DISOCCUPAZIONE GIOVANILE IN ITALIA (FONTE ISTAT 2011)
0
5
10
15
20
25
30
35
40
N
ord-ovest
N
ord-est
Centro
Centro-nord
Italia
M
ezzogiorno
2008
2009
9
OPINIONI
di ANTONIO PANIGALLI
MEGLIO RIPARTIRE DALLA GAVETTA
E RICOSTRUIREVALORI GENUINI
S
econdo uno degli ultimi studi
Istat di gennaio 2011, il tasso
di disoccupazione dei giovani
tra i 15 e i 24 anni ha raggiun-
toil28,9%(unosutre!):sitrattadeldato
più alto da un decennio, tanto incide la
crisi, ma anche poca passione, mancanza
di entusiasmo e vizi socio-educativi fan-
no sicuramente la loro parte.
Nelle regioni del Mezzogiorno, secondo
il dato fornito dall’Istat, l’inoccupazione
ha toccato il picco del 43,6% per le don-
ne. Non viviamo nel bacino dei paesi che
si affacciano sul mediterraneo, noi sia-
mo quelli del Nord, ma, non c’è bisogno
di ulteriori dati per comprendere che
il problema rappresenta una piaga che
mese dopo mese accresce di dimensioni
e di potenziale pericolosità sociale.
Nel 2010, il governatore della Banca
d’Italia, Mario Draghi, nelle sue consi-
derazioni finali dell’Assemblea annuale
dell’Istituto centrale, ha dedicato ampio
spazio a questo fenomeno. Viene deline-
ata una preoccupante situazione di lenta
e fragile ripresa e Draghi ha evidenziato
uno dei punti più cruciali per il nostro
Paese:“Unaripresalentaaccrescelapro-
babilità di una disoccupazione persisten-
te”. Questa condizione, specie se vissuta
nelle fasi iniziali della carriera lavorativa,
tende ad associarsi a retribuzioni succes-
sive permanentemente più basse”.
Renato Brunetta, ha giudicato “la disoc-
cupazione giovanile, in Italia, come una
malattiaendemicache,nonsempreèlega-
ta alla congiuntura economica, ma, anche
ad altri fattori che sono parecchio condi-
zionanti (dal cattivo funzionamento della
scuola agli ammortizzatori sociali che di
fatto danno più ai padri che ai figli, ecc.).
Ladisoccupazioneoinoccupazionegiova-
nile – sostiene Brunetta – “non è dunque
strettamentelegatasoloallacrisieconomi-
ca ma è anche un dato ed a volte un vizio,
strutturaledell’economiaitaliana”.
Tra i vari paradossi, tutti connotanti le
anomalie del belpaese, “L’Italia è l’unico
Paese Europeo nel quale il tasso di disoc-
cupazione dei giovani laureati maschi è
maggiorediquellodeicoetaneiconunli-
vello di istruzione inferiore” Tutto dire!
Nel Rapporto “Italia 2020” vengono
riportate informazioni che dovrebbero
far riflettere: dopo tre anni dal diploma
l’83% dei giovani provenienti dagli isti-
tuti professionali e tecnici, hanno trovato
lavoro, mentre la percentuale decresce al
50% per i liceali e i giovani orientati alle
materie tecniche “hanno maggiori pro-
babilitàdiavereretribuzionipiùelevate”.
Nel resto d’Europa, invece, “la laurea
rappresentasempreecomunqueunasset
valoriale vantaggioso”. Una delle conse-
guenze indotte dall’alto tasso di disoc-
cupazione è quello dell’aumento dei co-
siddetti “bamboccioni” (termine coniato
nell’ottobre del 2007 dall’allora ministro
dell’Economia,TommasoPadoa-Schiop-
pa). Il fenomeno “bamboccioni” riguar-
da in particolar modo i maschi che in un
casosutrerinvianol’uscitadallafamiglia,
rispetto alle femmine che invece lo fanno
in un caso su cinque.
Complice di questa particolare si-
tuazione, la difficoltà per i giovani di
trovare lavoro nonché di raggiungere
un’accettabile autonomia economica
e siccome per la prima volta dall’ini-
zio degli anni Novanta, diminuisce il
reddito disponibile in termini correnti
delle famiglie consumatrici e quindi
diminuisce anche la capacità/possi-
bilità delle famiglie di surrogarsi ad
ammortizzatore sociale, bisogna per
forza che nasca un impeto di rivalsa
dal basso e che tutti si diano più da
fare, con più umiltà e con maggiore
entusiasmo.
Il rischio è che le economie cosiddette
emergenti (la Cina anche nel 2010 ha
superato il 10% di Pil), la cosiddetta glo-
balizzazione e la digitalizzazione infor-
matica della cultura e della informazio-
ne abbattano definitivamente qualsiasi
barriera socio/protezionistica. Pensarci
per tempo è proprio d’obbligo.
Un buon approfondimento può essere
fatto visitando il sito: http://noi-italia.
istat.it/. Cento statistiche per com-
prendere davvero il paese nel quale si
vive.
12MESI
FEBBRAIO 2011

Antonio panigalli 12mesi-febbraio_11

  • 1.
    DISOCCUPAZIONE GIOVANILE INITALIA (FONTE ISTAT 2011) 0 5 10 15 20 25 30 35 40 N ord-ovest N ord-est Centro Centro-nord Italia M ezzogiorno 2008 2009 9 OPINIONI di ANTONIO PANIGALLI MEGLIO RIPARTIRE DALLA GAVETTA E RICOSTRUIREVALORI GENUINI S econdo uno degli ultimi studi Istat di gennaio 2011, il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni ha raggiun- toil28,9%(unosutre!):sitrattadeldato più alto da un decennio, tanto incide la crisi, ma anche poca passione, mancanza di entusiasmo e vizi socio-educativi fan- no sicuramente la loro parte. Nelle regioni del Mezzogiorno, secondo il dato fornito dall’Istat, l’inoccupazione ha toccato il picco del 43,6% per le don- ne. Non viviamo nel bacino dei paesi che si affacciano sul mediterraneo, noi sia- mo quelli del Nord, ma, non c’è bisogno di ulteriori dati per comprendere che il problema rappresenta una piaga che mese dopo mese accresce di dimensioni e di potenziale pericolosità sociale. Nel 2010, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nelle sue consi- derazioni finali dell’Assemblea annuale dell’Istituto centrale, ha dedicato ampio spazio a questo fenomeno. Viene deline- ata una preoccupante situazione di lenta e fragile ripresa e Draghi ha evidenziato uno dei punti più cruciali per il nostro Paese:“Unaripresalentaaccrescelapro- babilità di una disoccupazione persisten- te”. Questa condizione, specie se vissuta nelle fasi iniziali della carriera lavorativa, tende ad associarsi a retribuzioni succes- sive permanentemente più basse”. Renato Brunetta, ha giudicato “la disoc- cupazione giovanile, in Italia, come una malattiaendemicache,nonsempreèlega- ta alla congiuntura economica, ma, anche ad altri fattori che sono parecchio condi- zionanti (dal cattivo funzionamento della scuola agli ammortizzatori sociali che di fatto danno più ai padri che ai figli, ecc.). Ladisoccupazioneoinoccupazionegiova- nile – sostiene Brunetta – “non è dunque strettamentelegatasoloallacrisieconomi- ca ma è anche un dato ed a volte un vizio, strutturaledell’economiaitaliana”. Tra i vari paradossi, tutti connotanti le anomalie del belpaese, “L’Italia è l’unico Paese Europeo nel quale il tasso di disoc- cupazione dei giovani laureati maschi è maggiorediquellodeicoetaneiconunli- vello di istruzione inferiore” Tutto dire! Nel Rapporto “Italia 2020” vengono riportate informazioni che dovrebbero far riflettere: dopo tre anni dal diploma l’83% dei giovani provenienti dagli isti- tuti professionali e tecnici, hanno trovato lavoro, mentre la percentuale decresce al 50% per i liceali e i giovani orientati alle materie tecniche “hanno maggiori pro- babilitàdiavereretribuzionipiùelevate”. Nel resto d’Europa, invece, “la laurea rappresentasempreecomunqueunasset valoriale vantaggioso”. Una delle conse- guenze indotte dall’alto tasso di disoc- cupazione è quello dell’aumento dei co- siddetti “bamboccioni” (termine coniato nell’ottobre del 2007 dall’allora ministro dell’Economia,TommasoPadoa-Schiop- pa). Il fenomeno “bamboccioni” riguar- da in particolar modo i maschi che in un casosutrerinvianol’uscitadallafamiglia, rispetto alle femmine che invece lo fanno in un caso su cinque. Complice di questa particolare si- tuazione, la difficoltà per i giovani di trovare lavoro nonché di raggiungere un’accettabile autonomia economica e siccome per la prima volta dall’ini- zio degli anni Novanta, diminuisce il reddito disponibile in termini correnti delle famiglie consumatrici e quindi diminuisce anche la capacità/possi- bilità delle famiglie di surrogarsi ad ammortizzatore sociale, bisogna per forza che nasca un impeto di rivalsa dal basso e che tutti si diano più da fare, con più umiltà e con maggiore entusiasmo. Il rischio è che le economie cosiddette emergenti (la Cina anche nel 2010 ha superato il 10% di Pil), la cosiddetta glo- balizzazione e la digitalizzazione infor- matica della cultura e della informazio- ne abbattano definitivamente qualsiasi barriera socio/protezionistica. Pensarci per tempo è proprio d’obbligo. Un buon approfondimento può essere fatto visitando il sito: http://noi-italia. istat.it/. Cento statistiche per com- prendere davvero il paese nel quale si vive. 12MESI FEBBRAIO 2011