LA METAFISICA
(OLTRE LE COSE
SENSIBILI)
L’uomo non riesce a fare a meno di farsi delle
domande che trascendono le sue attività
cognitive
Kant racchiude i problemi della metafisica in tre
grosse categorie:
1. se io esisto come sostanza, dopo la morte
2. se il mondo ha avuto una causa prima o no
3. se Dio esiste
L’esigenza di voler procedere oltre i dati
sensibili, la tendenza verso l’assoluto è un
nostro modo di funzionare, è un’esigenza di
concludere l’attività conoscitiva delle categorie.
IDEE TRASCENDENTALI
• L’anima è l’insieme dei fenomeni del senso interno, di tutto ciò che io
riferisco a me stesso come io. Sappiamo che l’io è solo un’attività, quindi
l’idea di anima nasce da un paralogisma (=ragionamento errato):
sostanzializzare un’attività è sbagliato.
• Il mondo esterno è la totalità assoluta dei fenomeni esterni
• Dio è visto come totalità di tutte le totalità e fondamento di ciò che esiste: è
unificatore dei dati interni ed esterni
Idea di Dio: esigenza di assoluto, spiegazione unitaria del tutto
L’onestà intellettuale kantiana fino a questo momento, ci porta ad affermare
che l’esistenza dell’anima immortale, una spiegazione unitaria del tutto e
l’esistenza di Dio inteso come assoluto da cui tutto dipende, sono esigenza,
non sono realtà.
Le verità come dogma sono contestate da Kant.
LE ANTINOMIE
Per quanto riguarda l’esigenza di una spiegazione
unitaria dei fenomeni, Kant dice che qualunque sia la
mia convinzione (affermazione) c’è immediatamente
un’affermazione uguale e contraria che la
contraddice senza che ci sia però contraddizione
logica: io cado inevitabilmente nelle antinomie (=veri
e propri conflitti della ragione con se stessa)
Esempio:
tesi: il mondo ha un suo inizio nel tempo e ha dei
limiti,
antitesi: il mondo non ha inizio del tempo e non ha
limiti
Entrambe le affermazioni sono plausibili, stabilire
quale delle due sia vera è impossibile.
LA FUNZIONE REGOLATIVA DELLE
IDEE
Secondo Kant le idee servono per renderci consapevoli dei nostri limiti e
desiderosi di valicarli
(Ad esempio il bisogno di una spiegazione unitaria del mondo)
Se noi pretendiamo di sostanzializzare le tre idee, commettiamo degli errori
logici, se le utilizziamo come spinta verso una conoscenza sempre maggiore,
allora hanno un senso.
Ogni idea è una regola che spinge la ragione a dare al suo campo d’indagine
legittimo, che è l’esperienza, non solo la massima estensione fino ad arrivare
alla trascendenza (la riflessione diventa sempre più “immateriale”, l’ambito non è
più esperienziale), ma anche la massima unità sistematica .
L’idea non è intesa in senso platonico (idea=entità trascendente che esiste
nell’iperuranio), cartesiano o lockiano (idee= contenuti della mente).
Le idee sono degli ambiti di riflessione metafisica, esigenze di approdare alla
conoscenza, verso l’assoluto.
Ogni idea stabilisce l’ambito in cui la ragione deve lavorare fino al massimo
dell’estensione che va a trascendere la realtà sensibile, ma anche il massimo
rigore logico.
LA FUNZIONE REGOLATIVA
DELLE IDEE
Ciascuna idea diventa un ambito di riflessione nel
quale la ragione può spaziare tra la conoscenza
sensibile e la trascendenza, con un rigore logico.
Le idee sono 3:
1. idea cosmologica: spinge a passare
incessantemente da un fenomeno naturale all’altro
dall’effetto alla causa e alla causa di questa causa e
così via all’infinito
2. idea psicologica: spinge a cercare i legami tra tutti i
fenomeni del senso interno e a rintracciare in essi
una sempre maggiore unità proprio come se
fossero manifestazioni di un’unica sostanza
semplice
3. idea teologica: addita all’intera esperienza un ideale
di perfetta organizzazione sistematica, che essa
non raggiungerà mai, ma che perseguirà sempre,
come se tutto dipendesse da un unico creatore
CRITICA
DELLA
RAGION
PRATICA
Mentre nella critica della ragion pura l’uomo
critica la ragione quando vuole essere pura
(=staccata dalla realtà sensibile), la critica
della ragion pratica consiste nel criticare la
ragione quando non vuole essere pura.
La ragion pratica si occupa dell’azione e dei
principi che guidano le nostre azioni.
Obbiettivamente non tutte le azioni sono
morali.
Kant divide l’agire umano in:
1. massime= principi soggettivi che ispirano
il mio comportamento
2. imperativi= principi oggettivi che ispirano
il mio comportamento
CRITICA DELLA RAGION PRATICA
Gli imperativi possono essere:
1. imperativi ipotetici= ordina il dovere in modo condizionato,
prescrivono dei mezzi in vista di determinati fini
2. imperativo categorico= ordina il dovere in modo
incondizionato (tu devi). Il senso del dovere ci induce a
compiere un’azione solo per amore del bene, l’azione
dettata dall’imperativo categorico è un’azione che ha le
caratteristiche dell’assolutezza, universalità, necessità.
L’unico criterio per stabilire che l’azione sia morale è che sia
ispirata dal bene e rivolta al bene.
Per Kant non è giusto dare all’azione morale dei contenuti
L’imperativo categorico ci impone un’assoluta ubbidienza, poi il
fatto se si riesca ad ubbidire o meno dipende da vari fattori: se
non ubbidiamo alla legge morale stiamo male, ma se ubbidiamo
siamo felici?
MORALE KANTIANA
La critica che si fa alla morale kantiana è che essa è segnata dalla
frattura tra essere e dover essere, perché Kant ritiene che l’essere
umano non possa realizzare a pieno il bene in questa vita perché ha
dei limiti (i limiti consistono nell’appartenere ad una realtà
fenomenica, al mondo della sensibilità, es. esigenze fisiche)
La moralità piena non può essere mai realizzata a pieno in questa vita
finita fisica
Questo sconfigge il fanatismo: la consapevolezza dei miei limiti mi
impedisce di essere convinto di aver realizzato il bene e l’assoluto a
svantaggio di persone che la pensano diversamente da me
Consapevolezza di base di essere creature limitate
Santità etica= perfetta adeguazione alla legge morale
Ma chi può dire di essere perfettamente adeguato alla legge morale?
Nessuno
Per questo motivo non si può mai essere sicuri di essere nel giusto
Per Kant moralità= incondizionatezza= libertà= universalità e
necessità
L’incondizionatezza è intesa come libertà dal fenomeno, dall’esigenza
sensibile: per Kant, quando compiamo un gesto morale, siamo tutti
d’accordo, è universale
L’azione morale è libera dal fenomeno e finalizzata al bene
Kant è convinto che tutti noi siamo consapevoli di quale sia il bene,
ma poi non riusciamo a raggiungerlo, farlo
LE DUE
FORMULAZI
ONI DELLA
LEGGE
MORALE
L’azione morale non ha un contenuto. La legge morale è
una categoria priva di contenuti, il cui contenuto varia da
circostanza a circostanza
1. il test dell’universalità: agisci in modo che la massima
della tua volontà possa sempre valere nello stesso
tempo come principio di una legislazione universale
2. agisci in modo da trattare l’umanità e anche te stesso
sempre anche come fine, mai semplicemente come
mezzo= rispetta la dignità umana che è in te e negli
altri
L’imperativo categorico si identifica con la ragione stessa:
la forma dell’imperativo categorico è la ragione stessa nel
senso che, qualunque sia il contenuto che diamo alla
massima che ispira l’azione, questo non può mai essere in
conflitto con la razionalità.
Razionalità in ambito morale= valori dell’illuminismo:
rispetto dell’altro, universalità dell’azione
FORMALITÀ E VOLONTÀ
la legge morale non ci dice che cosa dobbiamo fare, ma come dobbiamo farlo
L’unica cosa che rende morale un’azione è l’ubbidienza alla razionalità e la retta
intenzione (intenzione di bene)
La legge morale consiste in una legge formale universale (nel senso che è la forma ad
essere universale, la buona intenzione, l’intenzione di bene sono universali)
L’intenzione di bene regge la moralità
La volontà buona è l’intenzione rivolta al bene di bene, la buona intenzione, il
desiderio di fare il bene anche se costa sacrificio
La volontà santa è il perfetto adeguamento dell’intenzione alla legge morale senza
sforzo (non ci appartiene)
Fanatismo morale= sentirsi completamente adeguati alla legge morale e considerare
chi non è sbagliato ed essere obbiettivo di contestazione
I POSTULATI DELLA
RAGION PRATICA
Per Kant la libertà, l’esistenza di Dio,
l’immortalità dell’anima sono tre postulati,
non dimostrabili ma su cui si poggia una
ragionevole speranza
Essi sono dei postulati basati sulla speranza.
Non si potrà mai ottenere un’assoluta
certezza, ma una ragionevole speranza che va
ad addolcire la mia esistenza
La legge morale stessa è un postulato, perché
Kant inizia a parlare della legge morale come
un dato.
Dal momento che per Kant è un presupposto
indiscutibile che ci sia questa categoria
morale, perché sia possibile la realizzazione
della moralità è necessario postulare 3
concetti:
I POSTULATI DELLA RAGION
PRATICA
Dunque i postulati della ragion pratica sono tre:
1. quello della libertà è condizione prima della legge morale che deriva dalla
supposizione che l’uomo sia necessariamente indipendente dal mondo
sensibile e che possa determinare la propria volontà secondo la legge di
un mondo intellegibile;
2. quello dell’immortalità dell’anima che deriva dalla necessità di un tipo che
duri fino all’adempimento completo della legge morale;
3. quello dell’esistenza di Dio che è condizione della realizzabilità del
Sommo Bene (oggetto della legge morale); questo postulato deriva dalla
necessità di presupporre un mondo intellegibile in cui esiste il Sommo
Bene.
LA CRITICA DEL
GIUDIZIO
Si occupa di un particolare sentire, il giudizio estetico
(inteso come giudizio sul bello).
Per Kant il bello non è soggettivo, non è giudizio di gusto,
non è piacevolezza.
Quando io dico che qualcosa è bello, in questo giudizio,
sto esprimendo il senso di armonia che quel qualcosa mi
trasmette.
Il bello è un giudizio oggettivo, è armonia di forme
Il giudizio estetico è disinteressato, non può avere
secondi fini, è universale e necessario
Quando giudico qualcosa come bello, assumo in questo
giudizio l’universalità della mia affermazione: qualunque
persona si trovi a giudicare sarà d’accordo con me
Nessuno posto di fronte a quel qualcosa potrà dire che è
brutto. Potrà dire “non mi piace” perché gli piace la
disarmonia, ma non potrà dire “è brutto”
Il bello non è ciò che piace ma ciò che piace nel giudizio
estetico (o di gusto)
LE QUATTRO
DEFINIZIONI
DI BELLEZZA
Quattro definizioni di bellezza:
1. Il disinteresse: Secondo la qualità, il bello è l’oggetto di
piacere di senza interesse= i giudizi estetici si basano
solo sull’immagine o sulla rappresentazione, non
dell’esistenza o del possesso degli oggetti
2. L’universalità: Secondo la quantità, il bello piace
universalmente senza concetto= il sentimento di piacere
provocato dal bello è universale
Il giudizio estetico si presenta come qualcosa su cui tutti
devono essere necessariamente d’accordo
3. Finalità senza scopo: La bellezza è percepita come
“finalità senza scopo”. La bellezza è armonia di forme e
allude alla trascendenza. Il bello non ha una finalità
immediata, ma allude, fa da ponte verso la trascendenza.
Lo scopo del bello non è uno scopo immediato che io
posso ravvisare.
Il bello non ha un’utilità ma il fine è più alto, è
un’allusione alla trascendenza
LE QUATTRO
DEFINIZIONI DI
BELLEZZA
4. Sublime: giudizio espresso di fronte a
qualcosa di grande, che invece ci
sovrasta= percezione di una disarmonia
tra il mio sentire e l’oggetto di cui sto
facendo esperienza
Giudizio estetico= cogliamo
immediatamente e intuitivamente la
finalità della natura (finalità soggettiva o
formale)
Giudizio teleologico= ipotizzare che
l’energia, la forza, la bellezza, che
percepiamo nella natura intorno a noi
alluda ad un fine trascendente= pensare
concettualmente la finalità della natura
(finalità oggettiva o reale)
IL
DUALISMO
TRA
MONDO
DELLA
NECESSITÀ
E MONDO
DELLA
FINALITÀ
La Critica del giudizio di Kant si basa sul
dualismo lasciato in sospeso dalle due
precedenti critiche:
•dalla Critica della ragion pura emergeva il
senso meccanicistico della realtà,
capeggiava il mondo fenomenico e
deterministico “conosciuto” dalla scienza
•dalla Critica della ragion pratica emergeva
una visione della realtà in senso noumenico
e finalistico
LA RIVOLUZIONE
COPERNICANA
ESTETICA
Il bello non è una
proprietà/qualità oggettiva delle
cose, ma è il frutto di una
rielaborazione generata
dall’incontro tra il nostro spirito e
le cose stesse, nasce solamente
attraverso l’uso della mente ed è
rapportato/legato alla mente
Es. Non è la natura che ci regala
tanta bellezza, anche se noi a
volte proviamo quasi un senso di
gratitudine verso questa, ma
siamo noi che con la nostra
categoria la percepiamo come
bella
ROMANTICISMO ED
IDEALISMO
IL ROMANTICISMO
Movimento culturale nato in Germania negli ultimi anni del 700, successivamente si sviluppa in Europa
Polemica contro l’intelletto illuministico
Il romanticismo è un movimento di reazione all’illuminismo: respinge la ragione illuministica, ritiene la
ragione illuminista parziale, non in grado di arrivare all’assoluto, non in grado di comprendere la realtà intesa
come essenza del reale, dell’uomo, dell’universo e di Dio (polemica contro l’intelletto illuministico)
Esaltazione del sentimento
Il romanticismo è una corrente di pensiero che dà valore al sentimento, rivalutando l’importanza del sentire
Il sentimento viene rivalutato rispetto all’antichità, in cui era stato trascurato e appare come l’elemento più
funzionale per rapportarsi alla vita e per penetrare nell’essenza del reale
Il sentimento appare come un’ebbrezza indefinita di emozioni
LA SEHNSUCHT
La vita, secondo la concezione
romantica, è vista come una forma di
inquietudine, sforzo incessante,
brama, stato di tensione perenne
Il vero sentire romantico che può
essere considerato un sentire
filosofico è la sehnsucht= un sentire,
uno struggimento, un anelito alla
felicità che so che può realizzarsi solo
attraverso la realizzazione
dell’assoluto e contemporaneamente
la consapevolezza di questa
impossibilità, nostalgia di un mondo
che ci è appartenuto e in qualche
modo abbiamo perso
La Sehnsucht interpreta l’uomo come
desiderio e mancanza, ossia come
desiderio frustrato di qualcosa, una
sorta di struggimento
Il sentimento diventa per alcuni uno
strumento conoscitivo
IDEALISMO
Corrente di pensiero filosofica che si
sviluppa all’interno del
romanticismo, all’interno delle
università tedesche
L’idealismo non accetta i limiti
segnati da Kant che col suo
criticismo ritiene che l’ambito della
conoscenza per l’essere umano è il
mondo fenomenico ma ritiene che
sia possibile per l’uomo la
conoscenza del noumeno,
dell’assoluto
GEORG WILHELM
FRIEDRICH HEGEL
Stoccarda, 27 agosto 1770
– Berlino, 14 novembre
1831
LA VITA E GLI
SCRITTI
Assiste agli avvenienti della rivoluzione
francese: difende i principi rivoluzionari di
libertà e uguaglianza. Aderisce allo stato
prussiano
Scritti del periodo giovanile: mostrano un
prevalente interesse religioso-politico
Opere della maturità: interesse storico-politico
Fenomenologia dello spirito: Hegel si distacca
dalla dottrina di Schelling
Scienza della logica
Enciclopedia delle scienze filosofiche in
compendio: è la più completa formulazione
del so sistema
Lineamenti di filosofia del diritto
LE TESI DI FONDO DELL’IDEALISMO
HEGELIANO:
1) RISOLUZIONE DEL FINITO
NELL’INFINITO
Per Hegel la realtà non è un insieme di sostanze
autonome, ma un organismo unitario di cui tutto ciò
che esiste è parte o manifestazione
La realtà coincide quindi con l’assoluto e con l’infinito:
l’assoluto è per Hegel l’infinito, il soggetto, la ragione,
lo spirito, Dio. Gli altri enti che si manifestano nel
mondo coincideranno quindi con il finito. Pertanto il
finito come tale non esiste, ma è un’espressione
parziale dell’infinito.
Così come una parte non può esistere se non è messa
in relazione al tutto, il finito non può esistere se non è
messo in relazione all’infinito: il finito esiste solo
nell’infinito e dipende dall’infinito
Per Hegel tutto il reale è spirito in continuo divenire,
che diviene con un movimento interno (la dialettica),
spirito che si auto-produce ed è in continuo movimento
LE TESI DI FONDO DELL’IDEALISMO
HEGELIANO:
1) RISOLUZIONE DEL FINITO
NELL’INFINITO
Il reale è finito o infinito? Entrambi: è un processo in divenire ma completo
Il finito esiste in relazione all’infinito: il finito è un momento necessario che
necessariamente verrà superato
La realtà intesa come infinito, spirito, diventa quindi il soggetto di una teoria che vede nel
mondo (finito) la manifestazione/realizzazione di Dio (infinito)
Si potrebbe pensare che qui Hegel non ha attivato la ragione dialettica perché sta già
eliminando una parte del reale, ovvero la materia. Hegel, però dice che la materia è lo
spirito nella forma dell’essere altro
Materia= momento di alienazione dello spirito, è la caduta necessaria dello spirito,
momento necessario e necessariamente da superare ma è solo un momento, poiché tutto
è spirito (Il pensiero filosofico dialettico in azione)
Natura= spirito inconsapevole di sé, la dialettica nella natura non è presente
L’uomo è il primo momento dello spirito che riemerge dalla natura e che ha natura unita
allo spirito soggettivo (=consapevolezza)
L’uomo è un ponte nella natura
LE TESI DI FONDO DELL’IDEALISMO
HEGELIANO:
2) IDENTITÀ TRA RAGIONE E
REALTÀ Il soggetto spirituale infinito che sta alla base della realtà
viene denominato da Hegel idea o ragione, esprimono
l’identità tra pensiero ed essere, ragione e realtà.
“il reale è razionale, il razionale è reale” = il reale ha una
sua logica interna (il rapporto dialettico tra le
contraddizioni: scontro di contrari destinato ad una sintesi
superiore. Ogni cosa ha ragion d’essere)
L’immagine che meglio descrive la legge interna del reale è
la spirale
Tutto ciò che è ha una sua ragion d’essere e la ragion
d’essere è la dialettica
Tutto ciò che avviene è un momento necessario nel
movimento dialettico (per arrivare ad una sintesi superiore),
sia che abbia una logica sia che non ce l’abbia
Ciò che è, è ciò che razionalmente (secondo la ragione
dialettica) deve essere, deve accadere: visione fatalista.
La razionalità è la forma stessa di ciò che esiste, poiché la
regione governa il mondo e lo costituisce, la realtà è una
struttura razionale
Panlogismo: dottrina hegeliana che identifica realtà e
LE TESI DI FONDO DELL’IDEALISMO
HEGELIANO:
3) FUNZIONE GIUSTIFICATRICE DELLA
FILOSOFIA
La filosofia arriva la sera,
con l’imbrunire, consiste
nel riflettere sugli eventi
accaduti per coglierne il
senso, ma non ha un
ruolo predittivo.
Hegel ritiene infatti che la
filosofia abbia il compito
di prendere atto della
realtà e comprendere le
strutture razionali che la
costituiscono, giustificare
razionalmente la realtà.
Marx invece ritiene che la
filosofia debba essere
prassi ed ispirare la
prassi.
FUNZIONAMENTO DEL
PENSIERO ORDINARIO
Per Hegel il pensiero funziona secondo il principio di
contraddizione, a differenza di Aristotele che diceva che il
pensiero si attenesse alle leggi della logica, e che quindi il
principio di non contraddizione è non solo il principio che regola il
nostro ragionamento/pensiero, ma anche l’essere, la logica e
l’ontologia: il mondo funziona attraverso il principio di non
contraddizione, anche la scienza.
Per Aristotele logica=ontologia
Hegel arriva a riprendere il ragionamento aristotelico, facendo un
passo avanti: logica e ontologia coincidono e il pensiero e l’essere
ubbidiscono alla stessa legge
La legge per Hume è la contraddizione: l’anima del reale è la
contraddizione, la quale è portata ad una sintesi superiore dalla
ragione dialettica
La struttura del pensiero e la struttura dell’essere sono uguali, ma
il pensiero non è di un solo tipo, il funzionamento del pensiero è
di due tipi:
1) IL
PENSIERO
DELL’INTELL
ETTO
Pensiero strutturato secondo le leggi della
logica, pensiero della scienza, funziona
secondo il principio di non contraddizione.
Pensiero che segue una logica
Per Hegel il pensiero dell’intelletto è inadatto a
cogliere l’essenza del reale, perché l’essenza
del reale è contraddizione dialettica
L’intelletto è parziale, non si deve avere la
pretesa di cogliere il reale con l’intelletto
2) IL PENSIERO DELLA RAGIONE
(DIALETTICA)
Si basa sulla contraddizione, ha una raffinatezza di pensiero superiore, è una
facoltà del pensiero che, se ben applicata a vari ambiti del reale, consente di
cogliere l’essenza del reale
(per Kant la ragione è l’anelito verso la trascendenza)
Sono due facoltà del nostro pensare, ordinariamente tendiamo a pensare
attraverso l’intelletto, ma per cogliere l’essenza del reale dobbiamo attivare
in noi la ragione dialettica
L’essenza del reale è la contraddizione dialettica, per coglierla è necessario
attivare la ragione dialettica
La dialettica è sia la legge interna al reale, sia la legge che regola l’attività
conoscitiva capace di cogliere il reale.
Il reale non si coglie se si ragiona in termini di contrapposizione, ma
attraverso la contraddizione stessa
Aufhebung =togliere il superfluo, conservare il necessario per arrivare ad
una sintesi superiore, la quale a sua volta diventa tesi con una sua
contrapposizione= La sintesi ingloba i due elementi precedenti eliminando il
DIALETTICA E PENSIERO
Momenti della dialettica:
- tesi (affermazione)
- antitesi (negazione)
- sintesi superiore (unificazione di
tesi e antitesi, eliminando il superfluo
attraverso l’aufhebung)
I tre momenti del pensiero:
- astratto o intellettuale: concepisce
l’esistente in modo separato, come
qualcosa che esiste di per sé
- dialettico: mette in rapporto le
varie determinazioni con le
determinazioni opposte
- speculativo: coglie l’unità delle
contrapposizioni
LA
PARTIZIONE
DEL REALE,
LO SPIRITO
Viene fuori da una visione globale del suo
sistema=conclusione del suo pensiero e
descrizione di tutto il reale (tesi, antitesi,
sintesi=movimenti dialettici)
1. Primo momento= l’idea in sé o idea pura
(tesi)
L’idea è lo spirito nelle sue fondamenta
logiche, è la struttura logica del reale
Idea: insieme delle strutture logiche che
costituiscono le fondamenta del reale
L’idea è considerata in sé stessa, a
prescindere dalla sua concreta
realizzazione nel mondo
La dialettica è presente
A questo momento corrisponde la logica
che è la scienza dell’idea in sé e per sé
LA PARTIZIONE DEL
REALE, LO SPIRITO
2. Secondo momento= alienazione, antitesi, caduta, diventare
altro= prima manifestazione
Momento in cui lo spirito per manifestarsi deve alienarsi
necessariamente (per necessità logica). Caduta dello spirito
per necessità logica, necessario affinché si formi la materia,
necessariamente da superare
Alienazione= momento in cui le caratteristiche strutturali si
manifestano nel loro opposto
L’idea nella sua immediata manifestazione si manifesta come
altro da sé, è un momento necessario e necessariamente da
superare
Idea come altro da sé (antitesi)
Tutta la natura non è altro che spirito nella forma dell’essere
altro
Idea nell’esteriorità è l’idea che si concretizza e si fa materia
I fondamentali li rispecchia (nella natura c’è l’essere, il nulla,
il divenire) ma ciò che non è presente la dialettica perché
nella natura (spirito alienato) la legge interna è il principio di
non contraddizione
Natura nel sistema hegeliano è alienazione, spirito alienato
a questo momento corrisponde la filosofia della natura intesa
come totale mancanza di consapevolezza
LA PARTIZIONE DEL REALE, LO
SPIRITO
3. Terzo momento= spirito= idea che riemerge dall’alienazione arricchita di
esperienza (sintesi)
Idea che ritorna in sé intesa come spirito, è l’idea che dopo essersi fatta natura
ritorna in sé
L’assoluto nella sua completezza è colto solo dal pensiero filosofico
Il cominciamento assoluto dell’essere= singoli esseri costituiti di essere nulla
immediatamente
A questo momento corrisponde la filosofia dello spirito.
L’ultimo elemento della natura è il primo elemento dello spirito
Noi siamo fatti di corpo e spirito. Appartenenti alla natura e allo spirito
L’uomo rappresenta un ponte tra natura e spirito. L’uomo completa lo sviluppo
degli esseri naturali e si aggancia al primo momento dello spirito
COME HEGEL È ARRIVATO ALLA
PARTIZIONE DEL REALE?
La partizione del reale arriva alla fine di un percorso di riflessione di Hegel, che Hegel
non pensa di aver pensato lui ma pensa di essere lui stesso uno strumento dello
spirito che attraverso di lui si manifesta
La filosofia ha al suo interno un movimento dialettico che si completa con il pensiero
dell’idealismo, che si completa con il pensiero di Hegel che secondo Hegel
rappresenta lo spirito che pensa sé stesso.
“Ciòcheè razionaleè reale;ciòcheè realeè razionale.”
CRITICHE DI
HEGEL AGLI
ILLUMINISTI
Hegel rifiuta l'approccio che l’illuminismo ha
con il mondo, con il reale
Gli illuministi usano infatti la ragione intesa
come intelletto, la ragione illuminista esprime
solo le esigenze e le aspirazioni degli
individui: è una ragione finita e parziale
CRITICHE DI HEGEL A
SCHELLING
Hegel critica l'assoluto di Schelling,
paragonandolo alla "notte in cui tutte le
vacche sono nere". L'assoluto di Schelling,
infatti, è un assoluto adialettico in cui tutto è
confuso, in cui non si capiscono le differenze
tra le varie parte che lo compongono; è cioè
un'unione di determinazioni opposte:
soggetto-oggetto, positivo-negativo, bianco-
nero, Io-NonIo, spirito-natura. Nell'assoluto
schellingiano tutte le determinazioni si
sovrappongono e la sovrapposizione per
Hegel non è un fattore di accrescimento,
poiché per il filosofo solo se le determinazioni
sono distinte si possono comprendere.
CRITICHE DI
HEGEL A
KANT
Mentre Kant aveva fissato dei
limiti alla nostra conoscenza
poiché riteneva che l’essere
umano può conoscere con
estrema precisione solo il
fenomeno, ma non può
abbandonare la ricerca del
noumeno; Tutto l’idealismo ha la
pretesa di conoscere il noumeno
Per l’idealismo il noumeno può
essere conoscenza e tale
conoscenza deriva da una facoltà
dell’uomo che:
- per Schelling è l’intuizione (con
un atto unico capisco che le
polarità del reale sono aspetti
inconciliabili ed inevitabili)
- per Hegel è la ragione dialettica
CRITICHE DI
HEGEL AI
ROMANTICI
Hegel contesta il primato che i romantici
danno al sentimento, all’arte e alla fede
sostenendo che l’assoluto non può essere
oggetto di filosofia
Hegel contesta anche gli atteggiamenti
individualistici dei romantici, affermando che
l’intellettuale non deve tener conto solo del
proprio io
La facoltà conoscitiva del sentimento rivalutata
dal romanticismo non è rivalutata da Hegel,
per Hegel il sentimento non ti fa conoscere
l’essenza del reale
FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO
Prima grande opera Hegeliana
Parla della coscienza (=consapevolezza) in due
sensi:
1. senso diacronico: storia di come evolve la
coscienza attraverso l’evoluzione della
consapevolezza a partire dall’antica Grecia
fino alla filosofia idealista.
La storia del pensiero dell’umanità e delle
origini della coscienza inizia dal pensiero
dei greci, poi si sviluppa (arrivano Platone,
Aristotele che per Hegel rappresenta un
momento regressivo, ellenismo, …)
A Hegel potrebbe mancare il senso
diacronico al livello individuale: la coscienza
che si sviluppa nell'individuo attraverso la
sensazione, la percezione e il concetto.
2. senso sincronico: parla del presente:
in questo momento stiamo vivendo
tutti i momenti della consapevolezza
(=sensazione, percezione=insieme di
sensazioni, costruzione del concetto e
intelletto che lo organizza)
Sincronicità della dialettica: coscienza
del presente: in questo momento quel
movimento dialettico sta avvenendo
FENOMENOLOGIA
DELLO SPIRITO
Hegel inizia a parlare della coscienza perché inizia a
chiedersi quale sia il luogo metafisico dell’assoluto. Ha
la pretesa di occuparsi di ogni ambito del reale.
Dopo aver realizzato che il reale è spirito, egli capisce
che lo spirito che si manifesta all’inizio è la coscienza. (il
soggetto è sempre lo spirito, mai l’uomo)
Tre momenti dialettici:
1. Coscienza (ha al suo interno la dialettica
sensazione, percezione, intelletto)
2. Autocoscienza (arrivo al momento dell’intelletto, si
diventa autocoscienti, ci si incontra/scontra con
altre autocoscienze)
3. Ragione= la coscienza capisce di essere tutta la
realtà
FENOMENOLOGIA
DELLO SPIRITO
Studio degli Archetipi= schemi di
comportamento che si ripetono nel tempo sia
al livello di storia dell’umanità sia al livello di
storia personale
es. figura servo-padrone
Si scontrano due autocoscienze attraverso un
momento di sfida, in cui ogni autocoscienza
per affermare la propria indipendenza deve
essere disposta a tutto
Il signore è colui che, pur di affermare la
propria indipendenza, ha messo a repentaglio
la propria vita
Il servo è colui che ha preferito la perdita della
propria indipendenza pur di avere salva la vita
LA SCIENZA DELLA
LOGICA
Opera scritta dopo la Fenomenologia, avendo realizzato
che la coscienza è già un risultato ma le fondamenta del
reale sono altre
Dal momento che tutto il reale è spirito, le fondamenta
del reale sono le fondamenta della struttura del pensiero
(=la ragione)
Studia le fondamenta del pensiero= le fondamenta
dell’essere (logica e ontologia si identificano)
La legge interna al reale (=essere) e la legge interna al
pensiero si rispecchiano
Mentre per Aristotele il principio che coglie l’essere è il
principio di non contraddizione; per Hegel è la
contraddizione stessa
Per Hegel la contraddizione è a legge interna nel reale e
nell’essere, nel pensiero il funzionamento che riesce a
rispecchiarla
LA LOGICA DELL’ESSERE
La logica si occupa dell’essere prima di qualunque manifestazione, nelle sue
fondamenta in cui essere e non essere sono già in rapporto dialettico
Mentre per Parmenide senza dubbio: l’essere è e non può non essere, il non
essere non è e non può essere (neanche pensato). Per il principio di non
contraddizione
Hegel ritiene che il vero cominciamento dell’essere è la dialettica dell’essere-
non essere: il non essere appartiene all’essere ed è dell’essere la possibilità
di movimento, di sviluppo, del divenire.
Per Hegel un vero essere non può non includere il non essere, altrimenti è
statico, immobile, non è la vera realtà
Ogni essere finito, limitato è costituito di quell’essere e di tutto il non essere
che esclude quell’essere
Non si esclude il non essere, è una polarità dell’essere
Hegel ritiene che Parmenide, con la sua affermazione, abbia usato l’intelletto
per cogliere l’essenza del reale (sbagliato)
LA LOGICA DELL’ESSERE
La logica dell’essere si divide in:
1. logica della qualità
2. logica della quantità
Dialettica quantità-qualità, Hegel parla del quanto qualitativo
(=quantità che qualifica un essere)
è la quantità a modificare al qualità, fa diventare un essere
altro
La quantità supera, deteriora e modifica la qualità
Ogni essere è determinato da una sua quantità e una sua
qualità: la quantità determina la qualità, va misurata per
determinare un essere
FILOSOFIA DELLA
NATURA
Le divisioni della filosofia della
Natura rispecchiano quelle della
Logica secondo lo schema del
“sillogismo”, con la progressione
universale-particolare-individuale.
Si ha così:
1. la Meccanica, che studia la
corporeità universale,
l’esteriorità spaziale
2. la Fisica, nella quale,
soprattutto con la luce, si ha
un superamento dei caratteri
propri della massa,
puramente meccanica, la cui
rigidità si scioglie via via
nei processi magnetici,
elettrici e chimici
3. la Organica, in cui la Natura si
interiorizza e nasce la vita
FILOSOFIA DELLA
NATURA
Hegel aveva manifestato la sua netta avversione a
Newton. Egli affermava, celiando con amabile ironia, che
la mela aveva procurato tra calamità all’umanità: il
peccato di Adamo ed Eva, la guerra di Troia (con il
famoso pomo della discordia) e la legge di gravitazione.
E’ una simpatica beffa, che, però, rivela coma a Hegel
fosse interiormente sfuggito il senso della grande
lezione newtoniana.
Considerazioni:
a. la grande conoscenza che Hegel aveva delle dottrine
scientifiche dei suoi tempi
b. l’altrettanto grande arbitrio con cui tratta questo
materiale
c. un ritorno a motivi di indagine pregalileiani e
prenewtoniani
LA FILOSOFIA DELLO
SPIRITO
Lo spirito si divide in 3 momenti:
1. spirito soggettivo: spirito individuale
nell’insieme delle sue facoltà
(antropologia, fenomenologia,
psicologia)
2. spirito oggettivo: lo spirito si manifesta
in istituzioni sociali concrete
3. spirito assoluto
LA FILOSOFIA DELLO SPIRITO:
SPIRITO OGGETTIVO
Lo spirito oggettivo comprende la dialettica: si manifesta nelle relazioni tra i singoli
Diviso in 3 momenti:
1) diritto= insieme delle leggi= rappresenta il bene nel suo dover essere astratto che si
codifica nelle leggi
2) moralità= momento del bene considerato soggettivamente= senso etico personale
3) eticità= è la moralità sociale, la concretizzazione del bene in quelle forme istituzionali
che sono famiglia, società e stato: al suo interno ha un movimento dialettico che si articola
in:
- famiglia: dà sostanza all’unione dei sessi: primo nucleo organizzato che costruisce la
società. Impegno morale
- società: luogo in cui le famiglie possono soddisfare i propri bisogni
- stato: “ingresso di Dio nel mondo”, “sostanza consapevole di sé", qualcosa di semidivino
(secondo Hegel la società deve essere subordinata allo stato, lo stato determina la società,
per Marx è la società che si esprime nello stato, che si muove per agire)
Lo stato (come espressione dello spirito) è amministrazione di un territorio ma è sempre
portatore di valori morali. Rappresenta lo spirito del popolo
Lo stato è l’insieme delle idee, è unità della famiglia al di là della dispersione della società
civile
Le passioni degli individui sono i mezzi dell’agire, gli individui sono i mezzi
SPIRITO OGGETTIVO
Costituzione (=organizzazione dello stato) =espressione dello spirito del popolo in
un determinato momento, emerge dalla vita collettiva
Hegel ritiene che la migliore costituzione sia quella dello stato Prussiano (in cui vive)
=> Monarchia costituzionale con potere tripartito (legislativo, esecutivo, di
amministrazione= potere affidato al singolo)
Importanza del momento storico: la costituzione esprime il momento storico
Gli uomini del fato
Ogni stato, in un determinato momento storico, è retto da certi capi politici che in
quel momento diventano irresistibili e hanno particolare successo
Lo spirito del momento porta i capi politici (che all’inizio sono liberi, pieni di risorse,
ma in realtà pedine dello spirito) al successo: è il loro momento di ascesa: sono
destinati
chi vince esprime lo spirito di popolo in quel momento, anche se è una minoranza
Dialettica tra stati: giustificazione filosofica della guerra
Secondo Hegel la guerra è inevitabile, è un momento necessario nella dialettica del
rapporto guerra-pace, ma è anche un momento evolutivo
La guerra oltre ad essere necessaria ha anche un valore morale
DIALETTICA TRA STATI:
GIUSTIFICAZIONE FILOSOFICA
DELLA GUERRA
Secondo Hegel la guerra è inevitabile, è un momento
necessario nella dialettica del rapporto guerra-pace, ma
è anche un momento evolutivo. La guerra inoltre
possiede anche ha un valore morale.
Quando è lecito appellarsi alla coscienza individuale:
Rapporto singolo-società, moralità-eticità
Hegel ironizza sulla tendenza dell'uomo a chiudersi in
sé stesso (“è troppo comodo”), ma in certi casi può
essere giusta. Ci sono dei momenti e dei casi in cui la
propria coscienza morale è in urto con le leggi del
sociale, con la concretizzazione dello spirito oggettivo
in quel momento storico.
Il filosofo sostiene che ognuno di noi possiede una
propria concezione di male e di bene, ma quando ci
troviamo a vivere in uno stato con delle leggi (che
determinano il bene ed il male) che non condividiamo,
dobbiamo impegnarci per la società, adattandoci alle
leggi che troviamo, e allo stesso tempo se non le
condividiamo dobbiamo impegnarci per cambiarle.
è inutile chiudersi in sé stessi
STORIOGRAFIA
L’idealismo considera come soggetto lo spirito. Gli eventi storici sono manifestazione di
un’idea, pensiero, concetto, che preme per manifestarsi in forme oggettive.
Se incontra degli ostacoli si vengono a creare o conflitti interni ad una nazione o nella
dialettica tra stati la guerra vera e propria. Gli uomini, mossi dalle passioni e dalla sete di
potere, generano la guerra.
Il fine della storia:
Dobbiamo liberarci dell’idea che sia l’uomo l’elemento protagonista, è lo spirito che deve
non solo realizzare sé stesso concretamente ma anche acquisire consapevolezza di sé.
Il prodotto del pensiero filosofico di Hegel rappresenta non solo il vertice dell’idealismo ma
il completamento del processo evolutivo dello spirito.
Hegel aggiunge che ciò non basta (non basta solo la consapevolezza), perché il sapere che
resterebbe teorico deve anche oggettivarsi, manifestandosi in forme concrete.
Ciò accade nello stato prussiano che ospita Hegel e che ha realizzato la triade equilibrata
(divisione dei poteri)
La forma oggettivata dello spirito è arrivata al suo massimo sviluppo
DIFFERENZA TRA
ALIENAZIONE E
OGGETTIVAZIONE
1. Alienazione= estraniarsi: diventare altro:
esprimere sé stessi in forma alienata cioè
altro dalla propria essenza= caduta dello
spirito necessaria per logica= esprimere
la propria essenza in forme non proprie
2. Oggettivazione= lo spirito si manifesta
attraverso le istituzioni ed entra nella
storia (famiglia, società, stato, ...) =
espressione dello spirito attraverso
forme concrete come le istituzioni
SPIRITO ASSOLUTO
Spirito che completa il suo percorso e diventa completamente consapevole di sé =
momento in cui l’idea raggiunge la piena coscienza della propria infinità e
consapevolezza.
Arrivato a questo punto: momento di pacificazione ed equilibrio
3 momenti: Livelli diversi progressivi nei quali l’assoluto si manifesta, ogni momento
è compiuto in sé:
1. Primo livello: l’arte che si coglie con l’intuizione: il più basso, ha ancora la
componente empirica, materiale.
Primo livello in cui lo spirito inizia a cogliere coscienza di sé attraverso forme
sensibili.
La dialettica all’interno di ogni forma artistica è individuata da Hegel nel rapporto
forma-contenuto: ci sono momenti storici in cui la forma eccede il contenuto e
viceversa. Nel momento in cui Hegel vive la forma è inadatta a esprimere il
contenuto (=assoluto giunto a piena maturazione).
Il periodo romantico in cui vive Hegel è il periodo in cui il contenuto che l’arte
dovrebbe esprimere (assoluto) è così maturato che non riesce ad essere inglobato
in forme sensibili
L’arte nel romanticismo per motivi storici deve rappresentare in forme sensibili
l’assoluto che è giunto a piena maturazione ma non può farlo
SPIRITO ASSOLUTO
2. Secondo livello: religione: esprime sempre l’assoluto sottoforma di rappresentazione
ma ha dei limiti nella rappresentazione stessa per mancanza di forme logiche (alcune
cose non hanno spiegazione logica, dogmi)
Per questa mancanza la religione non può essere considerata al livello della filosofia
Filosofia superiore alla religione come consapevolezza
Per Hegel la religione cristiana, per quanto il limite sia la rappresentazione, è
l'espressione migliore e più completa del concetto (inteso come idea, spirito, assoluto):
lo spirito completa il suo processo evolutivo.
Il concetto trova nella religione filosofica la migliore espressione nei simboli religiosi
La filosofia della religione non deve creare la religione ma semplicemente riconoscere la
religione che c’è già, la religione determinata.
Oggetto della religione è Dio, il soggetto di essa è la coscienza indirizzata a Dio (dio
inteso come dio assoluto).
La filosofia religiosa parte dal dogma che c’è Dio
Ci si accosta alla dimensione religiosa con un sentimento fideistico= il sentire
La religione procede in modo a-dialettico: è incapace di cogliere il movimento logico e
atemporale del concetto.
SPIRITO ASSOLUTO
3. Terzo livello: storia della filosofia= evoluzione del pensiero secondo movimento dialettico che
arriva a cogliersi nella sua concretezza.
Dio come spirito è il soggetto, la filosofia è il pensiero di Dio, il pensiero che Dio produce, è Dio
che pensa attraverso i filosofi.
Tale pensiero si sviluppa attraverso un movimento spiraliforme (evoluzioni, regressioni) fino ad
arrivare ad una sintesi superiore
Hegel ritiene che la filosofia al pari della realtà sia un prodotto della storia. La storia della
filosofia raggiunge la piena consapevolezza di sé con Hegel.
Ogni momento filosofico è anche un momento storico, quindi il momento storico vissuto da
Hegel è la massima espressione al livello politico dello spirito (stato prussiano).
Hegel riconosce nel proprio pensiero l’ultima espressione della filosofia:
Non prevede ulteriori pensieri innovativi
Hegel ritiene che la filosofia abbia raggiunto il massimo sviluppo (completo) del pensiero con
lui.
FINE

4) Kant ed Hegel.pptx

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    IMMANUEL KANT (Königsberg, 22aprile 1724 – Königsberg, 12 febbraio 1804)
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    IMMANUEL KANT Fine del‘700: il pensiero di Kant nasce a cavallo tra illuminismo e romanticismo. Obiettivi di Kant: 1. Dare un fondamento filosofico alla scienza (contrapposto a Hume, che aveva demolito la scienza eliminando la causalità) Fiducia nella scienza come dato di fatto, non viene messa in discussione 2. Chiedersi se la metafisica è possibile come scienza (=come sapere rigoroso) 3. Porre attenzione alla filosofia di Hume
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    CARATTERISTICHE DI KANT 1.Entusiasmo per la filosofia di Hume (in contrasto però per l’idea di scienza). Kant dice che Hume lo ha “risvegliato dal sonno dogmatico”. Il dogma su cui riflette Hume fino ad arrivare a demolirlo non è di certo un dogma di fede, ma è credere che le cose che percepiamo siano veramente così come le percepiamo, Hume arriva a diffidare della nostra stessa esperienza, arrivando ad una conclusione scettica. (scetticismo= convinzione secondo cui per l’uomo nessuna conoscenza assoluta è possibile) 2. Entusiasmo per la scienza, per i progressi, per i miglioramenti che la scienza provoca nella vita dell’uomo. Assoluta fiducia nella scienza come dato di fatto (non viene messa in discussione). 3. Fede personale in un Dio. Formazione protestante pietista, intimista: quel lato del protestantesimo in cui si ricerca un dialogo intimo con Dio, non istituzionalizzato. Il pensiero di Kant diventa critico: ci invita a riflettere sulle potenzialità e sui limiti dell’attività conoscitiva (come avevano già fatto i suoi predecessori, soprattutto gli empiristi).
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    AMBITI DI RIFLESSIONE •Scienza. La scienza è un dato che, dopo la filosofia di Hume, ha bisogno di un fondamento filosofico, epistemologico. La scienza poggia sulla causalità, ma se questa causalità è un’invenzione, la conoscenza scientifica poggia sul nulla? La scienza come dato ha bisogno di un fondamento filosofico su cui poggiare. • Metafisica e teologia. La metafisica offre tante soluzioni spesso contraddittorie le une con le altre. La metafisica ha quindi senso come scienza intesa come sapere esatto?
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    CRITICISMO CRITICISMO= atteggiamento criticodi Kant nei confronti di ogni ambito del sapere Analisi del termine criticare= giudicare, distinguere, valutare, soppesare Giudicare equivale a conoscere. La ragione deve analizzare di sé stessa: •Possibilità (condizioni che ne permettono l’esistenza) •Validità: la ragione per avere una validità deve muoversi entro l’ambito dell’esperienza •Limiti: sono i confini di validità: il limite della ragione è l’esperienza (simile agli empiristi)
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    KANT E EMPIRISMO Il kantismosi distingue dall’empirismo non solo perché rifiuta lo scetticismo ma anche perché spinge più a fondo l’analisi critica. L’analisi critica, quindi, diventa il metodo che investe tutti gli ambiti del sapere e più che soffermarsi sui vari ambiti del sapere si concentra sul soggetto che dà un giudizio morale, propone una verità metafisica. L’atteggiamento critico è un atteggiamento di attenzione all’attività del soggetto che conosce e non all’oggetto conosciuto. Kant vuole approdare a fornire una validità universale e necessaria alla
  • 8.
    KANT E L’ILLUMINIS MO Mentre l’illuminismoaveva discusso sui vari dogmi delle varie scienze, quindi sui vari ambiti del sapere considerati fino a quel momento in maniera dogmatica (esempio: con l’enciclopedia si mettevano in discussione tutti gli ambiti del sapere in chiave critica), Kant è più radicale: mette in discussione la ragione stessa, l’attività conoscitiva stessa. La ragione stessa si attribuisce possibilità e limiti. Nonostante ciò Kant è pur sempre figlio dell’illuminismo in quanto ritiene che i confini della ragione sono tracciati soltanto dalla ragione che è completamente autonoma nei suoi procedimenti. I confini della ragione li detta la ragione stessa e la ragione ci fa dire che per avere una conoscenza certa dobbiamo muoverci negli ambiti dell’esperienza.
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    IL SUPERAMENTO DELLO SCETTICISMO HUMIANO Lagnoseologia criticista di Kant in realtà è un’epistemologia (=riflessione critica sui principi primi) della scienza galileiano-newtoniana e un tentativo di dare valore conoscitivo alla scienza galileiana per superare lo scetticismo di Hume. Hume riteneva infatti che l’esperienza da un momento all’altro potesse smentire le verità fondamentali della scienza (Hume demolisce la scienza). Kant ritiene invece che l’esperienza non abbia la possibilità di smentire le verità fondamentali della scienza, poiché condizionata dalle categorie dell’intelletto e dell’io penso. In questo modo le leggi della natura scoperte dalla scienza risultano giustificate e valide: l’esperienza non potrà mai smentirle, poiché l’ordine oggettivo della natura coincide con le condizioni formali del soggetto conoscente: il soggetto conosce e coglie la realtà nel modo in cui può percepirla.
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    LA CRITICA DELLA RAGION PURA Oggetto distudio: scienza e metafisica Rigorosa critica dell’attività conoscitiva, opera illuminista in cui è la ragione che viene critica Kant ammette che la causalità è soggettiva, ma secondo lui la scienza funziona, rivela delle costanti che si dimostrano tali. SCIENZA= insieme delle proposizioni che descrivono le costanti nell’ambito dei fenomeni naturali Da un lato Kant si chiede come è possibile la scienza? Per la metafisica, invece, Kant si chiede: è possibile la metafisica come scienza intesa come sapere assoluto e necessario? In generale, è possibile la metafisica? Ha senso argomentare di trascendenza? Se non è possibile come scienza, che ruolo ha la metafisica nell’ambito del sapere? La scienza per Hume (fatta di leggi a priori che ci descrivono il funzionamento della realtà materiale prima che le cose accadano) non ha alcuna giustificazione filosofica/epistemologica. [epistemologia=riflessione critica sui principi primi della scienza]. La scienza poggia su soggettività.
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    LA CRITICA DELLARAGION PURA: I GIUDIZI Per Kant conoscere significa giudicare. Il giudizio è una proposizione che esprime uno stato di cose. I giudizi sono di due tipi: 1. analitici: sono tautologie, definizioni: sono quei giudizi nei quali il predicato è già contenuto nel soggetto. 2. sintetici: sono quelli che accrescono la mia conoscenza I giudizi sintetici si dividono in: • giudizi sintetici a posteriori: sono tutte le proposizioni date dall’esperienza, giudizi formulati dopo aver fatto esperienza Secondo Hume tutti i giudizi della scienza sono a posteriori Secondo Kant invece tutta la scienza è costituita da giudizi sintetici a priori • giudizi sintetici a priori: giudizi che accrescono la mia conoscenza ma vengono formulati prima che l’evento accada. Costituiscono il materiale di cui è fatta la scienza. I giudizi sintetici a priori rappresentano la spina dorsale della scienza. Lo scienziato Humiano sarebbe costretto a ripetere ogni volta l’esperienza Lo scienziato Kantiano è certo a priori della verità della causalità. Lo scienziato Kantiano non ha bisogno di confermare ogni volta la validità della causalità, eccetto che la causalità esista. La causalità per Kant è una categoria, è a priori, è un modo di unificare l’esperienza, accomuna tutti gli uomini, è soggettiva in senso Kantiano (=è
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    MATERIA E FORMA Kantelabora una nuova teoria della conoscenza, intesa come sintesi di materia e forma, ossia di un elemento a posteriori e di un elemento a priori: •per “materia” si intendono quelle impressioni che derivano dall’esperienza sensibile che varia da persona a persona (elemento empirico a posteriori) •per “forma” della conoscenza si intende la modalità in cui il soggetto conoscente percepisce le impressioni e, secondo Kant, questa modalità è fissa, uguale per tutti i soggetti conoscenti= l’insieme delle modalità fisse attraverso cui la mente umana ordina, secondo determinate modalità, tali impressioni (elemento razionale a priori) Kant ritiene che a mente elabori attivamente i dati empirici attraverso forme che sono innate e comuni a tutti i soggetti pensanti. Come tali, queste forme sono a priori rispetto all’esperienza e hanno validità universale e necessaria, in quanto tutti le applicano allo stesso modo. (Il giudizio sintetico a priori deriva dall’applicazione delle forme
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    DA DOVE DERIVANO I GIUDIZISINTETICI A PRIORI? Kant è sintesi perfetta tra empirismo e razionalismo. Non ritiene che la conoscenza alla nascita sia una tabula rasa ma l’attività conoscitiva alla nascita è già strutturata. L’uomo nasce con delle strutture conoscitive prive di contenuti, ma già ordinate e determinate, le quali si riempiono di contenuti tratti dall’esperienza sensibile. L’aspetto formale sono le strutture conoscitive La materia su cui queste strutture conoscitive vanno a operare rappresenta i contenuti L’esperienza che io faccio (varia da persona a persona) è comunque simile a quella di un’altra persona perché ci sono delle strutture conoscitive che accomunano i soggetti conoscenti. «La nostra conoscenza è un insieme delle nostre facoltà conoscitive che si applicano all’esperienza»
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    RIVOLUZIONE COPERNICANA Kant utilizza ilconcetto di rivoluzione copernicana per designare il cambiamento della prospettiva filosofica da lui stesso operata. La rivoluzione consiste nel cambiare punto di vista e andare a studiare, non gli oggetti del mondo esterno, ma il funzionamento della propria mente ( intesa non come mente soggettiva, ma di tutti gli esseri umani, quindi un soggettivo universale). Così come Copernico poneva il sole, non la terra, al centro dell'universo, Kant intendeva ora porre il soggetto umano al centro del processo cognitivo. Prima della rivoluzione era l'uomo (soggetto) che doveva adattarsi alla natura (oggetto), ora, con il ribaltamento dei ruoli, la natura dovrà adattarsi all'uomo.
  • 16.
    DIFFERENZA TRA FENOMENO ENOUMENO • FENOMENO= è la realtà che ci appare tramite le forme a priori che sono proprie della nostra struttura conoscitiva. Non è un’apparenza illusoria, ma è reale soltanto nel rapporto con il soggetto conoscente. Il fenomeno possiede una peculiare oggettività (universalità e necessità) che consiste nel fatto di valere allo stesso modo per tutti gli intelletti strutturati come il nostro. Tutti lo percepiamo allo stesso modo. =il modo di manifestarsi degli oggetti e il modo di essere percepiti attraverso le strutture conoscitive universali = modo in cui percepiamo la realtà sensibile attraverso le categorie • NOUMENO= (cosa in sé) = è la realtà considerata indipendentemente dal soggetto conoscente e dalle sue forme a priori medianti quali le percepiamo.
  • 17.
    IL NOUMENO Noumeno= cosain sé= è solo pensabile, non possiamo farne esperienza con i sensi Il noumeno si può distinguere in due significati: 1. significato positivo (=definire ciò che è): il noumeno è qualcosa di non conoscibile a cui allude la stessa definizione di fenomeno e che un ipotetico divino onnisciente dotato di un’intuizione intellettuale potrebbe conoscere. L’uomo può solamente intuirlo 2. significato negativo (=definire ciò che non è): il noumeno è il concetto di una cosa in sé che l’uomo non può conoscere, è un’intuizione extra sensibile ma è un’incognita che non potrà mai essere oggetto di conoscenza: per ciò che non è il noumeno non sarà mai il contenuto di conoscenza.
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    LE FACOLTÀ DELLA CONOSCEN ZA (ATTIVITÀ CONOSCITI VE) • sensibilità =è la facoltà con cui gli oggetti ci sono dati intuitivamente attraverso i sensi e tramite le forme a priori di spazio e tempo • intelletto = è la facoltà attraverso cui pensiamo i dati sensibili tramite i concetti puri o le categorie • ragione = è la facoltà attraverso cui, procedendo oltre l’esperienza, cerchiamo di spiegare globalmente la realtà mediante le idee di anima, mondo e Dio.
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    CONCETTO DI TRASCENDENTAL E Con iltermine TRASCENDENTALE Kant indica qualcosa che pre-esiste all’esperienza ma si manifesta solo nell’esperienza (es. i 5 organi di senso sono tutti trascendentali: la vista e l’udito sono attività trascendentali perchè pur pre- esistendo, se non c’è nulla da vedere o da sentire, nulla si vede e nulla si sente) Kant connette il concetto di trascendentale con quello di forma a priori che esprime una condizione gnoseologica che rende possibile la conoscenza della realtà fenomenica. Il significato principale di trascendentale è quello che lo identifica non con gli elementi a priori in quanto tali, ma con lo studio filosofico dei fenomeni.
  • 20.
    DIVISIONE CRITICA RAGION PURA 1. ladottrina degli elementi = si propone di scoprire, isolandoli, gli elementi formali della conoscenza che Kant chiama “puri” o “a priori” 2. la dottrina del metodo= consiste nel determinare l’uso possibile degli elementi a priori della conoscenza, cioè il metodo della conoscenza medesima. La dottrina degli elementi si divide a sua volta in: • estetica trascendentale= studia la sensibilità e le sue forme a priori dello spazio e del tempo, mostrando come su di essi si fondi la matematica • logica trascendentale= si divide a sua volta in analitica trascendentale (studia l’intelletto e le sue forme a priori mostrando come su di essi si formi la fisica) e dialettica trascendentale (studia la ragione e le sue tre idee di anima, mondo e Dio, mostrando come su di esse si mostri la metafisica).
  • 21.
    DIFFERENZA TRA TRASCENDENTALE EA PRIORI “Chiamo trascendentale ogni conoscenza che si occupi in generale non tanto degli oggetti, quanto del nostro modo di conoscere gli oggetti nella misura in cui questo deve essere possibile a priori” Si dice trascendentale lo studio del modo di conoscere gli oggetti che ci circondano, le forme che ho a priori. Il modo di conoscere gli oggetti è dato a priori. Mentre è trascendentale lo studio, sono a priori le forme. • a priori= qualcosa che c’è prima dell’esperienza sensibile, ma non si manifesta • trascendentale= studia il modo di funzionare dell’attività conoscitiva = è l’unico funzionamento possibile che porta alla conoscenza = qualcosa che avviene prima dell’esperienza sensibile ma che si applica solo con
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    L’ESTETICA TRASCENDE NTALE Quella parte dellaCritica della Ragion pura che si occupa della sensibilità e dell’intuizione sensibile. Si occupa delle forme a priori della sensibilità (=si generano automaticamente) La sensibilità si articola attraverso le due categorie di spazio e di tempo: categorie universali, sono modi di funzionare della sensibilità Spazio e tempo sono forme a priori della sensibilità: qualunque oggetto percepito con i sensi viene percepito sempre e comunque in uno spazio e in un tempo determinato Spazio e tempo non esistono al di fuori del soggetto che fa esperienza (non sono cose in sé) Spazio e tempo sono chiamati anche intuizioni sensibili poiché sono immediati, si colgono immediatamente, prima che scatti il ragionamento Non si può avere nessuna esperienza sensibile se non c’è un atto intuitivo. Intuizione= coglimento senza ragionamento, immediato, in cui la mente è tendenzialmente passiva
  • 23.
    L’ESTETICA TRASCENDENTALE Kant vede ladimensione dello spazio come tutto ciò che ci circonda, ciò che è esterno all’uomo. Il tempo è una dimensione interna a noi, consiste nel cambiamento di un soggetto in relazione alle esperienze sensibili che avvengono in uno spazio. Il tempo è un’esperienza di interiorità. Kant arriva a dire che anche lo spazio può essere considerato interno, in quanto è comunque una esperienza di esteriorità.
  • 24.
    LOGICA TRASCENDENTALE La secondaparte della dottrina degli elementi è la logica trascendentale, che si occupa del modo di funzionare dell’intelletto: ha come specifico oggetto di indagine le conoscenze a priori che sono proprie dell’intelletto Kant analizza l’intelletto e le sue categorie: riesce a dare un fondamento universale alle cose, l’universalità non è legata agli oggetti ma al modo di conoscere gli oggetti stessi. Nella critica della ragion pura il termine ragione è usato in senso lato, ragione intesa come attività conoscitiva in generale. Qui invece è usata in senso stretto per contrapporla all’intelletto, ragione intesa come attività sintetica. Spazio e tempo sono i grandi contenitori all’interno dei quali noi andiamo a fare delle esperienze conoscitive. Queste esperienze sono fatte attraverso le forme a priori, che sono le categorie.
  • 25.
    LA CATEGORIE Kant sipropose di dimostrare che il nostro intelletto gioca un ruolo fortemente attivo nel metodo conoscitivo; Alcuni aspetti dell’attività conoscitiva sono universali, le conclusioni a cui si arriva sono necessarie. Le strutture conoscitive del soggetto che conosce sono uguali per tutti, sono le categorie= fanno percepire la realtà esterna in un certo modo. In questo modo io vado a conoscere non l’oggetto in sé ma il modo di manifestarsi dell’oggetto tramite le mie strutture conoscitive. Kant va a fondare l’universalità della scienza, considerando la scienza come un modo soggettivo ma universale e quindi necessario di organizzare le relazioni tra i fenomeni. Secondo Kant l’universalità viene dal fatto che non esistono nessi effettivi tra le cose, ma collegamenti stabiliti dalla propria attività conoscitiva, dal soggetto conoscente (ogni soggetto conoscente funziona allo stesso modo). Noi non conosciamo la cosa in sé ma la manifestazione delle cose percepite in quel modo attraverso le mie strutture conoscitive.
  • 26.
    L’IO PENSO =l’identica strutturamentale che accomuna gli uomini Purché ci sia esperienza c’è bisogno di un soggetto che fa esperienza, Kant lo chiama “io penso” o “a percezione trascendentale”. Purché ci sia esperienza le categorie funzionano ma c’è un soggetto unificante e unificatore delle categorie stesse, che fa esperienza dell’attività trascendentale. L’io penso si limita ad ordinare l’attività delle categorie. Il soggetto unificatore delle categorie è la percezione di me che faccio esperienza trascendentale, ma una delle illusioni metafisiche sembra quasi inevitabile: ‘idea di anima: è importante accorgersi che è illusoria. Kant non ritiene che l’io sia sostanza ed esista indipendentemente dalla sua attività conoscitiva. Kant ritiene che l’io esiste solo nel momento in cui è in azione. L’esperienza che noi facciamo dell’io, la facciamo solo nel momento in cui l’io è in azione e conosce io. Ciò che noi sperimentiamo è il carattere formale dell’io, nel momento in cui lo vediamo in azione Kant non arriva a “sostanzializzare” l’io, tanto che Kant insiste sul carattere formale (=privo di contenuti, che arriveranno dall’applicazione delle categorie all’esperienza), finito, trascendentale dell’io penso
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    LA DIALETTICA TRASCENDE NTALE L’attività conoscitiva usatain questo ambito è chiamata da Kant ragione =attività sintetica unita all’esigenza di approdare all’assoluto, ad una sintesi conclusiva Dialettica= ambito in cui si studiano le varie ipotesi metafisiche (senza mai arrivare ad una risposta definitiva) Kant si chiede se la metafisica possa anch’essa costituirsi come scienza Per Kant il problema non è se è possibile la scienza (Kant ha superato lo scetticismo humiano, la scienza è possibile: è un dato di fatto), ma come è possibile la scienza (intesa come sapere universale, necessario e capace di predizioni, ambito nel quale l’universale è possibile) Con l’espressione “dialettica trascendentale” Kant intende l’analisi e lo smascheramento di quei ragionamenti poco concreti della metafisica.
  • 28.
    LA METAFISICA (OLTRE LECOSE SENSIBILI) L’uomo non riesce a fare a meno di farsi delle domande che trascendono le sue attività cognitive Kant racchiude i problemi della metafisica in tre grosse categorie: 1. se io esisto come sostanza, dopo la morte 2. se il mondo ha avuto una causa prima o no 3. se Dio esiste L’esigenza di voler procedere oltre i dati sensibili, la tendenza verso l’assoluto è un nostro modo di funzionare, è un’esigenza di concludere l’attività conoscitiva delle categorie.
  • 29.
    IDEE TRASCENDENTALI • L’animaè l’insieme dei fenomeni del senso interno, di tutto ciò che io riferisco a me stesso come io. Sappiamo che l’io è solo un’attività, quindi l’idea di anima nasce da un paralogisma (=ragionamento errato): sostanzializzare un’attività è sbagliato. • Il mondo esterno è la totalità assoluta dei fenomeni esterni • Dio è visto come totalità di tutte le totalità e fondamento di ciò che esiste: è unificatore dei dati interni ed esterni Idea di Dio: esigenza di assoluto, spiegazione unitaria del tutto L’onestà intellettuale kantiana fino a questo momento, ci porta ad affermare che l’esistenza dell’anima immortale, una spiegazione unitaria del tutto e l’esistenza di Dio inteso come assoluto da cui tutto dipende, sono esigenza, non sono realtà. Le verità come dogma sono contestate da Kant.
  • 30.
    LE ANTINOMIE Per quantoriguarda l’esigenza di una spiegazione unitaria dei fenomeni, Kant dice che qualunque sia la mia convinzione (affermazione) c’è immediatamente un’affermazione uguale e contraria che la contraddice senza che ci sia però contraddizione logica: io cado inevitabilmente nelle antinomie (=veri e propri conflitti della ragione con se stessa) Esempio: tesi: il mondo ha un suo inizio nel tempo e ha dei limiti, antitesi: il mondo non ha inizio del tempo e non ha limiti Entrambe le affermazioni sono plausibili, stabilire quale delle due sia vera è impossibile.
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    LA FUNZIONE REGOLATIVADELLE IDEE Secondo Kant le idee servono per renderci consapevoli dei nostri limiti e desiderosi di valicarli (Ad esempio il bisogno di una spiegazione unitaria del mondo) Se noi pretendiamo di sostanzializzare le tre idee, commettiamo degli errori logici, se le utilizziamo come spinta verso una conoscenza sempre maggiore, allora hanno un senso. Ogni idea è una regola che spinge la ragione a dare al suo campo d’indagine legittimo, che è l’esperienza, non solo la massima estensione fino ad arrivare alla trascendenza (la riflessione diventa sempre più “immateriale”, l’ambito non è più esperienziale), ma anche la massima unità sistematica . L’idea non è intesa in senso platonico (idea=entità trascendente che esiste nell’iperuranio), cartesiano o lockiano (idee= contenuti della mente). Le idee sono degli ambiti di riflessione metafisica, esigenze di approdare alla conoscenza, verso l’assoluto. Ogni idea stabilisce l’ambito in cui la ragione deve lavorare fino al massimo dell’estensione che va a trascendere la realtà sensibile, ma anche il massimo rigore logico.
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    LA FUNZIONE REGOLATIVA DELLEIDEE Ciascuna idea diventa un ambito di riflessione nel quale la ragione può spaziare tra la conoscenza sensibile e la trascendenza, con un rigore logico. Le idee sono 3: 1. idea cosmologica: spinge a passare incessantemente da un fenomeno naturale all’altro dall’effetto alla causa e alla causa di questa causa e così via all’infinito 2. idea psicologica: spinge a cercare i legami tra tutti i fenomeni del senso interno e a rintracciare in essi una sempre maggiore unità proprio come se fossero manifestazioni di un’unica sostanza semplice 3. idea teologica: addita all’intera esperienza un ideale di perfetta organizzazione sistematica, che essa non raggiungerà mai, ma che perseguirà sempre, come se tutto dipendesse da un unico creatore
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    CRITICA DELLA RAGION PRATICA Mentre nella criticadella ragion pura l’uomo critica la ragione quando vuole essere pura (=staccata dalla realtà sensibile), la critica della ragion pratica consiste nel criticare la ragione quando non vuole essere pura. La ragion pratica si occupa dell’azione e dei principi che guidano le nostre azioni. Obbiettivamente non tutte le azioni sono morali. Kant divide l’agire umano in: 1. massime= principi soggettivi che ispirano il mio comportamento 2. imperativi= principi oggettivi che ispirano il mio comportamento
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    CRITICA DELLA RAGIONPRATICA Gli imperativi possono essere: 1. imperativi ipotetici= ordina il dovere in modo condizionato, prescrivono dei mezzi in vista di determinati fini 2. imperativo categorico= ordina il dovere in modo incondizionato (tu devi). Il senso del dovere ci induce a compiere un’azione solo per amore del bene, l’azione dettata dall’imperativo categorico è un’azione che ha le caratteristiche dell’assolutezza, universalità, necessità. L’unico criterio per stabilire che l’azione sia morale è che sia ispirata dal bene e rivolta al bene. Per Kant non è giusto dare all’azione morale dei contenuti L’imperativo categorico ci impone un’assoluta ubbidienza, poi il fatto se si riesca ad ubbidire o meno dipende da vari fattori: se non ubbidiamo alla legge morale stiamo male, ma se ubbidiamo siamo felici?
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    MORALE KANTIANA La criticache si fa alla morale kantiana è che essa è segnata dalla frattura tra essere e dover essere, perché Kant ritiene che l’essere umano non possa realizzare a pieno il bene in questa vita perché ha dei limiti (i limiti consistono nell’appartenere ad una realtà fenomenica, al mondo della sensibilità, es. esigenze fisiche) La moralità piena non può essere mai realizzata a pieno in questa vita finita fisica Questo sconfigge il fanatismo: la consapevolezza dei miei limiti mi impedisce di essere convinto di aver realizzato il bene e l’assoluto a svantaggio di persone che la pensano diversamente da me Consapevolezza di base di essere creature limitate Santità etica= perfetta adeguazione alla legge morale Ma chi può dire di essere perfettamente adeguato alla legge morale? Nessuno Per questo motivo non si può mai essere sicuri di essere nel giusto Per Kant moralità= incondizionatezza= libertà= universalità e necessità L’incondizionatezza è intesa come libertà dal fenomeno, dall’esigenza sensibile: per Kant, quando compiamo un gesto morale, siamo tutti d’accordo, è universale L’azione morale è libera dal fenomeno e finalizzata al bene Kant è convinto che tutti noi siamo consapevoli di quale sia il bene, ma poi non riusciamo a raggiungerlo, farlo
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    LE DUE FORMULAZI ONI DELLA LEGGE MORALE L’azionemorale non ha un contenuto. La legge morale è una categoria priva di contenuti, il cui contenuto varia da circostanza a circostanza 1. il test dell’universalità: agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere nello stesso tempo come principio di una legislazione universale 2. agisci in modo da trattare l’umanità e anche te stesso sempre anche come fine, mai semplicemente come mezzo= rispetta la dignità umana che è in te e negli altri L’imperativo categorico si identifica con la ragione stessa: la forma dell’imperativo categorico è la ragione stessa nel senso che, qualunque sia il contenuto che diamo alla massima che ispira l’azione, questo non può mai essere in conflitto con la razionalità. Razionalità in ambito morale= valori dell’illuminismo: rispetto dell’altro, universalità dell’azione
  • 37.
    FORMALITÀ E VOLONTÀ lalegge morale non ci dice che cosa dobbiamo fare, ma come dobbiamo farlo L’unica cosa che rende morale un’azione è l’ubbidienza alla razionalità e la retta intenzione (intenzione di bene) La legge morale consiste in una legge formale universale (nel senso che è la forma ad essere universale, la buona intenzione, l’intenzione di bene sono universali) L’intenzione di bene regge la moralità La volontà buona è l’intenzione rivolta al bene di bene, la buona intenzione, il desiderio di fare il bene anche se costa sacrificio La volontà santa è il perfetto adeguamento dell’intenzione alla legge morale senza sforzo (non ci appartiene) Fanatismo morale= sentirsi completamente adeguati alla legge morale e considerare chi non è sbagliato ed essere obbiettivo di contestazione
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    I POSTULATI DELLA RAGIONPRATICA Per Kant la libertà, l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima sono tre postulati, non dimostrabili ma su cui si poggia una ragionevole speranza Essi sono dei postulati basati sulla speranza. Non si potrà mai ottenere un’assoluta certezza, ma una ragionevole speranza che va ad addolcire la mia esistenza La legge morale stessa è un postulato, perché Kant inizia a parlare della legge morale come un dato. Dal momento che per Kant è un presupposto indiscutibile che ci sia questa categoria morale, perché sia possibile la realizzazione della moralità è necessario postulare 3 concetti:
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    I POSTULATI DELLARAGION PRATICA Dunque i postulati della ragion pratica sono tre: 1. quello della libertà è condizione prima della legge morale che deriva dalla supposizione che l’uomo sia necessariamente indipendente dal mondo sensibile e che possa determinare la propria volontà secondo la legge di un mondo intellegibile; 2. quello dell’immortalità dell’anima che deriva dalla necessità di un tipo che duri fino all’adempimento completo della legge morale; 3. quello dell’esistenza di Dio che è condizione della realizzabilità del Sommo Bene (oggetto della legge morale); questo postulato deriva dalla necessità di presupporre un mondo intellegibile in cui esiste il Sommo Bene.
  • 40.
    LA CRITICA DEL GIUDIZIO Sioccupa di un particolare sentire, il giudizio estetico (inteso come giudizio sul bello). Per Kant il bello non è soggettivo, non è giudizio di gusto, non è piacevolezza. Quando io dico che qualcosa è bello, in questo giudizio, sto esprimendo il senso di armonia che quel qualcosa mi trasmette. Il bello è un giudizio oggettivo, è armonia di forme Il giudizio estetico è disinteressato, non può avere secondi fini, è universale e necessario Quando giudico qualcosa come bello, assumo in questo giudizio l’universalità della mia affermazione: qualunque persona si trovi a giudicare sarà d’accordo con me Nessuno posto di fronte a quel qualcosa potrà dire che è brutto. Potrà dire “non mi piace” perché gli piace la disarmonia, ma non potrà dire “è brutto” Il bello non è ciò che piace ma ciò che piace nel giudizio estetico (o di gusto)
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    LE QUATTRO DEFINIZIONI DI BELLEZZA Quattrodefinizioni di bellezza: 1. Il disinteresse: Secondo la qualità, il bello è l’oggetto di piacere di senza interesse= i giudizi estetici si basano solo sull’immagine o sulla rappresentazione, non dell’esistenza o del possesso degli oggetti 2. L’universalità: Secondo la quantità, il bello piace universalmente senza concetto= il sentimento di piacere provocato dal bello è universale Il giudizio estetico si presenta come qualcosa su cui tutti devono essere necessariamente d’accordo 3. Finalità senza scopo: La bellezza è percepita come “finalità senza scopo”. La bellezza è armonia di forme e allude alla trascendenza. Il bello non ha una finalità immediata, ma allude, fa da ponte verso la trascendenza. Lo scopo del bello non è uno scopo immediato che io posso ravvisare. Il bello non ha un’utilità ma il fine è più alto, è un’allusione alla trascendenza
  • 42.
    LE QUATTRO DEFINIZIONI DI BELLEZZA 4.Sublime: giudizio espresso di fronte a qualcosa di grande, che invece ci sovrasta= percezione di una disarmonia tra il mio sentire e l’oggetto di cui sto facendo esperienza Giudizio estetico= cogliamo immediatamente e intuitivamente la finalità della natura (finalità soggettiva o formale) Giudizio teleologico= ipotizzare che l’energia, la forza, la bellezza, che percepiamo nella natura intorno a noi alluda ad un fine trascendente= pensare concettualmente la finalità della natura (finalità oggettiva o reale)
  • 43.
    IL DUALISMO TRA MONDO DELLA NECESSITÀ E MONDO DELLA FINALITÀ La Criticadel giudizio di Kant si basa sul dualismo lasciato in sospeso dalle due precedenti critiche: •dalla Critica della ragion pura emergeva il senso meccanicistico della realtà, capeggiava il mondo fenomenico e deterministico “conosciuto” dalla scienza •dalla Critica della ragion pratica emergeva una visione della realtà in senso noumenico e finalistico
  • 44.
    LA RIVOLUZIONE COPERNICANA ESTETICA Il bellonon è una proprietà/qualità oggettiva delle cose, ma è il frutto di una rielaborazione generata dall’incontro tra il nostro spirito e le cose stesse, nasce solamente attraverso l’uso della mente ed è rapportato/legato alla mente Es. Non è la natura che ci regala tanta bellezza, anche se noi a volte proviamo quasi un senso di gratitudine verso questa, ma siamo noi che con la nostra categoria la percepiamo come bella
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  • 46.
    IL ROMANTICISMO Movimento culturalenato in Germania negli ultimi anni del 700, successivamente si sviluppa in Europa Polemica contro l’intelletto illuministico Il romanticismo è un movimento di reazione all’illuminismo: respinge la ragione illuministica, ritiene la ragione illuminista parziale, non in grado di arrivare all’assoluto, non in grado di comprendere la realtà intesa come essenza del reale, dell’uomo, dell’universo e di Dio (polemica contro l’intelletto illuministico) Esaltazione del sentimento Il romanticismo è una corrente di pensiero che dà valore al sentimento, rivalutando l’importanza del sentire Il sentimento viene rivalutato rispetto all’antichità, in cui era stato trascurato e appare come l’elemento più funzionale per rapportarsi alla vita e per penetrare nell’essenza del reale Il sentimento appare come un’ebbrezza indefinita di emozioni
  • 47.
    LA SEHNSUCHT La vita,secondo la concezione romantica, è vista come una forma di inquietudine, sforzo incessante, brama, stato di tensione perenne Il vero sentire romantico che può essere considerato un sentire filosofico è la sehnsucht= un sentire, uno struggimento, un anelito alla felicità che so che può realizzarsi solo attraverso la realizzazione dell’assoluto e contemporaneamente la consapevolezza di questa impossibilità, nostalgia di un mondo che ci è appartenuto e in qualche modo abbiamo perso La Sehnsucht interpreta l’uomo come desiderio e mancanza, ossia come desiderio frustrato di qualcosa, una sorta di struggimento Il sentimento diventa per alcuni uno strumento conoscitivo
  • 48.
    IDEALISMO Corrente di pensierofilosofica che si sviluppa all’interno del romanticismo, all’interno delle università tedesche L’idealismo non accetta i limiti segnati da Kant che col suo criticismo ritiene che l’ambito della conoscenza per l’essere umano è il mondo fenomenico ma ritiene che sia possibile per l’uomo la conoscenza del noumeno, dell’assoluto
  • 49.
    GEORG WILHELM FRIEDRICH HEGEL Stoccarda,27 agosto 1770 – Berlino, 14 novembre 1831
  • 50.
    LA VITA EGLI SCRITTI Assiste agli avvenienti della rivoluzione francese: difende i principi rivoluzionari di libertà e uguaglianza. Aderisce allo stato prussiano Scritti del periodo giovanile: mostrano un prevalente interesse religioso-politico Opere della maturità: interesse storico-politico Fenomenologia dello spirito: Hegel si distacca dalla dottrina di Schelling Scienza della logica Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio: è la più completa formulazione del so sistema Lineamenti di filosofia del diritto
  • 51.
    LE TESI DIFONDO DELL’IDEALISMO HEGELIANO: 1) RISOLUZIONE DEL FINITO NELL’INFINITO Per Hegel la realtà non è un insieme di sostanze autonome, ma un organismo unitario di cui tutto ciò che esiste è parte o manifestazione La realtà coincide quindi con l’assoluto e con l’infinito: l’assoluto è per Hegel l’infinito, il soggetto, la ragione, lo spirito, Dio. Gli altri enti che si manifestano nel mondo coincideranno quindi con il finito. Pertanto il finito come tale non esiste, ma è un’espressione parziale dell’infinito. Così come una parte non può esistere se non è messa in relazione al tutto, il finito non può esistere se non è messo in relazione all’infinito: il finito esiste solo nell’infinito e dipende dall’infinito Per Hegel tutto il reale è spirito in continuo divenire, che diviene con un movimento interno (la dialettica), spirito che si auto-produce ed è in continuo movimento
  • 52.
    LE TESI DIFONDO DELL’IDEALISMO HEGELIANO: 1) RISOLUZIONE DEL FINITO NELL’INFINITO Il reale è finito o infinito? Entrambi: è un processo in divenire ma completo Il finito esiste in relazione all’infinito: il finito è un momento necessario che necessariamente verrà superato La realtà intesa come infinito, spirito, diventa quindi il soggetto di una teoria che vede nel mondo (finito) la manifestazione/realizzazione di Dio (infinito) Si potrebbe pensare che qui Hegel non ha attivato la ragione dialettica perché sta già eliminando una parte del reale, ovvero la materia. Hegel, però dice che la materia è lo spirito nella forma dell’essere altro Materia= momento di alienazione dello spirito, è la caduta necessaria dello spirito, momento necessario e necessariamente da superare ma è solo un momento, poiché tutto è spirito (Il pensiero filosofico dialettico in azione) Natura= spirito inconsapevole di sé, la dialettica nella natura non è presente L’uomo è il primo momento dello spirito che riemerge dalla natura e che ha natura unita allo spirito soggettivo (=consapevolezza) L’uomo è un ponte nella natura
  • 53.
    LE TESI DIFONDO DELL’IDEALISMO HEGELIANO: 2) IDENTITÀ TRA RAGIONE E REALTÀ Il soggetto spirituale infinito che sta alla base della realtà viene denominato da Hegel idea o ragione, esprimono l’identità tra pensiero ed essere, ragione e realtà. “il reale è razionale, il razionale è reale” = il reale ha una sua logica interna (il rapporto dialettico tra le contraddizioni: scontro di contrari destinato ad una sintesi superiore. Ogni cosa ha ragion d’essere) L’immagine che meglio descrive la legge interna del reale è la spirale Tutto ciò che è ha una sua ragion d’essere e la ragion d’essere è la dialettica Tutto ciò che avviene è un momento necessario nel movimento dialettico (per arrivare ad una sintesi superiore), sia che abbia una logica sia che non ce l’abbia Ciò che è, è ciò che razionalmente (secondo la ragione dialettica) deve essere, deve accadere: visione fatalista. La razionalità è la forma stessa di ciò che esiste, poiché la regione governa il mondo e lo costituisce, la realtà è una struttura razionale Panlogismo: dottrina hegeliana che identifica realtà e
  • 54.
    LE TESI DIFONDO DELL’IDEALISMO HEGELIANO: 3) FUNZIONE GIUSTIFICATRICE DELLA FILOSOFIA La filosofia arriva la sera, con l’imbrunire, consiste nel riflettere sugli eventi accaduti per coglierne il senso, ma non ha un ruolo predittivo. Hegel ritiene infatti che la filosofia abbia il compito di prendere atto della realtà e comprendere le strutture razionali che la costituiscono, giustificare razionalmente la realtà. Marx invece ritiene che la filosofia debba essere prassi ed ispirare la prassi.
  • 55.
    FUNZIONAMENTO DEL PENSIERO ORDINARIO PerHegel il pensiero funziona secondo il principio di contraddizione, a differenza di Aristotele che diceva che il pensiero si attenesse alle leggi della logica, e che quindi il principio di non contraddizione è non solo il principio che regola il nostro ragionamento/pensiero, ma anche l’essere, la logica e l’ontologia: il mondo funziona attraverso il principio di non contraddizione, anche la scienza. Per Aristotele logica=ontologia Hegel arriva a riprendere il ragionamento aristotelico, facendo un passo avanti: logica e ontologia coincidono e il pensiero e l’essere ubbidiscono alla stessa legge La legge per Hume è la contraddizione: l’anima del reale è la contraddizione, la quale è portata ad una sintesi superiore dalla ragione dialettica La struttura del pensiero e la struttura dell’essere sono uguali, ma il pensiero non è di un solo tipo, il funzionamento del pensiero è di due tipi:
  • 56.
    1) IL PENSIERO DELL’INTELL ETTO Pensiero strutturatosecondo le leggi della logica, pensiero della scienza, funziona secondo il principio di non contraddizione. Pensiero che segue una logica Per Hegel il pensiero dell’intelletto è inadatto a cogliere l’essenza del reale, perché l’essenza del reale è contraddizione dialettica L’intelletto è parziale, non si deve avere la pretesa di cogliere il reale con l’intelletto
  • 57.
    2) IL PENSIERODELLA RAGIONE (DIALETTICA) Si basa sulla contraddizione, ha una raffinatezza di pensiero superiore, è una facoltà del pensiero che, se ben applicata a vari ambiti del reale, consente di cogliere l’essenza del reale (per Kant la ragione è l’anelito verso la trascendenza) Sono due facoltà del nostro pensare, ordinariamente tendiamo a pensare attraverso l’intelletto, ma per cogliere l’essenza del reale dobbiamo attivare in noi la ragione dialettica L’essenza del reale è la contraddizione dialettica, per coglierla è necessario attivare la ragione dialettica La dialettica è sia la legge interna al reale, sia la legge che regola l’attività conoscitiva capace di cogliere il reale. Il reale non si coglie se si ragiona in termini di contrapposizione, ma attraverso la contraddizione stessa Aufhebung =togliere il superfluo, conservare il necessario per arrivare ad una sintesi superiore, la quale a sua volta diventa tesi con una sua contrapposizione= La sintesi ingloba i due elementi precedenti eliminando il
  • 58.
    DIALETTICA E PENSIERO Momentidella dialettica: - tesi (affermazione) - antitesi (negazione) - sintesi superiore (unificazione di tesi e antitesi, eliminando il superfluo attraverso l’aufhebung) I tre momenti del pensiero: - astratto o intellettuale: concepisce l’esistente in modo separato, come qualcosa che esiste di per sé - dialettico: mette in rapporto le varie determinazioni con le determinazioni opposte - speculativo: coglie l’unità delle contrapposizioni
  • 59.
    LA PARTIZIONE DEL REALE, LO SPIRITO Vienefuori da una visione globale del suo sistema=conclusione del suo pensiero e descrizione di tutto il reale (tesi, antitesi, sintesi=movimenti dialettici) 1. Primo momento= l’idea in sé o idea pura (tesi) L’idea è lo spirito nelle sue fondamenta logiche, è la struttura logica del reale Idea: insieme delle strutture logiche che costituiscono le fondamenta del reale L’idea è considerata in sé stessa, a prescindere dalla sua concreta realizzazione nel mondo La dialettica è presente A questo momento corrisponde la logica che è la scienza dell’idea in sé e per sé
  • 60.
    LA PARTIZIONE DEL REALE,LO SPIRITO 2. Secondo momento= alienazione, antitesi, caduta, diventare altro= prima manifestazione Momento in cui lo spirito per manifestarsi deve alienarsi necessariamente (per necessità logica). Caduta dello spirito per necessità logica, necessario affinché si formi la materia, necessariamente da superare Alienazione= momento in cui le caratteristiche strutturali si manifestano nel loro opposto L’idea nella sua immediata manifestazione si manifesta come altro da sé, è un momento necessario e necessariamente da superare Idea come altro da sé (antitesi) Tutta la natura non è altro che spirito nella forma dell’essere altro Idea nell’esteriorità è l’idea che si concretizza e si fa materia I fondamentali li rispecchia (nella natura c’è l’essere, il nulla, il divenire) ma ciò che non è presente la dialettica perché nella natura (spirito alienato) la legge interna è il principio di non contraddizione Natura nel sistema hegeliano è alienazione, spirito alienato a questo momento corrisponde la filosofia della natura intesa come totale mancanza di consapevolezza
  • 61.
    LA PARTIZIONE DELREALE, LO SPIRITO 3. Terzo momento= spirito= idea che riemerge dall’alienazione arricchita di esperienza (sintesi) Idea che ritorna in sé intesa come spirito, è l’idea che dopo essersi fatta natura ritorna in sé L’assoluto nella sua completezza è colto solo dal pensiero filosofico Il cominciamento assoluto dell’essere= singoli esseri costituiti di essere nulla immediatamente A questo momento corrisponde la filosofia dello spirito. L’ultimo elemento della natura è il primo elemento dello spirito Noi siamo fatti di corpo e spirito. Appartenenti alla natura e allo spirito L’uomo rappresenta un ponte tra natura e spirito. L’uomo completa lo sviluppo degli esseri naturali e si aggancia al primo momento dello spirito
  • 62.
    COME HEGEL ÈARRIVATO ALLA PARTIZIONE DEL REALE? La partizione del reale arriva alla fine di un percorso di riflessione di Hegel, che Hegel non pensa di aver pensato lui ma pensa di essere lui stesso uno strumento dello spirito che attraverso di lui si manifesta La filosofia ha al suo interno un movimento dialettico che si completa con il pensiero dell’idealismo, che si completa con il pensiero di Hegel che secondo Hegel rappresenta lo spirito che pensa sé stesso. “Ciòcheè razionaleè reale;ciòcheè realeè razionale.”
  • 63.
    CRITICHE DI HEGEL AGLI ILLUMINISTI Hegelrifiuta l'approccio che l’illuminismo ha con il mondo, con il reale Gli illuministi usano infatti la ragione intesa come intelletto, la ragione illuminista esprime solo le esigenze e le aspirazioni degli individui: è una ragione finita e parziale
  • 64.
    CRITICHE DI HEGELA SCHELLING Hegel critica l'assoluto di Schelling, paragonandolo alla "notte in cui tutte le vacche sono nere". L'assoluto di Schelling, infatti, è un assoluto adialettico in cui tutto è confuso, in cui non si capiscono le differenze tra le varie parte che lo compongono; è cioè un'unione di determinazioni opposte: soggetto-oggetto, positivo-negativo, bianco- nero, Io-NonIo, spirito-natura. Nell'assoluto schellingiano tutte le determinazioni si sovrappongono e la sovrapposizione per Hegel non è un fattore di accrescimento, poiché per il filosofo solo se le determinazioni sono distinte si possono comprendere.
  • 65.
    CRITICHE DI HEGEL A KANT MentreKant aveva fissato dei limiti alla nostra conoscenza poiché riteneva che l’essere umano può conoscere con estrema precisione solo il fenomeno, ma non può abbandonare la ricerca del noumeno; Tutto l’idealismo ha la pretesa di conoscere il noumeno Per l’idealismo il noumeno può essere conoscenza e tale conoscenza deriva da una facoltà dell’uomo che: - per Schelling è l’intuizione (con un atto unico capisco che le polarità del reale sono aspetti inconciliabili ed inevitabili) - per Hegel è la ragione dialettica
  • 66.
    CRITICHE DI HEGEL AI ROMANTICI Hegelcontesta il primato che i romantici danno al sentimento, all’arte e alla fede sostenendo che l’assoluto non può essere oggetto di filosofia Hegel contesta anche gli atteggiamenti individualistici dei romantici, affermando che l’intellettuale non deve tener conto solo del proprio io La facoltà conoscitiva del sentimento rivalutata dal romanticismo non è rivalutata da Hegel, per Hegel il sentimento non ti fa conoscere l’essenza del reale
  • 67.
    FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO Primagrande opera Hegeliana Parla della coscienza (=consapevolezza) in due sensi: 1. senso diacronico: storia di come evolve la coscienza attraverso l’evoluzione della consapevolezza a partire dall’antica Grecia fino alla filosofia idealista. La storia del pensiero dell’umanità e delle origini della coscienza inizia dal pensiero dei greci, poi si sviluppa (arrivano Platone, Aristotele che per Hegel rappresenta un momento regressivo, ellenismo, …) A Hegel potrebbe mancare il senso diacronico al livello individuale: la coscienza che si sviluppa nell'individuo attraverso la sensazione, la percezione e il concetto. 2. senso sincronico: parla del presente: in questo momento stiamo vivendo tutti i momenti della consapevolezza (=sensazione, percezione=insieme di sensazioni, costruzione del concetto e intelletto che lo organizza) Sincronicità della dialettica: coscienza del presente: in questo momento quel movimento dialettico sta avvenendo
  • 68.
    FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO Hegel iniziaa parlare della coscienza perché inizia a chiedersi quale sia il luogo metafisico dell’assoluto. Ha la pretesa di occuparsi di ogni ambito del reale. Dopo aver realizzato che il reale è spirito, egli capisce che lo spirito che si manifesta all’inizio è la coscienza. (il soggetto è sempre lo spirito, mai l’uomo) Tre momenti dialettici: 1. Coscienza (ha al suo interno la dialettica sensazione, percezione, intelletto) 2. Autocoscienza (arrivo al momento dell’intelletto, si diventa autocoscienti, ci si incontra/scontra con altre autocoscienze) 3. Ragione= la coscienza capisce di essere tutta la realtà
  • 69.
    FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO Studio degliArchetipi= schemi di comportamento che si ripetono nel tempo sia al livello di storia dell’umanità sia al livello di storia personale es. figura servo-padrone Si scontrano due autocoscienze attraverso un momento di sfida, in cui ogni autocoscienza per affermare la propria indipendenza deve essere disposta a tutto Il signore è colui che, pur di affermare la propria indipendenza, ha messo a repentaglio la propria vita Il servo è colui che ha preferito la perdita della propria indipendenza pur di avere salva la vita
  • 70.
    LA SCIENZA DELLA LOGICA Operascritta dopo la Fenomenologia, avendo realizzato che la coscienza è già un risultato ma le fondamenta del reale sono altre Dal momento che tutto il reale è spirito, le fondamenta del reale sono le fondamenta della struttura del pensiero (=la ragione) Studia le fondamenta del pensiero= le fondamenta dell’essere (logica e ontologia si identificano) La legge interna al reale (=essere) e la legge interna al pensiero si rispecchiano Mentre per Aristotele il principio che coglie l’essere è il principio di non contraddizione; per Hegel è la contraddizione stessa Per Hegel la contraddizione è a legge interna nel reale e nell’essere, nel pensiero il funzionamento che riesce a rispecchiarla
  • 71.
    LA LOGICA DELL’ESSERE Lalogica si occupa dell’essere prima di qualunque manifestazione, nelle sue fondamenta in cui essere e non essere sono già in rapporto dialettico Mentre per Parmenide senza dubbio: l’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere (neanche pensato). Per il principio di non contraddizione Hegel ritiene che il vero cominciamento dell’essere è la dialettica dell’essere- non essere: il non essere appartiene all’essere ed è dell’essere la possibilità di movimento, di sviluppo, del divenire. Per Hegel un vero essere non può non includere il non essere, altrimenti è statico, immobile, non è la vera realtà Ogni essere finito, limitato è costituito di quell’essere e di tutto il non essere che esclude quell’essere Non si esclude il non essere, è una polarità dell’essere Hegel ritiene che Parmenide, con la sua affermazione, abbia usato l’intelletto per cogliere l’essenza del reale (sbagliato)
  • 72.
    LA LOGICA DELL’ESSERE Lalogica dell’essere si divide in: 1. logica della qualità 2. logica della quantità Dialettica quantità-qualità, Hegel parla del quanto qualitativo (=quantità che qualifica un essere) è la quantità a modificare al qualità, fa diventare un essere altro La quantità supera, deteriora e modifica la qualità Ogni essere è determinato da una sua quantità e una sua qualità: la quantità determina la qualità, va misurata per determinare un essere
  • 73.
    FILOSOFIA DELLA NATURA Le divisionidella filosofia della Natura rispecchiano quelle della Logica secondo lo schema del “sillogismo”, con la progressione universale-particolare-individuale. Si ha così: 1. la Meccanica, che studia la corporeità universale, l’esteriorità spaziale 2. la Fisica, nella quale, soprattutto con la luce, si ha un superamento dei caratteri propri della massa, puramente meccanica, la cui rigidità si scioglie via via nei processi magnetici, elettrici e chimici 3. la Organica, in cui la Natura si interiorizza e nasce la vita
  • 74.
    FILOSOFIA DELLA NATURA Hegel avevamanifestato la sua netta avversione a Newton. Egli affermava, celiando con amabile ironia, che la mela aveva procurato tra calamità all’umanità: il peccato di Adamo ed Eva, la guerra di Troia (con il famoso pomo della discordia) e la legge di gravitazione. E’ una simpatica beffa, che, però, rivela coma a Hegel fosse interiormente sfuggito il senso della grande lezione newtoniana. Considerazioni: a. la grande conoscenza che Hegel aveva delle dottrine scientifiche dei suoi tempi b. l’altrettanto grande arbitrio con cui tratta questo materiale c. un ritorno a motivi di indagine pregalileiani e prenewtoniani
  • 75.
    LA FILOSOFIA DELLO SPIRITO Lospirito si divide in 3 momenti: 1. spirito soggettivo: spirito individuale nell’insieme delle sue facoltà (antropologia, fenomenologia, psicologia) 2. spirito oggettivo: lo spirito si manifesta in istituzioni sociali concrete 3. spirito assoluto
  • 76.
    LA FILOSOFIA DELLOSPIRITO: SPIRITO OGGETTIVO Lo spirito oggettivo comprende la dialettica: si manifesta nelle relazioni tra i singoli Diviso in 3 momenti: 1) diritto= insieme delle leggi= rappresenta il bene nel suo dover essere astratto che si codifica nelle leggi 2) moralità= momento del bene considerato soggettivamente= senso etico personale 3) eticità= è la moralità sociale, la concretizzazione del bene in quelle forme istituzionali che sono famiglia, società e stato: al suo interno ha un movimento dialettico che si articola in: - famiglia: dà sostanza all’unione dei sessi: primo nucleo organizzato che costruisce la società. Impegno morale - società: luogo in cui le famiglie possono soddisfare i propri bisogni - stato: “ingresso di Dio nel mondo”, “sostanza consapevole di sé", qualcosa di semidivino (secondo Hegel la società deve essere subordinata allo stato, lo stato determina la società, per Marx è la società che si esprime nello stato, che si muove per agire) Lo stato (come espressione dello spirito) è amministrazione di un territorio ma è sempre portatore di valori morali. Rappresenta lo spirito del popolo Lo stato è l’insieme delle idee, è unità della famiglia al di là della dispersione della società civile Le passioni degli individui sono i mezzi dell’agire, gli individui sono i mezzi
  • 77.
    SPIRITO OGGETTIVO Costituzione (=organizzazionedello stato) =espressione dello spirito del popolo in un determinato momento, emerge dalla vita collettiva Hegel ritiene che la migliore costituzione sia quella dello stato Prussiano (in cui vive) => Monarchia costituzionale con potere tripartito (legislativo, esecutivo, di amministrazione= potere affidato al singolo) Importanza del momento storico: la costituzione esprime il momento storico Gli uomini del fato Ogni stato, in un determinato momento storico, è retto da certi capi politici che in quel momento diventano irresistibili e hanno particolare successo Lo spirito del momento porta i capi politici (che all’inizio sono liberi, pieni di risorse, ma in realtà pedine dello spirito) al successo: è il loro momento di ascesa: sono destinati chi vince esprime lo spirito di popolo in quel momento, anche se è una minoranza Dialettica tra stati: giustificazione filosofica della guerra Secondo Hegel la guerra è inevitabile, è un momento necessario nella dialettica del rapporto guerra-pace, ma è anche un momento evolutivo La guerra oltre ad essere necessaria ha anche un valore morale
  • 78.
    DIALETTICA TRA STATI: GIUSTIFICAZIONEFILOSOFICA DELLA GUERRA Secondo Hegel la guerra è inevitabile, è un momento necessario nella dialettica del rapporto guerra-pace, ma è anche un momento evolutivo. La guerra inoltre possiede anche ha un valore morale. Quando è lecito appellarsi alla coscienza individuale: Rapporto singolo-società, moralità-eticità Hegel ironizza sulla tendenza dell'uomo a chiudersi in sé stesso (“è troppo comodo”), ma in certi casi può essere giusta. Ci sono dei momenti e dei casi in cui la propria coscienza morale è in urto con le leggi del sociale, con la concretizzazione dello spirito oggettivo in quel momento storico. Il filosofo sostiene che ognuno di noi possiede una propria concezione di male e di bene, ma quando ci troviamo a vivere in uno stato con delle leggi (che determinano il bene ed il male) che non condividiamo, dobbiamo impegnarci per la società, adattandoci alle leggi che troviamo, e allo stesso tempo se non le condividiamo dobbiamo impegnarci per cambiarle. è inutile chiudersi in sé stessi
  • 79.
    STORIOGRAFIA L’idealismo considera comesoggetto lo spirito. Gli eventi storici sono manifestazione di un’idea, pensiero, concetto, che preme per manifestarsi in forme oggettive. Se incontra degli ostacoli si vengono a creare o conflitti interni ad una nazione o nella dialettica tra stati la guerra vera e propria. Gli uomini, mossi dalle passioni e dalla sete di potere, generano la guerra. Il fine della storia: Dobbiamo liberarci dell’idea che sia l’uomo l’elemento protagonista, è lo spirito che deve non solo realizzare sé stesso concretamente ma anche acquisire consapevolezza di sé. Il prodotto del pensiero filosofico di Hegel rappresenta non solo il vertice dell’idealismo ma il completamento del processo evolutivo dello spirito. Hegel aggiunge che ciò non basta (non basta solo la consapevolezza), perché il sapere che resterebbe teorico deve anche oggettivarsi, manifestandosi in forme concrete. Ciò accade nello stato prussiano che ospita Hegel e che ha realizzato la triade equilibrata (divisione dei poteri) La forma oggettivata dello spirito è arrivata al suo massimo sviluppo
  • 80.
    DIFFERENZA TRA ALIENAZIONE E OGGETTIVAZIONE 1.Alienazione= estraniarsi: diventare altro: esprimere sé stessi in forma alienata cioè altro dalla propria essenza= caduta dello spirito necessaria per logica= esprimere la propria essenza in forme non proprie 2. Oggettivazione= lo spirito si manifesta attraverso le istituzioni ed entra nella storia (famiglia, società, stato, ...) = espressione dello spirito attraverso forme concrete come le istituzioni
  • 81.
    SPIRITO ASSOLUTO Spirito checompleta il suo percorso e diventa completamente consapevole di sé = momento in cui l’idea raggiunge la piena coscienza della propria infinità e consapevolezza. Arrivato a questo punto: momento di pacificazione ed equilibrio 3 momenti: Livelli diversi progressivi nei quali l’assoluto si manifesta, ogni momento è compiuto in sé: 1. Primo livello: l’arte che si coglie con l’intuizione: il più basso, ha ancora la componente empirica, materiale. Primo livello in cui lo spirito inizia a cogliere coscienza di sé attraverso forme sensibili. La dialettica all’interno di ogni forma artistica è individuata da Hegel nel rapporto forma-contenuto: ci sono momenti storici in cui la forma eccede il contenuto e viceversa. Nel momento in cui Hegel vive la forma è inadatta a esprimere il contenuto (=assoluto giunto a piena maturazione). Il periodo romantico in cui vive Hegel è il periodo in cui il contenuto che l’arte dovrebbe esprimere (assoluto) è così maturato che non riesce ad essere inglobato in forme sensibili L’arte nel romanticismo per motivi storici deve rappresentare in forme sensibili l’assoluto che è giunto a piena maturazione ma non può farlo
  • 82.
    SPIRITO ASSOLUTO 2. Secondolivello: religione: esprime sempre l’assoluto sottoforma di rappresentazione ma ha dei limiti nella rappresentazione stessa per mancanza di forme logiche (alcune cose non hanno spiegazione logica, dogmi) Per questa mancanza la religione non può essere considerata al livello della filosofia Filosofia superiore alla religione come consapevolezza Per Hegel la religione cristiana, per quanto il limite sia la rappresentazione, è l'espressione migliore e più completa del concetto (inteso come idea, spirito, assoluto): lo spirito completa il suo processo evolutivo. Il concetto trova nella religione filosofica la migliore espressione nei simboli religiosi La filosofia della religione non deve creare la religione ma semplicemente riconoscere la religione che c’è già, la religione determinata. Oggetto della religione è Dio, il soggetto di essa è la coscienza indirizzata a Dio (dio inteso come dio assoluto). La filosofia religiosa parte dal dogma che c’è Dio Ci si accosta alla dimensione religiosa con un sentimento fideistico= il sentire La religione procede in modo a-dialettico: è incapace di cogliere il movimento logico e atemporale del concetto.
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    SPIRITO ASSOLUTO 3. Terzolivello: storia della filosofia= evoluzione del pensiero secondo movimento dialettico che arriva a cogliersi nella sua concretezza. Dio come spirito è il soggetto, la filosofia è il pensiero di Dio, il pensiero che Dio produce, è Dio che pensa attraverso i filosofi. Tale pensiero si sviluppa attraverso un movimento spiraliforme (evoluzioni, regressioni) fino ad arrivare ad una sintesi superiore Hegel ritiene che la filosofia al pari della realtà sia un prodotto della storia. La storia della filosofia raggiunge la piena consapevolezza di sé con Hegel. Ogni momento filosofico è anche un momento storico, quindi il momento storico vissuto da Hegel è la massima espressione al livello politico dello spirito (stato prussiano). Hegel riconosce nel proprio pensiero l’ultima espressione della filosofia: Non prevede ulteriori pensieri innovativi Hegel ritiene che la filosofia abbia raggiunto il massimo sviluppo (completo) del pensiero con lui.
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