Vygotskij
(Lez. 2)
O. Capirci
Lo sviluppo dell’individuo può
essere descritto come un
processo di interiorizzazione
di attività che hanno favorito
lo sviluppo della vita sociale
e la mediazione tra le
persone.
Linguaggio: principale di queste
attività;
 Il
processo per cui i segni
acquistano
progressivamente
una
funzione
interna
è
emblematico del processo di
interiorizzazione
delle
forme
culturali del comportamento.

Il punto di vista di Vigotskij può essere
considerato opposto a quello di Piaget:






la
prima
forma
di
attività
intellettuale non è “autistica” ma è
attiva, pratica, rivolta verso il reale;
socialità come dato primario: il
bambino fin dall’inizio è oggetto e
protagonista di relazioni sociali;
all’inizio il linguaggio assolve solo ad
una
funzione
sociale,
ma
progressivamente si sviluppa anche
una funzione intrapersonale;


Come il pensiero, che da un nucleo
originario
si
differenzia
per
assolvere a funzioni diverse come
quella razionale e fantastica, così
anche il linguaggio segue due
percorsi, uno esteriore e uno
interiore, partendo da un’unica
funzione sociale.
Prima di diventare interiore il
linguaggio attraversa una fase
egocentrica:


nel corso dell’attività il bambino
commenta
linguisticamente
le
proprie azioni; successivamente
questo linguaggio perde la sua
manifestazione esteriore e diventa
completamente interiorizzato.
anche nello sviluppo di altre funzioni, prima di
raggiungere una completa interiorizzazione il
bambino usa segni esteriori:




ad esempio, prima che la memoria
diventi logica, cioè governata dal
pensiero, c’è una fase in cui
vengono usati segni esteriori (es.
nodo al fazzoletto);
prima che il calcolo diventi mentale,
c’è una fase in cui il bambino conta
sulle dita.
Il linguaggio egocentrico è uno strumento del
pensiero come il linguaggio interiore:






guida l’elaborazione di piani per
l’attività pratica;
favorisce la presa di coscienza della
situazione;
sottomette l’azione ad un’intenzione
e ad un progetto, innalzandola ad un
livello superiore.
Linguaggio egocentrico
strutturalmente diverso da quello
sociale:




poiché non deve essere esplicito per
un interlocutore esterno è ricco di
omissioni;
la sua funzione è chiara se si
considera
che
aumenta
nelle
situazioni cognitivamente più difficili
(quando nel corso dell’azione si
presentano degli ostacoli).
Il linguaggio interiore




Forma di pensiero che si struttura
utilizzando le regole della lingua, le
parole e i loro significati;
È un pensiero verbale al quale il
linguaggio conferisce una forma
logica, analitica e sequenziale.




L’acquisizione del sistema linguistico e la
sua interiorizzazione riorganizzano le
funzioni preesisteni e le trasformano in
funzioni psichiche superiori;
Il linguaggio accompagna l’azione, la
guida e la riorganizza svincolandola
dalla situazione concreta: le parole che
il bambino usa per riferirsi ad uno stimolo
esterno sono a loro volta stimoli che
modificano la situazione oggettiva, e
diventano strumenti per la soluzione del
problema pratico.
Nel processo di interiorizzazione:


Il linguaggio diventa sempre meno
dipendente dall’azione in corso,
perde il carattere di commento
dell’attività pratica e acquisisce la
funzione
di
guida
e
di
anticipazione del comportamento,
precede l’azione, sorregge un piano
che deve essere ancora realizzato.
Così il linguaggio segue una
doppia evoluzione:




da un lato serve alla comunicazione
e all’interazione sociale;
dall’altro, in quanto strumento di
controllo del proprio agire, si
interiorizza,
cioè
diventa
uno
strumento interno che guida il
comportamento e il pensiero.
Le prime forme di intelligenza hanno origini
precedenti al linguaggio e si manifestano
nell’attività pratica




Fase prelinguistica dello sviluppo
intellettivo: il bambino è in grado di
usare e inventare strumenti per
adattarsi all’ambiente (scimpanzè di
Kohler);
Fase preintellettuale del linguaggio:
uso di suoni e delle prime parole per
esprimere emozioni e affetti.
Durante il secondo anno di vita:


intelligenza non ancora verbale e
linguaggio non ancora razionale
si integrano e convergono in una
“unità dialettica”, il linguaggio
dotato di significato.
La relazione tra pensiero e linguaggio
si manifesta nel significato della parola:




Appartiene sia all’ambito linguistico
perché parole senza significato non
sono parole della lingua;
Appartiene all’ambito del pensiero,
perché il significato non si riferisce a
singole entità ma a classi e dunque
deriva da un’attività di
generalizzazione.


L’ipotesi di un passaggio dagli
strumenti esterni ai segni per il
controllo del comportamento e delle
attività intellettuali ha portato
Vigotskij a definire un concetto
estremamente
rilevante
nella
psicologia
e
psicopedagogia
odierne: il concetto di Zona di
Sviluppo Prossimale.
Zona di Sviluppo Prossimale:


differenza tra il livello di sviluppo di
un bambino nel risolvere un
compito da solo – che definisce lo
sviluppo effettivo – e il livello di
sviluppo potenziale (abilità che
esibisce quando affronta un compito
con il sostegno di un adulto o in
collaborazione con coetanei più
capaci).


se nella situazione di sviluppo
potenziale il bambino ha delle
prestazioni migliori è perché la
guida di un esperto gli consente di
acquisire conoscenze nuove e di
utilizzare
funzioni
non
ancora
mature.
Il processo attraverso il quale questa
acquisizione si realizza è
l’interiorizzazione del dialogo




Il bambino può riflettere su quanto
è
stato
detto
nel
corso
dell’interazione con l’adulto, può
ripensare ai concetti espressi e
usare
questa
riflessione
per
riformulare il proprio pensiero;
l’apprendimento
attraverso
l’interazione con gli adulti e con i
coetanei mette in moto una varietà
di processi evolutivi.
Il concetto di ZSP consente
di definire il rapporto tra
sviluppo spontaneo e apprendimento:



la ZSP di un bambino in un dato
momento della sua evoluzione è
evidenziata
da
situazioni
di
apprendimento e dunque indica le
tappe dello sviluppo che non sono
state ancora raggiunte ma che sono
in via di maturazione;
ne deriva che:




l’apprendimento anticipa lo sviluppo
naturale e dunque fornisce all’adulto
importanti indicazioni sul corso
normale dell’evoluzione individuale;
questo concetto è molto utile nella
diagnosi delle possibilità di sviluppo
dei bambini;




l’adulto può modulare il proprio intervento
a seconda della quantità di supporto di cui
il bambino ha bisogno, differenziandolo in
funzione della velocità di apprendimento;
può infatti verificarsi che bambini con lo
stesso livello di sviluppo effettivo ricavino
un vantaggio diverso dall’insegnamento in
quanto dispongono di ZSP più o meno
ampie.
Vygotskij - La scuola storico culturale

Influenza del contesto socio-culturale sui processi cognitivi

Lo sviluppo consiste nell’appropriarsi dei significati
della cultura da parte dell’individuo

INTERIORIZZAZIONE DI FORME
CULTURALI
Zona di sviluppo
prossimale

Distanza tra il livello di sviluppo effettivo
e il livello di sviluppo potenziale
Rapporto tra pensiero e linguaggio

Piaget

Nelle prime fasi di
sviluppo il pensiero e il
linguaggio sono
“egocentrici”, ovvero non
adattati alla realtà e non
comunicabili agli altri

Vygotskij

Il primo uso del linguaggio è di
tipo sociale e comunicativo.
In seguito il linguaggio attraversa
una fase egocentrica (il bambino
commenta verbalmente le
proprie azioni). Infine si
trasforma in linguaggio interiore
o pensiero verbale

Prof. olga capirci vygotskij

  • 1.
  • 2.
    Lo sviluppo dell’individuopuò essere descritto come un processo di interiorizzazione di attività che hanno favorito lo sviluppo della vita sociale e la mediazione tra le persone.
  • 3.
    Linguaggio: principale diqueste attività;  Il processo per cui i segni acquistano progressivamente una funzione interna è emblematico del processo di interiorizzazione delle forme culturali del comportamento. 
  • 4.
    Il punto divista di Vigotskij può essere considerato opposto a quello di Piaget:    la prima forma di attività intellettuale non è “autistica” ma è attiva, pratica, rivolta verso il reale; socialità come dato primario: il bambino fin dall’inizio è oggetto e protagonista di relazioni sociali; all’inizio il linguaggio assolve solo ad una funzione sociale, ma progressivamente si sviluppa anche una funzione intrapersonale;
  • 5.
     Come il pensiero,che da un nucleo originario si differenzia per assolvere a funzioni diverse come quella razionale e fantastica, così anche il linguaggio segue due percorsi, uno esteriore e uno interiore, partendo da un’unica funzione sociale.
  • 6.
    Prima di diventareinteriore il linguaggio attraversa una fase egocentrica:  nel corso dell’attività il bambino commenta linguisticamente le proprie azioni; successivamente questo linguaggio perde la sua manifestazione esteriore e diventa completamente interiorizzato.
  • 7.
    anche nello sviluppodi altre funzioni, prima di raggiungere una completa interiorizzazione il bambino usa segni esteriori:   ad esempio, prima che la memoria diventi logica, cioè governata dal pensiero, c’è una fase in cui vengono usati segni esteriori (es. nodo al fazzoletto); prima che il calcolo diventi mentale, c’è una fase in cui il bambino conta sulle dita.
  • 8.
    Il linguaggio egocentricoè uno strumento del pensiero come il linguaggio interiore:    guida l’elaborazione di piani per l’attività pratica; favorisce la presa di coscienza della situazione; sottomette l’azione ad un’intenzione e ad un progetto, innalzandola ad un livello superiore.
  • 9.
    Linguaggio egocentrico strutturalmente diversoda quello sociale:   poiché non deve essere esplicito per un interlocutore esterno è ricco di omissioni; la sua funzione è chiara se si considera che aumenta nelle situazioni cognitivamente più difficili (quando nel corso dell’azione si presentano degli ostacoli).
  • 10.
    Il linguaggio interiore   Formadi pensiero che si struttura utilizzando le regole della lingua, le parole e i loro significati; È un pensiero verbale al quale il linguaggio conferisce una forma logica, analitica e sequenziale.
  • 11.
      L’acquisizione del sistemalinguistico e la sua interiorizzazione riorganizzano le funzioni preesisteni e le trasformano in funzioni psichiche superiori; Il linguaggio accompagna l’azione, la guida e la riorganizza svincolandola dalla situazione concreta: le parole che il bambino usa per riferirsi ad uno stimolo esterno sono a loro volta stimoli che modificano la situazione oggettiva, e diventano strumenti per la soluzione del problema pratico.
  • 12.
    Nel processo diinteriorizzazione:  Il linguaggio diventa sempre meno dipendente dall’azione in corso, perde il carattere di commento dell’attività pratica e acquisisce la funzione di guida e di anticipazione del comportamento, precede l’azione, sorregge un piano che deve essere ancora realizzato.
  • 13.
    Così il linguaggiosegue una doppia evoluzione:   da un lato serve alla comunicazione e all’interazione sociale; dall’altro, in quanto strumento di controllo del proprio agire, si interiorizza, cioè diventa uno strumento interno che guida il comportamento e il pensiero.
  • 14.
    Le prime formedi intelligenza hanno origini precedenti al linguaggio e si manifestano nell’attività pratica   Fase prelinguistica dello sviluppo intellettivo: il bambino è in grado di usare e inventare strumenti per adattarsi all’ambiente (scimpanzè di Kohler); Fase preintellettuale del linguaggio: uso di suoni e delle prime parole per esprimere emozioni e affetti.
  • 15.
    Durante il secondoanno di vita:  intelligenza non ancora verbale e linguaggio non ancora razionale si integrano e convergono in una “unità dialettica”, il linguaggio dotato di significato.
  • 16.
    La relazione trapensiero e linguaggio si manifesta nel significato della parola:   Appartiene sia all’ambito linguistico perché parole senza significato non sono parole della lingua; Appartiene all’ambito del pensiero, perché il significato non si riferisce a singole entità ma a classi e dunque deriva da un’attività di generalizzazione.
  • 17.
     L’ipotesi di unpassaggio dagli strumenti esterni ai segni per il controllo del comportamento e delle attività intellettuali ha portato Vigotskij a definire un concetto estremamente rilevante nella psicologia e psicopedagogia odierne: il concetto di Zona di Sviluppo Prossimale.
  • 18.
    Zona di SviluppoProssimale:  differenza tra il livello di sviluppo di un bambino nel risolvere un compito da solo – che definisce lo sviluppo effettivo – e il livello di sviluppo potenziale (abilità che esibisce quando affronta un compito con il sostegno di un adulto o in collaborazione con coetanei più capaci).
  • 19.
     se nella situazionedi sviluppo potenziale il bambino ha delle prestazioni migliori è perché la guida di un esperto gli consente di acquisire conoscenze nuove e di utilizzare funzioni non ancora mature.
  • 20.
    Il processo attraversoil quale questa acquisizione si realizza è l’interiorizzazione del dialogo   Il bambino può riflettere su quanto è stato detto nel corso dell’interazione con l’adulto, può ripensare ai concetti espressi e usare questa riflessione per riformulare il proprio pensiero; l’apprendimento attraverso l’interazione con gli adulti e con i coetanei mette in moto una varietà di processi evolutivi.
  • 21.
    Il concetto diZSP consente di definire il rapporto tra sviluppo spontaneo e apprendimento:  la ZSP di un bambino in un dato momento della sua evoluzione è evidenziata da situazioni di apprendimento e dunque indica le tappe dello sviluppo che non sono state ancora raggiunte ma che sono in via di maturazione;
  • 22.
    ne deriva che:   l’apprendimentoanticipa lo sviluppo naturale e dunque fornisce all’adulto importanti indicazioni sul corso normale dell’evoluzione individuale; questo concetto è molto utile nella diagnosi delle possibilità di sviluppo dei bambini;
  • 23.
      l’adulto può modulareil proprio intervento a seconda della quantità di supporto di cui il bambino ha bisogno, differenziandolo in funzione della velocità di apprendimento; può infatti verificarsi che bambini con lo stesso livello di sviluppo effettivo ricavino un vantaggio diverso dall’insegnamento in quanto dispongono di ZSP più o meno ampie.
  • 24.
    Vygotskij - Lascuola storico culturale Influenza del contesto socio-culturale sui processi cognitivi Lo sviluppo consiste nell’appropriarsi dei significati della cultura da parte dell’individuo INTERIORIZZAZIONE DI FORME CULTURALI Zona di sviluppo prossimale Distanza tra il livello di sviluppo effettivo e il livello di sviluppo potenziale
  • 25.
    Rapporto tra pensieroe linguaggio Piaget Nelle prime fasi di sviluppo il pensiero e il linguaggio sono “egocentrici”, ovvero non adattati alla realtà e non comunicabili agli altri Vygotskij Il primo uso del linguaggio è di tipo sociale e comunicativo. In seguito il linguaggio attraversa una fase egocentrica (il bambino commenta verbalmente le proprie azioni). Infine si trasforma in linguaggio interiore o pensiero verbale

Editor's Notes