Monachesimo “ Egli andò in chiesa  pensando a  queste cose e proprio in quel momento avvenne che ci fosse la lettura del Vangelo, e ascoltò la voce del signore che diceva all'uomo ricco: "Se vuoi essere perfetto, va, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e troverai il tuo tesoro in paradiso". Fu come se il passaggio fosse letto sul suo conto. Immediatamente Antonio uscì dalla casa di Dio e diede ai poveri i beni che aveva ricevuto in eredità dagli antenati.” Athanasio, La Vita di Sant' Anthonio   Nuovo fenomeno sociale, culturale e religioso per vivere in modo più completo  il rapporto uomo-Dio. Inizio del percorso
Monachesimo orientale Si possono distinguere, nella sua storia, due periodi: l'Egiziano e il Basiliano.  I primi monaci egiziani furono cristiani ferventi che si ritirarono a vivere nel deserto, sia per desiderio di praticare più liberamente le norme della  vita evangelica, sia per trovare nell'Eremitismo e nell'Anacoretismo la forma penitenziale sostitutiva del martirio; loro padri spirituali furono, nel  III sec., l'eremita Paolo di Tebe e l'anacoreta sant'Antonio Abate. Il ritiro di Paolo nel deserto non ebbe imitatori; quello dell’egiziano  Antonio (la cui vita fu resa famosa dal racconto che ne fece s. Attanasio nella “Vita di Antonio”) suscitò grandi folle di discepoli che  lo seguirono (inizio del IV sec.), vivendo isolati o in piccoli gruppi, mentre la scelta delle pratiche ascetiche era lasciata all'ispirazione,  al temperamento e anche alle bizzarrie dei singoli individui. Il monachesimo antoniano era individualistico, solitario, puramente  contemplativo: il monaco — solo, con Dio, nella titanica lotta contro Satana — era quasi esclusivamente dedito a espiare con  pratiche mortificative le colpe della carne. Ben presto però si formarono delle vere colonie di eremiti, i quali -pur mantenendo una vita  solitaria- intrattenevano rapporti con i vicini fratelli, dando così inizio ad una certa forma di vita in comune (le Laure - dal greco  “ laùra” grotta- dove i monaci si ritiravano, una volta compiuti i doveri comuni). Tali colonie si svilupparono nel deserto d’Egitto e uno  dei monaci più illustri fu Macario (che visse tra il 330 e il 390).  La successiva realtà monastica, il Cenobitismo (dal greco coinòs bìos: vita in comune) si costituì attorno a  San  Pacomio  a Tabennisi,  sul Nilo, nell'alta Tebaide (Egitto), verso il 318 – 320, dove egli fondò un monastero, stilando i primi rudimenti di regola monastica.  l'obbedienza al superiore (Abate, derivato dall’aramaico Abba: Padre), che aveva la direzione del cenobio, introdotta come elemento  essenziale della vita perfetta, la rinuncia alla discrezione individuale negli esercizi ascetici con la sottomissione di tutti a norme  comuni (ma con la possibilità di abbandonare il cenobio, qualora si volesse) e la precisa suddivisione del tempo tra la  contemplazione, la preghiera e il lavoro manuale, caratterizzarono il monachesimo pacomiano, che si diffuse in modo straordinario,  contando migliaia di seguaci, in Egitto, Palestina, Siria, Persia e Armenia. Comunque, i fondamenti duraturi dell'organizzazione  monastica nel Vicino Oriente, in Asia Minore, furono posti, nel IV sec., da  San Basilio .  Basilio di Cesarea, detto il Grande (329/31-370/79), monaco egli stesso, critico dell'eremitismo (che giudicava pregiudizievole  all'esercizio della carità cristiana) e di alcuni aspetti del cenobitismo pacomiano, cui pure si ispirava, riorganizzò la vita e la  spiritualità monacale: il cenobio basiliano, poco numeroso (qualche decina di monaci), fu centro di preghiera e di penitenza,  d'apostolato e di lavoro per uomini che dovevano mettere — questo era il fatto nuovo — al servizio degli altri (anche di coloro che  vivevano nel mondo, specie i bisognosi) il frutto delle particolari esperienze spirituali fatte nel chiostro.   I monaci basiliani particolarmente colti, inoltre, (diversamente da quelli egiziani che, contenti della fede dei semplici, disdegnavano la  speculazione sulle cose di religione) valorizzarono il pensiero greco al fine della precisazione del dogma e parteciparono attivamente  alle dispute teologiche dalle quali uscì definita la dottrina della Chiesa.  Nello statuto lasciato da san Basilio — più sommario di riflessioni e insegnamenti di grande sapienza pratica sui fondamenti della  vita religiosa, che vera e propria regola — e nelle precisazioni apportatevi dall'imperatore Giustiniano (Novellae 5 e 139) e da Teodoro  Studita, il monachesimo orientale vide per sempre fissati i suoi tratti essenziali. Importanti forme di di cenobitismo, ispirate  all’esempio orientale di S. Basilio, fiorirono nei monasteri costantinopolitani e sul monte Athos, in Grecia, caratterizzate da rigoroso  ascetismo affiancato dallo studio dei testi teologici, e furono importanti per l’evoluzione successiva del monachesimo.  Il Monachesimo orientale subì successivamente le persecuzioni persiane e soprattutto islamiche, le quali, mentre fecero inaridire nei  territori conquistati la vita monastica, costrinsero all'emigrazione molti che rafforzarono le comunità balcaniche e russe e svilupparono un monachesimo orientale in Sicilia e nell'Italia meridionale.
In che contesto si affermò il monachesimo? Situazione socio-politica l’autorità politica centrale non esisteva più;  le istituzioni statali (politiche e civili) erano operanti solo in alcune grandi città;  l’impero era sconvolto dall’anarchia militare  le ondate migratorie dei nuovi barbari, i Germani, sconvolgono l’assetto della popolazione europea;  l’instabilità politica determina un clima di insicurezza sociale;  pirateria, brigantaggio, vandalismi condizionano la vita dei singoli e delle comunità   Situazione economica il commercio e l’industria subiscono una forte contrazione delle attività;  le popolazioni si impoveriscono con gravi conseguenze sulle entrate dello Stato;  le popolazioni emigrarono dalla città alla campagna per trovare lavoro nei fondi; la popolazione si riduce e di conseguenza diminuisce la mano d’opera impiegata nel settore agricolo e artigianale; Situazione culturale il cristianesimo si diffonde in tutti i territori dell’impero grazie all’editto di Costantino del 313 d.c. che permise la libertà di culto;  le infrastrutture costruite nei secoli dell’impero vennero abbandonate e non più manutentate;  Roma, come capitale culturale e politica decadde e di conseguenza la capitale venne spostata a Ravenna;  tutte le attività culturali, dalla scrittura al teatro, si ridussero o scomparvero del tutto;  i progressi in campo scientifico diminuirono ulteriormente;  le città, come centro di scambi culturali decaddero;  La pratica dello schiavismo ebbe una recrudescenza e colpì soprattutto le donne. … Come si inserì in questo contesto il Monachesimo?
In questo contesto di disgregazione socio-politica e valoriale  come si inserisce il fenomeno del Monachesimo? Vide che era necessario realizzare il programma radicale della santità evangelica…in una forma ordinaria, nelle dimensioni della vita quotidiana di tutti gli uomini. era necessario che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, quotidiano diventasse eroico’’. (Giovanni Paolo II)  “ Messaggero di pace, operatore di unità, maestro di civiltà, e soprattutto araldo della fede cristiana e iniziatore della vita monastica in Occidente: questi i titoli che giustamente esaltano San Benedetto abate’’. (Paolo VI )  “ Nel momento in cui, ormai al tramonto, l’Impero Romano crollava, mentre alcune regioni d’Europa sembravano precipitare nelle tenebre ed altre ancora erano prive di civiltà e di valori spirituali, fu Benedetto che, con impegno vigoroso e infaticabile, si adoperò perché su questo nostro continente sorgesse l’alba di un nuovo giorno.” ( Paolo VI )    Proprio in mezzo a disgrazie così gravi, nel cuore degli uomini si ridestavano domande profonde: dove cercare qualche speranza di salvezza?  Da dove ripartire per dare ordine a questo caos?  Quali erano i nuovi bisogni degli uomini?  Nel momento in cui tutto un mondo andava verso la distruzione e il dissolvimento, un uomo, Benedetto da Norcia, pose le fondamenta di una nuova vita e le premesse di un fenomeno sociale, culturale e insieme religioso: I monasteri diventarono isole di civiltà:   insegnarono la pratica del lavoro, dell’obbedienza e dell’umiltà;  dissodarono i campi rimasti incolti, bonificarono i terreni, allevarono le bestie, tagliarono la legna nei boschi;  introdussero la pratica di fare contratti agrari vantaggiosi per i contadini;  inventarono nuove tecniche agricole;  copiarono le opere dei classici greci e latini e la copiatura dei testi divenne un lavoro;  organizzarono la difesa della città, provvidero ai rifornimenti alimentari durante le carestie;  ripararono e fecero la manutenzione delle strade, costruirono ponti ed argini;  assistettero i malati di peste, costruendo i primi ospedali;  diffusero i valori del cristianesimo in tutta l’ Europa;  I MONASTERI DIVENNERO  LUOGHI DI LAVORO,  DI PREGHIERA, DI CULTO, DI ARTE, DI PELLEGRINAGGIO,  DI CULTURA Ritorno
Cos’è il monachesimo? Il cristianesimo, messaggio di salvezza spirituale, fu il portatore naturale di un orientamento ascetico inteso a fare della vita un'assidua lotta  contro i nemici della salute dell'anima, identificati nel mondo (egoismo), nel demonio (orgoglio), nella carne (concupiscenza). Nella primitiva  comunità cristiana la perfezione evangelica si fece ben presto consistere nella rinuncia, nella mortificazione, nella penitenza. Ma finché i  cristiani rimasero una minoranza perseguitata, l'ideale di perfezione evangelica poteva facilmente essere attuato in seno alla società dei fedeli,  scuola di disciplina, di fede, di martirio. Col progressivo trionfo della nuova religione, sempre meno frequenti divennero le occasioni per  l'esercizio di una volontà eroica nella vita comunitaria. Mentre la Chiesa stessa, divenuta organismo sociale, assumeva struttura terrena, le  comunità cristiane cessavano di essere cenacoli di eletti. Al tempo della conversione delle grandi masse pagane, esse dovettero accogliere,  accanto ai fedeli sinceri e puri, i credenti per convenienza e per tornaconto, che portavano nella vita comunitaria i residui di una tenace  mentalità paganeggiante e gli elementi corruttori di un'etica sociale rilassata. In questa situazione, molti pensarono che non si potesse rimanere  fedeli all'ideale della perfezione cristiana se non in solitudine, in una vita da monaco.  Monaco  deriva dal greco “monacòs” e significa appunto  solitario. La solitudine, nella forma più rigorosa e originaria del monachesimo, era pressoché assoluta; l'individuo, interrotto ogni rapporto con i  suoi simili, si ritirava a vivere in una grotta, o in qualsiasi altro luogo inaccessibile, dedicandosi esclusivamente alle cose dello spirito,  realizzando la preghiera e la meditazione, secondo un ideale ascetico di perfezione basato fondamentalmente sulla rinuncia al possesso dei  beni materiali e sulla totale mortificazione della carne: fu l'epoca dell' eremitismo  e dell' anacoretismo . A questa fase primigenia del  monachesimo ne seguì una seconda in cui predominarono le forme di vita associata, pur nell'isolamento dal mondo. L'ascetismo che è alla  base della spiritualità monastica, sebbene di per sé di natura individuale, in quanto non è atteggiamento passivo di pura negazione del mondo  ma tentativo energico di sostituire i valori dello spirito a quelli mondani, tese a diventare socialmente efficace attraverso la comunione di vita dei  confratelli religiosi: fu l'epoca del  cenobitismo .  Nel corso della storia, il monachesimo si è espresso in diversi modi, in relazione al contesto sociale e culturale; l’ambito in cui esso si è  sviluppato in tutte le sue conseguenze e con tutta la sua importanza è senza dubbio il Cristianesimo. Molte religioni hanno elementi monastici: Buddhismo, Cristianesimo, Induismo, Giainismo, Taoismo anche se la loro espressione differisce  considerevolmente. Ritorno al menù
Monachesimo femminile Il monachesimo femminile rappresenta un fenomeno molto diffuso, anche se poco conosciuto. Già prima di S.Benedetto si hanno testimonianze  di comunità femminili alle quali, a differenza del monachesimo maschile, manca inizialmente l’esperienza eremitica, poiché la solitudine è  considerata pericolosa per le donne. Considerata fragile e bisognosa di protezione, la donna arriva al monastero direttamente dalla famiglia,  passando dalla protezione del padre a quella di Dio. Già alla fine del sec. IV alcune donne dell’aristocrazia romana si riuniscono intorno a S. Girolamo, seguono i suoi consigli e conducono una vita  di preghiera, ma non vivono insieme. Dal racconto della vita di S. Benedetto da Norcia si è a conoscenza, invece, che la sorella Scolastica vive  vicino a Cassino con un gruppo di compagne.La prima fioritura del monachesimo femminile è però databile intorno al sec. VII-VIII, con l’arrivo  dei Longobardi. Essi, infatti, nonostante la distruzione di alcuni edifici religiosi, tra cui il monastero di Montecassino, ritengono utile consolidare  la Religione cattolica e, conseguentemente, facilitano anche la fondazione di monasteri femminili, nei quali entrano numerose donne,  appartenenti alla nobiltà longobarda, che ricoprono spesso cariche importanti. Le comunità monastiche femminili seguono la Regola di  S.Benedetto, anche se per loro sono previsti obblighi meno gravi.  I nuovi Ordini religiosi, che si vengono a creare nei secc. XI e XII, hanno anche rami femminili: questo mostra la volontà  delle donne di aderire ai nuovi ideali monastici, e lascia intendere che ora i monasteri femminili non sono più solo  fondazioni private volute da "questo o da quel sovrano", per riunire le donne non sposate della propria famiglia, oltre  naturalmente coloro che hanno un’autentica vocazione religiosa.  Accanto alla Regola benedettina, i nuovi Ordini prevedono delle "Costituzioni" proprie, diverse, naturalmente, per ù monaci e monache, salvo alcuni principi base, per l’osservanza dello spirito comune che li caratterizza.  Mentre, però, gli uomini possono scegliere tra diverse forme di "vita monastica", per le  donne resta una certa uniformità, indipendentemente dall’Ordine scelto, e cioè continuano  a rimanere rinchiuse dietro le grate della clausura. Anche in questo ruolo di azione non diretta,  emergono, in questo periodo, figure femminili di grande importanza, come ad esempio  Ildegarda di Bingen, che proprio nella clausura vivono in modo sorprendente la loro responsabilità  monastica: esse sono apparentemente escluse dal mondo, ma con la loro preghiera sostengono  ’ opera di coloro che affrontano i problemi della Chiesa e della società.La preghiera delle monache  diventa in tal modo azione, che va ben oltre le mura del monastero, diventando un grande  aiuto su cui contare. Tra le nuove forme del monachesimo benedettino l’Ordine dei Cistercensi  è quello che suscita più interesse nel mondo monastico femminile. Il rigore cistercense esercita una  grande forza di attrazione,e lo stesso Stefano Harding fonda un monastero femminile a Tart nel 1123,  nel quale si seguono le consuetudini di Cîteaux.
Paolo di Tebe Paolo nasce nel 228, al tempo di Alessandro Severo. “Di famiglia molto ricca, poté ricevere una raffinata educazione e attendere agli studi e Girolamo scrive di lui  che, appena adolescente, era in grado di muoversi a proprio agio nella cultura greca  e in quella egiziana. Si imbatté però ben presto nella malvagità degli uomini, perché,  durante la persecuzione di Decio, il cognato lo denunciò per venire in possesso delle sue ricchezze. Paolo si diede alla fuga, maturando, intanto, la decisione di lasciare  il mondo per vivere in totale solitudine. La scelta poté ben presto essere realizzata,  perché, giunto fuggendo nella Bassa Tebaide, si trovò di fronte a una spelonca che  immetteva in un andirivieni di grotte scavate nella viva roccia, rifugio un tempo di  falsari. Dopo la spelonca, una palma non visibile dall’esterno era lì per offrire i suoi  datteri e, accanto, un breve corso d’acqua garantiva aiuto contro la sete. Paolo sentì  che in quella solitudine avrebbe potuto trovare la più perfetta unione con Dio e decise di restarvi per sempre, ricevendo una soprannaturale conferma della  scelta della  sua vita, perché un corvo veniva a trovarlo ogni giorno, recando una razione di pane.  Dei novant’anni trascorsi in quella solitudine i testi tacciono, per dare invece risalto al  prodigioso epilogo della giornata terrena di Paolo, che ricevette, ultracentenario, la  visita di Antonio, condotto a lui dal volere divino, espresso in una serie continua di  miracoli. Il santo abate poté, infatti, raggiungere la dimora di Paolo, a lui ignota,  perché guidato da vari interventi miracolosi.  Nella spelonca il corvo portò loro una doppia razione di pane5) e Paolo, presentendo,  al termine delle sante conversazioni, prossima la fine, si fece promettere da Antonio  di essere avvolto, per la sepoltura, nel mantello che questi aveva ricevuto da  Atanasio. Rifacendo il viaggio verso il monastero per procurarsi il mantello, Antonio  vide l’anima di Paolo salire al cielo fra lo splendore degli angeli e, tornato nella  spelonca, non gli restò che avvolgerne il corpo e seppellirlo nella fossa che era stata  scavata da due leoni.”Nella Vita narrata da Girolamo “l’ininterrotta presenza del  prodigio (ha la finalità) di imprimere nel lettore l’idea che tutto, nel santo eremita,  portava il segno dell’assoluto e dell’intervento di Dio. Significativa è anche la volontà  di presentare Paolo come un eremita colto e di porre a confronto la sua scelta di  distacco assoluto dagli uomini e dal mondo con quella di Antonio, padre e maestro  di asceti, ma anche impegnato nelle vicende della storia e della Chiesa.Motivo  costante nell’iconografia è l’incontro di Paolo con Antonio e la sua sepoltura ad opera  dei leoni. Altri dati iconografici rimandano ai particolari del racconto di Girolamo,  come il libro, per indicare la cultura di Paolo e il corvo, da cui fu nutrito.
Sant’Antonio “ Antonio nacque verso il 251 a Coma, la Keman dei giorni nostri, una località centro-egiziana nei pressi del Nilo.i suoi genitori erano  cristiani benestanti, di buon livello sociale. Probabilmente crebbe in una comunitä copta. La sua istruzione si arrestò al livello elementare dal  momento che egli rifiutò l’educazione superiore, ossia quella greca. A circa diciotto anni, in seguito alla morte dei genitori, rimase a  prendersi cura della casa e della sorella minore. Un giorno - meno di sei mesi dopo la loro scomparsa - assisté in chiesa alla lettura del passo  del vangelo di Matteo (19, 21), in cui Gesù invita a distribuire ai poveri i beni terreni come  condizione per una vita perfetta. Antonio, che stava già riflettendo sulla rinuncia a ogni  ricchezza, secondo l’esempio degli Apostoli e dei cristiani di Gerusalemme, percepì questa  lettura come un messaggio personale di Dio, la chiamata a una vita di povertà e di abnegazione.  Diede quindi in elemosina ciò che possedeva, riservando soltanto una piccola somma al  sostentamento della sorella. Avendo poi ancora ascoltato in chiesa l’esortazione a non  preoccuparsi per il domani (Mt 6, 34), distribuì anche questa somma residua e affidò la sorella  alle cure di alcune vergini affinché l’allevassero secondo il loro modello di vita. Egli stesso si  mise a praticare la vita ascetica, prima di fronte a casa sua, poi in un luogo appena fuori dal  suo villaggio, quindi ancora più lontano, in un sepolcro. Quando ebbe circa trentacinque anni scelse come abitazione una fortezza deserta a est del Nilo. Dopo vent’anni si ritirò nel deserto, sul monte Pispir. Infine, tormentato da un numero sempre  crescente di visitatori, penetrò ancor più nel deserto, facendo un viaggio di tre giorni verso est e  stabilendosi in una regione montana, non lontana dal Mar Rosso: la tradizione locale indica  il monastero di Deir-amba-Antonios come il luogo della sua ultima residenza. A volte si recava  sul monte Pispir per rimanere in contatto con i suoi discepoli e, se necessario, per comunicare  con il mondo esterno, ma faceva sempre ritorno al suo amato eremo sulle montagne orientali,  dove morì nel 356.”
San Pacomio Nacque nell'Alto Egitto, nel 287, da genitori pagani. Arruolato a forza nell'esercito imperiale all'età di vent'anni, finì in prigione a Tebe con tutte le  reclute. Protetti dall'oscurità, la sera alcuni cristiani recarono loro un po' di cibo. Il gesto degli sconosciuti commosse Pacomio, che  domandò loro chi li spingesse a far questo. «Il Dio del cielo» fu la risposta dei cristiani. Quella notte Pacomio pregò il Dio dei cristiani di liberarlo  dalle catene, promettendogli in cambio di dedicare la propria vita al suo servizio. Tornato in libertà, adempì al voto aggregandosi a una  comunità cristiana di un villaggio del sud, l'attuale Kasr-es-Sayad, dove ebbe l'istruzione necessaria per ricevere il battesimo. Per qualche  tempo condusse vita da asceta, dedicandosi al servizio della gente del luogo, poi si mise per sette anni sotto la guida di un vecchio monaco, ù Palamone. Durante una parentesi di solitudine nel deserto, una voce misteriosa lo invitò a fissare la sua dimora in quel luogo, al quale presto  sarebbero convenuti numerosi discepoli. Alla morte dell'abate Pacomio, i monasteri maschili erano nove, più uno femminile. Del santo restò  sconosciuto il luogo della sepoltura.  Come emblema ha il bastone pastorale.  Nella Tebaide, in Egitto, san Pacomio, abate, che, ancora pagano, spinto da un gesto di carità cristiana nei confronti dei  soldati suoi compagni con lui detenuti, si convertì al cristianesimo, ricevendo dall’anacoreta Palémone l’abito monastico; dopo sette anni, per  divina ispirazione, istituì molti cenobi per accogliere fratelli e scrisse per i monaci una regola divenuta famosa.
San Basilio Nato intorno al 330 in Cappadocia, a Cesarea, oggi la città  turca di Kaysery, Basilio proveniva da una famiglia dalla profonda spiritualità. Oltre ai genitori anche tre dei suoi nove  fratelli sono annoverati tra i santi. Prima di essere vescovo  nella sua terra natale, aveva vissuto in Palestina e Egitto.  Vi era stato attratto dal richiamo del deserto e della vita  monastica. Fu in solitudine che, insieme con Gregorio di  Nazianzo conosciuto durante gli studi ad Atene, elaborò la  regola per i monaci basiliani, che sarà imitata anche in  Occidente. Visse appena 49 anni ma la sua intensa e  profonda attività di predicatore gli valsero il titolo di «Magno».  Ricevette l'ordinazione sacerdotale verso il 364 da Eusebio  di Cesarea cui successe sulla cattedra vescovile nel 370.  Durante il servizio episcopale si impegnò attivamente contro  l'eresia ariana. Morì l'1 gennaio 379 a Cesarea dove fu  sepolto. Tra le sue opere dottrinali si ricorda soprattutto il  celebre trattato teologico sullo Spirito Santo.  Etimologia del suo nome è dal greco “re, regale”.Come  Pacomio ha da emblema il bastone. Basilio, vescovo di Cesarea in Cappadocia, detto Magno per  dottrina e sapienza, insegnò ai suoi monaci la meditazione  delle Scritture e il lavoro nell’obbedienza e nella carità  fraterna e ne disciplinò la vita con regole da lui stesso  composte; istruì i fedeli con insigni scritti e rifulse per la cura  pastorale dei poveri e dei malati; morì il primo di gennaio.  Gregorio, suo amico, vescovo di Sásima, quindi di  Costantinopoli e infine di Nazianzo, difese con grande ardore  la divinità del Verbo e per questo motivo fu chiamato anche il  Teologo. Si rallegra la Chiesa nella comune memoria di  così grandi dottori.
Monachesimo Cos’è Contesto storico
Storia
Il monastero L'ampiezza delle comunità monastiche variavano enormemente in funzione della ricchezza e del prestigio: alcune erano piccolissime, altre  (poche) potevano accogliere anche 900 monaci. In media però ne riunivano da 10 a 50 perché l'Abate doveva conoscere e seguire i suoi  monaci e guidarli come un padre spirituale.Solitamente costruito vicino ad un corso d'acqua, l'intero complesso monastico era orientato in modo  che l'acqua poteva essere convogliata verso le fontane e la cucina prima di raggiungere la  lavanderia  ed i bagni.Le origini della struttura del  tipico monastero rimangono oscure. Probabilmente i monaci si rifecero in parte alle  ville romane , edifici a loro familiari e costruite su uno  schema unico in tutto l' Impero . D'altra parte i monaci, quando potevano, stabilivano le loro comunità in edifici preesistenti, spesso proprio delle  ville di origine romana che poi adattavano alle loro esigenze. A volte occupavano anche edifici precedentemente dedicati a  culti pagani . Il tempo, l'esperienza e le esigenze delle comunità monastiche lentamente influirono sull'impostazione originale dei monasteri che, essendo  comuni a tutte le latitudini, portò a monasteri a rassomigliarsi tra loro.Alla fine l'aspetto generale del convento risultò essere quello di una sorta  di  città  con case divise da strade ed edifici, soprattutto nei grandi monasteri, divisi in gruppi. L'edificio della  chiesa  forma il nucleo e  rappresenta il centro religioso della comunità. Perseguendo l'indipendenza dal mondo esterno, inoltre, i monaci si dotarono di  mulini ,  forni ,  stalle ,  cantine  e dei laboratori artigiani necessari per eseguire riparazioni e quant'altro fosse richiesto per soddisfare le esigenze della loro  comunità.
Pianta del complesso abbaziale 1a- CHIESA-ESTERNO 1b- CHIESA-INTERNO 2- CHIOSTRO 3- SALA DEL CAPITOLO  4- REFETTORIO 5- SCRIPTORIUM 6- CELLARIUM 7- DORMITORIO DEI CONVERSI 8- LOCUTORIUM 9- CALEFACTORIUM
Chiesa In altezza la chiesa di norma domina materialmente il resto dell'abbazia, inoltre è sempre molto ricca dimostrando la grande importanza che  l'ufficio divino deve avere nella vita del monaco. La sua dimensione e ricchezza esprime anche la prosperità del monastero e spesso vi sono  seppelliti i benefattori della comunità e conservate le  reliquie  dei  santi .Per la sua costruzione i monaci si rifecero soprattutto alle  basiliche  romane , molto diffuse in  Italia : una  navata  centrale e due laterali illuminate da una fila di finestre sulle pareti, terminanti in un  abside   semicircolare. Chiostro  Il  chiostro  (dal  latino  claustrum, luogo chiuso), è stilisticamente ripreso dall' atrium  delle  ville romane  ed  è il luogo deputato alla  meditazione  (per questo vi vige la regola del silenzio) servendo ai religiosi da  deambulatorio e riparo. È sempre circondato da portici sostenuti da  colonne  e  pilastri  ed è posizionato  centralmente alle varie costruzioni del monastero di cui viene così a formare l'ossatura, infatti su di  esso si affacciano gli edifici più importanti, come la chiesa, il capitolo per le riunioni della comunità  monastica, il dormitorio (poi sostituito dalle celle), il refettorio. Capitolo   È il locale deputato alle riunioni della comunità monastica dove: Il  postulante  si presenta a chiedere l'ammissione al monastero  l' abate  impone il nome nuovo al postulante che così diventa  novizio  e, in segno di umiltà ed affetto, gli  lava i piedi , seguito in ciò da tutti i fratelli;  Il novizio emette i voti divenendo  monaco   l'abate convoca i suoi monaci per consultarli su questione importanti per la comunità .  funge anche da camera ardente per la veglia dei monaci deceduti.  Sebbene San Benedetto non abbia mai nominato esplicitamente il capitolo, non di meno egli aveva ordinato nella Regola dei momenti di  riunione così, intorno al  IX secolo , si cominciò ad adibire un apposito locale allo scopo scegliendolo sempre accanto al chiostro. Inizialmente nel capitolo si ci riuniva solo per la distribuzione del lavoro manuale tra i monaci, solo con il tempo fu dedicato escusivamente alle  riunioni ufficiali della comunità. Il suo nome deriva dalle letture (preghiere,  sacre scritture  e la regola dell'ordine) che accompagnavano  abitualmente l'attribuzione delle varie incombenze. Benché il passo letto quotidianamente non corrispondesse sempre ad un capitolo, tuttavia  questo nome restò attribuito alla sala. Biblioteca  Le  biblioteche  benedettine hanno svolto l'importantissima funzione di preservare, dopo la caduta dell' Impero Romano , le conoscenze antiche  raccogliendo dalle rovine quello che veniva recuperato.Anche ai giorni nostri la biblioteca di un monastero ha grande importanza, dato che la  lettura e lo studio fanno parte integrante della vita monastica. Sono inoltre aperte e frequentate anche da studiosi esterni, che spesso solo lì  possono reperire i documenti di cui necessitano.
Dormitorio e celle   Il dormitorio era la camerata comune dove, secondo la Regola, una  lampada  era mantenuta sempre accesa. Quando i monaci erano tanti,  erano divisi tra più dormitori.Con gli anni si passò dalla camerata comune alle celle. Dapprima si praticarono delle divisioni di legno per isolare il  monaco dalle inevitabili distrazioni di una sala comune, incompatibili con le esigenze dell'attività intellettuale (studio). In seguito la stanza fu  chiusa da una porta e, in tal modo, si giunse al tipo di costruzione attuale divenuto di uso generale dal  XV secolo . Refettorio  Il refettorio era la sala comune dove i monaci si riunivano per consumare i loro pasti. Originariamente costruito sul piano del  triclinium  romano,  terminava in un'abside. I tavoli erano (e sono tuttora) normalmente disposti su tre lati lungo le pareti, lasciando il centro libero per gli inservienti.  Vicino al refettorio c'era sempre una fontana dove si ci poteva/doveva lavare prima e dopo i pasti. Per evitare che fosse solo un'occasione per appagare le proprie esigenza fisiologiche e rendere il tempo lì trascorso in un atto profondamente  religioso, durante tutto il pasto un monaco a turno è incaricato di leggere brani tratti dalla  Sacra Scrittura , per questa ragione vi vige regola del  silenzio. Turni settimanali sono adottati anche per avvicendare i monaci nel servire gli altri in cucina. Cimitero  Alla loro morte, i monaci erano seppelliti nel cimitero interno al monastero. Nei secoli passati, quando le difficoltà delle comunicazioni rendevano enormi le distanze, i monaci avevano trovato il mezzo di annunziarsi  scambievolmente la morte di un confratello e assicurare così i reciproci suffragi: d'abbazia in abbazia, di provincia in provincia, peregrinava un  religioso che portava con sé la lista dei morti dove erano annotati i defunti dell'anno con un breve  curriculum vitae . Questo uso ha perduto la sua ragion d'essere ma ancora oggi, quotidianamente ed all' ora prima , i monaci ricordano i religiosi ed i benefattori  defunti e, una volta al mese, tutta la comunità va a benedire le salme che riposano nei sepolcri. L'onore di essere sepolti tra i monaci era un privilegio che la comunità talvolta poteva concedere a  vescovi , re e benefattori. Foresteria   Le comunità monastiche sempre ed ovunque hanno accordato una generosa ospitalità a tutti con spirito di servizio. Per questa ragione i  monasteri costruiti lungo vie molto trafficate erano particolarmente attrezzati allo scopo e molto apprezzati. Spesso accoglievano anche  ospiti di riguardo come re, principi e vescovi in viaggio insieme alle loro corti ed accompagnatori. Le infermerie erano collegate a queste ali del  monastero per curare anche gli ospiti che ne avessero bisogno. Gli edifici adibiti all'ospitalità erano spesso suddivisi in aree distinte in funzione del censo di chi dovevano accogliere: ospiti importanti, altri  monaci o pellegrini e poveri viaggiatori. Erano, inoltre, posizionati dove meno interferivano con la privacy del monastero ed avevano anche una  cappella perché gli estranei non erano ammessi nella chiesa utilizzata da monaci e monache. Infermeria e giardino dei semplici   L'infermeria era un edificio separato dedicato ad ospitare i monaci malati o deboli che erano affidati ad un monaco-medico. Era dotata di un  orto   per la coltivazioni delle erbe medicinali, il  giardino dei semplici . Spesso erano poste vicino al dormitorio.
Cucine  La cucina (dove i monaci servivano in turni settimanali) era naturalmente situata vicino al refettorio. Nei monasteri più grandi c'erano più cucine:  per i monaci, i novizi e gli ospiti. Gabinetti  I gabinetti erano separati dagli edifici principali ed erano raggiungibili percorrendo un corridoio. Erano sempre disposti  con grande cura verso l'igiene e la pulizia e forniti di acqua corrente ogni volta che era possibile. Scuole  Molti monasteri avevano scuole esterne per gli  oblati , ragazzi destinati dai loro genitori alla vita monastica. In anni  recenti alcuni hanno istituito anche scuole e  collegi  aperti a giovani che non hanno la chiamata religiosa. Noviziato  I novizi, non essendo ancora parte della comunità, non avevano il diritto di frequentare la zona di  clausura . Avevano un  posto nel coro durante gli uffici divini, ma trascorrevano il resto del tempo nel  noviziato . Un monaco anziano, il prefetto  o maestro dei novizi, li istruiva nei principi della vita religiosa e li sorvegliava. Il periodo di prova durava una settimana. I  noviziati più grandi avevano propri dormitori, cucine, refettori, sale di lavoro ed anche chiostri. Azienda agricola  Le aziende agricole sono intese dalla regola da un lato come un'occasione di lavoro, dall'altro come un mezzo di  sostentamento che assicurava al monastero l'autonomia alimentare. Pur mantenendosi ben curata ed ordinata, oggi non ha più l'importanza dei secoli passati, quando la terra costituiva  l'elemento quasi esclusivo della ricchezza monastica. Oggi la funzione della tenuta monastica, dove pure essa esiste, è  quella di permettere al monastero di trarne, almeno in parte, i prodotti necessari al proprio sostentamento. Magazzini e laboratori  Nessun monastero era completo senza le sue dispense per conservare il cibo. C'erano, inoltre, granai, cantine e altri  locali di servizio; tutto posto, insieme agli edifici delle fattorie, sotto la tutela del monaco cellaio. Molti monasteri possedevano mulini per macinare il  grano . Appartamenti dell'abate  A partire dal  tardo Medioevo  separati erano anche gli appartamenti del capo della comunità: l' abate .

Il monachesimo

  • 1.
    Monachesimo “ Egliandò in chiesa  pensando a queste cose e proprio in quel momento avvenne che ci fosse la lettura del Vangelo, e ascoltò la voce del signore che diceva all'uomo ricco: "Se vuoi essere perfetto, va, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e troverai il tuo tesoro in paradiso". Fu come se il passaggio fosse letto sul suo conto. Immediatamente Antonio uscì dalla casa di Dio e diede ai poveri i beni che aveva ricevuto in eredità dagli antenati.” Athanasio, La Vita di Sant' Anthonio Nuovo fenomeno sociale, culturale e religioso per vivere in modo più completo il rapporto uomo-Dio. Inizio del percorso
  • 2.
    Monachesimo orientale Sipossono distinguere, nella sua storia, due periodi: l'Egiziano e il Basiliano. I primi monaci egiziani furono cristiani ferventi che si ritirarono a vivere nel deserto, sia per desiderio di praticare più liberamente le norme della vita evangelica, sia per trovare nell'Eremitismo e nell'Anacoretismo la forma penitenziale sostitutiva del martirio; loro padri spirituali furono, nel III sec., l'eremita Paolo di Tebe e l'anacoreta sant'Antonio Abate. Il ritiro di Paolo nel deserto non ebbe imitatori; quello dell’egiziano Antonio (la cui vita fu resa famosa dal racconto che ne fece s. Attanasio nella “Vita di Antonio”) suscitò grandi folle di discepoli che lo seguirono (inizio del IV sec.), vivendo isolati o in piccoli gruppi, mentre la scelta delle pratiche ascetiche era lasciata all'ispirazione, al temperamento e anche alle bizzarrie dei singoli individui. Il monachesimo antoniano era individualistico, solitario, puramente contemplativo: il monaco — solo, con Dio, nella titanica lotta contro Satana — era quasi esclusivamente dedito a espiare con pratiche mortificative le colpe della carne. Ben presto però si formarono delle vere colonie di eremiti, i quali -pur mantenendo una vita solitaria- intrattenevano rapporti con i vicini fratelli, dando così inizio ad una certa forma di vita in comune (le Laure - dal greco “ laùra” grotta- dove i monaci si ritiravano, una volta compiuti i doveri comuni). Tali colonie si svilupparono nel deserto d’Egitto e uno dei monaci più illustri fu Macario (che visse tra il 330 e il 390). La successiva realtà monastica, il Cenobitismo (dal greco coinòs bìos: vita in comune) si costituì attorno a San Pacomio a Tabennisi, sul Nilo, nell'alta Tebaide (Egitto), verso il 318 – 320, dove egli fondò un monastero, stilando i primi rudimenti di regola monastica. l'obbedienza al superiore (Abate, derivato dall’aramaico Abba: Padre), che aveva la direzione del cenobio, introdotta come elemento essenziale della vita perfetta, la rinuncia alla discrezione individuale negli esercizi ascetici con la sottomissione di tutti a norme comuni (ma con la possibilità di abbandonare il cenobio, qualora si volesse) e la precisa suddivisione del tempo tra la contemplazione, la preghiera e il lavoro manuale, caratterizzarono il monachesimo pacomiano, che si diffuse in modo straordinario, contando migliaia di seguaci, in Egitto, Palestina, Siria, Persia e Armenia. Comunque, i fondamenti duraturi dell'organizzazione monastica nel Vicino Oriente, in Asia Minore, furono posti, nel IV sec., da San Basilio . Basilio di Cesarea, detto il Grande (329/31-370/79), monaco egli stesso, critico dell'eremitismo (che giudicava pregiudizievole all'esercizio della carità cristiana) e di alcuni aspetti del cenobitismo pacomiano, cui pure si ispirava, riorganizzò la vita e la spiritualità monacale: il cenobio basiliano, poco numeroso (qualche decina di monaci), fu centro di preghiera e di penitenza, d'apostolato e di lavoro per uomini che dovevano mettere — questo era il fatto nuovo — al servizio degli altri (anche di coloro che vivevano nel mondo, specie i bisognosi) il frutto delle particolari esperienze spirituali fatte nel chiostro. I monaci basiliani particolarmente colti, inoltre, (diversamente da quelli egiziani che, contenti della fede dei semplici, disdegnavano la speculazione sulle cose di religione) valorizzarono il pensiero greco al fine della precisazione del dogma e parteciparono attivamente alle dispute teologiche dalle quali uscì definita la dottrina della Chiesa. Nello statuto lasciato da san Basilio — più sommario di riflessioni e insegnamenti di grande sapienza pratica sui fondamenti della vita religiosa, che vera e propria regola — e nelle precisazioni apportatevi dall'imperatore Giustiniano (Novellae 5 e 139) e da Teodoro Studita, il monachesimo orientale vide per sempre fissati i suoi tratti essenziali. Importanti forme di di cenobitismo, ispirate all’esempio orientale di S. Basilio, fiorirono nei monasteri costantinopolitani e sul monte Athos, in Grecia, caratterizzate da rigoroso ascetismo affiancato dallo studio dei testi teologici, e furono importanti per l’evoluzione successiva del monachesimo. Il Monachesimo orientale subì successivamente le persecuzioni persiane e soprattutto islamiche, le quali, mentre fecero inaridire nei territori conquistati la vita monastica, costrinsero all'emigrazione molti che rafforzarono le comunità balcaniche e russe e svilupparono un monachesimo orientale in Sicilia e nell'Italia meridionale.
  • 3.
    In che contestosi affermò il monachesimo? Situazione socio-politica l’autorità politica centrale non esisteva più; le istituzioni statali (politiche e civili) erano operanti solo in alcune grandi città; l’impero era sconvolto dall’anarchia militare le ondate migratorie dei nuovi barbari, i Germani, sconvolgono l’assetto della popolazione europea; l’instabilità politica determina un clima di insicurezza sociale; pirateria, brigantaggio, vandalismi condizionano la vita dei singoli e delle comunità Situazione economica il commercio e l’industria subiscono una forte contrazione delle attività; le popolazioni si impoveriscono con gravi conseguenze sulle entrate dello Stato; le popolazioni emigrarono dalla città alla campagna per trovare lavoro nei fondi; la popolazione si riduce e di conseguenza diminuisce la mano d’opera impiegata nel settore agricolo e artigianale; Situazione culturale il cristianesimo si diffonde in tutti i territori dell’impero grazie all’editto di Costantino del 313 d.c. che permise la libertà di culto; le infrastrutture costruite nei secoli dell’impero vennero abbandonate e non più manutentate; Roma, come capitale culturale e politica decadde e di conseguenza la capitale venne spostata a Ravenna; tutte le attività culturali, dalla scrittura al teatro, si ridussero o scomparvero del tutto; i progressi in campo scientifico diminuirono ulteriormente; le città, come centro di scambi culturali decaddero; La pratica dello schiavismo ebbe una recrudescenza e colpì soprattutto le donne. … Come si inserì in questo contesto il Monachesimo?
  • 4.
    In questo contestodi disgregazione socio-politica e valoriale come si inserisce il fenomeno del Monachesimo? Vide che era necessario realizzare il programma radicale della santità evangelica…in una forma ordinaria, nelle dimensioni della vita quotidiana di tutti gli uomini. era necessario che l’eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, quotidiano diventasse eroico’’. (Giovanni Paolo II) “ Messaggero di pace, operatore di unità, maestro di civiltà, e soprattutto araldo della fede cristiana e iniziatore della vita monastica in Occidente: questi i titoli che giustamente esaltano San Benedetto abate’’. (Paolo VI ) “ Nel momento in cui, ormai al tramonto, l’Impero Romano crollava, mentre alcune regioni d’Europa sembravano precipitare nelle tenebre ed altre ancora erano prive di civiltà e di valori spirituali, fu Benedetto che, con impegno vigoroso e infaticabile, si adoperò perché su questo nostro continente sorgesse l’alba di un nuovo giorno.” ( Paolo VI )   Proprio in mezzo a disgrazie così gravi, nel cuore degli uomini si ridestavano domande profonde: dove cercare qualche speranza di salvezza?  Da dove ripartire per dare ordine a questo caos?  Quali erano i nuovi bisogni degli uomini?  Nel momento in cui tutto un mondo andava verso la distruzione e il dissolvimento, un uomo, Benedetto da Norcia, pose le fondamenta di una nuova vita e le premesse di un fenomeno sociale, culturale e insieme religioso: I monasteri diventarono isole di civiltà: insegnarono la pratica del lavoro, dell’obbedienza e dell’umiltà; dissodarono i campi rimasti incolti, bonificarono i terreni, allevarono le bestie, tagliarono la legna nei boschi; introdussero la pratica di fare contratti agrari vantaggiosi per i contadini; inventarono nuove tecniche agricole; copiarono le opere dei classici greci e latini e la copiatura dei testi divenne un lavoro; organizzarono la difesa della città, provvidero ai rifornimenti alimentari durante le carestie; ripararono e fecero la manutenzione delle strade, costruirono ponti ed argini; assistettero i malati di peste, costruendo i primi ospedali; diffusero i valori del cristianesimo in tutta l’ Europa; I MONASTERI DIVENNERO LUOGHI DI LAVORO, DI PREGHIERA, DI CULTO, DI ARTE, DI PELLEGRINAGGIO,  DI CULTURA Ritorno
  • 5.
    Cos’è il monachesimo?Il cristianesimo, messaggio di salvezza spirituale, fu il portatore naturale di un orientamento ascetico inteso a fare della vita un'assidua lotta contro i nemici della salute dell'anima, identificati nel mondo (egoismo), nel demonio (orgoglio), nella carne (concupiscenza). Nella primitiva comunità cristiana la perfezione evangelica si fece ben presto consistere nella rinuncia, nella mortificazione, nella penitenza. Ma finché i cristiani rimasero una minoranza perseguitata, l'ideale di perfezione evangelica poteva facilmente essere attuato in seno alla società dei fedeli, scuola di disciplina, di fede, di martirio. Col progressivo trionfo della nuova religione, sempre meno frequenti divennero le occasioni per l'esercizio di una volontà eroica nella vita comunitaria. Mentre la Chiesa stessa, divenuta organismo sociale, assumeva struttura terrena, le comunità cristiane cessavano di essere cenacoli di eletti. Al tempo della conversione delle grandi masse pagane, esse dovettero accogliere, accanto ai fedeli sinceri e puri, i credenti per convenienza e per tornaconto, che portavano nella vita comunitaria i residui di una tenace mentalità paganeggiante e gli elementi corruttori di un'etica sociale rilassata. In questa situazione, molti pensarono che non si potesse rimanere fedeli all'ideale della perfezione cristiana se non in solitudine, in una vita da monaco. Monaco deriva dal greco “monacòs” e significa appunto solitario. La solitudine, nella forma più rigorosa e originaria del monachesimo, era pressoché assoluta; l'individuo, interrotto ogni rapporto con i suoi simili, si ritirava a vivere in una grotta, o in qualsiasi altro luogo inaccessibile, dedicandosi esclusivamente alle cose dello spirito, realizzando la preghiera e la meditazione, secondo un ideale ascetico di perfezione basato fondamentalmente sulla rinuncia al possesso dei beni materiali e sulla totale mortificazione della carne: fu l'epoca dell' eremitismo e dell' anacoretismo . A questa fase primigenia del monachesimo ne seguì una seconda in cui predominarono le forme di vita associata, pur nell'isolamento dal mondo. L'ascetismo che è alla base della spiritualità monastica, sebbene di per sé di natura individuale, in quanto non è atteggiamento passivo di pura negazione del mondo ma tentativo energico di sostituire i valori dello spirito a quelli mondani, tese a diventare socialmente efficace attraverso la comunione di vita dei confratelli religiosi: fu l'epoca del cenobitismo . Nel corso della storia, il monachesimo si è espresso in diversi modi, in relazione al contesto sociale e culturale; l’ambito in cui esso si è sviluppato in tutte le sue conseguenze e con tutta la sua importanza è senza dubbio il Cristianesimo. Molte religioni hanno elementi monastici: Buddhismo, Cristianesimo, Induismo, Giainismo, Taoismo anche se la loro espressione differisce considerevolmente. Ritorno al menù
  • 6.
    Monachesimo femminile Ilmonachesimo femminile rappresenta un fenomeno molto diffuso, anche se poco conosciuto. Già prima di S.Benedetto si hanno testimonianze di comunità femminili alle quali, a differenza del monachesimo maschile, manca inizialmente l’esperienza eremitica, poiché la solitudine è considerata pericolosa per le donne. Considerata fragile e bisognosa di protezione, la donna arriva al monastero direttamente dalla famiglia, passando dalla protezione del padre a quella di Dio. Già alla fine del sec. IV alcune donne dell’aristocrazia romana si riuniscono intorno a S. Girolamo, seguono i suoi consigli e conducono una vita di preghiera, ma non vivono insieme. Dal racconto della vita di S. Benedetto da Norcia si è a conoscenza, invece, che la sorella Scolastica vive vicino a Cassino con un gruppo di compagne.La prima fioritura del monachesimo femminile è però databile intorno al sec. VII-VIII, con l’arrivo dei Longobardi. Essi, infatti, nonostante la distruzione di alcuni edifici religiosi, tra cui il monastero di Montecassino, ritengono utile consolidare la Religione cattolica e, conseguentemente, facilitano anche la fondazione di monasteri femminili, nei quali entrano numerose donne, appartenenti alla nobiltà longobarda, che ricoprono spesso cariche importanti. Le comunità monastiche femminili seguono la Regola di S.Benedetto, anche se per loro sono previsti obblighi meno gravi. I nuovi Ordini religiosi, che si vengono a creare nei secc. XI e XII, hanno anche rami femminili: questo mostra la volontà delle donne di aderire ai nuovi ideali monastici, e lascia intendere che ora i monasteri femminili non sono più solo fondazioni private volute da "questo o da quel sovrano", per riunire le donne non sposate della propria famiglia, oltre naturalmente coloro che hanno un’autentica vocazione religiosa. Accanto alla Regola benedettina, i nuovi Ordini prevedono delle "Costituzioni" proprie, diverse, naturalmente, per ù monaci e monache, salvo alcuni principi base, per l’osservanza dello spirito comune che li caratterizza. Mentre, però, gli uomini possono scegliere tra diverse forme di "vita monastica", per le donne resta una certa uniformità, indipendentemente dall’Ordine scelto, e cioè continuano a rimanere rinchiuse dietro le grate della clausura. Anche in questo ruolo di azione non diretta, emergono, in questo periodo, figure femminili di grande importanza, come ad esempio Ildegarda di Bingen, che proprio nella clausura vivono in modo sorprendente la loro responsabilità monastica: esse sono apparentemente escluse dal mondo, ma con la loro preghiera sostengono ’ opera di coloro che affrontano i problemi della Chiesa e della società.La preghiera delle monache diventa in tal modo azione, che va ben oltre le mura del monastero, diventando un grande aiuto su cui contare. Tra le nuove forme del monachesimo benedettino l’Ordine dei Cistercensi è quello che suscita più interesse nel mondo monastico femminile. Il rigore cistercense esercita una grande forza di attrazione,e lo stesso Stefano Harding fonda un monastero femminile a Tart nel 1123, nel quale si seguono le consuetudini di Cîteaux.
  • 7.
    Paolo di TebePaolo nasce nel 228, al tempo di Alessandro Severo. “Di famiglia molto ricca, poté ricevere una raffinata educazione e attendere agli studi e Girolamo scrive di lui che, appena adolescente, era in grado di muoversi a proprio agio nella cultura greca e in quella egiziana. Si imbatté però ben presto nella malvagità degli uomini, perché, durante la persecuzione di Decio, il cognato lo denunciò per venire in possesso delle sue ricchezze. Paolo si diede alla fuga, maturando, intanto, la decisione di lasciare il mondo per vivere in totale solitudine. La scelta poté ben presto essere realizzata, perché, giunto fuggendo nella Bassa Tebaide, si trovò di fronte a una spelonca che immetteva in un andirivieni di grotte scavate nella viva roccia, rifugio un tempo di falsari. Dopo la spelonca, una palma non visibile dall’esterno era lì per offrire i suoi datteri e, accanto, un breve corso d’acqua garantiva aiuto contro la sete. Paolo sentì che in quella solitudine avrebbe potuto trovare la più perfetta unione con Dio e decise di restarvi per sempre, ricevendo una soprannaturale conferma della scelta della sua vita, perché un corvo veniva a trovarlo ogni giorno, recando una razione di pane. Dei novant’anni trascorsi in quella solitudine i testi tacciono, per dare invece risalto al prodigioso epilogo della giornata terrena di Paolo, che ricevette, ultracentenario, la visita di Antonio, condotto a lui dal volere divino, espresso in una serie continua di miracoli. Il santo abate poté, infatti, raggiungere la dimora di Paolo, a lui ignota, perché guidato da vari interventi miracolosi. Nella spelonca il corvo portò loro una doppia razione di pane5) e Paolo, presentendo, al termine delle sante conversazioni, prossima la fine, si fece promettere da Antonio di essere avvolto, per la sepoltura, nel mantello che questi aveva ricevuto da Atanasio. Rifacendo il viaggio verso il monastero per procurarsi il mantello, Antonio vide l’anima di Paolo salire al cielo fra lo splendore degli angeli e, tornato nella spelonca, non gli restò che avvolgerne il corpo e seppellirlo nella fossa che era stata scavata da due leoni.”Nella Vita narrata da Girolamo “l’ininterrotta presenza del prodigio (ha la finalità) di imprimere nel lettore l’idea che tutto, nel santo eremita, portava il segno dell’assoluto e dell’intervento di Dio. Significativa è anche la volontà di presentare Paolo come un eremita colto e di porre a confronto la sua scelta di distacco assoluto dagli uomini e dal mondo con quella di Antonio, padre e maestro di asceti, ma anche impegnato nelle vicende della storia e della Chiesa.Motivo costante nell’iconografia è l’incontro di Paolo con Antonio e la sua sepoltura ad opera dei leoni. Altri dati iconografici rimandano ai particolari del racconto di Girolamo, come il libro, per indicare la cultura di Paolo e il corvo, da cui fu nutrito.
  • 8.
    Sant’Antonio “ Antonionacque verso il 251 a Coma, la Keman dei giorni nostri, una località centro-egiziana nei pressi del Nilo.i suoi genitori erano cristiani benestanti, di buon livello sociale. Probabilmente crebbe in una comunitä copta. La sua istruzione si arrestò al livello elementare dal momento che egli rifiutò l’educazione superiore, ossia quella greca. A circa diciotto anni, in seguito alla morte dei genitori, rimase a prendersi cura della casa e della sorella minore. Un giorno - meno di sei mesi dopo la loro scomparsa - assisté in chiesa alla lettura del passo del vangelo di Matteo (19, 21), in cui Gesù invita a distribuire ai poveri i beni terreni come condizione per una vita perfetta. Antonio, che stava già riflettendo sulla rinuncia a ogni ricchezza, secondo l’esempio degli Apostoli e dei cristiani di Gerusalemme, percepì questa lettura come un messaggio personale di Dio, la chiamata a una vita di povertà e di abnegazione. Diede quindi in elemosina ciò che possedeva, riservando soltanto una piccola somma al sostentamento della sorella. Avendo poi ancora ascoltato in chiesa l’esortazione a non preoccuparsi per il domani (Mt 6, 34), distribuì anche questa somma residua e affidò la sorella alle cure di alcune vergini affinché l’allevassero secondo il loro modello di vita. Egli stesso si mise a praticare la vita ascetica, prima di fronte a casa sua, poi in un luogo appena fuori dal suo villaggio, quindi ancora più lontano, in un sepolcro. Quando ebbe circa trentacinque anni scelse come abitazione una fortezza deserta a est del Nilo. Dopo vent’anni si ritirò nel deserto, sul monte Pispir. Infine, tormentato da un numero sempre crescente di visitatori, penetrò ancor più nel deserto, facendo un viaggio di tre giorni verso est e stabilendosi in una regione montana, non lontana dal Mar Rosso: la tradizione locale indica il monastero di Deir-amba-Antonios come il luogo della sua ultima residenza. A volte si recava sul monte Pispir per rimanere in contatto con i suoi discepoli e, se necessario, per comunicare con il mondo esterno, ma faceva sempre ritorno al suo amato eremo sulle montagne orientali, dove morì nel 356.”
  • 9.
    San Pacomio Nacquenell'Alto Egitto, nel 287, da genitori pagani. Arruolato a forza nell'esercito imperiale all'età di vent'anni, finì in prigione a Tebe con tutte le reclute. Protetti dall'oscurità, la sera alcuni cristiani recarono loro un po' di cibo. Il gesto degli sconosciuti commosse Pacomio, che domandò loro chi li spingesse a far questo. «Il Dio del cielo» fu la risposta dei cristiani. Quella notte Pacomio pregò il Dio dei cristiani di liberarlo dalle catene, promettendogli in cambio di dedicare la propria vita al suo servizio. Tornato in libertà, adempì al voto aggregandosi a una comunità cristiana di un villaggio del sud, l'attuale Kasr-es-Sayad, dove ebbe l'istruzione necessaria per ricevere il battesimo. Per qualche tempo condusse vita da asceta, dedicandosi al servizio della gente del luogo, poi si mise per sette anni sotto la guida di un vecchio monaco, ù Palamone. Durante una parentesi di solitudine nel deserto, una voce misteriosa lo invitò a fissare la sua dimora in quel luogo, al quale presto sarebbero convenuti numerosi discepoli. Alla morte dell'abate Pacomio, i monasteri maschili erano nove, più uno femminile. Del santo restò sconosciuto il luogo della sepoltura. Come emblema ha il bastone pastorale. Nella Tebaide, in Egitto, san Pacomio, abate, che, ancora pagano, spinto da un gesto di carità cristiana nei confronti dei soldati suoi compagni con lui detenuti, si convertì al cristianesimo, ricevendo dall’anacoreta Palémone l’abito monastico; dopo sette anni, per divina ispirazione, istituì molti cenobi per accogliere fratelli e scrisse per i monaci una regola divenuta famosa.
  • 10.
    San Basilio Natointorno al 330 in Cappadocia, a Cesarea, oggi la città turca di Kaysery, Basilio proveniva da una famiglia dalla profonda spiritualità. Oltre ai genitori anche tre dei suoi nove fratelli sono annoverati tra i santi. Prima di essere vescovo nella sua terra natale, aveva vissuto in Palestina e Egitto. Vi era stato attratto dal richiamo del deserto e della vita monastica. Fu in solitudine che, insieme con Gregorio di Nazianzo conosciuto durante gli studi ad Atene, elaborò la regola per i monaci basiliani, che sarà imitata anche in Occidente. Visse appena 49 anni ma la sua intensa e profonda attività di predicatore gli valsero il titolo di «Magno». Ricevette l'ordinazione sacerdotale verso il 364 da Eusebio di Cesarea cui successe sulla cattedra vescovile nel 370. Durante il servizio episcopale si impegnò attivamente contro l'eresia ariana. Morì l'1 gennaio 379 a Cesarea dove fu sepolto. Tra le sue opere dottrinali si ricorda soprattutto il celebre trattato teologico sullo Spirito Santo. Etimologia del suo nome è dal greco “re, regale”.Come Pacomio ha da emblema il bastone. Basilio, vescovo di Cesarea in Cappadocia, detto Magno per dottrina e sapienza, insegnò ai suoi monaci la meditazione delle Scritture e il lavoro nell’obbedienza e nella carità fraterna e ne disciplinò la vita con regole da lui stesso composte; istruì i fedeli con insigni scritti e rifulse per la cura pastorale dei poveri e dei malati; morì il primo di gennaio. Gregorio, suo amico, vescovo di Sásima, quindi di Costantinopoli e infine di Nazianzo, difese con grande ardore la divinità del Verbo e per questo motivo fu chiamato anche il Teologo. Si rallegra la Chiesa nella comune memoria di così grandi dottori.
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    Il monastero L'ampiezzadelle comunità monastiche variavano enormemente in funzione della ricchezza e del prestigio: alcune erano piccolissime, altre (poche) potevano accogliere anche 900 monaci. In media però ne riunivano da 10 a 50 perché l'Abate doveva conoscere e seguire i suoi monaci e guidarli come un padre spirituale.Solitamente costruito vicino ad un corso d'acqua, l'intero complesso monastico era orientato in modo che l'acqua poteva essere convogliata verso le fontane e la cucina prima di raggiungere la lavanderia ed i bagni.Le origini della struttura del tipico monastero rimangono oscure. Probabilmente i monaci si rifecero in parte alle ville romane , edifici a loro familiari e costruite su uno schema unico in tutto l' Impero . D'altra parte i monaci, quando potevano, stabilivano le loro comunità in edifici preesistenti, spesso proprio delle ville di origine romana che poi adattavano alle loro esigenze. A volte occupavano anche edifici precedentemente dedicati a culti pagani . Il tempo, l'esperienza e le esigenze delle comunità monastiche lentamente influirono sull'impostazione originale dei monasteri che, essendo comuni a tutte le latitudini, portò a monasteri a rassomigliarsi tra loro.Alla fine l'aspetto generale del convento risultò essere quello di una sorta di città con case divise da strade ed edifici, soprattutto nei grandi monasteri, divisi in gruppi. L'edificio della chiesa forma il nucleo e rappresenta il centro religioso della comunità. Perseguendo l'indipendenza dal mondo esterno, inoltre, i monaci si dotarono di mulini , forni , stalle , cantine e dei laboratori artigiani necessari per eseguire riparazioni e quant'altro fosse richiesto per soddisfare le esigenze della loro comunità.
  • 14.
    Pianta del complessoabbaziale 1a- CHIESA-ESTERNO 1b- CHIESA-INTERNO 2- CHIOSTRO 3- SALA DEL CAPITOLO 4- REFETTORIO 5- SCRIPTORIUM 6- CELLARIUM 7- DORMITORIO DEI CONVERSI 8- LOCUTORIUM 9- CALEFACTORIUM
  • 15.
    Chiesa In altezzala chiesa di norma domina materialmente il resto dell'abbazia, inoltre è sempre molto ricca dimostrando la grande importanza che l'ufficio divino deve avere nella vita del monaco. La sua dimensione e ricchezza esprime anche la prosperità del monastero e spesso vi sono seppelliti i benefattori della comunità e conservate le reliquie dei santi .Per la sua costruzione i monaci si rifecero soprattutto alle basiliche romane , molto diffuse in Italia : una navata centrale e due laterali illuminate da una fila di finestre sulle pareti, terminanti in un abside semicircolare. Chiostro Il chiostro (dal latino claustrum, luogo chiuso), è stilisticamente ripreso dall' atrium delle ville romane ed è il luogo deputato alla meditazione (per questo vi vige la regola del silenzio) servendo ai religiosi da deambulatorio e riparo. È sempre circondato da portici sostenuti da colonne e pilastri ed è posizionato centralmente alle varie costruzioni del monastero di cui viene così a formare l'ossatura, infatti su di esso si affacciano gli edifici più importanti, come la chiesa, il capitolo per le riunioni della comunità monastica, il dormitorio (poi sostituito dalle celle), il refettorio. Capitolo È il locale deputato alle riunioni della comunità monastica dove: Il postulante si presenta a chiedere l'ammissione al monastero l' abate impone il nome nuovo al postulante che così diventa novizio e, in segno di umiltà ed affetto, gli lava i piedi , seguito in ciò da tutti i fratelli; Il novizio emette i voti divenendo monaco l'abate convoca i suoi monaci per consultarli su questione importanti per la comunità . funge anche da camera ardente per la veglia dei monaci deceduti. Sebbene San Benedetto non abbia mai nominato esplicitamente il capitolo, non di meno egli aveva ordinato nella Regola dei momenti di riunione così, intorno al IX secolo , si cominciò ad adibire un apposito locale allo scopo scegliendolo sempre accanto al chiostro. Inizialmente nel capitolo si ci riuniva solo per la distribuzione del lavoro manuale tra i monaci, solo con il tempo fu dedicato escusivamente alle riunioni ufficiali della comunità. Il suo nome deriva dalle letture (preghiere, sacre scritture e la regola dell'ordine) che accompagnavano abitualmente l'attribuzione delle varie incombenze. Benché il passo letto quotidianamente non corrispondesse sempre ad un capitolo, tuttavia questo nome restò attribuito alla sala. Biblioteca Le biblioteche benedettine hanno svolto l'importantissima funzione di preservare, dopo la caduta dell' Impero Romano , le conoscenze antiche raccogliendo dalle rovine quello che veniva recuperato.Anche ai giorni nostri la biblioteca di un monastero ha grande importanza, dato che la lettura e lo studio fanno parte integrante della vita monastica. Sono inoltre aperte e frequentate anche da studiosi esterni, che spesso solo lì possono reperire i documenti di cui necessitano.
  • 16.
    Dormitorio e celle Il dormitorio era la camerata comune dove, secondo la Regola, una lampada era mantenuta sempre accesa. Quando i monaci erano tanti, erano divisi tra più dormitori.Con gli anni si passò dalla camerata comune alle celle. Dapprima si praticarono delle divisioni di legno per isolare il monaco dalle inevitabili distrazioni di una sala comune, incompatibili con le esigenze dell'attività intellettuale (studio). In seguito la stanza fu chiusa da una porta e, in tal modo, si giunse al tipo di costruzione attuale divenuto di uso generale dal XV secolo . Refettorio Il refettorio era la sala comune dove i monaci si riunivano per consumare i loro pasti. Originariamente costruito sul piano del triclinium romano, terminava in un'abside. I tavoli erano (e sono tuttora) normalmente disposti su tre lati lungo le pareti, lasciando il centro libero per gli inservienti. Vicino al refettorio c'era sempre una fontana dove si ci poteva/doveva lavare prima e dopo i pasti. Per evitare che fosse solo un'occasione per appagare le proprie esigenza fisiologiche e rendere il tempo lì trascorso in un atto profondamente religioso, durante tutto il pasto un monaco a turno è incaricato di leggere brani tratti dalla Sacra Scrittura , per questa ragione vi vige regola del silenzio. Turni settimanali sono adottati anche per avvicendare i monaci nel servire gli altri in cucina. Cimitero Alla loro morte, i monaci erano seppelliti nel cimitero interno al monastero. Nei secoli passati, quando le difficoltà delle comunicazioni rendevano enormi le distanze, i monaci avevano trovato il mezzo di annunziarsi scambievolmente la morte di un confratello e assicurare così i reciproci suffragi: d'abbazia in abbazia, di provincia in provincia, peregrinava un religioso che portava con sé la lista dei morti dove erano annotati i defunti dell'anno con un breve curriculum vitae . Questo uso ha perduto la sua ragion d'essere ma ancora oggi, quotidianamente ed all' ora prima , i monaci ricordano i religiosi ed i benefattori defunti e, una volta al mese, tutta la comunità va a benedire le salme che riposano nei sepolcri. L'onore di essere sepolti tra i monaci era un privilegio che la comunità talvolta poteva concedere a vescovi , re e benefattori. Foresteria Le comunità monastiche sempre ed ovunque hanno accordato una generosa ospitalità a tutti con spirito di servizio. Per questa ragione i monasteri costruiti lungo vie molto trafficate erano particolarmente attrezzati allo scopo e molto apprezzati. Spesso accoglievano anche ospiti di riguardo come re, principi e vescovi in viaggio insieme alle loro corti ed accompagnatori. Le infermerie erano collegate a queste ali del monastero per curare anche gli ospiti che ne avessero bisogno. Gli edifici adibiti all'ospitalità erano spesso suddivisi in aree distinte in funzione del censo di chi dovevano accogliere: ospiti importanti, altri monaci o pellegrini e poveri viaggiatori. Erano, inoltre, posizionati dove meno interferivano con la privacy del monastero ed avevano anche una cappella perché gli estranei non erano ammessi nella chiesa utilizzata da monaci e monache. Infermeria e giardino dei semplici L'infermeria era un edificio separato dedicato ad ospitare i monaci malati o deboli che erano affidati ad un monaco-medico. Era dotata di un orto per la coltivazioni delle erbe medicinali, il giardino dei semplici . Spesso erano poste vicino al dormitorio.
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    Cucine Lacucina (dove i monaci servivano in turni settimanali) era naturalmente situata vicino al refettorio. Nei monasteri più grandi c'erano più cucine: per i monaci, i novizi e gli ospiti. Gabinetti I gabinetti erano separati dagli edifici principali ed erano raggiungibili percorrendo un corridoio. Erano sempre disposti con grande cura verso l'igiene e la pulizia e forniti di acqua corrente ogni volta che era possibile. Scuole Molti monasteri avevano scuole esterne per gli oblati , ragazzi destinati dai loro genitori alla vita monastica. In anni recenti alcuni hanno istituito anche scuole e collegi aperti a giovani che non hanno la chiamata religiosa. Noviziato I novizi, non essendo ancora parte della comunità, non avevano il diritto di frequentare la zona di clausura . Avevano un posto nel coro durante gli uffici divini, ma trascorrevano il resto del tempo nel noviziato . Un monaco anziano, il prefetto o maestro dei novizi, li istruiva nei principi della vita religiosa e li sorvegliava. Il periodo di prova durava una settimana. I noviziati più grandi avevano propri dormitori, cucine, refettori, sale di lavoro ed anche chiostri. Azienda agricola Le aziende agricole sono intese dalla regola da un lato come un'occasione di lavoro, dall'altro come un mezzo di sostentamento che assicurava al monastero l'autonomia alimentare. Pur mantenendosi ben curata ed ordinata, oggi non ha più l'importanza dei secoli passati, quando la terra costituiva l'elemento quasi esclusivo della ricchezza monastica. Oggi la funzione della tenuta monastica, dove pure essa esiste, è quella di permettere al monastero di trarne, almeno in parte, i prodotti necessari al proprio sostentamento. Magazzini e laboratori Nessun monastero era completo senza le sue dispense per conservare il cibo. C'erano, inoltre, granai, cantine e altri locali di servizio; tutto posto, insieme agli edifici delle fattorie, sotto la tutela del monaco cellaio. Molti monasteri possedevano mulini per macinare il grano . Appartamenti dell'abate A partire dal tardo Medioevo separati erano anche gli appartamenti del capo della comunità: l' abate .