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1    le analisi economico-finanziarie 1 le analisi economico-finanziarie Presentation Transcript

  • LE ANALISI ECONOMICO-FINANZIARIE LE ANALISI CLASSICHE
  • LE ANALISI DEL BILANCIO
    • È INDISPENSABILE CHE GLI INGEGNERI INFORMATICI PER LA GESTIONE D’AZIENDA SAPPIANO LEGGERE ED INTERPRETARE CORRETTAMENTE LE INFORMAZIONI FORNITE DAI BILANCI
  • ELABORARE IL BILANCIO
    • PER POTER ESSERE LETTO CORRETTAMENTE IL BILANCIO CIVILISTICO DEVE ESSERE:
      • RETTIFICATO
      • RICLASSIFICATO
      • ANALIZZATO
  • DUE CONSIDERAZIONI
    • IL BILANCIO FOTOGRAFA LA SITUAZIONE DI UN ESERCIZIO - È PERTANTO OPPORTUNO ESAMINARE I BILANCI DI PIÙ ESERCIZI (ALMENO TRE)
    • I BILANCI ANALIZZANO IL PASSATO MENTRE LE DECISIONI GESTIONALI RIGUARDANO IL FUTURO: NON CI SI PUÒ E NON CI SI DEVE BASARE SOLO SUI BILANCI
  • LE RETTIFICHE
  • RETTIFICHE
    • SI DEVONO RETTIFICARE LE VOCI DELLO SP E DEL CE CHE LE CONVENZIONI “CONTABILI” RENDONO INADEGUATE
    • AD ESEMPIO:
      • IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI
      • IMMOBILIZZAIONI MATERIALI
        • IMMOBILI
        • ATTREZZATURE
      • CREDITI INESIGIBILI
      • GIACENZE OBSOLETE
      • RICAVI E COSTI DI COMPETENZA
      • -----
  • RETTIFICHE DELLO SP
    • LE RETTIFICHE DEVONO ESSERE FATTE IN PARTITA DOPPIA E, QUINDI, POSSONO RIGUARDARE CONTEMPORANEAMENTE ATTIVO, PASSIVO, RICAVI, COSTI, …
    • IL CE RETTIFICATO VIENE ANCHE DEFINITO “NORMALIZZATO”
  • ESEMPIO DI RETTIFICHE SP DI INIZIO E FINE E CE
  • RETTIFICHE
    • IMMOBILI: + 500.000 (Rivalutazione per legge xxxx)
      • 500.000 immobilizzazioni materiali
      • 500.000 capitale netto (riserve di rivalutazione)
      • Ammortamenti?
    • ATTREZZATURE (OBSOLETE)
      • - 50.000 immobilizzazioni materiali
      • - 50.000 oneri straordinari
    • RIMANENZE MATERIE PRIME (OBSOLETE):
      • - 5.000 rimanenze materie prime
      • - 5.000 variazione rimanenze mat. prime
  • RETTIFICHE
    • CREDITI (INESIGIBILI):
      • - 100.000 crediti
      • - 7.458 fondo rischi
      • - 92.542 oneri straordinari
      • RICAVI (VENDITE NON REGISTRATE)
        • 150.000 vendite
        • 150.000 crediti (vs imprenditore)
      • IMPOSTE (NON REGISTRATE)
        • 75.000 a imposte
        • 75.000 a debiti tributari
  • RETTIFICHE
    • Ci sono poi da rettificare:
      • le disponibilità liquide (386.687) all’attivo con banche passive (deriva generalmente dalla sconto portafoglio di fine mese)
      • Ratei e risconti attivi e passivi con crediti e debiti a breve
  • LE RICLASSIFICAZIONI DELLO STATO PATRIMONIALE
  • OMOGENEITÀ TEMPORALE
    • LA RICLASSIFICAZIONE PIÙ RILEVANTE RIGUARDA L’OMOGENEITÀ TEMPORALE DELL’ATTIVO E DEL PASSIVO
    • LO SP PRENDE LA FORMA RIPORTATA DI SEGUITO SIMILE, MA NON UGUALE, A QUELLA PREVISTA DALL IV° DIRETTIVA UE
  • SP RICLASSIFICATO IMPIEGHI DUREVOLI II IM IF IMPIEGHI CORRENTI GC CR LQ CAPITALE PROPRIO
    • PASSIVO
    • CONSOLIDATO
    • operativo
    • oneroso
    FONTI CORRENTI - operative - onerose IMPIEGHI FONTI
  • ALCUNE DEFINIZIONI
    • CI = CAPITALE INVESTITO
    • CF = CAPITALE FINANZIARIO
    • CCN = CAPITALE CIRCOLANTE NETTO = IMPIEGHI CORRENTI - FONTI CORRENTI (VISIONE ENDOGENA) = FONTI CONSOLIDATE - IMPIEGHI DUREVOLI (VISIONE ESOGENA)
    • CCNO = CAPITALE CIRCOLANTE NETTO OPERATIVO = IMPIEGHI CORRENTI - FONTI CORRENTI OPERATIVE
  • ALCUNE DEFINIZIONI IMPIEGHI DUREVOLI II IM IF IMPIEGHI CORRENTI GC CR LQ CAPITALE PROPRIO PASSIVO CONSOL. FINANZIARIO FONTI CORRENTI OPERATIVE FONTI FINANZIARIE A BREVE IMPIEGHI FONTI PASSIVO CONSOL. OPERATIVO ? CI IMPIEGHI DUREVOLI II IM IF IMPIEGHI CORRENTI GC CR LQ CAPITALE PROPRIO PASSIVO CONSOL. FINANZIARIO FONTI CORRENTI OPERATIVE FONTI FINANZIARIE A BREVE IMPIEGHI FONTI PASSIVO CONSOL. OPERATIVO CF ? IMPIEGHI DUREVOLI II IM IF IMPIEGHI CORRENTI GC CR LQ CAPITALE PROPRIO PASSIVO CONSOL. FINANZIARIO FONTI CORRENTI OPERATIVE FONTI FINANZIARIE A BREVE IMPIEGHI FONTI CCN PASSIVO CONSOL. OPERATIVO CF ? IMPIEGHI DUREVOLI II IM IF IMPIEGHI CORRENTI GC CR LQ CAPITALE PROPRIO PASSIVO CONSOL. FINANZIARIO FONTI CORRENTI OPERATIVE FONTI FINANZIARIE A BREVE IMPIEGHI FONTI CCN CCNO PASSIVO CONSOL. OPERATIVO CF ?
  • RICLASSIFICAZIONE DELLO SP Si veda esempio
  • VALORI S veda esempio
  • LE RICLASSIFICAZIONI DEL CONTO ECONOMICO
  • AREE DI RICLASSIFICAZIONE AREA CARATTERISTICA  RO AREA FINANZIARIA AREA EXTRACARATT. E STRAORD. AREA FISCALE UTILE O PERDITA DI ESERCIZIO
  • IL VALORE AGGIUNTO
    • VALORE PRODOTTO
    • - ACQUISTO MATERIALI
    •  VARIAZIONE GIACENZE MATERIE PRIME
    • - ACQUISTO SERVIZI
    • = VALORE AGGIUNTO
    • - COSTO DEL PERSONALE
    • = MOL (MARGINE OPERATIVO LORDO)
    • - ALTRI COSTI DI PRODUZIONE (COMPRESO LEASING)
    • = RO (REDDITO OPERATIVO)
  • IL VALORE AGGIUNTO
    • IL VALORE AGGIUNTO HA UN IMPORTANTE SIGNIFICATO IN QUANTO IDENTIFICA IL VALORE DELLE OPERAZIONI SVOLTE INTERNAMENTE E/O LA DIMENSIONE DELL’INTEGRAZIONE VERTICALE DELL’AZIENDA STESSA
  • IL MARGINE OPERATIVO LORDO
    • IL MOL ( EBITDA = EQUITY BEFORE INCOME, TAXES, DEPRECIATION AND AMORTIZATION ) INDICA LA REDDITIVITÀ DELL’AZIENDA PRIMA DEGLI AMMORTAMENTI E DEI LEASING IN QUANTO POCO SIGNIFICATIVI PER VALUTARE LA REDDITIVITÀ STESSA
  • MARGINE DI CONTRIBUZIONE
    • VENDITE NETTE
    • - COSTI VARIABILI DEL VENDUTO
    • (Mad, Mod, Parte variabile dei servizi)
    • = MARGINE LORDO DI CONTRIBUZIONE
    • - COSTI FISSI
    • (Personale e Servizi parte fissa, Ammortamenti e Leasing, Accantonamenti, Altri)
    • = REDDITO OPERATIVO ( EBIT = EQUITY BEFORE INCOME AND TAXES )
  • L’ANALISI DEI MARGINI
    • L’ANALISI DEI MARGINI DI CONTRIBUZIONE INSIEME ALL’ANALISI DEI COSTI È FRA LE PRINCIPALI ANALISI DELLA FUNZIONALITÀ DELLE AZIENDE
  • RICLASSIFICAZIONE DEL CE A VALORE AGGIUNTO SI VEDA ESEMPIO
  • RICLASSIFICAZIONE DEL CE A MARGINE DI CONTRIBUZIONE
  • RICL. A MARG. CONTR.
    • Si devono separare i costi “variabili” da quelli “fissi” analizzando le singole voci di spesa (dal Bilancio non si vedono)
    • Si ipotizza di sapere che
      • Il costo del materiale è variabile al 90%
      • Il costo del personale è variabile al 30%
      • Il costo de servizi è variabile al 50%
    • Si veda esempio
  • I CASH FLOW
  • PROSPETTO DEI CASH FLOW
    • UN TERZO IMPORTANTE DOCUMENTO, NON OBLIGATORIO PER LEGGE MA NECESSARIO PER SCOPI GESTIONALI, È IL PROSPETTO DEI CASH FLOW OVVERO DELLA LIQUIDITÀ AZIENDALE
  • PROSPETTO DEI CASH FLOW
    • IL PROSPETTO IDENTIFICA QUANTO DENARO (LIQUIDO) È ENTRATO NEI CONTI DELL’AZIENDA, DOVE SI È INDIRIZZATO E DA DOVE È PROVENUTO
  • PROSPETTO DEI CASH FLOW
    • LA CONOSCENZA DELLA LIQUIDITÀ È FONDAMENTALE :
      • QUANDO UNA AZIENDA HA ESAURITO LA PROPRIA LIQUIDITÀ IL SUO MANAGEMENT HA PERSO IL POTERE DI DECIDERE AUTONOMAMENTE E, GENERALMENTE, LA PROPRIETÀ IL PROPRIO INVESTIMENTO
  • PROSPETTO DEI CASH FLOW
    • LA PERDITA DI PROFITTO È, SPESSO, LA CAUSA DELLA CRISI, MA QUESTO SI PUÒ VERIFICARE ANCHE IN SITUAZIONI DI BUONA REDDITIVITÀ QUALI, AD ESEMPIO, PICCOLE AZIENDE IN RAPIDA CRESCITA
  • IL CASH FLOW
    • IL CASH FLOW PUÒ ESSERE PARAGONATO ALLA CIRCOLAZIONE DEL SANGUE
    SEMILAVORATI PRODOTTI FINITI CASSA Per salari e spese correnti DEBITI VS FORNITORI CREDITI VS CLIENTI MATERIE PRIME RISERVE : PRESTITI ONEROSI A BREVE TERMINE
  • I DETERMINANTI DEL C.F. CCN IMPIEGHI DUREVOLI CAPITALE PROPRIO DEBITI OPERATIVI A MEDIO LUNGO DEBITI OPERATIVI A BREVE DEBITI FINANZIARI A BREVE IMPIEGHI FONTI IMPIEGHI CORRENTI GC CR CASSA DEBITI FINANZIARI A MEDIO LUNGO
  •  CASSA = CASH FLOW  CAPITALE NETTO = UTILE ESER. + APPORTI - DIVIDENDI  DEB. OPER. LUNGO  DEBITI FINANZIARI A M/L -  IMPIEGHI DUREVOLI = +Q. AMMORT. - NUOVI INVESTIMENTI  GIACENZE  CREDITI CASH FLOW OPERATIVO NUOVI INVESTIMENTI TOTALI   DEBITI OPERATIVI A BREVE  DEBITI FINANZIARI A BREVE FLUSSI FINANZIARI DETERMINANTI DEL CASH FLOW
  • I CASH FLOW
    • IL CASH FLOW È DATO DALLA SOMMA DI TRE TERMINI:
      • CASH FLOW OPERATIVO
      • NUOVI INVESTIMENTI TOTALI
      • FLUSSI FINANZIARI
  • IL CFO
    • IL CASH FLOW OPERATIVO =
    • UTILE NETTO + QUOTA AMMORTAMENTO +  DEB. OPER. M/L
    • RAPPRESENTA L’AUTOFINANZIAMENTO DELL’AZIENDA IN QUANTO, A PARITÀ DELLE ALTRE VOCI DELLO S.P. , AUMENTEREBBE LE DISPONIBILITÀ DI CASSA
  • IL CFO
    • IL CASH FLOW OPERATIVO PUÒ ESSERE DESTINATO A MOLTI IMPIEGHI - AD ESEMPIO PER FARE NUOVI INVESTIMENTI
    • IN TAL CASO UNA PARTE SAREBBE CONSUMATA: RESTA IL CASH FLOW NETTO
  • GLI INVESTIMENTI
    • I NUOVI INVESTIMENTI TOTALI CHE RICHIEDONO UN CASH FLOW IN USCITA POSSONO ESSERE IN:
      • NUOVE ATTIVITÀ FISSE (  IMPIEGHI DUREVOLI + Q AMMORTAMENTO)
      •  CCNO
  • IL NET CASH FLOW
    • IL CASH FLOW OPERATIVO MENO I NUOVI INVESTIMENTI È IL:
    • NET (FREE) CASH FLOW
    • OVVERO IL FLUSSO DI LIQUIDITÀ DISPONIBILE IN AZIENDA PER LA “GESTIONE FINANZIARIA"
  • IL NET CASH FLOW
    • IL NET CASH FLOW EQUIVALE OVVIAMENTE (SI VEDA IL PRECEDENTE PROSPETTO DEI DETERMINANTI DEL CASH FLOW) AI FLUSSI FINANZIARI CAMBIATI DI SEGNO +  CASSA (CHE GENERALMENTE È VICINA ALLO ZERO)
    • SI VEDA ESEMPIO NUMERICO
  • ANALIZZARE IL BILANCIO GLI INDICATORI
  • ANALIZZARE IL BILANCIO
    • UNA VOLTA CHE È STATO RETTIFICATO E RICLASSIFICATO IL BILANCIO PUÒ ESSERE ANALIZZATO PER TRARNE UTILI INDICAZIONI IN MERITO ALLE DECISIONI DA PRENDERE
    • SI UTILIZZANO GLI INDICI DATI DAL RAPPORTO FRA ALCUNE VOCI DEL BILANCIO
  • LE ANALISI
    • POSSONO RIFERIRSI A DIVERSI ASPETTI DELLA GESTIONE
      • REDDITUALE : ESISTE UN’ADEGUATA CAPACITÀ DI PRODURRE REDDITO ?
      • PATRIMONIALE : LA STRUTTURA DELLE FONTI E DEGLI IMPIEGHI È ADEGUATA ?
      • FINANZIARIA : LA SITUAZIONE DEI DEBITI E DEI CREDITI È IN EQULIBRIO ?
      • VALORE : I CASH FLOW SONO ADEGUATI IN OTTICA DEL VALORE ?
  • LE ANALISI
    • GLI INDICI POSSONO ESSERE CONFRONTATI CON:
    • STESSI INDICI DI ESERCIZI PRECEDENTI
    • STESSI INDICI DI ALTRE AZIENDE
    • TABELLE DI RIFERIMENTO
  • GLI INDICI REDDITUALI
  • GLI INDICI REDDITUALI
    • INDICE = RISULTATO ECONOMICO/GRANDEZZA DI CUI SI VUOLE MISURARE LA REDDDITIVITÀ
    • POSSONO RIGUARDARE RAPPORTI FRA VOCI DEL CE
    • E VOCI DEL CE CON ALTRE DELLO SP
    • IN QUESTO SECONDO CASO LE VOCI DELLO SP DEVONO ESSERE MEDIE
  • GLI INDICI DEL CE
  • IL MDC(%)
    • MARGINE PERCENTUALE DI CONTRIBUZIONE PER UNITÀ DI FATTURATO
    • MDC(%) = MLDC/VN
  • IL VA(%)
    • SIMILE AL PRECEDENTE MISURA IL LIVELLO DI INTEGRAZIONE DI UN’AZIENDA
    • VA(%) = VA/VN
  • IL ROS
    • ROS = RO/VN
    • IL ROS (RETURN ON SALES) MISURA LA CAPACITÀ REDDITUALE DELL’AREA CARATTERISTICA
  • GLI INDICI INCROCIATI (LE VOCI DELLO SP DEVONO ESSERE MEDIE)
  • IL ROE
    • IL ROE (RETURN ON EQUITY) MISURA LA REDDITIVITÀ DEL CAPITALE PROPRIO
    • ROE = UN/CN
      • ERA CONSIDERATO L’INDICE PER ECCELLENZA
      • OGGI LO È MENO PERCHÉ L’UTILE È INFLUENZATO DA FENOMENI DIVERSI RISPETTO ALLA GESTIONE CARATTERISTICA
  • IL ROE
    • PUÒ ESSERE SCOMPOSTO NEI SUOI DETERMINANTI:
    • ROE = (RO/CI) x (CI/CN) x (UN/RO)
      • DOVE:
      • RO/CI = ROI INDICE DI REDDITIVITÀ DELLA GESTIONE CARATTERISTICA
      • CI/CN = 1/Af = INVERSO DELL’AUTONOMIA FINANZIARIA
      • UN/RO = INCIDENZA DELLE GESTIONI FINANZIARIA, EXTR. & STRAOR., FISCALE
  • IL ROI - RETURN ON INVESTMENT
    • ROI = RO/CI
    • È UNO DEGLI INDICI PIÙ IMPORTANTI
    • È DATO DAL PRODOTTO DI DUE INDICI:
    • (RO/VN) x (VN/CI) = ROS x IRit
  • L’ALBERO DEL ROI ROI RO VN IT MLDC CF VL RESI, SCONTI, ABBUONI IF IC : : - + VN CV - AMMORT. ALTRI CF + IM IF II GC CR - LQ
  • IL ROD - RETURN ON DEBTS
    • ROD = OF/CT
    • NEL CAPITALE DI TERZI SONO COMPRESI ANCHE I DEBITI NON ONEROSI
    • DAL CONFRONTO DEL ROI CON IL ROD SI DETERMINA L’EFFETTO LEVA
  • L’EFFETTO LEVA
    • SE ROI > ROD LA LEVA È POSITIVA E POTREBBE CONVENIRE INDEBITARSI
    • SE ROI < ROD LA LEVA È NEGATIVA E NON CONVIENE INDEBITARSI
  • L’EFFETTO LEVA
    • UN = (RO - OF) x K
    • ROE x CN = [ROI x CI -ROD x CT] x K
    • ROE = [ROI x (CI/CN) - ROD x (CT/CN)] x K
    • ROE = [ROI + (ROI -ROD) x (CT/CN)] x K
    • K =1-ONERI FISCALI PERCENTUALI
  • GLI INDICI DI ROTAZIONE Sono molto utili per definire il bilancio preventivo
  • LA ROTAZIONE DEL CI
    • IR it = VN/CI INDICE DI ROTAZIONE DEGLI IMPIEGHI TOTALI
    • IR ip = VN/IP INDICE DI ROTAZIONE DEGLI IMPIEGHI PERMANENTI
    • IR ccl = VN/CCL INDICE DI ROTAZIONE DEL CAPITALE CIRCOLANTE LORDO
    • 1/ IR it = 1/ Ir ip + 1/ IR ccl
  • LA ROTAZIONE DEL CCNO
    • IR ccno = VN/CCNO INDICE DEL CAPITALE CIRCOLANTE NETTO OPERATIVO
      • IR gc = VN/GC INDICE DI ROTAZIONE DELLE GIACENZE
      • IR cr = VN/CR INDICE DI ROTAZIONE DEI CREDITI
      • IR do = VN/DO INDICE DI ROTAZIONE DEI DEBITI OPERATIVI
    • 1/ IR ccno = 1/ Ir gc + 1/ IR cr - 1/ IR do
  • GLI INDICI PATRIMONIALI (DI STRUTTURA)
  • GLI INDICI DI STRUTTURA
      • A f = CN/CI È IL GRADO DI AUTONOMIA FINANZIARIA (>25%)
      • I c = FONTI FINANZIARIE CORRENTI/FONTI FINANZIARIE A M/L È IL GRADO DI INDEBITAMENTO CORRENTE
      • E i = IC/IT È IL GRADO DI ELASTICITÀ DEGLI IMPIEGHI
      • S p = IP/FP È IL GRADO DI COPERTURA DEGLI IMPIGHI DUREVOLI CON FONTI DUREVOLI
  • INDICATORI FINANZIARI
  • INDICATORI FINANZIARI
    • Mat = CR + LQ - FC = MARGINE DI TESORERIA
    • IS l = (CR + LQ) / FC = ACID TEST (  1)
  • INDICATORI SINTETICI
  • INDICATORI SINTETICI
    • SONO UNA COMBINAZIONE DEGLI ALTRI INDICI
    • SONO DEFINITI IN BASE ALL’ANALISI DEI RISULTATI DI UN GRUPPO DI AZIENDE DI RIFERIMENTO
    • DELIMITANO DEI CAMPI DI RISCHIO
  • INDICE DI A LTMAN (Z)
    • È UN INDICE COMPLESSIVO DI EQUILIBRIO FINANZIARIO
    • SI VEDA ESEMPIO
  • LO SCHERMO FISCALE
  • LO SCHERMO FISCALE
    • SI DEFINISCE SCHERMO FISCALE LA QUOTA DI AMMORTAMENTO
    • SE PURE È FISCALMENTE UN COSTO LA QUOTA È IN REALTÀ UN CASH FLOW POSITIVO
  • IL MIGLIORAMENTO LA CRESCITA SOSTENIBILE
  • COSTI DELLA COMPLESSITÀ
    • DATO CHE UNA PARTE DEI COSTI SONO FISSI È PENSABILE DI PUNTARE SULL’AUMENTO DEL FATTURATO (CRESCITA)?
    • SI È NOTATO SPERIMENTALMENTE CHE I COSTI FISSI SPESSO CRESCONO PIÙ VELOCEMENTE DEL FATTURATO:
    • COSTI DELLA COMPLESSITÀ
  • COSTI DELLA COMPLESSITÀ “ VALORE” PER I CLIENTI COSTI D’AZIENDA 15 % Spese generali e commerciali 15 % Costi indiretti 10% Costi diretti 60% Acquisti V.A . “ COST DRIVERS” 12% Varie 55% Determinati da complessità (attività non identificate) 33% Determinati dalle Attività identificate COSTI COMPLESSITA’ 30% Complessità interna 50% Complessità esterna necessaria (per il mercato) 20% complessità esterna non necessaria  > COSTO  < COSTO  < COSTO
  • LE ANALISI DI BREAK EVEN
  • I BREAK-EVEN POINTS
    • SI DEFINISCONO BREAK-EVEN POINTS (BEP) I PUNTI DI INVERSIONE DI UN FENOMENO IN RELAZIONE A POSSIBILI DIVERSE CAUSE DA INDAGARE
    • L’ANALISI DI BREAK-EVEN PIÙ CONOSCIUTA RIGUARDA L’IDENTIFICAZIONE DEL LIVELLO DI FATTURATO CORRISPONDENTE AD UN RO = 0
    IL BREAK-EVEN POINT
    • IL REDDITO OPERATIVO È CALCOLABILE COME :
    • RO(VN) = VN - CV - CF = MLDC - CF = = MLDC(%) x VN - CF
    • DOVE : MLDC(%) = MLDC / VN
    IL BREAK-EVEN POINT
    • PER UN GENERICO VOLUME X DI FATTURATO LA PRECEDENTE EQUAZIONE DIVIENE :
    • RO(X) = MLDC(%) x X - CF
    • DA CUI, PER RO(X BEP ) = 0 SI HA :
    • X BEP = CF / MLDC(%) = CF / (MLDC / VN)
    IL BREAK-EVEN POINT
    • LA SITUAZIONE È RAPPRESENTABILE COME:
    IL BREAK-EVEN POINT RO VN X PI X BEP X RO CF RO' MLDC(%)
    • X PI E’ IL VALORE DELLE VENDITE “NORMALIZZATE” OVVERO LE VENDITE CHE SI AVREBBERO A PIENO IMPIEGO DEL PERSONALE
    IL BREAK-EVEN POINT
    • LA DISTANZA RELATIVA FRA VN E X BEP = (VN - X BEP ) / X BEP
    • È DEFINITA “MARGINE DI SICUREZZA SUL FATTURATO”
    IL BREAK-EVEN POINT
    • SI DEFINISCE “LEVA OPERATIVA” (LO) IL RAPPORTO FRA INCREMENTO PERCENTUALE DEL REDDITO OPERATIVO E INCREMENTO PERCENTUALE DEL FATTURATO
    LA LEVA OPERATIVA
  • MISURA LA “FLESSIBILITA’ AL VOLUME” DI UN’AZIENDA LO = (  RO / RO) / (  X / X) = (  RO /  X) x (X / RO) = MLDC(%) x (X / RO) LA LEVA OPERATIVA
    • POICHÉ RO = MLDC(%) x (X - X BEP )
    •  LO = X / (X - X BEP )
    • LO DECRESCE ALL’AUMENTARE DEL FATTURATO RISPETTO A X BEP
    LA LEVA OPERATIVA
  • POICHE’ INOLTRE MLDC(%) x (X / RO) = MLDC(X) / [MLDC(X) -CF] = 1 / [1 - CF/MLDC(X)] LA VARIABILITA’ DI LO (LA FLESSIBILITA’ AL VOLUME) DIPENDE DAI COSTI FISSI LA LEVA OPERATIVA
    • CONSIDERANDO FISSI I COSTI DI MOD SI AVREBBE UN DIVERSO BEP RAPPRESENTABILE COME:
    IL BREAK-EVEN POINT RO VN X PI X BEP X RO CF CF’ X’ BEP d X 0
    • AD OGNI LIVELLO DI FATTURATO X 0 LA DISTANZA D RAPPRESENTA “L’INSATURAZIONE” DELLA MOD
    • TALE INSATURAZIONE DIVENTA 0 PER X PI
    IL BREAK-EVEN POINT
  • LA DISTANZA RELATIVA FRA X BEP E X’ BEP IR CS = (X’ BEP - X BEP ) / X BEP È DEFINITA “INDICE DI RISCHIO DELLA COMPOSIZIONE STRUTTURALE&quot; IL BREAK-EVEN POINT
    • DALL'ESAME DEL PRECEDENTE GRAFICO DEL BEP SI POSSONO IDENTIFICARE GLI INTERVENTI ATTI A AUMENTARE IL RO E QUINDI LA REDDITIVITÀ
    IL MIGLIORAMENTO
    • NEL BREVE PERIODO SI PUÒ INTERVENIRE IN 3 MODI :
    • A UMENTARE I VOLUMI DI VENDITA (CRESCITA)
    • RIDURRE I COSTI FISSI
    • RIDURRE L’INCIDENZA DEI COSTI VARIABILI (AUMENTARE IL MLDC M )
    IL MIGLIORAMENTO
  • LA CRESCITA SOSTENIBILE AUMENTARE VOLUMI DI VENDITA ?
    • LA CRESCITA PER UN'AZIENDA È COME UNA MEDICINA PER UN MALATO: BENEFICA FINO AD UN CERTO LIVELLO, PERICOLOSA SE NON FATALE QUANDO TALE LIVELLO È SUPERATO
    LA CRESCITA SOSTENIBILE
  • E’ NECESSARIO PERTANTO CHIEDERSI QUALE LIVELLO DI CRESCITA POSSA ESSERE SOSTENUTO CON SICUREZZA LA CRESCITA SOSTENIBILE
    • LA CRESCITA È SICURA, OVVERO A BASSO RISCHIO, SE GLI INDICI DI BILANCIO PERMANGONO (O RITORNANO) ENTRO LIMITI FISIOLOGICI !
    LA CRESCITA SOSTENIBILE
  • I PARAMETRI DA PRENDERE IN ESAME SONO MOLTI E PER TALE MOTIVO LA CRESCITA DOVREBBE ESSERE INQUADRATA NELL’AMBITO DEL PIANO STRATEGICO DELL’AZIENDA LA CRESCITA SOSTENIBILE
    • SI PUÒ, IN MANCANZA DI QUEST’ULTIMO, SUPPORRE DI AUMENTARE LE VENDITE CONTINUANDO A GESTIRE L’AZIENDA CON I SOLITI CRITERI ( DAY BY DAY MANAGEMENT ) PER VALUTARE QUALI SIANO I LIMITI ALLA CRESCITA
    LA CRESCITA SOSTENIBILE
  •  
    • NON BASTA PERÒ AVERE UNA CRESCITA “AUTOFINANZIATA” OVVERO ATTUATA CON LE SOLE FORZE INTERNE
    LA CRESCITA SOSTENIBILE
  •   ALL’AUMENTO DELLE VENDITE NETTE DOVREBBE CORRISPONDERE UN CASH FLOW NETTO IN GRADO DI REMUNERARE GLI INVESTITORI LA CRESCITA SOSTENIBILE
  • IL MIGLIORAMENTO RIDURRE I COSTI FISSI ?
  • RIDURRE I COSTI FISSI
    • PER QUANTO RIGUARDA I COSTI FISSI ESISTE UN TRADE-OFF PER LE QUOTE DI AMMORTAMENTO:
    • LA RIDUZIONE DELLE QUOTE DI AMMORTAMENTO MIGLIORA IL RO MA PEGGIORA LA LIQUIDITÀ
    • IL PROBLEMA DEVE ESSERE VISTO NELLA PIÙ AMPIA OTTICA DI M/L TERMINE DEI NUOVI INVESTIMENTI
    • LA RIDUZIONE DEGLI ALTRI COSTI FISSI, SPECIALMENTE QUELLI DELLA COMPLESSITA’ NON NECESSARIA, NON AVENDO CONTROINDICAZIONI DEVE ESSERE PERSEGUITA COSTANTEMENTE E SISTEMATICAMENTE
    RIDURRE I COSTI FISSI
  • RIDURRE I COSTI FISSI
    • LA SISTEMATICA RIDUZIONE DEI COSTI FISSI PUÒ ESSERE PERSEGUITA TRAMITE I “PRINCIPI” DEL REENGINEERING E DEL LEAN THINKING
  • IL MIGLIORAMENTO RIDURRE I COSTI VARIABILI
    • L’INCIDENZA DEI COSTI VARIABILI (MATERIALI E MOD) PUÒ ESSERE RIDOTTA IN QUATTRO MODI :
      • COMPRIMENDO GLI ATTUALI COSTI (MA RIDUCENDO I LIVELLI DI RETRIBUZIONE DEL PERSONALE E DI PREZZO DEI FORNITORI LA STAKEHOLDERS SATISFACTION CHE FINE FA ?)
    RIDURRE I COSTI VARIABILI
      • MODIFICANDO IL MIX DI VENDITA ANDANDO VERSO PRODOTTI A MAGGIOR MARGINE (SI VEDA IL PROBLEMA DI SCELTA DEL MIX)
    RIDURRE I COSTI VARIABILI
      • MIGLIORANDO IL PROGETTO DEI PRODOTTI, RIDUCENDO IL LORO COSTO STRUTTURALE TRAMITE TECNICHE DI AV (ANALISI DEL VALORE) E VRP ( VARIETY REDUCTION PROGRAM )
    RIDURRE I COSTI VARIABILI
      • MIGLIORANDO L'EFFICIENZA DEI PROCESSI (PRODUTTIVI) TRAMITE IL PARADIGMA “LEAN&quot;
    RIDURRE I COSTI VARIABILI
  •