L’architettura megalitica Stonehenge Ubicazione e origini storiche Le sue origini si perdono nella notte dei tempi: per i romani era tanto antico quanto lo sono per noi le rovine romane.  Stonehenge (parola che significa "pietre sospese") è un grandioso documento megalitico a circa 13 km a nord di Salisbury nel Wiltshire in Inghilterra. Esso fu costruito in diverse fasi, probabilmente dapprima (3500a.C.) come recinto rituale, simile ai numerosi altri dell'Inghilterra meridionale, poi sviluppato, intorno al 2200 a.C. con l'aggiunta delle 82 pietre blu portate dal Galles e dell'altare. La costruzione viene attribuita a un popolo che sviluppò notevoli attività commerciali, insediatosi nella zona tra il 1600 e il 1300 a.C.  I circa 400 tumuli sepolcrali (2000-1500 a.C.) disseminati tutt'intorno ne testimoniano l'importanza; gli scavi hanno portato alla luce ricchi oggetti funerari e schegge di pietra bluastra simile a quella del monumento. Donatella Radogna 1
L’architettura megalitica Stonehenge Cosa sono queste pietre? Nel corso degli anni si sono susseguite molteplici teorie su cosa effettivamente fosse Stonehenge, ma le più accreditate vogliono che fosse Un enorme osservatorio astronomico da cui gli antichi Druidi calcolavano le eclissi e le date principali dell'anno astronomico.  Nel 1984 l'Unesco ha Proclamato Stonehenge "Patrimonio dell'Umanità". Si tratta di un esempio straordinario e antichissimo di architettura megalitica.  Donatella Radogna 2
L’architettura megalitica Stonehenge Come sono queste pietre e il loro impianto? Una serie di triliti disposti per cerchi concentrici, i cui elementi in origine erano arrichiti da elementi più piccoli di pietra blu e verde del Galles.  Nel 3500 a.C. una comunità di pastori seminomadi realizzò, un argine circolare delimitato da un fossato del diametro di 104 m. Intorno a questo perimetro furono scavate 56 buche ancora visibili. Un paio di secoli dopo venne tracciato un viale processionale tra due argini, largo 23 m e lungo 3 km, per collegare il sito con il fiume Avon, a un capo del quale si trova la "pietra del sacrificio” fronteggiata da un'altra pietra in asse con la strada. Donatella Radogna 3
L’architettura megalitica Stonehenge Aspetti tecnici I montanti sono collegati all’architrave perché dotati di tenone, che si inserisce nei fori per mortasa dell’elemento orizzontale. Aspetti formali e dimensionali L’intero complesso di Stonhenge è costituito da grossi blocchi lapidei di forma parallelepipeda. Le dimensioni fuori terra in altezza di tali elementi sono: per i montanti del trilite più grande centrale 6,6m.; per i montanti estreni di Sarsen  4 m.; per gli elementi più piccoli da 1,8 a 3 m.  Donatella Radogna 4
L’architettura megalitica Stonehenge Posa in opera Secondo alcune ipotesi sviluppate circa i metodi di erezione dei triliti, la posa in opera avveniva come segue: Elementi verticali. I montanti venivano portati su rulli allo scavo di fondazione. La Grossa pietra veniva messa in verticale, tirandola con l’ausilio di funi e di un palo a forcaccia. Elementi orizzontali. Si realizzava una battuta di terra o una struttura lignea intorno ai montanti e sulle cime dei tenoni, per sollevare e spostare nella posizione voluta l’architrave che, tolta la struttura di sostegno veniva abbassato sui tenoni. Donatella Radogna 5
Gilles Perraudin - Wine cellar - Cantina 1996/99 - Chemin des Salines, Vauvert, Francia I principi del progetto : - compatibilità con il contesto   di inserimento - utilizzo di materiali   rinnovabili - applicazione di dispositivi di   risparmio energetico - utilizzo delle energie naturali   disponibili Il senso della realizzazione: - la cantina è un esempio   emblematico che testimonia la   possibilità di riutilizzo della   pietra come materiale   strutturale, nell’architettura   contemporanea - la velocità e la semplicità della   posa in opera costituiscono il   principale vantaggio economico Donatella Radogna 1
Gilles Perraudin - Wine cellar - Cantina 1996/99 - Chemin des Salines, Vauvert, Francia La geometria e le dimensioni del manufatto La configurazione spaziale della cantina ripropone quella delle case romane mediterranee ove le unità spaziali si articolano intorno ad un impluvium. Essa consiste in un parallelepipedo, suddiviso in campate ampie 5 m., che, in pianta, misura 30x30 m. e che contiene uno spazio centrale scoperto (giardino-patio). Donatella Radogna 2
Gilles Perraudin - Wine cellar - Cantina 1996/99 - Chemin des Salines, Vauvert, Francia I materiali costruttivi Attacco a terra: la costruzione poggia su un semplice strato di cemento spesso 5 cm. Il suolo, in ghiaia, è idoneo per sopportare i carichi trasmessi. Struttura di elevazione verticale: i muri in pietra massiccia, spessi 52 cm., sono costituiti da blocchi di calcare (tenero di densità media - 1800Kg/mc) di tipo molassa conchiglifera un po’ arenaria (colore biondo, giallo paglierino, miele, ambra). I blocchi squadrati, estratti (daVers,lo stesso bacino dell’acquedotto romano del Pont du Gard) meccanicamente, misurano 52x105x220 cm. e pesano 2,5 tonnellate. Copertura: la struttura orizzontale è costituita da travi in legno massello con sezione 10x24 cm. e disposte con un interasse di 40 cm. Il pacchetto di chiusura comprende: strato di terra vegetale; antiradici; impermeabilizzazione; tavolato ligneo spesso 1,9 cm. Donatella Radogna 3
Gilles Perraudin - Wine cellar - Cantina 1996/99 - Chemin des Salines, Vauvert, Francia Le prestazioni strutturali La logica statica della costruzione è quella dei sistemi massicci ove le sollecitazioni prevalenti sono quelli di compressione.  I blocchi, infatti, sepmplicemente poggiati gli uni sugli altri, costituiscono un sistema autoportante dotato di forte inerzia.  Donatella Radogna 4
Gilles Perraudin - Wine cellar -  Cantina 1996/99 - Chemin des Salines, Vauvert, Francia Le prestazioni ambientali La costruzione è in grado di fornire una forte inerzia termica (esigenza principale dell’intervento perché fondamentale per la conserrvazione del vino).  Tali prestazioni sono date da: i muri, in pietra massiccia “respirante” dalla porossità aperta, che “assorbono” le brezze marine (mare Mediterraneo/Camargue), rinfrescando e umidificando. il legno e la terra vegetale della copertura, dalle ottime capacità coibenti. la morfologia del manufatto, un quadrato compatto, poco aperto verso l’esterno.   Donatella Radogna 5
Gilles Perraudin - Wine cellar - Cantina 1996/99 - Chemin des Salines, Vauvert, Francia La posa in opera I blocchi sono stati portati in cantiere con dei camion ( 10 blocchi a viaggio). L’economia della realizzazione deriva dal basso costo di trasformazione della materia prima e dalla vicinanza del cantiere dal bacino di estrazione della pietra (30Km). Le murature sono realizzate con tre file di blocchi a secco, erette tramite una gru.  La costruzione non richiede impalcature, e per la mano d’opera sono sufficienti tre uomini. Il cantiere è veloce (meno di 1 mese per montare 300 blocchi) e pulito (nessun rifiuto inquinante). Donatella Radogna 6
Nascita e diffusione L’origine  dei trulli  non  ha ancora una datazione  certa . Sicuramente vi sono realizzazioni nei secoli XVI, XVII e XVIII e il periodo di massima diffusione è l’800. Tuttavia il termine  trullo  (meno comunemente casedda)  compare nei documenti catastali, già dalla seconda metà del XIV. Il fenomeno perde di intensità subito dopo la I guerra mondiale per raggiungere fasi di abbandono e distruzione dei trulli ( inseriti nella World Heritage List dell’Unesco ), che  oggi sono oggetto di importanti programmi di recupero . Evoluzione delle  più antiche e modeste costruzioni in pietra a secco ( pagliare ), i trulli vengono eretti con i materiali di recupero dello  spietramento dei terreni  per bonificare i campi da coltivare. Le aree di  diffusione dei trulli (a  sud-est di Bari , tra i mari Adriatico e Jonico) comprendono essenzialmente due zone principali: quella del ” Canale di Pirro ” (tra i comuni di Putignano e Fasano)e quella della “ Valle d’Itria ”(tra i comuni di Martina Franca, Cisternino e Locorotondo). le pseudo cupole: i trulli
Alberobello: capitale nella terra dei trulli le pseudo cupole: i trulli
I paesaggi “urbano” e rurale dei trulli Stabilità e precarietà   Al carattere “forte” ed eterno della pietra si contrappone la logica che ha generato le costruzioni a secco,  vietando l’impiego di malte : i  tiranni ordinavano la realizzazione di manufatti , per tecnologia e per forma,  immediatamente smontabili  a causa degli editti che imponevano la regia autorizzazione a costruire. In caso di ispezione, infatti,  il trullo tornava ad essere una specchia , semplicemente rimuovendo alcuni conci. le pseudo cupole: i trulli
Immagine e aspetto Il  cono  è il  carattere distintivo principale , con  differenti aggregazioni Tipologie in pianta e in alzato: Pianta circolare  - cono di copertura con base circolare e pendenza costante Pianta quadrata  - a) “pennacchi” di raccordo alla base del cono con pendenza costante; b) cono con base quadrata e pendenza variabile I raccordi tra più coni accostati assumono forme curvilinee variabili in funzione della dimensione dei coni e della distanza tra gli stessi le pseudo cupole: i trulli
Gli attrezzi L’edificazione di un trullo è frutto del lavoro manuale, realizzato da  molto “esperti ” e  poco “specializzati ” depositari della peculiare cultura materiale: i  trullari . Gli attrezzi principali utilizzati sono: il cuneo o bietta, il maglio, il martello (semplice o a 5,6,8 o 10 denti), piede di porco, pala, piccone, zappa, scala, pennello. La materia prima La materia prima, la  pietra , viene raccolta nei campi,  ammucchiata  (specchie) e poi  selezionata in base alle dimensioni . le pseudo cupole: i trulli
La costruzione Fondazioni:  scavo del terreno fino a raggiungere gli strati rocciosi ove poggiare le pietre (grandi) dei muri difondazione Chiusura orizzontale di base: realizzata con elementi lapidei “piatti” (chianche) Chiusure verticali:  possono essere definite muratutre a sacco, con i paramenti esterni in pietrame più grosso squadrato e i riempimenti in pietrame informe più piccolo e terriccio Partizioni interne verticali:  realizzate in pietra squadrata e, all’occasione, interrotte da aperture per il collegamento degli ambienti interni Collegamenti orizzontali tra le unità ambientali:  i varchi nelle murature prevedono archi realizzati con l’ausilio di centine Aperture:  le porte d’ingresso prevedono aperture realizzate mediante archi, architravi e archi di scarico o “frontoni triangolari”. Le finestre, di dimensioni ridotte e di forma quadrata, sono realizzate mediante archi o architravi. le pseudo cupole: i trulli
Partizioni interne orizzontali:  realizzate, a circa 2,5m. di altezza, con travi lignee incastrate tra gli interstizi delle pietre delle murature e chiusi con tavolato  Raccordi tra le murature e le pseudoccupole:  le opere in pietra iniziano ad assumere un andamento pseudo-curvilineo a partire da circa 1 m. di altezza le pseudo cupole: i trulli
La struttura delle  pseudo-cupole La struttura della pseudo cupola, in gergo “ candela ”, è realizzata con  elementi  di calacare  molto profondi , disposti per  anelli concentrici  il cui diametro decresce man mano che si raggiunge l’apice. I carichi si trasmettono ortogonalmente al piano d’appoggio,  senza spinte . le pseudo cupole: i trulli
La candela La candela è eretta  senza  l’uso di  malte  pertanto i punti di contatto tra le “pietre candela” vengono migliorati inserendo schegge  lapidee. La presenza di vuoti d’aria tra i conci e la forma della copertura incrementano le capacità coibenti della struttura massiccia.  L’estradosso  della struttura è molto  grezzo ( tessitura scalettata  con presenza di vuoti) mentre l’intradosso  ha una  superficie liscia  ( pietre sagomate  e presenza di “tralota” - impasto con terreno argilloso rossastro e acqua - nei giunti) le pseudo cupole: i trulli
La realizzazione del cono Il rivestimento La candela viene rivestita con uno strato di “ chiancarelle ” (pietre “piatte” dallo spessore variabile tra i 6 e i 10 cm.) che restituiscono una forma regolare al cono della copertura costituendo un  sistema efficacissimo per il deflusso delle acque meteoriche . le pseudo cupole: i trulli
La posa delle “chiancarelle” Le lastre sono disposte su  strati successivi a giacitura orizzontale . La stabilità del manto delle “chiancarelle” è dovuta agli  appoggi offerti dall’estradosso della “ pseudo-cupola ” e all’uso di materiale inerte (“zavorrella”). Talvolta, i coni non sono leggibili dall’esterno perché il manto di rivestimento non segue le strutture sottostanti ma diventa un unico “pignon” (presenza consistente di “zavorrella”). le pseudo cupole: i trulli
Completamento La costruzione del trullo termina con la chiusura dei comignoli e con il posizionamento dei pinnacoli . Gli elementi che durante la costruzione hanno funto da “ impalcature” diventano scale estrerne ,  linee di gronda  e quant’altro. L’organizzazione spaziale prevede: un vano centrale (zona collettiva) una zona camino una o più alcove nicchie ricavate negli spessori dei muri le pseudo cupole: i trulli
Le tinteggiature e gli intonaci Gli intonaci e le tinteggiature sono realizzati essenzialmente per: proteggere le strutture a secco dalle intrusioni aumentare le capacità coibenti delle strutture rifinire le opere “ respingere” i raggi del sole motivi igienici  Materiali: Bolo (terra + acqua) Paglia Cenere Latte di calce I comignoli Di svariate forme, sono elementi importanti, non solo  per il funzionamento dei camini  ma anche per  l’aerazione dei locali . le pseudo cupole: i trulli
I pinnacoli.  Il vertice del cono del trullo viene rifinito con intonaco e latte di calce nonché sormontato da un caratteristico elemento terminale, avente funzione strutturale e decorativa. Nel tempo, il peso posto in corrispondenza del concio di chiusura della candela, ha stimolato la creatività di muratori e scalpellini assumendo le forme più svariate: dal semplice disco al fuso, alla clessidra, alla sfera, ai poliedri stellari. le pseudo cupole: i trulli
I canali per il deflusso dell’acqua I canali di scolo si insinuano lungo le linee di intersezione delle curve dei manti di copertura e sono realizzati con lastre di pietra calcarea a forma incavata. le pseudo cupole: i trulli
Le finestre Molto piccole e quasi sempre quadrate, sono solitamente poste sotto la linea di gronda. Talvolta sono inserite anche nel cono della copertura.  Le aperture sono sempre realizzate con architravi di pietra o con archi. Mediante chianche poste a sbalzo si  creano le protezioni dalle intemperie. le pseudo cupole: i trulli
Le Porte e gli ingressi Le aperture nei muri sono realizzate tramite archi, architravi e archi di scarico, “ frontoni triangolari” semplici o con architravi e mensole lapidee. La soglia è rialzata rispetto al piano stradale e realizzata con chianche spesse 15 cm. circa.  le pseudo cupole: i trulli
Il pietrame “informe”  nell’Architettura contemporanea J. Herzog e P. de Meuron Bodegas Dominus Cantina Dominus  (1995/98) Yountville, California (USA) La zona in questione è caratterizzata da uno scenario paesaggistico eccezzionale, dove, fin dall’inizio di questo secolo,  si produce dell’ottimo vino. Nella valle del Napa il clima è molto caldo di giorno e freddo di notte, così è stato necessario pensare una struttura che traesse vantaggio dalle forti escursioni termiche. Negli U.S.A., come in gran parte del mondo si è soliti risolvere i problemi di climatizzazione con l’aria condizionata, ignorando possibili strategie architettoniche per il controllo delle temperature. Per contro questa realizzazione è costituita da murature attive che consentono una climatizzazione naturale. Donatella Radogna 1
Il pietrame “informe”  nel’Architettura contemporanea J. Herzog e P. de Meuron Impianto distributivo Il manufatto è composto da tre  unità funzionali: 1)locale cisterne; 2) locale dove il vino matura; 3) locale dove si imbottiglia e si conserva il vino fino alla vendita. Si tratta di un edificio lineare, lungo circa 333 piedi (110m.), largo 82 piedi (25m.) e alto 30 piedi (9m.), che, ubicato tra i vigneti (in California raggiungono un’altezza di circa 2m.), si integra con il tessuto di questi. Le tre unità, la cui unitarietà è data dalla copertura piana continua, sono separate e collegate da passaggi coperti - grandi spazi che fungono anche da “aperture” verso gli spazi esterni e ricezione al pubblico. da questi grandi percorsi si accede al locale dove il vino matura, alla sala degustazione(da dove accedono gli ospiti), agli uffici, alla terrazza, e alla grande porta del locale cisterne. Una parete vetrata permette di vedere il locale dove sono siruate le botti in legno di quercia.  La terza unità (dove si imbottiglia e si conserva il vino) è orientata a sud. Donatella Radogna 2
Interno Per il manufatto di Moueix, innovativo non solo per l’aspetto ma soprattutto per le prestazioni ambientali, si è optato per un sistema di climatizzazione realizzato con murature attive.  Le facciate sono state realizzate con gabbioni (utilizzati in ingegneria idraulica o, più comunemente, per opere di contenimento) riempite di sassi (basalto locale che va dal grigio scuro al nero e si integra molto bene con il paesaggio), che addossate ai muri interni formano una massa inerte che isola gli ambienti dal caldo e dal freddo, consentendo un ottima ventilazione e regolazione dell’umidità.  Il pietrame “informe”  nel’Architettura contemporanea J. Herzog e P. de Meuron Donatella Radogna 3
Il pietrame “informe”  nel’Architettura contemporanea J. Herzog e P. de Meuron I Gabbioni Le gabbie sono state riempite con una densità variabile determinata dalle diverse dimensioni dei sassi - avendo questi una forma molto irregolare, quando si usano quelli di dimensioni più grandi rimangono molti vuoti interstiziali, mentre con quelli più piccoli si ottengo superfici più compatte - perchè alcune zone dovevano essere totalmente isolate e quindi più fresche e altre, quelle più calde,  necessitavano il passaggio della luce naturale (che di giorno penetra verso l’interno, mentre la notte la luce artificiale dell’edificio filtra verso l’esterno. Si possono definire le gabbie come intrecci di pietra con diversa trasparenza, più simili ad una “pelle” che al resto delle costruzioni tradizionali. Donatella Radogna 4
Il pietrame “informe”  nel’Architettura contemporanea J. Herzog e P. de Meuron Caratteristiche tecnologiche Il sistema utilizzato ricorda le tessiture delle tradizionali costruzioni a secco ma, al contempo, introduce alcuni spunti innovativi interessanti. Contrariamente alle antiche costruzioni (dove, in assenza di gabbioni, le pietre doveveno essere in piena aderenza), qui sono le pietre più grandi che stanno ai livelli superiori e determinano la “ leggerezza” e la trasparenza delle superfici. Il sistema costruttivo, inoltre richiede modalità esecutive estremamente semplici. Donatella Radogna 5

3b pietra

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    L’architettura megalitica StonehengeUbicazione e origini storiche Le sue origini si perdono nella notte dei tempi: per i romani era tanto antico quanto lo sono per noi le rovine romane. Stonehenge (parola che significa "pietre sospese") è un grandioso documento megalitico a circa 13 km a nord di Salisbury nel Wiltshire in Inghilterra. Esso fu costruito in diverse fasi, probabilmente dapprima (3500a.C.) come recinto rituale, simile ai numerosi altri dell'Inghilterra meridionale, poi sviluppato, intorno al 2200 a.C. con l'aggiunta delle 82 pietre blu portate dal Galles e dell'altare. La costruzione viene attribuita a un popolo che sviluppò notevoli attività commerciali, insediatosi nella zona tra il 1600 e il 1300 a.C. I circa 400 tumuli sepolcrali (2000-1500 a.C.) disseminati tutt'intorno ne testimoniano l'importanza; gli scavi hanno portato alla luce ricchi oggetti funerari e schegge di pietra bluastra simile a quella del monumento. Donatella Radogna 1
  • 2.
    L’architettura megalitica StonehengeCosa sono queste pietre? Nel corso degli anni si sono susseguite molteplici teorie su cosa effettivamente fosse Stonehenge, ma le più accreditate vogliono che fosse Un enorme osservatorio astronomico da cui gli antichi Druidi calcolavano le eclissi e le date principali dell'anno astronomico. Nel 1984 l'Unesco ha Proclamato Stonehenge "Patrimonio dell'Umanità". Si tratta di un esempio straordinario e antichissimo di architettura megalitica. Donatella Radogna 2
  • 3.
    L’architettura megalitica StonehengeCome sono queste pietre e il loro impianto? Una serie di triliti disposti per cerchi concentrici, i cui elementi in origine erano arrichiti da elementi più piccoli di pietra blu e verde del Galles. Nel 3500 a.C. una comunità di pastori seminomadi realizzò, un argine circolare delimitato da un fossato del diametro di 104 m. Intorno a questo perimetro furono scavate 56 buche ancora visibili. Un paio di secoli dopo venne tracciato un viale processionale tra due argini, largo 23 m e lungo 3 km, per collegare il sito con il fiume Avon, a un capo del quale si trova la "pietra del sacrificio” fronteggiata da un'altra pietra in asse con la strada. Donatella Radogna 3
  • 4.
    L’architettura megalitica StonehengeAspetti tecnici I montanti sono collegati all’architrave perché dotati di tenone, che si inserisce nei fori per mortasa dell’elemento orizzontale. Aspetti formali e dimensionali L’intero complesso di Stonhenge è costituito da grossi blocchi lapidei di forma parallelepipeda. Le dimensioni fuori terra in altezza di tali elementi sono: per i montanti del trilite più grande centrale 6,6m.; per i montanti estreni di Sarsen 4 m.; per gli elementi più piccoli da 1,8 a 3 m. Donatella Radogna 4
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    L’architettura megalitica StonehengePosa in opera Secondo alcune ipotesi sviluppate circa i metodi di erezione dei triliti, la posa in opera avveniva come segue: Elementi verticali. I montanti venivano portati su rulli allo scavo di fondazione. La Grossa pietra veniva messa in verticale, tirandola con l’ausilio di funi e di un palo a forcaccia. Elementi orizzontali. Si realizzava una battuta di terra o una struttura lignea intorno ai montanti e sulle cime dei tenoni, per sollevare e spostare nella posizione voluta l’architrave che, tolta la struttura di sostegno veniva abbassato sui tenoni. Donatella Radogna 5
  • 6.
    Gilles Perraudin -Wine cellar - Cantina 1996/99 - Chemin des Salines, Vauvert, Francia I principi del progetto : - compatibilità con il contesto di inserimento - utilizzo di materiali rinnovabili - applicazione di dispositivi di risparmio energetico - utilizzo delle energie naturali disponibili Il senso della realizzazione: - la cantina è un esempio emblematico che testimonia la possibilità di riutilizzo della pietra come materiale strutturale, nell’architettura contemporanea - la velocità e la semplicità della posa in opera costituiscono il principale vantaggio economico Donatella Radogna 1
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    Gilles Perraudin -Wine cellar - Cantina 1996/99 - Chemin des Salines, Vauvert, Francia La geometria e le dimensioni del manufatto La configurazione spaziale della cantina ripropone quella delle case romane mediterranee ove le unità spaziali si articolano intorno ad un impluvium. Essa consiste in un parallelepipedo, suddiviso in campate ampie 5 m., che, in pianta, misura 30x30 m. e che contiene uno spazio centrale scoperto (giardino-patio). Donatella Radogna 2
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    Gilles Perraudin -Wine cellar - Cantina 1996/99 - Chemin des Salines, Vauvert, Francia I materiali costruttivi Attacco a terra: la costruzione poggia su un semplice strato di cemento spesso 5 cm. Il suolo, in ghiaia, è idoneo per sopportare i carichi trasmessi. Struttura di elevazione verticale: i muri in pietra massiccia, spessi 52 cm., sono costituiti da blocchi di calcare (tenero di densità media - 1800Kg/mc) di tipo molassa conchiglifera un po’ arenaria (colore biondo, giallo paglierino, miele, ambra). I blocchi squadrati, estratti (daVers,lo stesso bacino dell’acquedotto romano del Pont du Gard) meccanicamente, misurano 52x105x220 cm. e pesano 2,5 tonnellate. Copertura: la struttura orizzontale è costituita da travi in legno massello con sezione 10x24 cm. e disposte con un interasse di 40 cm. Il pacchetto di chiusura comprende: strato di terra vegetale; antiradici; impermeabilizzazione; tavolato ligneo spesso 1,9 cm. Donatella Radogna 3
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    Gilles Perraudin -Wine cellar - Cantina 1996/99 - Chemin des Salines, Vauvert, Francia Le prestazioni strutturali La logica statica della costruzione è quella dei sistemi massicci ove le sollecitazioni prevalenti sono quelli di compressione. I blocchi, infatti, sepmplicemente poggiati gli uni sugli altri, costituiscono un sistema autoportante dotato di forte inerzia. Donatella Radogna 4
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    Gilles Perraudin -Wine cellar - Cantina 1996/99 - Chemin des Salines, Vauvert, Francia Le prestazioni ambientali La costruzione è in grado di fornire una forte inerzia termica (esigenza principale dell’intervento perché fondamentale per la conserrvazione del vino). Tali prestazioni sono date da: i muri, in pietra massiccia “respirante” dalla porossità aperta, che “assorbono” le brezze marine (mare Mediterraneo/Camargue), rinfrescando e umidificando. il legno e la terra vegetale della copertura, dalle ottime capacità coibenti. la morfologia del manufatto, un quadrato compatto, poco aperto verso l’esterno. Donatella Radogna 5
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    Gilles Perraudin -Wine cellar - Cantina 1996/99 - Chemin des Salines, Vauvert, Francia La posa in opera I blocchi sono stati portati in cantiere con dei camion ( 10 blocchi a viaggio). L’economia della realizzazione deriva dal basso costo di trasformazione della materia prima e dalla vicinanza del cantiere dal bacino di estrazione della pietra (30Km). Le murature sono realizzate con tre file di blocchi a secco, erette tramite una gru. La costruzione non richiede impalcature, e per la mano d’opera sono sufficienti tre uomini. Il cantiere è veloce (meno di 1 mese per montare 300 blocchi) e pulito (nessun rifiuto inquinante). Donatella Radogna 6
  • 12.
    Nascita e diffusioneL’origine dei trulli non ha ancora una datazione certa . Sicuramente vi sono realizzazioni nei secoli XVI, XVII e XVIII e il periodo di massima diffusione è l’800. Tuttavia il termine trullo (meno comunemente casedda) compare nei documenti catastali, già dalla seconda metà del XIV. Il fenomeno perde di intensità subito dopo la I guerra mondiale per raggiungere fasi di abbandono e distruzione dei trulli ( inseriti nella World Heritage List dell’Unesco ), che oggi sono oggetto di importanti programmi di recupero . Evoluzione delle più antiche e modeste costruzioni in pietra a secco ( pagliare ), i trulli vengono eretti con i materiali di recupero dello spietramento dei terreni per bonificare i campi da coltivare. Le aree di diffusione dei trulli (a sud-est di Bari , tra i mari Adriatico e Jonico) comprendono essenzialmente due zone principali: quella del ” Canale di Pirro ” (tra i comuni di Putignano e Fasano)e quella della “ Valle d’Itria ”(tra i comuni di Martina Franca, Cisternino e Locorotondo). le pseudo cupole: i trulli
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    Alberobello: capitale nellaterra dei trulli le pseudo cupole: i trulli
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    I paesaggi “urbano”e rurale dei trulli Stabilità e precarietà Al carattere “forte” ed eterno della pietra si contrappone la logica che ha generato le costruzioni a secco, vietando l’impiego di malte : i tiranni ordinavano la realizzazione di manufatti , per tecnologia e per forma, immediatamente smontabili a causa degli editti che imponevano la regia autorizzazione a costruire. In caso di ispezione, infatti, il trullo tornava ad essere una specchia , semplicemente rimuovendo alcuni conci. le pseudo cupole: i trulli
  • 15.
    Immagine e aspettoIl cono è il carattere distintivo principale , con differenti aggregazioni Tipologie in pianta e in alzato: Pianta circolare - cono di copertura con base circolare e pendenza costante Pianta quadrata - a) “pennacchi” di raccordo alla base del cono con pendenza costante; b) cono con base quadrata e pendenza variabile I raccordi tra più coni accostati assumono forme curvilinee variabili in funzione della dimensione dei coni e della distanza tra gli stessi le pseudo cupole: i trulli
  • 16.
    Gli attrezzi L’edificazionedi un trullo è frutto del lavoro manuale, realizzato da molto “esperti ” e poco “specializzati ” depositari della peculiare cultura materiale: i trullari . Gli attrezzi principali utilizzati sono: il cuneo o bietta, il maglio, il martello (semplice o a 5,6,8 o 10 denti), piede di porco, pala, piccone, zappa, scala, pennello. La materia prima La materia prima, la pietra , viene raccolta nei campi, ammucchiata (specchie) e poi selezionata in base alle dimensioni . le pseudo cupole: i trulli
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    La costruzione Fondazioni: scavo del terreno fino a raggiungere gli strati rocciosi ove poggiare le pietre (grandi) dei muri difondazione Chiusura orizzontale di base: realizzata con elementi lapidei “piatti” (chianche) Chiusure verticali: possono essere definite muratutre a sacco, con i paramenti esterni in pietrame più grosso squadrato e i riempimenti in pietrame informe più piccolo e terriccio Partizioni interne verticali: realizzate in pietra squadrata e, all’occasione, interrotte da aperture per il collegamento degli ambienti interni Collegamenti orizzontali tra le unità ambientali: i varchi nelle murature prevedono archi realizzati con l’ausilio di centine Aperture: le porte d’ingresso prevedono aperture realizzate mediante archi, architravi e archi di scarico o “frontoni triangolari”. Le finestre, di dimensioni ridotte e di forma quadrata, sono realizzate mediante archi o architravi. le pseudo cupole: i trulli
  • 18.
    Partizioni interne orizzontali: realizzate, a circa 2,5m. di altezza, con travi lignee incastrate tra gli interstizi delle pietre delle murature e chiusi con tavolato Raccordi tra le murature e le pseudoccupole: le opere in pietra iniziano ad assumere un andamento pseudo-curvilineo a partire da circa 1 m. di altezza le pseudo cupole: i trulli
  • 19.
    La struttura delle pseudo-cupole La struttura della pseudo cupola, in gergo “ candela ”, è realizzata con elementi di calacare molto profondi , disposti per anelli concentrici il cui diametro decresce man mano che si raggiunge l’apice. I carichi si trasmettono ortogonalmente al piano d’appoggio, senza spinte . le pseudo cupole: i trulli
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    La candela Lacandela è eretta senza l’uso di malte pertanto i punti di contatto tra le “pietre candela” vengono migliorati inserendo schegge lapidee. La presenza di vuoti d’aria tra i conci e la forma della copertura incrementano le capacità coibenti della struttura massiccia. L’estradosso della struttura è molto grezzo ( tessitura scalettata con presenza di vuoti) mentre l’intradosso ha una superficie liscia ( pietre sagomate e presenza di “tralota” - impasto con terreno argilloso rossastro e acqua - nei giunti) le pseudo cupole: i trulli
  • 21.
    La realizzazione delcono Il rivestimento La candela viene rivestita con uno strato di “ chiancarelle ” (pietre “piatte” dallo spessore variabile tra i 6 e i 10 cm.) che restituiscono una forma regolare al cono della copertura costituendo un sistema efficacissimo per il deflusso delle acque meteoriche . le pseudo cupole: i trulli
  • 22.
    La posa delle“chiancarelle” Le lastre sono disposte su strati successivi a giacitura orizzontale . La stabilità del manto delle “chiancarelle” è dovuta agli appoggi offerti dall’estradosso della “ pseudo-cupola ” e all’uso di materiale inerte (“zavorrella”). Talvolta, i coni non sono leggibili dall’esterno perché il manto di rivestimento non segue le strutture sottostanti ma diventa un unico “pignon” (presenza consistente di “zavorrella”). le pseudo cupole: i trulli
  • 23.
    Completamento La costruzionedel trullo termina con la chiusura dei comignoli e con il posizionamento dei pinnacoli . Gli elementi che durante la costruzione hanno funto da “ impalcature” diventano scale estrerne , linee di gronda e quant’altro. L’organizzazione spaziale prevede: un vano centrale (zona collettiva) una zona camino una o più alcove nicchie ricavate negli spessori dei muri le pseudo cupole: i trulli
  • 24.
    Le tinteggiature egli intonaci Gli intonaci e le tinteggiature sono realizzati essenzialmente per: proteggere le strutture a secco dalle intrusioni aumentare le capacità coibenti delle strutture rifinire le opere “ respingere” i raggi del sole motivi igienici Materiali: Bolo (terra + acqua) Paglia Cenere Latte di calce I comignoli Di svariate forme, sono elementi importanti, non solo per il funzionamento dei camini ma anche per l’aerazione dei locali . le pseudo cupole: i trulli
  • 25.
    I pinnacoli. Il vertice del cono del trullo viene rifinito con intonaco e latte di calce nonché sormontato da un caratteristico elemento terminale, avente funzione strutturale e decorativa. Nel tempo, il peso posto in corrispondenza del concio di chiusura della candela, ha stimolato la creatività di muratori e scalpellini assumendo le forme più svariate: dal semplice disco al fuso, alla clessidra, alla sfera, ai poliedri stellari. le pseudo cupole: i trulli
  • 26.
    I canali peril deflusso dell’acqua I canali di scolo si insinuano lungo le linee di intersezione delle curve dei manti di copertura e sono realizzati con lastre di pietra calcarea a forma incavata. le pseudo cupole: i trulli
  • 27.
    Le finestre Moltopiccole e quasi sempre quadrate, sono solitamente poste sotto la linea di gronda. Talvolta sono inserite anche nel cono della copertura. Le aperture sono sempre realizzate con architravi di pietra o con archi. Mediante chianche poste a sbalzo si creano le protezioni dalle intemperie. le pseudo cupole: i trulli
  • 28.
    Le Porte egli ingressi Le aperture nei muri sono realizzate tramite archi, architravi e archi di scarico, “ frontoni triangolari” semplici o con architravi e mensole lapidee. La soglia è rialzata rispetto al piano stradale e realizzata con chianche spesse 15 cm. circa. le pseudo cupole: i trulli
  • 29.
    Il pietrame “informe” nell’Architettura contemporanea J. Herzog e P. de Meuron Bodegas Dominus Cantina Dominus (1995/98) Yountville, California (USA) La zona in questione è caratterizzata da uno scenario paesaggistico eccezzionale, dove, fin dall’inizio di questo secolo, si produce dell’ottimo vino. Nella valle del Napa il clima è molto caldo di giorno e freddo di notte, così è stato necessario pensare una struttura che traesse vantaggio dalle forti escursioni termiche. Negli U.S.A., come in gran parte del mondo si è soliti risolvere i problemi di climatizzazione con l’aria condizionata, ignorando possibili strategie architettoniche per il controllo delle temperature. Per contro questa realizzazione è costituita da murature attive che consentono una climatizzazione naturale. Donatella Radogna 1
  • 30.
    Il pietrame “informe” nel’Architettura contemporanea J. Herzog e P. de Meuron Impianto distributivo Il manufatto è composto da tre unità funzionali: 1)locale cisterne; 2) locale dove il vino matura; 3) locale dove si imbottiglia e si conserva il vino fino alla vendita. Si tratta di un edificio lineare, lungo circa 333 piedi (110m.), largo 82 piedi (25m.) e alto 30 piedi (9m.), che, ubicato tra i vigneti (in California raggiungono un’altezza di circa 2m.), si integra con il tessuto di questi. Le tre unità, la cui unitarietà è data dalla copertura piana continua, sono separate e collegate da passaggi coperti - grandi spazi che fungono anche da “aperture” verso gli spazi esterni e ricezione al pubblico. da questi grandi percorsi si accede al locale dove il vino matura, alla sala degustazione(da dove accedono gli ospiti), agli uffici, alla terrazza, e alla grande porta del locale cisterne. Una parete vetrata permette di vedere il locale dove sono siruate le botti in legno di quercia. La terza unità (dove si imbottiglia e si conserva il vino) è orientata a sud. Donatella Radogna 2
  • 31.
    Interno Per ilmanufatto di Moueix, innovativo non solo per l’aspetto ma soprattutto per le prestazioni ambientali, si è optato per un sistema di climatizzazione realizzato con murature attive. Le facciate sono state realizzate con gabbioni (utilizzati in ingegneria idraulica o, più comunemente, per opere di contenimento) riempite di sassi (basalto locale che va dal grigio scuro al nero e si integra molto bene con il paesaggio), che addossate ai muri interni formano una massa inerte che isola gli ambienti dal caldo e dal freddo, consentendo un ottima ventilazione e regolazione dell’umidità. Il pietrame “informe” nel’Architettura contemporanea J. Herzog e P. de Meuron Donatella Radogna 3
  • 32.
    Il pietrame “informe” nel’Architettura contemporanea J. Herzog e P. de Meuron I Gabbioni Le gabbie sono state riempite con una densità variabile determinata dalle diverse dimensioni dei sassi - avendo questi una forma molto irregolare, quando si usano quelli di dimensioni più grandi rimangono molti vuoti interstiziali, mentre con quelli più piccoli si ottengo superfici più compatte - perchè alcune zone dovevano essere totalmente isolate e quindi più fresche e altre, quelle più calde, necessitavano il passaggio della luce naturale (che di giorno penetra verso l’interno, mentre la notte la luce artificiale dell’edificio filtra verso l’esterno. Si possono definire le gabbie come intrecci di pietra con diversa trasparenza, più simili ad una “pelle” che al resto delle costruzioni tradizionali. Donatella Radogna 4
  • 33.
    Il pietrame “informe” nel’Architettura contemporanea J. Herzog e P. de Meuron Caratteristiche tecnologiche Il sistema utilizzato ricorda le tessiture delle tradizionali costruzioni a secco ma, al contempo, introduce alcuni spunti innovativi interessanti. Contrariamente alle antiche costruzioni (dove, in assenza di gabbioni, le pietre doveveno essere in piena aderenza), qui sono le pietre più grandi che stanno ai livelli superiori e determinano la “ leggerezza” e la trasparenza delle superfici. Il sistema costruttivo, inoltre richiede modalità esecutive estremamente semplici. Donatella Radogna 5

Editor's Notes

  • #15 I trulli sono stati strutture "smontabili" fino al 1797, quando Ferdinando IV di Borbone riconobbe Alberobello come città regia. Nel 1600, invece, i trulli erano strutture "abusive", che venivano continuamente smontate e rimonate. I conti di Conversano, gli Acquaviva D'Aragona (feudatari del Regno di Napoli), primo fra tutti il conte Giangirolamo autorizzava i contadini a costruire e li obbligava a demolire in occasione dei controlli del re di Napoli che aveva emesso il divieto di costruire senza il suo permesso (tale dettato legislativo non ha un nome preciso né un numero a differenza della normativa attuale). Rif. bibliografici: - Ambrosi Angelo, Panella Raffaele, Radicchio Giuseppe- Degano Enrico (a cura di), "Storia e destino dei trulli di Alberobello (prontuario per il restauro)", Schena Editore, Brindisi 1997 - Gioia Pietro, "Conferenze istoriche sulle origini e sui progressi del comune di Noci in terra di Bari", Napoli 1839.