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PARTECIPAZIONE ALLO SVILUPPO COMUNITA' E PROMOZIONE SALUTE MENTALE

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LA PARTECIPAZIONE NELLO SVILUPPO DI COMUNITA' E NELLA PROMOZIONE DELLA SALUTE MENTALE NUOVI MODELLI ORGANIZZATIVI DEI SERVIZI DI SALUTE MENTALE

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PARTECIPAZIONE ALLO SVILUPPO COMUNITA' E PROMOZIONE SALUTE MENTALE

  1. 1. Corso di formazione DSM Trapani ottobre 2013
  2. 2. Verso un lavoro di rete per la Salute Mentale di comunità in Sicilia, sviluppare politiche di partecipazione e processi di ripresa
  3. 3. Premesse e priorita Le seguenti tre sfide prioritarie prevedono, per i prossimi anni, l’elaborazione, la realizzazione e la valutazione di una serie integrata e programmata di azioni capaci di offrire, nel settore della salute mentale, servizi in grado di migliorare il benessere dell’intera popolazione. I. La partecipazione e la rete sociale II. La Formazione e la Ricerca III. Il Sistema Informativo e la Programmazione Economica
  4. 4. Costruire una rete contro l’esclusione sociale 1. Transizioni verso un lavoro di rete per la salute mentale di comunità I. Da servizi aziendali frammentati ed in competizione con le altre agenzie sociali, ad un DSM integrato e comunitario, in rete con tutti gli altri servizi territoriali. II. Dal pagamento della retta per posto letto, al finanziamento del progetto terapeutico individualizzato attraverso il budget di salute ed il mix di gestione. 2. Lotta allo stigma ed all’esclusione sociale I. La salute mentale è un settore di lavoro ed un’area culturale centrale per lo sviluppo della comunità e come tale ha una mission di collaborazione diretta con le Istituzioni e le varie Agenzie della società locale. II. Compito prioritario di tutti gli operatori coinvolti nel settore della salute mentale è quello di lottare contro lo stigma e la discriminazione dei gruppi sociali vulnerabili e della categorie sociali a rischio disagio psico-sociale. 3. Partecipazione, Formazione e Progettazione I. La governance clinica della Progettazione Terapeutica Personalizzata e della relativa documentazione del PTI, rappresenta la pratica clinica di base che ogni paziente ha diritto a ricevere ed a cui si impegna a partecipare II. La concertazione comunitaria, la ricerca scientifica, la partecipazione consapevole al Sistema Informativo Sanitario (NSIS), la Formazione Continua, costituiscono le attività di base che la gestione economica ed organizzativa delle aziende sanitarie deve garantire
  5. 5. Il Piano d’Azione Locale L’Azienda Sanitaria Provinciale si doterà di un proprio Piano di Azione Locale per la Salute Mentale di Comunità (PAL), elaborato attraverso pratiche di concertazione con tutte le Agenzie del proprio territorio (Distretti, Enti Locali, Imprese sociali e imprenditoriali, Associazioni dei familiari e degli utenti, organizzazioni del mondo del lavoro e sindacali, volontariato e organizzazioni culturali, ricreative e del mondo della formazione e dell’istruzione). Nell‘individuare gli obiettivi dovrà indicare anche le priorità a medio e breve termine compatibili ed adeguate con le dotazioni finanziarie disponibili. Nell‘ambito del PAL sarà assicurata grande attenzione agli interventi diretti alla salute mentale della adolescenza e delle popolazioni migranti, definendo ed adottando protocolli condivisi tra i Servizi di Salute Mentale, di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza, i Ser.T., i Servizi di Psicologia e Servizio Sociale e gli altri Servizi sanitari e sociali presenti nell’azienda e nel territorio, al fine di migliorarne l‘integrazione e la collaborazione. Il PAL troverà specifica attuazione a livello distrettuale integrandosi in maniera coerente con i PdZ.
  6. 6. Obiettivi e Indicatori per la valutazione 1. L’integrazione pubblico-privato per la presa in carico comunitaria 5. La doppia diagnosi e le aree di confine I. PTI e Mix Gestionale II. Sostegno Abitativo: Domiciliarità e Residenzialità I. Presa in carico dei pazienti con Doppia Diagnosi II. Presa in carico dei pazienti con problematiche alcologiche III. Servizi Nuove Dipendenze 2. Aspetti giuridici e sociali della presa in carico istituzionale I. Integrazione con la Sanità Penitenziaria II. Amministrazione di Sostegno III. Psichiatria di Collegamento e Consultazione e Psicologia di Base 3. Servizi per l’Adolescenza nelle fasi del ciclo di vita I. La patologia mentale in età evolutiva II. L’Area Integrata per l’Adolescenza 6. La salute mentale della popolazione migrante 7. Qualità della Governance Clinica 8. Servizi di Inclusione SocioLavorativa 9. Formazione per i sistemi di cura 4. Lavorare con le emergenze e con i 10. La Ricerca ed il Sistema disagi quotidiani Informativo I. Gestione delle Urgenze/Emergenze II. La Prevenzione del Suicidio III. Il Coinvolgimento della famiglia IV. La Terapia delle patologie comuni I. Istituzione del Sistema Informativo Dipartimentale II. Convenzione e Accordi Quadro di Ricerca Scientifica
  7. 7. Lavoro nella comunità locale  Partecipazione alla comunità locale attraverso il lavoro     terapeutico Il DSM Comunitario come luogo che favorisce l’inclusione sociale La comunità locale come rete vitale di interconnessione e valorizzazione delle risorse personali e sociali Lavoro clinico attraverso le narrazioni delle storie degli utenti e degli operatori Lettura e pratica antropologica e gruppoanalitica nel contesto locale
  8. 8. Il lavoro terapeutico con i paziente  Co-costruzione del progetto terapeutico personalizzato attraverso metodologie gruppali-comunitarie (Gruppo Analitico Vitale e Opertivo)  Cura delle parti sofferenti e riconoscimentovalorizzazione-sviluppo delle parti sane del paziente e emersione della virtualità sana dalla sua personalità in sincronia con la modificazione dell’organizzazione familiare (Gruppi di Psicoanalisi MultiFamiliare)  Riconoscimento e legittimazione della responsabilità del paziente sulla propria vita (malattia, guarigione, stili e qualit{ di vita, scelte …) – Gruppi Allargati e Intermedi  Empowerment dei pazienti e dei familiari (sviluppare il Capitale Sociale)
  9. 9. Il lavoro terapeutico con i paziente  Co-costruzione del progetto terapeutico personalizzato attraverso metodologie gruppali-comunitarie (Gruppo Analitico Vitale e Opertivo)  Cura delle parti sofferenti e riconoscimentovalorizzazione-sviluppo delle parti sane del paziente e emersione della virtualità sana dalla sua personalità in sincronia con la modificazione dell’organizzazione familiare (Gruppi di Psicoanalisi MultiFamiliare)  Riconoscimento e legittimazione della responsabilità del paziente sulla propria vita (malattia, guarigione, stili e qualit{ di vita, scelte …) – Gruppi Allargati e Intermedi  Empowerment dei pazienti e dei familiari (sviluppare il Capitale Sociale)
  10. 10. Il lavoro intermedio degli operatori  Sostegno allo spazio relazionale intermedio tra i legami istituzionali e i legami sociali  Lavoro di cura come attivazione di processo trasformativo del pensiero sui legami forti (famiglie e istituzioni sanitarie)  Il lavoro con le famiglie nelle comunità locale come processo di de-istituzionalizzazione e de-familiarizzazione delle istituzioni  Il lavoro nella comunità locale come processo di attivazione e sviluppo di legami deboli (iniezioni di cellule staminali nelle reti di relazioni sociali dei pazienti)
  11. 11. La Carta di Rete  Il processo di cura come lavoro sulla rete delle relazioni da valutare attraverso la somministrazione delle carte di rete personale, lavorativa e territoriale  Carta di Rete Personale come mentalizzazione dei legami del paziente (Familiari, transferali, sociali)  Carta di Rete Lavorativa come elaborazione dei legami istituzionali degli operatori (con i colleghi, i pazienti, familiari, committenza, agenzie locali …)  Il Disegno Simbolico dello Spazio di Vita Territoriale come visualizzazione dei processi sociali di partecipazione alle dinamiche psico-socio-economiche delle comunità locali.
  12. 12. Il DSM Comunitario come s/nodo della comunità locale  Sviluppo della cultura locale (stigma, inclusione, prevenzione e promozione della salute mentale di comunità)  Attivazione di una cultura del lavoro di rete al servizio dello sviluppo delle agenzie della comunità locale e dei processi di convivenza civile della popolazione (di cui il paziente e gli operatori fanno parte)  Sviluppare il Capitale Sociale della comunità locale promuovendo gruppalità e progettualità sociale al servizio delle innovazioni terapeutiche e culturali.
  13. 13. Relazioni Individuo-Contesto  I fattori terapeutici aspecifici come fattori fondamentale della terapeuticità del DSM Comunitario  Un DSM è terapeutico nella misura in cui:  promuove e sviluppa le competenze-risorse-possibilità (capabilities) del paziente e dell’operatore  partecipa attivamente e progettualmente ai processi e alle dinamiche psico-socio-economiche locali  Sviluppa la capacità dei contesti di sostenere i processi di guarigione dei pazienti  sviluppa empatia, fiducia, speranza, ascolto … capacit{ relazionali e crede nella possibilità e/o opportuntà di percorsi di guarigione
  14. 14. Recovery in psichiatria La recovery/guarigione riguarda la costruzione di una vita soddisfacente e dotata di senso così come definita dalla persone stesse, nonostante la presenza o meno di sintomi o problemi ricorrenti La recovery rappresenta un progressivo distanziamento dalla patologia e dalla malattia verso la salute e lo stare bene
  15. 15. Rinnovare la speranza e l’impegno  Mi concentro sui punti di forza e mi complimento con i pazienti per i loro successi  Credo nella potenziale crescita e nel miglioramento; il recovery è un’opportunit{ per chiunque!  Utilizzo un linguaggio di speranza e di possibilità e sono fiducioso anche quando i pazienti non lo sono  Capisco che il recovery è un processo di individiuazione
  16. 16. Essere sostenuto dagli altri  Le aiuto a sviluppare delle relazioni durature con la     comunità e con le persone che possono dare un aiuto a titolo non professionale Sono disposto a includere aiuti informali nel processo di pianificazione del recovery Sono disposto ad aiutare le persone trovare nella comunità le risposte ai loro bisogni, credo in loro e condivido questa fiducia con gli altri Oltre a erogare le prestazioni, promuovo i loro interessi e diretti Valuto e analizzo la spiritualit{ come un’iportante fonte potenziale di sostegno
  17. 17. Trovare il proprio posto nella comunità  Sostengo la partecipazione e i ruoli sociali di valore, evidenziando l’occupazione come una via che conduce alla recovery  Promuovo attività di svago e hobby basati sugli interessi di ogni individuo  Sono in grado di effettuare una valutazione che si concentra sui punti forza della persona nel relazionarsi con l’istruzione, il lavoro e il tempo libero e sono ben informato dell’intera gamma dei servizi comunitari e per la riabilitazione  Affronto i problemi di tipo medico o fisico che potrebbero impedire alle persone di seguire i loro interessi sociali e i loro hobby
  18. 18. Ridefinire se stessi  Aiuto le persone a coinvolgersi in ruoli sociali di valore e cerco di rispondere meglio ai loro interessi culturali e ai loro valori  Vedo le persone come esseri completi, non le considero solo in base alla loro malattia  Uso un linguaggio che mette la persona al primo posto  Sono in grado di permettere alle persone di condividere le loro esperienze personali e il modo in cui esse influiscono sulla loro visione del mondo  Lavoro “con e non “per” le persone e le aiuto a pianificare la loro vita, al di là dei servizi
  19. 19. Gestire i sintomi  Fornisco l’accesso o le informazioni necessarie a una variet{ di metodi       diversi Fornisco un’assistenza che riflette la comprensione del contesto culturale in cui avviene la recovery Capisco cha terapia è solo uno degli aspetti del recovery e che non tutti hanno bisogno di una terapia per affrontare questo percorso Lavoro con le persone per sviluppare strategie che prevengano la ricaduta, ad esempio definiscono assieme a loro quali indicazioni desiderano vengano seguite in caso di crisi Insegno alle persone ad autogestirsi la malattia Capisco che i sintomi non devono necessariamente essere eliminati prima che le persona possa portare avanti il suo percorso di recovery Permetto alle persone di esprimere i loro sentimenti, incluse la rabbia e l’insoddisfazione e incoraggio l’utilizzo del sostegno tra pari e dei modelli recovery-based
  20. 20. Assumere il controllo  Fornisco opportunità di scelta e offro delle opzioni tra le quali scegliere  Concedo alle persone il diritto di commettere degli errori considerando che per loro si tratta di un’opportunit{ di apprendimento  Evito un atteggiamento di controllo  Sono in grado di fornire una pianificazione centrata sulla persona  Evito l’atteggiamento dell’operatore che sa tutto e mi relaziono alla pari
  21. 21. Combattere lo stigma  Evito di utilizzare un linguaggio stigmatizzante e etichettante, cercando di trasformare la comunità in un ambiente più accogliente  Sono in grado di affrontare i pregiudizi personali e insegno alle persone come gestire lo stigma difendendo se stessi e gli altri  Non indosso il tesserino quando lavoro con qualcuno al di fuori delle mura del servizio
  22. 22. Maturare empowerment  Coinvolgo le persone in recovery in ogni aspetto della pianificazione, dello sviluppo e del miglioramento del servizio  Conosco le leggi per la disabilità e la salute mentale e insegno alle persone come possono utilizzarle per proteggersi  Incoraggio le persone ad essere dei cittadini responsabili  Valuto i comportamenti assertivi e l’autonomia come elementi di crescita e, come conseguenza di questo miglioramento, riduco gli aiuti
  23. 23. Nuovi orizzonti di cura per la grave patologia mentale  Domiciliarità, gruppi appartamento, abitazioni sostenuti,     associazionismo degli utenti, inclusione sociale e lavorativa, promozione e formazione di facilitatori sociali Allocazione delle risorse nel Badget di salute individualizzato attraverso l’individuazione dei bisogni di salute e il PTI Attuazione dei Piani di Azione locale per la salute mentale con la partecipazione delle associazioni degli utenti e delle associazioni delle famiglie con individuazione degli sprechi e di pratiche illecite La valutazione dei servizi da parte degli utenti Sviluppo di pratiche di psicoterapia di comunità
  24. 24. Un contesto di vita/cura può essere definito dispositivo terapeu-tico comunitario in presenza di:  una teoria di riferimento e un linguaggio condiviso tra clinici, ope-ra-tori sociali, pazienti, familiari e committenti;  un’organizzazione del lavoro che dia spazio alla narrazione collet-ti-va della storia clinico-sociale del paziente e alla riflessione sulle relazioni tra tutti i soggetti coinvolti;  una metodologia improntata alla condivisione democratica del po-tere decisionale sul trattamento nel suo complesso, sui progetti specifici e sulle attività quotidiane;  un progetto inter-culturale, pluri-istituzionale e multimodale, in grado di incidere contemporaneamente sul nucleo familiare e sul contesto comunitario di riferimento del paziente;  l’intenzione clinica di costruire un campo mentale comunitario che funzioni come campo gruppale, per agire in senso terapeutico piuttosto che antiterapeutico.
  25. 25. Bibliografia e Sito internet  Barone R., Bellia V., Bruschetta S. (2010), Psicoterapia di Comunità. FrancoAngeli, Milano.  Barone R., Bruschetta S., Giunta S. (2010), Gruppoanalisi e Comunità Terapeutica. FrancoAngeli, Milano.  Barone R., Bruschetta S. D’Alema M. (2013) L’inclusione sociale e lavorativa in salute mentale. FrancoAngeli, Milano. Barone R. Bruschetta S, Frasca A. Gruppoanalisi e sostegno all’abitare. Domiciliarità e residenzialità nella cura comunitaria della grave patologia mentale FrancoAngeli ( in press) SITO : raffaelebarone.it

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