Righetto.Etica Sospesa Delle Macchine

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Righetto.Etica Sospesa Delle Macchine

  1. 1. L’etica sospesa delle macchine <ul><li>Ma può esistere un’etica compiuta delle macchine? </li></ul>
  2. 2. Etica ‘strumentale’ <ul><li>le macchine (dai congegni fino agli impianti e le reti tecnologiche) funzionano richiedendo </li></ul><ul><li>comportamenti individuali e sociali, </li></ul><ul><li>abbisognano del rispetto di procedure, </li></ul><ul><li>inducono stili di vita, </li></ul><ul><li>rendono obsoleti o incompatibili comportamenti che si legano fortemente a pratiche precedenti </li></ul><ul><li>o a tecnologie meno efficaci nella soluzione o facilitazione di determinati problemi. </li></ul>
  3. 3. non sono le macchine ad esercitare l’etica, <ul><li>ma quanti progettano e producono delle macchine sanno che inducono dei comportamenti e i comportamenti pescano nell’area dell’etica. Si tratta però e per lo più di un’etica sospesa , nel senso che non si considerano le conseguenze della diffusione ed uso delle macchine. </li></ul>
  4. 4. La funzionalità ha aspetti etici? <ul><li>In genere i progettisti e produttori di macchine si limitano a promuovere funzioni e comportamenti adeguati alle funzioni e in questo senso è un’etica ridotta, al limite debole. </li></ul><ul><li>Ciò vuol dire che a determinati elementi delle macchine potrebbero corrispondere (ma non è certo) determinati comportamenti e azioni da parte degli utenti. </li></ul><ul><li>Una macchina funziona quando vi è un’efficace corrispondenza tra organizzazione progettata e voluta dai costruttori e comportamento degli utenti che riconoscono gli obiettivi e i risultati che la macchina consente e li raggiungono in modo adeguato alla macchina stessa. </li></ul>
  5. 5. Progettista e produttore o utente. Di chi il ruolo etico? <ul><li>Talvolta gli utenti sanno fare meno di quello che le macchine possono, altre volte riescono a scovare versatilità d’uso, scopi e perseguimenti che i progettisti-costruttori non avevano previsto. In questo secondo caso l’utente prolunga ed estende la progettazione e la produzione. </li></ul><ul><li>Se si prende la responsabilità (cioè fa carico su se stesso – risponde a se stesso – delle conseguenze) allora l’utente, nei confronti delle macchine, esprime un’etica estesa. </li></ul><ul><li>Ma è estesa rispetto all’etica sospesa, ossia ad un’etica che non si stende fino alle responsabilità più allargate, quando può allora dirsi etica compiuta ? </li></ul>
  6. 6. Macchine e carica simbolica da status <ul><li>La questione dell’etica compiuta con il tecnologico delle macchine ed impianti diventa più forte nel caso in cui i dispositivi tecnologici assumono valenza simbolica . </li></ul>
  7. 7. Un’etica compiuta <ul><li>Un’etica compiuta è quella che non si ferma a definire un’utenza e dei comportamenti di utenza efficaci, ma definisce l’ambito delle finalità dell’uso, i livelli di sostenibilità e i limiti d’uso. Ossia attribuisce un senso all’uso delle macchine ed impianti. (Pur facendo chiaramente i conti con la condizione dello sbilanciamento degli umana, di cui si parla più avanti). </li></ul>
  8. 8. Decisionalità aggiunta <ul><li>disporre di una decisionalità aggiuntiva o quantomeno della possibilità di esercitare azioni più estese e meno condizionate rispetto a quelli che non dispongono o non usano tali dispositivi. questa condizione dovrebbe essere correlata anche alla possibilità di farsi carico di maggiore responsabilità e di valutazione sulle conseguenze dell’uso dei dispositivi e dello stile di vita che i dispositivi supportano. </li></ul>
  9. 9. Il problema del diritto al rifiuto <ul><li>Quando alcuni dispositivi tecnologici corroborano delle decisionalità e autorevolezze aggiunte, ci si dovrebbe porre anche il problema del diritto al rifiuto di adesione per quanti non intendono fare il salto dentro il nuovo stile di vita e difendono stili di vita precedenti, privi dei dispositivi tecnologici. </li></ul>
  10. 10. l’esperienza del disagio <ul><li>L’etica del rifiuto può essere determinata da pulsione di paura e disagio , perché ogni nuovo comportamento ristruttura la mappa cognitiva, comportamentale e di collocazione spaziotemporale e rende instabile o addirittura nulla quella precedente. Per cui c’è da domandarsi se l’etica del nuovo legittimi l’esperienza del disagio. Ma c’è anche da domandarsi il fondamento etico di chi non intende come positivo un nuovo campo tecnologico di macchine ed impianti. In questo caso scatta un diverso problema etico che è quello dell ’immaginazione etica . </li></ul>
  11. 11. Etica dell’immaginazione <ul><li>L’etica tecnologica è una prassi applicativa, ma supportata da una precedente prassi immaginaria e progettuale. La costruzione di scenari rigorosi, dove cioè il possibile non solo sia visto come fattibile, ma anche auspicabile in senso ecologico e non soltanto antropocentrico, è il campo più percorribile dell’etica . </li></ul><ul><li>Questa però non è l’etica dell’adesso, è semmai l’etica che tende a governare il tempo. Poiché però il tempo è inscindibile dallo spazio e dagli esseri viventi che lo occupano e dalle dinamiche geofisiche e astrofisiche che sono implicate, il governo del tempo implica la tensione a governare scenari plurali in cui dinamiche biotiche e abiotiche possano non solo non entrare in sofferenza, ma più propriamente entrare in dinamiche di bene-essere e ben-stare. </li></ul>
  12. 12. correlazione tra entropia e sofferenza <ul><li>Senza lavoro e riprogettazione non è controllabile il processo di degrado </li></ul><ul><li>La perdita di uno stato considerato positivo e desiderabile è in se stessa situazione di sofferenza. Già nel suo etimo indica il sop-portare, il sub-ferre, cioè il sub-stenere qualcosa che sovrasta e non si sa gestire e orientare. </li></ul>
  13. 13. Dis-agio come incapacità ad agire <ul><li>Tenere lontano il degrado e il disordine è programmare e gestire la lontananza della sofferenza. Non saper fare questo conduce per lo meno alla condizione di dis-agio, cioè dell’agire in modo improprio. Non essendo dotati di chiarezza di azione si prova dis-agio, in quanto non si sa come agire in modo motivato e piacevole. </li></ul>
  14. 14. Etica pro-attiva <ul><li>Non saper superare il dis-agio comporta presto o tardi il doversi sotto-mettere a forze più decisive e di conseguenza a dover provare il peso della sotto-missione, vale a dire la sub-ferenza </li></ul><ul><li>Questo è l’aspetto negativo del rapporto entropia e sofferenza. L’immaginazione etica deve essere in grado di essere pro-attiva per e-ludere, cioè sfuggire al gioco della sub-ferenza. </li></ul>
  15. 15. Piacere come patto e relazione <ul><li>Gli umana non si percepiscono come identità stabile, ma come identità continuamente da costruire, non solo dentro loro stessi, ma anche nei luoghi in cui essi stanno , per cui i luoghi vanno organizzati in modo da fornire piacere e non sub-ferenza. </li></ul><ul><li>Il termine piacere è collegato allo stato del placere , ossia cioè – star bene -, essere in condizioni accettabili. Esso viene dalla radice “plak” connessa con l’idea di concordare . Insomma il piacere è una sorta di patto e relazione tra il soggetto che vive e il contesto in cui vive. Se tale patto e relazione esprimono un assetto positivo e lasciano che la vita si esplichi in forme rinnovate e senza sub-ferre si ha piacere, altrimenti si provano disagio e rifiuto della situazione. Luogo, condizione interiore e rapporti sociali sono pertanto correlati, ben-stare e bene-essere fanno parte di una medesima connessione. </li></ul>
  16. 16. Un patto di piacere <ul><li>Se tale patto e relazione esprimono un assetto positivo e lasciano che la vita si esplichi in forme rinnovate e senza sub-ferre si ha piacere, altrimenti si provano disagio e rifiuto della situazione. </li></ul><ul><li>Luogo, condizione interiore e rapporti sociali sono pertanto correlati, ben-stare e bene-essere fanno parte di una medesima connessione. </li></ul>
  17. 17. Reperimento di energia, protesi e riprogettazione <ul><li>Alla fragilità dei luoghi e degli stati di azione (non di dis-agio) deve corrispondere un continuo lavoro di pro-gettazione anche con protesi tecnologiche (macchine, impianti, reti), ossia intervento perché l’organizzazione non sia intaccata dal disordine. </li></ul><ul><li>Poiché mutano anche gli stati mentali e cognitivi nonché la pratica stessa dei corpi, con l’aiuto ricalibrato delle macchine ed impianti, allora è indispensabile una costante pre-azione, che implica uso di energia e lavoro mentale e corporeo. </li></ul><ul><li>Il reperimento faticoso, incerto, precario di energia rende poco praticabile la pro-gettazione e quindi rende prossimi il disagio. L’introduzione di tecnologie e assetti sociali ed individuali precari motiva in modo forte il rifiuto del nuovo. </li></ul><ul><li>L’uso dell’innovazione come incremento di precarietà è eticamente fragile e non sostenibile e l’etica del no rivela in questo una sua esplicita forza. </li></ul>
  18. 18. Felicità come elemento trofico <ul><li>L’uso di energie rinnovabili, il rallentamento dell’entropia, le tecnologie flessibili e sostenibili (che cioè possono ben-stare e collocarsi con tasso non elevato di conflitto), assieme alla promozione dell’immaginazione etica fanno frequentare i luoghi e gli stati di felicità , </li></ul><ul><li>non dimenticando che ‘felicità’ proviene da una radice DHE(I) che indica l’atto dell’ allattare. Insomma la ‘felicità’ in senso primario e arcaico è l’atto congiunto del generare e garantire in modo oblativo la nutrizione-alimentazione e la cura. Una organizzazione di luoghi e persone che garantiscano un tranquillo stato di nutrizione fisica, culturale, relazionale, simbolica è dotata di tratti di bene-essere e ben-stare è uno scenario di etica sostenibile dell’artificiale . </li></ul><ul><li>Un uso rassicurato di ‘alimentazione energetica’ per sostenere la pro-gettazione e la manu-tenzione della contesto in cui si vive, è il dinamico e desiderabile assetto dell’etica e dell’estetica. Poiché ciò si collega anche ad un uso consapevole dell’energia, senza il suo spreco, la condizione si rivela congiuntamente ecologica. </li></ul>
  19. 19. sbilanciamento degli umana <ul><li>La parte che capta il mutevole, il molteplice, il non stabilizzato, il volatile è quell’insieme di percettori ed elaboratori che stanno nell’unità mente-corpo e non nel solo cervello (che autorivela a se stesso i processi in cui è avviluppato e secondo i quali produce). Ma la ragione che rivela questo, non rivela tutto il processo relazionale degli esseri viventi neppure per il loro vissuto interno. Il cognitivo aperto all’immaginativo è più ampio del razionale , </li></ul><ul><li>lo scarto tra il cognitivo razionale e il cognitivo ampio, </li></ul><ul><li>occupa una zona estesa e impervia che si riferisce all’emozionale e all’apertura cognitiva e operativa non strutturate. </li></ul>
  20. 20. sbilanciamento degli umana 2 <ul><li>Il cognitivo e il cògnito sono pertanto smisuratamente sbilanciati rispetto a quello che si affaccia ai soggetti esistenti, i quali fanno i conti con la sovrabbondanza del reale e con la continua limitatezza del coglierlo e dell’entrare in relazione attiva con esso. </li></ul><ul><li>Gli ‘strumenti’ per captare tale sbilanciamento e mettersi in relazione ampia e aperta sono offerti per lo più dalle emozioni che si pongono come mezzi per l’apertura allo smisurato, al razionale inconosciuto, al presente ma non ancora consapevole. </li></ul><ul><li>Tale sbilanciamento è sicuramente gestibile in parte dall’approccio cognitivo rigoroso, fino alle sue modalità scientifiche, ma abbisogna anche di estensioni nell’immaginabile. </li></ul>
  21. 21. sbilanciamento degli umana 3 <ul><li>Le arti possono contribuire a ridurre il rischio della separazione schizoide tra mente e corpo , perché riconducono sulla scena dell’ambiente e del reale gli accadimenti mentali ed emozionali. E li trasformano da impulsi in segni . </li></ul><ul><li>Come il cibo è alimentazione del corpo e mezzo per connettersi con tutto l’ambiente, così l’immaginazione è l’alimentazione della mente e il mezzo per riunificare ambiente esterno e ambienti mentali. </li></ul>
  22. 22. Etica nella tecnologia <ul><li>La tecnologia è l’arte dell’utile, ma anch’essa ha bisogno di orizzonti non solo produttivi, ma anche di </li></ul><ul><li>etica ecologica della sostenibilità </li></ul><ul><li>che riguarda non riduttivamente il mantenimento dell’ecosistema di oggi e nel futuro, ma anche la produzione di tecnologie per il mantenimento in efficienza degli eventi esistenti positivi: l’acqua naturale, trattata nei percorsi tecnologici ritorni acqua nel corpo idrico, i gas usati tecnologicamente ritornino in atmosfera secondo le caratteristiche dell’atmosfera, il suolo con presenze tecnologiche non perda le sue dotazioni fertili e il suo rapporto con il sottosuolo e le acque sotterrane e di superficie, le fonti energetiche consentano il lavoro ma non depauperino l’assetto dei fondamentali naturali, anzi sempre si sintonizzi con l’energia di base che per i terrestri è il sole, le nicchie ecologiche dei viventi siano preservate o ricostituite quando declinino o si estinguono. </li></ul><ul><li>L’etica tecnologica di tipo ecologico segue il principio del cerchio che si chiude </li></ul>
  23. 23. La tecnologia e l’etica della connessione <ul><li>La solitudine è un atto culturale, non una condizione ecologica. </li></ul><ul><li>La condizione ecologica è sempre plurale, qui, ora, assieme, oltre e altrove . Viaggia con le gambe e con l’immaginario. </li></ul><ul><li>Perciò è attiva sempre in un lungo viaggio. </li></ul>

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