L’antico EgittoIB liceo scientifico galileo galilei
anno scolastico 2015/16
Le Sorgenti Del Nilo
Johann Rebmann e Johann L.Krapf parlano di cime innevate
e di un vasto lago in Africa orientale. Si ipotizza che vi si
trovino le fonti del Nilo. Gli indigeni avevano parlato di un
vasto mare interno, la cui sponda opposta si può
raggiungere solo con un viaggio di centinaia di giorni. Così la
Royal Society incaricò l’ufficiale Burton, accompagnato
dall’altro ufficiale John Hanning Speke, di raggiungere quel
lago sconosciuto. I due esploratori presto furono vittime
della malaria con terribili attacchi di febbre. Arrivati a Kazeh
Burton non riusciva più a camminare e Speke nonostante la
oftalmia continuò la sua esplorazione non più al lago a
forma di lumaca ma verso l’attuale lago Vittoria perché
dedusse che questo lago fosse la fonte del Nilo.
Arrivò il 3 agosto e scorse una grande distesa d’acqua al quale
a nord del lago usciva il fiume Kivira, che forse corrispondeva
al primo tratto del Nilo, e fece ritorno a Kazeh il 25 agosto.
Da allora Burton trovò risentimento verso Speke che come
suo balterno aveva tutta la gloria di aver trovato forse la
sorgente del fiume. Il 4 marzo del 1859 arrivati a Zanzibar si
separarono per rincontrarsi a Londra alla Royal Society. Speke
arrivato prima di lui espose la sua teorià senza Burton. Così la
Royal Society affidò una nuova spedizione a Speke che scelse
come suo compagno Grant e Burton continuò ad alimentare
il proprio risentimento verso Speke. Durante il viaggio verso
kazeh Grant si infettò e non potè continuare la spedizione
mentre il compagno la continuò. Speke riuscì a vedere il
regno di Mutesa, la sua destinazione, solo il 18 febbraio 1862.
Lì il sovrano lo trattene ben 5 mesi e fu testimone
dell’atrocità del re. Speke trovò un’ alleata, la madre vedova
di Mutesa che amava parlare con lui.
Nel mese di maggio arrivò Grant e grazie alla sua influenza il re li
lasciò partire. Partirono il 7 luglio e Speke andò alla ricerca del
kivira mentre Grant, che non poteva camminare tanto, andò verso
Bunyoro. Il 21 luglio 1862 Speke raggiunse il Kivira. Risalì la
corrente fino al punto in cui dal lago usciva il Kivira. Alle cascate
diede il nome di Ripon, dove rimase per tre giorni. In seguito si
diresse a Bunyoro dove Grant attendeva che il re desse accesso ai
suoi domini. Con una scorta messa a disposizione dal re iniziarono
un viaggio verso il fiume Kafu, il primo tratto del Nilo.
Abbandonarono il suo corso per andare verso il Luta N’zige dal
quale usciva il secondo tratto del Nilo ancora inesplorato.
Essendo nel territorio di Rionga in guerra con il re entrarci
significava morire. Così entrarono ad Gondokoro. Lì un uomo li
rincorse urlando “Urrà per la vecchia Inghilterra”.
Il 15 settembre 1864 Speke morì per un colpo d’arma da fuoco in
un incidente di caccia.
I tre modelli astronomici
In Egitto esistevano tre tipi di modelli astronomici:
-Uno probabilmente legato alle configurazioni celesti delle stelle
Meskhetyu.
- Il secondo aveva invece una natura marcatamente solare e si basava sulla
posizione del sole in momenti precisi
Del suo ciclo annuale.
- Il terzo modello prendeva in considerazione le due stelle più luminose del
cielo Egiziano Sirio e Canapo.
Il rito della tensione della corda
Nell’Egitto faraonico, l’ orientamento degli edifici sacri era determinato
mediante la cerimonia della corda. Lo stesso faraone e la dea Seshat
eseguivano il rito. Non c’ è unanimità di opinioni su come procedesse l’
ordinamento, ma si avanza una nuova ipotesi che considera il segno Seshat
come la rappresentazione di uno strumento utilizzato a tale scopo.
Dal simbolo divino a strumento di
misurazione
GLI ARTIGIANI DELLA VALLE DEI RE
La Valle dei Re è un uadi, cioè l’antico letto
di un corso d’acqua, in pratica un “fiume
fossile”.
La Valle era formata da una pietra calcarea
facile da scavare che favorì la costruzione di
una sessantina di antiche tombe egizie.
Gli artisti e gli operai che costruirono le
tombe dei faraoni nella Valle dei Re
risiedevano a Deir el-Medina, villaggio sulla
sponda ovest del Nilo, dove la vita era
interamente organizzata in funzione del
lavoro.
Il villaggio era cinto da un muro di mattoni,
ed era formato da un gruppo di case riunite
sui due lati di una strada. All’inizio, in
questo villaggio, risiedevano 21 famiglie
che, dopo un po’ di tempo, erano salite a
68: poichè i faraoni richiesero di costruire
le tombe della Valle delle Regine, situata
immediatamente a sud di quella dei Re.
La vita nel vilaggio
Gli operai di Deir el-Madina erano lavoratori privilegiati ed erano
dotati di una caratteristica insolita per l’ epoca: molti di loro
sapevano leggere e scrivere. Gli archeologi hanno scoperto che
questi operai scrivevano su delle lastre di pietra chiamate
“ostraka”; le informazioni che contengono hanno fornito una
visione “in diretta” della vita degli operai. Fra le più importanti
troviamo: la Lezioni al babbuino, il Serpente protettore, Il gatto
pastore, La suonatrice e la Madre che allatta un neonato.
La giornata di un operaio di Deir el-Medina iniziava al sorgere del
sole e in compagnia dei suoi “colleghi” percorreva un chilometro
e mezzo a piedi per arrivare alla Valle dei Re. Lì svolgeva il suo
lavoro. Le maestranze del villaggio erano divise in due squadre,
formate dallo stesso numero di operai e guidate da due
capisquadra. A ognuna di esse era dato un nome nautico. Le due
squadre si alternavano nel lavoro di scavo. La settimana
lavorativa durava nove giorni, con il decimo dedicato al riposo.
Così scorreva la vita a Deir el-Medina, una routine che solo
raramente era rotta da eventi eccezionali. Uno di questi
avvenimenti si verificò in un momento di caos politico, che portò
i lavoratori a protestare e a non lavorare. Fu in questo periodo
che si verificò il primo sciopero della storia.
COSTANZA GENNARI
Costruttori di Tombe Le case del villaggio generalmente erano formate da un’unica stanza
(con pochi mobili) e una cucina all’aperto; mentre nelle abitazioni
più grandi potevano esserci fino a 6 stanze. Sulle colline si trovavo le
tombe degli operai, costituite da una piramide, dove sotto si apriva
l’ipogeo. I lavoratori di Deir el-Medina, il loro tempo libero lo
impiegavano scavando e decorando le tombe destinate a se stessi e
alle loro famiglie. I luoghi delle sepolture si concentravano in collina
e le tombe erano orientate verso l’ipogeo del faraone. Una tomba
ritrovata nel 1886, fu quella di Sennedjem: trovarono l’ipogeo
ancora intatto e, all’interno era molto decorato ed era formato da
oltre venti mummie.
La morte di un faraone, era un compito che impegnava centinaia di
persone: gli operai scavavano e decoravano la tomba, mentre gli
artigiani allestivano il corredo funebre. I giorni precedenti alla
sepoltura servivano agli operai, per verificare che le bare potevano
essere inserite senza problemi nella camera funebre.
All’interno delle bare, disponevano degli oggetti d’argento.
Gli operai, passavano la notte martellando l’esterno e l’interno del
sarcofago, fino all’alba. Terminata questa operazione, veniva dipinto
con delle figure. A questo punto, era tutto pronto per la processione
funebre: all’ingresso dell’ipogeo si celebrava la cerimonia
dell’apertura della bocca (dove venivano restituiti al defunto l’uso
dei sensi e lo spirito vitale) e dopo il banchetto funebre, nella tomba
si introduceva la cassa con la mummia del faraone, che poi veniva
chiusa e sigillata.
GIULIA ANASTASIO
Emblemi dell’antico Egitto
Vennero eletti nei templi,ma anche nelle tombe
E sono rappresentazioni dei raggi di RA (Dio Sole)
Furono i monumenti caratteristici nel corso della
storia del paese del Nilo
Zimbone, Finocchiaro , Comis
Il termine deriva dal greco e
significa asta a colonna a punta.
Gli obelischi sono pilastri
monolitici aventi 4 lati e di forma
tronco piramidale;
Furono pensati per la loro altezza e
per durare nel tempo .
Venivano fatti per omaggiare il Dio
Sole:la base dell’obelisco era
decorata con animali associati al
Sole o da babbuini.
Alcuni obelischi venivano ricoperti
d’argento o di oro il cui colore
richiamava i raggi del Sole che
donavano vita alla terra.
Venivano collocati a coppie all’
ingresso dei templi per indicare Ra.
OBELISCHI
Il nuovo regno fu il periodo più
importante della costruzione degli
obelischi nel quale furono realizzati i
più alti e i più belli con
granito,quarzite,calcare,grovacca.
Gli obelischi erano realizzati nei
templi per sottolineare la sacralità.
Uno degli obelischi più alti(33m) fu
quello di Thutmosi III,con quasi 42
metri di altezza ed un peso di 1168
tonnellate.
Non tutti gli obelischi d’Egitto erano
opera dei Faraoni,esistevano anche
obelischi “privati” di minori
dimensioni,che venivano collocate in
tombe specifiche facendo parte del
rito funebre:servivano non solo a
omaggiare il Dio Sole, ma anche per
fornire e garantire benessere al
defunto attraverso l’influenza della
divinità.
OBELISC
HI
GEROGLIFICI
Per molto tempo i geroglifici sono stati
una scrittura incompresa. Dopo un po’
di tempo si è scoperto il significato di
questi segni incisi nelle piramidi e
templi. L’ autore del trattato
Hieroglyphica era Orapollo lui redò il
testo originale in copto.
L’opera è composta da due libri dove
sono spiegati 70 geroglifici. La Stele di
Rosetta riportava il testo di un decreto
in tutte e tre le lingue che erano state
inventate (geroglifici: quelle presenti
nelle piramidi, ieratica: lingua sacra,
Demotica: lingua popolare e in fine
greco dal quale è stata decifrata la stele
di Rosetta.
L’INFANZIA IN EGITTO
In Egitto la nascita di un figlio era un avvenimento molto atteso.
La finalità del matrimonio viene con chiarezza dimostrata dai papiri
rinvenuti in Egitto.
I figli svolgevano un ruolo importante nella vita quotidiana; infatti
questi partecipavano allo svolgimento di alcuni lavori giornalieri e
garantivano la continuità patrimoniale.
Nella società venivano accolti indipendentemente dal loro sesso.
Pittura tombale egizia che ritrae
il faraone Anherkhau a deir el
medina con la moglie, i figli e
un servo
Gli Egizi erano a conoscenza del pericolo del parto, che
coinvolgeva sia madre che figlio.
Il parto avveniva in
capanne situate
all’interno del
giardino sotto una
tettoia (a partire dal
Nuovo Regno)
Madre e figlio erano
protetti da magici
amuleti
rappresentanti
divinità, come l’udjet
Venivano anche utilizzate fasce
protettive e piccoli cilindri appesi al
collo del neonato, contenenti
formule beneauguranti
Erano utilizzati nei primi mesi di vita per
proteggerlo da spiriti maligni e da malattie
Nei primi mesi di vita il neonato veniva allattato: questa pratica era spesso
consigliata dai medici
Purtroppo, però, alla fine dell’allattamento (intorno ai tre anni) il bambino
poteva contrarre alcune malattie mortali causate dal cambio di alimentazione.
Matteo Riccioli
DAL GIOCO AL LAVORO
Durante la prima infanzia le madri portavano i propri figli sul
petto, all’interno di una sacca. Dai primi passi fino al termine
della infanzia, andavano in giro con indosso solo cinture e
amuleti, con la testa rasata e una ciocca di capelli raccolta
sul lato destro. A mano a mano che crescevano e a seconda
della posizione sociale delle loro famiglie, cominciavano a
svolgere i compiti degli adulti. Le ragazze si occupavano del
confezionamento di tessuti, della preparazione del pane, della
birra e delle faccende domestiche, mentre i ragazzi erano
avviati alla pesca, alla caccia, allo allevamento e alle
professioni artigianali. Nelle scuole veniva loro insegnata la
scrittura geroglifica e il rispetto di Maat, l’ordine cosmico e
sociale. I tutori svolgevano un ruolo fondamentale
nell’educazioni dei figli dei faraoni e dei nobili, preparandoli
alle future responsabilità di governo attraverso varie
discipline.
Filippo Falgares
Le forze di polizia
brutali e violente
dell’antico egitto
Pattuglie di frontiera, guardie delle
necropoli reali o poliziotti locali si
occupavano di mantenere la tranquillitá nel
regno
Nell'antico regno i faraoni non
disponevano ancora
né di un esercito stabile, né di un
corpo di polizia su cui si poteva
contare, almeno fino al nuovo
regno. Il ruolo di guardia veniva
quindi affidato a diverse figure che
svolgevano compiti diversi, vi
erano: le guardie del corpo che
proteggevano i sovrani a corte; le
guardie dell'harem, la parte del
palazzo destinata alle donne della
famiglia reale e ai bambini; le
guardie del mercato incaricate di
scortare gli addetti alla riscossione
dei tributi quando ogni due anni
tutti i contadini venivano costretti
a dichiarare i loro proventi e puniti
senza pietà quando non potevano
pagare; ed infine le guardie
assegnate ai contingenti armati
All'epoca inoltre per gli egizi uscire dalla
zona della valle del Nilo implicava
notevoli rischi ed ecco perché ogni volta
che andavano alla ricerca di minerali,
metalli e altre materie prime per evitare
gruppi di nomadi armati e minacce
simili venivano scortati da guardie
armate.
SCORTE ARMATE
Creato da:
Caponnetto Gabriele
&
Scuderi Lorenzo

L’antico egitto

  • 1.
    L’antico EgittoIB liceoscientifico galileo galilei anno scolastico 2015/16
  • 2.
    Le Sorgenti DelNilo Johann Rebmann e Johann L.Krapf parlano di cime innevate e di un vasto lago in Africa orientale. Si ipotizza che vi si trovino le fonti del Nilo. Gli indigeni avevano parlato di un vasto mare interno, la cui sponda opposta si può raggiungere solo con un viaggio di centinaia di giorni. Così la Royal Society incaricò l’ufficiale Burton, accompagnato dall’altro ufficiale John Hanning Speke, di raggiungere quel lago sconosciuto. I due esploratori presto furono vittime della malaria con terribili attacchi di febbre. Arrivati a Kazeh Burton non riusciva più a camminare e Speke nonostante la oftalmia continuò la sua esplorazione non più al lago a forma di lumaca ma verso l’attuale lago Vittoria perché dedusse che questo lago fosse la fonte del Nilo.
  • 3.
    Arrivò il 3agosto e scorse una grande distesa d’acqua al quale a nord del lago usciva il fiume Kivira, che forse corrispondeva al primo tratto del Nilo, e fece ritorno a Kazeh il 25 agosto. Da allora Burton trovò risentimento verso Speke che come suo balterno aveva tutta la gloria di aver trovato forse la sorgente del fiume. Il 4 marzo del 1859 arrivati a Zanzibar si separarono per rincontrarsi a Londra alla Royal Society. Speke arrivato prima di lui espose la sua teorià senza Burton. Così la Royal Society affidò una nuova spedizione a Speke che scelse come suo compagno Grant e Burton continuò ad alimentare il proprio risentimento verso Speke. Durante il viaggio verso kazeh Grant si infettò e non potè continuare la spedizione mentre il compagno la continuò. Speke riuscì a vedere il regno di Mutesa, la sua destinazione, solo il 18 febbraio 1862. Lì il sovrano lo trattene ben 5 mesi e fu testimone dell’atrocità del re. Speke trovò un’ alleata, la madre vedova di Mutesa che amava parlare con lui.
  • 4.
    Nel mese dimaggio arrivò Grant e grazie alla sua influenza il re li lasciò partire. Partirono il 7 luglio e Speke andò alla ricerca del kivira mentre Grant, che non poteva camminare tanto, andò verso Bunyoro. Il 21 luglio 1862 Speke raggiunse il Kivira. Risalì la corrente fino al punto in cui dal lago usciva il Kivira. Alle cascate diede il nome di Ripon, dove rimase per tre giorni. In seguito si diresse a Bunyoro dove Grant attendeva che il re desse accesso ai suoi domini. Con una scorta messa a disposizione dal re iniziarono un viaggio verso il fiume Kafu, il primo tratto del Nilo. Abbandonarono il suo corso per andare verso il Luta N’zige dal quale usciva il secondo tratto del Nilo ancora inesplorato. Essendo nel territorio di Rionga in guerra con il re entrarci significava morire. Così entrarono ad Gondokoro. Lì un uomo li rincorse urlando “Urrà per la vecchia Inghilterra”. Il 15 settembre 1864 Speke morì per un colpo d’arma da fuoco in un incidente di caccia.
  • 9.
    I tre modelliastronomici In Egitto esistevano tre tipi di modelli astronomici: -Uno probabilmente legato alle configurazioni celesti delle stelle Meskhetyu. - Il secondo aveva invece una natura marcatamente solare e si basava sulla posizione del sole in momenti precisi Del suo ciclo annuale. - Il terzo modello prendeva in considerazione le due stelle più luminose del cielo Egiziano Sirio e Canapo.
  • 10.
    Il rito dellatensione della corda Nell’Egitto faraonico, l’ orientamento degli edifici sacri era determinato mediante la cerimonia della corda. Lo stesso faraone e la dea Seshat eseguivano il rito. Non c’ è unanimità di opinioni su come procedesse l’ ordinamento, ma si avanza una nuova ipotesi che considera il segno Seshat come la rappresentazione di uno strumento utilizzato a tale scopo.
  • 11.
    Dal simbolo divinoa strumento di misurazione
  • 12.
    GLI ARTIGIANI DELLAVALLE DEI RE La Valle dei Re è un uadi, cioè l’antico letto di un corso d’acqua, in pratica un “fiume fossile”. La Valle era formata da una pietra calcarea facile da scavare che favorì la costruzione di una sessantina di antiche tombe egizie. Gli artisti e gli operai che costruirono le tombe dei faraoni nella Valle dei Re risiedevano a Deir el-Medina, villaggio sulla sponda ovest del Nilo, dove la vita era interamente organizzata in funzione del lavoro. Il villaggio era cinto da un muro di mattoni, ed era formato da un gruppo di case riunite sui due lati di una strada. All’inizio, in questo villaggio, risiedevano 21 famiglie che, dopo un po’ di tempo, erano salite a 68: poichè i faraoni richiesero di costruire le tombe della Valle delle Regine, situata immediatamente a sud di quella dei Re.
  • 13.
    La vita nelvilaggio Gli operai di Deir el-Madina erano lavoratori privilegiati ed erano dotati di una caratteristica insolita per l’ epoca: molti di loro sapevano leggere e scrivere. Gli archeologi hanno scoperto che questi operai scrivevano su delle lastre di pietra chiamate “ostraka”; le informazioni che contengono hanno fornito una visione “in diretta” della vita degli operai. Fra le più importanti troviamo: la Lezioni al babbuino, il Serpente protettore, Il gatto pastore, La suonatrice e la Madre che allatta un neonato. La giornata di un operaio di Deir el-Medina iniziava al sorgere del sole e in compagnia dei suoi “colleghi” percorreva un chilometro e mezzo a piedi per arrivare alla Valle dei Re. Lì svolgeva il suo lavoro. Le maestranze del villaggio erano divise in due squadre, formate dallo stesso numero di operai e guidate da due capisquadra. A ognuna di esse era dato un nome nautico. Le due squadre si alternavano nel lavoro di scavo. La settimana lavorativa durava nove giorni, con il decimo dedicato al riposo. Così scorreva la vita a Deir el-Medina, una routine che solo raramente era rotta da eventi eccezionali. Uno di questi avvenimenti si verificò in un momento di caos politico, che portò i lavoratori a protestare e a non lavorare. Fu in questo periodo che si verificò il primo sciopero della storia. COSTANZA GENNARI
  • 14.
    Costruttori di TombeLe case del villaggio generalmente erano formate da un’unica stanza (con pochi mobili) e una cucina all’aperto; mentre nelle abitazioni più grandi potevano esserci fino a 6 stanze. Sulle colline si trovavo le tombe degli operai, costituite da una piramide, dove sotto si apriva l’ipogeo. I lavoratori di Deir el-Medina, il loro tempo libero lo impiegavano scavando e decorando le tombe destinate a se stessi e alle loro famiglie. I luoghi delle sepolture si concentravano in collina e le tombe erano orientate verso l’ipogeo del faraone. Una tomba ritrovata nel 1886, fu quella di Sennedjem: trovarono l’ipogeo ancora intatto e, all’interno era molto decorato ed era formato da oltre venti mummie. La morte di un faraone, era un compito che impegnava centinaia di persone: gli operai scavavano e decoravano la tomba, mentre gli artigiani allestivano il corredo funebre. I giorni precedenti alla sepoltura servivano agli operai, per verificare che le bare potevano essere inserite senza problemi nella camera funebre. All’interno delle bare, disponevano degli oggetti d’argento. Gli operai, passavano la notte martellando l’esterno e l’interno del sarcofago, fino all’alba. Terminata questa operazione, veniva dipinto con delle figure. A questo punto, era tutto pronto per la processione funebre: all’ingresso dell’ipogeo si celebrava la cerimonia dell’apertura della bocca (dove venivano restituiti al defunto l’uso dei sensi e lo spirito vitale) e dopo il banchetto funebre, nella tomba si introduceva la cassa con la mummia del faraone, che poi veniva chiusa e sigillata. GIULIA ANASTASIO
  • 15.
    Emblemi dell’antico Egitto Venneroeletti nei templi,ma anche nelle tombe E sono rappresentazioni dei raggi di RA (Dio Sole) Furono i monumenti caratteristici nel corso della storia del paese del Nilo Zimbone, Finocchiaro , Comis
  • 16.
    Il termine derivadal greco e significa asta a colonna a punta. Gli obelischi sono pilastri monolitici aventi 4 lati e di forma tronco piramidale; Furono pensati per la loro altezza e per durare nel tempo . Venivano fatti per omaggiare il Dio Sole:la base dell’obelisco era decorata con animali associati al Sole o da babbuini. Alcuni obelischi venivano ricoperti d’argento o di oro il cui colore richiamava i raggi del Sole che donavano vita alla terra. Venivano collocati a coppie all’ ingresso dei templi per indicare Ra. OBELISCHI
  • 17.
    Il nuovo regnofu il periodo più importante della costruzione degli obelischi nel quale furono realizzati i più alti e i più belli con granito,quarzite,calcare,grovacca. Gli obelischi erano realizzati nei templi per sottolineare la sacralità. Uno degli obelischi più alti(33m) fu quello di Thutmosi III,con quasi 42 metri di altezza ed un peso di 1168 tonnellate. Non tutti gli obelischi d’Egitto erano opera dei Faraoni,esistevano anche obelischi “privati” di minori dimensioni,che venivano collocate in tombe specifiche facendo parte del rito funebre:servivano non solo a omaggiare il Dio Sole, ma anche per fornire e garantire benessere al defunto attraverso l’influenza della divinità. OBELISC HI
  • 18.
    GEROGLIFICI Per molto tempoi geroglifici sono stati una scrittura incompresa. Dopo un po’ di tempo si è scoperto il significato di questi segni incisi nelle piramidi e templi. L’ autore del trattato Hieroglyphica era Orapollo lui redò il testo originale in copto. L’opera è composta da due libri dove sono spiegati 70 geroglifici. La Stele di Rosetta riportava il testo di un decreto in tutte e tre le lingue che erano state inventate (geroglifici: quelle presenti nelle piramidi, ieratica: lingua sacra, Demotica: lingua popolare e in fine greco dal quale è stata decifrata la stele di Rosetta.
  • 19.
    L’INFANZIA IN EGITTO InEgitto la nascita di un figlio era un avvenimento molto atteso. La finalità del matrimonio viene con chiarezza dimostrata dai papiri rinvenuti in Egitto. I figli svolgevano un ruolo importante nella vita quotidiana; infatti questi partecipavano allo svolgimento di alcuni lavori giornalieri e garantivano la continuità patrimoniale. Nella società venivano accolti indipendentemente dal loro sesso. Pittura tombale egizia che ritrae il faraone Anherkhau a deir el medina con la moglie, i figli e un servo
  • 20.
    Gli Egizi eranoa conoscenza del pericolo del parto, che coinvolgeva sia madre che figlio. Il parto avveniva in capanne situate all’interno del giardino sotto una tettoia (a partire dal Nuovo Regno) Madre e figlio erano protetti da magici amuleti rappresentanti divinità, come l’udjet Venivano anche utilizzate fasce protettive e piccoli cilindri appesi al collo del neonato, contenenti formule beneauguranti Erano utilizzati nei primi mesi di vita per proteggerlo da spiriti maligni e da malattie Nei primi mesi di vita il neonato veniva allattato: questa pratica era spesso consigliata dai medici Purtroppo, però, alla fine dell’allattamento (intorno ai tre anni) il bambino poteva contrarre alcune malattie mortali causate dal cambio di alimentazione. Matteo Riccioli
  • 21.
    DAL GIOCO ALLAVORO Durante la prima infanzia le madri portavano i propri figli sul petto, all’interno di una sacca. Dai primi passi fino al termine della infanzia, andavano in giro con indosso solo cinture e amuleti, con la testa rasata e una ciocca di capelli raccolta sul lato destro. A mano a mano che crescevano e a seconda della posizione sociale delle loro famiglie, cominciavano a svolgere i compiti degli adulti. Le ragazze si occupavano del confezionamento di tessuti, della preparazione del pane, della birra e delle faccende domestiche, mentre i ragazzi erano avviati alla pesca, alla caccia, allo allevamento e alle professioni artigianali. Nelle scuole veniva loro insegnata la scrittura geroglifica e il rispetto di Maat, l’ordine cosmico e sociale. I tutori svolgevano un ruolo fondamentale nell’educazioni dei figli dei faraoni e dei nobili, preparandoli alle future responsabilità di governo attraverso varie discipline. Filippo Falgares
  • 22.
    Le forze dipolizia brutali e violente dell’antico egitto Pattuglie di frontiera, guardie delle necropoli reali o poliziotti locali si occupavano di mantenere la tranquillitá nel regno
  • 23.
    Nell'antico regno ifaraoni non disponevano ancora né di un esercito stabile, né di un corpo di polizia su cui si poteva contare, almeno fino al nuovo regno. Il ruolo di guardia veniva quindi affidato a diverse figure che svolgevano compiti diversi, vi erano: le guardie del corpo che proteggevano i sovrani a corte; le guardie dell'harem, la parte del palazzo destinata alle donne della famiglia reale e ai bambini; le guardie del mercato incaricate di scortare gli addetti alla riscossione dei tributi quando ogni due anni tutti i contadini venivano costretti a dichiarare i loro proventi e puniti senza pietà quando non potevano pagare; ed infine le guardie assegnate ai contingenti armati
  • 24.
    All'epoca inoltre pergli egizi uscire dalla zona della valle del Nilo implicava notevoli rischi ed ecco perché ogni volta che andavano alla ricerca di minerali, metalli e altre materie prime per evitare gruppi di nomadi armati e minacce simili venivano scortati da guardie armate. SCORTE ARMATE
  • 25.